La minaccia fantasma

Silvio al voto Mentre papi Silvio si baloccava coi suoi sondaggi in quel magico reame chiamato Arcore, l’apoteosi plebiscitaria che avrebbe dovuto consacrarne l’investitura imperiale non c’è stata. L’ascesa bonapartista di Silvio Berlusconi si è arenata su di un dignitoso (ma contenuto) 35% elettorale, ben lontano dalle ambizioni egemoniche del sovrano universale.
L’imperatore vince, stravincerà (forse) nelle amministrative, ma non trionfa. Nonostante il prezioso operato di Walter Veltroni, il suo migliore alleato all’opposizione, che dopo aver contribuito all’eliminazione pubblica della Sinistra in Italia, si è premurato di cancellarla anche dal Parlamento europeo, favorendo l’introduzione della quota di sbarramento. A conti fatti, su 72 rappresentanti espressi, non un solo deputato italiano siederà tra i banchi dell’europarlamento riservati ai gruppi di sinistra e centrosinistra: non l’IdV che pare guardi all’ALDE (l’alleanza liberal-democratica); non il PD, che svelerà la sorpresa solo dopo i ballottaggi (l’ALDE pure lui); non l’UDC che confluirà nel Partito Popolare Europeo insieme al PDL. Tutti liberali, Todos Caballeros! Sono soddisfazioni. È stato lo “yankee-doodle” all’amatriciana una di quelle strane calamità che, nella disarmante ingenuità del bimbo sognatore, portano la devastazione delle grandi catastrofi epocali.
Eppure Berlusconi non sfonda il fronte elettorale e il referendum indotto sulla sua persona tracolla ai risultati del 1994. Nonostante la deriva autoritaria. Nonostante le piaggerie editoriali. Nonostante le maratone televisive. Nonostante il massiccio astensionismo. Nonostante la cosiddetta ‘Sinistra radicale’, che alla vigilia delle elezioni è riuscita a dividersi in tre moncherini, auto-condannandosi all’ennesimo oblio. Nonostante il devastato PD che continua a perdere pezzi, e rappresentatività, in piena emorragia di consensi. Nonostante che siano già pronti gli spiedi per rosolare il povero Harry Potter democratico: il rispettabile Dario Franceschini, che di magie dovrà farne parecchie se vuole sopravvivere al congresso di Ottobre.
Forse il Sultano brianzolo, per qualche tempo, sarà costretto ad accantonare il suo sogno assolutista. Forse dovrà mitigare le proprie pulsioni eversive. Forse si metterà ad inseguire la Lega nei suoi deliri razzisti, in una resa dei conti in chiave padana. Forse si ritirerà nei propri domini regali, tra i baccanali della sua corte. Forse imprimerà maggior sobrietà ai suoi festini, magari facendo a meno di un Topolanek col batocchio in movimento, evidentemente entusiasta del velinume di contorno. O forse no. Per il momento Silvio tace. Non dubitiamo che presto si leveranno innumerevoli peana, in onore del trionfo del sovrano alle ultime elezioni.
In attesa del ritorno del Re, quella di Silvio resta comunque una ‘vittoria mutilata’.

 

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7 Risposte to “La minaccia fantasma”

  1. nevevalenti Says:

    Alle Europee il Premier ha messo la faccia, e ha perso due milioni di voti; alle Amministrative non c’era lui ma c’erano i suoi, e il PDL ha sostanzialmente vinto.
    Dove non c’è riuscita la Giustizia, forse c’è riuscita la Morale a fare qualche crepa nella storia d’amore degli italiani con Papi.

  2. nevevalenti Says:

    Ho dimenticato qualche virgoletta, ma non è importante. :D

    • elysabetta Says:

      Neve hai ragione ma è comunque preoccupante che alle amministrative abbia vinto il Pdl e alle europee no…significa semplicemente che gli elettori iniziano a disprezzare la persona di Berlusconi ma non il suo programma politico ammazzagiustizia, sprecafondi, clientelare ecc.
      Insomma che alle Europee Berlusconi abbia perso voti è già qualcosa ma è ancora presto per capire se è davvero l’inizio della fine di Berlusconi.

