Isl’Amico mon cheri

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Ecce Coňo«Nell’era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. E’ triste ma è una realtà. Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche non violente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana. Non sto ne giustificando né approvando, lungi da me. Sto provando a capire. Per la sua natura di soggetto che risponde ad un’azione violenta subita il terrorista non lo sconfiggi mandando più droni, ma elevandolo ad interlocutore

Alessandro Di Battista
(16/08/2014)

In tutta franchezza, abbiamo sempre dato per scontato che il ‘Dibba’ capisse più nulla che poco delle questioni sulle quali va blandamente fanfaronando, nella sua gaia incoscienza beotamente incontinente, mentre si sbrodola addosso in un allucinato pippone anti-americano, ovviamente pubblicato sul blog del ‘capo politico’. L’intero delirio lo potete leggere QUI.
Bella la vita a non fare un cazzoIl belloccio della Setta a 5 stelle era più che altro famoso per le fotine piacione, con le quali ha disseminato il webbé esibendosi in pose plastiche. Ma la sua produzione ‘culturale’ non ha prezzo: dimostrazione empirica di come si può anche viaggiare per i quattro angoli del globo e continuare a rimanere il più minchione dell’intera piazzetta di Borgo Citrullo.
Di Battista è il falchetto spelacchiato del moVimento che mai avrebbe parlato con un Pierluigi Bersani e si è sempre dichiarato chiuso ad ogni rapporto col governo “golpista” del Bambino Matteo, ma è assolutamente pronto ad “intavolare una discussione” con le belve dell’ISIS, insieme a “tutti gli attori coinvolti”, ovvero i ‘terroristi’ del peggior fondamentalismo salafita.
Evidentemente ognuno si sceglie l’Interlocutore a sé più affine…
Terrorist holding severed head after beheading an alleged soldier in Aleppo (LiveLeak)Nella declinazione temporale che ha condotto i tagliateste dell’ISIS ad impadronirsi di ampie aree centrali delle Mesopotamia, deve essere sfuggito al Dibba che il massiccio utilizzo dei droni da combattimento, con l’intervento armato su vasta scala dell’esercito statunitense, è avvenuto DOPO gli attentati dell’11/09/01.
Prima che Mohammed Atta e “martiri” al seguito si facessero esplodere sopra i cieli di NY e della Pennsylvania, in Iraq regnava ancora incontrastato Saddam Hussein ed il governo talebano dell’Afghanistan inviava sue delegazioni ‘commerciali’ negli USA in visita ufficiale.
Atta Mohammed Atta, il capo del commando suicida, non era un fanatico beduino analfabeta, cresciuto in qualche villaggio sperduto nel deserto, ma un architetto egiziano di origine saudita, proveniente da una ricca famiglia cairota, che aveva studiato e vissuto in Germania. Come lui, gli altri attentatori appartenevano tutti alla privilegiata borghesia saudita e yemenita. La cogente motivazione dell’attacco risiedeva nell’esistenza di installazioni militari statunitensi in territorio saudita, giacché la presenza dei miscredenti è giudicata contaminante per la terra d’origine del Profeta.
Ma al lungimirante Di Battista non sarà certo sfuggito quanto gli attentati del 9/11 siano in realtà tutto un complotto del Bilderberg, organizzato con l’aiuto della CIA, come sicuramente sarà corso a spiegargli un Carlo Sibilia formatosi sulle opere di Giulietto Chiesa.
Islamic State in IraqAllo stellato Giustificazionista, indecentemente defecato in parlamento, che considera un atto di difesa il terrorismo indiscriminato con le stragi esplosive in metropolitana, sarà bene ricordare gli illustri precedenti e come gli attentatori suicidi fossero tutt’altro che “ribelli” alla disperazione…
ATOCHA L’11 Marzo 2004, quando una cellula salafita di immigrati magrebini, in parte balordi di strada dediti alla delinquenza comune, si rese responsabile delle stragi alle stazioni dei treni di Madrid.
LondraIl 07 Luglio 2005. Anglo-Pakistani di seconda generazione, e cittadini britannici a tutti gli effetti, apparentemente integrati e con buone occupazioni, sono stati gli autori degli attentati suicidi contro la metropolitana di Londra e la rete di trasporto pubblico.
A quanto pare, persino il terrore stragista è un lusso per ‘ricchi’, in cui la realtà tribale di miseri villaggi bombardati da “aerei telecomandati” rimane in massima parte o del tutto estranea, ad eccezione delle fantasie mitologiche del pentastellato mitomane.
In fondo, il buon Dibba sta solo provando a capire. All’occorrenza, ci spieghi questo…
Khaled-Karrouf-son-holding-severed-head-on-TwitterQuella che il pargolo sorridente stringe a fatica tra le mani è una testa mozzata. Il bimbo, sette anni, è uno dei tre figli di tale Khaled Sharrouf, cittadino australiano, partito dalla terra dei canguri per partecipare alla jihad, portandosi dietro l’intera prole nel paradiso in terra che agli occhi di questi psicopatici deve rappresentare il costituendo “califfato” dell’ISIS.
Khaled Sharrouf (Australia) Sharrouf fa parte delle migliaia (perché i numeri sono incerti) di francesi, britannici, belgi, statunitensi, australiani… partiti alla volta della Siria e dell’Iraq per partecipare alla “guerra santa”. Sarebbe curioso chiedere al buon Di Battista quali atroci sofferenze e terribili privazioni abbiano dovuto patire dalle democrazie occidentali nelle quali sono nati e cresciuti e dove, spesso e volentieri, Khaled Sharrouf prima della trasformazionesono vissuti mantenuti a carico dei servizi sociali e sistemati in alloggi pubblici, prontamente messi a disposizione dagli esecrati infedeli. Ed è un fatto che tra i più fanatici tagliagole confluiti nell’ISIS si distinguano i neo-convertiti delle metropoli occidentali, ansiosi di dimostrare la loro devozione tramite la rescissione di ogni vincolo e appartenenza alla loro vita precedente, prima della conversione, ovvero un ritorno alla tradizione più intransigente.

