Archivio per USA

Terrorismi

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , , , on 14 maggio 2018 by Sendivogius

22/03/2016. Strage di Bruxelles:
32 morti e 350 feriti.
12/06/2016. Strage di Orlando:
49 morti e 58 feriti.
01/07/2016. Strage di Dacca:
24 morti e 50 feriti.
14/07/2016. Strage alla Promenade des Anglais di Nizza:
86 morti e 458 feriti.
19/12/2016. Strage al mercatino di Natale di Berlino:
12 morti e 56 feriti.
01/01/2017. Strage del Reina Club di Istanbul:
39 morti e 69 feriti.
22/03/2017. Strage di Westminster a Londra:
5 morti e 50 feriti.
03/04/2017. Strage alla metropolitana di San Pietroburgo in Russia:
13 morti e 47 feriti.
22/05/2017. Strage alla Evening News Arena di Manchester:
22 morti e 250 feriti.
03/06/2017. Strage di London Bridge:
8 morti e 48 feriti.
17/09/2017. Strage a La Rambla di Barcellona:
16 morti e 130 feriti.
31/10/2017. Strage di Halloween a New York:
8 morti e 15 feriti.

Sono soltanto alcuni (tra i più recenti) degli odiosi attentati dello stragismo islamista che hanno suscitato le sdegno e l’orrore internazionale.

14/05/2018. Inaugurazione dell’ambasciata USA a Gerusalemme, con riconoscimento unilaterale a capitale di Israele: 61 morti ed oltre 2600 feriti tra i palestinesi, durante le manifestazioni di protesta all’interno del territorio di Gaza.
Trattasi di una normale operazione di polizia nell’ordinario controllo della frontiera, lungo quell’immenso campo di concentramento a cielo aperto che è il ghetto di Gaza.

Pare che i militari di Tsahal si siano divertiti moltissimo durante il tiro a segno, contro coloro che una certa tradizione chassidica si ostina a chiamare “Amaleciti”, con tutto ciò che l’anacronistico riferimento biblico comporta…

Festa grande! 

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SYRIANA (III)

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 aprile 2018 by Sendivogius

Quando le relazioni internazionali sono ridotte ad un tweet, allora capisci davvero che si è raschiato ben oltre il fondo del bidone dai percolanti liquami, dove sguazzano i cialtroni che governano il mondo.

“Io ho il missile più grande!”“Sì, ma il mio è più lungo del tuo”

Ormai il livello delle esternazioni è questo. Tutto il resto è conseguenza. Siamo di fronte a bulletti, che si provocano negli spogliatoi dopo la partita di calcetto, e che in genere si liquefanno davanti al primo che tiene loro testa.
Dopo le sue rodomontate, il cialtrone più grosso di tutti, Donald J. Trump, non poteva certo perdere troppo la faccia, per quanto da culo questa possa essere; con lo straordinario paradosso che stavolta sono propri i militari a tenere a freno il bullo presidenziale, invitandolo a maggior prudenza. Quindi qualche mortaretto sulla Siria doveva pur lanciarlo, stando ben attento a non fare troppi danni e così irritare oltre il dovuto l’orso russo, che per l’occasione ha minacciato di affondargli senza troppi complimenti i “lanciatori” dai quali sarebbero partiti i razzetti. E all’occorrenza scatenare la terza guerra mondiale, come leggero effetto collaterale.
Ormai è un copione collaudato: ogni qualvolta l’esercito siriano, grazie al fondamentale apporto russo, consolida le sue posizioni sul terreno contro le formazioni jihadiste dell’islamismo salafita, a battaglia ormai conclusa e miliziani in fuga, ecco che puntuale giunge il solito attacco chimico istantaneamente attribuito al “Regime di Assad”, onde cercare di annullare in qualche modo gli effetti della vittoria sul campo. E senza bisogno di altra dimostrazione se non la parola (sulla fiducia incondizionata) di quelli che eufemisticamente vengono definiti “ribelli moderati”. Seguono fiumi di indignazione telecomandata dai canali mediatici embedded e minacce di rappresaglie più o meno immediate, che di solito si traducono in una serie di sanzioni contro interessi russi, e all’occorrenza cinesi (tanto per non farsi mancare nulla), insieme a qualche operazione militare del tutto dimostrativa nel suo valore simbolico. La Siria è un pretesto come un altro, per una nuova guerra fredda che ha ben altre motivazioni.
 Il problema di Capello Pazzo, laggiù nel lontano Ovest, dalle parti della casa bianca nella prateria, è riassumibile in una sintesi di base:

a) Dopo il presunto (perché le prove non sono mai un optional) scandalo del cosiddetto “Russiagate”, Donald Trump deve dimostrare di non essere il manchurian candidate del Kremlino. Da lì, una politica particolarmente aggressiva nei confronti di Mosca, fatta più di minacce verbali che atti concreti, vista l’imprevedibilità delle conseguenze, onde cercare di fugare i dubbi di essere stato una marionetta eterodiretta.
b) Fin dai tempi dell’ammiraglio Thayer Mahan, gli Stati Uniti hanno sempre guardato al Pacifico come area primaria di interesse strategico. Il Medio Oriente (che deve il suo nome proprio ad A.T.Mahan), nella sua sponda mediterranea, non è mai davvero rientrato in questa sfera fondamentale, essendo l’attenzione statunitense concentrata soprattutto nel Golfo Persico a controllo delle grandi rotte petrolifere.
Sostanzialmente, l’agenda politica americana in Medio Oriente la detta Israele, che per ovvie ragioni ha tutto l’interesse affinché gli USA instaurino una forte presenza militare nella regione, a contrasto dell’espansionismo persiano. E, guarda caso, il ‘provvidenziale’ attacco chimico di Douma giunge proprio nel momento in cui l’Amministrazione Trump dice di voler alleggerire la sua presenza in Siria, alla ricerca di una rapida exit strategy.
c) La Gran Bretagna del catastrofico governo di Theresa May deve gestire i fallimenti di una Brexit condotta malissimo, dinanzi ad una opinione pubblica sempre più scontenta. In parole semplici, ha bisogno di un diversivo che storni l’attenzione altrove. E’ cose c’è di più funzionale se non catalizzare il rancore delle masse contro il classico nemico esterno?!? La Russia putiniana da questo punto di vista è un bersaglio perfetto. Dopo aver montato un caso internazionale sull’avvenelamento di un ex spione fellone del KGB, dai traffici poco chiari, senza prendersi il disturbo di produrre uno straccio di prova del coinvolgimento di Mosca, a Downing Street si cercava un pretesto come un altro per una qualche esibizione di forza. La farsesca strafexpedition siriana era il modo più semplice di colpire il ritrovato nemico russo per interposta procura, senza spiacevoli conseguenze, riconfermando peraltro il rapporto esclusivo ed incondizionato che lega la Gran Bretagna agli USA in nome della comune appartenenza anglosassone.
d) Sul ritrovato interventismo francese, ad opera della mezza checca all’Eliseo, Micron Le Frocion, ci sarebbe solo da ridere; a maggior ragione se la Francia dovesse davvero pensare di ripristinare una sorta di protettorato sulla Siria, in continuità con le sue politiche neo-coloniali in Africa. Come se non fossero già abbastanza i casini combinati in Libia, appena mitigati dal decesso improvviso del generale Haftar: il cavallo (morto) su cui aveva puntato Parigi.

