I SIGNORI DEL VENTO

La salvaguardia ambientale non è certo un problema che possa turbare gli italiani.
Meno che mai potrebbero esserlo le tediosissime “questioni morali” che ormai spuntano un giorno sì e l’altro pure, in un rutilante susseguirsi di cricche in affari, felicemente unite dalla crapula, nel paese dell’eterna cuccagna. L’Italianità si misura con la capacità di magnare. Di conseguenza, ‘corruzione endemica’ ed ‘illegalità diffusa’ sono cosine di nessun conto, o al limite un’occasione da sfruttare per i più intraprendenti. Niente di cui doversi tediare l’anima: siamo gente vissuta noi italiani… Dinanzi allo scandalo non ci indigniamo; ci conviviamo sereni, nell’indifferenza del nostro savoir-vivre che certo “tutto il mondo ci invidia”. L’importante è crederci.
 Di sicuro, non indigna la “Mafia”: vera specialità nazionale d’esportazione, con ben tre varianti regionali (Cosa Nostra; Camorra; ‘Ndrangheta) ed altri sottoprodotti locali, in attesa di riconoscimento doc (Basilischi; Stidda; Sacra Corona Unita..).
La tremenda recessione economica in corso poi gli italiani non li riguarda minimamente, fintanto che non tocca il loro personale posto di lavoro; se poi capita, si corre subito da quegli usurai legalizzati, chiamate Finanziarie, a chiedere un prestito per continuare ad esibire lo stesso “tenore di vita”. Questo perché nel Paese che odia poveri e diversi, sembrare ricchi e felici è un imperativo sociale. Lo sanno bene tutte quelle scimmiette ubbidienti, che imitano i propri padroni in cambio di una ciotola che chiamano salario, con la zampetta sempre tesa per la questua e in cerca di raccomandazioni.
In compenso, non preoccupa alcunché lo smantellamento scientifico di ogni servizio ed assistenza sociale, perché “soldi” per il Pubblico non ci sono, mentre non mancano mai finanziamenti statali per miliardi agli amici nel Privato…
Ma, d’altra parte, è difficile capire cosa interessi davvero alla maggior parte degli italiani, una volta superato il pratino dei loro ristretti orizzonti domestici, oltrepassati i recinti familistici dove vivono trincerati nella difesa ad oltranza della “roba”, nel terrore dell’Uomo Nero e degli altri Bau-Bau televisivi, che come spauracchi pendono fuori dalle finestre delle loro casette di marzapane. E nel cinismo della disillusione, la patria degli idioti-furbi (perché ogni imbecille è convinto di esser più sveglio del suo compare) persegue il peggio seguendo le piccolezze del proprio opportunismo.
Per questo, nel disinteresse generale, ecologia ed energie rinnovabili sono state trasformate nell’ennesimo surrogato per profitti illeciti, devastazione del territorio, e grandi ruberie associate sotto il segno delle mafie. Del resto, nel Malpaese che ha smarrito sé stesso insieme ad ogni residuo di senso etico, che di nulla si interessa e di zero si preoccupa, “saccheggio” è sempre più sinonimo di “progresso”.
Tanto così fan tutti: in questa gara al ribasso si eliminano i migliori e si premiano i peggiori. La nostra è una marea nera che nessuno ha intenzione di fermare; libera di espandersi, non conosce confini. Rimosso ogni ostacolo residuo, sembra essere la Sardegna la nuova frontiera del malaffare, L’identità di un popolo non dovrebbe risiedere solo nella lingua o in qualche sagra paesana, ma nell’amore verso il proprio territorio e nella sua preservazione. Evidentemente, molti sardi non erano ancora appagati da decenni di devastazione…

«L’entroterra incontaminato dell’isola non sarà più lo stesso che abbiamo visto o sentito raccontare. L’energia eolica regala elettricità pulita in tutto il mondo. Non nell’Italia del malaffare certificato. Bastano 10 mila euro per conquistare il diritto a demolire il paesaggio. È il capitale necessario per costituire una piccola srl. E per accaparrarsi poi le concessioni e i milioni di finanziamento pubblico. […] La corsa italiana alle energie alternative al petrolio è soltanto all’inizio. Ed è facile immaginare cosa si rischia con i progetti per il nucleare. Perché proprio in Sardegna, per la sua tranquillità sismica, si prevede la costruzione di una o più centrali»

“Vento di mafia”
  di Fabrizio Gatti
  L’Espresso(29/05/2010)

