21 Grammi

00 - Robocop Alcune settimane fa, un alto funzionario di Polizia a capo della Mobile napoletana, Vittorio Pisani, decise di levarsi qualche sassolino dalle scarpe e prendere a fiondate Roberto Saviano, contestando la decisione di accordare la scorta allo scrittore.
Nella sua requisitoria anti-Gomorra, il poliziotto spiegava ai
“non addetti ai lavori” che la causa delle minacce a Saviano, in sostanza, andrebbe rintracciata nella cattiva condotta tenuta dal tapino… Questo perché: «nel rapportarsi con la criminalità organizzata ci sono regole deontologiche, come il rispetto della dignità umana, che vanno rispettate».
Dall’alto della sua esperienza, Pisani forniva anche una preziosa nota metodologica: «Quando ho bussato alla porta di un superlatitante per arrestarlo, lui mi ha chiesto di aspettare un minuto perché la moglie era svestita. Io gli ho proposto di far entrare due agenti donne. Lui ha acconsentito e ringraziato».
Perciò, senza false modestie, il funzionario può chiosare che Napoli, con i suoi 70 omicidi all’anno, è una città pacificata: «Quasi tutti i capi clan sono detenuti e non c’è più la sensazione d’impunità di un tempo». E la differenza si nota…
 (L’intervista integrale la potere leggere qui)
Educazione e rispetto sono la base della civile convivenza. Certe accortezze sono importanti… Altro che Saviano! Uno che si permette di offendere i boss casalesi.
Stefano Cucchi invece aveva la sfortuna di essere incensurato, non un killer né un camorrista. A lui tante attenzioni non erano certo dovute. Con un curriculum criminale tanto insignificante, ogni sensibilità era fuori luogo. Per questo è morto.

01 - Stefano Cucchi IL FATTO. Stefano Cucchi ha 31 anni; è un puntino anonimo nell’immenso mosaico delle periferie romane. La notte del 15 Ottobre viene fermato dai Carabinieri in prossimità del Parco degli Acquedotti, con 20 grammi di fumo e 2 di cocaina, quindi arrestato in flagranza per spaccio e possesso di sostanze stupefacenti. E sono le 23,30.
Normale routine.
Convinti forse di aver a che fare con un narcotrafficante, visto l’incredibile quantitativo di droga sequestrata, i militari effettuano un’immediata perquisizione (senza trovare nulla) nell’abitazione di Cucchi che vive coi genitori.
Normale routine.
Ore 2,00 del 16 Ottobre. I Carabinieri formalizzano l’arresto di Stefano nella caserma dell’Appia, dove rimane fino alle 3,40 a.m.
Ore 3,55. Stefano Cucchi viene trasferito nella caserma di Tor Sapienza, in camera di sicurezza.
Intorno alle 5,00 del mattino, Stefano (che soffre di epilessia) si sente male.
In base alla ricostruzione deducibile da verbali, i Carabinieri avvertono il Pronto Soccorso che invia un ambulanza. Stefano rifiuta di farsi visitare e rimane a dormire nella sua celletta. Ad ogni modo, i paramedici si intrattengono in caserma per quasi mezz’ora per precauzione. L’infermiere riscontra le ecchimosi sul volto del ragazzo. E sono le 5,20 a.m.
Poco dopo le 9,00 del mattino, Stefano viene svegliato per essere condotto in tribunale dove lo attende il processo per direttissima. E si fanno le 9.30 a.m.
A Palazzo di Giustizia, Stefano viene nuovamente preso in consegna dai militari che hanno effettuato l’arresto e quindi affidato agli agenti della Polizia Penitenziaria in servizio presso il tribunale.
Alle ore 12,50 ha luogo l’udienza che si conclude giusto in tempo per il pranzo (13,30). Nonostante non abbia alcun precedente penale, soffra di crisi epilettiche e presenti una forma di anoressia, a Stefano vengono negati gli arresti domiciliari, in quanto per il magistrato sarebbe un “senza fissa dimora”. E la perquisizione domiciliare dei Carabinieri? Bastava leggere la carta di identità per sapere il domicilio. Gli viene inoltre assegnato un avvocato d’ufficio, senza tenere conto della nomina di un avvocato di fiducia.
Ma questa non è nemmeno l’assurdità più grave. Nessuno si chiede il perché di quel volto tumefatto e di quei lividi che gli appesantiscono le palpebre, ad eccezione del padre di Stefano. Le richieste di incontrare il figlio vengono negate.
Dopo la condanna, Stefano Cucchi viene tradotto dalla Penitenziaria nel carcere di Regina Coeli, dove il medico di servizio certifica la presenza di “lesioni ed ecchimosi nella regione palpebrale bilaterale” e decide il suo trasferimento all’Ospedale Fatebenefratelli, per una visita di controllo più approfondita. Le lastre effettuate in ospedale evidenziano la rottura di alcune vertebre e lesioni alla testa, con una prognosi di 25 giorni.
Stefano Cucchi viene quindi trasferito al reparto detentivo presente nell’Ospedale Sandro Pertini, al Tiburtino, dove muore in stato di isolamento la notte del 22 Ottobre, per “arresto cardiaco”.
In tutto questo periodo, al ragazzo sono state negate le visite dei familiari (ai quali non è stato concesso parlare nemmeno con i medici curanti) e, pare, persino i ‘conforti religiosi’ che pure il ragazzo aveva chiesto
.

