De finibus bonorum et malorum

Panlora's Donnie Darko Rabbit

In attesa del prossimo vertice della UE, che per certo sarà “storico”… “epocale”… “determinante”… secondo la scoppiettante salva di iperboli, che di solito accompagnano i giri di valzer europei e che di consueto vengono utilizzati per coprire la voragine della loro inconsistenza, una cosa sembra abbastanza chiara: la cosiddetta ‘Unione Europea’ (omaggio alle intenzioni nella contraddizione della pratica) appare sempre più come un guscio vuoto, priva di un animus fondativo che non sia mero esercizio contabile in tempi di post-mercantilismo. E questo al di là delle fumose dichiarazioni d’intenti ad usum populi, peraltro in piena crisi di rigetto nella sua disillusione per un’istituzione percepita sempre più come estranea ed invasiva, con la sua tecnocrazia oligarchica, consacrata alle divinità profane di un ‘mercato’ ormai cannibalizzato dai morsi di una crisi finanziaria, mai davvero affrontata se non con cataplasmi tardivi. In proposito, è interessante notare come la BCE si muova sul filo del rasoio, ottemperando a tutti i passaggi fondamentali per incappare come da manuale nella più classica trappola della liquidità.
Scacco al Re Del tutto sprovvista di una qualsivoglia visione strategica, la sedicente “unione” manca praticamente di quanto è più necessario per potersi definire tale: non ha una politica immigratoria, rimessa com’è all’improvvisazione dei singoli stati; non ha una politica estera condivisa (non è capace neanche di tutelare gli interessi economici continentali, figuriamoci la gestione delle emergenze umanitarie!); né una politica di difesa, al di fuori del coordinamento NATO. Nonostante sia alla base della sua costituzione, la UE non possiede una vera politica economica e finanche nemmeno il tanto decantato “mercato comune integrato”, a meno che non si voglia considerare tale il modello neo-camerale di ispirazione teutonica in un’Europa sempre più simile ad una sorta di Lebensraum, per incrementare la bilancia commerciale del nuovo reich germanico. Ed il surplus delle partite correnti sta lì a testimoniarlo, in barba ai sacralizzati “trattati” interpretabili (e violabili) a discrezione e senza timore di sanzioni che evidentemente, quando riguardano Berlino, sono sempre derogabili…
merkelSono gli inconvenienti nei quali si incorre quando si pretende di costituire un’entità (con)federale attorno ad una moneta (creata in laboratorio) e non viceversa, pensando di compensare tale carenza con la costruzione di un’area valutaria ottimale (optimum currency area), fortemente integrata a livello economico e commerciale. In riferimento all’eurozona, è superfluo dire che l’area è assai meno ‘integrata’ di quanto non si vuole ammettere e tutt’altro che ‘ottimale’, incapace com’è di fronteggiare i cosiddetti “choc asimmetrici”.
elite-daily-european-crisis1A dodici anni dall’immissione in circolazione dell’euro, è un fatto che l’Europa stia entrando nel suo ottavo anno di recessione e langua a tutt’oggi nella più grave depressione economica (peggiore persino di quella del 1929) della sua storia, senza che si intravedano concrete prospettive di ripresa. Se l’obiettivo della moneta unica era quello di favorire i processi di integrazione ed unificazione europea, si può dire senza falsi pudori che ha miseramente fallito nel suo scopo: mai gli stati europei sono stati tanti divisi nella reciproca diffidenza, negli egoismi nazionali, e nella totale assenza di coesione e solidarietà tra di loro, dalla fine della seconda guerra mondiale.
Tiounine-Guardian-2Succede, quando si imposta un matrimonio unicamente sui soldi, combinando le nozze nell’interesse dei pochi e tirando di conto sulla dote da versare.
Biglietto consorzialeA contrario di quanto vanno affermando gli stucchevoli filmini (per influenzare non per informare), che il nuovo Min.Cul.Pop per la propaganda manda in onda col nome di Cantiere Europa, l’esperimento monetario Orounitario era già stato tentato in passato con modalità totalmente diverse (il parametro fondamentale era il gold standard), rivelandosi ogni volta un fallimento. È stato il Unione monetaria Latinacaso dell’Unione Monetaria Latina, che nell’ignoranza dei più rimase in vigore per oltre 60 anni (dal 1865 al 1927), e delle ancor meno conosciute “Unione monetaria scandinava” (1872-1914) e quella austro-germanica. Quest’ultima, stipulata a Vienna il 24/01/1857 nell’ambito della Deutscher Bund, includeva gli statarelli dello Zollverein germanico, il Regno di Prussia, l’Impero Austriaco ed il Principato del Liechtenstein, con l’introduzione di un rigido sistema di cambi fissi e, sul modello del tallero, l’adozione di una moneta comune da affiancare alle valute nazionali: il Vereinstaler, o anche Vereinsmünze.
Preußischer Vereinstaler von 1866Tali accordi monetari (perché di questo e nient’altro si trattava) rimasero in piedi, più per gli oneri legati alla loro liquidazione che non per la loro effettiva efficacia, alla stregua di contratti con clausole di rescissione non convenienti. A dimostrazione che nessun processo è “irreversibile”, se non nella crisi che ne decreta la fine.

