Archive for the Roma mon amour Category

LEGALICUM

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , on 26 gennaio 2017 by Sendivogius

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Proprio come accadeva nella fattoria di George Orwell: “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”. Forcaioli ad oltranza e tutti i colpevoli fino a prova contraria gli Enragés del Grullo sbraitante hanno scoperto il “garantismo” ad oltranza… quello peloso però, praticato a targhe alterne ed interpretabile secondo convenienza, pro domo sua. Che quando riguarda gli adepti della Setta, inopportunamente portati sugli scranni del potere (hic manebimus optime!) a colpi di click sul Sacro Blog del V@te®, allora quelle stesse non-regole, che si vorrebbero così stringenti per gli ‘Altri’ su imposizione eterodiretta, diventano improvvisamente interpretabili… flessibili… e dunque ovviabili, perché i reati contestati vengono degradati a quisquiglie di poco o nessun conto, nella derubricazione degli stessi. E peccato si tratti delle stesse contestazioni (a rilevanza penale), che tanto interessato clamore hanno suscitato nel caso di Buzzi & Co. quando addirittura si parlò di “Mafia Capitale”, con un gusto per l’iperbole che poco o nulla tiene conto del principio di realtà. Ma se gli stessi addebiti riguardano la fatina a 5 stelle, dall’imperturbabile faccia di tolla che ne contraddistingue il ricorso reiterato alla menzogna patologica nell’incompetenza conclamata, allora l’eccezione è sempre possibile con l’avvitamento in triplo salto carpiale e arrampicamento sugli specchi per sostenere l’indifendile. Allora il ditino inquisitore si affloscia ed i sedicenti tribunali rivoluzionari del “popolo” tacciono imbarazzati, nella fogna della Storia che li ha rivomitati alla ribalta. Com’era quella lagna di piazza sull’Onestà, quale appannaggio esclusivo di ogni moralizzatore da operetta, che si erge a giudice e carnefice negli autodafé collettivi della setta digitale?!?

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SPERMATOZOI

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , on 18 dicembre 2016 by Sendivogius

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O-NE-STÀ! O-NE-STÀ!
gne-gne-gné! gne-gne-gné!
Ve li ricordate i petulanti coglioni dell’Asilo Cretinetti, sempre pronti a dispensare lezioncine di moralità a buon mercato, con le zampette luride ed il ditino turgido ad ammonire gli eretici della setta?!? È bastato uno spermatozoo come Raffaele Marra ad infettare il movimento degli aspiranti reprobi, tanto da seccar loro la lingua pur ciarliera e convertirli al “garantismo” più peloso, in assenza di reali anticorpi che non fossero la cialtronesca esibizione di due camerieri falliti alla cena dei cretini (con camera).

camerieri-a-5-stelleA Roma, sul chi fosse Raffaele Marra e la sua cricca di potere incistata all’ombra di Virginia Raggi, lo sapevano praticamente tutti, con l’unica eccezione della “sindaca” che pure era stata ampiamente avvertita di quali e tali parassiti andavano ingrassando al calore del suo Raggio Magico.

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Benvenuti in questa Suburra tutta a cinque stelle, dove si incrociano vecchi arnesi della destra romana collaterale alla fascisteria eversiva e gli ultimi scampoli della bandaccia, con al centro intriganti ufficialetti della Guardia di Finanza che hanno capito come fosse più proficuo accordarsi coi ladri che applicare la legge, in un intreccio di familismo amorale, riciclaggio internazionale, case comprate a propria insaputa… raggi-asl1Riposto il cappio nel cassetto, adesso che l’onda lunga del malaffare è giunta a lordare le toghette consiliari di Palazzo Senatorio, i forcaioli della setta parlano di “denunce facili” dopo aver intasato le procure di tutta Italia con gli esposti più assurdi e pretestuosi. Archiviata in fretta l’era della “trasparenza”, sono sparite le telecamerine dal consiglio comunale e niente più sedute streaming, per una sindaca latitante che diserta l’assemblea di una città oramai abbandonata allo sbando più totale (come volevasi dimostrare) e parla solo per messaggi videoregistrati. D’altronde che la Morticia dei Parioli fosse in realtà una prestanome dello Studio Sammarco & Previti che amministra la Capitale su mandato della Casaleggio Associati, era evidente. Che poi la pupattola si sia lasciata usare come una sagoma di cartone, dagli avidi sottopanza ai quali si è affidata ciecamente, è qualcosa che nemmeno i suoi mandanti potevano prevedere, tanto la gattamorta ha finito col fregare un po’ tutti.

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A questo punto, in termini di amministrazione corrente e gestione affidataria, sarebbe molto interessante conoscere il ruolo e gli interessi della Casaleggio Associati che, commissariata la “sindaca” oramai impresentabile, si prepara ad affidare il governo della città direttamente al suo referente di fiducia, Massimo Colomban, affiancato dallo staff legale dell’azienda. Perché uno (non) vale uno.

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THE FREEZER CONSPIRACY

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , on 26 ottobre 2016 by Sendivogius

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Un complotto al giorno tira fuori il coglione che ti è attorno! Insomma in questi lunghi mesi di ricreazione nell’Asilo Cretinetti a 5 stelle, quella sottospecie di Cottolengo autogestito da cui la Setta del Grullo attinge i suoi cervelli in formaldeide, ci eravamo abituati ad ogni sorta di puttanata possibile (dai vaccini che fanno venire l’autismo, al cancro che è un fungo, passando per la Cura Di Bella..), oramai elevate a contro-scienza di governo da questi onanisti del web, precocemente rincoglioniti da una dieta povera di proteine e improvvidamente sottratti alla masturbazione compulsiva di dodicenni mai cresciuti.

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Adesso è arrivato anche il Gomblotto del Freezer; o (se preferite) del Materasso, sopra il quale restare sdraiati nel sonno della ragione e da lì contemplare le scie chimiche, alla ricerca degli asini che volano, quando non si è troppo impegnati a ciucciare la matita copiativa. Narra infatti la leggenda che, durante le notti buie di lampioni perennemente spenti, una manina misteriosa si aggiri furtiva per le vie della Capitale, depositando in giro vecchi materassi sbrindellati e frigoriferi raggiiiscassati, per insozzare il pubblico decoro e così sputtanare la magica giunta della “Sindaca” Raggi e la sua Richelieu della Monnezza, la proconsole facente veci Paola Muraro. Che si tratti di una cospirazione del Club Bilderberg, di un sabotaggio ad opera di emissari della Trilateral?!? Che siano gli infiltrati del piddì o una macchinazione infernale degli Illuminati?!?  Nel dubbio, già indaga Carlo Sibilia, l’intellettuale del MoVimento..!

Carlo SibiliaPiuttosto, c’è da chiedersi dove abbia mai vissuto finora la “Sindaca” frignante. E ancor di più ci si domanda se ‘sta Pupattola dei Parioli abbia mai portato le sue enormi orecchie a padella fuori dall’avito ghetto dorato di ragazzine viziate, che ora fanno capricci e battono istericamente i piedini perché la città appare assai diversa dalla loro casetta delle Barbie!

ANDIAMO A COMANDARE

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , on 10 settembre 2016 by Sendivogius

suburra

Chi comanda a Roma per davvero si conosce benissimo…
Di sicuro non è la sindaca Virginia Raggi!
Semmai, lei è l’esecutrice su procura legale: più una portaordini che una portavoce.

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P.S. Ma è Beppe Grillo che stabilisce se fare o meno le olimpiadi a Roma nel 2024?!?
raggi-grillo-romaUn privato signore, eletto da nessuno, che tutto decide in splendida solitudine dalla veranda del suo villone ligure affacciato sul mare?

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Talent Scout

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 settembre 2016 by Sendivogius

Art of Est-Monkey

Continua la farsa tutta capitolina dei bimbi cinque stelle all’Asilo Cretinetti, precocemente decotti sotto le radiazioni emanate dal “raggio magico” della fatina furba dei Parioli, direttamente paracaduta sul Campidoglio su lancio dello studio legale Sammarco & Previti che infatti adesso amministra la città per procura tramite la sua (ex?) associata, dopo aver utilizzato il Cottolengo a 5 stelle come un taxi da sfruttare per la sua corsa a “sindaca”.
lizardSpeculando sull’indignazione telecomandata a portata di clic, a RaggiRoma il M5S avrebbe potuto far eleggere anche il Pulcino Pio. Invece ha preferito scegliere un’abile gattamorta che, esaurita la manfrina, pare sempre più legata a doppio filo con gli impresentabili arnesi riciclati dalle terrificanti esperienze Alemanno-Polverini, nonché ai salotti neri di quel ‘generone’ romano che prospera all’ombra delle cricche immobiliari, consorterie forensi, ed esclusivi circoli sportivi…
Virginia Raggi E così Virginia Raggi, provvisoriamente sindaca prima del commissariamento ormai prossimo, ha fregato (quasi) tutti; a partire dai vari capi politici e capetti della setta del Grullo, che ora se ne fanno orrore, non sapendo contenere questa specie di scheggia impazzita e neutralizzare l’influenza dei suoi veri referenti nemmeno troppo occulti…
Per ora, l’unico segno tangibile del governo a 5 stelle della Capitale sono le fronde interne al movimento, le lotte intestine per il potere, la guerra tra bande, e la caccia alla poltrona (con incarichi appositamente confezionati e distribuiti tra fidanzati e parenti) in un orgia di emolumenti lievitati fuori controllo. Al confronto, uno squalo consumato come il fu Vittorio Sbardella sarebbe sembrato un pesciolino da acquario domestico. Insomma, una roba (oscena) che non si vedeva dai tempi della Roma democristiana, quando la città era un feudo personale della corrente andreottiana.
Il-divo-2008Al contrario, noi l’algida fatina l’avevamo ‘tanata’ prima di subito [QUI], diffidando delle finte ingenue ed avendo fin troppo chiara la natura di certi prodotti pariolini, che nell’ambito delle “regressioni chic” tracciate a suo tempo da Martino Ragusa rientrano nella Sindrome della Piccola Fiammiferaia (sì, l’avevamo già utilizzata… ma la citazione calza a pennello):