E la UE?!? Al di fuori dei saldi contabili che accomunano una sommatoria di statarelli ininfluenti, l’Europa non esiste. Probabilmente non esisterà mai. E di sicuro non conta nulla. A meno che non si voglia attribuire una qualche influenza a questa docile muta di ignavi cagnetti da salotto, subito accucciati ai piedi del padrone. Della gilda mercantile con l’ossessione per il rigore di bilancio, che pletoricamente si fa chiamare “Unione Europea”, altro non si scorge se non il tremolante ditino ammonitore, che dinanzi alla pulizia etnica di Afrin ed al massacro della popolazione curda, è rimasto ben ficcato nell’orifizio della sua ipocrita indignazione a targhe alterne.
Pertanto, se attacco chimico a Douma c’è stato, è abbastanza probabile che si sia trattato di una provocazione orchestrata ad hoc, onde tirare per la mimetica gli USA da sempre riluttanti a farsi trascinare oltre l’indispensabile nel pantano mediorientale.
Al regime siriano di Bashar al-Assad, nell’immancabile reductio ad Hitlerum che completa la demonizzazione del nemico, già accusato di utilizzare camere a gas e forni crematori (rivelatisi poi falsi), finora sono stati attribuiti una decina di attacchi con uso di armi chimiche e senza che mai siano stati forniti elementi inoppugnabili delle responsabilità, nonché della provenienza.

Per esempio, nel caso del presunto bombardamento di Khan Shaykhun (“presunto”, perché i testimoni oculari non hanno visto, ma ‘sentito’ quelli che sembravano essere elicotteri), avvenuto nel distretto di Idlib il 04/04/17, e che portò alla ritorsione americana, il dossier fornito a giustificazione del raid consta di poco più di tre (diconsi TRE!) paginette scarne [QUI], nelle quali si afferma:

«Abbiamo in nostro possesso un numero credibile di segnalazioni provenienti da fonti aperte, che ci forniscono una versione chiara e consistente. Non possiamo rendere pubbliche le informazioni a nostra disposizione, perché abbiamo la necessità di proteggere le nostre fonti ed i nostri metodi

Le “fonti aperte” (open source reporting) delle quali parla il dispaccio di agenzia, che nella sua stringata essenzialità priva di qualunque evidenza probatoria sembra aver sostituito l’imbarazzante “smoking gun” delle guerre umanitarie dei Bush, sono i messaggini e le foto (spesso farlocche) raccolte su quel formidabile strumento di solida inchiesta investigativa che è twitter. E per questo messe a verbale (che non è dato leggere per tutelare le fonti) come prove inoppugnabili, senza bisogno di verifica altrui tanto da fornire una “clear and consistent story”. E da dove provengono così incontrovertibili “informazioni” (intelligence) del tutto obiettive e disinteressate?!? Naturalmente, dalla pro-opposition social media reports; ovvero dai “ribelli moderati” che operano nelle zone controllate dai miliziani salafiti legati ad Hayat Tahrir al-Sham, già conosciuto come Jabath Fatah al Sham (“Fronte per la conquista del Levante”), e meglio noto come Fronte al-Nusra, alias al-Qaeda.
Poi per le esigenza di regia, onde rendere meglio presentabili i social media reports”, al posto dei truci cacciatori di teste con mannaia, è meglio affidarsi ai brogliacci del fantomatico Osservatorio siriano dei diritti umani, dietro al nome altisonante del quale si nasconde in realtà un’emanazione dell’MI6 britannico composta da un unico membro ufficiale: tal Rami Abdulrahman, che dal suo negozietto di Coventry in Inghilterra gestisce via internet le informazioni reperite dai suoi contatti in Siria. Eppoi ci sono gli immancabili “White Helmets”, i volontari disarmati e senza paura che salvano vite umane sotto i bombardamenti. Molto spendibili mediaticamente grazie ad una campagna promozionale ben strutturata, onnipresenti in tutte le aree controllate dalle formazioni jihadiste di Al-Nusra, salvo scomparire con esse a bonifica compiuta, i “Caschi Bianchi” operano esclusivamente nei territori occupati dalle bande armate dell’integralismo salafita, agendo indisturbati laddove nessun’altra organizzazione umanitaria può accedere.
E queste sono le principali “fonti di informazione”, insieme alle notizie fornite da altri non meglio precisati attivisti, che vengono utilizzate dalle cancellerie occidentali.
Ormai, non ci si prende neanche più il disturbo di dover produrre quello che un tempo non troppo remoto si chiamava “onere della prova” a fondamento dell’accusa, nell’evidenza dei fatti contestati. Questo perché le prove poi possono essere confutate, soprattutto verificate, e all’occorrenza smentite.

Dunque, tanto vale glissare sulla presentazione delle stesse, facendo invece affidamento sulla grancassa mediatica di una pletora di contriti pappagalli, che ripetono a comando ciò che la propaganda di guerra prescrive loro di recitare, secondo il velinario del giorno. L’effetto riesce meglio, se vengono utilizzati i bambini per ampliare l’impatto emotivo…
Poi certo si può scegliere se prendere per oro colato tutto ciò che passa per twitter, ed estensivamente per i ‘social’, con argomentazioni mai più lunghe di uno slogan, senza mai prendersi il disturbo di appurare le fonti. Quindi si può decidere se promuovere campagne e movimenti di opinione, specialmente se si è in calo di visibilità, ammantando il proprio narcisismo con nobili finalità. Quello di cui invece non si sentiva il bisogno e del quale si poteva anche fare a meno, francamente, è questo…
Perché poi tanta gente, più o meno nota, con un infantilismo che viene scambiato per “impegno”, senta questa intrattenibile impellenza di rendersi inesorabilmente ridicola, liquidando questioni serissime con un selfie imbarazzante, è qualcosa che risulta incomprensibile dai tempi degli “orgoglioni”
E da questo capisci tutto… Che sarebbe anche ora di crescere!

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FOLKLORE

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , on 16 febbraio 2018 by Sendivogius

Parkland, Florida, considerata una delle città più sicure d’America, almeno fino a quando il mattoide di turno non ha fatto irruzione nel liceo locale per l’ennesimo safari, in una di quelle mattanze fatte in casa alle quali gli americani ci hanno abituati ormai da tempo; a tal punto da non fare nemmeno più notizia, tante sono le stragi di massa nel paese più armato al mondo e più di tutti ossessionato dalla sicurezza. Un paese dove ormai è quasi impossibile fumarsi una sigaretta in santa pace (il fumo uccide!), ma puoi comprarti senza troppi problemi un fucile calibro 50 nell’armeria più vicina.
Identikit dell’ultimo sparatore: “nazionalista bianco”, filo-nazista, “difensore della razza bianca”, islamofobo, razzista, feticista delle armi, sociopatico paranoico.
Praticamente, a dir male, è la descrizione dell’elettorato preferito da un Matteo Salvini; lo stesso verminaio che il grasso citrullo della pedemontana va coccolando (e fomentando) da mesi, per un pugno di voti in più. In fondo, si tratta solo di folklore.

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Dimmi come parli e ti dirò chi sei…

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , on 17 dicembre 2017 by Sendivogius

Dopo i contorcimenti acrobatici del politically correct e delle sue perversioni semantiche, nell’orgia censoria che obnubila le
menti dell’americano medio, sempre più somigliante ad una parodia dei Simpsons (dove al confronto Homer sembra quello intelligente), costantemente in bilico tra fanatismo iconoclasta e caccia alle streghe (antico sport nazionale almeno dai tempi di Salem), ci mancava davvero un’insana iniezione di censura linguistica.