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12 Risposte to “De finibus bonorum et malorum”

  1. “Tali accordi monetari […] rimasero in piedi, più per gli oneri legati alla loro liquidazione che non per la loro effettiva efficacia”. E’ una delle ragioni per cui l’euro tiene ancora botta, almeno per quanto riguarda i paesi periferici – inclusa la Francia.
    Il problema è che quanto più andiamo avanti, tanto più il biglietto dell’andata ci sta costando caro, e tanto più sarà esorbitante il costo dl biglietto di ritorno.

    • Ad essere ‘apocalittici’, se e quando i falchi ultra-rigoristi della Bu.Ba riusciranno ad ottenere la testa di Draghi, sostituendolo alla BCE con un fanatico sacerdote dell’Austerity (e soprattutto devoto a Berlino), l’intero impianto eurocratico ripiegherà su se stesso franando come un castello di carte. Perché è chiaro che così come concepito e costruito il giocattolo non funziona più… e non credo che il resto dell’Europa possa resistere ad altri due anni di recessione continuata o, peggio ancora, sopravvivere alla cura del Rigore. Né credo che la ritrovata “egemonia” della Germania, che dall’euro e dall’Europa ha avuto tutto, ma che pure non è disposta a concedere o condividere nulla, possa essere sopportata ancora a lungo dal resto del continente.
      Perché la Germania agisce in tal modo rischiando di far implodere l’intero sistema che l’ha soltanto favorita?!? Si possono dare molte interpretazioni in merito: storiche, socio-economiche, e soprattutto psicologiche (e persino religiose)…
      Ma io che resto un umanista propendo per le metafore e penso che tutto possa essere ottimamente riassunto dalla celebre favola della rana e dello scorpione: “è nella sua natura”..!

  2. Questo però spiega solo un aspetto della questione. Resta l’altra domanda: qual è la natura delle altre nazioni, che le consentono di agire seconda natura (la sua) a discapito dei loro popoli? :(

    • Perché le altre nazioni europee agiscono così?
      Azzardo una risposta..;) Probabilmente, in ossequio alla stessa ideologia (perché tale è) neo-liberista, su impianto monetarista (Milton Friedman e Robert Mundell, per intenderci), che da almeno 30 anni costituisce il modello economico e politico di riferimento per tutte le destre occidentali (ad eccezione forse della componente social-fascista e populista). In fin dei conti, il pensiero neo-liberista ed il “monetarismo” sono assurti a modello unico e dominante nell’ambito degli studi economici. Nelle facoltà universitarie di Economia non si insegna altro!
      In quanto tale, il modello è stato prima subito e poi fatto proprio dai cosiddetti “socialdemocratici” e “riformisti”, con piccoli ritocchi peggiori del male: “ordoliberismo” applicato al rigorismo.
      Succede quando ex sinistrati in crisi di identità, con ansia da prestazione di governo e sindrome di accettazione, scalpitano per entrare in certi “salotti”, dai quali ambiscono legittimazione e riconoscimento.
      Di solito, quando il pensiero unico trionfa, la democrazia muore. O si trasforma in qualcos’altro…

  3. Keynesiano Says:

    L’Unione Europea è stata costituita alla fine della seconda Guerra Mondiale, per raggiungere pace, stabilità e ricchezza per l’Europa.

