Archive for the Muro del Pianto Category

La Ricreazione

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , on 14 luglio 2021 by Sendivogius

Sorvoliamo sui rituali pecorecci da zobia grassa per scimmie ubriache, con tanto di carro da parata per la sfilata di carnevale ed altre pagliacciate di dubbio gusto.
Come ai bei tempi dei panes et circenses (e gli antichi imperatori lo sapevano bene), bisogna in qualche modo lasciar sfogare le frustrazioni di una plebe di sfaccendati e perdigiorno a sussidio, nell’orgia festaiola che sempre segue la fine della peste (o la rimozione della stessa). È la miglior valvola di sfogo a buon mercato, ed al contempo di controllo sociale, che esista, per prassi collaudata nei secoli; almeno fino a quando il giocattolo non sfugge di mano e l’eccitazione straborda fuori dai recinti controllati, dove va in scena l’adorazione profana del vitello d’oro. Prima o poi la ricreazione prolungata finirà, e già si prepara il saldo a pagare per l’autunno, ma intanto non è il caso di disturbare la festa, imbandita sulla narrazione delle splendide sorti progressive, all’aba del “nuovo rinascimento italiano” (risate in platea!).
E mentre nelle strade italiane si inscena un baccanale da tana libera tutti, mentre sono ancora in vigore le rigidissime disposizioni anti-covid del Comitato di Salute pubblica, efficaci come le “grida” manzoniane in pieno clima da burlesque, e da tutti disattese, continua la farsa ad oltranza della premiata ditta di governo che, dopo i carnasciali con tanto di maxischermi montati nelle piazze, adesso pigola qualcosa a proposito di “pass vaccinale” per accedere in bar e ristoranti, forse più utile a limitare la vendita incontrollata di alcolici a torme di ragazzini eccitati, che nel primo pomeriggio già ingollano sambuca (roba che manco il mio bisnonno!), sui marciapiedi invasi da tavolini abusivi, tanto per scaldarsi prima di cominciare l’aperitivo ad oltranza in overdose alcolica. E nello sbrago generalizzato ovviamente il problema è la riapertura delle scuole a Settembre, o la didattica in presenza nelle università, o il limite di due persone per la discussione della tesi di laurea in un’aula da 50  posti. Lo specchio di un paese grottesco (e di una classe ‘dirigente’ ignobile) nella definizione delle sue priorità.

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TRANSIZIONI

Posted in Masters of Universe, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , on 22 maggio 2021 by Sendivogius

Fortissimamente voluto dalla Setta del Grillo come conditio sine qua non, per il varo del Governo Draghi e soprattutto per fornire una ragion d’essere ai gonzi che ancora ci credono, onde giustificare la partecipazione al governo più anti-grillino dalla creazione del sedicente MoVimento, nell’ingenuità fanciullesca del grulloide medio, il nuovo ministero della Transizione Ecologica” avrebbe dovuto essere una sorta di super-dicastero dell’Ambiente elevato all’ennesima potenza, per dare una qualche polpa ai fumosi cinque punti del non-programma (appunto, mai nome fu più azzeccato).
A scanso di equivoci è stato subito affidato ad un uomo di Finmeccanica (nonché gradito ospite delle convention renziane), un misconosciuto fisico col pallino del “digitale sostenibile”, qualunque cosa voglia dire. E tanto è bastato per scatenare i facili entusiasmi dei bimbiminkia pentastellati, tale è la dabbenaggine dei babbei a cinque stelle; salvo scoprire che affidare la salvaguardia dell’Ambiente a Roberto Cingolani è stato come rimettere ad Attila la difesa dei diritti umani.

Fedele al suo nuovo mandato, il neo-ministro Roberto Cingolani ha subito interpretato la tutela del territorio e del mare in chiave mostruosamente ecologista…
Sì al passaggio delle “grandi navi”, attraverso il Canale della Giudecca, a Venezia…

Sì alle trivellazioni nel Mar Adriatico, con l’apertura sottomarina di ben 11 pozzi per l’estrazione di idrocarburi, tanto per cominciare, e l’esplorazione di un’altra ventina di giacimenti da perforare…
Ovviamente, il prof. Cingolani auspica il ritorno quanto mai prossimo al nucleare…. Infatti, sua è pure l’ideona dell’introduzione di mini reattori a fissione nucleare, perché il professore verde (petrolio) è molto preoccupato per lo smaltimento della plastica, ma assai meno delle scorie radioattive.
Né dubitiamo si applicherà in tal senso, vista la propensione a decidere in splendida solitudine, dal momento che i suoi principali referenti sembrano essere soprattutto Leonardo, ENI e Saipem. E solo a quelli si sente di dover dare conto.
Evidentemente, vista la natura delle sue decisioni, il ministro dell’ambiente non ravvisa l’impatto ambientale.
Al contrario, al professore-ministro non piacciano le auto elettriche; molto meglio i veicoli ad idrogeno, purché sia “verde” è ovvio!

“Fra dieci anni avremo l’idrogeno verde e le automobili che andranno a celle a combustibile. Le batterie le avremo superate, perché hanno un problema di dismissione, e staremo investendo sulla fusione nucleare, che ora sta muovendo i primi passi nei laboratori.”

E chi lo dovrebbe produrre l’idrogeno verde, che ovviamente in natura non esiste?
Ma naturalmente ENI, che infatti ha subito fiutato (o imboccato) l’affarone, che sulla carta vale più di 3 miliardi di sussidi pubblici a fondo perduto, visto che:

“utilizzare combustibile fossile per trasformarlo in idrogeno, e sotterrare la CO2 prodotta, richiede una enorme quantità di energia. Il vantaggio per l’industria però è un altro. Per spremere dai giacimenti fino all’ultima goccia di petrolio, oggi si iniettano liquidi e vari gas (per aumentare la pressione); domani si potrebbe spingere dentro solo la CO2 prodotta facendo idrogeno. Problema: l’anidride carbonica una volta sotterrata diventa liquida, e poiché parliamo di volumi potenzialmente enormi, secondo il CNR occorre valutare attentamente il rischio sismico, che in Italia è quello che è.”
(fonte)

Peraltro, niente esclude che il gas serra imbottigliato nei giacimenti sotterranei esausti, con l’immissione di sostanze altamente inquinanti, pompate direttamente nell’ambiente terrestre e marino, non finisca per essere di nuovo disperso in natura a causa di eventuali sconvolgimenti sismici e geologici.
Ma vuoi mettere la straordinaria opportunità di liberarsi delle emissioni di biossido di carbonio dei propri stabilimenti industriali, interrandole nei pozzi petroliferi oramai spremuti ed inutili, ed essere pure pagati per farlo?!?
Insomma, credevate davvero che la mitica UE sganciava sull’unghia quasi 24 miliardi di euro perché davvero interessata alle “energie rinnovabili”… la “mobilità sostenibile”… ed altre stronzatine buone per intortare qualche citrullo in transizione ecologica?!?
Timeo Danaos et dona ferentes!

