Archive for the Muro del Pianto Category

VIRAL-CAPITAL

Posted in Muro del Pianto, Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , on 11 ottobre 2020 by Sendivogius

“Adesso è il momento della responsabilità da parte di tutti, perché non può esserci un appartenente alle forze di polizia dietro ognuno di noi, siamo noi che dobbiamo essere responsabili. Quando parliamo degli esercenti, dei commercianti e dei gestori dei bar, anche da parte loro ci vuole senso di responsabilità. Io penso anche al distanziamento tra tavolini, per esempio ieri ho visto nei bar all’aperto tavolini molto ravvicinati. Anche questo sarà oggetto non solo dei controlli delle forze di polizia, ma anche di attenzione da parte dei titolari degli esercizi pubblici. Questa è una battaglia che dobbiamo vincere tutti insieme.”

Luciana Lamorgese,
Ministro dell’Interno
(11/10/2020)

 

Alla fine, galeotto fu il tavolino (selvaggio) non abbastanza distanziato ai tempi dei covidioti, nella declinazione costante di responsabilità. Sono infatti proverbiali le gare di sputi degli incauti avventori tra un tavolo e l’altro.
Tutto il resto invece l’attento ministro non lo vede proprio.
Non per niente, il 77% dei contagi (lo direbbero le ‘statistiche’) avviene in famiglia durante l’ora dei pasti. E chissà dove mai contrarranno il virus tutti quei congiunti che, calata sotto al gargarozzo la fondamentale mascherina, poi il Covid se lo sputano in bocca tra un pranzo ed una merenda?!?
Per esempio, mentre sguinzaglia i suoi solerti gendarmi a mietere multe tra i non mascherinati e tra gli improvvidamente assembrati, non vede assolutamente lo SCHIFO, schizzato ben oltre le vette dell’indecenza, del cosiddetto “trasporto pubblico locale”, che a Roma raggiunge punte inarrivabili, con tempi di attesa per le metropolitane fino a 20 minuti (manco un treno regionale!) tra una corsa e l’altra, blocchi della linea per non meglio precisati “guasti tecnici” a cadenza giornaliera, e autobus perennemente intasati (il ritardo è la norma).

Ma non si può dire, perché sia mai che poi si sturbano i bimbiminkia a 5 stelle di sfascio e di governo, che stanno disintegrando la Capitale!
Una roba grottesca e sfacciata, da denunciare per reato di epidemia colposa (o dolosa vista la reiterazione dello scempio?) i vertici ATAC ed il Sindaco; quella Virginia Raggi (il peggior disastro capitale che mai si sia abbattuto sulla città) che calorosamente ringraziamo con un sentitissimo VAFFANCULO!!!

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Piazzetta del Popolo

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , on 6 settembre 2020 by Sendivogius

“Le masse non hanno mai avuto sete di verità. Chi può fornire loro illusioni diviene facilmente il loro comandante; chi tenta di distruggere le loro illusioni è sempre la loro vittima.”

Gustave Le Bon
“Psicologia delle folle”
(Ed. TEA. Milano, 2004)

Se è verissimo che un uso distorto e compulsivo dei social media ha dato la stura a legioni di imbecilli, strappati ai loro onanismi nei cessi del Bar Sport, è anche vero che ha restituito a nuova vita i personaggi più improbabili, sottraendoli all’anonimato del loro non essere, assurto a dimensione virtuale per una visibilità chiassosa e cialtrona fino a qualche tempo fa impensabile, in un concentrato infetto di disturbi psichiatrici su psicopatologia diffusa, con una carrellata di casi umani in fuga dai centri di igiene mentale, attraverso l’insperata visibilità mediatica che facebook ha regalato loro.

Da quelle macchiette precocemente cadute nel dimenticatoio (gente a cui l’eccesso lipidico deve aver dato al cervello) e risorte dall’oblio, dove un destino cinico e baro le aveva confinate assieme ad altri avanzi di “popolo”
fino agli ultimi fenomeni da baraccone, in libera uscita ai tempi infausti dell’Idiocrazia nel medioevo che avanza…
Francamente, tenerne il conto aggiornato è impossibile, tanto abbonda la materia. E neanche ci teniamo troppo a farlo: abbiamo esaurito le pagine del bestiario e la scorta di antiemetici.
Se ne possono però scorrere i profili lombrosiani sui loro gruppi dedicati (ne esiste uno per ogni tipo di disagio psichico) e trarne le debite conclusioni…
È una fauna composita di Trumpian-putiniani di QAnon, maniaci ossessivi della teoria del complotto, anti-vaccinisti e 5G, tradizionalisti cattolici e fanatici integralisti, mamme pancine ed altri orrori assortiti…
Ma c’è anche la variante italiota dei Gilet Arancioni (non ci facciamo mancare nulla!), con quel che resta del Movimento dei Forconi, insieme agli immancabili scampoli avanguardisti e agli ultimi raminghi di Terza Posizione con gli irriducibili gemelli di Lotta di Popolo, percolati tra Forza Nuova e Casa Pound, saldati agli ultrà da stadio reclutati tra gli Uruk-kai delle curve calcistiche…
Tutti elevati ovviamente al rango di “popolo”, Ragazzi d’Italia, o sedicenti patrioti che siano, sempre lì a fantasticare di marce su Roma e colpi di stato; che su ‘sta roba ci sguazzano come mosche sulla merda.
È sempre la vecchia cloaca fascista che si allarga e si diversifica nell’offerta accogliendo nuovi scoli, in un ributtante calderone dove persino il salvinismo d’accatto affonda le zampe con qualche esitazione per attingere i propri consensi, pur lappandone gli umori fetidi…

Ultimo Stadio
di Luca Bottura
(06/09/2020)

«Il disagio aggressivo espresso dai cosiddetti No Mask a Roma è parente di quello che normalmente alligna nelle curve italiane. Esistono comuni cause endemiche (povertà, ignoranza, distruzione sistematica del lavoro operato dagli ultimi giapponesi della scuola pubblica, necessità identitaria delegata a quattro cialtroni nostalgici) ma il dato che più facilita certe adunate è un altro: chi di dovere, non interviene. Mentre qualunque manifestazione a trazione progressista o semplicemente di impegno civile viene attenzionata con modi spicci (Genova 2001 per tutte, quando vennero massacrati gli inermi e istigati i violenti), gli stadi o le curve anarco-mussoliniane trovano sempre sguardi amorevoli. Striscione del Duce? Bandiera nazista? Leggi sul distanziamento violate petando rumorosamente? Avanti, c’è posto. Quattro fischi a Salvini? Documenti, prego. In questa disparità di trattamento oltraggiosa c’è tutta la mutazione culturale che permette ai complottisti comode passerelle durante le quali, per sovrammercato, si atteggiano a vittime silenziate. Piazze come quella di ieri, cui andava applicato il modello tedesco, sono per l’Articolo 21 il corrispettivo del funerale dei Casamonica. Uno sfregio. C’è qualcuno al Viminale che può per un attimo distogliere l’attenzione dalle interviste sui migranti?»

