L’ANIMA DEL COMMERCIO

Art of Finalverdict (dettaglio)

È rassicurante sapere che l’Europa, sotto la pressione dei flussi migratori, abbia alfine deciso di occuparsi della questione africana, nell’illusione di aprire una breccia nella fortezza teutonica che usa il resto del continente come una sorta di Lebensraum da sfruttare a proprio piacimento tramite la colpevolizzazione del Debito.
ScrambleIn frangenti completamente diversi, l’ultima volta che gli europei si sono interessati all’Africa è stato un secolo e mezzo fa, quando per ragioni ovviamente umanitarie le potenze occidentali dell’epoca si lanciarono con entusiasmo alla “civilizzazione” del continente, in quella che è conosciuta come “Scramble for Africa”: ovvero la spartizione di territori semisconosciuti e in gran parte inesplorati, popolati nell’immaginario collettivo da selvagge tribù di subumani dediti al cannibalismo.
Deutsch-Ostafrika, MassaikriegerTutto nasce il 15 Novembre del 1884, quando il cancelliere tedesco Otto von Bismarck organizza una conferenza a Berlino, proponendosi come mediatore tra gli interessi contrastanti che opponevano i singoli stati nella loro espansione coloniale.
Bismarck Ufficialmente, la Conferenza di Berlino viene indetta per stabilire diritti commerciali e arginare gli appetiti coloniali con le pretese che il re belga Leopoldo II accampa sull’immenso Congo, considerati assolutamente sovradimensionati rispetto alle possibilità effettive del piccolo Belgio. Officiosamente, il suo scopo è disciplinare l’acquisizione delle terre africane e sancirne la spartizione, segnando l’inizio dell’imperialismo moderno.
Di solito, la spartizione si articolava su tre livelli conseguenti: l’organizzazione di grandi spedizioni esplorative a fini geografici; la fondazione di piccoli avamposti commerciali e missioni religiose per l’evangelizzazione degli indigeni; la richiesta di un intervento diretto da parte della madrepatria, con l’invio di truppe e funzionari per l’acquisizione dei nuovi territori, onde assicurare la sicurezza dei coloni ed il mantenimento dell’ordine pubblico, per preservare le nuove conquiste della civiltà.
SCHUTZTRUPPEN (1)A livello economico, le colonie avevano l’indubbio vantaggio di fornire materie prime con manodopera a costo zero, oltre a costituire una soluzione anti-recessiva per le esangui economie europee. A livello sociale, il colonialismo africano costituì anche il laboratorio ideale per ogni aberrazione possibile, con la sperimentazione delle prime forme di eliminazionismo di massa: dai campi di concentramento, alle pratiche genocide, che sarebbero poi state esportate sul continente europeo ed applicate con successo durante la prima metà del XXI secolo.
Hannah Arendt, nella sua opera Le Origini del Totalitarismo, individua nell’imperialismo coloniale i prodromi del totalitarismo europeo come espressione di una alienazione di massa a trazione economica.
Deutsche Kolonial-Gesellschaft - Bremen 1908Secondo tale ottica, l’espansione colonialista, oltre a fornire una alternativa commerciale a mercati ormai saturi, fu una valvola di sfogo per diseredati senza prospettive e finì col determinare una saldatura di interessi tra grande capitale industriale, apparato burocratico statale e nazionalismo esasperato, insieme ad un razzismo biologico ispirato al darwinismo sociale.
Deutsche-Kolonien_LogoStrutturate su un elitarismo a base razziale, incentrate sugli interessi particolari di compagnie private in una economia di rapina, le nuove istituzioni coloniali si fondavano su una eccezione costituzionale che facevano dell’abuso legalizzato e dell’arbitro legislativo la norma, slegate come erano da un effettivo controllo parlamentare con cui entravano sovente in conflitto e contro il quale esercitavano una pressione costante.
Per la Arendt, i possedimenti coloniali in Africa costituirono uno dei più fertili terreni per lo sviluppo di quella che di lì a breve sarebbe diventata la futura elite nazista. E, a sostegno della sua tesi, non erano certamente estranee valutazioni pratiche sull’esperienza del Reich in terra africana…
Uniforme coloniale tedesca Forse, è solo un caso che le prime uniformi della SA hitleriane (le famigerate camicie brune) siano state tirate fuori dai fondi di magazzino dei depositi militari; si trattava infatti del vestiario destinato all’esercito coloniale dell’Africa tedesca. Andrebbe inoltre ricordato che Ernst Heinrich Göring, padre del futuro feldmaresciallo del Reich, fu commissario imperiale dell’Africa tedesca del Sud-Ovest (Reichskommissar Deutsch-Südwestafrika), dal 1890-1913, e si distinse per il sistematico sterminio dei Boscimani stanziati lungo la costa meridionale della Namibia.
E infatti il regime nazionalsocialista non mancherà di celebrare alcuni dei più spietati protagonisti del colonialismo teutonico, come eroi popolari della nuova Germania ariana.
Imperial German Foreign Office flagPoco conosciuta dal grande pubblico, la penetrazione tedesca dell’Africa sub-equatoriale si sviluppa a partire dalla metà del XIX secolo, soprattutto attraverso le grandi esplorazioni di Gustav Nachtigal ed Heinrich Barth: personaggi straordinari, animati dai più nobili propositi e da fervente spirito umanitario. Viaggiatori instancabili, in distinte spedizioni, Nachtingal e Barth si spinsero all’interno dei territorio dell’Africa sub-sahariana, avventurandosi nelle regioni inesplorate del Ciad e dell’immenso territorio sudanese, esplorando i territori del Camerun e del Togo che costituiranno il nucleo embrionale dell’espansione coloniale germanica.
Gustav NachtigalTuttavia, è solamente dopo la Conferenza di Berlino del 1884 che la Germania inizia ad interessarsi seriamente alla questione coloniale, in termini di prestigio nazionale (e in chiave anti-francese), spinta in questo soprattutto dai circoli pangermanisti. Fino ad allora, il movimento colonialista tedesco era stata una faccenda di pochi, circoscritta principalmente alle associazioni accademiche (come la Società Geografica o l’Accademia prussiana delle Scienze); nonché ai circoli DOA Liniemercantili di Amburgo e Brema, interessati alle potenzialità commerciali dei territori africani, peraltro con ambizioni limitate visto che i loro traffici riguardavano soprattutto il commercio di alcolici e di vecchi fucili. Né mancava una certa intraprendenza religiosa da parte degli ambienti missionari, presenti nel sud-ovest africano fin dal 1847. Ma a livello politico suscitava ben scarsi entusiasmi da parte di Bismarck, almeno fino all’inaspettata piroetta del 1884; anno che di fatto segna la nascita dell’Impero coloniale germanico.

