21 Grammi

Posted in Ossessioni Securitarie, Roma mon amour con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on Novembre 1, 2009 by Sendivogius

00 - Robocop Alcune settimane fa, un alto funzionario di Polizia a capo della Mobile napoletana, Vittorio Pisani, decise di levarsi qualche sassolino dalle scarpe e prendere a fiondate Roberto Saviano, contestando la decisione di accordare la scorta allo scrittore.
Nella sua requisitoria anti-Gomorra, il poliziotto spiegava ai
“non addetti ai lavori” che la causa delle minacce a Saviano, in sostanza, andrebbe rintracciata nella cattiva condotta tenuta dal tapino… Questo perché: «nel rapportarsi con la criminalità organizzata ci sono regole deontologiche, come il rispetto della dignità umana, che vanno rispettate».
Dall’alto della sua esperienza, Pisani forniva anche una preziosa nota metodologica: «Quando ho bussato alla porta di un superlatitante per arrestarlo, lui mi ha chiesto di aspettare un minuto perché la moglie era svestita. Io gli ho proposto di far entrare due agenti donne. Lui ha acconsentito e ringraziato».
Perciò, senza false modestie, il funzionario può chiosare che Napoli, con i suoi 70 omicidi all’anno, è una città pacificata: «Quasi tutti i capi clan sono detenuti e non c’è più la sensazione d’impunità di un tempo». E la differenza si nota…
 (L’intervista integrale la potere leggere qui)
Educazione e rispetto sono la base della civile convivenza. Certe accortezze sono importanti… Altro che Saviano! Uno che si permette di offendere i boss casalesi.
Stefano Cucchi invece aveva la sfortuna di essere incensurato, non un killer né un camorrista. A lui tante attenzioni non erano certo dovute. Con un curriculum criminale tanto insignificante, ogni sensibilità era fuori luogo. Per questo è morto.

01 - Stefano Cucchi IL FATTO. Stefano Cucchi ha 31 anni; è un puntino anonimo nell’immenso mosaico delle periferie romane. La notte del 15 Ottobre viene fermato dai Carabinieri in prossimità del Parco degli Acquedotti, con 20 grammi di fumo e 2 di cocaina, quindi arrestato in flagranza per spaccio e possesso di sostanze stupefacenti. E sono le 23,30.
Normale routine.
Convinti forse di aver a che fare con un narcotrafficante, visto l’incredibile quantitativo di droga sequestrata, i militari effettuano un’immediata perquisizione (senza trovare nulla) nell’abitazione di Cucchi che vive coi genitori.
Normale routine.
Ore 2,00 del 16 Ottobre. I Carabinieri formalizzano l’arresto di Stefano nella caserma dell’Appia, dove rimane fino alle 3,40 a.m.
Ore 3,55. Stefano Cucchi viene trasferito nella caserma di Tor Sapienza, in camera di sicurezza.
Intorno alle 5,00 del mattino, Stefano (che soffre di epilessia) si sente male.
In base alla ricostruzione deducibile da verbali, i Carabinieri avvertono il Pronto Soccorso che invia un ambulanza. Stefano rifiuta di farsi visitare e rimane a dormire nella sua celletta. Ad ogni modo, i paramedici si intrattengono in caserma per quasi mezz’ora per precauzione. L’infermiere riscontra le ecchimosi sul volto del ragazzo. E sono le 5,20 a.m.
Poco dopo le 9,00 del mattino, Stefano viene svegliato per essere condotto in tribunale dove lo attende il processo per direttissima. E si fanno le 9.30 a.m.
A Palazzo di Giustizia, Stefano viene nuovamente preso in consegna dai militari che hanno effettuato l’arresto e quindi affidato agli agenti della Polizia Penitenziaria in servizio presso il tribunale.
Alle ore 12,50 ha luogo l’udienza che si conclude giusto in tempo per il pranzo (13,30). Nonostante non abbia alcun precedente penale, soffra di crisi epilettiche e presenti una forma di anoressia, a Stefano vengono negati gli arresti domiciliari, in quanto per il magistrato sarebbe un “senza fissa dimora”. E la perquisizione domiciliare dei Carabinieri? Bastava leggere la carta di identità per sapere il domicilio. Gli viene inoltre assegnato un avvocato d’ufficio, senza tenere conto della nomina di un avvocato di fiducia.
Ma questa non è nemmeno l’assurdità più grave. Nessuno si chiede il perché di quel volto tumefatto e di quei lividi che gli appesantiscono le palpebre, ad eccezione del padre di Stefano. Le richieste di incontrare il figlio vengono negate.
Dopo la condanna, Stefano Cucchi viene tradotto dalla Penitenziaria nel carcere di Regina Coeli, dove il medico di servizio certifica la presenza di “lesioni ed ecchimosi nella regione palpebrale bilaterale” e decide il suo trasferimento all’Ospedale Fatebenefratelli, per una visita di controllo più approfondita. Le lastre effettuate in ospedale evidenziano la rottura di alcune vertebre e lesioni alla testa, con una prognosi di 25 giorni.
Stefano Cucchi viene quindi trasferito al reparto detentivo presente nell’Ospedale Sandro Pertini, al Tiburtino, dove muore in stato di isolamento la notte del 22 Ottobre, per “arresto cardiaco”.
In tutto questo periodo, al ragazzo sono state negate le visite dei familiari (ai quali non è stato concesso parlare nemmeno con i medici curanti) e, pare, persino i ‘conforti religiosi’ che pure il ragazzo aveva chiesto
.

 IL REFERTO AUTOPTICO. L’autopsia di Stefano viene svolta senza la presenza di un perito di parte. È evidente l’intenzione di chiudere in fretta la vicenda. In assenza, per il momento, di dati certi si rimpallano le dichiarazioni. Per evitare che il tutto finisse occultato dietro la solita cortina fumogena, la famiglia Cucchi ha deciso di divulgare le foto del corpo di Stefano. Non mancheremo quindi di rispetto nel pubblicarle.
AVVERTENZA: Le immagini sono a forte impatto e non crediamo si debba per forza imporre la visione anche a chi non lo desidera. Tutti gli altri possono cliccare nei link appositi, perché le foto sono dure ma esplicite e molto aiutano a capire. Stefano Cucchi pesava 42 Kg al momento dell’arresto; 37 Kg dopo la morte.
 [Foto 3. La morte di Stefano Cucchi]
Per i medici che (NON) si sono occupati di Stefano «Non c’erano i segni evidenti di un pestaggio nè il ragazzo vi fece mai cenno».
 [Foto obitorio]
Inoltre il medico legale che ha effettuato l’autopsia, Dino Tancredi, non avrebbe riscontrato tracce di emorragia interna.

05 - Stefano Cucchi

L’esame autoptico rivela comunque la presenza di sangue nello stomaco e nell’uretra. Si riscontra inoltre un vasto edema cerebrale e traumi plurimi. L’occhio destro risulta rientrato nell’orbita; l’arcata sopraccigliare sinistra gonfia e la mascella destra ha un solco verticale, che presuppone un segno di una frattura.
 [Foto 4. Asimmetria delle orbite e lesioni alla mascella]
Lesione delle vertebre nella regione lombare e sacrale con frattura del coccige.