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Letture del tempo presente (IX)

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , on 2 febbraio 2021 by Sendivogius

Dall’avvicendamento di governo alla crisi eterna. Dal mito della governabilità alla paralisi. Nessun pathos (se mai ne ha avuto uno); nessuna “tensione ideale” che non sia voluttà concupiscente del potere per il potere, o il terrore fottuto di perderlo, nel simulacro dello stesso. Niente di niente.
Un tempo si sarebbe parlato di “teatrini della politica”, che al confronto sembrava roba da professionisti seri. Ora che il sipario è calato su questa squallida farsa da avanspettacolo, rimangono solo nani e mezzeseghe a litigarsi i lembi di una poltrona per troppi culi in ansia, tra i cocci sparsi del governicchio che fu, impantanati in una palude senza uscita dove ribollono i liquami del peggior parlamento mai eletto in tutta la storia repubblicana, nella sua notte più buia dei morti viventi, tra lo sterminato squallore senza redenzione alcuna dove non si salva nessuno.
Lo schifo proprio!

Pareva una crisi invece è una giungla

Programmi orali e poltrone, un’esplorazione mai vista. Saltata ogni prassi consolidata, in altri tempi c’è chi avrebbe gridato al vilipendio verso il Paese

di Alessandro De Angelis
(01/02/2021)

«Sopra il tavolo si discute non del programma, pomposamente ribattezzato “contratto” alla tedesca, ma se esso deve essere “scritto” o tramandato secondo la tradizione omerica, come meglio si addice alle intenzioni vaghe. E, ovviamente, prevale questa seconda scuola di pensiero che più si adegua all’italica commedia dei sospetti, in cui nessuno vuole vincolarsi a impegni stringenti. Sotto il tavolo, magari non quello alla presidenza della Camera, chissà quale, si discute di posti e ministeri, il vero oggetto del contendere, come neanche nei momenti più bui del pentapartito, quando almeno si faceva finta di ammantare di ragionamenti politici appetiti e furia lottizzatrice.
Tra la fantasia di una bicamerale per il Recovery e per le riforme, buona per concludersi quando i denari europei saranno già persi e la rimozione dei nodi più divisivi, dal MES alla prescrizione, l’esplorazione è identica al dibattito, eternamente uguale a se stesso, iniziato tre mesi fa a palazzo Chigi e mai concluso, anche lì con i mitici tavoli: “sopra” il “patto di legislatura”, “sotto” il “riassetto”. È la “meta-verifica”, ai tempi della pandemia con quattrocento morti al giorno. Ovvero la verifica della verifica o, se preferite, la verifica che celebra se stessa, rito che si autoalimenta e si auto-riproduce: la prosecuzione dell’inconcludenza con altri mezzi e in altri luoghi, da palazzo Chigi al Quirinale alle sale della Camera.

Mai si era visto che una crisi politica di un governo producesse un simile stravolgimento della prassi costituzionale. Da che mondo è mondo l’esplorazione serve a verificare la disponibilità su un nome da incaricare, lasciando il tema degli assetti e dei programmi all’incaricato. A maggior ragione su un premier di una maggioranza uscente che governa assieme da oltre un anno e mezzo, non su forze politiche che si stanno mettendo insieme la prima volta. Insomma, basterebbero un paio di telefonate per avere un “sì” o un “no”, anche per evitare un effetto paradossale. Perché se Fico riuscisse mai dove Conte ha fallito non ci sarebbe una sola ragione per non proseguire, nell’azione di governo con chi ha garantito velocità nella risoluzione della crisi, dipanando i nodi più divisivi.
E invece, al termine della lunga esplorazione, a metà tra gli Stati generali di Colao e una zuffa sul Cencelli, non c’è un esito, ma una nuova tappa, anche se dovesse essere incaricato Conte che ripartirà proprio dalle “cose” e dai “nomi”. Esattamente come sarebbe accaduto se avesse ricevuto un incarico venerdì sera. Mettetevi comodi, perché non è finita, anzi non finisce mai. Perché in attesa dell’ennesima riunione dell’esploratore con i capigruppo per capire, prima di salire al Colle, se c’è la disponibilità da parte di Renzi a sostenere Conte, lo stesso Renzi ha fatto capire che la giungla proseguirà fino a sabato. E cioè, anche se Conte sarà incaricato, la nascita del governo dipenderà dall’accordo sui nomi.

Fosse solo un problema di logoramento del governo sarebbe solo un trionfo dell’impotenza. E questo, francamente, si è capito: nessuno ha la forza di guidare politicamente la crisi. Non ce l’ha il Pd che, come l’intendenza di De Gaulle, “seguirà”: ha seguito Conte fino alla Caporetto dei responsabili, ha seguito Renzi, passando dal “mai più” con lui al “nessun veto” verso di lui, adesso segue l’esplorazione con lo spirito di salvare la governabilità sempre e comunque, mai nessuno che parla più di voto. Non ce l’hanno i Cinque stelle che ormai senza bussola si adattano a tutte le cose contro cui sono nati, precipitando in una crisi di identità ai limiti della spersonalizzazione: dall’uno vale uno all’uno ai tempi di Scilipoti all’uno vale l’altro con la Rossi che viene ascoltata da Fico in pompa magna, dall’hashtag “mai con Renzi” al governo con Renzi. Non ce l’ha neanche Renzi, che aveva spiegato quanto Conte fosse un “vulnus” per la democrazia, cioè un pericolo e ora, invece di combatterlo, prova a piazzargli la Boschi al Mise o alle Infrastrutture.

