Archive for the Kulturkampf Category

Festa della Liberazione

Posted in Kulturkampf with tags , , , , on 25 aprile 2017 by Sendivogius

Io sto con l’ANPI.
Sempre!

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IDIOCRACY

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , on 22 aprile 2017 by Sendivogius

Anti-vaccinisti, anti-specisti, anti-sciechimisti, grillini… tutti costantemente in gara contro la logica, per chi la spara più grossa.
Il mondo è bello perché avariato. Che sia popolato di coglioni che parlano con altri coglioni, che usano internet per conoscere ulteriori coglioni di medesima fattura, rientra nell’ordine delle cose dal momento che i coglioni, per loro intrinseca natura, non possono vivere separati gli uni dagli altri. Si cercano costantemente tra loro. E, vista l’abbondanza della categoria, si ritrovano sempre; meglio se riuniti in legioni di petulanti imbecilli.
In un eccesso di ottimismo, la democrazia ha dato loro diritto di voto nella benevola illusione che una massa di idioti semianalfabeti possa davvero fare la differenza, portando l’imbecillità al potere.
Francamente, non si capisce di cosa indignarsi. In realtà è un gran bene che ci sia gente davvero convinta che i tumori si curino col bicarbonato di sodio, che le infezioni si prevengano mangiando pasta di noci, che i vaccini siano tutto un gombloddo delle multinazionali farmaceutiche (manco fossero l’Umbrella Corporation!), e che ruminare verdure da mane a sera faccia campare 150 anni. Il trionfo della medicina moderna in una società altamente tecnologicizzata ha garantito la sopravvivenza di individui assolutamente inutili, che diversamente non avrebbero superato la soglia dei 35 anni. Ed in un pianeta densamente sovrappopolato, l’inflazione incontrollata di coglioni è uno di quei lussi che non possiamo più permetterci.

Che ben venga dunque il ripristino di forme di selezione indolore, a giovamento del normale processo evolutivo dell’umanità. Un tempo c’erano le guerre, le carestie, le epidemie e le pestilenze, che provvedevano a fornire una fondamentale sfoltita del surplus. Insomma, le persone morivano per un normale ascesso ai denti, il più insignificante taglietto comportava il rischio di suppurazione con conseguente morte per setticemia. La gente era semplice: si ‘curava’ con amuleti e brodo di pollo; preveniva l’anemia coi salassi, e disinfettava le ferite con cataplasmi di sterco di cavallo. Nel medioevo, si era fermamente convinti che l’impacco di merda servisse a far salire il pus. E gli effetti si vedevano, per un risultato garantito. Dove saremmo ora, se tutti questi fenomeni fossero sopravvissuti abbastanza a lungo per fare la differenza, forti del numero che da sempre contraddistingue gli idioti?!?

«All’inizio del ventunesimo secolo l’evoluzione umana ha raggiunto una svolta: la selezione naturale, il processo secondo il quale il più forte, il più intelligente e il più veloce si riproduce in misura maggiore rispetto agli altri. Il processo che una volta aveva favorito gli aspetti più nobili dell’uomo aveva cominciato a favorire caratteristiche diverse… La maggior parte della fantascienza dell’epoca prevedeva un futuro più civile e più intelligente, ma col passare del tempo, le cose andarono nella direzione opposta. Un instupidimento generale! Com’era potuto accadere? L’evoluzione non sempre premia l’intelligenza e senza predatori naturali ad assottigliare il branco, cominciò a premiare coloro che riproducevano di più e lasciò che gli intelligenti diventassero una specie in via d’estinzione. E andò avanti così per generazioni anche se nessuno quasi sembrò notarlo.
[…] Il futuro di profilava nero…. e l’umanità divenne sempre più stupida a un ritmo impressionante. Qualcuno sperava che l’ingegneria genetica avrebbe corretto questa tendenza dell’evoluzione, ma le più grandi menti e il più grosso delle risorse erano concentrati su come impedire la caduta dei peli e prolungare l’erezione! Intanto la popolazione cresceva vertiginosamente e l’intelligenza diminuiva finché l’umanità non fu più capace di risolvere neppure problemi elementari come quello dei rifiuti, ammassati per secoli senza alcun piano di smaltimento, il che portò alla grande valanga dei rifiuti del 2505 che mise in moto gli eventi che avrebbero cambiato il mondo per sempre

Se una fetta cospicua di imbecilli ha deciso di togliersi dalle palle per sua libera scelta, non dovremmo essere semplicemente riconoscenti per una scelta che segna un grande passo avanti per il resto dell’umanità? Tempo tre o quattro generazioni ed il mondo sarà un posto migliore.

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IL VOLO DI ICARO

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , on 19 febbraio 2017 by Sendivogius

icarusfinal

E se il “potere” fosse esso stesso una malattia dello spirito, che come una droga crea dipendenza per assunzione prolungata nel tempo, con un’intossicazione dagli effetti psicotropi?!?
Complementare al leader psicopatico, la Sindrome di Hybris ne misura la febbre da potere compulsivo. Definita come un disturbo delle personalità di successo nell’ambito del disagio lord-owenpsicopatologico, l’esistenza della Sindrome di Hybris viene postulata per la prima volta nel 2009 dal dottor David Owen, neurologo e medico psichiatra, nonché membro della Camera dei Lords. Dalla sua posizione privilegiata di medico ed esponente politico (Sottosegretario di Stato per la Marina Militare, Ministro della Salute Pubblica e Ministro degli Affari Esteri per conto del governo britannico), Lord Owen elabora un proprio modello interpretativo da applicare in parallelo ai tre disturbi canonici della personalità, onde poterne riadattare la struttura nella comprensione delle dinamiche tossiche del potere, che influenzerebbero l’agire dei personaggi politici (e non solo) allo zenit della loro influenza personale.
blairg-w-bushthatchertrumpberlurenziStrutturata in 14 sintomi di riconoscimento, la Sindrome può essere schematizzata in un modello comportamentale di riferimento, che contraddistingue coloro che ne sono affetti (basterebbe la positività a quattro dei punti elencati). In qualità di portatore insano del morbo, il soggetto infetto:

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1) Intende il mondo come un palcoscenico dove poter esercitare il potere, come momento di glorificazione personale.
2) È ossessionato a livello maniacale dalla propria immagine e dal proprio aspetto fisico.
3) Mostra una preoccupazione sproporzionata alla proprio apparire ed alla propria presentazione pubblica.
4) Vive in uno stato esaltatorio (con lui protagonista) che ne contraddistingue la narrazione.
5) Si identifica con la “nazione” e pensa che i suoi interessi siano sovrapponibili ad essa.
6) Parla di se stesso in terza persona, ovvero utilizza un opportunistico ed autoreferenziale “noi”.
7) Nutre una fiducia sperticata nella propria capacità di giudizio, che sconfina nel delirio di onnipotenza; rigetta i consigli ed è insofferente alle critiche, non ammettendo in alcun modo di poter sbagliare.
8) Ostenta disprezzo nei confronti di coloro che percepisce come suoi avversari (veri o presunti che siano).
9) Respinge il giudizio dell’opinione pubblica, rimettendosi al giudizio divino o della “storia”
10) Ha l’incrollabile convinzione di segnare processi epocali, mentre coltiva il suo senso di impunità
11) Si distingue per la perdita di contatto con la realtà, seguita da un progressivo isolamento.
12) È irrequieto ed impulsivo ai limiti dell’imprudenza.
13) È arrogante e incompetente, trascura i dettagli e la preparazione, confida eccessivamente in se stesso, trascurando i normali processi decisionali ed accentrando su di sé le funzioni.
14) È privo di visione programmatica, tanto da trascurare i meccanismi abituali della politica.

sickos

Gli “infetti” portatori dell’agente psicopatogeno nutrono una sovrastima nelle proprie capacità, assolutamente non commisurata alle proprie capacità oggettive, nella bulimia narcisistica del potere inteso come momento inebriante di realizzazione personale, e consumato nell’assoluta autoreferenzialità dello stesso. Come un tossico in crisi di astinenza, l’infetto non può fare a meno della sua dose quotidiana in un crescendo esponenziale, nell’indisponibilità di narcisocondividere alcunché con altri. La sua arroganza è smisurata come la sua presunzione, mentre l’egotica contemplazione di sé coincide con un progressivo distacco dalla realtà, nel disprezzo verso gli altri e nella convinzione della propria invincibilità. Selfie_Renzi_TwitterUnico oggetto di interesse dell’Infetto è se stesso, nell’accrescimento del proprio potere personale e prosecuzione dello stesso al quale tutto è finalizzato. Quando i tratti negativi della sindrome vengono fuori nei leader politici, la capacità di prendere decisioni viene seriamente compromessa, portando a conseguenze disastrose in ambito politico e sociale. E quando ciò avviene, gli effetti sono sempre nefasti, dal momento che tutte le azioni dell’Infetto, autisticamente isolato nella sua funzione di uomo solo al comando, sono volte a rafforzare e sostenere la propria immagine pubblica, trascendendo il proprio ruolo istituzionale e perdendo di vista i veri obiettivi, fino a giungere alla perdita di ogni contatto della realtà, nell’evidenza della propria inadeguatezza ed incompetenza, che il leader è però incapace di vedere o riconoscere pure nella sua evidenza.
syndrome-of-hubrisQuesta perdita di oggettività può alterare la visione del contesto, rischiando degli affondi piuttosto pericolosi in termini di errori di valutazione nei propri confronti, nei confronti delle persone di cui è responsabile, oltre che della situazione complessiva.
Gli eventuali successi lo inducono per eccesso di presunzione ad alimentare la propria arroganza, assumendo un atteggiamento sprezzante nei confronti degli altri e di ogni possibile critica, puntellando il suo bisogno di riconoscimento e di stima con una corte di parassiti “più di corredo che di sostanza”. Il processo è irreversibile per degenerazione costante, fino all’inevitabile tracollo che in genere non investe soltanto l’infetto, ma l’intero apparato posto il suo controllo diretto per un dirompente effetto distruttivo su collasso interno.
hubrisFare nomi ed esempi è superfluo… Noterete come la sintomatologia sia diffusa insieme al morbo ed al numero degli infetti che occupano posizioni di potere, aspirano alle stesse, o più semplicemente non le vogliono mollare. A voi trarre le conseguenze…

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Job-Land in Act

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , on 20 dicembre 2016 by Sendivogius