PALE AL VENTO
I progetti di sviluppo di impianti per la produzione di energia eolica costituiscono una ghiottissima occasione di arricchimento per profittatori ed avventurieri dell’imprenditoria, sbarcati sull’isola dei vilayet del Sultano.
Il 27/02/09,
Ugo Cappellacci, figlio del commercialista sardo di Berlusconi, candidato su raccomandazione di Romano Comincioli (antico socio d’affari di Carboni e dei boss della Magliana), diventa governatore della Regione Sardegna, al posto del dimissionario Renato Soru silurato dalla sua stessa maggioranza di centrosinistra. La colpa imperdonabile di Soru consisteva infatti nell’aver varato il nuovo Piano Paesaggistico Regionale, che prevedeva la tutela del territorio sardo, in nome di uno sviluppo sostenibile e norme urbanistiche più severe per la salvaguardia delle coste:

Il P.P.R. persegue le seguenti finalità:
a) preservare, tutelare, valorizzare e tramandare alle generazioni future l’identità ambientale, storica, culturale e insediativa del territorio sardo;
b) proteggere e tutelare il paesaggio culturale e naturale e la relativa biodiversità;
c) assicurare la salvaguardia del territorio e promuoverne forme di sviluppo sostenibile, al fine di conservarne e migliorarne le qualità.
A tale fine il P.P.R. contiene:
a) l’analisi delle caratteristiche ambientali, storico-culturali e insediative dell’intero territorio regionale nelle loro reciproche interrelazioni;
b) l’analisi delle dinamiche di trasformazione del territorio attraverso l’individuazione dei fattori di rischio e degli elementi di vulnerabilità del paesaggio, nonché la comparazione con gli altri atti di programmazione, di pianificazione e di difesa del suolo;
c) la determinazione delle misure per la conservazione dei caratteri connotativi e dei criteri di gestione degli interventi di valorizzazione paesaggistica degli immobili e delle aree dichiarati di notevole interesse pubblico e delle aree tutelate per legge;
d) l’individuazione di categorie di aree ed immobili qualificati come beni identitari;

Il Piano contemplava altresì “la previsione degli interventi di recupero e riqualificazione degli immobili e delle aree significativamente compromessi o degradati […] nel contesto paesaggistico, cui devono attenersi le azioni e gli investimenti finalizzati allo sviluppo sostenibile delle aree interessate […]al fine di orientare e armonizzare le sue trasformazioni in una prospettiva di sviluppo sostenibile”.
Nell’Italia degli intrallazzi e delle trattative riservate sottobanco, il P.P.R. di Soru deve essere sembrato peggio di una bestemmia in chiesa.
Sventata quindi la minaccia dei vincoli paesaggistici ed edilizi, tra i “faccendieri” interessati alle prospettive di speculazione che si aprono con la nuova amministrazione Cappellacci c’è l’inossidabile Flavio Carboni che, di fatto, sembra controllare la giunta regionale. In ballo ci sono investimenti per 400 installazioni: briciole per i peones compiacenti degli enti locali e milioni di euro per una manciata di imprese.
Per disinnescare ciò che rimane delle tutele paesaggistiche e sbloccare anche gli abusi più evidenti, bisogna però piazzare l’uomo giusto all’
ARPAS: l’agenzia regionale per l’ambiente.
In secondo luogo, è necessario agire sul presidente Cappellacci (“Ughetto” nelle intercettazioni) per ulteriori revisioni alla legislazione vigente, in senso “più lucrevole e agevole”.
 Il candidato ideale per l’ARPAS è
Ignazio Farris, sponsorizzato dalla  premiata ditta  Carboni & company.
Il 06/08/09, Farris viene nominato direttore dell’agenzia ambientale per la Sardegna. Secondo i suoi promotori, il neo-direttore sarebbe in possesso di un curriculum ineccepibile che tuttavia ben pochi hanno avuto la fortuna di visionare, giacché continua a restare celato alla curiosità dei profani e degli addetti ai lavori.
Ed i titoli di merito di Ignazio Farris sono talmente evidenti che il gip De Donato annota nella sua ordinanza:

«Si accertava che tale nomina è avvenuta sulla base della mera verifica di sussistenza del titolo formale richiesto dalla legge regionale [possesso della laurea], quindi senza alcuna valutazione comparativa condotta sulla base dei titoli posseduti dai numerosi aspiranti. Infatti l’elenco formato dalla commissione tecnica di valutazione è consistito non già da una graduatoria formata sulla base di punteggi attribuiti secondo criteri predeterminati, ma in un mero elenco dei candidati idonei.»