Se vuoi cancellare le realtà che non si conformano alla tua gabbia ideologica, inizia col proibire l’uso delle parole che ne definiscono l’essere. Nega loro l’uso del nome. Svuotane i contenuti nell’impossibilità di poter loro attribuire un significato, attraverso la rimozione dal lessico delle parole che ne definiscono il contenuto e finanche la categorizzazione cognitiva.
Se gli imbecilli mancano totalmente di ogni senso del ridicolo, i fanatici difettano di fantasia. E nella sicumera che ne accompagna le certezze assolute, non hanno alcun bisogno di argomentare le proprie opinioni elevate a dogmi. Se qualcosa entra in contrasto col loro corollario di verità rilevate, semplicemente, basta rimuoverlo. Perché senza un nome non si esiste. E uno potrà così avere l’illusione di non doversi più preoccupare di cose per sé scomode. O almeno così sembra pensarla l’Amministrazione Trump che, in uno di quei folgoranti lampi di imbecillità che ne ravvivano di tanto in tanto l’idiozia permanente, ha deciso di cancellare dagli atti ufficiali del CDC (Centers for Disease Control and Prevention), la principale agenzia federale per il controllo epidemiologico e prevenzione sanitaria, ogni riferimento ad una serie di parole, che a quanto pare molto devono sconvolgere la fantasia malata dei talebani, che ispirano le scelte di questa distopia puritana fuori tempo massimo dalla Storia chiamata “Presidenza Trump”.
Nella lista delle parole proibite rientrano: “vulnerable“, “entitlement“, “diversity“, “transgender“, “fetus“, “evidence-based“, “science-based“. Si presuppone che l’elenco sia stato stilato, per assecondare le torme di bigotti rinati del fondamentalismo evangelico nel loro medioevo rurale.

Gli stessi che, insieme ad i feticisti estremi delle armi, i nazisti travestiti dell’Illinois…

…nonché gli immancabili cappuccetti bianchi del Ku Klux Klan, sembrano costituire oramai il solo elettorato di riferimento del grasso citrullo imparruccato alla Casa Bianca. E c’è del metodo nella scelta…
“Vulnerabile”. Se si riconosce che una persona è vulnerabile, è implicito questa debba essere in qualche modo tutelata ed assistita a livello medico, proprio in virtù della sua “vulnerabilità”. E che questo, anche in un sistema di prestazioni sanitarie minime, rientri in un suo specifico “diritto”. E qui si entra nella scelta della seconda parola proibita…
“Diritto”. Il nodo della questione è tutto qui: se esiste un diritto legalmente riconosciuto, è ovvio che poi questo vada garantito e fatto rispettare. Se si disconosce l’esistenza di un qualsivoglia diritto, si nega l’esistenza dello stesso e con esso tutto quell’insieme di tutele e di cure, che altrimenti non potrebbero essere negate.
“Diversità”. Bigotti e nazisti aborrono ogni forma di diversità. Fosse per loro, si trincerebbero nei loro villaggi di campagna, armati fino ai denti. E copulerebbero unicamente tra di loro, per non inquinare la purezza della razza. Questo spiegherebbe infatti i livelli di cretinismo fuori scala dei nazidementi, con l’irresistibile appeal raggiunto dalla nuova nazione ariana.
“Transgender”. Ovvero, un derivato della terrifica lobby gay in nome dell’omonima ideologia ci vorrebbe tutti più froci, attraverso una propaganda pervasiva volta a destabilizzare l’ordine naturale del mondo. Un must per ogni clericofascista  votato ai rituali del complottismo macerato in salsa clericale e che ossessiona gli incubi dei nuovi crociati del medioevo di ritorno e la sessualità quantomai incerta.
“Feto”. Questa è facile: l’embrione è una persona e tale deve essere considerato il “nascituro” dal concepimento al parto. Con un inconveniente che i censori della parola non hanno però considerato: come faccio a riconoscere un ovulo fecondato (il futuro nascituro), come “vulnerabile” e portatore di “diritto”, nella sua “diversità”, se mi sono precluse le parole per definire lo status in quanto tale?!?
“Basato sui fatti” e “basato sulla scienza”. La prevalenza delle fede sulla scienza, nel primato della religione. Pertanto, le evidenze scientifiche dovranno imprescindibilmente tenere conto degli “standard e dei desideri della comunità”, e ad essi conformarsi. Insomma, se per assurdo un gruppo di villici analfabeti dovesse improvvisamente credere che i casi di anemia siano dovuti ad una infestazione vampirica, è ovvio che autorità mediche e sanitarie dovranno andare in giro a scoperchiare tombe nei cimiteri, armati di paletti di frassino ed acqua santa, “in considerazione degli standard e dei desideri della comunità”.
Tempo al tempo, se la cosa porterà qualche voto in più, arriveranno ad affermare che la Terra è piatta ed il sole gira attorno ad essa. Non per niente, lo dice pure la Bibbia… Ricordate Giosuè che voleva più tempo per sterminare gli infedeli e per questo intima al sole di fermarsi?!?

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IRON MEN

Posted in Kulturkampf, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 settembre 2017 by Sendivogius

È rassicurante sapere che nei prossimi anni la presidenza Trump destinerà almeno 55 miliardi di dollari del bilancio federale in spese militari, per fare di nuovo grande l’America, preparandosi evidentemente a fronteggiare un’invasione aliena dallo spazio profondo. È infatti risaputo da tutti lo stato di profonda prostrazione e di drammatica arretratezza tecnologica in cui versano le forze armate statunitensi, soprattutto in considerazione delle nuove minacce globali, e massimamente se si considera il formidabile apparato bellico a disposizione dei mutandari salafiti del Daesh…
Si capisce bene che, dinanzi ad un branco di allucinati che combattono in sottana, meglio se armati con coltellacci da cucina, la risposta migliore sia la realizzazione di gingilli offensivi sempre più sofisticati e costosi. Com’è noto, il segreto della vittoria risiede nella preparazione…
A meno che l’obiettivo primario non sia inaugurare invece una nuova guerra fredda (di cui davvero si sentiva la mancanza) con la Russia e la Cina, in una corsa a perdere verso il riarmo globale, e spianare la strada ad un’altra mezza dozzina di conflitti.
 Ad ogni modo, a dispetto dei pregiudizi, i militari sono dotati in realtà di una fervida fantasia… amano giocare con la playstation nelle noiose ore trascorse in caserma… ed è lecito credere si esaltino con la serie completa di “Star Wars”, presumibilmente facendo il tifo per l’Impero galattico.
Per questo sono ormai una ventina di anni che fantasticano a colpi di milioni di dollari in progetti per la realizzazione di nuove tute da combattimento, esoscheletri potenziati e bio-armature, per rendere i “soldati del futuro” delle inarrestabili macchine individuali da guerra, nella presunzione tutta illusoria della invulnerabilità. Insomma, una specie di incrocio tra le armored suits già viste nei videogame di “Halo” e “Mass Effect”, sulla falsariga delle stormtroopers di Star Wars.
In pratica, si tratta di una masturbazione continuativa che va avanti almeno dal 1997, dai tempi infausti del vecchio PNAC (il progetto per il nuovo secolo americano); mai archiviato nelle stanzette del Pentagono.

Army of the Future: “Consider just the potential changes that might effect the infantryman. Future soldiers may operate in encapsulated, climate-controlled, powered fighting suits, laced with sensors, and boasting chameleon-like ‘active’ camouflage. ‘Skin-patch’ pharmaceuticals help regulate fears, focus concentration and enhance endurance and strength. A display mounted on a soldier’s helmet permits a comprehensive view of the battlefield – in effect to look around corners and over hills – and allows the soldier to access the entire combat information and intelligence system while filtering incoming data to prevent overload. Individual weapons are more lethal, and a soldier’s ability to call for highly precise and reliable indirect fires – not only from Army systems but those of other services – allows each individual to have great influence over huge spaces. Under the ‘Land Warrior’ program, some Army experts envision a ‘squad’ of seven soldiers able to dominate an area the size of the Gettysburg battlefield – where, in 1863, some 165,000 men fought”.

