La Nevrosi del Convertito

Irshad Manji

Per quanto il fenomeno rientri tra gli effetti collaterali di ogni proselitismo religioso, lo zelo esibito e fanatico del neofita, integralizzato nei fondamenti assoluti della sua nuova fede, da solo non basta a spiegare i fatti di Ottawa, o gli exploit fai-da-te del monomaniaco lobotomizzato a colpi di tecno-jihad.
Explain the DifferenceIn realtà, la religione (qualunque essa sia) non costituisce mai un fine, ma è sempre il mezzo col quale gli psicotici danno libero sfogo alle loro Gli Isl'Amici e la Democraziafrustrazioni. Che poi sia una certa interpretazione dell’Islam, degenerato in perversione della mente, ad alimentare le turbe ossessive del momento, questa rappresenta soltanto un riflesso del degrado dei tempi. E ciò avviene soprattutto dinanzi al proliferare di disadattati sociali, variamente disturbati, neo-convertiti alla religione della pace: a mal vedere, l’unica che fa della guerra santa un atto fondante del proprio culto, inserendola nei doveri religiosi del ‘vero’ credente.

islamic-radicalsSobria manifestazione di Isl’Amici, perfettamente integrati nei paesi europei cha hanno l’indubbio piacere di ospitarne la presenza

Nei casi patologicamente più aggravati, sono quelli che per dimostrare quant’è profondo il rapporto coi “fratelli” acquisiti in Allah rinnegano ogni Gli Isl'Amici e la Democrazia (1)legame con la propria vita precedente, rigettata come “impura”. E che magari si sentono in dovere di immolarsi pubblicamente in azioni suicide, in modo da entrare nell’agognato mondo dei morti della Janna e poter così giacere ogni notte con dozzine di compiacenti fanciulle dagli occhi neri (le Urì), che riacquisiscono la verginità al termine di ogni amplesso, per tornare ad essere nuovamente deflorate (un tormento!) dall’ingrifato mujaheddin trapassato a miglior vita.

Life after Beth

E per questo smaniano per aggregarsi alle orde barbute dell’Isis, ed essere ricordati come martire del giorno tra gli isl’amici, reputando un preciso atto di devozione schiavizzare le donne dei nemici abbattuti, brutalizzare le popolazioni asservite, lapidare le adultere o scannare i prigionieri, per piacere a dio.
Siria - Vita quotidiana a RaqqaPer descrivere lo stato di dissonanza cognitiva, che contraddistingue un simile stato di alterazione compulsiva, in una delle sue opere più famose (pubblicata nel 1998), Naipaul parlava di “nevrosi primaria del convertito”.

Fedeli a Oltranza  «L’Islam è originariamente una religione araba; tutti i musulmani non arabi sono convertiti.
L’Islam non è solamente una questione di coscienza o di fede personale: ha aspirazioni imperialistiche. Il convertito cambia la sua visione del mondo, perché i luoghi santi sono in terra araba, perché la lingua sacra è l’arabo. Cambia pure la sua idea della storia: il convertito rinuncia alla propria e diventa, che gli piaccia o no, parte della storia araba. Quindi deve voltare le spalle a tutto ciò che gli è proprio. Lo sconvolgimento sociale che ne deriva è enorme e può protrarsi anche per mille anni, mentre l’atto di “voltare le spalle” deve essere ripetuto in continuazione. Di conseguenza gli uomini si creano immagini fantasiose di chi sono e cosa sono e nell’Islam dei paesi convertiti si insinua un elemento di nevrosi e di nichilismo. Da qui la facilità di tali paesi a infiammarsi.
[…] Può anche darsi che le grandi conversioni, delle nazioni o delle culture…. avvengano quando gli uomini non hanno più un’idea di sé, e non hanno i mezzi per capire e recuperare il passato. La crudeltà del fondamentalismo islamico è che permette solo a un popolo – gli arabi, il popolo originario del Profeta – di avere un passato e luoghi sacri, pellegrinaggi e onoranze alla terra. Questi luoghi sacri arabi diventano i luoghi sacri di tutti i popoli convertiti. I convertiti devono sbarazzarsi del proprio passato; a loro non si chiede altro che una fede purissima (se è mai possibile una cosa simile): Islam, sottomissione. La forma più intransigente di imperialismo