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BONUS ET CIRCENSES

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , on 11 agosto 2020 by Sendivogius

“Le famiglie che hanno perso la propria fonte di reddito non possono aspettare i tempi della burocrazia per ricevere un aiuto dallo Stato. Bisogna dare subito 1000 euro con un semplice click a chiunque ne faccia richiesta (meglio online) direttamente alla propria banca. Si stabilisce in modo semplice chi ne ha diritto come sostegno, chi come prestito, chi non ne ha diritto, ma le verifiche si fanno dopo, finita l’emergenza. Intanto zero burocrazia e zero perdite di tempo. 1000 euro a chi dichiara di averne bisogno. Subito!

Giorgia Meloni
(28/03/2020)

 Con Capitan Sugna appresso, a rincarare la dose. Quello che se non si trovano i soldi, li si possono sempre stampare.
E il pur esecrato governo del Conte-bis s’è adeguato alle richieste, facendo della dispensazione ad libitum di ‘bonus’ illimitati (per ogni gusto e bisaccia) la misura del suo non essere. In pratica, siamo all’istituzionalizzazione dell’una tantum, senza alcunché di strutturale, nella più grande compravendita di consensi (e dissipazione di risorse pubbliche) su elargizione di massa, che si ricordi dai tempi di Nerone (o di Commodo).
Adesso ci si fa tanta meraviglia che i soldi siano andati a cani e soprattutto porci, dispersi nei mille rivoli della grande distribuzione assistenziale di pubblici denari elevata a sistema organico di sottosviluppo.
Succede quando si dispensano quattrini a cazzo di cane, senza alcun tetto di spesa, senza controlli né verifiche, né limiti di reddito, distribuiti a tutti su richiesta.
In fondo, c’era un elettorato da comprare per un consenso da costruire, mentre ci si rivestiva di pieni poteri per nulla decidere e tutto rinviare al fatidico mese di Settembre, in un ingorgo istituzionale senza precedenti di decreti in scadenza con l’abnorme produzione degli stessi; senza alcun altro obiettivo concreto se non quello di entrare nel provvidenziale “semestre bianco” e conservare le cadreghe a babbo morto, in un paese congelato nell’emergenza permanente.
Se derogare al famigerato “Patto di Stabilità”, significava instaurare una società parassitaria di massa fondata sui bonus, nella repubblichetta di Bengodi a buffo, tra pizza, selfie e regalino, tanto valeva tenerci strette le regole del rigore di bilancio..! Perché è desolante constatare che i nostri mali ce li meritiamo tutti, così come la nostra (pessima) reputazione all’estero.

E ora ci si scandalizza perché qualche centinaio di furbetti in politica (opportunamente lasciati filtrare dall’INPS dell’amico Tridico) non hanno saputo rinunciare nemmeno al magro gruzzoletto emergenziale, per quella che in realtà è solo una cialtronesca operazione di demagogia mediatica, che pesca nel populismo anti-ka$ta in prossimità elettorale, per promuovere il demenziale referendum voluto dal movimento dei 5 e più pataccari.
Ce la meneranno per tutta l’estate ed oltre, indicando sdegnati col ditino inquisitore la pagliuzza dietro la quale si nasconde la trave, per i gonzi dall’indignazione telecomandata ad orologeria, nei soliti autodafé su atto di contrizione ai quali la setta ricorre per rilanciare ogni stessa, ogni volta che il merdone della loro incompetenza rischia di deflagrare, stornando altrove la shitstorm nel consueto ricorso alle armi di distrazione di massa…

Bonus INPS, sono Salvini e Di Maio che si devono dimettere

Lo scandalo è solo una caccia alle streghe. Assai più dei cinque miserabili, a lasciare dovrebbe essere chi ha terremotato la democrazia e la sua delega.

di Alessandro Barbano
(11/08/2020)

