L’Odore della Paura

 Roma, 15/10/2011: Un pomeriggio di ordinaria rivolta urbana, nella cosiddetta giornata dell’Indignazione mondiale. Ancora una volta, proprio a Roma, si è visto l’unico (vero) momento di collera generazionale nel panorama stereotipato di proteste addomesticate di chi si indigna, ma poi non si inkazza, e piagnucolando patisce.
Lungi dall’essere poche centinaia di “facinorosi”, lungo Via Labicana… Via Merulana… fino alla battaglia di Piazza San Giovanni… c’erano migliaia di giovani e giovanissimi, in massima parte provenienti dalle immense periferie dimenticate che avvolgono il centro storico della Capitale, pervasi da una collera cieca e disperata, di chi non ha niente da perdere perché la speranza l’ha smarrita da tempo e un vero futuro non l’ha mai avuto.
Quella che si è vista a Roma, è stata un’esplosione incontrollata del furore nichilista di una generazione perduta; animata da una furia iconoclasta scatenata contro obiettivi ingenui ma precisi…
Contro le “banche”: espressione concreta del potere finanziario, degli speculatori senza volto, e del credito negato a precari e famiglie.
Contro le “agenzie interinali” del lavoro somministrato (a dosi controllate): rappresentazione materiale della precarietà lavorativa senza prospettive, attraverso le forme di un caporalato legalizzato.
Contro i simboli di una ricchezza ostentata (Suv e auto di grossa cilindrata): tanto più offensiva quanto più immune agli effetti dei tagli sociali e di sacrifici che colpiscono a senso unico.
E, per la prima volta, contro una “Chiesa”, percepita (a torto o a ragione) sempre più come una fucina di privilegi anacronistici; sempre più invasiva con le sue ingerenze nel campo della sessualità e delle scelte di vita “non conformi alla dottrina”, ma incredibilmente indulgente con la pornocrazia immorale che domina il Paese e sopravvive grazie ad uno scandaloso mercimonio di poltrone.
Ma ciò che più ha colpito è stato l’odio rabbioso e violentissimo contro le “Forze dell’Ordine”, in senso lato, considerate come il nemico assoluto. Evidentemente, non tutti hanno dimenticato le cariche gratuite, i pestaggi di Genova, con le torture a Bolzaneto e la mattanza alla scuola Diaz: i responsabili in divisa? Tutti impuniti e tutti promossi!
Ma una parte dei romani non ha nemmeno dimenticato l’omicidio di Gabriele Sandri e di Stefano Cucchi (e nemmeno certi poliziotti che festeggiavano la morte di Carlo Giuliani). E ieri ha presentato il conto all’incasso, con tanto di interessi.
Una certa vulgata ama parlare di poche centinaia di “black-bloc” infiltrati, provenienti chissà da dove e organizzati da chissà chi… Ieri c’erano migliaia di ragazzini seminudi che, come impazziti, si lanciavano ad ondate contro gli agenti pesantemente bardati in tenuta anti-sommossa; resistevano alle cariche; ricacciavano indietro i plotoni della Celere, sfidando le folli gimcane dei cellulari e dei furgoni dei Carabinieri che fendevano la folla a tutta velocità. Impressionava lo sguardo quasi spaurito e incredulo, di poliziotti e carabinieri, che non riuscivano a capacitarsi di una simile resistenza; sconcertati dalla reazione di un folla che non fugge, che li irride e li insegue mentre ripiegano. Per quattro ore, le forze di polizia hanno cercato di riconquistare Piazza S.Giovanni, sgomberare le barricate e riprendere il controllo delle vie limitrofe, senza mai riuscirci… Carabinieri che scappavano via con le mani alzate; scene di panico; interi reparti allo sbando che si ritiravano disordinatamente… La gestione dell’ordine pubblico, senza falsi eufemismi, ieri è stata una disfatta totale. Si aveva l’impressione di una città espugnata, conquistata, liberata; con i pochi presidi di polizia assediati e asserragliati attorno ai fortini di un potere sempre più evasivo ed arrogante.