Mohammed Elomar (Australia)Mohammed Elomar dall’Australia. Compagno di viaggio di Sharraf

La loro specialità sono le esecuzioni sommarie. E siccome da qualche parte Il collezionistahanno letto che i corpi dei senza testa non entrano nei giardini di Allah, si dilettano senza posa a tagliare più teste che possono, immortalando le loro gesta in foto e filmini amatoriali, che corrono a caricare su internet per gli amici rimasti a casa. Tanto che delle imprese di simili “interlocutori” girano ormai da tempo immagini raccapriccianti, a tal punto da renderne difficile la divulgazione. In realtà, efferratezze e crudeltà non sono molto dissimili da quelle messe in atto dalle Zetas nel cristianissimo Messico, per ragioni completamente diverse, ma la metodica e indiscriminata gratuità degli orrori siro-iracheni ha forse qualcosa di ancor più perverso nel suo esibizionistico compiacimento barbarico.

Parental Advisory

NB ATTENZIONE! Le immagini, racchiuse nelle apposite icone segnalate, possono risultare repellenti o disturbanti, per un pubblico particolarmente sensibile o impressionabile al quale è sconsigliabile la visione. Le immagini in questione possono essere visualizzate con un click sull’icona contraddistinta; lo fate a vostro disgusto.

L’antica arte della decapitazione richiede precisione, mano ferma, rapidità di esecuzione, ed una certa abilità nell’uso della spada.
jihadi-with-beheading-knifeAl contrario, questi sadici sociopatici omicidi prediligono l’uso di rozzi coltellacci e tecniche di sgozzamento imparate probabilmente in qualche macelleria halal, con le quali procedono a staccare la testa del disgraziato di

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Istruzioni pratiche: il mullah Abu Bakr Al Janabi spiega come decapitare i “kuffars”

turno: taglio della carotide e coltello usato come un seghetto, nella recisione di tendini, muscoli e tessuti, fino a raggiungere l’osso del collo. Va da sé che la vittima rimane cosciente fino alla fine dell’operazione, mentre viene afferrata per il naso, con le dita spinte contro le narici per aumentare la presa ed

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Decollazione

il pollice cacciato in un occhio; oppure viene tirata per i capelli, all’indietro onde facilitare la ‘strappata’.
Per quanto, fino a poco tempo fa circolavano in rete filmini di produzione cecena, con mutilazioni e decapitazioni effettuate con una motosega. Ma quelle ve le risparmiamo.
Tanto per “comprendere” meglio.
beheading iraqi soldierQuello che il patetico Dibba (e non solo lui) sicuramente non comprende è che il conflitto portato avanti dalle formazioni combattenti dell’ISIS in Iraq e nel “Levante” (la Siria), non è una guerra di ‘liberazione’ e tanto meno di

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Cumulo di teste tagliate

‘resistenza’, ma una guerra di purificazione (ancor prima che “santa”), volta a mondare le terre dei fedeli, il Dar el-Islam, dai kafirun (o kuffars), i miscredenti, che con la loro sola presenza costituiscono un elemento di corruzione e di contaminazione per ogni “vero fedele” della Sunna. Va da sé

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Corpo senza testa di bimba cristiano-maronita in Siria

che i cristiani nestoriani della Chiesa assiro-caldea, quanto le comunità Yazide del Sinjar, che per inciso vivono in Iraq da ben prima dell’islamizzazione della regione, così come qualsiasi altra componente musulmana giudicata eretica o comunque non abbastanza ortodossa, deve essere estirpata con la forza, secondo una visione che prima ancora che all’integralismo salafita sembra ispirarsi al fanatismo kharigita del VII secolo d.C. con la sua estremizzazione della guerra totale contro gli infedeli.
Crocifissioni in SiriaAll’occorrenza ci si può sempre convertire… L’uccisione degli uomini, meglio se davanti alle loro famiglie, ed il rapimento in massa di donne e bambine è funzionale a questa strategia di persuasione: le vedove e le orfane potranno aspirare a diventare le concubine o le mogli di qualche devoto fedele, ma prima devono essere convertite o finiranno per contaminare il povero

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Ragazza denudata, sgozzata e dissanguata, come pubblico “esempio”.

tapino nell’apostasia. I metodi possono essere molti… ma a volte i jihadisti vanno di fretta e per essere più convincenti ricorrono all’esempio intimidatorio per dissuadere le più riottose…
L’ideale di purezza astratta e misticheggiante, di cui l’ISIS si fa promotore nel suo totalitarismo sanguinario, non è concetto suscettibile di interpretazioni ‘moderate’ o di compromessi accettabili. Oltre i confini del Dar el-Islam (la terra dell’Islam), che ogni musulmano devoto ha il dovere di espandere attraverso il Jihad al-Asghar, vi è solo il Dar el-Harb, la terra della guerra (contro gli infedeli), contro cui si scagliano i “ghazi”.
Infatti, il pilastro fondamentale (arkan) su cui poggia l’intero impianto teologico e politico dell’ISIS è sostanzialmente il ricorso ad oltranza della jihad indistinto e incondizionato. E per giunta in aperta contraddizione con la seconda Sura coranica che ne disciplina l’azione.

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Ironia Jihadista: Un volontario inglese mostra i suoi trofei di guerra

La distinzione che di solito si usa fare in ambito umanistico tra Jihad al-Akbar (grande sforzo) contro le tentazioni individuali per la propria elevazione spirituale e Jihad al-Asghar (la “piccola guerra” contro gli infedeli) è pressoché estranea tanto ai nuovi kharigiti del fondamentalismo salafita, quanto alla quasi totalità dei credenti musulmani. Si tratta infatti di un’interpretazione eterodossa, legata sopratutto alla lettura simbolica operata dal sufismo, peraltro da sempre in odore di eresia presso l’Islam più radicale, e riservata ai circoli intellettuali dei guenoniani convertiti, ma di scarsa o nessuna rilevanza presso le grandi masse musulmane che peraltro aspirano solo al quieto vivere.

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Altarino con tronco umano e teste mozzate

A tal proposito, per comprendere quanto la visione trucemente fondamentalista dell’ISIS sia tutt’altro che isolata e marginale, basti ascoltare il silenzio assordante del grande mondo sunnnita contro le stragi di cristiani in Siria ed Iraq, la distruzione dei luoghi di culto e la persecuzione di qualunque minoranza religiosa, la caccia spietata e l’etnocidio della popolazione Yazida, il rapimento di donne e bambine… ad eccezione della tardiva condanna, levata dagli ulema dell’università di Al-Azhar. Su sollecitazione papale (!), dopo mesi di assoluto silenzio, si è fatta sentire anche l’UCOII e le altre organizzazioni islamiche, solitamente così solerti nel prendere posizione su imprescindibili questioni come il consumo di tortellini nelle mense scolastiche in nome della libertà religiosa (che, come in ogni credo religioso, consiste nell’estendere le proprie proibizioni a tutti gli altri).
Mappa dell'ISISPer contro, la missione ideologica del sedicente Califfato dello “stato islamico” è abbastanza evidente, così come i suoi barbuti ostensori non ne hanno mai fatto mistero… Quando i massacratori dell’ISIS avranno Un pericoloso infedele‘purificato’ l’Iraq dalla presenza degli infedeli, cancellando ogni eterodossia al suo interno, è ovvio che volgeranno lo sguardo agli stati confinanti (Dar el-Harb) per continuare la loro opera di pulizia, a partire dagli altri stati musulmani della regione, in quanto considerati “empi” ed “apostati”.

