Archivio per UE

METAFENOMENI

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , on 7 luglio 2017 by Sendivogius

A Roma (ma non solo) esiste una categoria che, unitamente a quella del “cazzaro”, definisce al dettaglio il vanesio narcisismo dell’infingardo, senza altre qualità se non l’evanescente apparire del suo non-essere; declinata a misura di cialtrone, nell’universalità dell’elemento dominante, trova la sua forma più compiuta nel bullismo istituzionale. Trattasi dello “sborone”: millantatore professionista di prestazioni inesistenti, che nella sua putulante inconsistenza, nell’incontinenza del proprio spirito irrequieto, non ha altro modo di dar prova della sua presenza infestante, quando invece sarebbe assai più d’uopo un pudico silenzio, se solo avesse una qualche vergogna di sé (cosa che lo “sborone” assolutamente non conosce). In tutto e per tutto speculare al cazzaro, lo sborone lo completa nella sua funzionalità declamatoria. Entrambi sono quasi sempre inseparabili, come due chiappe dello stesso culo. Pertanto, la “stronzata”, meglio se prodotta su scala industriale, ne costituisce la misura prevalente.

Per i culturi dell’antropologia sub-culturale, ne abbiamo (e ne abbiamo avuti e sempre ne avremo) fulgidi esemplari di fuffa e di governo, come il glabro pagliaccio flippato al Ministero degli Interni, al posto di quell’altra calamità innaturale di un Angelino Alfano (collezionista compulsivo di poltrone e figure di merda associate), nel frattempo transumato agli Esteri, ed illuminante esempio di “meritocrazia” applicata ai tempi infausti della Rottamazione su riciclo. Marco Minniti è quello che preso atto dell’esistenza di una “emergenza migranti”, sperticatamente negata fino al giorno prima, molla tutto e rientra precipitosamente in Italia dagli USA (dove è andato a fare non si sa bene cosa) per sbattere i pugnetti rachitici in “Europa”, dopo che le ineffabili ONG (di Olanda e Germania e Francia, che tengono ben serrati i loro porti e cordoni della borsa) gli hanno appena traghettato in un sol giorno (ma dopo le elezioni amministrative) qualche decina di migliaia di preziose “risorse”, da mantenere ad libitum finché non potranno pagarci la pensione, e mettendo l’assente ministro a fatto compiuto. “Chiudiamo i porti! Inchiodiamo i partners europei alle loro responsabilità (?), chiediamo un incontro urgente e pretendiamo più risorse!” Blatera roboante il tapino a mezzo stampa.
E alla fine dell’ennesimo vertice inconcludente, dove ha incassato uno schiaffone micidiale, subito rimbalzato sulla faccia di tolla, si capisce che gli unici porti a rimanere spalancati saranno quelli italiani. Che alla fine della sceneggiata, le ONG continueranno a fare quel che pare loro, senza dover rendere conto a nessuno e meno che mai alle “autorità” italiane. Che i soldi stanziati sono la miseria di 280 milioni di euro (però quando l’emergenza riguardava la generosa Germania i miliardi furono cinque), opportunamente da dividere con Tunisia e Libia. Che gli accordi internazionali vanno fatti col fantomatico governo libico (che non controlla nemmeno la capitale) e all’atto pratico con le oltre 250 formazioni armate che di fatto si spartiscono il territorio di uno stato fallito, gestendo il traffico umano. Ma Minniti parla di “grande successo” della diplomazia italiana. Poteva andare peggio?!? NO. 

 Il Bomba, quello che prima firma l’accordo (le cui clausole peraltro restano segrete) in cui si accolla tutti gli oneri della “accoglienza”, in cambio di qualche deroga sulla tenuta dei conti di bilancio, per poter meglio distribuire le sue mancette elettorali su liquidità indotta, adesso va fanfaroneggiando che non pagherà le quote di iscrizione annuale all’esclusivo club UE, dove peraltro l’Italia è trattata peggio di una sguattera del Guatemala… Oppure, se preferite, come la prostituta d’Europa, pronta a vendersi per un pugno di marchette. Ma la missione non era stata rivenduta come un successo?!?
D’altronde, quel concentrato di adipe e boria che chiamano “il Bomba”, ed a cui dobbiamo questo ed altri trionfi, è quello in conflitto permanente con la realtà, dalla quale si dissocia ogni volta non è funzionale alla sua narrazione dalle magnifiche sorti progressive, come le “riforme” con le quali ci ammorba da mane a sera nei cinegiornali di regime. Insomma, è uno che convoca la direzione del suo partito personalizzato, che si definisce “democratico” ma poi nega il diritto di intervento alle ‘minoranze’ interne. È lo stesso che dopo quattro batoste elettorali di fila, ancora si balocca col risultato delle Europee del 2014 (quando la metà degli elettori non andò a votare). E ovviamente sta sempre lì, che non schioda.

“Non sono interessato né alla mia né alla vostra carriera, ma a portare il PD in altro. Lo dico senza polemica e con tutto il rispetto: non mi interessa cosa farete voi nella prossima legislatura.”

In pratica, dopo aver dimezzato i voti e annichilito la sinistra interna, adesso pretende di spazzare via anche i cacicchi democristiani che pure ne hanno sostenuto e favorito l’ascesa, per sostituirli coi suoi ubbidienti balilla reclutati direttamente all’asilo, e poter meglio copulare col Pornonano resuscitato. “Senza polemica e con tutto il rispetto”. S’intende! E per tutti l’augurio di utilizzare il PD “come una finestra”. All’ultimo piano sarebbe meglio… Buttati, che è morbido!

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Il lungo sonno

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , on 24 giugno 2017 by Sendivogius

«Più la politica diventava autoreferenziale, più mi accorgevo di una selezione, non voglio dire al rovescio, ma quantomeno povera. Nel 1994 ho deciso di non candidarmi più. Con l’avanzare del degrado culturale ho maturato un distacco non dalla politica, perché ho continuata a farla in tutti i modi possibili, ma dai partiti. Di fronte all’involuzione dei partiti, non c’era solo l’antipolitica ma un’altra politica che andava riconosciuta. Nasce da qui la mia attenzione verso i movimenti. Tra la seconda parte del 2010 e la prima del 2011 hanno avuto anche vittorie significative: la legge bavaglio è stata bloccata, poi i successi alle elezioni amministrative del 2011 e la vittoria nei referendum. Tutto questo è il risultato di qualcosa che io chiamo “altra politica”. In tutte queste vicende i partiti, anche quando si sono in qualche modo svegliati, sono stati trascinati con grande fatica, perché non volevano identificarsi con quel mondo. Mi pare che questo sia un problema aperto. Ed ecco perché, malgrado la mia veneranda età, continuo a dire: bisogna stare sulla breccia. In questi anni, insieme a studiosi giovani, ho provato ad aprire altri fronti. Ad esempio la questione oggi molto discussa dei “beni comuni”, che è stata al centro in particolare del referendum sull’acqua: è diventata un grande tema, e ci dice che dobbiamo ripensare il concetto di proprietà. C’è insomma una società molto attenta, viva, capace di iniziative e anche di successi. La distanza dei partiti rispetto a tutto questo è grande, ed è motivo di preoccupazione. Perché nel Paese si è aperto un vuoto politico e culturale che si è pensato di poter colmare con il governo dei tecnici. Invece il degrado culturale e la lacerazione del tessuto sociale sono continuate. Con il rischio che si possano produrre altre derive pericolose.
[In merito al Governo Monti]  All’inizio confesso che ho avuto qualche accento positivo per il fatto di esserci liberati da Berlusconi. Ancora oggi, quando sento parlare di una sua nuova discesa in campo, mi vengono i brividi, anche se nulla si ripete allo stesso modo. Ma quello di Monti è stato un governo di assoluto unilateralismo. Non si può impunemente colpire in modo così frontale i diritti sociali. Questo approccio sta già determinando non solo malessere, ma una rivolta sociale. E di questo ci dobbiamo preoccupare. Si dice governo dei professori, dei tecnici: invece è un governo straordinariamente politico. Deve tornare la buona politica, altrimenti resteremo prigionieri di un meccanismo che avrà l’occhio rivolto soltanto al funzionamento dei mercati, alle borse e allo spread. Io, che ho avuto la fortuna di essere tra coloro che hanno scritto la Carta dei diritti fondamentali della UE, so che in quel testo ci sono tante lacune. Ma ci sono anche i grandi valori di riferimento. Non possiamo lasciarci alle spalle il modello sociale europeo dicendo: “È l’economia bellezza”. L’Europa ha avuto la grande capacità di uscire da una logica tutta proprietaria, di inventarsi un altro modo di guardare ai diritti delle persone. Questo è il grande tema che abbiamo di fronte. Grazie alla storia della sinistra, alla quale io torno sempre. Testardamente

Stefano Rodotà
(17/04/2013)

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FACCE DA CULO

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , on 8 aprile 2017 by Sendivogius

E insieme ad ogni tragedia, immancabile arriva la farsa!
 Dopo che The Donald, ovvero il pupazzo presidenziale facente feci in carica, ha ordinato il suo bel raid missilistico sulla Siria, perché la notte prima ha dormito col culo scoperto e s’è svegliato con la luna storta, davvero non ha prezzo vedere le facce da SA del neo-nazismo nazionalpopulista, intruppati dietro il supercafone cotonato alla Casa Bianca, mentre pigolano tutto il loro sconcerto e la ‘delusione’, misurando ora le distanze da questa grottesca parodia di Flavio Briatore, che tanto ne aveva eccitato le polluzioni fascistoidi e che adesso guardano frignanti al ‘compagno’ Putin, una volta vomitata la sbornia trumpista.
In una di quelle turgide esibizioni imperiali con cui l’Amerikani celebrano se stessi, The Donald mostra i muscoli; facendo peraltro una figura miserrima sul piano militare, visto che solo 1/3 dei 60 razzi sparati ad cazzum è andato effettivamente a segno sul bersaglio, in una di quelle smargiassate tipiche del personaggio che galvanizza i tagliagole salafiti e di fatto allontana la conclusione della guerra in Siria, fornendo una sponda inaspettata (ma non imprevedibile) a quelle forze che alimentano il terrorismo islamico internazionale. Complimentoni!
Soprattutto, l’attacco a sorpresa ha ricompattato mezza Europa nel consueto ruolo di sudditanza che gli stati clienti di solito tengono nei confronti del loro vero padrone. A livello nostrano, il sempre più imbarazzante Governo Gentiloni è andato pigolando qualcosa su una reazione nell’ordine: “proporzionata” e “motivata” che “favorisce il processo di pace” (!). Sono gli stessi cacadubbi che, in eccesso di prudenza, nel caso della strage di Stoccolma con l’ennesimo camion lanciato sulla folla inerme, parlano di “presunto atto terroristico” non necessariamente riconducibile ad una “matrice islamica”. No, infatti si stratta di un incidente stradale con un camion impropriamente adibito al trasporto esplosivi. E l’autista poverino era in cura per problemi psichici.
Per fortuna, nel caso siriano, Trump ha messo d’accordo tutti, ricompattando persino l’opposizione ‘democratica’ con gli orgasmi da bombardamento di Kerry e di quella Hilary Clinton, aspirante presidente in quanto donna (e nulla più), che s’agitava da mesi per un intervento armato contro chi i terroristi li combatte per davvero.