Naturalmente, all’indomani di questa guerriglia metropolitana, l’esercizio collettivo si concentra per intero nelle esibizioni di sdegno e nella “unanime condanna”, mentre fioccano le dissociazioni e le prese di distanza dei neo-capi e capetti che si contendono la leadership di un “movimento” che rischia di assopirsi presto sotto massicce dosi di cloroformio.
Parliamo di persone degnissime; tutte convinte, con ogni evidenza, che per drizzare le storture del mondo finanziario basti sfilare ad un orario prestabilito, incolonnati lungo un percorso autorizzato, come pecore in transumanza, con il beneplacito di Questura e Governo, verso i recinti protetti della protesta blindata e controllata a distanza. Sono gli stessi che credono la censura di Stato e le “leggi vergogna” si combattano appiccicandosi un post-it sulla bocca.
A questo punto, immaginiamo che alcuni tra i nostri lettori più suscettibili stiano già dando abbondanti segni di insofferenza…
E allora precisiamo: Noi abbiamo grandissima simpatia per il movimento degli Indignados e condividiamo la quasi totalità delle loro aspirazioni ideali. È chiaro che tutti coloro che intendono manifestare pacificamente le proprie idee hanno il sacrosanto diritto di non ritrovarsi coinvolti in una battaglia metropolitana, trovandosi improvvisamente catapultati in zona di guerra. È altrettanto chiaro che un dissenso, per essere legittimo, non dovrebbe mai essere violento, giacché una critica costruttiva si nutre di proposte concrete.
Tuttavia, per instaurare un dialogo costruttivo, affinché i progetti possano germogliare, bisogna avere un interlocutore che sia quantomeno disposto ad ascoltare…
La gran parte delle rivendicazioni avanzate dagli ‘Indignati’ italiani coincidono con le istanze che reti sociali e associazioni di base promuovono da più di dieci anni e che vennero soffocate in un bagno di sangue durante il G8 del 2001 a Genova (stesso governo e stessi ministri di oggi). I promotori vennero sprezzantemente bollati alla stregua di terroristi… ‘no-global’ divenne un insulto… e ogni istanza di cambiamento spazzata via a colpi di manganello, fino alla catastrofe attuale.
Da allora i referenti non sono mai cambiati…
Si può compiutamente parlare di “democrazia”, quando l’arbitrio e gli abusi dei potenti (e del Potente) diventano la norma in una sorta di “dittatura della maggioranza”?
Quale dialogo è possibile con chi ignora bellamente gli esiti delle consultazioni referendarie: finanziamento pubblico ai partiti; legge elettorale; ritorno al nucleare; privatizzazione dell’acqua…?
In Parlamento sono state depositate decine di leggi di iniziativa popolare… Non sono nemmeno state calendarizzate! Quale dialogo è possibile con chi boicotta anche i minimi strumenti di democrazia diretta, a disposizione di una cittadinanza che non si rassegna ad essere mero elettorato passivo.
Quante manifestazioni… cortei… proteste… tutte rigorosamente “pacifiche” e “gioiose” e “ordinate”… sono state organizzate nel corso di questi anni sulle più diverse tematiche sociali?!?
Tutte sistematicamente irrise il giorno dopo: dalla Questura che coi suoi comunicati screma il numero dei partecipanti, anche contro ogni evidenza; all’intera stampa berlusconiana (con in testa Libero e Il Giornale) che si diverte a confezionare in serie editoriali offensivi e volutamente provocatori…
Si è mai ottenuto qualcosa? Dove erano i nostri naturali “referenti” democratici e istituzionali?
Si chiedevano più fondi all’Istruzione pubblica e sostegni alla ‘ricerca’; è arrivata la c.d. “riforma Gelmini” con tagli indiscriminati, privatizzazione dell’università, e finanziamenti freschi per le scuole confessionali.
Si chiedevano maggiori garanzie contrattuali per il lavoro flessibile, con retribuzioni più dignitose, e la risposta è stata un’atomizzazione del lavoro in nome di una precarietà estrema con salari da fame.
