La bomba di Stato

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.

(Pier Paolo Pasolini – 14 Novembre 1974)

L'ora della strageBologna, 2 Agosto 1980. Fa caldo alla Stazione Centrale, nonostante sia mattina, e la sala d’attesa è già piena: comitive di ragazzi; giovani coppie in partenza; anziani. C’è chi aspetta un amico e chi invece ha perso una coincidenza. Chi parte per la prima volta e chi, come la piccola Angela, si è affacciata da poco alla vita.
Ore 10,25. Un lampo improvviso e Angela non esiste più. Il boato schiaccia i timpani e investe i presenti con una scarica di schegge, di vetri e detriti. L’onda d’urto è devastante. Risucchia i polmoni. Strappa gli arti. Si porta via i vestiti e la pelle. Sconquassa i corpi e li spazza lontano. Sui binari. Contro le carrozze del treno Ancona-Chiasso. La fiammata arriva subito e brucia la carne viva dei superstiti: un vento bollente che corrode le ferite fino alle ossa.
Polvere. Macerie. Morte.

“È esplosa una caldaia!”

Lo scrive in prima pagina ‘Il Resto del Carlino’. Lo dice la Polizia. Lo sostiene il Governo Cossiga.
Si scoprirà poi che ad esplodere è stata una valigia, appesantita con qualche chilo di esplosivo di uso militare. Per l’esattezza, si tratta di una miscela di RDX e TNT, esplosivo al plastico ad alto potenziale distruttivo: una carica di T4, ulteriormente arricchita con nitroglicerina gelatinata ad effetto detonante. La valigetta è stata opportunamente collocata su di una mensolina portabagagli, a ridosso di un muro portante nell’ala ovest della stazione, per meglio aumentare l’impatto esplosivo. L’esplosione investe la biglietteria ed i locali della ristorazione ferroviaria. Provoca il crollo del tetto della sala d’attesa della II° e della I° classe, che collassa addosso ai viaggiatori senza fare distinzioni. I cadaveri sono così tanti che un autobus della linea 37 viene dirottato e adibito ad obitorio provvisorio. Le ambulanze non bastano e si usano i taxi. I feriti sono più di duecento. Molti sono piagati da ustioni gravissime. E molti di loro moriranno dopo il ricovero.
Che si tratti di un attentato terroristico se ne renderà conto pure il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, immediatamente giunto sul posto. ‘Basta guardare il cratere lasciato dalla detonazione’ gli fanno notare i primi soccorritori. Ma Cossiga ed i suoi ministri ancora tergiversano. Qualcosa… e soprattutto qualcuno… deve essere sfuggito al controllo…

Carlino

Una lunga scia di sangue segna l’Italia dal 1969 al 1984. La strage di Bologna è sicuramente la più odiosa, ma è anche l’ennesimo tassello insanguinato di una strategia criminale, comunemente chiamata “Strategia della tensione”, che gode di appoggi politici e coperture istituzionali inconfessabili. Alla sua origine vi è un network politico-militare, con finalità atlantiche ed obiettivi ideologici precisi, ulteriormente cementato dal collante massonico offerto dalla Loggia P-2.
Si tratta di un connubio incestuoso tra apparati dello Stato, ‘Servizi’ di intelligence, ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, criminalità organizzata ed eversione neo-fascista:

  1. La Mafia è un potentato locale che dispone di un disciplinato apparato organizzativo su base regionale, sul quale fare affidamento, con interessata sinergia, nel controllo del territorio e dei ‘rossi’. Inoltre, le sue clientele elettorali possono condizionare le elezioni, influendo nettamente sulla formazione delle compagini di governo.

  2. L’eversione nera di matrice fascista costituisce un irrequieto vivaio di sicura fede anticomunista dal quale attingere ‘combattenti irregolari’ e ‘utili idioti’ a pronto uso per operazioni sporche sotto copertura.

È, nel suo complesso, un’articolata struttura di potere parallelo e con i suoi meccanismi di difesa, che non manca di far scattare le proprie maglie protettive nei confronti di mandanti ed esecutori, come nel caso bolognese.

Stazione

Nonostante tutto, la procura felsinea imbocca subito la pista dell’eversione nera, spiccando mandati di cattura per mezza fascisteria romana, vecchi ordinovisti in armi, e nuovi “guerrieri senza sonno”. 

“L’intervento della Procura della Repubblica di Bologna fu tempestivo e l’approccio serio: gli investigatori misero subito a fuoco le protezione di cui il frastagliato mondo del terrorismo eversivo di destra aveva goduto e continuava a godere a Roma malgrado la città fosse stata sottoposta negli ultimi due anni ad una escalation di violenze e di attentati. Già alla fine di agosto comincia ad essere abbozzata una ipotesi accusatoria indirizzata anche verso ideatori e depistatori, ma il passaggio dell’inchiesta dalla Procura all’Ufficio Istruzione segna una sorta di inversione di tendenza: l’indagine comincia ad essere spezzettata. Viene inviata a Roma per competenza l’indagine sull’associazione eversiva. Si fanno più pesanti i depistaggi.”