«Ora che bombarda ed uccide come tutti gli altri presidenti USA, Trump torna per bene per UE e NATO.
Trump ha fatto il suo esordio da bombardiere, adeguandosi così alla tradizione dei presidenti USA nessuno dei quali si è mai sottratto alla necessità imperiale di lanciare ordigni ed uccidere.
Che sparare missili per vendetta sul gas sia un atto non solo criminale, ma stupido, non passa neppure per l’anticamera del cervello del regime occidentale che da decenni si è arrogato il diritto ed il potere di giustiziere mondiale. Anzi grazie a questo atto il “diverso” Trump torna a pieno titolo nel rispetto e nella considerazione della élite europea e nordamericana. Clinton, Bush, Obama non avrebbero saputo fare di meglio.
I governi UE e NATO tirano un sospiro di sollievo, alla fine Trump non è la Brexit, è solo uno dei tanti modi di mascherarsi che ha il palazzo economico finanziario e militare. Peggio per gli sprovveduti che ci hanno creduto. Trump è solo culturalmente un po’ più fascista e razzista dei predecessori, ma alla fine quando si tratta di difendere gli interessi dell’impero si normalizza. Bentornato tra noi, dicono governi occidentali e stampa, finanza e industria militare, in fondo non avevamo dubbi. Come può un miliardario evasore fiscale non difendere il suo ed il potere delle élites di cui solo ambisce di far parte?
Oggi si apre un nuovo capitolo della guerra mondiale a pezzi, pezzi che diventano sempre più attaccati fra loro. Un capitolo che stupisce per la velocità con cui una notizia priva di alcuna dimostrazione, l’esercito di Assad avrebbe usato i gas, è diventata la fonte di legittimazione del lancio dei missili. Tranquillizzo gli ipocriti, sono contro Assad, come lo ero verso Gheddafi, Saddam, Milosevic. Ma sono atterrito dalle guerre scatenate dal potere occidentale sulla base delle proprie fake news. Ho ancora in mente l’immagine del segretario di stato degli USA Colin Powell, che all’ONU nel 2003 mentiva sapendo di mentire mentre mostrava la fiala con la falsa prova degli inesistenti gas di Saddam. Grazie a quella falsa prova Bush, la UE e la NATO scatenarono la seconda guerra in Iraq e grazie ad essa ora abbiamo l’ISIS

Giorgio Cremaschi
(07/04/17)

 Mr President ha deciso insindacabilmente che i cattivoni dell’esercito regolare siriano abbiano fatto uso di armi chimiche, ed in assenza di qualunque riscontro o verifica sul campo ha deciso di bombardare i responsabili fino a prova contraria. Sai com’è?!? C’è l’assoluta certezza del governo israeliano, che mira alla dissoluzione della Siria con la sua polverizzazione in microentità, divise in uno stato di anarchia militare permanente (divide et impera), più facili da contrastare e più pratiche da controllare, se si pensa di creare una zona cuscinetto sotto occupazione a ridosso della frontiera israeliana, con la creazione di una “fascia di sicurezza”. Non sarebbe certo una novità, visto che si tratta della stessa strategia che Tel Aviv utilizza da almeno 30 anni in Libano. In quanto ai bombardamenti mirati con armi proibite, magari al fosforo bianco, dalle parti di Tsahal sono indubbiamente degli esperti…

E l’attacco alla Siria lo chiedeva da tempo anche l’Arabia Saudita, quel fulgido baluardo di laicità e libertà civili, che Daesh (o come diavolo lo si vuole chiamare) l’ha creato e finanziato (e protetto). E ovviamente la Turchia neo-ottomana del sultano Erdogan, che un giorno sì e l’altro pure minaccia l’Europa, usando l’immigrazione di massa come arma non convenzionale. Ovviamente non è il caso di ricordare come l’unico attacco chimico finora certificato in Siria, riconduca a pesanti responsabilità turche [QUI], che vista l’impunità (quella sì, reale) non hanno fatto altro che riproporre il medesimo giochetto con immutato cinismo, cercando una leva più favorevole con la nuova amministrazione USA. E non per niente Idlib è provincia siriana a ridosso del territorio turco. Dove credete sennò che affluiscano armi, rifornimenti (e combattenti) in una città completamente assediata, se non dall’unico lato di un confine non presidiato?!?
Ci sono poi la Gran Bretagna e la Francia, quest’ultima davvero convinta di ricostruirsi un’influenza coloniale nei suoi ex protettorati in Medio Oriente, dopo l’immane casino creato in Libia per un paio di concessioni petrolifere.

E soprattutto c’è la sedicente ONG dei fantomatici “Caschi Bianchi”, che spergiurano sulle responsabilità dell’attacco. Presunto fino a prova contraria, perché al di fuori della loro parola non ci sono altre evidenze…

I "caschi bianchi" di Idlib festegiano coi qaedisti di Al-Nusra

«Per mesi i media occidentali hanno riempito gli schermi con le loro immagini, mentre salvavano vittime della guerra, diffondendo le loro dichiarazioni come la Verità Assoluta e facendone degli eroi senza macchia.

Statistiche: stessa bambina ad usum fotografi, tre “soccorritori”, salvata tre volte in tre giorni diversi.

Peccato che nessuno dica che i Caschi Bianchi, o meglio White Helmets, sia un’organizzazione con sede in Turchia fondata da James Le Mesurier, un ex ufficiale inglese tutt’ora in stretti rapporti con l’Intelligence britannico. Né dica che i Caschi Bianchi siano sovvenzionati (largamente) dal Governo inglese (12,5 ml di sterline nel 2016, ma erano 32 nel 2013, e questi sono solo fondi “ufficiali”), da società dell’onnipresente Soros (13 ml di dollari) e dagli Stati Uniti tramite l’Agenzia per lo sviluppo internazionale (23 ml di dollari), oltre che da diversi Paesi occidentali grazie alle pressioni di Usa ed Inghilterra. Come pure, nessuno ha mai trovato singolare che i Caschi Bianchi operino esclusivamente nei territori controllati da Al-Nusra (ovvero Al-Qaeda) e perfino dell’Isis. D’altronde, uno dei suoi capi, Mosab Obeidat, è noto per aver svolto il ruolo di mediatore per rifornire i “ribelli” di armi e munizioni (i rapporti parlano di un “affare” da 2,2 ml di dollari).
Con simili premesse, è singolare che i Caschi Bianchi siano considerati una delle fonti più attendibili per ogni tipo di accusa lanciata contro il Governo siriano e i suoi alleati. E di accuse ne hanno lanciate un’infinità, sempre a senso unico, sempre più “drammatiche”, scagliate nella speranza che la reazione delle opinioni pubbliche occidentali, perché per esse erano confezionate, fermassero l’offensiva di Damasco che stava sgretolando i terroristi.
Eppure, le denunce che i Caschi Bianchi non siano un organismo indipendente ma fornisca servizi medici e supporto ai terroristi, oltre a mettere in atto una sistematica campagna di disinformazione contro il Governo siriano, sono tante.
[…] In realtà, la saga dei Caschi Bianchi non deve stupire e non è affatto l’unica; insieme c’è il sedicente “Osservatorio siriano per i diritti umani”, da sempre voce dei “ribelli”, con sede a Londra e diretto da Rami Abdel Rahman che vive a Coventry, vicino agli ambienti (ed ai finanziamenti) dei Servizi britannici. E ancora, c’è l’infinita serie di appelli che hanno inondato i social da Aleppo; profili farlocchi che raccontavano d’essere comuni cittadini che invocavano l’intervento dell’Occidente, salvo scoprirsi dopo uomini legati ai “ribelli”.
Per tutte vale la storia di Bilal Abdel Kareem, un giornalista accreditato fra i terroristi di Aleppo Est, conosciuto per aver intervistato i capi di Al-Nusra; una personalità assai in vista fra i “ribelli” che si spacciava per espressione della “società civile”

Siria, Caschi Bianchi e menzogne
(24/12/2016)

Con ogni evidenza, l’instabilità della Siria e la recrudescenza terroristica conviene a molti…

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NON-EVENTI

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , on 25 marzo 2017 by Sendivogius

