La Difesa della Razza

 

“La via dolce verso l’APARTHEID”

 

 

16 Ottobre 1943. La Deportazione degli Ebrei romani.

La comunità ebraica romana ha radici antichissime: con una presenza ininterrotta che risale ai tempi dell’imperatore Tiberio, gli ebrei sono i veri cittadini storici dell’Urbe.

All’alba di 65 anni fa, le SS di Herbert Kappler ed Eric Priebke scatenarono la caccia all’ebreo per i quartieri di Roma. Il blitz è doppiamente infame: per la sua intrinseca barbarie che non risparmia nemmeno i neonati o donne in stato di gravidanza, e per le menzogne spregevoli di Kappler. Il 26 Settembre, il Ten. Col. delle SS impone un riscatto con la consegna di 50 Kg di oro, a carico della comunità ebraica della città, in cambio della mancata deportazione. Per questo il successivo rastrellamento del 16 Ottobre coglie la comunità nello sgomento e completamente impreparata.

Fondamentale il contributo delle autorità fasciste, che hanno prontamente fornito gli elenchi aggiornati con i nominativi e gli indirizzi dei “residenti di razza ebraica”, a scrupolosa cura dell’Ufficio Demografia e Razza del Ministero dell’Interno. È il naturale epilogo delle Leggi Razziali di Mussolini e Bottai, promulgate in sintonia con l’alleato nazista.

Dei 1024 ebrei catturati, soltanto 16 hanno fatto ritorno dai campi di sterminio. Unica donna sopravvissuta è stata Settimia Spizzichino. Nessuno dei 207 bambini è sopravvissuto.

 

A proposito di discriminazione, sembra aver recepito bene la lezione il leghista Roberto Cota, promotore di un emendamento al contestatissimo Decreto Gelmini col quale (ne siamo certi) contribuirà ad aumentare l’efficienza della scuola italiana.

Purtroppo una faziosa minoranza di disfattisti ancora si ostina a denigrare l’intrinseca grandezza di certe proposte. Molti nemici molto onore. Così, il molto onorevole deputato Cota, preoccupato degli indici di apprendimento dei giovani studenti, ha presentato una mozione per l’istituzione di classi differenziate tra bambini italiani e stranieri. I figli di genitori immigrati saranno “temporaneamente” distribuiti in classi separate dagli altri alunni, dove un’apposita commissione valuterà la conoscenza della lingua italiana ed il grado di integrazione, previa somministrazione di test, “autorizzando l’inserimento scolastico” del piccolo straniero solo ad esito positivo.

È nota infatti l’attenzione che la Lega riserva da sempre ai problemi del mondo scolastico. Sarà perciò opportuno indicare alcune di queste iniziative di grande spessore e rigore didattico:

– La progressiva rimozione degli insegnanti meridionali dalle scuole del Nord, tramite l’introduzione di una sorta di quota d’ingresso (presupponiamo per requisiti “etnici”).

– L’insegnamento dei dialetti oltre all’Italiano (magari da inserire tra le lingue straniere insieme all’Inglese).

– Lo studio della storia dei popoli padani (Bossi ha leggicchiato Polibio e ne ha ricavato un polpettone mitologico-padano a consumo politico).

– Obbligatorietà per tutti dell’ora di Religione cattolica (intesa come catechesi ecumenica), in quanto momento condiviso di formazione identitaria.

– La ripetizione dell’esame di maturità per il ciuchino di papà: il pluri-ripetente Renzo Bossi (con simili requisiti lo avremo presto in Parlamento con un ruolo di prestigio).

La proposta di Cota si inserisce pertanto nel solco di una gloriosa tradizione. Si potrebbe obiettare che la scuola pubblica italiana, nasce come scuola post-unitaria per unire in un solo popolo una penisola frammentata in micro-entità separate da secolari barriere culturali e linguistiche, strutturate negli infiniti dialetti regionali. Si potrebbe sottolineare che i primi due anni dell’insegnamento elementare sono dedicati quasi esclusivamente allo studio della grammatica italiana dalla morfologia alla sintassi. È infatti opportuno ribadire che in prima elementare i bambini sono analfabeti integrali e si parte da zero (alfabeto, vocali, preposizioni, coniugazioni dei verbi, sostantivi e aggettivi, genere e numero), o si crede che un bimbo di 6 anni abbia le proprietà lessicali di un accademico della Crusca?!? Ma queste inezie non sfiorano quei Figli di Po, degni del loro dio leghista ristretto in un’ampolla come l’immaginifico dei suoi inventori. Loro sono spiriti pratici!

Bene, da che cosa scaturisce l’urgenza di un simile provvedimento?

