Archivio per Costume

GOLIARDATE

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , on 18 Maggio 2022 by Sendivogius

Assalti in branco di maschi arrapati e ubriaconi da strada, in un tripudio di molestie verbali e fisiche, volgarità gratuite e battute oscene, apprezzamenti pesantemente sessisti; palpeggiamenti di massa, inseguimenti e accerchiamenti in mezzo alla folla di ragazzine minorenni, tampinamenti di donne braccate fin dentro ai luoghi di lavoro, per un’epifania di mani lascive che si insinuano ovunque, tastano, palpano, stringono, afferrano, in un lubrico baccanale esteso secondo le modalità della taharrush in versione ‘soft’.
Più di 150 denunce contro ‘anonimi’ ed oltre 500 segnalazioni per molestie sessuali.
Fosse stato un gruppo di immigrati, meglio se “clandestini”, meglio ancora se “islamici”, ne sarebbe nato un caso nazionale con tanto di interrogazioni parlamentari, ed indignate invettive contro l’invasione barbarica su scontro di civiltà ed ipotetiche culture dello stupro.
Ma trattandosi di italianissimi energumeni in calore, calati su Rimini con le tasche gonfie di quattrini da spendere in bisboccia all’eterno carnevale, meglio se nascosti sotto il cervone calabrese degli Alpini calcato a coprire le turgide teste di cazzo, si tratta di “una vera festa per il territorio”, per la gioia dei bottegari locali che infatti esprimono il loro “vivo ringraziamento per l’atmosfera che l’evento ha regalato al territorio”.
E peccato per quel migliaio di lesbiche, frigide e femministe isteriche (per riportare le definizioni più eleganti), che proprio non hanno apprezzato quell’atmosfera di festa, mentre le mani dei clienti frugavano nelle scollature o si insinuavano alla ricerca degli slip, assolutamente non invitate, con apprezzamenti non richiesti e considerazioni sulla ‘mercanzia’ ancor meno gradite. Ovviamente, si tratta di “gesti bonari”… se uno sconosciuto afferra la chiappa di tua moglie mentre cammina per la strada, o strizza la tetta di tua figlia all’uscita da scuola, chiedendole se gradisce la minchia, che male c’è?!? Vorremmo mica farne un dramma?! Non per niente, sono solo “goliardate” (come sempre!), nella pura espressione di cretinismo post-adolescenziale di rituali anacronistici, a misura di sessualità frustrate.
Suvvià signore, siamo maschi! È implicito che saltare addosso alla femmina di turno da predare (bonariamente, s’intende!), sia una simpatica espressione di genere. Se poi Lei non si diverte, il problema è tutto suo (‘sta stronza!), che non è proprio il caso di estremizzare strumentalmente, confondendo la tipica goliardia che inevitabilmente accompagna questi eventi a gravi molestie.
 Poiché nulla deve disturbare i carnasciali, gli affari, e la virile ostentazione di un’imbarazzante imbecillità primitiva alla Festa di Cuccagna dove tutto è lecito. Anche perché “Noi siamo gli Alpini!”, come se ciò comporti un particolare titolo di merito o un riconoscimento in più, rispetto chi ha fatto il militare a Cuneo, come Totò, diventando per questo uomo di mondo, o si sia congedato dai Bersaglieri.
Qui siamo fermi ancora alla Ricciolina del Monte Grappa (gangbang?). Manco fossero dei reduci di Vittorio Veneto!!
Non per niente, come Giornata Nazionale degli Alpini, il nostro (in)degno parlamento, a compiuto riferimento nostalgico ed ideologico, ha scelto il 26 Gennaio, giorno della Battaglia di Nikolajewka (26/01/43) che permise la ritirata delle forze nazifasciste, con l’annientamento della Divisione Tridentina, durante la nefasta Campagna di Russia.

 Da oggi (06/4/2022), grazie ai nostri parlamentari – gli stessi parlamentari che da settimane condannano a gran voce e con l’elmetto in testa l’invasione dell’Ucraina – ogni 26 gennaio si celebrerà l’eroismo delle forze d’invasione nazifasciste che ottant’anni fa misero l’Ucraina – e con essa un bel pezzo di Urss – a ferro e fuoco.
L’indomani, 27 gennaio, si spremerà la lacrimuccia sulla Shoah. Perfetto.
A colpi di “sdoganamenti” e celebrazioni nazionaliste e militariste si è ormai sfondata ogni barriera.
In questa mossa, tuttavia, c’è un surplus di ipocrisia che lascia attoniti persino noi che ormai ci aspettiamo qualunque cosa.
Sì, perché al mantra di tutto il mainstream «un popolo invaso ha diritto di difendersi» è stata aggiunta senza il minimo pudore la precisazione finora rimasta implicita: «salvo il caso in cui a invadere siamo noi».
E il caso vuole che sia lo stesso popolo.
Se a invadere l’Ucraina è Putin, gli eroi sono gli invasi e si difendono da eroi.
Se a invadere l’Ucraina è l’Italia – per giunta al fianco di Hitler e con l’intento di esportare il nazismo (proprio il nazismo, quello DOP) – gli eroi siamo noi invasori e gli altri osano pure difendersi, ‘sti stronzi.

“Invadere l’Ucraina è brutto?
Dipende: se l’invadiamo noi è eroico.”

Perciò beviamoci sopra, palpiamo qualche tetta e non pensiamoci più, marciando e marcendo nella piazzetta d’armi addobbata a festa di una Italietta smutandata, in piena regressione antropologica prima ancora che culturale.

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MEDIACRAZIA (III)

Posted in Kulturkampf, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 Maggio 2022 by Sendivogius

“La rappresentazione drammaturgica è rituale.
Essa crea un senso di realtà condivisa.”

Senza per questo voler necessariamente scomodare Erving Goffman (si parva licet componere magnis), a livello mediatico, la “realtà” è innanzitutto una costruzione codificata tramite il ricorso ad una serie di schemi proiettivi, volti alla riproposizione del medesimo messaggio veicolato secondo la contingenza del momento. In tale prospettiva, si tratta di una proiezione cognitiva di gruppo, consolidata sui bias di conferma.
Nato per contrastare la pandemia e assicurare un uso oculato dei fondi del “recovery plan”, garantendone il trasferimento nelle lungimiranti disponibilità confindustriali, il Governo Draghi, per tacere dell’imbarazzante compagnia di nani da giardino che ne costituisce il contorno ministeriale, sembra aver fallito entrambi gli obiettivi.
Del Covid non si parla più. Cancellata dai palinsesti e cassata per decreto, la pandemia è scomparsa nel generale tana libera tutti. Tutt’al più, l’apocalisse è rimandata al prossimo autunno, quando ritornerà utile per il rinnovo del prossimo stato d’emergenza con relative sospensioni di diritto, visto che morti e contagi corrono invariati, nonostante i green pass rafforzati 2.0 in gold edition e la schizofrenica sequela di divieti draghiani in contraddizione tra loro.
Per quanto riguarda la crescita… attualmente si parla di “economia di guerra”, come se fosse la cosa più naturale del mondo (ma del resto si considera con nochalance pure la prospettiva di un attacco atomico), con ipotesi di contingentamento energetico, razionamento dei beni al consumo, e collasso verticale dell’economia nazionale, per manovre finanziarie da 40 miliardi all’anno e l’entrata a pieno titolo nei paesi emergenti del terzo mondo. Non crediamo sia necessario aggiungere altro.
Esaurita la sua missione con un bilancio a dir poco catastrofico, invece di sparire, Micro-Mario sembra aver trovato la sua nuova ragion d’essere come il Quisling italiota di uno stato fantoccio su vocazione kamikaze, supinamente asservito agli interessi di Padron Sam, per una poltroncina alla NATO in sostituzione del segaligno pupazzo in scadenza, attualmente facente feci. Potrà così mettere un’altra tacca al suo cursus honorum e chiudere in bellezza un curriculum consacrato alla distruzione del proprio paese, anche se è capace di intrattenerlo con frasi epiche…
Ormai si tratta di un prodotto scaduto, che i suoi sponsor cercano disperatamente di rilanciare sul mercato, nonostante il disgusto crescente dei consumatori, cercando di accreditarlo come “grande statista” agli occhi di un pubblico sempre più smaliziato e creando tutte le volte un climax da catastrofe imminente, per rendere più digeribile il merdone.

