SANTI SUBITO!

01 - Fioravanti Mambro
Si fanno le coccole. Rilasciano interviste. Partecipano a dibattiti e presentazioni. Firmano autografi. Sono gli special guest ai meeting di “Comunione e Liberazione” dove narrano tra applausi scroscianti un’esemplare esperienza di vita: fulgido esempio morale di coppia modello, regolarmente sposata come vuole Santa Romana Chiesa. Come tutte le superstars che si rispettino, godono di un nutrito seguito di fan ed estimatori… Sono le iconcine sacre che adornano la sacrestia dei sacerdoti di “Legge & Ordine”. Sono le figurine pregiate nell’album-ricordi per i fanatici della “Tolleranza Zero”; di quelli che vorrebbero un ‘uomo in divisa’ ad ogni angolo, in nome della “sicurezza”.
Sono Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.
Giusva & Francy (possiamo chiamarvi così, vero?!?) da sempre pericolosamente insieme. TVTB. Kiss-kiss! Bang-bang! Gli eroi neri dello spontaneismo eversivo, la coppia assassina dello stragismo indiscriminato, insieme al loro amichetto di sangue: Luigi Ciavardini.
Finalmente liberi, redenti nell’impunità, un sicuro ruolo da protagonisti nell’Italia fascistizzata dal ventennio berlusconiano, restituita al trionfo delle celebrazioni littorie, e una predisposizione per l’omicidio di massa. Roba che manco Donato Bilancia!

02

Piuttosto che tracciare una breve storia dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), abbozzando una biografia degli sciagurati protagonisti (avremo tempo e modo per fare entrambe le cose), preferiamo ricordare a chi se ne fosse dimenticato il profilo criminale di alcuni dei suoi massimi esponenti, tralasciando le loro responsabilità nel massacro bolognese… Esiste infatti un vasto movimento trasversale, teso a sottolineare le incongruenze e l’estraneità della Banda Fioravanti nell’attentato alla Stazione Centrale di Bologna. Comunque, alle interviste auto-assolutorie di Giusva Fioravanti, noi preferiamo la più complessa lettura delle carte processuali che hanno determinato la condanna.
Ad onor del vero, i NAR non costituiscono una struttura organizzativa ben definita. Sono piuttosto una sigla ideata dalla ‘Banda Fioravanti’, un movimento liquido nel quale transitano i ventenni del cosiddetto “spontaneismo armato”, provenienti dalla galassia dell’estrema destra fascista. Più che un marchio di fabbrica, si tratta di un vessillo identitario da usare in una specie di franchising ideologico.
03 - Giusva Cominciamo dunque dal tenero “Giusva”, il ragazzino prodigio che dalla tranquilla provincia trentina (è nato a Rovereto, il 28 Marzo 1958) si trasferisce nelle grande città, Roma, dove subisce i traumi e le incredibili privazioni di una vita difficile in contesti degradati. Infatti, vive nel quartiere borghese di Monteverde. Il padre, Mario Fioravanti, lavora in RAI e le opportunità non mancano… Giusva si può permettere vacanze studio in USA. E la scuola privata, il “Monsignor Tozzi”, dove conosce altri figli di papà come lui, coi quali andrà in giro ad ammazzare la gente, quando non frequenta le sezioni del MSI. 02 - Grazie Nonna Di Giusva vogliamo ricordare i precoci esordi cinematografici: è il bimbo giudizioso della “Famiglia Benvenuti”. Maliziosamente trasgressivo in “Grazie Nonna”: indimenticabile capolavoro della commedia sexy all’italiana.
Un’adolescenza serena, fatta di risse e pestaggi con i ‘compagni’; danneggiamenti vari; qualche furtarello; un po’ di ricettazione; possesso illegale di armi da fuoco…

28-02-1976: tentato omicidio.
15-12-1976: tentato omicidio; violazione disposizioni sul controllo delle armi.
23-12-1976: violazione della normativa su armi, munizioni, aggressivi chimici e congegni micidiali.
30-12- 1976: ricettazione continuata.
09-01-1977: tentato omicidio; violazione delle disposizioni sul controllo delle armi.
08-02-1977: detenzione illegale di armi e munizioni; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
25-05-1977: detenzione illegale di armi e munizioni.
30-12-1977: detenzione illegale di armi e munizioni; danneggiamento.
31-12-1977: porto illegale di armi continuato.
04-01-1978: porto illegale di armi continuato.

Niente di grave.
Con la consapevolezza della maggior età, Fioravanti affina i suoi hobbies

28 febbraio 1978. Roma. Un Giusva non ancora ventenne è in libera uscita insieme al fratellino Cristiano ed agli amici con la macchina di mammà. Stanno perlustrando il quartiere Don Bosco-Cinecittà, zona rossa, in cerca di qualche compagno da castigare. Seduti su una panchina a P.za Don Bosco, notano due ragazzi coi capelli lunghi che chiacchierano fumando una sigaretta. Un segno inconfondibile. Fioravanti scende dall’auto, si dirige verso il gruppetto e fa fuoco: Roberto Scialabba, operaio elettricista di 24 anni, cade a terra ferito. Fioravanti gli sale sopra, si mette a cavalcioni, e lo finisce con un colpo alla testa. Poi, si gira verso una ragazza che sta fuggendo urlando e le spara senza colpirla. Anni dopo, il buon Giusva rivelerà che ciò che lo aveva più impressionato al suo primo omicidio era stata l’espressione di assoluto stupore delle sue vittime. Insomma, lui era sceso in guerra e questi non sapevano nemmeno di essere in trincea!

Marzo 1978. Sempre a Roma, giustamente indignato dai film pornografici di Pasolini, partecipa all’assalto dei missini contro il cinema Rouge et Noir dove si proietta “Salò o le 120 giornate di Sodomia”. Nel frattempo, lascia l’Università di Perugia e trova il tempo di arruolarsi nell’Esercito. Cadetto nella scuola ufficiali di Cesano, il giovane Fioravanti vuole diventare (manco a dirlo) parà della Folgore. Adesso vuole che lo si chiami “tenente”. È così ligio e disciplinato alla vita militare che lo sbattono in caserma punitiva, nelle campagne di Pordenone. Ma Giusva non si perde d’animo…

08-05-1978: abbandono di posto da parte di un militare di guardia.
09-05-1978: furto militare continuato.

In pratica si è fregato un centinaio di bombe a mano mod. SRCM dalla polveriera di Spilimbergo, mentre era di guardia. Concedendosi qualche giretto col la campagnola di servizio. Di conseguenza, il 14-06-1979, il Tribunale militare di Padova lo condannerà ad 8 mesi di reclusione, per furto di veicolo e abbandono del posto di guardia.
Il resto del 1978 invece Fioravanti lo trascorre in maniera relativamente tranquilla:

03-07-1978: rapina; porto illegale di armi.
24-11-1978: rapina.
26-12-1978: rapina; violenza privata; violazione di domicilio; detenzione illegale di armi e munizioni.

1979, Anno nuovo, vita nuova! Anche Giusva festeggia a modo suo…

9 gennaio 1979. Roma. Fioravanti ed altre tre persone assaltano la sede romana di “Radio Città Futura” dove è in corso una trasmissione gestita da un gruppo femminista. I terroristi, dal volto travisato, fanno stendere le donne presenti sul pavimento e danno fuoco ai locali. L’incendio divampa e le ragazze, terrorizzate, tentano di fuggire. Sono raggiunte da colpi di mitra e pistola. Quattro rimangono ferite, di cui due gravemente.
L’idea originale era colpire l’emittente degli autonomi, “Radio Onda Rossa”. Opzione scartata per l’evidente impermeabilità del quartiere S.Lorenzo ai fascisti.