  V.S. Naipaul
FEDELI A OLTRANZA.
  Un viaggio tra i popoli convertiti all’Islam
Adelphi (Milano, 2001)

Naipaul Sir Vidiadhar Surajprasad Naipaul (questo il suo nome per intero!), “baronetto” di sua Maestà britannica (1990), Premio Nobel per la letteratura nel 2001, e un carattere impossibile, rientra a pieno titoli negli scrittori che si apprezzano per le proprie Luttwakopere (a noi capita la stesso con E.N.Luttwak), ma che mai si vorrebbero frequentare di persona.
Arrogante, indisponente, provocatoriamente altezzoso, sessista, insopportabile misantropo e rabbioso misogino, ma anche scrittore raffinatissimo e personaggio sofisticato, Naipaul è quanto di più prossimo alle parole che il regista Giuseppe Tornatore fa pronunciare ad Onoff/Depardieu, in uno dei suoi film più riusciti:

Una pura formalità«Non bisognerebbe mai incontrare i propri miti. Visti da vicino ti accorgi che hanno i foruncoli. Rischi di scoprire che le grandi opere che ti hanno fatto sognare tanto le hanno pensate stando seduti sul cesso, aspettando una scarica di diarrea

“Una pura formalità”
(1994)

Nonostante i difetti, Naipaul è una sorta di anemometro del vento fondamentalista, che ha saputo misurare con ampio anticipo, cogliendone la pressione laddove le correnti erano più forti ed il fenomeno meno investigato, nel sostanziale disinteresse di un Occidente, che evidentemente si reputava immune alla perturbazione integralista.
Gli Isl'Amici e la Democrazia (2)L’opera si struttura in quattro parti: Indonesia; Iran; Pakistan; Malesia. A suo modo, e con piglio quasi etnografico, Naipaul è tra i primi a mettere in luce il fuoco interiore che sembrano contraddistinguere società diverse, dalla struttura ancora feudale e frammentata nelle sue divisioni tribali. Tutte sono unite dalla comune ossessione per un ideale sempre più distorto e ancestrale di “purezza religiosa”, in una persistente nevrosi culturale e identitaria. A questa si accompagna un’incapacità cronica nel gestire le complessità della modernità, concepita dagli interessati più che altro come una crosta superficiale, a retaggio della colonizzazione britannica.
Oggi si tende, con una certa facilità, a liquidare il sedicente Stato islamico di Iraq e Levante come qualcosa di completamente estraneo alla tradizione musulmana, in quanto aberrazione della medesima. E se pessime sono le criminalizzazioni nella semplificazione generalizzata, nemmeno giovano le assoluzioni a priori, nella rimozione di peculiarità che, prima ancora che negate, andrebbero meglio confutate, onde prevenire i rischi.
I confini ideali del CaliffatoIn concomitanza con l’avvento dell’ISIS, vale la pena rileggere le pagine che Naipaul dedica al suo viaggio nel sub-condinente indiano e soprattutto al Pakistan (la Terra dei puri), che l’Autore dichiara evocativamente “fuori dalla mappa della storia”, e cogliere le differenze con l’ibrido mediorientale attualmente in fieri