E nel farlo, ci ripropongono sempre lo stesso copione di scena fino alla nausea, secondo una recita condivisa nella quale non credono più neanche gli attori protagonisti (ed intercambiabili), mentre le nostre elite cercano di piazzare la stessa merce avariata. E, innamorati del podestà forestiero, scelto a propria immagine e somiglianza, ci impongono il sociopatico di turno preso in prestito dalle tecnoburocrazie finanziarie, ogni qualvolta si tratta di sostituire un governo che non piace loro e ribaltare così un risultato sgradito alle urne.
Pertanto, non contate sull’Informazione (che ‘libera’ non è mai stata) dei grandi media; mai come oggi pienamente asserviti a quel complesso militare, industriale e politico, assurto ad entità sovranazionale ed immanente, al quale sono indissolubilmente connessi, funzionando da cassa di risonanza delle elite, nella mistificazione dei fatti su manipolazione delle opinioni. Fedeli al principio secondo cui il culo del padrone è il posto più morbido dove mettere la lingua, i nostri sedicenti “giornalisti” rispondono ad un sistema di prostituzione mediatica del quale sono parte organica. Per trovare qualcosa di lontanamente simile ai livelli di servile adulazione dei nostri repellenti pennivendoli di regime, bisogna scendere fino ai panegirici del Basso Impero romano, anche se i livelli attuali trascendono ogni velleità letteraria, per scadere nel porno amatoriale da salottino di maison de plaisir. Qui più che altro si dedicano agli esercizi di fellatio applicata a nuovi virtuosismi semantici, in mulinelli erotici di turbinanti lingue in calore, con risultati peraltro grotteschi su eccesso di zelo e col rischio di annegare in una fossa di saliva bollente:

«Mario Draghi riparte come un orologio svizzero e il gesto con cui apre il primo Consiglio dei ministri dopo una settimana di morte e resurrezione della politica è pensato per spazzare via le scorie, allontanare le ombre e strappare qualche cauto sorriso. Il premier entra nella grande sala, dà le spalle agli arazzi fiamminghi con le gesta di Alessandro Magno e compie in senso antiorario un intero giro dell’immenso tavolo, porgendo la mano a ogni singolo ministro.
[…] Compiendo un intero giro della “tavola rotonda” di Palazzo Chigi, il premier, che un ministro sottovoce paragonerà a “Re Artù che stringe un nuovo patto con i suoi cavalieri”, suggella un nuovo inizio e mostra plasticamente che i 759 voti per Sergio Mattarella hanno rilegittimato il governo di unità nazionale. Il lungo applauso chiamato da Draghi aprendo la riunione con la squadra all’apparenza ricompattata, dice la gratitudine del premier e di alcuni ministri per lo scampato pericolo e la condivisione per le priorità da affrontare: lotta alla pandemia e ripresa economica e sociale del Paese.
La maggioranza ha rischiato di andare in frantumi e il premier ha vissuto giorni di imbarazzo e sconcerto, ma ora, grazie alla conferma del presidente in scadenza, Draghi assicura di sentirsi più solido di prima. Vista l’importanza delle scadenze in agenda il presidente non sembra più disposto a tollerare rivendicazioni e veti, bandierine di parte, strappi, o ammutinamenti in Consiglio dei ministri. E sprona tutti a consegnare “entro 48 ore” il cronoprogramma di ogni ministero per i progetti del PNRR, così che chi è indietro raddoppi gli sforzi per tornare nei tempi

Monica Guerzoni
“Corriere della Sera”
(01/02/22)

Con un pezzo magistrale che supera le antiche veline del Minculpop per diventare leggenda, dalle pagine del Corriere della Sera, una straordinaria Monica Guerzoni in estasi mistica prova a comunicarci l’imperturbabile aplomb di Mariolino, aspirante presidente della Repubblica, che dopo la sonora trombata siede in riunione col suo consiglio dei ministri, per un’occasione di ordinaria routine elevata ad evento epico. Ed ha un bel da fare l’iper-governativo Corrierone, per dipingere il cipiglio volitivo del decisionista, sul volto cadaverico di un premier azzoppato che si lecca ancora le ferite, rintronato nella sua armatura di latta ammaccata.
Sulle gesta del novello Re Artù, la fanfara di corte si è sdilinquita ancora, versando fiumi di saliva sui drappi purpurei, per strisciare sui tappeti rossi in concomitanza dello “storico” discorso tenuto nel parlamento UE di Strasburgo (03/02/22), in un’aula praticamente vuota, e di cui ovviamente nessuno si è accorto né conserva memoria alcuna.

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, all’apertura della sessione plenaria del Parlamento Europeo, Strasburgo, Francia, 03 maggio 2022. ANSA / Filippo Attili / Ufficio stampa Palazzo Chigi +++ ANSA

Laggiù, nel vuoto pneumatico di un cosmico disinteresse, lo statista che tutto il mondo ci invidia (e che fuori dall’Italia nessuno si caga), declinava al nulla ivi convenuto la sua “visione rivoluzionaria”: vaghi cenni sull’universo, conditi dalle solite elucubrazioni di rito e retorica posticcia, per pensierini sfranti in una pozzanghera di ovvietà riscaldate. Che però agli occhi dei media nostrani diventano dichiarazioni epocali, provocando le polluzioni incontrollate dei soliti pennivendoli, in orgasmo su masturbazione coatta.
Ne scippiamo una sintesi, giusto per praticità riassuntiva:

«L’altro ieri Draghi, detto SuperMario da quando ci garantirono che la Merkel gli aveva passato il testimone di Guida dell’Europa, ha tenuto il suo attesissimo discorso a Strasburgo. Attesissimo dalle sedie del Parlamento europeo: un po’ meno dagli eurodeputati, che son rimasti a casa, a parte alcuni italiani reclutati per la bisogna, che si son fatti il selfie con lui. Era già accaduto nel 2006 col discorso di B. al Congresso Usa: anche lì c’erano quattro gatti, ma il capoclaque si premurò almeno di rimpiazzare i vuoti con figuranti, stagisti, segretarie e portaborse. Per Draghi non ci ha pensato nessuno, a parte “Calenda accompagnato dai figli” (LaStampa). Però quello che passerà alla storia come il “Discorso alle Sedie” ha infiammato di ardore patriottico i giornaloni, che si sono ben guardati dal pubblicare la foto dell’aula deserta: in compenso han dato fondo all’immaginazione per tenere in vita artificialmente il de cuius.
Il Corriere della Sera lo descrive “commosso per le parole di stima” (delle sedie parlanti) e “colpito e sorpreso dall’accoglienza dei parlamentari” (assenti), mentre “lascia un messaggio alla riflessione dell’Assemblea” (o almeno della tappezzeria) e dà “la spinta per la tregua” (spingitore senza nessuno da spingere). Il Foglio pubblica il discorso integrale (per lasciarlo in clandestinità).
Il Messaggero titola “A Strasburgo il manifesto di Mario” (tipo quello di Ventotene). “Draghi, scossa all’Europa”, si eccita LaRepubblica: “alla vigilia aveva promesso un discorso storico”, purtroppo nessuno se n’è accorto. Men che meno dell’“intesa Roma-Parigi-Berlino” per il “nuovo Patto di Stabilità” (le sedie vuote tendono a basculare). Intanto Macron parlava per due ore con Putin, mentre SuperMario non riesce nemmeno ad andare a Kiev (a proposito: presi i biglietti?). Però parla “come sanno fare i veri statisti”.
La Stampa vede una “Dottrina Draghi per l’Europa”, a mezzadria fra la Dottrina Monroe e il catechismo (nelle parrocchie vuote). Ed esalta “la portata del progetto che Draghi offre per l’Europa”, un “federalismo pragmatico” (qualunque cosa significhi) che “piace a Bruxelles” (peccato che lui fosse a Strasburgo).
Il Dubbio: “La visione di Mario” (ma è Strasburgo o Medjugorje?). E il Riformista: “Draghi scuote l’UE” (all’insaputa della stessa). Come faccia a scuotere e a spingere nel vuoto pneumatico, non è dato sapere. Ma uno che riesce a “lavorare per la tregua e la pace” a suon di armi è capace di tutto

