(31) Cazzata o Stronzata?

Classifica SETTEMBRE 2011”

 E di scandalo in scempiaggine siamo alfine arrivati al mese di Ottobre, senza limite alcuno allo spaventoso degrado in corso! Che cosa aggiungere ancora ad un carniere infetto e maleodorante, ricolmo di scarti in piena putrefazione?!?
Ministerucoli di infimo rango e di ignoranze abissali, che discettano di secessioni e popoli immaginari, durante le mascherate in costume tra i verdi prati della padania inesistente…
Analfabeti strapagati, che dal dicastero dell’Istruzione concionano, senza alcun pudore, di tunnel fantasma tra l’Abruzzo e la Svizzera…
Freaks da Circo Barnum, prestati alla funzione pubblica, che inveiscono contro le certificazioni anti-mafia in nome della libera intrapresa (a delinquere) e spendono miliardi per ponti di carta sullo Stretto di Sicilia…
Livorosi maccartisti, fuori tempo massimo, ancora a caccia di kommunisti, con svariate decadi di ritardo dalla fine della “Guerra fredda”…
Pletore di famelici cortigiani e pennivendoli a pubblico carico, serrati in quadrato nella difesa ad oltranza di un vecchio libidinoso, che dispensa prebende in cambio di favori sessuali…
Una devastante crisi economica dapprima negata e ora vissuta come psicodramma, per la consumazione di faide interne e per l’ultimo lotto di lottizzazioni politiche (vedasi la farsa delle nomine alla Banca d’Italia) prima del diluvio finale…
Ultimamente, persino in questo sperduto lido virtuale, capita che approdino anime deluse del post-berlusconismo per esternare il proprio disgusto, lamentando però che alla pornocrazia del satiro brianzolo, nonostante tutto, non esista alcuna “valida alternativa”…
Si parva licet componere magnis, nel 1944 milioni di tedeschi pensavano la stessa cosa del reich di Adolf Hitler. Poi capirono, a loro durissime spese, che un’alternativa non solo era possibile ma doverosa, scoprendo che senza all’allucinato figuro si poteva vivere benissimo e meglio! Infatti, se lo si vuole, le alternative si costruiscono attraverso il difficile e costante esercizio di una democrazia partecipata, da parte di una cittadinanza consapevole.
Tuttavia, su queste latitudini, ci si consuma in una deprimente apatia, coltivando la patetica illusione che prima o poi la nottata passi da sola, nell’attesa servile di un nuovo messia, dell’ennesimo Uomo della Provvidenza a cui affidare sorti e speranze… Aspettando Godot
A scanso di equivoci, sarà forse opportuno spendere anche due parole per la deprimente “opposizione”, che questa ‘alternativa di governo’ stenta a realizzare e persino ad immaginare…
Abbiamo dunque partitucoli radical-casinisti del meretricio politico, concentrati unicamente sul proprio ombelico e la propria sopravvivenza, in vendita al miglior offerente e palla al centro.
Si tratta di entità pleonastiche, inserite in un gioco ad incastri di alleanze variabili, in alternativa a tribunizie peninsule dei valori convinte che una battuta al giorno levi il pornocrate di torno, tra i morbidi effluvi della grande narrazione vendoliana coi suoi acrobatici voli pindarici a rischio avvitamento. Cos’altro dire poi del “principale partito di opposizione”, come ama ripetere la sua frustrante dirigenza in training autogeno, perennemente in cerca di un centro di gravità immanente?

«La diffidenza della politica “classica” nei confronti delle nuove aggregazioni di massa (e di generazione) rimane forte […] La mia paura più profonda che il PD (come tutti i partiti) non considera “vittoria” un processo del quale non abbia l’egemonia o il controllo totale. Che il suo personale politico abbia paura di confrontarsi fino in fondo con nuovi soggetti politici più giovani e più energici. […] Dispiace molto constatare come il quasi miracoloso equilibrio tra società e politici, tra movimenti e partiti che si era materializzato davanti ai nostri occhi increduli la primavera scorsa, sia già un ricordo del passato. Lo dimostra il reticente, balbettante, appoggio dato da Bersani e dal PD alla raccolta di firme per il referendum contro la legge porcata di Calderoli. I cittadini hanno provveduto da soli

  Michele Serra
  (30/09/2011)

Al contrario dell’ottimo Michele Serra, da queste parti, non abbiamo mai nutrito alcuna aspettativa nei confronti del partito bestemmia. E quindi la cosa non ci coglie impreparati.
Il segretario del PD in compenso continua chiedere fino allo sfinimento le dimissioni del premier come in una litania buddista… Rilassati Gigi! Tanto non si dimette.