British_soldiers_looting_Qaisar_Bagh_Lucknow«Il periodo britannico fu un periodo di rinascenza indù. Gli indù, soprattutto in Bengala, accolsero con favore la nuova scienza di stampo europeo e le istituzioni introdotte dai britannici. I musulmani, feriti dalla perdita del potere e in obbedienza a vecchi scrupoli religiosi, rimasero a guardare. Fra le due comunità si venne così a creare un divario intellettuale, che con l’indipendenza non ha fatto che approfondirsi. Ed è questo, ancor più della religione, che oggi, alla fine del ventesimo secolo, fa dell’India e del Pakistan due paesi decisamente diversi. L’India, con una classe intellettuale che cresce a passi da gigante, si espande in tutte le direzioni. Il Pakistan, che non fa altro che proclamare la fede e soltanto la fede, si ripiega sempre di più su se stesso.
hinduFu dall’insicurezza dei musulmani che nacque l’istanza di creare il Pakistan. E anche da un’idea della gloria passata, dall’immagine degli invasori che avevano fatto irruzione da nord-ovest, saccheggiando i templi dell’Indostan e imponendo la fede agli infedeli. Questa fantasia è tuttora viva, e per il musulmano convertito del subcontinente è l’origine della sua nevrosi, perché in tale fantasia dimentica ciò che è e diventa tutt’uno con l’invasore e il profanatore.
Riferendosi a un altro continente, è come se le popolazioni indigene del Messico e del Perù si schierassero con Cortés e Pizarro e gli spagnoli, in quanto portatori della vera fede.
Islamic invasion of indostan[…] Il nuovo Stato era nato in fretta e furia e non aveva un vero programma. Non poteva diventare la patria di tutti i musulmani del subcontinente; sarebbe stato impossibile. Di fatto, i musulmani destinati a rimanere in India erano più numerosi di quelli che avrebbero fatto parte del nuovo Stato islamico. Pareva piuttosto che, al di là e al di sopra di qualunque finalità politica, il nuovo Stato dovesse rappresentare il trionfo della fede, un paletto conficcato nel cuore del vecchio Indostan

 V.S. Naipaul
Fedeli a oltranza. Un viaggio tra i popoli convertiti all’Islam
Adelphi (Milano, 2001)

Per devoti e fanatici, unicamente preoccupati di non sembrare mai abbastanza “puri” e non compiacere a dovere l’iddio onninvadente, l’organizzazione delle strutture amministrative nella nuova entità religiosamente conforme è da sempre l’ultimo dei problemi…

«Nessuno aveva mai riflettuto davvero su cosa significasse amministrare il nuovo paese. Ci si aspettava che tutto discendesse naturalmente dal trionfo della fede.
[…] Le leggi procedurali ereditate dagli inglesi, i principali legislatori del subcontinente, furono modificate senza convinzione e con scarso senso pratico. Vennero aggiunte alcune appendici islamiche che spesso gli avvocati non riuscivano ad applicare in maniera coerente; e il sistema legale, già manipolato dai politici, diventò ancor più caotico. I diritti delle donne non furono più garantiti. L’adulterio divenne un delitto. Ciò significava che un uomo poteva sbarazzarsi della moglie accusandola di adulterio e mandandola in prigione.
[…] Sullo sfondo c’erano sempre i fondamentalisti che, nutriti prima dall’estasi della creazione del Pakistan e in seguito dalla parziale islamizzazione delle leggi, volevano riportare il paese sempre più indietro, al settimo secolo, al tempo del Profeta. La realizzazione di questo sogno era affidata a un programma fumoso quanto quello della creazione del Pakistan: soltanto una vaga visione di preghiere regolari e di punizioni coraniche, il taglio delle mani e dei piedi, l’imposizione del velo alle donne e, di fatto, la loro reclusione, la concessione agli uomini di diritti padronali su quattro donne alla volta, da usare e gettare a proprio piacimento. E in un modo o nell’altro, si credeva che, attraverso tutto questo, attraverso una società chiusa e devota in cui, secondo i dettami religiosi, avrebbero spadroneggiato uomini privi di istruzione, lo Stato si sarebbe legittimato e il potere si sarebbe affermato, come si era affermato agli albori dell’Islam.
Gli Isl'Amici e la Democrazia (3)La causa del Pakistan era stata sostenuta seriamente per la prima volta nel 1930 da un poeta, Muhammad Iqbal, in un discorso tenuto al convegno della Lega musulmana prima della divisione. Il tono del discorso è più civile e in apparenza più razionale degli slogan di strada del 1947, ma gli impulsi sono gli stessi. Iqbal apparteneva a una famiglia indù convertita di recente; e forse solo un neofita poteva esprimersi in quel modo.
L’Islam non è come il cristianesimo, afferma Iqbal. Non è una religione che coinvolge solo la coscienza individuale e la condotta privata. L’Islam comporta certi “princìpi legali” che, come tali, hanno “rilevanza civica” e creano un certo tipo di ordine sociale. L’«ideale religioso» non può essere disgiunto dall’ordine sociale. “Per un musulmano è impensabile la costituzione di un’entità politica su basi nazionali che comporti l’esclusione del principio islamico della solidarietà”. Nel 1930 un’entità politica nazionale significava uno Stato in tutto e per tutto indiano.
Muhammad Iqbal E’ stupefacente che un uomo dotato di ragione abbia fatto un discorso del genere nel Novecento. Ciò che Iqbal sostiene in maniera involuta è che i musulmani possono vivere soltanto insieme ad altri musulmani. A voler prendere alla lettera le sue parole, ciò implicherebbe che il mondo ideale, quello a cui bisogna aspirare, è un mondo puramente tribale, precisamente ripartito, con ciascuna tribù al suo posto. Un’idea del genere sarebbe stata giudicata stravagante

