OUT OF SIGHT

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , on dicembre 19, 2014 by Sendivogius

GaleoneCosì com’era cominciato, si chiude in tutta la sua pletorica inutilità il dimenticabilissimo “semestre europeo” ad italica presidenza UE, nell’assoluta irrilevanza di una istituzione bombastica del tutto priva di anima e di una qualunque identità definita, che non sia il tristo tirar di conto sulla pelle di cittadini degradati a consumatori passivi e svuotati progressivamente di ogni diritto, nella sacralizzazione di un “mercato” assurto a feticcio trascendente, mentre i mercanti dilagano dentro e fuori dal tempio.
Nessun indirizzo economico alternativo, nessuna dimensione sociale, nessun impegno concreto, nessuna deroga ai divini trattati del ‘rigorismo’ imposto come religione, in un continente ridotto a depressa colonia tedesca… In questo, la presidenza italiana in nulla si è distinta rispetto a tutti i suoi predecessori, nell’irrilevanza di un risultato a somma zero. Come da tradizione.
In un’Italietta esautorata ed impotente, mentre il “paese reale” affonda nell’insipienza del suo premier ridanciano, sulla tolda del Titanic si sovrappongono le orchestrine in una cacofonia indistinta di ruttini senza regia.
Il saluto della ConcordiaNello sprofondo di uno squallore senza fine, capita così che un vecchio barbuto con pretese messianiche, senza alcun titolo né ruolo istituzionale, entri ed esca dal Senato considerato alla stregua di una specie di boudoir personale per mettere in scena comizietti auto-promozionali, attorniato dalle sue deferenti vestali da camera, magnificando le sorti della sua setta digitale a marchio registrato.
CialtroneSe la selezione di una classe dirigente minimamente decente resta il problema irrisolto della società italiana e la causa principale di un declino apparentemente inarrestabile, il dramma di una democrazia incompiuta si perpetua nell’inarrestabile susseguirsi di macchiette tragicomiche e di inveterati cialtroni del peggior qualunquismo demagogico, dei quali una certa Italia è prodiga da sempre e nei quali sistematicamente confida, tanto da rasentare una sorta di psicopatologia collettiva nella reiterazione ciclica delle ricadute.
In tempo di crisi, ascoltare gli sproloqui del Grullo sbavante e dei suoi replicanti allo sbaraglio resta di per sé un esercizio inutile. Certe esibizioni vanno infatti gustate per la loro dimensione pantomimica, nella miseria di siparietti imbastiti all’ombra dei logori teatrini della politica.
Beppe GrilloÈ questo forse il modo migliore per inquadrare nella cornice più adatta le performance del “capo politico” in versione natalizia, mentre sproloquia smarrito nei suoi deliri apocalittici. Più che altro, mentre discetta di diritto costituzionale, di leggi popolari, di politica monetaria e referenda.. senza avere il minimo rudimento Diversamente giovanein materie delle quali ignora perfino le basi elementari, per la gioia dei media che ancora se lo filano, ricorda quei vecchi rincoglioniti provvisoriamente dimenticati in qualche ospizio che fanno di tutto per attirare l’attenzione su di sé, agitando la criniera cotonata da santone new age fuori tempo massimo. Di solito, vengono ritirati in concomitanza con le feste comandate, quando il gerontocomio chiude per ferie. Sono quelli che si sbrodolano mentre mangiano, si puliscono la bocca con la tavaglia di raso, e si cagano addosso durante il pranzo di natale per ripicca. Costituiscono motivo di imbarazzo, ma poi forniscono motivo di conversazione tra parenti troppo lontani e diversi tra loro, per avere dei veri legami in comune. È un po’ quanto succede all’interno del notorio moVimento che incapace com’è di un qualunque amalgama o iniziativa degna di questo nome, può sempre orientare l’attenzione sulle sparate di “Beppe” nel vuoto pneumatico di azioni e risultati.
H.L.Mencken - DemagogiaIn alternativa, li sentirete latrare alla luna che “loro” sono diversi, sono gli onesti per eccellenza e che sempre “loro” sono gli unici che non rubano, che tutto il resto è ka$ta. E ci mancherebbe pure che un non-partito di casi clinici, che rifugge qualsiasi responsabilità come la peste nera, che amministra una manciata irrisoria di comuni di provincia, e siede in parlamento da meno di un anno si facesse già coinvolgere in ruberie e scandali di corruzione, senza nemmeno avere un briciolo di potere!

Matteo Calvio (47 anni) Lo Spezzapollici e il M5SMatteo Calvio (47 anni), detto “Lo Spezzapollici”: l’esattore di Massimo Carminati.

Insomma, riparliamone tra cinque anni e qualche carica in più…
In quanto alla fondamentale opera di vigilanza e di denuncia, caliamo pure un velo pietoso. Perché se è vero che il sistema corruttivo in vigore da decenni nella Roma della terra di mezzo era sotto gli occhi di tutti, è altrettanto vero che lo starnazzante pattuglione pentastellato al Campidoglio non s’è mai accorto di nulla, a partire dall’ex candidato sindaco della “unica opposizione”, che pure avrebbe dovuto contare su un osservatorio privilegiato, in quanto avvocato. Al massimo, tra le indispensabili attività degli ensiferi in quel di Roma e dintorni, si ricorda una Taverna planata a fare sciacallaggio politico a Tor Sapienza, gli elogi di una Lombardi al fascismo ed al suo altissimo senso dello stato, o le interrogazioni parlamentari della Ruocco a favore delle cooperative della banda Buzzi-Carminati sull’assegnazione dei centri di accoglienza.
matteo_renzi_sorrisoÈ ovvio che dinanzi ad un simile capitale umano il Telemaco fiorentino dorma sonni più che tranquilli, in quanto “eroe” di una narrazione politica e parlamentare che lo vede protagonista assoluto in assenza di antagonisti credibili.
GiornalettismoPer questo bisogna creare, per scopi puramente propagandistici, Matteo Salviniun avversario in qualche modo convincente; un prodotto mediatico da costruire a tavolino e da lanciare sul mercato politico; un fenomeno da esportazione ad uso dei talk-show in crollo di pubblico… Qualcuno da promuovere come valido concorrente, in modo da essere inserito nella scaletta e far risalire gli ascolti in caduta, secondo una formula accattivante: Matteo vs Matteo.

Tisici

Perché un gioco senza contendenti perde di gusto. Il villoso animaletto della Lega in versione nazional-populista al momento è la miglior offerta sulla piazza.

Alessandro Di Battista

La stessa operazione di marketing era stata tentata a livello giornalistico col Dibbà (tanto fotogenico quanto irrimediabilmente idiota) ed il più pragmatico Di Maio, ma si tratta di due gemelli diversi, entrambi limitati nei movimenti dal soffocante cordone ombelicale dell’onnipresente “capo politico” che, al massimo, tra il ‘buono’ Renzi ed il ‘cattivo’ Salvini, si presta per il ruolo dell’imbecille di supporto. Almeno fino alla prossima compagnia di giro…

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Giobbakt!!

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , on dicembre 12, 2014 by Sendivogius

The curious case of Calvin Candie by Latent Talent  In un’Italietta cristallizzata nella giovinezza prolungata di un’eterna adolescenza, che non conosce vecchiaia e non vuole responsabilità, ma si lascia dominare da una gerontocrazia che si reputa “diversamente giovane”, la folla anonima dei 30-40enni è stata definita in molti modi, a seconda del brand pubblicitario del momento: Generazione X.. Generazione Mille Euro… e, per i cultori del melodrammatico, “generazione perduta”
A livello sociale e culturale, non è stata capace di produrre nulla o poco più. Il suo insuperato modello di riferimento resta L’ultimo bacio di Muccino.
Falling DownA livello politico, il massimo che ha saputo esprimere è la sfilata dei Salvini, delle Meloni, e del bolso pinguino fiorentino che garrula ciarliero e festoso, nella sua camicetta bianca da contabile schizzato in un giorno di ordinaria follia, mentre se ne va in giro travestito da Peter Griffin.
Matteo Renzi in pallaPeter GriffinGenerazione per X elevato allo zero, incapace di una qualsiasi forma di impegno costruttivo, al massimo si riuniscono in una The Followingpiazza a gridare “vaffanculo!”, per scaricare le proprie frustrazioni in autodafé collettivo, accontentandosi di fare i followers per la setta di un vecchio comico fallito, che campa di rendita coi soldi incassati dai suoi ingaggi pubblici in RAI.
Beppe Grillo al Palaflorio di Bari Japigia In alternativa, ci sono sempre i “negri”, gli “immigrati”, i “froci”, i “politici”, la “ka$ta”, le “scie chimiche”, nonché i “sindacati”… che nel Paese delle auto-assoluzioni un ‘nemico’ si trova sempre, funzionale com’è al mantenimento di ogni statu quo, che si voglia immutabile nel tempo.
TisiciA livello pratico, si tratta nella sua fenomenologia prevalente di una querimoniosa generazione di petulanti peter pan. Tutti troppo occupati a piangersi addosso, per impegnarsi in qualcosa che non sia incentrata nell’esibizione narcisistica della propria autocommiserazione. Pensano che tutto gli sia dovuto e che la tutela dei diritti si ottenga, non estendendoli a chi non li possiede, nella salvaguardia di un principio, ma togliendoli a chi ancora li ha, negandoli a tutti gli altri. È il prigioniero che non si ribella ai suoi carcerieri, ma si compiace che la sua sorte venga condivisa da tutti gli altri sventurati reclusi insieme a lui. Non ricerca alcuna unità, non pianifica alcuna azione, non è disposto a rischiare e condividere nulla. Nei casi più estremi, solidarizza coi suoi carnefici. Perché siamo tutti sulla stessa barca. Così come esistono schiavi innamorati delle loro catene.
La Capanna dello Zio TomSono quelli che hanno sempre rifuggito ogni forma di coordinamento e di mobilitazione, sul posto di lavoro e per la tutela del medesimo. Sono quelli che hanno sempre negato ogni forma di solidarietà; quelli che quando ad un collega precario/a come loro non veniva rinnovato il contratto, perché s’è ammalato, perché è rimasta incinta, perché non abbastanza remissivo, si giravano dall’altra parte sospirando “meglio a te che a me”, nella rouletta russa del rinnovo a tempo. Ed ora plaudono al job-acts che cancella l’idea stessa che il lavoro possa essere garantito e null’altro concede. Sono quelli, che il sindacato fa schifo, sono tutti venduti, e a me non m’ha mai difeso… Ma se non combatti tu stesso la tua battaglia, chi altri dovrebbe mai battersi e rischiare per te?!?
hitler-got-swag_Accade così che una riforma oscena, che smantella scientificamente ogni tutela e diritto dei lavoratori, che non cancella assolutamente il precariato ma lo perfeziona in forme paraschiaviste da inizio ‘900, venga accolta dai diretti interessati come una grande opportunità all’insegna della “modernizzazione”.

Renzi-Merkel

Prima dell’Art.18
(di Alexik)

“Se ci trovavano con un volantino della Cgil venivamo licenziati in tronco. Quando entravamo in fabbrica ci perquisivano le borse, per vedere se avessimo materiale politico. E se ci beccavano a parlare di questioni sindacali prima ci sospendevano, o ci demansionavano a tempo indeterminato. Poi poteva arrivare la perdita del lavoro.”
  (Ernesto Cevenini, licenziato per rappresaglia alla Maccaferri di Bologna).

«Dal 1947 al 1966 nelle fabbriche italiane si contarono più di 500.000 licenziamenti, di cui circa 35.000 per rappresaglia politica e sindacale contro ex partigiani, attivisti di reparto, membri delle commissioni interne. Era questo il modo in cui gli industriali dimostravano la propria riconoscenza verso coloro che, pochi anni prima, gli avevano salvato le fabbriche, impedendo il trasferimento dei macchinari in Germania, ricostruendo mattone su mattone i capannoni bombardati.
Nel corso degli anni ’50 e ’60 centinaia di migliaia di operai scesero in piazza a fianco dei licenziati, lasciando compagni morti sul terreno o chiusi nelle galere. Fu il prezzo da pagare per ottenere nel 1966 la prima legge contro i licenziamenti senza giusta causa.
Bologna con la sua provincia subì 8.550 licenziamenti per rappresaglia dal 1947 al 1966, di cui 3800 lavoratori metalmeccanici, 1000 tessili, 900 nell’abbigliamento, 1.500 nell’alimentare, 600 nel chimico, 500 nel comparto legno e 250 nel pubblico impiego. Si trattò di ritorsioni contro singoli militanti o gruppi politicizzati, ma in vari casi anche dell’espulsione dell’intero corpo operaio delle fabbriche ritenute troppo conflittuali: punizioni individuali o collettive per le lotte contro il cottimo, per il salario e il contratto, per la sicurezza, per gli asili nido, per la libertà di riunione e di parola.
Veniva punita la solidarietà di classe (che all’epoca si esprimeva in dimensioni vastissime) e soprattutto la politicità operaia, la capacità di andare oltre i confini della propria vertenza e di praticare obiettivi di ordine generale.
Reparto_Celere[…] Dal ‘48 al ’56 il bilancio della repressione contro il movimento operaio nel bolognese fu pesantissimo, con due morti, 795 feriti, 5.092 arrestati e fermati, 15.835 processati (di cui quasi la metà assolti, ma dopo anni di carcere) e 8.369 condannati a 5 ergastoli, 1.959 anni e 7 mesi di reclusione, 49.960.766 lire di multe.
CoglionazzoSu questa Storia collettiva fatta di solidarietà e coraggio, di sbarre, fame e lutti, sputa oggi la fatua gioventù renziana e la sua meno fatua corte di ministri emanati da Confindustria, Legacoop e Fondo Monetario Internazionale. Una Storia collettiva che va di nuovo raccontata, per aver chiaro in quali tenebre vogliono sprofondarci, il valore di quello che ci stanno togliendo e quanto ci costerà riconquistarlo.»

Bologna 1977QUI trovate l’articolo per intero. Leggetelo! E ricordate che nulla si conquista senza sacrificio, né solidarietà, né unione.

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Er CECIO

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on dicembre 8, 2014 by Sendivogius

ceci

Carminati: “C’hai parlato? Ma sta tranquillo, si?”
Pucci: “Per me non ci sta col cervello… non ci sta, non ci sta con la capoccia!”
Carminati: “Ce la fa? Ce la fa a tenersi il cecio al culo secondo te? No! Non ce la fa…”
Pucci: “Lo so, lo so, lo so, lo so”
Carminati: “Eh, è quello il problema”
Pucci: “È quella la fregatura”
Carminati: “Allora tocca fa’ il male minore, amico mio, perché se io fossi sicuro di quello, ma che pensi che stiamo ancora a parla’ di questa cosa?”