 P.S. Puntuale come i malanni di stagione, ritorna l’ennesimo tentativo di imporre una legge bavaglio per blog e siti internet di informazione ed opinioni indipendenti…
Pare che buona parte dei diretti interessati non trovi niente di meglio, come forma di protesta, che farsi fotografare in ridicole pose imbarazzanti da inviare quanto prima a Repubblica on line e da postare su Facebook, a riprova di quanto un coglione possa essere universale a prescindere dai colori politici.
È facile immaginare la stupita preoccupazione e l’enorme paura che simili iniziative scatenano tra gli instancabili censori di Stato, i quali certamente ritireranno la normativa incriminata quanto prima, dinanzi ad una così dirompente protesta.
Naturalmente, la cosa non ci preoccupa più di tanto. Basta leggere il ddl presentato a rotazione dai vari Gasparri-Carlucci ed avere un minino di rudimenti giuridici, per capire che la normativa non sta in piedi per patenti vizi di incostituzionalità e per impossibilità pratica di applicazione.
A scanso di equivoci, sarà bene precisare che, in casa propria, decidiamo noi le modalità ed i tempi di rettifica di eventuali “parti offese”: esiste una apposita sezione per i ‘commenti’ (liberi, senza filtro né censure preventive). E che nessun glandicefalo papi-guidato speri di minacciarci, sventolando la leggina ad personam stilata dai due succitati fenomeni da bassa corte.
Ma adesso è tempo di classifica…

Hit Parade del mese:


01. SANTE E MADONNE

[14 Sett.] «È ovvio che la rockstar Madonna ha un ufficio stampa comunista»
 (Gabriella Carlucci, il Nulla che parla)                                                                                                                                                                                                                                                                                            

02. UN VERDE PISELLO PER TESTICOLI DI GOVERNO

[07 Sett.] «Se, oltre ad avere un ministro dell’Interno padano, avessimo anche i magistrati padani, probabilmente in Padania la mafia non esisterebbe, perché la nostra magistratura, che è fatta tutta di ragazzi del sud coi loro burocrati del sud, è un autentico groviera di informazioni: come fa uno a denunciare un mafioso se il mafioso, dopo tre minuti, lo sa perché viene informato da qualcuno, dagli amici? Perché questi sono così: qualcuno sarà codardo, qualcuno sarà venduto, qualcuno semplicemente facilone… Poi il magistrato, quando tornerà dalle ferie, quando avrà voglia, quando penserà che, interverrà, perché questa è la loro cultura, il loro modo di fare. La Lega è fatta di Maroni [Ohh lo sappiamo, eccome! N.d.R.] che ha arrestato tantissimi mafiosi, ma è fatta anche di molti sindaci coraggiosi, come Cesarino Monti e Gentilini, che hanno preso iniziative contro i mafiosi, contro il riciclaggio, contro gli islamici; poi è però intervenuta la Corte Costituzionale che, putacaso, è fatta tutta di ragazzi del sud che, putacaso, vengono da regioni mafiose»
 (Alberto Torazzi, capogruppo leghista in Commissione Attività Produttive)

03. IL BUCO OLTRE LA MENTE

[24 Sett.] «Alla costruzione del tunnel tra il CERN di Ginevra ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito con una stanziamento stimabile intorno ai 45 milioni di euro.»
 (Mariastella Gelmini, Beata Ignoranza)                                                                                                                         

04. REPETITA IUVANT

[24 Sett.] «Polemica destituita di fondamento è assolutamente ridicola. E’ ovvio che il tunnel è quello nel quale circolano i protoni dalle cui collisioni ha origine il fascio di neutrini che attraversando la terra raggiunge il Gran Sasso»
 (Mariastella Gelmini, Ovvia Ignoranza)                                                                                                                                                                                                                                                                                           