 V.S. Naipaul
“Fedeli a oltranza. Un viaggio tra i popoli convertiti all’Islam”
 Adelphi (Milano, 2001)

Come si può vedere, gli Isl’amici del Califfato levantino, e le loro intraprendenti matricole occidentali, folgorate sulla via di Raqqa, non hanno inventato proprio nulla.

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9 Risposte to “La Nevrosi del Convertito”

  1. Salve.
    Fermo restando che l’Isis è merda e che il salafismo in generale mi fa schifo, in che cosa si distinguono le vostra posizione sull’Islam e dai musulmani da quelle della Lega, che pure bollate come nazista.
    Sia chiaro: non voglio fare un’apologia della religione islamica, ma mi sembra stiate sfiorando la criminalizzazione di stampo neocon, fallaciano, borgheziano o maghdicristianallamista.
    Ad esempio nel vostro post sulle sparate di Di Battista ve ne uscite con un pistolotto tipo questo:
    «deve essere sfuggito al Dibba che il massiccio utilizzo dei droni da combattimento, con l’intervento armato su vasta scala dell’esercito statunitense, è avvenuto DOPO gli attentati dell’11/09/01»
    https://liberthalia.wordpress.com/2014/08/17/islamamico-mon-cheri/
    Sì, ma sembrate ignorare che quegli attentati (criminali e abominevoli, sia chiaro) venivano dopo decenni di ingerenze e porcate perpetrate dall’Occidente nel mondo islamico, a cominciare dal sostegno all’occupazione israeliana in Palestina, che proprio in quel periodo, con Bush e la sua banda di fondamentalisti cristiano-sionisti, raggiungeva l’apice.
    Dieci anni prima c’era stata la Prima Guerra del Golfo, che lasciò qualche migliaio di vittime civili irachene, la distruzione della maggior parte delle centrali elettriche del Paese, bambini nati con gravi malformazioni causa uranio impoverito; alla quale seguirono 10 anni di embargo distruttivo per la popolazione e poi – dopo il famoso 11/09 – un’altra guerra criminale e del tutto ingiustificata che ha poi gettato l’Iraq ai taglia-gole dell’Isis, e rammento che qualche bomba la buttarono anche negli anni Novanta durante l’era Clinton.
    Potremmo poi parlare di vari colpi di stato (come contro Mossadeq in Iran, paese che comunque non ha mai fomentato il terrorismo salafita ma anzi lo combatte con forza), insediamento di basi in Arabia Saudita e potremmo continuare per parecchie cartelle.

    Segnalo poi queste cose:
    http://lacittanuova.milano.corriere.it/2014/09/23/perche-bruciare-la-bandiera-dellisis/
    http://www.giornalettismo.com/archives/1595117/in-libano-si-brucia-bandiera-dellisis-ed-burnisisflagchallenge/
    Non significano molto, ma fanno da contraltare alle foto pubblicate da voi.