 Massimo Carminati e Carlo Pucci, ex dirigente EUR SpA
 (30/01/2013)

Il Porcone Il convitato di lardo di cui l’Amici si danno tanto pena è Riccardo Mancini (detto Er Porcone), l’ex camerata di Avanguardia Nazionale catapultato da Gianni Alemanno ai vertici della EUR S.p.A. (la società pubblica che si occupa della valorizzazione del patrimonio immobiliare della Capitale), sotto inchiesta per un tangente da 700.000 euro e forse più, versati nel 2009 dalla Breda-Menarini, Gruppo Finmeccanica, per la consegna di 45 filobus (peraltro mai entrati in servizio) al Comune di Roma, al costo di 37 milioni di euro. Ne avevamo già parlato in dettaglio [QUI].
FilobusMa ad interessarsi dell’acquisto è un po’ tutta la dirigenza Finmeccanica, che più che altro considera la commessa come una testa di ponte, per entrare nei ben più lucrosi appalti per la costruzione della nuova metropolitana di Roma.
Per l’operazione si mobilitano l’allora sindaco Alemanno; Pierfrancesco Guarguaglini, amministratore delegato di Finmeccanica; Lorenzo Borgogni, capo delle relazioni esterne di Finmeccanica; Vincenzo Piso, coordinatore regionale del PdL, e Vincenzo Pisotrascorsi politici spesi tra Terza Posizione ed Ordine Nuovo, prima di approdare al NCD di Angelino Alfano. Soprannominato il Federale, è considerato da Borgogni il “referente politico di Mancini”, presso il quale ha raccomandato il suo assistente personale di fiducia. Ovvero, quel Carlo Pucci, promosso a dirigente commerciale e responsabile dei servizi generali presso l’EUR S.p.A, nonché esponente di spicco del sodalizio criminale Buzzi-Carminati, nell’ambito della cupola fascio-mafiosa.
Lorenzo Cola Ad occuparsi della fornitura per conto di Finmeccanica, c’è Lorenzo Cola, il consulente economico dell’ex presidente Pierfrancesco Guarguaglini, che per la transazione si accompagna a Marco Iannilli commercialista e uomo di fiducia di Massimo Carminati. Insieme a Lorenzo Cola, il commercialista Iannilli gestisce la società ArcTrade, tramite la quale si sono ritagliati una quota consistente degli appalti ENAV (società nazionale per l’assistenza al volo), presieduta da Luigi Martini (diploma da perito tecnico e soprattutto ex deputato di AN, in quota Matteoli); commesse nell’ambito della TechnoSky (Logistica e supporti informatici), con presidente Fabrizio Testa (ex AN pure lui, in quota Alemanno, e considerato il “facilitatore” dei rapporti di Carminati con la P.A.); e ulteriori lavori per conto della SELEX (sistemi integrati), amministrata direttamente dalla moglie di Guarguaglini. Tuttavia, il commercialista Iannilli è in affari anche col gruppo di Gennaro Mokbel, per il quale cura l’ingresso in Finmeccanica, attraverso la DIGINT che è il loro cavallo di troia per entrare nel giro di commesse della holding pubblica. Per la Carmine Fascianibisogna, Gennaro Mokbel, che è in solidi rapporti con Carmine Fasciani (ex Banda della Magliana e ras indiscusso del Litorale Pugliese e Mokbelromano, con la gestione esclusiva dello spaccio) e con le ‘ndrine calabresi dei Nicoscia-Pugliese-Arena, affida a Iannilli la cifra di 8 milioni di euro per il buon fine dell’intrapresa. E dovrà intervenire Massimo Carminati in persona, e metterci tutto il suo peso, per salvare Noi TPIannilli dalle ire di Mokbel, una volta sfumata l’intrapresa e spariti i soldi dell’Affaire Digint. Carminati, Iannilli, Mokbel, Cola, Piso, Mancini… sono tutti accomunati dalla medesima militanza nell’estrema destra eversiva e, a quanto pare, godono di un accesso libero e riverito nelle stanze del potere.
Faber BeachDella maxi-tangente ritagliata attorno all’acquisto dei nuovi filobus che dovrebbero collegare le nuove unità residenziali di Tor Pagnotta alla Laurentina, Mancini trattiene per sé il 10% mentre il resto della somma sembrerebbe perdersi nei rigagnoli che colano fuori dal “gabinetto di Alemanno”, come dichiarerà alla magistratura uno degli imprenditori (Edoardo D’Inca Levis) Gianni Alemannocoinvolti per la liquidazione della pratica. È curioso notare come fiumi di denaro continuino a sgorgare direttamente sotto il naso di Alemanno, scorrendo a sua insaputa in tasche fidatissime dei camerati a lui più vicini. È davvero il colmo per un uomo che ad ogni circostanza mantiene sempre la stessa faccia, ogni volta pronto a “cadere dalla nuvole” (QUI una lettura molto istruttiva sui pagamenti Enav).
fave di fucaPer il gigantesco danno alle casse comunali ed a quelle della EUR SpA, che sotto l’oculata gestione Mancini chiude, per la prima volta dalla sua fondazione, presenta bilanci pesantemente in perdita, l’allora sindaco Alemanno si costituisce parte civile contro il manager che lui stesso ha nominato. E che per inciso ha gestito per suo  conto, tanto i fondi della campagnia elettorale, tanto la tesoreria della sua fondazione “Nuova Italia”.
Mancini ed AlemannoLa cosa risulta così sfacciata, da far sussultare pure Massimo Carminati, che pure è uomo con ben più di un pelo sullo stomaco:

“A tutto c’è un limite… Alemanno che ieri sul giornale ha scritto che …la merda!…che si costituirà parte civile contro Mancini…ma Mancini è un uomo tuo! Ma che sia o non sia una merda…ma quello è uomo tuo…tu non ti puoi comportà così!”

 Massimo Carminati
 (20/03/2013)

In data 25 marzo 2013, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Roma, Riccardo Mancini viene arrestato per i reati di concussione, corruzione ed emissione di fatturazioni per operazioni inesistenti, ed estorsione, suscitando più di qualche preoccupazione nel mondo di mezzo

“Questo se deve tappà la bocca. Aspettare che passi…se facesse la cosa…stattene tranquillo zitto muto tanto fino a quando ce stanno le elezioni”

 Massimo Carminati al telefono con l’avv. Dell’Anno
 (25/03/2013)

A Mancini viene affiancato l’avv. Pierpaolo Dell’Anno, che tra i suoi assistiti, oltre all’immancabile Carminati, annovera anche Ernesto Diotallevi: ex usuraio, in passato legato al ‘faccendiere’ Flavio Carboni ed agli ambienti piduisti, ex tesoriere del Clan dei Testaccini di Enrico De Pedis e referente di Cosa nostra a Roma.
Omicidio di Roberto CalviEvidentemente la strategia difensiva funziona, perché l’ex manager esce dalla galera a velocità della luce, ottenendo quasi subito gli arresti domiciliari.

“Mancini è stato arrestato per una cazzata! E poi i soldi non se l’è presi lui, lui veramente i soldi non se l’è presi lui, l’ha dati ad un deputato noi lo sappiamo a chi l’ha dati.. sa tutta Roma a chi l’ha dati però hanno arrestato a lui. E vedemo se ce lo dice.”

 Salvatore Buzzi
 (25/03/2013)

fave-di-fucaEbbene, chi mai sarà il misterioso cecio al culo da tenersi stretto? L’Onorevole al quale il Porcone avrebbe rigirato la sostanziosa mazzetta della Breda-Menarini e la cui identità tutta Roma conoscerebbe?!?
In proposito, noi una mezza ideuccia ce l’avremmo pure…

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Mafia Capitale

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on dicembre 5, 2014 by Sendivogius

SpectreIn una città dove tutti chiacchierano troppo, dove ti raccontano qualunque cosa senza neanche bisogno di fare le domande giuste, e mantenere un segreto è praticamente impossibile, della cricca affaristico-criminale cresciuta sulle ceneri della Banda della Magliana, ufficialmente, nessuno sapeva niente.
L'insostenibile scandalo della Panda RossaDi certo, non s’erano accorti di nulla i giornalini della stampa reazionaria, con fascistume aggregato al seguito, che per mesi si sono concentrati con maniacale dedizione alle soste della panda del sindaco Ignazio Marino sul sacro parcheggio del Senato. In alternativa, c’erano sempre le proteste dei ‘cittadini’ contro la nuova gestione dei centri immigrazione e dei campi rom, su cui le trasmissioni nazional-populiste di Formigli-Paragone avevano montato sopra un vero e proprio set a puntate. E s’è visto poi chi c’era dietro la “rivolta spontanea” e quali interessi ci girano attorno…
La solita nazi-merdaIl letargo è durato finché la sonnacchiosa magistratura romana, col nuovo corso inaugurato dal procuratore Pignatone, non ha ‘scoperto’ la cupola fascio-mafiosa che da decenni governa indisturbata la Capitale, dal suo sottobosco di relazioni trasversali. A quel punto, ai watchdogs della retorica anti-ka$ta non è parso vero di poter fare di tutte le erbe un Fascio (mai metafora fu più azzeccata!), potendo giocarsi in contemporanea il “Rosso” (Salvatore Buzzi) ed il “Nero” (Massimo Carminati). Specialista del fortunato giochino è, ça va sans dire, l’organo non ufficiale degli Marcello De Vito il fondamentale rappresentante del M5S al Campidoglioensiferi: il giornaletto forcaiolo dell’inconfondibile Travaglio. Non appena è stata scoperchiata la fogna, immancabili come le mosche sulla merda sono arrivati anche i pentastellati al gran completo, dopo due anni di opposizione non pervenuta in Campidoglio.
Flic e FlocTuttavia, sfugge una differenza fondamentale: mentre Buzzi (piaccia e soprattutto non piaccia) è un personaggio pubblico, con un ruolo riconosciuto ed una reputazione ‘blasonata’ nell’ambito del cosiddetto “Terzo Settore”, e dei servizi sociali in appalto, Carminati è stato la primula nera dell’eversione neo-fascista, a cavallo tra criminalità comune, “servizi segreti” (ovviamente deviati), e la Roma-bene che conta, con protezioni insospettabili tra le “forze dell’ordine”, sempre invischiato in alcune delle vicende più oscure della storia italiana e mai condannato, in regime di sostanziale impunità.
Massimo Carminati Massimo Carminati (sulla cui biografia avremo modo di tornare) è il Re nero del “mondo di mezzo”. Pubblicamente impresentabile, gode di un prestigio illimitato tra i camerati romani (rimasti orfani di Mimmo Concutelli) e di un timore reverenziale presso la malavita capitolina, di cui condiziona traffici e ‘investimenti’ grazie ad un potere mai intaccato. In certi ambienti, il suo nome è ‘leggenda’.
I re di RomaPer accedere al lucroso mondo delle commesse municipali ed ai finanziamenti pubblici, Carminati ha bisogno della faccia (ri)pulita di un imprenditore del ‘sociale’, ben agganciato agli ingranaggi dell’amministrazione capitolina, accantonando le divisioni ideologiche in ossequio al vecchio detto pecunia non olet. “Perché la politica è una cosa, gli affari sono affari”.
Salvatore Buzzi Si tratta di Salvatore Buzzi, ex impiegato di banca, condannato nel 1984 a 24 anni di reclusione per l’omicidio preterintenzionale di una prostituta. In carcere, Buzzi si trasforma in un detenuto modello, diventando dopo le rivolte carcerarie degli Anni’70 il fiore all’occhiello del nuovo corso inaugurato dalle amministrazioni penitenziarie. Si laurea a pieni voti in Lettere Moderne con una tesi sull’economista Vilfredo Pareto e intraprende studi di giurisprudenza. Partecipa ad ogni attività possibile, per il recupero riabilitativo dei detenuti. Si fa promotore di nuovi percorsi culturali, in concomitanza con la realizzazione dei primi laboratori teatrali, fino alla rappresentazione dell’Antigone di Sofocle tra le mura di Rebibbia, per la regia di Ennio De Dominicis, con il patrocinio della Provincia di Roma e dell’allora vicepresidente Angiolo Marroni, poi diventato “garante per i detenuti”. In tale veste, diventa uno dei principali relatori al primo convegno dedicato alle Misure alternative alla detenzione e ruolo della comunità esterna, il 29/06/1984, sulle pene alternative alla carcerazione e sui nuovi percorsi di promozione sociale. Quindi, nel 1985 fonda una delle prime cooperative di detenuti: Rebibbia 29 Giugno, con esplicito riferimento al Convegno che segna la sua rinascita. Ottiene i suoi primi lavori, in regime di semilibertà, per la ripulitura di alcuni tratti della Via Tiberina, nei comuni della provincia a nord di Roma, e avvia altre piccole attività imprenditoriali in ambito cooperativo, fino alla sua scarcerazione nel 1991.
Carcere di RebibbiaA suo modo, Salvatore Buzzi incarna per molti anni un esempio riuscito di riabilitazione carceraria e di reinserimento sociale. E come icona ad uso politico, ottiene tutta una serie di agevolazioni e di aiuti istituzionali, per la sua cooperativa che viene giudicata “un modello da seguire” e da replicare. La onlus “29 Giugno” (che nel frattempo si è liberata della dicitura Rebibbia) si specializza nei Mappa dei Municipi di Romaservizi di giardinaggio, provvedendo alla manutenzione degli spazzi verdi dell’allora V Circoscrizione di Roma (attualmente Municipio IV), assumendo ex detenuti, portatori di handicap, ex tossicodipendenti. Persone che diveramente avrebbero poche o nessuna possibilità di impiego lavorativo. Le grandi fortune per la cooperativa arrivano nel 1993 con l’insediamento della giunta Rutelli e l’adesione (nel 1994) al Consorzio Nazionale Servizi, che raggruppa oltre 200 cooperative di settore. Durante il Giubileo del 2000, alla cooperativa di Buzzi viene affidata la manutenzione delle aree verdi davanti alle basiliche di S.Giovanni e S.Paolo. Ma col tempo il giro di affari si amplia sempre di più, estendendosi ai servizi di igiene urbana, pulizia di immobili pubblici e privati, servizi di portineria (all’Università di Roma 3); ottiene in gestione la raccolta porta a porta della spazzatura differenziata per conto dell’AMA, ed allarga il suo business fino all’affidamento dei centri di accoglienza dei quali, insieme alle cooperative cattoliche della “Domus Caritatis”, detiene la gestione quasi in esclusiva, spesso in assegnazione diretta o con bandi di gara ritagliati su misura, in regime di sostanziale monopolio.
Basilica di S.Giovanni in LateranoGli introiti sono tali, che nel 2013 la “29 Giugno”, insieme alla sua consorziata “Eriches29” può dichiarare un fatturato di quasi 60 milioni di euro ed oltre mille addetti.
A tutti gli effetti, la Onlus di Salvatore Buzzi diventa uno dei soggetti cooperativi più importanti di Roma e Provincia. Attraverso la Eriches29 detiene quote partecipative in decine di cooperative e controlla al 20% il “Consorzio Formula Ambiente” (di cui a Roma condivide medesimo indirizzo e sede), nell’ambito della LegaCoop, particolarmente attivo su sette regioni (Piemonte, Lazio, Emilia Romagna, Sardegna, Abruzzo, Marche, Puglia) e con importanti appalti per conto della emiliana HERA.
Quartiere TiburtinoSi tratta di una realtà imprenditoriale, travestita da onlus, di primo livello, attivissima sul territorio e con un ruolo ben riconosciuto, in grado di garantire voti e finanziamenti elettorali, con la quale amministratori e politici locali devono fare i conti e soprattutto ne ricercano gli appoggi, in quanto Buzzi è esponente di spicco di una delle più grandi realtà associative in Italia.
In tal senso, non dovrebbero stupire le frequentazioni ‘istituzionali’, per quanto riguarda quelle certificate e riconosciute, del management del Consorzio con esponenti pubblici in occasioni semi-ufficiali. Non si tratta di incontri carbonari, o convegni segreti in qualche catacomba, ma prassi ordinaria di una normale attività politica. Sventolare dunque le foto (peraltro pubbliche) delle cene con l’ex sindaco Gianni Alemanno, o dell’attuale ministro Giuliano Poletti (presidente di LegaCoop) con Salvatore Buzzi in convegni ufficiali, come amano fare certi giornali e Roberto Savianol’immancabile Roberto Saviano, auto-promossosi ad esperto mondiale di mafia, non ha davvero senso ed assume un valore di denuncia del tutto pretestuoso. Suscitano scandalo le foto che ritraggono politici e vertici della cooperativa a cena, con Gianni Alemanno e Luciano Casamonicasullo sfondo Luciano Casamonica (quello con la maglia Italia) esponente dell’omonimo clan zigano. Casamonica, in semilibertà è dipendente del consorzio che, per dire, tra i suoi associati ha anche Pino Pelosi, condannato per l’omicidio Pasolini.

