E venne il giorno…

E venne il giorno

Persino le più elementari forme di vita sono munite di un fondamentale istinto di sopravvivenza, funzionale alla preservazione della specie…
Cosa invece spinga le disastrate truppe parlamentari dell’inclassificabile partito bestemmia verso una autodistruzione incontrollata è qualcosa che sfugge davvero ad ogni comprensione logica. E non è assolutamente spiegabile attraverso gli strumenti ordinari della teoria politica. Nemmeno i cultori dell’elitismo più estremo e della più cinica real-politik potrebbero fornire una interpretazione razionale a questo insopprimibile desiderio di dissoluzione. Infatti, la “Legge ferrea dell’oligarchia” non è affatto comparabile all’inquietante pulsione di morte (la propria), che sembra pervadere ormai ogni livello del (fu) Partito Democratico. I sintomi si manifestano in genere con un diffuso malpancismo nei contagiati, seguito da spasmi convulsivi, logorrea diffusa accompagnata da amnesia cronica e disturbi dissociativi, ai quali fanno seguito atti di auto-lesionismo sempre più estremi e sconcertanti. Consolidato è il ricorso pilatesco alla scheda bianca, convinti di salvare la faccia coperta dalle mutande (sporche). Solitamente, ciò avviene dopo roboanti dichiarazioni di principio, sempre smentite nella loro mancata messa in pratica, e culminanti quasi sempre in azioni contrarie e incongruenti. La scelta delle presidenze delle commissioni parlamentari e l’attribuzione a Nitto Palma della commissione “giustizia” al Senato è soltanto l’ennesima (e certamente non ultima) piroetta suicida di un partito prossimo all’estrema unzione.
Tralasciato ogni aspetto “politico”, il comportamento del PD è ormai circoscrivibile unicamente nell’ambito psicopatologico delle parafilie
Nella fattispecie, si potrebbe trattare di una forma aggravata di masochismo.

“Il masochismo viene comunemente spiegato come la condizione di chi vive la sottomissione come piacere; non necessariamente però il piacere conseguito consiste nell’orgasmo, che spesso, anzi, è vissuto dal soggetto masochista come il conclusivo momento di distensione e di abbandono, successivo però e non strettamente conseguente alle pratiche masochistiche di cui egli è stato oggetto consensuale.
Per quanto riguarda un aspetto marginale del masochismo, cioè il piacere (non sempre verificato e non di tutti i masochisti) di subire dolore (che però dovrebbe essere più correttamente indicato come algolagnia) le spiegazioni scientifiche si basano su livelli diversi, principalmente i recettori periferici del dolore e del piacere sono gli stessi. Il dolore fa produrre al cervello endorfine, che poi restano in circolo dando una sensazione di euforia. Queste sensazioni in aggiunta allo stato mentale che si crea con il partner rendono il dolore un piacere da assaporare e vivere. Ovviamente questo in un rapporto consensuale e vissuto liberamente.
Occorre anche ricordare, in questa sede, che il termine masochismo è usato, per estensione, per descrivere tutte quelle condizioni soggettive in cui l’essere umano si trova a vivere passivamente, senza reagire o reagendo in modo non determinato e assertivo, una azione o comportamento altrui che genera sofferenza.”

Siamo forse dinanzi ad una deviazione di quello che Freud chiamava a suo tempo “masochismo morale” e che Wilhelm Reich reputava invece privo di ogni connaturazione sessuale, in quanto paura di vivere e dunque di “essere” per qualcosa che probabilmente neanche esiste.

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