Il problema è che per perseguire la governabilità senza un fine, questa pantomima sta producendo un salto, non solo in termini di logica, ma in termini di logoramento delle istituzioni. E anche di un certo stile istituzionale, come nella vicenda della Autorità delegata dei servizi. Il passaggio di consegne è avvenuto a crisi pressoché aperta, cose mai viste, e ora la nomina è di nuovo oggetto di discussione, con la disinvoltura con cui si parla del cda di una municipalizzata. Il cronista ricorda che Carlo Azeglio Ciampi, per un analogo avvicendamento a governo saldamente in carica, si prese una ventina di giorni per fare delle verifiche su una questione così strategica e delicata.
Già, in altri tempi e a parti invertite, quando c’era un partito che si amava definire il “partito della Costituzione” qualcuno avrebbe urlato, di fronte a questo andazzo, al vilipendio verso il Paese. Ma non c’era lo stato d’eccezione, grande lavacro collettivo che rende tutto lecito

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Cattivissimo Me

Posted in Muro del Pianto, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , on 6 dicembre 2020 by Sendivogius

Che gli italiani non fossero brava gente (anche se a loro piace credere il contrario), è una di quelle evidenze nascoste sotto lo strato degli stereotipi assolutori di una folla solitaria, più massa che popolo, schiumata nella “gente”, che del proprio passato non sa nulla. Vive (o per meglio dire, consuma) solo il presente, come eterni bambini mai cresciuti. Ed è incapace di pensare il futuro, se non come un’estensione indeterminata del proprio presente senza tempo.
Il mito degli “italiani brava gente” è innanzitutto una leggenda fortunata, di quelle dure a morire, come il mostro di Loch Ness, l’autostoppista fantasma, l’uomo falena, la fatina dei dentini, Babbo Natale, l’immacolata concezione, Luigi Di Maio ministro degli Esteri (ah no, quello è reale!), gli Illuminati (o chi per loro) che controllano il mondo, le sirene, i vaccini che fanno venire l’autismo… E come tale è falso.
Che gli italiani non sarebbero usciti migliori dalla pandemia di Covid-19 era nell’ordine delle cose… Che non sarebbe andata affatto bene, una conseguenza naturale, nonostante le sciroppose paternali a cura del Min.Cul.Pop di governo e di gentismo spiccio a fondo perduto. Insomma, il processo di involuzione antropologica in corso dura da almeno cinque lustri. Troppi per pensare di invertire la tendenza. Né era difficile prevedere quale effetto avrebbe avuto rinchiudere un branco di scimmie spaventate e arrabbiate nella gabbia dello stato d’eccezione.
A giudicare dal ritratto che annualmente ne fa il CENSIS, gli italiani visti allo specchio già facevano abbastanza schifo di loro, ma alla vigilia del 2021 sembra siano percolati in qualcosa di ancora peggio, imprigionati in un loop di quello che il rapporto chiama vero e proprio “sovranismo psichico”; che surroga aspirazioni e realizzazione personale, in un “egolatrico compiacimento dei consumi”

 DOPO IL RANCORE, LA CATTIVERIA
«Al volgere del 2018 gli italiani sono soli, arrabbiati e diffidenti. La prima delusione ‒ lo sfiorire della ripresa ‒ è evidente nell’andamento dei principali indicatori economici nel corso dell’anno. La seconda disillusione ‒ quella del cambiamento miracoloso ‒ ha ulteriormente incattivito gli italiani. Così, la consapevolezza lucida e disincantata che le cose non vanno, e più ancora che non cambieranno, li rende disponibili a librarsi in un grande balzo verso un altrove incognito.
Gli italiani sono ormai pronti ad alzare l’asticella: sono disponibili a un funambolico camminare sul ciglio di un fossato che mai prima d’ora si era visto da così vicino, perfino a un salto nel buio, se la scommessa è quella poi di spiccare il volo. È quasi una ricerca programmatica del trauma, nel silenzio arrendevole delle élite, purché l’altrove vinca sull’attuale. È una reazione pre-politica che ha profonde radici sociali, che hanno finito per alimentare una sorta di sovranismo psichico, prima ancora che politico. Un sovranismo psichico che talvolta assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare e disperata, ma non più espressa nelle manifestazioni, negli scioperi, negli scontri di piazza tipici del conflitto sociale tradizionale.
[…]  La dimensione culturale della insopportazione degli altri sdogana ogni sorta di pregiudizio:

Il 43,2% degli italiani non vuole convivenze tra persone non sposate.

Il 37,1% è paladino della tradizionale divisione dei ruoli (l’uomo al lavoro e la donna in casa con i figli).

il 22,7% è convinto che le faccende domestiche debbano sempre e comunque essere in capo alle donne, che lavorino fuori casa o meno (lo pensa anche il 19,7% delle donne stesse).

Le diversità dagli altri sono percepite come pericoli da cui proteggersi: il 69,7% degli italiani non vorrebbe come vicini di casa rom, zingari, gitani, nomadi, il 69,4% persone con dipendenze da droghe o alcol, il 24,5% persone di altra etnia, lingua o religione. Sono i dati di un cattivismo diffuso ‒ dopo e oltre il rancore ‒ che erige muri invisibili, ma non per questo meno alti e meno spessi. Il 52% dei cittadini è convinto che si fa di più per gli immigrati che per gli italiani, quota che raggiunge il 57% tra le persone con redditi bassi.
[…]
Con tutta la loro potenza iconoclasta, internet e i media digitali personali sono diventati le tecnologie dell’immaginario dominanti. E abbiamo finito per sacrificare ogni mito, divo ed eroe sull’altare del soggettivismo, potenziato nei nostri anni dalla celebrazione digitale dell’io

Ed era solo il 2018. Quindi si è passati ad una società ansiosa, macerata dalla sfiducia per “il furore di vivere”, che nel vissuto quotidiano si tradurrebbe in:

“Stress esistenziale, disillusione e tradimento originano un virus ben peggiore: la sfiducia, che condiziona l’agire individuale e si annida nella società. Il 75,5% degli italiani non si fida degli altri, convinti che non si è mai abbastanza prudenti nell’entrare in rapporto con le persone.”