Il trio Carboni-Verdini-Dell’Utri praticamente impone la nomina di Ignazio Farris al titubante Cappellacci, che male informato lo crede “un uomo di Soru”. E di questo solo si preoccupa il governatore sardo. Evidentemente, per le nomine dirigenziali dei pubblici funzionari non è richiesta altro che la fedeltà clientelare per appartenenza politica.
Così, piazzato Farris all’ARPAS, si passa alla realizzazione degli impianti eolici che tanto premono al terzetto. Appalti dei quali Farris è parte in gioco:

«Quest’ultimo risulta costantemente informato e coinvolto nei progetti di Carbone, al punto che il suo interessamento va ben oltre gli ordinari interventi riferibili a iniziative coerenti col suo ruolo istituzionale.
[…] Al piano eolico non risulta estraneo neanche Arcangelo Martino.
[…] Nello stesso tempo Carboni si adopera per reperire le risorse finanziarie indispensabili: a tal fine conclude un accordo commerciale con la SARDINA RENEWABLE ENERGY PROJECT Srl collegato al versamento di cospicue somme.
La natura e la qualità dell’interferenza operata da Carboni nei suoi contatti con Fabbris emergono costantemente tra i colloqui tra i due.»

In proposito, in una intercettazione del 03/11/09 Carboni esplicita chiaramente:

«È pronta una delibera della presidenza della giunta che chiarirà che sarà l’assessorato della regione a rilasciare le autorizzazioni […] La delibera sarà approvata nella prossima seduta o al massimo la settimana prossima»

Della partita fa parte anche Pinello Cossu (UDC), ex assessore ai Servizi sociali della provincia di Cagliari. Il progetto prevede altresì la realizzazione di un parco eolico nella zona industriale di Cagliari.

«Da una conversazione tra Farris e Cossu del giorno 11/10/09 si ricava che il progetto eolico richiede l’individuazione di almeno 10 società, onde fare più domande a nome di soggetti diversi, allo scopo di disporre di più vaste aree in concessione.
[…] Dallo stesso colloquio emerge il ruolo centrale che svolgerebbe tal ingegner Piga, indicato da Farris come “l’uomo di totale fiducia del presidente”.
[…] I contatti proseguono fino alla metà del mese di Febbraio quando è reso noto il coinvolgimento dell’on. Verdini, nelle indagini condotte dalla Procura di Firenze sugli appalti della Protezione Civile» 

Su chi siano gli imprenditori con le mani in pasta nell’eolico ci si può fare un’idea dettagliata, attraverso la lettura di una inchiesta di Fabrizio Gatti, pubblicata sul settimanale L’Espresso del 29/05/2010 e della quale riportiamo ampli stralci integrali:

«Si possono vedere all’opera a Cagliari amministratori di società che a Napoli si occupano di noleggio di pedalò: in fondo si tratta sempre di fonti alternative. Oppure capita di inciampare nelle aziende del capitalismo nazionale. E scoprire che l’ex socio che ha aperto la via del vento ai fratelli Gianmarco e Massimo Moratti è stato condannato il 9 marzo a Palermo per corruzione. Con l’aggravante di avere favorito proprio Cosa nostra. Si chiama Luigi Franzinelli, 66 anni: ha disseminato l’Italia di pale e piloni.
[…] L’imprenditore viene condannato in primo grado poco più di un mese fa dal giudice di Palermo, Daniela Troja. Due anni con rito abbreviato: corruzione, aggravata dall’avere agevolato Cosa nostra. Il processo riguarda la costruzione del parco eolico intorno a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Secondo l’accusa, i boss hanno scelto e favorito la società Sud wind di Franzinelli. In cambio di tangenti versate a un esponente locale di Forza Italia, candidato alle Regionali del 2006. Condannato a un anno e 10 mesi anche uno dei soci, Antonio Aquara, 52 anni, salernitano di Ottati. Otto anni e quattro mesi per associazione mafiosa invece a Giovan Battista Agate, 68 anni, fratello del boss massone Mariano. A processo, funzionari del Comune di Mazara e imprenditori vicini al capo dei capi, Matteo Messina Denaro.
Luigi Franzinelli è accusato di reati commessi tra il 2004 e il 2007. Quello che sfugge alle cronache giudiziarie è che proprio in quegli anni Franzinelli e alcuni suoi familiari sono in affari con Corrado Costanzo, l’attuale direttore finanziario della Saras di Cagliari, il gruppo petrolifero dei fratelli Moratti. Insieme si occupano della realizzazione del parco eolico di Ulassai per conto della Saras. Né i Moratti né Costanzo, come risulta dall’inchiesta, erano al corrente dell’attività in Sicilia dell’ex socio finito nei guai per avere aiutato la mafia. E dal 2008 hanno interrotto ogni rapporto con l’imprenditore e con i suoi familiari.
[…] Franzinelli è nato in provincia di Trento, a Molina di Ledro. Prima di diventare imprenditore dell’energia, si fa notare come segretario della Cgil in Trentino.
Negli atti dell’inchiesta sulla mafia di Mazara oltre alla Sud wind, che non ha nessun legame con il gruppo Saras dei Moratti, si accenna al suo ruolo di amministratore delegato nella Sarvent di Cagliari. Questa è una srl da 10 mila euro costituita il 14 giugno 2001 da Franzinelli e da Antonio Aquara, il socio condannato con lui a Palermo. Nel 2002 parte delle quote vengono vendute alla Ensar srl, la società elettrica dei Moratti. E poco dopo, a un’altra società del gruppo Saras, la Sardeolica nella quale Franzinelli viene nominato amministratore delegato e Aquara consigliere, accanto al presidente Corrado Costanzo. Nel 2003 la Sarvent viene incorporata nella Sardeolica e scompare. E a fine 2004 Franzinelli e Aquara escono dal consiglio di amministrazione. Nello stesso periodo però il gruppo dei Moratti costituisce a Cagliari con Luigi Franzinelli e i suoi familiari una società di progettazione nel settore eolico, la Nova Eolica srl, passata nel 2008 sotto il controllo totale del gruppo Saras. L’uscita dei Franzinelli avviene proprio mentre l’imprenditore trentino è sotto inchiesta per i rapporti con la mafia.
[…] Stefano Rizzi, 48 anni, genovese residente a Montecarlo. È l’amministratore unico di una società con capitale in Lussemburgo, la Is Arenas renewable energies, che vorrebbe costruire una piattaforma eolica proprio davanti alla spiaggia gioiello di Is Arenas, vicino a Oristano. Rizzi è anche socio in provincia di Bergamo di un’azienda del gruppo K. R. Energy di Milano, che nel 2008 a sua volta si è fusa con la Kaitech spa. Secondo un’interrogazione alla Camera presentata lo scorso ottobre dall’ex presidente della Regione Mauro Pili (Pdl), nelle casse della Kaitech sarebbero passati soldi del tesoro dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. L’inchiesta della Procura di Palermo è del 2005. In quell’anno presidente del consiglio di amministrazione della Kaitech è Stefano Camilleri, sindaco di Palermo nel 1984 e dimissionario dopo appena 22 giorni.»

