Archivio per Fascisti

NOSTALGIA CANAGLIA

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , on 4 ottobre 2020 by Sendivogius

Uno pensava fosse soltanto un’altra delle consuete adunate da sabato fascista, con le quali le succursali italiote del Ku Klux Klan sono solite onorare il loro duce di ghisa insieme agli altri nazisti della padania. È sempre la vecchia merda sovrana, che ribolle infetta attorno a Capitan Sugna in astinenza da sagra, con mandrie di obesi citrulli in sovrappeso che si danno la staffetta su un palchetto, come i matti di Hyde Park, per esprimere solidarietà al Capitone ai ferri. E intanto delirano su invasioni e “navi da contrasto” per cannoneggiare le zattere a mare, onde fermare l’orda anfibia sul bagnasciuga, in un’abbuffata di livori marci e razzismo all’ingrosso… Insomma, roba sconcia ma di una noia mortale. Niente che la Lega in versione nazi-sovranista non ci abbia già propinato fino alla nausea.
Poi però a ravvivare la fiera di fenomeni è arrivata Lei, Angela Maraventano, la ruspante pasionara siculo-padana, con le sue tre tonnellate di puro lardo certificato a marchio dop, a raggelare i profani con la sua soave presenza e carezzare le vacuità littorie degli astanti col fascino irresistibile di una betoniera caricata a letame, lanciandosi in un incredibile elogio pubblico della “nostra” cara e vecchia MAFIA, che ahimé signora mia! non più quella di una volta..!

«La nostra mafia che ormai non ha più quella sensibilità e quel coraggio che aveva prima; quella mafia non esiste più perché la stiamo completamente eliminando. Nessuno ha più il coraggio di difendere il nostro territorio

Dopo il completo sdoganamento del nazifascismo e le continue apologie di reato, dopo aver legittimato il razzismo al rango di opionione, dopo i richiami divertiti ai forni crematori, non poteva certo mancare la riabilitazione della mafia…  o almeno quella di una volta, sensibile e coraggiosa, che rapiva, ammazzava, faceva esplodere le autobombe nelle città, scioglieva i bambini nell’acido… ma almeno presidiava il territorio, insomma, gente d’onore!
Quando pensi che non si possa trascendere oltre lo schifo, c’è sempre un leghista con la ruspa che comincia a scavare nei pozzi neri dell’osceno più infame.

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Piazzetta del Popolo

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , on 6 settembre 2020 by Sendivogius

“Le masse non hanno mai avuto sete di verità. Chi può fornire loro illusioni diviene facilmente il loro comandante; chi tenta di distruggere le loro illusioni è sempre la loro vittima.”

Gustave Le Bon
“Psicologia delle folle”
(Ed. TEA. Milano, 2004)

Se è verissimo che un uso distorto e compulsivo dei social media ha dato la stura a legioni di imbecilli, strappati ai loro onanismi nei cessi del Bar Sport, è anche vero che ha restituito a nuova vita i personaggi più improbabili, sottraendoli all’anonimato del loro non essere, assurto a dimensione virtuale per una visibilità chiassosa e cialtrona fino a qualche tempo fa impensabile, in un concentrato infetto di disturbi psichiatrici su psicopatologia diffusa, con una carrellata di casi umani in fuga dai centri di igiene mentale, attraverso l’insperata visibilità mediatica che facebook ha regalato loro.

Da quelle macchiette precocemente cadute nel dimenticatoio (gente a cui l’eccesso lipidico deve aver dato al cervello) e risorte dall’oblio, dove un destino cinico e baro le aveva confinate assieme ad altri avanzi di “popolo”
fino agli ultimi fenomeni da baraccone, in libera uscita ai tempi infausti dell’Idiocrazia nel medioevo che avanza…
Francamente, tenerne il conto aggiornato è impossibile, tanto abbonda la materia. E neanche ci teniamo troppo a farlo: abbiamo esaurito le pagine del bestiario e la scorta di antiemetici.
Se ne possono però scorrere i profili lombrosiani sui loro gruppi dedicati (ne esiste uno per ogni tipo di disagio psichico) e trarne le debite conclusioni…
È una fauna composita di Trumpian-putiniani di QAnon, maniaci ossessivi della teoria del complotto, anti-vaccinisti e 5G, tradizionalisti cattolici e fanatici integralisti, mamme pancine ed altri orrori assortiti…
Ma c’è anche la variante italiota dei Gilet Arancioni (non ci facciamo mancare nulla!), con quel che resta del Movimento dei Forconi, insieme agli immancabili scampoli avanguardisti e agli ultimi raminghi di Terza Posizione con gli irriducibili gemelli di Lotta di Popolo, percolati tra Forza Nuova e Casa Pound, saldati agli ultrà da stadio reclutati tra gli Uruk-kai delle curve calcistiche…
Tutti elevati ovviamente al rango di “popolo”, Ragazzi d’Italia, o sedicenti patrioti che siano, sempre lì a fantasticare di marce su Roma e colpi di stato; che su ‘sta roba ci sguazzano come mosche sulla merda.
È sempre la vecchia cloaca fascista che si allarga e si diversifica nell’offerta accogliendo nuovi scoli, in un ributtante calderone dove persino il salvinismo d’accatto affonda le zampe con qualche esitazione per attingere i propri consensi, pur lappandone gli umori fetidi…

Ultimo Stadio
di Luca Bottura
(06/09/2020)

«Il disagio aggressivo espresso dai cosiddetti No Mask a Roma è parente di quello che normalmente alligna nelle curve italiane. Esistono comuni cause endemiche (povertà, ignoranza, distruzione sistematica del lavoro operato dagli ultimi giapponesi della scuola pubblica, necessità identitaria delegata a quattro cialtroni nostalgici) ma il dato che più facilita certe adunate è un altro: chi di dovere, non interviene. Mentre qualunque manifestazione a trazione progressista o semplicemente di impegno civile viene attenzionata con modi spicci (Genova 2001 per tutte, quando vennero massacrati gli inermi e istigati i violenti), gli stadi o le curve anarco-mussoliniane trovano sempre sguardi amorevoli. Striscione del Duce? Bandiera nazista? Leggi sul distanziamento violate petando rumorosamente? Avanti, c’è posto. Quattro fischi a Salvini? Documenti, prego. In questa disparità di trattamento oltraggiosa c’è tutta la mutazione culturale che permette ai complottisti comode passerelle durante le quali, per sovrammercato, si atteggiano a vittime silenziate. Piazze come quella di ieri, cui andava applicato il modello tedesco, sono per l’Articolo 21 il corrispettivo del funerale dei Casamonica. Uno sfregio. C’è qualcuno al Viminale che può per un attimo distogliere l’attenzione dalle interviste sui migranti?»