In tempo di crisi, si chiedeva la salvaguardia dei posti di lavoro ed una rete protettiva anche per i lavoratori atipici; in risposta si è avuta la stesura dell’art.8 che introduce i licenziamenti facili, la deroga dai contratti nazionali, e lo spostamento della riforma che prevede l’estensione degli ammortizzatori anche per i lavoratori precari, solo a crisi finita. Cioè quando non servono più!
Si chiedono più risorse e sostegni per i servizi sociali e la sanità pubblica; ci viene prospettato un piano di lacrime e sangue con l’intero smantellamento delle politiche sociali, in nome della riduzione del debito. Ma quello stesso patto di stabilità, così ferreo nei confronti dei cittadini, improvvisamente sparisce per finanziare le banche (e gli speculatori) con miliardi di soldi pubblici.
Che tipo di dialogo, di intesa, si può ottenere all’interno di un meccanismo distorto che, sotto un’apparenza di democrazia formale, tutela i forti a scapito dei più deboli? Quali margini di mediazione possono esistere, quando gli arbitri giocano a favore della squadra più ricca e riscrivono le regole sotto dettatura dei potenti?
Naturalmente, con la violenza non si ottiene nulla. Ma la violenza allora va sempre condannata in tutte le sue espressioni. A partire dalle più subdole. Anche i soprusi sono una forma di violenza. Non si può condannare poi soltanto la reazione (per sbagliata che sia), quando si ignora o si tollera la causa scatenante e la sua reiterazione continuata nel tempo.
In Italia, complice anche l’afasia degli anni ’80, il “conflitto” è diventato il grande tabù di una società sempre più sclerotizzata che teme ed aborre i processi conflittuali in tutte le loro varianti.
La nostra è una società che al suo interno ricerca il ‘consenso’… l’approvazione… in nome di un conformismo sociale, che concepisce i cambiamenti soltanto come una forma di cooptazione clanica nella condivisione del potere. “Potere” immutabile nelle forme e nella ripartizione, spesso ereditaria. Pertanto, è quasi scomparso il conflitto generazionale che segna l’ingresso nel mondo degli adulti attraverso la maturazione di una specifica individualità (e indipendenza), separata e distinta rispetto a quella dei propri genitori. E del resto è difficile trovare una propria sfera autonoma, quando si continua a dipendere dalla famiglia di origine per indisponibilità di reddito.
Di riflesso è scomparsa ogni forma conflittuale in tutti gli ambiti sociali, cosa che non presuppone una stato di guerra permanente, ma una transazione ordinaria di mansioni, responsabilità e opportunità, attraverso una rivendicazione di ruoli e di istanze che sono alla base del ricambio sociale (e generazionale). In Italia invece si preferisce mettersi d’accordo… trovare un buon patrono in grado di fornire la giusta raccomandazione… si ricerca la protezione del ‘potente’ che va irretito e mai irritato… Ci si arrangia. E di solito lo si fa sottobanco.
Se si contesta un determinato sistema, sarà bene ribadire che il cambiamento non avviene cercando la benevolenza di chi siede ai vertici, nella speranza che questo si alzi e ceda cortesemente il posto di comando perché glielo si è chiesto con gentilezza.
Invece sembra di assistere ad una vera e propria “ansia di consenso”, quasi ci si aspettasse una sorta di riconoscimento, un accredito di benevolenza da parte di interlocutori spesso sordi ed indifferenti, quando non apertamente ostili.
E allora, in concreto, la protesta deve essere rigorosamente pacifica, rassicurante, indolore, simpatica, goliardica… e sostanzialmente INUTILE.
Non deve creare problemi di alcun tipo, nella maniera più assoluta… Perché diversamente potrebbe mettere in imbarazzo i partiti che sostengono il ‘movimento’… perché sennò allontana il fantomatico “voto moderato”… perché la massima aspirazione è leggere articoli favorevoli sulla stampa conservatrice e magari ricevere i complimenti proprio da coloro verso cui la protesta è diretta. Il caso di Mario Draghi è emblematico.
