Archivio per Costume

Lui è peggio di me

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , on 15 gennaio 2019 by Sendivogius

Nel vuoto lunare di una piazza deserta, in diretta da Strasburgo, va in onda il siparietto demente dell’accoppiata comica peggio assortita del webbé, Dibba Er C’è (non ci fa) e Giggino (“prima-di-tutto”) ‘o Sarracino, rigorosamente su facebook (il palcoscenico digitale, prediletto da ogni cretino in cerca di visibilità), per la serie “i meravigliosi pupazzi animati della Casaleggio Associati”: un incrocio ibrido tra i Muppets ed i Teletubbies, dopo la performance non proprio riuscitissima sulla neve che sembrava una parodia di Filini e Fantozzi al dopolavoro aziendale.
Vedere Cric&Croc col loro ghigno perenne d’ordinanza, che concionano sulla chiusura del parlamento europeo a Strasburgo, aveva qualcosa di straniante ancor prima di inquietante: “Lo chiuderemo… è inutile… è una marchetta francese… non serva a nulla”…

Perché in genere è questo l’effetto che i parlamenti suscitano ad i profeti della “democrazia diretta”: non appena ne vedono uno, il loro primo pensiero è come eliminarli, nella distopia totalitaria della Piattaforma Rousseau. Ed uno sarebbe quasi tentato di rievocare l’incendio del Reichstag tedesco nel Febbraio del 1933, o lo svuotamento di altre aule sorde e grigie. Poi però guardando meglio i Mimì e Cocò di questa (ennesima) farsa all’italiana, al massimo viene in mente il duetto di Totò e Peppino in trasferta a Milano:

“Noio, volevam savoir. Dunque: noi vogliamo sapere, per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?”

E prontamente suggerire loro la via a suo tempo già indicata da Beppone il Timoniere…
Che a cercarla, la strada la si trova sempre.

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La Città Pulita

Posted in A volte ritornano, Stupor Mundi with tags , , , , , on 6 gennaio 2019 by Sendivogius

Della Trieste supinamente redenta, e amministrata con cipiglio volitivo dal podestà Carlo Dipiazza, avevamo già avuto modo di parlare [QUI]. È l’altra opposizione, quella diversamente fascista, che a livello locale governa in pianta organica coi nazi-leghisti del duce di ghisa ed in parlamento ne sostiene le iniziative legislative dai banchi della ‘minoranza’ collaterale all’esecutivo.
Ed in tutta franchezza pensavamo che potesse bastare, non meritando la giunta triestina altro spreco del nostro tempo. Che di esemplari così la provincia italiana è piena: tutti più che mai ringalluzziti nel gran revival völkisch dei nostalgici del Ventennio.
Poi però ti imbatti nelle cacatine on line del leghista Paolo Polidori, che a Trieste fa il vicesindaco, e ti sovviene il sospetto (infondato per carità!) che se la madre degli imbecilli è sempre incinta, lo stronzismo diffuso e compiaciuto ne costituisce la misura della febbre sovranista…
Ecco, ad uno come Polidori, faccia da Richie Cunningham in “Happy Days” (ma molto più meschino), uno che prima di buttarsi in politica caricava i distributori automatici, dopo aver registrato la sua società di vending (ora si chiama così) in Croazia per non pagare le tasse in Italia, bisognerebbe spiegare (perché lui poverino a 54 anni proprio non ci arriva a capirlo da solo), che gettare via i miseri stracci che un senza tetto usa per cercare di scaldarsi dal gelo artico delle notti friulane, non è un atto di decoro ma un gesto infame, un maramaldeggiare (con soddisfazione!) sulla miseria altrui. Perché i “cittadini normali” queste cose non le fanno, nel malcelato auspicio che così il pezzente ignudo crepi assiderato, togliendo per sempre il disturbo, mentre magari si preoccupano moltissimo che nelle scuole sia presente il presepe tradizionale. Farsene pubblico vanto poi è cosa da perfetti stronzi. E siccome Polidori è un altro che se ne frega, provoca i “benpensanti” dimenticando per una volta di prendersela coi soliti “buonisti”. Poi però dinanzi alla giusta indignazione che le persone normali (e perbene) provano per l’appunto per un personaggio di tal fatta e col quale non vogliono essere identificati, l’ennesimo prepuzietto alla ribalta del KuKluxKlan nazileghista, come tutti i vigliacchi, ci ripensa… analizza l’eventuale dividendo elettorale, nella convinzione che per certa politica fare sempre lo stronzo ripaghi comunque… Si stupisce delle reazioni. E viste le quotazioni in ribasso improvvisamente la cosa gli frega eccome, ritirando subito il post demente da bullo vanaglorioso, almeno fino al prossimo delirio. Perché l’unica cosa di indecente a Trieste sono proprio i fascioleghisti, che grufolano con gusto e razzolano tra gli stracci, in cerca di voti dalle cloache più nere.

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(118) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , on 2 gennaio 2019 by Sendivogius

Classifica DICEMBRE 2018”