16-06-1979. Roma, Quartiere Esquilino.
Fioravanti guida l’assalto alla locale sezione del PCI. All’interno si stanno svolgendo due assemblee congiunte: di quartiere e dei ferrovieri. Sono presenti più di 50 persone. La squadra terrorista lancia due bombe a mano SRCM, poi scarica alla cieca un caricatore di revolver. Si contano 25 feriti. Per puro caso non ci sono morti. Siamo al primo tentativo di strage e Fioravanti si arrabbia “perché non c’è scappato il morto”, come testimonia Dario Pedretti, componente del Commando. Che Fioravanti fosse colui che ha guidato il gruppo di fuoco  è accertato dalle testimonianze dei feriti e degli altri partecipanti all’azione, e da una sentenza passata in giudicato. Ciononostante, Fioravanti ha sempre negato questo suo pesante precedente stragista.

Per il resto, bisogna pur mangiare e l’intraprendente Giusva pensa al finanziamento ed al reperimento delle armi. In armeria naturalmente, con regolare rapina.

19-06-1979: ricettazione continuata.
27-11-1979: rapina (Chase Manhattan Bank); detenzione illegale di armi e munizioni; ricettazione.
05-12-1979: ricettazione continuata; violazione delle norme sulle armi, munizioni, aggressivi chimici e congegni micidiali.
11-12-1979: rapina; ricettazione; detenzione illegale di armi e munizioni.
07-03-1980: rapina; violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.
30-03-1980: rapina; detenzione illegale di armi e munizioni; porto illegale di armi; lesioni personali; ricettazione.
Aprile 1980: violazione delle norme sul controllo delle armi, munizioni e esplosivi.

17 dicembre 1979. Roma. Fioravanti e la sua banda vogliono uccidere l’avvocato Giorgio Arcangeli, ritenuto responsabile della cattura di Pierluigi Concutelli. Il “Comandante Lillo” è un altro psicopatico pluriomicida, un ‘duro e puro’ di provenienza ordinovista e tra gli ispiratori di Ordine Nero.
Il problema è che Fioravanti non conosce l’avv. Arcangeli. Non lo ha mai visto prima!
L’agguato viene teso sotto lo studio del legale, ma a perdere la vita è un inconsapevole geometra di 24 anni, Antonio Leandri, vittima di uno scambio di persona e colpevole di essersi voltato al grido “avvocato!” lanciato da Fioravanti. A sparare addosso al geometra è uno dei complici di Fioravanti, ma a finire Leandri ci pensa Giusva il misericordioso.

6 febbraio 1980. Roma. Maurizio Arnesano ha 19 anni. È appena entrato in Polizia e presta servizio come agente di guardia al consolato libanese, in V. Settembrini.
Alla banda Fioravanti serve un mitra. Di pistole e fucili ormai ne hanno razziati parecchi, ma un mitragliatore manca alla collezione. L’M12 del poliziotto andrà benissimo.
Fioravanti parcheggia il motorino con cui è arrivato, punta la pistola contro Arnesano e gli intima di consegnargli la mitraglietta. Il ragazzo in uniforme esita, accenna una reazione, e Fioravanti gli pianta 3 pallottole nel braccio. Così ferito, per Arnesano è impossibile rispondere al fuoco. Il ragazzo, col mitra ancora a tracolla, corre verso l’ingresso del consolato per cercare aiuto e rifugio. Fioravanti gli spara altri 4 proiettili nella schiena, poi con calma si avvicina, prende l’M12, e se ne va. Giusva ha il suo giocattolo nuovo. Più tardi, a chi gli rinfaccia la vigliaccheria dell’omicidio Arnesano, un uomo ferito e colpito alla schiena, dichiarerà: “Non sparare alle spalle è un lusso”.

30 marzo 1980. Padova. Evidentemente un solo M12 non basta e quindi ci si organizza. Un commando dei NAR assalta il distretto militare di Via Cesarotti a Padova. Un sergente viene ferito e vengono rubati 4 vecchi moschetti Carcano, 5 fucili a ripetizione, pistole e proiettili. Sul muro della caserma, prima di andarsene, Francesca Mambro firma la rapina con la sigla BR per depistare le indagini.

28 maggio 1980. Roma. Quartiere Salario-Trieste, feudo nero di Terza Posizione.
04 - Franco EvangelistaUna spedizione dei NAR, alla quale partecipano Luigi Ciavardini, Fioravanti e la Mambro, decide di dare una ‘lezione’ alla Polizia e attacca la pattuglia di vigilanza che staziona davanti al Liceo classico “Giulio Cesare”. L’obiettivo era quello di disarmare i tre agenti e di schiaffeggiarli, per “ridicolizzare la militarizzazione del territorio”. La sortita però non riesce perché i poliziotti si accorgono della presenza dei terroristi e cercarono di reagire, ma gli aggressori aprono il fuoco per primi Nell’assalto muore l’appuntato Francesco Evangelista (detto “Serpico”) che viene crivellato con sette colpi di pistola, mentre il suo collega Giuseppe Manfreda rimane ferito. “Serpico” è una sorta di istituzione nella polizia romana. È un agente pluridecorato, assai rispettato per la sua professionalità ed esperienza. La morte di Evangelista provoca una reazione furiosa della Polizia che reagisce in modo inconsulto. Per l’omicidio, viene arrestato Nanni De Angelis, una giovane promessa del rugby, militante di Terza Posizione e totalmente estraneo alla vicenda. Il ragazzo verrà ritrovato impiccato in carcere con evidenti segni di violenze e percosse. A salvare dal pestaggio Ciavardini, arrestato con De Angelis, ci penserà invece il fratello che è ufficiale di Polizia, lasciando invece l’altro ragazzo fermato a fare da capro espiatorio. 

23 giugno 1980. Roma. A Viale Jonio, a cavallo dei quartieri Montesacro e Valmelaina-Tufello, viene assassinato a colpi di pistola il sostituto procuratore Mario Amato, 36 anni. L’esecutore materiale dell’omicidio è Gilberto Cavallini, ma l’assassinio è stato pianificato da Fioravanti e Mambro. Il giudice Amato è l’unico magistrato ad occuparsi di eversione nera, dopo aver ereditato per competenza i fascicoli di indagine del pm Vittorio Occorsio, a sua volta ammazzato a raffiche di mitra il 10 Luglio 1976 da Pierluigi Concutelli.
Il sostituto procuratore Amato, conduce da un paio di anni le principali inchieste sul terrorismo di destra, in assoluto isolamento. Osteggiato dai colleghi, Amato viene denigrato dal suo diretto superiore, il giudice istruttore Antonio Alibrandi, futuro deputato missino, che lo accusa di “dare la caccia ai fantasmi”. Fioravanti non conosce il volto del procuratore Amato, pertanto va in tribunale e se lo fa indicare da Alessandro, uno dei killer più spietati dei NAR nonché figlio del giudice Alibrandi. 05 Omicidio AmatoMario Amato viene assassinato mentre aspetta l’autobus per andare a lavoro. Aveva inutilmente richiesto una protezione, o quantomeno un’autoblindata, che gli fu sempre negata.
Amato aveva annunciato sviluppi clamorosi nella sua indagine, prossime «alla visione di una verità d’assieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse degli esecutori degli atti criminosi». E infatti…

2 agosto 1980. Bologna. Strage alla stazione centrale. È un’ecatombe. [Vedi post precedente] Fioravanti e camerati hanno sempre respinto con forza ogni addebito, negando recisamente la loro partecipazione alla strage.