«Lo chiamano lo scandalo dei bonus ed è una caccia alle streghe, in cui si lanciano populisti sedicenti e populisti subalterni o inconsapevoli, trascinando con sé la gran cassa dell’informazione, al grido di gogna ai furbetti, invocando sanzioni e dimissioni e addirittura una legge perché non accada mai più. Ma chi dovrebbe dimettersi sono anzitutto loro, i Di Maio e i Salvini, che in un decennio di iconoclastia istituzionale hanno dimidiato, amputato, vilipeso il Parlamento, trasformandolo nel bivacco dei peggiori, ora attaccando la libertà di mandato, che è il cuore della delega democratica, ora calpestando le immunità e le garanzie penali, che sono il pilastro della divisione dei poteri, ora tagliando il finanziamento pubblico in nome di una miserabile demagogia pauperista, ora imponendo una umiliante quanto implausibile restituzione della diaria, quasi fosse un maltolto criminale, ora abusando dei poteri che una legge elettorale demenziale consegna ai leader per candidare e imporre i più ignoranti, i più stupidamente fedeli, i più manovrabili perché politicamente, professionalmente e psicologicamente succubi. Ora, da ultimo, decapitando con la scure il numero dei parlamentari e, con esso, quella proporzione costituzionale tra maggioranza e minoranza che fa il potere divisibile e contendibile. Sono loro, i leader populisti, i primi terremotatori della democrazia e della sua delega. Assai più di quei cinque miserabili, che, nascondendosi tra tanta demagogia, hanno pensato di raccattare per sé tutto il raccattabile, prima che il Palazzo cadesse.
Ma non fa tanto sconcerto questa grottesca sortita giustizialista quanto la supina acquiescenza dei rivali, preoccupati anch’essi di puntare il dito, indignarsi e certificare insieme, come fa Ettore Rosato, che “nessun parlamentare di Italia Viva beneficia del bonus”, magari solo perché non l’ha ottenuto pur avendolo chiesto. Anche per questi sedicenti avversari del populismo la caccia alle streghe è un diversivo ferragostano, dietro cui coprire il vuoto pneumatico di una politica che si fa male da sé, approvando, con il voto in seconda lettura alla Camera anche del PD e dei renziani, una riforma costituzionale che attenta alla rappresentanza e, quindi, alla democrazia, perché costruita attorno a un disegno liquidatorio ed eversivo da parte di chi la democrazia vuole annientarla, e accettata per convenienza e per timore di essere scavalcati, ora a sinistra ora a destra, da chi dice di volerla proteggere.
È una storia lunga ormai un decennio: dalla legge Severino al taglio dei parlamentari, passando per la cancellazione del finanziamento ai partiti, per il voto di scambio e per la prescrizione – attaccata in prima istanza da un governo a guida PD -, il populismo detta le regole sulla pubblica piazza e gli pseudo nemici del populismo le fanno proprie per potersi difendere dall’accusa di essere una casta di corrotti. Salvo poi nascondersi dietro un dito di fronte all’aberrante esito che garantisce a chi vince di prendere tutto, anche il Quirinale, lasciando agli sconfitti le briciole, e prodursi nelle imbarazzanti gaffe di Zingaretti che, dopo aver concorso a bucare la Carta, vorrebbe rattopparla con una legge elettorale, cioè una legge ordinaria, emendabile domani da qualunque maggioranza di turno. È la nemesi di un partito senza visione, che per sbarrare la strada a Salvini e difendere la postazione del Colle si è convinto a stringere un’insana alleanza con i Cinquestelle, e che, invece, il Colle rischia di consegnarlo con le sue mani al nemico.
Ed ecco allora il rumore di fondo del populismo strisciante, che punta l’indice sui furbetti e lancia il giornalismo subalterno e codino a violare la privacy e scovarne l’identità. Perché tutti a Ferragosto s’indignino per quei malfattori, che hanno speculato perfino sul Covid, e dimentichino il piattino che la politica ha riservato al Paese a settembre. Così la strategia dell’amnesia referendaria protegge, nel silenzio o nell’indifferenza della migliore e peggiore stampa, una decennale semina populista, che ha ormai convinto l’opinione pubblica che il Parlamento è pletorico e, quindi, sostanzialmente inutile, che la delega è un privilegio e non una funzione, che il compromesso è un ignobile inciucio e non una nobile sintesi, e che tutte le forme della democrazia delegata sono un vergognoso teatrino. Di fronte a questo Paese capovolto dalle prime pagine dei quotidiani la democrazia si appresta a compiere l’ultima, immotivata, assurda espiazione

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MAGNA CHE TE PASSA!

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , on 21 luglio 2020 by Sendivogius

Se all’appallata ducia della Garbatella, 82 miliardi di euro a fondo perduto e senza interessi sembrano pochi, per “un risultato inferiore alle aspettative” (chissà cosa e quanto pensava di ottenere lei, con la sua truppa di nostalgici in camicia nera e braccino sempre teso), a Capitan Sugna l’improvvisa infornata miliardaria, dopo tanti Bengodi promessi, ha provocato un mezzo collasso estivo, tra un selfie e l’ennesima abbuffata, al netto delle stronzate con le quali ci ammorba a schizzo continuo.
Ed eccolo lì, l’obeso citrullo sovrano mentre si contorce e sbava, come un capitone sbattuto a spurgare sul bagnasciuga delle ambizioni schiantate, corroso dai livori e dall’invidia, annaspando tra i rigurgiti rancidi del suo nazismo a dimensione social, col bolo maldigerito che gli cola dalle ganasce spalancate, in fase orale perenne, su compulsione manducatoria.
E rimasto in secca, se ne sta lì a salivare e spumare bile, vomitando qualcosa su flat tax (ragalone per i ricchi ladroni amici suoi), abolizione del codice degli appalti (la mafia ringrazia sentitamente), e le nozioncine rimasticate poco e male del bignamino di economia sovranista, a cura della premiata ditta Borghi-Bagnai, tra una peperonata ed una soppressata di mezzanotte, che ora va ruttando in stato confusionale, con gran fragor di peti a cul sospinto. E intanto chiama tutti a raccolta per la rivolta fiscale, promettendo di pagare LVI gli avvocati… 49 milioni di euro versati su conti russi possono bastare. Coerentemente, si preoccupa delle clausole vessatorie, legate alla condizionalità dei fondi europei: tipo l’imprescindibilità di essere uno “stato di diritto”. Una condizione davvero insostenibile per LVI che voleva i pieni poteri ed annunciava l’investitura sovrana tra i culi del Pepeete, appollaiato a sbavare sotto il cubo. E gli toccherà aspettare il prossimo giro per spezzare le reni alla UE e rinviare i festeggiamenti del ritorno alla lira in carrozza, mentre tifa per lo schianto dell’Italia.
Uno così, in un paese normale, sarebbe già finito nel pozzo nero delle vergogne nazionali, dopo aver tirato lo sciacquone per disfarsi dell’orrendo merdone. Da noi, tutt’al più, lo si candida alla Presidenza del Consiglio!