05. FLUSSI OTTIMI E ABBONDANTI

[12 Sett.] «L’accordo con la Tunisia funziona e l’impegno di Tunisi per la lotta ai clandestini ha dato i suoi frutti (…) Possiamo parlare di un bilancio totalmente positivo della collaborazione bilaterale in termini di sicurezza»
 (Roberto Maroni, altro scarto padano)                                                                                                                                                                                                                                                                                           

06. ANTIMAFIA DI GOVERNO

[23 Sett.] «Combatto la mafia come Maroni»
 (Saverio Romano, l’Intrepido Miracolato)                                                                                                       

07. MODELLO PARMA

[29 Sett.] «Me ne vado via da persona onesta»
 (Pietro Vignali, il Parmacotto)                                                                                                                                                                                                                                                                                                             

08. MERITOCRAZIA PADANA

[28 Sett.] «Come governatore della Banca d’Italia preferisco Grilli perché è padano»
 (Umberto Bossi, il Mentecatto da Pontida)                                                                                                                                                                                                                                                                                    

09. PUTTANIERE DI SICURO…

[26 Sett.] «Berlusconi è un santo puttaniere, ma passerà alla storia come statista.»
 (Gianfranco Rotondi, Mignon di Palazzo)                                                                                                                                                                                                                                                                                       

10. SPIRITO DI SERVIZIO

[27 Sett.] «Offendere Alfano come una persona attaccata al potere è una meschinità»
 (Maurizio Gasparri, il Garante)

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18 Risposte to “(31) Cazzata o Stronzata?”

  1. O tempora o mores. Però non si può dire che non ci diano “Circenses”. E’ il panem che latita, ultimamente. Se non si fosse un po’ tutti con le pezze alle terga, potrebbe sembrare la trama di un film dei Vanzina.

  2. Il tuo post è perfetto…o quasi! Si sa che le tecniche per la manipolazione delle gente attraverso i Mass Media si avvalgono di un vero e proprio “decalogo strategico” . E tu, affrontando di petto una questione tanto seria, stai attaccando la prima delle “loro” strategie, ovvero quella di distrarre l’attenzione dai problemi realmente importanti, inondandoci di notizie futili e secondarie: con il tuo post hai proprio messo il dito nella piaga! Complimenti! Ma … non hai – forse volontariamente – tenuto in considerazione, nello scrivere, gli altri 9 punti strategici da dover scardinare per rompere la catena della manipolazione mediatica. Quali sono?
    Eccoli tutti e 10: ->http://mondocineroma.wordpress.com/2011/09/26/le-10-strategie-della-manipolazione-attraverso-i-mass-media-noam-chomsky/

    • Grazie per i complimenti!
      In merito ai “9 punti strategici”, che gentilmente avete voluto segnalarmi, fanno parte di un famoso decalogo che conosco già e da tantissimo tempo..:)
      Erroneamente attribuito al sociolinguista Noam Chomsky, si tratta in realtà di una delle tante bufale che circolano in rete, amatissima però dai teorici del “complotto globale”.
      Ne avevo già parlato in passato, in un precedente commento [QUI] e che riporto in parte:

      «Ho letto con molto interesse il presunto decalogo di Chomsky che, come da te giustamente sottolineato, non è un “neurolinguista”, bensì un “sociolinguista” ovvero esperto in ‘psicologia del linguaggio’ e dunque, in base ad un brutto neologismo, uno “psicolinguista”.
      Perdona la mia pedanteria. La precisazione è finalizzata al fatto che, per quello che ho letto di Chomsky, per stesura, prosa e struttura, il testo non mi pare opera sua.
      Credo invece (ma posso sbagliare) che sia un riadattamento in chiave radical no-global del famosissimo
      :

      “Silent Weapons for a Quiet War.
      An Introductory Programming Manual Operations Research”

      Un ‘must’ imprescindibile per ogni cospirazionista fissato con le teorie del complotto globale.. La leggenda vorrebbe che:

      This document is the doctrine adopted by the Policy Committee of the Bilderburg Group during its first known meeting in 1954. A copy found in 1969 was in the possession of Navel Intelligence. The following document, dated May 1979, was found on July 7, 1986, in an IBM copier that had been purchased at a surplus sale.”