Si ricerca dunque l’apprezzamento del bravo conservatore: quello che, se non storce la bocca con disprezzo, sibilando “komunista!” anche se hai il poster di Montanelli in camera, ti guarda con commiserazione e con aria vissuta ti sussurra che “tanto così va il mondo”, reputandoti poco meno di un innocuo cretino idealista.
Questa è la generazione che come unica certezza sa che vivrà peggio dei loro genitori… Ieri a Roma sembrava quasi ci fossero due piazze:
 il figlio istruito e ben educato della buona borghesia impiegatizia e del tranquillo ceto medio, che improvvisamente ha scoperto che si ritroverà a vivere come i proletari delle borgate. E cerca disperatamente di essere riconosciuto e accettato da quelli che reputa i suoi pari, per essere inserito in un sistema che non rifiuta affatto e dal quale non vuole essere escluso.
 E i proletari delle borgate che, retrocedendo di una casella, si ritroveranno a vivere come i vecchi baraccati dei racconti pasoliniani. E che nulla chiedono né si aspettano da un sistema che li ha sempre emarginati e che ora li immola in nome del mercato, come scorie inevitabili quanto inutili. La protesta in questo caso è diventata rivolta, nel rifiuto radicale di un sistema percepito come irriducibilmente ostile.
In questo caso la condanna delle violenze, frutto di una frustrazione legittima convertita in rabbia, è irreversibile e senza appello. Non prevede incidenti né danni collaterali. Non è scusabile come chi scarica bombe a grappolo durante una festa di matrimonio in Afghanistan… o bombarda col fosforo bianco un ospedale a Gaza… Infatti è molto più grave bruciare il suv marziano dell’imprenditore che dichiara un reddito inferiore a quello della sua domestica… o sfasciare il bancomat di una banca che pensa di farsi ripianare il buco di bilancio dallo Stato, dopo aver ingurgitato titoli tossici e spacciato derivati.
La protesta, come le rivendicazioni sociali, sono sempre un atto di rottura rispetto ad una serie di schemi escludenti ed assetti prestabiliti.
O davvero, cari amici Indignati, credete che le conquiste sociali dell’ultimo secolo si siano ottenute, perché i manifestanti erano tanto carini, cortesi e ben educati? Chi detiene la gestione del “potere”, con i privilegi e le posizioni di rendita che questo garantisce, non lo cede tanto volentieri a meno che non sia costretto… Per quanto la cosa possa essere spiacevole e disturbante, l’elemento dominante alla base di ogni concessione o reazione, è la PAURA. E si basa su specifici equilibri di forze… Non bisogna scomodare Georges Sorel o Ivan Turgenev per capirlo.
 Nel nostro passato recente, la concessione di diritti, garanzie, tutele, è sempre stato improntato su un calcolo di opportunità basato sulla “paura”. Nella fattispecie, a seconda del periodo storico, si può parlare di “paura dei comunisti”… “delle intemperanze socialiste”… del “nichilismo degli anarchici”… Concessioni e diritti sociali sono sempre stati erogati, secondo convenienza, per disinnescare la potenziale minaccia ‘rivoluzionaria’ ed eversiva, ogni qualvolta ci si è resi conto che ciò (a livello socio-economico) era meno dispendioso del ricorso alle baionette ed ai golpe militari.
Scomparso l’orrido spettro rosso, è scomparsa la paura e si è chiuso il rubinetto delle concessioni, oggetto di un progressivo smantellamento, con una ‘sinistra’ in preda ai sensi di colpa ed improvvisamente convertita al mercato (nel frattempo globalizzato). Una ‘sinistra’ fattasi progressivamente ‘centro’ (ma senza elettori), ansiosa di farsi accettare nei salotti che contano e in cerca di nuova legittimazione presso i vecchi avversari.
Ieri, dopo anni si sentiva finalmente odore di paura… bastava ascoltare le reazioni sgangherate di una Destra isterica e dei suoi fogliacci prezzolati.
E questo è solo l’inizio…

