Archive for the Muro del Pianto Category

Questione di chimica

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , on 5 maggio 2019 by Sendivogius

Gira e gira la magica ruota della paura continua ad evocare ed inseguire i suoi fantasmi, mentre alterna spauracchi e punizioni esemplari: Negri… Ruspa… Castrazione… Bacioni!
Se la vita è un balocco, la macchina della propaganda è come una giostra: ruota sempre su se stessa, simulando il movimento attorno ad un perno fisso, pur restando ferma in una struttura immobile.
E dunque, consultati gli aruspici dei sondaggi secondo il trend topic del momento, di cosa si occupa il Ministro della Paura, oggi?
Be’… riassunto in sintesi… attualmente il duce di ghisa smanetta CAZZI.
Perché questo è quello che gli suggeriscono i sondaggi, secondo gli algoritmi che alimentano la “bestia” e fabbricano il tweet del giorno da manducare insieme ai selfie di contorno, col capitano che magna e si adegua come un piazzista imboccato dai suoi stregoni.
Ordunque, il prodotto del giorno da spingere e da pompare, perché a quanto pare tira, è la castrazione (chimica) per stupratori e pedofili (ma solo se ‘recidivi’ e ‘consenzienti’). Pare che, tra pene e peni, contribuisca a gonfiare i sondaggi con l’indice di gradimento elettorale… O almeno questo dicono i grandi esperti del marketing politico.
Ora, sulla scientificità dei sondaggi lasciateci esprimere ben più di qualche dubbio…

1) Un campione di 800 persone, pescate tutt’altro che a casaccio e molestate telefonicamente con domande generiche, in orari nei quali la maggior parte delle persone è fuori casa a lavorare, è tutt’altra che rappresentativo del pensiero e delle intenzioni di voto di un paese con 60 milioni di abitanti.
2) Le persone mentono. Spudoratamente. E Lo fanno perché trovano la cosa divertente; o perché non avendo risposte certe da dare a domande incerte, semplicemente le inventano secondo quello che passa loro per la testa sul momento.
3) La maggior parte dei sondaggi non sono mai ‘neutri’, ma indirizzano le risposte degli “intervistati” verso ciò che il committente vuole sentirsi dire. Perché i sondaggi sono gestiti da società private specializzate e costituiscono uno strumento come un altro per la propaganda di partito. Sono delle forme di orientamento elettorale, stabilendo il trend politico con cui orientare il voto tra gli “indecisi”.
4) Dinanzi ad una qualunque evidenza statistica, i sondaggi si rivelano per ciò che sono: fuffa!

 Altrimenti non si capisce perché un partito dato al 35% come la Lega (o lo stesso PD), nelle ultime tornate elettorali non abbia mai superato in voti reali la metà delle percentuali che pure gli vengono attribuite a livello virtuale, a dimostrazione che certe ascese non sono inarrestabili né irresistibili.

«Difendere i sondaggi affermando che sono un modo per “consultare la saggezza collettiva” equivale a dire di poter estrarre la radice quadrata di uno spazzolino da denti di color rosa
(Marshall McLuhan)

Ma con alcuni funzionano e servono più che altro a galvanizzare la truppa, stretta nei ranghi attorno ai rispettivi “capi politici”, che ogni tanto devono pur lanciare qualche parola d’ordine per attizzare l’attenzione del pubblico.
Va da sé che per le tigri da tastiera che affollano il letamaio nazileghista la castrazione dovrebbe essere rigorosamente fisica: un bel paio di forbici (meglio se arrugginite)… zack! E via, avanti il prossimo! Mentre nel Club del Taglione le Lorene Bobbit si incitano a vicenda e fantasticano castighi medioevali, tra squartamenti, mutilazioni, impalamenti, in un crescendo horror come nei torture-porn coi quali si sono tanto eccitati da adolescenti, tra cumuli di cazzi mozzati ed altre frattaglie sparse in giro.

E sarebbe interessante elencare come tra i castrati illustri ci sarebbero non pochi camerati, che dello strupro più o meno punitivo hanno fatto ben più di una fantasia realizzata dei loro deliri superomistici.
Al contempo, per i militanti di un partito che hanno eletto la violenza sessuale, o l’evocazione della stessa, a must delle proprie conversazioni (anti)social sul web, auspicando lo stupro punitivo dei proprio nemici, questo è davvero il colmo della farsa che segue alla tragedia.

Ovviamente, non sovviene loro che lo stupro non è una questione chimica, ma “culturale”. Che non risponde ad un istinto, ad una pulsione incontrollabile, ma ad una somma forma di disprezzo predatorio, che oggettualizza la vittima defraudandola di ogni dignità umana, riducendola ad una non-persona: un mero strumento di carne, da prendere ed usare a proprio piacimento.
Non ci arrivano proprio che lo stupro è innanzitutto un atto di violenza. E quella a sfondo sessuale la puoi perpetrare in mille altri modi… anche senza cazzo!
Soprattutto, non passa minimamente per le loro striminzite testoline glandiformi, che il miglior deterrente contro gli stupratori ‘recidivi’ è la garanzia di pene certe, applicando semplicemente le leggi che già esistono invece di depotenziarle, o di eludere il reato con interpretazioni demenziali; magari cominciando col tenerceli in galera gli stupratori, invece di gingillarsi con torture ed efferatezze varie… Sarà più efficace la castrazione chimica o il taglione? La mazzolata semplice o con squarto? lo scuoiamento da vivo o la gabbia dei corvi? E avanti con la prossima stronzata!
Che l’elettore medio fosse un potenziale deficiente lo sospettavamo da tempo… ma nel caso dei fascio-leghisti è sempre stata una certezza.
In fondo parliamo di casi freudiani, in perenne oscillazione tra fase anale e fase fallica, senza mai giungere a maturazione. La loro dimensione ideale è il linciaggio, che non praticano ma immaginano. E su questa pornografia forcaiola si trastullano compiaciuti, nell’eccitazione sadica ed innocua che la suggestione proiettiva suscita in loro. Esattamente come quei pedofili, che nel buio delle loro camerette oscure passano in rassegna sul monitor centinaia di immagini rubate e violate di bambini, scambiandosi le figurine della collezione con altri anonimi depravati conosciuti sul web, magari senza mai consumare l’atto in sé, al di fuori delle pratiche masturbatorie di gruppo. Tecnicamente, si chiama “pedopornografia culturale”. C’è reato, ma non c’è penetrazione, né violenza diretta (giacché il contatto con la vittima è assente). Sussiste la complicità però, nel compiacimento del crimine e reiterazione dello stesso. Ma vallo a spiegare ai castratori da tastiera. Che poi c’è stupro e stupro… La percezione cambia a seconda delle convenienze, delle appartenenze, delle provenienze (e del colore della pelle), come si conviene ad una società tribale in piena regressione.

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Incantesimo napoletano

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , on 10 febbraio 2019 by Sendivogius

Allora è proprio vero che non c’è fine all’idiozia.
In questi ultimi mesi, il governo nazi-populista dei giallobruni al potere ci aveva pure abituato a livelli di cialtroneria inimmaginabili, elevando di molto l’asticella della decenza, già abbondantemente abusata nello stupro di gruppo condiviso, ma in tutta franchezza un imbecille di portata cosmica come questo coglione qui ancora lo dovevamo vedere…!
Guardatevelo (e ricordatevelo!) il gaudente bamboccione napoletano dal ghigno perenne incorporato, accanto alla teca del San Gennaro di cittadinanza, mentre realizza lu miraculu e fa impallidire ogni televendita dei suoi predecessori, in un trionfo kitsch illuminato al laser beam. Sembra una via di mezzo tra la Lotteria di Capodanno ed un numero del Mago Silvan, dove il trucco consiste nell’animazione del pupazzo a retrocarica, che solleva il lenzuolino bianco nella scoperta di una sorta di dildo gigante, mentre i ventriloqui della Caseleggio Associati gli fanno pronunciare frasette strafatte da aforismario tardo-adolescenziale.
Et voilà! Il Reddito di Cittadinanza (RdC) è servito! Poco importa se si tratta di un incrocio ibrido tra l’antica Social Card (manco ve la ricordate più, vero?!) di Giulio Tremonti ed il più recente “reddito di inclusione”, condensati insieme in una unica tesserina dorata, racchiusa in una teca che ricorda tanto la rosa incantata della Bella e la Bestia.
E non sai se era peggio quando questo pupazzetto buffo s’affacciava dal balcone urlando di aver sconfitto la povertà (!) con la claque autoconvocata in overdose da stronzate.