      Nonostante la rimanipolazione in funzione anti-liberista il ‘decalogo’ ne riprende la struttura e non pochi contenuti (a partire dalla “Diversion Strategy”).
      Naturalmente mi posso sbagliare. Comunque, il testo in questione è facilmente reperibile in rete. Se vuoi provare un confronto, puoi cliccare
      QUI

      :) Ho una biblioteca domestica molto ben fornita.. ed oltre ad essere un “maniaco” delle fonti, verifico sempre le informazioni a mia disposizione incrociando i dati.
      In fondo è parte del mio lavoro.

  3. Mi interessa molto approfondire…. Comunque non avevo apposta attribuito lo scritto “direttamente” a Chomsky nel mio post, avendo letto in giro del possibile status apocrifo del documento, ma ho semplicemente scritto “dalle cui riflessioni è stato ricavato un decalogo”, chi l’abbia scritto e quanto ci abbia messo del “suo” non saprei.
    In ogni caso, almeno personalmente, non me la sento di dire che si tratti di strategie completamente remote dall’essere attuate al giorno d’ oggi. (Non so tu cosa ne pensi….) Anzi! Il mio riassunto è, che siano di Chomsky o di Chicchessia, le strategie del decalogo fanno purtroppo riflettere. Anzi togliamo il “putroppo”. Riflettere non è mai una cosa da temere o da cui rifuggire, soprattutto quando ne va di mezzo la nostra integrità intellettuale.
    Lo scritto di cui parli (ARMI SILENZIOSE PER GUERRE TRANQUILLE) l’ho letto anche io, o meglio gli ho dato una veloce scorsa, e -come a te- anche a me ha dato l’idea di essere una bufala…
    Tuttavia non me la sento di approvare completamente la tua osservazione secondo cui “Dietro ogni grande complotto, c’è sempre una grande bufala.Trattasi di matrimoni felici, che non conoscono divorzio”. Volendo rispondere anch’io con un motto direi che “non c’è fumo senza arrosto”, mentre argomentando aggiungo che secondo me le teorie complottiste un fondamento concreto ce l’hanno. Ed è il fatto di individuare nel Potere Economico l’unico vero potere da cui tutti gli altri originano… Da questo assunto, che condivido totalmente (e qui il “purtroppo” ci sta tutto) si ricava che, in un’ottica simile, la gente comune non è altro che un ingranaggio, consumatori da manipolare e poco altro…
    Credo anche che circolino parecchie versioni “ridicole” delle teorie complottistiche: o il parto di menti troppo semplicistiche o l’opera di discredito orchestrata dagli stessi poteri forti. Facendo circolare cose debolmente logiche, da poter essere smantellate facilmente, qualunque studio più approfondito verrà accolto dalla gente con una scrollatina di spalle: “Ah, ecco un altro di quei ridicoli dossier sul complotto globale! Ma chi c’ha voglia di leggerlo! Hai visto quel decalogo che circolava anni fa? Non era mica di Chomsky come vantavano! Era solo una bufala!”
    E così la bufala passa dalla paternità del decalogo al decalogo stesso!
    La verità è che queste teorie complottistiche, per quanto avversate e screditate, sono così semplicemente logiche da non poter risultare ai miei occhi attraenti ed interessanti! Sebbene con le dovute distinzioni….

  4. …E infatti, lungi dall’essere “semplicistiche”, le teorie del complotto sono il prodotto di una lunga genesi storica e culturale, aperta ad influssi ed apporti sempre nuovi: sostanzialmente costituiscono l’incontro e la sintesi (in divenire) di più paranoie e di ossessioni collettive che si incontrano, si auto-alimentano e si strutturano con l’aggiunta di elementi sempre nuovi e dinamici. E in tal modo originano una mitopoiesi, tanto complessa quanto poliedrica, che raccoglie alcuni elementi storici e informazioni vere. Tuttavia, i cosiddetti “cospirazionisti” reinterpretano i dati, generando dei falsi metastorici che, per sembrare credibili, attingono costantemente a contenuti reali, plagiati però secondo le esigenze di un immaginario fantastico.

    Mi spiego meglio: il “complottista” non confuta un fatto secondo una interpretazione soggettiva (e dunque fallace). Piuttosto, porta avanti una tesi, o meglio una teoria (quasi sempre falsa), che non ha valore relativo ma assoluto. E viene presentata come si trattasse di una verità incontrovertibile, esponendola con i toni della rivelazione. Solitamente, nei casi più raffinati e culturalmente più preparati, la tesi in questione viene suffragata da una massa eccezionale di dati reali e verificabili, che non dimostrano la validità del complotto, ma ‘sembrano’ provarla.