Poi per fortuna è arrivato il fatale 2020, quello che secondo Giuseppi Conte doveva essere una anno bellissimo, e che nei fatti si è rivelato essere:

“L’ANNO DELLA PAURA NERA”
Meglio sudditi che morti

Sono soddisfazioni grosse, perché come conseguenza diretta:

a) il 57,8% degli italiani è disposto a rinunciare alle libertà personali in nome della tutela della salute collettiva, lasciando al Governo le decisioni su quando e come uscire di casa, su cosa è autorizzato e cosa non lo è, sulle persone che si possono incontrare, sulle limitazioni della mobilità personale;

b) il 38,5% è pronto a rinunciare ai propri diritti civili per un maggiore benessere economico, introducendo limiti al diritto di sciopero, alla libertà di opinione, di organizzarsi, di iscriversi a sindacati e associazioni.

La paura pervasiva dell’ignoto porta alla dicotomia ultimativa: “meglio sudditi che morti”. E porta a vite non sovrane, volontariamente sottomesse al buon Leviatano. Cresce allora il livore della logica “o salute o forca”.

il 77,1% degli italiani chiede pene severissime per chi non indossa le mascherine di protezione delle vie respiratorie, non rispetta il distanziamento sociale o i divieti di assembramento;

il 56,6% vuole addirittura il carcere per i contagiati che non rispettano rigorosamente le regole della quarantena e dell’isolamento, e così minacciano la salute degli altri;

il 31,2% non vuole che vengano curati (o vuole che vengano curati solo dopo, in coda agli altri) coloro che, a causa dei loro comportamenti irresponsabili o irregolari, hanno provocato la propria malattia;

il 49,3% dei giovani vuole che gli anziani siano curati dopo di loro.

Non sorprende, quindi, che persino una misura assolutamente indicibile per la società italiana come la pena di morte torni nella sfera del praticabile: quasi la metà degli italiani (il 43,7%) è favorevole alla sua introduzione nel nostro ordinamento (e il dato sale al 44,7% tra i giovani).

Ora, la fotografia che ne viene fuori è quella di una società più incanaglita che incattivita, dove meschinità e miserie congenite, hanno dato la stura alla pusillanimità diffusa di un gregge chiassoso di aspiranti servi frustrati, che sembra aver smarrito ogni valore morale nella totale assenza di ideali.
I ‘giovani’ (e sopratutto i diversamente tali, nella sovrabbondanza di peter pan in crisi di mezza età) ne escono malissimo: sono infinitamente più reazionari e gretti dei loro genitori; in piena regressione civica, ancor prima che sociale; indifferenti alla “Libertà”, intesa come valore civile e non come pretesa di “fare quello che mi pare”. Ciò che spicca è l’amore per la roba nel cumulo compulsivo della stessa; per il (proprio) incondizionato “benessere economico” questa variante post-industriale da Basso Impero del figliol prodigo venderebbe pure il culo (della madre).
Il quesito più annoso per simile gente?
Dove trascorrere le vacanze.
Le conseguenze più terribili dell’epidemia da Covid?
Rinunciare all’aperitivo.
A completare il quadro clinico, spicca il gusto sadico per la punizione, nel compiacimento verso il patibolo, come si conviene a tutte le plebaglie agghindate a festa durante le esecuzioni, quali occasione di intrattenimento pubblico.
O almeno questa è l’impressione miserrima che se ne ricava.
Da un punto di vista schiettamente sociologico, sembrano proprio delle egocentriche teste di cazzo: la peggior generazione di gente di merda mai cagata al mondo negli ultimi cento anni.
Si salvano gli anziani (che per fortuna sono la maggioranza), e che però hanno pure generato le medesime teste di cazzo in oggetto.
Ovviamente, è tutta colpa dei negri.
Insomma, comunque vada, andrà malissimo.

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VIRAL-CAPITAL

Posted in Muro del Pianto, Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , on 11 ottobre 2020 by Sendivogius

“Adesso è il momento della responsabilità da parte di tutti, perché non può esserci un appartenente alle forze di polizia dietro ognuno di noi, siamo noi che dobbiamo essere responsabili. Quando parliamo degli esercenti, dei commercianti e dei gestori dei bar, anche da parte loro ci vuole senso di responsabilità. Io penso anche al distanziamento tra tavolini, per esempio ieri ho visto nei bar all’aperto tavolini molto ravvicinati. Anche questo sarà oggetto non solo dei controlli delle forze di polizia, ma anche di attenzione da parte dei titolari degli esercizi pubblici. Questa è una battaglia che dobbiamo vincere tutti insieme.”

Luciana Lamorgese,
Ministro dell’Interno
(11/10/2020)

 

Alla fine, galeotto fu il tavolino (selvaggio) non abbastanza distanziato ai tempi dei covidioti, nella declinazione costante di responsabilità. Sono infatti proverbiali le gare di sputi degli incauti avventori tra un tavolo e l’altro.
Tutto il resto invece l’attento ministro non lo vede proprio.
Non per niente, il 77% dei contagi (lo direbbero le ‘statistiche’) avviene in famiglia durante l’ora dei pasti. E chissà dove mai contrarranno il virus tutti quei congiunti che, calata sotto al gargarozzo la fondamentale mascherina, poi il Covid se lo sputano in bocca tra un pranzo ed una merenda?!?
Per esempio, mentre sguinzaglia i suoi solerti gendarmi a mietere multe tra i non mascherinati e tra gli improvvidamente assembrati, non vede assolutamente lo SCHIFO, schizzato ben oltre le vette dell’indecenza, del cosiddetto “trasporto pubblico locale”, che a Roma raggiunge punte inarrivabili, con tempi di attesa per le metropolitane fino a 20 minuti (manco un treno regionale!) tra una corsa e l’altra, blocchi della linea per non meglio precisati “guasti tecnici” a cadenza giornaliera, e autobus perennemente intasati (il ritardo è la norma).

Ma non si può dire, perché sia mai che poi si sturbano i bimbiminkia a 5 stelle di sfascio e di governo, che stanno disintegrando la Capitale!
Una roba grottesca e sfacciata, da denunciare per reato di epidemia colposa (o dolosa vista la reiterazione dello scempio?) i vertici ATAC ed il Sindaco; quella Virginia Raggi (il peggior disastro capitale che mai si sia abbattuto sulla città) che calorosamente ringraziamo con un sentitissimo VAFFANCULO!!!