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18 Risposte to “L’Odore della Paura”

  1. “È chiaro che tutti coloro che intendono manifestare pacificamente le proprie idee hanno il sacrosanto diritto di non ritrovarsi coinvolti in una battaglia metropolitana, trovandosi improvvisamente catapultati in zona di guerra.”

    Non ho partecipato alla manifestazione di sabato, troppa carne al fuoco e nessun leader/promotore che abbia fatto chiarezza tra gli innumerevoli punti su cui manifestare… avevo sentito odore di guerra e paura già da prima e non volevo trovarmici fisicamente in mezzo. Ma per chi è di Roma (come me), per chi abita vicino San Giovanni (come me), la devastazione dei Black Block ha avuto un peso morale non indifferente.
    Sapere che è stato preso d’assalto il quartiere dove vivi ogni giorno la tua vita… vedere da lontano il fumo e sentire così vicino l’odore della battaglia, da Piazza Re di Roma giovani, anziani, famiglie che se ne stavano con gli occhi lucidi rivolti verso gli archi di San Giovanni, con i telefonini a portata di mano ed il sussurro spezzato “Si vede il fumo da qui, state bene? Chiudetevi in casa!” è come se sabato mi avessero aperto il petto e strizzato il cuore… e mi devo tener su per stare vicina ad emici e conoscenti proprio di lì, di San Giovanni, che hanno una casa o la propria attività, che il cuore gliel’hanno spezzato e in questo lunedì mattina si apprestano a raccogliere i cocci.

    E questo sui giornali non c’è scritto, non conta… allora siamo davvero povera gente.

  2. Bellissimo articolo il cui contenuto è assolutamente da condividere.

    Lo linko sul mio blog

    Ciao
    Antonio (Fluck)

  3. Umberto Says:

    L’articolo e’ bellissimo ma credo che le persone che hanno fatto casino siano infiltrati (poliziotti e carabinieri) e gruppi eversivi filo governativi.
    Non siamo arrivati ancora alla frutta ma maca pochissimo e solo allora ne vedremo cose brutte.

  4. Anonimo Says:

    tanto di cappello!mi sembra un’analisi straordinaria.

  5. Carissimi!
    Vi ringrazio tutti per i vostri apprezzamenti e per tutti i contributi presenti e futuri col quale vorrete arricchire questo modesto spazio che, con tutti i limiti del caso, è e rimane a vostra disposizione.

    @Molly
    La “povera gente” non entra mai al centro del palcoscenico… è il contorno marginale sullo sfondo lontano delle grandi ‘narrazioni’ e loro vittima prediletta quando la ‘storia’ tira le fila dei conti.
    Ciò detto, con tutto il rispetto possibile, la povera gente ogni tanto dovrebbe anche darsi una sgrullata e affrontare i rigori di una realtà sgradevole, fuori dal caldo torpore del quieto vivere.
    Diversamente, a tutti noi senza eccezioni, toccherà raccogliere i cocci ben più numerosi e infetti di un intera generazione spezzata.
    E allora temo che non basterà chiudersi semplicemente in casa.
    A quel punto ci sarà davvero di che aver paura. E il prezzo sarà pesantissimo nella sua gravità.

    @Umberto
    Personalmente, non ho mai creduto alle “teorie del complotto” in nessuna loro variante.
    Sabato pomeriggio, i cosiddetti black-bloc li ho visti da vicino… me li sono ritrovati spalla a spalla… La maggior parte non avrà avuto 20 anni (ed erano i più scatenati con tutta l’incoscienza dell’età)… Alcuni sembravano invasati nell’estasi della distruzione… Ce n’erano un paio con la faccia spaccata e ridevano di gioia.
    Ho sentito qualche cadenza settentrionale (piemontese mi pare)… c’era qualche campano… Ma ti assicuro che la stragrande maggioranza parlava in “romanesco”; venivano da Cinecittà… Quadraro… Magliana…
    Di “gruppi infiltrati” proprio non ne ho visti. Gli agenti della DIGOS, se si ha l’occhio allenato, si impara a riconoscerli in fretta…
    Il problema è che li hanno riconosciuti anche le torme di ragazzini scatenati, che gli sono letteralmente saltati addosso! Per rendere l’idea? Sembrava un assalto di zombi come nei film di Romero, sotto la forma di una indistinta massa nera.
    Umberto, sono una persona abbastanza smaliziata, ma ‘na roba del genere non l’avevo ancora vista!
    I “gruppi eversivi filo-governativi”?!? Verso gli ultimi fuochi, poco prima che la Polizia anddasse letteralmente liquefatta, abbandonando la piazza, si sono fatti vivi i “fascisti ribelli” di Casa Pound (quattro gatti), per rivendicare il loro posto al sole negli scontri… C’è mancato poco che dessero fuoco pure a loro!
    No, Umberto… Quello che ho visto sabato era rabbia allo stato puro: un furore primordiale.
    Con i ragazzi “in nero” (come li hanno ribattezzati), anche i più esagitati, ci potevi pure parlare li potevi bloccare, fermarne gli eccessi, levargli i sampietrini dalle mani, allontanarli a spintoni per evitare che la polizia caricasse chi non c’entrava nulla ed era rimasto incastrato tra i due fuochi, ma appena vedevano una divisa era come se fossero posseduti da una furia sconosciuta.
    Aggiungo pure che, a scanso di equivoci, i poliziotti avevano anche tenuto almeno all’inizio un atteggiamento morbido, assai defilato, e non provocatorio.
    Per rendere l’idea, se dovessi citare un film, mi viene subito in mente “L’Odio” di Mathieu Kassovitz: stessa rabbia.. stessa antropologia culturale… stessa disperazione.