    • Caro “Cat” (Felix),
      Noi non abbiamo alcuna ostilità preconcetta né pregiudiziale nei confronti dell’Islam. O almeno non più di quanta ne possiamo avere nei confronti di qualunque altra religione in senso lato.
      Se fossimo molto permalosi, e non lo siamo affatto, potremmo considerare persino offensivo l’accostamento “neocon, fallaciano, borgheziano o maghdicristianallamista“, per un motivo molto semplice: le nostre pubblicazioni possono (in assoluta legittimità) non piacere o non essere condivise, ma almeno crediamo che non difettino in complessità, né in approfondimenti analitici, né in confutazione delle informazioni, che vengono sempre soppesate, sminuzzate, revisionate. Soprattutto, non suppongono alcuna missione ideologica o civilizzatrice (come nel caso straussiano dei Neo-Con); o un imprint razzistico identitario (Fallaci-Borghezio), per un mondo in bianco e nero alternato su integralismi religiosi diversi ma equipollenti (Magdi Allam ed il suo fondamentalismo cattolico). Soprattutto, abbiamo la presunzione di reputarci un po’ più acculturati di un Mario Borghezio.
      Il mondo islamico, che i media ed i personaggi da te succitati in genere descrivono come una sorta di moloch indistinto e granitico, in realtà è qualcosa di infinitamente complesso per essere liquidato in poche battute.
      Ma come da te ricordato l’integralismo esiste ed è una realtà intrinseca all’interno del mondo musulmano, non un corpo estraneo, di cui bisogna tenere conto senza reticenze o falsi pudori.

      Ciò detto, i primi e più determinati oppositori dell’Isis sono proprio i musulmani. I Curdi innanzitutto, ma anche la quasi totalità delle formazioni salafite operanti in Siria; qualche nome?!? la brigata Suqour al-Sham, le brigate del fronte islamico Liwa Thuwwar al-Raqqa e la Liwa al-Jihad fi Sabeel Allah, le formazioni di Ajnad al-Sham… Insomma, proprio quelli che (impropriamente) vengono chiamati “jihadisti”. Ma anche gruppi gravitanti attorno alla galassia di Al-Qaeda: come le brigate Ahrar ash-Sham e la stessa, famigerata, Jabat al-Nusra (che con il “Califfato” alterna tregue e alleanze occasionali).
      Questo perché nell’indistricabile ginepraio mediorientale nulla è ciò che sembra.
      Per ritornare invece alle baggianate del Dibba, per l’appunto, cosa c’entri l’Iran di Mossadeq con l’Isis non è dato da capire.
      E così come Bin Laden era yemenita, l’Isis colpisce in primis la popolazione irachena che, per inciso, prima dell’invasione americana non è che se la passasse benissimo.
      Così come è lecito dubitare che alle migliaia di mujaeddin stranieri (ceceni, kosovari, indonesiani, pakistani, sauditi) freghi davvero qualcosa della Seconda Guerra del Golfo. Altrettanto singolare è che a distinguirsi per ferocia all’interno dell’Isis siano proprio le bande di australiani, canadesi, belgi, tedeschi, inglesi, francesi, che certo non hanno vissuto nelle privazioni della guerra e dell’occupazione militare.
      Sarà bene inoltre ricordare che le basi americane in Arabia Saudita ci sono innanzitutto perché la Casa degli Al-Saud (primo finanziatore dell’integralismo islamico nel mondo) le ha richieste esplicitamente….
      Ma non vorremmo buttarla troppo in caciara.

      Un ultima parola invece, in merito alla scelta delle foto: le manifestazioni ritratte in oggetto non sono una qualche recrudescenza isolata di una madrassa nelle campagne attorno a Karachi, ma avvengono a Londra (città che di terrorismo islamico ne sa qualcosa..).

      Ce ne sono state di equivalenti (e tutte organizzate con medesima regia) ad Amsterdam, Bruxelles, Parigi.

      Sinceramente è un po’ difficile provare simpatia e comprensione per la massa fanatica di questi caproni barbuti (che tra l’altro sono un’infima minoranza nell’ambito delle comunità musulmane immigrate), che si esibiscono in slogan del tipo: “La libertà può andare all’inferno“; “la democrazia è un cancro“; “Massacreremo.. annienteremo.. decapiteremo.. chi insulta l’Islam” (che per inciso “dominerà il mondo“); “preparatevi al vero olocausto” (perché questo dicono i cartelli in lingua inglese)… E’ un po’ più inquietante di qualche bandiera bruciata (e non c’è niente di male a bruciare la bandiera di un’organizzazione terroristica). Questi ‘signori’ non è che sono stati deportati con la forza: ci sono venuti volontariamente in Europa. Nello stato di diritto, il pacchetto si accetta tutto intero; non è che si prende solo ciò che conviene.
      E insomma.. che ci tornino loro all’inferno da cui sono venuti!