07 - Vertebre

Secondo la cartella clinica stilata dal prof. Aldo Fierro, responsabile del reparto di medicina penitenziaria all’Ospedale Pertini, la frattura alle vertebre non sarebbe “recentissima”, risalendo addirittura al 30 Settembre, come avrebbe dichiarato lo stesso Stefano. La causa sarebbe imputabile ad una rovinosa caduta per le scale. [Foto 6. Spina dorsale]
Come Stefano si reggesse in piedi da 20 giorni, andandosene in giro per la città, è un mistero che il professore non spiega. Durante il ricovero, Stefano rifiuta di alimentarsi e persino l’assunzione di liquidi, ma questo sembra non costituire un grosso problema per il personale medico.

«Non era certo mia la competenza, questo lo so, ma visto che il ragazzo continuava a digiunare, a rifiutare acqua e cibo in ospedale, si poteva magari pensare di rimandarlo a casa ai domiciliari oppure in comunità»

È di moda lo scarica-barile… 

Ponzio Pilato

 IMPROVVISAZIONI. Se fossimo più maliziosi, si potrebbe quasi azzardare un ipotesi per assurdo. Una di quelle supposizioni che sfidano l’impossibile e violano la logica… Il frutto perverso della nostra psiche distorta… Immaginiamo allora di essere infettati dal germe di un’insana follia…
Stefano-CucchiStefano viene colto da una crisi epilettica subito dopo l’arresto. È notte fonda ed i militari, già scoglionati dal turno di notte, ci mettono un po’ a capire… pensano che stia dando in escandescenze, magari è un tossico in crisi di astinenza! Qualche ceffone e la fa finita! E invece Stefano continua, nonostante i pestoni dietro la schiena (le vertebre) e i calci nel culo magari con gli anfibi d’ordinanza (il coccige). ‘Ma che cazzo! E se sta male davvero?!?’ Allora si chiama l’ambulanza…
Assurdità; infamate!
Oppure un bel ‘comitato di benvenuto’ a Regina Coeli, tanto per ammorbidire i nuovi arrivati, specialmente se hanno fatto casino durante il fermo… il famigerato corridoio… Come al G-8 di Genova, a Bolzaneto o alla Diaz… Ma qualcuno stavolta esagera….
Altre assurdità; pura follia!
Appunto. Per questo sarebbe meglio fare chiarezza attraverso il rigido accertamento della Verità. E se le demonizzazioni non servono a nulla, francamente ha stancato questa sacralizzazione a priori della ‘divisa’ e dell’uomo che la indossa, assurto a status semi-divino nell’infallibilità dell’impunità.

“In Italia, le forze dell’ordine sono, per definizione, sante e immacolate. Il poliziotto letterario-televisivo italiano è una specie di icona, al massimo un simpatico pasticcione, più spesso un eroe purissimo. E se emerge che un generale dei carabinieri patteggiò con la mafia, nella letteratura della penisola detta impropriamente noir non ne resterà traccia”.
 (Valerio Evangelisti – 20/10/09)

In tal senso, si distinguono vecchi fascisti come Filippo Ascierto, che però scambia i Carabinieri italiani con i Carabineros cileni di Pinochet; e soprattutto Ignazio La Russa, l’imboscato alla Difesa, cha ha subito sentenziato:

“Non sono in grado di accertare cosa sia successo ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione. Non c’è dubbio che qualunque reato abbia commesso questo ragazzo, ha diritto ad un trattamento assolutamente adeguato alla dignità umana. Quello che è successo non sono però in grado di riferirlo perchè si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai carabinieri in servizio di forze di polizia, dall’altro lato al ministero dell’Interno, dall’altro al ministero della Giustizia”

Ministro dell’Interno che sembra non essere interessato minimamente dalla faccenda. Interpellato nel merito, da una giornalista che ha osato rivolgergli la fatidica domanda, il padano Maroni non ha trovato niente di meglio che continuare a gingillarsi col suo cellulare, impegnato ad inviare i suoi messaggini.
Onore invece a Filippo Rossi e a Ffwebmagazine, la testata online della “Fondazione Fare Futuro”, a dimostrazione che persino in Italia potrebbe esistere una Destra democratica e rispettabile:

“Verità e legalità per tutti: in fondo è semplice. Uno Stato democratico non può nascondersi dietro la reticenza degli apparati burocratici. Non può esistere una terra di mezzo in cui si consente quello che non è consentito, in cui si difende l’indifendibile, in cui la responsabilità individuale va a farsi friggere in nome di un codice non scritto che sa tanto, troppo, di omertà tribale”

Si può morire per poco più di 21 grammi di roba? Evidentemente sì. In Italia, valgano una condanna a morte.

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Il Ricordante

Posted in Stupor Mundi con i tag , , , , , , , , on Ottobre 31, 2009 by Sendivogius

Gasparri Mnemonic  È di fresca pubblicazione su ‘Il Giornale’ padronale la notizia di un Maurizio Gasparri fermato per accertamenti da una pattuglia dei Carabinieri dalle parti di Tor di Quinto (Roma), zona solitamente battutta dai viados sudamericani. Il divertente equivoco risalirebbe alla lontana primavera del 1996.
Il Divino Maurizio, chiamato in causa, ha subito precisato riportando nomi e circostanze e fatti…
Il fattaccio sarebbe occorso la sera del 29 Aprile 1996. Il Divino è atteso ad una cena nel “prestigioso Circolo del Polo, ai piedi dei Parioli, nella zona sportiva dell’Acqua Acetosa”.
L’ex ministro spiega con dovizia di particolari al Giornale che fedelmente trascrive in terza persona:

“La moglie di Gasparri arriva all’appuntamento in auto, in compagnia di Italo Bocchino poiché il marito, attardatosi per questioni di partito, le ha detto che la raggiungerà di lì a poco. Gasparri arriva però con molto ritardo perché, qualche minuto prima, una pattuglia di carabinieri s’era incuriosita dall’indugiare a singhiozzo di una Fiat Punto fra i viali dell’Acqua Acetosa. Lampeggiante, paletta. Gasparri, al volante della Punto, mette la freccia e accosta diligentemente al marciapiede. Si qualifica, fornisce documenti e patente ai carabinieri della gazzella del 112, spiega che stava facendo su e giù lungo quei viali pieni di circoli sportivi (c’è quello parlamentare, quello dei carabinieri, il Coni, ecc. ) perché non conosceva l’esatta ubicazione del Circolo del Polo e a causa della scarsa illuminazione, non riusciva a trovare l’entrata. Chiarito quello che poi lo stesso Gasparri ha definito un equivoco insignificante, non sappiamo se con l’aiuto degli stessi carabinieri o per conto suo, ha trovato la strada giusta ed è giunto a destinazione”

Sono trascorsi più di 13 anni, ma il Divino ricorda tutto e con una precisione sbalorditiva. In tutto questo tempo non ci eravamo mai accorti di avere un nuovo Pico della Mirandola. Che memoria!

 P.S.  Lo facciamo un giochino?!? Who; Where; Why. Il 29/04/96, voi dove eravate, con chi e perché?