(Associazione familiari vittime della strage alla stazione di Bologna)

In realtà, l’iter processuale fu contrassegnato da esiti altalenanti e non sempre lineari. Le indagini si rivelarono difficili e, soprattutto, furono caratterizzate da una sistematica opera di depistaggio messa in atto dai vertici del ‘servizio segreto’ militare. I sabotaggi del SISMI furono denunciati anche dai giudici Vito Zincani e Sergio Castaldo, nella sentenza istruttoria del 14 giugno 1986:

“L’accertamento della verità, opera di per sé sempre difficoltosa, è stato in questo processo ostacolato in ogni modo, poiché le menzogne, gli inquinamenti e le congiure di ogni genere hanno raggiunto un livello talmente elevato da costituire una costante.
(…) L’opera di inquinamento delle indagini appare così imponente e sistematica da non consentire alcun dubbio sulle sue finalità: impedire con ogni mezzo l’accertamento della verità!
(…) Soltanto l’esistenza di un legame di qualche natura tra gli autori della strage, benché autonomamente organizzata ed eseguita, rientrava in un comune progetto politico, la cui gestione richiedeva necessariamente che non fossero scoperti gli autori.”  

LE DEVIAZIONI DEL SISMI
NELLA STRAGE DI BOLOGNA
Stragedibologna-1 Nel 1980, il servizio informazioni militare è diretto dal gen. Giuseppe Santovito (affiliato alla P2 con tessera n° 1630). Il SISMI non ha mai brillato per fedeltà democratica e rispetto costituzionale, ma sotto la gestione Santovito, se possibile, degenera ulteriormente trasformandosi in

“un centro di potere arbitrario ed occulto, comprendente più persone, alcune organicamente inserite nel Servizio ed altre esterne ad esso, ma tra loro unite dall’intesa programmatica di abusare del Servizio stesso per finalità proprie ed incompatibili con quelle istituzionali”
(Roma, 29 Luglio 1985 – Sentenza della Quinta Corte d’Assise)

Il generale Santovito, in una lotta di potere intestina tutta interna al Sismi, per la bisogna fa affidamento su Pietro Musumeci, un colonnello dei Carabinieri, proveniente dalla Divisione “Pastrengo” i cui ufficiali hanno solidi legami col neofascismo milanese. È proprio tra gli alti comandi della ‘Pastrengo’ che matura l’idea dello stupro punitivo ai danni di Franca Rame.
Il col. Musumeci, che come molti suoi colleghi aderisce alla P2 (tessera 1604), soggetto ad un’inchiesta disciplinare per una cresta sulle forniture alimentari nella scuola sottufficiali di Velletri (RM), è il responsabile dell’Ufficio controllo e sicurezza del SISMI, ufficio con compiti di vigilanza interna ma autorizzato ad attività operative. Il gen. Santovito lo metterà anche a capo della sua segreteria particolare.

“L’operato del gruppo di potere costituitosi all’interno del Sismi tra il 1978 ed il 1981 con a capo Santovito e Musumeci si differenzia da altri precedenti episodi di cosiddetta “deviazione” dei servizi segreti per la molteplicità delle attività esplicate. Nel 1962-1964 il generale De Lorenzo e il SIFAR predisposero principalmente un’attività di schedatura dei cittadini e di preparazione di un possibile colpo di Stato. Negli anni ’70 i dirigenti del SID esplicarono soprattutto azioni volte a proteggere eversori di destra e sospetti autori di stragi. Gli ufficiali che ne costituirono le strutture occulte nel 1978-1981 spaziarono dalla trattativa trilaterale con Brigate Rosse e camorra per la liberazione di Ciro Cirillo [esponente DC] al depistaggio dei giudici impegnati nella strage del 2 Agosto, al peculato, dalle macchinazioni nei confronti dei collaboratori del Capo dello Stato, alla diffusione di notizie calunniose attraverso la stampa da loro stessi finanziata. A somiglianza della P2 (della quale la struttura era per altro un’articolazione), il Supersismi svolgeva un amplissimo ventaglio di attività, tutte direttamente o indirettamente finalizzate a intervenire nella sfera politica, il che era con tutta evidenza incompatibile con le finalità d’istituto.”

(Giuseppe De Lutiis; “Storia dei Servizi Segreti in Italia”. Editori Riuniti, Roma 1993)

Tra i collaboratori ‘esterni’, spicca il faccendiere Francesco Pazienza, con solidi contatti nel mondo della finanza e ben inserito nel sottobosco democristiano. Pazienza è il trait d’union tra la P2 di Gelli coi servizi segreti italiani e statunitensi, ma possiede anche ottime referenze nel mondo arabo e, per tramite del Venerabile, controlla Roberto Calvi e con lui il Banco Ambrosiano, senza per questo tralasciare i rapporti con la mafia siciliana e i romani della Banda della Magliana.
La “collaborazione” si traduce in pratica nella produzione di una serie di falsi documentali, informative pilotate, volte a stornare le indagini della magistratura. Musumeci, con l’aiuto del col. Belmonte, cerca di accreditare una pista estera indirizzando le indagini su gruppi terroristici tedeschi e francesi. Il 10 gennaio 1981 il Sismi fa pervenire al Comando generale dei Carabinieri notizie riservate circa un presunto piano eversivo, che prevede attentati alle linee ferroviarie e attentati dinamitardi. Gli ispiratori del gruppo terroristico sarebbero i neo-nazisti Freda e Ventura, con la collaborazione dei tedeschi del “Gruppo Hoffman” e in collegamento con un latitante Stefano delle Chiaie, a sua volta in combutta coi neofascisti francesi del FANE. Secondo il rapporto messo in piedi da Musumeci e Belmonte, le cellule venete di Freda e Ventura provvederebbero alla logistica. A mettere le bombe ci penserebbe invece un gruppo di nazisti austraci che si spostano in camper per riparare oltre confine subito dopo gli attentati. Ad avvalorare la pista francese ci pensa Marco Affatigato, un neofascista a libro paga del Sismi che, opportunamente imboccato, tira in ballo “er Caccola” e la FANE.
Naturalmente servono le ‘prove’ del complotto estero. Al loro reperimento ci pensa Francesco Pazienza ed il colonnello Belmonte, che fanno posizionare su un treno fermo alla stazione di Bologna un borsone contenente armi, micce e lo stesso tipo di esplosivo usato nella strage, accompagnato con tanto di documenti d’identità (stranamente abbandonati) di due noti estremisti di destra: un francese ed un tedesco… 