Marco Travaglio
“Vuoto a perdere”
(05/05/2022)

Al momento c’è grande trepidazione sull’imminente viaggio di Re Artù alla volta degli USA, dove potrà gattonare a braghe calate, per porgere i suoi omaggi di suddito fedele all’Impero. Lì potrà raccomandarsi per un posticino alla NATO, offendo in cambio il culo di noi tutti, e prendere le ordinazioni direttamente dal Commander in chief, sempre che non sia troppo impegnato a parlare col suo amico immaginario…
Giusto a proposito di nullità, per quanto non invisibile, il pubblico non noterà la differenza. Nelle italiche redazioni invece già si idratano le favelle. E ci si chiede emozionati cosa mai dirà il nostro Sciaboletta, tarato come un orologio svizzero che si prepari ad entrare nella Storia allo scoccare dell’ora fatale… Cosa mai farà Super Mario, alias Re Artù, per stupire ancora il mondo intero, mentre dalle parti di Mosca fremono di terrore dinanzi all’imminente entrata in guerra dell’Italia a sua insaputa?! 
E noi una mezza idea ce l’avremmo pure…

Pronto a concedere qualsiasi cosa Padron Sam pretenderà, eseguirà senza battere ciglio. Non c’è limite alla Provvidenza ed ai suoi omini ubbidienti. E già si sente il rombare dei fantastici mezzi a disposizione dell’Italietta alle grandi manovre, schierata in prima linea per la terza guerra mondiale.

Praticamente ci manca solo che invii un corpo di spedizione di Alpini in Russia, per farsi bello coi suoi padroni.

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NAZI-LIBERATI

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 24 aprile 2022 by Sendivogius

25 Aprile 2022. A cento anni dalla mussoliniana marcia su Roma, possiamo dire con cognizione di causa che non c’è proprio alcuna Liberazione da festeggiare, dal momento che il fascismo gode di ottima salute e lotta contro di noi, più longevo che mai nella mimesi delle sue infinite varianti mutogene, per congenita capacità di adattamento e riproduzione su brodo di cultura.
Altrimenti non dovremmo assistere tutti gli anni allo stesso schifoso teatrino revanchista, messo in piedi ad ogni ricorrenza dagli eredi di Salò, pienamente legittimati ed inseriti da sempre nelle stanze e stanzette dei bottoni, da dove poter condizionare il corso della repubblichetta eterodiretta e dettarne l’agenda. Non sono mai stati “sdoganati”; non ne hanno bisogno, semplicemente perché non se ne sono mai andati.
Ogni tanto, quando il merdone è troppo grosso per essere nascosto, costituendo in realtà più una fonte di imbarazzo che di sdegno, e senza che mai alle parole seguano i fatti, si sente pigolare qualche lamento dalle parti del partito bestemmia: quell’oscuro oggetto governistico subalterno a chiunque lo porti al potere, che infatti coi fascisti di ogni ordine e grado, raggrumati in quel cartello elettorale che si fa eufemisticamente chiamare “centrodestra”, ci si trova benissimo, scambiandosi poltrone e governandoci insieme senza ombra di turbamento. Rientra nel copione della recita condivisa. Giusto per fare un po’ di scena e tenere la parte, giacché nulla deve disturbare la splendida ammucchiata, a cui partecipare per “spirito di servizio” e per ovvio “senso di responsabilità”: la magica trovata semantica che rende possibile ogni porcata, senza che mai disagio alcuno cali ad offuscare la magnifica narrazione imbastita su mandato politico da nostri media, ormai espressione del peggior giornalismo giallo, in piena distopia orwelliana.
Ma ormai il fu “partitone”, completata la mutazione transgenica, in piena svolta atlantista su evoluzione guerrafondaia dopo l’americanizzazione coatta, è tutto preso nel definire la propria servile subordinazione coloniale agli interessi statunitensi, raccomandandosi a Washington per meno di un pugno di lenticchie.
Dunque, dicevamo: cosa festeggiamo in questo ultimo 25 Aprile? Certo non la Liberazione dal nazifascismo. E nemmeno celebriamo la Resistenza! Bisogna stare attenti a definire cosa si intende per “resistenza”, specificando bene quale e che uso se ne intenda fare, in consonanza col ritrovato spirito marziale…
Possiamo prendere lezione dai fascisti per questo, che con intraprendenza ci indicheranno l’interpretazione corretta. Che poi, mutato nomine, si facciano chiamare “patrioti”… “nazionalisti”… “sovranisti”… è sempre quella merda lì!
Si dissuade vivamente dal fare ogni riferimento alla lotta partigiana, ma è assai gradito legare la ricorrenza, in posizione ancillare fino all’annullamento per sovrapposizione, con la ‘resistenza’ ucraina contro i russi, intessendo le lodi e lanciando fiori in onore delle eroiche brigate nere di Azov.

Vietato ogni riferimento al nazifascismo: il pubblico potrebbe non cogliere la differenza e cadere in confusione.

I simpatici partigiani ucraini del ricostituito Battaglione Usignolo

Sarebbe inoltre bene interdire le piazze all’ANPI, l’Associazione Nazionale Putiniani d’Italia, secondo il brillante acronimo coniato durante un rigurgito d’ego da un patetico coglione glassato in crosta di zucchero, dopo le liste di proscrizione e la caccia agli eretici. E sfilare tutti uniti sotto i bandieroni munifici e salvifici della NATO. Questo perché l’ANPI non è abbastanza prona al nuovo corso guerrafondaio. C’è il rischio che ricordino come la Resistenza sia altro da ‘sta roba immonda…
È ovviamente vietato cantare “Bella Ciao”, in quanto faziosa e divisiva, ma in alternativa si può sostituire l’esecrato brano con l’inno ucraino (sic!), più consono alla ricorrenza liberamente reinterpretata. Oppure utilizzare la variante sempre ucraina del noto canto partigiano, musicato sulle note di “Bella Ciao”, ma completamente riscritto e riadattato alla bisogna dalla cantante folk Khristyna Soloviy, portata alla ribalta dalle ineffabili colonne de LaStampa-Repubblica-Corriere, ormai ridotte a carillon della nazi-fiabe ucraine, e che fa bagnare di lacrime il pannolone di qualche turgido coglione a sinistra che ne ignora il testo :

«Il vecchio Dnepr ruggì con rabbia. Nessuno lo so pensava, nessuno se lo aspettava. Quello che poteva essere la vera rabbia del popolo ucraino. I nemici maledetti senza pietà li distruggiamo. Quei nemici maledetti che la nostra terra invadono. Le nostre difese hanno i migliori ragazzi. Solo veri eroi combattono nell’esercito ucraino. E i Javelin ed i Bayractar combattono per l’Ucraina e uccidono i russi. E il nostro potente popolo, la gente dell’Ucraina, ha già unito il mondo contro i russi. E molto presto li sconfiggeremo. Presto li distruggeremo

Carina, vero?!? La Soloviy, alla quale si deve cotanto capolavoro artistico, è un’altra di quelle starlette dell’Est che ama farsi immortalare in pose da diva dei jet set, o a bordo di yacht in atteggiamenti ammiccanti, che più che altro fanno molto catalogo da escort di alto bordo. E che ovviamente non ha mancato di esternare tutta la sua devota ammirazione, per i nazisti dell’OUN (no, non sono le Nazioni Unite!) di Stepan Bandera, il santino nazionale dell’Ucraina ‘democratica’ (LOL!), nell’impossibilità di cogliere la contraddizione oscena. È che proprio non ce la fanno. Sono talmente imbevuti di nazifascismo, quasi a livello genetico, da esserne inconsapevoli, tanto riesce loro naturale.
Ecco, se questo è il nuovo 25 Aprile, tenetevelo!
La Liberazione è lontana, ma proprio oggi più che mai è necessario resistere. 