«Il quadro clinico consiste in una insopportabile pseudo-umiltà e un’irritante finta innocenza, usate per nascondere un divismo sfrenato e un’ambizione smisurata. La Piccola Fiammiferaia “piange e fotte” e si riconosce a vista, perché porta stampata in faccia l’espressione di una che stia dicendo: “Mettetemelo in mano voi perché io, poverina, non ci vedo bene”

Il risultato è una giunta in eterno divenire, che per la sua composizione pesca a man bassa tra profili ‘tecnici’, nella sua presunzione legalitaria che in realtà è ossessione giacobina, nell’illusione (ir)realizzata dell’ideale “governo dei giudici”, nell’ansia di una qualche tutela su certificazione esterna che in realtà tradisce tutta l’incompetenza e l’inadeguatezza di questi mancati pizzaioli prestati alla politica.
CamerieriNella girandola impazzita di nomine e dimissioni, con assessori che vengono cambiati via con la stessa velocità di un tampax usato, l’ultimo fenomeno dell’ingloriosa serie è Angelo Raffaele De Dominicis, ovviamente ex magistrato, e già procuratore della Corte dei Conti del Lazio.
Angelo Raffaele De DominicisCon tratti quasi agiografici, il “Fatto Quotidiano” ricorda le numerose iniziative del vulcanico magistrato, che negli anni si è preoccupato di sollevare dubbi di legittimità costituzionale su singoli provvedimenti legislativi del parlamento e di istruire inchieste parallele a quelle delle procure su atti di sua dubbia competenza. E peccato che nei compiti di un magistrato contabile non rientrino gli uni né le altre.
In tale ambito, restano indimenticabili le sue inchieste sullo “sprid” (lo spread n.d.r!) che sarebbe finalmente rientrato nei limiti accettabili solo dopo il provvidenziale intervento del procuratore:

«Sì, insomma, se scende è perché dopo che noi ci siamo mossi quelli si sono dati una calmata con i down ground… Voglio dire: se non avessi lanciato il mio sasso nello stagno non sarebbe mica successo

Raffaele De Dominicis L’iniziativa nasce “dalla lettura dei giornali”, per una questione di “prestigio morale” di cui evidentemente il giudice contabile si sente tutore internazionale. È evidente la competenza finanziaria e preparazione macroeconomica del prof. De Dominicis, che scambia il “downgrade” con un non meglio precisato “daungraund” (sì, insomma quella roba là), a riprova di certe incredibili carriere, in una storica intervista rilasciata al “Corriere della Sera[QUI]… se non fosse che le istruttorie del solerte magistrato finiscano spesso e volentieri per incorrere nell’archiviazione, tra i lazzi generali e gli sghignazzi degli esperti (quelli veri). E si consideri che noi nutriamo da sempre una viscerale antipatia per l’Autore dell’articolo a seguire:

«Sarebbe facile ricondurre la faccenda della Corte dei Conti, che chiede un risarcimento miliardario alle società di rating per non aver tenuto conto della ‘dolce vita’ e del Colosseo, all’ennesimo episodio di folclore di cui sorridere senza dargli peso. La tentazione è facilitata dall’intervista rilasciata al Corsera da chi ha sollevato il caso, il procuratore regionale della Corte dei Conti del Lazio, Angelo Raffaello De Dominicis. Leggere che colui il quale dovrebbe capire i sofisticati meccanismi dell’assegnazione del rating parla di “sprid” riferendosi allo spread e di “down ground” al posto di downgrade, assegnandosi il merito di aver smosso le acque e di aver provocato il calo dello sprid, appunto, dovrebbe essere rassicurante. Infatti, si potrebbe concludere che siamo di fronte a un episodio bislacco che non porterà alcuna conseguenza in quanto originato dall’autore di un saggio in cui si intrecciano i destini di Giulio Andreotti, Paolo Conte e Tinto Brass,convintosi che il giudizio di Standard & Poor, Moody’s e Fitch fosse un l’indice di un attacco al nostro paese per far scendere il valore delle nostre aziende e comprarle a prezzi convenienti.
[…] Vi immaginate Bot, Btp e Cct italiani e obbligazioni ed azioni di Eni, Enel e Finmeccanica senza rating? Allora sì che lo “sprid” schizzerebbe. Il secondo motivo per il quale la boutade della Corte dei Conti è dannosa, è che alimenta la lunga serie di fallacie economiche che circolano nel nostro paese. La più eclatante è quella del complotto per danneggiare l’Italia e acquistarne le aziende a prezzo di saldo. Orbene, gli investimenti esteri sono crollati in Italia proprio per l’insicurezza della situazione generata dai conti pubblici e dallo sprid, fatto piuttosto in contrasto con il teorema della svendita.
[…] La Procura della Corte ha annunciato che il 19 febbraio chiarirà meglio il contenuto dell’istruttoria. C’è ancora tempo: ci ripensino ed evitino che tra i tanti primati di cui faremmo volentieri a meno ci venga assegnato in pianta stabile quello del ridicolo

Corte dei Conti – S&P il rischio del ridicolo
Alessandro de Nicola
(10/02/2014)

raggio magico Ecco! Raffaele De Dominicis, quello che mai avrebbe accettato un qualche incarico politico, è il nuovo assessore al bilancio del Comune di Roma, sempre che duri più di una settimana. Si tratta dell’ennesimo “esperto” selezionato direttamente dall’avv. Sammarco (un vecchio amico) che l’ha chiamato in privato e quindi rigirato all’imperturbabile Virginia, la quale ha subito ratificato la nomina, alla faccia della “trasparenza” e “attenta selezione” dei curricula.
Aspettiamo ridendo l’arrivo degli altri talenti…!

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Il governo dei giudici

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , on 13 agosto 2016 by Sendivogius

VESPE

La Morticia surrogata della Famiglia Addams pentastellata Virginia Raggiinizia a scoprire a sue spese che non basta riunire quaranta citrulli perdigiorno in una piazza a scandire o-ne-stà! per amministrare una città, affidandone poi la gestione e gli assessorati ad un pugno di magistrati contabili (superpagati al netto della retorica pauperista) e commercialisti, quasi tutti in trasferta retribuita da Milano. In pratica una prosecuzione 2.0 dell’amministrazione commissariata del prefetto F.P.Tronca, ma sotto l’immancabile supervisione della Casaleggio Associati. E non vanno sottovalutati gli sconcertanti apporti della catastrofica giunta Alemanno, alla quale il “Sistema Raggi” è assai più collaterale di quanto non si voglia ammettere… Meglio se pescati in quello straordinario parco di talenti, transitati per la ricca greppia dell’UNIRE di Franco Panzironi, a partire dallo “spermatozoo che fecondò il movimento” (sic!).
Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso...Che poi, esaurite le boutade e le fanfaronate (ultimo della serie è quell’Alessandro Di Battista che si crede Che Guevara e pensa di interpretare la parodia italica dei Diari della motocicletta), è solo la riprova di come questo Asilo Cretinetti a 5 stelle non sappia dove mettere le mani, ogni volta che viene chiamato a governare qualcosa. Per questo, vuoi per praticità.. vuoi per disperazione, ricorre subito ad una pletora di sedicenti esperti ed intriganti figuri in carriera, anche per le normali mansioni di ordinaria amministrazione. E per la risoluzione di qualunque HebertistsOrderExecutionproblema si affida fideisticamente all’apporto risolutore di un ideale governo dei giudici riuniti in sessione permanente, che a lungo andare non porta fortuna alle democrazie né garantisce maggiore efficienza, ma che nei casi più gravi denota un atteggiamento infantile che rasenta la devozione per una categoria professionale sopravvalutata ai limiti della deificazione. In proposito, uomini ben più smaliziati come Ambrose BierceAmbrose Bierce avevano le idee chiarissime: “Venerazione é l’atteggiamento spirituale di un uomo verso Dio e di un cane verso un uomo”. Che come tale non gode dell’infallibilità.
Questa supplenza aggiuntiva della magistratura (non sempre disinteressata) alle deficienze evidente della ‘politica’, esasperate dalle incompetenze manifeste dei professionisti dell’anti-ka$ta coi suoi onesti (?) imbecilli, che si fa strutturale e alla fine si confonde nella commistione degli incarichi a scapito della rappresentatività, in una versione giudiziaria anziché economica delle tecnocrazie post-democratiche, solitamente finisce col conformarsi al ‘sistema’ che tanto si contesta per divenirne parte organica quale strumento di potere. Figuriamoci che di certe commistioni, spesso strumentali alla lotta tra fazioni, con tutte le Aristofaneconseguenze che ne derivavano, parlava già Aristofane nel V° secolo a.C. ovviamente sotto forma di satira, ne “Le Vespe” dove il commediografo ateniese denunciava come l’apparato giudiziario, se opportunamente cooptato, poteva trasformarsi in un meccanismo di supporto per il potere dei demagoghi, attraverso l’uso pletorico e maniacale degli esposti e dei ricorsi in procura, nonché col coinvolgimento politico dei giudici in un nuovo mondo parallelo dove qualunque sia l’accusa, grande o piccola, tutto è tirannide, tutto è cospirazione.
Quell’attitudine all’ipocrisia che vive della sua indignata esibizione e che generalmente va sotto il nome di “moralismo” solitamente non giova ai moralizzatori. Esaurita la ferocia dei moralisti, spesso rimane infatti solo la loro profonda stupidità.
Altrimenti, non si spiega il masochismo con la quale Virginia Raggi, l’esangue Morticia diventata “sindaca” di Roma, continua a scegliere i suoi improbabilissimi collaboratori di fiducia. L’ultima pescata dal mazzo è la fenomenale Carla Romana Raineri, magistrato in aspettativa (ereditata dal commissario Tronca) che intervistata dal Corriere della Sera, a proposito del suo miserabile stipendio da 200.000 euro, esordisce così:

Carla Romana Raineri «Io sono un magistrato. Guadagnavo 170 mila euro, ora sono 21 mila in più, al netto la metà, ovvero circa mille euro al mese con cui pago anche l’alloggio a Roma.
Io lavoro dalle 7 alle 24 tutti i giorni, non vedo la mia famiglia, faccio una vita complicata: se fossi rimasta a Milano, nella mia casa a cento metri dal palazzo di Giustizia, starei meglio…. Io non raccolgo margherite, a fare il mio lavoro non ci può essere chiunque. Certo possono risparmiare, vanno alla stazione Termini e prendono una persona qualsiasi.
Ma secondo lei a tre anni dalla pensione mi trasferisco a Roma per rimetterci? Così i contributi si abbassano. Se uno vuole prendere un capo di gabinetto che costa meno può prendere mio figlio: guadagna 1.500 euro al mese. Vogliamo parlare delle ferie?. Quest’anno non ho fatto vacanze, mi prenderò il giusto il giorno di Ferragosto. E vorrebbero pure che ci rimettessi? Siamo matti?
La Raggi ha scelto me e Minenna: lavoravamo entrambi con il commissario Tronca. Io ero il suo braccio armato. Se la Raggi ha preso noi invece che due grillini della prima o dell’ultima ora questo dovrebbe essere salutato come un gesto buono e di rottura con il passato

Ecco, a volte dinanzi a certi usati usuratissimi, che vengono rivenduti all’incanto delle illusioni come il nuovo che avanza, si rimane quantomeno perplessi… Specialmente quando sotto la pellicola della superficie si scoprono in realtà vizi antichissimi e una prosopopea (questa sì, molto di casta) che richiama direttamente al feudalesimo, tanto è grottesca l’arroganza (per non dire il cattivo gusto) di chi si ritiene indispensabile; finanche il disprezzo per i “grillini dell’ultima ora” (che pure l’hanno chiamata), nonché la supponenza di certi “servitori dello stato” dalla vita complicata e per questo monetarizzata fino all’ultimo spicciolo. Alla faccia del tanto sbandierato taglio degli stipendi, che evidentemente non vale per tutti.
Francamente, riconosciuta l’indubbia complessità dell’incarico e le responsabilità che esso comporta, di personaggi così possiamo farne volentieri a meno. Non foss’altro per evitare una vita di stenti e sacrifici, all’austera signora che già lavora 18 ore al giorno, guadagna una miseria, deve affrontare tutti i giorni il dramma del pendolarismo, e non sa come pagarsi il soggiorno in albergo! Siamo matti?!?
Keep the calm e magna tranquillaRimanga pure a casa Sua Grazia Eccellentissima. Il suo spirito di servizio non ne risentirà e potrà finalmente godersi le meritatissime ferie, in attesa dell’imminente pensione che confidiamo arrivi presto e possibilmente senza i soliti incarichi aggiuntivi ad integrare il magrissimo reddito.

ROMAGEDDON (IV) – Li mejo fichi der bigonzo

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , on 19 aprile 2016 by Sendivogius

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Come sia venuto in mente al papi della patria di tirar fuori dal suo cilindro sfondato un Guido Bertolaso da riciclare ad aspirante sindaco di Roma, è l’ultimo mistero buffo della campagna elettorale più scialba ed incolore che mai si sia vista nella storia della Capitale, dove tutti i candidati mirano pervicacemente a perdere, tanto improbo è l’incarico.
Guido Bertolaso Del Guido nazionale, meglio conosciuto come l’uomo con la tuta per la varietà del suo guardaroba e soprattutto per la funesta esperienza alla Protezione Civile, trasformata in un protettorato politico per la distribuzione appalti nell’organizzazione dei “Grandi Eventi” a coreografia del ventennio berlusconiano, avevamo già parlato diffusamente in passato…

1) GLI SCHIFOSI
2) L’UOMO CON LA TUTA
3) COMPAGNI DI MERENDE
4) GLI AMICI DEGLI AMICI

Erano i tempi andati del Silvio Re, quando Bertolaso, gaffeur di proporzioni titaniche e dalla presunzione sconfinata, sembrava proiettato nell’empireo degli onnipotenti per grazia ricevuta, diventando il più fedele interprete delle manie di grandezza del Megaloman brianzolo. Perché ogni “grande evento” (gare ciclistiche, regate, mondiali di nuoto, beatificazioni, visite pastorali, convegni eucaristici, vertici politici e militari, pellegrinaggi), richiede “Grandi Opere”: dal G.8 della Maddalena (poi spostato a Pratica di Mare, ma profumatamente pagato) alle visite pastorali del papa (800 mila euro stanziati nel 2008 per gli spostamenti di Benedetto XVI, ogni volta che il pontefice supera le sponde del Tevere il governo concede la dichiarazione di “grande evento”), senza per questo dimenticare i congressi eucaristici del 2005 a Bari (3 milioni) e ad Ancona nel 2011 (200 mila euro); dai campionati di ciclismo a Varese (71 milioni) ai mondiali di nuoto a Roma (60 milioni). E giù via sperperando fino alla grottesca manna del terremoto de L’Aquila: 1 miliardo e mezzo di euro, per una ricostruzione mai avviata ed opere pagate il triplo del prezzo reale, culminate nello sradicamento di intere comunità disperse nell’anomia spersonalizzante delle New Town.
New townA tal punto che gli sprechi dell’Era Bertolaso sono diventati mitologici, tanto superano qualunque precedente nella moltiplicazione dei costi e delle spese a trionfo dell’effimero, in regime di emergenza permanente…
SprechiSotto la conduzione di Bertolaso (il sockpuppet nelle mani di Berlusconi e Letta senior), il dipartimento della Protezione Civile è stato convertito in un immenso giocattolone in comodato d’uso a quell’altro “governo del fare”, che ne ha fatto una propria macchina spremi-soldi per la creazione di consenso e sistemazione clientele. Quindi investita di poteri straordinari a colpi di decreti-legge usati per scardinare le normative vigenti, fino a diventare un immenso collettore d’appalti da distribuire a propria completa discrezione ed in deroga a tutte le regole, per la gioia dei vari “soggetti attuatori” di natura privatistica riuniti all’incredibile greppia di governo.

Il boss e la matricolaIl boss e la matricola

All’epoca si parlò di “sistema gelatinoso” tanto la pratica era diffusa e soprattutto pervasiva, in un’orgia di corruzione ramificata a tutti i livelli possibili.

