Archivio per Fascisti

NAZI-LIBERATI

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 24 aprile 2022 by Sendivogius

25 Aprile 2022. A cento anni dalla mussoliniana marcia su Roma, possiamo dire con cognizione di causa che non c’è proprio alcuna Liberazione da festeggiare, dal momento che il fascismo gode di ottima salute e lotta contro di noi, più longevo che mai nella mimesi delle sue infinite varianti mutogene, per congenita capacità di adattamento e riproduzione su brodo di cultura.
Altrimenti non dovremmo assistere tutti gli anni allo stesso schifoso teatrino revanchista, messo in piedi ad ogni ricorrenza dagli eredi di Salò, pienamente legittimati ed inseriti da sempre nelle stanze e stanzette dei bottoni, da dove poter condizionare il corso della repubblichetta eterodiretta e dettarne l’agenda. Non sono mai stati “sdoganati”; non ne hanno bisogno, semplicemente perché non se ne sono mai andati.
Ogni tanto, quando il merdone è troppo grosso per essere nascosto, costituendo in realtà più una fonte di imbarazzo che di sdegno, e senza che mai alle parole seguano i fatti, si sente pigolare qualche lamento dalle parti del partito bestemmia: quell’oscuro oggetto governistico subalterno a chiunque lo porti al potere, che infatti coi fascisti di ogni ordine e grado, raggrumati in quel cartello elettorale che si fa eufemisticamente chiamare “centrodestra”, ci si trova benissimo, scambiandosi poltrone e governandoci insieme senza ombra di turbamento. Rientra nel copione della recita condivisa. Giusto per fare un po’ di scena e tenere la parte, giacché nulla deve disturbare la splendida ammucchiata, a cui partecipare per “spirito di servizio” e per ovvio “senso di responsabilità”: la magica trovata semantica che rende possibile ogni porcata, senza che mai disagio alcuno cali ad offuscare la magnifica narrazione imbastita su mandato politico da nostri media, ormai espressione del peggior giornalismo giallo, in piena distopia orwelliana.
Ma ormai il fu “partitone”, completata la mutazione transgenica, in piena svolta atlantista su evoluzione guerrafondaia dopo l’americanizzazione coatta, è tutto preso nel definire la propria servile subordinazione coloniale agli interessi statunitensi, raccomandandosi a Washington per meno di un pugno di lenticchie.
Dunque, dicevamo: cosa festeggiamo in questo ultimo 25 Aprile? Certo non la Liberazione dal nazifascismo. E nemmeno celebriamo la Resistenza! Bisogna stare attenti a definire cosa si intende per “resistenza”, specificando bene quale e che uso se ne intenda fare, in consonanza col ritrovato spirito marziale…
Possiamo prendere lezione dai fascisti per questo, che con intraprendenza ci indicheranno l’interpretazione corretta. Che poi, mutato nomine, si facciano chiamare “patrioti”… “nazionalisti”… “sovranisti”… è sempre quella merda lì!
Si dissuade vivamente dal fare ogni riferimento alla lotta partigiana, ma è assai gradito legare la ricorrenza, in posizione ancillare fino all’annullamento per sovrapposizione, con la ‘resistenza’ ucraina contro i russi, intessendo le lodi e lanciando fiori in onore delle eroiche brigate nere di Azov.

Vietato ogni riferimento al nazifascismo: il pubblico potrebbe non cogliere la differenza e cadere in confusione.

I simpatici partigiani ucraini del ricostituito Battaglione Usignolo

Sarebbe inoltre bene interdire le piazze all’ANPI, l’Associazione Nazionale Putiniani d’Italia, secondo il brillante acronimo coniato durante un rigurgito d’ego da un patetico coglione glassato in crosta di zucchero, dopo le liste di proscrizione e la caccia agli eretici. E sfilare tutti uniti sotto i bandieroni munifici e salvifici della NATO. Questo perché l’ANPI non è abbastanza prona al nuovo corso guerrafondaio. C’è il rischio che ricordino come la Resistenza sia altro da ‘sta roba immonda…
È ovviamente vietato cantare “Bella Ciao”, in quanto faziosa e divisiva, ma in alternativa si può sostituire l’esecrato brano con l’inno ucraino (sic!), più consono alla ricorrenza liberamente reinterpretata. Oppure utilizzare la variante sempre ucraina del noto canto partigiano, musicato sulle note di “Bella Ciao”, ma completamente riscritto e riadattato alla bisogna dalla cantante folk Khristyna Soloviy, portata alla ribalta dalle ineffabili colonne de LaStampa-Repubblica-Corriere, ormai ridotte a carillon della nazi-fiabe ucraine, e che fa bagnare di lacrime il pannolone di qualche turgido coglione a sinistra che ne ignora il testo :

«Il vecchio Dnepr ruggì con rabbia. Nessuno lo so pensava, nessuno se lo aspettava. Quello che poteva essere la vera rabbia del popolo ucraino. I nemici maledetti senza pietà li distruggiamo. Quei nemici maledetti che la nostra terra invadono. Le nostre difese hanno i migliori ragazzi. Solo veri eroi combattono nell’esercito ucraino. E i Javelin ed i Bayractar combattono per l’Ucraina e uccidono i russi. E il nostro potente popolo, la gente dell’Ucraina, ha già unito il mondo contro i russi. E molto presto li sconfiggeremo. Presto li distruggeremo

Carina, vero?!? La Soloviy, alla quale si deve cotanto capolavoro artistico, è un’altra di quelle starlette dell’Est che ama farsi immortalare in pose da diva dei jet set, o a bordo di yacht in atteggiamenti ammiccanti, che più che altro fanno molto catalogo da escort di alto bordo. E che ovviamente non ha mancato di esternare tutta la sua devota ammirazione, per i nazisti dell’OUN (no, non sono le Nazioni Unite!) di Stepan Bandera, il santino nazionale dell’Ucraina ‘democratica’ (LOL!), nell’impossibilità di cogliere la contraddizione oscena. È che proprio non ce la fanno. Sono talmente imbevuti di nazifascismo, quasi a livello genetico, da esserne inconsapevoli, tanto riesce loro naturale.
Ecco, se questo è il nuovo 25 Aprile, tenetevelo!
La Liberazione è lontana, ma proprio oggi più che mai è necessario resistere. 