    Visto l’obiettivo sopra ritieni che i suoi padri fondatori, ne ricordiamo solo alcuni:

    Robert Schuman (francese)
    Sir Winston Churchill
    Alcide de Gasperi
    Konrad Adenauer
    Jean Monnet sua è la frase:” Noi non uniamo stati, ma popoli.

    erano dei beoti come questi attuali?
    Oppure che chi ha fino ad ora aderito.. ricordiamoli:

    Stati membri dell’UE
    (anno di adesione)
    Austria (1995)
    Belgio (1952)
    Bulgaria (2007)
    Cipro (2004)
    Croazia (2013)
    Danimarca (1973)
    Estonia (2004)
    Finlandia (1995)
    Francia (1952)
    Germania (1952)
    Grecia (1981)
    Irlanda (1973)
    Italia (1952)
    Lettonia (2004)
    Lituania (2004)
    Lussemburgo (1952)
    Malta (2004)
    Paesi Bassi (1952)
    Polonia (2004)
    Portogallo (1986)
    Regno Unito (1973)
    Repubblica ceca (2004)
    Romania (2007)
    Slovacchia (2004)
    Slovenia (2004)
    Spagna (1986)
    Svezia (1995)
    Ungheria (2004)

    sono tutti stati visionari pazzi?
    ___________________________________________________

    ” Ad essere ‘apocalittici’, se e quando i falchi ultra-rigoristi della Bu.Ba (???) riusciranno ad ottenere la testa di Draghi, sostituendolo alla BCE con un fanatico sacerdote dell’Austerity (e soprattutto devoto a Berlino), l’intero impianto eurocratico ripiegherà su se stesso franando come un castello di carte. Perché è chiaro che così come concepito e costruito il giocattolo non funziona più… ”

    ” Perché la Germania agisce in tal modo rischiando di far implodere l’intero sistema che l’ha soltanto favorita?!? ”
    – favola della rana e dello scorpione –

    – Si possono dare molte interpretazioni in merito: storiche, socio-economiche, e soprattutto psicologiche (e persino religiose) –
    [ sono interessato alle interpretazioni storiche, psicologiche e religiose se ne hai voglia ]

    ” Azzardo una risposta..;) Probabilmente, in ossequio alla stessa ideologia (perché tale è) neo-liberista, su impianto monetarista (Milton Friedman e Robert Mundell, per intenderci), che da almeno 30 anni costituisce il modello economico e politico di riferimento per tutte le destre occidentali (ad eccezione forse della componente social-fascista e populista) “

    “ il modello è stato prima subito e poi fatto proprio dai cosiddetti “socialdemocratici” e “riformisti”, con piccoli ritocchi peggiori del male:“ordoliberismo” applicato al rigorismo. “

    Io sono contrario al neoliberismo dei Chicago Boys anti Keynesiani ma che c’è di male nell’abbassare l’inflazione, o nelle politiche di riduzione delle spese, e nell’abbassare le tasse e poi nel liberalizzare i mercati commerciali?

    • Tra i padri fondatori dell’Europa, intesa come unione di pace, fondata sulla collaborazione reciproca tra pari, a me piace ricordare soprattutto Altiero Spinelli
      Certamente, l’attuale gilda mercantilista ad egemonia tedesca nulla ha a che vedere con gli ideali originari sui quali si sarebbe dovuta fondare l’Unione ai suoi esordi. Chi ha tradito lo spirito originale? Cos’ha in comune la federazione immaginata da Jean Monnet, coi gelidi burocrati che hanno nella Bu.Ba (diminutivo con cui si indica la Deutsche Bundesbank) il loro sancta sanctorum votato alla “Austerità” perenne?