06 - Strage di Bologna

9 settembre 1980. Roma. Nella pineta di Castelfusano viene ucciso Francesco “Ciccio” Mangiameli, docente liceale di lettere, e soprattutto dirigente di Terza Posizione per la Sicilia. TP è un movimento di estrema destra collaterale ai NAR coi quali si scambiano militanti e supporti logistici. I rapporti sono ibridi, di amore ed odio. Terza Posizione è stata fondata dall’intellettuale Gabriele Adinolfi, Giuseppe Dimitri (consigliere recentemente scomparso dell’attuale sindaco di Roma, Gianni Alemanno) e Roberto Fiore. All’omicidio Mangiamenli partecipano Francesca Mambro, Giusva Fioravanti col fratello Cristiano, Soderini e Vale.  Il corpo  viene zavorrato e gettato in un laghetto a Tor de’ Cenci. I motivi dell’assassinio non sono mai stati davvero chiariti e le cause della morte di Mangiameli restano oscure.
Allo sventurato “Ciccio” i suoi carnefici rinfacciano di essere un ‘infame’, un informatore della Polizia (a sparare è Cristiano Fioravanti, il più grande ‘paraculato’ della banda e uno che di infamate se ne intende parecchio, visto che che per ottenere l’impunità attribuirà al fratello i delitti più assurdi).  Soprattutto, gli assassini ritengono che Mangiameli si sia fregato i soldi della cassa dei NAR. Denaro che doveva servire per l’evasione di Concutelli. I soldi però non escono fuori e Giusva è furioso. Sospetta che nel furto della cassa sia coinvolto anche Fiore… O almeno così si maligna secondo alcune indiscrezioni… Ma nei confronti di Roberto Fiore è stato spiccato un mandato di cattura per reati associativi e associazione sovversiva, nell’ambito della strage alla stazione di Bologna. E il dirigente di TP si è dato alla fuga. Dalla sua latitanza londinese, Fiore creerà un piccolo impero finanziario, con non si sa bene quale capitale. Al suo rientro in Italia, dopo la prescrizione dei reati, fonderà Forza Nuova.

5 febbraio 1981. Padova. Francesca Mambro e Fioravanti devono recuperare delle armi nascoste nel canale Bacchiglione, ma vengono notati da una pattuglia dei Carabinieri che si ferma per controllare. Fioravanti finge di arrendersi, mentre la Mambro resta nascosta dietro l’auto pronta ad aprire il fuoco. Nella sparatoria muoiono i carabinieri: Enea Codotto, 25 anni e Luigi Maronese, 23 anni. Dagli atti del processo è emerso che durante l’imboscata Fioravanti ha fatto finta di arrendersi. Poi ha gridato alla Mambro, nascosta dietro un’auto, «Spara! Spara!».
Ferito alle gambe, Fioravanti verrà arrestato la notte stessa.

Giuseppe Valerio Fioravanti, detto Giusva, è stato condannato a 8 ergastoli, ai quali si aggiungono altri 134 anni e 8 mesi di reclusione. La mancata corrispondenza tra numero di ergastoli e numero di omicidi è dovuta all’applicazione del vincolo della continuazione.

ergastolo per l’omicidio di Roberto Scialabba (28 febbraio 1978)
ergastolo per l’omicidio di Antonio Leandri (17 dicembre 1979)
ergastolo per l’omicidio di Maurizio Arnesano (6 febbraio 1980)
ergastolo per l’omicidio di Franco Evangelista (28 maggio 1980)
ergastolo per l’omicidio di Mario Amato (23 giugno 1980)
ergastolo per la strage alla Stazione di Bologna (2 agosto 1980)
ergastolo per l’omicidio di Francesco Mangiameli (9 settembre 1980)
ergastolo per l’omicidio di Enea Codotto e Luigi Maronese (5 febbraio 1981)

Fioravanti ha inoltre accumulato altri 134 anni e 8 mesi di reclusione per reati quali: furto e rapina (una ventina), violazione di domicilio, sequestro di persona, detenzione illegale di armi, detenzione di stupefacenti, ricettazione, violenza privata, falso, associazione a delinquere, lesioni personali, tentata evasione, banda armata, danneggiamento, tentato omicidio (28 febbraio 1976, 15 dicembre 1976, 9 gennaio 1977, 28 febbraio 1978, 6 marzo 1978), incendio, sostituzione di persona, strage, calunnia, attentato per finalità terroristiche e di eversione.

Dal 2 agosto 2009 (XIX° anniversario della strage di Bologna) è tornato ad essere un uomo libero nella pienezza dei propri diritti. La riabilitazione del condannato, anche all’ergastolo, è prevista dall’articolo 179 del codice penale. Il 15 aprile 2004, Fioravanti ha ottenuto dal Tribunale di sorveglianza la libertà condizionale perché ha tenuto «un comportamento tale da fare ritenere sicuro il suo ravvedimento» e, come prevede l’articolo 176 del codice penale, ha potuto lasciare il carcere. Dopo cinque anni di libertà vigilata, ha ottenuto la riabilitazione che «estingue le pene accessorie e ogni altro effetto penale della condanna».
La pena è estinta. Certezze del diritto.

07 - Padova 1981

Ogni Clyde ha la sua Bonnie.
08 - mambro Compagna inseparabile di Giusva è
FRANCESCA MAMBRO.
Praticamente coetanei, con un anno di differenza. Con Fioravanti la Mambro condivide tutto, moralmente e materialmente, comprese le azioni criminose dove però agisce come ‘staffetta’ o come riserva, pronta al fuoco di copertura ove sia necessario.
Insieme percorrono le tappe sanguinose di una discesa agli Inferi, dalla quale si può risalire…
Estinzione della pena: 2013.
Riportiamo alcune azioni terroristiche imputate alla Mambro (molte delle quali compiute insieme a Fioravanti) e per le quali è stata condannata.

7 marzo 1979. Roma. A modo suo, Francesca decide di festeggiare la “festa della donna” in anticipo sulla data. Con un gruppo di estremiste di destra, lascia una rudimentale bomba davanti alle finestre del Circolo culturale femminista nel quartiere Prati, a Roma. A pochi metri di distanza, Valerio Fioravanti ed altri estremisti armati, restano a copertura, pronti eventualmente ad intervenire.

28 maggio 1980. Roma. Partecipa all’attentato davanti al liceo Giulio Cesare dove fu ucciso l’appuntato di polizia Francesco Evangelista e ferito l’agente Giuseppe Manfreda.

23 giugno 1980. Roma. Complicità nell’omicidio del sostituto procuratore Mario Amato.

2 agosto 1980. Strage di Bologna. Per la quale si proclama innocente.

9 settembre 1980. Ostia. Omicidio Mangiameli.

5 febbraio 1981. Padova. L’assassinio dei due Carabinieri, che comportò però l’arresto di Fioravanti.

In una spirale omicida sempre più vorticosa, non mancano gli episodi di cannibalizzazione all’interno della stessa banda, fino alle ultime drammatiche azioni criminali.

31 luglio 1981. Partecipazione all’uccisione di Giuseppe De Luca, estremista di destra.

30 settembre 1981. Partecipazione all’assassinio di Marco Pizzari, sospettato di delazione dal gruppo.

21 ottobre 1981. Roma. Quartiere Ostiense. L’omicidio più brutale. Francesco Straullu è un giovane capitano di Polizia. Ha 26 anni ed è un funzionario con fama di duro. Soprattutto è un investigatore serio e preparato, che nell’ambito della DIGOS romana coordina con successo le indagini sui gruppi dell’eversione nera. Di conseguenza, negli ambienti neofascisti il brillante capitano è oggetto di un odio feroce:

Voci nell’ambiente lo accusano di torture fisiche e prepotenze sugli arrestati e abusi sessuali sulle donne: probabilmente finirà per pagare il rapporto con Laura Lauricella, l’ex donna di Egidio Giuliani, un altro capobanda detenuto e irriducibile. Lei invece si è ‘pentita’ e si aggrappa al capitano che ne gestisce il rapporto con la giustizia. Li vedono qualche volta insieme e il tam-tam dell’ambiente li fa subito diventare amanti
(Ugo Maria Tassinari. “Fascisteria”. Castelvecchi, Roma 2001)

All’agguato contro il capitano partecipano Alessandro Alibrandi, Gilberto Cavallini, e Francesca Mambro. I terroristi credono che Straullu si muova con l’autoblindata e si armano di conseguenza. In realtà, il cap. Straullu e l’agente Ciriaco Di Roma viaggiano su una normale vettura di servizio. Alibrandi usa un M1 Garand, pesante ma micidiale: un fucile da guerra calibro 7,62 caricato con pallottole traccianti.