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(154) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , on 8 gennaio 2022 by Sendivogius

Classifica DICEMBRE 2021″

Anno 2022. Dunque, vediamo… Una maggioranza di governo rissosa e divisa, che ormai non esiste più. Un esecutivo impantanato che si esprime unicamente attraverso il ricorso abnorme e spropositato ai decreti legge ed ai voti di fiducia, in perenne stato di emergenza con proroga su deroga. Una campagna di vaccinazione in scandaloso ritardo sui tempi previsti e forniture vaccinali che non arrivano. Una gestione pessima della pandemia, per la prima volta davvero fuori controllo: mai si era arrivati a parlare apertamente dell’applicazione del codice nero, come se fosse la cosa più normale del mondo e senza che stuoli di commentatori a contratto se ne adontino. Una manovra finanziaria fondata sul debito, sull’onda lunga di una “Bonus Economy” interamente impostata sulle elargizioni di massa, priva di una reale visione economica e strategica di lungo periodo. Una compagine ministeriale di rara mediocrità (il “Governo dei migliori” sic!) ed un’opposizione impresentabile di nostalgici neofascisti con le turgide braccine perennemente tese, a sancire l’assenza di alternative.
Pare il Conte-bis alle sue ultime battute di arresto ed invece si tratta del Governo Draghi nella sua massima espressione. Solo che stavolta non c’è un Luca Ricolfi, ancora in pieno spasmo orgasmatico per la felice svolta, a denunciare apocalissi imminenti sui giornaletti compiacenti ed allineati in mistico tributo, verso la risorsa che tutto il mondo ci invidia: il Super-Mario osannato dai media in adorazione. Più modestamente, si tratta dell’ennesimo omino della Provvidenza chiamato a commissariare partiti e parlamento, per diffondere il sacro verbo di Confindustria sotto dettatura e per convertirne gli interessi in agenda prioritaria di governo.
È il clone che voleva sembrare umano: la versione aggiornata con scheda interattiva a simulazione empatica del rottamato robo-Monti 9000 (prototipo catastrofico della prima serie) ed altrettanto fallimentare come il modello precedente. Perché in realtà si tratta di un nuovo assemblato da laboratorio tecnocratico, con un ottimo battage pubblicitario di lancio, potendo contare su uno stuolo ossequiente di cantori a tempo pieno, sempre pronti a sdilinguirsi in venerazione estatica.
Al netto delle incensazioni agiografiche, del Governo Draghi, ormai agli sgoccioli ed avviato verso estenuanti tecniche di sopravvivenza ad oltranza, si ricorderanno i condoni fiscali; la destrutturazione di ogni residua tutela occupazionale, in nome della “flessibilità del mercato” che s’aggiusta da sé; il rilancio del Nucleare come “energia green” (e pazienza per i rifiuti radioattivi), alla faccia della transizione ecologica! Ma si segnala pure l’introduzione di una flat-tax mascherata, nella prima manovra finanziaria apertamente regressiva, che introduce un principio di tassazione decrescente all’aumentare degli imponibili fiscali ed accorpa le detrazioni riducendole d’importo. Insomma, a guardare la manovra economica, sembra più che altro un sorcio morto, partorito da una montagna di letame.
Quando gli aedi stipendiati a panegirico ed i propagandisti di regime in piena scialorrea cesseranno di lubrificare gli ingranaggi dell’automa meccanico in sembianze umane, per scoprire che non c’è alcun pilota automatico, sarà sempre troppo tardi.

Hit Parade del mese:

01. SUPERCAZZOLA SOVRANISTA

[16 Dic.] «Al cospetto di chi intende decostruire ogni cosa, non resta che conservare. Perciò serve un patriota al Quirinale, perciò servono patrioti ovunque. L’alternativa è l’avanzata del nulla, la vittoria di chi fa il deserto e lo chiama progresso!»
(Francesco Borgonovo, il Nulla che avanza)

02. A NOI!

[16 Dic.] «Come dice Franco Borgonovo: “Oggi solo i conservatori possono difendere la comunità dall’ideologia che decostruisce e atomizza la società”. E noi siamo pronti a fare la nostra parte.»
(Giorgia Meloni, la Patriota)

03. IL GIGANTE

[02 Dic.] «Governare è una cosa seria, non si può governare a cazzo. Berlusconi ha dimostrato di saper governare: in politica estera è stato un gigante»
(Alessandro Sallusti, domestico di famiglia)

04. BUNGA BUNGA!

[13 Dic.] «Non esiste un candidato più autorevole di Silvio Berlusconi, per esperienza umana e politica, per relazioni internazionali e per capacità di governo.»
(Licia Ronzulli, papi-girl)

05. C’ERA UNA VOLTA IN ARABIA…

[14 Dic.] «Future is in motion, but also in emotion. We need Big data, but we also need big emotion.
(Matteo Renzi, il Conferenziere)

06. MI PIACE L’ODORE DEI BAMBOCCI VIZIATI AL MATTINO TARDI…
PUZZA COME DI STRONZATA.

[06 Dic.] «Chi è cresciuto a Roma nord ha fatto il Vietnam.»
(Pietro Castellitto, incommentabile cazzone)

07. SE NON SON ROSE…

[31 Dic.] «Questo è il momento della disobbedienza civile. Deve scattare la resistenza. Ad esempio prendere l’autobus rifiutandoci di esibire la certificazione, fare come faceva Rosa Parks a Montgomery in Alabama. Serviranno persone coraggiose che abbiano la voglia di far valere i diritti costituzionali. Io, a questo punto, non mi vaccino per ragioni puramente ideologiche: non mi piego al ricatto del potere.»
(Ugo Mattei, kamikaze no-vax)

08. LE GRANDI CONQUISTE RENZIANE

[25 Dic.] «È Natale, come Italia Viva chiedeva da un anno.»
(Elio Vito, spalla comica)

09. LA PRESA PER IL CULO

[22 Dic.] «I principali beneficiari della riforma fiscale sono i lavoratori e pensionati a reddito medio-basso. In termini percentuali i maggiori benefici derivanti dalla riduzione delle aliquote Irpef e del taglio contributi per il 2022 si concentrano sui lavoratori con 15mila euro di reddito e se si considerano gli effetti dell’assegno unico dei figli, a beneficiare della riduzione fiscale saranno soprattutto le famiglie a basso reddito»
(Mario Draghi, il sobrio cazzaro)

10. BERLUSCONI COME PERTINI

[04 Dic.] «Berlusconi al Quirinale? Lo vedo benissimo. Credo che sarebbe il Presidente più straordinariamente simile a Pertini.»
(Gianfranco Rotondi, cicisbeo di corte)

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SCARAFAGGI

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf, Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 ottobre 2021 by Sendivogius

Con tanto di disposizione nel dettato costituzionale che vieta “la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista” e con ben due leggi (Scelba/Mancino), che sanzionano chiunque promuova sotto qualsiasi forma, la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, e intendendo per tale ogni:

«associazione, movimento o comunque gruppo di persone non inferiore a cinque che persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista
  (Legge 645 del 1952)

Ovvero, con una legge (L.122 del 1993) contro “chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”, vietando ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi

Ci si chiede cos’altro serva ancora alla magistratura italiana, pur così solerte in altri frangenti, per sciogliere finalmente quelle organizzazioni dichiaratamente fasciste, che si esibiscono in apologia di reato permanente, e che di solito magistrati coccolosi e quanto mai comprensivi liquidano come “espressioni del pensiero, costituzionalmente garantite e prive di offensività”, come nel caso delle celebrazioni neo-naziste delle Waffen-SS a Milano.
Immaginate voi se una cosa del genere accadesse a Berlino, dove evidentemente ci sono giudici con maggior senso della decenza!
Che la c.d. Legge Scelba sia disattesa da 70 anni, fin dall’alba della sua promulgazione, è cosa nota, visto che di associazioni e partiti apertamente fascisti ne abbiamo avuti e ne abbiamo tuttora a iosa: tutti liberi di scorrazzare in parlamento e dintorni, a braccino sempre teso e molto più che ‘tollerati’.
Che ad un secolo di distanza i neo-nazisti di Forza Nuova (o Italia Libera, come amano farsi chiamare ora) intendano invece festeggiare i fasti del 1921 con gli assalti squadristi alle Camere del Lavoro, devastando praticamente indisturbati la sede del principale sindacato italiano in pieno centro a Roma, è qualcosa che (al di là delle solidarietà pelose e più o meno ipocrite) qualcuno dovrebbe spiegare… a partire forse dal Ministero dell’Interno, che da oltre un anno va consentendo il libero proliferare di manifestazioni non autorizzate dei sedicenti “no-vax” in flagranza di reato, insieme a bande di fascisti ringalluzziti più che mai dal clima di sostanziale impunità, fingendo di ignorare la saldatura eversiva che si va coagulando attorno ai gruppi più estremi. Questo perché nel mondo alla rovescia ci si laurea all’università virtuale di YouTube, dove l’ultimo coglione analfabeta che pubblica un video sulle virtù anti-covid della clorochina, ed altre cure miracolose, ha più credibilità di un premio Nobel per la medicina; perché i vaccini no, non sono sicuri, ma gli amuleti e le pozioni magiche suggeriti da sciamani e mitomani su F/B invece sì. Su questa distorsione sistematica della realtà per bias cognitivo, i fascisti ci sguazzano. Da sempre. E ci costruiscono sopra le loro narrazioni parallele…
Sono lontani i tempi in cui i solerti funzionarini della DIGOS piombavano nelle case di privati cittadini, senza alcun mandato o fattispecie concreta di reato, per strappare via dai balconi quei lenzuoli che potevano urtare la suscettibilità di un’indecente cialtrone travestito da sbirro, durante il passaggio del loro duce di ghisa.
Forse la stessa Questura di Roma dovrebbe spiegare perché mai un “sorvegliato speciale” (il pluripregiudicato e recidivo Giuliano Castellino) sia sempre presente dove non dovrebbe essere. E se ne vada tranquillamente in giro alla testa delle sue squadracce, a devastare il centro di Roma in una riedizione dell’omonima “marcia”, preannunciando con congruo anticipo il raid via social, onde chiamare i camerati all’adunata.
E più di qualcun altro in più alta sede dovrebbe finalmente chiarire perché mai due organizzazioni ostentamente fasciste, come Casa Pound e Forza Nuova, fondate da ex terroristi latitanti e nate come diretta filiazione di Terza Posizione, movimento eversivo ambiguamente collaterale ai NAR di Fioravanti, con una venerazione feticistica per il “Caccola” ed i suoi esteti del golpe militare, possano prodursi in aperta apologia, agendo sostanzialmente indisturbate e svincolate dalle leggi di quella Repubblica che pubblicamente  avversano…
Forse perché godono di una pubblicistica più che compiacente nella cosiddetta “stampa moderata”.
Non per niente, a leggere gli osceni giornaletti di sedicente corso ‘liberale’ infeudati dalla famiglia Feltri, grazie al rampollo Mattia, sappiamo che se in Italia abbiamo nella sua preponderanza una delle destre più fascista, antidemocratica ed eversiva dell’Europa occidentale, è ovviamente colpa della sinistra e dell’antifascismo che si ostinano contrastare la risacca nera.

E per spiegare meglio il concetto dalle colonne infami del suo giornalino on line, il figliol prodigo chiama direttamente qualche (post?)fascista di ritorno, in qualità di “esperto della materia”, l’incredibile Mario Landolfi, tale è il livello di indecenza raggiunto da un Mattia Feltri, a segnare la differenza con una passata direzione assai più seria della sua.

Forse, dicevamo, i reduci di Terza Posizione confluiti nelle scatole cinesi di Casa Pound e FN sono intoccabili, perché ai loro esponenti non viene mai negata una candidatura nazionale, con le quali inzeppano le liste della Lega salviniana ed i Fascisti d’Italia della ducia della Garbatella, tra saluti romani, fasci littori, busti del Mascellone, baroni neri e nazi-party della movida sovranista, per uno scrosciare di ammiccamenti, affinità tanto elettive quanto elettorali, e vicinanza ben più che ideale, con gli altri schizzi sparsi della destra già missina.

Cristian D’Adamo, candidato di “Fratelli d’Italia” a Fondi. Uno dei tanti (troppi)

Talmente vicini da condividere fino a poco tempo fa le stesse sedi e gli stessi uffici con gli intraprendenti nazisti di Forza Nuova, tanto da non capire bene la differenza che intercorre in questa sorta di millefoglie nero, perfettamente sovrapponibile secondo i casi e le circostanze. E intanto si continua a lisciare loro il pelo, in base alla convenienza del momento, salvo prendere le distanze (provvisorie) quando la convivenza rischia di diventare troppo compromettente e l’evidenza sfacciata, almeno fino al prossimo pellegrinaggio a Predappio, o le foto goliardiche in uniforme da gerarca.
In tal senso, si distingue Giorgia Meloni che raggiunge vette di puro Sublime, mentre il suo candidato sindaco al Campidoglio, tal Michetti, discetta di “banchieri giudei” e “lobby ebraica”. E Giorgina (vezzeggiata dai media compiacenti che manco fosse la Thatcher!) in questo è brava a sgusciar via, come un’anguilla impigliata all’amo che si accartoccia su se stessa: condanna (a chiacchiere) l’assalto squadrista di Roma, ma riesce a non pronunciare MAI in merito la parola “fascista”, fino al capolavoro finale di negazione per rimozione:

“E’ sicuramente violenza e squadrismo poi la matrice non la conosco. Nel senso che non so quale fosse la matrice di questa manifestazione.”

E ci regala una simile perla di sofismo spicciolo, mentre si trova in Spagna, a raduno coi nostalgici falangisti di VOX..!

È evidente che la famigerata “matrice” continua proprio a sfuggirle. Perciò vedrete: esauriti i biasimi di rito e le ipocrisie di contorno, continuerà tutto come e peggio di prima, più di sempre.

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Milano da dimenticare

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , on 21 settembre 2021 by Sendivogius

“Oggi a lei non verrebbe in mente di darmi del possibile ‘pistola’, non solo perché, mi consenta, non lo sono, ma anche perché i veri pistola saranno quelli che al netto delle mie urla mancanti andranno, come lei sostiene, a votare Sala. Continueranno così a farsi prendere in giro dal sindaco dei ghiaccioli al limone, dei calzini colorati, e dei week end con la fidanzata e le rock star.”