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(8) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone con i tag , , , , , , , on Ottobre 29, 2009 by Sendivogius

00 - OTTOBRE
 01 - Hachfeld Dopo l’inaspettato successo delle precedenti edizioni, ritorna il consueto appuntamento di fine mese con “Cazzata o Stronzata”: antologia minima dedicata alle minchiate di regime, liberamente selezionate per il comune disgusto.
E mentre noi scriviamo, in tempo reale, va in onda il porno-horror più demenziale del momento, tratto da una storia vera: Gli Stupri del Nano nero dove si narrano le sevizie e le violenze di un vizioso miliardario che si diverte a fottere un intero paese. Convinto di raggiungere l’immortalità attraverso l’impunità, l’onnipotente Nano plurinquisito si fa aiutare da uno stuolo di necromanti prezzolati, intenti ad elaborare sempre nuove oscenità in articoli di legge…
Visto il grande successo di pubblico, si sta già preparando il delirante sequel, intitolato: Delirio e follia in Parlamento. È la storia di un virus mutogeno che riporta in vita nazi-fascisti e razzisti. La nuova peste si diffonde a velocità impressionante lungo tutta la penisola. Zombie famelici, con la bava alla bocca e le orbite stralunate, si aggirano ovunque in cerca di sovversivi anti-italiani, froci, islamici, e negri da sbranare. Memorabile la scena in cui l’orda irrompe in Parlamento, per divorare la Costituzione e ciò che ancora sopravvive del diritto.

02 - hit

:

 

ITALY POLITICS01.  PRINCIPIO DI ECCEZIONE

[06 Ott.]  «La legge è uguale per tutti, ma non necessariamente lo è la sua applicazione»
  (N.Ghedini, Avvocato del Re)

 

04 - LIBERTHALIA - Clown02.  PARLA IN TRIBUNALE BUFFONE!

[07 Ott.]  «Ci sono due processi farsa, risibili, assurdi, che illustrerò agli italiani, anche andando in TV (…). Farò esporre al ridicolo i miei accusatori»
  (S.Berlusconi, il Re Giullare)

 

05 - merda02.bis  EGO SUM

[07 Sett.]  «Mi difenderò nelle aule dei tribunali, mostrando agli italiani di che pasta sono fatto»
  (S.Berlusconi, l’imprenditore più criminale della storia del mondo)

 

06 - red alert03.  LA ROSSA OSSESSIONE

[27 Ott.]  «L’anomalia italiana non è Silvio Berlusconi, l’anomalia italiana sono i pm comunisti e i giudici comunisti di Milano che da quando Berlusconi è sceso in politica lo hanno aggredito in tutti i modi. I pm sono la vera opposizione al governo»
  (S.Berlusconi, caso clinico)

 

07 - SanSebastiano04.  CRUCIFIGE!

[07 Ott.]  «Sono in assoluto il maggior perseguitato dalla magistratura di tutta la storia di tutte le epoche del mondo»
  (S.Berlusconi, Il Martire)

 

08 - SUPER 405.  GRATTA E RUBA

[05 Ott.]  «Mentre il governo Berlusconi affronta la realizzazione degli impegni assunti con gli elettori, si tenta di delegittimarne l’azione. Siamo certi che questo disegno non troverà spazio nelle istituzioni. Gli attacchi ci portano ad assicurare che in Parlamento, così come nel Paese, il centrodestra proseguirà la politica del fare e del governare che nessun disegno eversivo potrà sconfiggere»
  (M.Gasparri; F.Cicchitto; Gaetano Quagliarello; Italo Bocchino. La Banda dei Quattro)

 

09 - raffaele lombardo06.   POLLICE VERDE

[05 Ott.]  «Niente più abusi sul territorio, niente più cementificazioni dei corsi d’acqua. Dobbiamo puntare sugli interventi di rinaturalizzazione del nostro ambiente. In questo progetto di salvaguardia del territorio una grande mano potranno darla i forestali. Penso al ruolo insostituibile che le piante e soprattutto gli alberi esercitano in natura. Dove ci sono alberi non ci sono né frane, né smottamenti di terreno»
  (Raffaele Lombardo, ecologista sicano)

 

10 - marcegaglia07.   SCARTI INDUSTRIALI

[27 Ott.]  «La stima ufficiale del centro studi di Confindustria e’ che si perderanno 700 mila posti di lavoro (…) Noi pensiamo che la situazione sia complessa, difficile, ma non vediamo panico e non vediamo catastrofi»
  (Emma Marcegaglia, l’imprenditrice dal volto umano)

 

11 - R.Brunetta08.  ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

[04 Ott.]  «Io non vado ospite nella trasmissione di Santoro perché Santoro ha un vignettista che è razzista, che più volte ha proposto vignette assolutamente inaccettabili»
 (Renato Brunetta, Mignon di Palazzo)

 

12 - capezzone09.  ALLINEATI E COPERTI

[04 Ott.]  «Ora, finalmente, la prima testata della Rai obbedisce agli obblighi di servizio pubblico, dà spazio a tutte le voci, ed è al servizio degli utenti, comunque abbiano votato e votino»
  (Daniele Capezzone, the Blow-Jobber)

 

13 - warriors10.  SOGNI D’ORO

[01 Ott.]  «Se il popolo delle primarie mi eleggerà segretario, vi garantisco una opposizione dura e trasparente. Non consentirò il ritorno ad una stagione di ambiguità, di inciuci, di tregue non dichiarate»
  (Dario Franceschini, Harry Potter)

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HABEMUS PAPAM!

Posted in A volte ritornano con i tag , , , , , on Ottobre 26, 2009 by Sendivogius

3 caballeros tris
 Si concludono finalmente le inesauribili primarie del PD: le votazioni domestiche in Casa Democratica, per l’ennesima nomination nel reality più scalcagnato d’Italia.
“Battaglia dei tre regni” per la corona virtuale di un impero politico in dissoluzione.
Pierluigi Bersani è il nuovo segretario: il III° in soli due anni dalla nascita del partito!
Il neo-eletto eredita un magro carniere a corto di risultati e con parecchi bocconi avvelenati. A sostenerlo c’è un esercito di notabili mercenari, sempre pronti a cannibalizzare una leadership in ostaggio che non convince e soprattutto che non vince. Si tratta di baroni infedeli, insieme per convenienza, dai quali Bersani dovrà guardarsi le spalle  se vuole sopravvivere più a lungo dei suoi predecessori. Forse potrebbe essere un buon inizio cominciare a scaricare via un po’ di zavorra, senza troppi rimpianti…

Ad ogni modo, si spera che dopo 18 mesi di diatribe interne e di guerra ad oltranza tra potentati d’apparato, le infinite correnti del PD cessino di massacrarsi tra di loro e sappiano invece convogliare così tante energie verso l’esterno, in un’opposizione che finora non si è vista.
Impresa ancor più ardua, il PD dovrà trovare un suo spirito combattivo, mostrare risoluzione nella fermezza dell’azione, con obiettivi certi e un’identità ben definita da principi ferrei. Tutti elementi che finora sono vistosamente mancati, dando prova di intrinseca debolezza.
Questo sempre se l’aspirazione del Partito Democratico sia quella di diventare una valida alternativa al berlusconismo imperante e non piuttosto una rissosa combriccola di pederasti intenti a fottersi l’un con l’altro, salvo ritirarsi vergognosi in un cantuccio non appena vengono agitate un paio di mutandine.