Adolf Luederitz «Il 24 Aprile 1884 venne promulgata la Reichsschutz, una misura legislativa che estendeva la protezione del Reich al Luederitz Land, un breve tratto di costa su cui venne fondata l’Africa Sud-Occidentale Tedesca, oggidì appartenente alla Namibia. Il territorio prendeva il nome da Adolf Luederitz, che l’anno precedente aveva ottenuto un patto di amicizia con Giuseppe Federico, re dei Nama, una tribù ottentotta che dominava la regione. Curiosamente, Bethania, il principale insediamento europeo, dove venne peraltro firmato l’accordo, era stato fondato nel 1859 da missionari inglesi, ma, trovandosi questi ultimi a corto di uomini, vi inviarono un pastore tedesco, aprendo la strada alla futura espansione coloniale della Germania la quale, nel 1884, si affermò in maniera tanto imprevedibile quanto fulminea.
Al protettorato tedesco sul Luederitz Land, si aggiunsero quelli sul Togo, il 5 luglio dello stesso anno, e sul Camerun, il 12 luglio. Il 7 agosto venne annesso il territorio circostante ad Angra Pequena, dove Bartolomeo Diaz era approdato nel 1484 e da allora, esattamente per quattro secoli, considerato sotto la zona d’influenza del Portogallo. Attraverso una missione diplomatica del figlio Herbert a Londra, Bismarck aveva però fatto sapere al gabinetto inglese che la Germania non avrebbe riconosciuto precedenti trattati fra la corona britannica e il Portogallo. Limitando quindi sensibilmente le ambizioni di Lisbona in Africa.»