La casa dalle finestre che ridonoSessant’anni e portarli malissimo! Come una casa pessimamente costruita e precocemente fatiscente, che mostra tutto il logorio del tempo tra crepe e cedimenti più o meno strutturali, quella specie di camera di commercio a compensazione perdite bancarie che chiamano UE, celebra oggi se stessa in uno di quei vuoti rituali formali per l’organismo più inutile, pletorico, e costoso, che la storia europea ricordi nella più grande pantomina collettiva mai condivisa su scala continentale. E va così in onda il revival stanco di 27 pagliacci allo sbaraglio, che ormai non fanno ridere più nessuno. Nemmeno il pubblico più affezionato.
sleeping-in-theater_optPoi certo, siccome ad ogni farsa si accompagna sempre la sua variante demenziale, non potevano certo mancare i followers invasati della Setta del Grullo delirante, che nella totale irrilevanza a cui sono condannati oggi vanno sbavando in giro contro la presunta censura del discorsetto pubblico della sindaca desaparecida Raggi, che sarebbe stato censurato dalla diretta Rai, colpevole di lesa maestà nei riguardi della pupazza animata della Casaleggio Associati.
EinsteinCome se a qualcuno possa davvero fregare qualcosa delle evanescenti comparsate di nostra Virginia delle fughe, finalmente tornata dalla settimana bianca previo esaurimento nervoso strategico, tra uno svenimento ed un mancamento con cui è solita eludere ogni circostanza richieda una presenza in Campidoglio che non siano le puzzette che va rilasciando in streaming a mezzo facebook. E, caso unico nella storia della città di Roma, primo sindaco a non presiedere l’omaggio ai martiri delle Fosse Ardeatine (non era mai successo neanche ai tempi del ‘fascista’ Alemanno), troppo era impegnata…

vacanze sulla neve

“I cittadini devono essere messi al centro del potere decisionale. Le politiche non devono essere imposte dall’alto ma rappresentare la volontà popolare, introducendo strumenti di democrazia diretta e partecipata. L’Europa o è dei cittadini o non è Europa.”

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Esattamente come avviene nel mondo fatato a cinque stelle della democrazia nordcoreana del Grullo parlante, il mitomane che detta la linea del partito totalitario, sedicente moVimento, su un blog che porta il suo nome ma non è il suo. Quello che predica la democrazia a partecipazione diretta, valida fintanto che il voto coincide con i desiderata del “capo politico”, altrimenti sei fuori e ti fondi un partito tuo. Che uno vale uno e Beppone decide per tutti; dove il “garante” è capo, fondatore, e padrone, ma irresponsabile delle sue azioni. E tutto è rimesso ad una questione di fede, in assenza di qualunque confronto o qualsivoglia spiegazione delle sue imperscrutabili decisioni. Volere del Signore (feudale).

La sentite anche voi quella puzza pervadente e inconfondibile di fascismo?!?

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John Bull è uscito dal gruppo

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 giugno 2016 by Sendivogius

John Bull

UK è uscita dalla UE.  Fine dei giochi!
Di conseguenza, in questi giorni il principale esercizio giornalistico per le contrite schiere in livrea di opinionisti da salotto, dove dispensare lacrime di inchiostro pagato a litri, consiste nel rilascio di abbondanti spremute di reni in pensoso raccoglimento, tale è l’incapacità di controllare la propria peristalsi in pubblico. Sempre fedeli alla linea, nell’ansia di compiacere l’azionista di riferimento che detiene la proprietà delle singole testate editoriali di provenienza, assomigliano ad avvoltoi impagliati sui trespoli televisivi. E artigliati al proprio ramoscello di rendita sono intenti a beccarsi tra loro in intervista permanente, specializzati nelle deiezione compulsiva di opinioni non richieste da nessuno, sbrodolanti nel loro splendido isolamento dall’alto delle cataste di libri invenduti.
pensatore-al-cessoPerciò non è davvero il caso di sprecare il proprio tempo (e salute) nella lettura di questi pennivendoli professionisti pagati a battuta, e dei loro correttori di bozze in vendita per un tesserino da pubblicista, tanta è l’isteria collettiva che la Brexit sembra aver scatenato negli allevamenti mediatici di questi polli da batteria, terrorizzati che si possa rompere il giocattolo dei ricchi e togliere così ai loro padroni il balocco preferito. Per esemplificare il concetto già di per sé chiarissimo, e sopravvivere allo straripamento di pensierini scatologici che esondano dalle cloache del pensiero unico, basterà citare alcune delle profonde riflessioni che un (misconosciuto ai più) Alessandro Orsini, professore di “sociologia del terrorismo” (!?) alla LUISS (manco a dirlo!), fa sulle pagine de “Il Messaggero”. Si tratta dello stesso quotidiano che i romani soprannominano evocativamente “Il Menzognero”; ovvero l’house organ della Famiglia Caltagirone, la dinastia dei palazzinari siculo-romani che controlla la Capitale…

«La città liberale è un ampio recinto politico che consente di elaborare strategie anti-democratiche, nel rispetto delle regole democratiche. Il caso Brexit, e l’omicidio della parlamentare Jo Cox, dimostrano che, in tempi eccezionali di crisi, tali strategie sono necessarie. Ma, per comprendere l’importanza delle strategie anti-democratiche nei periodi di crisi acuta, è necessario avere ben chiare due caratteristiche immutabili della vita politica nelle società complesse.
[…] Nell’aprire la porta al referendum, Cameron ha aperto il vaso di Pandora, da cui è uscito l’assassino di Joe Cox. Quel vaso, in tempi di crisi, colmi di rabbia e di paure irrazionali, deve rimanere chiuso attraverso l’uso di opportune strategie anti-democratiche che, nel rispetto rigoroso delle regole democratiche, sollevino gli elettori dalla responsabilità di determinare il corso della politica internazionale

Alessandro Orsini
La consultazione è stata un errore
(24/06/2016)

Al prof. Orsini non sfugge che la “città liberale” è ormai assediata dalle masse di esclusi storditi dagli effetti delle crisi, che non credono più nelle capacità di rinnovamento di un sistema percepito come intrinsecamente corrotto e irrecuperabile, da abbattere e non da cambiare. Masse non più amorfe, ma tangibilmente incazzate e mosse dal rancore per un benessere inteso come perduto per sempre, immolato ai privilegi  non più tollerabili di pochi, mentre le elite ed i loro servi zelanti restano trincerati nelle cittadelle sempre più isolate, separate perfino fisicamente dal resto della popolazione, nella preservazione di un potere oligarchico.
Land-of-the-DeadDinanzi al problema, la strategia del ‘sociologo’ Orsini, con un ossimoro in termini, è preservare le “regole democratiche” (la Democrazia invece è interpretabile a soggetto) attraverso l’uso di opportune strategie anti-democratiche. Come?!? Be’ innanzitutto impedendo ai cittadini (o meglio, alla ‘gente’) di potersi esprimere in libere consultazioni, qualora il risultato possa essere non conforme alle aspettative dell’elite al potere.
Mark TwainLa valutazione di Alessandro Orsini è peraltro in perfetta sintonia col pensiero di Mario Monti (il referendum è un abuso di democrazia… da logica del dopolavoro provinciale… perché lui sì che è un internazionalista!) e Carlo Cottarelli, il fu revisore della spesa pubblica (in sede di consiglio europeo i governi dovrebbero impegnarsi a non tenere più tali consultazioni.. perché bisogna dare ottimismo ai mercati… e in culo ai cittadini!). 

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E se questa è la ‘destra’ seria e ponderata del pensiero liberale, poi ci sono i riformisti responsabili della ‘sinistra’ cuvée e tutta bollicine, affogata nei rituali dementi del politicamente corretto più estremo a cui si accompagna un curioso disprezzo aristocratico per la plebe. Filtrato il rosso e ripulito il beverone imbevibile da ogni solfito scarlatto dopo la decantazione al centro, adesso i “riformisti” pasteggiano tartine nei rinfreschi di Confindustria a Cernobbio, mentre se la prendono con gli “ignoranti”, gli zoticoni delle campagne, gli “analfabeti”, i “vecchi rincoglioniti contro giovani cosmopoliti”, per i quali sarebbe opportuno introdurre un esame di cittadinanza prima di concedere (a discrezione) il diritto di voto, molto meglio se su base censitaria (come nell’800!). 

INTERNAZIONALE.IT

Per inciso, sono gli stessi “vecchi” e “ignoranti” e “ottusi” che nel 2014 decretarono il trionfo renziano alle elezioni europee, alla modica cifra di 80 euro a voto, e non risulta che all’interno della nomenklatura del partito-bestemmia qualcuno ebbe a schifarsi dell’operazione di compravendita. Sono sempre gli stessi elettori che ad Ottobre 2016 verranno chiamati ad approvare la nuova costituzione. E per la bisogna sono stati tutti promossi d’ufficio a professori emeriti di diritto, ma se dovessero bocciare il nuovo testo costituzionale allora… A maggior ragione, se il ‘mercato’ lo chiede, il nuovo “centrosinistra” riformato si scaglia pure contro quei buzzurri di operai che ha rinunciato già da tempo a rappresentare, astiosamente ricambiato peraltro nelle intenzioni di voto. Poi ci si lamenta dell’avanzata dei movimenti populisti!
franklin-roosevelt-quotes-we-must-lay-hold-of-the-fact-that-economic-laws-are-not-made-by-nature-they-are-made-by-human-beingsCampione in materia è il giovanissimo Beppe Severgnini. Il peter pan di 60 anni con la chioma moonlight non si smentisce e ci regala un pezzo magistrale sul tema…

Beppe Severgnini«La Decrepita Alleanza ha vinto. Ha preferito il passato al futuro, i ricordi ai sogni, l’illusione al buon senso. Ne fanno parte i “little Englanders” di provincia e di campagna; i cittadini meno istruiti, su cui le informazioni scivolano come l’acqua sulle piume dei pellicani di St James’s Park; i nostalgici di ogni età, incapaci di rassegnarsi a un’evidenza.
[…] I nonni hanno deciso il futuro dei nipoti. Cosa gli accadrà? Cosa accadrà ai loro coetanei sul Continente, ormai di casa a Londra? I ragazzi inglesi — per capire le proprie possibilità di studio, lavoro e movimento — dovranno capire quali condizioni verranno imposte al Regno (dis)Unito dall’Unione Europea. Se il danno non è ancora quantificabile, l’incertezza e l’ansia sono già certe. I giovani, in questo Paese, sono abituati a viaggiare, vivere e lavorare dovunque: grazie all’inglese, ai percorsi accademici, a una lodevole predisposizione all’esplorazione. Per loro tutto diventerà più difficile, se non impossibile (pensate al programma Erasmus)