culatelle

Caro Ministro Poletti,
Le sue scuse mi imbarazzano tanto quanto le sue parole mi disgustano.
giuliano-polettiSiamo quelli per cui il Novecento è anche un patrimonio cinematografico invidiabile, che non inseguiva necessariamente i botteghini della distribuzione di massa, e lì imparammo che le parole sono importanti, e lei non parla bene.
Non da oggi.
A mia memoria da quando il 29 novembre 2014 iniziò a dare i numeri sul mercato del lavoro, dimenticandosi tutti quei licenziamenti che i lavoratori italiani, giovani e non, portavano a casa la sera.
licenziamentiContinuò a parlare male quando in un dibattito in cui ci trovammo allo stesso tavolo dichiarò di essere “il ministro del lavoro per le imprese”, era il 18 aprile del 2016.
futuro-ritorno-lavoro-1a Noi, quei centomila che negli ultimi anni siamo andati via, ma in realtà molti di più, non siamo i migliori, siamo solo un po’ più fortunati di molti altri che non sono potuti partire e che tra i piedi si ritrovano soltanto dei pezzi di carta da scambiare con un gratta e vinci.
Parlo dei voucher, Ministro.
E poi, sa, anche tra di noi che ce ne siamo andati, qualcuno meno fortunato esiste. Si chiamava Giulio Regeni, e lui era uno dei migliori. L’hanno ammazzato in Egitto perché studiava la repressione contro i sindacalisti e il movimento operaio. L’ha ammazzato quel regime con cui il governo di cui lei fa parte stringe accordi commerciali, lo stesso governo che sulla morte di Giulio Regeni non ha mai battuto i pugni sul tavolo, perché Giulio in fin dei conti cos’era di fronte ai contratti miliardari?
Intanto, proprio ieri l’Inps ha reso noto che nei dieci mesi del 2016 sono stati venduti 121 milioni e mezzo di voucher. Da quando lei è ministro, ne sono stati venduti 265.255.222: duecentosessantacinquemilioniduecentocinquantacinquemiladuecentoventidue.
Non erano pistole, è sfruttamento.
Sa, qualcuno ci ha rimesso quattro dita a lavorare a voucher davanti a una pressa. È un ragazzo di ventuno anni, non ha diritto alla malattia, a niente, perché faceva il saldatore a voucher. Oggi, senza quattro dita, lei gli offrirà un assegno di ricollocazione da corrispondere a un’agenzia di lavoro privata. Magari di quelle che offrono contratti rumeni, perché tanto dobbiamo essere competitivi.
contratti-di-lavoro-2015Quelli che sono rimasti sono coloro che per colpa delle politiche del suo governo e di quelli precedenti si sono trovati in pochi anni da generazione 1000 euro al mese a generazione a 5000 euro l’anno.
Lo stesso vale per chi se n’è andato e forse prima o poi vi verrà il dubbio che molti se ne sono andati proprio per questo.
Quelli che sono rimasti sono gli stessi che lavorano nei centri commerciali con orari lunghissimi e salari da fame.
babbo-natale-sciopero-polizia-precario-il-manifestoQuelli che fanno i facchini per la logistica e vedono i proprio fratelli morire ammazzati sotto un tir perché chiedevano diritti contro lo sfruttamento. Sono quelli che un lavoro non l’hanno mai trovato, quelli che a volte hanno pure pensato “meglio lavorare in nero e va tutto bene perché almeno le sigarette posso comprarle”.
Sono gli stessi che non possono permettersi di andare via da casa, o sempre più spesso ci ritornano, perché il suo governo come altri che lo hanno preceduto, invece di fare pagare più tasse ai ricchi e redistribuire le condizioni materiali per il soddisfacimento di un bisogno di base e universale come l’abitare, ha pensato bene di togliere le tasse sulla casa anche ai più ricchi e prima ancora di approvare il piano casa.
È lo stesso governo che spende lo zero percento del Pil per il diritto all’abitare.
È lo stesso governo che si rifiuta di ammettere la necessità di un reddito che garantisca a tutti dignità.
contratti-netti-a-tempo-determinato-nel-primo-semestre-2016Ma badi bene, non sono una “redditista”, solo che a fronte di 17 milioni di italiani a rischio povertà, quattro milioni in condizione di povertà assoluta, mi pare sia evidente che questo passaggio storico per l’Italia non sia oggi un punto d’arrivo politico quanto un segno di civiltà.
Ma vorrei essere chiara, il diritto al reddito non è sostituibile al diritto alla casa, sono diritti imprescindibili entrambi.
E le vorrei sottolineare che non è colpa dei nostri genitori se stiamo messi così, è colpa vostra che credete che siano le imprese a dover decidere tutto e a cui dobbiamo inchinarci e sacrificarci.
art-18-italia-investitori-esteri1I colpevoli siete voi che pensate si possano spostare quasi 20 miliardi dai salari ai profitti d’impresa senza chiedere nulla in cambio (tanto ci sono i voucher) e poi un anno dopo approvate anche la riduzione delle tasse sui profitti. Così potrete sempre venirci a dire che c’è il deficit, che si crea il debito e che insomma la coperta è corta e dobbiamo anche smetterla di lamentarci perché, mal che vada, avremo un tirocinio con Garanzia Giovani.
picsartI colpevoli siete voi che non credete nell’istruzione e nella cultura, che avete tagliato i fondi a scuola e università, che avete approvato la buona scuola e ora imponete agli studenti di andare a lavorare da McDonald e Zara.
Sa, molti di quei centomila che sono emigrati lavorano da McDonald o Zara, anche loro hanno un diploma o una laurea e se li dovesse mai incontrare per strada chieda loro com’è la loro vita e se sono felici. Le risponderanno che questa vita fa schifo. Però ecco: a differenza di quel che ha decretato il suo governo, questi giovani all’estero sono pagati.
alternanza-scuola-lavoroMa il problema non è neppure questo, o quanto meno non il principale.
Il problema, ministro Poletti, è che lei e il suo governo state decretando che la nostra generazione, quella precedente e le future siano i camerieri d’Europa, i babysitter dei turisti stranieri, quelli che dovranno un giorno farsi la guerra con gli immigrati che oggi fate lavorare a gratis.
A me pare chiaro che lei abbia voluto insultare chi è rimasto piuttosto che noi che siamo partiti. E lo fa nel preciso istante in cui lei dichiara che dovreste “offrire loro l’opportunità di esprimere qui capacità, competenza, saper fare”.
renzi-che-lavoraLa cosa assurda è che non è chiaro cosa significhi per lei capacità, competenze e saper fare.
Perché io vedo milioni di giovani che ogni mattina si svegliano, si mettono sul un bus, un tram, una macchina e provano ad esprimere capacità, competenze, saper fare. Molti altri fanno la stessa cosa ma esprimono una gran voglia di fare pure se sono imbranati. Fin qui però io non ho capito che cosa voi offrite loro se non la possibilità di essere sfruttati, di esser derisi, di essere presi in giro con 80 euro che magari l’anno prossimo dovranno restituire perché troppo poveri.
redditoNon è chiaro, Ministro Poletti, cosa sia per lei un’opportunità se non questa cosa qui che rasenta l’ignobile tentativo di rendere ognuno di noi sempre più ricattabile, senza diritti, senza voce, senza rappresentanza. Eppure la cosa che mi indigna di più è il pensiero che l’opportunità va data solo a chi ha le competenze e il saper fare.
Lei, ma direi il governo di cui fa parte tutto, non fate altro che innescare e sostenere diseguaglianze su tutti i fronti: dalla scuola al lavoro, dalla casa alla cultura, e sì perché questo succede quando si mette davanti il merito che è un concetto classista e si denigra la giustizia sociale.
Perché forse non glielo hanno mai spiegato o non ha letto abbastanza i rapporti sulla condizione sociale del paese, ma in Italia studia chi ha genitori che possono pagare e sostenere le spese di un’istruzione sempre più cara. E sono sempre di più, Ministro Poletti.
Lei non ha insultato soltanto noi, ha insultato anche i nostri genitori che per decenni hanno lavorato e pagato le tasse, ci hanno pagato gli asili privati quando non c’erano i nonni, ci hanno pagato l’affitto all’università finché hanno potuto. Molti di questi genitori poi con la crisi sono stati licenziati e finita la disoccupazione potevano soltanto dirci che sarebbe andata meglio, che ce l’avremmo fatta, in un modo o nell’altro. In Italia o all’estero. Chieda scusa a loro perché noi delle sue scuse non abbiamo bisogno.
Noi la sua arroganza, ma anche evidente ignoranza, gliel’abbiamo restituita il 4 dicembre, in cui abbiamo votato No per la Costituzione, la democrazia, contro l’accentramento dei poteri negli esecutivi e abbiamo votato No contro un sistema istituzionale che avrebbe normalizzato la supremazia del mercato e degli interessi dei pochi a discapito di noi molti.
Era anche un voto contro il Jobs Act, contro la buona scuola, il piano casa, l’ipotesi dello stretto di Messina, contro la compressione di qualsiasi spazio di partecipazione.
E siamo gli stessi che faranno di tutto per vincere i referendum abrogativi contro il Jobs Act, dall’articolo 18 ai voucher, la battaglia è la stessa.
Costi quel che scosti noi questa partita ce la giochiamo fino all’ultimo respiro.
E seppure proverete a far saltare i referendum con qualche operazioncina di maquillage, state pur certi che sugli stessi temi ci presenteremo alle elezioni dall’estero e dall’Italia.
Se nel frattempo vuole sapere quali sono le nostre proposte per il mondo del lavoro, ci chiami pure. Se vi interessasse, chissà mai, ascoltare.