      Vivono tra noi, usufruiscono (e abusano) delle nostre libertà, diritti, tutele democratiche, ma non ne condividono niente, disprezzandole profondamente. Non si integrano in nulla ed aspirano all’annientamento di chi ha accordato loro accoglienza e tolleranza, secondo una formula ben collaudata, che si articola in tre fasi:

      siamo la religione della pace;
      ora che siamo tanti vogliamo dei privilegi;
      siamo la maggioranza, convertitevi o pagatene le conseguenze

      La citazione volutamente provocatoria è presa in prestito da QUI.

      E’ rassicurante perciò sapere che questa ristretta manica di invasati (perché non si tratta mica di paciosi maestri sufi), ritratti nelle immagini da te contestate, si attengano scrupolosamente ai versetti del Corano, rimettendo ad esso ogni forma di pacifica convivenza e rispetto reciproco:

      Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati.”
      (Sura IX At-Tawba; versetto 29)

      Con fanatici religiosi, psicopatici rabbiosi, simil-nazisti e aspiranti genocidi, noi NON abbiamo alcuna accondiscendenza né comprensione. In merito, non facciamo alcuna discriminazione di sesso, di razza, religione, ceto o provenienza geografica.
      Siamo assolutamente equanimi; egualmente intransigenti, con poco e nessun spazio per il politicamente corretto e relativismi più sofistici che culturali.

      • Rispondo con un bel po’ di ritardo.
        Chiedo scusa per l’accostamento con certi figuri.
        (Temevo foste i famosi – e fantomatici – amici anarchici della Fallaci, quelli con i quali doveva far saltare in aria la moschea di Colle Val d’Enza :-p)
        Capito le vostre precisazioni e anch’io ritengo che certi cornuti (ma barbuti li erano anche Bakunin e Kropotkin…) vadano considerati al pari dei nazi e se necessario anche presi calci in culo. (Anche se il cartello «European Union: Satanic Union» ultimamente potrei anche approvarlo)
        Quanto all’inciso secondo cui «prima dell’invasione americana non è che se la passasse benissimo», beh, è vero.
        Ma dopo essere bombardati e invasi è più che legittimo prendere lo schioppo e sparare a chi ti sta invadendo e bombardando.
        La vostra frase nel post su Di Battista mi suonava piuttosto giustificazionista nei confronti delle guerre imperialiste targate Usa, esattamente come il post di Dibba mi sembrava troppo giustificazionista verso i taglia-gole targati Isis, tutto qui.

        • Caro Felics
          Intanto siamo noi a scusarci, perché i tuoi interventi continuano ad essere filtrati automaticamente dal sistema di protezione. E quindi bisogna poi andarli a ripescare. Affinché non vadano involontariamente cancellati, l’invito è quello di spedirli in coppia, qualora venissero messi in “moderazione”.

          In tutta sincerità, ci eravamo persi gli “amici anarchici della Fallaci” alla guerra di Colle Val D’Enza.
          Personalmente, il sottoscritto non ha dato mai troppo peso ai deliri terminali dell’Oriana furiosa, inacidita dagli anni e incattivita dalla malattia. A suo tempo, ho letto “La Rabbia e l’Orgoglio“, che qualche spunto critico interessante lo poteva anche contenere, se non fosse stato per il fatto che la Fallaci poiettava l’imminenza della sua fine e della sua decadenza fisica a quella dell’intero “Occidente” (chimera inesistente nella sua totalizzante unitarietà quanto l’Oriente o l’Islam). Perciò poteva bastare così: il resto della “trilogia” non valeva il tempo della lettura e di una risata.

          “…Bakunin e Kropotkin erano barbuti…”

          ;) Anche Cafiero e Malatesta se per questo.. Ma è assai improbabile che fosse per ragioni religiose, onde poter assomigliare fisicamente ad un inviato divino.

          “…il cartello «European Union: Satanic Union» ultimamente potrei anche approvarlo…”

          E’ sempre una visione di prospettive..:) Bisogna vedere cosa si contesta della c.d. “Unione” (che, al di fuori dei “mercati”, tale non è mai stata): l’identità mercantilista a trazione neo-liberista e tecnocratica, o le libertà civili nella tutela dei diritti.