 IL REFERTO AUTOPTICO. L’autopsia di Stefano viene svolta senza la presenza di un perito di parte. È evidente l’intenzione di chiudere in fretta la vicenda. In assenza, per il momento, di dati certi si rimpallano le dichiarazioni. Per evitare che il tutto finisse occultato dietro la solita cortina fumogena, la famiglia Cucchi ha deciso di divulgare le foto del corpo di Stefano. Non mancheremo quindi di rispetto nel pubblicarle.
AVVERTENZA: Le immagini sono a forte impatto e non crediamo si debba per forza imporre la visione anche a chi non lo desidera. Tutti gli altri possono cliccare nei link appositi, perché le foto sono dure ma esplicite e molto aiutano a capire. Stefano Cucchi pesava 42 Kg al momento dell’arresto; 37 Kg dopo la morte.
 [Foto 3. La morte di Stefano Cucchi]
Per i medici che (NON) si sono occupati di Stefano «Non c’erano i segni evidenti di un pestaggio nè il ragazzo vi fece mai cenno».
 [Foto obitorio]
Inoltre il medico legale che ha effettuato l’autopsia, Dino Tancredi, non avrebbe riscontrato tracce di emorragia interna.

05 - Stefano Cucchi

L’esame autoptico rivela comunque la presenza di sangue nello stomaco e nell’uretra. Si riscontra inoltre un vasto edema cerebrale e traumi plurimi. L’occhio destro risulta rientrato nell’orbita; l’arcata sopraccigliare sinistra gonfia e la mascella destra ha un solco verticale, che presuppone un segno di una frattura.
 [Foto 4. Asimmetria delle orbite e lesioni alla mascella]
Lesione delle vertebre nella regione lombare e sacrale con frattura del coccige.

07 - Vertebre

Secondo la cartella clinica stilata dal prof. Aldo Fierro, responsabile del reparto di medicina penitenziaria all’Ospedale Pertini, la frattura alle vertebre non sarebbe “recentissima”, risalendo addirittura al 30 Settembre, come avrebbe dichiarato lo stesso Stefano. La causa sarebbe imputabile ad una rovinosa caduta per le scale. [Foto 6. Spina dorsale]
Come Stefano si reggesse in piedi da 20 giorni, andandosene in giro per la città, è un mistero che il professore non spiega. Durante il ricovero, Stefano rifiuta di alimentarsi e persino l’assunzione di liquidi, ma questo sembra non costituire un grosso problema per il personale medico.