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13/09/13 – Decapitazione di soldato siriano catturato

Contro gli sciiti dell’Iran, perché “apostati”. Contro gli alawiti della Siria, perché eretici. Contro i cristiani maroniti del Libano, perché miscredenti. Contro le monarchie del Golfo, che pure non hanno mai lesinato i loro finanziamenti, perché “empie”. Contro Israele e contro gli stessi palestinesi. Per dire, Hamas, che è una filiazione della “Fratellanza Musulmana” egiziana (di ispirazione salafita), è stata giudicata dai terroristi dell’ISIS come un’organizzazione moderata di “apostati”, colpevoli di essere troppo laici e di aver instaurato la democrazia (!?) nella Striscia di Gaza. Il ché è tutto dire!

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Collezionisti di teste (1)

Per renderci conto di cosa stiamo parlando, l’ISIS in Siria ha troncato ogni rapporto (nel senso letterario del termine, a colpi di teste tagliate) con i salafiti del Fronte Al-Nusra, a sua volta sponsorizzato da Al-Qaeda che ha duramente criticato la ferocia dei suoi ex alleati.

Abu Abdelrahman mentre si esibisce con le teste di miliaziani del Fronte Al-Nusra - Ahrar (Siria)Il ‘comandante’ dell’ISIS Abu Abdelrahman con le teste dei suoi ex alleati di Al-Nusra

E, parafrasando il “Cavaliere oscuro”, chiunque sia troppo estremo persino per Al-Qaeda non è organizzazione da sottovalutare. Ma forse l’onorevole Di Battista troverebbe un interlocutore ragionevole persino in Ra’s al Ghul (basta che non sia del PD!).

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Ragazza cristiano-maronita di 20 anni seviziata e trucidata da banditi jihadisti in Siria

Epperò, tornando ai fondamentali “interlocutori da elevare” dell’ISIS, convinto com’è di contenerne la follia assassina con qualche chiacchiera all’ingrosso, sarebbe assai interessante sapere quale dialogo pensa di stabilire il Dibba con questa orda di esaltati maschi psicopatici, per i quali nessuna efferatezza sembra essere troppo estrema, mossi come sono da un raro furore omicida e da un odio patologico contro le donne, che sembra esplicarsi in forme di raro sadismo…
Abu Abdelrahman al-IraqiForse sarebbe assai più opportuno per il governo italiano paracadutare l’onorevole Alessandro Di Battista, possibilmente accompagnato dal suo degno compare Manlio Di Stefano, direttamente nelle zone controllate dall’ISIS affinché possano ‘comprenderne’ meglio le ragioni.

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17 Risposte to “Isl’Amico mon cheri”

  1. VoceIdealista Says:

    L’ha ribloggato su laVoceIdealista.

  2. Cornacchia da Petescia Says:

    LE “SCANDALOSE” VERITÀ DI DI BATTISTA di Alessandro Di Battista

    17 agosto. Onore al merito: il coraggio e l’onestà intellettuale del parlamentare del M5S

    Una classe politica serva ed ipocrita, che si appresta ad alimentare la guerra vendendo armi ai curdi iracheni, grandi amici dei criminali israeliani, si ritrova unita nel dare addosso ad Alessandro Di Battista, reo di aver detto alcune basilari ed indicibili verità.

    Il suo articolo può essere magari discutibile per alcuni aspetti (ad esempio: non necessariamente gli stati devono rispecchiare precise linee etniche e religiose), ma ha il merito di porre diverse rilevanti questioni in maniera chiara. E, soprattutto – cosa rigorosamente vietata ad un membro del Parlamento – ha il merito di dire parecchie verità. Verità scandalose tanto per il politicantume che ci governa, quanto per i servili pappagalli dei media mainstream.

    Qui sotto l’articolo di Di Battista
    ISIS: Che fare?
    di Alessandro Di Battista

    Dagli anni ’20 ai ’60

    A Sèvres, nel 1921, Francia e Gran Bretagna si spartirono i possedimenti mediorientali dell’ormai decaduto Impero Ottomano. Alla Francia andarono Libano e Siria, alla GB la Palestina, la Transgiordania e l’odierno Iraq. I confini vennero segnati utilizzando matite, righelli e, probabilmente, sotto l’influsso di qualche coppa di champagne. Altrimenti come ci si potrebbe spiegare l’invenzione folle del Regno dell’Iraq, uno stato abitato, oltre che da decine di minoranze, da tre popolazioni profondamente diverse tra loro: i curdi, gli sciiti e i sunniti?

    La drammatica storia dell’Iraq nasce tutta da qui. Colpi di stato, spinte autonomiste curde, resistenze sunnite, attentati sciiti, difesa del controllo petrolifero da parte del Regno Unito, intervento della Germania nazista. Non si sono fatti mancare nulla fuorché la pace.

    La CIA e i colpi di Stato che fanno meno scalpore del terrorismo

    Durante la crisi di Suez Baghdad divenne la principale base inglese, nel 1958 venne abolita la monarchia e nel 1963, anche in chiave anti-sovietica, la CIA favorì un colpo di stato per deporre Abd al-Karim Qasim, l’allora premier iracheno, colpevole di aver approvato una norma che proibiva l’assegnazione di nuove concessioni petrolifere alle multinazionali straniere. In Iraq, tra deserto, cammelli e rovine babilonesi accadde quel che già si era visto all’ombra delle piramidi maya nel 1954 quando Allen Dulles*, direttore della CIA, armò truppe mercenarie honduregne per buttare giù Jacobo Arbenz, il Presidente del Guatemala regolarmente eletto, colpevole di voler espropriare le terre inutilizzate appartenenti alla statunitense United Fruit Company e distribuirle ai contadini. Risultato? Presidenti fantoccio, guerra civile e povertà.

