Il Ritorno del ‘Monnezza’

Se la “munnizza” pare destinata a diventare una componente ordinaria del paesaggio partenopeo, ci sono rifiuti altamente tossici dal difficile smaltimento, destinati a ritornare sempre a galla in tutta la loro ingombrante presenza che non conosce imbarazzo di sorta.
Tra le scorie più perniciose, particolarmente coriaceo sembra essere l’incontenibile Guido Bertolaso: proconsole generale alle emergenze nazionali e prefetto del pretorio dell’Impero berlusconiano. Parliamo di un raro condensato di presunzione e ottusità, che deambula da un’emergenza all’altra coi poteri straordinari di un generalissimo sudamericano. Corazzato nella sua boriosa spocchia da hidalgo e rassicurato dalla semplificazione militaresca dei problemi, trasuda arroganza da tutti i pori.
Dispensa consigli all’ONU sulla gestione della crisi haitiana, bacchetta gli statunitensi, e si auto-propone come coordinatore generale; batte cassa presso la UE ma insulta i commissari europei che hanno osato criticare il suo ineccepibile piano-rifiuti. Si tratta dello stesso “piano” dai mefitici effluvi, i cui effetti si possono apprezzare a Terzigno e dintorni, con grande entusiasmo popolare, mentre la spazzatura trabocca dalle discariche abusive, regolarizzate per decreto da Guido l’Infallibile, spandendo miasmi e veleni per le campagne vesuviane.

Invischiato in affari (e sollazzi) con la famigerata cricca degli Anemone e soci, inquilino privilegiato nelle case di Propaganda Fide, previo finanziamento pubblico dell’ente immobiliare vaticano, Bertolaso è quanto di meglio (o di peggio) il governo ha da offrire per la risoluzione dei problemi che, con prepotenza, riemergono dai palinsesti narcotizzati della TV felicemente imbavagliata nella propria compiacenza censoria.
Dismessa la tutina della Protezione civile (avrà finalmente fatto il bucato?) eccolo ripresentarsi sul luogo del delitto, vestito a festa, con l’incredibile faccia da tolla che contraddistingue il recidivo incallito.
Un posto in discarica non dovrebbe negarglielo nessuno…
Altri hanno già confezionato per lui la cornice ideale:

 L’IMPUNITO OMEOPATICO
 di Francesco Merlo 
 La Repubblica
 (23/10/2010)

