Prostatite di regime


 Sbirciare nelle stanze della politica italiana è un po’ come entrare in una camera del tempo, coi suoi afrori medioevali, le sue atmosfere da ancien regime, la sua Vandea longobarda… tra emuli del Re Sole, croci, spadoni, servetti e paggetti…
Una grande corte imperiale dove tra le infinite schiere di lacché puoi incontrare un Gasparri o un Capezzone in livrea, che giovano felici con le loro feci.
Una via di mezzo tra un bordello ed un reparto geriatrico, pieno di vecchietti viziosi e bizzosi che si scambiano allusioni sessuali, ammiccamenti leziosi, esibizioni virtuali in requiem di avvizzite propaggini genitali ormai inservibili.
Il Bossi da Giussano che lo tien dur; il super Silvio dalle palle grandi così
Controllano gli antichi arnesi del mestiere, da passare in revisione oncologica per il tagliando prostatico, nell’evocazione collettiva di mitologici priapismi, a ricordo delle loro povere minchie infiammate da bollenti ardori mai sopiti e consumate dal tempo che (forse) fu…
Patetici  vegliardi che funestano un paese dall’orlo dell’ospizio.

Il potere logora; il potere assoluto logora assolutamente.
 L’uscita di scena di un despota non è mai indolore. La senilità avanzata è spesso un’aggravante. Con l’avanzare dell’età, il gusto per il potere diventa ossessione. Ogni ossessione si nutre di paranoie, alimentate dai fantasmi della cattiva coscienza.
Il tramonto dei grandi dittatori è sempre stato contraddistinto da manie di persecuzione: Stalin… Mao Tse-Tung… Hitler… nella loro vecchiaia erano tutti ossessionati dal costante sospetto di complotti, dalla presenza di traditori e nemici nascosti ovunque.
Nei suoi deliri di onnipotenza, il ducetto di Arcore non fa eccezione. Ad aggravare la prognosi, le sue psicosi sono esasperate da una concezione proprietaria delle istituzioni, secondo un’ottica padronale mutuata direttamente dai consigli aziendali.
Nella sua logica distorta, Berlusconi si reputa “l’imprenditore (padrone) dell’azienda Italia” di cui controlla la maggioranza del pacchetto azionario (voti elettorali). Il ‘Consiglio dei Ministri’ è solo la variante di un ‘Consiglio d’Amministrazione’ aziendale.
Il mandato elettorale non è un servizio pubblico, ma una proprietà privata, cedibile soltanto attraverso un’OPA ostile e senza nulla concedere, perché chi possiede la maggioranza nel controllo dell’Azienda, detiene il potere assoluto senza contrappesi, senza i “lacci e laccioli” che limitino la libera intrapresa. Né è concepibile l’esistenza di altri poteri al di fuori dell’Esecutivo, che raggruppa in sé il Legislativo ed imprime l’indirizzo del Giudiziario, ridimensionato ad ‘ordine professionale’ e dipendente.
Perciò, in tale prospettiva mercantilistica, non possono esistere organismi di controllo esterni né istituzioni ‘terze’ o di ‘garanzia’ (CSM; Corte Costituzionale) che vengono dunque intese come aziende minori e fuori concorrenza, quasi si trattasse di sussidiarie partecipate e gerarchicamente sotto il controllo del Presidente della Repubblica, che viene considerato alla stregua di amministratore delegato di una specie di holding rivale ma in posizione subalterna. Pertanto, Napolitano tenga sott’occhio i suoi dipendenti e che taccia!
In termini di impresa, non esiste qualcosa di equivalente ad un ‘Parlamento’ giacché la cultura di impresa è totalmente estranea all’esercizio democratico.
Coerentemente e nei fatti, il Parlamento ha cessato di esistere: non produce più leggi, ma si limita ad approvare i decreti emanati dal governo tramite voto di fiducia su testi blindati, senza alcuna possibilità di discussione o di modifica (emendamenti). Esautorato di ogni funzione sostanziale e della sua stessa natura dibattimentale, il Parlamento è una scatola vuota ridotta ad un ruolo puramente formale: protocollare gli atti del governo (il CdA del Presidente) e in questo non dissimile dalla “Camera dei Fasci e delle Corporazioni” di mussoliniana memoria.
Così come avviene nelle imprese, al massimo può esserci un assemblea dei soci di maggioranza, degli azionisti, insomma di gente che detiene una fetta di interessi e partecipazione di capitale nell’organigramma aziendale. E infatti Berlusconi risponde solo al suo popolo (che chiama PdL) ed ai suoi sodali, in una visione assolutamente parziaria del suo operato. Gli incontri però non avvengono attraverso dibattiti o congressi. La forma scelta è la convention (mutuata dal marketing pubblicitario) e, in misura maggiore, l’adunata (prossima a ben altre memorie). Tutto il resto, nella migliore delle ipotesi, non esiste. Diversamente, raccoglie “tutto il male possibile”.
Già l’ora s’avvicina, a prescindere da Berlusconi, l’Italia è pronta per avere un altro duce e un altro re. Prendi uno e trovi due!

Post Scriptum
 Domani (12 Dicembre) ricorre il 40° anniversario dell’eccidio di P.za Fontana a Milano: la prima strage di Stato ed il principio di una lunga serie…
La bomba alla Banca dell’Agricoltura milanese (e gli attentati collegati a Roma) costituisce l’inaugurazione di un articolato corollario di depistaggi, insabbiamenti, coperture politiche, funzionale ad un meccanismo di potere ben oliato e pronto a scattare per principio di conservazione.
Poliziotti compiacenti; prove fondamentali che vengono distrutte; Anarchici che volano dalle finestre della Questura per “malore attivo”; testimoni che spariscono in sfortunati ‘incidenti’; pesanti intromissioni nelle indagini da parte governativa; processi trasferiti da un tribunale all’altro, su e giù per la Penisola; indiziati che vengono fatti espatriare ed altri che diventano onorevoli… Inconfessabili complicità, molti colpevoli, impunità per tutti!
La strage di Milano è l’evento di rottura democratica che segna l’inizio della cosiddetta “strategia della tensione” in Italia, a favore di una svolta autoritaria.
Si tratta di un copione che gli italiani hanno imparato a conoscere bene nel corso degli anni… Alcuni lo hanno osteggiato. Altri si sono lasciati trascinare dagli eventi. Molti lo hanno infine avvallato col loro voto. Il percorso è stato lungo e travagliato, ma dopo tanto penare i risultati stanno superando le migliori aspettative dei vecchi ‘Maestri’, venerabili o meno che siano…

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