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(137) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , on 8 agosto 2020 by Sendivogius

Classifica LUGLIO 2020″

Un tempo, i quattro amici si incontravano al bar, dove discettavano di tutto, in un crescendo di castronerie in libertà (complice qualche cicchetto di troppo) e millanterie sempre più sperticate a rendere la misura del fanfarone da competizione, per un susseguirsi di luoghi comuni, cretinismi aggregati, e lagne condivise, con un’ignoranza abissale a far da minimo comun denominatore.
Oggi, li mejo cialtroni de’ noantri (e uno sciacallo) si riuniscono direttamente negli austeri saloni del Senato, per il consueto saggio di imbecillità. E li pagano pure per questo! Peraltro profumatamente.
Dunque, cosa ci fanno tutti insieme un cantante che aspira a fare il tenore, uno pseudo-filosofo prestato all’economia, un ergumeno presunto critico d’arte, un bancarottiere, ed un’ingurgitatore da fiera del trash?!? Ma è ovvio! parlano di medicina, pandemie, e virus. Quando si dice: “la parola agli esperti”.
Anfitrione e organizzatore, è un vecchio figuro della politica al massimo ribasso e dalle frequentazioni pericolose, col vizietto delle lauree finte (un must leghista) e compravendite farlocche. È il grande ideologo della demenziale flat-tax salviniana, nonché esperto in riciclaggio fondi (i suoi),
Special Guest: il Mussolini dell’Abbuffata compulsiva, l’Hannibal The Cannibal del mukbang in versione strapaesana, che evidentemente in tempi di lockdown ha esaurito le sagre dove grufolare e dunque si è ricordato di fare (ogni tanto) una scappata al Senato della Repubblica, dopo aver portato al pascolo l’abbacchio sovranista di Cecina, col guinzaglio al collo e le mutande di pizzo cacciate in bocca come museruola.
Pare infatti che lo Sciacallo in astinenza da pieni poteri e col cinismo di chi non ha alcuna morale né decenza, durante una delle sue consuete giravolte con triplo salto carpiato, trovi molto lucroso speculare sull’epidemia da Covid-19, suggendo gli umori negazionisti che agitano le agguerrite legioni di imbecilli nell’Idiocrazia dominante, latrando all’ennesimo complotto globale.
Per l’occasione, LVI ed i degni compari si sono riuniti nella Biblioteca del Senato… E chissà lo stupore dinanzi a quegli oggetti inutili e dall’uso sconosciuto che chiamano libri!

Hit Parade del mese:

01. MA QUANTO SEI MERDA?!?

[13 Lug.] «Esistono Paesi seri come l’Egitto che non si lasciano condizionare da ong. Bye Bye Zaky!»
(Luca Rossi, consigliere leghista di Modena)

02. PROFONDO NERO (I)

[05 Lug.] «Imagine di John Lennon era una canzone marxista.»
(Susanna Ceccardi, Abbacchio Sovrano)

03. PROFONDO NERO (II)

[22 Lug.] «Imagine di John Lennon è l’inno dell’omologazione mondialista.»
(Giorgia Meloni, Panzetta nera)

04. TALENTI DALL’ESTERO

[20 Lug.] «Io non ho fatto la quarantena perché sono una deputata. È vero, non sono stata in isolamento. Ma c’è una ragione: quando arrivo a Fiumicino, il carabiniere mi dice: “Essendo deputata lei è esentata dalla quarantena”.»
(Francesca La Marca, Immunodeficiente)

05. CIALTRONISMO

[20 Lug.] «Siete degli emeriti cialtroni! Io sono uno scrittore, un artista, un letterato, un poeta, un musicista, ma con chi credete di parlare?»
(Antonio Pappalardo, genio incompreso)

06. UOMINI E BESTIE

[05 Lug.] «Non sono un super esperto ma la materia la conosco. Sono laureato in Scienza della produzione animale, ho fatto due anni di Veterinaria, un po’ me ne intendo.»
(Luca Zaia, veterinario)

07. SINDROME CINESE

[06 Lug.] «La Cina è un regime comunista sanguinario. Mi sembra chiaro ed evidente, non so se volontariamente o involontariamente, che la Cina abbia contagiato il resto del mondo per poi colonizzare economicamente grazie ai danni creati. Non vorrei che poi venissero a comprare sottocosto aziende, alberghi, proprietà.»
(Matteo Salvini, il nazidemocratico)

08. L’APOCALISSE È VICINA (I)

[15 Lug.] «C’è qualcuno come Bill Gates che propone un microchip sottocute come strumento di controllo fondamentale per il presente ed il futuro dell’umanità, dichiaratamente. Il 666 del libro dell’Apocalisse, il marchio dell’Anticristo.»
(Alessandro Meluzzi, la Bestia)

09. L’APOCALISSE È VICINA (II)

[22 Lug.] «Guardate che io non sono un cretino: non sono un virologo, ma con la mia formazione so di cosa parlo. Ci troviamo di fronte anche ad una colossale truffa. Vogliono infilarci nelle chiappe quegli 800 milioni di vaccini già preparati e pagati.»
(Alessandro Meluzzi, cultore della materia)

10. CARENZA DI ATTENZIONI

[25 Lug.] «In queste ore sta girando molto sui social la pubblicità di uno schifoso videogame chiamato MafiaCity. Parliamo di un gioco al quale stanno partecipando milioni di ragazzini, che calandosi nei panni di un boss, tra saccheggi, occupazioni, pestaggi e omicidi puntano a fare diventare il proprio Clan tra i più forti della ‘mafia italiana’ e a ottenere il titolo di Capo dei Capi. Un subdolo strumento di propaganda mafiosa e di istigazione alle pratiche delinquenziali che da una accezione positiva della ‘mafia’ e del ‘padrino’ e che rischia di corrompere le giovani generazioni. Depositerò un’interrogazione e ne chiederò immediatamente l’oscuramento.»
(Carmelo Miceli, professionista dell’antimafia)

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BELLO CIAO!

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , on 19 aprile 2020 by Sendivogius

Ed eccolo puntuale tutti gli anni, come un malanno passeggero di stagione a regolare cadenza ciclica, l’immancabile Ignazio Benito Maria La Russa, il caricaturale Lucifer in versione fascio-sovranista, ad aprire le consuete danze di fuoco contro la celebrazione della Festa di Liberazione dal nazi-fascismo, che giustamente (e per sacrosanto anti-corpo democratico) provoca le convulsioni biliari dei diretti interessati, i nazi-fascisti appunto, che trovano da sempre molto ‘divisivo’ il fatto che per 75 anni (e un’amnistia totale sui crimini di guerra) l’odiata democrazia repubblicana e parlamentare abbia permesso loro di scorrazzare impunemente, e ammorbarci con le loro puzzette nostalgiche, fino a raggiungere le più prestigiose cariche di governo in quella repubblica che si vorrebbe “antifascista” (risate in sottofondo!).