«Non era certo mia la competenza, questo lo so, ma visto che il ragazzo continuava a digiunare, a rifiutare acqua e cibo in ospedale, si poteva magari pensare di rimandarlo a casa ai domiciliari oppure in comunità»

È di moda lo scarica-barile… 

Ponzio Pilato

 IMPROVVISAZIONI. Se fossimo più maliziosi, si potrebbe quasi azzardare un ipotesi per assurdo. Una di quelle supposizioni che sfidano l’impossibile e violano la logica… Il frutto perverso della nostra psiche distorta… Immaginiamo allora di essere infettati dal germe di un’insana follia…
Stefano-CucchiStefano viene colto da una crisi epilettica subito dopo l’arresto. È notte fonda ed i militari, già scoglionati dal turno di notte, ci mettono un po’ a capire… pensano che stia dando in escandescenze, magari è un tossico in crisi di astinenza! Qualche ceffone e la fa finita! E invece Stefano continua, nonostante i pestoni dietro la schiena (le vertebre) e i calci nel culo magari con gli anfibi d’ordinanza (il coccige). ‘Ma che cazzo! E se sta male davvero?!?’ Allora si chiama l’ambulanza…
Assurdità; infamate!
Oppure un bel ‘comitato di benvenuto’ a Regina Coeli, tanto per ammorbidire i nuovi arrivati, specialmente se hanno fatto casino durante il fermo… il famigerato corridoio… Come al G-8 di Genova, a Bolzaneto o alla Diaz… Ma qualcuno stavolta esagera….
Altre assurdità; pura follia!
Appunto. Per questo sarebbe meglio fare chiarezza attraverso il rigido accertamento della Verità. E se le demonizzazioni non servono a nulla, francamente ha stancato questa sacralizzazione a priori della ‘divisa’ e dell’uomo che la indossa, assurto a status semi-divino nell’infallibilità dell’impunità.

“In Italia, le forze dell’ordine sono, per definizione, sante e immacolate. Il poliziotto letterario-televisivo italiano è una specie di icona, al massimo un simpatico pasticcione, più spesso un eroe purissimo. E se emerge che un generale dei carabinieri patteggiò con la mafia, nella letteratura della penisola detta impropriamente noir non ne resterà traccia”.
 (Valerio Evangelisti – 20/10/09)

In tal senso, si distinguono vecchi fascisti come Filippo Ascierto, che però scambia i Carabinieri italiani con i Carabineros cileni di Pinochet; e soprattutto Ignazio La Russa,  il guerrafondaio  alla Difesa, cha ha subito sentenziato:

“Non sono in grado di accertare cosa sia successo ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione. Non c’è dubbio che qualunque reato abbia commesso questo ragazzo, ha diritto ad un trattamento assolutamente adeguato alla dignità umana. Quello che è successo non sono però in grado di riferirlo perchè si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai carabinieri in servizio di forze di polizia, dall’altro lato al ministero dell’Interno, dall’altro al ministero della Giustizia”

Ministro dell’Interno che sembra non essere interessato minimamente dalla faccenda. Interpellato nel merito, da una giornalista che ha osato rivolgergli la fatidica domanda, il padano Maroni non ha trovato niente di meglio che continuare a gingillarsi col suo cellulare, impegnato ad inviare i suoi messaggini.
Onore invece a Filippo Rossi e a Ffwebmagazine, la testata online della “Fondazione Fare Futuro”, a dimostrazione che persino in Italia potrebbe esistere una Destra democratica e rispettabile:

“Verità e legalità per tutti: in fondo è semplice. Uno Stato democratico non può nascondersi dietro la reticenza degli apparati burocratici. Non può esistere una terra di mezzo in cui si consente quello che non è consentito, in cui si difende l’indifendibile, in cui la responsabilità individuale va a farsi friggere in nome di un codice non scritto che sa tanto, troppo, di omertà tribale”

Si può morire per poco più di 21 grammi di roba? Evidentemente sì. In Italia, valgano una condanna a morte.