Esiste un rapporto approfondito e rigoroso a cura del Ministero della Pubblica Istruzione?

Sono state effettuate indagini conoscitive con valore statistico, da parte degli ex-Provveditorati agli Studi (o distretti scolastici che dir si voglia)?

Ci sono segnalazioni dettagliate e numerose da parte di insegnanti ed educatori didattici?

O si tratta piuttosto di un’iniziativa autonoma nel folclore della Lega? E come pensa l’onorevole Cota di strutturare le selezioni per i degni di inserimento? Non con quiz scritti a risposta multipla o patenti a punti, si spera! Ma non dovrebbe spettare ai singoli istituti, in nome dell’autonomia scolastica, scegliere (a seconda dei casi e delle singole realtà) le soluzioni ed i provvedimenti che riterranno più opportuni?

Ad essere sinceri, qualche perplessità l’ultima iniziativa dei Và Pensiero l’ha sollevata anche tra gli alleati di schieramento. Persino la ducia Alessandra Mussolini si è risentita. Comunque niente di grave, l’emendamento è passato con una solida maggioranza alla Camera. Ad afflosciare il turgore celodurista dei leghisti ha provveduto un Italo Bocchino che, ingoiato il rospo, ha cercato di indorare la pillola ai suoi riluttanti colleghi del PdL: è bastato scambiare il verbo “autorizzare” col più pragmatico “favorire” e le resistenze sono subito cadute. Sottigliezze semantiche. È sufficiente indicare le degenerazioni razziste di stampo nazistoide della Lega come forme di sensibilità partecipata alle peculiarità pedemontane, per dare ai suoi ostensori la rilevanza politica e lo spazio pubblico che nemmeno una cloaca sarebbe disposta a concedere. E non ci si allontana troppo dalla verità se si pensa all’emendamento leghista, come all’ennesima trovata per compiacere gli istinti beceri di un elettorato semplicemente osceno nella sua miseria umana e culturale.

In Italia, dove la frequenza scolastica è un obbligo, si ostacola l’ottemperamento della legge restringendo i requisiti d’accesso alla scuola pubblica. Si istituiscono ghetti scolastici dove parcheggiare gli alunni stranieri, affinché sia chiaro fin da subito che la loro diversità è reale, insanabile, e non integrabile. Probabilmente disturba questa discromia nel tessuto urbano, vissuta come contaminante e pericolosa. Era necessario un provvedimento urgente per ristabilire le giuste differenze. Era indispensabile istituzionalizzare per legge a livello nazionale le “classi ponte”. Simili classi sono un ponte verso il nulla. Perché mancano i fondi per gli insegnanti di sostegno e di recupero, per i corsi e le infrastrutture didattiche… Si è eliminata l’I.C.I per motivi elettorali e ora per recuperare il gettito fiscale si distrugge l’insegnamento pubblico.  In una scuola massacrata dall’avvocato Gelmini per esigenze di cassa, quale spazio può esserci per italiani di vecchia e nuova generazione? Soprattutto quale scuola e quali prospettive di apprendimento, se gli edifici scolastici vengono chiusi (e probabilmente cartolarizzati per la vendita immobiliare), se gli organici vengono drasticamente ridotti e le ore di lezione tagliate, le classi accorpate in stanze fatiscenti? Ah già! Ci pensano i privati… le fondazioni… certo come no?!?

 

P.S.  Hanno detto:

La principale impresa dei protofascisti e dei radicali di destra in Sudafrica non fu quella di creare un proprio movimento di successo, ma si spostare il Partito Nazionale, dopo il 1945, ancor più verso destra e il razzismo radicale e verso quella dottrina e quel sistema che, dopo il 1948, si trasformarono in apartheid, con la conseguenza di una riduzione del potere del Parlamento e dei diritti civili anche per i bianchi” (…) Nonostante una parziale revisione del sistema politico, il Sudafrica rimase una “democrazia razziale”, non un sistema autoritario”.

Stanley G. Payne – A History of Fascism, 1914-1945;

Newton Compton Editori, Roma 1999.

 

 

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3 Risposte to “La Difesa della Razza”

  1. Questo governo sta mostrando una serie di ideologie nostalgiche che questo Paese avrebbe dovuto dimenticare nel cesso e poi tirare lo sciacquone. Temo per il futuro prossimo…

  2. E temo si sia soltanto all’inizio… Attendo “con diletto” il 2009 quando l’Italia assumerà la presidenza di turno della UE. Credo che nel resto d’Europa se ne ricorderanno per un bel pezzo.

  3. Io spero che facciano figure di merda, ma FORTI. In modo che anche qua in patria la gente non possa sempre dire “stava scherzando” ma si incazzi.

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