Inoltre, secondo un rapporto depositato dai Carabinieri del ROS, nell’allegra cordata di imprese in affari ci sarebbe anche:

«Un lungo elenco di società napoletane, ma anche romane e siciliane, che fanno riferimento al clan dei Casalesi. Sono citate anche le “famiglie” Lamarca e Azzorito, a loro volto “consociate” con imprese siciliane in odore di mafia, imprese del Lazio, di Livorno e del Nord Italia. Tutti imprenditori che, con l’aiuto di politici, avevano puntato ad investire nella produzione di energia eolica in Sardegna»

Il 12/03/2010 la giunta regionale della Sardegna approva infine il nuovo regolamento. La delibera, che prevede la costituzione di società a partecipazione pubblica alle quali affidare la gestione dell’eolico, in effetti delude le aspettative di Carboni.
Il governatore Cappellacci, evidentemente preoccupato per l’inchiesta fiorentina che coinvolge Verdini, scarica i vecchi compagni di cordata:

«Eh va bé! Che se la prendano tutti in culo, guarda! […] È chiusa la bottega e andate a rompere i coglioni da un’altra parte che qua non è cosa da romperci i coglioni insomma! Basta, mi sono veramente rotto le palle!»

Meglio tardi che mai…

I SOLDINI DELL’UOMO VERDE
 Per l’intrapresa però Carboni ha provveduto a rastrellare un bel po’ di denaro dalle società interessate all’eolico, in particolar modo dalla “Karios 32 srl” e dalla “Sardinia Reneweble Energy Project”, che passano per la Banca del Credito Cooperativo Fiorentino di Denis Verdini:
 430.000 euro tra il 29 Giugno ed il 16 Sett. 2009;
 due bonifici per il totale di un milione di euro il 01/10/2009 su c/c della compagna di Carboni (Maria Laura Scanu Concas).
 Altri 200.000 euro in assegni, negoziati sempre dal Credito Fiorentino.
Il 18/11/09, sul conto di Giuseppe Tomassetti, collaboratore di Carboni, transitano altri bonifici per circa un milione e mezzo di euro, tramite l’Unicredit.
Ovviamente, uno dei diretti interessati, Denis Verdini, nega che si possa trattare del versamento di “fondi neri”. Verdini che in totale ha visto dirottare a tutto vantaggio della sua banca la modica cifra di 800.000 euro (spicciolo più spicciolo meno) sarebbero infatti “l’aumento di capitale per introdurre altri soci nella società editrice del Giornale di Toscana”. Il socio in questione sarebbe però l’autista personale di Carboni (G.Tomassetti) che a quanto pare sembra godere di una incredibile liquidità finanziaria, tanto si guadagna facendo lo chauffeur.
Nell’inchiesta naturalmente non poteva mancare il raffinato Marcello Dell’Utri, che cerca in ogni modo di emulare i suoi eroi preferiti con la coppola in testa… Ma questo è un’altro aspetto dell’inchiesta che non mancarà di contributi interessanti…

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