TRAINSPOTTING

Con viva e vibrante soddisfazione, il neo-governo Monti ha varato il suo decreto “Salva-Italia”.
In concreto, ad essere salvate sono state le grandi imprese nell’orbita di Confindustria (principale sponsor di governo) e gli istituti di credito bancario che dalla manovra tutta tagli e tasse, oltre a non rimetterci un centesimo, escono con le tasche piene, tra esenzioni e agevolazioni fiscali, crediti a interessi ridicoli e fondi speciali, superiori ad ogni più rosea previsione.
Sostanzialmente intonsi restano pure i grandi patrimoni ed i capitali criminali (opportunamente scudati), con tassazioni ridicole di poco superiori all’1%. In compenso, si sfiora il parossismo: per diminuire la blanda tassa sui beni di lusso, si è arrivati ad aumentare l’imposta sulle paglie di tabacco sfuso (la sigaretta dei poveri). Non si toccano minimamente le scandalose prebende delle ‘caste’ e delle corporazioni professionali, con l’unica eccezione degli edicolanti: questa incredibile sacca di privilegio da liberalizzare a tutti i costi, per la vendita di prodotti a ritorno minimo e a prezzo invariato.
Con lungimirante originalità e straordinario coraggio, il grosso dei sacrifici sono infatti concentrati sui redditi medio-bassi da lavoro dipendente e da pensione, attraverso una serie di provvedimenti che, se necessari per i saldi di bilancio, definire “equi” è una battuta di pessimo gusto, lontani come sono da ogni proporzionalità.
Le solite mani nel posto sbagliato e al momento sbagliato…

Tuttavia, l’attuale esecutivo costituisce un bell’affare per i “democratici & riformisti”, che lasciano uno e pagano due: Monti+Berlusconi, per un governo presentabile che ufficialmente fa il lavoro sporco, eterodiretto dall’ex premier dietro le quinte della maggioranza. Per i sempre ‘responsabili’ del PD è scattato il suppuku politico: harakiri (taglio del ventre) senza kaishaku (l’inserviente addetto al ‘misericordioso’ taglio della testa), per una atroce e lenta agonia rimirandosi le budella tra le mani.
D’altra parte, il Governo Monti deve essere sembrato un ottimo acquisto: non racconta barzellette sconce a ciclo continuo; non scoreggia durante i pranzi di gala; e il presidente non gira con codazzi di finte bionde cotonate, le fascio-ancelle ossigenate di Re Pompetta. E questa deve essere parsa a molti una contropartita sufficiente.
In realtà, cambia la forma (finalmente decente), ma la sostanza è invariata. Ed è assolutamente coerente con la sua natura di destra liberale. Piace enormemente ai “mercati” ed ai tecnocrati del potere finanziario: non tocca i ricchi; non ci prova nemmeno a sanare le sperequazioni; spazza via i servizi pubblici, considerati una fonte di lucro sottratta alle libere speculazioni dei privati.
Peccato che, nonostante tutto, il famigerato spread si sia attestato su una media oscillante intorno ai 470 punti, tale da rendere insufficiente la manovra attuale e determinare una probabile “correzione” dei saldi tra un paio di mesi, con l’ennesimo provvedimento aggiuntivo.
Ma vuoi mettere?!? Adesso l’Italia delle rendite e dei grandi interessi in affari è finalmente salva.
Ci è stato detto, con toni da apocalisse economica, che eravamo prossimi al defaultche saremmo finiti come la Greciache da gennaio lo Stato non avrebbe avuto più soldi per pagare gli stipendi
Non si capisce allora per quale misteriosa alchimia il Governo Monti abbia tirato fuori dal cilindro, dall’oggi al domani, 9 miliardi di euro per finanziare l’inutilissima TAV e ancor di più per foraggiare il fantomatico Ponte sullo Stretto.
Ora, delle due l’una: o i soldi nelle casse statali ci sono (ad libitum!); o si martoriano i redditi da lavoro e si cannibalizza la previdenza sociale, per ingrassare ancor di più una ristrettissima oligarchia politico-imprenditoriale organica al mondo bancario. In entrambe i casi, schiettamente parlando, ci stanno prendendo per il culo!
Non per niente, le sedicenti “Grandi Opere” sono tutti appalti golosissimi da affidare alla solita IMPREGILO del banchiere-amico Massimo Ponzellini, a beneficio esclusivo della triade Gavio-Ligresti-Benetton. Salvatore Ligresti, speculatore finanziario specializzato in fondi d’investimento prossimi al fallimento. Luciano Benetton, il latifondista veneto che si è comprato mezza Patagonia (tanto da potersi costituire un piccolo regno), dove ora sguinzaglia i suoi moderni campieri per cacciare via indios e fittavoli.
L’Impregilo è il general contractor, specializzato nella riscossione di penali dallo Stato, piuttosto che nell’effettiva realizzazione dei lavori commissionati. Alla medesima corporation era stata affidata la realizzazione del ‘termovalorizzatore’ di Acerra, per l’incenerimento dei rifiuti campani, coi mirabili risultati che tutti possiamo ammirare.
Ma, quando Impregilo porta a termine le sue opere, lo fa con esiti straordinari, come in Toscana per la realizzazione della ferrovia ad alta velocità: costi quintuplicati; errori di calcolo; un disastro ecologico che rischia di sfregiare per sempre il Mugello, con conseguenze ambientali (irreversibili) per 1,2 miliardi di danni, dal prosciugamento delle falde acquifere allo smaltimento illegale dei rifiuti. Dalla quale ovviamente l’impresa è stata assolta. Le falde, con conseguente prosciugamento di fiumi e ruscelli, e desertificazione del territorio, si sono bucate da sole.
Come consolazione, ci si potrà però assiepare ai bordi della ferrovia, per vedere sfrecciare treni merci con carrelli vuoti.

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