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IL GRANDE BOTTO

Posted in Muro del Pianto con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on Ottobre 25, 2009 by Sendivogius

nuclear_bomb

A quanto pare, il significato che certi spiriti laici e progressisti conferiscono alla cosiddetta ‘questione morale’ si riduce alla ristretta (ed ipocrita) ottica del moralismo sessuofobico di derivazione religiosa… Come se gli scandali si riducessero unicamente alle inclinazioni sessuali ed alle abitudini private di un pubblico amministratore.
Piero Marrazzo Il famigerato fardello del sesso sembra costituire per molti l’oggetto di una tormentata convivenza, di inconfessabili ‘vizietti’, di cose che si fanno ma che non si dicono. E soprattutto non si devono sapere. Sorvoliamo sulle “debolezze private” che hanno travolto (e rovinato ad aeternum) lo sventurato Piero Marrazzo, il governatore del Lazio, vittima in primo luogo della sua incredibile leggerezza. Se al presidente piace frequentare transettoni a cottimo, questi sono ‘affari’ (e soprattutto caxxi) suoi.
Tuttavia, per tutta una serie di motivi che ben distinguono il ‘caso Marrazzo’ da certi utilizzatori finali, precisiamo a scanso di equivoci:

1) Il governatore non circuiva minorenni.
2) Il governatore non ripagava le prestazioni con candidature politiche ed incarichi pubblici, tant’è che nessuno dei trans è mai stato nominato consigliere o assessore regionale. Meno che mai ministro a pareggiare le opportunità.
3) Gli incontri avvenivano in appartamenti privati e non all’interno di sedi istituzionali, tipo Palazzo Grazioli.
4) Il governatore non si faceva portare le sue ‘amiche’ coi voli di Stato, a domicilio nel villone sardo.
5) Il governatore non ha certo potuto contare sulla compiacente discrezione dei Carabinieri, intenti a scortare le ‘signore’ nelle stanze private, riservate all’amplesso galeotto.

Ma quel che appare grave nel suo comportamento è quel che non dice, non ha detto e sembraSesso e Videotape di non voler dire. Il governatore del Lazio non ha detto di essere stato ricattato né tanto meno ha denunciato l’estorsione, come avrebbe dovuto fare. Non ha detto di aver firmato – ai carabinieri che lo minacciavano – degli assegni per evitare che scoppiasse uno scandalo.”

Di conseguenza, il governatore Marrazzo si è auto-sospeso in attesa delle inevitabili dimissioni. Dimissioni sollecitate con insolita determinazione da Dario Franceschini, Pierluigi Bersani, e tutto il gruppo dirigente del PD, che invece trovano assolutamente normale la permanenza del plurinquisito Antonio Bassolino alla guida della regione Campania. Evidentemente la disastrosa amministrazione del ras partenopeo, con la dilapidazione di milioni di euro e le torbide collusioni di stampo camorrista, non hanno la stessa gravità ‘morale’.
Al contrario, siamo preoccupati per il reiterato silenzio del solitamente loquace Francesco Rutelli: pare che al Cicoria si sia seccata la lingua.
rattoLe intemerate di Maurizio Gasparri (che non si capisce a quale titolo parli) non valgono invece alcuna considerazione… dalle fogne sovralimentate possono venir fuori solamente due cose: grasse pantegane e grossi “pezzi informi di materia organica anfibia comunemente chiamata merda!
Tutta roba dalla quale è consigliabile tenersi alla larga.  
È incredibile invece come Marrazzo, pur nella sua misera sprovvedutezza, si sia rapidamente trasformato da vittima di un’estorsione a bersaglio ambulante. Illuminante è poi la discrezionalità e la sensibilità con la quale l’intera faccenda è stata trattata dal magistrato inquirente e soprattutto dall’Arma dei Carabinieri. Al benemerito servigio, del quale molti (troppi) erano a conoscenza, ha contribuito la partecipazione straordinaria dei ROS, operativi in zona Trionfale…
Quattro i carabinieri arrestati, mai abbastanza pubblicizzati:
Luciano Simeone (30 anni),
Carlo Tagliente (29 anni),
Antonio Tamburrino (28 anni),
Nicola Testini (37 anni)
Tutti beneficiati da encomi solenni, pare che i sottufficiali si fossero specializzati nel taglieggiamento dei viados, traffico di stupefacenti, estorsione e ricatti. E forse anche altro…
Quando l’esempio viene dall’alto…
[qui].

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I NUOVI SCHIAVI

Posted in Muro del Pianto con i tag , , , , , , , , , on Ottobre 22, 2009 by Sendivogius

00 - LIBERTHALIA - slave trade end sloganNell’Italia dei paradossi capita di assistere a strani fenomeni di scambismo per politici in crisi di ruolo…
 Dario Franceschini si scusa con ‘padroncini’ e ‘piccolissima impresa’, per aver ingiustamente sospettato la categoria di evasione fiscale, comportamenti negrieri nei confronti dei propri subordinati, e amorale perseguimento del profitto estremo.
All Saints!!!
 Giulio Tremonti, ministro al governo in sempre più schizofrenica dialettica con sé stesso, per assenza di opposizione, è costretto ad inventarsene una cucita su misura. Nella sua nuova veste socialisteggiante rivaluta il “posto fisso” con le sue garanzie occupazionali e ne incensa la sicurezza economica, contro le nefandezze della precarietà diffusa nei mercati globalizzati.
Tra i vari Franceschini e Tremonti, tra gli uomini dei sindacati e delle istituzioni, scegliamo di gran lunga le persone vere che vivono nel silenzio i drammi della precarietà. Persone che tra l’indifferenza generale di “quelli che ben pensano” [qui], lottano ogni giorno con coraggio per preservare la propria Dignità negata tra le catene del lavoro rubato.
Accade in questo Paese da operetta che si crede grande potenza; che vanta 5 milioni di imprese censite [qui]; che ostenta con disprezzo la sua (tutta presunta) superiorità contro deboli e diversi, facendosi forte delle proprie “radici cristiane”.
Avviene in un’Italietta avida ed egoista, dove l’abuso è la regola; dove ottenere un impiego, conforme ai diritti vigenti in tutti quei paesi civili che abbiano abolito schiavitù e servitù della gleba, è l’inarrivabile eccezione. E le cose peggiorano di molto sei hai pure la sventura di essere donna, perché in tal caso devi precisare: Sono una donna e non una puttana. Vi chiedo di essere trattata come una persona e non come un animale. Vorrei raggiungere almeno lo stipendio base… il minimo per non morire di fame.
A volte, succede persino di ricevere mail come questa:

Cari amici,
vi scrivo per una richiesta di aiuto. Mi sto guardando un po’ intorno per trovare un nuovo lavoro, e mi rivolgo a voi, che mi conoscete, per chiedervi se per caso sapete di qualche posto vacante, di qualcuno che cerca una ragazza sveglia e capace come me (e anche modesta..!).
(…) Cerco un lavoro IN REGOLA (con regolare contratto adatto all’impiego, quale che sia), che sia full time o giù di lì (intorno ai 1000 al mese? Per viverci? Ci siamo capiti). E cerco un lavoro dove venire trattata con rispetto e dove non essere vittima delle angherie di qualche bulletto, un posto dove possa fare il mio lavoro (bene) senza venire maltrattata. Questa è la condizione necessaria, altrimenti non starei cercando. Esistono un luogo, una situazione simili…? Chi lo sa me lo dica, sono curiosa, forse chiedo davvero troppo. :)

ITALIA 2009 – Medioevo

Hompepage

 

LA BANCA DI TREMONTI

Posted in Business is Business con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on Ottobre 17, 2009 by Sendivogius