‘Azzo! Viviamo nel Paese di Bengodi e nessuno se n’era ancora accorto. Ci voleva un Giggino Di Maio per farcelo sapere!! Ma finalmente è arrivata la “manovra del popolo” nell’ora fatale del cambiamento e allora tutto cambia… In pratica, si tratta di uno scatolone vuoto da riempire a piacimento di promesse e di chiacchiere (che quelle non costano nulla), per un bel pacco napoletano: dentro l’involucro niente. Più che una legge finanziaria, è una lista delle buone intenzioni, come quelle che si stilano all’inizio di ogni nuovo anno, e sistematicamente sono destinate ad essere disattese, non appena si scontrano con la realtà dei fatti, che è sempre un tantino diversa da come la si immagina. Ma vuoi mettere?!? L’importante è l’annuncio, la propaganda continua, lo slogan ad effetto… Una roba che ebbe il suo esordio alla grande, coi manifesti pubblicitari 6×3 del Pornonano (ve li ricordate?), che a dir la verità non gli portarono troppa fortuna, prestandosi ad ogni possibile presa per il culo…
E proseguirono fino alle slide animate del Cazzaro di Rignano, che ebbero sorte ancor peggiore, scomparendo in fretta insieme alla meteora del renzismo, quello che secondo i profetici commentatori da salotto sarebbe senza dubbio dovuto durare venti anni!
Poi è arrivato questa sottospecie partenopea di Cetto La Qualunque elevato al cubo, direttamente coi suoi pizzini scarabocchiati a mano, chiudendo in sordina, con l’altro suo compare acquisito in camicia nera e la claque festante di bimbiminkia allo sbaraglio, per l’apoteosi del cialtrone digitale che niente sa ma di tutto straparla, dal fondo del pozzo nero della sua incompetenza abissale sempre accompagnata da una presunzione siderale, mentre in assenza di risultati tangibili gridano al complotto per nascondere l’affaticamento da overdose di fuffa.
E nell’enunciazione del listino della spesa alle piazze di Borgo Citrullo, sembra uno di quei tanti fanfaroni da bar che dopo qualche bicchiere di troppo inizia a declamare conquiste immaginarie e prestazioni fantastiche, tra le risate generali, nella recita condivisa di uno che è indubbiamente coglione. E se ne compiace! Tanto gli basta per la ribalta.

Almeno fino al prossimo funerale (metaforico) di giovani promesse, precocemente destinate al tramonto nel meritatissimo oblio che spetta loro.

Hit Parade del mese:

01. POTEVO FARE DI QUEST’AULA SORDA E GRIGIA UN BIVACCO DI MANIPOLI. MA NON HO FINORA VOLUTO…

[30 Dic.] «Siamo sotto attacco! Il Governo, la Manovra del Popolo. La Democrazia è sotto attacco. È in corso una delle più violente offensive nei confronti della volontà popolare perpetrata in 70 anni di storia repubblicana. A sferrarla sono grandi lobby, poteri forti e comitati d’affari. Lottano per sopravvivere, per mantenere i propri privilegi, benefit, prebende, con l’indegna complicità del PD e di FI, eterni zerbini dei potenti. E con la longa manus della stragrande maggioranza dei media, ipocrita cassa di risonanza di questi interessi corporativi. I vertici delle banche, assicurazioni, i grandi gruppi editoriali in perenne conflitto di interesse stanno inquinando il dibattito democratico con un vero e proprio terrorismo mediatico e psicologico.»
  (Il Blog delle Stelle, Ufficio Propaganda eversiva)

02. CHE MANGINO LE BRIOCHES

[07 Dic.] «La Panda 1.200 costerebbe 300 euro di tassa in più? Potrebbero scegliere di comprare una Panda 1000»
  (Laura Castelli, semplicemente imbarazzante)

03. COLAZIONE IN DISCARICA

[08 Dic.] «Realizzeremo un impianto di riciclo creativo, un luogo dove le persone possono portare oggetti che non usano e che avranno vita nuova. Potrà essere anche un luogo di aggregazione, in Francia li chiamano repair cafè.»
  (Virginia Raggi, Disgrazia Capitale)

04. SE NON SON MESI SARANNO ANNI

[03 Dic.] «Penso che Genova tornerà più forte di prima in pochi mesi, al massimo anni.»
  (Danilo Toninelli, Sub-normale)

05. MISSISSIPI NAVIGATOR

[04 Dic.] «Chi oggi non ha lavoro ed entrerà nel programma del reddito, avrà dall’altra parte una figura che possiamo chiamare Navigator, che lo prenderà in carico e lo indirizzerà verso il placement. Selezioneremo i Navigator normalmente, con un colloquio. Lo definiamo Navigator perché ci stiamo lavorando con una università che ha lo stesso programma, quella del Mississippi.»
  (Luigi Di Maio, Minchionator)

06. LEGGERE (MALE), NON CAPIRE UN CAZZO, EPPUR PARLARE

[15 Dic.] «Draghi ha affermato che “la possibilità di stampare moneta per finanziare il deficit non è stata considerata neanche dai Paesi che fanno parte del mercato unico ma non sono parte dell’euro”. STAMPARE MONETA. Se lo dice Draghi si può, se lo dicono altri sei “ignorante, idiota, folle”.»
  (Carlo Sibilia, ignorante, idiota, folle)

07. RECONQUISTA

[31 Dic.] «Con noi riconquistati i confini e la dignità.»
  (Matteo Salvini, nazista da selfie)

08. IL VOLO DI ICARO

[18 Dic.] «Penso che il MoVimento 5 Stelle sia come i fratelli Wright e se stiamo ottenendo successi e gettando le basi per un futuro migliore lo dobbiamo allo stesso motivo che consentì a Wilbur e Orville di volare.»
  (Luigi Di Maio, il tamarro volante)

09. LA MINACCIA

[17 Dic.] «Se provocate mi tocca tornare ad Arcore sotto la villa del vostro padrone. Stavolta però per leggere dei pezzi della sentenza sulla trattativa Stato-Mafia. L’avete voluto voi!»
  (Alessandro Di Battista, il Vendicatore minchionato)

10. FUSARO ESCI DA QUESTO CORPO!

[23 Dic.] «I Criceti di Satana col loro globalismo irenico promuovono il tribalismo malthusiano omicida mirando a pulizie etniche su scala mondiale per assecondare i bisogni edonistici di elite sociopatiche.»
(Luciano Barra Caracciolo, Sottosegretario di Stato agli affari europei)

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L’Uomo che magna

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , on 27 dicembre 2018 by Sendivogius

Cosa fa un Matteo Salvini, quando non è troppo impegnato a produrre tweet seriali sulle gesta criminali (vere o presunte tali, non importa) di un qualche negro clandestino, da montare su come la maionese, per tener desta l’indignazione telecomandata dei cappuccetti bianchi del suo KuKluxKlan da cortile?!? Perché in assenza, qualsiasi altra stronzata andrà benissimo…