Cena socialeRoma, 28/09/2010. Cena sociale organizzata presso il centro di accoglienza gestito dalla Cooperativa 29 Giugno.
Da sinistra, Giuliano Poletti, Franco Panzironi, Umberto Marroni e Daniele Ozzimo (in piedi in fondo).
Da destra, Gianni Alemanno, Salvatore Buzzi (col maglione rosso) e Angiolo Marroni (garante per i diritti dei detenuti del Lazio).

Salvatore Buzzi e Simona Bonafé Se per questo, nell’albo fotografico della cooperativa (reperibile sul sito della stessa) si possono trovare immagini che ritraggono Salvatore Buzzi anche insieme all’iper-renziana Simona Bonafé.
È lo stesso Salvatore Buzzi indicato fino a qualche mese fa come imprenditore di successo ed esempio riuscito di riscatto sociale, invitato a raccontare la sua “straordinaria esperienza” per convegni in tutta Italia.
Salvatore Buzzi e Giuliano PolettiE del resto, a volerli guardare con la lente giusta, le attività del “compagno Buzzi” avrebbero dovuto suscitare più di qualche sospetto tra quanti ora puntano il ditino accusatore del moralista a mezzo stampa:

Romanzo Criminale«D’altronde, che a Roma ci fosse del marcio era, da tempo, sotto gli occhi di tutti. Dalle periferie violente gli omicidi di strada, dai negozi che passano rapidamente e misteriosamente di mano, allo sfaldarsi del tessuto di solidarietà fra i cittadini, la presenza di un’agguerrita “mala” si percepiva eccome
 (03/12/2014)

A scriverlo sulle prime pagine de La Repubblica, è l’ex magistrato Giancarlo De Cataldo, l’ottimo autore di “Romanzo Criminale”. Peccato che poi lo stesso De Cataldo avesse uno spazio di pubblicazione proprio sul giornalino della Cooperativa 29 Giugno, con Buzzi presidente e Carlo Guarany come direttore editoriale, entrambi arrestati in seguito all’inchiesta promossa dal procuratore Pignatone.
Giancarlo De CataldoE se non s’era accorto di nulla nemmeno De Cataldo..!
Alessandro Di Battista da Civita (VT) Anche il “Movimento Cinque Stelle”, che ora si agita tanto, in tempi recentissimi s’era interessato della Eriches29. In un’accorata interpellanza alla Camera, la deputata-cittadina Carla Ruocco, una dei cinque membri del nuovo direttorio pentastellato fresco di nomina, il 14/04/2014 chiedeva alla “Presidenza del Consiglio dei Ministri” per quale motivo al Consorzio Eriches29 non fosse stata affidata la gestione del centro rifugiati di Castelnuovo di Porto. Per la bisogna si rifaceva ad una solerte denuncia de “Il Tempo”:

Carla Ruocco«…la sezione del Tar del Lazio presieduta dal giudice Sandulli ha trattato cause relative alla gestione del centro di accoglienza per i rifugiati di Castelnuovo di Porto e che proprio alla Proeti s.r.l., di proprietà dei coniugi Sandulli, è stata aggiudicata, con procedura negoziata, la manutenzione straordinaria degli alloggi del citato centro; si legge su altro articolo pubblicato su Il Tempo il 20 marzo 2014 che il presidente del consorzio Eriches 29, già aggiudicatario di gara per il servizio di gestione del centro, lamenta di «aver subito un pregiudizio dai pronunciamenti emessi dalla sezione prima ter» ed afferma che «vogliamo essere giudicati da un giudice sereno, che non abbia più parti in commedia. Perché se è fornitore per la Prefettura di Roma proprio per il Cara di Castelnuovo di Porto, chi ci assicura che l’accanimento nei nostri confronti sia solo legato alle ragioni di diritto?»; a giudizio degli interroganti le circostanze e le condotte riportate dalla stampa appaiono, ove rispondenti, al vero particolarmente allarmanti perché evocano una pericolosa commistione di ruoli e fanno paventare il rischio dell’alterazione della necessaria terzietà ed indipendenza del giudice

Seduta parlamentare del 14/04/2014
Interrogazione n.4-04499

Il TempoSi scoprirà poi che l’articolo in questione era stato ispirato su diretto intervento di Massimo Carminati, che per la bisogna s’era incontrato direttamente con Gianmarco Chiocci, il direttore del noto quotidiano fascista della Capitale.
Strage di BolognaNon è dato sapere quando l’ex terrorista nero dei NAR abbia deciso di prendere sotto la propria cappella ‘imprenditoriale’, Salvatore Buzzi ed il suo entourage, mettendo a disposizione la propria rete di relazioni nel sottobosco della malavita romana. Ma basandosi sui trascorsi giudiziari del Guercio, se ne può far salire la collaborazione alla fine degli anni ’90, dopo l’ultima condanna di Carminati a 6 anni e mezzo di reclusione, nel Febbraio del 1998, NARper i suoi trascorsi con la Banda della Magliana. Certo in galera non dev’esserci stato granché, visto che l’anno successivo (il 17/07/1999) Er Cecato veniva nuovamente arrestato per il clamoroso quanto misterioso furto nel caveau del Palazzo di Giustizia di Roma, insieme ad altri vecchi esponenti dei NAR riciclatisi nella criminalità comune.
Morte di CaravillaniA far gola al Consorzio, che controlla per via diretta una quindicina di cooperative, è soprattutto la gestione dei centri di accoglienza per immigrati: le anime morte che vengono smistati nei centri e computati alla stregua di capi di bestiame, per far crescere l’importo dei risarcimenti in rapporto al numero degli ospitati, che a bocca dello stesso Buzzi rendono meglio del traffico di droga (60 euro al giorno per ciascun adulto e 85 euro per i minori). Meglio ancora se i profughi vengono stornati verso strutture di proprietà di altre società immobiliari controllate dal gruppo che così, oltre alla quota giornaliera, si fa pagare anche l’affitto a carico degli enti pubblici di competenza.
soldiTra le società interessate ci sono la Rogest srl, a sua volta controllata dalla “Luoghi del Tempo”, intestata a Lucia Mokbel, sorella di quel Gennaro, esponente della destra neo-nazista romana, implicato nello scandalo Telekom-Sparkle, ed interessato agli appalti di Finmeccanica. Oltre alla militanza nell’estrema destra e le frequentazioni con gli ambienti eversivi dei NAR, Mokbel e Carminati condividono anche lo stesso commercialista, Marco Iannilli, a cui è intestata la villa di Sacrofano dove risiede la ex primula nera. Insieme a Lorenzo Cola (altro fascistone), Iannilli era già stato coinvolto nello scandalo delle commesse pilotate di Finmeccanica.
Ma tra le società potenzialmente interessate agli affari del Consorzio di Buzzi ci sono anche la Edil House 80, tra i cui proprietari si distingue Andrea Munno, anche lui un passato nell’estrema destra.
Anni_di_piomboSotto la giunta Alemanno, tra gestione dei punti verde e immigrati, il fatturato delle cooperative dell’accoppiata Buzzi-Carminati si decuplica nella manciata di pochi anni, con un giro per decine di milioni di euro. Impongono le nomine ai vertici delle aziende partecipate del Comune, stabiliscono le assunzioni nella municipalizzata per la raccolta dei rifiuti (AMA), condizionano l’attribuzione degli appalti ed il confezionamento dei bandi di assegnazione. Per questo pagano un fiume di tangenti a funzionari e politici compiacenti.
La spartizione criminale di RomaPer il recupero crediti e le altre attività di riscossione sul territorio, ci pensa invece il factotum di Carminati. Si tratta di Riccardo Brugia, a suo tempo assurto agli onori del gossip per una sua tresca con Anna Falchi, in realtà è un ex rapinatore di banche ed altro esponente storico della destra neo-fascista romana, col compito di coordinare le attività nei settori del recupero crediti e dell’estorsione, di custodire le armi in dotazione del sodalizio, mentre le attività vengono coordinate presso la tavola calda di un distributore di benzina in Corso Francia.
In ambito ufficiale, al Consorzio vengono affidati su assegnazione diretta gli interventi per l’emergenza maltempo a Roma, la manutenzione delle piste ciclabili e dei parchi pubblici. Ad interessarsi della pratica è Claudio Turella, funzionario del Comune di Roma, con la responsabilità per la programmazione e manutenzione delle aree verdi. Per il suo disturbo, Turella avrebbe ricevuto: 25.000 euro per l’emergenza maltempo, la promessa di 30.000 euro per le piste ciclabili, più la promessa di altre somme di denaro.
Riccardo ManciniSe Franco Panzironi e Riccardo Mancini, due fedelissimi di Gianni Alemanno, sono a libro paga ordinario della cupola, provvedendo all’assegnazione di appalti ed allo sblocco dei pagamenti, alla grande cuccagna partecipa anche Giovanni Fiscon, direttore generale dell’AMA, e una vita da ‘dirigente’ nelle partecipate pubbliche (ACEA e SOGEIN). Mentre Franco Panzironi è il democristiano passato al Littorio, esperto in assunzioni clientelari di massa e grande elemosiniere della fondazione alemanniana Alemanno e Mancini“Nuova Italia”, Riccardo Mancini è l’ex avanguardista, storicamente legato a Massimo Carminati, e portato da Alemanno fino ai vertici dell’EUR S.p.A. Stando agli atti dell’inchiesta, i due pubblici ufficiali a libro paga forniscono all’organizzazione uno stabile contributo per l’aggiudicazione degli appalti, oltre allo sblocco dei pagamenti in favore delle imprese riconducibili all’associazione e tra il 2008 e il 2013 come garanti dei rapporti dell’associazione con l’amministrazione comunale. Della partita fa parte anche Carlo Pucci, il tabaccaio di Viale Europa, promosso a direttore marketing dell’ente pubblico, per la sua straordinaria competenza nella vendita di gratta e vinci.
EURFabrizio Franco Testa, un’altra creatura di Alemanno e della sua “destra sociale” che ha infeudato l’ENAV, è la testa di ponte dell’organizzazione nel settore politico e istituzionale, coordina le attività corruttive dell’associazione, si occupa della nomina di persone gradite all’organizzazione in posti chiave della pubblica amministrazione. Nel 2009 viene nominato alla presidenza di ENAV-Tecnosky e per questo era già indagato per un presunto giro di sovra-fatturazioni e costituzione di provviste in nero.
Luca Gramazio Luca Gramazio è invece un figlio d’arte: ha ereditato voti e referenze da papà Domenico, detto Er Pinguino, fascista verace e storico personaggio della destra missina, tra i fondatori del sindacato CISNAL. Attuale capogruppo di “Forza Italia” alla Regione Lazio e già presidente dei consiglieri comunali di Roma durante l’era Alemanno, il Gramazio junior che ha frequentazioni dirette e continue con Carminati, è sospettato dagli inquirenti di “essere uno dei collegamenti dell’organizzazione con il mondo della politica e degli appalti” e per questo remunerato con un contributo da 50.000 euro. Sempre che il quadro indiziario venga confermato in sede probatoria.
Domenico GramazioMa a quanto risulterebbe dalle indagini il giochino andava avanti da tempo, col coinvolgimento trasversale di pezzi pregiati legati invece alla vecchia amministrazione veltroniana…
Interessati al business potenzialmente infinito dell’accoglienza agli immigrati africani, che a partire dal 2011 affluiscono ad ondate Luca Odevainedalla Libia in fiamme, la cricca si affida niente meno che a Luca Odevaine; precedenti per detenzione di sostanze stupefacenti ed emissione di assegni a vuoto, che non gli impediscono di fare una sfolgorante carriera politica, a tal punto da diventare vice-capo gabinetto dell’allora sindaco Walter Veltroni, per conto del quale cura i rapporti con le Forze dell’Ordine, la Polizia Municipale, rappresentando il Sindaco nel Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza. Fino Polizia provincialeal Gennaio 2013 è stato pure responsabile della “polizia provinciale” (a proposito di corpi inutili). Insomma l’uomo giusto al posto giusto. Per conto della giunta Veltroni, è stato anche direttore dell’Ufficio per il decoro urbano e contro l’abusivismo edilizio, delegato del sindaco alla Polizia Municipale, nonché direttore dei centri per rifugiati politici. Soprattutto, Odevaine fa parte del “Tavolo di coordinamento nazionale”, voluto dal Ministero degli Interni per fronteggiare l’emergenza immigrazione. In pratica, grazie al suo ruolo, Odevaine può «orientare le scelte del Tavolo di coordinamento nazionale al fine di creare le condizioni per l’assegnazione dei flussi di immigrati alle strutture gestite dai soggetti economici riconducibili a Buzzi». In tale veste come coordinatore per l’accoglienza ai rifugiati, aumenta il numero delle quote degli immigrati da destinare nei centri accoglienza di Roma e del Lazio, favorendo gli interessi dei centri gestiti dal consorzio Buzzi-Carminati, ricevendone un contro-stipendio da 5.000 euro al mese più regalie.
Luca OdevaineA (non) completare l’elenco delle figure istituzionali poste nei punti chiavi e funzionali all’ottenimento di appalti commissionati su misura, ci sono altresì Mario Schina, che dal 2001 al 2007, sempre sotto la giunta Veltroni, è stato responsabile per il “decoro urbano” al Comune di Roma. E pure Emanuele Salvatori, coordinatore comunale per l’attuazione del “Piano rom e interventi di inclusione sociale”.
Tra gli indagati, c’è invece Eugenio Patené, consigliere regionale in quota PD, Walter Politano (responsabile dell’anticorruzione!), e Daniele Ozzimo che durante l’epoca Veltroni era assessore capitolino alla Casa.
Daniele Ozzimo Daniele Ozzimo (classe 1972) esordisce come consigliere municipale nell’ex Municipio V, dove la cooperativa muove i suoi primi passi per la manutenzione degli spazi verdi ed i servizi di giardinaggio. E quindi sarebbe naturale che il consigliere PD, che in null’altro s’era distinto finora se non per il record di assenze dai banchi del consiglio comunale (con tassi di assenteismo del 98%), intrattenga fin da subito rapporti con una delle più importanti realtà cooperative attive sul territorio locale. Il fatto di aver ricoperto, tra i suoi molteplici incarichi pubblici, la carica di vice Presidente della Commissione Politiche Sociali, diventando poi membro della Commissione Lavori Pubblici, Scuola e Sanità, lo rende un referente piuttosto privilegiato per la coop. “29 Giugno”. E quindi, al di là dei facili sensazionalismi mediatici, qualche dubbio sul suo reale conivolgimento nella vicenda sarebbe più che lecito… Anche perché nell’Ordinanza della Procura, a leggere gli atti resi pubblici, finora NON sembrerebbero emergere fatti penalmente rilevanti a carico di Ozzimo. Tra i presunti beneficiati della cricca ci sarebbe invece Mirko Coratti, presidente Mirko-Corattidimissionario dell’attuale consiglio capitolino. Coratti è una vecchia conoscenza. È stato vice-coordinatore romano per “Forza Italia” fino al 2005, quando dai suoi feudi elettorali concentrati tra le borgate di Fidene e Villa Spada, ed i quartieri della periferia N.E, passa con voti e bagagli al ‘centrosinistra’, transitando per l’Udeur. Alfiere del renzismo nella Capitale, Coratti era più che altro famoso per le sue pagliacciate mediatiche come quando si incatenò ad un lampione di Via del Plebiscito, per protestare contro “le violenze dei no-global ed il ripristino (bontà sua!) della legalità[QUI]. La cricca gli avrebbe rigirato una stecca da 150.000 euro, per sbloccare un pagamento da 3 milioni di euro destinato alle cooperative del Consorzio di Buzzi, insieme alla aggiudicazione del bando di gara AMA n. 30/2013 riguardante la raccolta del multimateriale; lo sblocco dei pagamenti sui servizi sociali forniti al Comune di Roma; la nomina di un nuovo direttore del V Dipartimento, in sostituzione della neo incaricata Gabriella Acerbi, ritenuta persona poco disponibile. Sempre secondo gli atti della magistratura inquirente.
Sinking of TitanicMa il verminaio scoperchiato dalla Procura romana sembra solo la punta di un iceberg destinato a travolgere altri nomi ‘eccellenti’ della politica capitolina, e contro il quale rischia concretamente di impattare come una sorta di Titanic, l’intera Regione Lazio in un nuovo scandalo ancora da esplorare.
Perché oscura è profonda è la tana del Bianconiglio…