 Le colonie germaniche in Africa
di Matteo SOMMARUGA

Secondo la visione di Bismarck, che non attribuisce alcun valore economico all’espansione coloniale ma ne riconosce il potenziale geopolitico funzionale al prestigio nazionale, le colonie dovrebbero essere amministrate dalle case commerciali e le gilde mercantili operanti in loco, dietro formale mandato governativo e sotto protettorato imperiale, ma senza un impegno diretto per le casse dello Stato.
OstafrikaNella Conferenza di Berlino, l’onnipotente cancelliere attribuisce lo status giuridico di territorio del Reich a tutti gli insediamenti tedeschi presenti in territorio africano. Inoltre, istituisce il principio dell’Hinterland, secondo il quale ogni potenza coloniale con possedimenti costieri poteva rivendicare d’autorità la propria giurisdizione su tutti i territori dell’entroterra, con una espansione tecnicamente illimitata.
Deutsche Kolonial-Ausstellung Köln 1934Bundesarchiv_Bild_183-R30019, - Dr. Carl Peters Nell’Autunno del 1894, Carl Peters, allucinato trentenne imbevuto di misticimo protestante e razzismo viscerale (cosa che non gli impedirà di crearsi un harem di concubine africane), per conto della “Società per la colonizzazione tedesca” (Gesellschaft für Deutsche Kolonisation), si avventura con una cinquantina di uomini nei territori dell’Africa Orientale a ridosso del Sultanato di Zanzibar. Per levarselo di torno, il sultano Khalifah bin SaidKhalifah bin Said, autorizza Peters ad instaurare un protettorato tedesco sul distretto di Witu e nei territori swahili dell’interno. Territori che in realtà sono fuori dalla sfera di controllo del sultano ed in aperta ribellione contro Zanzibar. Approfittando dell’occasione, Peters stringe una serie di trattati di eterna amicizia con tutti i capitribù che incontra nella sua avanzata, promettendo la “protezione” della Germania contro i mercanti di schiavi di Zanzibar. In meno di quaranta giorni, Peters stipula una dozzina di questi accordi truffaldini, dove in cambio di qualche regalino, gli indigeni cedono “per contratto” milioni di ettari con l’esautorazione di ogni diritto delle popolazioni locali. Peters si ritrova così proprietario di un territorio potenzialmente immenso dal Tanganica German East African Company 1885al Mozambico. Quindi si affretta a tornare in Germania, dove fonda la “Compagnia tedesca per l’Africa Orientale” (Deutsche Ost-Afrika Gesellschaft), di cui ovviamente Peters è presidente, per l’amministrazione dei nuovi territori, chiedendo al governo di ratificare i trattati di acquisizione da lui stipulati, giusto in tempo per la conferenza kolointernazionale. Qualche anno dopo (1891) Peters troverà il modo di farsi nominare Reichskommissar per la regione del Kilimanjaro, dove si distinguerà per ferocia nelle brutali repressioni ai danni delle popolazioni Chaga, diventando un eroe postumo del nazismo.
La Conferenza berlinese del 1884-1885 si limiterà dunque ad ufficializzare una situazione di fatto, fornendo copertura giuridica ad ogni successiva annessione territoriale.
Massoko German East Africa 1890Il colonialismo tedesco si sviluppa sostanzialmente su due direttive separate: a occidente, con l’annessione dei territori del Togoland e del Camerum e della Namibia a sud-ovest; nell’Africa orientale, con l’espansione negli attuali territori di Tanzania, Burundi e Ruanda, insieme ad un tentativo fallito in Uganda (sempre ad opera del solito Peters).
Nuova GuineaContemporaneamente all’acquisizione delle colonie africane, la Samoa PolizeisoldatGermania si assicura sperduti avamposti in Oceania e Nuova Guinea (Kaiser Wilhelmsland), con l’acquisizione dell’arcipelago delle Isole Bismarck (nel dicembre del Polizeisoldat von Jap Paradeanzug1884), le Isole Marshall (1885). Nel 1898 occupa la baia di KiaoShao (Kiautschou-Bucht) in Cina. L’anno successivo ottiene previa compravendita l’Arcipelago delle Marianne, le Isole Caroline e Palau, insieme al controllo delle Samoa Occidentali che si spartisce con gli USA.
Ovviamente, le annessioni non richiedono certo il consenso dei diretti interessati. Sull’elemento indigeno non c’è da fare affidamento e ovviamente il suo parere è del tutto ininfluente.
Deutsch-Neu-Guinea - Die Schutztruppe in BerlinhafenA proposito della natura dei negri, il grande filosofo dell’idealismo tedesco, Georg Wilhelm Friedrich Hegel, così descriveva gli africani durante le sue lezioni universitarie di filosofia della storia nel 1831:

«Il negro rappresenta l’uomo nella sua totale barbarie e sfrenatezza: per comprenderlo, dobbiamo abbandonare tutte le nostre intuizioni europee. Nel suo carattere non si può trovar nulla che abbia il tono dell’umano. Appunto per ciò non ci possiamo immedesimare davvero, col sentimento, nella sua natura, come non possiamo immedesimarci in quella di un cane.
[…] Simile assoluta svalutazione dell’uomo spiega come la schiavitù costituisca in Africa il rapporto basilare del diritto. L’unico rapporto essenziale che i negri hanno avuto, ed hanno, con gli Europei è quello della schiavitù. I negri non vedono in essa nulla che sia sconveniente. In questo senso la schiavitù ha contribuito a risvegliare un maggior senso di umanità presso i negri.»

 Manlio Dinucci
 “Geostoria dell’Africa”
 Zanichelli (Bologna, 2000)

Con simili presupposti intellettuali, c’era da farsi ben scarse illusioni su cosa sarebbe stata la colonizzazione…

Bella la vita

Compagnia dell’Africa Orientale tedesca (DOAG)
DOAG Seguendo una pratica piuttosto diffusa (ma fallimentare), già applicata dagli inglesi in India, una compagnia di capitali si ritrova quindi a gestire e governare immensi territori, alla stregua di una proprietà privata da spremere a propria totale discrezione.
kolonieSotto il controllo di Carl Peters, la DOAG si ritrova a fare le veci del governo tedesco in terra africana. Con una cinquantina di agenti commerciali ed una scorta militare di pochi soldati regolari, la Compagnia controlla un territorio di quasi 150.000 kmq.
Non contento, tra l’Ottobre ed il Novembre del 1886, Peters riesce ad estorcere al sultano di Zanzibar la cessione dei porti di Dar es-Salaam e Pangani. Il 28/04/1888, la DOAG riesce a strappare il controllo dell’intera striscia costiera davanti all’isola dove sorge la capitale del regno, con una concessione esclusiva per la durata di 50 anni. Il Coat of arms of German East Africatotale controllo della costa del Tanganika e di tutte le attività portuali attorno a Zanzibar, permette alla compagnia tedesca di estendere i propri dazi doganali a tutte le merci in entrata ed uscita, con un florilegio di esazioni fiscali e imposizione di tributi su tutte le attività commerciali e portuali degli indigeni, per giunta asfissiati dalle rigide regole della burocrazia Cacciatori di avoriotedesca. La DOAG impone gabelle sul transito di qualsiasi prodotto, sulla celebrazione dei funerali e su quella dei matrimoni, avocando a sé il lucroso commercio dell’avorio e pretendendo il pagamento di tutta una serie di diritti di concessione, estromettendo dai traffici la tradizionale elite dei mercanti arabo-swahili e ricorrendo alle requisizioni forzate.