    Intendiamoci! I complotti nella storia sono sempre esistiti e sempre esisteranno. Tuttavia, come sintetizza bene la semiotica di Umberto Eco, i complotti reali hanno una peculiarità: prima o poi si scoprono. Sempre. E ciò avviene in tempi piuttosto ragionevoli. Questo perché, se il complotto riesce, i cospiratori solitamente si vantano del loro successo; se il complotto fallisce, coloro che hanno sventato la cospirazione hanno tutto l’interesse a farlo sapere.

    I complotti, anche i più complessi non avvengono mai così come sono stati pianificati. L’imprevisto, come le variabili del caso, sono sempre in agguato. Ma nella mente del complottista le cospirazioni racchiudono sempre una perfezione quasi divina (o meglio, luciferina) che rasenta l’infallibilità. Solitamente hanno una dimensione ‘globale’, e sono capaci di determinare il corso della storia attraverso il controllo di ogni singolo evento…

    «Naturalmente il potere decide, ma al complottista non basta credere che i vertici siano responsabili di guerre, speculazioni, leggi e percorsi economici. Esaspera, estende e totalizza. Chi ci governa è tanto infallibile da programmare a tavolino ogni casistica e minuzia.
    […] Karl Popper descrisse il fenomeno con un paragone calzante. Il complottismo sarebbe una forma di teismo (e aggiungeva “primitivo”) e chi si abbandona alla “teoria sociale della cospirazione” non farebbe altro che assumere l’ottica dell’Iliade: “secondo la concezione omerica del potere divino, qualunque cosa accadesse sulla piana di Troia, era solo un riflesso dei vari complotti in atto sull’Olimpo”. Insomma “una fede in divinità, i cui capricci e desideri governano ogni cosa” e il cui posto oggi è occupato da vari uomini e gruppi di potere, sinistri individui sui quali deve ricadere la colpa di aver progettato la Grande Depressione e tutti i mali di cui oggi soffriamo”. Popper puntava sull’idiozia di un’ottica simile applicata alle scienze sociali, ma era un discorso molto più ampio…»

    Errico Buonanno
    Sarà vero. La menzogna al potere
    Einaudi, 2009

    Naturalmente, come specifica il bravo Errico Buonanno, citando a sua volta Karl Popper, l’argomento è molto più ampio e di rara complessità… Prometto di ritornarci con un articolo dedicato ad hoc il prima possibile.

    Storicamente, posso però anticiparti che la maggior parte dei complottisti in origine parlava francese, mentre il grosso del corpo dottrinario, così come oggi lo conosciamo, si è strutturato nel corso degli ultimi due secoli…
    La teoria del complotto universale nasce come reazione alla Rivoluzione Francese, con una produzione pamphlettistica senza precedenti. Su tutti, vale la pena di ricorare i memoriali del quanto mai prolifico abate Augustin Barruel, unitamente a quelli di Pierre Louis La Roche meglio conosciuto come marchese De Luchet. Nelle loro opere ci trovi tutto il campionario al gran completo: gli Illuminati di Baviera; i Massoni; i Rosacroce; i Templari; gli Gnostici; i mitici Superiori Sconosciuti; e, naturalmente, l’avvento dell’Anti-Cristo…
    Col tempo si aggiungeranno gli ebrei, con un best-seller imperdibile: “I Protocolli dei Savi di Sion” (eccezionale la genesi romanzata del documento, raccontata da U.Eco ne “Il Cimitero di Praga”!)
    In tempi più moderni, con lo spirito positivista e scientista di fine ottocento, i cospirazionisti si arricchiscono degli apporti dei vari gruppi teosofici: in particolare, madame Blavatsky, insieme alle varie filiazioni della Golden Dawn.
    Ad inizio ‘900 saccheggiano a man bassa nell’ariosofia e nel “razzismo scientifico”, nel tentativo di dare un corpo e una collocazione geografica ai misteriosi Superiori Sconosciuti.
    Questo secondo filone si nutre di suggestioni molto più mistiche che sfociano apertamente nell’esoterismo e nell’occultismo. E qui, nel delineare una futura struttura di successo, entra in gioco René Guénon (col suo “Il Re del Mondo”), supportato dagli influssi di matrice fascista del misticismo evoliano.
    Lo strapotere delle banche, delle elite segrete e dei grandi gruppi industriali (le future corporation) avevano già fatto capolino con Alexandre Saint-Yves, marchese d’Alveydre, i cui deliri reazionari verranno rilanciati ne “Il mondo invisibile” di Jules Bois. Al buon Saint-Yves si deve l’invenzione della Sinarchia, alla quale andrebbe al caso affiancato pure il mitico Priorato di Sion: altra fortunata invenzione di Pierre Plantard, ex collaborazionista di Vichy ed instancabile pataccaro.
    Sostanzialmente, Saint-Yves è l’autore fondamentale: il grosso delle attuali teorie complottiste prendono ossatura e polpa dalle sue idee.