Liberthalia - G.TremontiCome rilanciare l’economia nel Paese della crisi che non c’è?
Quali iniziative promuovere per lo sviluppo del Meridione?
In che modo facilitare l’accesso al credito per le micro-imprese?
Tanto per cominciare, sarebbe bene NON istituire l’ennesimo ente inutile: una falsa gallina dalle uova d’oro, ingrassata con iniezioni di steroidi finanziari, da spennare in tempi di magra.
Da tempo siamo abituati agli artifici finanziari che hanno fatto la fortuna (personale) di Giulio Tremonti, fiscalista esperto in evasione fiscale, promosso per indubbi meriti sul campo a Tesoriere del Re, e divenuto sciagura collettiva. Eppure il pirotecnico ministro, che ha in puzza banchieri ed economisti, riesce sempre a stupire… E non in meglio! L’ultima creazione partorita dal pallottoliere di Tremonti ha l’odore dolciastro e stordente dei cadaveri sotto formaldeide, in omaggio alle più nefaste esperienze del passato. ‘Esperienze’ che devono piacere molto ai famuli della diaspora craxiana. Infatti, il progetto di Super-Giulio guarda lontano, nella pattumiera di famiglia, volto alla realizzazione di una struttura creditizia, a base territoriale, e sulla falsariga della sventurata “Cassa del Mezzogiorno” riesumata sotto le mentite spoglie (dal nome poco fantasioso) di “Banca del Mezzogiorno”.
È una questione di copyright, spiega il vulcanico Giulio: lui avrebbe voluto chiamarla “Banca del Sud”, ma il nome era già stato depositato.
Sulla necessità di un nuovo istituto bancario a vocazione sudista, il ministro spiega:

«Il mezzogiorno è l’unica parte d’Italia senza banche proprie. C’erano, ma sono venute meno»

Sì, in effetti i cari estinti erano venuti a mancare all’affetto dei loro cari, causa commissariamento per grave dissesto contabile a rischio fallimento. E con concreti sospetti di infiltrazioni mafiose. Ça va sans dire. Per esempio, “è venuto meno” il Banco di Sicilia, assorbito dall’Unicredit dopo decenni di sofferenza finanziaria. Emblematiche sono state le sorti del Banco di Napoli, acquisito dal gruppo Sanpaolo IMI nel 2002.
Carrettino siciliano - blog.alfemminile.comConfortati da tali precedenti, il ministro Tremonti ci assicura che la sua Banca del Mezzogiorno non sarà un “carrozzone”.
Tutt’al più, sarà un carrettino siciliano… Con la sua orchestrina, il pifferaio per i gonzi e la lupara nel cassone; i ciuchini coi paramenti della festa, sovraccarichi di nappe e nastrini, ma nutriti alla greppia pubblica.
Ma il Tremonti, improvvisatosi banchiere, insiste: “La nuova banca servirà a finanziare le piccole e medie imprese” secondo un “modello disegnato dallo Stato ma realizzato dai privati”. Con grande coerenza, The Amazing Julius specifica:

«Lo Stato non avrà un ruolo nella Banca del Mezzogiorno. Ne sarà promotore, sottoscriverà una quota simbolica di minoranza»

Infatti il grosso degli ‘oneri di partecipazione’ (chiamiamoli così) spetteranno a Poste Italiane S.p.A, per le quali è previsto “un ruolo importante”, e dunque ricadranno inevitabilmente sullo Stato che di fatto controlla le Poste.
È facile intuire che, a stretto giro di posta, il cerino (e soprattutto il cetriolo) ritorna sempre al punto di partenza. Ad accoglierlo ci saremo noi tutti, proni a subir tacendo.
Opportunamente supportata dalla solita favoletta degli investimenti privati e le fantasmatiche ‘cordate patriottiche’, è già pronta la cortina fumogena attorno ad un probabile collettore per finanziamenti clientelari e prebende assistenziali, come tradizione vuole.
darko Ma seguiamo pure il Bianco Coniglio nel Paese delle Meraviglie…

Lo Stato, in qualità di “socio fondatore”, si pone come “facilitatore di processi e dell’iniziativa privata”. Con tale ruolo, deve pertanto “avviare l’iniziativa e favorire l’aggregazione di una maggioranza rappresentata da soggetti privati”.
In pratica, il Presidente del Consiglio (Silvio Berlusconi) su indicazione del suo sommo tesoriere (Giulio Tremonti) nomina un “comitato promotore” di 15 persone “in rappresentanza delle categorie economiche e sociali, di cui almeno cinque espressione di soggetti bancari e finanziari con sede legale in una delle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna e Sicilia) e uno di Poste Italiane”.
Ovvero: una conventicola d’affari, selezionata per appartenenza politica, con lauti stipendi a carico pubblico. A questi vanno poi aggiunti un’altra trentina di “consiglieri”, sui criteri di scelta dei quali non dubitiamo…
Al comitato è altresì demandata l’ardua impresa di
“individuare e selezionare i soci fondatori, diversi dallo Stato, tra istituti di credito operanti nel Mezzogiorno, imprenditori o associazioni di imprenditori, società a partecipazione pubblica, nonché tra altri soggetti che condividano le finalità della Banca”. L’obiettivo del nobile tentativo dovrebbe essere il sostegno a progetti di investimento nel Meridione, aprire il credito alla media e piccola impresa, creare nuovi sbocchi occupazionali e la nascita di nuove attività “anche con il supporto di intermediari finanziari con adeguato livello di patrimonializzazione”.
E chi meglio della mafia potrebbe fungere da intermediario, con l’opportuna copertura di capitale?
Fin qui niente di nuovo: il solito corollario di buone intenzioni, attorno a roba già vista con la fallimentare (e costosissima) Cassa del Mezzogiorno. Dispiace piuttosto che ad una simile farsa si presti un istituto serio come la BCC (Banca di Credito Cooperativo), probabilmente trascinata nell’avventura dall’onorevole Pdl  Denis Verdini, socio e dirigente BCC.
La vera novità dell’iniziativa consiste nell’emissione di titoli azionari e obbligazioni a “regime fiscale di favore”. Infatti, la Banca del Mezzogiorno si propone di agire:

“attraverso la rete di banche e delle istituzioni che aderiscono all’iniziativa con l’acquisto di azioni e può stipulare apposite convenzioni con Poste italiane
(…) favorire lo sviluppo di servizi e strumenti finanziari per il credito di medio-lungo termine nel Mezzogiorno
(…) offrire consulenza e assistenza alle piccole e medie imprese per l’utilizzo degli strumenti di agevolazione messi a disposizione da amministrazioni pubbliche, istituzioni multilaterali e organismi sopranazionali”.