Carl Peters

La Rivolta di Abushiri
Abushiri Nell’Agosto del 1888, l’ottusità fuori dal comune di Emil von Zelewski, ex tenente di fanteria, provoca una prima esplosione del malcontento popolare. In qualità di Pangani Fortinviato della DOAG, pretende di issare la bandiera della Compagnia sul porto di Pangani, accanto a quella del sultano, irritando la popolazione che non riconosce il dominio degli stranieri per giunta infedeli. La rivolta esplode quando i gabellieri tedeschi, che si fanno accompagnare da grossi cani per essere più convincenti nella riscossione, sguinzagliano i loro molossi nella principale moschea della città durante la funzione religiosa, provocando l’insurrezione generale.
Abushiri ibn Salim al-Harthi coi suoi attendenti Makanda e Jehasi In breve, i ribelli si organizzano sotto la guida di un ricco commerciante arabo, Abushiri ibn Salim al-Harthi, che ha fatto fortuna con la coltivazione della canna da zucchero e la tratta degli schiavi. Il commercio degli schiavi, messo fuorilegge dall’amministrazione tedesca, era stato subito compensata dall’imposizione del lavoro coatto a favore dei colonizzatori e dal massiccio ricorso delle corvee non retribuite a carico degli indigeni, seguendo le medesime pratiche applicate dai belgi (e tanto esecrate) nel Libero Stato del Congo.
fante di marinaIl 22/09/1888, un’armata di 8.000 rivoltosi capeggiati da Abushiri danno l’assalto alla sede della DOAG a Bagamoyo, ma vengono rispinti da appena 260 fanti di marina sotto il comando del contrammiraglio Karl August Deinhard.
I piccoli avamposti commerciali dislocati lungo la costa tra i fiumi Umba e Ruvuma vengono abbandonati. Cadono uno dopo l’altro i porti di Pangani, Tanga e Sadani. Peters. La DOAG mantiene a fatica il controllo delle proprie basi a Bagamoyo e Dar es-Salaam, mentre le stazioni interni di Kilwa e Kivinje sono completamente isolate e non riescono a spezzare l’assedio degli insorti. Incapace di Major Hermann Wissmann (1891)gestire l’emergenza, la Compagnia si rivolge al governo tedesco che nel febbraio del 1899 invia, in qualità di primo Reichskommissar dell’Ost-Afrika, il 34enne Hermann Wissmann, avventuriero ed esploratore, al comando di un corpo di spedizione forte di 1200 soldati.
Zulu Askaris of the Wissmanntruppe c1889 (foto di W.Janke)Le truppe di Wissman, che costituiranno il nucleo originario delle future Schutztruppe coloniali, potevano contare su 21 ufficiali e 40 sottufficiali di provenienza germanica, 600 riservisti sudanesi provenienti dall’Armata anglo-egiziana e 400 guerrieri mercenari assoldati tra la popolazione indigena degli Shangaen, col massiccio supporto della Marina imperiale che bombarda le basi dei ribelli lungo la costa.
Schutztruppe in barca - Bundesarchiv_Bild Deutsch-OstafrikaIn meno di un mese la rivolta è sedata ed il 15/12/1889 Abushiri finirà la sua esistenza penzoloni su una forca. Tuttavia, l’insurrezione degli swahili convince il governo centrale di Berlino ad assumere il controllo diretto della colonia, che verrà ufficializzato nel 1891 con la costituzione dell’Africa Orientale Tedesca (Deutsch-Ostafrika), grossomodo ricompresa negli attuali territori della Tanzania, Ruanda e Burundi.

Truppe sudanesi di Wissmann

Le Schutztruppe
Siegel MarkeIn questo periodo, per la protezione dei possedimenti tedeschi d’oltremare, viene istituzionalizzata la formazione di “unità di sicurezza” (Schutztruppe), costituite da ufficiali e militari professionisti provenienti dai ranghi dell’esercito regolare, insieme a truppe indigene Askari-Ostafrika (1)(askari) addestrate secondo gli standard prussiani e regolarmente stipendiate con paghe superiori ai loro omologhi britannici. trombettiereGli askari erano reclutati su base volontaria in prevalenza tra i veterani sudanesi e tra le tribù Ngoni. Inizialmente la ferma era di cinque anni, poi ridotta ad un anno e quindi rinnovabile. All’occorrenza, venivano affiancati da bande mercenarie di guerrieri irregolari, conosciuti col nome di RugaRuga.
Ruga-RugaNel complesso le colonie tedesche possono contare su un numero esiguo di soldati, ma altamente professionalizzati e con buoni equipaggiamenti. IspezioneConsiderando soltanto gli effettivi di truppa con mansioni operative, il DOA dispone di 226 soldati tedeschi e 2664 askari ripartiti in 14 compagnie, a loro volta sparse su un territorio vastissimo puntellato di piccoli fortini, con guarnigioni totalmente autosufficienti e presidi armati lungo le principali vie carovaniere.