“La signora in giallo”
di Alessandra Daniele

«Luigi Di Maio l’ha presentata in una teca come una Madonnina piangente: la prima tessera del mitico Reddito di Cittadinanza. Che in realtà non è un reddito, e non è di cittadinanza, ma sarà (se e quando partirà davvero) un sussidio di disoccupazione, vincolato a un milione di regole burocratiche che trasformeranno in un sorvegliato speciale chi cercherà di ottenerlo.
Inoltre, la gialla master card destinata secondo Di Maio ad “abolire la povertà” sarà comunque negata proprio ai più poveri.
Non la riceveranno gli sfrattati e i senzatetto.
Non la riceveranno italiani e stranieri in povertà assoluta che risiedono in Italia da meno di dieci anni.
Non la riceveranno i giovani disoccupati che devono abitare ancora coi genitori.
Se la riceverà, la perderà l’imbianchino disoccupato di Catania che si rifiuta di andare ad allevare anguille a Comacchio, e viceversa.
Non riuscirà mai ad ottenerla chi non sa o non può procurarsi tutta la documentazione necessaria per dimostrare a Nostra Signora del Sussidio che non è un truffatore fancazzista, né un immigrato a torso nudo con lo smartphone.
Ma basta con queste lamentele, guardiamo il bicchiere mezzo pieno: se tutto va bene, da maggio circa un milione di famiglie riceveranno una nuova social card con circa 100 euro a settimana per fare la spesa (l’eventuale resto sarà rigorosamente destinato all’eventuale affitto).
È il momento di recuperare lo scontrino col quale Pina Picierno voleva dimostrarci come 80 euro bastassero a una famiglia di tre persone per una spesa settimanale.
Lo scopo primario del Reddito di Cittadinanza però non è lo stesso degli 80 euro renziani, cioè pagare gli italiani per votare un branco di cazzari. Quello lo fanno anche gratis.
Il Reddito di Cittadinanza è innanzitutto uno strumento di controllo sociale, come ha esplicitato il sociologo ex-grillino Domenico De Masi: “Elargire questo sussidio serve ai ricchi, per evitare che i poveri s’incazzino e gli taglino la testa”.
Il compito dichiarato del Movimento 5 Stelle è sempre stato fin dall’inizio quello di assorbire la rabbia popolare, per impedire che producesse qualcosa di realmente rivoluzionario.
Beppe Grillo l’ha rivendicato più volte: “Se non ci fossimo noi a tenerla buona, la gente scenderebbe in piazza”. E Di Maio s’è vantato di recente: “Senza di noi, anche in Italia ci sarebbero i gilet gialli”.
Il RDC è un sedativo di massa.
E non è certo concepito per evitare la recessione (generale e prevista) né la conseguente prossima Quaresima di tasse e tagli, ma per renderle più sopportabili per le masse, con un centinaio di euro in più a settimana a quelli che potrebbero diventare realmente pericolosi per il sistema.
Per tenerli tranquilli. E sorvegliati.
Perché restino buoni cittadini.
E consumatori.
Non ai senzatetto quindi, né ai migranti, che invece vengono spinti sempre più verso l’emarginazione totale – anche col decreto Salvini – per essere usati come spauracchio e capro espiatorio.
Questo disegno non è occulto, è esplicito, come le dichiarazioni che ho citato confermano, ma funziona lo stesso, come ogni manipolazione che faccia leva sugli istinti e sui bisogni primari.
L’utilità del governo Grilloverde per le élite che dice di combattere però difficilmente lo salverà dal suo destino ultimo: diventare a sua volta il capro espiatorio, quando la Crisi affonderà le zanne, e i sedativi di massa non basteranno a tenere buone le prede

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Sotto il vestito niente

Posted in A volte ritornano, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , on 20 gennaio 2019 by Sendivogius

E finalmente da buon ultimo arrivò anche Alfonso Bonafede, il ghignante guardasigilli a cinque patacche, che ora può sfoggiare il suo sgargiante costumino di carnevale ed entrare a pieno titolo nel club feticista dei travestiti al governo, tra i quali ovviamente a dettare la moda è sempre LVI, il questurino d’Italia, e già guardiano padano in tenuta verde pisello, che da quando è ministro della polizia ha completamento rinnovato il proprio guardaroba, attingendo agli accantonamenti di servizio.
LVI è convinto che faccia tanto “popolo” (o così devono avergli suggerito i suoi spin-doctor), così come al contempo esprima vicinanza al “corpo” che vorrebbe rappresentare e che stando alle evidenze considera cosa sua…
Sempre che il “corpo” in questione (a quanto pare ben felice di essere considerato una sorta di milizia personale di partito) si identifichi entusiasticamente con quello che, a ben vedere, assomiglia più che altro ad un imboscato in fureria, o al massimo ricorda i marmittoni alla grandi manovre…

Come quell’altro demente lì alla Difesa, mentre tenta di capire (invano) come si imbraccia un arx 160, e intanto punta la canna contro la persona a lui più vicina…
Evidentemente, se la mania per le uniformi è il tratto distintivo di ogni fascismo per rivestire il vuoto di uomini senza vergogna, ogni fascista si sceglie il duce surrogato che meglio lo rappresenta.

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PROSTITUTI

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , on 12 novembre 2018 by Sendivogius

Nella sua monumentale opera dedicata alla propaganda del regime fascista durante il ventennio (“La fabbrica del consenso: fascismo e mass media”), Philip V. Cannistraro distingue tra propaganda di agitazione e propaganda di integrazione, intese come due fasi strettamente interconnesse per la costruzione del consenso, attraverso l’allineamento dei mezzi di informazione, nella progressiva fascistizzazione degli organi di stampa e conseguente compressione di ogni dissenso critico.
Integrazione ed Agitazione non seguono un percorso ordinario, ma sono interscambiabili e con una struttura dinamica. Quest’ultima varia a seconda della necessità cogente del momento ai fini della propaganda, che per essere davvero efficace deve essere innanzitutto ‘fluida’.
 La sbracata odierna di un Alessandro Di Battista (si parva licet) contro i soliti “giornalisti”, amabilmente chiamati “pennivendole puttane”, con tutta l’eleganza che contraddistingue l’eloquio gentile del personaggio in questione, potrebbe sembrare una forma di propaganda di agitazione, volta più che altro a fomentare la base fidelizzata di riferimento, particolarmente sensibile alle facili eccitazioni…
Tuttavia, a ben vedere, l’ennesima intemerata contro la stampa in generale (antica ossessione della setta a cinque stelle che li disprezza da sempre, parimente ricambiata) nasconde in realtà il senso di frustrazione di una propaganda che, al di fuori degli adepti di stretta osservanza, non buca; non raggiunge l’obiettivo prefissato, mancando sistematicamente il bersaglio. Si tratta del fallimento più evidente in termini mediatici di un movimento che è diventato ‘sistema’, ma che non riesce ad assorbire nella propaganda di integrazione le espressioni non allineate al nuovo assetto di potere di cui è espressione. E tanto meno riesce a modellare le coscienze, nella costruzione di un consenso allargato che penetri nella società, per riplasmarla dall’interno a propria immagine e somiglianza. Perciò, dove non funziona l’integrazione ritorna l’agitazione, che poi è rimestaggio torbido di livori e rancori di chi davvero crede che l’opinione pubblica si formi e possa essere eterodiretta da una piattaforma web. E per questo si rivolge ad un pubblico sempre più ristretto di analfabeti funzionali, nella spoliticizzazione crescente delle grandi masse del tutto indifferenti alla propaganda di agitazione.
Perché come ben sintetizzava il sociologo anarchico Jacques Ellul in un suo lontano studio sulla propaganda, già alla fine degli Anni ’60:

«Gli individui attivi nell’ambito della propaganda, sono nello stesso tempo soggetti e oggetti di propaganda e, costituendo quasi un circuito chiuso, non raggiungono la massa della popolazione e rinforzano in vitro opinioni estreme. La propaganda diventa allora una forma di autoconsumo. Si scelgono le notizie che possono alimentare la convinzione; le si elabora in modo che possano effettivamente servire per la propaganda; le si consuma nel gruppo venendo così fortificati nelle proprie convinzioni, mentre ci si distacca progressivamente da una massa che si vorrebbe raggiungere e convincere ma che si allontana sempre più, proprio nella misura in cui questa propaganda diventa più intensa.
Esiste tuttavia un modo attraverso cui il contatto avviene o dovrebbe avvenire: stabiliscono la relazione alcuni mezzi di comunicazione di massa, come quei giornali di larga informazione che prestano un’attenzione continua a questi movimenti e gruppi e riprendono questo tipo di propaganda; in effetti è solo in questo modo che accade qualcosa. Così, non può verificarsi una manifestazione di gruppi estremisti, per quanto ridotta, senza che immediatamente la grande stampa la riprenda e la ponga in primo piano, e lo stesso dicasi per certe emittenti radiotelevisive

In altri termini, i propagandisti come Di Battista (e tutta l’esaltata combriccola coltivata in provetta nei laboratori della Casaleggio Associati) hanno bisogno dei mass media per veicolare i propri messaggi (le idee sono un’altra cosa), attraverso i meccanismi di comunicazione mainstream; ben consapevoli che un messaggio, per essere davvero “virale” in assenza di reali contenuti, ha bisogno di essere propagato attraverso canali ufficiali più accessibili al grande pubblico. La polemica si traduce in realtà in un espediente per assicurarsi la visibilità. E per questo si autoalimenta in una escalation di provocazioni crescenti ed inversamente proporzionali ad ogni coerenza.
Parlare della doppia morale di questa setta di esaltati è assolutamente superfluo; sono gli stessi che ad ogni tintinnar di manette si presentavano in massa a conferenze di stampa autoconvocate, con tanto di arance in bella vista “in onore agli arrestati”, per reclamare le dimissioni coatte e l’arresto dei reprobi.

I parlamentari del M5s durante la conferenza in Campidoglio sugli arresti avvenuti al comune di Roma, 03 dicembre 2014. ANSA/ANGELO CARCONI

Quando un Di Battista, che davvero è convinto di essere un giornalista, mentre cerca di vendere un tanto al chilo i patetici reportage della sua lunghissima vacanza sudamericana nelle vesti di voyeur della misera altrui, parla di “pennivendoli” (facendo il verso a Giovanni Papini che il termine lo inventò) e di “prostituzione”, dal fondo del guazzabuglio di incoerenze e contraddizioni che ne contraddistinguono l’agire, sostanzialmente descrive se stesso nello specchio della propria inconsistenza.
Finora l’eccezionale risultato raggiunto è stato quello di essere scaricato persino dall’unico giornale ‘amico’ che ancora offriva il beneficio di una qualche credibilità a questa oscena banda di pagliacci, tanto da finire folgorati in un fulminante editoriale di Ferruccio Sansa, giornalista, che finalmente ha capito di quali umori sia fatto il fetido impasto da cui trae linfa la Setta del Grullo ed i suoi fanatici accoliti:

“Cari Di Maio e Di Battista, chi sono le puttane?”

«C’è soprattutto disprezzo in quella parola, “puttane”, usata da Di Battista. Per i giornalisti, ma anche per le prostitute. Per le persone in generale. Un modo di esprimersi misero e inadeguato. Prima ancora che grave. Non voglio difendere i giornalisti. Abbiamo le nostre colpe. Tanti sono stati servili in questi anni, invece che vigili. Hanno preferito la dipendenza alla libertà. Come gli italiani, del resto, che hanno osannato prima Berlusconi, poi Monti, poi Renzi e ora Salvini e Di Maio. Come la nostra classe politica peraltro. E qui verrebbe da fare qualche domanda al duo di statisti Di Maio-Di Battista.
Sono puttane solo i giornalisti o anche quelli che per anni hanno soltanto detto “sì”, piegando il capo agli ordini del grande capo?
Sono puttane solo i giornalisti oppure anche i politici che per tenersi una poltrona sotto le chiappe tacciono di fronte alle dichiarazioni razziste del loro alleato?
Sono puttane soltanto i giornalisti oppure anche chi dopo aver difeso a parole l’ambiente propone condoni per prendersi quattro voti?
Sono puttane solo i giornalisti oppure anche quelli che approfittano perfino delle tragedie come il ponte di Genova per cercare voti e consenso?
Sono puttane solo i giornalisti oppure anche quelli che dopo aver criticato per anni un politico vanno a scrivere libri per le sue case editrici?
Povere puttane, in fondo, usate per esprimere disprezzo. Almeno loro si sporcano le mani. Fanno un lavoro. Non stanno a pontificare dal Guatemala. Non governano un Paese con un curriculum che alla gente comune magari non basta per fare il corriere

Ferruccio Sansa
(11/11/18)

Il dramma (per noi) è che ora tocca loro pure governare… E non sanno nemmeno da che parte cominciare.

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Letture del tempo presente (II)

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , on 23 ottobre 2018 by Sendivogius

 Tra fondali di plastica, plagi cinematografici, trionfi vintage ed iconografie pop per nostalgici degli Anni’ 80, si consumano i rituali stanchi del renzismo declinante nell’allegro funerale della “Leopolda”: lo spettacolino provinciale, imbastito ad uso e consumo del fan-club degli ultimi irriducibili, adunati per appagare l’ego malato di un narcisista patologico che non riesce proprio ad andare oltre il suo recinto fiorentino elevato ad ombelico del mondo. E non si capisce bene se si ha a che fare con una terapia di gruppo o un training autogeno, nell’Adoremus collettivo del corpo sempre più abborracciato del tronfio fanfarone di Pontassieve, imprigionato tra le lamiere della sua macchina del tempo ferma alla vittoria delle elezioni europee del 2014 (le uniche che abbia mai vinto) e gli immancabili 80 euro. Una roba imbarazzante!
Ascoltare un Matteo Renzi che distribuisce patenti di cialtronismo, rischia di nobilitare anche il peggiore dei gaglioffo, tanto resta inarrivabile il modello originale, mentre va in onda il One Man Show di questa bulimica macchietta disperatamente alla ricerca della ribalta, in attesa che cali il sipario alla stregua di un pietoso sudario. Stessa spocchia, stessa strafottenza (e non se la può proprio permettere), stessa arroganza sconfinata di sempre, nella celebrazione di sé. Autocritica zero.
Poi dici che ci toccano un Matteo Salvini o un Luigi Di Maio, le due facce della stessa patacca.