Sono quelli che se sentono cantare un “Bella Ciao” rischiano un attacco di orticaria, su reazione allergica da ascesso democratico.

Benito La Russa è stato il primo ad inaugurare la nefasta stagione dei travestiti in politica, quando improvvidamente fu nominato ministro della guerra e gli fu data la possibilità di giocare con soldatini veri, passando dalla camicia nera alle casacche militari, nell’immarcescibile fascismo della divisa. Ed è curioso notare come a questa macchietta folkloristica da fiera di Predappio, coi suoi contriti camerati implotonati nei manipoli dei Fascisti d’Italia della sora Meloni, sfugga il paradosso che proprio in nome di quell’aborrito anti-fascismo si sia permesso ad un fascista dichiarato come lui di diventare vicepresidente del Senato della Repubblica (non della Camera dei Fasci e delle Corporazioni) a nome di un partito politico apertamente fascista, peraltro in copiosa compagnia tra camerati di merende e giornaletti apologetici (che il Mascellone tira sempre tra i necrofili di genere)…
Ah no, scusate! Non sono loro ad essere fascisti. È la Liberazione che è divisiva.
Da qui, non riuscendone comunque ad estirpare la memoria, l’ultima eccezionale trovata: listiamo i tricolori a lutto… con la squallida paraculata di tirarci dentro i morti del Covid-19 (monumento all’efficienza della Sanità lombarda a marchio leghista). Ma in fondo non è da sempre il 25 Aprile considerato giorno di lutto nazionale per ogni camerata, orfano dell’insaccato appeso a stagionare in Piazzale Loreto?!
Non potendo (ancora) ripristinare le celebrazioni littorie della Marcia su Roma, facciamo dunque del 25 Aprile una doppia edizione del 4 Novembre (Giornata delle Forze Armate), con quelle parate in costume d’epoca che piacciono tanto a quei feticisti dell’uniforme, dal braccino teso con scatto a molla.

E cantiamo tutti insieme la modernissima “Canzone del Piave”, che ha il doppio pregio di essere tutta dedicata alla minaccia incombente di invasori stranieri da annientare, e soprattutto di essere stata (seppur per un breve periodo) l’inno nazionale della Repubblichetta collaborazionista di Salò (altro paradosso di una canzonetta interamente incentrata contro l’invasore germanico), “che da sempre le Forze armate dedicano ai caduti di ogni guerra”, nell’ammiccante esaltazione retorica della guerra come epica eroica:

L’esercito marciava
Per raggiunger la frontiera
Per far contro il nemico una barriera…
E come i fanti combatteron l’onde…
Rosso di sangue del nemico altero,
Il Piave comandò:
Indietro va’, straniero!

La canzoncina è bellina… orecchiabile… contiene riferimenti storici dei quali gli italiani non sanno un cazzo. “Patrioti” de ‘noantri fasci inclusi.
Col suo retrogusto vintage, si canta bene, sulla falsariga di altri immarcescibili successi d’antan, tipo: “Parlami d’amore Mariù” “Voglio vivere così” oppure “Mamma la mia canzone vola”
Ma a ‘sto punto, perché non tirare fuori pure Giovinezza tra i cimeli del grammofono?!?
Che poi diciamocela francamente, nemmeno a noi piace “Bella Ciao”!
Personalmente, chi scrive la trova melensa, remissiva, persino reticente. La scelta di eleggerla a canto ufficiale della Resistenza è stata una decisione postuma, di compromesso, al posto di quello che invece ne era stato il vero inno e che noi infinitamente preferiamo: Fischia il vento

«Quale canzone potevano opporre, con un minimo di parità, a quel travolgente e loro proprio canto rosso? Essi hanno una canzone, e basta. Noi ne abbiamo troppe e nessuna. Quella loro canzone è tremenda. É una vera e propria arma contro i fascisti che noi, dobbiamo ammettere, non abbiamo nella nostra armeria. Fa impazzire i fascisti, mi dicono, a solo sentirla. Se la cantasse un neonato l’ammazzerebbero col cannone.»

Beppe Fenoglio
“Il partigiano Johnny”
Einaudi, 1968

Così, giusto per fare un po’ di chiarezza. Poi vabbé, ci si accontenta…

“Bella ciao (per tutti)”

«Più puntuale di qualunque virus stagionale (absit iniuria virus), riecco i sintomi annuali della SIA, Sindrome da Insofferenza per il 25 Aprile. Li riconosciamo da anni, e sono sempre gli stessi: di solito all’inizio di aprile, quando si diffondono le allergie stagionali, dai banchi della destra cominciano gli anatemi, gli eritemi, le convulsioni, gli attacchi di Dispnea Costituzionale, gli starnuti esplosivi (e stando sempre col braccio teso diventa difficile starnutire nel gomito), nei casi più gravi il delirium tremens che, come tutti i deliri, porta a confondere la realtà con la fantasia e la storia con la propaganda.
Pare che gli affetti da SIA perdano la capacità di distinguere le cose, per esempio le vittime del nazifascismo dai carnefici; i partigiani dai manganellatori; la resistenza dalla dittatura e, più in generale, l’antifascismo dal fascismo. E la loro accusa principale, confusi come sono, è sempre la stessa, negli anni: il 25 aprile è “divisivo”.
In effetti, poche cose come il 25 aprile sono capaci di fare chiarezza e collocare le cose al loro posto: dentro o fuori la Costituzione, dentro o fuori il fascismo, dentro o fuori la libertà.
Quella libertà che – è il magnifico paradosso della libertà – garantisce a chiunque di dire la sua, anche quando dice una castroneria, anche quando attacca proprio la libertà, i suoi presupporti e chi ha lottato per ristabilirla e preservarla, perché la libertà, per sua natura, non è divisiva.
Così ogni anno gli affetti da SIA tornano con la loro sintomatologia illiberale a cianciare contro il 25 aprile, e la sua atmosfera di festa che per loro, associata alla liberazione dal fascismo, diventa particolarmente insostenibile.
Tanto che quest’anno si sono spinti persino oltre, dal momento che mai finora è riuscito loro di annullare o eradicare il 25 aprile – nemmeno negli anni d’oro della destra berlusconiana, nemmeno attraverso le peggiori sottovalutazioni istituzionali. Il prode Ignazio La Russa ci riprova quest’anno, con una proposta quantomeno ingegnosa: ma trasformiamolo, questo 25 aprile così ingombrante di cui non siamo mai riusciti a sbarazzarci. Ideona: facciamone una giornata di ricordo per i caduti di tutte le guerre (tutte tutte? Pure quelle di “conquista” oltremare? Pure quelle di resistenza alla resistenza?), aggiungiamoci i caduti nella guerra al coronavirus (tutti tutti? Pure quelli che magari potevano essere evitati in alcune zone, magari con altre gestioni?) e sostituiamo “Bella ciao” con “La canzone del Piave”.
Peccato che il 25 aprile sia una festa, e segnatamente una festa di rinascita e liberazione. Peccato che il 25 aprile già celebri i caduti, quelli che sono caduti perché ci potesse essere una liberazione da celebrare con una grande, unica festa. Che per comodità chiamiamo 25 aprile, e celebriamo il 25 aprile, cantando magari quella canzone che è universalmente ormai un inno di libertà conquistata, ma che sentiamo vera tutto il resto dell’anno.
No, caro La Russa, non ci convincerai mai a listare a lutto la bandiera, il 25 aprile. E’ il giorno in cui la bandiera si sventola, e sorridendo, persino in un anno luttuoso come questo.
Sai, la Costituzione antifascista e nata dalla Resistenza, malgrado gli sforzi di tanti “camerati”, non sarà mai asintomatica.
Bella ciao a tutti