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MEDIACRAZIA (II)

Posted in Kulturkampf, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 aprile 2022 by Sendivogius

In parallelo con la guerra in Ucraina, sono bastati meno di due mesi di propaganda ininterrotta (ora si chiama “storytelling”), per cancellare ogni credibilità residua di un sistema mediatico rattrappito in servitù volontaria; talmente abituato a sguazzare nei propri escrementi elevati ad oggetto di meraviglia, da rasentare livelli feudali di piaggeria cortigiana, e sputtanarsi irrimediabilmente agli occhi di un pubblico sempre più sconcertato dinanzi al miserabile teatrino di guerra, imbastito da zelanti reclutatori in livrea.
È un rassemblement violentemente ideologico di incarogniti gaglioffi convertiti alla mistica bellica, esteti del pensiero unico, presenzialisti da salotto, e servi sciocchi in cerca di visibilità. Si tratta di un pastone fetido, in cui sembrano convergere meschineria congenita e mediocrità professionale, dove i livori personali (e padronali) vengono ammantati di “indignazione” ad uso delle telecamere; una fossa biologica, nella quale approssimazione e disonestà intellettuale sono travestite da “fermezza”, mentre incompetenza e presunzione vengono esacerbate da una supponenza parolaia ed arrogante. Ci troviamo a vivere e sorbire una grande mistificazione orwelliana, dove si distingue per furore e fervore La Repubblica dei cavalieri GEDI nella galassia degli Elkann, con contorno di truppe cammellate di rinforzo e sturmtruppen da terza linea, tra i quali spiccano alcuni casi più consoni alla psicopatologia clinica che altro, come quel Massimo Gramellini che ha fatto del prof. Alessandro Orsini la sua ossessione personale, con tanto di esegesi dei testi e delle parole del reprobo. Se uno dovesse sottoporre allo stesso trattamento le opere del Gramella nazionale, si potrebbere scrivere una nuova appendice comica sull’inesauribile lista dei libri merdavigliosi dei quali la nostra editoria abbonda. Sono i pretoriani di regime, specializzati nel vituperio generalizzato di ogni voce critica all’invio ad oltranza di armi; la compagnia di disciplina, schierata contro chiunque osi semplicemente richiamare a maggiore prudenza, rispetto alla foga declamatoria dei troppi guerrafondai su procura. Attualmente, i nostri inquisitori di redazione sono uniti nella character assassination del frastornato Giuseppi, maramaldeggiando sul fu avvocato del popolo, politicamente già morto, colpevole di non essere abbastanza allineato al nuovo corso bellico, ma soprattutto non supinamente sdraiato al cospetto del Draghi che ci conduce, e per questo da fustigare legato alla colonna infame.
Strepitoso è pure un Massimo Giannini, che buttati nel cesso anni di solida reputazione giornalistica, lascia sottintendere chissà quali inconfessabili complicità per intesa col Nemico (e non ovvie responsabilità penali, insinuando alti tradimenti), circa gli innominabili scopi della famigerata missione russa ai tempi del Covid, non capacitandosi come il personale medico militare inviato dall’Impero del Male potesse essere coadiuvato da un generale: un “GE-NE-RA-LE!!” scandisce un Giannini furioso, al culmine del suo vibrante sdegno a misura di telecomando, sconvolto da cotanta abnormità.
Perché, il generale Figliuolo che ha gestito l’epidemia pandemica cosa cazzo era?!?

“Gli Oligarchi della tivvù, sbugiardati dal pubblico”
Domenico De Masi
(19/04/2022)

«Man mano che passano i giorni della guerra in Ucraina si moltiplicano i sondaggi trasmessi dalle varie reti televisive per rilevare l’opinione pubblica su quanto sta accadendo. Il risultato è che cresce la divaricazione tra ciò che quelle reti cercano di accreditare con le proprie trasmissioni e ciò che “la gente” comincia a pensare con la propria testa. Questi media, pubblici o privati che siano, fanno a gara per dimostrare che Putin è pazzo, ma “la gente” comincia a pensare che sarà pure pazzo, ma di sicuro non è scemo. Questi media gareggiano nell’accreditare un’immagine salvifica degli Stati Uniti, ma “la gente” comincia a pensare che l’America sarà pure esportatrice di democrazia, ma i suoi interessi non coincidono con quelli europei. Questi media gareggiano nell’insinuare che in Russia monta un’ondata di dissenso per rovesciare Putin, ma “la gente” comincia a capire che la stragrande maggioranza dei russi concorda pienamente con le strategie belliche dello zar. Questi media gareggiano nel tranquillizzare i consumatori sulla disponibilità di fonti energetiche anche per il prossimo futuro, ma “la gente” è sempre più convinta che il petrolio e il gas raccattato presso altri dittatori comunque non ci affrancherà dalle forniture russe.
Da cosa dipende la sfasatura tra l’informazione fornita dagli anchor men dei media e l’opinione pubblica dei cittadini? A mio avviso dipende dall’abuso di potere esercitato dai primi, sottovalutando la qualità intellettiva dei secondi. Inoltre, gli anchor men soffrono di autoreferenzialità come ogni circolo chiuso in cui poche diecine di privilegiati fanno da guardiani al pensiero unico, mentre i cittadini comunque esprimono una pluralità di vedute garantita dall’essere milioni di teste disparate, appartenenti a classi diverse.
In 24 mesi, tra la realtà incombente della pandemia e della guerra e l’idea che ce ne siamo fatta, si è interposto il filtro distorcente di una ventina di anchor men, oligarchi nostrani dell’informazione che, armati di talk show, hanno imposto il loro punto di vista basandolo sulla propria cultura generica e sull’interesse dei loro padroni. Il metodo manipolatorio è semplice: ogni trasmissione viene articolata in uno o più panel di cosiddetti “esperti” scelti alla rinfusa in un mazzo consueto di giornalisti e politici. Il numero dei partecipanti a ciascun panel deve essere esuberante rispetto al tempo disponibile, in modo che ognuno degli interpellati abbia pochi secondi per esprimere giudizi su questioni cosmiche. Prima che l’interpellato di turno riesca a completare un pensiero, viene interrotto dal conduttore o viene contraddetto da altri partecipanti che sovrappongono il loro dissenso, spesso in tono forsennato, a ciò che si stava dicendo. Essenziale è che, alla fine della messinscena, tutti abbiano parlato senza nulla dire e resti salva solo la tesi che stava a cuore al conduttore, cioè al suo datore di lavoro.
Il sotterfugio sempre più frequentato sta nell’esibire giornalisti in veste di esperti. Quella del giornalista è una rispettabile professione che consiste nella capacità scientifica di raccogliere, vagliare e trasmettere notizie su una vasta gamma di accadimenti. L’esperto, invece, è colui che ha dedicato una vita intera ad approfondire una sola disciplina con qualche necessaria scorribanda nelle discipline confinanti. Ma ora vige il vezzo di promuovere al rango di storico o di geopolitologo o di virologo o di sociologo qualunque giornalista che sia stato impunemente intervistato un paio di volte su questioni di storia o di geopolitica o di virologia o di sociologia.
Tuttavia, quando gli eventi comunicati sono complessi e gravi come quelli attuali, si mette in moto tra “la gente” un meccanismo di autonoma elaborazione delle informazioni per cui l’ignoranza sapiente dell’opinione pubblica travalica la sapienza ignorante degli anchor men. Un aspetto particolarmente grave dell’attuale patologia informativa consiste nell’occultamento sia delle cause che hanno portato alla situazione presente, sia dei disastri cui stimo andando incontro e dei rimedi sbilenchi che gli stiamo opponendo. La carenza congiunta di grano e di fonti energetiche promette a tutto l’Occidente un prossimo futuro di fame per molti e di impoverimento per quasi tutti. Ciò comporta che masse pauperizzate accumuleranno un rancore esplosivo traducibile in sovversione autoritaria o in incremento democratico a seconda del colore delle forze politiche capaci di egemonizzarle e convogliarle. Dio non voglia che, nel frattempo, Le Pen conquisti la presidenza in Francia e Trump la riconquisti in America. A quel punto, Pandemia e guerra in Ucraina ci appariranno disgrazie minori. Ma di questo non si parlerà o ne parleranno i giornalisti, promossi esperti sul campo