Dopo il successone dei cosiddetti “Tremonti-bond”, rifiutati in blocco dai maggiori gruppi bancari, l’imperturbabile ministro ci riprova e crea per la bisogna una propria banca alla quale rifilare le sue securities senza mercato, a copertura di un bilancio disastrato, e rilanciare (se mai c’è stata) l’economia meridionale. Il tutto avviene di comune sinergia e in parallelo con le teorie monetariste, ormai note, applicate su scala nazionale.
Ciò che in paesi più fortunati del nostro viene considerato un’ipotesi parossistica, buona per una sceneggiatura da fumetto pulp ma difficilmente praticabile nel reale, da noi è la norma. Pertanto, ricorreremo ancora una volta alle illuminanti tavole di “AKUMETSU” (alle quali abbiamo dato un tocco di colore), che ben illustrano la manovra in atto con l’ingenuità dei semplici. Si tratta di un manga nipponico di  cui abbiamo già parlato qui.
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Siccome lo Stato sarebbe solo un promotore senza ruolo, coerentemente garantirà le obbligazioni emesse dalla Banca del Mezzogiorno: privata per statuto ma pubblica di fatto per quanto riguarda la copertura dei rischi di insolvenza. Infatti, “nei primi 2 anni dalla prima emissione la banca può essere assistita dalla garanzia dello Stato che copre il capitale e gli interessi”. A questa si aggiunge l’ulteriore copertura (sempre coi pubblici denari) di Poste Italiane, cooptate nello spaccio generalizzato di titoli al portatore.
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Gli istituti di credito che aderiscono al progetto potranno poi rifilare allo Stato i mutui stipulati a medio e lungo termine dalle imprese meridionali. È facile immaginare che la sedicente Banca del Mezzogiorno diverrà un deposito titoli per debitori insolventi a carico pubblico. Come ciò possa “creare portafogli efficienti in termini di diversificazione e riduzione del rischio” non è dato sapere.
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Stato e Poste dello Stato sono gli unici a metterci i quattrini veri. A fondo perduto. I soli a pagare in caso di perdita. Entrambi dovranno erogare gli stanziamenti per il credito reale e accollarsi le insolvenze, al contrario dei privati che incasseranno invece i dividendi di azioni e consulenze, riducendo al minimo i rischi di impresa. È la solita storia delle privatizzazioni all’italiana.
04 - akumetsu_v02_139
06 - akumetsu_v02_141In particolare, la contropartita per la BCC è abbastanza ghiotta: la Banca del Mezzogiorno, avvalendosi dell’intermediazione della BCC, dovrà “stimolare e sostenere la nascita di nuove banche a vocazione territoriale nelle aree del Sud”, sviluppate secondo i meccanismi del credito cooperativo e dunque poste sotto controllo BCC (in probabile funzione anti INTESA-Sanpaolo e Unicredit che non hanno sottoscritto a loro tempo i bond tremontiani).
La nuova rete bancaria potrà emettere a sua volta, per il proprio sostegno e per i successivi 5 anni, altre
“azioni di finanziamento, sottoscrivibili solo da parte di fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione”.
E chi sottoscriverà i nuovi titoli, garantendo il loro valore tramite l’acquisto costante? Avete indovinato vero?!? Il Ministero dell’Economia, ovvero Tremonti, potrà emettere decreti propri per autorizzare (e soprattutto imporre) ad enti pubblici e società partecipate dello Stato, la sottoscrizione del capitale bancario e l’acquisto dei nuovi titoli, cooptando così nella struttura le partecipate pubbliche in qualità di “soci finanziatori”.
In altre parole, lo Stato si lega mani a piedi alle sorti della Banca. Però in caso di fallimento, che il ministro chiama eufemisticamente andamento non soddisfacente, dopo 5 anni di attività “l’intera partecipazione posseduta dallo Stato, salvo un’azione, è ridistribuita tra i soci fondatori privati. I soci fondatori prevedono nello Statuto le modalità per l’acquisizione delle azioni sottoscritte dallo Stato al momento della fondazione”. In pratica, lo Stato si ritroverà in mano carta straccia che nessun operatore dotato di buonsenso comprerebbe mai!

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Nel nome del Popolo Sovrano

Posted in A volte ritornano, Masters of Universe con i tag , , , , , , , , , , , , , , on Ottobre 11, 2009 by Sendivogius

“Se c’è un governo legittimato dal sostegno degli elettori è il nostro. E’ chiaro che siamo maggioranza.
Sono stato scelto dal popolo. Non credo che si possano consentire improperi e insulti a chi è eletto direttamente dal popolo.
Abbiamo il consenso del 68% degli italiani e abbiamo il Popolo delle Libertà”
  (Silvio Berlusconi – 11 Ottobre 2009)

01 - benito mussolini BENITO MUSSOLINI. Il 16 Novembre 1922, dopo due settimane dalla “Marcia su Roma”, Mussolini diventa ‘presidente del consiglio’.
Il leader del PNF non aveva i 300.000 bergamaschi in armi, millantati da Bossi, ma troppi ‘comunisti’ ad insultarlo e nessuno che per consolarlo gli cantasse: “fortuna che Benito c’è!” nonostante l’abbondanza di imbecilli in estasi. Però dichiara:
“Con trecentomila giovani armati di tutto punto, decisi a tutto e quasi misticamente pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il Fascismo. Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto”. Ci ripenserà presto…
Alle elezioni politiche del 6 aprile 1924, la Lista Nazionale (il Listone) che accorpa Fascisti, Nazionalisti e Liberali, insieme alle liste collegate, ottiene la maggioranza assoluta con il 64,9% dei voti. Il successo elettorale gli permetterà di rivendicare la supremazia del potere esecutivo con l’accorpamento nelle sue mani di tutti gli altri poteri dello Stato.

02 - hitler ADOLF HITLER.  Alle elezioni politiche del 31 Luglio 1932 per il rinnovo del Parlamento tedesco (Reichstag), i nazionalsocialisti dello NSDAP ottengono il 37,4% dei voti divenendo il partito più importante della Germania (ancora) democratica. 
Il 30 gennaio 1933 Hitler viene nominato Cancelliere. Il leader, democraticamente eletto dal popolo sovrano, forma un governo di coalizione con nazionalisti e conservatori di centrodestra. Il ministro Goering, fedelissimo di Hitler e presidente del Reichstag, annuncia trionfante: “Oggi inizia una nuova era fondata sulla Libertà”.
Lamentando di non avere la maggioranza necessaria per poter governare ed attuare così le sue riforme, il cancelliere A. Hitler indice nuove elezioni denunciando un tentativo di golpe da parte dei soliti comunisti e delle Sinistre.
La campagna elettorale è violentissima, caratterizzata da abusi ed intimidazioni costanti dei nazisti. Hitler ed i nazisti si impongono con una campagna martellante attraverso un sapiente uso dei media dei quali detengono il monopolio. 
Alle elezioni del 15 Marzo 1933 lo NSDAP ottiene il 43,9% dei consensi. Insieme agli alleati del Partito Nazionale del Popolo tedesco (DNVP), i nazisti hanno la maggioranza parlamentare col 51,8% dei voti e possono così modificare la Costituzione repubblicana, attribuendo ad Hitler i pieni poteri.

03 - Hitler e Mussolini

Importante poi è la costruzione del consenso popolare; la sua esibizione scenica a supporto del potere… 04 - Norimberga 1934

05 - Piazza Venezia - RomaL’unzione popolare tramite immersione nel corpo sacro della Nazione, a sottolineare l’empatia con le masse e l’identificazione dell’Unto, dell’Uomo della Provvidenza, col suo popolo giubilante, contro i complotti dei demo-pluto-massonici ed i poteri forti06 - Dortmund1933

07 - Piazza Venezia - Roma (1)Sono cose che un Cicchitto e un La Russa sanno bene:

Il Pdl sta intanto pensando a una propria manifestazione di sostegno al premier Berlusconi e al governo. È evidente che l’attacco al presidente del Consiglio di precisi settori politici e finanziari è concentrico e lungo più direttrici
  (Maurizio Cicchitto – 5 Ottobre 2009)

È urgente organizzare una grande manifestazione popolare con l’obiettivo di difendere la democrazia e la libertà nel nostro paese
  (Ignazio La Russa – 5 Ottobre 2009)

Ma il fascismo dobbiamo riviverlo proprio tutto, prima che gli anglo-americani si decidano a invaderci?!?