      “..che c’è di male nell’abbassare l’inflazione, o nelle politiche di riduzione delle spese, e nell’abbassare le tasse e poi nel liberalizzare i mercati commerciali?

      In teoria nessuno. All’atto pratico, l’ossessione tutta tedesca (e monetarista!) per l’inflazione ha prodotto l’erosione della domanda indotta e insieme al regime di cambi fissi, compensati dalla svalutazione interna (blocco e contrazione dei salari), si è trasformata in DEFLAZIONE.
      La “politica di riduzione delle spese”, che è degenerata in una crociata rigorista, ha praticamente bloccato la spesa aggregata, determinando il crollo degli investimenti e di ogni politica espansiva per il rilancio di crescita e consumi.
      Il risultato è una recessione prolungata, caduta della produzione, calo esponenziale dei prezzi non compensato dall’aumento di spesa della famiglie, stagnazione, contrazione degli investimenti, aumento delle aziende in crisi sotto fallimento controllato, disoccupazione di massa.
      In macroeconomia questa situazione ha un nome preciso: DEPRESSIONE.

      A suo tempo, J.M.Keynes fornì la soluzione per uscirne fuori; ed il keynesismo garantì oltre mezzo secolo di prosperità, sviluppo sociale e crescita economica. L’ordoliberismo eurocratico ci ha ricondotto esattamente al 1929 e per uscirne fuori oggi si applica il monetarismo di Friedman (e le grandi svendite pubbliche, tanto care ai suoi Chicago Boys cileni), alla stregua di una religione.
      Questo è il paradosso.

      Domanda: l’attuale indirizzo politico ed economico della UE è una soluzione o una causa del protrarsi della crisi? Soprattutto, era questa l’Europa che i padri fondatori pensavano e immaginavano 50 anni orsono? E dove sono finiti i “popoli” dei quali vagheggiava Jean Monnet?

  4. Keynesiano Says:

    Scusa la mia ignoranza…

    DEFLAZIONE (positiva per chi deve comprare, se ha i soldi)
    I dati macroeconomici sono peggiorati con i tecnocrati nostrani… che hanno solo inventato nuove tasse e prestato liquidità a un buon tasso alle banche per proteggerle, investendoli poi sui titoli nazionali con interesse alto, liquidità che solo in parte è tornata nel circolo virtuoso reale… per salvarci, a detta loro, dal default. Ciò ha generato uno stretta creditizia che ha portato…semplifico rozzamente.. migliaia di piccole ditte con prevalente mercato commerciale interno al fallimento, generando così disoccupazione e diminuzione dei consumi interni,diminuzione della produzione, recessione e conseguente Deflazione (-0,1%)…tecnica?? Abbrivi di una lunga crisi mondiale, speriamo.
    Secondo gli espertoni l’inflazione dovrebbe risalire (positiva) a settembre ed attestarsi all’1% nel 2015.
    L’iniezione keynesiana (politiche economiche statali) al malato sono minimali nel nostro paese perchè abbiamo un debito pubblico enorme ed in crescita costante e perchè frenati dai vincoli europei non diluiti molto nel tempo… che sembrano inamovibili… anche se i galletti francesi ed italiani ci provano a smuovere le acque della rana e dello scorpione.

    INFLAZIONE (negativa per chi deve comprare)
    con l’inflazione alta chi ci rimette sono i redditi fissi e i pensionati, questa dovrebbe sempre attestarsi max al 2% e non oltre altrimenti il debito aumenterebbe (maggiori uscite per comprare le materie prime)… anche se favorirebbe le esportazioni, per chi è presente su un mercato internazionale.

    –E dove sono finiti i “popoli” dei quali vagheggiava Jean Monnet?–

    La strada è lunga ed in salita, ma va percorsa.

    L’unione fa la forza… credi veramente che un singolo stato europeo possa avere, nel futuro prossimo, una qualche decente chance nel mercato globale?