    • Umberto Says:

      Carissimo ho letto con attenzione ma non sono d’accordo con te ti scrivo solo ora (giovedi 20) e volevo aspettare ancora .
      mi basta il tempo che e’ passato e ribadisco che tutto e’ stato manovrato dal Governo te ne rendi conto perche’ adistanza di 5 giorni in tutti i canali televisi e nel web non si parla altro che dei facinorosi che hanno rovinato una manifestazione da salotto, che si doveva fare in piazza solo per motivi di spazio.
      aprite gli occhi.

      • :) Mettiamola così… Da quella sottospecie di associazione a delinquere, che ha trasformato le istituzioni repubblicana in una specie di satrapia consacrata agli interessi personali del Capo, sarebbe lecito aspettarsi di tutto… E in effetti ci sono tutti gli ingredienti giusti: mafiosi, piduisti, ex ordinovisti, fascisti vecchi e nuovi, faccendieri e arrivisti senza scrupoli…
        Ma solitamente i “complotti” per riuscire hanno bisogno di un numero minimo di partecipanti e mal si applicano nel coordinamento di migliaia di persone.
        Giustamente, mi potrai obiettare che bastano pochi elementi infiltrati nei punti giusti e inseriti nei gangli vitali…
        Ma la nostra nefasta banda di governo, stando ai risultati, al massimo può coordinare un traffico di mignotte e spacciarle per nipoti di dittatori africani.

        Ad ogni modo, venendo incontro alla tua tesi, c’è un modo per ottenere gli scopi da te paventati:
        Schierare unità di polizia pesantemente sotto-orgarnico.
        Lasciare sguarniti i punti nevralgici del percorso, con presidi isolati e insufficienti per numero a coprire tutti i potenziali settori sensibili.
        Trascurare i collegamenti logistici.
        Dilazionare al massimo gli interventi, lasciando mano libera agli elementi di disturbo.

        Se si vuole essere sicuri di perdere in fretta il controllo della ‘piazza’, questa è la strategia perfetta.
        Diciamo che la banda di governo ha fortissimamente sperato nei casini, confidando però di reprimerli con facilità (sottovalutando l’entità della reazione), dopo aver dato un po’ di briglia ai manifestanti per giustificare la durezza degli interventi ex post.
        Gli è andata male. Malissimo.
        Stavolta non è Genova. Pensavano di scatenare il solito mattatoio repressivo con la scusa di sedare i ‘disordini’; si sono ritrovati una piazza incazzatissima pronta a resistere e contrattaccare.
        E’ questa la fondamentale differenza tra mercenari prezzolati e chi (giusto o sbagliato che sia) ha un Ideale ed ha accumulato abbastanza rabbia in corpo per non subire più.

        • Umberto Says:

          Sono d’accordo con te la tua ultima analisi mi sembra giusta.
          Alla prossima e non abbassiamo la guardia.
          Umberto

  6. ma allora come fare per far sentir loro ancora più paura? Ormai sono riusciti nel loro intento, chi scenderà più in piazza? Dobbiamo aspettare altri 10 anni come da Genova 2001?