L’importante infatti è che un qualunque altro straniero ci sia e basti a fornire la quotidiana dose di razzismo sovranista da dare in pasto agli adoranti squadristi da tastiera, per il consueto rituale dei cinque minuti d’odio che accompagnano il linciaggio in effigie.
 Ecco, se non ci sono negri nei paraggi, Salvini magna! È un uomo che ha trasformato un atto naturale come il nutrirsi, in un’animalesca esibizione di sé e dei suoi appetiti da Pantagruel barbuto dei Navigli. E lo fa grufolando compiaciuto nella voracità famelica ed esibita con cui più che mangiare si avventa sul cibo, che ingurgita con platealità bulimica, quale metafora riuscitissima di un’insaziabile fame di potere. Senza più la sua Bella, resta solo la Bestia. Pare quasi di sentirne lo schiocco delle mandibole in movimento, mentre tutto sudaticcio afferra, azzanna e strappa bocconi di cibo, con l’unto che cola dalle fauci, le dita insudiciate che affondano nella frolla sfatta. Perché ci tiene a farsi vedere, mentre rumina e freme ad ogni morso; perso nell’orgasmo surrogato ed esibito della sua masticazione compulsiva, che precede il meteorismo gassoso di pasti mangiati troppo in fretta e digeriti male, fino all’inevitabile esplosione di peti in un fragor di scorregge incontrollate. Ma quelle (ancora) non le registra su facebook. Probabilmente le posterebbe anche, se avesse la certezza che facciano abbastanza “popolo”, ed abbiano un ritorno ‘social’, nella retorica abusata (e falsa) dell’uno di noi, mentre fotografa la portata del giorno (gnam! gnam!). In realtà, l’unico vero piatto forte è la pantomima imbastita a consumo di quei coglioni davvero convinti di chattare col Capitano, loro grande amicone di minchioni digitali, e non con un generatore automatico di post, che riassembla immagini e parole d’ordine (radical-chic… castrazione chimica… risorse boldriniane… i nostri figli… presepe… Ruspa! Prima gli italiani! La pacchia è finita!) a seconda del trend topic del momento. Gli slogan son sempre gli stessi e funzionano ad incastro; almeno finché il prodotto vende, solleticando il fascismo eterno degli italiani. Sarebbe questa la geniale macchina di propaganda di un maestro della comunicazione (!), alla base di uno straordinario consenso (?), stando almeno alla vulgata agiografica costruita attorno al personaggio che nel frattempo, scoperta una passione per le uniformi, ha dismesso le felpe per indossare divise, nel feticismo con cui riveste il suo ego da travestito della sicurezza.
Stavamo per dire che una risata lo seppellirà, ma forse l’afflosciamento del duce di ghisa sarà annunciato da ben altri sommovimenti intestinali…

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(117) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , on 1 dicembre 2018 by Sendivogius

Classifica NOVEMBRE 2018”

Per essere stupido, è stupido. E tanto pure. Però poi il personaggio ci mette del suo e tende a strafare. Per esempio, secondo un distorto (quanto ipocrita) concetto di “trasparenza”, i membri di governo sono ‘obbligati’ (Legge n.441 del 05/07/1982) a rendere pubblici i propri redditi; nonché quelli dei propri parenti fino al secondo grado di parentela (d.lgs n.33 del 2013), ma solo su base volontaria. Va da sé che la norma, ancorché non vincolante, per ovvi motivi, è ampiamente disattesa (quis custodiet ipsos custodes?). Ma Giggino è differente da ogni suo altro collega e ci tiene a pubblicare la situazione patrimoniale di tutti i suoi congiunti, in bella vista sul sito della Presidenza del Consiglio, affinché chiunque possa prenderne atto. Salvo farsi tanta meraviglia, se poi i soliti “giornaloni” gli fanno le pulci, facendo notare come papà Di Maio dichiari un reddito annuo di 88 euro (!), sudatissimo frutto delle rendite catastali di nove terreni e quattro immobili di sua proprietà, mentre (de facto) conduce una società edile dall’attività trentennale, la ARDIMA srl, registrata a nome della madre (che per legge non potrebbe, essendo dipendente pubblico), amministrata dal fratello 18enne, Giuseppe, che per il disturbo percepisce reddito zero (in altri tempi lo si sarebbe chiamato “prestanome”), divisa in quote paritarie tra la sorella Rosalba, architetto d’interni (che non arriva a guadagnare 12.000 euro lordi all’anno), e lo stesso Giggino che ne detiene il restante 50%. Se poi l’azienda di famiglia impiega operai al nero, se gli incidenti sul lavoro non vengono denunciati, Giggino, come associato agli utili di impresa, non è tenuto a saperne assolutamente nulla, poiché di queste cose se ne è sempre occupato papà, che pure non avrebbe alcun titolo per farlo, stando almeno alle dichiarazioni dei redditi, insieme all’amministratore unico, ovvero il giovane Peppe di professione studente, che però per il fisco è un fantasma.
Se qualcuno gli fa notare la discutibile anomalia, in virtù del suo ruolo di Ministro del Lavoro (che per inciso si occupa anche della “previdenza sociale”), è ovvio che l’è tutto un complotto della Ka$ta! E che lui insomma non si occupa degli affari dell’azienda di famiglia di cui pure è socio, almeno nominalmente, e della quale però si interessa il papà disoccupato ed il fratellino nullatenente.
En passant, è interessante notare come i 2/3 della famiglia Di Maio, con simili requisiti, e visto il grave stato di deprivazione materiale dovuta ad un reddito insussistente, avrebbero diritto a pieno titolo al “reddito di cittadinanza”, insieme a tutti i loro lavoratori in nero. E del resto, così non fan tutti?!? Sempre a proposito di quella storiella bella sull’onestà. Sulla competenza invece… lasciamo proprio perdere!