«Purtroppo per lui, e forse anche per tutti noi, Matteo Renzi non sarà mai all’altezza del suo attuale modello politico, il gigante satrapo Mao. Tuttavia, per scoprire in che modo abbia scelto di procedere, almeno tatticamente, come quest’ultimo, basterà prestare attenzione al cartello-manifesto dell’imminente, sempre e solo sua, Leopolda 9 – “Ritorno al futuro”, dove l’icona è una dragster da pista di Indianapolis – sia pure in assenza di un probabile avvenire che possa narcisisticamente riguardarlo, cioè “Non è un appuntamento del PD”, testuale.
Traduzione da Bar “Twitter”: Ci conosciamo? Ognuno per la sua strada. Chi fa da sé fa per tre… Ora, siccome si tratta di una strada impervia, dove forse perfino le jeep del pensiero politologico faticherebbero ad avventurarsi, Renzi prende comunque le distanze dalla ditta iniziale, dai suoi stessi soci, proprio come avvenne in Cina da parte del Grande Timoniere con la “rivoluzione culturale”, quando, era il 1966, questi espressamente chiese alle “sue” giovani guardie rosse di “Bombardare il quartier generale!”. Fuor di metafora, Renzi ignora così di aver ulteriori passi da condividere con gli (ex?) amici di strada, comprese le controfigure e i segnaposto ufficiali e non cui lo associamo, li abbandona, e marca plasticamente la propria distanza perfino dal “Nazareno”, in una sorta di piccato e pizzuto “Non ho il piacere”. Un grado zero del linguaggio politico che non stupisce, soprattutto conoscendo l’attitudine dell’uomo alla semplificazione pop, così come potrebbe intenderla più Bonolis che Warhol.
Va da sé che si tratta di una pura tecnica di sopravvivenza, non priva d’azzardo, forse perfino ignara dello spirito del tempo che soffia in tutt’altra direzione politica e perfino culturale, se è vero che nella propaganda sovranista Renzi è descritto come caricatura ben più d’altri.
Assodato ancora che Renzi non voglia concedere alla platea fiorentina, sebbene amicale, spunti d’analisi che spieghino come, perdonate la parafrasi brechtiana, le fatiche dei monti sono dietro di lui, davanti a lui ora le fatiche delle pianure, questa sua scelta di proterva reticenza pesa molto più del cartello che Pasolini mette in apertura di “Uccellacci e uccellini”, film sulla crisi della sinistra di cinquant’anni fa, dove il responso sul futuro veniva chiesto proprio a Mao Tse-tung: “Dove va l’umanità? Boh?”.
Cosa poi lo stratega intenda per “daremo spazio agli interventi del popolo della Leopolda”(sic) aggiunge inquietudine a propaganda.
Da Herzen a Peron, da Achille Lauro a, va da sé, ancora Mao con il suo in-hoc-signo-vinces “Servire il popolo”, questa renziana, ennesima declinazione sempre più fantasmatica e arbitraria di un articolo socio-antropologico e perfino ludico della merceologia elettoralistica mette un po’ i brividi. Soprattutto se sembra ormai aggiudicata da altri, non necessariamente più meritevoli di Matteo, intendiamoci, certamente però meno usurati da un’esperienza di governo percepita come fallimentare se non (e qui si aggiunge anche Tommaso Aniello d’Amalfi, detto Masaniello) “affamatrice”. Un destino politico che lo ha segnato pure come prodotto “antipatizzante”, destini inaccettabili in ogni storia di marketing.
L’ulteriore precisazione da parte del padrone di casa quasi a conferma del nulla spettacolare che “Leopolda 9” rischia d’essere, riguarda i contributi attesi: “Cinque minuti e torna il gong per chi la fa troppo lunga” (sic).
E ora, di fronte a questa minaccia, chi ha memoria dei protomartiri del renzismo, sia pure sotto altri panneggi ministeriali, deve rammentare la fucina-bacillario cerimoniale del renzismo stesso, quel “VeDrò” di Enrico Letta dove, in un ex opificio a ridosso del lago di Garda, or sono quasi dieci anni, avviene il collaudo di una “nuova” giovane classe dirigente destinata a cancellare ogni traccia post-comunista dai Ds già PD, cioè nulla che potesse ancora far riverberare i catarifrangenti della sinistra, così in nome di una categoria easy della duttilità politica già chiamata consociazione, magari legittimata da sponsor forti, il cui frutto politico più paradigmatico, non è una battuta, risiede nelle nozze tra la forzista Nunzia De Girolamo e il dem Francesco Boccia. Perfino a discapito del gabbato Enrico Letta, molti soggetti di quella storia lacustre figureranno poi, tra un “ciaone” e l’altro, tra i quadri del renzismo giunto nei ministeri e forse anche nelle società partecipate.
Ciò non toglie che, in assenza delle anime belle già veltroniane, lo scrittore Baricco o lo psicanalista per ceti medi riflessivi Massimo Recalcati, nel privé della Leopolda 9 possano esserci figure benemerite dell’attualità come Roberto Burioni, il medico che ha rispedito ai mittenti “similabili” la subcultura novax. Burioni sarà lì, appunto, tweet vivente, finalmente in carne, ossa e camice bianco. Non basterà però a definire una carta d’intenti che, fra poco altro, guarda a Macron, il presidente che finora ha avuto il merito di ridare forza all’opposizione sociale nell’Esagono, con lui la Cgt, il Pcf, l’insieme di “La France Insoumise” di Jean-Luc Mélenchon e perfino i trotskisti del Npa sono nuovamente in piazza, tra Gare de L’Est e Bastille e in molte altre città, in difesa dei diritti sociali, scuola e sanità.
Precisare infine che “alla Leopolda il tema del congresso del PD non sarà neanche toccato” perché “si parla di politica, non di un singolo partito”, oltre a essere rivelatorio dell’intenzione maoista che già riferivamo, per non dire di un’idea acefala del pensiero stesso, dove oltre a dissociarsi dai propri amici di strada, non è affatto chiaro dove e a cosa possa approdare il pervicace narcisismo di Renzi, chiarito che non c’è altro da rilevare oltre questo diktat.
Se mai avessimo bisogno di una metafora ulteriore per stigmatizzare questa sua festa tutta personale, basterebbe fare caso a un’avvertenza del sito ufficiale della manifestazione rivolta agli ospiti: “I bagagli: non portateli alla Leopolda”. Come dire, qui le idee sono un ingombro, anche le più idonee a negare il sentore stesso di sinistra, e dunque, anche il convitato-segretario di pietra Marco Minniti, nell’ex stazione dalla quale è stato cancellato ogni segno del tempo della “canaglia pezzente” del Metello di Vasco Pratolini, e forse perfino della rivolta dei preti “ribelli” della Comunità dell’Isolotto, giusto per restare nella storia delle lotte “civili” di Firenze, va immaginato dentro la sua confezione, come un Big Jim, modello poliziotto, in attesa ancora d’essere acquistato e liberato dal blister

Una Leopolda maoista
di Fulvio Abbate
(19/10/2018)

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Un borghese piccolo piccolo

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , on 12 ottobre 2018 by Sendivogius