09 - STRAULLU - DI ROMA

I due poliziotti vengo investiti da una devastante pioggia di proiettili che ne maciulla letteralmente i corpi, tanto che Cavallini deve rinunciare a trapassare il cadavere del capitano con una lancia nativo-americana, simbolo di vendetta.”
Francesco Straullu viene decapitato da una fucilata sparata a bruciapelo. L’efferatezza del crimine è racchiusa nelle parole del medico legale: «La morte di Straullu è stata causata dallo sfracellamento del capo e del massiccio facciale con spappolamento dell’encefalo; quella dell’agente Di Roma per la ferita a carico del capo con frattura del cranio e lesioni al cervello».

5 marzo 1982. Roma. Quartiere Aurelio. I desperados della banda Fioravanti rapinano un’agenzia della BNL. 10 - Alessandro CaravillaniIntercettati da una volante della Polizia, i terroristi si mettono a sparare tra i passanti. Muore lo studente Alessandro Caravillani, ucciso mentre andava a scuola.
Nella sparatoria rimane ferita anche la Mambro che verrà finalmente arrestata e nel Febbraio del 1985 sposerà in carcere Giusva Fioravanti. Dall’unione è nata una bambina.

Francesca Mambo è stata condannata a 6 ergastoli:

ergastolo per l’omicidio di Franco Evangelista (28 maggio 1980)
ergastolo per l’omicidio di Mario Amato (23 giugno 1980)
ergastolo per la strage alla Stazione di Bologna (2 agosto 1980)
ergastolo per l’omicidio di Francesco Mangiameli (9 settembre 1980)
ergastolo per l’omicidio di Enea Codotto e Luigi Maronese (5 febbraio 1981)
ergastolo per l’omicidio di Giuseppe De Luca (31 luglio 1981)
ergastolo per l’omicidio di Mambroarco Pizzari (30 settembre 1981)
ergastolo per l’omicidio di Francesco Straullu e Ciriaco di Roma (21 ottobre 1981)
ergastolo per l’omicidio di Alessandro Caravillani (5 marzo 1982)

Agli ergastoli si aggiungono ulteriori 84 anni e 8 mesi di reclusione per reati quali: furto e rapina (una ventina in tutto), detenzione illegale di armi, violazione di domicilio, sequestro di persona, ricettazione, falso, associazione sovversiva, violenza privata, resistenza e oltraggio, attentato per finalità terroristiche, occultamento di atti, danneggiamento, contraffazione impronte.
Ha scontato in carcere circa 26 anni, 16 dei quali in detenzione permanente più circa 10 in regime di semilibertà. Nel 2013 Francesca Mambro tornerà ad essere una donna libera con la completa estinzione della pena ed il pieno reintegro dei diritti.
Per quella data, Mambro e Fioravanti, se lo vorranno, potranno anche aspirare ad una possibile candidatura alle prossime elezioni politiche, che siamo certi non mancherà…

Né lei né il marito hanno mai mostrato una vera presa di distanza dalle loro azioni delittuose, né hanno mai intrapreso alcuna forma di dissociazione. Meno che mai hanno corrisposto una qualche forma di risarcimento dei danni alle vittime.

L’Italia è davvero uno strano paese.

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49 Risposte to “SANTI SUBITO!”

  1. claudia Says:

    ho letto con interesse il “curriculum” di giusva fioravanti.
    ero al Giulio Cesare la mattina della sparatoria e dell’omicidio di serpico. stavo aspettando che aprissero i cancelli. in quella occasione spararono anche ad antonio, il piantone che era sempre li’. gli spararono un colpo che lo fece cadere per terra e poi gli misero un piede sul collo e gli spararono di nuovo, credo in testa. allora avevo quindici anni e non mi scordero’ mai l’orrore e il terrore di quel giorno.

  2. Carissima Claudia,
    La memoria è una gemma preziosa da preservare con cura…
    Oggi più che mai!
    Grazie per il tuo contributo, così importante, che arricchisce le nostre modeste pagine, col valore della testimonianza diretta. Testimonianza fondamentale, insieme al vivido ricordo del ferimento di Antonio Manfreda (e non “Giuseppe” come da noi erroneamente riportato, insieme alla maggior parte delle fonti consultate).
    All’epoca dei fatti, ero un bambino ma la cosa mi colpì parecchio e ancor di più mi impressionò la strage di Bologna. Eventi che non si possono dimenticare né ignorare.

  3. Quella mattina al Giulio Cesare c’ero anch’io. Spararono ad Antonio alla testa, vicino agli occhi, da vicino, guardandolo in viso. Quell’anno al Giulio forse eravamo 1.800 alunni e credo che tutti, come me volevamo bene a Antonio. Avevo 15 anni e fu bruttissimo, ho pianto per Antonio e ho pianto per l’inferno che quella gente ci ha fatto vivere. Quella volta, e poi ancora dopo. Roma era un inferno. E loro ora se ne vanno serenamente in giro a fare gli “opinionisti”. Tempo fa, lessi sul Messaggero che avevano anche ottenuto un contratto di consulenza col Comune di Roma come esperti di assistenza o similare…
    Ora Antonio non c’è più, a lui hanno rovinato la vita, ad altri l’hanno tolta e dei 1.800 che stavamo al Giulio credo che la maggior parte, s’è fatta il culo per fare qualcosa di buono della propria vita.
    Non dimenticherò mai quel giorno e non scorderò mai il mio amico Antonio.

  4. Il perdono senza redenzione si chiama impunità.
    Capisco il “reinserimento sociale”… la “funzione educativa della pena”… ma c’è davvero un limite a tutto. Trasformare due pluriomicidi MAI pentiti o dissociati, due A-S-S-A-S-S-I-N-I (perché di questo si tratta), in una sorta di icona di certo ‘perdonismo’ ad oltranza è davvero il peggior servizio che si possa rendere alla ‘sociologia del recupero’. Dopo di che, a tutto dovrebbe esserci un limite! Se manca il ritegno, bosognerebbe ritrovare almeno un minimo di pudore.
    Dell’ingaggio al Comune di Roma, sono all’oscuro. Spero non sia vero. Però so per certo che i due figlioli prodighi sono stati ingaggiati come consulenti dal comitato elettorale della Bonino per le elezioni regionali nel Lazio. Una “provocazione” che, a quanto pare, ha comportato ottimi risultati alla candidata radicale ed ai suoi promotori. Evidentemente, l’assenza di memoria è un problema trasversale.
    Fortunatamente, c’è chi nonostante tutto si ostina a ricordare…
    Grazie Paola!!!

  5. A 37 anni, il giorno 28 maggio 1980, cade Francesco Evangelisti, appuntato di Polizia. Era chiamato Serpico per il coraggio e l’intraprendenza. Lo uccide un commando dei Nar, i Nuclei armati rivoluzionari. Evangelisti lasciò la moglie e due bambini. Per questo omicidio è stata condannata all’ergastolo in via definitiva Francesca Mambro.

    Il 23 giugno 1980 i terroristi dei Nar, fra cui anche Valerio Fioravanti, uccidono il sostituto procuratore Mario Amato. Il magistrato ha 42 anni, lasciò la moglie e un figlio. Poco prima di essere assassinato aveva chiesto l’uso di un’auto blindata. Gli fu negato. Per questo omicidio è stata condannata all’ergastolo in via definitiva Francesca Mambro.

    Il 2 agosto 1980, alle ore 10.25, nella sala d’aspetto di 2° classe della stazione ferroviaria di Bologna esplode una valigia con 23 chili di esplosivo. Muoiono 85 persone, 200 rimangono ferite. Cinque vittime hanno meno di 10 anni. La più piccola muore a 3 anni. Si chiamava Angela Fresu. Trenta vittime hanno meno di 25 anni. Per questa strage è stata condannata all’ergastolo in via definitiva Francesca Mambro.

    Il 9 settembre 1980 è assassinato il dirigente del movi,ento di estrema destra Terza Posizione, Francesco Mangiameli. Lo uccidono perché testimone scomodo sulla strade di Bologna. Per questo omicidio è condannata all’ergastolo in via definitiva Francesca Mambro.