  Manginobrioches
  (19/04/2020)

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La Repubblica degli Onesti

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , on 16 novembre 2018 by Sendivogius

Com’era quella storia delle cinque stelle del MoVimento, tra cui spiccava in bella vista lo stellone dell’Ambiente?!? Ah, sì! Era una roba del tipo:

“Le liste a 5 Stelle seguono il valore del rispetto dell’ambiente in ogni sua forma, come bene unico e fondamentale per la vita. Anche per le generazioni future.”

Non per niente, l’Ambiente è un tema da sempre caro al M5S, che ne ha fatto uno dei punti salienti del proprio programma, in una selva di principi che si accavallano tra di loro con un groviglio di rizomi, schiantati come la Foresta degli Stradivari ad Asiago, non appena si è avuta la possibilità di metterli in pratica al netto delle chiacchiere.

«Il primo principio introdotto è quello della SEPARAZIONE della TUTELA predisposta in favore delle RISORSE NATURALI dalla tutela della SALUTE UMANA e della qualità della vita, rendendo giuridicamente rilevante qualsiasi pregiudizio recato alle risorse naturali, indipendentemente da un danno, o da un grave rischio diretto di danno, alla salute dell’uomo, in linea con la nuova formulazione europea del danno ambientale; troppe volte il danno alla salute è stato misconosciuto e non è stato riconosciuto il valore intrinseco e strumentale delle risorse e si è consentito di proseguire a danneggiare l’ambiente, la salute e le filiere produttive con la scusante che non è ancora dimostrato il danno alla salute umana (con frequenti dimostrazioni a distanza di molti anni, durante i quali si è perpetrato il danno ambientale e alla salute umana stessa).
[…] Il secondo principio è quello di INNALZARE gli STANDARD di TUTELA e non il contrario.
[…] Una maggiore chiarezza nella programmazione e nella realizzazione degli interventi eviterà che il made in Italy alimentare prodotto in aree di grande pregio del nostro Paese possa esser messo in pericolo da contaminazioni importanti e possa compromettere la fiducia del consumatore sia italiano che estero

 (Dal “Programma ambientale” del M5S)

 Sarà per questo che con un emendamento presentato dai parlamentari Flavio Di Muro (Lega) e Gianluca Rospi (M5S), ed inserito nell’Art.41 del cosidetto “Decreto Genova” (quello che l’esultante ministro Toninelli ha scritto col cuore), viene decuplicata la soglia prevista per la presenza di idrocarburi nello sversamento di fanghi industriali, da utilizzare come “fertilizzante” nei terreni agricoli, che potranno essere concimati con una massiccia irrorazione di benzodiossine, idrocarburi policlinici aromatici, Toluene, Selenio, Berillio, cadmio, diossina… Si tratta di preziosi ingredienti che col loro importante apporto proteico contribuiranno ad arricchire la nostra dieta, contribuendo a migliorare la nostra salute. Giusto per innalzare gli standard di tutela del consumatore sia italiano che estero, senza danneggiare l’ambiente e le filiere produttive. Non per niente, il vero problema sono le scie chimiche nei cieli psichedelici del grillismo militante! 

“Il suolo è un bene comune, è il principale patrimonio naturale su cui l’Italia e l’Europa possono fare affidamento per il proprio futuro. Non possiamo più permetterci di perdere terreno. Il suolo è un laboratorio biologico straordinariamente diversificato composto da una immensa quantità di organismi dalla cui attività dipendono la produzione di biomassa, la catena alimentare e la biodiversità terrestre. Tramite le proprie capacità fisiche di filtrazione, di tamponamento e di trasformazione, agisce come barriera alla propagazione delle sostanze inquinanti nelle risorse idriche mentre assorbendo grandi quantitativi delle acque piovane funge da regolatore dei flussi idrici superficiali e di controllo degli eventi alluvionali. Il suolo è una parte integrante e insostituibile del capitale naturale del pianeta Terra e svolge un ruolo strategico per il mantenimento dell’equilibro dell’intero ecosistema. Un suolo di buona qualità è in grado di esplicare correttamente le proprie funzioni ecologiche, economiche, sociali garantendo la fornitura di peculiari servizi ecosistemici, ovvero i benefici che l’uomo ottiene, direttamente o indirettamente, dagli ecosistemi e necessari al proprio sostentamento.”

Poi si sa, la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni… Il Governo del Popolo non sapeva in quale modo smaltire i fanghi di depurazione (e sgravare le aziende che li producono da ogni onere), che tanto valeva rivenderli come concime e disseminarli nei campi, reimmettendoli nella catena alimentare con una bella spruzzata di pregiata eau de fogneSai quella storia sulla “qualità della vita”?!?

“Quella contro i fanghi di depurazione è una battaglia nella quale sono personalmente impegnato sin dai miei primi anni da attivista del M5S.”
Danilo Toninelli
(14/10/2018)

E pensa te cosa di peggio avrebbe potuto fare il Concentrato, se non si fosse interessato al problema per tempo…
Per fortuna (sua) adesso Danilo Toninelli è ministro (eppoi dicono che i miracoli non esistono) e siede stabilmente al governo di altrettanti miracolati. Con tutto l’acume che lo contraddistingue, scambia la merda per cioccolata e vuole pure convincerci di quanto è buona dopo averla assaggiata.