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Ti conosco mascherina

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , on 5 luglio 2020 by Sendivogius

Ma quanta tenerezza fa Maurizio Belpietro, che dalle pagine della sua “pravda” ultrasovranista, organo ufficioso del salvinismo d’assalto, vorrebbe davvero dare ad intendere che a “sinistra” si viva in una sorta di carnevale permanente di equivoci figuri in déshabillé (e un Toninelli tatuato in prima fila), meglio se “figli di papà”, ovviamente tutti “radical-chic”, meglio ancora se froci, con gli abiti centrifugati nel frullatore, per solleticare gli umori della fascisteria di contorno che invece ci crede convinta?!?
Chissà se un dandy raffinato e ricercatamente snob come Tom Wolfe, scrittore eccentrico dall’omosessualità evidente, avrebbe mai immaginato in bocca a chi sarebbe finito il suo fortunato neo-logismo e l’uso totalmente distorto che ne avrebbero fatto. Tuttavia, conoscendo il personaggio, se ne sarebbe potuto facilmente indovinare la naturale repulsione che precede il rigetto.
Tom Wolfe, da conservatore moderato e distinto gentiluomo aristocratico del vecchio Sud confederato, quale piaceva immaginarsi, guardava con ironia sottile e feroce alle nevrosi schizofreniche dell’élite liberal di Manhattan durante gli Anni ’70, per una psicologia sociale molto americana e specificatamente di origine puritana.
Per inciso, del buon Mr. Wolfe in bianco, riesce meravigliosa la parodia (involontaria?) di Peter Stormare in “Costantine”, che nei panni di Lucifer sembra pescare allo stesso guardaroba immacolato, tanto pare condividerne il taglio di sartoria…
È ovvio che Belpietro e gli altri capimanipolo della sugna sovranista, a proposito dell’abusato Tom Wolfe (che ne avrebbe schifato gli umori plebei peggio della merda), non abbiano letto assolutamente nulla.
Il problema del furbesco Maurizio (e non solo lui), stretto nel suo inconfondibile ghigno, è che nell’ansia di stringersi al suo Capitone unto e bisunto (quello che si vanta di puzzare, come inconfondibile segno di ‘popolo’, e non per guerra personale contro il sapone, per intenderci!), tenendo il moccolo al seborroico fenomeno da sagra dei sughi, pensa davvero che a qualcuno freghi qualcosa se ai suoi raduni pecorecci di obesi citrulli, soppressati insieme come lardo in salamoia per un selfie, le trippe al vento siano munite o meno di mascherina d’ordinanza, nell’effluvio di odori e sudori dal fragrante amalgama, per lo scambio di flussi corporei. Tutti adunati attorno al fiero gargarozzone, che chiama “ubriacone” (proprio LVI?!?) chi lo contesta.
L’argomento deve sembrargli così ghiotto, che ne ha fatto una sorta di polemica a puntate, per l’uso e consumo del corpo del duce sovranista, da toccare, suggere, e leccare, in estasi da selfie. E gli sfugge che, con o senza mascherina (o mutanda che sia), li si riconosce a naso. Perché l’odore resta inconfondibile.

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LA SCATOLA VUOTA

Posted in Kulturkampf, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , on 28 giugno 2020 by Sendivogius

Dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno; l’hanno svuotata come un branco di felini alla fame, fino all’ultimo boccone.
Dovevano ‘moralizzare’ il Paese… E l’hanno infestato con un’orgia di scappati di casa, senz’arte né parte, più imbecilli che onesti, pescati a casaccio su facebook, perché tanto uno valeva l’altro; quindi miracolati con un seggio da “cittadino” deputato, in una grottesca parodia della Rivoluzione francese, sempre citata a sproposito e digerita malissimo.
Dovevano guidare la Crociata dell’Onestà. E si sono fermati per strada, sul lungo cammino verso la Terra Promessa, a sgraffignare qua e là tutto quello che potevano, accompagnandosi ai personaggi più assurdi ed inquietanti.
Succede, soprattuto quando lanci allo sbaraglio una setta di imbarazzanti coglioni pieni di sé, in dissociazione permanente da ogni principio di realtà, cresciuti appresso ad un santone digitale.

“Devi farne di strada bimbo, se vuoi scoprire com’è fatto il mondo, con le tue scarpine chicco corri nel sole, giochi alla vita che cresce insieme a te. E se la sera ti fa un po’ paura, trovi un amico che a casa, ti accompagnerà.”

Nell’immacolato mondo a cinque e più patacche, dove ogni commistione con le più elementari nozioni di competenza ed efficienza viene vissuta come contaminazione da colifecali, è quasi conseguenza naturale che, diffidando degli onnipervasivi “poteri forti” annidati ovunque, ci si affidi poi alla ricerca salvifica di un “podestà forestiero”, a cui affidare l’amministrazione dell’ordinario, promosso ad evento epocale per propaganda annessa, sull’onda lunga dell’Effetto Dunning-Kruger.
Da qui la scelta di perfetti Signor Nessuno, sconosciuti a chiunque se non (forse) nelle secrete stanze della Casaleggio Associati, là dove tutto si puote, tra mitomani e millantatori professionisti, meglio se estratti a sorteggio tra i famosi “talenti italiani all’estero”. Il dramma tutto nostrano non risiede nel fatto che simili cervelli fuggano via a cercar fortuna in qualche Promiseland straniera, bensì nell’evidenza che prima o poi ritornano sempre, tale è l’appeal della Terra di Bengodi con le sue insperate prospettive.
Altrimenti non si spiegherebbe la scoperta e pronta promozione di misconosciuti talenti straordinari come Pasquale Tridico da Scala Coeli, 44 anni (portati malissimo), planato alla presidenza dell’INPS per liberare quante più risorse possibili verso il demenziale “reddito di cittadinanza” (la paghetta di Stato per gli Sdraiati) e permettere così al “capo politico” di annunciare la sconfitta della povertà dal balcone del Palazzo, dove nel frattempo è arrivato il gommoso citrullo, ex bibitaro dello Stadio S.Paolo.
Della conduzione INPS sotto l’eccelso prof. Tridico, in 12 mesi vissuti pericolosamente, si ricorderà soprattutto la disastrosa gestione dei pagamenti della cassa integrazione in tempi di Covid, slittati di mesi tra un ritardo e l’altro, ma prima c’era stato il gran pasticcio delle pratiche on line (i soliti hackers), e l’errore di calcolo delle pensioni ordinarie.
Certo è niente rispetto all’immenso Domenico Parisi da Ostuni, in arte “Mimmo”, 54 anni e 18 pagine di curriculum, professore di Demografia e Statistica dell’Università statale del Mississippi (nella metropoli di Starkville coi suoi 25mila abitanti), data scientist ed esperto di sociologia rurale, messo a capo dell’Agenzia Nazionale Politiche del Lavoro (ANPAL), con poteri quasi assoluti.