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Piazzetta del Popolo

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , on 6 settembre 2020 by Sendivogius

“Le masse non hanno mai avuto sete di verità. Chi può fornire loro illusioni diviene facilmente il loro comandante; chi tenta di distruggere le loro illusioni è sempre la loro vittima.”

Gustave Le Bon
“Psicologia delle folle”
(Ed. TEA. Milano, 2004)

Se è verissimo che un uso distorto e compulsivo dei social media ha dato la stura a legioni di imbecilli, strappati ai loro onanismi nei cessi del Bar Sport, è anche vero che ha restituito a nuova vita i personaggi più improbabili, sottraendoli all’anonimato del loro non essere, assurto a dimensione virtuale per una visibilità chiassosa e cialtrona fino a qualche tempo fa impensabile, in un concentrato infetto di disturbi psichiatrici su psicopatologia diffusa, con una carrellata di casi umani in fuga dai centri di igiene mentale, attraverso l’insperata visibilità mediatica che facebook ha regalato loro.

Da quelle macchiette precocemente cadute nel dimenticatoio (gente a cui l’eccesso lipidico deve aver dato al cervello) e risorte dall’oblio, dove un destino cinico e baro le aveva confinate assieme ad altri avanzi di “popolo”
fino agli ultimi fenomeni da baraccone, in libera uscita ai tempi infausti dell’Idiocrazia nel medioevo che avanza…
Francamente, tenerne il conto aggiornato è impossibile, tanto abbonda la materia. E neanche ci teniamo troppo a farlo: abbiamo esaurito le pagine del bestiario e la scorta di antiemetici.
Se ne possono però scorrere i profili lombrosiani sui loro gruppi dedicati (ne esiste uno per ogni tipo di disagio psichico) e trarne le debite conclusioni…
È una fauna composita di Trumpian-putiniani di QAnon, maniaci ossessivi della teoria del complotto, anti-vaccinisti e 5G, tradizionalisti cattolici e fanatici integralisti, mamme pancine ed altri orrori assortiti…
Ma c’è anche la variante italiota dei Gilet Arancioni (non ci facciamo mancare nulla!), con quel che resta del Movimento dei Forconi, insieme agli immancabili scampoli avanguardisti e agli ultimi raminghi di Terza Posizione con gli irriducibili gemelli di Lotta di Popolo, percolati tra Forza Nuova e Casa Pound, saldati agli ultrà da stadio reclutati tra gli Uruk-kai delle curve calcistiche…
Tutti elevati ovviamente al rango di “popolo”, Ragazzi d’Italia, o sedicenti patrioti che siano, sempre lì a fantasticare di marce su Roma e colpi di stato; che su ‘sta roba ci sguazzano come mosche sulla merda.
È sempre la vecchia cloaca fascista che si allarga e si diversifica nell’offerta accogliendo nuovi scoli, in un ributtante calderone dove persino il salvinismo d’accatto affonda le zampe con qualche esitazione per attingere i propri consensi, pur lappandone gli umori fetidi…

Ultimo Stadio
di Luca Bottura
(06/09/2020)

«Il disagio aggressivo espresso dai cosiddetti No Mask a Roma è parente di quello che normalmente alligna nelle curve italiane. Esistono comuni cause endemiche (povertà, ignoranza, distruzione sistematica del lavoro operato dagli ultimi giapponesi della scuola pubblica, necessità identitaria delegata a quattro cialtroni nostalgici) ma il dato che più facilita certe adunate è un altro: chi di dovere, non interviene. Mentre qualunque manifestazione a trazione progressista o semplicemente di impegno civile viene attenzionata con modi spicci (Genova 2001 per tutte, quando vennero massacrati gli inermi e istigati i violenti), gli stadi o le curve anarco-mussoliniane trovano sempre sguardi amorevoli. Striscione del Duce? Bandiera nazista? Leggi sul distanziamento violate petando rumorosamente? Avanti, c’è posto. Quattro fischi a Salvini? Documenti, prego. In questa disparità di trattamento oltraggiosa c’è tutta la mutazione culturale che permette ai complottisti comode passerelle durante le quali, per sovrammercato, si atteggiano a vittime silenziate. Piazze come quella di ieri, cui andava applicato il modello tedesco, sono per l’Articolo 21 il corrispettivo del funerale dei Casamonica. Uno sfregio. C’è qualcuno al Viminale che può per un attimo distogliere l’attenzione dalle interviste sui migranti?»

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BONUS ET CIRCENSES

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , on 11 agosto 2020 by Sendivogius

“Le famiglie che hanno perso la propria fonte di reddito non possono aspettare i tempi della burocrazia per ricevere un aiuto dallo Stato. Bisogna dare subito 1000 euro con un semplice click a chiunque ne faccia richiesta (meglio online) direttamente alla propria banca. Si stabilisce in modo semplice chi ne ha diritto come sostegno, chi come prestito, chi non ne ha diritto, ma le verifiche si fanno dopo, finita l’emergenza. Intanto zero burocrazia e zero perdite di tempo. 1000 euro a chi dichiara di averne bisogno. Subito!

Giorgia Meloni
(28/03/2020)

 Con Capitan Sugna appresso, a rincarare la dose. Quello che se non si trovano i soldi, li si possono sempre stampare.
E il pur esecrato governo del Conte-bis s’è adeguato alle richieste, facendo della dispensazione ad libitum di ‘bonus’ illimitati (per ogni gusto e bisaccia) la misura del suo non essere. In pratica, siamo all’istituzionalizzazione dell’una tantum, senza alcunché di strutturale, nella più grande compravendita di consensi (e dissipazione di risorse pubbliche) su elargizione di massa, che si ricordi dai tempi di Nerone (o di Commodo).
Adesso ci si fa tanta meraviglia che i soldi siano andati a cani e soprattutto porci, dispersi nei mille rivoli della grande distribuzione assistenziale di pubblici denari elevata a sistema organico di sottosviluppo.
Succede quando si dispensano quattrini a cazzo di cane, senza alcun tetto di spesa, senza controlli né verifiche, né limiti di reddito, distribuiti a tutti su richiesta.
In fondo, c’era un elettorato da comprare per un consenso da costruire, mentre ci si rivestiva di pieni poteri per nulla decidere e tutto rinviare al fatidico mese di Settembre, in un ingorgo istituzionale senza precedenti di decreti in scadenza con l’abnorme produzione degli stessi; senza alcun altro obiettivo concreto se non quello di entrare nel provvidenziale “semestre bianco” e conservare le cadreghe a babbo morto, in un paese congelato nell’emergenza permanente.
Se derogare al famigerato “Patto di Stabilità”, significava instaurare una società parassitaria di massa fondata sui bonus, nella repubblichetta di Bengodi a buffo, tra pizza, selfie e regalino, tanto valeva tenerci strette le regole del rigore di bilancio..! Perché è desolante constatare che i nostri mali ce li meritiamo tutti, così come la nostra (pessima) reputazione all’estero.