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8 Risposte to “21 Grammi”

  1. Ciao, è impressionante come chi è preposto all’applicazione della legge, la violi sistematicamente, con il bene placito dei superiori, la cui unica preoccupazione, è mantenere immacolata “l’immagine” dell’autorità che rappresenta.
    Evidentemente, questi, lo fanno per mantenere i loro posti di prestigio, e tutti i privilegi annessi e connessi (cosa che comprendo, ma non condivido!).
    Quello che invece mi è assolutamente incomprensibile, è la (non)reazione della gente, che crede ancora a babbo natale, e non si indigna più per niente!
    Questo, è a mio avviso ancora una volta imputabile alla televisione, che propina ogni giorno una ventina di telefilm polizieschi, dove in 20 minuti, l’eroe di turno risolve qualsiasi mistero. Nella realtà, il 96% dei reati (dati dell’organizzazione mondiale) rimane impunito; una morte violenta su due, non avrà mai un colpevole! Ogni volta che mi è capitato di parlare di ciò, sono sempre stato tacciato di pessismo, e anche di peggio… Credono di più ai telefilm, che non ai dati ufficiali! Ormai la massa, si trova in uno stato tale di plagio mentale, da non discernere più nulla, oltremodo, si interessano solo di effimero e superfluo, in un certo senso, mi sembrano ormai tutti alienati!
    Tornando al contenuto del tuo post, che ho molto apprezzato, la cosa che trovo più aberrante, è l’intervista rilasciata da Pisani.
    Certe cose dette da un cittadino qualunque, lasciano un po di amaro in bocca, ma se a dirle è addirittura il capo della mobile, allora, non c’è più speranza!
    Cordiali e civili saluti.

  2. Mio gentile e appassionato Lettore,
    Innanzitutto colgo l’opportunità per ringraziarti del tuo gradito intervento, che ho molto apprezzato e pienamente condiviso.
    In merito a Pisani, credo che il suo intervento sia improntato ad un certo machismo poliziesco che, si parva licet componere magnis, mi ricorda un po’ i primi film di “Piedone lo sbirro”… Quei bonari poliziotteschi anni ’70, con Bud Spencer nei panni del commissario Rizzo che fa la paternale ai guappi della camorra partenopea, coi quali condivide però un’imprecisato codice d’onore di reciproco ‘rispetto‘.
    Tra i miei molti difetti, sono un maniaco cinefilo perversamente attratto dal cinema trash..:)
    Del resto, lungi dall’essere isolate, le esternazioni estemporanee di Vittorio Pisani sono nulla rispetto alle affermazioni reiterate del “nostro” Presidente del Consiglio, per il quale il problema non è l’esistenza della Mafia-Camorra-‘Ndrangheta.. ma il fatto che se ne parli denunciando attività, ramificazioni, e (soprattutto) complicità.
    Evidentemente, abituato ai TG di Minzolini, il reuccio azzurro è convinto che per risolvere le faccende scomode sia sufficiente eliminare la notizia della loro esistenza. Cosa che già avviene regolarmente con la crisi economica, il crollo dell’occupazione, e l’impoverimento progressivo dei ceti medi. Tanto per dire. Così come è scomparsa ogni traccia di reato, rapina in villa, e tutta la famigerata “criminalità predatoria da strada” dai palinsesti dei telegiornali.
    Del resto i cosiddetti “dati ufficiali” non sempre sono accessibili a tutti e comprensibili da chiunque… Specialmente in Italia, i dati (come i fatti) si interpretano; sono opinabili come l’opinione dei troppi commentatori da talk show. I dati, le statistiche, i documenti, i verbali (e le intercettazioni) è meglio non divulgarle… Molto meglio eliminarle, come le domande.

  3. gabriel Says:

    Impressionante! Mi riferisco alle foto di Stefano deceduto.

    • Attualmente, per l’omicidio di Stefano Cucchi, sono state rinviate a giudizio 13 persone tra personale medico e agenti di polizia penitenziaria.. A dimostrazione che Stefano non è morto di freddo!
      Tra i vari aspetti impressionanti dell’intera vicenda ci sono i capi di imputazione: in pratica le accuse più pesanti sono tutte a carico dei medici e degli infermieri, che non hanno curato Stefano e che perciò ora rischierebbero 8 anni di carcere (grasso che cola se la condanna definitiva arriva a 3 anni, con sospensione della pena detentiva).
      Accuse ben più lievi, con sanzioni irrisorie (fino alla non menzione della pena in caso di condanna), per gli agenti penitenziari che hanno ridotto in fin di vita un imputato dentro un Palazzo di Giustizia.
      Se l’omissione di soccorso (con “abbandono di incapace”) è un delitto, pestare i fermati fino ad ucciderli viene considerata invece una prassi lecita o, quantomeno, di gravità assai minore..!
      Quasi si trattasse di una implicita Licenza di uccidere’.