Hit Parade del mese:

01. QUESTO LO DICE LEI

[20 Nov.] «Come sapete, lo spread è legato anche alla Germania e non c’entra nulla con i mutui. Lo sanno tutti. Basta leggere che cosa significa spread.»
 (Laura Castelli, sottosegretario all’economia)

02. CINQUE O SEI MILIONI

[10 Nov.] «Ho già dato mandato di stampare le prime cinque o sei milioni di tessere elettroniche, per il reddito di cittadinanza.»
 (Luigi Di Maio, il Decisionista)

03. LA CREAZIONE…

[21 Nov.] «In 3 GIORNI Dio creò il mondo»
 (Carlo Sibilia, coglione fuori scala)

04. …E I GRADI

[09 Nov.] «Vogliamo dare tutte le versioni possibili di un determinato argomento, e a nostro avviso è bene informare il cittadino a 370 GRADI.»
 (Barbara Lezzi, altro fenomeno a 5 stelle)

05. LA COSTITUZIONE QUESTA SCONOSCIUTA

[16 Nov.] «Il senatore Renzi ha nominato Monti senatore a vita.»
(Agostino Santillo, ennesimo coXXXne a 5 stelle)

06. PROPAGANDA CONTINUA

[30 Nov.] «85 milioni di euro di privilegi della casta tagliati per i terremotati.»
 (Luigi Di Maio, Bellu Guaglione)

07. SOBRIETÀ

[09 Nov.] «Credo di svolgere il mio ruolo con la massima competenza e professionalità. L’unico modo vergognoso che hanno per attaccarmi è con degli audio rubati o con un video di 15 anni fa in cui recito chiaramente un personaggio. Quello che sto subendo io credo sia la peggior macchina del fango di sempre.»
(Rocco Casalino, l’Impeccabile)

08. CLAMOROSO AL CIMBALI!

[11 Nov.] «In cinque mesi abbiamo ottenuto risultati mai ottenuti negli ultimi 30 anni.»
  (Il Blog delle Stelle, ufficio propaganda)

09. MA ANCHE NO

[01 Nov.] «Vi posso confessare cosa guardo quando devo rilassarmi?»
 (Matteo Salvini, il Fascista social)

10. FORSE… FORSE…

[28 Nov.] «Dobbiamo chiedere scusa a Silvio Berlusconi.»
 (Matteo Renzi, Disastro ambulante)

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Letture del tempo presente (III)

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , on 28 ottobre 2018 by Sendivogius

La Patria è di destra o di sinistra?

Ennesima polemica a sinistra, scatenata dal fatto che Stefano Fassina ha chiamato la sua associazione culturale “Patria e Costituzione”, attirandosi subito l’accusa di “rossobrunismo”. Chi la lancia non sa quel che dice, anche se l’uso di quel termine è discutibile, ma per ragioni del tutto diverse.

di Carlo Clericetti
(18/09/2018)

 «La sinistra dispersa e litigiosa ha trovato un nuovo motivo di divisione e di insulti. L’occasione è stata la costituzione di una nuova associazione culturale, promossa da Stefano Fassina con Alfredo D’Attorre e un nutrito gruppo di intellettuali, che ha lo scopo di incidere sul dibattito politico costruendo una cultura per la sinistra dell’attuale momento storico. Ma a scatenare le polemiche è stato soprattutto il nome, che Fassina ha scelto nonostante i dubbi avanzati da alcuni partecipanti alla discussione: “Patria e Costituzione”. Tanto è bastato per attirare l’insulto di moda, peggiore anche di “populismo” e “sovranismo”, ossia quello di “rossobrunismo”, cioè un ibrido tra posizioni di estrema sinistra ed estrema destra.
Se usare il termine “Patria” basta per essere accusati addirittura di filo-nazismo (le “camicie brune”, come si ricorderà, erano appunto i nazisti), bisogna dire che il dibattito politico è scaduto a livelli inferiori a quelli di un Bar Sport. Noti rossobruni, in questo caso, sarebbero per esempio Che Guevara (con il suo “Patria o muerte”), Palmiro Togliatti, Lelio Basso e tantissimi altri che trovano posto nel pantheon della sinistra storica. E persino la rivista dell’associazione dei partigiani (l’Anpi), come ha ricordato Fassina, si chiama “Patria indipendente”.
 Sgombrato il campo dagli insulti lanciati non si sa se per ignoranza o malafede, ci si può chiedere perché rispolverare un termine che da molti anni non fa più parte del vocabolario della sinistra. L’intenzione di Fassina e compagni è che i due termini vadano strettamente legati: la “Patria” è quella disegnata dalla nostra Costituzione, i cui principi dovrebbero essere prevalenti rispetto a tutto, anche a quello che viene deciso in sede di Unione europea. Il che ha una logica. E’ ormai assodato che il modello di società prefigurato dai trattati e dall’organizzazione dell’Unione europea è diverso da quello che la nostra Costituzione si propone di realizzare (vedere in proposito, per esempio, i libri di Luciano Barra Caracciolo e di Vladimiro Giacché, nel cui intervento è sintetizzato il problema).
Ancora oggi noi ci riconosciamo in quel modello sociale, con cui si pone il lavoro alla base dell’inserimento nella società, e si aggiunge subito dopo che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Il modello che viene disegnato dai trattati e dagli accordi dell’Unione europea, e soprattutto il modo in cui è stato gestito nella realtà e che le riforme proposte allontanerebbero ulteriormente dal nostro, pone come obiettivi prioritari il controllo dell’inflazione, il pareggio di bilancio, il divieto di intervento dello Stato, la tutela della concorrenza. Una delle formule applicative di quel modello prevede non solo che esista una certa quantità di disoccupazione, ma addirittura che sia opportuna.
La differenza sostanziale consiste nel fatto che questo modello si propone di far funzionare al meglio un certo tipo di economia, e la società deve adattarsi al suo funzionamento; il nostro modello prefigura invece un certo tipo di società, e sta poi alla politica individuare quali meccanismi economici siano in grado di realizzarla. Queste impostazioni si riflettono anche sulla struttura istituzionale: nel primo modello sono i tecnici – o meglio, le regole instaurate in base alle prescrizioni di una determinata teoria economica – a stabilire le compatibilità. I politici possono scegliere una linea vagamente progressista o più conservatrice, ma solo all’interno delle compatibilità definite, alle quali “there is no alternative”.
La storia ci dice che invece le alternative ci sono, e i sistemi democratici sono nati appunto per far esercitare ai cittadini la scelta tra di esse. Chi dunque continua a proporre “più Europa” sta di fatto promovendo in modo implicito una riforma costituzionale ben più radicale di quella bocciata dalla maggioranza degli italiani il 4 dicembre del 2016, perché riguarda non solo il modo di funzionamento dello Stato, ma anche i valori fondamentali espressi nella nostra Carta e la stessa logica del funzionamento della democrazia.
Gli europeisti di sinistra – da Yanis Varoufakis a Luciana Castellina – concordano quasi del tutto con questa analisi, ma pensano che si debba combattere per cambiare l’Europa, un obiettivo che Fassina & c. considerano irrealizzabile. Come è noto, per cambiare i trattati serve l’unanimità dei paesi membri: che non si raggiungerà mai, non solo per ragioni ideologiche, dato che il modello europeo è stato disegnato secondo i principi dell’ordoliberismo tedesco, ma anche perché vari paesi – Germania in primis – sono favoriti dall’attuale assetto, e dunque a cambiarlo non ci pensano proprio.
Un’uscita dall’Europa o anche solo dall’euro sarebbe rischiosa (a meno che non fosse concordata: ma anche di questo non si vede la probabilità). Ma se vogliamo salvare il nostro modello sociale bisogna stabilire che ciò che prescrive la nostra Costituzione viene prima delle norme europee. Il significato di “Patria e Costituzione” è dunque questo: non è questione di nazionalismo o sovranismo, ma della scelta di conservare il modello di società che la nostra democrazia ha scelto.