Stazione 2

Qui però ci fermiamo. Pensare di riassumere in poche righe più di mille pagine di atti processuali, ripercorrere l’intera vicenda giudiziaria, con tutti gli sviluppi di un intreccio decennale, sarebbe solo opera di mera presunzione per un risultato mediocre. Parte della documentazione inerente la potete però  trovare qui: è il sito ufficiale dell’associazione.
Molto resta ancora da scoprire, a partire dai possibili mandanti e gli ispiratori politici, compresa la vasta rete di coperture che ne hanno reso possibile l’operato e l’impunità.
Il processo per strage appurò il coinvolgimento dei neofascisti dei NAR e delinquenti della malavita comune, immersi nel torbido dello spionaggio. Meno lineari sono, forse, le responsabilità dei condannati. Le udienze si sono concluse con la condanna all’ergastolo dei “ragazzini terribili” della Banda Fioravanti: un gruppo di psicopatici pluriomicidi.
Naturalmente godono già tutti della semi-libertà.
Soprattutto venne appurata:

“L’esistenza di una complessa strategia eversivo-terroristica dispiegatasi nel corso di più anni, della quale la strage di Bologna aveva costituito uno dei momenti più significativi, in un cinico piano di controllo del potere istituzionale, nel quale erano confluite tendenze eversive di segno anche diverso, tuttavia di ispirazione ideologica di destra.
(…) Dopo la sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite del 12 febbraio 1992, la Corte di assise di Bologna con sentenza del 13 maggio 1994 ritenne responsabili della strage, quali autori materiali, Mambro e Fioravanti, e un personaggio indubbiamente minore, Sergio Picciafuoco, un delinquente comune collegato peraltro alla destra eversiva e sicuramente presente sul luogo della strage dove rimase ferito. Assolse invece dall’imputazione di strage un altro noto esponente della destra eversiva, Massimiliano Fachini; sanzionò le responsabilità per gli episodi di depistaggio che avevano inquinato le indagini due personaggi vicini ai servizi, Gelli e Pazienza, e due ufficiali del Sismi, Musumeci e Belmonte.”

(Commissione Stragi. Relazione Pellegrino, 2001)

Negli ultimi anni, non sono mancate ipotesi alternative e nuove teorie sulle possibili cause che ispirarono l’eccidio. Alcune genuinamente originali, altre subdolamente interessate.
Invece, su certi tentativi di ‘riabilitare’ lo spontaneismo armato dell’estrema destra e lavare il loro “onore fascista” ingiustamente sporcato, non sprecheremo  una sola parola. Non meritano più commenti di quanti se ne possano fare davanti ad un secchio ripieno di merda.

LE VITTIME
La strage della stazione di Bologna provocò 85 morti ed oltre 200 feriti, molti dei quali con lesioni permanenti.
Circa la metà delle vittime non aveva nemmeno compiuto 30 anni.

Antonella Ceci, anni 19  Lapide commemorativa
Angela Marino, anni 23
Leo Luca Marino, anni 24
Domenica Marino, anni 26
Errica Frigerio In Diomede Fresa, anni 57
Vito Diomede Fresa, anni 62
Cesare Francesco Diomede Fresa, anni 14
Anna Maria Bosio In Mauri, anni 28
Carlo Mauri, anni 32
Luca Mauri, anni 6
Eckhardt Mader, anni 14
Margret Rohrs In Mader, anni 39
Kai Mader, anni 8
Sonia Burri, anni 7
Patrizia Messineo, anni 18
Silvana Serravalli In Barbera, anni 34
Manuela Gallon, anni 11
Natalia Agostini In Gallon, anni 40
Marina Antonella Trolese, anni 16
Anna Maria Salvagnini In Trolese, anni 51
Roberto De Marchi, anni 21
Elisabetta Manea Ved. De Marchi, anni 60
Eleonora Geraci In Vaccaro, anni 46
Vittorio Vaccaro, anni 24
Velia Carli In Lauro, anni 50
Salvatore Lauro, anni 57
Paolo Zecchi, anni 23
Viviana Bugamelli In Zecchi, anni 23
Catherine Helen Mitchell, anni 22
John Andrew Kolpinski, anni 22
Angela Fresu, anni 3
Maria Fresu, anni 24
Loredana Molina In Sacrati, anni 44
Angelica Tarsi, anni 72
Katia Bertasi, anni 34
Mirella Fornasari, anni 36
Euridia Bergianti, anni 49
Nilla Natali, anni 25
Franca Dall’olio, anni 20
Rita Verde, anni 23
Flavia Casadei, anni 18
Giuseppe Patruno, anni 18
Rossella Marceddu, anni 19
Davide Caprioli, anni 20
Vito Ales, anni 20
Iwao Sekiguchi, anni 20
Brigitte Drouhard, anni 21
Roberto Procelli, anni 21
Mauro Alganon, anni 22
Maria Angela Marangon, anni 22
Verdiana Bivona, anni 22
Francesco Gomez Martinez, anni 23
Mauro Di Vittorio, anni 24
Sergio Secci, anni 24
Roberto Gaiola, anni 25
Angelo Priore, anni 26
Onofrio Zappala’, anni 27
Pio Carmine Remollino, anni 31
Gaetano Roda, anni 31
Antonino Di Paola, anni 32
Mirco Castellaro, anni 33
Nazzareno Basso, anni 33
Vincenzo Petteni, anni 34
Salvatore Seminara, anni 34
Carla Gozzi, anni 36
Umberto Lugli, anni 38
Fausto Venturi, anni 38
Argeo Bonora, anni 42
Francesco Betti, anni 44
Mario Sica, anni 44
Pier Francesco Laurenti, anni 44
Paolino Bianchi, anni 50
Vincenzina Sala In Zanetti, anni 50
Berta Ebner, anni 50
Vincenzo Lanconelli, anni 51
Lina Ferretti In Mannocci, anni 53
Romeo Ruozi, anni 54
Amorveno Marzagalli, anni 54
Antonio Francesco Lascala, anni 56
Rosina Barbaro In Montani, anni 58
Irene Breton In Boudouban, anni 61
Pietro Galassi, anni 66
Lidia Olla In Cardillo, anni 67
Maria Idria Avati, anni 80
Antonio Montanari, anni 86