Luca Bernardo
(21/09/21)

Il fatto che il candidato sindaco con la pistola dia del “pistola” ai cittadini milanesi che non lo votano dimostra l’evidente affanno di uno che ormai è arrivato alla frutta e anche oltre, se davvero non ha niente altro a cui attaccarsi (in assenza di meglio) che non siano il colore dei calzini (!?) di un Sala, mentre cerca la rissa per ritrovare un minimo di visibilità, sperando che il diretto interessato lo mandi giustamente affanculo. Invano, perché a questo penseranno le urne. E noi, che siamo abbastanza “radical” ma poco “chic”.
Che poi, a guardarlo bene nella sua fisiognomica lombrosiana, il Bernardo candidato destrorso che ci tiene a non dichiararsi antifascista (e dunque per principio di esclusione…) è davvero l’ultimo al mondo che può permettersi il lusso di ironizzare sull’aspetto dei suoi avversari, con quella faccia che pare un incrocio ibridato tra Pepe the Frog ed Hans l’Uomo-Talpa dei Simpsons!
Con l’aggravante di presentarsi al pubblico strizzato in un imbarazzante completo blu elettrico da catarifrangente e tutto il cialtronismo di un Guido Tersilli medico della mutua in versione meneghina.
A corto di argomenti, ritira fuori gli immancabili radical-chic che tanto devono eccitare l’immaginario dei soliti destronzi, provocando incontrollate polluzioni notturne per orgasmi surrogati tra i suoi fascisti sottolio, tale è l’arrapamento che scatena in loro l’abusato neologismo coniato da un vecchio snob effeminato, Tom Wolfe, noto al pubblico soprattutto per i modi leziosi ed i gessati impossibili. Tecnicamente, sarebbe una di quelle checche che a destra piacciono tanto. E Wolfe, da affettato manierista aristocratico, era uno che dei salotti più chiccosi ed esclusivi costituiva componente fissa come l’argenteria; elitario qual’era, detestava ogni intrusione su contaminazione plebea, da cui la reazione classista.
Ma più ancora, c’è da chiedersi dove mai abiti il dottor Bernardo, che probabilmente vive in qualche bidonville ai margini della periferia milanese e trascorre i week end alla mensa sociale di quei poveri dei quali non gliene è mai fregato un cazzo! Usiamo volutamente un linguaggio ‘semplice’ e ‘popolare’ che di certo il Dottore apprezzerà. Ci avremmo infilato a pure un paio di peti e una mezza dozzina di rutti, che dalle parti del dott. Bernardo fanno tanto “popolo”, ma siamo ancora troppo chic!

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Il Tempo delle Meloni

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , on 5 giugno 2021 by Sendivogius

Di tanto in tanto, i poteri deboli del “paese reale” nell’Italia che conta sentono l’irrefrenabile desiderio di frugare negli scaffali dei discount della politica, alla ricerca di qualche prodotto di seconda fila da lanciare sul mercato elettorale, e riciclare scarti di nuovo che avanza.
Affascinati dal diversamente giovane, dopo averci propinato la compagnia di giro a 5 stelle, specializzata nella parodia della rivoluzione francese… dopo essere caduti in estasi mistica per un accrocco vetero-democristiano, ovvero la personificazione ambulante di un disturbo narcisistico della personalità, con addosso gli stracci lavati nell’Arno di un blairismo riesumato dopo 15 anni dal suo fallimento… dopo essersi intruppati a passo dell’oca dietro ad un ciucciatore compulsivo di rosari, travestito da gendarme con una vocazione per le imitazioni ducesche… adesso è tempo di scaldarsi con le fiamme missine di Giorgina Meloni, perché pure lei pare faccia tanto “popolo”.

In politica da quasi 30 anni, originale come le foto di una vita fa (taroccate in photoshop e abbellite del 500%) che lo staff di panzetta nera manda in giro a pomparne l’immagine di carta, Giorgina è la nuova eroina patinata del nuovismo ritrovato (malattia infantile del giornalismo senilizzato), in grado di titillare l’interesse di qualche catone settuagenario… di quelli che costituiscono la truppa d’assalto dei liberali giorgiani, ostracizzati dalle elite radical-chic per tanto ardimento incompreso di pensiero.
Oggi è il turno del prof. Marco Tarchi, che per spandere le sue raffinate riflessioni sceglie non per niente l’HuffingtonPost del nuovo corso feltriano: dirompente espressione del progressismo radicale, targato Agnelli.
Dal fondo del suo seminterrato occupato nelle case popolari, dove presumiamo viva contemplando l’avanzata delle nuove avanguardie proletarie, il prof. Tarchi non riesce a contenere il proprio stupore dinanzi alla straordinaria carica innovativa della Fratella d’Italia e della formidabile ascesa del suo partitino nostalgico nei sondaggi telefonici (che il politologo scambia per consensi reali).

“Fratelli d’Italia oggi è paragonabile solo in parte al M5S del 2013: ha storia breve e genealogia lunga, ed è composto non da gente comune ma da politici di professione. Se mancano candidati sindaci di spicco, però, non dipende solo dalla qualità politica della classe dirigente ancora da dimostrare. È il frutto di una ostilità di lunga data degli ambienti di élites verso tutto ciò che non sta a sinistra del centro. La colpa delle destre consiste nel non aver mai voluto tentare un’azione contro-egemonica”

Se i fascisti, sedicenti fratelli, d’Italia non hanno una classe dirigente neanche lontanamente degna di questo nome, ovviamente la colpa è della Sinistra che controlla l’establishment dei soliti “poteri forti” (e che stranamente non conta un cazzo però). Acuto osservatore, il prof. Tarchi fa finta di non sapere che la storia dei “Fratelli” (e soprattutto fascisti) è lunghissima: percola direttamente dal vecchio MSI del quale riprende immaginario politico ed armamentario ideologico, compreso il simbolo della fiamma tricolore, richiamandosi direttamente ai tempi gloriosi della Repubblichetta fantoccio dei filonazisti collaborazionisti di Salò (RSI), da cui i richiami nell’acronimo.
E, nonostante le cosmesi di facciata, proprio non gli riesce di andare oltre!
Se poi dalle parti della (estrema) destra neofascista sono ignoranti come capre ubriache, naturalmente la responsabilità è degli intellettuali progressisti che egemonizzano il mondo della Cultura (un tempo si sarebbe detto “culturame”), mica della naturale idrofobia che colpisce i “patrioti” ogni qualvolta si imbattono in quegli oggetti sconosciuti e terribili che chiamano ‘libri’.
Per imbastire un’azione contro-egemonica (?!?), innanzitutto bisogna studiare! Ed è difficile quando la massima espressione intellettuale di certa Destra non si eleva oltre il “Piano Kalergi” ed il complotto massonico delle plutocrazie giudaiche, mentre ammicca al nazifascismo di ritorno e celebra Léon Degrelle.
Al prof. Tarchi sfugge che le elite che si richiamano alla tradizione liberale, quelle vere e che in Italia non sono mai esistite, non certo quelle numerosissime dei cortigiani subito accorsi a baciare il pastorale della nuova Unta dal Popolo, sono conservatrici ma non per questo reazionarie.

E quasi mai hanno simpatie fasciste, perché nessuno si sognerebbe di celebrare marce su Roma, o dispensare immagini del duce come santini da salutare romanamente.
Ovviamente sono “cosmopolite”, perché sono abituate ad interrelazionarsi con ambiti più vasti, che non siano il razzismo da Bar-Sport nelle Alabame italiche della provincia profonda.
Concetti semplicissini, lapalissiani fuori dall’Italia, incomprensibili per l’ex missino Marco Tarchi che infatti indirizza altrove le sue frustrazioni accademiche, al riparo della nuova ideologia né-né.