      • nevevalenti Says:

        L’inizio di una delle tante fini che ha avuto Berlusconi (lo ricorda Giulioli nel suo blog blog).
        Anche perché le armate del Papi sono agguerritissime e sparse ovunque, pronte a sparare cattiveria e stupidaggini in ogni direzione come hanno sempre fatto.
        In più, cosa da non sottovalutare, non esiste una alternativa.
        Anche se non è vero, un sacco di gente crede (l’ha detto l’armata dei giornalisti di Papi) che il fantasma del PD voglia (ri)tirare fuori D’Alema, l’odiato D’Alema; uno che se il politico preferito dalle ‘veline’ del PDL ci saranno dei buoni motivi.
        No, non c’è nessuna luce fuori dal tunnel.

  3. Berlusconi declina (e l’età non aiuta) ma il ‘berlusconismo’ resta.
    Intatto e longevo.
    Allo stesso modo, Mussolini era il fascismo, ma il fascismo non era solo Mussolini. E come tale, non è certo morto con la scomparsa del suo ‘duce’ storico.

  4. nevevalenti Says:

    Il problema più grande che l’Italia avrà i futuro sarà questa generazione di gente volgare e arrogante che cataloga come ‘comunista’ qualsiasi voce che non sia d’accordo con loro. Il prodigioso raccolto d’amore che viene dalla semina di Papi.

  5. Agli inizi del ‘900, prima della nascita ufficiale del demoniaco “Partito Comunista”, il dissenso e le voci critiche erano appannaggio esclusivo di anarchici, social-rivoluzionari, socialisti, e repubblicani in un Europa frammentata tra regni ed imperi. All’epoca venivano chiamati “SOVVERSIVI” (un secolo prima li avrebbero chiamati “giacobini”): era questa la parola che terrorizzava i sonni inquieti dell’Italietta benpensante, che di lì a poco si sarebbe aggrappata alle spighe del Littorio.
    Ultimamente, dopo il ripescaggio di “terrorista”, grazie a papi Silvio, è però ritornata di moda anche la parola “disfattista”. Grazie papi!!! ‘Comunista’ non è che mi piacesse molto come etichetta, ma “sovversivo disfattista” è fico ‘na cifra!
    La Reazione ha bisogno di concetti semplici, a forte impatto evocativo, e nessun interrogativo. MAI. Non c’è posto per il dubbio tra chi vive di certezze elementari ai limiti del fanatismo.
    Per questo conosce una sola categoria per raggruppare tutto ciò che non capisce, non condivide, e quindi teme. Perché il sentimento dominante dei reazionari di ogni tempo e luogo è sempre lo stesso: un’atavica, insuperabile, PAURA.
    Nel mondo accondiscendente e fumoso dei cosiddetti Riformisti invece sembra piacere molto l’uso di sinonimi indulgenti e accattivanti… Atteggiamento tipico di chi, votato al compromesso ad oltranza, è abituato a svendere la propria identità in crisi, per essere integrato in un sistema di potere che ha rinunciato a cambiare. Tanto da diventarne organico, fino all’inevitabile scomparsa: estinzione tramite assimilazione. Quando si entra nei salotti che contano, senza avere più niente da dire, o stando bene attenti a compiacere gli ospiti, allora si è pronti per essere assunti tra la servitù.
    Pertanto, clericali e integralisti cristiani vengono chiamati “cattolici moderati”; reazionari e neofascisti diventano “centro-destra”. Inoltre, da un po’ di tempo ai Padroni piace essere chiamati “Imprenditori”, e “Giovani Imprenditori” agli eterni figli di papà, salvo poi denunciare un reddito inferiore a quello dei propri dipendenti. Sotto il regno di re Silvio, il termine “ministra” pare presupponga invece una promozione per altri meriti materiali e prestazioni particolari…
    Si tratta di diversità semantiche, ma la sostanza in pratica è sempre la stessa.
    E se le parole sono importanti, per riaffermare la propria identità, mistificata da rappresentati indegni ed imposti per auto-selezione, intanto inizierei a chiamare nuovamente le cose con il loro vero nome…

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