marta-fanaMarta Fana
(Ricercatrice italiana a Parigi)

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CIAONI AMARI

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , on 5 dicembre 2016 by Sendivogius

fuck-offSi annunciano tempi duri per la “scrofa azzoppata”, oramai pronta per il giro arrosto e con lo spiedo infilato sapete bene dove, tanto deve bruciargli non la sconfitta, bensì la debacle senza precedenti che l’ha travolto insieme a tutti gli altri maiali della fattoria. Voleva un plebiscito ad personam che lo incoronasse imperatore di paglia in uno stato fantoccio asservito alle più rapaci oligarchie finanziarie del pianeta e svenduto agli interessi stranieri. Ha imperversato per mesi dispensando mance e promesse, nella più grande compravendita di voti di scambio dai tempi della congiura di Catilina. Ha barato, ingannato, falsificato, giocato sporco per tutta la partita pur di vincere. Ha mobilitato i suoi stalkers prezzolati in giro per l’Italia, schierato gli ausiliari di regime e mobilitato i balilla di partito, raschiando fino romano-prodiall’ultimo coprolite della fogna di governo. Ha riesumato dalla tomba vecchi fossili democristiani e giorgio-napolitanopadri ignobili della Repubblica, ai quali si sono presto aggregati i clan di papponi e padrini aspiranti costituenti. Lobby di ogni risma, speculatori, banchieri, miliardari, “artisti” a carico organico e permanente del disservizio pubblico, organi di propaganda a mezzo stampa, opportunisti e parassiti senza dignità, legioni di salivanti pennivendoli in cerca di stabile sistemazione a corte, schiere di pomposi “opinionisti” che non saprebbero nemmeno indicare il proprio ombelico, agit-prop travestiti da giornalisti… tutti i possibili apparati di potere si sono messi in marcia, stringendosi a coorte attorno ad un tronfio cialtrone di provincia, con la faccia da deficiente, per farne a loro ultima speranza di sopravvivenza (tanta deve essere la disperazione!), magnificandone le gesta e suonando la fanfara della sua resistibilissima ascesa.

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse13-06-2014

Ci era stato chiesto di cancellare la nostra Costituzione e rinunciare alle nostre prerogative con un tratto di penna. Mesi di propaganda e di terrorismo mediatico non sono bastati ad intimidire milioni di italiani che in massa si sono sollevati contro quello che di fatto era un tentativo di colpo di stato strisciante. La misura era colma. A stragrande maggioranza, con il 60% dei suffragi ed un’affluenza straordinaria, il Popolo sovrano RESPINGE!

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EI FU…

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , on 26 novembre 2016 by Sendivogius

7-gennaio-1959-alla-vigilia-dellingresso-allavana

È morto Fidel Castro. Le roi est mort, vive le roi!
Ora, si possono pensare e dire molte cose buone o cattivissime del lìder maximo della Rivoluzione cubana, che comunque sia, piaccia o non piaccia, è stato uno dei protagonisti più complessi (e longevi) della storia del ‘900, segnando un’epoca e soprattutto un’utopia; più di quanto i nani ed i pagliacci cotonati, che si agitano nel verminaio di questo orrido squarcio di XXI secolo, saranno mai… 
i-3-bidoniFu un uomo duro? Certo! Fece degli errori? Infiniti! Fu un despota narcisista col gusto del potere? Sì anche (ma non solo), vogliamo parlare pure di tanti sedicenti “statisti” democratici?!?
Soprattutto, è stato l’uomo che (con molti altri) osò sfidare un impero. E vinse! Fu così che un’insignificante isola caraibica si trasformò in una moderna Tortuga, mantenendo la sua indipendenza e dignità, nell’arcipelago delle repubblichette bananiere che costellano da sempre quello che gli USA, sotto ogni amministrazione, considerano il loro esclusivo “cortile di casa”, da gestire per procura su mandato coloniale, soggiogare col ricorso sistematico al terrorismo di stato, e utilizzare come immenso laboratorio economico neo-liberista (prima che le ricette venissero imposte al mondo intero) su scala continentale. S’è visto poi quali erano le alternative considerate accettabili (ed invocate) al governo castrista

videla-pinochet

Nella sua esclusività, Cuba rappresentò invece un’eccezione unica nella storia latinoamericana; fu necessario cingerla con un cordone sanitario perché il contagio non si diffondesse. E lo chiamarono embargo.
Fu vera gloria? A posteri l’ardua sentenza…