SCHUTZTRUPPEN

Sterminate quei bruti!”
Tafel XI Deutsch Ost-Afrika Il mutamento dello status giuridico della colonia non migliora i rapporti con le popolazioni native, non attenua lo spietato rigore dei funzionari imperiali, né il fiscalismo dell’amministrazione coloniale, che in sostanza si avvale del medesimo personale della DOAG.
Hermann Wissmann, confermato governatore generale, prosegue la sua campagna di guerra verso le regioni dell’interno, assoggettando con la forza tutte le tribù che incontra ed estendendo a dismisura i confini della colonia, con una politica aggressiva che nulla concede ai sottomessi.
DeportazioniSe c’è una cosa che distingue il colonialismo teutonico dall’ipocrisia moralista dei Britannici, dallo sfruttamento bestiale delle popolazioni autoctone ad opera di Portoghesi e Belgi, dalla crudeltà degli Spagnoli che in Nord Africa gareggiano in ferocia coi ribelli del Riff, dalla brutalità dei Francesi che esportano la ghigliottina in ogni angolo del loro impero il cadavere del brigante Antonio Napolitano detto Caprarielloper giustiziare ‘civilmente’ gli indigeni, e pure dagli Italiani che sostanzialmente riservano agli africani lo stesso trattamento che i generali Cialdini e La Marmora applicano contro le popolazioni rurali dell’Italia meridionale, è la pervicacia scientifica con cui i Tedeschi mettono in pratica il loro zelo eliminazionista, nello stroncare ogni tentativo di rivolta attraverso un ricorso sistematico alla rappresaglia e lo sterminio implacabile delle popolazioni interessate, con una violenta politica del terrore.
DOA - SchutztruppenÈ un fatto che nelle principali rivolte africane e guerre di resistenza contro la penetrazione coloniale delle potenze europee tra il 1888 ed il 1908, circa un 1/3 delle ribellioni più cruente siano concentrate nei territori sotto dominio tedesco, in considerazione di un impegno coloniale relativamente più ridotto rispetto alla sovraesposizione di francesi e inglesi, nonché segno di una dominazione particolarmente dura:

1888-1889. Rivolta arabo-swahili di Abushiri nell’Africa Orientale Tedesca.
1891-98. Rivolta Hehe nell’Africa Orientale Tedesca
1894. Rivolta dei Nama e degli Herero nell’Africa tedesca del Sud-Ovest (Namibia)
1896. Seconda Rivolta degli Herero (ribellione di Khaua-Mbandjeru)
1904. Rivolta di Anyang nel Camerun.
1904. Terza Rivolta degli Herero in Namibia
1905-1907. Rivolta dei Maji Maji nell’Africa Orientale Tedesca.

DOA 1905E denotano anche una difficoltà di interrelazioni, nel segno di una dominazione particolarmente dura. Nella storia coloniale dell’Africa orientale tedesca, piuttosto impegnative furono le guerre bantu del 1891 e la ribellione dei Maji-Maji nel 1905, così chiamata dal nome della presunta pozione magica di cui le tribù oriunde in rivolta facevano uso, credendo che ciò rendesse invulnerabili i guerrieri in combattimento.
Bundesarchiv_Bild_105-DOA0043, - Deutsch-Ostafrika, Einheimische BevölkerungI due eventi sono speculari perché coprono un arco ventennale, aprendo e chiudendo le guerre indigene contro l’invasore, nel consolidamento di una tattica bellica sostanzialmente invariata e universalmente applicata dai tedeschi nelle loro colonie al minino sentore di rivolta: la terra bruciata, con la distruzione sistematica dei villaggi, dei raccolti ed ogni altra fonte di sostentamento, insieme alla dispersione o alla deportazione in cattività delle popolazioni.