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14 Risposte to “La bomba di Stato”

  1. noi sappiamo…
    ma non basta!

  2. Carmelina Says:

    grazie per essersi interessato a quanto è successo ,per averlo pubblicato e soprattutto per la memoria di chi non c’è piu’.

  3. saverio guzzo Says:

    Cossiga, sei stato una delle peggiori disgrazie di questo Paese di merda, tu stesso eri una merda, con tutto il cuore ti auguro di affogare nella tua merda, semplicemente ti ho odiato, ti odio e ti odierò , servo dei potenti e lecchino di stato, sempre pronto agli omissis, vai via dalla memoria dei pochi italiani non corrotti dalla tua politica di morte. Un pensiero per i magistrati uccisi e alle loro famiglie, ai caduti della stazione di Bologna, ai caduti di Ustica…Cossiga resti un cancro nella storia della repubblica italiana mafiosa e politica.

  4. Grillo Parlante Says:

    Scusandomi per aver postato lo stesso commento in un post sbagliato riguardante Saya( non so come sia potuto succedere ad ogni modo mi scuso), c’è da dire che l’estensore dell’articolo ha fatto un guazzabuglio che fa paura. Il semtex, anche conosciuto come TNT-T4 era di fabbricazione cecoslovacca: non era possibile in alcun modo che potesse provenire da altro paese. Non c’era speranza che in guerrra fredda un fascista potesse avere accesso a questa tipologia di esplosivo sia nella tipologia che nella quantità( beninteso questo) appartenente ad un paese sotto influenza moscovita. Tant’è che dopo milioni di anni “finalmente” lo hanno capito. Scrivo finalmente perchè era chiaro anche allora ma serviva che si credesse che fosse “una strage fascista”. Ora che ( che lo si voglia o no, che bruci ammetterlo o no) è appurato che non lo è stata , resta solo una targa in stazione a Bologna, con una cosa vera e una cosa falsa.La cosa vera è il nome di quelli che hanno perso la vita , la cosa falsa è che la strage è fascista, la cosa omessa è che lì c’erano emissari di Carlos Ramirez Sanchez meglio conosciuto come lo Sciacallo, leggi organizzazione Separat. Separat che non poteva in nessun modo, data la netta linea di separazione dettata dalla guerra fredda, avere a che fare con nulla di fascista, tant’è che lo sciacallo trovava riparo a Tripoli, residentura del KGB del quale il cognato di Gheeddafi(Jalloud) ne era esponente di spicco. e voi ancora a fare i compiacenti megafoni delle storture che vi hanno inculcato . e tutti a parlare di memoria.La memoria si deve avere delle cose vere, non delle menzogne. I terroristi di destra hanno ( come quelli di sinistra) tanto sulla coscienza. Ma la strage di Bologna, quella no. Almeno Fioravanti la galera l’ha vista . Moti terroristi di sinistra stanno o al sole in Brasile, o lavorano al comune di roma o di milano.Alcuni anche in Parlamento. Fate un pò voi . e finitela di scimmiottare e riproporre i depistaggi scritti a quei tempi sui giornali. la memoria va onorata non sfruttata. e se la bibliografia rappresentata dai giornali dell’epoca era( come si è appurato lustri dopo) intossicata la citazione attuale non cambia il contenuto inattendibile e fuorviante della stessa.

  5. Chissà mai da dove deduce tanta sicumera, sig. Grillo Parlante…
    A quanto pare, Lei è uomo che vive di sole certezze. E tutte assolute.
    Per questo le è del tutto superflua la lettura non tanto degli atti processuali e della enorme mole di documentazione esistente in merito alla strage di Bologna, ma anche delle notizie minime. Lei sa già tutto.
    E’ infatti talmente impegnato a riabilitare il buon nome “fascista” con così spasmodica dedizione, da crearsi una realtà tutta sua, nella quale fermamente credere e ciecamente obbedire.
    Altrimenti, saprebbe che per la strage della stazione non si è mai parlato Semtex, ma di “COMPOUND B”: una variante del RDX (usato anche per il Semtex come per quasi tutti gli esplosivi), meglio conosciuto come T4. Nella fattispecie, il Compound B è un esplosivo piuttosto comune negli arsenali NATO.
    Insomma, parliamo del vecchio tritolo. Il T4 è poi in circolazione da prima della II Guerra Mondiale; deriva dalla Ciclonite (già conosciuta fin dal lontano 1888); e non ha nessuna esclusività cecoslovacca.
    Ma Lei di questo, come di tutto il resto, poco si cura e per niente si informa. E visto che non trova niente di meglio per tenere alto l’onore dei “camerati” si ritrova, proprio Lei, a ‘scimmiottare’ i deliri della fondamentale commissione Mitrokhin, a cura dell’eccezionale accoppiata Guzzanti-Scaramella (alias Scaramerda) col fondamentale contributo del (fu) fascistissimo camerata Fragalà.
    E d’altra parte, se solo facesse il minimo sforzo di, non dico studiarle, ma di sfogliare meglio le carte, saprebbe bene che la favoletta degli ex terroristi assunti al Comune di Roma (falsa) è riferita proprio ai coniugi Fioravanti (che in realtà prestano volontariato nell’associazione “Nessuno tocchi Caino“). A Roma in compenso hanno trovato stabile impiego nelle municipalizzate del Comune, squadristi e stagionati camerati di Terza Posizione e di Avanguardia Nazionale: vecchi amici del sindaco Alemanno e immaginiamo a Lei idealmente vicini…