    Ma quanto esposto finora è solo un piccolissimo, infinitesimale, assaggio della miriade di varianti, di elementi, e di autori, per un percorso assai complesso (ma storicamente ricostruibile) di quella che, più che ad un complotto, assomiglia ad una grande impostura globale.

    • Il percorso storico circa il “complottismo”, che tratteggi con dettaglio, rivela sicuramente, da parte tua, una notevole padronanza di “fonti” e “conoscenze” di certo molto approfondite. Complimenti!
      Il complottismo come giustamente sottolinei appare fallace per il fatto che «al complottista non basta credere che i vertici siano responsabili di guerre, speculazioni, leggi e percorsi economici. Esaspera, estende e totalizza. Chi ci governa è tanto infallibile da programmare a tavolino ogni casistica e minuzia»[Buonanno].
      Ovvero la critica non è mossa tanto al fatto che il Potere sia veramente responsabile di trame, speculazioni, controlli e manipolazioni ma alla convinzione del complottista che il Potere lo faccia in maniera “infallibile”, ovvero riesca a manipolare tutto e tutti, eventi e persone, in piena adesione al proprio scopo o progetto, senza fallire di una virgola nell’attuazione del “piano segreto”. E qui c’è molto di mistico, per non dire di peggio: “gli Illuminati di Baviera; i Massoni; i Rosacroce; i Templari; gli Gnostici; i mitici Superiori Sconosciuti; e, naturalmente, l’avvento dell’Anti-Cristo…”.
      Io del complottismo prendo la parte che mi appare attuale e reale, ovvero il controllo attuato dal Potere, e lascio il misticismo teista a coloro ai quali interessa… Purtroppo le teorie del “controllo” hanno finito per attecchire su un terreno quasi metafisico, e da essere (o voler essere) razionali diventano… ridicole! Ma, complottisticamente parlando, non sarà un complotto pure questo? Il ridicolizzare le manipolazioni del Potere al fine di ricoprirle di discredito? o meglio lasciarle fagocitare da quelle correnti mistiche, o dargliele in pasto, in modo che appropriandosene ne sviliscano il valore? Forse… Sta di fatto che il tentativo di controllo attuato da parte del “Potere” è cosa (quasi) c’erta. Che poi sbaglino pure Loro, nelle attuazioni, non potendo prevedere il corso esatto degli eventi e dei moti umani, è evidente anche questo. “Il Potere decide”!, e per l’interesse di chi? Sicuramente il proprio, prima di tutto, e lo dico con tanta certezza solo perchè se ci fossi anch’io al potere temo che…farei lo stesso!

      • Mi fa piacere sapere che tu abbia gradito la mia piccola digressione…
        E vedo anche che hai colto esattamente il punto focale della questione.
        Mi permetto solo una piccola obiezione: generalmente le teorie del complotto, hanno seguito un percorso inverso a quello descritto.. Partano da una base quasi “metafisica”, assumendo nel tempo uno strato razionale supportato da una logica distorta ma coerente.
        E’ proprio questo l’elemento di forza che le rende credibili e convincenti: come tutte le produzioni umane, mutano nel tempo adattandosi alla sensibilità dei saperi.