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MEDIACRAZIA

Posted in Kulturkampf, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , on 15 aprile 2022 by Sendivogius

C’era una volta il “giornalismo d’inchiesta”… brillante invenzione di una stampa del tutto ideale (e per questo irreale), che aspira ad essere qualcosa d’altro e di più, rispetto ad una cassa di risonanza di poteri consolidati; o ridursi a mero strumento di manipolazione delle coscienze, per la promozione di interessi particolari su diffusione propagandistica.
Da noi, dove il giornalismo libero non è mai stato, nell’imprescindibilità di un’atavica vocazione cortigiana, le inchieste si limitano più che altro a tirar di conto nelle tasche altrui, con indignazione variabile in base alle appartenenze di scuderia. Oppure finiscono nel vuoto cosmico del disinteresse generale su ottundimento di massa. Più che i fatti, prevalgono i teoremi. E tutto si riduce ad appendice di un romanzo criminale senza fine, da tirare avanti fino ad esaurimento dei lettori disponibili.
Questo quando va bene, nel minimo di approfondimento che ne consegue, perché di preferenza il giornalista italiano riporta opinioni, di solito le proprie (meglio se mutuate da quelle del suo interessato padrone editoriale), elette ad imprescindibile verità di fede disciplinata in dogmi apodittici, da circostanziare al limite con poche battutine su twitter e condensabili in slogan rifritti, riassumibili in una mezza dozzina di parole vuote. “Altrimenti il pubblico non capirebbe”.
Per questo predilige i sensazionalismi della comunicazione emozionale, che lo dispensano dalla confutazione critica nell’onere della prova su verifica indotta, nella prevalenza dei patetismi mediatici su base regressiva, attraverso la delineazione dei fronti di appartenenza su divisione manichea. Il giornalista non deve mediare un’informazione verificata, ma creare un “animus” particolare e soprattutto funzionale ad altro…
Il fenomeno era già in essere da tempo, ma il conflitto in Ucraina scatenato dall’invasione russa ha ingenerato in un sistema mediatico embedded una sorta di catechesi propedeutica alla pedagogia di guerra. Più che formare coscienze, si preparano i futuri soldati alla guerra di domani, che ormai viene data quasi per certa, considerata accettabile… E per questo va resa desiderabile nell’ineluttabilità della stessa.
È una narrazione mitopoietica, che aborre la complessità; né tollera dubbi o esitazioni di sorta: nel migliore dei casi sono intesi come cedimenti al Nemico e nella peggiore delle ipotesi come un atto di tradimento della patria (ucraina, per proiezione).
L’addestramento è affidato ad un battaglione di invasati 50/60enni, con contorno di supponenti bimbiminkia in carriera e figlie di papà, preferibilmente parcheggiate sul seggiolone di qualche consiglio d’amministrazione a mantenimento pubblico. Che più che altro, sembrano i servi sciocchi di una compagnia di giro per l’intrattenimento ed indottrinamento delle reclute, mentre si infervorano come un Tirteo redivivo e leggono le veline della propaganda eletta a verità incontrovertibile, giacché nessuna panzana dal fronte ucraino pare loro abbastanza grande né assurda, da non essere esaltata o dal dover essere confutata, senza che mai ombra di dubbio alcuno sfiori le loro granitiche certezze.
Si distinguono per foia guerriera una mandria assortita di pasciuti e panciuti maschi adulti in fase senescente, che hanno superato la crisi di mezza età sostituendo i pruriti erotici di ritorno con le fregole di guerra in orgasmo surrogato, dopo aver riscoperto i soldatini con mezzo secolo di ritardo, per giocare alla guerra sul divano di casa travestiti da grandi strateghi, in un ritrovato vitalismo su eccitazione bellica.
E che ora imperversano a tempo pieno su reti unificate diffondendo il Verbo, mentre si passano la staffetta e randello per la bastonatura collettiva su pestaggio in gruppo dell’Orsini di turno.
A loro tempo imboscati, dopo essere ricorsi a qualsiasi espediente utile per sfangare il servizio militare di leva (“obbligatorio” per tutti, ma non per loro), oggi si sentono tutti generali, promossi sull’aia dei pollai televisivi per meriti di corte, mentre piantano bianderine e spostano carrarmatini di plastica sul tabellone del Risiko!, con l’aria tronfia e compiaciuta di ogni citrullo ingallonato che giochi alla guerra senza mai averne vista una.
Sono gli emuli contemporanei di quel giornalismo parolaio ed interventista che condusse l’Italia al mattatoio della prima guerra mondiale, in un’epifania sanguinaria di nazionalismo sciovinista ed esaltazione bellicista contro i “panciafichisti” di allora. All’epoca, le voci critiche o diffidenti erano bollate così. Oggi possiamo contare su un maccartismo di ritorno, molto più consono all’american spirit che pervade i nostri concionanti guerrafondai da salotto. Ma a differenza dei nostri eccitabili rambo da tastiera, gli “interventisti” di un secolo fa almeno ebbero la compiacenza di arruolarsi volontari in prima linea e farlo con convinzione, spesso rimanendoci secchi. Qui invece abbiamo solo un commando di indecenti pennivendoli d’assalto, che in guerra preferiscono mandarci gli altri, per spacciare qualche copia in più dei loro insulsi giornaletti in crisi di vendite e credibilità, appagando il proprio narcisismo da salotto e magari riciclarsi con un ingaggio da zerbino sull’uscio di qualche panel NATO.

Tale è l’assatanato manipolo di ringhiosi cagnetti da riporto, pronti a scondinzolare dietro a Padron Sam (nei panni di un vecchio rincoglionito, che non riesce a trattenere le sue flatulenze) in cambio di qualche croccantino, ridotti come sono a sbavanti mascottine da CCS di caserma.

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(157) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , on 2 aprile 2022 by Sendivogius

Classifica MARZO 2022″

Rimossi i corrispondenti da Mosca perché non abbastanza imparziali, irretiti come sono dal lato oscuro della Forza, rimangono i fior di professionisti schierati sul fronte occidentale a supporto delle Forze del Bene delle quali costituiscono il megafono in servizio organico permanente.
E nonostante l’unico compito loro richiesto sia quello di leggere le veline della propaganda di guerra, a cura del Ministero della Verità, ogni tanto i pupazzi animati peccano di zelo e provano ad agire in proprio con risultati grotteschi. È il caso dell’inviato del TG1 della RAI, Giacinto Pinto (e con un nome così!) in missione speciale ad Odessa, a riprova che il livello ormai miserabile raggiunto dal “servizio pubblico” può essere superato, trascendendo l’indecenza per tracimare nell’ucronia, tramite l’invenzione di una realtà parallela, funzionale alla propaganda ideologica su mistificazione a tempo pieno.
Pinto è uno che scambia la Rivoluzione russa del 1905 per ribellione contro i bolscevichi ed i cosacchi dello zar per le guardie rosse. Usa i fotogrammi de “La corazzata Potëmkin” (che no, non è una cagata pazzesca, ma un capolavoro assoluto del cinema) e presenta gli ammutinati di Odessa come nazionalisti ucraini in rivolta contro i comunisti russi. Quando la bugia supera se stessa… 
È questa l’informazione corretta, e soprattutto documentata, per la quale ci viene imposto il pagamento di un canone di abbonamento, onde coprire i costi di cotanta merda profusa a piene mani. Giusto a proposito di riduzione delle bollette, eliminando i balzelli inutili.
Ma niente raggiunge e supera lo schifo di un Massimo Gramellini, elevato all’ennesima minchioneria, che in piena fermentazione saccarolitica, col suo Lirismo esegetico nell’ora di catechismo pedagogico, dedica un ispirato peana a Vyacheslav Vasilievich Abroskin, il generale ucraino che su un post di Facebook si è offerto ai russi in cambio dei bambini di Mariupol, suscitando per questo suo memorabile annuncio le polluzioni incontrollate dei media nostrani. Tale è il plauso ammirato per l’eroico gesto del cavaliere senza paura che a chiacchiere si vende benissimo, dopo la pubblicazione della letterina aperta sul network preferito da ogni mitomane in vena di millanterie, che quasi spiace interrompere il coito dei nostri giornalai per cotanto coraggio condensato in un clic.
Secondo l’ispirato Gramellini, sdilinquito in orgasmi multipli da coito bellico, il generale Abroskin è uno di quelli che “gli ebrei definirebbero un Giusto”… forse i diretti interessati avrebbero qualcosa da ridire, ma il nostro cerimoniere di corte non si è dato pena di verificare.
Più prosaicamente, Vyacheslav Abroskin, già funzionario dell’Anticrimine nella Crimea occupata, diventato vicecomandante della polizia nazionale ucraina, si è distinto nella repressione degli insorti del Donbass, liquidati (nel senso letterale del termine) come “terroristi”. Nella guerra per bande, che contraddistingue l’organizzazione di uno stato semifeudale, Abroskin si è occupato di “brigantaggio”, dando la caccia agli oppositori politici del governo nazionalista e facendosi parecchi nemici, che di rimando lo hanno accusato di aver messo su un traffico internazionale di stupefacenti, approfittando delle coperture in Polizia, e che tutto il suo zelo di incorruttibile sarebbe piuttosto volto all’eliminazione della concorrenza. Ma nei gineprai ucraini noi non vogliamo entrare.