    P.S. I depistaggi sulla strage bolognese sono concreti e ben documentati, ma a Lei naturalmente poco o nulla importa tanto le brucia il fatto che quella di Bologna sia, è e rimane una STRAGE FASCISTA.

  6. grilloparlante Says:

    Caro sig. Sendivogius, la favoletta dei terroristi è più che vera. Non so se le risulta ( visto che legge tantiiiissimo!) che la baraldini non lavora nella pasticceria sotto casa sua ma prende commesse dal comune di roma, nè so se le risulti dove abbia lavorato d’elia. Maurizio jannelli, capocolonna romano delle br lavora come autore televisivo dal ’99. Eugenio pio ghignosi, e fatevi tutti una risata, brigatista condannato nel processo Moro, lavora come addetto alla sicurezza in Direz. affari Ge. univ romatre. Ovviamente le ho citato i più famosi, quelli col contratto.ma le avrei potuto parlare del conferenziereuniversitario renato curcio , di alessandra de luca che per fortuna non fu eletta alla reg lazio col partito di bertinotti. Nessuno tocchi caino è una no profit che nulla ha a che vedere con incarichi in aziende pubbliche quindi la sua critica o precisazione a riguardo risulta fumosa in quanto da me non confusa con una struttura pubblica, dove i succitati a vario titolo prestano la loro opera. Quanto alle carte che lei passa la vita a studiare( beato lei) non le serviranno a molto in quanto Orfane di piste artatamente tralasciate . Non c’è scritto tra le sue carte che il quirinale di Pertini aveva il fondato sospetto della matrice libica della strage, subito zittito da Cossiga che si affrettò a dichiarare che la strage fosse fascista. Nè della massiccia presenza in prossimità temporale con la strage, di agenti libici, palestinesi e cecoslovacchi. La cosa acclarata, sulla quale lei osserva un inspiegabile silenzio è la presenza di quel Carlos ( nella persona del suo braccio destro thomas kramm)nell’albergo posto nelle immediate vicinanze della stazione( hotel centrale). Le aderenze di Carlos le ho già spiegate quindi non mi dilungherei. E pare strano che dopo tutti questi anni si vada a ribussare alla porta di Kram o che si vada a chiedere una perizia sugli esplosivi usati da Carlos in altri disordini internazionali. Come pure pare strano che carlos sia così sicuro che in questa storia bolognese non c’entrino nè mambro nè fioravanti. Ma la pista libica non fu mai battuta. Così come non si analizzarono i collegamenti tra carlos e fplp , che in quel tempo era non poco arrabbiata con l’italia per il sequestro di 2 missili a bordo di un auto in cui c’era daniele pifano, in violazione del cd lodo moro. Se questo non lo trova nelle sue carte non è perchè sia una pista meno vera( tant’è che dopo 30 anni si sente il bisogno di batterla, segno che la sicurezza che la strage sia fascista è solo sua) ma solo perchè non interessava che questa pista fosse battuta. Tant’è che rosario priore afferma che resta molto da fare per ristabilire una verità che deve essere trovata ” anche a distanza di anni” . Cosa che a lei interessa poco: la verità. Per lei va bene così: altri credono di no…Come fabio montorsi ex pci che accusava i giudici di aver tenuto riunioni preliminari con esponenti del pci per decidere la strategia processuale. Quanto alla sua presunzione di mia volontà di riabilitazione dei camerati, la devo deludere. Trattandosi di terroristi, non sono ascrivibili a difese d’ufficio. Si sono macchiati sicuramente di altri crimini, strage più, strage meno, si figuri…rimagono terroristi. Quindi non è che avessero interesse a dichiararsi estranei alla strage di Bologna per evitare la galera… Avevano 15 ergastoli, non sarebbe cambiato nulla per loro.eppure continuano a dichiararsi estranei.a me fa piacere che si stia indagando finalmente anche sulla pista artatamente tralasciata allora. Dai suoi grassetti e maiuscoli ( che non spaventano nessuno, beninteso)noto che al contrario Lei ne è infastidito. Come se prediligesse una verità tutta politica alla ricerca della verità reale. Ma stia tranquillo. Nessun giudice per quanto di parte, avrà l’insolenza di fare riunioni con esponenti politici per decidere strategie processuali a riguardo

  7. Chapeau! Probabilmente sono stato assai ingeneroso nei suoi confronti. Ne faccio ammenda e colgo l’occasione per scusarmi con Lei, per la durezza (forse troppo gratuita) di certi toni usati nei suoi riguardi. Stia pur tranquillo che non è mia abitudine intimidire i miei interlocutori. E certo dubito che “grassetti” e “maiuscole” possano riuscire nell’impresa. Perciò, la prego, non mi ascriva intenzioni che esulano completamente dalla mia volontà.