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UNDERWORLD

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on dicembre 2, 2014 by Sendivogius

watchmen-rorschach

Una Sin City marcia e cupissima, a prova di redenzione. Ecco a cosa è ridotta Roma, col suo mondo sotterraneo di sottopanza e capi-bastone, “amministratori (profittatori) pubblici” e feudatari del mefitico politicume capitolino (il più corrotto, amorale, e trasversale possibile), faccendieri e intrallazzatori, fascisti di borgata e arnesi mai disarmati dell’eversione neo-nazista, emissari delle ‘ndrine calabresi e vecchie ‘batterie’ della Banda della Magliana in libera dispersione… Sono i protagonisti assoluti di un romanzo criminale che dipana il suo intreccio nerissimo, all’ombra di una gigantesca holding organizzata intorno al malaffare istituzionalizzato a strumento di sub-governo. È l’esplosione di una neoplasia tumorale, incistata tra i gangli di una macchina amministrativa intrinsecamente corrotta e parassitaria, che in assenza di anticorpi naturali è cresciuta incontrastata ed abnorme, permeando l’intero tessuto sociale di una città, sfilacciata nel reticolo osceno di gruppi di potere criminale e cosche affaristico-clientelari su base para-mafiosa.
Ghost-riderSi tratta di un “ramificato sistema corruttivo” tutto costruito attorno alle aziende municipalizzate del Comune e nel sistematico storno dei finanziamenti pubblici, nell’ambito dell’assegnazione di appalti e servizi. Tutto consumato alla luce del giorno, tutto noto e risaputo, nel più totale disinteresse di una cittadinanza indifferente e cialtrona, che al massimo si mobilita per cacciare via una quarantina di profughi (la causa di ogni degrado) dalla periferia di Tor Tre Teste. In questo, non s’è fatta pregare troppo; subito sobillata dai soliti avanzi di fogna dello squadrismo borgataro e da qualche reduce dal forcone spuntato, eccitati dall’inaspettata possibilità di riconquistate le luci della ribalta, con la massima attenzione dei ‘media’ non interessati ad altro. Almeno fino alla trentina di arresti Alemanno - Il collezionista di figure di merdaed al centinaio di indagati, tra esponenti di primo piano della politica capitolina e vecchie conoscenze della fascisteria romana (di cui l’ex podestà  Gianni Alemanno ha costituito a suo tempo la sintesi perfetta), che hanno disvelato al piccolissimo Pubblico l’esistenza di un’organizzazione a delinquere di stampo mafioso, specializzata in estorsione, truffa, usura, corruzione, riciclaggio di capitali illeciti, turbativa d’asta, false fatturazioni, appropriazione indebita… e tutto il solito campionario di reati annessi e connessi, ai danni di una città in bancarotta e prossima al tracollo.
Alemanno a pecoroniDi un simile sottobosco, di questa cupola fascio-mafiosa, delle sue relazioni inconfessabili e delle sue commistioni col potere politico, delle convergenze nell’ambito dell’amministrazione capitolina, con l’occupazione ed il saccheggio delle aziende municipalizzate e delle società partecipate, passando per la correlazione tra un simile sistema affaristico-clientelare e camerati raggrumati attorno all’entourage del sindaco (post?)fascista… noi avevamo già parlato con largo anticipo sui tempi e con dovizia di informazioni.
Pertanto, prima di dedicarci a questo nuovo capitolo, riproponiamo ai nostri Lettori un riepilogo delle puntate precedenti:

ALEMANNO CONNECTION
GIGLIA Dove si parla dei comitati di interesse, di un certo Franco Panzironi e della Fondazione Nuova Italia, delle interrelazioni e dei personaggi, che hanno reso possibile la connessione affaristico-criminale all’ombra del littorio, per quello che si può definire il “Sistema Alemanno” nella gestione del potere…

I RACCOMANDATI
Panzironi Dove si parla di un certo Stefano Andrini, del suo patrono Franco Panzironi e della sua esperienza all’UNIRE, ma anche di come certe cambiali elettorali vadano portate all’incasso, inaugurando un nuovo corso ed una nuova identità per “Roma Capitale”…

IL MARCIO SU ROMA
Samuele Piccolo e Alemanno Dove si parla di come si costruisce il consenso e si creano clientele, partendo proprio dalle periferie, raccontando la straordinaria ascesa e caduta del buon Samuele, il Piccolo samaritano delle borgate..

IL SACCO DI ROMA
The Fall of Roman Empire - detail by Klem Kanthesis Dove si parla di come saccheggiare una città e le sue risorse, spoliandone beni e servizi alla stregua di un bottino di guerra, occupando e portando al collasso le principali aziende municipalizzate di AMA ed ATAC

LA SOCIETÀ DEI MAGNACCIONI
00 - una scena della serie-tv 'Roma' Dove si parla ancora di società partecipate del Comune, della EUR S.p.A. e dell’ACEA, di Riccardo Mancini, del suo amico Massimo Carminati, ma anche di Franco Panzironi e di tanta altra bella gente…

BELLA GENTE
Terza Posizione Dove si parla di un certo Gennaro Mokbel e della sua banda; di come si comprarono un senatore della Repubblica coi voti dei mafiosi calabresi; di una enorme truffa, e di come i camerati nascosero il mitra per darsi agli affari…

IL POLIPO
polipo Dove di parla di un certo Carlo Pucci, dell’ente EUR, di strani appalti e filobus mai partiti, di Riccardo Mancini e dei suoi legami con l’estrema destra neo-fascista…

Aggiungi un posto a tavola, che c’è un amico in più…
Magliana Dove si parla di tal Vincenzo Lattarulo assunto alle ‘Risorse Umane’ del Comune, della Banda della Magliana e di Massimo Carminati, di eversione nera e altri camerati…

I PREDATORI DELL’INDUSTRIA PERDUTA
Finmeccanica Dove si parla degli appalti pilotati di ENAV e della SELEX. Ma anche di come un certo Lorenzo Cola riuscì a mettersi in affari con la dirigenza di Finmeccanica, per milioni di euro, intercedendo per Mokbel ed i suoi soci…

SIN CITY

A voler vedere, molto era stato già scritto..!

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SAND CREEK

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on novembre 30, 2014 by Sendivogius

The Birth of a Nation (1915)

Massacri, stragi, etnocidi.. sono elemento ricorrente nella storia dell’umanità, tanto da costituire l’unico aspetto universalmente condiviso su scala globale fin dagli albori dei tempi. Se dovessimo prendere per buone le ipotesi più recenti, persino gli uomini di Neanderthal si sarebbero estinti in seguito ad un deliberato atto di sterminio, praticato con ferocia dal più “evoluto” Homo sapiens: l’umanità gattonava da poco sulla faccia della terra agitando pietre e bastoni, senza nulla sapere della lavorazione dei metalli o dei rudimenti fondamentali per l’agricoltura, che già si produceva nel suo primo genocidio.
In compenso, col tempo e con l’evoluzione, la pratica si è affinata così da estendersi con efficacia su scala di massa ancor maggiore, potendo contare su mezzi e strumenti sempre più sofisticati, fino ai massimi risultati raggiunti nell’età contemporanea…
American Nazi party pickets bookshop in 1962Nel corso dei secoli, qualunque fosse la latitudine, razza, o religione, ogni popolo ha dato il suo fondamentale contributo nell’album delle atrocità, che sono sempre state perpetrate con gusto particolare e consumate con una certa creatività omicida.
Rio Grande  E se la ferocia eliminazionista, ovviamente ammantata delle migliori intenzioni in nome del “progresso”, della “civilizzazione”, o della “sicurezza nazionale”, è stato uno dei tratti distintivi per l’affermazione dei moderni stati-nazione, pochi hanno celebrato le proprie efferatezze, incastonandole in una sorta di cornice epica di compiaciuta esaltazione, come nel caso della grande democrazia americana che ha fatto della dicotomia schmittiana Amico/Nemico l’essenza costitutiva della sua identità ‘nazionale’, parallelamente allo sviluppo di una propria “teologia politica”; per giunta con ampio anticipo sui tempi, rispetto alla formulazione teorica del giurista tedesco.
Nascita di una nazione - La croce ardente del Ku Klux KlanTra gli innumerevoli bagni di sangue che hanno consacrato l’ascesa della nazione americana nella sua compiuta definizione identitaria, in concomitanza coi 150 anni esatti dalla consumazione della strage (29/11/1864), vale la pena di ricordare il massacro di Sand Creek.