Se a noi non toccasse di rivivere la farsa declinata in pantomima orwelliana e avviluppata in un chorizo fascio-peronista, ci sarebbe di che sorridere dinanzi a questa commedia dell’assurdo; se non fosse che alla fine dei giochi il conto (salatissimo) lo pagheremo noi tutti. E intanto ci tocca assistere alla tragedia di uomini ridicoli che giocano alla riVoluzione, trattandosi più che altro di cazzari a dimensione ‘social’ in lotta continua contro il principio di realtà, evidentemente incompatibile coi limiti della loro arena digitale di twittatori professionisti dalle aspirazioni totalitarie, tanta è la sete di potere.
Ad essere melodrammatici, si potrebbe persino parlare di fascismo 2.0… salvo rendersi subito conto che il termine sarebbe alquanto improprio, se rimesso alla coppia di didimi che hanno costruito la propria fortuna promettendo la cuccagna nel Paese di Bengodi, ma che intanto sono costretti a dividersi una poltrona per due in un governo bicefalo.
 Da una parte, abbiamo l’aspirante duce barbuto che si esibisce con stellette di latta e finte uniformi da travestito securitario. Troppo poco per farne un caudillo. Uno che non avendo fatto mai nulla nella vita, non perde occasione per ricordare di essere “un papà”. Evidentemente, fottere è l’unica cosa che gli è sempre riuscita bene.
 E poi c’è l’altro, che sembra uscito da un presepe napoletano; rivestito a festa per l’occasione, con l’abitino della prima comunione stirato di fresco ed il ghigno scolpito di un nano da giardino, mentre sventola il ditino inquisitorio e si riempie la bocca della parola “popolo” (qualunque cosa esso voglia significare) ogni due congiuntivi coniugati a cazzo.
Grassoccio e sudaticcio l’uno, impomatato e segaligno l’altro. Entrambi così impresentabili da aver bisogno di nascondersi dietro ad un pupazzo laccato, coi capelli riverniciati in nero di seppia: l’utile idiota, chiamato a garantire un’intesa fondata su promesse impossibili.
In realtà si tratta di uomini ordinari, poveri di studi e di cultura, privi di ogni competenza, ma dalla presunzione sconfinata che tracima nell’arroganza; borghesi piccoli piccoli dal fanatismo dottrinario, unito ad una buona dose di fideismo messianico che si alimenta di suggestioni e di paure (poco importa se fondate o meno), perché ha costantemente bisogno di nemici per creare la coesione di cui manca, in un impasto di stereotipi e di grettezze provinciali, che superano nel luogocomunismo l’assenza di ogni impianto ideologico o semplicemente ideale. La mania del complotto ne misura la dimensione paranoica. Manicheismo giacobino e avventurismo bonapartitista sono la stura delle loro fantasticherie, nell’illusione autarchica dell’Italietta sovranista.
Prima o poi, il giocattolo si romperà. E non sarà per niente facile rimettere assieme i cocci.

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La Favoletta

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , on 15 agosto 2018 by Sendivogius

“In relazione alle notizie diffuse dalla stampa sulle attività di prevenzione messe in atto sul viadotto Polcevera, Autostrade per l’Italia precisa che l’infrastruttura era monitorata dalle strutture tecniche della Direzione di Tronco di Genova con cadenza trimestrale secondo le prescrizioni di legge e con verifiche aggiuntive realizzate mediante apparecchiature altamente specialistiche. Inoltre le strutture tecniche preposte si sono avvalse, per valutare lo stato di manutenzione del viadotto e l’efficacia dei sistemi di controllo adottati, di società ed istituti leader al mondo in testing ed ispezioni sulla base delle migliori best practices internazionali.
[…] Negli ultimi cinque anni (2012-2017) gli investimenti della società in sicurezza, manutenzione e potenziamento della rete sono stati superiori a 1 miliardo di euro l’anno. Ciò ha contribuito in maniera sostanziale all’innalzamento sulla rete del livello di sicurezza, misurabile attraverso l’abbattimento dei tassi di mortalità e di incidentalità, che è stato portato a livello di eccellenza in Europa.”
   (Nota di “Autostrade per l’Italia”. 15/08/18)

E per fortuna! Infatti i risultati si vedono tutti…

…Sicurissimo (e solidissimo) direi.

 «Voglio essere chiaro. Questa giunta non può pensare che la realizzazione dell’opera non sia un problema suo. Perché guardi, quanto tra dieci anni il Ponte Morandi crollerà, e tutti dovremo stare in coda nel traffico per delle ore, ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto “no”.»

Giovanni Calvini
(04/12/2012)

 «Io allora colgo l’occasione per manifestare il mio sentimento di rabbia rispetto a questa affermazione e devo dire anche un po’ di stupore e poi, per facilitare la cosa, indicando il mio nome e cognome: Paolo Putti, consigliere del Movimento 5 Stelle, uomo libero che non ha voglia di fare carriera politica, non è questa la mia ambizione, che non ha interessi personali o di bottega, ma il solo interesse di fare il bene della comunità in cui vive e tra le persone che vivono nella mia comunità ci sono anche quegli imprenditori che io, credo, fra 10 anni, andranno a chiedere come mai si sono sperperati 5 miliardi di euro che si potevano utilizzare per fare delle cose importanti per l’industria. Aggiungo. Magari questa persona dovrebbe, prima di utilizzare questo tono, un po’ minaccioso (diciamo così) perché testualmente dice “Ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto no!”, informarsi perché dice che il Ponte Morandi crollerà fra 10 anni. A noi Autostrade, in quest’aula, ha detto che per altri 100 anni può stare in piedi. Per fortuna gli ha risposto, sullo stesso quotidiano, l’Amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, che ha detto il perché ci sono queste situazioni di dubbi etc.: “perché è connaturato alle democrazie immature dove la prevalenza dei diritti forti di pochi, rispetto agli interessi collettivi, prevale agli interessi collettivi di molti.”»

Paolo Putti, ex candidato sindaco M5S
(04/12/2012)

«Ci viene raccontata, a turno, la favoletta dell’imminente crollo del Ponte Morandi, come ha fatto per ultimo anche l’ex Presidente della Provincia, il quale dimostra chiaramente di non avere letto la Relazione Conclusiva del Dibattito Pubblico, presentata da Autostrade nel 2009. In tale relazione si legge infatti che il Ponte “…potrebbe star su altri cento anni” a fronte di “…una manutenzione ordinaria con costi standard” (queste considerazioni sono inoltre apparse anche più volte sul Bollettino degli Ingegneri di Genova)

Movimento5Stelle.it
(09/04/2013)

 “Alle società che gestiscono le nostre autostrade sborsiamo i pedaggi più cari d’Europa mentre loro pagano concessioni a prezzi vergognosi. Incassano miliardi, versando in tasse pochi milioni e non fanno neanche la manutenzione che sarebbe necessaria a ponti e assi viari.”
Danilo Toninelli
(15/08/2018)

Ma come?!? Il Ponte non avrebbe dovuto restare in piedi per altri 100 anni almeno? Non bastava una semplice manutenzione standard a costi contenuti? Non erano forse incontrovertibili le rassicurazioni offerte dagli allora vertici di Autostrade per l’Italia, dei quali ora si chiedono le dimissioni e la testa, e fino a ieri giudicati affidabilissimi, senza bisogno di verificare alcunché? Non si trattava forse dello stesso concessionario unico dai prezzi vergognosi?
Com’era quella storiella della “decrescita felice”?!?

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DOCTA IGNORANTIA

Posted in Kulturkampf, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , on 12 agosto 2018 by Sendivogius

«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli!»
  Umberto Eco
  (10/06/2015)

Quando nella Spagna del lontano 1930 il filosofo José Ortega y Gasset coniò per la prima volta il termine “iperdemocrazia”, parlando della ribellione delle masse, e di quanto minchiona potesse essere la ‘massa’ in questione, con la vanitosa presunzione della sua ignoranza, le “legioni di imbecilli” erano per lo più intruppate dietro ai gagliardetti littori, prima di convertirsi alla “democrazia diretta” dei cittadini informati (dalla Casaleggio Associati) e dismettere la camicia nera, o bruna, con quella verde, per un nuovo squadrismo in formato 2.0 che fosse più ‘social’ ma non per questo più accettabile.
Quello che, nonostante ne sia un tratto distintivo, continua a stupire è la tronfia sicumera del Cretino, che scambia l’imperturbabilità sfinterica con cui rilascia le sue stronzate per pensosa riflessione critica, e proprio non gli riesce di tacere, impermeabile com’è al senso del ridicolo nella spudorata esibizione di sé. Nei casi più gravi, ciancia a vanvera di Democrazia e ne bestemmia il nome. Perché il Cretino, quando per accidente ‘democratico’ acquisisce una qualche posizione pubblica, possiede anche lo sventurato potere di farti dubitare del fatto che la democrazia sia veramente il migliore dei sistemi possibili. E allora uno comincia chiedersi se dopotutto una qualche ragione non ce l’avessero pure quei fieri conservatori, che diffidavano della democrazia poiché non tenuti a tollerare gli imbecilli…

La democrazia arriverà all’assurdo, rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell’uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze.”