    Piuttosto prendo atto, in riferimento alle sue precisazioni, di non avere una conoscenza così dettagliata su certa “dietrologia” (sit venia verbo). Tuttavia mi permetto, nella mia assoluta ignoranza in merito, di avanzare qualche perplessità sull’ipotesi che i magistrati abbiano istruito il processo sulla strage, “dopo aver tenuto riunioni preliminari con esponenti del pci per decidere la strategia processuale“.
    Ipotesi che Lei stesso scarta, giacché come da sua precisazione: “nessun giudice per quanto di parte, avrà l’insolenza di fare riunioni con esponenti politici per decidere strategie processuali a riguardo“.
    Non capisco dunque il senso del riferimento a Montorsi, con le possibili implicazioni manipolative e le eventuali complicità ideologiche per una sentenza (devo presumere) tutta politica, accettata per mero opportunismo da parte di chi non vuole appurare la “verità reale”.
    Alludeva forse a me?
    Mi spiace deluderla ancora una volta, dal momento che l’accertamento della verità (e dei mandanti) interessa a me, quanto a Lei.
    La pubblicazione da Lei commentata, si basa sulla ricostruzione della verità processuale. Non è la “mia” verità.
    E d’altra parte il mio pensiero conta assai poco… Cosa vuole che le dica?!?
    Mambro e Fioravanti e Ciavardini sono gli autori materiali (e unici) della strage di Bologna?
    Personalmente, avrei più di un dubbio in merito…
    Al contempo, penso che il terzetto sull’argomento sappia molto di più di quanto voglia fare credere.
    Certo è follia soltanto pensare che quella di Bologna possa essere una strage di ispirazione “fascista”, vista l’assoluta assenza di precedenti e di attentati sui treni nella storia d’Italia che mai prima di allora aveva vissuto una stagione stragista.
    Sulle dichiarazioni di Cossiga, conoscendo il personaggio con le sue reticenze e le sue allusioni, glisserei invece per carità di patria.

    In merito ai suoi rilievi, non ho la presunzione di confutare le sue argomentazioni. Mi permetto invece, sine animo et ira, di porLe sommessamente degli ingenui interrogativi in merito:

    Ilich Ramírez Sánchez, la primula rossa del terrorismo internazionale, un mercenario amorale e in vendita al miglior offerente… E’ vero, la strage della stazione presenta non poche analogie con il suo modus operandi, anche se l’abnormità dell’eccidio non ha precedenti tra i crimini dello Sciacallo.
    Tra le varie ipotesi, oltre a quella di una ritorsione palestinese per la politica filo-israeliana del governo italiano, si era anche insinuato che fosse una vendetta del Mossad in risposta alla politica troppo filo-palestinese. Come vede, le “verità” mutano a seconda delle inclinazioni e, in assenza di prove, diventano opinioni.
    Ma ammettiamo pure che sia opera del gruppo di Carlos.
    Domanda:
    Perché i massimi vertici del SISMI operarono sin da subito per depistare le indagini?
    E perché si stornarono gli investigatori sulla falsa pista internazionale (dai tedeschi del Gruppo Hoffman a La Fane francese)?
    Perché i generali del servizio segreto militare e faccendieri di comprovata fede anti-comunista (e tutti iscritti alla Loggia P2) si sarebbero attivati per proteggere e coprire le complicità di un terrorista internazionale, in pianta organica tra gli specialisti in lavori sporchi per i servizi d’oltre cortina?
    Perché il gen. Santovito e gli ufficiali del Supersismi, notoriamente orientati verso posizioni di estrema destra, avrebbero condotto con false informative gli inquirenti ad indagare su mezza fascisteria romana, tirando nuovamente in ballo il solito Freda, e coinvolgendo teorici dell’ala ‘intellettuale’ come Paolo Signorelli fino ad Adriano Tilgher?

    Cui prodest?!?
    Fu fatto tutto per difendere l’amico Gheddafi?
    Per non inimicarsi i marxisti-leninisti di Abu Nidal?
    Per fare un ‘dispetto’ ai francesi, proteggendo Carlos?

    Nella mia ignoranza, non sono in condizioni di capire il ‘vantaggio’…
    E però devo essere in buona compagnia, visto che gli stessi interrogativi se li pongono pure i familiari della vittime della strage.
    Certo, per la definizione di quella “verità” mai veramente accertata e troppo a lungo conculcata, sarebbe assai utile togliere il Segreto di Stato sulle stragi e sul terrorismo. Si tratta di una vecchia proposta di legge popolare, presentata nel 1984 se non ricordo male, e tutt’ora ferma nei cassetti del nostro diversamente solerte Parlamento. Ma solitamente agli atti si preferiscono le ipotesi.

  8. grilloparlante Says:

    Allora, andiqmo per ordine:
    1- l’ipotesi di Montorsi non la devo scartare io , la deve scartare Montorsi, che non ebbe allora nessuna intenzione di farlo, tant’è che abbandonò l’incarico. Adesso, ai giorni nostri, dopo 30 anni dubito che si possa ripetere quanto asserito da Montorsi, poichè gli attori politico- militari, ove in vita, sarebbero così vecchi che non avrebbero nulla da perdere.
    2- i terroristi in genere sono sempre utili agli Stati di tutto il mondo, poichè si combattono quelli nostrani(quando conviene, quando non conviene no:ritorni con la mente al fuorionda di Zapatero per esempio, che auspicava una strage che gli sarebbe tornata politicamente utile) ma si foraggiano quelli esteri. Un pò come le ong… Provi a chiedere se sia facile fare un controllo su una qualsiasi ong. Si accorgerà che è difficilissimo. Si chieda il perchè. Se non fossero utili,i fenomeni terroristico-malavitosi sarebbero stati eradicati in maniera esemplare dai governi di tutto il mondo. Quindi se mi chiede se io ritenga improbabile un interessamento dei servizi di sicurezza direi di no, anzi lo ritengo piuttosto probabile. I servizi di sicurezza sono presenti in tutto il mondo e di mestiere fanno anche questo, altrimenti farebbero i vigili urbani e metterebbero le multe agli incroci. Le dinamiche e le metodiche dei servizi di sicurezza sono le medesime in tutto il mondo. Se queste metodiche tornano utili e nessun governo ha metodiche più light, un motivo ci sarà. Ma parliamo ormai di fenomeni fortemente ridimensionati, dato che oggi per rovinare un paese basta far trovare alla frontiera un tizio con una marea di titoli di un dato paese. Succede il 48. Il paese che si affretta a dire che sono falsi, il mercato che prende la smentita come una conferma e giù tutti a vendere. Allora però fare queste cose giovava a tutti: tutti avevano interesse a mantenere l’ordine precostituito( mi riferisco a yalta), tanto gli usa quanto l’urss.
    3- carlos era pagato, ma era comunista e la sua rete era protetta e preparata dall’urss ( i suoi uomini di spicco erano tutti della Lubianka e dell’univ patrice lumumba)per difendere tutti i movimenti mediorientali , nordafricani e occidentali indipendentisti e filosovietici ( flp ira eta raf e br) Riparava spesso a tripoli( residentura del kgb) ed è stato laureato a piazza dzedzjinski, sede della lubianka che si seppe essere non già un università ma una scuola di indottrinamento per gli agenti del kgb.laureato lì come lo stagista che non perdeva di vista moro e sparì 2gg prima del suo rapimento. Il comunismo era una religione e poco importava la nazionalità. Kim philby,inglese, seppur vicedirettore del mi6, essendo comunista era una spia del kgb. Carlos venezuelano ma comunista, idem con patate. Un pò come essere oggi musulmani. Non importa la nazionalità, importa l’islam che domina sul senso di appartenenza nazionale.per questa semplice ragione carlos doveva avere tutti i clienti che voleva, a patto che non uscisse fuori dal seminato.ma lui da comunista non sarebbe mai uscito dal seminato, andando a fare stragi per conto dei nemici del patto di varsavia. Altrimenti il polonio era(?) di casa a Mosca.
    4- i perchè sui depistaggi ci sarebbero pure, tocca vedere se sono giusti. Fplp era letteralmente furioso per la violazione del lodo Moro. Il lodo moro era essenzialmente una maniera di dichiararsi sotto scacco del terrorismo palestinese e di garantirsi da attentati concedendo il transito di qualsiasi cosa. Il depistaggio poteva benissimo essere un modo per non minacciare , per non attirare l’attenzione su un soggetto( la palestina) attore di un accordo non proprio onorevole col nostro paese, che aveva questa ” deroga ufficiosa e maldigerita” dalla nato perchè effettivamente a loro(gli altri paesi nato) non succedeva nulla, mentre a noi ci sarebbero scoppiate le bombe sotto al sederino senza che la nato potesse garantirci il contrario. Questa deroga ovviamente era portata a termine dai servizi, come si fa con tutti i rapporti con i paesi canaglia, con quelli oggetto di embargo ecc ecc.). L’azione dei servizi, al di là delle convinzioni politiche dei suoi direttori, è dettata dai governi di riferimento. Se un direttore riceve l’ordine di depistare( per es.) non è che all’ordine segua un dibattito…si obbedisce e muti.
    Questa era la trattativa ufficiosa. Ma noi, filoatlantisti da sempre, a gheddafi gli volevamo levare la cadrega, allora non era nostro amico, bensì corruttore di tutto il mondo tra cui esponenti politici italiani costituenti il cd”partito del rais”. Gladio ha eseguito un operazione per disarcionare gheddafi, cosi come gladio diramò a tutta la sua rete Nordafricana e mediorientale l’ordine di catturare carlos che aveva appena abbandonato la sua tana di tripoli. Ove non fosse stato possibile catturarlo.. Di ” concluderlo” ( termine elegante per indicare una soluzione definitiva). Il rais aveva i suoi appoggi in Italia,frutto di corruttela,ma non era amato, non eravamo amici. Quindi escluderei protezione a suo favore eccettuato che, quando l’operazione per disarcionarlo andò male , l’italia fece quell’atto poco onorevole di fornire a tripoli i nomi dei dissidenti libici che in cambio di appoggio erano stati esfiltrati in Italia…e la fine che fecero è facilmente immaginabile. E perchè non può essere anche un dispetto ai francesi che offrivano asilo ai nostri terroristi in cambio di reciproche” cortesie”? ” se a monsieur le president serviva una destabilizzazione in Italia sapeva a chi rivolgersi, li aveva in casa sua, manco scomodarsi a telefonare.
    Cisono quindi molte ” buone e concrete” ragioni per aver fatto tutto ciò, per giustificare le incongruenze. Adesso che la situazione è cambiata, si può battere anche l pista che doveva essere la più accreditata dai fatti e dal buon senso.
    La questione del segreto di stato è una questione di lana caprina: io metto il segreto su una cosa brutta ma che devo fare, non ho scelta. E il popolo deve essere al riparo dalla sua conoscenza perchè darebbe giudizi ” popolari” e non strategici o utili ad un intero paese, all’interesse nazionale. Non è che un governo non ha nulla da fare e appoggia una ” strage” o una qualsiasi azione di guerra”non ortodossa” . Ogni azione “non ortodossa”, in tutti gli stati del mondo non prescinde mai dal rapporto tra bilancio delle vittime/ vite risparmiate( ne muoiono 10 Perchè ne possa salvare 100). Ovvio che il familiare di un ” sacrificato” non sia minimamente interessato a questa teoria. Ma le decisioni da prendere sono pesantissime, bruttissime e non possono essere poste al vaglio della morale popolare o popolana, non siamo in un talk show con la de filippi. Questa è la mia personalissima opinione. Ma la questione di lana caprina è rappresentata dal fatto che in ossequio a quanto detto, va da se che prima di desecretare verrà fatta pulizia. Lo si fa ad ogni cambio di governo, figurarsi per queste cose.