    Il 5 febbraio 1981 cadono a tradimento sotto i colpi dei terroristi dei Nar che fingevano di arrendersi, i carabinieri Enea Condotto di 25 anni e Luigi Maionese di 23 anni. Per questi omicidi è condannata all’ergastolo in via definitiva Francesca Mambro.

    Il 31 luglio 1981 fu ucciso Giuseppe De Luca, esponente di estrema destra. Per questo omicidio è condannata all’ergastolo in via definitiva Francesca Mambro.

    Il 30 settembre 1981 il fuoco dei Nar colpisce Marco Pizzari, estremista di destra di 23 anni. Era ritenuto un “infame delatore”. Per questo omicidio è condannata all’ergastolo in via definitiva Francesca Mambro.

    Il 21 ottobre 1981 alcuni membri dei Nar colpiscono in un agguato, a Roma, il capitano della Digos Francesco Straullu di 26 anni e l’agente Ciriaco Di Roma di 30 anni, uccidendoli entrambi. Straullu aveva lavorato con grande impegno sul versante del terrorismo neofascista, facendo arrestare 56 appartenenti a gruppi di estrema destra.
    I terroristi spararono contro di loro con mitra e fucili d’assalto, facendo scempio dei corpi dei due poliziotti. Per questi omicidi è condannata all’ergastolo in via definitiva Francesca Mambro.

    Il 5 marzo 1982 durante una rapina a Roma i terroristi dei Nar uccidono Alessandro Caravillani. Per questo omicidio è condannata all’ergastolo in via definitiva Francesca Mambro.

    Francesca Mambro è stata, inoltre, condannata ad altri 84 anni e 8 mesi di reclusione per reati collegati all’appartenenza ai Nar.

    Francesca Mambro è stata riconosciuta colpevole della morte di 96 persone. E’ stata arrestata nel 1982 e ha trascorso effettivamente in carcere 16 anni. Dal 1998 era in regine di detenzione domiciliare con permesso per lavoro esterno all’associazione “Nessuno tocchi Caino”. Da oggi è in la libertà condizionale fino al 2013.

    Enzo Biagi così descrisse Francesca Mambro:”forse nessuno è un mostro, neanche Himmler o Hitler, neanche Stalin; ma Francesca Mambro, volto quadrato, senza un segno di cosmetici,sguardo freddo e sorriso ironico,jeans,scarpe Clarks, ha qualcosa in sé di incomprensibile, di inafferrabile. L’aspetto e i modi spigolosi,il lucido disprezzo. E’ forse il personaggio più sconvolgente che ho incontrato in cinquant’anni di mestiere; e c’è dentro tutto: artisti, ladri,soldati, banditi, politici,campioni, puttane, quasi sante,grandi signore, mezze calzette, prelati, grandi truffatori, giocatori di ogni genere, roulette, carte, affari, pelle o reputazione del prossimo. Nessuno mi ha mai detto: “Non conosco la parola rimorso”; qualche tarlo, qualche pena, tutti ce l’avevano dentro”.

    • Ad essere onesti, l’unico rimorso (che credo fosse sincero) la Mambro lo ha espresso per l’uccisione accidentale di Alessandro Caravillani.
      Il coinvolgimento nella strage di Bologna lo ha sempre negato; dunque non se ne ritiene responsabile. Per tutto il resto non mi risulta ci sia mai stata una vera “dissociazione”, né un reale “ripensamento critico”.
      Evidentemente deve sentirsi molto orgogliosa delle sue gesta passate. Certamente non ne comprende l’abnormità. E’ sicuramente in buona compagnia, dal momento che il Tribunale per il riesame della libertà sembra averne sostanzialmente avvallato le convinzioni, concedendo la pronta scarcerazione (con solo 9 ergastoli e svariate decine di anni di condanne supplementari).

  6. infoparoledicarta@yahoo.it Says:

    Placido dovrebbe pensare a questi due per il suo prox film

  7. Paola Says:

    Che il cinema non faccia più cuoltura non vuol dire che debba cadere così in basso da enfatizzare e romanzare la vita di due cocainomani assassini …
    E allora, perchè no, facciamoli diventare il nuovo mito dei giovani, e come per la banda della magliana: accendini, magliette e serial tv. Magari pagando loro i diritti. Tutto è legittimo? ricordate il film con de niro 48 ore?

    • Lungi da me dal voler enfatizzare o, peggio ancora, esaltare le gesta criminali di “cocainomani assassini”, giacché non tutto “è legittimo”.
      E fortunatamente il nostro cinema ci ha risparmiato una simile, discutibile, performance ‘culturale’.
      Tuttavia, del tutto off topic, da cinefilo appassionato, devo anche riconoscere che il famigerato serial “Romanzo Criminale” è un prodotto cinematografico assolutamente impeccabile e costituisce una realizzazione di altissima qualità del nostro cinema, come non se ne vedevano da anni. Di certo non indulge con i gangster della Magliana, che vengono invece ritratti in tutto il loro squallore umano e ferocia criminale, sottolineando soprattutto l’infinita solitudine e miseria esistenziale dei personaggi.
      Certo l’ipotesi di riconoscere loro delle royalties, col relativo pagamento dei diritti, è qualcosa che suscita orrore.
      Poi c’è un problema più grande, che coinvolge l’universo vastissimo dell’umana imbecillità, tra coatti pariolini e bori di borgata che scimmiottano i personaggi, pensando di sentirsi incredibilmente tosti, e alimentano uno squallido merchandising che dovrebbe imbarazzare tanto i produttori quanto gli acquirenti.

  8. GIULIO MARONESE Says:

    Buongiorno, sono Giulio Maronese, nipote di Luigi Maronese , trucidato il 5 febbraio 1981 a Padova da Fioravanti e Mambro. Esprimo il mio più grande disgusto vedendo che i signori …per modo di dire, possano ancora vedere la luce del sole, portare la loro figlia dal dentista, come si è scritto in vari giornali,non dover abbassare gli occhi per strada e non finire la loro vita in galera o ai lavori forzati! Non ditemi che è odio ma non meritano altro, con tutte le brave e oneste persone a cui hanno tolto la loro di VITA! Grazie, Giulio Maronese

  9. ho 23 anni, troppo pochi per aver vissuto quel periodo. Ma provo disgusto per questa ‘giustizia’. La vita di 90 persone e più non può valere 16 anni di carcere. E anche se la mambro e fioravanti si proclamano innocenti per la strage di bologna non hanno mai rivelato la verità… Il tacere le verità significa non prendere le distanze da quegli episodi e dare protezione ai veri o presunti tali artefici.

    • Il tacere le verità significa non prendere le distanze da quegli episodi e dare protezione ai veri o presunti tali artefici.”

      23 anni e una lucidità critica da rivendere: dimostrazione che la saggezza non ha età. Ce ne fossero di più di persone come te!

  10. GIUSTIZIA PER ALESSANDRO CARAVILLANI”

    “Il 5 marzo 1982 durante una rapina a Piazza Irnerio viene brutalmente freddato con un colpo in testa Alessandro Caravillani dalla mano della terrorista Francesca Mambro del commando che assaltò una banca nel tentativo di recuperare fondi per finanziare futuri atti terroristici di stampo fascista. Arrivta la polizia vengono esplosi decine di colpi. Lei, ferita, viene lasciata dai complici al Santo Spirito. Si salverà. Ma a terra resta Alessandro Caravillani, 17 anni, studente del Liceo IV Artistico.”