«L’era Bertolaso inizia il 7 settembre 2001. Quel giorno il secondo governo Berlusconi, in carica da pochi mesi, trasforma la Protezione Civile in un dipartimento della Presidenza del Consiglio, e ne nomina l’attuale dirigente, Guido Bertolaso.
Quella che fino ad allora era stata un’agenzia indipendente, che comprendeva i Vigili del fuoco e il Servizio sismico nazionale e si era occupata di emergenze territoriali, come terremoti e inondazioni, diventa -per effetto del decreto legge numero 343 del 2001- un organo il cui potere di ordinanza si estende anche ai cosiddetti “grandi eventi”.
Tradotto, questo vuol dire che la Protezione Civile da quel giorno si occupa anche di vertici internazionali, raduni religiosi e gare sportive, come il G8 2009 in Italia o i Mondiali di nuoto di Roma. E se aumenta il numero degli eventi di cui occuparsi, si moltiplicano le emissioni di denaro pubblico a favore della Protezione Civile e le gare d’appalto indette dalla stessa.
A far sì che poi tutto funzioni subito e al meglio c’è lui, Guido Bertolaso, il factotum di palazzo Chigi. Quando si presenta un’“emergenza” o un “grande evento” (come l’esposizione delle spoglie di S.Giuseppe da Copertino, noto santo pugliese), interviene il commissario delegato Guido Bertolaso: con una firma affida poteri straordinari al sindaco, che ha carta bianca e decide cosa e come fare.
A Varese, per esempio, in occasione di un altro “grande evento”, i Mondiali di ciclismo 2008, è bastata l’ordinanza n. 3565, varata dal Presidente del Consiglio dei Ministri il 16 febbraio 2007, per stanziare sette milioni di euro per la nuova tangenziale fra la Ss 342 “Briantea” e la Ss 233 “Varesina”, con interconnessione alla Ss 344 di “Porto Ceresio”. Scavalcati sindaci ed enti locali. In una parola, i processi democratici.
[…] La soluzione, veloce quanto antidemocratica, risiederebbe nelle mani di Bertolaso: il commissario straordinario sarebbe in grado di rendere tutto “più facile”, bypassando con una firma consigli comunali e comitati di cittadini. Infatti il decreto legge “anticrisi”, varato dal Consiglio dei Ministri il 26 giugno 2009, aggiunge ai compiti della Protezione Civile anche “la gestione di interventi sulla trasmissione e distribuzione dell’energia”: è sufficiente la nomina di un “commissario delegato” per poter utilizzare “mezzi e poteri straordinari in deroga alle competenze delle altre amministrazioni locali”.
La Protezione Civile, quindi, non è solo un organo di prevenzione, ma uno strumento nelle mani dell’esecutivo. Uno strumento libero da qualsiasi controllo. Soprattutto finanziario. Non solo la Corte Costituzionale non può intervenire sulle ordinanze emesse dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma la Corte dei Conti non può monitorare l’ammontare e l’utilizzo degli stanziamenti che ne conseguono.
Le cifre che sfuggono al controllo non sono irrilevanti. Tra il 3 dicembre del 2001 e il 30 gennaio del 2006 sono state emesse dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri 330 ordinanze: esaminando un campione di 75 di queste, sappiamo che hanno richiesto l’utilizzo di 1.486.675.921,73 euro. In base a questo dato statistico è possibile stimare che in otto anni e mezzo, dal 2001 al 2009, le 537 ordinanze emesse abbiano richiesto ben 10.6 miliardi di euro: una cifra esorbitante, su cui la Corte dei Conti non ha alcun controllo

La Protezione Civile di Guido Bertolaso
di Laura Bellucci, Ilenia Cerri, Federica Florio
(17/07/2009)

A Roma, la Protezione Civile del Guido nazionale è rimasta famosa per i catastrofici mondiali di nuoto del 2009 organizzati insieme a quell’altro flagello che è stata la giunta Alemanno; nonché per gli intrallazzi della Cricca della Ferratella: quelli che ridevano la notte del terromoto a L’Aquila, pensando alla cuccagna della mai ultimata ricostruzione. Soprattutto, Bertolaso è noto per i massaggi galeotti (variante delle “cene eleganti”) al centro abusivo dell’amico Anemone; oltre che alle sue vicende di senzatetto alla ricerca di casa in centro storico, nell’ambito di un più articolato giro di favori e marchette tra i soliti noti.
Guido cerca casa - Berolaso ed il cardinale SepeDefinito nel periodo di massimo fulgore come il Batman arrogante e litigioso dei cataclismi (Massimo Falcioni), attualmente si è ridotto a fare il Robin di un acciaccato cavaliere oscuro oramai avviato all’inesorabile tramonto, diventando di fatto la spalla comica del berlusconismo al tracollo finale. Da cavallo perdente qual’è, verrà cavalcato dal vecchio padrone fintanto non verrà scartato sull’onda corta dei sondaggi.
Bertolaso e BerlusconiTuttavia, non è il caso di lasciarsi ingannare dalle apparenze…
Il sistema (“gelatinoso” o meno che fosse) inaugurato a suo tempo da Bertolaso & Co. per decretazione d’urgenza, regnando felicemente il papi Silvio, è diventata la prassi prevalente del nuovo esecutivo Renzi ai tempi della “rottamazione”, con galantuomini come Verdini e Formigoni elevati a garanti delle magnifiche sorti del nuovo “governo del fare”. Lo scardinamento delle regole, l’aggiramento sistematico dei controlli, l’esautorazione degli organi rappresentativi regolarmente eletti (non è certo il caso del nostro Piccolo Principe), l’abuso ricorrente nell’accentramento esclusivo dei poteri, è diventata la prassi ordinaria di un Governo che ha fatto del ricorso ai commissari straordinari un proprio tratto distintivo, nel solco della continuità ideale.
Silvio BerlusconiPer quanto possa sembrare paradossale, il vecchio Silvione Renzipersegue pervicacemente la sconfitta nell’apologesi del suo trionfo postumo, per una concezione del potere e delle “istituzioni” che ha fatto scuola tra allievi (solo per alcuni) ‘insospettabili’.

Alfio Marchini Fuori tempo massimo, nel piacionismo trasversale del populismo-soft, abbiamo invece Alfio Marchini: il bello ai tempi dell’anti-politica pop. Marchini è l’aitante (e non ultimo) rampollo di una nota casata di costruttori romani ‘de sinistra’; nonno Alfio da cui ha ripreso il nome e pochissimo altro (a parte l’eredità) è stato partigiano dei GAP romani e vicinissimo al PCI nel tempo che fu (per il quale costruì la storica sede di Botteghe Oscure, prima che il PD se magnasse pure quella), tanto da guadagnarsi il soprannome di Calce e Martello.
Come Alfio junior dalla Resistenza e la militanza comunista sia passato prima all’Opus Dei e poi direttamente a Comunione e Lottizzazione si spiega facilmente: basta seguire il solco degli affari col cuore che batte là dove pulsa il denaro. In questo Marchini è assolutamente trasversale e può passare con imperturbabile tranquillità dal finanziamento del settimanale ciellino “Il Sabato” a “L’Unità” (molto più a destra dello scomparso periodico del conservatorismo cattolico).
Francesco Gaetano Caltagirone Se volete conoscere il programma politico di Alfio Marchini, cercate alla voce “Caltagirone”. Per chi non è addentro alle faccende romane, non parliamo della siciliana “rocca dei vasi” (dall’arabo Kalat al Giarun), bensì di Francesco Gaetano Caltagirone: l’ottavo re di Roma e imperatore indiscusso dei palazzinari che dominano la città da sempre, con partecipazioni azionarie in ACEA (il vero gioiello delle aziende comunali); proprietario del principale quotidiano romano (Il Messaggero) insieme ad una pletora di giornaletti a diffusione capillare; socio d’affari nella holding finanziaria che in un sistema di scatole cinesi collega strettamente Alfio Marchini alla “finanza bianca” (passando da Cesare Geronzi a Giovanni Bazoli). Soprattutto, Caltagirone è il suocero (nonché generoso finanziatore) di Pier Ferdinando Casini che è anche il principale sponsor politico del Marchini-Sindaco, quanto mai interessato a rivedere il piano regolatore della città con la definizione delle nuove aree edificabili.
marchini-sindacoA ben vederlo, l’ex compagno Alfio sembra uscito da una puntata di “Beautiful”, col suo stile fermo agli Anni’ 80 come un Ken attempato in cerca della sua Barbie.

Giorgia Meloni A proposito di Barbie, con le sue gigantografie ritoccate in photoshop ed abbellite del 600%, ad ogni incrocio stradale troneggia sorridente e rassicurante Giorgia Meloni, l’ex pupilla di Gianfranco Fini Gianfranco Fini(rinnegato e sepolto vivo) che è riuscita nel miracolo di resuscitare un partito di nostalgici, ricostituito in fretta con gli scarti missini della defunta AN e Gianni Alemanno col quale ora finge di non avere niente da spartire.
Giorgia_MeloniParlare del programma (il grande assente di queste elezioni) è operazione assolutamente superfluo, visto che si tratta del solito ressemblement degli eterni cavalli di battaglia della “destra popolare” (gli zingari.. il degrado.. gli immigrati..), che a vari gradi di intensità pervade tutto il cucuzzaro fascista variamente disperso in candidature senza storia. E per questo Giorgetta ha ottime chance di arrivare al ballottaggio; rispetto ai suoi truci camerati ha almeno il dono dell’ironia e tanto basta a renderla simpatica, tracimando oltre le tradizionali cloache della fascisteria romana.