        Ad ogni modo, il “Potere”, inteso nel suo senso estensivo (Politico e economico, militare, ma all’evenienza anche religioso e culturale), decide eccome! Condiziona, più o meno direttamente e consapevolmente, la sorte e le scelte di milioni di individui.
        Tuttavia, lungi dall’essere catalizzato in un unico centro, è spesso il risultato dell’interazione policentrica di più gruppi separati che operano in settori diversi, ma condividono spesso interessi comuni optando per il compromesso ed i conflitti interni a bassa intensità. Perché autodistruggersi in inutili guerre commerciali, finché si può stipulare un accordo di comodo? E in tal modo esternalizzare costi e danni, verso coloro che sono sostanzialmente tagliati fuori dai centri decisionali?
        In fondo si tratta dell’ennesima variante alla famosa Teoria dei giochi. Esiste perfino un’equazione matematica (Equilibrio di Nash) per calcolare il margine di opportunità, offerto da una simile rete interattiva.

        Le cosiddette “teorie del controllo” esistono, ma sono in genere una variabile, un aspetto tecnico, con il quale le minoranze al potere esercitano la loro funzione sociale e pubblica. E bene fai a depurarle dalle coloriture esoteriche e misticheggianti, con le quali spesso vengono ammantate. Non perché non sia presente anche questo aspetto, ma perché costituisce una superficie più che altro di “folklore” e un’ottima false-flag per le ‘masse’.

        Personalmente, per comprendere la struttura delle élite ricorro quasi sempre ai classici del pensiero conservatore, con un occhio di riguardo ai cosiddetti “elitisti” : Mosca, Pareto, e Michels.
        I teorici delle élite hanno tutti una peculiarità: sono una specificità nostrana, compreso Michels italiano d’adozione.
        Comunque, a mio modestissimo parere, sul tema in questione il vero gigante per attualità è Gaetano Mosca.

        Per i tipi più adatti alle mie vedute invece, non mi stancherò mai di ricordare Charles Wright Mills ed i suoi studi sociali sulle strutture del potere: un’entità liquida che va sempre declinata al plurale.

        • Leggendo in giro, mi pare che le teorie “neoelitiste” siano giunte a concludere che l’unico vero Potere, le sorgente degli altri, sarebbe quello Economico:
          “I neoelitisti affermano che sia il potere politico-amministrativo, che il potere sociale in generale, sono legati alla ricchezza economica di una cerchia ristretta di persone.Floyd Hunter, un importante esponente di questa linea di pensiero, dopo aver svolto degli studi su una città americana, è giunto alla conclusione che la principale fonte di potere è la ricchezza economica. Egli ha fatto notare come la vita politica di una città sia determinata dagli interessi degli imprenditori. Secondo Hunter le decisioni importanti per una città vengono prese da chi detiene la ricchezza economica. Tali decisioni non sono formalizzate all’interno di un palazzo politico ma sono il risultato di riunioni di ‘alto livello’ che si svolgono in clubs privati o in abitazioni private. Un altro importante neoelitista è Charles Wright Mills. Mills ha sottolineato che vi è una forte concordanza di interessi tra le organizzazioni economiche, politiche e militari”, e credo che con concordanza di interessi ci si riferisca ad interessi economici…

  5. @ Mondocineroma

    …Per C.W.Mills il “potere” era configurabile come una sorta di triade (politica-militare-economica), dove certo l’elemento predominante era l’interesse economico: strutturato in forniture per l’apparato militare e commesse per i grandi gruppi industriali, grazie all’interessamento della classe politica.
    Quest’ultima è a sua volta premuta dalle lobby e da altri gruppi di pressione (che in cambio forniscono supporto elettorale e finanziamenti per le elezioni), funzionale a specifici interessi (economici) dei quali sono compartecipi.

    E dunque il discorso fila:
    1) grandi gruppi di produzione industriali che pompano una domanda indotta, con specifiche pressioni verso i loro referenti politici, tramite lobbies e “fondazioni”;
    2) Accaparramento delle risorse e gestione monopolistica delle stesse, attraverso la creazione di grandi trust internazionali.
    3) Una politica economica e internazionale etero-diretta in funzione di tali interessi particolari.
    4) Un comparto militare che può intervenire come “deterrente”, verso quegli Stati e quelle entità territoriali, che non si prestano al ‘gioco’. In fondo “la guerra è una naturale prosecuzione della politica in altre forme”, come diceva Von Clausewitz.
    Come contropartita, i vertici militari possono poi venire ripagati con partecipazioni agli utili ed un posto pronto nei CdA delle grandi compagnie. E non è un caso che molti generali, una volta in pensione, diventino spesso “consulenti” o amministratori delegati di tali gruppi industriali.