Beppe Severgnini
(24/06/2016)

Quella per l’Erasmus è una vecchia fissazione di Severgnini, che continua così per altre dozzine di righe nello sprezzo di ogni ridicolo, concionando in allegria una miriade di corbellerie spumeggianti che inanella senza eguali, come se in Gran Bretagna fosse calata una cortina di ferro con i vopos alle frontiere sigillate ed Alan Moore a scrivere la sceneggiatura di un fumetto distopico.
Adam Susan - V for VendettaFortunatamente, moltissimi dei ragazzi (e delle ragazze) che scelgono di partecipare al Programma Erasmus hanno le idee infinitamente più chiare di un Severgnini e degli altri elecubratori professionisti di melassa riscaldata.
Se questo è il tenore generale della stampa italiana, la principale notizia che da 48h a questa parte campeggia a tambur battente su quasi tutti i media mainstream sarebbe la presunta raccolta di tre crescenti milioni di firme, da parte dei cittadini britannici in pentimento tardivo per contrizione. Il fine sarebbe quello di indire quanto prima un nuovo referendum e ribaltare il risultato sulla Brexit, onde non dover rinunciare a mirabili opportunità come i parametri di Maastricht (una roba che scalda il cuore!). Insomma, si tratta di un successone strepitoso, capace di scatenare gli orgasmi in diretta dei nostri premi pulitzer da cortile.
Malcom XPeccato solo che i nostri Cinegiornali Luce abbiano omesso di specificare un piccolo particolare fondamentale, ovvero che la petizione in questione è on line: può firmare chiunque e per più volte! Basta un semplice clic per partecipare.
Ula Badula L’abbiamo fatto anche noi! E per l’adesione abbiamo scelto l’eloquente nome di Ula Badula (e no, il riferimento non è alla pianta delle Primulaceae); nato e residente a Tuvalu, ma rigorosamente suddito di Sua Maestà britannica. Non servono certificazioni; basta la parola! Ma potete benissimo registrarvi come Winston Churchill.. la Regina Vittoria… o anche Jack The Ripper se preferite. Tutto quello che ci è stato richiesto per rendere valida la nostra signature è stato un indirizzo e_mail totalmente anonimo. Non serviva altro. E questo è il nostro clic.. Ops! Volevamo dire la “firma”, per richiedere il nuovo referendum…
PETITION UEQuesta invece è la verifica del Petition Team of UK and Parliament (ma andate a cagare!), che opera su tanto di sito istituzionale del Parlamento britannico…
Petition confirmAl confronto il fantomatico Staff di Beppe Grillo, con le minchionarie on line della Casaleggio Associati, pare un capolavoro di serietà!
Se ancora serviva una riprova dello stato catastrofico dell’informazione italiana, questa è la dimostrazione ultima, la pietra tombale di un giornalismo da regime del conformismo.

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GAME OVER!

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , on 25 giugno 2016 by Sendivogius

brexit-1E adesso cosa faranno i servi sciocchi delle tecnoburocrazie di Bruxelles, i sepolcri imbiancati dell’euromonetarismo psicopatico, i feticisti dello spread e gli spacciatori di titoli tossici, i professorini della pedagogia del castigo e le maestrine dei compiti a casa, quando scopriranno che l’apocalisse non comincia con la Brexit?!?
londonCosa si inventeranno gli ossequienti gauleiter del neo-imperialismo tedesco coi suoi volenterosi carnefici incistati in parlamenti esautorati da ogni potere, i sacerdoti del Rigore consacrati all’Ordnung teutonico, gli incursori del turbo-capitalismo d’assalto, improvvisamente convertiti alle ragioni dell’esecrato “stato sociale” ed ora preoccupatissimi per la tenuta di quel welfare che aspiravano a demolire senza riserve, in ossequio agli spiriti animali del liberismo più estremo, dopo mesi di terrorismo mediatico e ciniche strumentalizzazioni che molto avevano eccitato i mercati azionari?!?
Brexit Cosa succederà quando i popoli europei cominceranno a sospettare che c’è vita oltre la UE (l’Europa è un’altra cosa), nell’evidente differenza che separa drasticamente chi rimane (la Grecia) e chi invece se ne va (la Gran Bretagna), non ritenendo più sostenibili le condizioni imposte da un’Unione dei Mercanti asservita alle oligarchie finanziarie?!?
Perché stavolta gli spauracchi agitati ad arte non hanno dissuaso milioni di cittadini britannici da quell’abuso di democrazia, che tanto irrita le oligarchie delle elite finanziarie coagulate nei consigli d’amministrazione delle megacorporation e nei board bancari dagli emolumenti stratosferici. Non sono bastati gli allarmismi, né il concentrato di minacce e ricatti che meglio di ogni altra indecenza rendono bene quale sia l’intima natura di questa “unione” forzosa, fondata sull’intimidazione costante dei contraenti, a dimostrazione che certi processi imposti sono tutt’altro che “irreversibili”.
english_flagE figuriamoci che tra i principali sostenitori del “remain” vi era la City londinese al gran completo e una vecchia merda intrigante come George Soros (che le agiografie vi descriveranno come “filantropo”): uno di quegli “speculatori senza volto” dei quali gli inglesi ricordano fin troppo bene il nome e cognome, nonché i preziosi contributi, non avendo la memoria cortissima degli italiani, a proposito di come è potuto esplodere il nostro debito pubblico… Un riassuntino esplicativo QUI.

MILANO 09/05/2007 FORUM INTERNAZIONALE ECONOMIA SOCIETA' APERTA, INCONTRO "I DIALOGHI DELLA SOCIETA' APERTA" INCONTRO CON I GIOVANI NELLA FOTO: CARLO AZELIO CIAMPI PRESIDENTE EMERITO DELLA REPUBBLICA FOTO: MANZO DIAZ/INFOPHOTO

Non ha convinto l’uso strumentale di catastrofismi annunciati, né i cretinismi retorici cuciti attorno all’immaginaria “Generazione Erasmus” di privilegiati figli di papà, ai quali vanno aggiunti gli infantilismi delle legioni di aspiranti lavapiatti attratti dal fumo di Londra.
londraInvece non saranno mai sbertucciati abbastanza, coi loro sondaggi farlocchi e le sue manipolazioni, i media di una informazione mainstream convertita a portavoce organica di un mondo parallelo asservito agli interessi economici di pochi gruppi privati; totalmente slegata da una realtà che ormai è geneticamente incapace di interpretare.
Battle of WorcesterL’ultimo spauracchio di una lunga serie è ora l’annunciata “fine del Regno Unito” dilaniato dalle pulsioni secessioniste al suo interno e destinato allo smembramento, tale è l’irresistibile appeal che gli arcigni commissari della commissione di Strasburgo e le pletoriche burocrazie della UE esercitano su quanti si sentono travolti dall’insana passione per le alchimie rigoriste delle banche centrali. È noto infatti il dramma di miseria e recessione cronica che affligge ogni giorno la popolazione elvetica di una Svizzera rimasta finora esclusa dall’incredibile Bengodi della UE.

Living artist; (c) Historic Scotland, Edinburgh; Supplied by The Public Catalogue Foundation

Capirete la dirompente novità di uno Sinn Féin che chiede l’unificazione delle contee dell’Ulster con la repubblica irlandese o l’attivismo dei separatisti scozzesi che reclamano l’indipendenza della Scozia da almeno 300 anni a partire dalla prima rivolta giacobita. Solo un cretino potrebbe collegare il fenomeno alla “Brexit”, ma sfortunatamente il sistema mediatico abbonda di deficienti da competizione, raggiungendo livelli mitologici nella Germania di frau Merkel che in pochi anni è riuscita a realizzare ciò che era ritenuto unanimemente impossibile, innescando una crisi dalle proporzioni mai viste. In ambito europeo perdiamo un partner strategico e fondamentale; perché non possiamo fare a meno di solidi colossi economici come la Slovacchia, ma ci possiamo tranquillamente privare della Gran Bretagna. In compenso acquistiamo l’auspicata adesione della Turchia di Erdogan col suo islamofascismo asiatico, o i simpatici nazisti dell’Ucraina: le ‘risorse’ di cui davvero si sentiva la mancanza e che tanto contribuiranno a rafforzare l’identità democratica della UE con l’entusiasmo di quanti vi restano ancora intrappolati.
psycho_showerLa differenza di cambio è evidente e si capisce perché l’uscita della Gran Bretagna rischia di innescare un effetto domino incontrollato.

domino

P.S. Si ringrazia per la riuscita del referendum il fondamentale schauble gollumcontributo dell’ineffabile Wolfgang Schäuble, che dando prova di un’ottusità fuori dal comune, ben oltre persino i peggiori stereotipi sui tedeschi, ancor prima delle consultazioni ha avuto l’eccezionale idea di minacciare gli inglesi con l’imposizione di sanzioni economiche in caso di vittoria della Brexit, riuscendo a far incazzare non poco i diretti interessati che certo non si fanno dare ordini da un “kraut”.

Renzi-BeanP.S.2. È lecito sospettare che peggior fortuna abbia avuto anche Mr Beanla lettera aperta al “Guardian” del nostro Renzi nazionale: gli inglesi hanno scoperto che esistono leader politici persino peggiori dei loro e tanto valeva tenersi il proprio usato sicuro, invece di allargare la partecipazione a questa brutta copia italica di Mr Bean e che sembra il sosia scemo di Pinotto.