Ovviamente, negli ultimi decenni il progetto è proseguito, conoscendo nuovi sviluppi. E ora questa strana copula meccanica tra Robocop ed Iron Man, si chiama TALOS (Tactical Assault Light Operator Suit): una specie di robottone con dentro l’omino corazzato, che prevede sensori di posizione e sistemi di raffreddamento, con una pompa idraulica che si attorciglia per tre metri all’interno dell’armatura; o cose così… molto utili e soprattutto economiche. Ed i prototipi in circolazione iniziano ad essere parecchi…
L’efficacia in combattimento sui teatri di guerra è tutta da provare, ma insomma la speranza è anche l’ultima a morire.
 C’è da dire che l’idea, ancora a livello sperimentale, ha avuto successo un po’ in tutto il mondo… Anche l’Esercito italiano ne ha varato una sua versione improntata al massimo risparmio, rispetto agli ingenti investimenti americani. Nel nostro caso, il pezzo forte sono gli indispensabili “guanti termici”, che alla modica cifra di 650 euro a paio, costituiscono la dotazione più costosa (ed inutile) dell’intero kit di equipaggiamento. Si tratta dell’elemento che farà certamente la differenza sui nuovi campi di battaglia per il soldato del futuro!
Certo, a ben vedere, la Storia ci fornisce i riuscitissimi esempi del passato… E, visti i risultati, ci sarebbe da ridere se questi non fossero tragici. Insomma, la guerra può essere un’esperienza incredibilmente esaltante, soprattutto per chi non l’ha mai provata, come dicevano gli antichi. Perché dunque non cercare di farla in sicurezza?!? Non per niente, ogni aspirante guerriero ha sempre accarezzato l’idea di rendersi invulnerabile ai nemici, salvo scoprire quanto la realtà possa spesso essere assai diversa dalla fantasia.
Per dire, nel Tardo Antico, i Romani impararono presto a proprie spese, quanto le sofisticate armature dei loro comitatenses fossero inutili dinanzi alla potenza di penetrazione degli archi compositi, utilizzati dai pur infinitamente più arretrati popoli nomadi delle steppe.
Nel IX secolo d.C. gli anglo-sassoni affrontarono quasi con sufficienza i primi invasori vichinghi, nella certezza di ributtare a mare i feroci pagani giunti dalla Scandinavia. Almeno finché non scoprirono che le loro possenti armature venivano facilmente trapassate dalle frecce armate con punte di tipo bodkin, che affusolate e sottili, ma ben temprate, si infilavano negli anelli delle cotte di maglia, o sfondavano giubboni e corazze, pur nella loro letale semplicità.
Messe da parte per quasi tutta l’epoca moderna in seguito all’avvento delle armi da fuoco, le armature riscoprirono un inaspettato ritorno di fiamma in tempi assai più recenti, durante la prima guerra mondiale, che nella sua immane mattanza rappresentò pure una straordinaria occasione di innovazione militare. Certo gli esordi furono assai lenti… Per dire, al Comando francese (che per la sua straordinaria ottusità non aveva eguali) gli ci vollero mesi (e diverse migliaia di morti) per capire che pantaloni e kepì di un rosso sgargiante non erano esattamente del colore più indicato per passare inosservati ai tiratori nemici.
Ma vuoi mettere l’elàn guerriero, e scenografico, che i calzoni vermigli rappresentavano per una truppa lanciata a passo di carica sotto il fuoco nemico?!? E per giunta schierata come le vecchie fanterie di linea napoleoniche, per essere meglio falciata dalla fucileria avversaria?
Fortunatamente, non mancarono innovazioni importanti, tanto che per l’occasione l’Armée francese riscoprì pure l’uso della catapulta..!
Viste le perdite spaventose, e la riottosità crescente delle truppe a farsi macellare per la gloria dei generali nelle retrovie, verso la metà del conflitto, sui vari teatri di guerra cominciarono a fare la loro comparsa una notevole varietà di protezioni ed armature, che certo avrebbero reso invulnerabili i fantaccini alle pallottole.
Niente a che vedere con i khevsur della Georgia che ancora nel 1913 si presentavano in battaglia, bardati così…
Fu allora che l’ineguagliabile tecnologia teutonica mise a disposizione delle proprie fanterie la sua insuperabile corazza da combattimento…
Scenicamente imponente, la protezione si rivelò scomoda, ingombrante, e naturalmente inefficace, rendendo i fanti simili a gasteropodi, per una vaga somiglianza con le aragoste.
Va da sé che le nuove “sappenpanzer” non fecero mai la differenza in battaglia, ma almeno regalavano alla truppa la consolatoria illusione di essere immune ai proiettili.
Peccato che poi alla riprova dei fatti le cose non andassero esattamente per il verso sperato, dal momento che le corazze si rivelarono forabili eccome…
L’effetto palliativo però era assicurato, dal momento che divennero una preda di guerra ambitissima; soprattutto dalle truppe anglo-canadesi che combatterono alla Battaglia della Somme.
Certo, niente di paragonabile all’incredibile catafalco che per un certo periodo venne rifilato alle unità dell’esercito austro-ungarico. Una specie di kit componibile, che poteva fungere da corazza, parapetto, e casamatta portatile. E che con ogni probabilità veniva abbandonata dalla truppa, così camuffata da contrabbasso, alla prima occasione disponibile.

Ovviamente la cosa non passò inosservata agli alti comandi strategici dell’Intesa… E vista l’alta funzionalità di impiego dell’ultimo ritrovato bellico, ognuno si dette a fabbricarne di sue.
Tra i soldati britannici le corazze non ebbero molto successo… E certo gli inglesi preferirono di gran lunga continuare a riutilizzare quelle sottratte ai crucchi, finché non si resero conto che si trattava soltanto di un inutile ingombro da trascinarsi dietro.

Ma nessuno si dette più da fare dello USArmy. E lo straordinario risultato finale di tante fatiche furono le imbarazzanti armature Brewster..!
La Brewster Body Shield fece la sua comparsa nel 1918 sul fronte francese di Verdun. E si può solo immaginare l’incontenibile entusiasmo dei fortunati prescelti, che si trovarono costretti ad indossare un simile scafandro.
Realizzata in acciaio al nickel-cromo dalla Brewster Steel Company, l’armatura pesava oltre 40 kg ed è fin troppo facile intuire che fosse pure di rara scomodità.
Come si potesse correre su un terreno brullo e sconnesso, saltare tra una fossa e l’altra, e scavalcare trincee con una simile roba addosso, resta difficile da immaginare. Però si può ben supporre quale fosse l’esito finale…
Per proteggere le sentinelle, e soprattutto le vedette che costituivano il bersaglio preferito dei cecchini, vennero elaborate delle protezioni di rinforzo per gli elmetti. E le più funzionali furono probabilmente le placche d’acciaio che venivano applicate sugli stahlhelme tedeschi, i quali in alcuni casi vennero ridipinti in un primo esempio di mimetizzazione policroma.
I piastroni d’acciaio in forma trapezzoidale venivano agganciati ai chiodi ai lati dell’elmetto e fornivano così una protezione aggiuntiva, che però non garantiva la salvezza da un colpo frontale e diretto allo stirnpanzer.
Poi come al solito, si volle esagerare e cominciarono a circolare degli inquietanti mascheroni da saldatore di fonderia, a visibilità sempre più ridotta.