Che c’azzecca poi lo spandimento dei fanghi col “Decreto Genova”?!? Si tratta di una di quelle questioni che è meglio non indagare, se non ci si vuole avventurare nel mondo dissociato del bispensiero grulloide. Non contenti, per arruffianarsi le cosche elettorali di Giggino ‘O Sarracino (e tutelare al meglio gli interessi di famiglia), gli ensiferi riescono ad infilare sempre nel decreto, che per tutto è pensato tranne che per Genova, un incredibile maxi-condono per Ischia che prevede la ricostruzione delle case abusive a spese dello Stato, salvo essere condonate dopo la riedificazione. Il surrealismo applicato alle categorie del cialtrone in politica.
Non per niente al contrasto dell’abusivismo edilizio il programma ambientale del M5S dedicava un intero paragrafo, in un pippone di vibrante indignazione legalitaria:

«Dal primissimo abusivismo di “necessità”, quello di un paese povero che faticava a diventare moderno, siamo passati attraverso tre condoni di Stato a “premiare” chi ha infranto qualunque regola, distrutto il paesaggio, devastato il territorio e un settore economico, fino ad arrivare all’abuso di stato nel 2009 il governo Berlusconi annuncia infatti il “Piano Casa” con cui si possono aumentare i volumi degli edifici a prescindere da qualsiasi regola urbanistica. Secondo i più recenti dati Istat, la dimensione del fenomeno dell’abusivismo edilizio in Italia raggiunge, anche proprio grazie alle manovre legislative del condono edilizio, dimensioni che non hanno riscontro nelle altre economie avanzate: fino a 60 edifici su 100 in alcune regioni del Sud. La crisi delle costruzioni non ha in alcun modo fermato lo sviluppo dell’edilizia illegale, anzi, ne ha accresciuto il peso.
[…] L’aggiramento delle regole urbanistiche, sostanzialmente un’altra faccia del sommerso, raggiunge l’apice al Sud. Tanto che l’Istat si spinge fino a denunciare “una deriva pericolosa verso situazioni di sostanziale irrilevanza della pianificazione urbanistica”.
[…] L’abusivismo oltre ad una piaga per il territorio significa anche minore sicurezza per i cittadini ed economia in nero: l’abusivismo edilizio si incrocia con il ciclo del cemento illegale e con la malavita organizzata, ed è favorito dalla crisi economica. Le demolizioni, a differenza dei condoni edilizi, sono la più efficace forma di prevenzione e dissuasione del fenomeno

Poi per fortuna a ripristinare la legalità è arrivato il “Governo del cambiamento”, che più che altro sembra una brutta copia in camicia nera degli esecutivi democristiani di Mariano Rumor, ed ha il suo punto di forza sul matrimonio di interessi col più vecchio partito della politica italiana, che abbandonate le velleità secessioniste adesso ammicca apertamente ai nostalgici mussoliniani, dopo l’alleanza organica con gli amici sansepolcristi di Casa Pound.

Ma all’occorrenza può contare in Parlamento sulla benevola astensione di Forza Italia coi suoi ultimi papiminkia e l’appoggio supplementare dei Fascisti d’Italia intruppati dietro Giorgetta Meloni, la pancetta nera della Garbatella. Li chiamano “sovranisti” e sono l’ennesima porzione di nuovo che avanza.

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PROSTITUTI

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , on 12 novembre 2018 by Sendivogius

Nella sua monumentale opera dedicata alla propaganda del regime fascista durante il ventennio (“La fabbrica del consenso: fascismo e mass media”), Philip V. Cannistraro distingue tra propaganda di agitazione e propaganda di integrazione, intese come due fasi strettamente interconnesse per la costruzione del consenso, attraverso l’allineamento dei mezzi di informazione, nella progressiva fascistizzazione degli organi di stampa e conseguente compressione di ogni dissenso critico.
Integrazione ed Agitazione non seguono un percorso ordinario, ma sono interscambiabili e con una struttura dinamica. Quest’ultima varia a seconda della necessità cogente del momento ai fini della propaganda, che per essere davvero efficace deve essere innanzitutto ‘fluida’.
 La sbracata odierna di un Alessandro Di Battista (si parva licet) contro i soliti “giornalisti”, amabilmente chiamati “pennivendole puttane”, con tutta l’eleganza che contraddistingue l’eloquio gentile del personaggio in questione, potrebbe sembrare una forma di propaganda di agitazione, volta più che altro a fomentare la base fidelizzata di riferimento, particolarmente sensibile alle facili eccitazioni…
Tuttavia, a ben vedere, l’ennesima intemerata contro la stampa in generale (antica ossessione della setta a cinque stelle che li disprezza da sempre, parimente ricambiata) nasconde in realtà il senso di frustrazione di una propaganda che, al di fuori degli adepti di stretta osservanza, non buca; non raggiunge l’obiettivo prefissato, mancando sistematicamente il bersaglio. Si tratta del fallimento più evidente in termini mediatici di un movimento che è diventato ‘sistema’, ma che non riesce ad assorbire nella propaganda di integrazione le espressioni non allineate al nuovo assetto di potere di cui è espressione. E tanto meno riesce a modellare le coscienze, nella costruzione di un consenso allargato che penetri nella società, per riplasmarla dall’interno a propria immagine e somiglianza. Perciò, dove non funziona l’integrazione ritorna l’agitazione, che poi è rimestaggio torbido di livori e rancori di chi davvero crede che l’opinione pubblica si formi e possa essere eterodiretta da una piattaforma web. E per questo si rivolge ad un pubblico sempre più ristretto di analfabeti funzionali, nella spoliticizzazione crescente delle grandi masse del tutto indifferenti alla propaganda di agitazione.
Perché come ben sintetizzava il sociologo anarchico Jacques Ellul in un suo lontano studio sulla propaganda, già alla fine degli Anni ’60:

«Gli individui attivi nell’ambito della propaganda, sono nello stesso tempo soggetti e oggetti di propaganda e, costituendo quasi un circuito chiuso, non raggiungono la massa della popolazione e rinforzano in vitro opinioni estreme. La propaganda diventa allora una forma di autoconsumo. Si scelgono le notizie che possono alimentare la convinzione; le si elabora in modo che possano effettivamente servire per la propaganda; le si consuma nel gruppo venendo così fortificati nelle proprie convinzioni, mentre ci si distacca progressivamente da una massa che si vorrebbe raggiungere e convincere ma che si allontana sempre più, proprio nella misura in cui questa propaganda diventa più intensa.
Esiste tuttavia un modo attraverso cui il contatto avviene o dovrebbe avvenire: stabiliscono la relazione alcuni mezzi di comunicazione di massa, come quei giornali di larga informazione che prestano un’attenzione continua a questi movimenti e gruppi e riprendono questo tipo di propaganda; in effetti è solo in questo modo che accade qualcosa. Così, non può verificarsi una manifestazione di gruppi estremisti, per quanto ridotta, senza che immediatamente la grande stampa la riprenda e la ponga in primo piano, e lo stesso dicasi per certe emittenti radiotelevisive