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Lacrime di coccodrillo

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , on 17 giugno 2016 by Sendivogius

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Non sono trascorse neanche 24h dal brutale omicidio della deputata laburista Jo Cox, che dell’omicida fino a ieri totalmente sconosciuto si sa praticamente tutto, come se organi di stampa ed agenzie di monitoraggio non si siano mai occupati d’altro.
E alla fine anche l’Inghilterra ha scoperto di avere il suo Casseri in versione sottoproletaria…
Thomas MairTrattasi dell’ennesimo psicopatico paranoico, che nell’anomia della sua esistenza da disadattato monomaniacale alimentava le proprie fobie ossessive nelle fogne del “suprematismo identitario e razzialista”. Oggi le frange più oltranziste del razzismo di impronta neo-nazista amano farsi chiamare così.
National Alliance HandbookCome un anonimo coglione, mentalmente disturbato, sia assurto a simbolo demoniaco della cosiddetta “Brexit”, vista l’inefficacia degli altri spauracchi agitati finora, lo sanno solamente i vocianti soloni dell’intrattenimento televisivo, incidentalmente sempre in perfetta sintonia coi ‘poteri deboli’ che condizionano l’agenda globale, e prontamente seguiti da tutto il cucuzzaro dei media mainstream al gran completo, in una di quelle acrobatiche operazioni di manipolazione con le quali gli eventi vengono distorti e reinterpretati secondo convenienza. La strumentalizzazione del cordoglio è fin troppo esplicita, nell’assai interessato tentativo di costruire un qualche collegamento con l’esecrato referendum britannico (un abuso di democrazia per chi con ogni evidenza non è uso al suo esercizio), mentre i mercati festeggiano al gran completo quello che nelle sue implicazioni deve essersi rivelato un felicissimo evento (l’omicidio), per altrettante fortunate circostanze. Il volto buono dell’Europa ‘unita’.
Dell’assassino si conosce ogni aspetto della sua vita sostanzialmente virtuale, tra i siti di nicchia del “suprematismo bianco”. Spuntano frequentazioni on line, acquisti, donazioni, preferenze…

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E la cosa interessante è che a fornire le informazioni con gran dovizia di particolari dispensati ai media non sono i soliti “servizi di intelligence”, l’FBI o l’Mi6 britannico, ma l’intraprendente Southern Poverty Law Center specializzato nella produzione compulsiva delle liste dei brutti, nazi e cattivi, nonché straordinaria macchina macina-soldi dietro il nobilissimo principio dei diritti civili…
legal-case-costsDomandina semplice, per piccole curiosità inappagate: come fa un’americanissima associazione privata senza fini di lucro (che però gestisce la bellezza 300 milioni di dollari e passa, in investimenti e fondi immobiliari) ad essere in possesso di vecchi scontrini d’acquisto risalenti addirittura al Marzo del 1999 (e finora gelosamente conservati nonché ottimamente archiviati), con sopra impresso il dettaglio delle spese on line di quello che avrebbe dovuto essere un anonimo acquirente britannico di insignificante paccottaglia nazistoide, peraltro in libera vendita?!?

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LO SPOSO TURCO

Posted in Kulturkampf, Risiko! with tags , , , , , , on 7 maggio 2016 by Sendivogius

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Modifica unilaterale della Costituzione, stravolgimento delle regole parlamentari, concentrazione abnorme dei poteri istituzionali, nepotismo esteso oltre ogni familismo amorale, asservimento dei media e bavaglio alla libera stampa… No, non è l’Italietta bonapartista di Renzimandias, ma la Turchia del sultano Erdogan: il nuovo amichetto di fräulein Merkel, auto-assunta ad arcigna governante di un’Europa ridotta a dépendance tedesca, ed ora tutta preoccupata su come puntellare i sacri confini germanici salvaguardandoli dalla pressione migratoria, senza però pregiudicare il transito delle merci in uscita a tutela delle proprie esportazioni.
Per questo c’è bisogno di Recep Tayyip Erdogan: l’inquietante padiscià imbucato a Berlino, che tanto ama giocare all’impero ottomano, credendosi evidentemente l’incarnazione in formato tascabile di Solimano redivivo. Uno che nel suo tetro palazzo presidenziale di Ankara, agli incontri ufficiali, si presenta così…
Recep Tayyip Erdogan nel palazzo presidenziale di AnkaraIl fatto che un simile dittatore da operetta venga fatto imboccare a forza in quel circolo degli orrori a cui sempre più assomiglia la UE, e dalla quale oramai troppi scalpitano per uscire, costituirà per i secoli a venire il marchio d’infamia di un continente sempre più allo sbando, nella drammatica assenza di una qualunque classe dirigente.
L’adesione di Istanbul a questo club dei suicidi impiccati al rigore contabile era in cantiere da tempo… Ce lo chiede Washington che ha bisogno della base aerea di Incirlik (a be’ allora..) e naturalmente il “Mercato”.
spiegel Da qui, e dalle esigenze di politica interna per un’Angelona prossima alla frutta, scaturisce la sottoscrizione di un accordo vergognoso con la Turchia di Erdogan, che non ferma i flussi migratori, ma semplicemente li storna verso le coste italiane del Mediterraneo. E giacché non sarebbe vantaggioso provocare il collasso della Grecia, fintanto il governo ellenico non avrà saldato gli interessi a strozzo sul debito, chiude provvisoriamente la tratta balcanica nonostante questa possa essere riaperta in ogni momento, secondo i capricci e soprattutto i ricatti dell’ingombrante “alleato” turco.
Erdogan e i giannizzeriPer ogni “migrante” rimpatriato, i cittadini europei se ne prenderanno subito a carico un altro, per un saldo zero sui rimpatri e un aggravio progressivo sui bilanci pubblici che in qualche modo dovranno essere finanziati. Vengono sbloccati i visti per la libera circolazione di tutti i cittadini turchi (solo 75 milioni) all’interno della UE, per un’altra massiccia immissione di imprescindibili “risorse” da ricollocare in qualche modo, che si andranno ad aggiungere agli altri milioni di disperati proveniente da ogni bidonville del pianeta: i “doni” (assolutamente non richiesti) come ama chiamarli il Gran Muftì di Roma, al secolo “papa Bergoglio”.

Turkey Pope

Sarebbe il sommo pontefice di romana chiesa (santa?), che di tutto sembra occuparsi eccetto di ‘cristiani’, mentre sollecita il ritorno ad uno “spirito umanistico” dell’Europa (Dio non voglia!) che a suo tempo tanti bei papi ci ha dato come quell’Enea Silvio Piccolomini fissato con le crociate contro i turchi.
soldatini turchiPer intenderci, Angelona era quella che soltanto otto mesi fa era pronta ad accogliere mezzo milione di “profughi” all’anno o anche più, in un flusso ininterrotto per i prossimi lustri a venire; salvo poi fare precipitosamente marcia indietro quando questi “doni” della globalizzazione hanno cominciato a reclamare il loro diritto di preda nella notte brava di capodanno, con lo stalking di massa contro le ‘femmine’ degli infedeli, per una riedizione ‘goliardica’ delle vecchie marocchinate (troppo politicamente scorrette per essere ricordate).
A suo tempo, sulla questione considerata nella sua dimensione generale [QUI] eravamo stati fin troppo facili profeti:

“…c’è da chiedersi, quando tra qualche settimana sarà nuovamente mutata la percezione mediatica, quanti di quei tedeschi ed austriaci che ora corrono ad accogliere festanti l’arrivo dei migranti alle loro frontiere orientali risponderanno con lo stesso entusiasmo, non appena si renderanno conto che l’ondata non si esaurirà in poche decine di migliaia di profughi. Soprattutto, sarà interessante confrontarne le reazioni quando prenderanno atto che l’intera operazione non è a costo zero, specialmente nel momento in cui verranno contabilizzati gli oneri che una simile ‘riallocazione’ su vasta scala comporta; nonché l’impatto che questa avrà sui sistemi di welfare e di pubblica assistenza, con la distribuzione delle risorse interne e le priorità di spesa ad essa connessa. Perché è evidente che gli stati europei, nella loro apparente opulenza, hanno pur sempre un limite fisiologico…”

  (06/09/2015)