    Mi domando per quale razza di motivo si provi orrore per il terrorismo islamico e non per i colpi di stato promossi dalla CIA. Destituire, solo per osceni interessi economici, un governo regolarmente eletto con la conseguenza di favorire una guerra civile è meno grave di far esplodere un aereo in volo?

    L’Iraq, come il Guatemala o il Congo RCD hanno avuto il torto di possedere delle risorse

    I poveri hanno il torto di avere ricchezza sotto ai piedi. Il petrolio iracheno è stato il peggior nemico del popolo iracheno. A Baghdad nel 1960, tre anni prima della deposizione di Qasim, Iraq, Iran, Venezuela e Arabia Saudita avevano fondato l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC), per contrastare lo strapotere delle “7 sorelle”, le principali compagnie petrolifere mondiali così chiamate da Enrico Mattei, il Presidente dell’ENI di quegli anni.

    Mattei e la sovranità nazionale in Medio Oriente

    Una digressione su Mattei è d’obbligo, se non altro per capire quanto, dall’invenzione del “profitto ad ogni costo”, ogni industriale, stato sovrano o partito politico si sia messo contro il capitalismo internazionale abbia fatto una brutta fine. E’ successo a brave persone e a delinquenti, a politici democratici e a dittatori sanguinari difesi fino a che lo spargimento di sangue dei quali erano responsabili non avesse intaccato gli interessi del grande capitale. Mattei, dopo aver concluso importanti affari con l’Iran, si stata avvicinando a Qasim, quest’ultimo alla ricerca di un nuovo partner commerciale che gli garantisse maggiori introiti di quelli concessi dagli inglesi.

    La sacrosanta ricerca di sovranità economica, politica ed energetica da parte di alcuni paesi mediorientali era ben vista da Mattei il quale, mosso da una intraprendenza tipicamente italiana e dall’ambizione di fare gli interessi dello Stato, ne scorgeva un’opportunità imperdibile. Quando nel 1961 il Regno Unito concesse l’indipendenza al Kuwait Mattei fiutò l’affare. Baghdad ha sempre ritenuto il Kuwait parte del suo territorio e quando la GB lo proclamò stato sovrano Qasim si indignò per lo smacco subito convincendosi della necessità di trovare nuovi paesi con cui concludere affari**.

    Mattei e Qasim, nonostante il primo ministro Fanfani e il ministro degli esteri Segni negarono qualsiasi coinvolgimento italiano, iniziarono una serie di trattative e, sembra, che dei tecnici ENI si recarono in Iraq. Quel che è certo è che le 7 sorelle sono come i fili della luce: “se li tocchi muori”. Tre mesi e mezzo prima che Qasim, con il beneplacito della CIA, venisse trucidato a Baghdad, Mattei esplode in aria con il suo aereo privato. I mandanti e gli esecutori del suo assassinio sono ancora ignoti tuttavia è bene ricordare che Tommaso Buscetta, il pentito che descrisse per filo e per segno la struttura di “Cosa Nostra” a Giovanni Falcone, dichiarò che Mattei venne ucciso dalla mafia per fare “un favore agli stranieri” e che Mauro De Mauro, il giornalista che stava indagando sulla morte di Mattei, venne rapito e ucciso da Mimmo Teresi su ordine di Stefano Bontade***.

    Il futuro è nero, come l’oro che fa scorrere il sangue

    In “La verità nascosta sul petrolio” Eric Laurent scrive: “Il mondo del petrolio è dello stesso colore del liquido tanto ricercato: nero, come le tendenze più oscure della natura umana. Suscita bramosie, accende passioni, provoca tradimenti e conflitti omicidi, porta alle manipolazioni più scandalose”.

    “Conflitti omicidi, manipolazioni scandalose, tradimenti”

    Queste parole sembrano descrivere perfettamente la storia dell’Iraq moderno.
    Saddam Hussein divenne Presidente della Repubblica irachena nel 1979 sostituendo Al-Bakr, l’ex-leader del partito Ba’th che qualche anno prima aveva nazionalizzato l’impresa britannica Iraq Petroleum Company. Saddam, con l’enorme denaro ricavato dalla vendita di petrolio, cambiò radicalmente il Paese. Sostituì la legge coranica con dei codici di stampo occidentale, portò la corrente fino ai villaggi più poveri, fece approvare leggi che garantivano maggiori diritti alle donne.

    L’istruzione e la salute divennero gratuite per tutti. In quegli anni di profonda instabilità regionale il regime di Saddam divenne un esempio di ordine e sicurezza. Tuttavia tutto questo ebbe un prezzo. I cristiani non erano un pericolo per il regime e vennero lasciati in pace ma i curdi, vuoi per le loro spinte autonomiste che per la loro presenza potenzialmente pericolosa in zone ricche di petrolio, vennero colpiti, discriminati e spesso trucidati. Lo stesso avvenne agli sciiti che non abbassavano la testa. Quando Saddam gli riversò contro le armi chimiche fornitegli dagli USA in chiave anti-iraniana nessuna istituzione statunitense parlò di genocidio, di diritti umani violati, di terrorismo islamico. Saddam era ancora un buon amico. L’amichevole stretta di mano tra il leader iracheno e Donald Rumsfeld, all’epoca inviato speciale di Reagan, dimostra quanto per gli USA la violenza è un problema a giorni alterni. Negli anni ’80 Washington era preoccupata dall’intraprendenza economica di Teheran e Saddam era un possibile alleato per contrastare la linea anti-occidentale nata in Iran con la rivoluzione del ’79.

    Anni di guerre

    Tuttavia, sebbene la Repubblica islamica iraniana fosse apertamente anti-americana gli USA fornirono armi a Teheran durante la guerra Iran-Iraq. Il denaro è sempre denaro! Con i proventi della vendita di armi all’Iran gli USA finanziarono tra l’altro i paramilitari delle Contras che avevano come obiettivo la destituzione in Nicaragua del governo sandinista regolarmente eletto.
    Ovviamente gli USA (anche l’URSS – la guerra fredda diventava tiepida se si potevano fare affari assieme) finanziarono contemporaneamente Saddam. Il sogno dell’industria bellica, una guerra infinita combattuta da due forze equivalenti, era diventato realtà. Per diversi anni le potenze occidentali lasciarono Iraq e Iran a scannarsi tra loro. Un milione di morti dell’epoca non valevano, evidentemente, le migliaia di vittime provocate dall’avanzata dell’ISIS di questi giorni.