    Facendo seguito alle notizie apprese recentemente vorrei sensibilizzare tutti i compagni del IV liceo artistico su quanto segue: la terrorista nera dei N.A.R. (nucleo armato rivoluzionario) Francesca Mambro responsabile dell’omicidio di Alessandro Caravillani, sarà libera nel 2013! e questo nonostante sia stata condannata a 17 ergastoli e ritenuta responsabile di 96 omicidi, di cui 16 reo confessa! La stessa già gode attualmente della semilibertà, il che le permette di girare liberamente all’interno del comune di roma! E tutto questo è reso possibile dall’associazione “nessuno tocchi caino” per la quale collabora. Si ricorda a tutti che la Mambro ha ucciso sempre con spietata freddezza. Alessandro venne ucciso da distanza ravvicinata con un colpo in testa, solo perchè l’aveva guardata in volto! Esorto quindi tutti coloro che trovano tutto ciò una profonda ingiustizia a manifestare il proprio disappunto inviando e-mail di protesta all’associazione “nessuno tocchi caino”, (info@nessunotocchicaino.it ) movimento contro la pena di morte, che ha reso possibile la liberazione della Mambro. E’ assurdo che un associazione del genere che cerca di combattere la pena di morte nel mondo aiuti chi ha CONDANNATO A MORTE COSI TANTE PERSONE! Secondo me è fondamentale gridare la nostra indignazione per rendere giustizia a un nostro compagno, alla famiglia e ai fratelli anch’essi compagni del IV liceo artistico. So che probabilmente tutto ciò non servirà a cambiare le cose, ma la Mambro deve sentire che nessuno dimentica, e se non la condanna lo stato, lo fanno le persone!

    Inoltre ricordo a tutti che la Mambro nel frattempo si è anche sposata con il suo compagno di stragi Valerio Fioravanti (anche lui libero) e che hanno fatto una figlia dimostrando per l’ennesima volta la loro totale spietatezza ed egoismo esistenziale! Grazie a tutti/e.

    Enzo Biagi così descrisse Francesca Mambro:”forse nessuno è un mostro, neanche Himmler o Hitler, neanche Stalin; ma Francesca Mambro, volto quadrato, senza un segno di cosmetici,sguardo freddo e sorriso ironico,jeans,scarpe Clarks, ha qualcosa in sé di incomprensibile, di inafferrabile. L’aspetto e i modi spigolosi,il lucido disprezzo. E’ forse il personaggio più sconvolgente che ho incontrato in cinquant’anni di mestiere; e c’è dentro tutto: artisti, ladri,soldati, banditi, politici,campioni, puttane, quasi sante,grandi signore, mezze calzette, prelati, grandi truffatori, giocatori di ogni genere, roulette, carte, affari, pelle o reputazione del prossimo. Nessuno mi ha mai detto: “Non conosco la parola rimorso”; qualche tarlo, qualche pena, tutti ce l’avevano dentro”.

    • Ciao Becky,
      Permettimi alcune riflessioni…
      Il “male” è spesso tanto più banale, quanto più mediocri sono i suoi autori. E’ un percorso psicologico rassicurante, rappresentare il “Nemico” come un condensato di pura malvagità: un “monstrum” (nell’accezione latina del termine), che sfugge alla casistica umana per rientrare nella sfera del prodigioso, tanto abnormi sono le azioni da lui/lei compiute.
      Ma spesso la cosa non aiuta alla valutazione d’insieme.
      Accettare come implicita l’idea che il male sia in realtà una parte potenzialmente integrante della nostra indole, ne depotenzia l’impatto sociale, ne circoscrive i limiti, ci aiuta a comprendere meglio la personalità e la psiche del “nemico”. Un nemico umanizzato è più facile da sconfiggere, perché più facilmente se ne distinguono le debolezze ed i suoi punti vulnerabili.

      La nostra forza più grande di individui liberi e consapevoli risiede nella nostra capacità di comprensione e nella giusta valutazione delle circostanze, come dicevano gli Antichi, sine animo et ira.
      O quantomeno sforzarsi nel tentativo..:)

      Per questo, restando intatta la condanna, sarà bene fare alcune precisazioni in merito al tuo appello:

      1) Come avevo già ricordato in un precedente commento, l’omicidio di Alessandro Caravillani costituisce forse l’unico caso in cui la Mambro abbia espresso il suo pentimento ed un sincero rimorso.
      Ha partecipato ad una decina e passa di omicidi, tutti consumati a sangue freddo, ma l’assassinio di Caravillani sembra essere l’unico che la Mambro ricordi ed il cui ricordo davvero la mette a disagio, smuovendola da quella gelida rigidità che ama esibire nelle interviste.
      Ad onor del vero, sembra che Caravillani sia stato colpito da un colpo di rimbalzo (mancava l’intenzionalità omicidi). E (sarà brutto dirlo) non ci è mai capito bene “chi” veramente abbia sparato il proiettile che ha ucciso il ragazzo….
      Di certo la Mambro non aveva bisogno di uccidere uno scomodo testimone, dal momento che il suo volto (e la sua fotosegnaletica) era praticamente nota a tutte le Questure e Comandi CC d’Italia.
      E la banda Fioravanti, nelle sue rapine, ha sempre agito a volto scoperto senza mai preoccuparsi di potenziali testimoni.

      2) Se si vuole accettare il principio democratico che la pena è finalizzata prima ancora che all’espiazione al recupero sociale del condannato ed al suo reinserimento in un contesto civile, non si possono negare a prescindere la concessione della semi-libertà e delle altre pene alternative, previste dall’Ordinamento italiano.
      L’associazione “Nessuno tocchi Caino” non ha il poter di far liberare gli ergastolani, ma può favorirne la concessione dei benefici di buona condotta tramite il loro reimpiego volontario nella struttura.
      A liberare Francesco Mambro (e Giusva Fioravanti) sono stati i magistrati del Riesame, che hanno valutato positivamente i percorsi di recupero. Avevano già fatto le stesse valutazioni nel caso del neo-nazista Angelo Izzo, meglio conosciuto come il “Mostro del Circeo“, e poi sappiamo come è andata a finire….
      Quindi, se protesta ci deve essere, che questa vada indirizzata all’attenzione dei giudici del Tribunale del Riesame di Roma: gli unici veramente responsabili della liberazione di Mambro-Fioravanti; senza dimenticare i magistrati che a loro tempo si guardarono bene dal comminare l’ergastolo ostativo alla coppietta fascista di pluriomicidi.

      3) Sarò fatto un po’ all’antica, ma credo che volere un figlio non sia un atto di “totale spietatezza ed egoismo esistenziale”.
      Io ho enorme pena per quella bambina, che per tutta la vita dovrà portare di riflesso il marchio dei suoi terribili genitori.

  11. amerigo dumini Says:

    Mi stupisco che si facciano considerazioni di ordine morale sulle azioni dei soggetti in questione: chi si pente è un infame, essendo troppocomodo , in qualsiasi circostanza , farlo per ottenere sconti o privilegi.
    Non dimentichiamoci di soggetti, come barbone e savasta ,definiti a sinistra , compagni che sbagliano, a cui lo sttao , per essersi ,si fa per dire pentiti, ha ricostruito l’identità , corrisposto 5000 milioni deglia nni 80 , perchè si ricostruissero una vita, milioni premio delle loro delazioni.Non dimenticate che nel dopoguerra il PCi favorì l’espatrio di centinaia di assassini partigiani, facendoli poi rientrare e sedere in parlamento, come quel campione di rettitudine che fu Moranino, senza dimenticare la paranza colpevole dell’attentato di via Rasella , cuyi fu conferita la medaglia d’oro-
    Amerigo.

  12. Anonimo Says:

    Grazie per quello che fai.

  13. Barabba Says:

    Almeno loro non si sono “dissociati”, in un paese dove la delazione è permiata e l’infamia è resa virtù.
    NAR, ultimi romantici.

  14. Anonimo Says:

    e da cosa devono o dovevano dissociarsi? da giornate cocainomani, corse in macchina, rapine e omicidi? dall’essersi eletti “giustizieri” e interpreti di un credo politico cui non appartenevano? no, non si sono dissociati ma sono dei rinnegati!

