TRUFFE DI STATO

Ogni grande civiltà del passato ha impresso il suo passaggio nella Storia, lasciando le vestigia di un’antichità gloriosa tramite la realizzazione di opere maestose, destinate a stupire i contemporanei ed impressionare i posteri.
Oggi, l’ignaro visitatore che si trovasse ad attraversare le contrade di quella che un tempo veniva chiamata Campania felix, per l’amenità dei luoghi e la prosperità delle sue terre, scoprirà suo malgrado come le piramidi non siano una prerogativa esclusiva dell’Egitto.
Questi strani manufatti che si ergono al centro del Nulla, presidiati a vista con presidi armati, sono il miglior monumento al tempo presente nell’Italietta militarizzata delle eterne emergenze. Soprattutto, costituiscono il simbolo più eloquente e rappresentativo dell’Imperium berlusconiano e dei suoi proconsoli, nell’era di Re Silvio IV l’Intoccabile.
E proprio le moderne “ecoballe” (un nome evocativo..) racchiudono in sé la stessa consistenza di un potere logoro ma coriaceo nella sua nefasta pervasività; ne portano l’odore e con il loro olezzo ne preannunciano la presenza, tra i liquami tossici di commistioni inconfessabili che sfuggono ad ogni possibilità di bonifica.
Perché se è vero che il denaro è “lo sterco del Diavolo” è dalla monnezza che i nuovi khan nella cleptocrazia delle libertà traggono le loro origini e nell’occultamento della medesima le loro fortune…
In una delle sue molte opere, Amedeo Benedetti (concittadino di Bondi e Verdini) spiega come l’inganno o la mistificazione consistano nella deformazione a proprio vantaggio della realtà altrui.
Un interessante esempio pratico lo si può leggere nell’analisi che l’economista ed ecologista Guido Viale fa dell’accoppiata Berlusconi-Bertolaso nella gestione delle emergenza rifiuti in Campania:

IL GRANDE BLUFF DEL TENDEM B&B
di Guido Viale

 «Occupandosi dei rifiuti in Campania, Bertolaso ha messo a punto gli ingredienti della successiva gestione delle emergenze da parte della Protezione civile: sequestro della popolazione “assistita”, militarizzazione del territorio, concentrazione di fondi e potere in una struttura che non risponde a nessuno, deroga alle leggi vigenti e, soprattutto, spettacolarizzazione di risultati tanto strabilianti quanto fittizi. Bertolaso era già stato commissario ai rifiuti campani nel 2006, ma se l’era squagliata dimettendosi; inseguito però da un’indagine giudiziaria che nel 2008, alla sua ricomparsa come Sottosegretario di Stato all’emergenza rifiuti lo stava portando diritto in galera. Come successe alla  sua collaboratrice Marta Di Gennaro, arrestata insieme a una dozzina di altri responsabili del disastro campano. Da diverse intercettazioni emergeva che i vertici della Protezione civile erano consapevoli di violare la legge e di non fare quello che sbandieravano… La Di Gennaro chiamava ‘merdaccia’ i rifiuti che in pubblico spacciava come “organico stabilizzato” per sistemarlo in discariche che non potevano accoglierlo. E cercava di far rimuovere un carabiniere onesto che si adoperava per documentare lo scempio. Un decreto ad personam con cui Berlusconi lo sottraeva al giudice naturale, aveva evitato a Bertolaso l’arresto, deviando poi il procedimento nel “porto delle nebbie” della Procura romana. Dal carcere, Marta Di Gennaro protestava: “Quello che ho fatto io lo ha fatto anche lui; e io l’ho fatto per lui. Perché allora io sono dentro e lui è fuori?”
Già, perché? Avrebbero potuto fermarlo in tempo.
Prima del ritorno di Bertolaso, comunque, il grosso del “lavoro sporco” era stato già fatto dal commissario nominato da Prodi: Gianni De Gennaro, che i galloni se li era conquistati al G8 di Genova. In mancanza di altre idee infatti si pensava che per gestire i rifiuti campani bisognasse “menare le mani”. De Gennaro non lo aveva fatto; aveva aperto due discariche illegali (Santarcangelo e Savignano) e, utilizzando l’esercito, aveva riempito di rifiuti mai più rimossi decine di impianti e di edifici dismessi. Quasi 300.000 tonnellate di rifiuti erano ormai state spostate dalle strade; ne restavano meno di 15.000. Bertolaso e Berlusconi se ne sarebbero attribuiti il merito, cominciando poi a riempire le discariche, belle e pronte, di De Gennaro. Poi, oltre a salvare Bertolaso, Berlusconi aveva disposto l’apertura di 11 nuove discariche, di 3 nuovi inceneritori (poi diventati 4, oltre a quello, mai finito, di Acerra), lo smantellamento di 7 impianti di trattamento meccanico biologico dei rifiuti (un gioiello tecnologico, se mai qualcuno avesse voluto farli funzionare, in grado da soli di trasformare in materiali recuperabili tutti i rifiuti urbani prodotti in Campania) e il 50% di raccolta differenziata. Tutto entro il 2010! Troppa grazia. Sono misure tra loro incompatibili: o si brucia tutto (e anche per questo 5 inceneritori sono troppi), o si fa una buona raccolta differenziata (e allora da bruciare non resta quasi niente). O si butta tutto in discarica; magari in aree protette. O si trattano i rifiuti per ricavarne materiali riutilizzabili (e per questo i 7 impianti campani bastavano e avanzavano). Ma tutte insieme queste cose non si possono fare. E infatti non si è fatto niente.
Dei 5 inceneritori promessi ce n’è uno solo, che c’era già, e che funziona poco e male (le sue emissioni sono un “Segreto di Stato”). Delle 11 discariche ne è stata aperta una sola (Chiaiano) a ridosso di un ospedale, dell’abitato e di stupendi frutteti. È quasi piena.
La seconda di quelle previste, nel Parco del Vesuvio, è stata bloccata. Quelle di De Gennaro, ormai quasi piene, stanno franando. Delle altre non si parla neanche più. La raccolta differenziata si fa bene solo dove i Comuni l’hanno sottratta alle strutture commissariali. Altrove, come a Napoli, si sta tornando addirittura indietro. Gli impianti di trattamento meccanico biologico sono stati trasformati in frullini per tritare i rifiuti da inviare ad Acerra, o da trasformare in ecoballe. Le piramidi di rifiuti che costellano la regione sono ancora lì. Sversamenti e incendi di rifiuti tossici (il problema maggiore) continuano persino accanto agli impianti (siti strategici di interesse nazionale) presidiati dall’esercito; che non difende il territorio dalla camorra, ma Bertolaso dall’ira della popolazione, dalle indagini giudiziarie, dall’informazione.