    Le multinazionali della morte appena finito di parlare con Saddam alzavano la cornetta e chiamavano Teheran. «Ho appena venduto all’Iraq 200 carri armati ma a te ti do a un prezzo stracciano questa batteria anticarro». Le cose cambiarono quando l’esercito iraniano prese il sopravvento. Teheran stava per espugnare Bassora quando gli USA, sedicenti cacciatori di armi chimiche in tutto il mondo, inviarono una partita di gas cianuro a Saddam il quale non perse tempo e lo utilizzò per respingere le truppe iraniane. Ma si sa, gli USA sono generosi e di gas ne inviarono parecchio. Saddam pensò bene di utilizzarne la restante parte per gassare l’intera popolazione curda del villaggio di Halabja ma in occidente nessuno si strappò le vesti, il dittatore era ancora un buon amico. Saddam divenne un acerrimo nemico quando invase il Kuwait. Anche in quel caso non furono i morti o le centinaia di migliaia di profughi a preoccupare i funzionari di Washington sempre a stretto contatto con Wall Street. La conquista irachena del Kuwait metteva in pericolo gli interessi economici statunitensi. Una cosa inaccettabile per chi da anni lavora per il controllo mondiale del petrolio. L’operazione “Desert Storm” venne lanciata, il Kuwait “liberato” ma Saddam rimase al suo posto. Un eccessivo indebolimento dell’Iraq avrebbe favorito Teheran e questo sarebbe stato intollerabile. I bombardamenti USA causarono oltre 30.000 bambini morti ma erano “bombe a fin di bene”.

    L’11 settembre

    L’attentato alle Torri Gemelle fu una panacea per il grande capitale nordamericano. Forse anche a New York qualcuno “alle 3 e mezza di mattina rideva dentro il letto” come capitò a quelle merde dopo il terremoto a L’Aquila. Quei 3.000 morti americani vennero utilizzati come pretesto per attaccare l’Afghanistan, un paese con delle leggi antitetiche rispetto al nostro diritto ma che con il terrorismo internazionale non ha mai avuto a che fare, e l’Iraq. Era ormai tempo di buttare giù Saddam e prendere il pieno controllo del petrolio iracheno. La vittoria della Nato fece piombare il Paese in una guerra civile senza precedenti e le fantomatiche armi di distruzione di massa non vennero mai trovate. Ripeto, Saddam le aveva, ahimè, già utilizzate e gli USA lo sapevano benissimo.

    A questo punto mi domando quanto un miliziano dell’ISIS capace di decapitare con una violenza inaudita un prigioniero sia così diverso dal Segretario di Stato Colin Powell colui che, mentendo e sapendo di mentire, mostrò una provetta di antrace fornitagli da chissà chi per giustificare l’imminente attacco all’Iraq. Una guerra che ha fatto un numero di morti tra i civili migliaia di volte superiore a quelli provocati dallo Stato Islamico in queste settimane. La sconfitta del sunnita Saddam Hussein scatenò la popolazione sciita che covava da anni desideri di vendetta. Attentati alle reciproche moschee uccisero migliaia di persone. Da quel giorno in Iraq c’è l’inferno ma i responsabili fanno shopping sulla Fifth Avenue e vacanze alla Caiman. L’avanzata violenta, sanguinaria, feroce dell’ISIS è soltanto l’ultimo atto di una guerra innescata dai partiti occidentali costretti a restituire i favori ottenuti dalle multinazionali degli armamenti durante le campagne elettorali. Comprare F35 mentre l’Italia muore di fame o bombardare un villaggio iracheno mettendo in prevenivo i “danni collaterali” sono azioni criminali che hanno la stessa matrice: il primato del profitto sulla politica.

    Cosa fare adesso?

    L’ISIS avanza, conquista città importanti e minaccia migliaia di cristiani. In tutto ciò l’esercito iracheno, creato e addestrato anche con i soldi dei contribuenti italiani, si è liquefatto come neve al sole dimostrando, se ancora ve ne fosse bisogno, il totale fallimento del progetto made in USA che noi abbiamo sposato senza diritto di parola. E’ evidente che la comunità internazionale e l’Italia debbano prendere una posizione. Se non è semplice scegliere cosa fare, anche se delle idee logiche già esistono, è elementare capire quel che non si debba più fare.

    1) Innanzitutto occorre mettere in discussione, una volta per tutte, la leadership nordamericana. Gli USA non ne hanno azzeccata una in Medio Oriente. Hanno portato morte, instabilità e povertà. Hanno dichiarato guerra al terrorismo e il risultato che hanno ottenuto è stato il moltiplicarsi del fenomeno stesso. A Roma, nel 2003, manifestammo contro l’intervento militare italiano in Iraq. Uno degli slogan era “se uccidi un terrorista ne nascono altri 100”. Siamo stati profeti anche se non ci voleva un genio per capirlo. Pensare di fermare la guerra in atto in Iraq armando i curdi è una follia che non credo che una persona intelligente come il Ministro Mogherini possa davvero pensare. Evidentemente le pressioni che ha subito in queste settimane e il desiderio che ha di occupare la poltrona di Ministro degli esteri della Commissione europea, l’hanno spinta ad avallare le posizioni di Obama e degli USA ormai autoproclamatisi, in barba al diritto internazionale, poliziotti del mondo.

    Loro, proprio loro, che hanno sostenuto colpi di stato in tutto il pianeta, venduto armi a dozzine di dittatori, loro che hanno impoverito mezzo mondo, loro che, da soli, utilizzano oltre il 50% delle risorse mondiali. Loro che hanno invaso Iraq e Afghanistan con il pretesto di distruggere le “cellule del terrore” ma che hanno soltanto progettato oleodotti, costruito a Baghdad la più grande ambasciata USA del mondo ed esportato, oltre alla loro democrazia, 25.000 contractors in Iraq, uomini e donne armati di 24ore che lavorano in tutti i campi, dalle armi al petrolio passando per la vendita di ambulanze. La guerra è davvero una meraviglia per le tasche di qualcuno.

