Il Popolano delle Libertà

È emblematico come il socialismo italiano, prima di estinguersi, abbia generato le tre grandi ‘anomalie’ della storia nazionale: Mussolini; Craxi; Berlusconi.
Il craxismo, ancorché fenomeno politico affetto da cleptomania acuta, si è rivelato soprattutto un caso clinico di natura psicopatologica. Questa almeno è la sensazione che emerge con forza ogni volta si osservano i nostalgici sopravvissuti craxiani: Maurizio Cicchitto, Silvio Berlusconi, Gaetano Quagliariello, Giulio Tremonti, Maurizio Sacconi, Renato Brunetta

01 - RenatoBrunetta Analizzare il prodigio Brunetta è tempo perso. Delinearne un profilo è fatica sprecata: l’impossibile ricerca di uno spessore umano e morale nell’incontenibile spocchia del borioso personaggio.
Un’opera inutile che vale meno di tre soldi.
Del resto, non si potrebbe fare torto peggiore al verace ministro per caso, nel commentare i contenuti delle sue performance chiacchierine, alla ricerca di una qualche valenza culturale.
Per farvi un’idea, potete leggere qui.
Il ruspante Renatino odia culturame e intellettualizzazioni. Lui è l’omino della folla: ama la provocazione triviale… il motteggio insolente… che piace tanto alla famosa ggente. All’eloquio elegante preferisce il turpiloquio indecente dei bassifondi politici ai quali appartiene a pieno titolo.
Le sue esternazioni hanno la consistenza molliccia delle deiezioni canine, improvvidamente appiccicate alla suola di una scarpa da tennis. Meno le si rimestano e meglio è!
La risposta migliore ai deliri ministeriali è nella penna di Sandro Veronesi:

Ci sono due cose da dire dopo la piazzata di Renato Brunetta contro il “culturame parassita”. La prima è di carattere generale, la seconda è peculiare del personaggio. In termini generali si deve osservare che, di pari passo con il disfacimento dell’immagine tranquillizzante che Berlusconi aveva costruito di sé, molti dei suoi feldmarescialli stanno gettando la maschera per rivelare la propria mentalità fascista. Può risultare sorprendente solo per coloro che hanno sottovalutato la resistibile ascesa al potere dell’ attuale nomenklatura, ma il retaggio fascista continua ad alimentare buona parte della politica di governo, incardinato su due perni storici della demagogia populista: l’ anticomunismo e lo sprezzo per la cultura. Come testimoniato dalla composizione dell’ attuale governo, chiunque può far strada nella politica berlusconiana se si arrocca su uno di questi due baluardi – meglio ancora se su entrambi coniugati insieme. Non importa quanto deserto di titoli sia un curriculum, né conta la nullità del pensiero che si è in grado di ricamarci attorno: la professione di odio contro la cultura continua a pagare. Il ricorso al linguaggio sprezzante, dunque, quelle parole come “culturame”, appunto, “parassiti”, “disfattismo” eccetera, non è casuale: così come il capo sta apertamente rivelando (o non sta più riuscendo a celare) la propria vocazione alla tirannia, i suoi fedelissimi stanno abbandonando qualunque sforzo anche linguistico di mostrarsi democratici e moderati. Così, insieme alla caccia all’ omosessuale (o dobbiamo chiamarlo pederasta?), alla “faccetta nera”, al rom e al sindacalista, fatalmente si è aperta anche quella all’ intellettuale. Quanto poco, in realtà, possano esser pericolosi gli intellettuali con un popolo che è riuscito a ignorare Pasolini e Don Milani, costoro non lo sanno; vivendo nel perenne complesso d’ inferiorità tipico per l’ appunto dei fascisti, essi si danno pena di attaccarli, e la cosa pericolosa ovviamente non è l’ attacco personale (anzi, quello potrebbe essere perfino un bene, perché parecchi di loro continuavano a dormire), bensì il ripugnante assunto sulla groppa del quale l’ attacco viene fatto galoppare verso l’ opinione pubblica, per il quale la cultura è di per sé parassitaria, nociva e sovversiva. La seconda cosa da dire, quella peculiare al personaggio, è che, per parlar semplice come piace a lui, e usare un’ espressione cara alla mia povera mamma, ancora una volta Brunetta “ha dato la piega al kipfel”: cioè, ancora una volta ha dato un contributo nullo alla sua armata, caricando a testa bassa dove già erano passati i carri armati. La sua esortazione a Bondi a tagliare i finanziamenti ai parassiti dello spettacolo, infatti, arriva quando questi finanziamenti, in un solo anno, sono già stati tagliati del 30% – ad opera non certo di Bondi, ovviamente, ma dell’ unico ministro attivo di questo governo, cioè Tremonti. Ancora una volta, dunque, il ringhio di Brunetta va considerato come uno spruzzo di veleno ornamentale – una piantina carnivora sul davanzale -, a retroguardia di un’ azione politica sempre più pericolosa, schizofrenica e liberticida che i grandi hanno avviato da un pezzo, mentre i piccini giocavano coi tornelli.
 (“Quel disprezzo antico per la cultura” – 14/09/09)

02 - BrunettaMi meraviglio della vostra meraviglia.
Io parlo anche il linguaggio del popolo