E ora ci si scandalizza perché qualche centinaio di furbetti in politica (opportunamente lasciati filtrare dall’INPS dell’amico Tridico) non hanno saputo rinunciare nemmeno al magro gruzzoletto emergenziale, per quella che in realtà è solo una cialtronesca operazione di demagogia mediatica, che pesca nel populismo anti-ka$ta in prossimità elettorale, per promuovere il demenziale referendum voluto dal movimento dei 5 e più pataccari.
Ce la meneranno per tutta l’estate ed oltre, indicando sdegnati col ditino inquisitore la pagliuzza dietro la quale si nasconde la trave, per i gonzi dall’indignazione telecomandata ad orologeria, nei soliti autodafé su atto di contrizione ai quali la setta ricorre per rilanciare ogni stessa, ogni volta che il merdone della loro incompetenza rischia di deflagrare, stornando altrove la shitstorm nel consueto ricorso alle armi di distrazione di massa…

Bonus INPS, sono Salvini e Di Maio che si devono dimettere

Lo scandalo è solo una caccia alle streghe. Assai più dei cinque miserabili, a lasciare dovrebbe essere chi ha terremotato la democrazia e la sua delega.

di Alessandro Barbano
(11/08/2020)

«Lo chiamano lo scandalo dei bonus ed è una caccia alle streghe, in cui si lanciano populisti sedicenti e populisti subalterni o inconsapevoli, trascinando con sé la gran cassa dell’informazione, al grido di gogna ai furbetti, invocando sanzioni e dimissioni e addirittura una legge perché non accada mai più. Ma chi dovrebbe dimettersi sono anzitutto loro, i Di Maio e i Salvini, che in un decennio di iconoclastia istituzionale hanno dimidiato, amputato, vilipeso il Parlamento, trasformandolo nel bivacco dei peggiori, ora attaccando la libertà di mandato, che è il cuore della delega democratica, ora calpestando le immunità e le garanzie penali, che sono il pilastro della divisione dei poteri, ora tagliando il finanziamento pubblico in nome di una miserabile demagogia pauperista, ora imponendo una umiliante quanto implausibile restituzione della diaria, quasi fosse un maltolto criminale, ora abusando dei poteri che una legge elettorale demenziale consegna ai leader per candidare e imporre i più ignoranti, i più stupidamente fedeli, i più manovrabili perché politicamente, professionalmente e psicologicamente succubi. Ora, da ultimo, decapitando con la scure il numero dei parlamentari e, con esso, quella proporzione costituzionale tra maggioranza e minoranza che fa il potere divisibile e contendibile. Sono loro, i leader populisti, i primi terremotatori della democrazia e della sua delega. Assai più di quei cinque miserabili, che, nascondendosi tra tanta demagogia, hanno pensato di raccattare per sé tutto il raccattabile, prima che il Palazzo cadesse.
Ma non fa tanto sconcerto questa grottesca sortita giustizialista quanto la supina acquiescenza dei rivali, preoccupati anch’essi di puntare il dito, indignarsi e certificare insieme, come fa Ettore Rosato, che “nessun parlamentare di Italia Viva beneficia del bonus”, magari solo perché non l’ha ottenuto pur avendolo chiesto. Anche per questi sedicenti avversari del populismo la caccia alle streghe è un diversivo ferragostano, dietro cui coprire il vuoto pneumatico di una politica che si fa male da sé, approvando, con il voto in seconda lettura alla Camera anche del PD e dei renziani, una riforma costituzionale che attenta alla rappresentanza e, quindi, alla democrazia, perché costruita attorno a un disegno liquidatorio ed eversivo da parte di chi la democrazia vuole annientarla, e accettata per convenienza e per timore di essere scavalcati, ora a sinistra ora a destra, da chi dice di volerla proteggere.
È una storia lunga ormai un decennio: dalla legge Severino al taglio dei parlamentari, passando per la cancellazione del finanziamento ai partiti, per il voto di scambio e per la prescrizione – attaccata in prima istanza da un governo a guida PD -, il populismo detta le regole sulla pubblica piazza e gli pseudo nemici del populismo le fanno proprie per potersi difendere dall’accusa di essere una casta di corrotti. Salvo poi nascondersi dietro un dito di fronte all’aberrante esito che garantisce a chi vince di prendere tutto, anche il Quirinale, lasciando agli sconfitti le briciole, e prodursi nelle imbarazzanti gaffe di Zingaretti che, dopo aver concorso a bucare la Carta, vorrebbe rattopparla con una legge elettorale, cioè una legge ordinaria, emendabile domani da qualunque maggioranza di turno. È la nemesi di un partito senza visione, che per sbarrare la strada a Salvini e difendere la postazione del Colle si è convinto a stringere un’insana alleanza con i Cinquestelle, e che, invece, il Colle rischia di consegnarlo con le sue mani al nemico.
Ed ecco allora il rumore di fondo del populismo strisciante, che punta l’indice sui furbetti e lancia il giornalismo subalterno e codino a violare la privacy e scovarne l’identità. Perché tutti a Ferragosto s’indignino per quei malfattori, che hanno speculato perfino sul Covid, e dimentichino il piattino che la politica ha riservato al Paese a settembre. Così la strategia dell’amnesia referendaria protegge, nel silenzio o nell’indifferenza della migliore e peggiore stampa, una decennale semina populista, che ha ormai convinto l’opinione pubblica che il Parlamento è pletorico e, quindi, sostanzialmente inutile, che la delega è un privilegio e non una funzione, che il compromesso è un ignobile inciucio e non una nobile sintesi, e che tutte le forme della democrazia delegata sono un vergognoso teatrino. Di fronte a questo Paese capovolto dalle prime pagine dei quotidiani la democrazia si appresta a compiere l’ultima, immotivata, assurda espiazione

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MAGNA CHE TE PASSA!