Fascisti in Campidoglio

Su tutto il resto non c’è storia: folklore elettorale per colorare la scheda nei rituali dell’urna, nell’anonimato generalizzato di candidati che non ‘bucano’ e si alternano tra grandi profusioni di “romanità” più o meno acquisita, a dimostrazione del provincialismo in cui sembra sprofondata la metropoli tra le più grandi e cosmopolite d’Italia, Comunque vada, sarà un disastro. Perché l’importante è partecipare. Dicono.

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ROMAGEDDON (III) – Panem et Cichorium

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 marzo 2016 by Sendivogius

The PriestAppassionanti come una pantegana agonizzante all’imbocco di un tombino, utili come un herpes genitale, si conclude finalmente la farsa indegna delle primarie all’italiana. O per meglio dire, si macera nei suoi stessi liquami questa loro variante improvvisata ad cazzum dell’originale USA, subito riadattata alle solide tradizioni italiche, divenendo lo specchio di vizi antichissimi: clientelismo elettorale, compravendita del voto di scambio, e galvanizzazione del notabilato locale, con la riesumazione degli antichi cacicchi democristiani resuscitati nei cimiteri viventi del partito bestemmia, con tanto di “party raiding” annesso ed espanso all’ibrido nostrano. Walter VeltroniImportate a suo tempo da Water l’Amerikano (a Roma), quello che non ha mai superato l’infantile complesso di identificazione con l’oggetto mitologico dei suoi scimmiottamenti, le ‘primaries’ de Noantri servivano soprattutto a far sentire politicamente partecipi, e socialmente aggregati, una massa di boccaloni intruppati dietro ad un seggio improvvisato per giocare alle elezioni per finta, nell’illusione di scegliersi il proprio candidato versando un piccolo obolo.
the-following-featuredPoi è arrivata la buffonata on line della Casaleggio Associati: un modo perfetto per incrementare i clic della congrega e fornire un intrattenimento esclusivo per i selezionatissimi followers della setta digitale.
-silvio-berlusconi-sundayE ovviamente, da buon ultimo, in un contorno ceronato di pompette e pompXXX (vabbé! Ci siamo capiti), non poteva mancare il Pornonano (o quel che ne rimane) col suo candidato unico su modello plebiscitario.
SalviniIl problema invece non si pone minimamente per quello sbavante cinghialotto della pedemontana che si fa chiamare Matteo Salvini: emblematico caso mediatico di parassita in conto pubblico, dalla ciarliera inutilità ambulante, col suo codazzo di fobici psicopatici a mano armata. Ma qui siamo nell’ambito degli argomenti intoccabili, non foss’altro perché trattare delle deiezioni salviniane è un po’ come strizzare la diarrea sperando che diventi solida, nell’invariabilità di sostanza.
n-SALVINI-RETWEET-large570In tempi di aspiranti reucci e ducetti d’accatto con le fregole decisioniste, che si agitano nel pentolone vuoto di vacue promesse e propaganda all’ingrosso, il rituale farlocco delle primarie serve innanzitutto per simulare una qualche investitura ‘democratica’ ai proconsoli su nomina del Capo, con città da occupare prima ancora che amministrare, e galvanizzare truppe sempre più raccogliticce. Non è un caso che nei gazebo semivuoti, i candidati ‘scelti’ provengano tutti dalla corte del Piccolo Principe fiorentino, nella totale sicurezza della loro designazione, senza sorprese (brogli inclusi) proprio come da copione.
Il caso Roma parla da sé. Tra i moltissimi problemi oggettivi, la città ne aveva uno massimamente soggettivo…
Ma te prego!Nella rete di alleanze trasversali, intrecci di interessi privati e consorterie politiche, l’organigramma renziano passa attraverso l’occupazione fisica del potere, cominciando dalle grandi città, dove il radicamento sociale della sua corte di provincia è minimo. Roma costituisce il pezzo pregiato della scacchiera; il controllo della Capitale è il passepartout fondamentale per accedere alle profane stanze della Curia vaticana ed ai salotti che contano, dove si muove quel generone capitolino che al chiuso dei propri circoli sportivi già sogna la grande greppia delle olimpiadi. È ovvio che al netto delle criticità, con tutti i suoi limiti (e non erano pochi), un alieno incontrollabile come Ignazio Marino era, prima ancora che un problema, un intralcio da eliminare quanto prima. Come rimuovere un sindaco sgradito, per sostituirlo con un proprio ubbidiente replicante?!? Be’ innanzitutto si soffoca un’amministrazione comunale, negandogli i trasferimenti dovuti e lesinandogli al minimo i fondi per la conduzione ordinaria, salvo poi gridare alla paralisi istituzionale di una gestione inefficiente e organizzare campagne a tambur battente sul “degrado” (che gli appassionati di questo sottogenere pulp li troverete sempre). Poi si tira dentro ad uno scandalo inesistente un sindaco logorato e scientificamente screditato da una campagna mediatica ostile, tanto per essere certi di stroncarne ogni velleità di resistenza ed infamarne la persona. Quindi si procede al commissariamento del sindaco legittimo, ma non prima di una character assassination pompata a livello virale sui giornaletti amici, peraltro in ottima compagnia con fascisti e grillini. E se proprio il sindaco non si vuole dimettere, si formalizzano privatamente le dimissioni della giunta dal notaio con un atto che non ha precedenti.
renzi bilancioD’altronde, il Pittibullo di Pontassieve voleva un suo fedelissimo da mettere alla guida della Capitale. Detto-Fatto. E siccome tutti i pianeti ruotano attorno al Re Sole, niente devo oscurare l’astro nascente del Bambino Matteo che evidentemente non aveva a disposizione niente di meglio che un Roberto Giachetti, da candidare a sindaco della città. Lo stesso che fino al Dicembre del 2015 ha spergiurato di non volersi mai e poi mai candidare, in ossequio al valore della coerenza che segna la rispettabilità della politica italiana.
RobertoGiachettiEsperto in cambio multiplo di casacche, il Robertino nazionale ha praticamente attraversato mezzo arco istituzionale: Partito Radicale, Verdi, Margherita, PD… sempre irrilevante come i suoi scioperi della fame per le cause più improbabili: la calendarizzazione della legge sul conflitto di interessi; lo svolgimento dell’assemblea costituente del partito; per la legge elettorale… e così via digiunando, secondo i rigori della dieta “radicale” da cui proviene.
L’esperienza lui la racconta così:

«Nel 2002 ho affiancato Marco Pannella nello sciopero della sete per sollecitare il Parlamento a ripristinare il plenum della Corte Costituzionale attraverso l’elezione dei due giudici mancanti; o quando nel 2004 ho digiunato per un mese per ottenere la calendarizzazione, a distanza di anni, del ddl Frattini sul conflitto di interessi (a dispetto delle promesse elettorali che lo volevano risolto in 100 giorni), o quando ancora mi sono battuto contro la paralisi di quattro mesi in cui si è trovato il Parlamento, ancora una volta, nell’elezione di due membri della Consulta.
Giachetti in sciopero della fameNel 2007 la prospettiva del Partito democratico inteso come forza progressista a vocazione maggioritaria che nascesse sulle ceneri dei due grandi partiti della Prima Repubblica e che, al contempo, li superasse con la creazione di una realtà politica nuova, moderna, riformista e slegata dalle vecchie ideologie mi ha affascinato da subito. Al punto da impegnarmi in prima persona, di fronte agli ostacoli e ai ritardi che hanno accompagnato questa esperienza prima che vedesse la luce, intraprendendo uno sciopero della fame per sollecitare gli organi dirigenti del Pd ad indicare una data certa per l’Assemblea Costituente (e nel 2008 con l’obiettivo di ottenere una formale deliberazione della data per lo svolgimento delle primarie a Roma)

Fedele al principio del capo, facile agli innamoramenti ad personam piuttosto che agli ideali; è l’arlecchino indisponente alla costante ricerca di un padrone da servire. Per questo sfoglia tutto il cucuzzaro disponibile, senza mai spostarsi dall’alveo romano: c’è l’immancabile Marco Pannella (il feticcio da cui tutto ha avuto inizio), poi l’infatuazione passeggera per Walter Veltroni, salvo trasferirsi con armi e bagagli alla corte del renzismo militante. Ma è con Francesco Rutelli (ex radicale pure lui), in arte Er Cicoria e già Piacione, che Roberto Giachetti spicca il grande balzo verso la ribalta nazionale, facendo la sua fortuna con la fusione fredda tra ex Margherita e DS (i più che defunti Democratici di Sinistra), caso più unico che raro in cui un partito con numeri da prefisso telefonico riesce a fagocitare il partito più grande, incistando i suoi troppi generali senza truppe in ogni poltrona disponibile e stravolgendo completamente la natura del gruppo maggioritario, risplasmandolo a propria immagine e somiglianza. In natura si hanno pochi esempi per spiegare una simile trasformazione: i virus ed il cancro.
rutelli Cooptato al governo insieme a tutto il resto dei Cicoria-Boys e gli infiniti petali della Margherita, tra ex radicali folgorati sulla via di Damasco e camaleonti democristiani, Roberto Giachetti mette solide radici per la sua carriera come capo-gabinetto del Rutelli Sindaco, durante il pernicioso Giubileo del 2000 che ha portato alla ribalta altri incredibili fenomeni come l’inarrivabile Guido Bertolaso, salvo mettere in giro la leggenda che sarebbe sgradito alle gerarchie d’Oltretevere.
margheritaQuando non è troppo impegnato a reggere il drappo regale dei suoi capi-bastone, il nostro promettente Robertino scambia il cazzeggio organizzato per impegno politico, seguendo il principio dello “stare in mezzo alla gente”:

«Nel luglio del 2008, anche per tastare l’umore della gente sulla prospettiva politica verso cui ci si avviava, ho messo insieme a un gruppo di ragazzi l’iniziativa “Salite a bordo” e siamo saliti su un pulmino che ha attraversato l’Italia più nascosta, quella dei borghi e dei paesi di mille anime, e dopo un viaggio di due mesi è nata l’Associazione CarpeDem, un progetto mirato alla creazione di una rete di scambio di opinioni ed idee sulla politica e sulla società, con l’occhio rivolto al Partito Democratico e con l’obiettivo di dare un contributo diverso ed innovativo ai modi e alle forme della partecipazione.
Roberto GiachettiE’ stato quello un periodo intenso ed impegnativo (anche perché fare avanti e indietro con Roma per stare in Aula ad organizzare un gruppo di più di 200 persone lo è necessariamente!) ma resta fra i più belli della mia esperienza politica e soprattutto umana. Sono felice di averlo fatto, lo rifarei domani, so di averlo fatto “sdoppiandomi” con il mio parallelo ruolo in Aula ma credo onestamente di non aver trascurato nulla dei miei impegni parlamentari e di questo sono contento.
Nel 2008, sulla scorta delle tante persone conosciute per quella strada e per non disperdere questo straordinario patrimonio umano e civico, come Associazione ho lanciato un corso di formazione sui generis, giocato sul titolo Formazione in corso, una sorta di formazione “al contrario” e al contempo il primo format televisivo del Pd, in cui questi giovani hanno avuto la possibilità di confrontarsi con i principali protagonisti dei vari settori della società in maniera paritetica, gestendo direttamente le varie giornate attraverso domande dirette e senza filtri, realizzando schede video con dati e statistiche, elaborando e producendo documenti in piena autonomia. In parallelo ho promosso e “sponsorizzato” una lista di giovanissimi alle comunali di Roma nel 2008 con il relativo format tv Fammisentirelavoce.
[…] E proprio sulla scorta di questo impegno totalizzante sui banchi di Montecitorio mi è venuta l’idea di raccontare in modo rapido e sintetico l’attività settimanale in Aula, attraverso un canale YouTube dedicato, con brevi resoconti trasformatisi in una sorta di rubrica chiamata “Pillole da Montecitorio”. Contestualmente ho iniziato a sperimentare e ad apprezzare la funzione dei social networks, in particolare facebook e twitter grazie ai quali posso interagire e confrontarmi sui temi piu diversi, non soltanto quelli legati all’attività politica e parlamentare

Per il resto, è lecito temere che quest’uomo nella vita non abbia mai fatto un beato cazzo, nella condizione privilegiata di chi non ha mai dovuto lavorare e nell’assoluta assenza di una qualsivoglia competenza degna di una qualche menzione.
renzi-lavoroDue cose colpiscono nella splendida narrazione dell’onorevole candidato Giachetti: “le 200 persone da organizzare”, si riferisce alla sua attività di vicepresidente (dimissionato) della Camera, ed i 9.250 miserabili euri raccolti finora dai suoi sostenitori per la campagna elettorale da aspirante sindaco.
Una candidatura che buca. Come una bolla di sapone.

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ROMAGEDDON (II) – La Fatina

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , on 26 febbraio 2016 by Sendivogius

SHAIYA-ET-ETAINE

Quanto sono strani i casi della vita…
Casaleggio Gianroby Casaleggio, l’allucinato Dr. Terwilliger che vive in dissociazione permanente nel regno immaginario di Gaia, voleva Virginia Raggi come candidata a sindaco di Roma e (guarda un po’ le coincidenze!) proprio la Lily Evans a cinque stelle si è aggiudicata l’investitura ufficiale, risultando la più cliccata dai followers della setta digitale.
Master of the Roleplay by NevuelaDell’aspirante papessa, i Romani non s’erano mai accorti prima. Né questa s’era fatta notare nella sua irrilevante evanescenza, più di quanto non fosse stata percepita l’ectoplasmatica Marcello De Vitopresenza di quel Marcello De Vito, già portasilenzio a cinque patacche nell’ultima tornata elettorale; nonostante entrambi abbiano trascorso gli ultimi due anni parcheggiati all’assemblea capitolina, aleggiando eterei nel limbo incontaminato dell’immacolata purezza, senza peraltro avere il minimo sentore degli scandali pecorecci che si vorrebbero far credere “Mafia Capitale”.
Virginia Raggi Classe 1978, telegenica quanto basta, con un curriculum a dir poco inconsistente da rivenditore di fuffa usata, la fatina grullina è però un’adepta di stretta osservanza, fedelissima al principio del Capo di cui è la protesi proiettata in Campidoglio per interposto ologramma. È la faccina pulita che piace ai grandi media (rigorosamente mainstream). Le agiografie già la descrivono come una “personalità forte”, sarà per questo che non muove un passo fuori dall’aurea di Gianroberto Casaleggio ed è entrata nel MoVimento a marzo del 2011, trascinata da mio marito che aveva già le idee molto più chiare delle mie.
Hello KittyPer il resto, è inutile cercare segni tangibili della sua presenza nella precedente esperienza di consigliere comunale, leggiadramente fluttuante tra le commissioni “Cultura”, “Scuola”, “Lavoro”, “Salute”, per le “politiche giovanili e sociali”, nonché “riforme istituzionali” di Roma Capitale. La somma dei suoi contributi e del suo fondamentale apporto è presto fatta: zero o poco più. E dinanzi all’evidenza non c’è lagna che tenga.
LagnaPerché se Roma è una “città stuprata dalla cattiva politica”, la frigidità contemplativa di una non-politica consacrata al voto di castità è forse persino peggiore della “cattiva politica”, che viene praticata indisturbata tra i baloccamenti in streaming di impotenti guardoni.
Milo Manara - Frine e PrassitelePer contro, lo “stupro di Roma” si è consumato praticamente indisturbato sotto gli occhi di questi cristallini custodi della trasparenza e della legalità, troppo impegnati a rimirarsi il proprio ombelico incontaminato da non accorgersi di nulla. Sordi oltre che ciechi, tanto da apprendere dalla lettura dei giornali, a fattaccio avvenuto, ciò che era assolutamente evidente ad osservatori abbastanza smaliziati e con un minimo di conoscenza della città. Nel nostro piccolissimo, noi certe cose le andiamo pubblicando dal lontano 2009 e senza tanti sbrodolamenti.  

Fall of Rome by Kanthesis

Non cercate una qualche tensione ideale che non sia mera recitazione, nella parole dell’immacolata madonnina dei pentastellati, perché semplicemente non la troverete; nell’abilità di affermare tutto ed il contrario di tutto, per niente dire nell’indefinitezza degli argomenti e ovunque pescare a fini elettorali. Sempre che non affoghiate prima in uno tsunami di stucchevoli banalità, risucchiati nel gorgo delle solite frasette fatte, buone per tutte le circostanze.

WCENTER 0TQCBJSAEM Paolo Rizzo Ag.Toiati Presentazione candidati del M5S elezioni Sindaco di Roma, Virginia Raggi Paolo Rizzo/Ag.Toiati

Nella neo-lingua del bispensiero ensifero, la coerenza logica delle proprie allocuzioni retoriche costituisce davvero l’ultima delle preoccupazioni. Perciò non curatevi troppo delle sue affermazioni. Per assurdo, può dirvi con lo stesso disarmante candore che è vegetariana, ma che le fanno schifo le verdure; che è vegana ma adora la porchetta, che ama gli animali ma è iscritta all’ArciCaccia… Nel concreto, vi dirà che non ha mai lavorato per gli “avvocati di Berlusconi” e che querelerà senza indugio chiunque osi affermare una simile falsità, salvo confessare placidamente che al massimo lei ha fatto praticantato nello studio forense di Cesare Previti, fascistone verace ed ombra nerissima del Cavaliere, recordman di condanne in giudicato con interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Silvone e CesaroneLa Fatina è fatta così. Per annunciare la sua personale ‘discesa in campo’ usa la location delle grandi occasioni (l’Associazione Stampa Estera) in format minimalista e didimi ai lati, con due anonimi Mimì e Cocò ad interpretare la parte dei “cittadini romani” (!?).
RaggiA proposito di traffico e mobilità all’interno del tessuto urbano, al netto delle immancabili stronzate da eco-fricchettone sul car sharing, le piste ciclabili, e le automobiline elettriche:

“Bisogna rilanciare la mobilità pubblica e usare il buon senso. Servono più mezzi pubblici, non è più possibile tagliare le linee, soprattutto nelle periferie.”

fattoneMa dai?!? Non ci aveva mai pensato nessuno!