Era quello che doveva aiutare Giggino Di Maio a sconfiggere la povertà e creare milioni di nuovi posti di lavoro per un miracolo tutto italiano, ai tempi inquietanti della “Manovra del Popolo” (il gusto per le stronzate roboanti non l’hanno perso). Per il momento, l’unico impiego creato è quello di Mimmo, nonché degli altri 3.000 navigator fatti imboccare a carico pubblico e pagati a peso d’oro per fare nulla: 1.700 euro netti, ai qual vanno aggiunti i 600 euro di bonus previsti per la crisi da pandemia Covid. Si tratta di un totale di 70 milioni di euro l’anno lanciati all’aria, per non trovare lavoro a nessuno e mantenere a babbo morto i navigatori.

Come riportato in un articolo dell’Aprile 2019, l’esimio prof. Parisi…

“ha trascorso gli ultimi due decenni a studiare i cittadini del Mississippi. Lo ha fatto al timone di Nsparc, un piccolo centro di ricerca della Mississippi State University. Parisi raccoglie e analizza milioni di dati sui cittadini, incluso dove hanno frequentato il college, se hanno ricevuto buoni pasto o sussidi di disoccupazione, quanto guadagnano e altro ancora. Ora Parisi torna nella sua Italia, portandosi tutto quello che ha imparato sulla forza lavoro e il comportamento umano per realizzare ciò che non è stato in grado di fare in Mississippi: sconfiggere la povertà. Il governo italiano di destra e anti-immigrazione ha nominato Parisi alla guida dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, Anpal. E la nomina di Parisi ha fatto alzare più di un sopracciglio oltreoceano.”

In pratica, il buon Mimmo è l’inventore del fantomatico Metodo Mississipi (variante ancora più cazzara della “mossa Kansas City”); ovvero un’applicazione riciclata dal “Mississipi works system”, che avrebbe dovuto fare dell’Italia nientemeno che un “Cybernatic State”.
In pratica, 25 milioni pagati sull’unghia dal “Ministero dell’Innovazione”, per il prototipo di un software mai sviluppato.
In compenso, per il disturbo legato al suo ingaggio, come presidente ANPAL, nel corso dell’ultimo anno l’insaziabile Mimmo è costato all’erario 160.000 euro in soli rimborsi spese personali: 55.000 euro per noleggio auto con autista (la famigerata Ka$ta usava le auto blu del ministero, la Banda degli Onesti gli NCC privati); 71.000 euro di voli rigorosamente in business class per gli USA; 32.000 euro di spese di alloggio per l’affitto di un appartamento ai Parioli di Roma. L’affitto da 3.000 euro al mese a rimborso si è reso necessario, come ci tiene a precisare il diretto interessato:

“per stringenti ragioni di personale sicurezza sanitaria a fronte dell’emergenza Covid-19, che a mio parere sarebbe garantita solo dal soggiorno in appartamento“.

Peccato che l’ineffabile Mimmo alloggiasse nell’esoso appartamento pariolino anche prima dell’emergenza Covid. Quando il culo supera la faccia.
Bisogna ammettere che ci vuole arte a scovare gente così… A tal punto che una domanda sorge spontanea: ma ‘ndo cazzo li trovano?!?

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CLOACA MAXIMA

Posted in Kulturkampf, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , on 16 maggio 2020 by Sendivogius

Avvezzo a cagare stronzate a caratteri cubitali sulle pagine del suo “Der Stürmer” in edizione italiana, Littorio Feltri, lo sturmtruppen del nazismo padano in versione sovranista, si produce in un altro di quei titoloni ‘goliardici’ che dovrebbero rendere più appetitoso il merdone fumante, da lappare nudo per gli estimatori del nazi-exploitation. È il consueto pastone ad uso degli odiatori seriali in astinenza da linciaggio, per un concentrato purulento di sessismo estremo, pornografia mediatica, razzismo viscerale, fascismo e merda a spruzzo. Sono gli ingredienti fondamentali che ne hanno reso inconfondibile lo stile da cloaca, a misura della desolante miseria umana di questo attrezzo becero del sovranismo militante da guerre razziali, insieme a quell’altra latrina intasata di liquami che si fa chiamare “Il Giornale”, emulo italiota del Völkischer Beobachter per palati forti, a guida del nosferat Sallusti.
Si tratta delle due redazioni girevoli in regime di alternanza, che si scambiano talenti come due scoli fognari comunicanti, per il medesimo schifo, nell’esibizione di ordinario fascismo, e si eccitano con lo stupro punitivo delle reprobe.

In pratica, la destra italiana nella sua espressione maggioritaria.
Non staremo certo qui a confutare i contenuti degli ispirati editoriali su carta igienica usata. Sarebbe come spremere merda, sperando che diventi cioccolata. Perciò, lasciamo ad altri il discutibile piacere di affondare le zampe nell’immondo pozzo nero per coprofili.
Soprattutto, non degneremo i due spurghi da Salò di una considerazione che di certo non meritano, mentre li immaginiamo contemplare compiaciuti tanta spremuta di reni in diarraoica esibizione, fino al prossimo stupro in effigie.
Giusto riguardo all’uso sottile del linguaggio, vi proponiamo piuttosto un giochino facile-facile… Provate a sostituire, il termine “islamica” (o musulmana) con la parola “EBREA”, che spogliata di ogni valenza neutra diventa stigma sociale, denigrazione su esercizio discriminatorio, fino ad arrivare alla negazione stessa di ogni diritto di cittadinanza all’interno della medesima comunità.

E noterete come i meccanismi di delegittimazione e misconoscimento collettivo, che definiscono da sempre lo status di non-persona nella relegazione della stessa, siano perfettamente sovrapponibili a quelli messi in atto a suo tempo dalla Germania hitleriana e dai razzisti di ogni latitudine, nell’elaborazione di una neo-lingua dell’odio, come ebbe modo di argomentare Victor Klemperer a proposito del reich nazista e della forma mentis che ne sottendeva l’affermazione, attraverso un processo psicologico di massa per suggestioni indotte.
Ora, fatevi una domanda… Soprattutto, datevi la risposta; nella sostanziale identità delle analogie e della semantica implicita delle parole, nel loro uso strumentale. E pensate a quanto diverse sarebbero state le reazioni, nella criminalizzazione collettiva di un intero gruppo sociale per appartenenza religiosa.