Per due anni i media hanno dato credito al “miracolo campano” di Berlusconi. Ora, in attesa che i rifiuti tornino ad ammorbare le strade di Napoli, quel miracolo si è trasferito a Palermo.»

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5 Risposte to “TRUFFE DI STATO”

  1. e ovviamente di Palermo nessuno parla, dato che non c’è nessun Prodi da screditare.

  2. Midhriel Says:

    Quando leggo notizie come queste prima mi indigno, poi mi addoloro: mi indigno per il malaffare, mi addoloro per lo scempio di territori che erano unici per la loro bellezza e fertilità. Non posso fare a meno di pormi una delle mie solite domande stupide: ma questi criminali (di qualunque specie) non hanno figli e nipoti a cui pensare? Non si rendono conto che il loro lucro di oggi è la distruzione del mondo futuro per i figli e i nipoti? Ma appunto è una delle mie domande sciocche :)
    Di Palermo posso dire che l’amministrazione Cammarata ha fatto una cosa furba: ha eliminato, zona per zona, i cassonetti dalle strade e ha fatto partire il servizio di raccolta differenziata “porta a porta”. L’immondizia per le strade non si vede (quasi) più, perchè sta ben nascosta in casa della gente.

  3. mah, secondo me i figli vivranno in una sorta di “monarch programming”, nel loro bel mondo lussuoso protetto dallo schifo che hanno creato i padri.

  4. Joel Bakan, sceneggiatore di “The Corporation” ed autore dell’omonimo libro, ipotizza che il “bello”, la natura incontaminata, la salubrità dei luoghi, diverranno anch’essi oggetti da capitalizzare (come fossero una commodity da quotare in borsa), ai quali verrà attribuito un valore aggiunto rispetto all’uso… Saranno i luoghi riservati a consumo privato di pochi e ricchissimi privilegiati che se ne saranno accapparrato l’utilizzo esclusivo… Perché a nessuno piace vivere tra i rifiuti, o in territori contaminati, in ambienti tossici altamente inquinati, con tessuti sociali devastati e ad altissima conflittualità.
    La differenza sarà tra coloro che potranno permettersi di scegliere dove vivere, e coloro che invece dovranno sopravvivere nelle zone devastate dal saccheggio criminale.
    Ma la vera differenza, affinché ciò non accada, dovrebbero farla i “cittadini” ammesso che abbiano la consapevolezza di essere tali, invece di compiacersi del loro status di sudditi questuanti.

  5. Midhriel Says:

    Infatti la mia impressione è che i “cittadini” non si sentano sudditi questuanti, ma furbi che approfittano delle occasioni d’oro offerte dal Gatto e la Volpe nel Paese dei Balocchi.

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