The Sand Creek Massacre - Guy Huygens

Nel 1864, la guerra civile che oppone i secessionisti della CSA agli unionisti del Nord non è ancora terminata, che già la Federazione guarda con bramosia agli immensi territori dell’Ovest: una sorta di dispensa interna dalle risorse potenzialmente illimitate e tutta da colonizzare, dove convogliare le masse di disperati provenienti da ogni angolo della vecchia Europa. Che poi le terre in questione fossero già occupate, era questo un aspetto del tutto secondario e non certo tale da costituire un problema, per una nazione avviata verso le sorti radiose di un destino manifesto, ovviamente predestinata ad una espansione incontrollata della “razza bianca anglosassone” per volontà divina.
Per incentivare la migrazione verso le Grandi Pianure occidentali, nel 1862 il Congresso degli Stati Uniti promulga l’Homestead Act: tutte le terre poste al di fuori dei confini originari delle tredici colonie vengono considerate terreno demaniale da assegnare a chiunque ne faccia richiesta. Ripartiti in lotti di 65 ettari (estensibili), i terreni sono ceduti a titolo gratuito agli assegnatari dopo 5 anni di usufrutto legale. Ovviamente, gli eventuali diritti The Art of Howard Terpning (2)delle popolazioni indigene di cacciatori semi-nomadi, che sulle terre oggetto dell’annessione vivono già da qualche millennio, non vengono minimamente presi in considerazione. Frazionati in clan rivali e gruppi tribali spesso in lotta l’uno contro l’altro, i popoli delle Grandi Pianure (Cheyenne, Dakota, Arapaho..) si ritrovano in poco tempo catapultati dal neolitico all’età moderna, in una società complessa e irriducibilmente aliena che non comprendono e nella quale risulta loro impossibile integrarsi. D’altra parte, i coloni considerano i “pellerossa” poco più che animali e meno che dei selvaggi: un inutile ingombro all’avanzata di sviluppo e progresso.
nativeSecondo il copione classico di ogni espansione coloniale, con gli indigeni vengono siglati “patti di eterna amicizia”, si scambiano doni, si promette assistenza e protezione militare, si definiscono le zone di caccia, si delimitano le rispettive aree di influenza. Sono trattati che vengono blandamente rispettati da ambo le parti, fintanto che non si intensificano gli insediamenti dei colonizzatori.
All’occorrenza, i capitribù vengono ‘invitati’ d’imperio nei forti militari a sottoscrivere contratti capestro (che all’occorrenza vengono violati secondo convenienza), in cui cedono volontariamente la terra. Quindi sono costretti letteralmente a levare le tende e trasferiti di forza in qualche ritaglio di terreno, sempre più ristretto ed il più inospitale possibile, sperando che fame e malattie facciano il resto. Ove ciò non avvenga, provvede l’esercito.
us-cavalry-battle-prairie-dog-creekIl destino riservato alle “selvagge” popolazioni degli Cheyenne e degli Arapaho del Colorado nel 1864 non fu poi molto diverso da quello in cui un paio di anni prima erano incorsi i Dakota del Little CrowMinnesota. In merito, il generale John Pope, al comando della spedizione punitiva del 1862 contro la tribù ribelle di Little Crow, ha le idee chiarissime su come vadano trattati gli oriundi, considerati maniaci e bestie feroci coi quali nessun accordo può essere considerato valido. John PopeIl Gen. Pope istituisce deportazioni in condizioni proibitive. Sollecita impiccagioni di massa, mentre i suoi tribunali militari sfornano condanne in serie, dopo processi sommari che non prevedono alcun diritto alla difesa. Istituisce taglie da 25 dollari, per lo scalpo di ogni indiano sorpreso a gironzolare nel Minnesota.
scalpoTra il 1861 ed il 1864 è la volta dei Navajo e degli Apache dell’Arizona: il capo Mandas, che è cristiano, viene catturato a tradimento, durante un incontro con le autorità militari, torturato con ferri roventi, infine ucciso e decapitato.
CherokeePrima di loro, intorno al 1830, era toccato alle “tribù civilizzate” dei Cherokee del Mississippi, ai Creek ed ai Chickasaw del Tennessee, ai Seminole della Florida… e ancor prima alla confederazione delle nazioni Seminoleirochesi. Incapaci di accantonare le proprie rivalità dinanzi al pericolo comune, in compenso le tribù si lasciano coinvolgere attivamente nelle Guerra d’Indipendenza prima, e in quella di secessione dopo, dividendosi equamente tra lealisti britannici ed indipendentisti, quindi tra confederati ed unionisti, senza ricavarne peraltro alcun beneficio in termini di riconoscimenti e trattati favorevoli.
the-long-shot“Civilizzati” o meno che fossero, i nativi vengono infatti giudicati inassimilabili al nuovo stato ‘democratico’ dalle sorti radiose. La separazione razziale, rigorosamente ammantata di una qualche legittimazione legale, costituirà una preoccupazione costante del legislatore statunitense, ansioso di preservare la purezza originale dei primi coloni wasp, sempre affamati di nuove terre da occupare.
Guerra di IndipendenzaSubito dopo la Guerra d’Indipendenza contro l’Impero britannico, le popolazioni oriunde vengono dapprima tenute separate dalla popolazione bianca, in una sorta di regime di apartheid. Quindi, man mano che aumenta l’interesse e la bramosia verso le loro terre, si ricorre ad una progressiva espropriazione, con la deportazione degli abitanti originari. I popoli autoctoni vengono espulsi in massa, al passo con le requisizioni coatte, e trasferiti in luoghi sempre più inospitali attraverso lunghe marce forzate, che spesso e volentieri si trasformano in vere marce della morte. Le “riserve indiane” verranno istituite solo quando non si troveranno terre ancora ‘selvagge’ dove poter espellere gli indesiderati.
Navajos deportati a Bosque RedondoÈ interessante notare come una delle prime forme scientificamente pianificate e organizzate di “pulizia etnica” in epoca moderna venga messa in pratica da un sistema democratico, costituzionalmente riconosciuto, per motivi squisitamente razziali. I giuristi di Washington parlano di rimozione, così come si fa coi rifiuti ingombranti. La pratica genocida, che per modalità di esecuzione poco differisce con l’eliminazione degli Armeni dell’Anatolia da parte dei Turchi un secolo fa, viene legittimata e protocollata su base legale attraverso l’Indian Removal Act del 1830.
Armenians_marched_by_Turkish_soldiers,_1915Tortura e sterminio vengono considerate come giuste “punizioni” da impartire a scopo deterrente e con severità, perché ogni atto di indulgenza o moderazione si configura sempre come una intollerabile debolezza. Ne va del prestigio nazionale! Va da sé che i peggiori eccidi vengono sempre perpetrati a scopo “difensivo”.
La “democrazia americana” non aveva ancora compiuto 60 anni, che già applicava con disinvoltura la segregazione razziale, la pulizia etnica e lo sterminio degli indiani, la schiavitù dei ‘negri’. Col tempo migliorerà, estendendo le discriminazioni agli immigrati cinesi e asiatici, ai latini e agli ispanici, facendo del linciaggio e delle esecuzioni sommarie a sangue freddo una pratica ordinaria, in una nazione sempre più militarizzata nella sua paranoia securitaria.

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La Conquista del West
Pionieri Nel decennio che va tra il 1851 ed il 1861, vengono intensificati i trattati per regolare la penetrazione delle regioni attraversate dal fiume Platte, stipulando la ripartizione delle terre dal Nebraska al Missouri, fino alle Montagne Rocciose passando per il Colorado. Gli accordi sono semplici: si cedono le terre al governo federale in cambio di “doni”, che spesso e volentieri non arrivano, e ci si trasferisce di forza nelle “riserve” assegnate (e revocabili in qualsiasi momento).
Cercatori d'oroIntorno al 1858, il massiccio afflusso in Colorado di minatori e cercatori d’oro che sconfinano in territorio indiano, insediandosi nei territori di caccia delle tribù, provocano il crescente malumore di Cheyennes e Arapaho, con incidenti sempre più frequenti sulla linea invisibile della frontiera. Attratti dalla corsa all’oro, circa 100.000 coloni in gran parte provenienti dal Kansas si insediano abusivamente nei territori assegnati agli indiani neanche un decennio prima (Trattato di Fort Laramie, 1851) e fondano una propria entità amministrativa indipendente che chiamano Territorio di Jefferson, stabilendo la propria capitale la neonata città di Denver. In tale modo, costituiscono il primo nucleo del futuro stato del Colorado che verrà ufficialmente riconosciuto nel 1861, in violazione di tutti i trattati precedentemente stipulati coi nativi.
Art of Howard TerpningIl 18/02/1861, a Fort Wise, viene stipulato un nuovo accordo bilaterale: gli ‘indiani’ avrebbero rinunciato unilateralmente ai 2/3 delle terre concesse soltanto un decennio prima; tutti i nativi avrebbero dovuto trasferirsi obbligatoriamente in un’ansa ritagliata lungo il fiume Arkansas nel Colorado orientale, in cambio di un’indennità dal valore di 30.000 dollari annui, convertiti in derrate alimentari, sementi per la coltivazione, e attrezzi agricoli. L’esercito si sarebbe impegnato nella “protezione” dei nativi deportati. Il nuovo trattato viene firmato soltanto da una decina di capi tribali, tra i quali Black Kettle (Pentola Nera), Antilope Bianca, e Lean Bear (Orso Magro).
Nel 1864 la situazione precipita ulteriormente, esacerbata dal fatto che il Colorado difetta in difese, dal momento che gran parte della truppa è stata inviata al fronte per combattere nella Guerra di Secessione.
Battle of Bull Run (1861)Nell’Aprile del 1864, dopo l’ennesima razzia ai danni di alcuni rancheros, il generale Samuel Curtis, comandante federale del Dipartimento del Kansas, incarica il colonnello Chivington di provvedere alla difesa del nuovo Dipartimento del Colorado.
Col. John Milton Chivington  John Milton Chivington è un pastore metodista, con ambizioni politiche, che ha fatto carriera nell’esercito. Decisamente anti-schiavista, si è schierato dalla parte dell’Unione, distinguendosi nella Battaglia di Glorieta Pass alla quale partecipa insieme ai volontari del 1^ Reggimento cavalleggeri del Colorado. Il colonnello, investito del suo nuovo comando, si mette subito all’opera spingendo le sue rappresaglie oltre i confini della riserva indiana, attaccando indistintamente tutti i gruppi coi quali si imbatte.
The-Battle-of-Glorieta-PassIl 16/05/1865 una compagnia di cento soldati al comando del tenente Earye attacca l’accampamento della tribù di Orso Magro (Lean Bear), uno dei pochi capi che ha accettato il Trattato di Fort Wise, uccidendolo a freddo mentre disarmato agita una copia dell’accordo, reclamando il rispetto delle clausole sottoscritte appena tre anni prima.
Black HillsLa mancata corresponsione delle indennità promesse, la violazione dei diritti di transito e la distruzione delle mandrie di bisonti, provocano la feroce reazione degli indiani. In un crescendo di violenze sempre più efferate, gruppi armati di Cheyennes e Kiowas assaltano le fattorie isolate, trucidandone gli abitanti; attaccano i convogli di carri diretti verso la California; saccheggiano le Dog soldierproprietà dei coloni. A distinguersi negli attacchi, sono le spietate bande guerriere degli “uomini-cane” (i Dog Soldiers), che sfuggono ad ogni controllo dei capi moderati e si muovono autonomamente sul territorio, sotto il comando di Roman Nose (Naso Romano).
The Art of Howard Terpning (1)Il 05/07/1864, allarmato dalle notizie di una imminente rivolta generale, e dai raid sempre più cruenti che ormai si spingono fino ai sobborghi di Denver, il John Evansgovernatore John Evans promulga la legge marziale con la sospensione delle garanzie costituzionali. Dinanzi alla ferocia dei Dog-Soldiers, a Denver viene indetto lo stato d’assedio. Quindi si procede all’arruolamento di un nuovo corpo di volontari, con la creazione del 3^ Reggimento Cavalleria del Colorado.
Cavalleggeri del ColoradoIl nuovo reggimento di cavalleggeri è composto da 1150 effettivi su ferma trimestrale (per l’esattezza 100 giorni), mentre gli ufficiali vengono eletti su indicazione George L. Shuop da giovanedelle truppa. La neo-costituita unità di cavalleria viene posta sotto il comando del 28enne George L. Shoup: un subordinato del colonnello Chivington, con cui a combattuto a Glorieta Pass contro i confederati. Descritto dopo i fatti di Sand Creek come la feccia del Colorado, il 3^Reggimento in realtà arruola il meglio della buona società di Denver: commercianti, uomini di affari, impiegati di banca, avvocati, insegnanti, ingegneri e piccoli proprietari terrieri…
Colorado-3rd-Regiment-Recruiting-Poster-August-1864Si tratta di civili senza un vero addestramento militare, volontari armati scarsamente professionalizzati, traumatizzati dalle incursioni delle bande di Naso Romano.
Henry Roman NoseAl contempo però, oltre alla mobilitazione militare, si cerca di addivenire ad un nuovo accordo con i capi Cheyenne più accomodanti.
Edward W. Wynkoop, in Denver, Colorado Territory, Appx. 1865 Il 28/09/1864, il maggiore Edward W. Wynkoop, che detiene il comando della guarnigione di Fort Lyon attorno al quale si sono raccolte le tribù non ostili, scorta a Denver una delegazione dei capi Cheyenne e Arapaho che avevano a loro tempo sottoscritto il trattato di Fort Wise nel 1861, per addivenire ad una nuova intesa che li garantisca da eventuali rappresaglie armate.
Denver il 28 settembre 1864In quella che viene chiamata “Conferenza di Fort Wise”, partecipano il governatore Evans ed il comandante Chinvington, Black Kettle (Pentola Nera)oltre ai capi indigeni Pentola Nera (Black Kettle) e Antilope Bianca, senza che peraltro si raggiunga alcun accordo definitivo. Chivington telegrafa al suo diretto superiore, il gen. Curtis, per ricevere istruzioni. Lapidario, il generale boccia ogni possibile trattiva:Non voglio alcuna pace finché gli indiani non soffriranno di più.
John M. Chivington at Camp Weld with Black Kettle and his menPertanto, i clan di Black Kettle e White Antelope e gli Arapaho di Mano Sinistra (Left Hand) vengono considerati “tribù ostili”. Nonostante questo, viene permesso loro di continuare ad accamparsi a due miglia da Fort Lyon, come era stato loro ordinato appena un paio di mesi prima dal governatore Evans.
Fort LyonAgli indiani vengono fornite razioni per dieci giorni, secondo quanto prestabilito peraltro da tutti i precedenti trattati ancora in vigore. Motivo per il quale il maggiore Wynkoop, comandante del forte, verrà rilevato dal comando e messo sotto indagine disciplinare.
Major Anthony Al suo posto, viene insediato il maggiore Scott Anthony, la cui massima preoccupazione è come “punire gli indiani”. Il maggiore Anthony intima alle tribù di Pentola Nera e Antilope Bianca di accamparsi in prossimità del fiume Sand Creek, in piena Riserva, ad una sessantina di km dal forte, ed invia persino un carro ambulanza col soldato David Louderback che poi diventerà uno dei testimoni d’accusa della mattanza.
sandcreek-mapQuindi informa il comando del colonnello Chivington che un migliaio di nativi ostili si sono accampati a meno di 30 miglia dal forte, chiedendo l’invio di immediati rinforzi.
Chivington ed Anthony con ogni evidenza si rifanno alla filosofia del generale Philip Sheridan, secondo cui un buon indiano è sempre quello morto. In particolare, Chivington, con spirito evangelico come si addice ad un presbitero della Chiesa Metodista, è convinto che si debba ‘ucciderli tutti’ a scopo preventivo, compresi i bambini, perché le uova di pidocchio diventeranno pidocchi.

arapaho

Eventuali “danni collaterali” che all’epoca non venivano nemmeno contemplati rientravano nella ricerca ossessiva di una “punizione” collettiva. Come ebbe a dire lo stesso generale Sheridan:

Philip Sheridan  «Se un villaggio viene attaccato e donne e bambini muoiono nel corso dell’attacco, la responsabilità di queste morti non deve ricadere sull’esercito, ma sulla gente che ha causato l’attacco stesso con i propri crimini