Ciò detto, il concetto di “Patria” non è il più appropriato a rappresentare questa linea. Lo usarono i partigiani, è vero, ma in quella fase serviva qualcosa attorno a cui potessero raccogliersi visioni politiche molto diverse, unite dall’obiettivo della lotta al fascismo e della conquista della democrazia, in un paese occupato militarmente da eserciti stranieri; e non c’era ancora la Costituzione che ha fissato i valori della nostra convivenza civile. E al patriottismo di Togliatti non era certo estranea la necessità di affermare che il suo partito, accusato di prendere ordini dall’Unione sovietica, aveva prima di tutto a cuore il bene del paese. In tutto il periodo successivo il termine è stato usato soprattutto dalla destra, e questo lo ha certamente connotato ed è una cosa che può respingere una parte di potenziali elettori progressisti. Ma non è per questo che lo ritengo sbagliato come identificativo di una iniziativa di sinistra. “Patria”, come “nazione”, rimanda a un’identità che non si basa su una scelta razionale, ma sull’essere nati in un certo posto e sulla presunzione che ciò implichi una determinata cultura distinta dalle altre. Che cosa c’entra questo con una scelta politica di sinistra? Chi è di sinistra si sente più vicino all’italiano Matteo Salvini o al francese Jean-Luc Mélenchon? All’italiano Silvio Berlusconi o alla tedesca Sahra Wagenknecht?
Se l’obiettivo è un determinato tipo di società, l’identità che va costruita è politica, non quella che deriva dalla nascita in un certo luogo: con quest’ultima sì rischia di sconfinare nel nazionalismo “ideologico”, mentre ai fini del progetto politico descritto il nazionalismo è puramente contingente e strumentale, per non farsi travolgere dall’altro modello sociale. Non è una differenza di poco conto. E d’altronde la Costituzione è certo basata su valori, ma è un atto di diritto positivo, non ha nessun aspetto trascendente né ne ha bisogno. Invece quello di “Patria” è un concetto trascendente, al contrario dello “Stato” che è una costruzione politica.
Riassumiamo:
Primo. L’Unione europea è stata costruita non solo con un deficit di democrazia, ma soprattutto in base a un modello sociale diverso da quello prefigurato dalla nostra Costituzione. Le scelte seguite all’introduzione dell’euro e la gestione della crisi iniziata dieci anni fa hanno segnato un’evoluzione verso il peggio, e le riforme di cui si sta discutendo enfatizzerebbero questa evoluzione negativa.
Secondo. Non esistono le condizioni per un cambiamento di rotta, né è prevedibile che possano verificarsi in futuro.
Terzo. In questa situazione, lo Stato nazionale è il solo ambito che renda possibile perseguire democraticamente il nostro modello sociale, quello disegnato dalla Costituzione.
Chi poi obiettasse che il progetto dell’unità europea travalica gli interessi nazionali, è invitato ad esaminare con più attenzione il comportamento degli altri paesi membri, nelle politiche economiche e ancor di più in quelle con l’estero. Se riuscirà a rintracciare un solo barlume di solidarietà a scapito degli interessi nazionali di ognuno sarà stato certo più bravo di noi. Questo non significa che dobbiamo isolarci, né impegnarci in una conflittualità permanente. Ma tra queste ipotesi e l’assistere al progressivo disfacimento del nostro modello sociale ci deve ben essere una via intermedia, e questa via consiste nel pretendere rispetto e la possibilità di seguire la nostra strada, e su queste basi impostare la cooperazione con gli altri paesi, senza dubbio necessaria. Se poi chi si pone in questa prospettiva farà a meno di utilizzare il concetto di “Patria”, avrà evitato molti possibili equivoci.
Resta poi un altro serio problema, e cioè che bisognerebbe avere governi che facciano le cose giuste, cosa che non accade da lunghissimo tempo. Ma la soluzione non è farsi governare dagli altri, come molti personaggi “illuminati” della nostra storia hanno creduto (agendo di conseguenza). “Gli altri” fanno gli interessi di chi li deve eleggere, non i nostri, e se qualcuno avesse avuto bisogno di prove dovrebbe già averne avute più che a sufficienza