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AVE DOMINE!

Posted in A volte ritornano con i tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on Ottobre 7, 2009 by Sendivogius

00 - Porco - by strange.cosmos.com
TUTTI GLI ANIMALI SONO EGUALI
MA ALCUNI ANIMALI SONO PIÙ EGUALI DEGLI ALTRI

Dopo ciò non parve più strano che i maiali che sorvegliavano i lavori reggessero fruste nelle loro zampe. Non sembrò strano di apprendere che i maiali si erano comperati per loro uso un apparecchio radio.

(George Orwell, La Fattoria degli Animali. Oscar Mondadori; 1995)

Le ironie della Storia sono imprevedibili, ma stranamente cicliche…
Un vecchio sovversivo tedesco che sapeva il fatto suo, tale Karl Marx,  parafrasando il pensiero di Giambattista Vico, una volta ebbe a dire:

«Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa.»

01 - stern_berlusconi Il 22 Luglio 2008, come primo atto del governo Berlusconi, le Camere approvano il cosiddetto Lodo Schifani che sancisce per legge l’impunità del premier.
Con incredibile solerzia, il 23 Luglio (non sono trascorse nemmeno 24h) il presidente
Giorgio Napolitano firma subito il provvedimento, ravvisandone “ad un primo esame” i rilievi di costituzionalità.
Il testo approvato, secondo la frettolosa valutazione presidenziale, è talmente ‘ineccepibile’ che diventa subito oggetto di esame da parte della Consulta, a seguito di impugnazione. Capita così di assistere ad una singolare tenzone, che contrappone la Corte costituzionale alle coorti pretorie dell’Imperatore.
Se la Consulta dovesse malauguratamente bocciare il Lodo, ciò implicherebbe una sconfessione dell’operato presidenziale e sancirebbe un’implicita incapacità, da parte di Napolitano, nel valutare correttamente i rilievi posti a suo tempo dalla Consulta stessa.

02 - Presidente Napolitano

Meglio sarebbe stato (per Napolitano) una soluzione terza: approvazione di costituzionalità con la sollevazione di alcune obiezioni formali, ma senza mettere troppo in difficoltà il Presidente della Repubblica che con la sua firma, e ancor di più con la sua improvvida dichiarazione, ha già legittimato il provvedimento. La cosa implica un curioso paradosso: la Corte si troverebbe ‘obbligata’ ad approvare il Lodo Alfano per motivi di opportunità istituzionale, ma al contempo non può ignorare la filosofia che ispira la legge in questione. Filosofia ‘giuridica’ ben esplicata dalle esternazioni degli avvocati-deputati che perorano la causa dell’Unto, ma che molto poco ha a che fare con uno Stato di diritto
I duumviri Ghedini-Pecorella si preparano a scrivere l’epitaffio della democrazia per conto terzi, rilasciando ai posteri dichiarazioni incredibili che si commentano da sole, insieme alle minacce di sollevazione ed altre farneticazioni (queste sì!) eversive da parte del ministerume di contorno (come profeticamente preannunciava, inascoltato, Nanni Moretti nell’inquietante finale del suo film: “Il Caimano”):  

“La legge è uguale per tutti, ma non necessariamente lo è la sua applicazione”
  (Niccolò Ghedini)

“Berlusconi non è primus inter pares ma primus super pares
  (Gaetano Pecorella)

 03 - Liberthalia - Berlusconi Dominus (dettaglio)

In pratica, l’ineffabile Ghedini si ispira direttamente ai capolavori di Orwell: da 1984 a La Fattoria degli Animali! Ormai l’Azzeccagarbugli del Re, dopo anni di fedelissimo servaggio, non è più in grado di distinguere il suo padrone dal maiale Napoleon, tante sono le analogie.
Il sofisticato Pecorella, difensore di camorristi (Clan dei Casalesi) e terroristi (Delfo Zorzi, per la strage di Milano) invece preferisce attingere alla storia romana ed ai suoi ‘modelli costituzionali’ sicuramente più pertinenti all’immaginario di Silvio l’Immortale.
Per seguire l’epopea del Grande Condottiero nel corso dei secoli, visitando la pinacoteca imperiale, vi consigliamo di cliccare qui.
Al caro Pecorella vogliamo sommessamente ricordare che in uno Stato libero il premier non dovrebbe nemmeno essere considerato primus inter pares.
Il Primus inter pares designava infatti il primato di uno solo tra individui (di rango aristocratico) di pari dignità, sancendo una posizione di privilegio. Per questo il primus veniva più spesso chiamato princeps, “Principe”.
Il rispetto delle istituzioni repubblicane era un semplice espediente formale: “Al vertice dello Stato si era ormai insediato un uomo solo che accentrando in sé tutti i poteri che la costituzione prevedeva, di fatto veniva a configurarsi come un vero e proprio monarca.” (Michele De Vivo)
Ad essere chiamato Primus inter pares, nonchè princeps, era il primo imperatore romano, Ottaviano Augusto, il quale spiegava a modo suo il senso del termine,  in linea  con  la propaganda dell’epoca:

«Nel mio sesto e settimo consolato, dopo aver sedato l’insorgere delle guerre civili, assunsi per consenso universale il potere supremo, trasferii dalla mia persona al senato e al popolo romano il governo della repubblica. Per questo mio atto, in segno di riconoscenza, mi fu dato il titolo di Augusto per delibera del senato e la porta della mia casa per ordine dello Stato fu ornata con rami d’alloro, e una corona civica fu affissa alla mia porta, e nella Curia Giulia fu posto uno scudo d’oro, la cui iscrizione attestava che il senato e il popolo romano me lo davano a motivo del mio valore e della mia clemenza, della mia giustizia e della mia pietà. Dopo di che, sovrastai tutti per autorità, ma non ebbi potere più ampio di quelli che mi furono colleghi in ogni magistratura. »
 (Res Gestae Augusti, Cap. 34)

«Quando rivestivo il tredicesimo consolato, il senato, l’ordine equestre e tutto il popolo Romano, mi chiamò Padre della Patria, decretò che questo titolo dovesse venire iscritto sul vestibolo della mia casa, e sulla Curia Iulia e nel Foro di Augusto sotto la quadriga che fu eretta a decisione del Senato, in mio onore. Quando scrissi questo, avevo settantasei anni.»
(Res Gestae Augusti, Cap. 35)

Non è che poi manchino tanti anni…

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Parola di Presidente

Posted in Muro del Pianto con i tag , , , , , , , , , , , , on Ottobre 5, 2009 by Sendivogius

Giorgio Napolitano

Chiedermi di non firmare non significa proprio nulla! Perché poi dopo qualche giorno il Parlamento approva un’altra volta la legge e a qual punto io sono obbligato a promulgare. Me lo impone la Costituzione. Non lo sapete che funziona così e che questi sono i miei doveri istituzionali?