  15. avicenna Says:

    Anche questi tristi figuri rientrano a pieno diritto nella lugubre galleria dei ritratti di famiglia della destra sedicente “nazionale, sociale, rivoluzionaria”, che periodicamente emana, dalla fogna dove la Storia l’ha giustamente relegata, nauseabondi miasmi, nell’attesa che i tombini vengano di nuovo, per l’igiene delle genti civili, prontamente sigillati. Questi sono solo, diciamo così, due miseravili sicari neri. Ma si pensi un pò a quanti personaggi e squadristi di quella risma, circolano oggi a piede libero, addirittura gerarchetti di “forze politiche” (sic) con certificati penali che intasano i casellari giudiziari, tanto sono voluminosi. Parlano di “terza posizione” e cose similari. L’errore grave, primigenio, fu del primo guardasigilli repubblicano: l’amnistia per i fascisti repubblichini colpevoli di crimini, con cui la fecero franca i futuri caporioni missini e ordinovisti ex-saloini, futuri complottisti e organizzatori di trame e stragi. Gente che meritava il patibolo, nemmeno l’onore del plotone d’esecuzione, per ciò che avevano fatto ai loro connazionali, da aguzzini in combutta coi nazisti. Manutengoli e ascari di Pavolini, Farinacci e Mezzasoma, gente come Almirante, Romualdi, Valerio Borghese, collaborazionisti e persecutori di partigiani. Una vergogna – altro che onore, sangue contro l’oro e via vaneggiando – che andava estirpata tempestivamente. Da lì sono germinati quei frutti venefici. Vabbè. Tieni duro col tuo lavoro utilissimo memento e monito per chi – tanti, troppi – hanno dimenticato o non hanno mai conosciuto queste pagine buie della nostra Storia. Ti leggiamo sempre, partecipi e attenti, anche se a volte silenti, ma mai inerti.

    • A dire il vero sono io che dovrei ringraziarti per i tuoi interventi e per le parole di stima che mi onorano come non mai. Ho soprattutto apprezzato le lucidissime analisi (di natura clinica direi) in merito agli psicotici ossessivi di stronzfront che, fedeli alla catalogazione psicodiagnostica, continuano ad accedere compulsivamente al sito, pensando che a qualcuno interessino i loro deliri… Il più coriaceo sembra essere l'affezionato forzanovista che ora lascia le sue minzioni anche QUI.

  16. gino cristi Says:

    In quel periodo avevo 14 15 16 anni e abitavo a Roma in prati. Li ero fra due fuochi: la sezione msi di via ottaviano e una sezione di sinistra. e se le davano spesso.
    Fortunatamente non davo nell’occhio perchè dimostravo anche meno anni ma ricordo che non sapevi come vestirti. Rischiavi la vita o almeno le botte vere. Come si fa ad essere così matti. Ora loro fanno parte di un associazione contro la pena di morte. Secondo me non ci vorrebbe la pena di morte. Troppo facile. Anche se pratico. Ma la gogna a vita sì. E nelle pause di gogna usarli come schiavi.

    • Mi accontenterei che ci si limitasse ad applicare le leggi esistenti, nella certezza del diritto.
      Le leggi non sono sacre, si possono cambiare, altresì abrogare; ma una legge incerta nelle sue applicazioni, disattesa, eccepita, o semplicemente elusa con la compiacenza delle “autorità”, è peggio di qualsiasi vuoto normativo, perché nella sua inefficacia da grida manzoniana genera arbitrio, legittimando gli abusi, e alimentando il tribalismo della vendetta.
      Personalmente, ho trovato repellente che il Liceo “Giulio Cesare”, dove la banda agì ed ammazzò gratuitamente, sia stato tappezzato di manifesti agiografici per celebrare, con tanto di poesia dedicata, Alessandro Alibrandi: uno degli assassini più spietati e psicopatici di tutta la banda, osannato come una sorta di eroe romantico.
      Questo la dice lunga sull’inerzia di uno Stato che, quando non è complice, ignora e tollera benevolmente l’apologia di reato, se funzionale alla propria preservazione reazionaria.

  17. Penso che la cosa peggiore in questa scarcerazione sia il cattivo esempio che si da specialmente ai giovani. Spesso spostano il discorso su Piazza fontana ma anche se loro con p fontana non c’entrano niente c’e’ tutto il resto che hanno fatto. Anzi direi che, a parte il numero dei morti e’ molto più’ facile mettere una bomba ed andare via che uccidere per anni persone innocenti una ad una a bruciapelo. Qualcuno faccia il da farsi.

    • “Spesso spostano il discorso su Piazza fontana ma anche se loro con Piazza Fontana non c’entrano niente..”

      Strage della Stazione di Bologna. Di questa sono stati accusati (e condannati), seppur non mancano le riserve.
      La strage alla Banca dell’Agricoltura a Piazza Fontana (Milano, 12-12-1969) non c’entra nulla con la Banda Fioravanti.
      Imputati (e mai condannati, grazie ad una serie di cavilli procedurali) per l’eccidio che segnò l’inizio della strategia della tensione in Italia, furono i fascisti di Ordine Nuovo:
      Franco Freda, teorico neo-nazista;
      Giovanni Ventura (deceduto), altro neo-nazista vicino agli ambienti dell’ultra-conservatorismo cattolico;
      Delfo Zorzi, alias Roy Hagen, (coinvolto in varie operazioni dalle finalità stragiste, ma sempre assolto per insufficienza di prove) latitante in Giappone dove fa l’imprenditore dopo aver ottenuto la cittadinanza;
      Carlo Maria Maggi, l’armiere del gruppo;
      ed il reo-confesso Carlo Digilio (deceduto, che fu prosciolto per prescrizione del reato).

      • Si SCUSATE VOLEVO DIRE LA STRAGE DI BOLOGNA NON PIAZZA FONTANA. UN LAPSUS…
        Volevo dire che già’ per gli omicidi per cui hanno confessato non sarebbero mai dovuti uscire. CHE LI DANNO A FARE 6 7 8 ergastoli alla gente se poi li ritirano fuori. Certo perché così’ accontentano la gente all’inizio… poi quando la gente ormai non ci pensa più’ te li tirano fuori e questi vanno anche in vacanza

        • L’ordinamento giuridico italiano prevede due tipi di ergastolo: normale e ostativo. Quest’ultimo è stato introdotto con la Legge n.356 del 1992 (presuppongo dopo le stragi mafiose di Capaci e Via D’Amelio a Palermo) e non prevede alcun beneficio né sconto di pena.
          L’ergastolo normale è stato mitigato con la Legge n.354 del 1975 (se non ricordo male), che umanizza la pena (rendendola compatibile col dettato costituzionale) ed estende l’ammissione ai benefici di pena anche per gli ergastolani:
          a) permessi premio (dopo 10 anni di reclusione)
          b) concessione della semilibertà (dopo 20 anni)
          c) liberazione condizionale.

          La disposizione normativa, di per sé, non è affatto sbagliata. Tuttavia, nell’applicazione delle legge, solitamente, non si tiene conto del numero degli ergastoli comminati, né della gravità del crimine commesso, tendendo a concedere i benefici per automatismo, a meno che non sia particolarmente evidente la condotta delittuosa del condannato anche durante il periodo detentivo. E ciò può comportare gravi anomalie.

  18. Anonimo Says:

    CERTO CHE BUONA CONDOTTA E’ UN PO’ UN PARADOSSO. COSA POTREBBE MAI FARE UNO IN CARCERE? CONTINUARE AD UCCIDERE? RUBARE? COSA? IN PIU’ SAPENDO CHE UNO PER “BUONA CONDOTTA” PUO’ USCIRE PRESTO DIVENTA SOLO UNA FURBIZIA LA “BUONA CONDOTTA”

    • Be’… ci sono parecchie cose che si possono fare in carcere, attraverso una “pessima condotta”..:
      1) detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti
      2) costruzione e detenzione di armi improprie
      3) risse, violenze e lesioni aggravate, tentati omicidi, ai danni di compagni di cella e secondini
      4) danneggiamenti e devastazioni delle suppellettili carcerarie (chiamiamole così).
      5) Condotta criminosa reiterata, con controllo indiretto dei traffici malavitosi all’esterno della struttura carceraria (solitamente lo fanno i boss mafiosi tramite l’invio di “pizzini” e messaggi in codice verso l’esterno)
      6) tentativi di evasione

      Ne consegue che la “buona condotta” non è esattamente una ‘furbizia’, ma parte di un preciso percorso di “recupero”. O almeno tale dovrebbe essere, e per questo viene generalmente premiata.