Per il ricostituito Reich germanico senza le panzer-divisionen, i vantaggi del matrimonio combinato con l’imbarazzante sposo turco sono pochini e tutti di breve periodo. Per il resto d’Europa, che supinamente ha subito il trattato su imposizione tedesca, non andando oltre qualche mugugno, i benefici assommano a zero con costi alla lunga insostenibili.
FESTA IN MASCHERA  In compenso, vengono assecondate le velleità neo-ottomane della Turchia di Erdogan e tutte le sue destabilizzanti ambiguità nello scacchiere mediorientale, sollevando una cortina di silenzio sulle continue violazioni dei diritti civili con cui un regime sempre più autoritario reprime con durezza il dissenso interno.
rte-hitlerFortunatamente, da noi non vengono (ancora) ammazzati i giornalisti o prese d’assalto dalla polizia le sedi dei giornali. Al massimo, si mettono sotto processo i comici per delitto di lesa maestà delle loro sacralità imperiali, tanto per compiacere il permaloso dittatorello di turno…
MERKEL-ERDOGANAl contempo, si tace interamente sul terrorismo di Stato (che in Turchia sembra essere pratica ordinaria ed elettoralmente vincente), sugli omicidi politici, nonché sulla repressione delle minoranze (non solo curde) e sul ruolo fondamentale che il governo turco ha giocato nel creare e foraggiare le bande di psicopatici in ciabatte che imperversano in Siria.
is-e-soldati-turchi Fu così che l’islamofascismo del sultano di Ankara diventò improvvisamente presentabile e congruo agli standard europei; così inflessibili sui conti, ma sempre molto elastici quando investono la sfera dei diritti e le tutele della cittadinanza. Per questo, nella nuova Turchia erdoganizzata, ridotta ad una satrapia personale a feudalizzazione familiare, non si può assolutamente parlare di sterminio degli armeni: è un delitto di stato (usare la parola “genocidio”, mica il delitto!). In compenso si può tranquillamente concionare di “razza turanide”, di genetica e “panturanesimo” delle stirpi uralo-altaiche. Se riguardasse noi “occidentali” bianchi e cattivi, si parlerebbe apertamente di razzismo… Ma in questo caso si tratta di una diversa sensibilità culturale nella ‘relativizzazione’ dei costumi locali. A parti inverse, immaginatevi soltanto un presidente tedesco che oggi si mettesse a parlare di “razza ariana”, negando la shoah degli ebrei.
Per contro, la Turchia è da sempre parte integrante della storia europea…
Vienna 1683Dalla conquista di Costantinopoli nel 1453 all’ultimo assedio di Vienna nel 1683, non si contano i suoi contributi alla pace ed alla stabilità dell’Europa, lasciando un indelebile ricordo in quei popoli balcanici che hanno avuto la mirabile fortuna di essere amministrati da così illuminato dominatore come certamente fu l’Impero ottomano. È il motivo per cui le popolazioni dell’Europa orientale guardano alle fiumane umane di immigrati, aspiranti profughi, con la stessa apprensione e timori che i loro antenati della Moesia e dell’Illyricum devono aver provato all’arrivo dei Goti nella regione balcanica, nonostante l’ammorbante vulgata pietista che ad ogni ora del giorno e della notte trabocca dai nostri Cinegiornali Luce, tanto per cercare di ammorbidire la gigantesca supposta in arrivo, finendo invece per provocare l’effetto opposto con l’inevitabile crisi di rigetto che di solito ne consegue.

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SEPTEMBER-PROGRAMM

Posted in Kulturkampf, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 luglio 2015 by Sendivogius

Germany wallpaper by Vortigauntdpr

Nel 1961, con la pubblicazione del suo Assalto al potere mondiale, lo storico Fritz Fischer sollevava un putiferio negli ambienti accademici tedeschi, mettendo in discussione uno dei totem nazionali, che vuole la Germania come una vittima delle circostanze, nella declinazione di ogni responsabilità per costante auto-assoluzione, sottolineando invece l’esistenza di un filo conduttore che accomunerebbe la politica estera ed economica del Reich guglielmino con lo stato nazionalsocialista, il quale nella sua eccezionalità pure agì in sostanziale continuità ereditandone molte delle linee guida.
GermanysaimsinthefirstworldwarSecondo l’analisi di Fischer, al principio del XX secolo il Reich perseguiva con lucidità il consolidamento di una posizione egemonica a livello continentale, tramite la creazione di una grande sfera di influenza su scala globalizzata, col suo “power-core” in una Mittleuropa sotto la diretta direzione tedesca, ed al contempo con la costituzione di una serie di stati-vassalli a sovranità limitata, posti sotto il controllo germanico. E ciò sarebbe dovuto avvenire, attraverso la costituzione di una specifica area economica di scambio, a garanzia delle industrie tedesche ed a vantaggio esclusivo della propria bilancia commerciale.
Cover Contro rivoluzioniLa supremazia teutonica, garantita dalla preponderanza dell’elemento militare, sarebbe stata ulteriormente puntellata da una serie di annessioni ai propri confini, con la creazione di una cintura di stati-cuscinetto nell’Europa Orientale e l’annessione di ampie porzioni di territorio francese e belga ad Occidente.
Bundesarchiv_Bild_183-R52907,_Mannschaft_mit_Gasmasken_am_Fla-MGIl progetto di natura geopolitica a trazione economica avrebbe contato sul convinto appoggio della cancelleria imperiale e dei principali gruppi finanziari ed industriali del paese, potendo altresì contare sulla sponda di gran parte del mondo intellettuale tedesco. Lo scoppio della prima guerra mondiale sarebbe stato dunque solo la diretta conseguenza di una simile impostazione, costituendo a suo modo una “opportunità” per la realizzazione di un tale progetto.
Theobald von Bethmann-HollwegNel 1914, dopo l’offensiva della Marna, gli obiettivi di guerra tedeschi vengono condensati e ricapitolati in un controverso documento conosciuto come il “Programma di Settembre” (Septemberprogramm). Il capitolato, che costituiva una sorta di “lista della spesa” con le pretese e la raccolta di proposte informali, da parte dei vari gruppi di potere che si muovevano all’ombra dell’apparato politico-industriale e militare tedesco, raggiunge la sua stesura definitiva il 9 Settembre del 1914 (da lì il nome), ad opera del cancelliere Theobald von Bethmann-Hollweg. A compilare la stesura del programma provvede però Kurt Riezler, segretario generale del cancelliere.
septemberprogramA livello strettamente economico, una peculiarità piuttosto curiosa del piano consisteva nella creazione di una grande unione doganale, con la creazione di un’area di ‘libero’ scambio. Si tratta della “Mitteleuropäischer Wirtschaftsverband” (associazione economica mitteleuropea), che avrebbe dovuto comprendere la Francia, il Benelux (Belgio, Olanda e Lussumburgo), , l’Austria, l’Ungheria, l’Italia, i paesi Nazisti in Ucrainascandinavi (Danimarca, Svezia, Norvegia) ed i futuri stati cuscinetto dell’Europa Orientale: dai paesi baltici (Lituania, Lettonia, Estonia), passando per la Polonia e l’Ucraina, in funzione anti-russa.
In particolare, Kurt Riezler ipotizzava la creazione di una confederazione di stati, concepita come una società per azioni nelle quali l’azionista di maggioranza sarebbe stata la Germania, in grado di condizionare e determinare col suo peso egemonico le scelte e le condizioni di tutti gli altri.
NeinSilhouetteBLUEglassLo scopo di questa sorta di unione economica europea allo stato embrionale era quello di stabilizzare il dominio economico tedesco sull’Europa centrale. I partecipanti all’unione mittleuropea, nominalmente uguali sarebbero stati in realtà subordinati agli interessi tedeschi.
manifesto-propaganda-tedesco Nel caso della Francia era prevista poi l’annessione dei distretti minerari di Brey e della Lotaringia, la totale chiusura degli scambi commerciali con la Gran Bretagna e la trasformazione del territorio francese in un immenso mercato per le merci e gli investimenti tedeschi. Il Belgio sarebbe stato ridotto ad un protettorato tedesco, da tenere sotto occupazione militare.
È interessante notare come alcuni dei propositi contenuti all’interno del sedicente “programma” costituiscano una variabile costante della politica germanica: dalla creazione di una unione doganale per lo smercio delle proprie manifatture, alla creazione di un’area egemonica a trazione tedesca su base mitteleuropea, che abbia il suo punto di forza nell’area Baltica, puntando sul sostegno di Lituania ed Estonia per sottrarre l’Ucraina dalla sfera di influenza russa. In pratica è esattamente quanto sta accadendo oggi, col conflitto ucraino che oppone Berlino (e Washington) a Mosca per interposti contendenti.
Ucraina democraticaPertanto, Fritz Fischer individuava nelle aspirazioni egemoniche dell’espansionismo teutonico le cause che condussero l’Europa alla catastrofe della “Grande Guerra”, suscitando la stizzita reazione dei conservatori. Soprattutto, riaccendeva l’attenzione sull’anomalia tedesca, che nella sua specificità corre lungo le vie tortuose del “Sonderweg”, che in passato sono confluite in quel cocktail venefico ad alta gradazione tossica di intransigenza luterana ed ipocrisia moralista, autoritarismo prussiano ed elitismo reazionario, nazionalismo estremo e darwinismo sociale, che sono alle origini dello stato tedesco ed alla base di uno sviluppo patologico, di cui il nazismo non sarebbe che una “variante”; a tal punto da costituire un risultato storico inevitabile riflesso nei difetti unici del “carattere nazionale tedesco”, secondo l’analisi alquanto impietosa di certa storiografia britannica.
WW-I soldiersC’è da dire che il progetto economico di una Mitteleuropäischer Wirtschaftsverband non viene abbandonato con la fine della guerra, ma viene fatto proprio dai nazisti che riprendono l’idea conferendogli una dimensione prevalentemente economica, attraverso la costituzione di una “comunità europea” (Europäische Wirtschaftsgemeinschaft) d’impronta tedesca, attraverso l’istituzione di una moneta unica e la creazione di un grande spazio economico (Großwirtschaftsraums), da costruire sotto la guida della GEWG (Società per la programmazione economica europea).
Second_world_war_europe_1941-1942Nel Luglio del 1940, Walther Funk, ministro dell’Economia e presidente della Reichsbank, presenta il suo progetto per la “riorganizzazione economica dell’Europa”, meglio conosciuto come Piano Funk, finché nel Settembre del 1942 le fatiche di Funk confluiranno in un articolato documento dal titolo assai evocativo: “Comunità economica europea” (Europäische Wirtschaftsgemeinschaft). Alla stesura oltre allo stesso Walther Funk, partecipano: Gustav Koenigs, segretario di Stato; Philipp Beisiegel, ministro del Lavoro; Heinrich Hunke, presidente della Camera di commercio e industria di Berlino… Ma ci sono anche esponenti del mondo economico tedesco come Anton Reithinger, direttore del dipartimento economico della IG Farben, e Bernhard Benning, direttore del Reichs-Kredit-Gesellschaft.
Tedeschi ad AteneIn quanto circoscritti ad un periodo oscuro della storia recente, alla luce delle vicende del tempo presente, ci sarebbe da chiedersi quanto il “percorso solitario” dei popoli tedeschi verso la cosiddetta integrazione europea, sempre in bilico tra Est ed Ovest, pulsioni isolazioniste e sindrome da accerchiamento, sia davvero compiuto. E quanto il ritrovato orgoglio nazionale che sembra degenerato in una nuova arroganza totalitaria, che ha nell’ordoliberismo tedesco il suo punto di forza, sia del tutto scevro da pretese di superiorità culturale ed etnica, mentre pretende di dare lezioni di etica ad un intero continente.
NEU_GE2_01La differenza che intercorre tra una Germania europea ad un’Europa tedesca risiede nell’allucinante abnormità dello sciagurato caso ellenico, con l’imposizione di una serie di diktat che lungi dall’assomigliare ad una “trattativa” si configurano piuttosto come un ultimatum, fissato in 72 ore, finalizzato più che altro all’annientamento della Grecia a scopo intimidatorio, concepito come una sorta di atto di guerra attraverso la “conventrizzazione” di un intero paese per la sua capitolazione incondizionata.