Che poi è quanto Tsahal va predicando ininterrottamente da settant’anni, mettendo in pratica le sue rappresaglie contro i palestinesi tutti e indistintamente. Sorvegliare e soprattutto punire.
Cavalleggeri US (1)Il 28 Novembre giunge al forte il contingente di cavalleria al comando del colonnello Chivington, che viene accolto con entusiasmo dal maggiore Anthony. Quest’ultimo si unisce alla spedizione con altri 125 soldati e quattro obici di artiglieria da montagna, per un totale di circa 800 uomini. Con loro, ci sono infatti i cavalleggeri del 1^ Rgt del Colorado, i volontari del 1^ Rgt del New Mexico, e quelli del 3^ Rgt del Colorado al comando del George L. Shoupcolonnello fresco di nomina George Shoup, che in seguito farà una sfolgorante carriera politica diventando il primo governatore dello stato dell’Idaho (1889) e poi senatore degli Stati Uniti.
John Milton Chivington Chivington, che vuole sfruttare l’occasione per potere vantare una grande vittoria militare contro gli indiani, le cui bande combattenti finora hanno continuato a sgusciargli via tra le mani, scalpita per lanciare l’attacco contro l’accampamento che formalmente sarebbe sotto la ‘protezione’ dell’esercito, per giunta nel territorio di assegnazione, e nonostante le rimostranze di alcuni ufficiali del primo reggimento che non condividono le ragioni dell’attacco: il capitano Silas Soule, coi tenenti Joseph Cramer e James Connor.
Cavalleggeri USAll’alba del 29 Novembre 1864 i volontari della milizia del Colorado, affiancati dai soldati regolari dell’esercito federale, Pentola Nerapiombano sull’accampamento di Black Kettle e Antilope Bianca, che vengono colti totalmente di sorpresa non aspettandosi alcuna minaccia. Sulla tenda di Black Kettle, posta al centro dell’accampamento, sventola una vistosa bandiera americana sotto la quale iniziano a raccogliersi le donne ed i bambini del campo, aspettandosi una qualche immunità, mentre i soldati, smontati da cavallo, circondano l’accampamento cominciando a sparare all’impazzata e avanzando in disordine nel caos più totale.
White Antelope Tra i primi a venire falciati dalla scarica è Antilope Bianca che, gravato dai suoi 75 anni di età, viene abbattuto, mentre incredulo e sdegnato avanza disarmato verso il colonnello Chivington. I soldati faranno scempio del cadavere del vecchio capo, tagliando via naso, orecchi, e testicoli, dopo averlo scalpato. Sorte che peraltro viene riservata alla quasi totalità dei caduti.
Con le sacche testicolari pare siano stati ricavati dei porta tabacco a souvenir dell’impresa, mentre le vagine ascisse alle donne vengono usate come ‘decorazioni’ per i cappelli.
SandCreekMassacreAlcuni dei soldati erano completamente ubriachi, il coordinamento pessimo, tanto che finirono con lo spararsi addosso gli uni con gli altri. Ma la cosa permise a Black Kettle e molti altri nativi di mettersi in salvo, sfuggendo così alla mattanza e provocando la delusione del maggiore Anthony: il comandante di Fort Lyon che aveva accordato la sua protezione agli indiani.
Come ebbe a testimoniare il Capitano Cree:

sand-creekIl Maggiore Anthony, dopo la battaglia al Sand Creek disse che avevamo fatto una buona cosa a uccidere gli Indiani. Voleva che li inseguissimo per poterne uccidere di più.

Celebrato come una grande vittoria militare, il massacro di Sand Creek diventerà presto oggetto di inchiesta in sede penale, più come manovra per stroncare le ambizioni politiche di John Chivington che per senso di giustizia.
Suoi principali accusatori saranno il maggiore Edward W. Wynkoop, estromesso a suo tempo per essersi mostrato troppo morbido coi nativi, e gli ufficiali che maggiormente si erano opposti al raid, suscitando l’ira del loro comandante.
sandcreekIn proposito, il tenente James Connor ebbe a dichiarare:

«Tornato sul campo di battaglia il giorno dopo non vidi un solo corpo di uomo, donna o bambino a cui non fosse stato tolto lo scalpo, e in molti casi i cadaveri erano mutilati in modo orrendo: organi sessuali tagliati a uomini, donne e bambini; udii un uomo dire che aveva tagliato gli organi sessuali di una donna e li aveva appesi a un bastoncino; sentii un altro dire che aveva tagliato le dita di un indiano per impossessarsi degli anelli che aveva sulla mano; per quanto io ne sappia John M. Chivington era a conoscenza di tutte le atrocità che furono commesse e non mi risulta che egli abbia fatto nulla per impedirle; ho saputo di un bambino di pochi mesi gettato nella cassetta del fieno di un carro e dopo un lungo tratto di strada abbandonato per terra a morire; ho anche sentito dire che molti uomini hanno tagliato gli organi genitali ad alcune donne e li hanno stesi sugli arcioni e li hanno messi sui cappelli mentre cavalcavano in fila

Robert Bent Rober Bent, la guida meticcia che era stata costretta con la forza ad accompagnare le truppe verso il campo indiano, testimoniò:

«Vi erano circa trenta o quaranta squaws che si erano messe al riparo in un anfratto; mandarono fuori una bambina di sei anni con una bandiera bianca attaccata a un bastoncino; riuscì a fare solo pochi passi e cadde fulminata da una fucilata. Tutte le squaws rifugiatesi in quell’anfratto furono poi uccise, come anche quattro o cinque indiani che si trovavano fuori. Le squaws non opposero resistenza. Tutti i morti che vidi erano scotennati. Scorsi una squaw sventrata con un feto, credo, accanto. Il capitano Soule mi confermò la cosa. Vidi il corpo di Antilope Bianca privo degli organi sessuali e udii un soldato dire che voleva farne una borsa per il tabacco. Vidi un squaws i cui organi genitali erano stati tagliati.
Vidi una bambina di circa cinque anni che si era nascosta nella sabbia; due soldati la scoprirono, estrassero le pistole e le spararono e poi la tirarono fuori dalla sabbia trascinandola per un braccio. Vidi un certo numero di neonati uccisi con le loro madri

John S. Smith, commerciante ed interprete, ospite dell’accampamento, parla di massacro indiscriminato:

«Ho visto i corpi di coloro che erano distesi a terra venir tagliati a pezzi, incluse le donne. Si è trattato delle peggiori mutilazioni che abbia mai visto prima. Venivano tagliati coi coltelli, scalpati, i cervelli buttati via… bambini di due o tre mesi, gente di tutte le età, dai poppanti ai guerrieri

Il colonnello Shoup, comandante del 3^ Rgt Colorado indiziato delle atrocità peggiori, dichiarerà che lui era troppo distante per poter aver visto bene.
Black Kettle, sopravvissuto all’eccidio, dopo aver ricevuto un indennizzo irrisorio per lo spiacevole equivoco, verrà poi internato di riserva in riserva, costretto a sottoscrivere trattati di volta in volta abrogati o violati, salvo finire ammazzato quattro anni dopo nel Massacro di Washita, stavolta ad opera del 7^ Cavalleggeri del generale Custer.
custerIl capitano Silas Soule, che si era distinto nella battaglia di Glorieta Pass combattendo contro i confederati, venne deferito dal colonnello Chivington alla corte marziale con l’accusa di vigliaccheria per essersi rifiutato di sparare contro le donne in fuga.

Capitano Silas Soule (1)Non posso concludere il mio rapporto senza dire che la condotta del Capitano Soule, Compagnia D, 1° Cavalleria del Colorado, fu riprovevole, dal momento che disse di aver ringraziato Dio per non aver ucciso Indiani e altre espressioni che lo fanno sembrare più in simpatia con gli Indiani che con i bianchi.

Rapporto al Gen. Curtis del Col. J.M.Chivington
Denver, 16/12/1864.

Capitano Silas Soule Ad ogni modo, Soule ne divenne l’ccusatore implacabile. Tuttavia non riuscì mai a testimoniare davanti alla commissione d’inchiesta militare, dal momento che alcuni mesi dopo venne ammazzato in una sparatoria a Denver da un certo Charles Squire, il quale riuscì poi ad evadere fortunosamente di prigione facendo perdere ogni traccia.
Ovviamente, a parte qualche nota di biasimo ed una condanna puramente formale, non il colonnello Chivington né alcuno dei responsabili dell’eccidio di Sand Creek ebbe mai a patire noie o conseguenze particolari per i loro atti, che non dettero luogo ad alcuna vera incriminazione e tanto meno ad una condanna.
IndiansProprio come oggi a Ferguson in Missouri o nel Cermis (Italia, 1998). Ma l’elenco è potenzialmente infinito… Specialmente quando c’è di mezzo un “destino manifesto”..!

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(69) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , on novembre 27, 2014 by Sendivogius

Classifica NOVEMBRE 2014”

Omelette

Sistematicamente, con cadenza ciclica regolare, fioccano bollettini dal prudente entusiasmo, che annunciano la “ripresa” prossima e imminente con la fine della ‘crisi’.
Se dovessimo riepilogare tutti gli annunci trionfalistici a cura di anal-(isti) ‘esperti’ sull’uscita dal tunnel, che si sono susseguiti in questi ultimi anni, mentre la contrazione economica si trasformava in recessione e incancreniva a tal punto da diventare depressione, potremmo riempire abbondantemente le pagine di questa rubrica, stilando una classifica a parte.
Tuttavia, ben pochi sono in grado di raggiungere le vette auliche, oltre le quali si proiettano le limpide previsioni del sedicente “centro studi” di Confindustria, con sfoggio di rara piaggeria cortigiana nei confronti del governo più amato dal sindacato corporativo degli industriali. Urne vuote, astensione record e disgusto massimo, ma tavoli della Leopolda pieni coi padroni in coda a staccare assegni per un coperto.

Palafitta  «Nel mare dell’incertezza sgorgato dalla crisi si stagliano alcuni solidi pilastri su cui poggia l’espansione globale destinata a rafforzarsi nei prossimi trimestri.
[…] In Italia l’export è tornato ad aumentare, l’occupazione mostra i primi segnali di recupero, si è arrestata l’emorragia di credito alle imprese e la riduzione dei tassi, di cui hanno molto beneficiato titoli pubblici e bancari inizia a essere trasmessa alle piccole aziende.
[…] Le riforme strutturali danno frutti nel medio termine, ma nell’immediato rispondono alla domanda di cambiamento del Paese e restituiscono così la fiducia necessaria a rilanciare consumi e investimenti

 Centro Studi Confindustria
 (26/11/2014 )

Prossima data di rilancio prevista: Gennaio 2015.
Perciò segnatevelo sul calendario e non mancate all’appuntamento, che la ripresa vi aspetta su solidi pilastri e 80 euri nelle tasche.

Hit Parade del mese:

Coglione del Mese01. LICENZIARE È TUTELARE

[22 Nov.] «Il Jobs Act è la riforma più a sinistra che sia mai stata fatta»
(Matteo Renzi, il Sinistrato)

Galletti02. PENULTIMO CONDONO

[11 Nov.] «In questo Paese non ci saranno mai più condoni edilizi»
(Gian Luca Galletti, Condonato di governo)

 

Il voto è importante03. La democrazia è una delega in bianco contrassegnata da una X

[23 Nov.] «Il voto è l’unico filo che ci lega sistematicamente alla democrazia, quindi uno può essere contento o scontento, ma se rinuncia al voto, rinuncia a qualcosa»
(Romano Prodi, il Tessitore)

Di Battista04. VOCI DALLA FOGNA

[22 Nov.] «Non mi ricandido. L’ho deciso. Se arriviamo al 2018, io non mi ricandido. Non vedo l’ora di uscire di qui, per non avere più a che fare con queste merde»
(Alessandro Di Battista, materia fecale certificata 5 stelle)

Paolo Bernini05. LA CONGIURA DEL SIGNORAGGIO

[14 Nov.] « L’ISIS stampa moneta senza il consenso di USA e FMI. Minare così tanto gli interessi occidentali non è più tollerabile»
(Paolo Bernini, Coglione interstellare)

Berlusconi06. VOTA SILVIO! VOTA SILVIO! VOTA SILVIO!

[19 Set.] «Avrete assistenza medica gratuita: dentiere, operazioni alla cataratta e convenienze varie… cinema al pomeriggio e treno durante la settimana gratuiti, bonus taxi e bonus acquisti, veterinario gratuito una volta al mese per i vostri amici a quattro zampe. Dovete andare a votare, ve lo dice un vostro coetaneo che vi vuole bene»
(Silvio Berlusconi, Riciclatore di patacche)

Pittella07. ABBIAMO UN MARSHALL A BRUXELLES

[26 Nov.] «Il “Piano Juncker” per me è un sette. Segna la fine dell’austerità dell’era Barroso. Ora porte aperte alla flessibilità»
(Gianni Pittella, Calamità europoide)

La donna perfetta08. E ‘STI CAZZI?!?