    • Ho letto con interesse la sua disanima di realpolitik, che ha il doppio pregio di essere esaustiva nell’esposizione e concreta nella deduzioni.
      Potrà forse sembrarLe paradossale, ma ho apprezzato quello che, impropriamente, si potrebbe definire “cinismo” analitico (ma realista): cosa che non presuppone assolutamente un giudizio di valore sulla sua persona, bensì un titolo di merito alle sue osservazioni che seguono invece un filo logico coerente.
      Poi, è chiaro che abbiamo una diversa sensibilità personale, che ci spinge ad approcci separati: al riguardo, non considero inevitabili né imprescindibili certe “dinamiche e metodiche dei servizi di sicurezza”, quasi fossero un postulato di diritto naturale. E’ verissimo che sono le medesime in tutto il mondo, ma come tutti i fenomeni di origine sociale non è detto che non possano essere cambiate e ricondotte ad una dimensione legalitaria (e soprattutto più ‘umana’).
      Naturalmente, persistono molte divergenze di pensiero (cosa inevitabile in una discussione) che influiscono sulla condivisione di certe sue conclusioni…

      [1.] In mia personalissima opinione, mi sembra troppo sopravvalutato il ruolo attribuito a Fabio Montorsi… Ma Lei giustamente potrebbe obiettare che l’evidenza probatoria delle dichiarazioni di Montorsi non è poi tanto più solida della testimonianza di Massimo Sparti, sulla quale si regge buona parte dell’impianto accusatorio, alla base della sentenza di condanna per Mambro-Fioravanti.

      [2.] Sul secondo punto da Lei toccato, mi trovo a concordare in buona parte sulle sue considerazioni, anche se (capisco le esigenze di spazio e di tempo) certe valutazioni sulle ONG in senso lato mi sembrano un po’ troppo affrettate, col rischio di sembrare generalistiche, mentre Lei ha dimostrato (quando vuole) di saper cogliere dettagli e aspetti non secondari, motivando appieno le sue osservazioni.
      Intendiamoci, so benissimo che nella realtà attuale moltissime ONG saudite sono in realtà collettori transnazionali per il finanziamento di movimenti integralisti, spesso collaterali (se non organici) al terrorismo jihadista. Allo stesso modo, molte ONG sono in realtà delle coperture e usufruiscono implicitamente di fondi e strutture messe a disposizione da lobbies politico-economiche, “fondazioni” e “think-tank”, ben riconducibili a specifici gruppi di potere, e di pressione, assai attivi nelle dinamiche delle politiche internazionali e nel condizionamento dei governi nazionali. Un esempio concreto? La statunitense NED (National Endowment for Democracy) e la sua capillare rete di “organizzazioni non governative”.
      Tuttavia, mettere tutte le ‘organizzazioni’ in un unico mazzo mi sembra francamente eccessivo.

      [3. – 4.] Tutto vero (o quasi). E però ho come l’impressione (probabilmente errata, per carità!) che il ruolo di Carlos sia stato forse sovra-dimensionato, pur nella sua caratura terroristica di tutto livello… Permane infatti la fastidiosa sensazione che lo Sciacallo sia un po’ come la vecchia Spectre di James Bond: super-organizzazione terroristica buona per tutte le stagioni e attiva su tutti i fronti internazionali, strumento centralizzato di un unico disegno globale.
      Insomma, il classico “utile idiota”; il jolly a cui affibbiare la paternità o la regia di tutti gli attentati possibili.
      Alla fine degli anni ’70, per il suo iperattivismo eversivo Carlos era già un agente bruciato, un fuggiasco braccato dalle polizie di mezzo mondo, e uno scomodissimo ospite per i suoi occasionali protettori.
      Non parliamo poi della psicologia dell’uomo: un sociopatico (oltreché pluriomicida) con una personalità istrionico-narcisista.
      Mi resta difficile credere si sia riciclato così in grande stile, proprio nell’Agosto del 1980.
      Naturalmente la mia resta un’opinione, con tutti i suoi limiti e la sua fallacia.

      • C.V.D., le opinioni lasciano il tempo che trovano, e alla fin fine gli hai dato ragione… XD

        • Ohh ma qui nessuno è detentore assoluto della “Verità”…
          Si muovono ipotesi, si fanno supposizioni, si confrontano elementi di discussione, e quasi mai si trae una conclusione davvero definitiva.
          E’ sulla confutazione dei vari aspetti collaterali che, per esclusione, si possono trovare dei punti d’incontro.

          “…e alla fin fine gli hai dato ragione”…

          Ovvero avrei preso per buone le panzane, confezionate ad hoc, di un’immane boiata internazionale (accreditata solo in Italia, per intercessione dei piduisti del PdL) come il sedicente dossier Mitrokhin, avvalorando la pista mediorientale, accreditando la tesi che la bomba l’abbia posta direttamente Carlos lo Sciacallo?!?

          :) Non mi pare proprio, caro Tommy.
          La cordialità e la civiltà dei toni non impedisce di distinguere sempre tra la genuina buona fede del proprio interlocutore, ponendo attenzione a certi elementi di ipotesi, scartando però tesi quantomeno ‘ambigue’ e non sempre disinteressate.

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