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , on 21 luglio 2020 by Sendivogius

Se all’appallata ducia della Garbatella, 82 miliardi di euro a fondo perduto e senza interessi sembrano pochi, per “un risultato inferiore alle aspettative” (chissà cosa e quanto pensava di ottenere lei, con la sua truppa di nostalgici in camicia nera e braccino sempre teso), a Capitan Sugna l’improvvisa infornata miliardaria, dopo tanti Bengodi promessi, ha provocato un mezzo collasso estivo, tra un selfie e l’ennesima abbuffata, al netto delle stronzate con le quali ci ammorba a schizzo continuo.
Ed eccolo lì, l’obeso citrullo sovrano mentre si contorce e sbava, come un capitone sbattuto a spurgare sul bagnasciuga delle ambizioni schiantate, corroso dai livori e dall’invidia, annaspando tra i rigurgiti rancidi del suo nazismo a dimensione social, col bolo maldigerito che gli cola dalle ganasce spalancate, in fase orale perenne, su compulsione manducatoria.
E rimasto in secca, se ne sta lì a salivare e spumare bile, vomitando qualcosa su flat tax (ragalone per i ricchi ladroni amici suoi), abolizione del codice degli appalti (la mafia ringrazia sentitamente), e le nozioncine rimasticate poco e male del bignamino di economia sovranista, a cura della premiata ditta Borghi-Bagnai, tra una peperonata ed una soppressata di mezzanotte, che ora va ruttando in stato confusionale, con gran fragor di peti a cul sospinto. E intanto chiama tutti a raccolta per la rivolta fiscale, promettendo di pagare LVI gli avvocati… 49 milioni di euro versati su conti russi possono bastare. Coerentemente, si preoccupa delle clausole vessatorie, legate alla condizionalità dei fondi europei: tipo l’imprescindibilità di essere uno “stato di diritto”. Una condizione davvero insostenibile per LVI che voleva i pieni poteri ed annunciava l’investitura sovrana tra i culi del Pepeete, appollaiato a sbavare sotto il cubo. E gli toccherà aspettare il prossimo giro per spezzare le reni alla UE e rinviare i festeggiamenti del ritorno alla lira in carrozza, mentre tifa per lo schianto dell’Italia.
Uno così, in un paese normale, sarebbe già finito nel pozzo nero delle vergogne nazionali, dopo aver tirato lo sciacquone per disfarsi dell’orrendo merdone. Da noi, tutt’al più, lo si candida alla Presidenza del Consiglio!

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Ti conosco mascherina

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , on 5 luglio 2020 by Sendivogius

Ma quanta tenerezza fa Maurizio Belpietro, che dalle pagine della sua “pravda” ultrasovranista, organo ufficioso del salvinismo d’assalto, vorrebbe davvero dare ad intendere che a “sinistra” si viva in una sorta di carnevale permanente di equivoci figuri in déshabillé (e un Toninelli tatuato in prima fila), meglio se “figli di papà”, ovviamente tutti “radical-chic”, meglio ancora se froci, con gli abiti centrifugati nel frullatore, per solleticare gli umori della fascisteria di contorno che invece ci crede convinta?!?
Chissà se un dandy raffinato e ricercatamente snob come Tom Wolfe, scrittore eccentrico dall’omosessualità evidente, avrebbe mai immaginato in bocca a chi sarebbe finito il suo fortunato neo-logismo e l’uso totalmente distorto che ne avrebbero fatto. Tuttavia, conoscendo il personaggio, se ne sarebbe potuto facilmente indovinare la naturale repulsione che precede il rigetto.
Tom Wolfe, da conservatore moderato e distinto gentiluomo aristocratico del vecchio Sud confederato, quale piaceva immaginarsi, guardava con ironia sottile e feroce alle nevrosi schizofreniche dell’élite liberal di Manhattan durante gli Anni ’70, per una psicologia sociale molto americana e specificatamente di origine puritana.
Per inciso, del buon Mr. Wolfe in bianco, riesce meravigliosa la parodia (involontaria?) di Peter Stormare in “Costantine”, che nei panni di Lucifer sembra pescare allo stesso guardaroba immacolato, tanto pare condividerne il taglio di sartoria…
È ovvio che Belpietro e gli altri capimanipolo della sugna sovranista, a proposito dell’abusato Tom Wolfe (che ne avrebbe schifato gli umori plebei peggio della merda), non abbiano letto assolutamente nulla.
Il problema del furbesco Maurizio (e non solo lui), stretto nel suo inconfondibile ghigno, è che nell’ansia di stringersi al suo Capitone unto e bisunto (quello che si vanta di puzzare, come inconfondibile segno di ‘popolo’, e non per guerra personale contro il sapone, per intenderci!), tenendo il moccolo al seborroico fenomeno da sagra dei sughi, pensa davvero che a qualcuno freghi qualcosa se ai suoi raduni pecorecci di obesi citrulli, soppressati insieme come lardo in salamoia per un selfie, le trippe al vento siano munite o meno di mascherina d’ordinanza, nell’effluvio di odori e sudori dal fragrante amalgama, per lo scambio di flussi corporei. Tutti adunati attorno al fiero gargarozzone, che chiama “ubriacone” (proprio LVI?!?) chi lo contesta.
L’argomento deve sembrargli così ghiotto, che ne ha fatto una sorta di polemica a puntate, per l’uso e consumo del corpo del duce sovranista, da toccare, suggere, e leccare, in estasi da selfie. E gli sfugge che, con o senza mascherina (o mutanda che sia), li si riconosce a naso. Perché l’odore resta inconfondibile.

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LA SCATOLA VUOTA

Posted in Kulturkampf, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , on 28 giugno 2020 by Sendivogius

Dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno; l’hanno svuotata come un branco di felini alla fame, fino all’ultimo boccone.
Dovevano ‘moralizzare’ il Paese… E l’hanno infestato con un’orgia di scappati di casa, senz’arte né parte, più imbecilli che onesti, pescati a casaccio su facebook, perché tanto uno valeva l’altro; quindi miracolati con un seggio da “cittadino” deputato, in una grottesca parodia della Rivoluzione francese, sempre citata a sproposito e digerita malissimo.
Dovevano guidare la Crociata dell’Onestà. E si sono fermati per strada, sul lungo cammino verso la Terra Promessa, a sgraffignare qua e là tutto quello che potevano, accompagnandosi ai personaggi più assurdi ed inquietanti.
Succede, soprattuto quando lanci allo sbaraglio una setta di imbarazzanti coglioni pieni di sé, in dissociazione permanente da ogni principio di realtà, cresciuti appresso ad un santone digitale.