[18 Nov.] «In politica io voglio avere il mio stile, l’essere sempre a posto, è un quid in più. Rosy Bindi ha avuto il suo stile, il nostro stile è diverso, e per fortuna… Io ad esempio ho deciso di andare dall’estetista ogni settimana. Mi prendo cura di me, mi faccio le meches, mi faccio la tinta. Cosa dovrei andare in giro con i peli ed i capelli bianchi? Ho un ruolo pubblico, rappresento tante persone, e voglio rappresentarle al meglio. Il nostro stile di fare politica è ‘Ladylike’, uno stile che deve piacere»
(Alessandra Moretti, Miss ceretta)

Maurizio Gasparri09. PASTA AI FINOCCHI

[24 Nov.] «Guido Barilla è passato dalla difesa della famiglia alla subalternità a lobby gay. Non compriamo più Barilla.»
(Maurizio Gasparri, culo chiacchierato)

Grillo10. BEATI GLI ULTIMI

[22 Nov.] «Con cinque consiglieri in Emilia Romagna abbiamo vinto»
(Beppe Grillo, dissociato mentale)

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Posted in Muro del Pianto, Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on novembre 22, 2014 by Sendivogius

money

Piaga antica, il Trasformismo è una costante della politica italiana di cui costituisce la norma, contrassegnando il degrado della vita pubblica: dai feudi elettivi su base ereditaria ai notabili locali, coi loro pacchetti di voti in dote al miglior offerente; dai corporativismi castali, ai cacicchi del trasversalismo consociativo; dai signori delle tessere, ai padrini delle clientele e delle cosche elettorali… È il gusto arcaico di un ‘potere’ dalle forme barcocche, inteso innanzitutto come arbitrio personale ed esercitato all’ombra degli ‘affari’, nella presunzione dell’impunità.
Boardwalk EmpireIl proliferare di certi figuri istituzionali misura l’intorbidamento di valori e prospettive ideali, progressivamente imputridite nelle acque di una politica tossica, impantanata nelle torbiere della grande palude centrista. Nessun corpo ne è immune. Una volta effettuato l’innesto per ibridazione democristiana, la contaminazione è irreversibile. Si diffonde come una neoplasia tumorale ed agisce alla stregua di un virus mutogeno, che rigenera le cellule dell’organismo ospite a propria immagine e somiglianza. In questa prospettiva, la trasformazione di un PD impollinato dalle spore della Margherita può ritenersi un processo ormai compiuto.
Luigi Lusi ed i milioni sparitiDopo il caso di Fracantonio Genovese, purosangue DC, stavolta è il turno dell’onorevole Marco Di Stefano, per una vicenda passata tutta in sordina e che invece vale la pena delineare nella sua valenza paradigmatica…
Marco-Di-StefanoApostolo del renzianesimo nei circoli della Capitale, mentre alla Leopolda si è occupato di coordinare il tavolo sui “pagamenti digitali”, il deputato Di Stefano è una sorta di emblema del trasformismo applicato a forma vincente di ascesa tutta personale, nel nuovo corso intrapreso da un “centrosinistra”, senza più aspirazioni né funzionalità storica che non sia mera transizione spartitoria.
MARCO DI STEFANOCinquantenne rampante (Roma, il 12/05/1964), Marco Di Stefano nasce politicamente a destra; attraversa tutto l’arco centrista e infine approda a ‘sinistra’, sotto l’illuminata leadership veltroniana, con una di quelle operazioni di mera cooptazione elettorale per acquisizione voti di cui Goffredo Bettini è sempre stato l’immaginifico deus ex machina.
Le sue evoluzioni acrobatiche nelle brughiere della politica romana, che ha fatto delle piroette trasformiste la prassi ordinaria di sottogoverno capitolino, rappresentano un certificato di garanzia.
riot controlEx poliziotto, è stato (manco a dirlo!) un ‘fascista'; bazzica gli ambienti della destra romana e nel 1989 aderisce ufficialmente al MSI. Nel 1993, conosce il MSIsuo primo esordio elettorale di successo, venendo eletto consigliere circoscrizionale, per l’immenso suburbio dell’Aurelio che accorpa i quartieri di Casalotti, Boccea, e Primavalle, nella periferia ovest della città. Sui banchi consiliari della XVIII Circoscrizione di Roma, fa la Stefano De Lilloconoscenza di un altro ras della politica capitolina: quello Stefano De Lillo che, insieme ai suoi fratelli, tanto si darà da fare nella Roma di Alemanno, piazzando mezzo parentado in ogni posto disponibile a carico pubblico. De Lillo, transumato nel “Nuovo Centrodestra” di Angelino Alfano, fa parte a pieno titolo dell’attuale maggioranza di governo di “centrosinistra”. Tornando a Di Stefano, nel corso di un ventennio, passa al CCD (Centro Cristiano Democratico) della triade D’Onofrio-Casini-Mastella, e Mario Baccininel 1997 diventa consigliere comunale. Si mette sotto l’ala protettiva di Mario Baccini, il ferale impresario di pompe funebri in stile anni ’30 recentemente passato anche lui al NCD di Alfano. Aderisce all’UDC di cui diviene segretario provinciale. Segue il grande balzo a ‘sinistra’, quando forte delle sue 14.000 preferenze viene eletto nella lista civica che sostiene la candidatura di Piero Marazzo alla Regione Lazio.
beating-a-dead-horse-call-me-maybeTra un incarico e l’altro, nel 2000 svolge anche le funzioni di sub-commissario governativo dell’UNIRE (Unione nazionale incremento razze equine), feudo personale di Franco Panzironi e della “destra sociale” di Gianni Alemanno, che schiantano l’ente sotto una cascata di debiti.
Goffredo Bettini - Er SeccoNel 2007 passa all’UDEUR di Clemente Mastella, che lo promuove vice-segretario nazionale. Ma nel Febbraio del 2008 molla tutto per entrare nel nuovo PD di Walter Veltroni in quota Fioroni (ex Margherita), per scoprirsi fan accanito di Letta (Enrico) e poi renziano di ferro.
Il governatore Marrazzo, prima di essere travolto dalla sordidissima storiaccia di ricatti, prostituzione transessuale e cocaina, lo nomina assessore al Demanio ed al Patrimonio, con un occhio di riguardo alla cassa ed alle potenzialità di investimento che la sua gestione comporta.
buco neroE qui cominciano i primi guai per il sanguigno Marco Di Stefano… Infatti, secondo la Procura di Roma, l’ex consigliere regionale nel 2008 avrebbe condotto una serie di trattative agevolate, in deroga ai regolamenti previsti dai bandi di gara, con i fratelli Pulcini, noti costruttori romani, assai attivi nel settore immobiliare, per l’affitto di due palazzi alla Regione Lazio (in deficit di bilancio e surplus di immobili), alla Lazio Servicemodica cifra di 7 milioni e 327 mila euro l’anno, per conto della Lazio Service (altra controllata regionale e noto carrozzone clientelare), nell’Agosto del 2008.
pulciniIl ‘bello’ (o il brutto) è che i Pulcini sembrano non detenere nemmeno la proprietà degli immobili interessati alla locazione, ma tramite la propria società di investimenti ne gestiscono l’assegnazione, ricavando lucrose plusvalenze.
Guardia di Finanza Secondo il nucleo di Polizia valutaria della Finanza, attraverso una serie di triangolazioni societarie (la Belgravia Invest srl e la Coedimo), Di Stefano avrebbe predisposto i contratti di locazione al solo fine di soddisfare gli interessi economici degli imprenditori Antonio e Daniele Pulcini a canoni esorbitanti e completamente fuori mercato. Per il disturbo, Di Stefano si sarebbe fatto pagare una ‘provvigione’ pari ad un milione e 800 mila euro, dei quali 300.000 sarebbero stati destinati al suo Lostsegretario e collaboratore personale, tale Alfredo Guagnelli di cui non si hanno più tracce dall’08/10/09 dopo un suo misterioso viaggio a Firenze. Una scomparsa provvidenziale, che priva gli inquirenti della procura romana di un tassello fondamentale dell’inchiesta in atto, insieme al corpo del reato (il denaro).
Alfredo Guagnelli Alfredo Guagnelli (classe 1972), viveur e fama di donnaiolo, è uno dei tanti faccendieri dei quali l’Italia abbonda, sempre a cavallo tra affari e politica. Con la sua Internazionale immobiliare e la Genco Srl gestisce compravendite di immobili ed intermediazioni di affari. È di casa in Costa Azzurra ed a Montecarlo, con un occhio sempre attento alla politica domestica per rapporti trasversali… Attraverso la propria concessionari di auto di lusso, World Rent Car si preoccupa di carrozzare Marco Di Stefano. È in ottimi rapporti con Paolo Bartolozzi, eurodeputato di Forza Italia, di cui sosteneva le campagne elettorali. Ed è grande amico di Michele Baldi, un altro specialista nel cambio multiplo di casacche: Alleanza Nazionale, poi Forza Italia, e infine capolista della “Lista Zingaretti” alle ultime elezioni regionali, folgorato anche lui sulla via del Nazareno. Ma Guagnelli in passato ha frequentato pure l’ex consigliere provinciale del Pdl Enrico Folgori e Giulio Gargano (ex DC, ex AN, ex FI, ex tutto), prima di volatizzarsi nel nulla diventando uccel di bosco.

la società dei magnaccioniLa truffa degli enti previdenziali
Gli enti previdenziali costituiscono da sempre la cuccagna per affaristi e politicanti senza scrupoli, che scambiano le casse pensionistiche (altrui) come una specie di bancomat personale a cui attingere liberamente.
Nel 2008, le palazzine già interessate dalla trattativa tra Di Stefano e Guagnelli e Pulcini sullo sfondo della Regione Lazio, tutte situate in Via del Serafico, nel quartiere Ardeatino dove il valore immobiliare di mercato si aggira attorno ai 4.000 € al m², sono oggetto di una seconda transazione…
Enpam Il 14 Ottobre del 2008, la commissione patrimoniale dell’ENPAM (l’Ente di Previdenza ed Assistenza di Medici e Odontoiatri) prende in esame l’acquisto del palazzo di via Serafico 107 già affittato alla Regione. A curare la trattativa è sempre la Belgravia Investimenti.
Il 21 Ottobre i fratelli Pulcini avviano la compravendita dell’immobile con prezzo fissato a 29 milioni di euro, firmando un contratto preliminare con versamento di 2 milioni di euro.
Il 22 Ottobre, la Belgravia Invest Srl, per gentile intercessione dell’assessore Di Stefano partecipa al bando regionale per l’affitto dei nuovi locali della “Lazio Service”.
A Marzo 2009, l’immobile viene venduto all’ENPAM per 58 milioni di euro, con una plusvalenza del 100%. Nel 2010 viene acquistato (tramite la Coedimo Srl) anche il secondo immobile per 31 milioni di euro e subito rivenduto all’ENPAM al costo di 59,7 milioni di euro.
Per una così lungimirante operazione immobiliare, soprattutto per la cassa previdenziale degli odontoiatri, la Procura di Roma ha disposto una indagine per truffa aggravata nei confronti dell’ex presidente dell’Ente Eolo Parodi, Maurizio Dallocchio, docente all’università Bocconi ed ex consigliere esperto dell’ente, l’ex direttore generale Leonardo Zongoli e l’ex responsabile degli investimenti finanziari Roberto Roseti. L’ex direttore del dipartimento immobiliare dell’ente, Luigi Antonio Caccamo che, in cambio dell’affare avrebbe ottenuto dai Pulcini l’uso di una casa di sei stanze a Trastevere, è invece accusato di corruzione.
WackyRacesAntHill_MobLe gigantesche creste ai danni dei bilanci degli enti previdenziali, che oltre a salassare le categorie professionali di riferimento sono chiamati a corrispondere le future pensioni dei medici (tra cui giovani e precari che pagano contributi salatissimi) ed erogare quelle dell’oggi, vista la sostanziale impunità del reato con la restituzione del malloppo, passando per la (s)vendita degli immobili pubblici, tendono a ripetersi con modalità più o meno sempre uguali.
D’altronde, da Pietro Lunardi a Claudio Scajola, le case sono da sempre una grande passione della “politica”, con immobili di pregio che variano di prezzo tra una cessione ed una compravendita, a velocità della luce, dove a guadagnarci sono in pochissimi e quasi sempre gli stessi…
Enpapi È il caso dell’ENPAPI (l’ente previdenziale degli infermieri), con l’acquisto della sua nuova sede in Via Farnese capace di rivalutarsi del 25% in un solo giorno, con immobili che passano di mano nel giro di 24 ore…

«Una sede prestigiosa acquistata per un controvalore di 20 milioni di euro. È quanto ha fatto Enpapi, cassa previdenziale degli infermieri, il 29 aprile 2009 comprando la villa di via Farnese 3, in Roma (quartiere Prati), dalla società Dm Immobiliare. Villa che, nello stesso giorno, Dm Immobiliare aveva rilevato da Citec International (gruppo Citec, specializzato in soluzioni informatiche) per un corrispettivo di 16 milioni.»

Vitaliano D’Angerio
La villa che si rivaluta del 25% in un giorno
Il Sole 24 Ore – (02/02/2012)

Plusvalenza alla vendita: 4 milioni di euro. Tanto a pagare sono gli infermieri.
ENPAPMa niente batte l’incredibile vicenda dell’ENPAP (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza degli Psicologi), con un intero palazzo comprato e rivenduto in un solo giorno, con una cresta da 18 milioni di euro tutta a carico delle casse previdenziali dell’ente.
Il 31 gennaio 2011, l’immobiliare bresciana Estate due srl acquista dal Fondo Omega, un palazzo di oltre 3.000 mq (cinque piani con seminterrato) in pieno centro di Roma, in Via della Stamperia nello storico rione Trevi, al costo di 26 milioni e mezzo di euro e nello stesso giorno rivenduto all’Ente previdenziale degli psicologi per la modica cifra di 44 milioni e mezzo di euro.
Riccardo Conti Amministratore unico dell’immobiliare di Brescia (con un capitale sociale di 73.720 euro e nessuna struttura organizzativa) è Riccardo Conti, che all’occorrenza è anche senatore PdL e che per inciso in tutta la compravendita non sborsa un solo euro.
Il Fondo Omega che detiene la proprietà del palazzo a prezzo variabile è il fondo immobiliare della banca Intesa San Paolo, su gestione della Fimit. A presiedere Angelo Arcicasal’ENPAP e sottoscrivere l’acquisto è invece il lungimirante Angelo Arcicasa, al quale potevano vendere benissimo anche la fontana di Trevi data la sua disponibilità di spesa ed il valore che attribuisce al denaro, peraltro non suo.
In pratica, la nuova sede dell’Enpap viene pagata 14.000 euro a mq. E con IVA inclusa l’intera spesa arriva a sfiorare i 54 milioni di euro. Come invece il costo di un immobile possa aumentare di 18 milioni di euro in una sola giornata lavorativa, è mistero che non l’oculato Angelo Arcicasa, né la FIMIT di Massimo Caputi si sono mai dati la pena di spiegare per un ‘affare’ clamorosamente in perdita.
L’unico a guadagnarci (e parecchio pure!) è il senatore Conti, che non contento si guarda bene dal versare l’IVA dovuta. E si dimentica pure di pagare la ditta che effettua (da contratto) i lavori di ristrutturazione. Si tratta in fondo di una peculiarità distintiva per tutti i ladri che affollano la corte dei papiminkia.