    2) L’Italia, ora che ne ha le possibilità, dovrebbe spingere affinché la UE promuova una conferenza di pace mondiale sul Medio Oriente alla quale partecipino i paesi dell’ALBA, della Lega araba, l’Iran, inserito stupidamente da Bush nell’asse del male e soprattutto la Russia un attore fondamentale che l’UE intende delegittimare andando contro i propri interessi per obbedire a Washington e sottoscrivere il TTIP il prima possibile. Essere alleati degli USA non significa essere sudditi, prima di applicare sanzioni economiche a Mosca, sanzioni che colpiscono più le imprese italiane che quelle russe, si dovrebbero pretendere le prove del coinvolgimento di Putin nell’abbattimento dell’aereo malese. Non dovrebbe bastare la parola di Washington, soprattutto alla luce delle menzogne dette sull’Iraq.

    3) L’Italia dovrebbe promuovere una moratoria internazionale sulla vendita delle armi. Se vuoi la pace la smetti di lucrare sugli armamenti. «L’economia ne risentirebbe» sostiene qualcuno. Balle! Criminalità, povertà e immigrazione sono il frutto della guerra e la guerra si alimenta di sangue e di armi. Nel 2012 la Lockheed Martin, quella degli F35, ha incassato 44,8 miliardi di dollari, più del PIL dell’Etiopia, del Libano, del Kenya, del Ghana o della Tunisia. Chi si scandalizza dei crimini dell’ISIS è lo stesso che lo arma o, quanto meno, che lo ha armato. «Armiamo i curdi» sostiene la Mogherini. Chi ci dice che una volta vinta la guerra i curdi non utilizzeranno quelle armi sui civili sunniti? In fondo non è già successo con Saddam, con i signori della guerra in Afghanistan o in Libia dove la geniale linea franco-americana che l’Italia ha colpevolmente assecondato, ha eliminato dalla scena Gheddafi facendo cadere il Paese in un caos totale?

    4) L’Italia dovrebbe trattare il terrorismo come il cancro. Il cancro si combatte eliminandone le cause non occupandosi esclusivamente degli effetti. Altrimenti se da un lato riduci la mortalità relativa da un altro la crescita del numero di malati fa aumentare ogni anno i decessi. E’ logico! Vanno affrontate le cause. Si condanna in Nigeria Boko Haram ma si tace di fronte ai fenomeni di corruzione promossi da ENI che impoveriscono i nigeriani dando benzina alle lotte violente dei fondamentalisti.

    5) L’Italia dovrebbe porre all’attenzione della comunità internazionale un problema che va risolto una volta per tutte: i confini degli stati. Non sta scritto da nessuna parta che popolazioni diverse debbano vivere sotto la stessa bandiera. Occorre, finalmente, trovare il coraggio di riflettere su un nuovo principio organizzativo. Troppi confini sono stati tracciati a tavolino con il righello dalle potenze coloniali del ‘900. L’obiettivo politico (parlo dell’obiettivo politico non delle assurde violenze commesse) dell’ISIS, ovvero la messa in discussione di alcuni stati-nazione imposti dall’occidente dopo la I guerra mondiale ha una sua logica.
    Il processo di nascita di nuove realtà su base etnica è inarrestabile sia in Medio Oriente che in Europa. Bisogna prenderne atto e, assieme a tutti gli attori coinvolti, trovare nuove e coraggiose soluzioni.

    6) Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione. Questo è un punto complesso ma decisivo. Nell’era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. E’ triste ma è una realtà. Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana. Non sto ne giustificando né approvando, lungi da me. Sto provando a capire. Per la sua natura di soggetto che risponde ad un’azione violenta subita il terrorista non lo sconfiggi mandando più droni, ma elevandolo ad interlocutore. Compito difficile ma necessario, altrimenti non si farà altro che far crescere il fenomeno.

    7) Occorre legare indissolubilmente il terrorismo all’ingiustizia sociale. Il fatto che in Africa nera la prima causa di morte per i bambini sotto i 5 anni sia la diarrea ha qualcosa a che fare con l’insicurezza mondiale o con il terrorismo di Boko Haram? Il fatto che Gaza sia un lager ha a che fare con la scelta della lotta armata da parte di Hamas?

    8) L’Italia dovrebbe cominciare a pensare alla costruzione di una società post-petrolifera. Il petrolio è la causa della stragrande maggioranza delle morti del XX e XXI secolo. Costruire una società post-petrolifera richiederà 40 anni forse ma prima cominci prima finisci. Non devi aspettare che il petrolio finisca. Come disse Beppe Grillo in uno dei suoi spettacoli illuminanti: «L’energia è la civiltà. Lasciarla in mano ai piromani/petrolieri è criminale. Perché aspettare che finisca il petrolio? L’età della pietra non è mica finita per mancanza di pietre».”

  3. Cornacchia da Petescia Says:

    Mi scuso, se per un errore ho incollato un articolo apparso sul sito di Sollevazione. Potete rimuoverlo, grazie.

  4. Ripeto e confermo: Di Battista non sa di cosa parla; scrive tante e tali di quelle castronerie, che non vale neanche la fatica di starle a confutare una per una… tanta è la pena.
    Qualche esempio?!? Confonde il laicissimo fronte popolare del MEND che opera nella regione costiera del delta del Niger, con i fanatici fondamentalisti di BOKO HARAM, che invece sono attivi nei distretti interni del Nord.
    Ma questo sarebbe il minimo!
    Noto invece che non bastava il link; era necessario riportare tutto il delirante frullato del Dibba per intero, con immancabile sdilinguimento finale verso il Duce a 5 Stelle, che tutto sa e a tutto provvede. Ma. a quanto pare, anche le più impudenti fregnacce dei più svergognati cialtroni hanno i loro estimatori.
    Sulla “onestà intellettuale” del Dibba calo un velo pietoso (faccio fatica a ravvisare tanto l’onestà e meno che mai qualcosa di ‘intellettuale!); sul suo “coraggio”… partisse! Vada a confrontarsi in loco con l’Interlocutore da elevare… Più fatti e meno pugnette!

  5. Io sono rimasto alquanto sorpreso dalle parziali aperture al “documento” di Dibba da parte di Militant e Cararo di Contropiano. Vi ho letto una totale decontestualizzazione dei contenuti. Secondo me urge un ripasso dell’analisi del periodo.

    http://contropiano.org/politica/item/25811-la-paura-della-parole-di-battista-m5s-nel-mirino-dei-custodi-dell-ipocrisia
    http://www.militant-blog.org/?p=11057&utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+militant-blog+%28Militant+%29

    Che ne pensi?