Del resto, se abbiamo un Luca Ricolfi, ancora fermamente convinto di essere di sinistra (!), grande è allora la confusione sotto al cielo.

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Duo di Picche

Posted in Kulturkampf, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , on 17 aprile 2021 by Sendivogius

L’Odio è il più efficace moltiplicatore di consensi a buon mercato, che esista sulla piazza elettorale. Qualsiasi cialtrone senza morale, o cinico demagogo privo di scrupoli, lo sa.
Figuriamoci dunque se un Capitan Sugna, o la slavata nana fascista da giardino, potrebbero mai lasciarsi sfuggire una simile opportunità, mentre si contendono il posto nella mangiatoia di un presepe nerissimo, inseguendo gli spiriti bovini nelle praterie dell’Ur-Fascismo.
Nonostante si tratti sempre della medesima merda riscaldata, nella riproposizione dello stesso copione recitato a soggetto, funziona ogni volta.  Stimolando (in)opportunamente l’amigdala rettiliana nella sua corteccia più primitiva, insieme alla Paura, l’odio è infatti l’unico elemento capace di trasformare le masse amorfe di citrulli sparsi, in compatte legioni di imbecilli intruppati nelle nuove squadracce digitali.

«Avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell’affrontarlo, il valore nostro. Pertanto, quando il nemico non ci sia, occorre costruirlo.
[…] Pare che del nemico non si possa fare a meno. La figura del nemico non può essere abolita dai processi di civilizzazione. Il bisogno è connaturato anche all’uomo mite e amico della pace. Semplicemente si sposta allora l’immagine del nemico da un oggetto umano a una forza naturale o sociale che in qualche modo ci minaccia e che deve essere vinta

  (Umberto Eco. 15/08/2008)

C’è da dire che la Cip & Ciop del neofascismo di ritorno, riciclato in salsa sovrana con altri percolanti liquami, non arrivano a tanto, dovendo accontentarsi di nemici assai meno titanici (piace vincere facile), che siano alla portata del vuoto cosmico dove aleggiano i loro culti littori, con contorno di torte nostalgiche, trippe al sugo, ed altre cene identitarie, tra svettanti braccini tesi con turgida voluttà.
Specialista in materia è indubbiamente lo sozzo Re dell’Abbuffata compulsiva, l’Hannibal The Cannibal in crisi d’astinenza da sughi e paciughi coi quali era solito ingozzarsi a comando, per la gioia degli amici immaginari su facebook. In questi anni, il bulimico parassita dalla manducazione instancabile non ci ha fatto mancare nulla, soprattutto considerando il suo straordinario contributo nel trasformare ogni social media disponibile in una cloaca tossica: tra linciaggi in effigie, stupri virtuali, reiterati ammiccamenti nazistoidi, razzismo compiaciuto e sessismo estremo, Capitan Sugna ha superato ogni confine dell’indecenza (senza fondo come il suo stomaco), cambiando le uniformi dei suoi travestimenti da sbirro, così come cambia le sagome dei suoi nemici su bersagli intercambiabili.

Bersagli che di volta in volta addita ai suoi squadristi da tastiera, salvo ritirare la zampa che brandisce il manganello ogni volta il gioco gli sfugge di mano, in un ribollire di peti.
L’accanimento col quale il gargarozzone da sagra ama infierire con particolare compiacimento perverso ogni qualvolta il bersaglio di turno sia una donna ha un qualcosa di patologico, nella curiosità clinica che la cosa può suscitare in un bravo psicanalista che si occupi di sessualità deviata. Nel tritatutto della gogna sovranista, meglio conosciuta come “la Bestia”, un posto tutto particolare con relativo trattamento speciale lo hanno sicuramente avuto Elsa ForneroLaura Boldrini (vera ossessione dei nazisti da diporto)… e naturalmente Lucia Azzolina, che più di ogni altra deve aver smosso le polluzioni notturne della banda in calore dei frustrati sessuali in camicia nera.
Che poi costituiscono la base della comunicazione mediatica di questo fenomeno da bar-sport, con l’immancabile codazzo dei giornaletti amici: quella raccolta di talenti incompresi, cresciuti alla scuola di Indro Montanelli (raro scopritore di talenti!), e che attualmente si passano il testimone tra “Libero”, “il Giornale”, e “la Verità”, convertendo le loro peristalsi in ispirati ‘editoriali’.

Ma nel carniere di questo bullo seriale è passato un po’ di tutto… E questo è solo un piccolo elenco (incompleto) delle persone bullizzate dallo psicotico energumeno in orbace, quando rivestiva la carica di ministro della Repubblica e vicepremier del Governo Conte (!), nel frattempo passato anche lui nella sempre più numerosa categoria dei nemici:
Invero, Panzetta Nera non è da meno; salvo riscoprire la sua inviolabilità “in quanto donna e madre”, quando le sue invettive le ricadono addosso e il bersaglio diventa lei stessa per naturale legge del contrappasso, atteggiandosi ipocritamente a vergine violata con grugno dolente e sguardo acquoso.
Esaurita (almeno per il momento) la character assassination al femminile, il duo comico-sovrano (humor rigorosamente in nero) in comizio perenne si è concentrato ora sul ministro Roberto Speranza, colpevole di non riaprire tutto senza controllo alcuno, nell’Italietta sempre in festa, orfana dell’eterno carnevale.
La Germania è in lockdown totale da prima di Natale, la Francia si prepara ad estendere la zona rossa su tutto il territorio nazionale, ma in Italia col la sua media di 500 morti al giorno e vaccinazioni ferme al 7% si riapre tutto. E lo si fa per non scontentare l’elettorato dei due didimi sovranisti, ultimamente in competizione tra loro per il voto presunto di certi bottegai e ristoratori che a quanto pare dei contagi se ne fregano (come da tradizione), dove non è secondaria una certa Italia del nero (lavoretti in primis), delle cartelle esattoriali evase, redditi dichiarati da 5.000 euro all’anno e lo yacht ormeggiato in Croazia. Giusto quello che ci vuole per il Paese. Evidentemente, le riaperture estive e natalizie, alle quali solo per pura coincidenza sono seguite la cosiddetta seconda e terza ondata con recrudescenza dei contagi (varianti incluse) e balzo della mortalità, non hanno insegnato nulla. La mappa delle riaperture la decide Briatore & Friends.
Va da sé che tutte le colpe e responsabilità siano del mite Roberto Speranza, non attrezzato per il linciaggio in atto e del tutto privo del phisique du role, per contrastare l’assalto squadrista concentrico. A sindacabilissimo giudizio di Puffetta nera e Capitan Sugna, ispirati probabilmente al modello dell’amico Bolsonaro che tante meraviglie ha fatto e sta facendo in Brasile, il ministro Speranza sarebbe “incapace e incompetente”. La catastrofica gestione della pandemia, da parte del loro beccamorto di fiducia infeudato in Lombardia invece va benissimo, essendo una questione che non sfiora minimamente i due fenomeni da fiera per nostalgici.

Il problema infatti, secondo la coppia di dissociati, sembrerebbe essere la gestione delle vaccinazioni nella Regione Lazio… troppo grande è la figura di merda che ci fanno al confronto.