“Siamo contrari agli sprechi delle grandi opere ma dobbiamo affrontare la questione della Metro C. Di certo arriverà a Colosseo ma poi vedremo cosa fare.”

surpriseColosseo che si trova in pieno centro storico. E se non incrementi le tratte della metropolitana, non si capisce bene come potenziare i collegamenti del trasporto pubblico con la periferia. Ma vabbé! Inutile pretendere troppo. E giù via giugulando castronerie a piè sospinto…

grillino-intelligente-300x300

No alla speculazione edilizia… Sì allo stadio per la Roma e pure per la Lazio
No alle Olimpiadi. Sì alle Olimpiadi. Perché se questa città dovesse risorgere delle sue miserie, e darci fiducia, potrebbe anche essere che nel 2024 Roma sia pronta a gestire Olimpiadi pulite.” Ai posteri l’ardua sentenza.

olimpiadi

Eppoi naturalmente, come richiede ogni must di sicuro successo che tenga conto della pancia degli elettori, c’è l’immancabile questione degli “zingari”:

Ikusaba Mukuru - by Hatoko«Sono un’emergenza che dura da 20 anni. Ogni anno si spendono 24 milioni per mantenerli in situazione di degrado e per mantenere persone che potrebbero lavorare. Il superamento dei campi rom quindi non è più rinviabile. Queste persone hanno gli stessi doveri e gli stessi diritti di tutti. Non è accettabile mantenere persone che possono lavorare

Qui emerge tutta l’insipienza piccolo-borghese e la dabbenaggine perbenista della ‘pariolina’ improvvisata, che si cimenta in questioni più grandi di lei e che minimamente conosce, con una frase che rivela tutta la caratura politica della già consigliera della Commissione Lavoro e Politiche sociali: “mantenere persone che possono lavorare”
Ci spieghi di grazia, in virtù della sua altissima esperienza istituzionale, quante persone o aziende l’onorevolissima Raggi conosce che siano disposte ad assumere uno zingaro, in una città come Roma con tassi di disoccupazione al 16% (superiori alla media nazionale), per quasi 200.000 persone che “possono” (e soprattutto vogliono) lavorare, ma che quasi mai riescono a trovare un qualsivoglia impiego, nell’assoluta assenza di offerta e di servizi per l’inserimento occupazionale.
A proposito dell’annoso tema del lavoro, la portavoce sindaco è avvocato civilista:

Ohhhhh«Lavoro in uno Studio Legale Associato occupandomi di diritto civile, giudiziale e stragiudiziale ed, in particolare, di diritto d’autore, di proprietà intellettuale e nuove tecnologie.
Ho pubblicato alcuni articoli e note a sentenza sulla rivista “Diritto dell’Informazione e dell’Informatica” sui temi del format, del messaggio pubblicitario autoprodotto, del software open-source, del filtering, ecc. Dal 2007 sono stata nominata Cultore della Materia presso l’Università degli Studi di Roma “Foro Italico”

Nel mondo fatato di Virginia tutto scorre perfetto come un lungo fiume tranquillo, dove i cromatismi hanno solo due colori (il bianco ed il nero), mentre i concetti sono semplici nella loro elementare perfezione di ragazzina privilegiata e oramai troppo cresciuta, per continuare a simulare una (finta) ingenuità da bambina con troppo tempo libero (e soldi) a disposizione, che scambia le sue cazzatine da eco-minimalismo radical-chic per “impegno sociale”.

«Dal 2008 sono entrata, con Andrea, nel fantastico mondo dei G.A.S. (Gruppi di Acquisto Solidale), iniziando a creare un certo “scompiglio” all’interno delle nostre rispettive famiglie che hanno capito di avere a che fare con persone non proprio “allineate”. L’esperienza ci è piaciuta a tal punto che siamo diventati entrambi referenti di produttori e nel 2011 con altri membri dello storico Punto G.A.S. Prati, abbiamo dato vita ad un nuovo gruppo nel quartiere Monte Mario Trionfale dall’evocativo nome: G.A.S. RivoluzioMario.
[…] Sin da quando ero piccola i miei illuminati genitori mi hanno iscritto al CISV (Children International Summer Villages) un’organizzazione internazionale che si pone l’ambizioso obiettivo di promuovere la pace nel mondo attraverso la conoscenza diretta degli “altri”: sono partita per luoghi più o meno lontani facendo scambi con bambini e ragazzi di altre nazioni ed andando in villaggi multietnici, multiculturali e, soprattutto, multi-sorrisi dove ho affinato la curiosità per la vita e le molteplici diversità che ci rendono unici.
[…] Abbiamo dato vita al progetto “raccolta degli olii vegetali esausti”, abbiamo creato una lista di negozi ed esercizi commerciali che vendono prodotti alla spina, abbiamo pulito parchi e costruito compostiere, abbiamo dato vita all’evento “Notte di mezza estate al Pineto” avviando una collaborazione con l’Associazione il Pineto, abbiamo partecipato ad alcuni progetti con i Comitati di Quartiere della nostra zona, abbiamo iniziato alcuni membri del MoVimento all’esperienza del G.A.S. e, per reciprocità, abbiamo coinvolto alcuni membri del neonato G.A.S. RivoluzioMario e del Comitato Ottavia e Lucchina all’interno del MoVimento, abbiamo proposto e realizzato acquisti collettivi di agrumi e caffè equo-solidale, ecc.. Prima della creazione dei Tavoli di Lavoro, seguivo il progetto Funivia Urbana e Modifiche al vecchio Regolamento, poi ho partecipato al gruppo Tavolo di Lavoro “Studio del Testo Unico” e “Candidature” sino all’inizio dell’estate 2012 quando, per motivi personali, ho rallentato l’attività.
balle di fieno[…] Oltre ai soliti lavoretti che si fanno durante gli studi (baby-sitter, cameriera, ecc.) durante gli ultimi anni dell’università ho svolto attività di volontariato all’interno di alcuni canili municipali di Roma (Casa Luca, Muratella e Porta Portese) ove ho anche affiancato i minorenni durante il periodo di “sospensione della pena con messa alla prova”

Ma annate affanculo!In quanto a “Sogni e Considerazioni”, nel curriculum vitae della Fatina si possono trovare anche altre perle di questa entità:

«Da quando sono diventata mamma i miei sogni sono piuttosto precisi: desidero fortemente un mondo migliore per mio figlio, dove migliore significhi rispettoso della persona e dell’ambiente, prima di tutto. Trovo molto stimolante aiutare la creazione di sinergie tra le persone e veder nascere idee e progetti: il MoVimento, in questo senso, è straordinario

Roba che manco nei quadernini di Hello Kitty!
hellokitty_cmpSe la Fatina dovesse mai diventare sindaco di Roma, avremo la certezza di un nuovo ritorno al voto dopo 180 giorni, con i primi 5 mesi dalle elezioni verranno spesi per decidere la non-giunta con le consultazioni on line della setta in una Capitale paralizzata. Abbastanza per schiantare definitivamente la città.

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ROMAGEDDON

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 18 febbraio 2016 by Sendivogius

Il crollo di Roma

La senatrice Paola Taverna, la My Fair Lady de Tor Bella, in una di quelle inconfondibili esternazioni che contraddistinguono la non-logica del non-partito, denuncia l’esistenza di un “complotto per far vincere il Movimento 5 Stelle” (!?!) alle prossime elezioni comunali di Roma. L’eclatante rivelazione la si può trovare anche QUI. Ed è quanto di meglio la nostra Eliza Doolittle de’Noantri riesce a sfornare, quando non è troppo impegnata a fornire particolari su ciò che a suo dire sembrerebbe riuscirle meglio, mentre si scambia utili suggerimenti su come ottimizzare certi esercizi orali con quell’altra principessina Sissi del partito bestemmia…
Le principessine su twitterLa raffinata senatrice, com’è noto, ha più di qualche problema con la lingua italiana e quindi eventuali fraintendimenti nascono dalla sua evidente difficoltà nel declinare concetti di senso compiuto. Ma che un partito (non definito tale) si presenti con lo scopo implicito di perdere le elezioni, è un obiettivo che non si era mai prefissata nemmeno la mitica Mirella Cece ai tempi gloriosi dei suoi “Teocrati Cristiani Cattolici Ecclesiastici”, riuniti sotto gli stendardi della Lista Sacro Romano Impero Liberale Cattolico.
Lista Sacro Romano Impero Liberale Cattolico di Mirella CeceNella sua psicopatologia della vita quotidiana, Sigmund Freud descrive il “lapsus” come il fenomeno che meglio di ogni altro fornisce gli elementi per interpretare il funzionamento psichico, permettendo di cogliere gli aspetti di una realtà nascosta nelle pieghe dell’inconscio.
Se ci si candida per perdere, ne consegue che l’attività politica del M5S non consiste nel proporsi come alternativa per governare (tanto se ne è incapaci), ma nell’impedire agli altri di farlo per poi gridare allo sfascio, organizzando veri e propri sabotaggi istituzionali, implicitamente finalizzati alla paralisi del Paese in un distopico culto del caos. Così poi Casaleggio può finalmente giocare al cavaliere dell’Apocalisse, travestito da Gengis Khan sopra un cavallino a dondolo, in attesa dell’avvento di Gaia a movimentare le serate malinconiche dell’orsetto Gianroberto…