Noi critichiamo Fidel, ma non lo condanniamo. Lasciamo le considerazioni ad altri, tanto sarebbe impossibile per noi esaurire l’argomento in così poche righe. E di più non aggiungiamo.
lavana-marzo-1960Quello che invece proprio non ci riesce di capire è per quale imperscrutabile legge della trascendenza su ogni fatto, evento, sbadiglio, vero o presunto tale che sia, sistematicamente, puntuale come un orologio rotto che segna l’ora esatta due volte al giorno, ogni volta ci dobbiamo sorbire l’immancabile omelia di San Roberto Saviano: l’Oracolo vivente per l’intrattenimento gerontologico da varietà finto impegnato, che ogni volta dispensa le sue perle di ovvietà e pregiudizi di saggezza. E che dal cantuccio nel quale vive rintanato in esilio volontario, come auto-recluso guardato a vista (tanta è la paura che s’è preso l’ultima volta), non resiste all’irrefrenabile impellenza di pontificare su tutto e su tutti. E farlo massimamente su cose che non conosce e delle quali ignora tutto, quasi che l’esternazione gratuita (ed inutile) rispondesse all’esigenza primaria di mantenere in vita la propria leggenda di carta, difendendo se stesso dall’ombra sempre roberto-savianoincombente dell’oblio che grava sui predicatori da salotto. Insomma, uno di quelli che per sopravvivere ha bisogno di creare dei “casi” mediatici attorno alla morte altrui, purché non ci si scordi di lui… E per la bisogna parla come un Trump di merda qualunque.
I nani, i pagliacci, e i giganti. Per l’appunto!

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In TrumpLand

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , on 14 novembre 2016 by Sendivogius

trumpland-michael-moore«Non conosco molta gente del Michigan che sta pensando di votare per Trump. E a loro non necessariamente gli piace così tanto. E non sono sempre d’accordo con lui. Non sono razzisti o zotici; in realtà sono persone rispettabili. E quindi volevo dire questo…..
Donald Trump venne al Club economico di Detroit e rimase là davanti ai dirigenti della Ford e disse: “Se voi chiudete quegli stabilimenti, come state pensando di fare a Detroit, e li costruite in Messico, metterò una tariffa del 35% su quelle auto e quando arriveranno nessuno le comprerà. Fu una cosa meravigliosa da vedere; nessun politico, democratico o repubblicano, aveva mai detto qualcosa del genere a quei dirigenti. Ed era musica per le orecchie della gente del Michigan, dell’Ohio e della Pennsylvania, del Wisconsin e degli stati a favore della Brexit.
Se Trump lo pensasse o no per davvero è abbastanza irrilevante, perché dice le cose a persone che stanno soffrendo. Ecco perché ogni dipendente licenziato anonimo, dimenticato, che faceva parte della cosiddetta classe media, ama Trump. Lui è il cocktail umano esplosivo che loro stavano aspettando. La bomba umana che potevano tirare legalmente sul sistema che gli aveva rubato la vita. E l’8 Novembre, il giorno dell’elezione, sebbene abbiano perso il lavoro, sebbene siano stati ipotecati dalla banca, poi è arrivato il divorzio e i figli sono andati via, la macchina ceduta, non hanno mai fatto una vera vacanza da anni, sono attaccati al progetto di bronzo dell’assistenza medica di Obama, per cui non puoi neanche avere un cazzo di analgesico, hanno praticamente perso tutto ciò che avevano, tranne una cosa. L’unica cosa che non gli costa un centesimo, e gli viene garantita dalla Costituzione americana: il diritto di voto! Possono essere senza un soldo, senza una casa, possono essere fottuti o incasinati. Non importa, perché quel giorno sono tutti uguali. Un milionario ha lo stesso numero di voti di una persona senza lavoro: uno. E ce n’è più nella ex classe media, di quelli della classe milionaria. Quindi l’8 Novembre i diseredati andranno nelle cabine elettorali…. e metteranno una grande X del cazzo nella casella col nome dell’uomo che ha minacciato di stravolgere e ribaltare quello stesso sistema che ha rovinato le loro vite, Vedono che l’elite che ha rovinato le loro esistenze odia Trump. Il capitalismo americano odia Trump. Wall Street odia Trump. I politici in carriera odiano Trump. I media odiano Trump. E dopo che l’hanno amato e creato e che ora lo odiano.
[…] L’elezione di Donald J. Trump sarebbe il più grande vaffanculo mai riscontrato nella storia dell’umanità. E farà sentire bene. Per un giorno… forse per una settimana. Forse un mese, E poi…. quando la gente del Michigan, dell’Ohio, della Penssylvania e del Wisconsin, scoprirà che Trump non farà un cazzo per loro, sarà troppo tardi. Ma io lo capisco. Volevate mandare un messaggio. Avevate una giusta collera. Una rabbia giustificabile. Bene, il messaggio è stato spedito. Buonanotte America. Avete appena eletto l’ultimo presidente degli Stati Uniti

m-mooreMicheal Moore
“In TrumpLand”
(2016)

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QUESITI

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , on 26 settembre 2016 by Sendivogius

ti-piace-vincere-facile Quando il referendum non piace alla banda di abusivi della democrazia, accampati coi loro manipoli al governo, come è stato nel caso della consultazione popolare per la tutela del territorio e delle aree marittime, contro le attività estrattive delle grandi corporazioni petrolifere (il cosiddetto referendum sulle trivelle del 17/05/16), l’oggetto ed il quesito referendario vengono presentati all’elettore così:

Divieto di attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in zone di mare entro le dodici miglia marine.
Esenzione di tale divieto per i titoli abilitativi già rilasciati
Abrogazione della previsioni che tali titoli hanno la durata della vita utile del giacimento