Massacro di Distomo

L’ultimatum dell’Austria-Ungheria alla Serbia, che determinò lo scoppio della prima guerra mondiale, si reggeva su condizioni lungamente più sostenibili e meno umilianti di quelle che la Germania ‘democratica’ sta imponendo alla Grecia nell’ignavia del resto d’Europa, a vergogna perenne di una “Unione” utilizzata come arma di distruzione di massa e che ha interamente smarrito le ragioni del suo essere.

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KAIDAN

Posted in Business is Business, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 luglio 2015 by Sendivogius

kwaidan

I kwaidan sono i racconti dell’orrore della tradizione folkloristica giapponese, con la consueta galleria di apparizioni spettrali, infestazioni demoniache e creature sovrannaturali, che raggiungono il loro culmine nella Hyakki Yagyō: la “parata notturna dei cento demoni”, la quale ha un curioso omologo nella Caccia infernale della mitologia europea.
kwaidan-hoichi-battlehymn2Strettamente collegati al regno dei morti, sono i personaggi di un mondo parallelo che si sovrappone ed interagisce con la realtà dei comuni mortali, i quali ne subiscono l’influenza e sottostanno ai capricci di entità aliene, che avocano a sé la dimensione umana in un crescendo di terrori notturni. Gli antichi lo chiamavano “timor panico”, ma nell’ambito delle psicopatologie il fenomeno è meglio conosciuto come “derealizzazione”, che poi è perdita del senso di realtà nella mancanza di empatia ed ansia crescente. Se rapportato allo stato catatonico delle istituzioni europee, quanto mai contratte in tutta la loro pletorica alienazione dogmatica, la galleria fantasmagorica di figure fantastiche, che si agitano all’interno di un simile baraccone burocratico nella camera oscura della post-democrazia, assomiglia più che altro al tunnel degli orrori di un luna park impazzito.
tunnel darkTra i fenomeni da baraccone che agitano le notti insonni dei consigli europei, ovvero quei comitati di recupero crediti che hanno fatto dello strozzinaggio intimidatorio una pratica collaudata di governo e di ricatto costante, varrà la pena porre una accenno minimalista ad alcuni degli ectoplasmi in parata…

Hyōsube Martin Schulz, candidato ufficiale del socialdemocratici europei alla presidenza della Commissione europea, è quello che durante la campagna elettorale andava blaterando qualcosa a proposito di un’altra Europa possibile che fosse “più giusta, equa e democratica”, in risposta a quella “delle banche, dei mercati finanziari senza controllo”. Poi, messa all’incasso la rielezione coi voti dei gonzi che ancora ci credono, ha subito cambiato idea: promosso a zerbino personale di quegli stessi “mercati”, si è acconciato a governare con frau Merkel ed herr Schäuble, diventando non solo un convinto assertore di quella “austerity” che tanto andava contestando, ma anche uno dei più intransigenti punitori di quella Grecia, che ha osato disubbidire nella rivendicazione di una propria autonomia decisionale.
È lo stesso che ora va concionando senza ritegno alcuno di “aiuti umanitari” ad un Paese che non è a corto di derrate alimentari, ma sta affrontando una crisi di liquidità con la mancanza di banconote che quegli stessi beni di consumo servono ad acquistare, dopo quattro anni di “cure” disastrose.
È il moderno approccio tedesco all’antico concetto di lager: non è la privazione della libertà con la negazione dei bisogni a costituire il problema, ma un corretto apporto proteico nell’alimentazione della manodopera schiavizzata.

Shirime – Eyeball Butt Jean-Claude Juncker, scialbo burocrate democristiano e indimenticato premier del Lussemburgo, costretto alle dimissioni anticipate per un incredibile scandalo di schedature di massa, con la costituzione di una sorta di polizia segreta parallela, insieme ad una serie di malversazioni e irregolarità fiscali consumate all’ombra dell’austero primo ministro. Per questo l’ottimo Juncker è stato nominato all’unanimità presidente della Commissione UE, potendo contare sul sostegno fondamentale degli ancor più incredibili “socialisti europei”.
Del presidente Juncker, si ricordano le formidabili battute e le scherzose paternali al premier greco Tsipras, ancora troppo inesperto (e che evidentemente ha tanto da imparare da un simile ‘maestro’); nonché come lui, un “vecchio democristiano”, abbia dovuto convincere un comunista a tassare gli armatori greci… Ovverosia, gli stessi armatori che esportano illecitamente i capitali sottratti al fisco ellenico, grazie al formidabile ausilio delle stimatissime società anonime di diritto lussemburghese esperte in riciclaggio e delle ancor più apprezzate Anstalt, che costituiscono una peculiarità assoluta del nobile Principato del Liechtenstein, senza che Juncker e compagnia brutta se ne siano mai data la benché minima preoccupazione.

Tesso by gegebo Wolfgang Schäuble, arcigno plenipotenziario tedesco alle Finanze, gran sacerdote del Rigore e inflessibile custode dei conti. Spirito luterano applicato ai flussi di cassa, per Schäuble l’ottemperamento dei debiti (altrui) è una questione morale, consacrata all’intransigenza dei pagamenti.
Democristiano dalle pulsioni reazionarie, è in politica da quasi mezzo secolo per eredità di famiglia; fautore dei “valori tradizionali” e liberista in economia, crede nell’etica del capitalismo che evidentemente non è in contrasto con l’accettare finanziamenti in nero da un noto trafficante d’armi internazionale. Nella ritrovata supremazia della Germania all’interno dell’Europa, utilizza la moneta unica (realizzata a immagine e somiglianza del marco) un po’ come il Reich utilizzava le panzerdivisionen. Va da sé che le reni della piccola Grecia devono essere spezzate, giacché la cosa costituisce innanzitutto una “questione di principio”.

Rokurokubi Angela Merkel, l’intoccabile cancelliera di ferro, meglio conosciuta in Italia come la “culona inchiavabile” per gentile intercessione berlusconiana. È la signora dei “nein”, famosa per la tipica flessibilità germanica e per il pessimo vizio di considerare gli altri premier europei non come partner strategici ma come gauleiter personali, convinta com’è di detenere una specie di diritto imperiale nel potersi scegliere i propri interlocutori e, se il caso, rimuovere senza indugio quelli sgraditi. Per questo gestisce e si intromette nelle questioni interne agli stati sovrani, come si trattasse di affari da politica coloniale. Lo schiaffo greco è qualcosa che non aveva previsto. E dunque richiede ritorsioni immediate, tanto per ricordare al resto del pollaio europeo chi è il padrone. Ha il pregio formidabile di aver riportato la germanofobia in Europa, a livelli popolari che non si vedevano dal 1914. Alla testa dei conservatori consacrati al turbocapitalismo finanziario, ha disintegrato il sentimento europeista largamente diffuso nel sentire comune in una palude di risentimenti, egoismi, e diffidenze reciproche, trasformando il sogno dell’integrazione europea in un incubo.

oda_bekuwa-taro Matteo Renzi, è l’ultimo di una lunga serie di inutili idioti. Per l’esattezza è un Cazzaro oramai a corto di battute e con le quotazioni pericolosamente in ribasso, per un’Italia oramai entrata in overdose da fuffa. Per qualche tempo, ha costituito lo zuccherino presto esaurito, per rendere più sopportabili i traumi della cura da cavallo che ha stroncato l’intero sistema economico e produttivo italiano, trasformandolo da secondo competitore commerciale in Europa (dopo la Germania), in un mercato di ripiego per la vendita di merci tedesche e soprattutto per l’accollamento dei crediti scoperti ai quali le banche di Berlino non intendono rinunciare, dopo il salvataggio del sedicente fondo salva-stati.
The Triple Occupation of Greece (by Germany, Italy and Bulgaria)Renzi è quello che ha proposito del caso greco andava concionando qualcosa a proposito di “baby-pensionati” greci in un paese, l’Italia, con “pensionati d’oro” dagli assegni mensili superiori ai 90.000 euro. E con la faccia di tolla che contraddistingue il personaggio blatera di intollerabile “evasione fiscale greca”, che vista in percentuale è solo di poco superiore a quella italiana ma di gran lunga inferiore in rapporto alle somme evase illegalmente, per fronteggiare le quali è stata predisposta la più imponente “sanatoria” di tutti i tempi. La chiamano voluntary disclosure per meglio farsi intendere dai ladri di tutti i continenti. E probabilmente rientra nelle “riforme impressionanti” che tanto eccitano i “mercati”.
Condannato all’assoluta irrilevanza, ignorato nei vertici internazionali, ma disposto a svendere un intero paese per una fotografia insieme ai “grandi” o un invito a fanfaroneggiare liberamente in qualche università, il fin troppo ridanciano Bullo di Pontassieve è il grande sconfitto del referendum greco da cui esce squalificato personalmente e umanamente, dopo la squallida serie di colpi bassi, scorrettezze e machiavellismi della peggior specie, che accompagnano le esibizioni narcisistiche di questo squallido intrigante di provincia, che passa il suo tempo tra “gufi”, “selfie” e “tiki-taka”.