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NOSTALGIA CANAGLIA

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , on 4 ottobre 2020 by Sendivogius

Uno pensava fosse soltanto un’altra delle consuete adunate da sabato fascista, con le quali le succursali italiote del Ku Klux Klan sono solite onorare il loro duce di ghisa insieme agli altri nazisti della padania. È sempre la vecchia merda sovrana, che ribolle infetta attorno a Capitan Sugna in astinenza da sagra, con mandrie di obesi citrulli in sovrappeso che si danno la staffetta su un palchetto, come i matti di Hyde Park, per esprimere solidarietà al Capitone ai ferri. E intanto delirano su invasioni e “navi da contrasto” per cannoneggiare le zattere a mare, onde fermare l’orda anfibia sul bagnasciuga, in un’abbuffata di livori marci e razzismo all’ingrosso… Insomma, roba sconcia ma di una noia mortale. Niente che la Lega in versione nazi-sovranista non ci abbia già propinato fino alla nausea.
Poi però a ravvivare la fiera di fenomeni è arrivata Lei, Angela Maraventano, la ruspante pasionara siculo-padana, con le sue tre tonnellate di puro lardo certificato a marchio dop, a raggelare i profani con la sua soave presenza e carezzare le vacuità littorie degli astanti col fascino irresistibile di una betoniera caricata a letame, lanciandosi in un incredibile elogio pubblico della “nostra” cara e vecchia MAFIA, che ahimé signora mia! non più quella di una volta..!

«La nostra mafia che ormai non ha più quella sensibilità e quel coraggio che aveva prima; quella mafia non esiste più perché la stiamo completamente eliminando. Nessuno ha più il coraggio di difendere il nostro territorio

Dopo il completo sdoganamento del nazifascismo e le continue apologie di reato, dopo aver legittimato il razzismo al rango di opionione, dopo i richiami divertiti ai forni crematori, non poteva certo mancare la riabilitazione della mafia…  o almeno quella di una volta, sensibile e coraggiosa, che rapiva, ammazzava, faceva esplodere le autobombe nelle città, scioglieva i bambini nell’acido… ma almeno presidiava il territorio, insomma, gente d’onore!
Quando pensi che non si possa trascendere oltre lo schifo, c’è sempre un leghista con la ruspa che comincia a scavare nei pozzi neri dell’osceno più infame.

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Piazzetta del Popolo

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , on 6 settembre 2020 by Sendivogius

“Le masse non hanno mai avuto sete di verità. Chi può fornire loro illusioni diviene facilmente il loro comandante; chi tenta di distruggere le loro illusioni è sempre la loro vittima.”

Gustave Le Bon
“Psicologia delle folle”
(Ed. TEA. Milano, 2004)

Se è verissimo che un uso distorto e compulsivo dei social media ha dato la stura a legioni di imbecilli, strappati ai loro onanismi nei cessi del Bar Sport, è anche vero che ha restituito a nuova vita i personaggi più improbabili, sottraendoli all’anonimato del loro non essere, assurto a dimensione virtuale per una visibilità chiassosa e cialtrona fino a qualche tempo fa impensabile, in un concentrato infetto di disturbi psichiatrici su psicopatologia diffusa, con una carrellata di casi umani in fuga dai centri di igiene mentale, attraverso l’insperata visibilità mediatica che facebook ha regalato loro.

Da quelle macchiette precocemente cadute nel dimenticatoio (gente a cui l’eccesso lipidico deve aver dato al cervello) e risorte dall’oblio, dove un destino cinico e baro le aveva confinate assieme ad altri avanzi di “popolo”
fino agli ultimi fenomeni da baraccone, in libera uscita ai tempi infausti dell’Idiocrazia nel medioevo che avanza…
Francamente, tenerne il conto aggiornato è impossibile, tanto abbonda la materia. E neanche ci teniamo troppo a farlo: abbiamo esaurito le pagine del bestiario e la scorta di antiemetici.
Se ne possono però scorrere i profili lombrosiani sui loro gruppi dedicati (ne esiste uno per ogni tipo di disagio psichico) e trarne le debite conclusioni…
È una fauna composita di Trumpian-putiniani di QAnon, maniaci ossessivi della teoria del complotto, anti-vaccinisti e 5G, tradizionalisti cattolici e fanatici integralisti, mamme pancine ed altri orrori assortiti…
Ma c’è anche la variante italiota dei Gilet Arancioni (non ci facciamo mancare nulla!), con quel che resta del Movimento dei Forconi, insieme agli immancabili scampoli avanguardisti e agli ultimi raminghi di Terza Posizione con gli irriducibili gemelli di Lotta di Popolo, percolati tra Forza Nuova e Casa Pound, saldati agli ultrà da stadio reclutati tra gli Uruk-kai delle curve calcistiche…
Tutti elevati ovviamente al rango di “popolo”, Ragazzi d’Italia, o sedicenti patrioti che siano, sempre lì a fantasticare di marce su Roma e colpi di stato; che su ‘sta roba ci sguazzano come mosche sulla merda.
È sempre la vecchia cloaca fascista che si allarga e si diversifica nell’offerta accogliendo nuovi scoli, in un ributtante calderone dove persino il salvinismo d’accatto affonda le zampe con qualche esitazione per attingere i propri consensi, pur lappandone gli umori fetidi…

Ultimo Stadio
di Luca Bottura
(06/09/2020)

«Il disagio aggressivo espresso dai cosiddetti No Mask a Roma è parente di quello che normalmente alligna nelle curve italiane. Esistono comuni cause endemiche (povertà, ignoranza, distruzione sistematica del lavoro operato dagli ultimi giapponesi della scuola pubblica, necessità identitaria delegata a quattro cialtroni nostalgici) ma il dato che più facilita certe adunate è un altro: chi di dovere, non interviene. Mentre qualunque manifestazione a trazione progressista o semplicemente di impegno civile viene attenzionata con modi spicci (Genova 2001 per tutte, quando vennero massacrati gli inermi e istigati i violenti), gli stadi o le curve anarco-mussoliniane trovano sempre sguardi amorevoli. Striscione del Duce? Bandiera nazista? Leggi sul distanziamento violate petando rumorosamente? Avanti, c’è posto. Quattro fischi a Salvini? Documenti, prego. In questa disparità di trattamento oltraggiosa c’è tutta la mutazione culturale che permette ai complottisti comode passerelle durante le quali, per sovrammercato, si atteggiano a vittime silenziate. Piazze come quella di ieri, cui andava applicato il modello tedesco, sono per l’Articolo 21 il corrispettivo del funerale dei Casamonica. Uno sfregio. C’è qualcuno al Viminale che può per un attimo distogliere l’attenzione dalle interviste sui migranti?»