          In quanto alle guerre degli USA (neocon e oltre), nessuna accondiscendenza. In passato abbiamo speso più di qualche riga in merito… Per esempio QUI o anche QUI..

  2. Salve.
    Fermo restando che l’Isis è merda e che il salafismo in generale mi fa schifo, in che cosa si distinguono le vostra posizione sull’Islam e dai musulmani da quelle della Lega, che pure bollate come nazista.
    Sia chiaro: non voglio fare un’apologia della religione islamica, ma mi sembra stiate sfiorando la criminalizzazione di stampo neocon, fallaciano, borgheziano o maghdicristianallamista.
    Ad esempio nel vostro post sulle sparate di Di Battista ve ne uscite con un pistolotto tipo questo:
    «deve essere sfuggito al Dibba che il massiccio utilizzo dei droni da combattimento, con l’intervento armato su vasta scala dell’esercito statunitense, è avvenuto DOPO gli attentati dell’11/09/01»

    https://liberthalia.wordpress.com/2014/08/17/islamamico-mon-cheri/

    Sì, ma sembrate ignorare che quegli attentati (criminali e abominevoli, sia chiaro) venivano dopo decenni di ingerenze e porcate perpetrate dall’Occidente nel mondo islamico, a cominciare dal sostegno all’occupazione israeliana in Palestina, che proprio in quel periodo, con Bush e la sua banda di fondamentalisti cristiano-sionisti, raggiungeva l’apice.
    Dieci anni prima c’era stata la Prima Guerra del Golfo, che lasciò qualche migliaio di vittime civili irachene, la distruzione della maggior parte delle centrali elettriche del Paese, bambini nati con gravi malformazioni causa uranio impoverito; alla quale seguirono 10 anni di embargo distruttivo per la popolazione e poi – dopo il famoso 11/09 – un’altra guerra criminale e del tutto ingiustificata che ha poi gettato l’Iraq ai taglia-gole dell’Isis, e rammento che qualche bomba la buttarono anche negli anni Novanta durante l’era Clinton.
    Potremmo poi parlare di vari colpi di stato (come contro Mossadeq in Iran, paese che comunque non ha mai fomentato il terrorismo salafita ma anzi lo combatte con forza), insediamento di basi in Arabia Saudita e potremmo continuare per parecchie cartelle.

    Segnalo poi queste cose:

    http://lacittanuova.milano.corriere.it/2014/09/23/perche-bruciare-la-bandiera-dellisis/

    http://www.giornalettismo.com/archives/1595117/in-libano-si-brucia-bandiera-dellisis-ed-burnisisflagchallenge/

    Non significano molto, ma fanno da contraltare alle foto pubblicate da voi.

  3. Marcus Prometheus Says:

    Gli attentati dell’undici settembre “vengono dopo decenni di ingerenze usao/occidentali” ? E le crociate non vennero forse tardivo conrattacco dopo ben 4 secoli di supremazismo e colonialismo religioso arabo islamico?
    E ingerenze Europee in Turchia e Nordafrica non sono forse venute dopo 2 assedi di Vienna, occupazione di tutti i Balcani per secoli e un millennio di spopolamento delle coste europee salvo citta fortificate per sfuggire ai raid schiavistici in nome di Allah? E lo sapete o no che codesti raid hano devastato perfino l’Islanda?
    (Si’ islanda non solo Irlanda).
    Ed il famigerato colonialismo (anglo francese durato al massimo 130 anni in Algeria) ha mai preteso di convertire con la forza gli arabo islamici? O di tassarli vessarli ed umiliarli programmaticamente come fa invece l’islam in base a legge sancita nel Corano (ma solo per altri monoteisti, per i politeisti ci deve essere proprio la morte) ?
    E lo sapete o no che lo schiavismo arabo islamico e’ stato abolito solo per insistenza e cannoniere Francesi, Inglesi eppoi anche Americane e graze alle ammisnistrazioni coloniali (Si’ salvo quelle Belghe che ne istituivano in Congo in loro surrogato)
    Eppure siamo rimasti si e no io ed i libri della Fallaci (oltre che qualche copto egiziano che lo sa sulla propria pelle) a rivendicare che il peggior colonialismo, il piu’ persistente impunito e assolutamente non pentito ed attivo tutt’oggi e’ quello arabo islamico.
    E gli Usa e l’ONU la prima guerra all’Iraq la fecero per sbaglio, aper cattiveria o per liberare un paese membro dell’Onu attaccato ed invaso da Saddam Hussein? Ahhhhhh ma le ingerenze sono solo imperialiste, l’Iraq antiimperialista e filosovietico per decenni di Saddam Hussein quando invade il Kuwait non compie alcuna ingerenza, vero? O no?

