The Peacemaker (II)

Immancabile, alla tragedia della guerra non poteva mancare la farsa italiota degli imbecilli zelanti con l’elmetto, che la guerra la fanno alla Cultura (per ora solo ‘russa’), nell’ansia servile di conformismo bellico. Ad ennesima riprova dell’avvilimento raggiunto dagli atenei italiani, c’è da registrare il contributo del prorettore dell’Università statale della Bicocca, il prof.? Maurizio Casiraghi, docente di biotecnologie improvvisamente esperto di Letteratura ucraina, che blocca un ciclo di lezioni sull’immenso Dostoevskij, “per ristrutturare il corso e ampliare il messaggio per aprire la mente degli studenti, aggiungendo a Dostoevskij anche alcuni autori ucraini”. E’ la par condicio idiotarum di coloro che non saprebbero distinguere Bulgakov da Gogol, nell’incapacità di collocarli nel tempo e nello spazio, senza averne mai letto una sola riga. L’unico che avrebbe tanto bisogno di aprire la sua mente (e un libro ogni tanto) sarebbe proprio il sig. Casiraghi, a tempo perso professore nell’inconsapevolezza del ruolo.

The Thief of Book

Del resto, ad inaugurare questo burlesque revanchista del Grottesco era stato lo stesso Sindaco di Milano, Giuseppe Sala, il top-manager de’sinistra, che caccia via dalla Scala uno dei più grandi direttori d’orchestra del mondo, Valerij Gergiev e la soprano Anna Netrebko, perché i reprobi (in quanto russi) si rifiutano di fare atto di contrizione con autodafé su pubblica umiliazione, come moderna emulazione inquisitoria, sospesa nella scelta tra rogo o abiura.

E resterà indimenticabile il Festival della Fotografia di Reggio Emilia, che estromette il fotografo russo Alexander Gronsky, perché non si possono mica “invitare violenza e morte” ad una mostra fotografica sui paesaggi invernali (!). Per la cronaca, Gronsky è un pacifista convinto, limpidamente schierato su posizioni anti-putiniane, e tenuto dodici ore in stato di arresto per aver manifestato ‘illegalmente’ contro l’aggressione dell’Ucraina dalla solerte Polizia italiana (si tratta pur sempre di un russo sospetto).

Siamo all’arte di guerra, che trascende la censura per farsi beota compiacimento di chi scambia la propria grettezza di mente per ‘impegno sociale’, la cancellazione culturale per “solidarietà”, nell’esibizione conformista del cortigiano compiacente e compiaciuto della sua stolida imbecillità.

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