  6. Che è ‘sta novità della moderazione? :D
    Te l’avevo detto che serviva un’opera di bonifica ;)

  7. Bravo!!

    L’hai smontato pezzo pezzo, pure un bimbo lo capirebbe.
    Un solo neo… Los Zetas non ci azzeccano nulla (?!)… come pure specificare nel cristianissimo Messico(??)
    qui ti sei fatto un pò prendere la mano… °_°

    “… In realtà, efferratezze e crudeltà non sono molto dissimili da quelle messe in atto dalle Zetas nel “cristianissimo Messico…”

  8. @ Dun Hill
    Direi che 50 anni di “pacifismo” peloso, anti-americanismo a prescindere e settarismo autoreferenziale a ‘sinistra’, si vedono nello stanco cicciare di frutti sempre meno succosi e rancidi nell’assenza di linfa. Se una parte del ‘movimento antagonista’ è costretto ad attingere alle fondamentali analisi “sociopolitiche” del Dibba… be’ allora direi che stiamo messi molto peggio di quanto già non sia.
    A forza di iniezioni di dialettica di classe e materialismo storico, le nostre immacolate vestali della lotta “anti-imperialista” finiranno con l’andare a ricercare le cause del conflitto in Medioriente nella politica espansionistica di re Sargon, nelle sfruttamento delle masse servili ad opera di Nabucodonosor, o nel dispotismo autoritario di re Serse!
    E non hanno mica capito i nostri cervellotici ‘compagni’ che la quasi totalità di questi esaltati, ammantati col bandierone nero dell’ISIS, nulla sa del generale Ahmed Hasan al-Bakr: per inciso, un deposta ed un golpista; esattamente come suo cugino Saddam Hussein. Così come non conoscono niente della guerra anglo-irachena del 1941 (contro la dittatura filo-nazista dell’Iraq). E mai hanno sentito nominare Allen Dulles.
    I combattenti dell’ISIS hanno meno di 40 anni, leggono esclusivamente il Corano con gli hadith del Profeta (e a giudicare dalla messa in pratica non li hanno assolutamente capiti), delle dietrologie, delle interminabili analisi sui rapporti del capitale e la mobilitazione dialettica delle masse, nei quali si perdono i nostri non meno dissociati “antagonisti”, non gliene potrebbe fregar di meno, né vi troverebbero il minimo senso.
    Ma per i nostri compagnucci tutto ciò che è contro il ‘sistema’ e l’Amerikani va benissimo. Scambiano per ‘eroi’ contro il capitale e “l’imperialismo” occidentale, gente che farebbe orrore anche al Dr Mengele!
    Fosse stato per loro credo la seconda guerra mondiale non si sarebbe mai combattuta, in quanto aggressione capitalista alla Germania nazionalsocialista, in combutta con le multinazionali delle armi. Perché è ovvio che si sarebbe dovuto elevare ad interlocutore Hitler ed i nazisti, come già si era fatto con enorme successo alla Conferenza di Monaco.
    Ovviamente, condanare ma non intervenire nel caso delle persecuzioni antiebraiche, che poi ‘ste cose portano sempre ad una recrudescenza dei rapporti… E’ stato così che i nazisti hanno potuto ammazzarne a milioni senza che il resto del mondo si desse troppo pensiero, in attesa di “intavolare una discussione” su un genocidio da relativizzare.
    E magari ricercare soluzioni pacifiche pure col Giappone, specie dopo l’attacco a Pearl Harbour che magari i nipponici qualche ragione ce l’avevano: dinanzi la preponderante superiorità militare statunitense, perché non attaccare di sorpresa le Hawaii e senza alcuna dichiarazione di guerra? Che gli USA dopo s’inkazzino?!?
    Ormai la dissociazione è permanente e irreversibile. Tant’è che per motivi di presentabilità, come somma punizione e supplizio, ci dobbiamo subire una calamità come il Telemaco della generazione Erasmus!!

    @ Mario

    Non mi sono fatto assolutamente prendere la mano… Il riferimento alle Zetas messicane è voluto e ricercato, proprio perché non vorrei che qualcuno ne facesse una questione di “razza” e di “religione”, alla ricerca del solito “conflitto di civiltà”, magari accampando una barbarie intrinseca del mondo arabo e musulmano che NON è il califfato dell’IS.
    Per inciso, le atrocità delle Zetas raggiungono livelli che finora in Iraq ancora non si sono visti: squartamenti, smembramenti di gruppo con motoseghe, scuoiamenti… Ci sono siti come il perverso “bestgore”, e soprattutto “mundo narco” che hanno fatto del materiale postato dalle Zetas la loro fortuna (giuro: mai vista ‘na roba più estrema e malata!!).
    Ma senza avventurarsi a tanto basta una qualsiasi ricerca mirata su un qualcunque motore di ricerca: “los zetas decapitation”.
    Buona visione!

    • Sei stato decisamente troppo duro :)
      Alle obiezioni di altri compagni non rispondono negando la vera natura dell’ISIS. Il punto a cui tenevano era la rivendicazione della risposta “terroristica” all’oppressione, cosa che comunque con ciò che dice il Dibba e l’ISIS c’entra molto poco.
      Io sono rimasto preoccupato dal fatto che non abbiano ventilato il rischio di assimilarsi alle risposte geo-politiche tipiche dei rosso-bruni con un intervento così pubblicato.

      Non mi hai risposto sulla moderazione agli interventi :)

      • Sarà che io sono fatto all’antica..;) e come tutti gli anarco-individualisti a modo mio resto un ‘romantico’… quindi credo nell’etica e nei ‘codici cavallereschi’, applicabili in ogni circostanza, finché possibile. E dunque a maggior ragione estensibili anche nella “guerra” (se si vuole renderla un po’ meno schifosa); ‘guerra’ che con cinismo ma realisticamente credo sia un aspetto non separabile dall’umanità.
        Va da sé che non credo nella “non-violenza” e non sono un “pacifista”. E proprio per questo sono molto meno ipocrita di chi, dinanzi alle aberrazioni della guerra, si ammanta di tante belle parole e mille ottimi principi, pur di non agire, perdendosi nei vaporosi fumi di mille sofismi, voltandosi altrove per non sporcarsi la sua candida anima-bella, meglio se portando un biscottino ai bambini con tanto di fotografo al seguito. Eppoi in nome della “lotta all’oppressione” magari finisce col fare il filarino a quanto di più psicopatico è attualmente disponibile nei teatri di guerra.
        Perché se la definizione “terrorista” è sicuramente abusata, ci sono casi in cui il concetto non è opinabile. Per questo, mi indigno (e molto!) quando qualcuno relativizza e si sforza di fornire una qualche attenuante al terrorismo e peggio ancora a quello stragista che va “capito”, perché a qualche demente non è del tutto chiara la sua natura. Lo reputo scandaloso e offensivo soprattutto in un paese come l’Italia, che dovrebbe ben sapere cosa è stato lo stragismo con le bombe sui treni..!