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Modello Ungherese

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , on 31 marzo 2020 by Sendivogius

Una “scelta rispettabile”
Chiusura del Parlamento a tempo indeterminato. Sospensione della Costituzione e dello “Stato di diritto”, con l’accorpamento di tutti i poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) nelle mani del Primo Ministro, che ora potrà legiferare esclusivamente tramite decretazione illimitata, con la possibilità di cancellare o modificare a propria totale discrezione le leggi vigenti, senza nemmeno doversi prendere più il disturbo di informare le Camere (chiuse), con tutte quelle inutili pastoie parlamentari.

Interdizione di ogni attività autonoma della Magistratura, che non sia indirizzata o controllata dall’Esecutivo, con l’istituzione de facto di tribunali speciali su nomina governativa.
Limitazione (ulteriore) della libertà di stampa, già ridotta a grancassa governativa, con carcerazione fino a cinque anni per chiunque diffonda notizie non conformi a quelle propagandate dal Governo.
Imposizione del coprifuoco su tutto il territorio nazionale, fintanto che il premier/sovrano assoluto non deciderà la fine dell’emergenza, se e quando vorrà; ovvero non dovesse decretarne una totalmente nuova da prolungare all’infinito, insieme ai suoi “poteri speciali”.
Per quella distopia monetarista di ragionieri contabili che chiamano UE, avere una dittatura nel proprio consesso non suscita alcun rigetto, fintanto che la cosa non incide sui sacri parametri fondati sul dogma del 3%. E l’Ungheria è solo l’ultima ciliegina sulla torta di uno schifo senza eguali.
Per LVI è una “scelta democratica”. Anche le Leggi fascistissime lo erano.
Lì, in Ungheria, abbiamo una maggioranza di nostalgici di Horthy e delle Croci Frecciate di Szàlasi; qui un ginepraio di aspiranti duci, con contorno di fasci e simpatizzanti hitleriani. Identico disprezzo per la Democrazia.
Quindi in linea di principio, per coerenza, anche il nostro mussolini di ghisa dovrebbe attenersi al medesimo führerprinzip, che contraddistingue i poteri dittatoriali dell’Amico Viktor, invece di sollevare una polemica (LVI o per interposta persona) ogni 45 secondi, su qualunque provvedimento emanato o non preso dal governo del solito Giuseppi, per caso Presidente del Consiglio, colpevole di non telefonargli ogni 20 minuti e farsi dettare da LVI l’agenda, gridando alla lesione dei diritti parlamentari. Giocare a rilancia e raddoppia con soldi che non ci sono, contro qualsiasi stanziamento fondi venga presentato dall’Esecutivo. Promulgare contro-ordinanze a livello locale, sollevando conflitti di competenza, in parallelo a quelle governative in sabotaggio delle stesse.
Mandare in tv ogni cinque minuti i suoi assessori (complimentoni al buongusto del tizio che propone la sua candidatura a sindaco di Milano, durante il bodycount serale, perché ha aumentato i like su F/B), nonché “governatori”, a bullarsi dei loro eclatanti risultati (i 7.000 morti della sola Lombardia, che si crede uno stato indipendente, stanno lì a confermarlo in tutta evidenza), contro la solita inerzia del governo.
Per carità! Tutto legittimo. Fa parte del “gioco democratico” ed è quanto di meglio riesce a LVI e ad i suoi camerati con camicia verde, in sbavante astinenza da “pieni poteri”. Un po’ come i nazisti ai tempi della Repubblica di Weimar.
Perché a nessuno piace la dittatura, se poi non può fare il dittatore e travestirsi da pagliaccio gallonato.

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VOGLIAMO I COLONNELLI

Posted in Muro del Pianto, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , on 24 marzo 2020 by Sendivogius

I “pieni poteri” (lo si sa), ogni volta che vengono invocati a sproposito, eccitano le fantasie nostalgiche e le polluzioni ducesche del mitomane di turno, insieme a tutta l’assortita pletora di feticisti in pieno orgasmo da fascismo della divisa, che sempre ricicciano fuori nei momenti di massima crisi con l’orgia da potere assoluto che ne deriva.
 Ed è una fortuna che a gestire l’emergenza attuale ci sia pur sempre il mite Giuseppi, la sagoma di cartone animata a vita propria, pur con tutte le sue sbandate, e non i manipoli di loschi figuri dalla ‘diversa’ sensibilità democratica, pronti ad accompagnarsi con macchiette in uniforme che sembrano fuggite dal vecchio set di un film di Mario Monicelli.
Oggi è il turno del fantomatico “Comandante Alfa: un altro di quegli anonimi coglioni mascherati fuori di testa, che affollano i ranghi dei Rambo in pensione, e che amano le foto con mefisto e tuta da combattimento, a costruire il personaggio per sceneggiature da fumetto pulp. Uno di quei sedicenti “servitori dello stato” che lo Stato sognano di sottomettere, per trasformarlo in una caserma dove giocare al generalissimo, in un’esibizione muscolare di populismo demagogico e machismo fascistoide, impasto riscaldato di luoghi comuni e retorica sciovinista da parata militare (in pratica un concentrato di sovranismo in orbace), sfornati per essere sfoggiati un tanto al chilo in un susseguirsi di deliranti contraddizioni. Il tipo appartiene alla ricca casistica di risolutori da tastiera, rapidi a chiacchiere, e pronto a scendere in guerra con armi e colpo in canna contro la pandemia, con l’inevitabile appello al popolo che non s’è capito bene cosa dovrebbe fare (in realtà il messaggio è chiarissimo).

“Siamo un paese in emergenza , in guerra. Sì in guerra, i decreti non servono più a nulla, sono confusi, servono a indebolirci e non a rinforzarci. Sono pallottole al sale quando metaforicamente servirebbero quelle vere.”

Forse il macho della situazione pensa di spezzare le reni al coronavirus sparando alle gambe di quei tossici da endorfina, che proprio non possono fare a meno della corsetta quotidiana cadesse anche il mondo. Non so… altre soluzioni efficaci potrebbero essere l’abbattimento degli infetti; o la promulgazione della legge marziale, con l’ordine di sparare a vista sui trasgressori?
Ovviamente tuona contro “sardine” e “centri sociali”, e le “navi pirata” delle ONG, e ovviamente gli immancabili “privilegi dei politici”. Tutta roba che non si capisce bene cosa c’entri con l’epidemia e la sua diffusione, ma va bene così… Fornisce un’idea esaustiva per il ‘dopo’…
E già che c’è, se la prende pure con “le signore con le gambe accavallate che spopolano in tv” (sdraiate a cosce aperte era meglio?!?), che evidentemente popolano le sue frustrazioni erotiche di guerriero senza sonno.
Questo perché:

Non è il momento della brillantina o del rossetto, è l’ora di indossare ognuno la propria divisa e combattere in prima linea dando l’esempio […] Basta, datevi da fare, basta stare seduti in poltrona e combattete.”