Mandatory Credit: Photo by STEPAN FRANKO/EPA-EFE/Shutterstock 
Vyacheslav Abroskin, the First Deputy of the Head of the National Police of Ukraine shows confiscated heroin during a briefing of National Police in Kiev, Ukraine, 24 April 2019. Police operatives have seized 300 kilograms of heroin worth some 25 million US dollars, which were to be transferred to Europe by a suspected international drug trafficking network.
Ukraine seizes 300 kilograms of heroin, Kiev – 24 Apr 2019

Come nella fantasia di Gramellini il generale ucraino sia diventato anche un nazista organico ai battaglioni Aidar ed Azov (quelli che nel tempo libero leggono Kant) non è proprio chiarissimo. E se davvero questo poliziotto fosse un guerriero fanatico, un violento, un simpatizzante nazista, a maggior ragione l’infatuazione sarebbe ancor più grave, anche perché a Gramellini sfugge il lapalissiano concetto che se l’eroico generale andasse con le sue Waffen SS a giocare alla guerra altrove, invece di utilizzare la città come il suo personale campo di battaglia, nascondendo truppe e mezzi militari tra le abitazioni, ed in tal modo facendo di ogni edificio un obiettivo militare, semplicemente Mariupol non sarebbe un luogo di combattimento, con la popolazione civile imprigionata nel mezzo del fuoco incrociato. Ah ma Gramellini è uno di quelli che ama le storie truculente e crede alla saga fantasy degli orchi russi da Mordor, che vanno a caccia di “bambini ucraini” coi quali insaporire il borsch.

Hitlerjugend in Ucraina

Di tutti gli altri bambini, di quelli che vengono trucidati nell’indifferenza generale e nell’ordine di migliaia in Yemen, in Siria, in Iraq, nella Striscia di Gaza… a Gramellini, ed ai tanti predicatori da salotto come lui, non frega nulla; oppure sono troppo impegnati a masturbarsi davanti allo specchio, mentre dedicano le loro omelie al Giusto tra i neo-nazisti, che in Ucraina vengono coccolati, protetti, ed onorati come eroi fondatori dello stato nazionale. Invero, Gramellini non s’accorgeva di nulla neanche quando le bombe cadevano un po’ più ad est, sulle città di Donetsk e Luhansk. La guerra lì già c’era da 8 anni, con tanto di palazzi sventrati e civili maciullati a colpi di mortaio, ma non faceva notizia. Figuriamoci ancor più lontano! Evidentemente, fuori dall’Ucraina, i bambini non sono abbastanza fotogenici (né abbastanza “ariani”), e dunque non  mediaticamente spendibili, per dire immani stronzate in tivvù, o da utilizzare per foto demenziali con lecca-lecca e fucile, coprendo il fumante merdone sotto una crosta di zucchero. E si eccitano per questo!

Pedopornografia di guerra

È il dramma dei nostri guerrieri da salotto, che imperversano a reti unificate; gli esteti dell’armiamoci e partite: il più devastante effetto collaterale della guerra in corso.

Hit Parade del mese:

01. IN CASO DI ESPLOSIONE ATOMICA

[07 Mar.] «Bisogna mettersi a terra col viso in giù; le mani sotto la pancia e non tenere le mani fuori; poi ci saranno ondate, folate di vento, non alzarsi alla prima ma ce ne saranno altre a seguire; oppure state 5 giorni in casa con l’acqua delle bottiglie, vi mettete nel rifugio i 2 litri al giorno e tutta roba in scatola… tutto qua.»
(Luca Zaia, pasticca di iodio)

02. FAI BEI SOGNI

[26 Mar.] «Questo generale è un guerriero fanatico, un violento, un simpatizzante nazista, ma è disposto a sacrificare la sua vita per mettere in salvo quella dei piccoli sopravvissuti di Mariupol. Non è un uomo buono, proprio no. Gli ebrei lo definirebbero un Giusto. Sì, un giusto. Come il nazista Schindler e il fascista Perlasca, che salvarono centinaia di ebrei dall’Olocausto. O come Zofia Kossak, la scrittrice ungherese famosa per le sue posizioni antisemite che durante la Seconda guerra mondiale salvò la vita di tanti bambini ebrei a rischio della sua, tanto che venne deportata ad Auschwitz. Perché i Giusti possono avere idee sbagliate. Ma i gesti, certi gesti, non li sbagliano mai….. Ed è proprio quando la vita ci mette sotto pressione che ci spogliamo delle ideologie, dei pregiudizi, delle paure. E scopriamo chi siamo davvero.»
(Massimo Gramellini, Pan di Zucchero)

03. CAMERATI DI STRADA

[11 Mar.] «Il Battaglione Azov non è un battaglione neonazista.»
(Enrico Mentana, non qualificabile)

04. IL GOVERNO DEI MIGLIORI

[17 Mar.] «Oggi è il 17 marzo, auguri alla Repubblica.»
(Carlo Sibilia, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno)

05. LA GUERRA DEI CRETINI

[13 Mar.] «Su questi scalini, Odessa si ribellò ai bolscevichi nel 1905.»
(Giacinto Pinto, pennivendolo del TG1)

06. E SE MIO NONNO AVEVA LE ALI…

[23 Mar.] «Putin senza la NATO sarebbe già a Lisbona.»
(Beppe Severgnini, presenzialista da salotto)

07. IL FRASTUNO DELLE STRONZATE

[29 Mar.] «Il frastuono della guerra ha fatto cascare il castello di sabbia della narrazione progressista. Ora più che mai serve una svolta conservatrice per tornare ad affrontare la realtà.»
(Giorgia Meloni, fascio di lotta e di governo)

08. IL BAR E LA STORIA

[26 Mar.] «Segnatevi la data di oggi perché farà storia …il discorso di Biden di oggi a Varsavia cambia il passo delle Guerra. “Non abbiate paura”- citando Giovanni Paolo II- e “Putin non puo’ restare al potere”.»
(David Parenzo, commentatore autorizzato)

09. IPERSONICHE

[22 Mar.] «La Russia usa armi supersoniche»
(Alessandro Di Battista, l’Espertone)

10. DI PAPI IN FIGLIO

[21 Mar.] «Matteo Salvini è il politico più coerente, il più trasparente e affidabile.»
(Silvio Berlusconi, papi nobile)

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(155) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , on 5 febbraio 2022 by Sendivogius