TEDDY BEAR

E magari “Gaia” fosse il nome d’arte di un’entreneuse! Almeno le “puttanate” avrebbero un qualche risvolto pratico, invece di essere la mitopoiesi politica di un’allucinazione condivisa nei non-luoghi virtuali di un blog, per una militanza a portata di clic, tra banner pubblicitari e prevendite biglietti per i comizi a pagamento del “capo politico”, con gli estremi on line del suo C/C personale per versamenti al “MoVimento”.
Oro al profetaPoi certo bisogna pur far giocare i bambini della setta digitale e dare loro l’impressione di contare qualcosa. Per questo esistono le “comunarie” per la scelta dei candidati, graziosamente concesse agli adepti di stretta osservanza, quelli col bollino cinque stelle in fronte, rigorosamente “certificati” dalla Casaleggio Associati.
E siccome amministrare Roma costituisce ormai un’impresa quasi impossibile, secondo le regole stringenti del moVimento (di mouse), un deficiente vale l’altro nella solita carrellata di casi umani allo sbaraglio. Cosa spinga poi persone apparentemente normali a sottoporsi ad una specie di “confessionale” da Grande Fratello, con imbarazzanti filmini di auto-presentazione da caricare in rete a peritura memoria di una minchioneria senza speranza di redenzione, resta un mistero (buffo?) dove il disagio psicologico si assomma alla prevalenza del cretino iperconnesso nella sua dimensione digitale.
confessione GFDelle candidature, ovvero (per meglio dire) delle caricature a 5 patacche, girano ormai da tempo dei cammei dedicati con le selezioni più rappresentative di questi scampoli di “società civile” strappati al giusto anonimato delle loro esistenze.

La selezione completa dei fenomeni la trovate naturalmente QUI, fintanto che non verranno (purtroppo!) rimossi. Se possibile, il resto degli aspiranti “portavoce” è persino peggio, in questa variante paraolimpica di giochi senza frontiere per eleggere il più grullo nel marchesato del Grillo. Sorvolando sul professore negazionista, a dimostrazione del degrado culturale in cui versano gli atenei italiani e di come una laurea non costituisca un antidoto all’idiozia, nello scorrere i profili si nota subito una interessante preponderanza di ex militari e forzati dell’ordine, un nutrito pattuglione di dipendenti provenienti da quel modello di efficienza e valorizzazione “meritocratica” che è Alitalia, molti impiegati comunali, insieme ad una marea di imprenditori (“gestisco un punto vendita tabacchi“), dirigenti e manager (o sedicenti tali), palesemente a disagio davanti ad una webcam, quando non in aperta difficoltà, che si presentano in un profluvio di banalità, frasi fatte, desolanti ovvietà, e qualche sbrodolamento narcisistico di chi evidentemente sopravvaluta di molto la propria importanza. Partono tutti più o meno bene, ma poi collassano subito dopo il primo paio di battute (il pezzo forte del copione).
C’è quello che si impappina dopo appena 20 secondi…

C’è l’ex consigliere che si vorrebbe ricandidare percambiare la città, perché il cambiamento è insito nel movimento… ehhh perché ognuno di noi ci assomigliamo per questa idea di cambiamento… per ehhhh portare avanti questo progetto del cambiamento (!!). Effetto Ecce Bombo assicurato (faccio cose.. vedo gente)…

C’è l’altro talmente imbarazzato e contrito, a tal punto da farsi venire l’orticaria in piena presentazione, stringendosi sempre più nelle spalle e nascondendosi il viso.

C’è l’attiVista, nato a Rrrroma che vive a Rrrroma e si candida per Rrrroma, perché fa la donazione del sangue (anche chi scrive, ma non per questo..), perché ha partecipato a tante attività territoriali pulendo strade abbandonate (che per l’appunto in quanto abbandonate non vengono pulite) e perché, testuale, ha un progetto “per la trasformazione degli fritti e olio in scatola(tonno) per la trasformazione in saponette”.

Eppoi c’è lui, il nostro preferito in assoluto: Renato Borgognoni, imprenditore, manager, consulente, inventore a tempo perso, ma soprattutto “tirchio”. In realtà è sublime!

Poi c’è quello che ovviamente non tollera più il degrado evidente alla luce di tutti quanti ed opera nella piena consapevolezza della competenze maturate come funzionario pubblico (è geometra!) che lo hanno portato a conoscere i livelli istituzionali ed il funzionamento della pubblica amministrazione. Modesto!

Ma c’è anche la candidata che dinanzi a tanta tensione dialettica, con la voce tremante, riesce a trattenere a stento una crisi di pianto.

Per ritornare al lapsus originale della senatrice Taverna, il vero dramma (per la città) sarebbe fargliele vincere davvero le elezioni. Altro che “complotto”!
Se non si trattasse di gente mediamente ricompresa in un arco di età dai 40 ai 60 anni, ricordano quei vecchi spot con nugoli di ragazzini ai quali viene chiesto cosa vogliano fare da grandi, ricevendone le risposte più strampalate. E purtroppo per loro, questi sono fin troppo cresciutelli..!

Insomma, a ben vedere, ce n’è davvero per tutti i gusti…

«Il non-partito di Grillo cerca di aggregare un movimento di protesta radicale che accoglie sotto il mito della ribellione intransigente tutte le infinite microfisiche della rivolta che con la crisi si erano accese in ogni angolo della penisola de-industrializzata. Il non-partito dei “cittadini punto e basta”, l’apriscatole che con un semplice click esclude ogni delega politica nelle arcane istituzioni della rappresentanza, deve in realtà accettare supinamente le strategie delle alleanze che nessuno ha discusso prima oppure rassegnarsi ad uscire dal gruppo. Il movimento della iperdemocrazia, che tutto riconduce ad infinite pratiche dialogiche, in cui “uno vale uno” ed i tempi biblici della consultazione scacciano l’onore di ogni decisione controversa, ha delle zone oscure. Che prende le decisioni rilevanti è sempre il capo, sottratto allo sguardo indiscreto di tutti gli altri soci. Il capo vale molto più di uno, le sue mosse sono imponderabili e non richiedono nessuna trasparenza. Le scelte cruciali (come in tutti i poteri tradizionali, le organizzazioni, le imprese, le burocrazie, le gerarchie civili e religiose) sono dettate da mere ragioni di opportunità, di urgenza, di discrezionalità, di arbitrio. La illusoria trasparenza della rete, che nelle pratiche di demagogia virtuale auspica la necessaria soppressione dei partiti, convive con l’opacità del comando in centri privati inestricabili e sottratti a ogni pubblica visibilità. Come nei vecchi organismi di comando verticale, anche nei nuovissimi poteri falsamente orizzontali che decide in ultima istanza può trascendere ogni collegialità, ogni confronto, ogni dialogo, ogni giustificazione, ogni critica. Il capo decide senza motivi discutibili in pubblico. Ogni suo post va solo eseguito. Nessuno può valutare le ragioni e gli scopi di un suo monologo. Solo un analista ingenuo può pensare che la sostanza del non-partito grillino sia nelle singole proposte emerse in un comizio spettacolo, molte delle quali così generiche da acchiappare il consenso di tutti, nella sensazione di partecipazione all’evento con un semplice atto di cliccare un nome.
megafono[…] Toccare il volere del capo, contraddire il suo desiderio ultimo, significa annullare il movimento che si troverebbe all’improvviso senza più simbolo, nome, ragione costitutiva. Il fondamento del tutto regressivo del non-partito della purezza etica esibita in piazza risiede proprio qui, nel suo carattere di ultima istanza privato-proprietario che rende insignificante e sgradita l’opinione dissonante. Con il suo marketing dello sdegno assoluto e dei processi via blog, il movimento attira in modo strutturale pulsioni di estrema destra e di estrema sinistra, a conferma dello stato confusionale delle culture che accompagnano le dure congiunture della crisi italiana.
[…] La strategia dell’antipolitica postula la contestazione delle elite, che si ritrovano di colpo delegittimate in nome del ‘nuovo’ che non accetta alcuno spirito di compromesso. Il nuovismo che contrappone un genuino principio meritocratico a un ammuffito criterio partitocratico di solito apre le danze, mobilitando chi invoca degli spazi di agire sociali liberati dagli apparati logori della casta. Poi però compare chi propone di chiudere le operazioni con l’esibizione muscolare del populismo trionfante che celebra la riscoperta di arcane pratiche di dominio personale

Michele Prospero
“Il nuovismo realizzato”
Edizioni Bordeaux (2015)

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