Uniformi Ostafrika

La Rivolta Hehe
ASKARI - Bundesarchiv_Bild - Deutsch Ostafrika Nel Luglio del 1891 la neonata colonia dell’Africa Orientale Tedesca (DOA) è già alle prese con una nuova ribellione. Stavolta si tratta degli WaHehe: popolazione guerriera di lingua bantù, stanziata nelle regioni interne della Tanzania sud-occidentale, sull’altopiano di Iringa.
Sotto la guida del loro re Mtwa Mkwawa, i bellicosi WaHehe iniziano una violenta espansione ai danni delle tribù confinanti, finendo col cozzare con i tedeschi che nel frattempo stanno spingendo la loro avanzata in senso opposto. Mkwawa mal sopporta le ingerenze dei tedeschi, non riconoscendone il dominio, pertanto inizia a dedicarsi al sistematico saccheggio e distruzione delle comunità formalmente sotto protezione tedesca. Dopo aver unificato le tribù intorno all’altipiano del Malawi sotto il suo dispotico dominio, Mkwawa conferisce al suo regno tribale un’impronta fortemente militarizzata, potendo mobilitare in caso di guerra oltre 20.000 guerrieri. Quindi, arriva a minacciare i traffici carovanieri tra la costa ed la cittadina di Ujiji (dove 20 anni prima Morgan Stanley aveva ‘trovato’ il Dr.Livingstone) sul Lago Tanganica, portando le sue incursioni fino al distretto coloniale di Tabora.
Emil von ZelewskiNel nostro ambito, la rivolta Hehe ci interessa perché ci permette di tornare ad una nostra precedente conoscenza: quell’Emil von Zelewski, che solo tre anni prima aveva contribuito all’insurrezione di Pangani con la rivolta di Abushiri.
Nell’estate del 1891, Zelewski prende il posto di Wissmann come reichskommissar dell’Africa Orientale. Dopo infruttuosi tentativi di accordo con i popoli dell’altipiano (che sostanzialmente non accettano di essere “protetti” dai tedeschi), il 01/07/1891 il nuovo governatore si mette a capo della strafexpedition con un contingente ridotto, sottovalutando Deutsch-Ost-Afrika, Askaris und Trägergravemente il nemico. Senza curarsi troppo delle linee di rifornimento per gli approviggionamenti, come un moderno Quintilio Varo in versione minore, Zelewski si inoltra in piena foresta equatoriale con appena 170 portatori e trascinandosi dietro 6 batterie campali e 12 mitragliatrici Maxim, con meno di 350 soldati, finendo con l’impantanarsi negli acquitrini che puntellano la zona tra i laghi della Rift Valley. Ovviamente non perde occasione per distruggere tutti i villaggi (circa un’ottantina) che incontra sul suo cammino, fornendo a Mkwawa il pretesto per la mobilitazione generale. MITRAGLIERI - Askari üben am Maschinengewehr - Bundesarchiv_Bild DOAIl re Hehe manda addosso alla spedizione tedesca suo fratello Mpagie con tremila guerrieri, che il 17/08/1891 travolgono Zelewski ed i suoi soldati (che ormai si trovano a pochi km dalla capitale Hehe), in una località Lula-Rugaroconosciuta col nome di Lula-Rugaro. La colonna, sfilacciata in un lungo treno, viene colta completamente alla sprovvista e spazzata via in meno di un quarto d’ora. L’ultimo e bruttissimo per Zalewski.
Tra alterne vicende, la guerra si trascinerà per altri sei anni, senza che il successore di Zelewski, il governatore Julius von Soden riesca ad evitare altri umilianti rovesci come la perdita del forte di Kilosa nel distretto di Kondoa.
1906 - Askari Ostafrika SchutztruppenDopo la sanguinosa conquista di Iringa, capitale Hehe, ad opera del colonnello Friedrich Radbod von Schele (30/10/1894), comincia la parabola discendente di Mtwa Mkwawa che sempre più accerchiato e braccato preferirà suicidarsi piuttosto che arrendersi, nel Luglio del 1898.
Deutsch-Ostafrika, AskarisCon la morte di Mkwawa i tedeschi inaugurano su vasta scala una pratica che diventerà la caratteristica tipica del colonialismo germanico: la decapitazione dei cadaveri e scarnificazione delle teste, che vengono imballate ed inviate copiose a Berlino per studi ‘scientifici’. Da notare che il cranio di Mtwa Mkwawa, eroe nazionale della Tanzania, dopo pressanti richieste verrà restituita dal governo tedesco soltanto nel 1954 e solo per l’intercessione dei britannici.
Deutsch-Ostafrika, KolonialtruppenInvece, riguardo alla discendenza di Emil von Zalewski, suo nipote Erich von dem Bach-Zalewski diverrà un fanatico nazista della prima ora: generale delle SS, fu uno dei più stretti collaboratori di Heinrich Himmler per conto del quale pianificò le operazioni di sterminio nei territori occupati dell’Europa orientale. Himmler lo stimava a tal punto da preferirlo a Reinhard Heydrich, il “boia di Praga” e inventore della soluzione finale, giudicato un mollaccione. È a Bach-Zelewski che si deve l’iniziativa per la creazione del campo di sterminio di Auschwitz e la Poliziotto delle Einsatzgruppen - I colleghi del camerata Priebke garantiscono l'ordine pubblico nei territori occupatirepressione del ghetto di Varsavia nel 1944. Omicida di massa, a lui si deve il massacro organizzato di almeno 300.000 civili in Bielorussia ed Ucraina, oltre alla liquidazione della comunità ebraica di Riga. Ma dopo la sconfitta della Germania nella Seconda Guerra Mondiale, si autodenunciò e denunciò gli ex camerati, diventando l’unico genocida nazista catturato ad evitare il patibolo.
Pare che la ferocia del Zalewski nipote fosse dovuta all’impellente necessità di riscattare l’onore di famiglia, lavando l’onta del suo sfortunato antenato sconfitto da razze tanto inferiori e primitive come i “negri”.