Classifica GENNAIO 2022″

 Tanto rumore per nulla. Dopo l’immancabile scroscio di pensierini elementari ragliati a mezzo twitter, slogan minimi e provocazioni spicce a portata di click for dummies… Camere riunite e “Grandi Elettori” (li chiamano così!) in costipazione hanno infine sciolto le riserve, riconfermando in un rarissimo afflato di buonsenso il Presidente della Repubblica uscente, non essendo riusciti a produrne uno nettamente peggiore. E questo nonostante l’impegno profuso a pieni voti, nello sforzo che precede il rilascio della fumante stronzata del giorno.
Sono cose che capitano. Soprattutto quando in alternativa viene sbandierata per mesi la candidatura del papi della patria in persona (il “Gigante”, ovvero un pornonano alto un barattolo e mezzo). Poi esaurita la farsa al netto della tragedia, si passa subito dopo alla Zia della nipote di Mubarak: la contessa Mazzanti-Serbelloni Vien dal Mare, andata a schiantarsi rovinosamente sulla plancia di Montecitorio, rimbalzando direttamente sul grugno del Capitone flambè che l’aveva lanciata per il varo; ovvero uno che continua a scambiare il tricolore per uno straccio con cui pulirsi il culo come faccia. Infine, si prova senza troppa convinzione a ripiegare verso altre imbarazzanti mezzeseghe allo sbaraglio, che solo una destra becera e puttaniera come quella italiana può scambiare per “figure di spessore”, nella sagra pecoreccia del fasciocialtronismo nostrano. Per la serie: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei…

Hit Parade del mese:

01. LA MATEMATICA È UN’OPINIONE

[21 Gen.] «Ieri, 18/01/2022, con quasi 90% Italiani inoculati: 228.123 contagi, 434 morti. Un anno fa, 18/01/2021, senza Pfizer, Moderna ecc: 8.824 contagi, 377 morti. Fine anche della favola “grazie al vaccino abbiamo ridotto i morti”.»
(Francesca Donato, fenomeno da baraccone leghista)

02. FRANCIS CULO PARLANTE

[13 Gen.] «Il lassismo di Sala ha permesso gli stupri di massa.»
(Daniela Santanchè, fasciocialtronista)

03. EAU DE MERDE

[15 Gen.] «Anche stavolta sento il profumo della vittoria »
(Silvio Berlusconi, Perdente)

04. LA FIDANZATA DEL GIGANTE

[22 Gen.] «Come sempre, il nostro presidente dimostra di essere un gigante immerso in un teatro di personalità insignificanti, irrilevanti e passeggere.»
(Marta Fascina, insignificante, irrelevante e passeggera)

05. LA MERDA NEL CERVELLO

[09 Gen.] «Altre prove documentali della presenza del grafene nei sieri sperimentali della Pfizer. Queste prove attendono di essere presentate sono davanti ad una corte di giustizia indipendente. Alla fine di questa storia, il cartello farmaceutico di Bill Gates non potrà non rispondere davanti all’umanità dei suoi crimini.»
(Alessandro Meluzzi, Infetto)

06. LAVORATORI (I)

[24 Gen.] «Sto lavorando perché nelle prossime ore il centrodestra unito offra non una ma diverse proposte di qualità, donne e uomini di alto profilo istituzionale e culturale, su cui contiamo ci sia una discussione priva di veti e pregiudizi, che gli italiani non meritano in momento così delicato dal punto di vista economico e sociale.»
(Matteo Salvini, il Responsabile)

07. LAVORATORI (II)

[18 Gen.] «Faccia sconvolta dopo 3 ore e mezza di lavoro al pc.»
(Sara Moretto, italiana viva)

08. COMPATTI E UNITI

[25 Gen.] «Abbiamo fatto una lunga e proficua riunione con il centrodestra compatto, siamo uniti, il nostro tratto distintivo è muoversi all’unisono dall’inizio alla fine del percorso.»
(Matteo Salvini, all’unisono)

09. CORRELAZIONI SATANICHE

[11 Gen.] «Rispetto per la morte di David Sassoli. Ma è morto in seguito alla terza dose? Non c’è nessuna correlazione? Non rendete pubblica neppure l’autopsia? O non la fate neppure? Costringete la gente a vaccinarsi e a morire. State costruendo una tirannia sanitaria mai esistita prima.»
(Paolo Becchi, filosofo)

10. MANGIASSERO

[22 Gen.] «Coloro che non hanno il Green Pass possono farne tranquillamente a meno. E se poi non riescono a comprare il pane, pazienza! Che mangiassero le brioches.»
(Mario Giordano, a digiuno)

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Il governo dei minori

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , on 19 gennaio 2022 by Sendivogius

Intanto che il Medagliere mobile continua a millantare imperterrito l’arrivo di triliardi di dosi fantasma di vaccino, esibendosi nella sua abilità più riuscita: sparare cazzate alle grandi manovre, in alcune regioni, giusto a proposito di distribuzione, la situazione è questa:
Succede, quando gli slot non arrivano, perché evidentemente ‘qualcuno’ non s’è attivato a tempo debito, dimezzando la durata dei certificati verdi (variabile a seconda del DPCM di turno), concentrando però tutte le somministrazioni (over 70, under 18, booster, open day… e tutta l’inflazione di anglicismi d’accatto disponibili) nel medesimo momento, creando un enorme ingorgo vaccinale. Perché tutto fa brodo (e siero), per rispettare i “target” e mettere un’altra tacca sul fucile del generalissimo che colleziona nastrini, moltiplicando i pani ed i pesci.
Ovviamente, non è notizia che possa turbare i palinsesti della spendida narrazione collettiva circa le magnifiche sorti progressive del “Governo dei Migliori”: ennesima emanazione padronale di esecutivo eterodiretto, per lo storno privato ed appropriazione a debito di fondi pubblici su circonvenzione di incapaci, che naviga placido e serafico sugli ettolitri di saliva sversati dai nuovi Cinegiornali Luce di regime, unificati in estatica adorazione verso il Draghi che ci conduce.
E così vai col Mix&Match eterologo! Sconsigliatissimo, almeno fino ad Aprile 2021, semplicemente perché non ci sono evidenze scientifiche in assenza di studi specifici, è diventato obbligatorio e ovviamente sicurissimo a partire da Giugno, in deroga a tutti quei protocolli degli enti regolatori, così stingenti invece quando si tratta di autorizzare una mentina per il mal di gola. A meno che non si vogliano considerare come esaustivi, studi clinici separati e limitati a poche dozzine di individui, su un trial di 8-12 settimane. E sostanzialmente è stato fatto con la stessa logica da CCS di caserma, per cui se in mensa la pasta scarseggia si rifornisce la truppa di riso, per bilanciare le scorte.
Perciò, se non ci si è premuniti di riserve sufficienti di siero Pfizer, si passa tranquillamente agli slot di Moderna, perché a parità di fiale se ne somministra la metà e si risparmia sui costi, raddoppiando le dosi disponibili. È questa la fondamentale ragione “tecnico scientifica” alla base del miscelamento.
Vabbé, ma questi sono solo dettagli polemici per eccesso di pignoleria; resta da capire cosa l’Esecutivo penserà di fare quando il 1 Febbraio la totalità dei certificati vaccinali emessi prima del Settembre 2021 verrà azzerata, in assenza del Super-Green-Pass rafforzato 3.0 Gold Edition, ritrovandosi (dopo aver rispettato tutte le disposizioni anti-covid) alla stessa stregua di un invasato No-Vax, per identica considerazione e trattamento. Capolavori comunicativi ed organizzativi!