«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?»

referendum-trivelle

Noterete come nelle formula arcaica scelta per contorcere il quesito fino a renderlo incomprensibile non compaia mai la parola “trivellazioni”, bensì “coltivazione” (manco si trattasse di un vivaio!); di “titoli abilitativi” e non di concessioni estrattive, di “vita utile del giacimento”, e non di durata eterna.

kimrenziQuando invece il referendum preme all’aspirante ducetto di Pontassieve ad alla sua corte fiorentina di queruli replicanti, perché ad esso è legata la permanenza al potere di questo comitato d’affari, incistato attorno alle clientele elettorali del partito bestemmia, affinché il golpe bianco in atto si compia totalmente e lo stupro della Costituzione sia davvero completo, il quesito viene confezionato così:

quesito

È superfluo dire che si tratta di un’estensione quanto mai sfacciata della propaganda governativa a cui pure i frammassoni della loggia di Palazzo Chigi ci hanno abituato ormai da tempo. Soprattutto, si tratta di un enunciato falso, che sfrutta una formula tanto manipolatrice quanto fuorviante, per un referendum che nelle intenzioni originarie del suo promotore avrebbe dovuto sancire l’incoronazione imperiale del Bomba. E perciò era concepito come un plebiscito ad personam, nel 18 Brumaio di Renzi Bonaparte, quando i sondaggi veleggiavano verso il massimo consenso insufflato con una pioggia di mazzette da 80 euro; mentre adesso il massimo problema è quello di disinnescare il potenziale avviso di sfratto a questo esecutivo di occupanti abusivi. Perché a qualcuno piace vincere facile…
ponci-ponci-po-po-poE non temete: qualunque sarà l’esito della consultazione, non lo staccherete dalla sua poltrona neanche con la fiamma ossidrica, tanto vi si è saldato sopra, perché il potere (e massimamente il potere assoluto) crea dipendenza. Come un tossico in crisi di astinenza. Ovvero il dramma di un fanfarone di  quarant’anni, un obeso bamboccione di provincia, cresciuto facendo il portaborse nelle sagrestie democristiane, che per la prima volta in tutta la sua parassitaria esistenza dovrà andarsi finalmente a cercare un lavoro vero!

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L’Emerito

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , on 16 settembre 2016 by Sendivogius