    Muta la struttura materiale… “economia di rapina” nel mondo antico… mercantilismo e credito a strozzo nel mondo rinascimentale… colonialismo e imperialismo nell’età contemporanea… economia di mercato nelle democrazie liberali e turbo-capitalismo nella post-democrazia… ma l’interesse prevalente, come da te giustamente evidenziato, è sempre economico.

  6. Perfetto! Un grande applauso e … ti seguirò con rinnovato interesse sul tuo blog

  7. ormai il problema è che non stupisce più nulla. Leggendo queste perle di saggezza, constato con orrore che non mi sono stupita nemmeno un secondo, non mi sono strappata un capello che sia uno, non ho nemmeno sgranato gli occhi.
    Però, però… quella lì del comunicato gelminiano… ecco, quella mi ha un pochetto colpita quando l’ho sentita la prima volta. Sarà che la realtà scolastica la sento più vicina, mi sono chiesta con che coraggio il ministero potrà proporre delle prove d’esame quando avrò la maturità. Io non riuscirei nemmeno a guardarmi allo specchio, figuriamoci pretendere di istruire gli altri.

    • A me, con tutti i fior di laureati a spasso e dottorandi di ricerca con rimborsi da fame, ha stupito come l’imbarazzante analfabeta che scrive i comunicati per la Gelmini, che come funzionario ministeriale prende svariate decine di migliaia di euro all’anno di stipendio (pubblico), non solo non sia stato licenziato in tronco ma abbia persino ricevuto l’offerta di super-consulente alle “pubbliche relazioni” di Barbara Berlusconi..!

      Poi ho letto il curriculum vitae (una paginetta scarsa senza date di riferimento) dell’interessato, Massimo Zennaro, questo è il nome del genio incompreso. ho visto la foto.. e ho capito tutto…
      null
      Il tipo è belloccio… e probabilmente avrà altre doti nascoste… conoscendo la propensione che B.B. ha per i giovani talenti da valorizzare.
      E’ laureato all’Università Cattolica del Sacro Cuore. E già tale dato potrebbe bastare: se sei amico dei preti che contano (non certo qualche parroco sfigato di periferia!) improvvisamente ti si aprono tutti i portoni.
      Ma il curriculum di Massimo Zennaro (classe 1973) vale la pena di essere riportato per intero..!
      .
      – Titolo di studio
      Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
      .
      – Altri titoli di studio e
      professionali

      Diploma di Maturità Scientifica conseguito presso il Liceo “Ippolito Nievo” di Padova;
      Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia.
      .
      – Capacità nell’uso delle tecnologie
      Conoscenza e utilizzo di Windows e dei principali strumenti applicativi Microsoft Office (Word, Excel, Work).
      – Esperienze professionali (incarichi ricoperti)
      Dal 2006 al 2008, Direttore Vicario del settore Presidenza del Consiglio comunale di Milano.
      Dal 2001 al 2006 responsabile della comunicazione dell’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Milano inquadrato all’interno dell’amministrazione pubblica con qualifica di 8° livello, D3.
      Direttore responsabile della rivista Annali della Pubblica Istruzione edito da Le Monnier -Mondadori Education;
      Direttore responsabile della rivista Studi e Documenti degli Annali della Pubblica Istruzione edito da Le Monnier – Mondadori Education;
      Direttore responsabile della rivista Atenei edito da Le Monnier – Mondadori Education;
      Direttore responsabile de Rassegna dell’Istruzione edito da Le Monnier – Mondadori Education;
      Direttore del Forum per Annali della Pubblica Istruzione;
      Direttore del Forum per Studi e Documenti degli Annali della Pubblica Istruzione
      .
      Il documento originale, fintanto che non verrà rimosso, si può trovare [QUI].
      .
      In pratica è riuscito a moltiplicare in 6 voci diverse lo stesso identico lavoro alla Mondadori, sempre come “direttore responsabile” cambiando nome alla mansione di turno o quasi.
      Da notare la dura gavetta per inserirsi all’interno del mondo del lavoro, al fine di maturare l’esperienza necessaria.
      Questo è nato imparato. E non accetta incarico che non sia da dirigente.

      In virtù di un così straordinario curriculum, il dott. Zennaro è potuto essere promosso (immaginiamo per chiamata diretta): Direttore Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione al Ministero dell’Istruzione
      E la chiamano “meritocrazia”!

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