  4. DIEGO DEGL'INNOCENTI Says:

    Salve a tutti io non mi ritengo di certo un santo ,ma pur avendo girato tutte le peggiori periferie e quartieri d’italia ed anche d’europa (come scampia a napoli,tor bella a roma lo zen a palermo il quartiere gitano di barcellona e cosi’ via) be’ in nessuno di quei luoghi ho visto commettere cosi’ tanti reati come le due volte che purtroppo sono stato ospite delle patrie galere non volgio dire che i reati nelle galere vengono commessi solo dalle guardie perche’ anche qualche detenutoli commette ma ireati piu’ atroci violenti e disumani sono commessi da coloro che detengono il potere ossia le guardie e l’amministrazione carceraria il primi brutale pestaggio l’ho visto la prima volta che ho messo piede in un carcere a regina coeliappena arrivato in matricole c’erano anche due stranieri pericolosi deliqnuenti al punto che un era dentro per averrubato del rame e l’altro di aver dato in escandescenza dando dei calci ad un auto il cui conducente l’aveva preso a parolacce mentre mendicava le guardie delle matricole hanno cominciato a pestarli subitoprendndoli a calci con gli anfibi ed intimandolgi di rialzarsi altrimenti avrebbero continuato ma specialmente per uno era’impossibile rialzesi mentre lo prendevano a calci perche’ era un invalido poliomelitico che si reggeva su una gamba sola anche se avevo un primo forte istinto di fare o dire qualcosa in loro difesa un’occhiata mi ha fatto subito desistere in favore di un instinto egoisto quello di sopravvivenza.Un altro episodio che ho stampato in testa e’ il piu’ assurdo e brutale pestaggio a cui ho assistito in vita mia sempre a sfondo razziale un ragazino di 19 anni anni a cui una gurdia ordina senza motivo di andare in cella (visto che era l’ora n cui eravamo liberi di girare per il braccio) lui senza neanche pensarci obbedisce ma commette l’errore di fermarsi a dare un po’ di tabbacco ad un amico deviando di poco il traggitto per la cella questo gli e’ costato un rpimo pestaggio di 30 minuti ad opera di 6 guardie poi un assistente socliale ed uno psicologo vanno a vedere come stava (perche’ era ridotto veramente male) lui ingenuamente gli confida il volere di denunciuare l’accaduto loro gli chiedono piu’ volte se era proprio sicuro e lui risponde di si,dopo neanche 5 minuti arriva un’altra squadraccia di guardie che lo massacra di nuovo e viene portato via in barella incoscente e questi sono solo alcuni degli episodi a cui ho assistito in 6 mesi di carcere dal quale io che sono per natura iperattivo e logorroico sono uscito in uno stato catatonico dal quale non mi sono mai ripreso totalmente dopo 3 anni in parte per in farmaci che ti costringo o inducono a prendere a volte senza neanche sapere di cosa si tratta,per tranuillizzare i carcerati,ma soprattutto per cio’ che ho dovuto sopportare vedere ed ingoiare senza poter dire o fare nulla pena la sopravvivenza e questo e’ solo una dei tanti aspetti barbari delle nostre patrie galere e se la civilta’ di una stato si vede dalle sue prigioni traete voi le vostre conclusioni.