Siccome i cecchini più bravi miravano generalmente agli occhi, vennero realizzate fessure sempre più strette col risultato che la sentinella finiva per non vedere più un cazzo.
Gli americani, insuperabili come sempre, fecero un’eclatante invenzione ispirata direttamente al medioevo e mai (ri)messa in circolazione…

Sul fronte italiano, il Regio Esercito si dette da fare anch’esso e nel 1915 fecero la loro comparsa sul campo le mitiche corazze Farina, che avrebbero dovuto fornire un’impagabile protezione ai genieri inviati a tagliare i reticolati attorno alle trincee austriache.

Testate contro armi di medio e piccolo calibro, le corazze dimostravano una buona resistenza, a patto che ci si tenesse almeno a 150 metri (!) dal nemico.

Utilissime contro le schegge di rimbalzo degli shrapnel (e grazie al cazzo!), venivano forate come il burro dai proiettili calibro 8 mm dei fucili Steyr-Mannlicher M1895 in dotazione all’esercito austro-ungarico.
Emilio Lussu, volontario nella Grande Guerra, ridicolizza le corazze ampiamente, avendo avuto modo di verificare sul campo la loro straordinaria efficacia di impiego:

«Le corazze ‘Farina’ erano armature spesse, in due o tre pezzi, che cingevano il collo, gli omeri, e coprivano il corpo quasi sino alle ginocchia. Non dovevano pesare meno di cinquanta chili. Ad ogni corazza corrispondeva un elmo, anch’esso a grande spessore. Il generale era ritto, di fronte alle corazze….. Ora parlava, scientifico: “Queste sono le famose corazze ‘Farina’…. che solo pochi conoscono. Sono specialmente celebri perché consentono, in pieno giorno, azioni di una audacia estrema. Peccato che siano così poche! In tutto il corpo d’armata non ve ne sono che diciotto. E sono nostre! Nostre!” […] “A noi soli” continuava il generale “è stato concesso il privilegio di averle. Il nemico può avere fucili, mitragliatrici, cannoni: con le corazze ‘Farina’ si passa dappertutto”.
“Dappertutto per modo di dire” osservò il colonnello, che quel giorno era in vena di eroismo…. “io ho conosciuto le corazze Farina – spiegò il colonnello – e non ne conservo un buon ricordo, ma forse queste sono migliori”.
“Certo, certo. Queste sono migliori – riprese il generale – con queste si passa dovunque. Gli austriaci…”
Il generale abbassò la voce sospettoso e dette un’occhiata alle trincee nemiche, per accertarsi che non fosse sentito.
“Gli austriaci hanno fatto delle spese enormi per carpirci il segreto, ma non ci sono riusciti. Il capitano del Genio che è stato fucilato a Bologna, pare fosse venduto al nemico per queste corazze. Ma è stato fucilato a tempo. Signor colonnello vuole avere la compiacenza che esca il reparto dei guastatori?”
Il reparto dei guastatori era stato preparato dal giorno prima e attendeva d’essere impiegato. Erano volontari del reparto zappatori, comandati da un sergente, anch’egli volontario. In pochi minuti furono in trincea, ciascuno con un paio di pinze. Essi indossarono le corazze in nostra presenza. Lo stesso generale si avvicinò a loro ed aiutò ad allacciare qualche fibbia. ‘Sembrano guerrieri medioevali’ osservò il generale. I volontari non sorridevano. Essi facevano in fretta e apparivano decisi. Gli altri soldati, dalla trincea, li guardavano con diffidenza. Accanto al cannone praticammo un’altra breccia, nella trincea. Il sergente volontario salutò il generale. Questi rispose solenne, dritto sull’attenti, la mano rigidamente tesa all’elmetto. Il sergente uscì per primo; seguirono gli altri, lenti per il carico d’acciaio, sicuri di sé, ma curvi fino a terra, perché l’elmetto copriva la testa, le tempie e la nuca, ma non la faccia. Il generale rimase sull’attenti finché non uscì l’ultimo volontario, e disse al colonnello, grave: “I romani vinsero per le corazze”.
Una mitragliatrice austriaca, da destra, tirò d’infilata. Immediatamente, un’altra, a sinistra, aprì il fuoco. I volti si deformarono in una contrazione di dolore. Essi capivano di che si trattava. ‘Avanti!’ gridò il sergente ai guastatori. Uno dopo l’altro, i guastatori corazzati caddero tutti. Nessuno arrivò ai reticolati nemici. ‘Avan…’ ripeteva la voce del sergente rimasto ferito di fronte ai reticolati. Il generale taceva. I soldati del battaglione si guardavano terrorizzati

Emilio Lussu
“Un anno sull’altipiano”
(1938)

Essendo disponibile in numero limitato, un così straordinario artefatto venne distribuito soprattutto tra gli Arditi volontari delle cosiddette “compagnie della morte”: nome quanto mai azzeccato per gli aspiranti suicidi, che venivano inviati armati di cesoie e guantoni a tagliare i reticolati nemici.
Le protezioni Farina non si rivelarono più utili dei loro omologhi impiegati sugli altri fronti di guerra, ma la propaganda bellica dei comandi italiani vi aggiunse quel tocco di minchioneria in più, che fa sempre la differenza…
Immaginate voi la praticità (e soprattutto l’utilità) di correre e saltare e strisciare nella terra di nessuno, stringendo una baionetta tra i denti, con mezzo quintale di ferraglia tintinnante addosso, mentre scoprite con sorpresa che le vostre cesoie non riescono a tagliare un filo spinato rinforzato con più di 5 cm di spessore. Senza considerare l’estensione dei campi da bonificare…
I carriarmati si sarebbero rivelati assolutamente più funzionali, ma vabbé! All’epoca venne considerata inizialmente come un’invenzione poco utile e di scarso impiego.

Eppoi vuoi mettere il fascino di una specie di cavaliere medievale schierato in trincea?!?
Assolutamente inutili come protezione, le armature avevano l’indiscutibile svantaggio di rendere subito individuabili i guastatori nel buio, giacché bastava aguzzare l’udito al rumore del ferro che cozzava sulle pietraie insieme al ticchettio delle cesoie. Una volta scoperti, l’esito era in genere assai scontato…
Né migliorò l’utilizzo di scudi protettivi, che a parte l’evidente ingombro non garantivano granché…
Pertanto, vista la loro collaudata efficacia, di corazze pettorali ed armature ne circolarono ancora parecchie fino al 1945.
Dalla Polonia…
Alla Russia sovietica, con le sue Stalnoi Nagrudnik, che forse tra tutti i modelli messi in circolazione si rivelarono tra i più resistenti e forse non tra i più comodi, visto che i due piastroni imbottiti, una volta legati tra loro comprimevano la cassa toracica rendendo difficile la respirazione in caso di affanno.
Stalnoi NagrudnikAnche l’esercito imperiale nipponico realizzò una propria versione, riservata ai signori ufficiali, ed utilizzata durante l’invasione della Cina.
Sull’efficacia del soldato corazzato del futuro non è dato ancora di sapere. Certo per i profitti delle aziende impegnate nella ricerca sarà un successo di sicuro.

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ENLARGE IT AGAIN

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , on 13 agosto 2017 by Sendivogius

A ben vedere, la Storia, fintanto che la ‘tragedia’ rimane rilegata sullo sfondo, predilige la ‘farsa’ nelle cialtronesche declinazioni della stessa…
Quella di Donald J. Trump non è certo la prima amministrazione collaterale all’estrema destra che gli USA abbiano mai avuto, ma con ogni evidenza è la prima che si richiami così apertamente al fascismo in sinergia con lo zeitgeist prevalente. Con l’elezione di Trump sono saltati tutti i tombini, che almeno in precedenza avevano la decenza di comprimere i liquami del neo-nazismo di ritorno nelle cloache dei riflussi storici.