carlo-azeglio-ciampi È tempo di uno dei nostri necrologi…
Alla veneranda età di 96 anni è venuto a mancare nell’assoluta indifferenza generale l’emerito Carlo Azeglio Ciampi, che fu presidente del consiglio, ovviamente non eletto secondo una fortunata tradizione destinata a durare, inaugurando la nefasta stagione dei “governi tecnici”, e per questo elevato a presidente della repubblica nelle vesti del quale tenne a battesimo e cullò nei suoi gracili passi quell’aborto unanimemente aborrito che va sotto il nome di “Seconda Repubblica”Pertanto, nei suoi paludamenti istituzionale rientra a pieno titolo tra i padri di quella patria figlia di mater ignota e troppi genitori putativi a farne le veci.
Il Ciampi nazionale nasce a Livorno nel lontano 1920 ed è il degno rampollo di quella borghesia liberale buona per tutte le stagioni e tutti i regimi. Secchione a scuola dai preti, cresce spensierato sotto l’Italia ducizzata in anni di dittatura, dove subito si contraddistingue per il suo mostruoso anti-fascismo. Nel frattempo, intanto che carlo-azeglio-ciampi-2ci pensa sù, si laurea in Lettere Antiche. Durante il servizio militare, è ufficiale di complemento degli “autieri”: praticamente il paradiso degli imboscati di lusso, in un esercito come quello regio che è scarsamente meccanizzato e drasticamente a corto di automezzi. Distaccato in Albania, segue l’esercito dalle retrovie, e riesce ad evitare tutte le guerre con gli infiniti fronti che il fascismo regala generosamente all’Italietta in camicia nera.
fiat-666-nmDopo l’armistizio dell’8 Settembre del 1943, come tanti altri, fa la Resistenza in soffitta, salvo inventarsi partigiano a guerra finita. Mentre in Italia si combatte contro l’occupante nazista ed i collaborazionisti di Salò, il nostro eroe marcia imperterrito sulla linea opposta a quella dei combattimenti. Per sicurezza, è munito di un passaporto con visto tedesco, onde non incorrere in spiacevoli inconvenienti durante la tradotta. brigata-maiellaLungo il percorso attraverso gli Appennini, si imbatte per caso nei patrioti della Brigata Maiella; un incentivo in più per accelerare il passo e procedere in senso inverso. Fosse mai che possa essere coinvolto in qualche scontro!
Però scrive tanto… Infatti si specializza nella produzione di quei manifestini destinati ad essere distribuiti a mano non oltre il circolo degli amici del bridge.
banca-ditalia Con una formazione in filologia greca, entra alla Banca d’Italia ed in virtù di sì straordinaria competenza ne ascende rapidamente i vertici, fino a diventarne il governatore generale.
Con una seconda laurea in Giurisprudenza ed una honoris causa in Economia, non capisce un cazzo dell’una né dell’altra. Ed in entrambe gli ambiti di applicazione, da banchiere centrale prima e presidente della repubblica poi, combina disastri epocali…
Come governatore della Banca d’Italia si ritrova suo malgrado ad occuparsi delle politiche monetarie e della difesa valutaria di un intero paese, con risultati che perdurano nel tempo…
Nel 1992 infatti il filologo riesce a bruciare in una sola notte la bellezza di 60.000 miliardi di lire, che stiamo pagando ancora oggi con gli interessi. Giusto a proposito di quella storia su come il debito italiano è esploso sfuggendo ad ogni controllo..!
carlo-azeglio-ciampi-3In virtù di così strabilianti risultati, l’anno successivo viene messo a capo di un “governo tecnico di transizione”, il cui atto più significativo è la revoca del carcere duro ai mafiosi in risposta alle stragi mafiose di Capaci e Via D’Amelio, con l’avvio della famigerata ‘trattativa’. Ovviamente il presidente Ciampi non ne sa nulla, consumandosi gli eventi a sua totale insaputa. Sarà una sua prerogativa costante.
Partecipa alla costruzione di quel trappolone a tasso fisso e cambi bloccati che ha praticamente paralizzato l’economia europea in una recessione permanente e che va sotto il nome di Euro. Ovviamente, nell’elaborazione della moneta unica non tiene conto di nessuna delle variabili, che ne sanciscono i limiti e le rigidità valutarie. È talmente esperto che non arriva nemmeno a concepire una qualche forma di contromisura alle inevitabili speculazioni sul cambio e l’aumento dei prezzi, durante il passaggio dalla lira all’euro, che sul momento ha dimezzato il potere di acquisto di milioni di italiani a vantaggio di pochissimi. Lo avrebbe capito anche un bambino. Ciampi ovviamente no.
ciampi Come presidente della repubblica, è colui che sancisce il trionfo dell’anomalia berlusconiana, trasformando l’eccezione nella regola ed in pratica ordinaria di sistema. In compenso inaugura la stagione della “moral suasion”, che nell’applicazione pratica consiste nel subire ed assecondare lo stupro delle Istituzioni in silenzio, onde evitare più spiacevoli conseguenze. Una così sofisticata strategia provoca subito l’entusiasmo delle forze responsabili e democratiche del paese, che ovviamente plaudono a tanto coraggioso ardore presidenziale. Tra i peana si distinguono subito gli estatici panegirici di Eugenio Scalfari: un altro che s’è scoperto antifascista a guerra finita.
C’è da chiedersi se lo stupro istituzionale fosse veramente tale, o piuttosto non fosse una simulazione dietro alla quale nascondere un amore consensuale…
ciampoNel suo settennato presidenziale, Ciampi si conquista la fama della firma più veloce del Colle: non c’è legge vergogna, provvedimento ad personam, o normativa inficiata da palesi vizi di incostituzionalità sulle quali il presidente non apponga la sua firma a tempo di record, senza mai battere il minimo ciglio o fingere il minimo dubbio (foss’anche per sbaglio!), nella serena apoplessia che ne ha contraddistinto per tre quarti di secolo l’attività politica ed istituzionale. Il famigerato “Porcellum”, la contestatissima legge elettorale definita dal suo stesso inventore “una porcata”, scritta in fretta e furia forzando i regolamenti parlamentari a legislatura finita, per sabotare la prevista vittoria elettorale dell’allora centrosinistra e per garantire la sopravvivenza ad un parassita della politica come Pier Ferdinando Casini, la stessa legge dichiarata incostituzionale dalla Consulta e diretta responsabile del caos politico attuale, porta ovviamente la firma di Ciampi che nonostante gli appelli e le rimostranze circa la sua costituzionalità appose in calce al testo l’austera approvazione presidenziale in una manciata di ore dalla sua presentazione.
ciampi-1Per il resto, l’Emerito trascorre i suoi sette anni al Quirinale in sonno criogenico, ermeticamente chiuso in una teca con su scritto “rompere solo in caso di cerimonia”. Il risveglio avviene ogni volta viene intonato l’inno nazionale che sembra titillare le passioni risorgimentali del presidente. Uomo di carattere, riesce a dimettersi persino dal comitato per il 150° anniversario dell’unificazione d’Italia, indisposto dalle provocazioni leghiste, invece di prendere a calci nel culo i nazi-padani che inneggiano alla secessione.
ciampi-firmaNegli anni successivi alla fine del mandato, Carlo Azeglio Ciampi praticamente scompare. Ogni tanto viene avvistato in qualche concerto, mentre batte le mani scandendo il ritmo della “Marcia di Radetzsky”, perché nessuno in tanti anni ha spiegato al patriottico Emerito che l’opera di Strauss è una marcia militare, composta in onore del vittorioso maresciallo imperiale che alla guida delle truppe austro-ungariche ha stroncato le velleità degli italiani, ponendo fine alla prima guerra di indipendenza.

c-a-ciampi

La sua presenza emerita è così forte e sentita, che viene dato per morto senza che nessuno si accorga della mancata dipartita.
E c’è da chiedersi se anche stavolta non si tratti di uno scherzo. Nessuno noterebbe la differenza, per uno che forse non è stato tra i peggiori presidenti della repubblica, ma sicuramente tra i più perniciosi.

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SEMPLIFICHESCION

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , on 14 settembre 2016 by Sendivogius

edoardo-baraldi-renzi-riforma-costituzionale

Ai ‘mercati’, ovvero a quel grumo sociopatico di cinici speculatori con la faccia di tolla, di capitali transnazionali investiti di personalità giuridica, di insaziabili pescecani della finanza strutturata.. è stata instillata la ‘percezione’ che senza una nuova costituzione, appositamente confezionata per appagare le loro aspettative, per l’Italia la vagheggiata uscita dalla crisi sarà più difficile…
Il che è già una contraddizione, visto che nella narrazione fantastica in onda a reti unificate sui Cinegiornali Luce della rifondata EIAR, l’Italia sarebbe uscita da un bel pezzo fuori dalla recessione, col suo mirabolante 0,1% di crescita sul Pil (per giunta previsto al ribasso). È lo stesso numero che sotto l’esautorato Governo Letta costituiva la misura del fallimento delle sue politiche economiche, ma che adesso è diventato il Matteo Renzi - smorfienumero magico della svolta, da quando all’esecutivo è stata intronizzata abusivamente una rarità di pagliaccio, cinto da un cordone sanitario di relativi cialtroni di contorno, a coronamento di una programmazione economica fondata sulla mancia elettorale, per l’acquisto in pronto cassa di un consenso sempre più friabile come i numeri al lotto della ripresa.