    • Le conclusioni sono note… Purtroppo!
      C’è come l’impressione dell’esistenza di una sostanziale zona di nessuno, dove il ‘diritto’ (ed il suo rispetto) permane in una sorta di stato sospeso e applicato discrezionalmente, secondo il capriccio del caso o della sedicente “autorità”, che si autoproietta come assoluta e intoccabile.
      Non c’è bisogno di spiegare il fenomeno.. esiste una vastissima letteratura sociologica in proposito, con sperimentazioni sul ‘campo’ (Erwin Goffman; Philip Zimbardo; Stanley Milgram; Ron Jones; Michel Foucault..).
      Il problema è la sostanziale certezza di impunità e di copertura, che passa attraverso il silenzio, la repressione, ed il sistema di protezioni pronte a scattare ogni volta qualcosa possa filtrare all’esterno.

  5. Diego Degl'innocenti Says:

    Ciao Sendivogius… l’impunita’ e’ sicura garantita al 100% addirittura piu’ sicura di quella di cui godono le forze dell’ordineperche’ all’interno del carcere oltre alla paura personale che si ha nel denuciare un abuso visto che poi nessuno ti sposta o ti mette in condizione di non incontrare la ”persona” (se cosi’ si puo’ chiamare) che hai denunciato,il che sinceramente servirebbe veramente a poco visto per questi individui le spirito di corpo e’ il valore massimo quindi per evitare ritorsioni dovresti proprio come minimo cambiare struttura e non so neanche basterebbe.Ma se questo non come se tutto cio’ non basterebbe ad assicurare la loro impunita’ da parecchi anni oramai anche la totalita’ dei detenuti stessi ti ”consiglia” vivamente di non denuciare assicurandoti che non servira’ a niente se non a portare guai a tutti nel braccio,e poi ricordandoti che la denuncia e’ da infami ed uno che a torto o a ragione in un carcere e’ considerato un infame o una spia ”campa” molto male se e’ uno fortunato altrimenti…..al limite di consigliano di trovare un altro modo di fargliela pagare.Tutto questo succede perche’ realmente le guardie si rifanno con tutti i carcerati del braccio se uno si azzarda a denunciare un abuso e rifarsela vuol dire togliere quei pochi e vitali privilegi che pazientemente e faticosamente ogni detenuto si e’ accaparrato,e vi assicuro che tutto cio’ fa’ parte del delicato e precario equilibrio che si viene a creare nei carceri e romperlo puo’ essere veramente pericoloso e non necessariamente nel senso di ritorsioni contro il capo espiatorio no ma comunque pericoloso per i detenuti perche’ il primo pericolo che un detenuto incontra e che lo accompagnera’ per tutto il periodo detentivo e’ se stesso sembra assurdo ma vi assicuro che e’ cosi’ perche’ dal momento che varchi quella soglia devi dimenticarti tutto cio’ che sei stato nella vita fino ad all’ora e soprattutto se e’ la prima volta imparare velocemente come sopravvivere,perche’ ti porti dietro alcune cose come per esempio l’umanita’ stai pur certo che non ce la fai perche’ quello e’ un posto disumano e per sopravvivere dei adeguarti e vi assicuro che non e’ per niente semplice,io per esempio pochi giri prima di essere scarcerato sono stato pestato ed ho rischiato concretamente anche di peggio solo perche’ in una cella dove stranamente e per la prima volta quel giorno ero entrato era sparito un oroleggietto di plastica che sara’ valso 10 euro, fuori dal carcere,ma la dentro oltr ad essere un reale privilegio perche’ quel detenuto era l’unico che aveva avuto ”il permesso” di portare un orologio (anche se solo di plastica perche’ quelli di metallo giustamente sono vietati in quanto diventano armi) ma poi l’onta di essere derubato in un carcere da unj altro carcerato e’ qualcosa che non si spiega a parole ma il derubato se non avesse fatto niente avrebbe perso il rispetto di tutti perche’ primo era stato cosi’ stupido da farsi derubare e secodno cosi’ incapace da non riuscire ad indentificare il ladro lasciandolo libero per il braccio che gia’ di per se e’ un luogo dove la sfiducia e’ onnipresente.Quindi il derubato che fece essendo lo spesino era molto in confidenza