Raramente un presidente americano ha mai goduto dell’appoggio tanto esplicito di qualunque formazione apertamente razzista e dichiaratamente nazista nell’orgogliosa esibizione di sé, tra una selva di braccia tese a salutare l’ennesimo omuncolo della provvidenza…

Giusto per non farsi mancare proprio nulla, sono ricicciati fuori perfino gli incappucciati del Ku Klux Klan ed i leggendari nazisti dell’Illinois, tanto doveva essere irresistibile l’odore per le mosche nere dell’Alt-Right americana..! E non è semplice folklore “identitario”…
Mai un presidente aveva fatto meno di nulla per marcare le differenze (e le distanze) da una simile compagnia di giro, producendosi invece in una serie di compiaciute pose ducesche, insieme alla discutibile accortezza di sostituire lo scolapasta rovesciato di mussoliniana memoria, con la cotica ossigenata di una pantegana morta al posto dell’elmetto.

Cosa che di per sé non basta ad esaurire la pericolosità congenita di un tragico pagliaccio alla ribalta, che evidentemente non ha alcuna vergogna, o scrupolo che pure i suoi predecessori avevano, né avverte l’inopportunità, di accompagnarsi a simili personaggi.
Trump vuole fare l’America di nuovo grande, mentre rischia di renderla più piccola di quanto non sia mai stata. E a giudicare dalla scelta dei camerati di strada che si è scelto, di grande c’è solo l’immane fogna scoperchiata di un’America profonda come la sua costipazione intestinale. Cosa potrà venirne fuori, è facilmente intuibile.
Cosa intenda poi questo buzzurro ripulito per “grande”, francamente è difficile da comprendere del tutto. Nella sua visione da bullo, la grandezza si misura nel più alto numero di persone alle quali riuscire a rompere i coglioni nel più breve tempo possibile: “molti nemici, molto onore”. Se misurato in termini di entità statali, in poco meno di un anno Trump è riuscito ad inanellare la più lunga serie di minacce e provocazioni contro: Russia, Cina, Siria, Nord Corea, Venezuela, Cuba, Iran… Non si capisce bene se per machismo politico, per incompetenza, o perché alla spasmodica ricerca di un casus belli, col bel risultato di provocare per reazione la più grande corsa agli armamenti nucleari dalla fine della guerra fredda.
Ovviamente lo fa in nome della pace e della stabilità mondiale. D’altronde la grande esportatrice di democrazia ha sempre trovato nella guerra l’espressione più coerente della propria identità, nella continua ridefinizione di quella lista sconfinata che Gore Vidal chiamava “il nemico del mese”. Trump è però il primo presidente ad aver aperto un vero fronte interno contro quelli che evidentemente considera le principali minacce al suo potere. In proposito, è ‘illuminante’ notare come i nazisti del KKK utilizzino gli stessi metodi terroristici degli islamo-fascisti dell’ISIS…

E per inciso è anche l’unico presidente USA che abbia mai avuto il pessimo gusto di minacciare il ricorso all’atomica lo stesso giorno in cui cade la ricorrenza della nuclearizzazione di Nagasaki. Peccato che al momento sia troppo impegnato a spicciare le faccende di casa.

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SURREALISMI

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , , on 10 giugno 2017 by Sendivogius

Se gli effetti sul piano pratico non fossero poi tragici, ci sarebbe quasi da ridere sul rinsaldato fronte mediorientale, per la lotta al terrorismo islamista e nel nome delle libertà democratiche, tramite il ritrovato flirt tra USA ed Arabia Saudita…
Cioè, da una parte abbiamo la superpotenza imperiale, specializzata in colpi di stato su scala globale; nonché sponsor diretto e gran protettrice della quasi totalità dei più spietati regimi militari, che mai abbiano insanguinato il pianeta dalla caduta del nazifascismo (e ad esso apertamente ispirati), purché servilmente funzionali agli “interessi americani” per la tutela dei quali, con ogni evidenza. Perché all’Impero serve una cintura di stati clienti, dove la forma di governo migliore viene considerata la dittatura. Niente infatti sembra garantire più stabilità ed affidabilità di una dittatura, senza le noie di una società civile, le incertezze elettorali, e gli intoppi di un ordinamento costituzionale che ne garantisca le libertà.Ovvero parliamo del più invasivo complesso industriale e militare del cosiddetto “mondo libero”, che più di ogni altro ha contribuito a destabilizzare il mondo non-libero, facendo dello sfruttamento capillare il metro di misura del proprio profitto; che ha fomentato e poi coccolato l’integralismo islamico, creando di fatto il jihadismo come strumento armato da impiegare nelle guerre coloniali per procura di quell’Impero di fatto, che ama definire se stesso la “patria delle libertà”. E peccato solo che, una volta esaurita la sua funzionalità d’uso, questa armata ausiliaria di askari a buon mercato, come i foederati della tarda antichità romana, non abbia tardato a dissaminare i frutti perversi (e giunti ormai a maturazione) di un patto scellerato con il diavolo.
Dall’altra parte abbiamo invece uno dei più oppressivi e oscurantisti despotati del pianeta, che ha trasformato il fondamentalismo islamico in un’ideologia politica di dominio e di infiltrazione radicale, rifornendola di mezzi e risorse. Collaterale quanti altri mai a quel terrorismo che finanzia alla luce del giorno e che esporta in una rete di protezioni globali, nella diffusione del wahabismo che ne sottende il corpo dottrinario inteso nell’interpretazione più cupa e reazionaria di un islam medioevale. Il regime degli al-Saud dovrebbe in pratica combattere la propria ombra, che si distende dalla longa manus della sua proiezione geopolitica. La sostanziale differenza che intercorre tra l’ISIS e l’Arabia Saudita, per dirla con le parole dello scrittore algerino Kamel Daoud, risiede nel fatto che l’Arabia Saudita è un Daesh realizzato, un ISIS che ce l’ha fatta.
Va da sé che dopo aver distrutto l’Iraq, polverizzato lo Yemen, e smembrato la Siria, sia adesso la volta dell’Iran, che evidentemente non ha ancora aperto le sue frontiere ad una siffatta “esportazione di democrazia”, vista la sua impermeabilità alle “rivoluzioni arancioni” a marchio CIA e le sedicenti “primavere” presto trasformatesi nell’inverno artico della ragione.
È la democrazia ai tempi di Trump (as usual): un energumeno fascista che ci spiega cosa sia la libertà, col suo codazzo di dittatori amici, entrando a gamba tesa come terzo incomodo nello scontro millenario che oppone sunniti contro sciiti, nella nostalgia dei tempi belli di un Reza Pahlavi: assai più fotogenico di un truce Khomeini e sempre meglio di un Mossadeq.

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Il Bombone

Posted in Risiko! with tags , , , , , , on 15 aprile 2017 by Sendivogius

Ci sono bambinoni troppo cresciuti che continuano a giocare coi petardi anche da grandi… Più grosso è il botto e più si eccitano, almeno finché il bombone non gli scoppia tra le mani. Che Trump fosse solo un tronfio cazzone, come solo gli americani sanno eleggersi presidente, lo sapevamo già. Insomma, è uno di quelli che corre negli spogliatoi agitando il pisello, per far vedere quanto ce l’ha grosso, e gongolando tutto contento per aver sfoderato “arma fine di mondo”. Insomma, lui è quello che vuole fare di nuova grande l’America, come se non fosse già abbastanza ingombrante nell’obesità della sua bulimia di potere…

Che The Donald (Duck) fosse circondato da imbecilli persino più grossi di lui però riesce ancora a stupire. Questo è il primo Mr President che, pensando di mettere paura ai cinesi e stupire i russi, decide di sganciare un bombone da una dozzina di tonnellate in mezzo al nulla dell’Afghanistan, per distruggere qualche tunnel costruito a suo tempo dalla CIA per proteggere gli amichetti talebani, quando ancora erano culo e camicia prima di trasformarsi nei cattivoni di turno. E per l’impellente necessità di farsi notare praticamente accende un enorme petardo in serie limitata (ne esistono solo 12 pezzi) chiamato MOAB, che secondo le informative costerebbe qualcosina come 16 milioni di dollari a pezzo, per far secchi 36 guerriglieri. Praticamente è l’operazione bellica più costosa di tutta la storia militare: quasi mezzo milione di dollari per ogni nemico abbattuto. Di questo passo l’ISIS vincerà la guerra per bancarotta del suo presunto avversario. La prossima mossa?!? Nuclearizzare un isolotto a largo delle coste coreane? Scoreggiare alla mensa della regina d’Inghilterra? Dichiarare guerra alle lune di Saturno? Mettersi un casco nero con respiratore e ordinare la costruzione della Death Star?!?

