AVE DOMINE!

00 - Porco - by strange.cosmos.com
TUTTI GLI ANIMALI SONO EGUALI
MA ALCUNI ANIMALI SONO PIÙ EGUALI DEGLI ALTRI

Dopo ciò non parve più strano che i maiali che sorvegliavano i lavori reggessero fruste nelle loro zampe. Non sembrò strano di apprendere che i maiali si erano comperati per loro uso un apparecchio radio.

(George Orwell, La Fattoria degli Animali. Oscar Mondadori; 1995)

Le ironie della Storia sono imprevedibili, ma stranamente cicliche…
Un vecchio sovversivo tedesco che sapeva il fatto suo, tale Karl Marx,  parafrasando il pensiero di Giambattista Vico, una volta ebbe a dire:

«Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa.»

01 - stern_berlusconi Il 22 Luglio 2008, come primo atto del governo Berlusconi, le Camere approvano il cosiddetto Lodo Schifani che sancisce per legge l’impunità del premier.
Con incredibile solerzia, il 23 Luglio (non sono trascorse nemmeno 24h) il presidente
Giorgio Napolitano firma subito il provvedimento, ravvisandone “ad un primo esame” i rilievi di costituzionalità.
Il testo approvato, secondo la frettolosa valutazione presidenziale, è talmente ‘ineccepibile’ che diventa subito oggetto di esame da parte della Consulta, a seguito di impugnazione. Capita così di assistere ad una singolare tenzone, che contrappone la Corte costituzionale alle coorti pretorie dell’Imperatore.
Se la Consulta dovesse malauguratamente bocciare il Lodo, ciò implicherebbe una sconfessione dell’operato presidenziale e sancirebbe un’implicita incapacità, da parte di Napolitano, nel valutare correttamente i rilievi posti a suo tempo dalla Consulta stessa.

02 - Presidente Napolitano

Meglio sarebbe stato (per Napolitano) una soluzione terza: approvazione di costituzionalità con la sollevazione di alcune obiezioni formali, ma senza mettere troppo in difficoltà il Presidente della Repubblica che con la sua firma, e ancor di più con la sua improvvida dichiarazione, ha già legittimato il provvedimento. La cosa implica un curioso paradosso: la Corte si troverebbe ‘obbligata’ ad approvare il Lodo Alfano per motivi di opportunità istituzionale, ma al contempo non può ignorare la filosofia che ispira la legge in questione. Filosofia ‘giuridica’ ben esplicata dalle esternazioni degli avvocati-deputati che perorano la causa dell’Unto, ma che molto poco ha a che fare con uno Stato di diritto
I duumviri Ghedini-Pecorella si preparano a scrivere l’epitaffio della democrazia per conto terzi, rilasciando ai posteri dichiarazioni incredibili che si commentano da sole, insieme alle minacce di sollevazione ed altre farneticazioni (queste sì!) eversive da parte del ministerume di contorno (come profeticamente preannunciava, inascoltato, Nanni Moretti nell’inquietante finale del suo film: “Il Caimano”):  

“La legge è uguale per tutti, ma non necessariamente lo è la sua applicazione”
  (Niccolò Ghedini)

“Berlusconi non è primus inter pares ma primus super pares
  (Gaetano Pecorella)

 03 - Liberthalia - Berlusconi Dominus (dettaglio)

In pratica, l’ineffabile Ghedini si ispira direttamente ai capolavori di Orwell: da 1984 a La Fattoria degli Animali! Ormai l’Azzeccagarbugli del Re, dopo anni di fedelissimo servaggio, non è più in grado di distinguere il suo padrone dal maiale Napoleon, tante sono le analogie.
Il sofisticato Pecorella, difensore di camorristi (Clan dei Casalesi) e terroristi (Delfo Zorzi, per la strage di Milano) invece preferisce attingere alla storia romana ed ai suoi ‘modelli costituzionali’ sicuramente più pertinenti all’immaginario di Silvio l’Immortale.
Per seguire l’epopea del Grande Condottiero nel corso dei secoli, visitando la pinacoteca imperiale, vi consigliamo di cliccare qui.
Al caro Pecorella vogliamo sommessamente ricordare che in uno Stato libero il premier non dovrebbe nemmeno essere considerato primus inter pares.
Il Primus inter pares designava infatti il primato di uno solo tra individui (di rango aristocratico) di pari dignità, sancendo una posizione di privilegio. Per questo il primus veniva più spesso chiamato princeps, “Principe”.
Il rispetto delle istituzioni repubblicane era un semplice espediente formale: “Al vertice dello Stato si era ormai insediato un uomo solo che accentrando in sé tutti i poteri che la costituzione prevedeva, di fatto veniva a configurarsi come un vero e proprio monarca.” (Michele De Vivo)
Ad essere chiamato Primus inter pares, nonchè princeps, era il primo imperatore romano, Ottaviano Augusto, il quale spiegava a modo suo il senso del termine,  in linea  con  la propaganda dell’epoca:

«Nel mio sesto e settimo consolato, dopo aver sedato l’insorgere delle guerre civili, assunsi per consenso universale il potere supremo, trasferii dalla mia persona al senato e al popolo romano il governo della repubblica. Per questo mio atto, in segno di riconoscenza, mi fu dato il titolo di Augusto per delibera del senato e la porta della mia casa per ordine dello Stato fu ornata con rami d’alloro, e una corona civica fu affissa alla mia porta, e nella Curia Giulia fu posto uno scudo d’oro, la cui iscrizione attestava che il senato e il popolo romano me lo davano a motivo del mio valore e della mia clemenza, della mia giustizia e della mia pietà. Dopo di che, sovrastai tutti per autorità, ma non ebbi potere più ampio di quelli che mi furono colleghi in ogni magistratura. »
 (Res Gestae Augusti, Cap. 34)

«Quando rivestivo il tredicesimo consolato, il senato, l’ordine equestre e tutto il popolo Romano, mi chiamò Padre della Patria, decretò che questo titolo dovesse venire iscritto sul vestibolo della mia casa, e sulla Curia Iulia e nel Foro di Augusto sotto la quadriga che fu eretta a decisione del Senato, in mio onore. Quando scrissi questo, avevo settantasei anni.»
(Res Gestae Augusti, Cap. 35)

Non è che poi manchino tanti anni…

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