Henri Fréderic Amiel
(12/06/1871)

 Fruttero & Lucentini nella loro edotta disamina del cretino sostenevano che sconfiggere i cretini contemporanei è qualcosa di sostanzialmente impossibile: innanzitutto per il numero sconfinato degli stessi e poi per inclinazione naturale all’auto-assoluzione che questi hanno, nella totale incapacità di riconoscersi tali.
Oggi si può dire a pieno titolo che la guerra è persa, avendo avuto a disposizione una formidabile arma di distruzione di massa: la digitalizzazione del cretino è stata come l’atomica su Hiroshima (ogni difesa è vana). Oggi il cretino sdoganato e vincente (si potrebbe dire che si ‘evolve’… come i virus!) è assurto ad un nuovo livello: l’imbecille ispirato, variante dell’antico fanatico medioevale che da Borgo Citrullo è transumato sugli scranni dei Palazzi della Signoria, più per caso che non per merito, ed ora rifulge nella stolida eccitazione spiritata di chi ha visto la luce e crede di essere in missione per conto di Dio.
Che un cretino non fosse affatto innocuo lo sapevamo già. Ma la polemica surreale contro i vaccini, innescata da questi (pericolosi) dementi, supera di gran lunga le vette già raggiunte finora dalla pur prolifica categoria. In effetti la democrazia è superata. L’Idiocrazia è sicuramente più confacente allo spirito dei tempi, nella nuova weltanschauung nazi-populista. Allo stesso modo, ogni epoca ha i suoi predicatori dall’indignazione soppressata.
 In prospettiva, non è per niente salutare soffermarsi sul lezzo delle scorreggine a 5 stelle, ma a proposito del meneghino Davide Barillari, milanese de Roma, cittadino-consigliere alla Regione Lazio e già candidato alla medesima, sarebbe stato un peccato lasciar evaporare nella più totale indifferenza tanto flatulenta indignazione, a proposito della nefasta pratica di vaccinare i bambini contro le malattie esantematiche e non, onde prevenire l’infezione, insieme al ritrovato “primato della politica” che in mano a certi individui diventa distorsione cognitiva e psicosi paranoide…

«Scienziati intelligenti contro politici ignoranti?
Quando si è deciso che la scienza fosse più importante della politica? Chi l’ha deciso e perché?
A questo siamo arrivati!»

Già chi l’avrà mai deciso?!? Uno scandalo!! Tu guarda se un politico analfabeta debba essere meno importante di uno scienziato! È la scienza che si deve sottomettere alla politica. Se domani un Barillari, o chi per lui, si sveglia e decide che l’AIDS non esiste e che è tutta un’invenzione delle case farmaceutiche per vendere medicine inutili, è ovvio che la “scienza” deve piegarsi dinanzi a così pregnante rivelazione. Ma Barillari può scendere ancora più in fondo… fino al medioevo se gli riesce, preferibilmente ai tempi delle crociate o ai roghi di libri.

«Perché gli scienziati dello stampo di Burioni, cioè legati a doppio filo sia alle multinazionali del farmaco che ai partiti del passato bocciati alle urne dagli italiani, sono davvero convinti di detenere l”unica verità possibile, eterna ed inconfutabile….e sono davvero convinti che la politica si debba inchinare supinamente a loro

Il dottor Roberto Burioni è un virologo di fama internazionale, esperto nello studio delle immunoglobine monoclonali (i no-vax non sanno neanche di che cazzo parliamo!). E per questa sua attività è stato insultato e minacciato da gruppi organizzati di invasate furiose, alla stregua di un untore manzoniano. Nella crociata si distingue tal Alessandra Piastra Calise, variante furente delle inquietanti mamme pancine, che dirige il coro degli insulti delle Erinni scatenate.  A certa gente la maternità fa male, fottendo anche l’ultimo neurone ancora attivo, se mai ne hanno avuti, per esaurimento da stress post-traumatico.

Ovviamente, anche il dottor Burioni vota. Ed il sospetto che le simpatie politiche dell’immunologo propendano per l’esecrato PD (l’ossessione paranoica di ogni nazista a cinque stelle) bastano per fare di Burioni un nemico del popolo per crimini politici. E questo la dice lunga sulla concezione che della Costituzione hanno gli ostensori della “democrazia diretta”.
Ovviamente, Roberto Burioni, nel mondo distorto e paranoico dei grulloidi, non poteva che essere un ricco profittatore prezzolato dalle bieche multinazionali farmaceutiche, le quali nell’ottica complottara del grulloide tipo sono praticamente una diretta derivazione dell’Umbrella Corporation che agita i loro incubi da segaioli della Playstation cresciuti sparacchiando agli zombies di Resident Evil.

«Cospargendosi il capo di cenere per ammettere la loro incompetenza di fronte a siffatta intelligenza suprema. Senza più valutare, senza più fare scelte per definire quale sia la direzione giusta, senza pianificare. BISOGNA CREDERE. Nei dogmi dell’ oms, dell’iss, della fimmg, della fimp….ma soprattutto nei “consigli” di quelli che producono, (testano?), e vendono i farmaci “per il nostro bene”. E intanto si mettono un sacco di soldi in tasca

No, infatti è molto meglio credere nella fantomatica “Cura Di Bella”, della quale un certo Beppe Grillo fu il massimo sponsor, sottacendo i morti che fece. Oppure al gratuito ed economico “Metodo Stamina” promosso a suon di parcelle dal filantropo Davide Vannoni, scienziato della comunicazione (e truffatore). In un mondo al contrario, dove i ciarlatani hanno credito, perché “social”, ed i ricercatori scientifici no. E se invece parliamo di soldi, il consigliere onorevole cittadino Barillari nella sua assoluta inutilità ne intasca circa 8000 di euro al mese, per la sua attività di POLITICO a tempo pieno e per sparare di simili cazzate! Ovviamente pagato da noi tutti. Anche da chi non l’ha votato, visto che per i grulloidi il libero esercizio di scelta elettorale è innanzitutto una discriminante politica e non un diritto democratico. Sempre per quella storia della democrazia diretta.

«A tutti loro noi “comuni cittadini” dobbiamo credere ciecamente. Senza mai porre domande. Senza mai dubitare della loro scienza perfetta e sicura. Altrimenti, come ci ha simpaticamente definito l’assessore alla sanità del Lazio, siamo “antiscientifici e di stampo oscurantista”. Parole forti.»

E pensiero debole, debolissimo, di un ‘politico’ straparlante!
Segue pippone delirante sulla presunta a-scientificità della scienza che in realtà segue “SCELTE POLITICHE” non rimesse al vaglio del popolo, visto che tutti noi politici siamo inesperti, ignoranti, e non possiamo permetterci di parlare di sanità, per l’appunto e per fortuna!

«Allora ve lo dico chiaramente: La politica viene prima della scienza. I politici devono ascoltare la scienza, collaborare, non farsi ordinare dalla scienza cosa è giusto e cosa è sbagliato, accettando le parole della scienza mainstream come dogmi religiosi. Perché la scienza DEVE ESSERE DEMOCRATICA, e quindi deve ascoltare tutti… compresi ricercatori e scienziati, che con dati alla mano, contestano il dogma ufficiale

Davide Barillari non ha ancora scoperto l’esistenza del Siero Bonifacio, perché altrimenti ci proporrebbe pure quello in alternativa all’odiata scienza mainstream” (ma vi rendete conto di come parla questo?!?). Per Barillari evidentemente hanno valore scientifico anche le pozioni magiche e gli amuleti, purché prescritti da scienziati e ricercatori “indipendenti” (come il suddetto Vannoni). Se poi vengono radiati ed esposti al pubblico ludibrio (perché le persone sane di mente sono ancora la maggioranza), si tratta sicuramente di un complotto rettiliano della Ka$ta e della lobby farmaceutica, il braccio chimico del Nuovo Ordine Mondiale.