Cosa non sono disposti a fare certi cafoni ripuliti, per farsi notare un po’ in giro… I cialtroni agiscono così e non badano mai alle spese, specialmente se non sono loro a pagare il conto. Bisognerebbe non mettergli mai tra le mani giocattoli troppo costosi (e pericolosi). Per fortuna durano poco e come tutti i palloni gonfiati, più sono grossi più grande sarà il botto.

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FACCE DA CULO

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , on 8 aprile 2017 by Sendivogius

E insieme ad ogni tragedia, immancabile arriva la farsa!
 Dopo che The Donald, ovvero il pupazzo presidenziale facente feci in carica, ha ordinato il suo bel raid missilistico sulla Siria, perché la notte prima ha dormito col culo scoperto e s’è svegliato con la luna storta, davvero non ha prezzo vedere le facce da SA del neo-nazismo nazionalpopulista, intruppati dietro il supercafone cotonato alla Casa Bianca, mentre pigolano tutto il loro sconcerto e la ‘delusione’, misurando ora le distanze da questa grottesca parodia di Flavio Briatore, che tanto ne aveva eccitato le polluzioni fascistoidi e che adesso guardano frignanti al ‘compagno’ Putin, una volta vomitata la sbornia trumpista.
In una di quelle turgide esibizioni imperiali con cui l’Amerikani celebrano se stessi, The Donald mostra i muscoli; facendo peraltro una figura miserrima sul piano militare, visto che solo 1/3 dei 60 razzi sparati ad cazzum è andato effettivamente a segno sul bersaglio, in una di quelle smargiassate tipiche del personaggio che galvanizza i tagliagole salafiti e di fatto allontana la conclusione della guerra in Siria, fornendo una sponda inaspettata (ma non imprevedibile) a quelle forze che alimentano il terrorismo islamico internazionale. Complimentoni!
Soprattutto, l’attacco a sorpresa ha ricompattato mezza Europa nel consueto ruolo di sudditanza che gli stati clienti di solito tengono nei confronti del loro vero padrone. A livello nostrano, il sempre più imbarazzante Governo Gentiloni è andato pigolando qualcosa su una reazione nell’ordine: “proporzionata” e “motivata” che “favorisce il processo di pace” (!). Sono gli stessi cacadubbi che, in eccesso di prudenza, nel caso della strage di Stoccolma con l’ennesimo camion lanciato sulla folla inerme, parlano di “presunto atto terroristico” non necessariamente riconducibile ad una “matrice islamica”. No, infatti si stratta di un incidente stradale con un camion impropriamente adibito al trasporto esplosivi. E l’autista poverino era in cura per problemi psichici.
Per fortuna, nel caso siriano, Trump ha messo d’accordo tutti, ricompattando persino l’opposizione ‘democratica’ con gli orgasmi da bombardamento di Kerry e di quella Hilary Clinton, aspirante presidente in quanto donna (e nulla più), che s’agitava da mesi per un intervento armato contro chi i terroristi li combatte per davvero.

«Ora che bombarda ed uccide come tutti gli altri presidenti USA, Trump torna per bene per UE e NATO.
Trump ha fatto il suo esordio da bombardiere, adeguandosi così alla tradizione dei presidenti USA nessuno dei quali si è mai sottratto alla necessità imperiale di lanciare ordigni ed uccidere.
Che sparare missili per vendetta sul gas sia un atto non solo criminale, ma stupido, non passa neppure per l’anticamera del cervello del regime occidentale che da decenni si è arrogato il diritto ed il potere di giustiziere mondiale. Anzi grazie a questo atto il “diverso” Trump torna a pieno titolo nel rispetto e nella considerazione della élite europea e nordamericana. Clinton, Bush, Obama non avrebbero saputo fare di meglio.
I governi UE e NATO tirano un sospiro di sollievo, alla fine Trump non è la Brexit, è solo uno dei tanti modi di mascherarsi che ha il palazzo economico finanziario e militare. Peggio per gli sprovveduti che ci hanno creduto. Trump è solo culturalmente un po’ più fascista e razzista dei predecessori, ma alla fine quando si tratta di difendere gli interessi dell’impero si normalizza. Bentornato tra noi, dicono governi occidentali e stampa, finanza e industria militare, in fondo non avevamo dubbi. Come può un miliardario evasore fiscale non difendere il suo ed il potere delle élites di cui solo ambisce di far parte?
Oggi si apre un nuovo capitolo della guerra mondiale a pezzi, pezzi che diventano sempre più attaccati fra loro. Un capitolo che stupisce per la velocità con cui una notizia priva di alcuna dimostrazione, l’esercito di Assad avrebbe usato i gas, è diventata la fonte di legittimazione del lancio dei missili. Tranquillizzo gli ipocriti, sono contro Assad, come lo ero verso Gheddafi, Saddam, Milosevic. Ma sono atterrito dalle guerre scatenate dal potere occidentale sulla base delle proprie fake news. Ho ancora in mente l’immagine del segretario di stato degli USA Colin Powell, che all’ONU nel 2003 mentiva sapendo di mentire mentre mostrava la fiala con la falsa prova degli inesistenti gas di Saddam. Grazie a quella falsa prova Bush, la UE e la NATO scatenarono la seconda guerra in Iraq e grazie ad essa ora abbiamo l’ISIS

Giorgio Cremaschi
(07/04/17)

 Mr President ha deciso insindacabilmente che i cattivoni dell’esercito regolare siriano abbiano fatto uso di armi chimiche, ed in assenza di qualunque riscontro o verifica sul campo ha deciso di bombardare i responsabili fino a prova contraria. Sai com’è?!? C’è l’assoluta certezza del governo israeliano, che mira alla dissoluzione della Siria con la sua polverizzazione in microentità, divise in uno stato di anarchia militare permanente (divide et impera), più facili da contrastare e più pratiche da controllare, se si pensa di creare una zona cuscinetto sotto occupazione a ridosso della frontiera israeliana, con la creazione di una “fascia di sicurezza”. Non sarebbe certo una novità, visto che si tratta della stessa strategia che Tel Aviv utilizza da almeno 30 anni in Libano. In quanto ai bombardamenti mirati con armi proibite, magari al fosforo bianco, dalle parti di Tsahal sono indubbiamente degli esperti…

E l’attacco alla Siria lo chiedeva da tempo anche l’Arabia Saudita, quel fulgido baluardo di laicità e libertà civili, che Daesh (o come diavolo lo si vuole chiamare) l’ha creato e finanziato (e protetto). E ovviamente la Turchia neo-ottomana del sultano Erdogan, che un giorno sì e l’altro pure minaccia l’Europa, usando l’immigrazione di massa come arma non convenzionale. Ovviamente non è il caso di ricordare come l’unico attacco chimico finora certificato in Siria, riconduca a pesanti responsabilità turche [QUI], che vista l’impunità (quella sì, reale) non hanno fatto altro che riproporre il medesimo giochetto con immutato cinismo, cercando una leva più favorevole con la nuova amministrazione USA. E non per niente Idlib è provincia siriana a ridosso del territorio turco. Dove credete sennò che affluiscano armi, rifornimenti (e combattenti) in una città completamente assediata, se non dall’unico lato di un confine non presidiato?!?
Ci sono poi la Gran Bretagna e la Francia, quest’ultima davvero convinta di ricostruirsi un’influenza coloniale nei suoi ex protettorati in Medio Oriente, dopo l’immane casino creato in Libia per un paio di concessioni petrolifere.