matteo-renzi-sulla-confezione-di-kinder-cioccolato

Sospeso il golpe bianco in Grecia, respinto con coraggio dal popolo ellenico, nel tentativo fallito (per ora..) di instaurare un governo fantoccio a sovranità limitata su mandato fiduciario, è interessante notare l’ondata di isteria collettiva che ha attraversato le oligarchie timocratiche, incistate nel betrüger in der euro familiecorpaccione metastatico della UE, insieme allo schiumoso livore e alla rabbia repressa con cui è stato accolto il referendum che col suo NO ha sancito il rifiuto della Grecia di essere trasformata in una specie di succursale Necromonger, tramite quello che a tutti gli effetti si configura come un esperimento allargato di ingegneria sociale.
Quando ciò avviene, si chiama “governo tecnico”; da sempre considerato maggiormente responsivo agli ukase delle tecnostrutture monetariste, che dominano l’Unione mercantilista impropriamente chiamata ‘europea’, e ovunque accompagnate dai volenterosi carnefici politicamente ammucchiati nella formula pervasiva delle “Larghe Intese”: variante continentale delle Große Koalition tedesche, riunite sotto il mantra ossessivo e ipnotico delle “riforme”, a dimostrazione di quanto fosse ben poco economica e molto ideologica la sedicente “trattativa” condotta a colpi di ultimatum…

Che cosa s’intende per riforma? Lo strano caso della Grecia e dell’Europa

Usuraio «Il termine, riforma, è oggi diventato centrale nel tiro alla fune tra la Grecia e i suoi creditori. Un nuovo sollievo dal debito potrebbe essere possibile, ma solo se i greci acconsentiranno a “riforme”. Ma a quali riforme e a qual fine? La stampa ha fatto circolare il termine, riforma, nel contesto greco come se ci fosse un vasto accordo sul suo significato.
Le specifiche riforme pretese dai creditori della Grecia oggi sono una miscela speciale. Mirano a ridurre lo stato; in questo senso sono “orientate al mercato”. Tuttavia sono la cosa più lontana dalla promozione del decentramento e della diversità. Al contrario, operano per distruggere le istituzioni locali e per imporre un unico modello di politica in tutta Europa, con la Grecia non come fanalino di coda, bensì all’avanguardia. In quest’altro senso le proposte sono totalitarie, anche se il padre filosofico è Friedrich von Hayek, l’antenato politico, per dirla brutalmente, è Stalin.
usura di statoLa versione dell’Europa moderna dello stalinismo di mercato, per quanto riguarda la Grecia, ha tre punte. La prima riguarda le pensioni, la seconda i mercati del lavoro e la terza le privatizzazioni. Poi c’è una questione onnicomprensiva di imposte, austerità e sostenibilità del debito cui possiamo tornare più avanti.
Per quanto riguarda le pensioni i creditori chiedono che circa l’un per cento del PIL sia tagliato “quest’anno” dalle pensioni, in un paese in cui quasi la metà delle pensioni corrisponde somme inferiori alla soglia della povertà. La specifica richiesta taglierebbe circa 120 euro a pensioni al livello di 350 euro, o meno, al mese. Il governo replica che anche se il sistema previdenziale necessita di essere riformato – l’attuale età di pensionamento anticipato è insostenibile – tale riforma può essere attuata solo gradualmente e parallelamente all’introduzione di un efficace piano di assicurazione contro la disoccupazione.
borsaQuanto ai mercati del lavoro i creditori hanno già imposto la quasi completa eliminazione della contrattazione collettiva e la riduzione dei salari minimi. Il governo fa notare che l’effetto è di rendere informale il mercato del lavoro, in modo tale che il lavoro non sia registrato e i contributi previdenziali non siano versati, il che a sua volta mina il sistema previdenziale. La proposta greca consiste nell’ideare un nuovo sistema di contrattazione collettiva che soddisfi i parametri dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.
Quanto alle privatizzazioni i creditori hanno richiesto la vendita di aeroporti, porti marittimi e aziende dell’elettricità, tra altre attività, e che tutto ciò sia fatto rapidamente. Qui l’obiezione greca non è contro l’amministrazione privata o straniera di determinate attività bensì piuttosto contro la loro svendita, o senza condizioni o senza mantenere una partecipazione al capitale. Così nella privatizzazione in corso del porto del Pireo a favore della società cinese Cosco, il governo ha insistito su un piano d’investimento e su diritti dei lavoratori. (Completando la svolta post-moderna del linguaggio, qui un governo di sinistra in un paese capitalista impone diritti sindacali a un’impresa multinazionale di un paese comunista).
CinaPassando alle imposte, i creditori hanno richiesto un forte aumento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), che ha già un’aliquota massima del 23 per cento. Tra altre cose l’onere ricadrebbe sui farmaci (e perciò sugli anziani) e sulle aliquote speciali godute dalle isole greche (circa il 10 per cento del paese, per popolazione), dove è incentrato il turismo e dove i costi sono in ogni caso maggiori. Il governo fa notare che gli aumenti dell’imposta sul turismo danneggiano la competitività e che l’effetto complessivo dell’aumento del carico fiscale consisterà nel ridurre l’attività, aggravando il problema del debito. Ciò che serve, invece, è far pagare le imposte; ridurre l’evasione dell’IVA potrebbe, molto presto, consentire una riduzione delle aliquote.
Quella che manca nelle richieste dei creditori è, beh, la “riforma”. Tagli alle pensioni e aumenti dell’IVA non sono riforme; non aggiungono nulla all’attività economica o alla competitività. Le privatizzazioni a prezzi di realizzo possono determinare monopoli privati predatori come sa chiunque viva in America Latina o in Texas. La liberalizzazione del mercato del lavoro ha la natura di un esperimento immorale, l’imposizione della sofferenza come terapia, qualcosa che è confermato dai documenti interni del FMI sin dal 2010. Nessuno può suggerire che i tagli ai salari possono portare la Grecia a un’efficace competizione per il lavoro in merci scambiate con la Germania o con l’Asia. Invece, ciò che avverrà e che chiunque disponga di competenze concorrenziali se ne andrà.
cravattaroLa riforma, in qualsiasi senso reale, è un processo che richiede tempo, pazienza, pianificazione, e denaro. La riforma previdenziale e dell’assicurazione sociale, moderni diritti del lavoro, privatizzazioni razionali ed efficace incasso delle imposte sono riforme. Lo stesso sono le misure relative all’amministrazione pubblica, al sistema giudiziario, al funzionamento del fisco, all’integrità statistica e su altre questioni, che sono concordate in linea di principio e che i greci metterebbero in atto prontamente se i creditori lo permettessero, ma per motivi negoziali non lo fanno. Lo stesso sarebbe un programma d’investimenti che sottolinei i servizi avanzati che la Grecia è ben adatta a fornire, tra cui l’assistenza sanitaria, quella agli anziani, l’istruzione superiore, la ricerca e le arti. E’ necessario riconoscere che la Grecia non può avere successo essendo uguale ad altri paesi; deve essere diversa, un paese con piccoli negozi, piccoli alberghi, elevata cultura e spiagge pubbliche. Una ristrutturazione del debito che riporterebbe la Grecia ai mercati (e, sì, può essere fatto e i greci hanno una proposta per farlo) sarebbe anche, secondo ogni calcolo ragionevole, una riforma.
strozzinoL’evidente oggetto del programma dei creditori perciò non è una riforma. E’ il raddoppio dell’incasso del debito in presenza di un disastro. Tagli alle pensioni, tagli ai salari, aumenti delle imposte e svendite sono offerti sulla base del pensiero magico che l’economia riprenderà ‘nonostante’ il fardello di imposte più elevate, di minor potere d’acquisto e di rimpatrio esterno di profitti da privatizzazioni. La magia è già stata messa alla prova per cinque anni, senza successo nel caso greco. E’ per questo che, invece di riprendersi come predetto dopo il salvataggio del 2010, la Grecia ha sofferto la perdita di più del 25 per cento del suo reddito, senza alcuna fine in vista. E’ per questo che il fardello del debito è passato dal 100 per cento del PIL al 180 per cento, misurato in termini di valori nominali. Ma ammettere questo fallimento, nel caso della Grecia, comprometterebbe l’intero progetto politico europeo e l’autorità di quelli che lo gestiscono.
imagesCosì il confronto greco resta in stallo. In realtà non è nemmeno uno stallo, visto che i greci sono sotto pressione estrema. O cedono alle posizioni dei creditori o potranno ritrovarsi con le banche chiuse e costretti a uscire dall’euro, con conseguenze altamente dirompenti almeno nel breve periodo. I creditori lo sanno. Perciò continuano a costringere i greci contro un muro, non modificando mai le proprie posizioni e contemporaneamente lamentando che la parte greca non si dà abbastanza da fare. E mentre i greci cedono terreno, centimetro per centimetro, i creditori non fanno che chiedere di più

James K. Galbraith
(23/06/2015)

L'amico di famiglia La differenza sostanziale che intercorre tra uno strozzino ed un onesto creditore, consiste nel fatto che quest’ultimo è spesso una persona ragionevole, disponibile a rivedere e rinegoziare le modalità di pagamento, per mettere il proprio debitore nelle condizioni di poter restituire il denaro ricevuto in prestito, evidentemente dilazionando le rate e rivedendo gli interessi. E in questo agisce per sua stessa convenienza. Specialmente quando nell’immediato il pagatore non dispone delle risorse necessarie per rifondere il debito. Lo strozzino invece più che al recupero del capitale investito mira all’acquisizione degli interessi, incrementati esponenzialmente dall’insolvenza del debitore. Per lo strozzino, la condizione ottimale è che questi sia messo nelle condizioni di non poter pagare, in modo da impossessarsi di ogni suo bene, andando ben oltre l’entità del debito originario. Lo scopo infatti non è l’estinzione del debito, ma la sua insostenibilità. Va da sé che il vero vantaggio dell’investimento risiede nella rovina del debitore. Che poi la UE si presti alle linee guida di un’economia criminale è un altro discorso…

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