Armiamoci e partite. Sì, lo abbiamo già sentito…Qui, ad essere molto perfidi, parliamo di un Paese (e di una regione in particolare) dove il virus si è diffuso incontrollato, nonostante gli appelli alla prudenza, perché torme di ragazzini ipereccitati non potevano rinunciare all’apericena, contagiando poi nonni e familiari come nei migliori racconti sui vampiri. Caliamo poi un velo pietoso sulle scene miserabili di merdoni in fuga a casa da mammà rimasta giù al paesello nel Sud, mentre ruzzolano via coi trolley griffati, rincorrendo l’ultimo treno di mezzanotte una volta finita la festa ed esplosa l’epidemia.
Ma il problema sono i “politici”.
E quindi Ciccio Alpha si scaglia con furiosissimo sdegno contro il “parlamento chiuso” ed i politici imboscati come sorci. Lui invece è schierato in prima linea e lotta insieme a noi. Su facebook, travestito da Punisher della terza età. Si chiede persino se non siamo in una “dittatura”, ma poi invoca l’istituzione del coprifuoco con la legge marziale su tutto il territorio nazionale.

“Chiudete tutto, lasciando aperti i servizi essenziali per la sopravvivenza, garantendo agli operatori la tutela adeguata. Schierate l’esercito, istituite il coprifuoco, chiudete i confini, i porti, sigillate il nostro paese all’Europa che ci ha lasciati soli e che ci ha presi in giro senza che nessuno dei nostri governati ci abbia difesi.”

E dopo aver chiesto la serrata generale, da far rispettare con l’imposizione di leggi di guerra, si contraddice appena un rigo dopo:

“Prendete in giro artigiani, piccoli imprenditori, gente che fa fatica ad andare avanti e voi che fate per aiutarli a sopravvivere? Spostate la data delle tasse? Ma come ragionate? Come pensate che riusciranno a pagare se sono chiusi e lo saranno ancora per molto senza avere guadagni? Vergogna!!”

Ehm… Machoman?! In tutta confidenza, fai pace col cervellino: o chiudi tutte le attività economiche e produttive (e allora non guadagni); o le tieni tutte aperte. E allora non rompi i coglioni. O paghi le tasse, dilazionate o rinviate che siano, oppure semplicemente cessi di fornire tutti quei servizi che con le tasse vengono finanziati.
Non è un concetto difficile da comprendere, almeno fuori dal magico mondo marziale dei G.I.Joe, dove non si molla e non si arretra.

“Allora ascoltate tutti, munitevi di mascherine e tute e fate squadra, insieme si diventa invincibili”

E se mio nonno aveva le ruote era un calesse!
Un tempo, di fenomeni così i manicomi erano pieni… I più si infilavano la mano nel panciotto e si credevano Napoleone. Oggi abbaiano su Facebook come cani alla luna.
Manco a dirlo, il pronunciamiento dell’aspirante caudillo ha subito trovato i suoi entusiasti estimatori…
Tale Matteo Valléro, direttore editoriale di “Business24”, a sprezzo di ogni ridicolo possibile, si appella direttamente al Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, per esortarlo al colpo di Stato. Ovviamente lo fa “a nome del popolo italiano”, dopo essersi autodelegato in assenza dell’interessato.
Cuor di leone, quando gli è stato fatto notare che l’invito all’eversione è un reato (penale) grave, ha subito cancellato il post, temendo ripercussioni per il suo contratto su SKY.
Giusto a proposito di benefici e culi comodamente seduti al sicuro in poltrona.
Per inciso, il generale Farina non ha assolutamente il physique du rôle del duce in carrozza e tanto meno coltiva pulsioni golpiste. Peraltro, se Matteo Valléro si fosse informato prima di dar sfogo ai suoi deliri, saprebbe pure che il generale attualmente non sarebbe esattamente disponibile, dal momento che è stato anche lui contagiato dal Covid-19 ed è in regime di quarantena.
Invece, chi scrive non aveva fino ad oggi la più pallida idea di chi mai fosse ‘sto Valléro, ma del resto non è che si possa conoscere tutti i bei figurini che affollano i pozzi neri dell’italica fascisteria, sorvolando sull’Alpha Spirit in tutina nera. Specialmente quando il sottoscritto continua ad andare regolarmente a lavoro (il privilegio di rientrare nelle “eccezioni”), spostandosi in metro, con o senza mascherina, e senza cazzeggiare su facebook in preda a crisi di isteriche, cercando una divisa come feticcio a cui votarsi…

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Il Giorno dello Sciacallo

Posted in Kulturkampf, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , on 14 marzo 2020 by Sendivogius

“Cielo azzurrissimo in Trentino”

“L’Italia è sicura, è il Paese piú bello del mondo:
questo è il messaggio che dobbiamo diffondere.”
Matteo Salvini
(28/02/2020)

In un’orgia scomposta di italianità a buon mercato, in bilico tra autarchia e festoni littori, il Capitone spiaggiato boccheggia in stato confusionale, alla disperata ricerca di un nemico immaginario, mentre blatera di sigillare il paese in confezione sterilizzata monouso, repentinamente convertito al #chiuderetutto.
È lo stesso figuro da Bar-Sport che fino ad un paio di settimana fa, tra un aperitivo e l’altro, solo il 28 Febbraio ruttava:

“Riaprire tutto quello che si può riaprire, riaprire, rilanciare fabbriche, negozi, musei, gallerie, palestre, discoteche, centri commerciali. Aprire! Aprire! Aprire!”