Per fortuna la scienza NON è democratica: deve produrre dati e ricerche, che devono essere ripetibili e confutabili, con risultati certi (non come le balle di un politicante). E soprattutto la “scienza” non deve rispondere alle credenze mitologiche di qualche coglione analfabeta, solo perché eletto da altri coglioni più ignoranti di lui, che concionano di tutto senza sapere nulla di niente. Perché come ebbe a dire a suo tempo Galileo Galilei:

“In questioni di scienza, l’autorità di un migliaio di persone non vale tanto quanto la scintilla di ragione di un singolo individuo.”

La scienza è meritocratica e selettiva. Per questo, in caso di cure cliniche, ci si rivolge allo specialista più bravo e competente (che ovviamente si fa pagare) e non al primo che capita. E tanto meno ad un ex sistemista di rete, come l’onorevole cittadino Barillari che pretende di spiegare ad un medico come fare il suo lavoro.
E’ anche sussiegoso lo “scienziato”. Se lo può permettere, non foss’altro perché ha dedicato decenni della propria vita a studiare e specializzarsi su materie difficilissime. E capirete se poi non ha tanta voglia di confrontarsi con un presuntuoso imbecille, che si informa sul webbé, leggendo opuscoletti di scienza alternativa pescati su twitter e scritti da gente che non ha nemmeno il diploma.

Ma forse Barillari è uno di quelli convinti che chiunque possa effettuare un intervento di necrosectomia, seguendo le istruzioni su you-tube. Perché uno vale l’altro.
E si meraviglia pure se lo prendono per il culo!!

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Fear of the Dark

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 maggio 2018 by Sendivogius

Cosa NON fare per contrastare il “populismo sovranista” ed il “neo-nazionalismo” primatista?!?
Be’… per esempio, sintetizzando in maniera volutamente semplicistica ed un pochino brutale (nicchiamo allo spirito dei mala tempora): fregarsene del risultato elettorale e ‘nominare’ l’ennesimo “governo tecnico” pescato dal cilindro presidenziale, eletto da nessuno, meglio se infarcito con banchieri di estrazione fondomonetarista, e sostenuto unicamente da quei partiti (di minoranza) che le elezioni le hanno perse.

«Comunque vadano le elezioni, è già pronto un nuovo Governissimo di salvezza nazionale.
Un altro esecutivo formato da tecnici che nessuno ha votato, sostenuto da partiti che hanno perso le elezioni, e presieduto da una personalità istituzionale che sta sul cazzo anche alla sua famiglia.
Come ha detto Mario Draghi, in Italia c’è ancora il pilota automatico.
Tutto rimane uguale affinché tutto rimanga uguale.
Chiamarli gattopardi però sarebbe un complimento, il gattopardo è un nobile felino, questi sono bacherozzi. Frutto d’un incrocio genetico fra la blatta e il camaleonte. Blattopardi

Alessandra Daniele
(04/02/2018)

Poi, giusto per rasserenare gli animi, conviene alimentare l’impressione di farsi dettare l’agenda politica dalle sempre disinteressate agenzie del rating internazionale e dagli eurotecnocrati di Strasburgo; meglio se facendosi trattare alla stregua di una colonia a libertà vigilata e sovranità limitata, al traino di una UE germanizzata e pronta a scatenare i suoi gauleiter contro i sudditi riottosi al nuovo Ordnung teutonico, nei Reichsgaue ribelli alla periferia dell’Impero.
Altra cosa da NON fare, perché la cosa comporta delle conseguenze, è lasciar intendere (magari per deficit di comunicazione e distorsione del messaggio) che questi possano sovrapporsi e sostituirsi alle Istituzioni democratiche, per un trasferimento della sovranità nazionale dal “popolo” ai “mercati”, assurti a nuovo organo costituzionale non riconosciuto ma esplicitamente vincolante. Peraltro senza che si intraveda, almeno per compensazione, alcuna contropartita tangibile che non sia la pedagogia dell’austerità e della punizione; almeno finché gli italiani non impareranno a votare come si deve. Meglio ancora: insistere sulla retorica dei “compiti a casa” e delle cicale latine, mantenute a sbafo dalla generosa Germania, che pagherebbe le gozzoviglie di un popolo antropologicamente votato al parassitismo per congenita propensione (razziale?). E per questo da rieducare, o tenere comunque sotto sorveglianza.
Nel dubbio, c’è sempre l’immancabile intervento (non richiesto) del solito tecnoburocrate tedesco, fondamentale come un ascesso perianale e tempestivo come una perdita radioattiva, a stroncare ogni corrispondenza residua per una Unione europea, che oramai suscita nella maggioranza degli italiani la simpatia di una raspa nel culo. L’ultimo di una serie diventata troppo lunga per essere ancora tollerata è il contributo del supercommissario ai bilanci (e di passaggio alle “risorse umane”), Günther Oettinger, che certo ha migliorato di molto la percezione diffusa che dell’Europa ormai si ha, insieme al profilo segaligno di questi arcigni maestrini del Rigore (in casa altrui) che conferiscono all’intera confezione un tocco quasi lombrosiano.
Ma prima c’era già stato l’articoletto su Der Spiegel, firmato dal solito Jan Fleischhauer, a stemperare le tensioni e dissipare la folata populista, in un concentrato di stereotipi e luoghi comuni estesi a tutti gli italiani indistintamente, che nemmeno nei cessi dei peggiori autogrill..!
Dalle parti della Deutschland che si crede über Alles, i nostri aspiranti castigatori sono un po’ così… o fanno la faccia cattiva da kapò, o (tagliati gli orripilanti baffoni Anni ’70) hanno il profilo sbarazzino, e pure un po’ da frocetto, del provocatore che si crede anche fighetto. Perché quanno ce vo’, ce vo’!
Se questo è il panorama “internazionale”, altro errore da non fare è cassare la scelta di un potenziale ministro, non in virtù del suo curriculum e dei suoi trascorsi personali, ma in merito alle sue idee in ambito squisitamente economico, in un processo alle intenzioni su base suppositiva. Come se le sue opinioni (accademiche) possano essere oggetto di veto preventivo, prima ancora che oggettivo su riscontro concreto. E’ vero che il Presidente Sergio Mattarella esercita i suoi poteri in osservanza dell’Art. 92 della Costituzione (“Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”). E solo un imbecille come Giggino O’ Sarracino, imbalsamato nel suo eterno sorriso di plastica, poteva immaginare di sollevare una questione di “alto tradimento”, riguardo all’esercizio di una prerogativa assolutamente legittima.

Ma è anche vero che il Presidente della Repubblica dovrebbe tenere a sua volta presente l’assunto fondamentale contenuto nell’Art.1 (“la sovranità appartiene al popolo”), limitando l’esercizio del diritto di veto nel caso vengano meno i presupposti contenuti nell’Art.54 della Costituzione, nel rispetto della volontà dell’elettorato, espressa in libere elezioni:

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.”