        Per tornare al tuo quesito originario, e sperando tu voglia perdonarmi la divagazione, è da tempo che ormai in certi ambiti ‘extraparlamentari’ (e marginali) della c.d. “sinistra radicale” (oltre alla consueta scissione dell’atomo in cui è imbattibile) vedo un ammiccamento sempre più proponderante, e tanto più grave quanto più inconsapevole, a certo terzaposizionismo che per i miei gusti fa molto (troppo) “rosso-bruno”. A destra, tra gli “identitari” ed i “nazionalpopolari”, questo invece l’hanno capito benissimo. In tale contesto solo in apparenza post-ideologico, sono molto meglio attrezzati: è uno stagno che conoscono bene e ci nuotano alla grande; inutile dire che pescano a man bassa in certo “antagonismo” allo sbando che ancora si balocca con la “rivoluzione mondiale” e abbocca facilmente all’amo dei nuovi difensori del “popolo”. Vedasi impropriamente il caso eclatante del FN in Francia (ma un ‘purista’ come Biomirko ti dirà essere un’organizzazione rinnegata di filo-sionisti) che si è praticamente assorbito gran parte degli elettori del vecchio PCF, diventanto il primo partito nei quartieri operai e negli (ex) distretti ‘rossi’ del Nord.

        In quanto alla “moderazione dei commenti”, ogni tanto W/P tende a strafare nonostante le impostazioni. Per questo ricontrollo sempre..:)
        Ma nel nostro caso, la spiegazione è semplice: i commenti che contengono più di un link vengono automaticamente messi in coda di moderazione. E’ un modo per bloccare le migliaia di messaggi di spam e trackback, che costituiscono l’aspetto più molesto di tutta la gestione del sito.

  9. Il Ribelle Says:

    Intanto ciao e come stai…è un pò che non ci si sente….
    Ne è passato di tempo dagli ultimi nostri gustosi battibecchi!

    —————

    Con questo articolo penso tu abbia realizzato un mio sogno:

    Un articolo lungo e articolato dedicato ai deliri di una delle più grosse teste di cazzo che la sottocultura radicale italiana abbia mai prodotto.
    Era tempo che lo aspettavo, non te lo volevo chiedere perchè sapevo che prima o poi sarebbe arrivato, prima o poi quell’imbecille la avrebbe sparata
    veramente grossa. Era solo una questione di tempo, bastava attendere ed i miei sogni si sono avverati. L’articolo sul Dibba è arrivato, veramente e
    finalemente!

    Il mio disprezzo per il personaggio è cominciato dalla prima volta che lo vidi, in quella pizzeria romana, dopo il loro sorprendente risultato elettorale del
    2013. Già da allora si intuiva di quale pasta fosse!

    E poi giù, mese dopo mese a spararle sempre più grosse, ad atteggiamenti sempre più arroganti e meschini fino all’apoteosi, ottimamente descritta nel tuo articolo.

    Il nostro amico pentastellato è un calcio in culo a divinità, buon senso e verità.

    Per concludere vorrei esprimere un pensiero filosofico e moderato sul personaggio, una riflessione che mi tormenta la mente ormai da mesi e che ci tengo ad esprimere:

    E’ veramente un coglione.

    • Ma è un “coglione” notevole…
      Una delle figure più importanti e di spicco del MoVimento.. Ed è tutto dire!
      Tuttavia, conoscendo il personaggio (e non ci voleva un esperto in psicologia comportamentale), non meno imbecille è chi ne ha permesso la promozione a “vice-presidente della commissione Esteri”.

      Per il resto, me la passo come al solito: in ottima salute e con un anno in più a fare la differenza… Speriamo abbia effetti benefici sul mio noto caratteraccio..;)

      • Il Ribelle Says:

        “Per il resto, me la passo come al solito: in ottima salute e con un anno in più a fare la differenza… ”

        Beh..questo vale per tutti…ma sei passato ad ‘anta’….hai sentito la botta?

        io sinceramente no…mi dicevano che mi sarebbe presa male, invece mi sento un coglione esattamente come quando ero ‘enta’ anzi…forse con l’aggravante di essere arrivato ad una età dove si dovrebbe essere più ‘maturi’

        “Speriamo abbia effetti benefici sul mio noto caratteraccio..;)”

        NO…NO….questa non te la passo!! Se hai un caratteraccio tu io come mi devo definire?!?

        Al contrario mi sembri molto diplomatico e disposto al dialogo con chiunque (e dico veramente chiunque). I tuoi dialoghi con un noto personaggio che ha frequentato questo sito me li ricordo bene…Da un lato era agghiacciante, ad un certo punto temevo (sbagliando chiaro…) ti potesse convertire alla causa, visti i tuoi toni moderati, dall’altro ammiravo la tua capacità di relazionarti con chiunque….

        Quindi no…caratteraccio non te lo passo proprio….e considera che, anche relazionarsi con me non è semplice…mi incendio come uno svedese…ed invece nei nostri battibecchi non abbiamo mai oltrepassato il limite del reciproco rispetto…senza dubbio non per meriti miei….e pensa che sono ormai 3 anni che frequento il tuo sito!! (record assoluto per me)

  10. Io dico decolliamo e neutralizziamo

  11. A quasi due mesi dal celebre post in cui giustificava i terroristi dell’ Isis e ne condivideva l’ obiettivo politico, Alessandro Dibba Di Battista torna sull’ argomento. E chiarisce l’ equivoco in maniera a dir poco esilarante: “Il post sulla necessità di trattare con l’ Isis? Ma io pensavo ad Hamas”. Secondo me, in realtà voleva trattare con l’ ANAS. O con la SIAE. O con la FIGC.

    • Il dramma (o la farsa) è che in un ipotetico “governo a 5 stelle”, lui si vedrebbe molto bene come ministro degli Esteri.
      Perché poi questo Paese continui a sfornare simili idioti in politica è uno dei grandi misteri dell’umanità, costituendo lo specchio dell’italico declino che è culturale prima ancora che economico.

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