Intanto, nella Venezia del leghista Brugnaro venivano offerti aperitivi gratis contro il Coronavirus ai malcapitati turisti, mentre la stragrande maggioranza dei lombardi scambiava la chiusura preventiva delle scuole per motivi di profilassi, come un’occasione unica per allungare la settimana bianca ed accalcarsi sugli impianti di sci (esportando il contagio pure in Trentino e Valle d’Aosta); quindi godersi allo stadio il calcio più bello del mondo.
All’epoca, la parola d’ordine era rassicurare contro il protagonismo allarmistico dell’esecrato Conte-bis (al confronto, la sagoma di cartone sembra quasi uno statista!), e per la bisogna era subito planato in Trentino pure LVI per l’ennesima vacanza.
Nel frattempo, il presidente della Regione Veneto (il “governatore” Luca Zaia) tuonava contro il governo per la spropositata esagerazione delle (blande) misure di contenimento messe in atto; il degno compare in Lombardia sosteneva l’esatto contrario, denunciando le misure troppo poco severe contro lo stesso governo. E il duce di ghisa lanciava merda sul Paese, in nome dell’italianità è ovvio, rilasciando interviste sciagurate sui quotidiani esteri, perché al governo (per fortuna!) non c’è LVI coi suoi manipoli sovranisti, profondendo indignazione un tanto al chilo. Un giorno i francesi, un giorno i tedeschi, l’altro ancora gli inglesi, come nelle migliori barzellette da scuola elementare, in alternativa ai soliti negri e clandestini (giusto per variare un po’)…

“Onore e gloria ai migliori governatori di tutti i tempi”

«La sempiterna citazione di Cocteau – “Un francese è un italiano di cattivo umore” – rifulge a cavallo della Alpi dopo che un video satirico di Canal Plus ha cagionato una crisi diplomatica, con tanto di dichiarazioni ufficiali dei ministri Bellanova e Di Maio a difesa della nostra agricoltura e di… cosa difendesse Di Maio non era chiaro, aspettiamo traduzione. Il video giocava con lo stereotipo dell’italiano pizzaiolo che, chiedo scusa per il termine, peraltro a suo tempo utilizzato nientemeno che da Lucio Dalla, scatarrava su una margherita rendendola “à la coronavirus”. Le risposte hanno riassunto il meglio della contraerea luogocomunista, dalla baguette all’assenza di bidet, spesso combinate con esiti intrusivi, rinsaldando finalmente un Paese confuso contro un nemico: lo sciovinismo dei cugini. L’occasione mi è grata per significare un paio di pareri irrilevanti. Uno: offendersi per una gag uscita male non farà di noi un popolo. Due: per essere efficace, il video avrebbe dovuto ritrarre il pizzaiolo Zaia nell’atto di cospargere sulla pizza carpaccio di topo mentre Fontana gli metteva una mascherina al contrario. Perché quelli siamo noi: perbenisti ad minchiam con gli altri, indulgenti coi cazzari fatti in casa

Luca Bottura
(04/03/2020)

Poi il virus ha cominciato a fare quello che tutti i virus fanno da milioni di anni (diffondersi), trovando un brodo di coltura ottimale nei troppi coglioni in movimento compulsivo, scatenando il panico da pandemia e ponendo fine ai baccanali.
Peccato che sia subito cominciato un altro tipo di Carnevale (e non ultima è la starnazzata serale sui balconi, per un popolo a cui proprio riesce impossibile porre un freno al proprio esibizionismo patologico), col Capitone spasmodicamente impegnato a centrare (e sistematicamente mancare) il trend-topic del momento sui social, per una stanca sceneggiata di bolsa retorica patriottarda: Bandierine tricolore, “onore” di qua e “onore” di là, comprare italiano, orgoglio italiano, Italia agli italiani, prima gli italiani, le mamme e i papà, robuste iniezioni di piagnonismo (molto) nazionale, i soliti elenchi di cose e persone e categorie snocciolati come i grani del rosario, e miliardi da moltiplicarsi come i soldi del monopoli nel suo personale lancia e raddoppia contro il governo in carica, raccomandandosi a santini e madonne.
Adesso, per uno di quei repentini ruzzoloni a cui il Capitone ci ha abituati dai tempi della secessione della padania, è il momento invece di porti chiusi, frontiere chiuse, città chiuse, negozi chiusi, fabbriche chiuse, aeroporti chiusi, Europa chiusa, Italia blindata (per evitare che gli altri ci contagino), pugno di ferro (in alternativa a manganello e olio di ricino). “Chiudere! Blindare! Proteggere! Controllare! Bloccare!”
Invero, l’unica cosa che proprio non gli riesca di chiudere è la bocca (come il culo, è impresa per LVI impossibile), mentre alle consuete foto di “Salvini che mangia”, ora è il tempo di “Salvini che fa la spesa”.
Non mancano poi nel mazzo i grandi tripudi di “onore” pure alla Gran Bretagna di Boris Johnson, il tizio buffo che dal Coronavirus si guarisce infettando più gente possibile per sviluppare l’immunità di gregge (giusto quello, il gregge!), e tanti cazzi a chi tocca, in attesa di rilanciare l’Italexit

“Premier League”
di LUCA BOTTURA
(13/03/2020)

«Il primo ministro britannico Boris Johnson ha molto in comune con Donald Trump. La pettinatura, ottenuta miscelando dell’antiruggine in una betoniera. L’ostilità per l’Europa, vista come un’inutile deviazione nel triangolo dei babbei che unisce Ankara, Washington e Downing Street. Da quando il Regno Unito è uscito dall’Europa, anche la bandiera di fatto ha regalato la 51esima stella allo zio Sam. Ma soprattutto li unisce la presunzione, che su una scala da -32 (Zingaretti) a 10 (Vittorio Sgarbi) è di 128. Ieri, Johnson è apparso sulle reti di casa spiegando perché non ha alcuna intenzione di limitare il pubblico agli eventi di massa, tipo le partite di calcio, i concerti e i raduni delle ex fidanzate di Robbie Williams: “I divieti non sono basati sulla scienza e comunque rispetto ad altri Paesi siamo indietro, nei numeri, di almeno un mese. Non faremo come l’Italia”. Siccome un mese fa eravamo qui a parlare di influenza e giusto ieri abbiamo sfondato i 1000 morti, fra 30 giorni ci saranno verosimilmente 990 britannici che devono il Creatore a uno che (non scherzo, l’ha detto lui) sniffò zucchero a velo convinto che fosse coca. Confrontato a lui, Conte sembra effettivamente Churchill

Sarà una lunga notte. Di quelle cupe per davvero. Il peggio è che è appena cominciata…

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