    • Mhmm NO, non scuso la tua “ignoranza”..;)
      Innanzitutto perché dietro una lodevole modestia si nasconde un profondo conoscitore delle dinamiche macroeconomiche alla base dell’economia politica.
      In secondo luogo, perché un mediocre autodidatta come me ha tutto da imparare dalle tue osservazioni e dalle tue analisi. Ed è per me un onore ed un piacere ospitare i tuoi interventi.

      L’unione fa la forza… credi veramente che un singolo stato europeo possa avere, nel futuro prossimo, una qualche decente chance nel mercato globale?

      No, non lo credo affatto. E resto convinto sia una strategia suicida illudersi che l’attuale crisi economica e le nuove sfide globali possano essere affrontate singolarmente dai singoli stati, inseguendo i loro velleitarismi nazionali.
      E siccome tengo molto al tuo giudizio, spero di non essere stato confuso coi criptofascisti della “sovranità monetaria” e l’uscita unilaterale dell’euro in nome delle “svalutazioni competitive”.
      Della UE contesto l’impostazione oligarchica su base timocratica, la funzionalità meramente economica, l’ossessione rigorista, obbrobri come “l’austerità espansiva” (fondati su un falso statistico), il post-mercantilismo tutto misurato in termini di esportazioni, l’impronta fortemente monetarista e l’ideologia neo-liberista e… insomma ci siamo capiti.
      Non rifiuto affatto la necessità di un coordinamento trasnazionale fondato sull’intesa e la collaborazione tra stati sovrani, coesi in una Unione confederale nell’elaborazione di strategie comuni e condivisione di intenti. Ne rigetto però l’elitarismo tecnocratico e l’impronta liberista nella contrazione dei diritti, la negazione del sociale, e lo svuotamento costituzionale delle democrazie nel nome del “mercato” (finanziario).
      Ecco, vorrei che l’Unione europea fosse qualcosa di diverso, a dimensione ‘umana’, perché questa versione attuale proprio non funziona e così com’è impostata non potrà sopravvivere ancora a lungo a se stessa…
      E se dovesse franare sarà per l’appunto un male per tutti.

  5. Keynesiano Says:

    Premessa
    Con l’adulazione si riesce a far muovere quella “creatura” grossa e potente che è il popolo.

    Parlo senza riflettere…
    non è folle credere agli junk bonds? Ogni simile ama il proprio simile… e da qui nasce il disastro.
    Aldilà dell’errore statistico riconosciuto anche dall’FMI riguardo la famigerata ed attuale austerità espansiva… non è folle credere di avere un potere di spesa quasi illimitato? Tu presteresti soldi, faresti affari o iniziative con gente indebitata fino al collo? Con quale aspettativa?

    “ la contrazione degli investimenti nell’ultimo biennio sono attribuibili in misura significativa alla – difficoltà di reperire finanziamenti -, agli effetti della incertezza e al forte calo della domanda. ”

    La vita umana è un gioco strano
    Nessuno stato ha mai accettato leggi “logiche”come quelle di Platone o di Aristotele o i dogmi di Socrate.
    Concludo, lasciando alla tua attesa ed erudita risposta, ricordando, con mio grande dispiacere, che praticamente nel grande insieme del neo liberismo, l’ordoliberismo vuole rendere pratico l’antico apologo del ventre e delle membra.

    • Diceva il buon Erasmo (quello esperto in pazzia e non appartenente all’omonima ‘generazione’ dei Telemaco col gelatino in mano) che dell’argomento se ne intendeva:

      La maggior parte dell’umanità indulge alla Follia e quindi le cose peggiori incontrano sempre il massimo successo.”

      Per questo esiste il fantomatico Homo Oeconomicus, reale come un supereroe della Marvel, capace di fare sempre la scelta giusta, improntata alla massima razionalità.
      Coerentemente, il paese con il più alto debito al mondo (a fronte di una spesa pubblica quasi inesistente) e in costante rischio di default tecnico, gli USA, possono contare su un credito quasi illimitato e su un continuo rifinanziamento sul mercato finanziario. Nessuno ne mette in dubbio la solvibilità e l’affidabilità monetaria, mentre l’emissione di CDO e prodotti ‘derivati’ variamente assortiti, non ha davvero nulla da invidiare alle ‘obbligazioni’ spazzatura dei fondi sovrani.
      A quanto pare, c’è junk e junk… come Debito e debito…

      “..l’ordoliberismo vuole rendere pratico l’antico apologo del ventre e delle membra..”