In altri termini, i propagandisti come Di Battista (e tutta l’esaltata combriccola coltivata in provetta nei laboratori della Casaleggio Associati) hanno bisogno dei mass media per veicolare i propri messaggi (le idee sono un’altra cosa), attraverso i meccanismi di comunicazione mainstream; ben consapevoli che un messaggio, per essere davvero “virale” in assenza di reali contenuti, ha bisogno di essere propagato attraverso canali ufficiali più accessibili al grande pubblico. La polemica si traduce in realtà in un espediente per assicurarsi la visibilità. E per questo si autoalimenta in una escalation di provocazioni crescenti ed inversamente proporzionali ad ogni coerenza.
Parlare della doppia morale di questa setta di esaltati è assolutamente superfluo; sono gli stessi che ad ogni tintinnar di manette si presentavano in massa a conferenze di stampa autoconvocate, con tanto di arance in bella vista “in onore agli arrestati”, per reclamare le dimissioni coatte e l’arresto dei reprobi.

I parlamentari del M5s durante la conferenza in Campidoglio sugli arresti avvenuti al comune di Roma, 03 dicembre 2014. ANSA/ANGELO CARCONI

Quando un Di Battista, che davvero è convinto di essere un giornalista, mentre cerca di vendere un tanto al chilo i patetici reportage della sua lunghissima vacanza sudamericana nelle vesti di voyeur della misera altrui, parla di “pennivendoli” (facendo il verso a Giovanni Papini che il termine lo inventò) e di “prostituzione”, dal fondo del guazzabuglio di incoerenze e contraddizioni che ne contraddistinguono l’agire, sostanzialmente descrive se stesso nello specchio della propria inconsistenza.
Finora l’eccezionale risultato raggiunto è stato quello di essere scaricato persino dall’unico giornale ‘amico’ che ancora offriva il beneficio di una qualche credibilità a questa oscena banda di pagliacci, tanto da finire folgorati in un fulminante editoriale di Ferruccio Sansa, giornalista, che finalmente ha capito di quali umori sia fatto il fetido impasto da cui trae linfa la Setta del Grullo ed i suoi fanatici accoliti:

“Cari Di Maio e Di Battista, chi sono le puttane?”

«C’è soprattutto disprezzo in quella parola, “puttane”, usata da Di Battista. Per i giornalisti, ma anche per le prostitute. Per le persone in generale. Un modo di esprimersi misero e inadeguato. Prima ancora che grave. Non voglio difendere i giornalisti. Abbiamo le nostre colpe. Tanti sono stati servili in questi anni, invece che vigili. Hanno preferito la dipendenza alla libertà. Come gli italiani, del resto, che hanno osannato prima Berlusconi, poi Monti, poi Renzi e ora Salvini e Di Maio. Come la nostra classe politica peraltro. E qui verrebbe da fare qualche domanda al duo di statisti Di Maio-Di Battista.
Sono puttane solo i giornalisti o anche quelli che per anni hanno soltanto detto “sì”, piegando il capo agli ordini del grande capo?
Sono puttane solo i giornalisti oppure anche i politici che per tenersi una poltrona sotto le chiappe tacciono di fronte alle dichiarazioni razziste del loro alleato?
Sono puttane soltanto i giornalisti oppure anche chi dopo aver difeso a parole l’ambiente propone condoni per prendersi quattro voti?
Sono puttane solo i giornalisti oppure anche quelli che approfittano perfino delle tragedie come il ponte di Genova per cercare voti e consenso?
Sono puttane solo i giornalisti oppure anche quelli che dopo aver criticato per anni un politico vanno a scrivere libri per le sue case editrici?
Povere puttane, in fondo, usate per esprimere disprezzo. Almeno loro si sporcano le mani. Fanno un lavoro. Non stanno a pontificare dal Guatemala. Non governano un Paese con un curriculum che alla gente comune magari non basta per fare il corriere

Ferruccio Sansa
(11/11/18)

Il dramma (per noi) è che ora tocca loro pure governare… E non sanno nemmeno da che parte cominciare.

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Quis custodiet custodes?

Posted in Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , on 9 settembre 2017 by Sendivogius

Certi silenzi sono più assordanti di mille chiacchiere…
Come un marciapiede infestato di deiezioni canine, non c’è giorno in cui un Salvini di turno non si senta in dovere di rilasciare la sua stronzata quotidiana, da spalmare mediaticamente per attirare le mosche nere che ronzano attorno alle cloache del fascioleghismo. Il loro tema preferito ovviamente sono gli stupri: reato odiosissimo, più che altro funzionale alla promozione di punizioni medioevali (e irreali), che tanto eccitano la fantasia malata del proprio elettorato di riferimento, rimestandone gli umori più fetidi. E va benissimo: uno stupratore non ha diritti. Basta con certo lassismo buonista!!
Per parafrasare il vecchio Marv in Sin City:

“Mi piacciono gli stupratori.
Non importa quello che gli fai, tanto non ti senti in colpa. Al contrario, peggio li conci, meglio è.”

Personalmente, sarei per la mazzolata con squarto, come ai tempi allegri delle “giustizie” del Papa-Re…

Peraltro, esistono  specifici profili etnici e culturali che inchiodano alla responsabilità dei fatti intere categorie di allogeni, che rendono il colpevole sempre certo e mai presunto, ancor prima dell’arresto o della stessa identificazione, per estensione delle colpa su base ‘razziale’, nell’assioma collaudato di immigrato-negro-stupratore. Si tratta di una equazione semplice ma efficace, che ha sempre dato ottimi risultati in termini di ritorno elettorale, nella gara tutta al ribasso di chi la spara più grossa.
Ma che succede quando lo stupratore è “autoctono” (endogeno? o come cazzo si chiama!) e malauguratamente dovesse indossare anche una divisa?!! Ora, il caso non voglia, capita che in quel di Firenze due benemeriti Carabinieri siano indagati per il presunto stupro di due studentesse statunitensi di 20 anni e che la violenza sessuale si sia consumata mentre i due tutori dell’ordine erano in servizio. Qualora le accuse (tutte da confutare) venissero comprovate, sarà pure stato il testosterone a mille e qualche bicchiere di troppo, ma sempre di stupro si tratta. Perché si chiama così, quando il rapporto non è consensuale o la vittima non è capace di intendere e di volere. E la cosa è delle più gravi, non foss’altro per la ricchissima figura di merda che l’Arma ci fa.
Il fattaccio, di per sé inaudito, sarebbe relegato nella cronaca nera di fine estate e quindi dimenticato una volta appurate le dinamiche, se non fosse che un Matteo Salvini con queste notizie ci sguazza, passando in rassegna ogni singolo ritaglio di giornale, onde poter sparare i suoi tweet fotocopia e aizzare la canea nazistoide attratta dai suoi escrementi riciclati.
Ma in questo caso, quello che davvero colpisce è l’improvviso mutismo che sembra aver colpito il nostro Castratore seriale, con tutta la fascisteria di contorno e gli sciacalli da tastiera al seguito. Si attendono altresì le maratone televisive di Paolo Del Debbio, con le interviste alla gggente che non ne può più, insieme agli ispirati interventi di un Maurizio Belpietro e del nosferatu Sallusti. Niente marce dei camerati di Forza Nuova?!? Nessun sussulto di vibrante indignazione da parte di Giorgia Meloni, la pancetta nera dei Fascisti d’Italia?!?
Del resto, Salvini è uno che non manca mai di ripetere, quando non è troppo impegnato a stringere mani di nostalgici delle brigate nere di Salò ed incontrare nazisti in ogni anfratto d’Italia, che lui è “sempre con le forze dell’ordine, senza se e senza ma”. Anche quando dovessero stuprare (che a menare ci pensano già).
Com’è?!? Questa volta per gli “schifosi” niente “CASTRAZIONE CHIMICA e via!” ?!?