Che tipo di gente frequenti è noto, ma di quale “popolo” parli il Brunetta ringhioso è meglio non sapere… Forse perché scambia la feccia per plebe; la meschineria per schiettezza. Confonde, come se fosse una genuina denuncia, il livore rabbioso e vendicativo che gli consuma le viscere.
Si compiace il raffinato ministro, applaudito da quel suo popolo che si riempie in continuazione la bocca con la parola Libertà soltanto per ciancicarla e sputarla lontano, ormai vuota ed inutile, dopo averne succhiato via sapore e significato.
Brunetta si crede ‘popolare’ e si comporta da villano, convinto che sia la stessa cosa. Se continua così, tra poco lo vedremo cimentarsi in gare di rutti insieme ai suoi degni estimatori. E si meraviglia dell’indignazione altrui… Sforna insulti a ciclo continuo, ma si offende se poi lo chiamano “energumeno tascabile”. Evidentemente l’offesa prevede diritti di esclusiva.
03Se proprio non siete d’accordo col rancoroso ministro, potete anche andare a morire ammazzati.
“È un’espressione romanesca” specifica il Piccolino. E si sa: i romani hanno una predisposizione tutta particolare per l’invettiva feroce, con una perversa inclinazione a irridere vizi e deformità… Un po’ come dire ad un ‘nano de merda‘ che è ‘alto mezzo cazzo‘ alludendo simpaticamente alla sua statura. Magari aggiungendo, in omaggio alla prestanza, che è pure ‘bbrutto ‘n culo‘. Sono soltanto iperboli popolaresche… non vanno mica prese alla lettera! Si tratta infatti di osservazioni cortesi, espresse in quel linguaggio colorito di cui Brunetta è prof. emerito. Simpatico quanto può esserlo una ciste sullo scroto. Piacevole come un grappolo di emorroidi. È l’irriverente paggetto promosso marchese dal sovrano divertito. E come il Marchese del Grillo spalleggiato dai suoi bravacci d’osteria può fare ciò che vuole e dire strafottente: “Me dispiace! Ma io son io e voi nun siete un cazzo”.
RENATO BRUNETTA CON LA SCORTASarebbe fin troppo facile ironizzare sull’altezza e l’aspetto fisico di Renatino, lo scaricatore mignon provvisoriamente prestato alla Funzione Pubblica.
Certo avremmo potuto esprimere considerazioni più elevate, in uno stile certamente più sobrio, ma correvamo il rischio di essere troppo sofisticati per il Brunetta-pensiero. Così invece il ‘popolo’ capisce meglio.
grrrrrPer farci perdonare, vogliamo lasciare una dedica all’onorevole ministro… Considerando i suoi gusti semplici, e visto che predilige il ‘lirismo’ romano, abbiamo scelto gli epigrammi di Marziale: “L’ideale per gente che non amava affaticarsi con gravose letture, per una società brillante più per censo che per impegno e cultura, relativamente compatta, incline quindi alla malignità e alle chiacchiera” (Cesare Vivaldi).
Speriamo il ministro apprezzi le nostre traduzioni. In caso, può sempre chiedere consiglio al poeta Bondi.
Inizialmente avevamo scelto un componimento breve, che ben sintetizza i rapporti che intercorrono tra servo e padrone…

Faccia e bocca ti lecca il cagnetto.
Non mi meraviglio: ad un cane piace mangiare la merda

 (Marziale. Liber I; Ep. LXXXIII)

Poi però abbiamo trovato qualcosa di più aulico:

Quando le tue guance erano appena ricoperte con una lanugine incerta,
la tua linguaccia leccava dabbasso.
Da quando la tua faccia trista da miserabile fa schifo pure ai beccamorti
e disgusta persino i boia,
usi la bocca in altro modo e preso da un livore spropositato
latri contro qualsiasi nome ti viene a tiro.
Che la tua lingua tossica possa riappiccicarsi agli inguini quanto prima:
infatti era più pura quando leccava

 (Marziale. Liber II; Ep. LXI)

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2 Risposte to “Il Popolano delle Libertà”

  1. GrindHouse Says:

    Dopo le dichiarazioni di Brunetta, ecco un interessante articolo, che lo vede in prima persona chiarire i punti di vista di un partito, facendo maggior luce sugli intenti, gli sforzi e la “lotta” alle fazioni opposte…
    http://www.loccidentale.it/articolo/governo,+maggioranza,+partito:+punti+fermi+e+nuove+sfide.0078641
    Cosa ne pensate?

  2. Che scrivono sicuramente meglio di come parlano…
    Leggo nel saggio congiunto BRUNETTA-CAPEZZONE e fedelmente riporto:

    “Dall’altra parte, c’è l’Italia – più piccola e minoritaria – …della rendita, delle corporazioni, dei furbi, dei fannulloni, dei garantiti. Naturalmente, non si può e non si deve fare di ogni erba un fascio, ma questo aggregato è composto dall’Italia dei cattivi dipendenti pubblici, della cattiva politica (…) In altre parole, siamo dinanzi all’Italia che vive in modo parassitario e improduttivo sulle spalle della prima Italia. Questa seconda Italia, pur numericamente più ridotta e marginale, dispone di mezzi e strumenti per farsi rappresentare e addirittura sovrarappresentare in modo potente e efficacissimo; le riesce perfino di accreditarsi come classe generale, come espressione e coscienza del Paese tout-court”

    RITRATTO DI FAMIGLIA?
    VISTA DI INTERNI?
    Oppure CONFESSIONI ALLO SPECCHIO?
    Si tratta forse di un raro caso di psicopatologia, ai confini tra la dissociazione mentale e la faccia come il culo?
    A che razza di Italia pensano di appartenere Brunetta e l’esimio Capezzone?!?
    Lascio scegliere a Voi la risposta…

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