    E questo è un tema che mi dà sempre molto da pensare. Intendo le manifestazioni, le proteste, le forze dell’ordine. Non solo le famigerate black-bloc hanno agito indisturbate (non mi spingo a parlare di infiltrazioni), ma si sapeva da diverse ere geologiche che ci sarebbe stata questa manifestazione…si sono fatti trovare così impreparati? In tutto il mondo manifestano e solo a Roma succede un Dante’s Inferno del genere? Ho letto anche alcuni blogger che denunciavano l’indifferenza, già da qualche ora prima dell’inizio, verso ragazzi con metri di bastoni e spranghe sbucanti dagli zaini. E in Internet circolavano da giorni istruzioni su come sfasciare tutto, portarsi il cambio per non essere riconosciuti etc. Fatto sta che di sicuro, dopo questi fatti, le motivazioni degli indignati sono state fatte passare in secondo piano… e qualcuno ha brindato con gioia. Qualcuno che non vuole cambiamenti e popolo senziente.

    • Diciamo che hanno privilegiato gli “obiettivi sensibili”… gli unici che gli interessino… ovvero i Palazzi del Potere. E in effetti lì la cinturazione ha funzionato. Per il resto, il problema è stato grandemente sottovalutato e gestito peggio.
      Per quello che ho visto io, ‘sti ragazzi sembravano dei berserk.
      Alcuni imbecilli pensano che la questione sia ovviabile con la vecchia ricetta a base di “repressione” e “leggi speciali”, ignorando quanto le radici di un malessere strutturale siano penetrate nel profondo di un corpo sociale sempre più sfilacciato e dilaniato da conflitti negati, ma mai sopiti, pronti ad esplodere con virulenza inaudita.
      Sono seduti col culo su una bomba ad orologeria. E pensano di poterla disinnescare col lanciafiamme!
      Mala tempora currunt.

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  8. dicksick Says:

    Io c’ero. Ne ho scritto la testimonianza su un sito che non ti spammo senza autorizzazione. C’ero a via Cavour, e ti posso assicurare che ad essere stato incendiato è anche stata una volkswagen del ’79, e a essere distrutto è stato anche un alimentari che vendeva cibi etnici gestito da un simpatico straniero avanti con l’età.
    Mi sono spinto fino a San Giovanni, fino a via Merulana, fin dove potevo arrivare.
    Li ho visti tutti: poliziotti, black bloc e manifestanti normali.
    E’ stata un’atmosfera surreale, diversa da tutte le altre manifestazioni.
    Sono d’accordo con te quando dici che le manifestazioni pulitine che si aprono alle 12 e finiscono alle 18 non servono a nulla, lo sai. E ti ho ADORATO quando hai sparato contro quelli che pensano basti mettersi un post-it sulla bocca per pulirsi la coscienza (o per mostrarsi su un noto quotidiano nazionale che su queste cose ci va a nozze).
    Poi dici è solo l’inizio… siamo sicuri?
    Nel senso, io sono uscito da quella giornata come quando sono uscito dalla proiezione di “Inland Empire”, ovvero: interrogativo, allucinato (ma non c’è un senso negativo o positivo del termine).
    Il senso di un atto grave sta nella sua continuazione, perché altrimenti perde di senso, diventa gratuito, permette ai politici imbellettati di continuare a sparare cazzate tra una posa di trucco e un’altra in un salotto televisivo.
    Sono uscito da quella giornata pensando tra me e me: “Qui c’è qualcosa che non quadra”.
    “Qui c’è qualcosa che non quadra”.
    Che forse è meglio di “Fin qui tutto bene”.
    O forse no.