con le guardie che quando rubano sulla spesa dei detenuti ( che si pagano da soli ,e non a carico dello stato come si dice, perche’ il cibo della mensa e’ immangiabile) devono avere la compiacenza degli spesini dei vari bracci,ando dalle guardie chiedendogli di visionare tutte le riprese del corridoio del braccio per capire chi era entrato nella sua cella ristringendo cosi’ la cerchia da tutto il braccio a solo chi era entrato in cella,dopodiche’ durante l’ora in cui si passeggia nel corridoio chiese a tutti di ascoltarlo e disse che a lui quella mattina era sparito l’orologio dalla cella che durante la mattina eravamo entrati in otto nella cella e di vedercela fra’ di noi otto ma di tirare fuori l’orologio entro un’ora altrimenti lui avrebbe cominciato a menare ognuno di questo otto ogni volta che li incotrava.Io in quel maledi’ di essere troppo buono in quanto quella mattina ero entrato per la prima volta in quella cella per portare al compagno di cella del derubato le goccie tranquillanti che mi somministravano ma io non prendevo e visto che lui quella mattina stava male gliele portai,fatto sta’ che appena finito il discorso dello spesino derubato tutti ci st6avamo disperdendo tornando ai camminamenti nel corridoio ed anch’io mi accingevo se non che lo spesino mi chiama e mi dice: diego puoi venire un attimo di la’ che ti devo parlare? (per di la’ intendeva la stanza degli svaghi,ovvero una stanza vuota con dentro un biliardino rotto,ma con una caratteristica fondamentale,senza telecamenre)ed io al suo invito con l’assoluta tranquillita’ di chi ha la coscenza a posto (ma ora col senno di poi capisco che comunque ero troppo tranquillo visto il luogo doove mi trovavo)lui mi precede ed non appena io varco la soglia mi sento afferrare da dietro ed in due mi buttano a terra cominciando a prendermi a calci dicendomi che era un infame che dovevo torare fuori l’orologio io mentre mi paravo come potevo continuavo a strillare che erano matti e che io non c’entravo niente con il furto dopo vari minuti mi tirano su’ ed io dico per l’ennesima volta a lo spesino che non avevo l’orologio perche’ non l’avevo rubato ma che se mi ci faceva capire qualcosa magri gli avrei trovato sia l’orologio che il vero colpevole e gli chiedo chi gli avesse detto che ero io il ladro e lui mi indica un tizio che era in carcere per un reato del cazzo (aveva derubato la madre per pippare coca) ma a parte questo era uno che non aveva amici e che chiaramente non aveva capito come funzionavano le cose li dentro,l’unico problema fu’ che il tempo durante il quale potevamo stare fuori dalle celle durante la mattinata era finito e le guardie ci cominciarano a richiudere,mentre ci richiudevano lo spesino che evidentementeera proprio sicuro fossi io il ladro mi disse cche dovevo chiamare la guardia e chiedergli di farmi cambiare braccio subito perche’ avevo dei problemi ed li non potevo rimanere.Io pero’ non avevo nessuna intenzione di farli perche’ innanzitutto non avevo derubato bnessuno secondo oltre a lasciare quelle conoscenze che avevo fatto cambiare braccio in quel modo sarebbe stato un grosso problema perche’ ancor prima di arrivare nella nuova cella sarebbe arrivata la notizia che cambiavo braccio perche’ avevo rubato ad un altro detenuto e questo sarebbe stato un pessimo biglietto da visita ed avrebbe avuto delle conseguenze quindi io che non avevo nessuna intenzione di cambiare aspettati il pomeriggio e quando ci riaprirono le celle lo spesino venne da me per chiedermi se avevo chiesto di farmi trasferire ma io chiesi di darmi un’ora di tempo perche’ gli avrei portato orologio e ladro (nel frattempo la voce si era sparsa e praticamente tutto il braccio dove io non ero di certo un ”toto’ riina” ma allo stesso tempo ero benvoluto da quasi tutti) io mi recai subito nella cella del mio accusatore e gli chiedi perche’ aveva detto quella ”cazzate” allo spesino e lui disse perche’ tu mi hai chiesto di fare il palo mentre rubavi l’orologio e’ la verita’ (perche’ la storia