Ed evitare così di cadere, per una scelta opinabile, nel trappolone abilmente orchestrato da un Matteo Salvini, per meri interessi di bottega elettorale… Non per niente, se il Presidente voleva tutelare gli interessi dei risparmiatori italiani, stando all’andamento dello spread, sembra aver finora ottenuto l’effetto contrario…

«In questa partita Di Maio si stava giocando tutto, Salvini no. Il leader leghista era in posizione win-win: vincente se partiva il governo con il ministro da lui voluto, vincente se si fosse arrivati alla rottura, perché pronto a fare bingo andando al voto. E infatti stasera, a Spoleto, in maniche di camicia e molto più rilassato del suo socio, Salvini era capace perfino di fare ironia, “potevano dircelo prima che non potevamo governare almeno non stavamo a far notte sul programma”.
E così si arrivati al crac, alla rottura. Non è servito il rassicurante comunicato domenicale dello stesso Savona, non è servito il bassissimo profilo tenuto dal premier incaricato Giuseppe Conte finito per sbaglio o vanità in un gioco molto più grande di lui.
Nella sua ricostruzione alla Sala della Vetrata, Mattarella è partito quasi con una excusatio non petita, sostenendo di avere fatto di tutto per lasciare che Lega e M5S arrivassero al loro governo, di avere aspettato i loro tempi, il loro “contratto”, le loro votazioni on line e ai gazebo, di avere anche superato “le perplessità per un premier non eletto” (frecciata pesante verso chi di questo slogan aveva fatto una bandiera), infine di avere accettato tutti i ministri proposti da Conte – cioè dai suoi azionisti. Tutti tranne uno.
Eccolo qui, l’ostacolo insormontabile, un signore ottuagenario dal curriculum senza fine e senza zone oscure, che però pensandosi fuori dai giochi da qualche anno aveva deciso di togliersi i sassolini dalle scarpe sull’euro, sulla sua architettura sbilenca, sul dominio tedesco, sulla necessità di rinegoziare molte cose comprese alcune di quelle che l’ortodossia di Bruxelles e Berlino considera non negoziabili, non oggetto di mediazioni.
E viene a mente un altro caso, un caso di tre anni fa probabilmente molto presente nell’animo di di Mattarella, da giorni. Il caso di Yanis Varoufakis, certo uomo di altra estrazione politica rispetto al governo gialloverde, eppure di idee così simili a Savona per quanto riguarda il giudizio su quest’Europa e sulla sua moneta, e quindi (come Savona) inaccettabile per Bruxelles e Berlino, che l’osteggiarono fino a chiudere i rubinetti dei bancomat a un intero Paese – e a ottenerne la testa.
No, Mattarella non è uomo della Troika, dei mercati, dei poteri forti europei, di Berlino e delle banche. Ma è cosciente che quei poteri esistono e soprattutto che sono capaci di mettere in ginocchio un Paese. Perché questa è la realtà, al momento. Una realtà atroce – e già in Grecia si era visto quanto violenta era stata l’imposizione su un governo eletto dal popolo, su un referendum in cui aveva votato il popolo. Ma una realtà fatta di condizioni oggettive.
Così l’Italia sta vivendo la questione fondamentale del presente, l’esternalizzazione del potere dalle democrazie nazionali ai vincoli economici internazionali.
Una questione in cui Di Maio e Salvini (piacciano o facciano orrore) hanno le loro fondate ragioni: abbiamo votato, si faccia come vogliono i cittadini; eppure le ragioni le ha anche Mattarella, non solo nell’esercizio delle indiscutibili prerogative che la Costituzione gli assegna ma anche nel merito, nel contenuto: no, oggi non si può fare come vogliono i partiti scelti dai cittadini perché se lo si fa andiamo tutti incontro a un massacro, com’è avvenuto in Grecia, e io come presidente ho appunto le prerogative costituzionali per provare a evitarlo.
Quello che oggi in Italia è uno scontro istituzionale – purtroppo – rivela quindi la contraddizione più bruciante del nostro tempo, cioè la convivenza che si fa talvolta impossibile tra democrazie e libero mercato, dopo un secolo in cui si era pensato che solo nel libero mercato fiorissero le democrazie. E invece non è più così, non c’è più coincidenza tra i due sistemi, se mai c’è stata. Oggi le democrazie sono rinchiuse all’interno di Stati che non hanno più autonomia di scelta, che per garantire i risparmi dei cittadini devono rinunciare a se stessi.
A questa trappola epocale la reazione diffusa non può che essere il sovranismo, il neonazionalismo. E lo sarà o finché il capitalismo per paura inizierà a trattare o finché la democrazia non diventerà sovranazionale

Alessandro Giglioli
“La trappola della democrazia nel mercato”
(27/05/2018)

Il bel risultato è la più grave crisi politica di tutta la storia repubblicana, per uno scontro istituzionale senza precedenti, che prefigura scenari da Repubblica di Weimar.
Sempre che votare serva ancora a qualcosa…

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APPEASEMENT

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , on 13 maggio 2018 by Sendivogius

Se, per la proprietà transitiva delle congruenze, il Cretino ed il Cialtrone tendono a sovrapporsi secondo il principio di equivalenza, gli ambiti di applicazione restano distinti e separati.
E se per comune assonanza il cretino, nella sua dimensione prettamente pubblica, quasi sempre dimostra di essere pure un ineffabile cialtrone, quest’ultimo possiede quella marcia in più (il “quid”) che ne segna la differenza. Poiché un cialtrone, ancorché tale, non necessariamente deve essere anche un cretino (o viceversa), pur nella reciproca assenza di qualità che ne contraddistinguono l’inequivocabile mediocrità, per disvalore condiviso su metabiosi aggiunta di due entità proteiformi nella loro immanenza cosmica.
Il cretinismo, surrogato a status civile della condizione umana, nella beata insipienza della sua prevalenza su sintesi imperfetta, segue per proporzionalità inversa la scala evolutiva, come due rette parallele che non si incontrano mai, in qualità di fenomeno variabile e regressivo nella transizione delle epoche. Ma è il Cialtrone ad essere il grande protagonista del tempo presente; misurarne la consistenza è inutile, tanto polimorfica è la sua natura ed infinite le sue varianti. Sarebbe un po’ come definire il tasso di acidità di un vino adulterato al metanolo: in ogni caso ci troveremmo dinanzi ad un prodotto tossico, a prova di mitridatizzazione.
Dunque, data la variabilità dei fattori, qual’è l’elemento che più di ogni altro rende inconfondibile il cialtronismo, applicato a quelle che un tempo sarebbero state definite le categorie del politico?
Indubbiamente, è la precipua tendenza del cialtrone a credersi “forza storica”.
Fateci caso: ogni insignificante spostamento d’aria, ogni raffazzonato provvedimento, che il cialtrone porrà in essere con tutta la friabile inconsistenza del suo non-essere, avrà sempre le prerogativa di spacciarsi per qualcosa di “storico”, quando addirittura non di “epocale”, sull’onda cortissima di un riflesso indotto da un narcisismo incondizionato. Peccato che poi il non evento svanisca in fretta, tanto da non esserne conservata più memoria, nella frazione infinitesimale che separa un annuncio dall’altro, restando solo le tracce imbarazzanti della polluzione declamatoria che affligge il cialtrone in ansia da prestazione.
Nel Teatro della Bugia, in cui da due mesi a questa parte si trascina la farsa tutta italiana per la formazione del più demenziale esecutivo dell’Italia repubblicana (che mai aveva raggiunto punte così basse), ogni singolo peto dei due capricciosi bimbetti che si litigano le seggiole di Palazzo Chigi ha nel loro ego malato una valenza “storica”. E boia chi molla per primo il seggiolone da premier! Il siparietto comico di questa parodia fascistoide fermentata nel brodo populista ricorda più che altro il gioco dei quattro cantoni, dove il cialtrone ed il cretino, gemelli diversi, si inseguono senza soluzione di continuità nell’impossibilità di distinguere l’uno dall’altro, all’ombra dei due convitati di pietra seduti ai margini: il lampredotto fiorentino che ancora fantastica di impossibili ritorni col bidone dei popcorn (contento lui), insieme all’Abilitato in tutta la freschezza dei suoi 81 anni suonati; come Papi & Figlio alla disfida di poltronissima. Perché, nell’epica dell’eterno ritorno, i cialtroni sono eterni.

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