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ABORTI SURROGATI

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , on 11 febbraio 2016 by Sendivogius

 “Stepchild adoption”:
  Adotta anche tu un Gasparri…

Maurizio Gasparri

Rondeau Vénitienne

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 agosto 2015 by Sendivogius

BAUTA

Immaginare un’intera amministrazione comunale che passa a setaccio i libricini per l’infanzia, sezionando ogni singola riga, pagina per pagina, alla capillare ricerca di eventuali tracce di “apologia gender” per una ancor più demenziale riedizione dell’Index Librorum Prohibitorum, rende bene l’idea, con tutto il suo sconcertante squallore, della crisi irreversibile in cui sta sprofondando la meravigliosa Venezia, patrimonio dell’umanità, ridotta a disneyland per croceristi da diporto e alfine espugnata da quei rozzi villici del contado dai quali s’era sempre orgogliosamente distinta nel corso della sua gloriosa storia millenaria.

Venezia, 28/02/2011. Il passaggio in bacino della nave Msc Magnifica. (c)Andrea Pattaro/Vision

Fu così che l’aristocratica Signora, l’orgogliosa Regina del Mediterraneo, si risvegliò nei panni cenciosi di una raggrinzita baldracca di palude per marchette oscurantiste da versare al soglio clericale.
index librorum prohibitorumÈ il destino senile di una metropoli cosmopolita e culturale, ripiegata a borghetto di provincia e ridotta a scegliere tra Orsoni e vescovonimargherite sfogliate col gusto per la mazzetta e padroncini arricchiti dell’entroterra con vocazione alla reazione, da eleggersi a sindaco per una città che meriterebbe assai di meglio. E dopo l’ennesimo rigurgito democristiano, deglutito nella cloaca accogliente del partito bestemmia e scaracchiato sulla poltrona di ‘primo cittadino’, prima di farsi arrestare con le zampette incastrate negli ingranaggi oliati del MOSE, adesso è il turno dell’ennesimo arnese confindustriale assemblato in politica: Luigi Brugnaroquel Brugnaro da Mirano passato dalla fornitura a tempo di manodopera in “somministrazione” (per dosi interinali), tramite quei centri di caporalato legalizzato che chiamano “agenzie di lavoro”, fino ai raffinati stucchi di Ca’ Farsetti.
Che brutta fine ha fatto Venezia: un tempo Serenissima ed oggi oscurissima; degradata com’è a propaggine periferica della Vandea veneta, col suo podestà “bigotto e bifolco” caracollato sull’onda lunga del sanfedismo di ritorno nella splendida città lagunare, convertita nel parco giochi privilegiato delle sue crociate personali per questa parodia carnevalesca di inquisitore medioevale.
Il Fornaretto di VeneziaFa male al cuore vedere la perla dell’Adriatico trasformata nel teatrino politico di un moderno “negriero” che ha fatto i soldi vendendo il lavoro altrui; che si compra intere isole della Laguna per trasformarle in resort esclusivi da riservare a milionari di lusso, dietro lauto compenso, e poi parla di “arroganza dei ricchi”, mentre setaccia biblioteche in cerca di libri da bruciare, allergico alla cultura come tutti gli ominidi del fare (i cazzi propri). Stizzito, se la prende con un Elton John che l’ha riconosciuto per ciò che è: un bifolco ottuso e bigotto. Chiede i soldi per salvare Venezia, Lui l’impresario miliardario del lavoro somministrato in affitto. E lo fa con tutta l’arroganza del vecchio campiere giunto a pretendere il pagamento della quota che ritiene dovuta dai suoi schiavi moderni: Fora i schei!.

Give me the money

E in tal modo segna la fondamentale differenza che intercorre tra un ricco signore ed un miserabile riccastro affamato di quattrini (ovviamente altrui).
Oramai siamo alle intimidazioni del balordo da strada che taglieggia i passanti per una dose da spendere in voti.

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Er CECIO

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 dicembre 2014 by Sendivogius

ceci

Carminati: “C’hai parlato? Ma sta tranquillo, si?”
Pucci: “Per me non ci sta col cervello… non ci sta, non ci sta con la capoccia!”
Carminati: “Ce la fa? Ce la fa a tenersi il cecio al culo secondo te? No! Non ce la fa…”
Pucci: “Lo so, lo so, lo so, lo so”
Carminati: “Eh, è quello il problema”
Pucci: “È quella la fregatura”
Carminati: “Allora tocca fa’ il male minore, amico mio, perché se io fossi sicuro di quello, ma che pensi che stiamo ancora a parla’ di questa cosa?”