intera che racconto fu’ quella che io chiesi a lui di farmi da palo) allora io capendo che parllando non avrei cavato niente ed anche parecchio incazzato per le conseguenze che avrei dovuto affrontare per una cosa che non avevo fatto capi’ che dovevo fare una cosa che non mi piace tanto quanto ne sono proprio negato ossia menarlo e feci cio’ che andava fatto ma visto che io sono tutt’altro che un picchiatore non basto a fargli dire la verita’ ma nel frattempo tutti i detenuti si erano affacciati alla porta della cella sia per coprirmi che per assistere e vedendo che lui continuava a negare comicniarono prima ad inveirgli contro poi quando io lo avevo steso sul letto arrivo’ un ragazzone nord-africano alto due metri e che pesava almeno 150 chili che tra’ l’altro era anche appena entrato quindi ci conoscevamo poco ma evidentemente parteggiava per me perche’ monto’ a cavalcioni sul tizio che mi aveva acusato e comincio’ a colpirlo’ in faccia ripetutamente e violentemente senza sosta finche’ in balia dei colpi’ il malcapitato comincio’ a dire:” va bene dico la verita’ dico la verita’ e’ stato garibaldi e mi ha chiesto di dire che era stato diego per non farlo scoprire”…silenzio e colpo di scena,,,garibaldi non era altro che il soprannome del compagno di cella(provvisorio) dello spesino a cui era sparito l’orologio ossia lo stesso a cui io avevo ceduto gentilmente le mie goccie.Poi quasi tutti i detenuti entrarono nella cella del bugiardo ed alcuni lo insultarono ed altri gli diedero la loro razione di carezze e lo spesino venne da me a dirmi che si era sbagliato (ed io che se fossi stato fuori avrei cominciato una dissertazione sull’attenzione che bisogna mettere prima di pu ntare il dito contro qualcuno) e applicando cio’ che avevo capito durante la detenzione mi limitai a rispndergli non ti preoccupare facciamo come se non fosse successo niente.Ma la cosa non era finita qui’ perche’ secondo tutti i detenuti c’era il ladro da ”punire” e visto che in quel momento garibaldi non era nel braccio e non aveva idea che era stato scoperto si decise di non dirgli nulla la cosa fu’ semplice perche’ ci chiusero e fino al giorno dopo non saremmo stati riaperti ma anche dalle celle le consultazioni tra’ carcerati continuarono ed il responso fu’ che garibaldi dovesse essere pestato per bene e che a farlo dovessi essere io in quanto mi aveva messo in mezzo ingiustamente insieme al l’altro che pero’ aveva gia’ preso la sua razione mi dissero che all’indomani mattina non appena avessero aperto le celle avrebbero portato con una scusa garibaldi nella mia celle e li’ io avrei dovuto procedere,non penso ci sia bisogno che spieghi il perche’ anche se avessi voluto perche’ la ritenevo una cosa inutile non mi sono rifiutato,ma il fato venne in aiuto mio e soprattutto di garibaldi perche’ l’indomani mattina il carcerato incaricato di portare garibaldi nella mia cella venne solo e ci disse che garibaldi era stato trasferito quella mattina presto in un altro carcere io dentro di me tirai un sospiro di sollievo non per paura perche’ avevo tutti dalla mia ma perche’ non mi andva proprio di usare ancora violenza inutilmente visto che gia’ qundo mi era indispensabile per ”sopravvivere” (il giorno prima col bugiardo) fu’ proprio un peso per me farlo.Ora vi saluto e vi confido che a stento ricordo tutti i passaggi che mi hanno portato a scrivere questo pezzo esageratamente lungo ma io gia’ di mio sonpo logorroico poi se devo raccontare una cosa cosi’ importante non riesco a non scendere nei particolari ciao.

    • Caro Diego,
      Attraverso il racconto delle tue esperienze personali, ci hai appena fornito una descrizione empirica di quella che nella sua dimensione teorica viene definita: “Istituzione totale”.
      Conosco abbastanza bene la realtà carceraria per una serie di motivi indiretti e professionali che non sto qui a specificare… Tuttavia, credo che il tuo contributo valga più di ogni altra parola.

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