“La Patria e la sinistra”
 Carlo Clericetti
 (18/09/2018)

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Un borghese piccolo piccolo

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , on 12 ottobre 2018 by Sendivogius

Se a noi non toccasse di rivivere la farsa declinata in pantomima orwelliana e avviluppata in un chorizo fascio-peronista, ci sarebbe di che sorridere dinanzi a questa commedia dell’assurdo; se non fosse che alla fine dei giochi il conto (salatissimo) lo pagheremo noi tutti. E intanto ci tocca assistere alla tragedia di uomini ridicoli che giocano alla riVoluzione, trattandosi più che altro di cazzari a dimensione ‘social’ in lotta continua contro il principio di realtà, evidentemente incompatibile coi limiti della loro arena digitale di twittatori professionisti dalle aspirazioni totalitarie, tanta è la sete di potere.
Ad essere melodrammatici, si potrebbe persino parlare di fascismo 2.0… salvo rendersi subito conto che il termine sarebbe alquanto improprio, se rimesso alla coppia di didimi che hanno costruito la propria fortuna promettendo la cuccagna nel Paese di Bengodi, ma che intanto sono costretti a dividersi una poltrona per due in un governo bicefalo.
 Da una parte, abbiamo l’aspirante duce barbuto che si esibisce con stellette di latta e finte uniformi da travestito securitario. Troppo poco per farne un caudillo. Uno che non avendo fatto mai nulla nella vita, non perde occasione per ricordare di essere “un papà”. Evidentemente, fottere è l’unica cosa che gli è sempre riuscita bene.
 E poi c’è l’altro, che sembra uscito da un presepe napoletano; rivestito a festa per l’occasione, con l’abitino della prima comunione stirato di fresco ed il ghigno scolpito di un nano da giardino, mentre sventola il ditino inquisitorio e si riempie la bocca della parola “popolo” (qualunque cosa esso voglia significare) ogni due congiuntivi coniugati a cazzo.
Grassoccio e sudaticcio l’uno, impomatato e segaligno l’altro. Entrambi così impresentabili da aver bisogno di nascondersi dietro ad un pupazzo laccato, coi capelli riverniciati in nero di seppia: l’utile idiota, chiamato a garantire un’intesa fondata su promesse impossibili.
In realtà si tratta di uomini ordinari, poveri di studi e di cultura, privi di ogni competenza, ma dalla presunzione sconfinata che tracima nell’arroganza; borghesi piccoli piccoli dal fanatismo dottrinario, unito ad una buona dose di fideismo messianico che si alimenta di suggestioni e di paure (poco importa se fondate o meno), perché ha costantemente bisogno di nemici per creare la coesione di cui manca, in un impasto di stereotipi e di grettezze provinciali, che superano nel luogocomunismo l’assenza di ogni impianto ideologico o semplicemente ideale. La mania del complotto ne misura la dimensione paranoica. Manicheismo giacobino e avventurismo bonapartitista sono la stura delle loro fantasticherie, nell’illusione autarchica dell’Italietta sovranista.
Prima o poi, il giocattolo si romperà. E non sarà per niente facile rimettere assieme i cocci.

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(115) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , on 30 settembre 2018 by Sendivogius

Classifica SETTEMBRE 2018”

Non che non ci avesse provato pure l’Unto… quello originale, non la caricatura catramata!
A suo tempo, circa duemila anni fa, un altro cazzaro di successo aveva moltiplicato i pani ed i pesci… trasmutato l’acqua in vino… Persino resuscitare i morti gli era sembrato più facile… ma di eliminare la povertà proprio non c’era stato verso.
Alla fine, dove non era riuscito neanche Gesù Cristo, ha potuto Giggino ‘O Sarracino, stabilendo l’abolizione della povertà per decreto. E non sappiamo se siano previste severe sanzioni, per i trasgressori che dovessero ostinarsi a restare poveri; certo per boicottare la benemerita opera del Governo del Popolo. Da oggi dunque è stabilito a norma di legge che la povertà non esiste più. E se lo annuncia Giggino, l’Evita affacciata al balcone insieme allo stato maggiore del Popolo Sovrano, se ne può star pur certi.
Poi vabbé! Le parole, come la scelta dei simboli, sarebbero anche importanti… E pare che al “governo del cambiamento” non gli riesca proprio di affrancarsi da questa parodia del ventennio mussoliniano: con quello che gira in felpa declamando i motti del duce malanima (molti nemici, molto onorenoi tireremo drittome ne frego!) e quest’altro affacciato al balcone, con la claque autoconvocata dei meravigliosi pupazzi a 5 stelle (non esattamente la folla dei grandi eventi), per l’occasione adunati in notturna sotto al balconcino di Palazzo Chigi (quello di Piazza Venezia non era disponibile), in una di quelle carnevalate destinate a fare storia attraverso la sgangherata sceneggiata fascio-peronista.
Bene, ora che è stata abolita la povertà (ed alzi la mano chi negli ultimi dieci anni ha trovato un posto di lavoro rivolgendosi ai “centri per l’impiego”), adesso che tutti avranno garantito un “reddito di cittadinanza” (todos caballeros!) comodamente a domicilio, ci sarebbe pure quell’annosa questione sul reperimento dei fondi e delle coperture (roba da congiura dei tecnocrati), in attesa di saccheggiare la Cassa Depositi e Prestiti, come è probabile che avverrà in assenza di liquidità…
In genere, durante le “rivoluzioni”, benché questa ne sia solo una farsa, quando non si hanno i soldi per finanziare la spesa corrente al netto delle promesse mirabolanti, di solito li si inventa. O più semplicemente li si stampa. A questo serve la “sovranità monetaria” rimessa nelle mani dei cialtroni, peggio ancora se pescati tra falliti e casi umani.