03/12/2014 Roma, trasmissione televisiva Bersaglio Mobile. Nella foto Enrico Mentana e Matteo Renzi che fa la linguaccia

Pagliaccio peraltro molto fortunato, considerando lo stato ectoplasmatico in cui giacciono le opposizioni, passando per un centrodestra in totale disfacimento come il suo papi ignobile, insieme all’improponibile setta digitale dei fanatici a 5 stelle nell’inconsistenza della proposta, che in tal modo, nell’apparente assenza di alternative, garantiscono lunga vita all’esuberante macchietta al governo, che cassato il parlamento ad altri non deve rispondere se non ai suoi sponsor stranieri ed all’oligarchia interna che l’ha messo lì per puntellare i suoi interessi.
PADRONI DI MERDANon per niente è passato il principio che le costituzioni degli Stati ora le riscrivono direttamente i consigli d’amministrazione bancari, con la partecipazione straordinaria del Fondo Monetario Internazionale, i tecnocrati della BCE, e J.P.Morgan

«Le Costituzioni e i sistemi politici della periferia meridionale dell’Europa, sorti in seguito alla caduta del fascismo, hanno caratteristiche non adatte al processo di integrazione economica […] Queste Costituzioni mostrano una forte influenza socialista, riflesso della forza politica che le sinistre conquistarono dopo la sconfitta del fascismo. Perciò questi sistemi politici periferici hanno, tipicamente, caratteristiche come: governi deboli rispetto ai parlamenti, stati centrali deboli rispetto alle regioni, tutela costituzionale del diritto del lavoro, diritto di protestare contro ogni cambiamento. […] Test essenziale sarà l’Italia, dove il nuovo governo può chiaramente impegnarsi in importanti riforme politiche

 (Rapporto del 20/05/2013)

Repetita iuvant. Semper!
Si capisce allora come il problema non sia economico, ma ideologico. In senso lato, il problema più grande è costituito dalla democrazia. E la soluzione sembrerebbe appunto un ritorno al… fascismo! Ovviamente rivisitato e corretto in funzione delle sacre pretese dei mercati.
E se la Costituzione italiana viene riscritta all’estero da altri, per essere dettata agli ubbidienti governicchi di Laide Intese, poi tocca agli italiani doversela cuccare per intero nei suoi risvolti pratici.
Pertanto, se la macchina amministrativa non sarà al passo con le indefinite “riforme”, tipo il Jobs Act con le sue cifre ballerine a saldo variabile su fantasia contabile, e la costituzione non verrà cambiata, il Paese non ripartirà.
Adesso, con un’aperta ingerenza negli affari interni di uno stato (sovrano?) come non di vedeva dai tempi di Clare Boothe Luce, ci si mette anche il nuovo ambasciatore USA in Italia, che figuriamoci se poteva mai mancare il sigillo imperiale al coro dei cantori ufficiali di un governo di plastica, uso ad obbedir ridendo.
john-phillips L’ambasciatore John Phillips ci tiene infatti a far sapere che se la costituzione non verrà modificata, secondo i desiderata di un governo nominato per procura, e che peraltro si guarda bene dall’indire la data di un referendum dai sondaggi non favorevoli, sono a rischio gli investimenti statunitensi in Italia. Praticamente siamo giunti al ricatto, all’embargo mascherato, alla rappresaglia terroristica..!
Eppure, se i suoi mandanti esteri l’avessero letto davvero il testo della costituzione redatta dai disciplinatissimi manipoli dell’ubbidiente re cliente da Pontassieve, potrebbero rendersi conto come la nuova costituzione non semplifica, ma complica fino a rendere incomprensibile persino nelle sue parti più elementari ciò che prima era chiarissimo…

art-70

Ma ci sarebbe anche l’Art.73

«…Le leggi che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possono essere sottoposte, prima della loro promulgazione, al giudizio preventivo di legittimità costituzionale da parte della Corte costituzionale, su ricorso motivato presentato da almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o da almeno un terzo dei componenti del Senato della Repubblica entro dieci giorni dall’approvazione della legge, prima dei quali la legge non può essere promulgata. La Corte costituzionale si pronuncia entro il termine di trenta giorni e, fino ad allora, resta sospeso il termine per la promulgazione della legge. In caso di dichiarazione di illegittimità costituzionale, la legge non può essere promulgata…»

renzi-e-napoE per la serie “se questa è una costituzione”, vi presentiamo l’Art.77:

«Il Governo non può, senza delegazione disposta con legge, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alla Camera dei deputati, anche quando la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.
La Camera dei deputati, anche se sciolta, è appositamente convocata e si riunisce entro cinque giorni.
I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione o, nei casi in cui il Presidente della Repubblica abbia chiesto, a norma dell’articolo 74, una nuova deliberazione, entro novanta giorni dalla loro pubblicazione. La legge può tuttavia regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.
Il Governo non può, mediante provvedimenti provvisori con forza di legge: disciplinare le materie indicate nell’articolo 72, quinto comma, con esclusione, per la materia elettorale, della disciplina dell’organizzazione del procedimento elettorale e dello svolgimento delle elezioni; reiterare disposizioni adottate con decreti non convertiti in legge e regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei medesimi; ripristinare l’efficacia di norme di legge o di atti aventi forza di legge che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimi per vizi non attinenti al procedimento.
I decreti recano misure di immediata applicazione e di contenuto specifico, omogeneo e corrispondente al titolo L’esame, a norma dell’articolo 70, terzo e quarto comma, dei disegni di legge di conversione dei decreti è disposto dal Senato della Repubblica entro trenta giorni dalla loro presentazione alla Camera dei deputati. Le proposte di modificazione possono essere deliberate entro dieci giorni dalla data di trasmissione del disegno di legge di conversione, che deve avvenire non oltre quaranta giorni dalla presentazione.
Nel corso dell’esame di disegni di legge di conversione dei decreti non possono essere approvate disposizioni estranee all’oggetto o alle finalità del decreto.»

Sempre per quella storiella fortunata della “semplificazione”..!

renzi-carlo-hebdo

Si pensi che la Costituzione repubblicana del 1948 era stata scritta in modo da essere imparata agevolmente a memoria; perché un popolo deve conoscere e comprendere la legge fondamentale, che ne regola la vita pubblica e sociale. O per meglio dire, doveva!

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