«Anziché una squadra di incorruttibili, armati di codice e protetti da una intelligenza anche militare, Silvio Berlusconi ha mandato a Napoli Guido Bertolaso, l’impunito.
Propone, dunque, un trattamento omeopatico: cura la malattia con la malattia stessa. L’emergenza spazzatura  –  è la sola certezza che tutti, a sinistra come a destra, ormai abbiamo  –  nasce infatti da una grande corruzione, non solo economica e morale, ma anche politica e intellettuale. È insomma uno scandalo nazionale, una malattia della democrazia italiana, che ha coinvolto anche il centrosinistra, ed è giusto ricordare che fummo noi a chiedere, per primi e con forza, le dimissioni dell’allora governatore della Campania, Antonio Bassolino. Ma solo Berlusconi poteva arrivare alla sfrontatezza di contrastare la corruzione con un presunto corrotto. Tanto più che Bertolaso è indagato per la più odiosa delle corruzioni: la sciacallaggine che specula sulla sofferenza e sulle disgrazie, trasforma i disastri in affari, ingrassa nella monnezza.
Ma fosse pure innocente, come noi ancora ci auguriamo, questo sottosegretario, che agli italiani aveva promesso di dimettersi entro l’anno, non ha più nessuna credibilità. La sua immagine è irrimediabilmente sporcata, anche fisicamente. E in lui c’è pure qualcosa di comico, di quella comicità grottesca che a volte accompagna le cose terribili. Una volta quando lo vedevano con quei suoi giubbottini, con gli scarponcini, i pulloverini, i cappellini da baseball, i caschetti di plastica dura, gli italiani pensavano agli abiti da lavoro, alla muta dell’operaio di Jünger, alla divisa del milite della fatica. Ma, dopo che lo hanno scoperto al centro di una cricca di arrembanti, vedono nei suoi abiti la tenuta da fuga, l’abbigliamento pratico di chi è pronto a scappare non perché inseguito dalla lava, da una frana o dagli energumeni della spazzatura, ma dalla finanza e dai carabinieri.
Come si vede, anche nelle situazioni da pianto si può trovare qualcosa da ridere. Non si è mai visto infatti in nessun paese del mondo un ministro della Sanità che va in giro con il camice bianco e i sabot, o della Funzione Pubblica in mezze maniche ed elastico al braccio, o della Pubblica Istruzione vestito da studente. Solo il ministro della Difesa La Russa, imitando Bertolaso, è arrivato a indossare la tuta mimetica e l’elmetto da carrista per farsi ammirare nella sua Paternò.
E anche quel corpo magro e scattante di Bertolaso non fa più pensare alla ginnastica da lavoro, ma alle massaggiatrici del Salaria Sport Village e agli ozi della casa a sbafo di via Giulia. Cosa penseranno vedendolo arrivare a Napoli, non solo le persone per bene che, con ragione, protestano, ma i plebei rivoltosi che bruciano la spazzatura e ora si armano pure di molotov? Probabilmente cercheranno i suoi cari attorno a lui, la sua famiglia allargata, il cognato, la moglie, i parenti che ha favorito e gli imprenditori della cricca pronti a sguazzare nella sofferenza. Insomma Bertolaso a Napoli è una provocazione, anche perché questi sono i luoghi del mondo dove si cerca sempre, e si trova anche quando non c’è, il rapporto stretto tra i profeti apocalittici e l’apocalisse, tra gli annunciatori della disgrazia e la disgrazia, tra gli imprenditori della monnezza e la monnezza. Ma ci spingiamo ancora più in là: a Napoli sono sempre speculari gli affaristi della disgrazia e gli energumeni della disgrazia.
Solo in tempi meno drammatici la capitale della cultura apotropaica avrebbe reagito all’arrivo di Bertolaso con lo sberleffo e con lo scongiuro, rumoreggiando e toccandosi. Ma qui c’è la prima prova generale di una orribile sommossa plebea. E si sa che, vili e ottusi, gli ossessi e gli invasati mai attaccano la miseria dentro la quale sono finiti, ma sempre colpiscono le persone migliori, scelgono gli obiettivi più innocenti e indifesi e, come insegna la storia partenopea, trovano sempre una Eleonora Pimentel Fonseca con cui prendersela. Mai contro quelli che, dall’altra parte, hanno affinità con loro, la stessa affinità che avevano i monatti con la peste.
Dunque Berlusconi ha mandato a Napoli il presunto capo dei monatti. Ha negato l’emergenza per la quale il Capo dello Stato prova invece “pena e allarme”, ha promesso di spazzare la Campania “in dieci giorni”, e “non è eversione”, e  “i disordini sono solo un fenomeno locale”. Forse perché la sola emergenza nazionale che conosce e combatte con tutte le sue forze si chiama Santoro, Berlusconi non ha ascoltato neppure Umberto Bossi che, sia pure senza alcuna grazia e parlando con lo stomaco, ha avvertito la gravità del pericolo e l’irresponsabilità del governo: “Bisogna intervenire, non possiamo aspettare che ci scappi il morto”.
Ovviamente neppure Bossi capisce che, anche senza morto, in una delle nostre più grandi regioni e in una delle più belle città del mondo la spazzatura sta seppellendo la democrazia. E che non si può parlare di lotta alla camorra, di rinascita, di sogno meridionale e di impegno contro la criminalità organizzata mandando a Napoli lo sfacciato Bertolaso.
Mai come nella conferenza stampa di ieri si era vista così forte e chiara la somiglianza tra Berlusconi e Bertolaso. Abbiamo assistito ad un tristissimo siparietto nel quale trionfava non solo l’impunità ma anche la “combriccolaggine”, l’appartenenza alla stessa antropologia. È infatti Berlusconi che in Italia ha buttato il Codice nella spazzatura e ora dalla spazzatura riemerge Bertolaso che della spazzatura è il codice.»