Nel 1789 l’allora governo del popolo della Francia rivoluzionaria, non potendo finanziare il proprio debito coi prestiti esteri ed avendo un disperato bisogno di rimpinguare le casse dello Stato, ricorse alla massiccia emissione di buoni del tesoro che ben presto assunsero la forma di moneta cartacea a corso forzoso, per gli scambi correnti su valore nominale. Li chiamarono assegnati ed ebbero effetti catastrofici sull’economia francese. Quando le emissioni superarono di gran lunga le garanzie sui prestiti, il governo rivoluzionario trovò più semplice chiudere la Borsa e la pubblicazione dei tassi di cambio, piuttosto che sospendere l’emissione di nuovi bigliettoni senza valore.
 Nel 1913, i rivoluzionari messicani si finanziarono iniziando a stampare a dismisura banconote senza alcuna copertura legale su valore fiduciario, per far fronte alle esigenze amministrative e non incorrere nei rigori del credito internazionale. L’idea ebbe così tanto successo che Pancho Villa per rifornirsi di liquidità arriva a stampare un milione di banconote al giorno, le “lenzuola di Villa” (las sabanas de Villa), tanto che nel 1915 circolano oltre 400 milioni di pesos in biglietti di piccolo taglio. In pratica, durante la rivoluzione costituzionalista, ogni regione stampava la sua cartamoneta (la moneda revolucionaria) che il popolino inondato da tanta abbondanza chiama dinero villista, o anche “bilimbique” perché ai peones ricordava i buoni acquisto che un certo William Weeks (da lì la deformazione del nome) pagava ai minatori della Cananea Company al posto dei salari.
E fu così che tutti ebbero più banconote nelle tasche e meno denaro reale da spendere. Oggi ci sarebbe l’euro ed il giochino non è tanto riproponibile. Ma dalla moneta unica si può sempre uscire… Perché qui siamo un bel passo oltre le vecchie “svalutazioni competitive” e l’assistenzialismo clientelare di stampo democristiano, nel Bengodi ritrovato della munifica Manovra del Popolo

  Hit Parade del mese:

01. ABOLITA LA POVERTÀ

[25 Set.] «Con la pensione di cittadinanza e il reddito di cittadinanza che introdurremo in questa legge di bilancio avremo abolito la povertà.»
(Luigi Di Maio, l’Elemosiniere)

02. MORANDI A 5 STELLE

[21 Set.] «L’obiettivo non è solo quello di rifare bene e velocemente il ponte Morandi, ma di renderlo un luogo vivibile, un luogo di incontro in cui le persone si ritrovano, in cui le persone possono vivere, possono giocate, possono mangiare.»
(Danilo Toninelli, sempre più concentrato)

03. NEMICI DEL POPOLO

[30 Set.] «PD e Forza Italia nemici dell’Italia. Fanno terrorismo mediatico. Vogliono far schizzare lo spread sperando in un colpo di stato finanziario.»
(Luigi Di Maio, il Popolo incarnato)

04. LA DITTATURA DEI VACCINI

[05 Set.] «Vaccinazioni coatte. Ecco il nuovo programma biopolitico voluto dall’aristocrazia finanziaria turbocapitalistica. La quale tratta i popoli precarizzati alla stregua di armenti senza dignità, con patrizio disprezzo e metodi sempre più totalitari»
(Diego Fusaro, il Turbocazzaro)

05. POLVEROSI LIBRI

[09 Set.] «Sono figlio della contestazione globale, erano tempi in cui ci si opponeva. Ho un padre insegnante e un fratello professore, quindi ho sempre respirato scuola e per questo sono preparatissimo. Non mi sono diplomato per ribellione. Quello che c’è da sapere non si impara sui polverosi libri»
(Mario Pittoni, il leghista presidente della commissione istruzione al Senato)

06. MODERNITAS

[11 Set.] «Voglio introdurre in Italia il ‘convenant marriage’ americano, una forma di matrimonio indissolubile»
(Simone Pillon, Torquemada leghista)

07. MA ANCHE NO!

[29 Set.] «Ancora una volta siamo noi a dover salvare il paese che amiamo»
(Silvio Berlusconi, il morto che parla)

08. CONTRIZIONI

[20 Set.] «Sono sei mesi che faccio autocritica»
(Matteo Renzi, il Modestissimo)

09. INCUBI

[29 Set.] «Non dobbiamo salvaguardare l’occupazione, ma i sogni delle persone»
(Davide Casaleggio, il Milton Friedman de noantri)

10. TI HA FATTO MALE, PICCOLO?!?

[24 Sett.] «Asia Argento mi ha violentato»
(Jimmy Bennett, il Violato)

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Podestà di patria

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , on 17 settembre 2018 by Sendivogius

Grande scandalo ha suscitato a Trieste l’iniziativa didattica (le scuole a volte lo fanno!) del Liceo Classico “Petrarca”, per ricordare gli 80 anni dalla promulgazione delle famigerate Leggi razziali in Italia, ad opera del regime fascista.
 Sai quella roba strana tipo “Cultura”… preservazione della memoria storica… che fa subito correre la mano alla pistola nel cinturone degli sceriffi nostrani, che scambiano il ruolo di sindaco con quello di podestà?!?
Al sindaco della città, Carlo Dipiazza, uno che in campagna elettorale protendeva il braccino gridando A Noi! (è goliardia) nei raduni di Forza Nuova, la locandina utilizzata per l’esposizione non piace; giacché deve per certo trattarsi della subdola provocazione di qualche sinistro radical-chic. La reputa “eccessiva”. Evidentemente contiene messaggi “troppo forti” e violenti, per la sua sensibilità democratica. Sì, in effetti, a ben vedere, l’immagine è di una violenza inaudita: tre ragazze, presumibilmente ebree, e il titolo de “Il Piccolo” di Trieste che in prima pagina annuncia enfaticamente la loro epurazione da tutte le scuole del Regno d’Italia: provvedimento necessario, in difesa della pura razza italica. Peraltro in copiosa compagnia…