Schutztruppe - Bundesarchiv_Bild Deutsch-Ostafrika (1906)

Si potrebbe quasi dire che i nazisti si siano più che altro limitati ad affinare, estendendole a livello continentale su scala di massa, le ASKARI - Bundesarchiv_Bild - Deutsch Ostafrika (1)tecniche di repressione e sterminio abbondantemente sperimentate dalla Germania nelle colonie africane. I volenterosi carnefici di Hitler non inventano, ma perfezionano ed estremizzano metodi, già in uso all’esercito del Kaiser. Se la repressione in Africa orientale fu spietata e spesso orientata allo sterminio, è nelle colonie sud-occidentali della Namibia che le tecniche repressive messe in atto dall’amministrazione tedesca si evolvono in vere e proprie forme sperimentali di genocidio pianificato e metodicamente applicato, evoluta (se così si può dire) in una dimensione moderna. L’esperienza sudafricana sarà infatti prodroma di ben altri e allucinanti riscontri…

 > Continua (1)

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3 Risposte to “L’ANIMA DEL COMMERCIO”

  1. Francesco Cosentini Says:

    ciao, gentilmente sarebbe possibile avere fonti bibliografiche di questo articolo?
    Grazie, cordialmente Francesco

    • Ti riporto per praticità una serie di titoli essenziali dove ho potuto reperire, confrontare e integrare, le varie informazioni:

      Christopher HALE;
      “La Crociata di Himmler”
      Garzanti, 2006

      Hannah ARENDT
      “Le origini del totalitarismo”
      Edizione Einaudi, 2004

      David OLUSOGA – Casper ERICHSEN;
      “The Kaiser’s Holocaust: Germany’s Forgotten Genocide and the Colonial Roots of Nazism”
      Faber & Faber (Londra, 2010)

      Arne PERRAS;
      “Carl Peters and German Imperialism 1856-1918: a political biography”
      Clarendon Press (NY 2004)

      Patrick M. REDMOND;
      “Maji Maji in Ungoni: A Reappraisal of Existing Historiography”
      The International Journal of African Historical Studies
      Vol. 8, No. 3 (1975)

      Paul BECK;
      “The colonial wars of Imperial Germany”

      Jeremy SILVESTER – Casper ERICHSEN
      “Luderitz’s Forgotten Concentration Camp”

      Matteo F.M. SOMMARUGA;
      “Il Kaiser Guglielmo II in Africa a raccogliere briciole”
      (2011)

      Francesco LAMENDOLA;
      “Namibia 1914: il genocidio dimenticato del popolo Herero”
      Arianna Editrice (2007)

      Francesco LAMENDOLA;
      “Le Colonie Tedesche in Africa nella Prima Guerra Mondiale”

      A.A.V.V.
      “NAMIBIA 1904”

  2. Francesco Cosentini Says:

    ciao, scusa il ritardo della risposta, vedo solo ora le informazioni. Grazie mille!! cordialmente Francesco

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