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7 Risposte to “Il Ritorno del ‘Monnezza’”

  1. Midhriel Says:

    Proprio ieri dicevo a un amico che finora non si era mai vista, nell’Italia repubblicana, una situazione in cui i cittadini devono difendere un pezzo del loro territorio contro lo Stato, che invia militari, forze dell’ordine e Bertolaso.
    Siamo alla manifestazione più esplicita della prevaricazione dello Stato berlusconiano contro tutti coloro che non accettano le sue soluzioni da “ghe pensi mi” e che rifiutano il suo paternalismo fondato sulla propaganda.
    Vorrei che certe persone, Bertolaso in testa, recuperassero la capacità di vergognarsi.

    • Il Bertolaso faber, con i suoi santi patroni governativi, è troppo impegnato a rimirarsi nello specchio dei più infallibili del Reame.
      Temo non ci sia alcuna speranza di recupero.. come Narciso, si consuma nell’ammirazione incondizionata della sua immagine riflessa nell’immensità del proprio Ego, non contemplando altro se non sé stesso.

  2. Ciao, ottimo post!

    Acute osservazioni e magica ironia, peccato solo per la tragica realtà…

    Da sei anni ho sfrattato la televisione dalla mia vita, ma ieri, mentre ero al bar a bere un caffè, mi è capitato di vedere l’intervista a Bertolaso; non volevo credere alle mie orecchie; è incredibile, quanta arroganza riesca a starci in una sola persona! Mi sa proprio che l’allievo ha superato il maestro…

    A questo punto, non ci resta che sperare nell’intervento di Dio; se c’è!

    Cordiali e civili saluti.

    • Personalmente, questo caudillo impiantato alla Protezione Civile mi ha sempre suscitato un’avversione istintiva, rafforzata da una distanza siderale di vedute e comportamenti. Debbo aggiungere che negli ultimi anni i personalismi esasperati del Narciso in tutina hanno superato di gran lunga la soglia di sopportazione tollerabile.
      C’è qualcosa di profondamente inquietante, dai tratti malsani, nel ducismo decisionista del Bertolaso operandi… Mi ricorda certi “pacificatori” dell’America Latina (sul tipo di Hector Varela), che i governi inviavano a ‘mediare’ nei teatri di conflitto sociale.
      In questo, Bertolaso è eccezionale:
      I) Arriva a Napoli con il suo personale “piano di crisi”, di fatto blindato e impermeabile ad ogni variante.
      II) La piattaforma non è negoziabile, però Bertolaso la presenta come proposta concordata con le amministrazioni locali, le quali hanno un’unica opzione: sottoscrizione incondizionata del pacchetto chiuso.
      III) Incassato un secco rifiuto, proclama il suo piano di crisi comunque “valido” a prescindere.
      IV) Dopo di ché entriamo nell’ambito della psicopatologia: il sottosegretario si auto-elogia pubblicamente per la sua grande disponibilità democratica “senza precedenti” e quindi, come se si trattasse di un contratto concordato, annuncia che si atterrà scrupolosamente all’applicazione del (suo) piano d’intervento iniziale nel “rispetto unilaterale dell’impegno”.

      In genere, questo tipo di procedure, secondo un’ottica militare che Bertolaso conosce bene (e predilige), hanno una definizione ben precisa: “ultimatum” e “diktat”. Si accettano e basta, senza condizioni.
      In caso contrario, scatta la punizione con le rappresaglie collettive… E nella fattispecie, il ministro di polizia (il secessionista Maroni) ha già annunciato l’intervento duro della polizia, mentre Bertolaso millanta l’intervento dell’esercito ed il commissariamento dei comuni ‘ribelli’.

      Assistiamo ad una interessante evoluzione della democrazia in Italia….

  3. come sempre, post scritti benissimo (sia tu che Merlo) e verità tragicamente innegabili.

    P.S. Ma fai il giornalista di mestiere?

    • :) Non amo gli albi professionali e sono insofferente a qualsiasi ipotesi di “linea editoriale” da rispettare per contratto… Quindi non potrei mai fare il giornalista professionista e d’altra parte i quotidiani già fanno volentieri a meno della mia ‘collaborazione’..:-D

  4. Anonimo Says:

    Magnifica la scelta del video!

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