Ogni volta che si ricorda loro di quali aberrazioni fu capace il ventennio mussoliniano, i fascisti si offendono. Trovano la cosa “divisiva”. Non in sintonia con il processo di piena riabilitazione del nazifascismo, peraltro ampiamente sdoganato nell’Italietta littoria del sovranismo nazionalpopulista: erede diretta del prodotto originale, rielaborato al passo coi tempi in versione 2.0.
Pare che il sindaco, e ancor di più la sua giunta di diversamente fascisti raggrumati nel “centrodestra” italiano, non abbiano gradito l’uso della dicitura “razzismo in cattedra”. La loro non è censura, bensì un atto responsabile per “evitare polemiche”. E non si capisce bene se il problema sia il razzismo in quanto tale, o il suo uso discriminatorio in funzione anti-semita. Oggi infatti il razzismo va di gran moda (e a manovrarlo bene porta pure un sacco di voti!) anche se lo si preferisce chiamare “difesa dell’identità”, che non è valorizzazione delle diversità nelle loro peculiarità ma reazione “contro”, nella continua costruzione di un Nemico (vero o presunto che sia), contro il quale coagulare i (ri)sentimenti comuni di microidentità deboli per una coesione che non c’è in un tessuto sociale frantumato. E Dipiazza è uno che i negri li prende per il bavero.
Allora, caro (e)Lettore, capisci bene che certe mostre non s’hanno da fare, con buona pace degli incauti studenti del Liceo Petrarca.

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La Ragnatela

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , on 10 settembre 2018 by Sendivogius

«La Lombardia è una regione intrappolata nella ragnatela leghista, una fitta rete di contatti e uomini di fiducia agli ordini di Salvini e Maroni. Una sorta di cupola che ricorda quella del PD romano che usa risorse pubbliche per finanziare il proprio sistema di potere. Ultimo caso in ordine di tempo scoperto dal M5S quello dell’ASST della Franciacorta (ex azienda ospedaliera di Chiari), che ha dato in affidamento diretto per 35 mila euro il lavoro di restyling del sito web dell’ospedale a Luca Morisi, lo spin doctor di Matteo Salvini. Ma non solo. La Direzione Generale ha deciso di assegnare alla società Se.Co.Ges. un appalto del valore di 71 mila 500 euro per la gestione del servizio di aggiornamento del manuale di gestione aziendale. Peccato che chi detiene il 68% della società sia l’ex sindaco leghista di Monte Isola Angelo Colosio, attualmente militante a Brescia, che secondo le intercettazioni telefoniche dell’inchiesta Smile sarebbe stato contattato per questioni di affari dall’ex presidente leghista della Commissione sanità al Pirellone Fabio Rizzi e dal suo stretto collaboratore Mario Longo, poi arrestati per tangenti nello “scandalo dentiere”. Il tutto con il benestare degli alti dirigenti dell’Asst: Mauro Borelli, direttore generale ed esponente di spicco della Lega Nord bresciana, famoso per inviare mail agli altri manager in quota Lega invitandoli a versare l’obolo nelle casse del Carroccio, Matteo Rinaldi,segretario della Lega Nord a Brescia, e Luigi Faccincani, militante leghista di Desenzano del Garda. Questo è il meccanismo di funzionamento del “sistema Lega” in Lombardia: piazzare “yes man” che possano, quando serve, aprire porte e stendere tappeti rossi. Iscritti al partito ma anche parenti e amici, basti pensare all’ex-compagna di Matteo Salvini che nel 2014 aveva ottenuto un posto all’assessorato al welfare della giunta regionale. Stessa impronta anche per le liste civiche collegate alla lega che di “civico” hanno evidentemente solo il nome. Daniela Maroni, consigliere regionale della lista civica Maroni Presidente, ha assunto a settembre 2013 nello staff della sua segreteria quella che sarebbe diventata la sua futura nuora, partendo da un contratto con categoria B1 da circa 22 mila euro lordi annui, passando per la successiva modifica in C4 nel 2015 da quasi 30 mila euro, per arrivare alla definitiva modifica in D6, un part time da oltre 30 mila euro annui. Un salto triplo di quasi 10 mila euro in due anni a fronte di una riduzione delle ore di lavoro. Inoltre nell’ultima commissione Attività Produttive è passato un provvedimento riguardante l’ammodernamento della rete di distribuzione dei carburanti che ha come relatrice proprio Daniela Maroni, gestore di una pompa di benzina ad Alzano Lombardo. Il M5S vuole smantellare questo sistema marcio che sta infettando le istituzioni in Lombardia e che brucia i soldi dei lombardi. Noi siamo gli occhi dei cittadini nelle istituzioni, perché ogni “favore” ad un amico è un opportunità in meno per un cittadino onesto. Da quando siamo stati eletti combattiamo per fermare il propagarsi della ragnatela leghista, e anche in questo caso presenteremo un’interrogazione che chiede di far luce sulle sconsiderate assegnazioni di appalti nell’ASST della Franciacorta. Il vento è cambiato. Prima facevano i comodi loro, ora c’è una forza politica che fa realmente opposizione ed è pronta a governare per tutelare solo gli interessi dei cittadini, premiando il merito e la competenza, non il colore della tessera di partito

 29/06/2016. Stefano Buffagni Portavoce Regionale del M5S Lombardia
(Smantelliamo il “sistema Lega” che brucia i soldi dei cittadini)


Ancora nel 2018, nel suo curriculum pubblicato sulla Piattaforma Rousseau, Buffagni dichiara con orgoglio:

“Ho scoperchiato diverse malefatte, come gli sprechi in Ferrovie Nord Milano, in FinLombarda, Pedemontana.
Senza dimenticare le denunce sugli appalti presi dallo spin-doctor di Salvini, che mi sono valsi una querela dallo stesso Salvini e dalla Lega di cui vado fiero.
Per me è una medaglia: non ci facciamo di certo spaventare davanti alle irregolarità!”

Poi però il cittadino-portavoce-consigliere Stefano Buffagni è diventato sottosegretario per il Ministero degli Affari regionali, presieduto dalla leghista Erika Stefani, e con ogni evidenza ha cambiato idea.

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