“Devi farne di strada bimbo, se vuoi scoprire com’è fatto il mondo, con le tue scarpine chicco corri nel sole, giochi alla vita che cresce insieme a te. E se la sera ti fa un po’ paura, trovi un amico che a casa, ti accompagnerà.”

Nell’immacolato mondo a cinque e più patacche, dove ogni commistione con le più elementari nozioni di competenza ed efficienza viene vissuta come contaminazione da colifecali, è quasi conseguenza naturale che, diffidando degli onnipervasivi “poteri forti” annidati ovunque, ci si affidi poi alla ricerca salvifica di un “podestà forestiero”, a cui affidare l’amministrazione dell’ordinario, promosso ad evento epocale per propaganda annessa, sull’onda lunga dell’Effetto Dunning-Kruger.
Da qui la scelta di perfetti Signor Nessuno, sconosciuti a chiunque se non (forse) nelle secrete stanze della Casaleggio Associati, là dove tutto si puote, tra mitomani e millantatori professionisti, meglio se estratti a sorteggio tra i famosi “talenti italiani all’estero”. Il dramma tutto nostrano non risiede nel fatto che simili cervelli fuggano via a cercar fortuna in qualche Promiseland straniera, bensì nell’evidenza che prima o poi ritornano sempre, tale è l’appeal della Terra di Bengodi con le sue insperate prospettive.
Altrimenti non si spiegherebbe la scoperta e pronta promozione di misconosciuti talenti straordinari come Pasquale Tridico da Scala Coeli, 44 anni (portati malissimo), planato alla presidenza dell’INPS per liberare quante più risorse possibili verso il demenziale “reddito di cittadinanza” (la paghetta di Stato per gli Sdraiati) e permettere così al “capo politico” di annunciare la sconfitta della povertà dal balcone del Palazzo, dove nel frattempo è arrivato il gommoso citrullo, ex bibitaro dello Stadio S.Paolo.
Della conduzione INPS sotto l’eccelso prof. Tridico, in 12 mesi vissuti pericolosamente, si ricorderà soprattutto la disastrosa gestione dei pagamenti della cassa integrazione in tempi di Covid, slittati di mesi tra un ritardo e l’altro, ma prima c’era stato il gran pasticcio delle pratiche on line (i soliti hackers), e l’errore di calcolo delle pensioni ordinarie.
Certo è niente rispetto all’immenso Domenico Parisi da Ostuni, in arte “Mimmo”, 54 anni e 18 pagine di curriculum, professore di Demografia e Statistica dell’Università statale del Mississippi (nella metropoli di Starkville coi suoi 25mila abitanti), data scientist ed esperto di sociologia rurale, messo a capo dell’Agenzia Nazionale Politiche del Lavoro (ANPAL), con poteri quasi assoluti.


Era quello che doveva aiutare Giggino Di Maio a sconfiggere la povertà e creare milioni di nuovi posti di lavoro per un miracolo tutto italiano, ai tempi inquietanti della “Manovra del Popolo” (il gusto per le stronzate roboanti non l’hanno perso). Per il momento, l’unico impiego creato è quello di Mimmo, nonché degli altri 3.000 navigator fatti imboccare a carico pubblico e pagati a peso d’oro per fare nulla: 1.700 euro netti, ai qual vanno aggiunti i 600 euro di bonus previsti per la crisi da pandemia Covid. Si tratta di un totale di 70 milioni di euro l’anno lanciati all’aria, per non trovare lavoro a nessuno e mantenere a babbo morto i navigatori.

Come riportato in un articolo dell’Aprile 2019, l’esimio prof. Parisi…

“ha trascorso gli ultimi due decenni a studiare i cittadini del Mississippi. Lo ha fatto al timone di Nsparc, un piccolo centro di ricerca della Mississippi State University. Parisi raccoglie e analizza milioni di dati sui cittadini, incluso dove hanno frequentato il college, se hanno ricevuto buoni pasto o sussidi di disoccupazione, quanto guadagnano e altro ancora. Ora Parisi torna nella sua Italia, portandosi tutto quello che ha imparato sulla forza lavoro e il comportamento umano per realizzare ciò che non è stato in grado di fare in Mississippi: sconfiggere la povertà. Il governo italiano di destra e anti-immigrazione ha nominato Parisi alla guida dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, Anpal. E la nomina di Parisi ha fatto alzare più di un sopracciglio oltreoceano.”

In pratica, il buon Mimmo è l’inventore del fantomatico Metodo Mississipi (variante ancora più cazzara della “mossa Kansas City”); ovvero un’applicazione riciclata dal “Mississipi works system”, che avrebbe dovuto fare dell’Italia nientemeno che un “Cybernatic State”.
In pratica, 25 milioni pagati sull’unghia dal “Ministero dell’Innovazione”, per il prototipo di un software mai sviluppato.
In compenso, per il disturbo legato al suo ingaggio, come presidente ANPAL, nel corso dell’ultimo anno l’insaziabile Mimmo è costato all’erario 160.000 euro in soli rimborsi spese personali: 55.000 euro per noleggio auto con autista (la famigerata Ka$ta usava le auto blu del ministero, la Banda degli Onesti gli NCC privati); 71.000 euro di voli rigorosamente in business class per gli USA; 32.000 euro di spese di alloggio per l’affitto di un appartamento ai Parioli di Roma. L’affitto da 3.000 euro al mese a rimborso si è reso necessario, come ci tiene a precisare il diretto interessato:

“per stringenti ragioni di personale sicurezza sanitaria a fronte dell’emergenza Covid-19, che a mio parere sarebbe garantita solo dal soggiorno in appartamento“.

Peccato che l’ineffabile Mimmo alloggiasse nell’esoso appartamento pariolino anche prima dell’emergenza Covid. Quando il culo supera la faccia.
Bisogna ammettere che ci vuole arte a scovare gente così… A tal punto che una domanda sorge spontanea: ma ‘ndo cazzo li trovano?!?

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