   03/10/2009 – Giorgio Napolitano,
   Presidente della Repubblica Italiana

 Siamo proprio sicuri che sia così?!?
Una legge non si approva in pochi giorni, per tutta una serie di motivi procedurali che il presidente Napolitano dovrebbe conoscere bene, appunto per dovere istituzionale.
Per questo leggiamo direttamente dalla
Costituzione, Sez. II inerente la formulazione delle leggi.
Ai ‘profani ignoranti’ il testo può risultare macchinoso, ma è sicuramente esplicativo:

Art. 72

  Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.
  Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.
  Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso o votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.
  La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.

Insomma, la stesura e l’approvazione di un disegno di legge non è roba che si liquida in pochi giorni. E ciò avviene, come nel nostro caso, anche  nella conversione di un decreto-legge, secondo quanto previsto dalla Costituzione

vignetta-costituzione-berlusconi

In ogni caso, il Presidente della Repubblica è (quasi) sempre obbligato a promulgare le leggi che il Parlamento sottopone alla sua firma. Tuttavia, la Costituzione prevede anche 30 giorni di tempo per ponderare ed esaminare il testo in questione. E  non ci sembra che nello specifico si trattasse di un procedimento d’urgenza.  Di  certo, il definitivo avvio dello ‘scudo fiscale’ avrebbe richiesto un po’ più di prudenza e di pudore… Non  di una firma a tempo di record, che offende tutti gli italiani onesti che abbiano un minimo di senso civico!

Art. 73

  Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall’approvazione.
  Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti ne dichiarano l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.
  Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione [sulla Gazzetta Ufficiale], salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.

 Perché tanta fretta Mr President?!?
Forse perché un ritardo nei tempi di promulgazione avrebbe provocato uno sforamento nei termini di applicazione della grande sanatoria pro-evasori e, nei fatti, la mancata applicazione?
Ma questo non è un problema del Quirinale!
Forse perché la mancata attivazione dello ‘scudo fiscale’ avrebbe costretto il governo ad approntare  più concreti e seri provvedimenti di bilancio e di copertura finanziaria.
E sarebbe stato un male?

Art. 74

  Il Presidente della repubblica prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
  Se le Camere approvano nuovamente la legge questa deve essere promulgata.

Questo è un Paese distratto, addormentato. Una repubblica dove le massime Istituzioni sembrano quasi intimidite: ben attente a non disturbare i voleri dell’Imperatore, che altrimenti potrebbe dare in escandescenze se non assecondato nelle sue pretese. “Sennò chi lo regge più!” Più attente ad arginarne gli appetiti, piuttosto che contrastarne le pulsioni estreme, aspettando che passi la nottata in una democrazia in ostaggio.
E mentre il grosso dell’opposizione dorme beata tra le braccia di Morfeo, l’indignazione sembra circoscritta alla lucidità di poche voci isolate:

 SCUDO FISCALE ATTO TERZO, OVVERO L’ENNESIMA BEFFA
 PER LA GENTE ONESTA

   TREMONTI FA IL FILOSOFO
   MA POI PREMIA I TRUFFATORI

“Lo scudo fiscale, un regalo agli evasori, porterà pochi soldi nelle casse dello Stato e molti in quelle delle banche che il ministro Giulio Tremonti accusa di strangolare l’economia reale.
Se Obama riuscirà a metter pace tra israeliani e palestinesi, potremo forse affidargli un’ancor più complessa missione diplomatica: riconciliare Giulio con Tremonti, il moralista con il manovratore di scudi fiscali, il fustigatore della mala finanza con il ministro più amato da evasori, truffatori e falsificatori di bilanci aziendali. Le due metà dell’inquieto mondo tremontiano, il filosofo dell’economia e il furbetto del governino, sono in guerra e divise da un astio che la pratica del potere non placa, anzi, di giorno in giorno accentua.
Che c’azzecca, come direbbe Di Pietro, il Tremonti ispirato lettore dell’enciclica Caritas in veritate («È una guida per la politica», ebbe a definirla il Nostro, «insegna che l’interesse non è il tasso di sconto ma il bene generale») con il testo in cui Benedetto XVI scrive che «la dottrina sociale della Chiesa ha sempre sostenuto che la giustizia riguarda tutte le fasi dell’attività economica… Il reperimento delle risorse, i finanziamenti… hanno ineluttabilmente implicazioni morali»? Che c’entra il pensoso studioso che esalta nei suoi libri la responsabilità sociale «…verso sé stessi, verso la propria famiglia, verso la propria comunità… verso il passato (gli anziani), verso il presente, verso il futuro» (La paura e la speranza, pag. 91) con il politico che per la terza volta in sette anni (2001, 2002, 2009) premia chi esporta illegalmente denaro, eludendo quella responsabilità «verso la propria comunità» e «verso il futuro» (le tasse evase oggi sono spese in più per le generazioni di domani) che, nella filosofia del Tremonti A, sarebbe il cardine decisivo del nuovo assetto sociale?
Ma del Tremonti che parla come se l’etica l’avesse inventata lui e che al G8 dell’Aquila vantava la definizione di uno «standard legale» che avrebbe rimesso a posto i finanzieri allegri di tutto il mondo, alla fine prevale sempre il Tremonti B: quello che ora gli ispira un provvedimento che perdona reati come il falso in bilancio e la fatturazione falsa (uno dei sistemi più usati per esportare capitali in nero), le false comunicazioni sociali e la distruzione di documenti contabili. Non contento, il Tremonti B ha anche liberato gli operatori finanziari dall’obbligo di quelle fastidiose segnalazioni che consentivano, di tanto in tanto, di intervenire sul riciclaggio di denaro. Se voi foste dei mafiosi non gli vorreste bene? La politica del condono fiscale è fallimentare ma non per questo è meno politica. Se siamo costretti a reiterarla così spesso vuol dire che non funziona, o funziona poco e male. Consente però a Tremonti di ripetere il mantra «niente nuove tasse», basato in realtà su una doppia finzione.
Le nuove tasse ci sono ma portano un altro nome (per esempio, i 500 euro per la regolarizzazione delle badanti, odiosa tassa sulle famiglie e sugli anziani). Al resto provvede la nemmeno tacita “legalizzazione” dell’evasione, premiata ogni due anni con un bel condono di Stato. Con l’ultima invenzione del Tremonti B, trionfante sul dolente Tremonti A, secondo gli ottimisti torneranno in Italia circa 100 miliardi di euro.
Gli sghignazzanti ex evasori (o falsificatori di bilanci o riciclatori di denaro sporco) pagheranno una ridicola tassa del 5 per cento sul capitale (in Gran Bretagna è il 44%, negli Usa il 49%) e torneranno lindi. Lo Stato (anzi, la presidenza del Consiglio, perché i quattrini andranno in un fondo apposito a disposizione del premier Berlusconi) metterà da parte, se tutto andrà bene, 5 miliardi di euro, meno di un terzo di quanto finora investito nell’Abruzzo del terremoto. Le banche incasseranno il resto. Proprio le perfide banche che il Tremonti A regolarmente accusa di strangolare l’economia reale. Obama, pensaci tu.”

  Famiglia Cristiana’ – Fulvio Scaglione

Ma dell’indegno provvedimento, firmato con tanta solerzia dal presidente Napolitano, si parla anche qui  e  qui.
Forse sarebbe servito un atto di maggior coraggio… Una dote sempre più rara.

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