  19. si certo per un reato minore impulsivo posso capire. Ma questi erano pazzi e sicuramente lo sono ancora… questi ammazzavano per un look opposto. Uccidevano un avvocato o un poliziotto perché faceva arrestare gli assassini ecc…

  20. Stranezze: per piazza fontana si sa con esattezza chi è stato ma nessuna condanna;Bologna tutto il contrario,basta leggersi la storia politico criminale di Fioravanti e Mambro per capire che sono lontani anni luce dalla strage di Bologna.

    • Diciamo che manca quella che ormai chiamano “the smoking gun”: la prova provata che inchioda Fioravanti e Mambro alla responsabilità diretta e oggettiva dell’eccidio bolognese. Mancando rei-confessi e “pentiti”, ci si è soffermati con meticolosità sulle prove indiziare. Ma pur sempre di elementi probatori di rilievo si tratta. E questi ultimi appurano che in quel preciso brodo di coltura il contesto della strage è maturato. La realizzazione è avvenuta attraverso gli iter contorti dell’intricatissimo sottobosco del neo-fascismo italiano, collaterale ai Servizi (che un’ipocrita vulgata vorrebbe “deviati”) e ad una certa real-politik di Stato, col coinvolgimento di precisi apparati istituzionali.
      Ammesso e non concesso che F&M siano estranei alla strage, la stessa cosa non può dirsi per molti di coloro che gravitavano nella galassia aperta dei NAR… che certamente qualcosa o molto sapevano; che in qualche modo furono cooptati (più o meno consapelvomente); e che sicuramente sono rimasti zitti, pur sapendo molto più di quanto vogliano far credere. Mambro e Fioravanti inclusi.

  21. Lucilla Says:

    Ho visto Fioravanti e Mambro a spasso già molti anni fa, non ricordo quanti, sicuramente più di dieci, in un giardinetto. Lì per lì non li riconobbi, ma mi colpì lo sguardo che mi diede lui: un’occhiata gelida, diffidente, penetrante. Davvero: senza sapere chi fosse, mi sentii in allarme, il suo sguardo era raggelante. Non da psicopatico. Piuttosto, da persona molto consapevole e decisa, che vive nascondendosi, ma senza paura, che sa che “gli altri” sono tutti nemici, ma sa anche che li può vincere. All’improvviso, mi resi conto di chi era. Se avessi avuto dei dubbi (e non ne avevo) si girò anche la Mambro. Non ci potevo credere che stessero in giro, liberi! Questo ricordo mi è tornato alla mente solo ora, rileggendo tutto, articolo dettagliatissimo e commenti, e non so che dire, stavano insieme fuori quando avrebbero, credo, dovuto stare separati e in galera…..

    • A me sembra, cara Lucilla, che tu sappia perfettamente cosa dire… Le tue considerazioni, oltre ad essere lucidissime, non potevano essere espresse in modo più limpido e con la scelta di parole migliori.
      La tua descrizione di Fioravanti ai giardinetti mi ha davvero colpito, tanto è calzante… Di prima impressione, nella meccanica istintiva del personaggio, se dovessi paragonarlo ad un animale, sceglierei senz’altro il lupo…

      “che vive nascondendosi, ma senza paura, che sa che ‘gli altri’ sono tutti nemici, ma sa anche che li può vincere.”

      Ed al contempo mi ha richiamato alla mente la figura del “reduce”, stralunato in quel suo stato di veglia vigile, perennemente sospeso in una tensione ideale, funzionale ad una sorta di prontezza operativa. Senza dimenticare per questo la fama di paranoico ossessivo che Fioravanti ha sempre avuto tra i suoi ex camerati di Terza Posizione.
      E’ come se F&M si considerassero ‘soldati’ di una guerra perduta, ma che evidentemente (secondo loro) valeva la pena di essere combattuta.

  22. Anonimo Says:

    Sono solo dei banditi, rapinatori, cocainomani e assassini a piede libero in uno stato più delinquente di loro!

  23. Greetings! I’ve been reading your blog for a long time now and finally got the courage to go ahead and give you a shout out from Houston Texas! Just wanted to mention keep up the fantastic work!

  24. Fosse stata attuata la pena di morte per delitti gravi di sangue,anche tanti vostri pupilli che difendete sarebbero passati a miglior vita senza continuare a romperci i coglioni con le vostre tiritere che gli altri sono peggio di voi……….siete della stessa madre ……..la violenza gratuita settaria che solo degli imbecilli sostengono!

    • Franco, nemmeno le sette di mattina che già ti rode?!?
      Mangiato pesante? Problemi di erezione? La fidanzatina t’ha piantato, perché finalmente ha trovato un uomo vero?
      Dormi la mattina, invece di postar menate prima dell’alba!
      Perciò, continua pure a fare le puzzette nel tuo lettino, ma evita di ammorbare coi tuoi peti gli spazi altrui.

      • Il Ribelle Says:

        Amico mio, sono sempre stato contrario all’Elettroshock, ma forse devo ricredermi. Nei casi di così evidente deficit mentale, non credo si possano fare dei danni ulteriori. Anche perchè, facendo una rapida analisi di quello che Franco scrive, credo si tratti di un soggetto a cui siano stati applicati i metodi chirurgici di Antonio Egas Moniz. Quindi ultriori danni li reputo veramente improbabili.

        • Più prosaicamente, si tratta dell’ennesimo rigagnolo di fogna colato fuori da quell’immensa vasca di liquami che sembra essere diventata la Lombardia… Sarà un caso, ma gli 8/10 dei fascistoidi e degli psicotici, che ogni tanto si sentono autorizzati a depositare qui le loro stronzatine ultra-reazionarie provengono dalle amene lande neo-naziste della provincia lombarda.

  25. Gianni Sartori Says:

    Mea Culpa. Scopro solo ora che il sito “lesenfantsterribles” che si occupa della resistenza repubblicana irlandese e a cui avevo inviato vari commenti è opera di un certo Andrea Varacalli (autosoprannominato “ASKA”) autore di un’infame intervista con Valerio Fioravanti (personaggio che non avrebbe sfigurato tra gli squadristi della morte GAL e UVF, comunque sempre buono per la P2) dove si fanno accostamenti tra RAF e NAR. Da ex anarchico e consiliare (e quindi non certo indulgente con i compagni leninisti) posso affermare senza ombra del minimo dubbio che il peggior esponente della RAF era comunque migliore del più ingenuo, sprovveduto e in “buona fede” (?) esponente dei NAR (comunque guardie bianche del kapitale). Temo poi che il soprannome “ASKA” stia per ASKATASUNA (LIBERTA’ in euskara)…ma si può? Che dire? Veramente, non ci si può più fidare di nessuno. Ma andate al diavolo fascisti e “terceristi” vari! ORA E SEMPRE RESISTENZA! Gianni Sartori
    PS mi hanno fatto osservare che questa potrebbe essere una qualche “nemesi” per aver infierito su alcune persone che da anni si occupano di Irlanda e che, forse ingenuamente, si sono trovate a presenziare convegni insieme a qualche (neo, post, ex…?) fascista. Ricordo che, come avevo già avuto modo di precisare in altre occasioni, ho sempre fatto una distinzione tra il lavoro fondamentale e utilissimo di persone come Calamati che hanno condiviso le lotte del proletariato repubblicano esponendosi in prima persona (non per niente era presente e ha documentato fotograficamente la morte di Sean Downes nell’agosto 1984) e gli interventi (a mio avviso estemporanei e fuorvianti) di altri personaggi come Giorello (tanto per non fare nomi) in merito alla questione irlandese.
    E comunque (nel caso di lesenfantsterribles) riconosco di averla fatta fuori dal vaso… GS

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