  9. @ DickSick
    Intendiamoci subito! Da te accetto qualsiasi link e suggerimento a scatola chiusa..:) Adesso sono veramente curioso e dunque “devi” segnalarmi il sito.
    A Via Cavour le ho viste anche io le vetrine infrante del minimarket: il nome non me lo ricordo…era “world” qualche cosa.
    Il fatto mi ha disturbato alquanto… Purtroppo, sono passato di lì a danno già fatto, altrimenti sarei intervenuto… Pare che ad un gruppetto di cretini incappucciati fosse venuta fame; infatti hanno pensato bene di servirsi, improvvisando il loro personale take-away.
    Un paio però li ho beccati che cercavano (vai a capire perché) di dar fuoco ad un negozio di cibo per animali. E’ bastato uno sberlone e due calci nel culo per farli sparire.
    Dei SUV che bruciavano… delle filiali dell’Unicredit assaltate… dell’agenzia Manpower saccheggiata…degli incendi lungo Via Labicana… in tutta sincerità non me ne fregava niente.
    Comunque, hai ragione. La parola esatta per descrivere la situazione è il termine “surreale”. E, visto che ormai siamo in tema di confidenze aperte, ti dirò…
    Procedendo lungo Via Labicana, mentre i più cagoni già battevano in ritirata, è subentrato una specie di estraniamento totale, come dinanzi alla proiezione olografica di una realtà distorta, che fatichi a percepire come effettiva. Poi è successo…
    In una specie di distacco marziale, quella rabbia a lungo repressa, controllata, razionalizzata, che da troppo tempo mi pulsava nel fondo dell’anima come un bolo acido e mai digerito, ha cominciato a sciogliersi in una gioia cupa e silenziosa, direi “anorgasmatica”, prima della “apoteosi” finale in Piazza S.Giovanni.
    E in quell’istante mi sono sentito quanto mai vicino a quei ragazzi pur da me lontanissimi, perché in noi ribolliva comunque la stessa rabbia, nella medesima assenza di prospettive e nella consapevolezza di un futuro di merda, nonostante uno si sia sempre sbattuto per qualcosa di meglio.
    Ho pensato alla situazione di quelli come me.. come te… e dei milioni di Invisibili in una società che ti rigetta e ti umilia ogni giorno, uccidendoti lentamente dopo averti prosciugato.
    Ho pensato ad un mondo sempre più globalizzato, ma con sempre meno cose da dire, dove non succede mai un cazzo. E dove tutto si consuma e si corrompe nelle ansie degli alienati del consumo compulsivo…
    Ho pensato a tutti quelli che si riempiono la bocca di grandi ideali e che alla prima occasione si vendono per una ricarica da 50 euro; che tradiscono amicizie per una “opportunità” migliore…
    Ho pensato a quelle merdine che conosco, le quali si sono fatte trovare un posto in banca dopo aver giocato ai rivoluzionari al liceo. Sono gli stessi che fino a poco tempo fa ti guardavano quasi con commiserazione e tenerezza: “perché tu credi ancora agli ideali che avevi a 17anni?!?”… Sì, cazzo!
    Sono gli stessi che hanno venduto anima e culo al padrone per un lavoro (di merda). Ed ora che non gli hanno rinnovato il contratto… che le banche (nella fattispecie: Unicredit e Mediolanum) dove lavoravano come “promoter finanziari” li hanno sbattuti fuori… si vengono a lamentare (da me poi!). Come la stagista della Barclay’s, che dopo aver lavorato per due anni a gratis per uno dei maggiori spacciatori di titoli tossici, adesso è “indignata” perché non le hanno tramutato lo stage in assunzione. E mi scrive che i black-bloc tanto cattivi le hanno rovinato la “bellissima manifestazione”… la prima alla quale abbia mai partecipato in tutta la sua vita!
    Mentre ripensavo a tutto ciò, e a tutti loro (gli indignati dell’ultima ora), sabato assistevo agli scontri, studiando con attenzione i due schieramenti che se le davano di santa ragione per tutto il perimetro del Laterano… Mi sono posto degli interrogativi. E la risposta che mi sono dato è stata: quello che sta succedendo forse non è giusto, ma “loro” se lo meritano tutto!

    • dicksick Says:

      Sì, è finito il tempo della tenerezza, delle ipocrisie, dei rapidissimi lavaggi di coscienza e delle adunate non-sense, ma capire, quello sì, capire come muoversi per mettere paura non tanto ai cittadini o a noi stessi, quanto a “loro”. E molto spesso, per “loro”, l’unica soluzione per allontanare la paura è l’autoesilio. E io sto parlando di tutti, di tutti coloro che appartengono alla classe politica, senza distinzione alcuna. Loro sono il nostro specchio, opportunisti, individualisti, menefreghisti, e l’elenco continuerebbe ancora a lungo. Ma un modo, di capire come cambiare, come mutare le cose, come mutare noi stessi anche, quello si deve trovare.

      Eccoti il link

      http://www.thinkcool.it/2011/10/15-ottobre-una-testimonianza/

  10. Anonimo Says:

    chiunque tu sia,sei il mio alter ego

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