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(137) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , on 8 agosto 2020 by Sendivogius

Classifica LUGLIO 2020″

Un tempo, i quattro amici si incontravano al bar, dove discettavano di tutto, in un crescendo di castronerie in libertà (complice qualche cicchetto di troppo) e millanterie sempre più sperticate a rendere la misura del fanfarone da competizione, per un susseguirsi di luoghi comuni, cretinismi aggregati, e lagne condivise, con un’ignoranza abissale a far da minimo comun denominatore.
Oggi, li mejo cialtroni de’ noantri (e uno sciacallo) si riuniscono direttamente negli austeri saloni del Senato, per il consueto saggio di imbecillità. E li pagano pure per questo! Peraltro profumatamente.
Dunque, cosa ci fanno tutti insieme un cantante che aspira a fare il tenore, uno pseudo-filosofo prestato all’economia, un ergumeno presunto critico d’arte, un bancarottiere, ed un’ingurgitatore da fiera del trash?!? Ma è ovvio! parlano di medicina, pandemie, e virus. Quando si dice: “la parola agli esperti”.
Anfitrione e organizzatore, è un vecchio figuro della politica al massimo ribasso e dalle frequentazioni pericolose, col vizietto delle lauree finte (un must leghista) e compravendite farlocche. È il grande ideologo della demenziale flat-tax salviniana, nonché esperto in riciclaggio fondi (i suoi),
Special Guest: il Mussolini dell’Abbuffata compulsiva, l’Hannibal The Cannibal del mukbang in versione strapaesana, che evidentemente in tempi di lockdown ha esaurito le sagre dove grufolare e dunque si è ricordato di fare (ogni tanto) una scappata al Senato della Repubblica, dopo aver portato al pascolo l’abbacchio sovranista di Cecina, col guinzaglio al collo e le mutande di pizzo cacciate in bocca come museruola.
Pare infatti che lo Sciacallo in astinenza da pieni poteri e col cinismo di chi non ha alcuna morale né decenza, durante una delle sue consuete giravolte con triplo salto carpiato, trovi molto lucroso speculare sull’epidemia da Covid-19, suggendo gli umori negazionisti che agitano le agguerrite legioni di imbecilli nell’Idiocrazia dominante, latrando all’ennesimo complotto globale.
Per l’occasione, LVI ed i degni compari si sono riuniti nella Biblioteca del Senato… E chissà lo stupore dinanzi a quegli oggetti inutili e dall’uso sconosciuto che chiamano libri!

Hit Parade del mese:

01. MA QUANTO SEI MERDA?!?

[13 Lug.] «Esistono Paesi seri come l’Egitto che non si lasciano condizionare da ong. Bye Bye Zaky!»
(Luca Rossi, consigliere leghista di Modena)

02. PROFONDO NERO (I)

[05 Lug.] «Imagine di John Lennon era una canzone marxista.»
(Susanna Ceccardi, Abbacchio Sovrano)

03. PROFONDO NERO (II)

[22 Lug.] «Imagine di John Lennon è l’inno dell’omologazione mondialista.»
(Giorgia Meloni, Panzetta nera)

04. TALENTI DALL’ESTERO

[20 Lug.] «Io non ho fatto la quarantena perché sono una deputata. È vero, non sono stata in isolamento. Ma c’è una ragione: quando arrivo a Fiumicino, il carabiniere mi dice: “Essendo deputata lei è esentata dalla quarantena”.»
(Francesca La Marca, Immunodeficiente)

05. CIALTRONISMO

[20 Lug.] «Siete degli emeriti cialtroni! Io sono uno scrittore, un artista, un letterato, un poeta, un musicista, ma con chi credete di parlare?»
(Antonio Pappalardo, genio incompreso)

06. UOMINI E BESTIE

[05 Lug.] «Non sono un super esperto ma la materia la conosco. Sono laureato in Scienza della produzione animale, ho fatto due anni di Veterinaria, un po’ me ne intendo.»
(Luca Zaia, veterinario)

07. SINDROME CINESE

[06 Lug.] «La Cina è un regime comunista sanguinario. Mi sembra chiaro ed evidente, non so se volontariamente o involontariamente, che la Cina abbia contagiato il resto del mondo per poi colonizzare economicamente grazie ai danni creati. Non vorrei che poi venissero a comprare sottocosto aziende, alberghi, proprietà.»
(Matteo Salvini, il nazidemocratico)

08. L’APOCALISSE È VICINA (I)

[15 Lug.] «C’è qualcuno come Bill Gates che propone un microchip sottocute come strumento di controllo fondamentale per il presente ed il futuro dell’umanità, dichiaratamente. Il 666 del libro dell’Apocalisse, il marchio dell’Anticristo.»
(Alessandro Meluzzi, la Bestia)

09. L’APOCALISSE È VICINA (II)

[22 Lug.] «Guardate che io non sono un cretino: non sono un virologo, ma con la mia formazione so di cosa parlo. Ci troviamo di fronte anche ad una colossale truffa. Vogliono infilarci nelle chiappe quegli 800 milioni di vaccini già preparati e pagati.»
(Alessandro Meluzzi, cultore della materia)

10. CARENZA DI ATTENZIONI

[25 Lug.] «In queste ore sta girando molto sui social la pubblicità di uno schifoso videogame chiamato MafiaCity. Parliamo di un gioco al quale stanno partecipando milioni di ragazzini, che calandosi nei panni di un boss, tra saccheggi, occupazioni, pestaggi e omicidi puntano a fare diventare il proprio Clan tra i più forti della ‘mafia italiana’ e a ottenere il titolo di Capo dei Capi. Un subdolo strumento di propaganda mafiosa e di istigazione alle pratiche delinquenziali che da una accezione positiva della ‘mafia’ e del ‘padrino’ e che rischia di corrompere le giovani generazioni. Depositerò un’interrogazione e ne chiederò immediatamente l’oscuramento.»
(Carmelo Miceli, professionista dell’antimafia)

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BELLO CIAO!

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , on 19 aprile 2020 by Sendivogius

Ed eccolo puntuale tutti gli anni, come un malanno passeggero di stagione a regolare cadenza ciclica, l’immancabile Ignazio Benito Maria La Russa, il caricaturale Lucifer in versione fascio-sovranista, ad aprire le consuete danze di fuoco contro la celebrazione della Festa di Liberazione dal nazi-fascismo, che giustamente (e per sacrosanto anti-corpo democratico) provoca le convulsioni biliari dei diretti interessati, i nazi-fascisti appunto, che trovano da sempre molto ‘divisivo’ il fatto che per 75 anni (e un’amnistia totale sui crimini di guerra) l’odiata democrazia repubblicana e parlamentare abbia permesso loro di scorrazzare impunemente, e ammorbarci con le loro puzzette nostalgiche, fino a raggiungere le più prestigiose cariche di governo in quella repubblica che si vorrebbe “antifascista” (risate in sottofondo!).

Sono quelli che se sentono cantare un “Bella Ciao” rischiano un attacco di orticaria, su reazione allergica da ascesso democratico.