 Massimo Carminati e Carlo Pucci, ex dirigente EUR SpA
 (30/01/2013)

Il Porcone Il convitato di lardo di cui l’Amici si danno tanto pena è Riccardo Mancini (detto Er Porcone), l’ex camerata di Avanguardia Nazionale catapultato da Gianni Alemanno ai vertici della EUR S.p.A. (la società pubblica che si occupa della valorizzazione del patrimonio immobiliare della Capitale), sotto inchiesta per un tangente da 700.000 euro e forse più, versati nel 2009 dalla Breda-Menarini, Gruppo Finmeccanica, per la consegna di 45 filobus (peraltro mai entrati in servizio) al Comune di Roma, al costo di 37 milioni di euro. Ne avevamo già parlato in dettaglio [QUI].
FilobusMa ad interessarsi dell’acquisto è un po’ tutta la dirigenza Finmeccanica, che più che altro considera la commessa come una testa di ponte, per entrare nei ben più lucrosi appalti per la costruzione della nuova metropolitana di Roma.
Per l’operazione si mobilitano l’allora sindaco Alemanno; Pierfrancesco Guarguaglini, amministratore delegato di Finmeccanica; Lorenzo Borgogni, capo delle relazioni esterne di Finmeccanica; Vincenzo Piso, coordinatore regionale del PdL, e Vincenzo Pisotrascorsi politici spesi tra Terza Posizione ed Ordine Nuovo, prima di approdare al NCD di Angelino Alfano. Soprannominato il Federale, è considerato da Borgogni il “referente politico di Mancini”, presso il quale ha raccomandato il suo assistente personale di fiducia. Ovvero, quel Carlo Pucci, promosso a dirigente commerciale e responsabile dei servizi generali presso l’EUR S.p.A, nonché esponente di spicco del sodalizio criminale Buzzi-Carminati, nell’ambito della cupola fascio-mafiosa.
Lorenzo Cola Ad occuparsi della fornitura per conto di Finmeccanica, c’è Lorenzo Cola, il consulente economico dell’ex presidente Pierfrancesco Guarguaglini, che per la transazione si accompagna a Marco Iannilli commercialista e uomo di fiducia di Massimo Carminati. Insieme a Lorenzo Cola, il commercialista Iannilli gestisce la società ArcTrade, tramite la quale si sono ritagliati una quota consistente degli appalti ENAV (società nazionale per l’assistenza al volo), presieduta da Luigi Martini (diploma da perito tecnico e soprattutto ex deputato di AN, in quota Matteoli); commesse nell’ambito della TechnoSky (Logistica e supporti informatici), con presidente Fabrizio Testa (ex AN pure lui, in quota Alemanno, e considerato il “facilitatore” dei rapporti di Carminati con la P.A.); e ulteriori lavori per conto della SELEX (sistemi integrati), amministrata direttamente dalla moglie di Guarguaglini. Tuttavia, il commercialista Iannilli è in affari anche col gruppo di Gennaro Mokbel, per il quale cura l’ingresso in Finmeccanica, attraverso la DIGINT che è il loro cavallo di troia per entrare nel giro di commesse della holding pubblica. Per la Carmine Fascianibisogna, Gennaro Mokbel, che è in solidi rapporti con Carmine Fasciani (ex Banda della Magliana e ras indiscusso del Litorale Pugliese e Mokbelromano, con la gestione esclusiva dello spaccio) e con le ‘ndrine calabresi dei Nicoscia-Pugliese-Arena, affida a Iannilli la cifra di 8 milioni di euro per il buon fine dell’intrapresa. E dovrà intervenire Massimo Carminati in persona, e metterci tutto il suo peso, per salvare Noi TPIannilli dalle ire di Mokbel, una volta sfumata l’intrapresa e spariti i soldi dell’Affaire Digint. Carminati, Iannilli, Mokbel, Cola, Piso, Mancini… sono tutti accomunati dalla medesima militanza nell’estrema destra eversiva e, a quanto pare, godono di un accesso libero e riverito nelle stanze del potere.
Faber BeachDella maxi-tangente ritagliata attorno all’acquisto dei nuovi filobus che dovrebbero collegare le nuove unità residenziali di Tor Pagnotta alla Laurentina, Mancini trattiene per sé il 10% mentre il resto della somma sembrerebbe perdersi nei rigagnoli che colano fuori dal “gabinetto di Alemanno”, come dichiarerà alla magistratura uno degli imprenditori (Edoardo D’Inca Levis) Gianni Alemannocoinvolti per la liquidazione della pratica. È curioso notare come fiumi di denaro continuino a sgorgare direttamente sotto il naso di Alemanno, scorrendo a sua insaputa in tasche fidatissime dei camerati a lui più vicini. È davvero il colmo per un uomo che ad ogni circostanza mantiene sempre la stessa faccia, ogni volta pronto a “cadere dalla nuvole” (QUI una lettura molto istruttiva sui pagamenti Enav).
fave di fucaPer il gigantesco danno alle casse comunali ed a quelle della EUR SpA, che sotto l’oculata gestione Mancini chiude, per la prima volta dalla sua fondazione, presenta bilanci pesantemente in perdita, l’allora sindaco Alemanno si costituisce parte civile contro il manager che lui stesso ha nominato. E che per inciso ha gestito per suo  conto, tanto i fondi della campagnia elettorale, tanto la tesoreria della sua fondazione “Nuova Italia”.
Mancini ed AlemannoLa cosa risulta così sfacciata, da far sussultare pure Massimo Carminati, che pure è uomo con ben più di un pelo sullo stomaco:

“A tutto c’è un limite… Alemanno che ieri sul giornale ha scritto che …la merda!…che si costituirà parte civile contro Mancini…ma Mancini è un uomo tuo! Ma che sia o non sia una merda…ma quello è uomo tuo…tu non ti puoi comportà così!”

 Massimo Carminati
 (20/03/2013)

In data 25 marzo 2013, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Roma, Riccardo Mancini viene arrestato per i reati di concussione, corruzione ed emissione di fatturazioni per operazioni inesistenti, ed estorsione, suscitando più di qualche preoccupazione nel mondo di mezzo

“Questo se deve tappà la bocca. Aspettare che passi…se facesse la cosa…stattene tranquillo zitto muto tanto fino a quando ce stanno le elezioni”

 Massimo Carminati al telefono con l’avv. Dell’Anno
 (25/03/2013)

A Mancini viene affiancato l’avv. Pierpaolo Dell’Anno, che tra i suoi assistiti, oltre all’immancabile Carminati, annovera anche Ernesto Diotallevi: ex usuraio, in passato legato al ‘faccendiere’ Flavio Carboni ed agli ambienti piduisti, ex tesoriere del Clan dei Testaccini di Enrico De Pedis e referente di Cosa nostra a Roma.
Omicidio di Roberto CalviEvidentemente la strategia difensiva funziona, perché l’ex manager esce dalla galera a velocità della luce, ottenendo quasi subito gli arresti domiciliari.

“Mancini è stato arrestato per una cazzata! E poi i soldi non se l’è presi lui, lui veramente i soldi non se l’è presi lui, l’ha dati ad un deputato noi lo sappiamo a chi l’ha dati.. sa tutta Roma a chi l’ha dati però hanno arrestato a lui. E vedemo se ce lo dice.”

 Salvatore Buzzi
 (25/03/2013)

fave-di-fucaEbbene, chi mai sarà il misterioso cecio al culo da tenersi stretto? L’Onorevole al quale il Porcone avrebbe rigirato la sostanziosa mazzetta della Breda-Menarini e la cui identità tutta Roma conoscerebbe?!?
In proposito, noi una mezza ideuccia ce l’avremmo pure…

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