E soprattutto c’è la sedicente ONG dei fantomatici “Caschi Bianchi”, che spergiurano sulle responsabilità dell’attacco. Presunto fino a prova contraria, perché al di fuori della loro parola non ci sono altre evidenze…

I "caschi bianchi" di Idlib festegiano coi qaedisti di Al-Nusra

«Per mesi i media occidentali hanno riempito gli schermi con le loro immagini, mentre salvavano vittime della guerra, diffondendo le loro dichiarazioni come la Verità Assoluta e facendone degli eroi senza macchia.

Statistiche: stessa bambina ad usum fotografi, tre “soccorritori”, salvata tre volte in tre giorni diversi.

Peccato che nessuno dica che i Caschi Bianchi, o meglio White Helmets, sia un’organizzazione con sede in Turchia fondata da James Le Mesurier, un ex ufficiale inglese tutt’ora in stretti rapporti con l’Intelligence britannico. Né dica che i Caschi Bianchi siano sovvenzionati (largamente) dal Governo inglese (12,5 ml di sterline nel 2016, ma erano 32 nel 2013, e questi sono solo fondi “ufficiali”), da società dell’onnipresente Soros (13 ml di dollari) e dagli Stati Uniti tramite l’Agenzia per lo sviluppo internazionale (23 ml di dollari), oltre che da diversi Paesi occidentali grazie alle pressioni di Usa ed Inghilterra. Come pure, nessuno ha mai trovato singolare che i Caschi Bianchi operino esclusivamente nei territori controllati da Al-Nusra (ovvero Al-Qaeda) e perfino dell’Isis. D’altronde, uno dei suoi capi, Mosab Obeidat, è noto per aver svolto il ruolo di mediatore per rifornire i “ribelli” di armi e munizioni (i rapporti parlano di un “affare” da 2,2 ml di dollari).
Con simili premesse, è singolare che i Caschi Bianchi siano considerati una delle fonti più attendibili per ogni tipo di accusa lanciata contro il Governo siriano e i suoi alleati. E di accuse ne hanno lanciate un’infinità, sempre a senso unico, sempre più “drammatiche”, scagliate nella speranza che la reazione delle opinioni pubbliche occidentali, perché per esse erano confezionate, fermassero l’offensiva di Damasco che stava sgretolando i terroristi.
Eppure, le denunce che i Caschi Bianchi non siano un organismo indipendente ma fornisca servizi medici e supporto ai terroristi, oltre a mettere in atto una sistematica campagna di disinformazione contro il Governo siriano, sono tante.
[…] In realtà, la saga dei Caschi Bianchi non deve stupire e non è affatto l’unica; insieme c’è il sedicente “Osservatorio siriano per i diritti umani”, da sempre voce dei “ribelli”, con sede a Londra e diretto da Rami Abdel Rahman che vive a Coventry, vicino agli ambienti (ed ai finanziamenti) dei Servizi britannici. E ancora, c’è l’infinita serie di appelli che hanno inondato i social da Aleppo; profili farlocchi che raccontavano d’essere comuni cittadini che invocavano l’intervento dell’Occidente, salvo scoprirsi dopo uomini legati ai “ribelli”.
Per tutte vale la storia di Bilal Abdel Kareem, un giornalista accreditato fra i terroristi di Aleppo Est, conosciuto per aver intervistato i capi di Al-Nusra; una personalità assai in vista fra i “ribelli” che si spacciava per espressione della “società civile”

Siria, Caschi Bianchi e menzogne
(24/12/2016)

Con ogni evidenza, l’instabilità della Siria e la recrudescenza terroristica conviene a molti…

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In TrumpLand

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , on 14 novembre 2016 by Sendivogius

trumpland-michael-moore«Non conosco molta gente del Michigan che sta pensando di votare per Trump. E a loro non necessariamente gli piace così tanto. E non sono sempre d’accordo con lui. Non sono razzisti o zotici; in realtà sono persone rispettabili. E quindi volevo dire questo…..
Donald Trump venne al Club economico di Detroit e rimase là davanti ai dirigenti della Ford e disse: “Se voi chiudete quegli stabilimenti, come state pensando di fare a Detroit, e li costruite in Messico, metterò una tariffa del 35% su quelle auto e quando arriveranno nessuno le comprerà. Fu una cosa meravigliosa da vedere; nessun politico, democratico o repubblicano, aveva mai detto qualcosa del genere a quei dirigenti. Ed era musica per le orecchie della gente del Michigan, dell’Ohio e della Pennsylvania, del Wisconsin e degli stati a favore della Brexit.
Se Trump lo pensasse o no per davvero è abbastanza irrilevante, perché dice le cose a persone che stanno soffrendo. Ecco perché ogni dipendente licenziato anonimo, dimenticato, che faceva parte della cosiddetta classe media, ama Trump. Lui è il cocktail umano esplosivo che loro stavano aspettando. La bomba umana che potevano tirare legalmente sul sistema che gli aveva rubato la vita. E l’8 Novembre, il giorno dell’elezione, sebbene abbiano perso il lavoro, sebbene siano stati ipotecati dalla banca, poi è arrivato il divorzio e i figli sono andati via, la macchina ceduta, non hanno mai fatto una vera vacanza da anni, sono attaccati al progetto di bronzo dell’assistenza medica di Obama, per cui non puoi neanche avere un cazzo di analgesico, hanno praticamente perso tutto ciò che avevano, tranne una cosa. L’unica cosa che non gli costa un centesimo, e gli viene garantita dalla Costituzione americana: il diritto di voto! Possono essere senza un soldo, senza una casa, possono essere fottuti o incasinati. Non importa, perché quel giorno sono tutti uguali. Un milionario ha lo stesso numero di voti di una persona senza lavoro: uno. E ce n’è più nella ex classe media, di quelli della classe milionaria. Quindi l’8 Novembre i diseredati andranno nelle cabine elettorali…. e metteranno una grande X del cazzo nella casella col nome dell’uomo che ha minacciato di stravolgere e ribaltare quello stesso sistema che ha rovinato le loro vite, Vedono che l’elite che ha rovinato le loro esistenze odia Trump. Il capitalismo americano odia Trump. Wall Street odia Trump. I politici in carriera odiano Trump. I media odiano Trump. E dopo che l’hanno amato e creato e che ora lo odiano.
[…] L’elezione di Donald J. Trump sarebbe il più grande vaffanculo mai riscontrato nella storia dell’umanità. E farà sentire bene. Per un giorno… forse per una settimana. Forse un mese, E poi…. quando la gente del Michigan, dell’Ohio, della Penssylvania e del Wisconsin, scoprirà che Trump non farà un cazzo per loro, sarà troppo tardi. Ma io lo capisco. Volevate mandare un messaggio. Avevate una giusta collera. Una rabbia giustificabile. Bene, il messaggio è stato spedito. Buonanotte America. Avete appena eletto l’ultimo presidente degli Stati Uniti

m-mooreMicheal Moore
“In TrumpLand”
(2016)

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