Pappone costituente

En passant, la società immobiliare del senatore Conti si dimentica anche di fornire i certificati di agibilità e le planimetrie catastali del palazzo venduto all’ENPAP, senza che peraltro il presidente Arcicasa si sia mai preso il disturbo di richiederli, col risultato che in tal modo la proprietà risulta invendibile né cedibile a terzi.
Denis VerdiniCom’è, come non è, un milione di euro legato alla compravendita della sede ENPAP finiscono rigirati dal senatore Conti nelle tasche del senatore Denis Verdini, suo degno collega di partito, senza che si capisca bene a che titolo (la penale per un precedente prestito mai chiarito di 10 milioni di euro).
E d’altronde l’amico Denis non è nuovo a simili intrallazzi. Infatti, oltre ad illecito finanziamento (si sospetta la creazione di una provvista di fondi neri), l’intraprendente Verdini dovrà rispondere anche per gli appalti pilotati nella costruzione della nuova Scuola per la formazione dei marescialli dei Carabinieri a Firenze, nell’ambito della sua indefessa attività di “mediatore” al centro di alcuni dei più torbidi intrighi del ventennio berlusconiano nell’ambito della cosiddetta P3 (ne avevamo parlato QUI).
Renzi e VerdiniAttualmente, Denis Verdini è l’interlocutore privilegiato (e si può dire unico) del Telemaco trapiantato a Palazzo Chigi: quello che litiga tutti i giorni con ogni cosa sia collocabile vagamente a sinistra, insulta i sindacati, e odia i “professoroni” a meno che non gli diano sempre ragione. Però è pappa e ciccia con la Confindustria (che gli paga Leopolda e campagna elettorale) e riscrive la Costituzione col pappone di Arcore, di cui Verdini è il plenipotenziario di fiducia.
CUOREIn quanto a Marco Di Stefano, l’entità dell’affare e dell’aggravio di spesa ai danni della Regione Lazio, non hanno impedito al nostro eroe di essere ricandidato a tutte le tornate elettorali successive e maturare il suo bel vitalizio. Inserito nel listino bloccato alle ultime elezioni amministrative, in quota PD nella circoscrizione Lazio1, Marco Di Stefano è risultato essere il primo dei non eletti alla Camera, ed è potuto entrare in Parlamento solo ad agosto 2013, per la rinuncia di Marta Leonori entrata come assessore al Comune di Roma.
Shingeki no kyojinIn virtù delle sue passate e straordinarie esperienze gestionali, a Di Stefano è stato subito assegnato un posto come membro della Commissione Finanze del Parlamento. Attualmente (bontà sua!) si è autosospeso.
Boardwalk-EmpireSono i soliti avanzi di ‘nuovo’, che non passano mai.

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Distopiche Visioni

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , on novembre 19, 2014 by Sendivogius

Scempio a Venezia

Ci sono opere che non hanno bisogno di presentazioni.
Semplicemente, vanno viste. Rispondono ad un principio elementare, alla base di ogni satira: castigat ridendo mores; con quella giusta punta di fiele che non guasta mai, nell’Italietta ridanciana delle comicità tutta peti e rutti. E fotografano meglio di ogni altro l’immagine di una società ben peggiore della sua rappresentazione distopica…
Dalla pregiata ditta di Inception ed il genio di Giancarlo Fontana, va in onda ITALSTELLAR:

Prodotto da Inception
Diretto da Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi

Cast: Giancarlo Fontana, Ase Pagani, Giuseppe G. Stasi, Lorenzo D’Angella, Corinna Ombuen e con l’amichevole partecipazione di Nicola Pistoia

Scritto da Marco Lupo Angioni, Giancarlo Fontana, Daniel Franchina, Giuseppe G. Stasi
Coordinatrice artistica: Federica Remotti
Montaggio: Giancarlo Fontana
Visual FX: Lorenzo D’Angella
Operatore: Luca Filoni
Assistente di produzione: Massimo Di Marzio

Una parodia spietata dell’Italia presente, che poi è l’involuzione naturale di altri flagelli sociali diversamente devastanti…

…passando per l’Amico Ritrovato, attualmente risorto dalle parti del Nazareno per collaterale intercessione…

Misericordias Domini Misericordias Domini, in aeternum cantabo.

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Articolo 45 MAGNUM

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , on novembre 17, 2014 by Sendivogius

Automag 44 by GypsFulvus

Spacciata in pompa magna come la prima “Legge di stabilità” che riduce le tasse, la manovra economica per l’anno 2015 è il frutto congiunto, scaturito dalla spremuta di meningi degli economisti del nuovo corso renziano: un’assortita squadretta di bocconiani e fondomonetaristi, col gravoso compito di trasmutare la fuffa leopoldiana in “articolato” finanziario, passando per l’annuncite di governo. A corto di coperture complete, tra mance elettorali, pezzi spaiati e componenti riciclati, la “legge di stabilità”, come una gioiosa macchina da guerra, rischia di incorrere in una rottamazione precoce, ancor prima della sua messa a collaudo…
Kharkov Ukraine Tank Depot OverhaulCoi suoi 18 miliardi in meno di mancate entrate fiscali, (non) compensate da provvedimenti aleatori ancor prima che incerti, Merkelsfoggia dimensioni imponenti, e che Angelona Merkel ha definito “impressionanti”; magari fatte per stupire nell’immediato, ma incapaci di reggere sul lungo periodo, nell’ansia di una prestazione assai lontana dagli standard sperati.
Enlarge your penisSostanzialmente, senza intaccare minimamente le sacche del privilegio parassitario, l’intera manovra (che poi è una operazione contabile di marketing elettorale) si regge su un assioma basilare: prendi oggi e paghi domani, con gli interessi raddoppiati. Proprio come avviene nelle offerte trappola degli acquisti a credito, che rateizzano il saldo su pagamento posticipato. Non serve essere esperti di macroeconomia monetaria per comprenderne le dinamiche; sarebbe bastato leggere il Costo della vita(1952) di Robert Sheckley!
IncendiarySe poi le cose non dovessero andare per il verso sperato, se le previsioni di crescita non venissero rispettate e la tenuta lasciasse a desiderare, è sempre pronto il Piano X per tamponare l’emergenza e rispettare i sacri “parametri”. Per questo, insieme all’immancabile aumento dell’accisa su carburanti e tabacchi e alcolici (il modo più rapido e controproducente di fare cassa), esiste l’Articolo 45 con le sue “ulteriori misure di copertura” per la legge di stabilità. Si tratta di provvedimenti aggiuntivi spalmati su base triennale e che, se davvero venissero messi in atto, sono in grado di stroncare ogni ripresa economica da qui al 2050!
Letale come una calibro 45 magnum, micidiale con un proiettile ad espansione sparato a bruciapelo contro un corpo inerte, l’Articolo 45 è la ciliegina esplosiva sopra la torta avvelenata degli 80 euro.

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Art. 45
(Ulteriori misure di copertura)

strangled 1. L’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 50, comma 6, del decreto-legge n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, relativa al Fondo destinato alla concessione di benefici economici a favore dei lavoratori dipendenti è ridotta di 1.930 milioni di euro in termini di saldo netto da finanziare e di fabbisogno e di 2.685 milioni di euro in termini di indebitamento netto per l’anno 2015, di 4.680 milioni di euro per l’anno 2016, di 4.135 milioni di euro per l’anno 2017 e di 1.990 milioni di euro a decorrere dall’anno 2018.
Nooooooo2. L’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 431, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, relativa al Fondo per la riduzione della pressione fiscale è ridotta di 331,533 milioni di euro per l’anno 2015, 18,533 milioni di euro a decorre dall’anno 2016.
3. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 18 e fatti salvi i provvedimenti normativi di cui al comma 4:
a) l’aliquota Iva del 10 per cento è incrementata di due punti percentuali a decorrere dal 1° gennaio 2016 e di ulteriori un punto percentuale dal 1° gennaio 2017;
b) l’aliquota Iva del 22 per cento è incrementata di due punti percentuali a decorrere dal 1° gennaio 2016, di un ulteriore punto percentuale dal 1° gennaio 2017 e di ulteriore 0,5 punti percentuali dal 1° gennaio 2018;
c) a decorrere dal 1° gennaio 2018, con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, l’aliquota dell’accisa sulla benzina e sulla benzina con piombo, nonché l’aliquota dell’accisa sul gasolio usato come carburante, di cui all’allegato 1 del Testo Unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative approvato con il decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 e successive modificazioni, sono aumentate in misura tale da determinare maggiori entrate nette non inferiori a 700 milioni di euro per l’anno 2018 e ciascuno degli anni successivi; il provvedimento è efficace dalla data di pubblicazione sul sito Internet dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
che palle4. Le misure di cui al comma 3 non sono adottate o sono adottate per importi inferiori a quelli indicati nei medesimi commi ove, siano approvati provvedimenti normativi che assicurino, in tutto o in parte, i predetti importi attraverso il conseguimento di maggiori entrate ovvero di risparmi di spesa mediante interventi di razionalizzazione e di revisione della spesa pubblica.
5. Il Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all’attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, e successive modificazioni, è ridotto di 35 milioni di euro per il 2015.
6. All’articolo 7, comma 1, del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67, e successive modificazioni e integrazioni le parole “383 milioni di euro a decorrere dal 2013” sono sostituite dalle seguenti: “383 milioni di euro per gli anni 2013 e 2014 e 233 milioni di euro a decorrere dall’anno 2015”. Il Fondo di cui all’articolo 1, comma 3, lettera f), della legge 24 dicembre 2007, n. 247 è ridotto di 150 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2015.
chiavi7. Con effetto dall’anno 2015 è disposto il versamento all’entrata del bilancio dello Stato, da parte dell’Inps, di 20.000.000 euro per l’anno 2015 e di 120.000.000 euro a decorrere dall’anno 2016 a valere sulle risorse derivanti dall’aumento contributivo di cui all’articolo 25 della legge 21 dicembre 1978, n.845, a decorrere dall’anno 2015; tali risorse gravano sulle quote destinate ai fondi interprofessionali per la formazione continua.

knockoutIn soldoni, tradotto dal burocratese in italiano, ciò vuol dire che in caso di mancate coperture per la tenuta del bilancio dello Stato la legge di stabilità prevede tutta una serie di aumenti che andranno a colpire indiscriminatamente i consumi e la capacità di spesa delle famiglie italiane, con una drastica riduzione del loro potere d’acquisto. L’arma prediletta per distruzione di massa dei redditi è l’aumento progressivo dell’IVA, a scaglioni crescenti e con tutto quello che ne consegue.
E se l’imposta sul valore aggiunto può essere aggirata dai cosidetti “soggetti passivi”, venendo scaricata sugli acquirenti finali con un ricarico sui costi dei beni e dei servizi, il consumatore è colui che ne sopporta tutto l’onere, nell’impossibilità di qualunque detrazione. Cosa che tra i vari effetti collaterali costituisce davvero un ottimo incentivo contro l’elusione fiscale.

evasione-fiscaleGli incrementi previsti riguarderanno nell’ordine:
a) L’IVA ordinaria, che passa dall’attuale 22% al 24% a partire dal 01/01/2016, per crescere ulteriormente al 25% per l’anno 2017 e quindi al 25,5% per il 2018, con tutte le inevitabili ricadute (e aumenti) sul costo della vita ed accise su carburanti ed energia.
Si consideri che fino al 2011 l’imposta sul valore aggiunto non superava il 20%.
b) L’IVA ridotta, che passa dall’attuale 10% al 12% sempre a partire dal 01/01/2016, per poi salire fino al 13% nel 2017.

Legge di Stabilità 2015 - Aumento aliquote IVAPer intendere meglio di cosa parliamo e gli effetti che tali incrementi comporteranno in concreto, onde poter garantire le fondamentali “coperture” che attualmente difettano nella manovra finanziaria blindata dal governo del Figliol prodigo, l’attuale Aliquota IVA del 10%, interessata dagli aumenti, si applica al valore della manodopera soprattutto per le prestazioni di montaggio e messa in opera di beni significativi (tipo il montaggio e manutenzione caldaie) o agli operatori della ristorazione (personale di alberghi, bar, ristoranti..). Il suo eventuale aumento comporta un ovvio ritorno, in termini occupazionali e incisione sul costo del lavoro.
Ma l’aliquota del 10% comprende anche i “prodotti fitosanitari” (anti-parassitari) usati in agricoltura e si applica a moltissimi dei principali generi di consumo, alla base di un’alimentazione che non sia a base esclusiva di pane ed acqua.
130120-lgeRiguarda tutti i tipi possibile di carne (che sia fresca, surgelata, refrigerata, congelata, surgelata, essiccata sotto sale, conservata in salamoia, affumicata, in scatolame), inclusi i prodotti ittici, salumi ed insaccati, ma anche lo strutto, le frattaglie ed il lardo, budella e vesciche;
Dolciumi comunque confezionati (prodotti della panetteria fine, della pasticceria e della biscotteria, anche addizionati di cacao in qualsiasi proporzione);
Latticini (yogurt, kephir, latte fresco, latte cagliato, siero di latte, latticello o latte battuto, e altri tipi di latte fermentati o acidificati, crema di latte fresca, conservata, concentrata o non, zuccherata o non);
Piante e verdure (bulbi, tuberi, radici tuberose, zampe e rizomi, allo stato di riposo vegetativo, in vegetazione o fioriti, altre piante e radici vive, comprese le talee e le marze, fiori e boccioli di fiori recisi, per mazzi o per ornamenti, freschi, fogliami, foglie, rami ed altre parti di piante, erbe, muschi e licheni, per mazzi o per ornamenti, freschi);
Uva da vino e frutta di qualsiasi tipo (scorze di agrumi e di meloni, fresche, escluse quelle congelate, presentate immerse nell’acqua salata, solforata o addizionata di altre sostanze atte ad assicurarne temporaneamente la conservazione, oppure secche);
Riso e Frumento e Cereali (orzo destinato alla semina, avena, grano saraceno, miglio, scagliola, sorgo ed altri cereali minori destinati ad usi diversi da quello zootecnico; arine di avena e altri cereali minori; semole e semolini di orzo, avena, e di altri cereali minori; cereali mondati, perlati, in fiocchi; germi di cereali anche sfarinati);
Legumi (farine di legumi da granella secchi; farine e semolini di sago e di radici e tuberi; farina, semolino e fiocchi di patate);
Malto (anche torrefatto), amidi, glutine, spezie, basilico, rosmarino, salvia, cicoria, alghe (!), barbabietole da zucchero (anche tagliate in fettucce, fresche o disseccate);
Salse e condimenti composti (per la preparazione di zuppe, minestre, brodi; zuppe, minestre, brodi, preparati; preparazioni alimentari composte omogeneizzate), ovvero le conserve per condire la pasta.
E, dulcis in fundo, forniture di energia elettrica e gas per uso domestico, ma anche le locazioni di immobili per uso abitativo (quindi aumento degli affitti); nonché manifestazioni culturali e spettacoli teatrali, qualora abbiate ancora voglia di nutrire la mente a differenza di una pancia vuota.
L’elenco completo in tutte le sue voci e dettagli lo trovate QUI.
A conti fatti, tra un decreto legge ed una delega in bianco, questo potrebbe diventare il primo governo breathariano nella storia del Renzipianeta. Al premier che aveva deciso di far “dimagrire i politici” (mentre lui ingrassa a dismisura), per il momento bisogna riconoscere che è riuscito a mettere sotto dieta quaresimale gli italiani. Cosa poi abbia così tanto da ridere, lo sa soltanto lui…

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