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GAME RAPE

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , on 13 gennaio 2022 by Sendivogius

La riconoscete?! Specialità tipicamente nordafricana, rilanciata a nuova popolarità sulla piazza egiziana, dopo i grandi successi del 2005 che l’hanno resa nota al grande pubblico, è progressivamente diventata virale su scala globale, divenendo un tipico prodotto a certificazione garantita su esportazione diffusa, approdando infine nell’accogliente Europa, per un sicuro successo collaudato sul campo, e divenendo in fretta uno dei massimi intrattenimenti di Capodanno.
Si chiama, a sottilinearne la peculiarità univoca ed inconfondibile, taharrush al-jinshi.
Pare un “normale” stupro di gruppo, ma non lo è. Ed è assai più ‘sofisticato’ rispetto ad una brutale gangbang, rapportata alle dimensione di un assalto di massa, organizzato e coordinato, con accerchiamento concentrico ad ondate, esteso ad una dimensione mai vista, nel vortice brulicante di mani che arraffanno, afferrano, si insinuano, violano, lacerano e strappano.
Nella sua diffusione oramai assurta a dimensione globale, fece il suo esordio alla grande nella notte di S.Silvestro 2015, quando le principali città dell’Europa centrale furono trasformate in territorio di caccia per predatori sessuali, organizzati in orde e lasciati liberi di scorazzare indisturbati, per portare un po’ di colore nella scialba monotonia delle serate mittleuropee, percorrendo mezza Germania (Stoccarda, Amburgo, Colonia), ma anche Svizzera, Austria, Svezia… per arrivare fino alla capitale finlandese. 
Noi ne avevamo parlato a suo tempo [QUI], senza troppe ipocrisie o infingimenti, né reticenze: diretti, come abbiamo sempre fatto!
Nel frattempo il fenomeno, lungi dall’essere contrastato, s’è esteso appestando con pieno successo le piazze italiane, col riuscitissimo esperimento di Milano. Adesso, possiamo a pieno titolo considerarci parte integrante di questa Europa così moderna e all’avanguardia, che gattona impotente.

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(154) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , on 8 gennaio 2022 by Sendivogius

Classifica DICEMBRE 2021″

Anno 2022. Dunque, vediamo… Una maggioranza di governo rissosa e divisa, che ormai non esiste più. Un esecutivo impantanato che si esprime unicamente attraverso il ricorso abnorme e spropositato ai decreti legge ed ai voti di fiducia, in perenne stato di emergenza con proroga su deroga. Una campagna di vaccinazione in scandaloso ritardo sui tempi previsti e forniture vaccinali che non arrivano. Una gestione pessima della pandemia, per la prima volta davvero fuori controllo: mai si era arrivati a parlare apertamente dell’applicazione del codice nero, come se fosse la cosa più normale del mondo e senza che stuoli di commentatori a contratto se ne adontino. Una manovra finanziaria fondata sul debito, sull’onda lunga di una “Bonus Economy” interamente impostata sulle elargizioni di massa, priva di una reale visione economica e strategica di lungo periodo. Una compagine ministeriale di rara mediocrità (il “Governo dei migliori” sic!) ed un’opposizione impresentabile di nostalgici neofascisti con le turgide braccine perennemente tese, a sancire l’assenza di alternative.
Pare il Conte-bis alle sue ultime battute di arresto ed invece si tratta del Governo Draghi nella sua massima espressione. Solo che stavolta non c’è un Luca Ricolfi, ancora in pieno spasmo orgasmatico per la felice svolta, a denunciare apocalissi imminenti sui giornaletti compiacenti ed allineati in mistico tributo, verso la risorsa che tutto il mondo ci invidia: il Super-Mario osannato dai media in adorazione. Più modestamente, si tratta dell’ennesimo omino della Provvidenza chiamato a commissariare partiti e parlamento, per diffondere il sacro verbo di Confindustria sotto dettatura e per convertirne gli interessi in agenda prioritaria di governo.
È il clone che voleva sembrare umano: la versione aggiornata con scheda interattiva a simulazione empatica del rottamato robo-Monti 9000 (prototipo catastrofico della prima serie) ed altrettanto fallimentare come il modello precedente. Perché in realtà si tratta di un nuovo assemblato da laboratorio tecnocratico, con un ottimo battage pubblicitario di lancio, potendo contare su uno stuolo ossequiente di cantori a tempo pieno, sempre pronti a sdilinguirsi in venerazione estatica.
Al netto delle incensazioni agiografiche, del Governo Draghi, ormai agli sgoccioli ed avviato verso estenuanti tecniche di sopravvivenza ad oltranza, si ricorderanno i condoni fiscali; la destrutturazione di ogni residua tutela occupazionale, in nome della “flessibilità del mercato” che s’aggiusta da sé; il rilancio del Nucleare come “energia green” (e pazienza per i rifiuti radioattivi), alla faccia della transizione ecologica! Ma si segnala pure l’introduzione di una flat-tax mascherata, nella prima manovra finanziaria apertamente regressiva, che introduce un principio di tassazione decrescente all’aumentare degli imponibili fiscali ed accorpa le detrazioni riducendole d’importo. Insomma, a guardare la manovra economica, sembra più che altro un sorcio morto, partorito da una montagna di letame.
Quando gli aedi stipendiati a panegirico ed i propagandisti di regime in piena scialorrea cesseranno di lubrificare gli ingranaggi dell’automa meccanico in sembianze umane, per scoprire che non c’è alcun pilota automatico, sarà sempre troppo tardi.

Hit Parade del mese:

01. SUPERCAZZOLA SOVRANISTA

[16 Dic.] «Al cospetto di chi intende decostruire ogni cosa, non resta che conservare. Perciò serve un patriota al Quirinale, perciò servono patrioti ovunque. L’alternativa è l’avanzata del nulla, la vittoria di chi fa il deserto e lo chiama progresso!»
(Francesco Borgonovo, il Nulla che avanza)

02. A NOI!

[16 Dic.] «Come dice Franco Borgonovo: “Oggi solo i conservatori possono difendere la comunità dall’ideologia che decostruisce e atomizza la società”. E noi siamo pronti a fare la nostra parte.»
(Giorgia Meloni, la Patriota)

03. IL GIGANTE

[02 Dic.] «Governare è una cosa seria, non si può governare a cazzo. Berlusconi ha dimostrato di saper governare: in politica estera è stato un gigante»
(Alessandro Sallusti, domestico di famiglia)

04. BUNGA BUNGA!

[13 Dic.] «Non esiste un candidato più autorevole di Silvio Berlusconi, per esperienza umana e politica, per relazioni internazionali e per capacità di governo.»
(Licia Ronzulli, papi-girl)

05. C’ERA UNA VOLTA IN ARABIA…

[14 Dic.] «Future is in motion, but also in emotion. We need Big data, but we also need big emotion.
(Matteo Renzi, il Conferenziere)

06. MI PIACE L’ODORE DEI BAMBOCCI VIZIATI AL MATTINO TARDI…
PUZZA COME DI STRONZATA.

[06 Dic.] «Chi è cresciuto a Roma nord ha fatto il Vietnam.»
(Pietro Castellitto, incommentabile cazzone)

07. SE NON SON ROSE…

[31 Dic.] «Questo è il momento della disobbedienza civile. Deve scattare la resistenza. Ad esempio prendere l’autobus rifiutandoci di esibire la certificazione, fare come faceva Rosa Parks a Montgomery in Alabama. Serviranno persone coraggiose che abbiano la voglia di far valere i diritti costituzionali. Io, a questo punto, non mi vaccino per ragioni puramente ideologiche: non mi piego al ricatto del potere.»
(Ugo Mattei, kamikaze no-vax)

08. LE GRANDI CONQUISTE RENZIANE

[25 Dic.] «È Natale, come Italia Viva chiedeva da un anno.»
(Elio Vito, spalla comica)

09. LA PRESA PER IL CULO

[22 Dic.] «I principali beneficiari della riforma fiscale sono i lavoratori e pensionati a reddito medio-basso. In termini percentuali i maggiori benefici derivanti dalla riduzione delle aliquote Irpef e del taglio contributi per il 2022 si concentrano sui lavoratori con 15mila euro di reddito e se si considerano gli effetti dell’assegno unico dei figli, a beneficiare della riduzione fiscale saranno soprattutto le famiglie a basso reddito»
(Mario Draghi, il sobrio cazzaro)

10. BERLUSCONI COME PERTINI

[04 Dic.] «Berlusconi al Quirinale? Lo vedo benissimo. Credo che sarebbe il Presidente più straordinariamente simile a Pertini.»
(Gianfranco Rotondi, cicisbeo di corte)

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