Benito La Russa è stato il primo ad inaugurare la nefasta stagione dei travestiti in politica, quando improvvidamente fu nominato ministro della guerra e gli fu data la possibilità di giocare con soldatini veri, passando dalla camicia nera alle casacche militari, nell’immarcescibile fascismo della divisa. Ed è curioso notare come a questa macchietta folkloristica da fiera di Predappio, coi suoi contriti camerati implotonati nei manipoli dei Fascisti d’Italia della sora Meloni, sfugga il paradosso che proprio in nome di quell’aborrito anti-fascismo si sia permesso ad un fascista dichiarato come lui di diventare vicepresidente del Senato della Repubblica (non della Camera dei Fasci e delle Corporazioni) a nome di un partito politico apertamente fascista, peraltro in copiosa compagnia tra camerati di merende e giornaletti apologetici (che il Mascellone tira sempre tra i necrofili di genere)…
Ah no, scusate! Non sono loro ad essere fascisti. È la Liberazione che è divisiva.
Da qui, non riuscendone comunque ad estirpare la memoria, l’ultima eccezionale trovata: listiamo i tricolori a lutto… con la squallida paraculata di tirarci dentro i morti del Covid-19 (monumento all’efficienza della Sanità lombarda a marchio leghista). Ma in fondo non è da sempre il 25 Aprile considerato giorno di lutto nazionale per ogni camerata, orfano dell’insaccato appeso a stagionare in Piazzale Loreto?!
Non potendo (ancora) ripristinare le celebrazioni littorie della Marcia su Roma, facciamo dunque del 25 Aprile una doppia edizione del 4 Novembre (Giornata delle Forze Armate), con quelle parate in costume d’epoca che piacciono tanto a quei feticisti dell’uniforme, dal braccino teso con scatto a molla.

E cantiamo tutti insieme la modernissima “Canzone del Piave”, che ha il doppio pregio di essere tutta dedicata alla minaccia incombente di invasori stranieri da annientare, e soprattutto di essere stata (seppur per un breve periodo) l’inno nazionale della Repubblichetta collaborazionista di Salò (altro paradosso di una canzonetta interamente incentrata contro l’invasore germanico), “che da sempre le Forze armate dedicano ai caduti di ogni guerra”, nell’ammiccante esaltazione retorica della guerra come epica eroica:

L’esercito marciava
Per raggiunger la frontiera
Per far contro il nemico una barriera…
E come i fanti combatteron l’onde…
Rosso di sangue del nemico altero,
Il Piave comandò:
Indietro va’, straniero!

La canzoncina è bellina… orecchiabile… contiene riferimenti storici dei quali gli italiani non sanno un cazzo. “Patrioti” de ‘noantri fasci inclusi.
Col suo retrogusto vintage, si canta bene, sulla falsariga di altri immarcescibili successi d’antan, tipo: “Parlami d’amore Mariù” “Voglio vivere così” oppure “Mamma la mia canzone vola”
Ma a ‘sto punto, perché non tirare fuori pure Giovinezza tra i cimeli del grammofono?!?
Che poi diciamocela francamente, nemmeno a noi piace “Bella Ciao”!
Personalmente, chi scrive la trova melensa, remissiva, persino reticente. La scelta di eleggerla a canto ufficiale della Resistenza è stata una decisione postuma, di compromesso, al posto di quello che invece ne era stato il vero inno e che noi infinitamente preferiamo: Fischia il vento

«Quale canzone potevano opporre, con un minimo di parità, a quel travolgente e loro proprio canto rosso? Essi hanno una canzone, e basta. Noi ne abbiamo troppe e nessuna. Quella loro canzone è tremenda. É una vera e propria arma contro i fascisti che noi, dobbiamo ammettere, non abbiamo nella nostra armeria. Fa impazzire i fascisti, mi dicono, a solo sentirla. Se la cantasse un neonato l’ammazzerebbero col cannone.»

Beppe Fenoglio
“Il partigiano Johnny”
Einaudi, 1968

Così, giusto per fare un po’ di chiarezza. Poi vabbé, ci si accontenta…

“Bella ciao (per tutti)”

«Più puntuale di qualunque virus stagionale (absit iniuria virus), riecco i sintomi annuali della SIA, Sindrome da Insofferenza per il 25 Aprile. Li riconosciamo da anni, e sono sempre gli stessi: di solito all’inizio di aprile, quando si diffondono le allergie stagionali, dai banchi della destra cominciano gli anatemi, gli eritemi, le convulsioni, gli attacchi di Dispnea Costituzionale, gli starnuti esplosivi (e stando sempre col braccio teso diventa difficile starnutire nel gomito), nei casi più gravi il delirium tremens che, come tutti i deliri, porta a confondere la realtà con la fantasia e la storia con la propaganda.
Pare che gli affetti da SIA perdano la capacità di distinguere le cose, per esempio le vittime del nazifascismo dai carnefici; i partigiani dai manganellatori; la resistenza dalla dittatura e, più in generale, l’antifascismo dal fascismo. E la loro accusa principale, confusi come sono, è sempre la stessa, negli anni: il 25 aprile è “divisivo”.
In effetti, poche cose come il 25 aprile sono capaci di fare chiarezza e collocare le cose al loro posto: dentro o fuori la Costituzione, dentro o fuori il fascismo, dentro o fuori la libertà.
Quella libertà che – è il magnifico paradosso della libertà – garantisce a chiunque di dire la sua, anche quando dice una castroneria, anche quando attacca proprio la libertà, i suoi presupporti e chi ha lottato per ristabilirla e preservarla, perché la libertà, per sua natura, non è divisiva.
Così ogni anno gli affetti da SIA tornano con la loro sintomatologia illiberale a cianciare contro il 25 aprile, e la sua atmosfera di festa che per loro, associata alla liberazione dal fascismo, diventa particolarmente insostenibile.
Tanto che quest’anno si sono spinti persino oltre, dal momento che mai finora è riuscito loro di annullare o eradicare il 25 aprile – nemmeno negli anni d’oro della destra berlusconiana, nemmeno attraverso le peggiori sottovalutazioni istituzionali. Il prode Ignazio La Russa ci riprova quest’anno, con una proposta quantomeno ingegnosa: ma trasformiamolo, questo 25 aprile così ingombrante di cui non siamo mai riusciti a sbarazzarci. Ideona: facciamone una giornata di ricordo per i caduti di tutte le guerre (tutte tutte? Pure quelle di “conquista” oltremare? Pure quelle di resistenza alla resistenza?), aggiungiamoci i caduti nella guerra al coronavirus (tutti tutti? Pure quelli che magari potevano essere evitati in alcune zone, magari con altre gestioni?) e sostituiamo “Bella ciao” con “La canzone del Piave”.
Peccato che il 25 aprile sia una festa, e segnatamente una festa di rinascita e liberazione. Peccato che il 25 aprile già celebri i caduti, quelli che sono caduti perché ci potesse essere una liberazione da celebrare con una grande, unica festa. Che per comodità chiamiamo 25 aprile, e celebriamo il 25 aprile, cantando magari quella canzone che è universalmente ormai un inno di libertà conquistata, ma che sentiamo vera tutto il resto dell’anno.
No, caro La Russa, non ci convincerai mai a listare a lutto la bandiera, il 25 aprile. E’ il giorno in cui la bandiera si sventola, e sorridendo, persino in un anno luttuoso come questo.
Sai, la Costituzione antifascista e nata dalla Resistenza, malgrado gli sforzi di tanti “camerati”, non sarà mai asintomatica.
Bella ciao a tutti

  Manginobrioches
  (19/04/2020)

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