      E proprio in questo risiede l’essenza della sua perversione, nella mistificazione di una scelta di apparente buonsenso.
      Invece di gettare Menenio Agrippa nell’Aniene, la plebe (che ancora non si era ridotta ad una massa parassitaria di ‘clientes’ nutriti a panem et circenses) si fece incantare dalle sue parole e rimise mani e braccia a disposizione del “ventre”: una oligarchia reazionaria di avidi latifondisti, specializzati in usura e occupazione abusiva dell’ager publicus, senza nulla produrre e niente redistribuire.
      L’unica cosa che il ventre in questione era in grado di rilasciare erano gli scarti in uscita dall’intestino.
      Quello che mancava al “populus” non era certo un ventre limitato al consumo, ma una testa idonea a pensare.
      E soprattutto oggi continuano a mancare le idee, eluse nella ripetizione del fallimentare mantra rigorista, mentre ci affidiamo ai nuovi Menenio che ci spiegano quanto sia necessaria l’Austherity e la sua immutabilità, ovviamente per il bene di tutti noi e il solito “futuro dei nostri figli”.

  6. Keynesiano Says:

    La Follia regna sovrana e si è pure cartolarizzata… le recenti politiche della BCE con tassi di interesse al minimo storico e futuro acquisto di ABS… sono l’ennesima follia… bene che vada la situazione rimarrà uguale all’attuale, se non peggiorerà ancora, vedi ad esempio Argentina e Giappone. Il tutto per far circolare più moneta nel sistema finanziario dell’eurozona… da investire non si sa dove… Nota bene già a giugno di quest’anno i tassi sono scesi dallo 0,25 allo 0,15 con il risultato di far scendere da noi l’inflazione da uno +0,2 al -0,1. Mi hanno parlato bene di Warren Mosler e della sua Modern Money Theory voi che ne pensate?

    • Sono onorato per la considerazione, ma con altrettanta onestà confesso che non sono così ferrato in materia per poter esprimere un giudizio circostanziato sulla MMT.
      Teoria che conosco in sommi capi, per via del tutto approssimativa. Sostanzialmente sull’argomento avevo letto un paio di articoli, uno sul Sole24Ore e soprattutto su “Affari & Finanza”, in virtù dell’entusiasmo espresso da Galbraith jr. che crede davvero si possa ridimensionare la funzione della tassazione e arrivare alla cancellazione del concetto stesso di deficit, alimentato da una spesa pubblica illimitata perché finanziata da montagne di banconote, senza altro valore della carta su cui vengono stampate.
      Detto così, da ignorante e profano, a me sembra una mezza stronxxxxta: stampare banconote ad libitum, purché garantite dallo Stato, che si vorrebbe ‘infallibile’ e a prova di svalutazione.
      Mi pare che qualcosa del genere abbia fatto il Messico di Pancho Villa ai tempi della Revolucìon… E le cose non andarono proprio benissimo. Ma si potrebbe obiettare che la stampa incontrollata di banconote violava tutti i principi del “gold standard” allora in vigore.
      Idem per la Repubblica di Weimar, che di banconote ne produceva a tonnellate con cifre a sei zeri, a fronte di una spirale inflazionistica fuori controllo (da cui l’attuale ossessione rigorista della Germania moderna). Eppoi c’è sempre, imperituro, il caso Argentina: da sempre un precursore del neo-cartalismo.
      Ma, oggettivamente, devo studiare assai meglio la teoria.

      In quanto alla BCE ho la sgradevole impressione che si sia attivata con ampio ritardo per tamponare una falla troppo a lungo trascurata nello scafo. E come detto più volte mi pare si muova a vista, sempre sull’orlo della Trappola della Liquidità.

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