    • Sì, in linea di massima è tutto vero.
      O quanto meno gli eventi accennati non sono falsi, anche se lascerei perdere la Fallaci e le sue febbri islamofobe.
      Tuttavia, la Storia non è mai così lineare e ovvia nel suo corso, da poter tracciare una linea tanto netta e drasticamente ‘manichea’…
      Il Riduzionismo può essere utile per semplificare le spiegazioni, ma non è mai un metro di misura esatto.

      • Il riduzionismo sarebbe il mio? Interessante modo di vedere, complimenti! Io porto alla discussione notizia di una decina di nuovi fatti pertinenti, rilevantissimi ed eclatanti, che altri hanno omesso, falsando del tutto il bilncio generale e dunque agisco per completare un po’ un quadro ultra riduzionista altrui: pertanto a lume di logica normale, temo che l’accusa di riduzionista sia proprio da ritorcere alle analisi che io ciritico e completo, non alla mia.
        Per tacciarmi di riduzionismo eventualmente si dovrebbero portare svariati altri fatti rilevanti e pertinenti da me omessi (e non ancora introdotti nell’analisi da coloro che io critico). Invito a farlo, poi mi riservo a mia volta il diritto di completare con moltissimi dati che indicano che volendo fare un blancio di fatti e misfatti fra Islam ed Europa & Usa (ex “Cristianita’”), l’islam per la maggior parte dei tempi e dei fattacci e’ tutt’altro che la vittima, anzi e’ l’espressione piu’ cocciuta del supremazismo e dell’espansionismo ideologico violento ed impunito, anche coloniale, e del sistema schiavista che sia mai apparsa sulla faccia della terra. Hitler e Stalin erano dei novellini a confronto. Questo non per negare che per periodi piu’ limitati la “cristianita”’ abbia fatto anche di peggio, ma solo per dare risultati esatti al bilancio storico totale, ed una rappresentazione adeguata alla attuale esplosione di spudorata ed impunita aggressivita’ islamista.

        • Caro Marco,
          Mi spiace davvero che abbia inteso il riferimento al “riduzionismo” empirico, come una sorta di offesa personale per mancanza di rispetto, o un modo brutale per liquidare in fretta il tuo punto di vista; perché di certo non erano queste le intenzioni. A ben vedere, non v’è nulla di male nell’approccio ‘riduzionista’ che poi, come variante epistemologica del “Rasoio di Occam”, è in fondo alla base del moderno pensiero scientifico, esemplificato nella sua confutazione logica.
          D’altronde, la tua visione critica è la stessa espressa a suo tempo da Naipaul (o quanto mai collimante), al quale la pubblicazione in oggetto è per l’appunto dedicata.
          In quanto ai “fatti rilevantissimi ed eclatanti”, mi permetto di obiettare, sine ira et studio, che sono evidenti e conosciuti da tempo (sempre che si abbia voglia di approfondire le letture).
          Senza scomodare Gregorovius e la sua monumentale storia medioevale di Roma, con la grande incursione saracena dell’846 d.C. (per inciso i saccheggi saraceni si spinsero persino nelle montagne appenniniche dell’Abruzzo, lambendo la Valle del Fucino), sugli stati barbareschi e la guerra di corsa nel Mediterraneo esistono opere tanto esaustive quanto divulgative.
          Mi permetto altresì di segnalare qualche titolo a consumo dei nostri eventuali Lettori. Sono certo infatti che tu conosca già benissimo le opere in questione…

          Salvatore Bono, Corsari nel Mediterraneo. Mondadori, 1997

          Marco Lenci, CORSARI. Guerra, schiavi, rinnegati, nel Mediterrano. Carocci, 2006.

          Per un approccio rapido, con monografie specifiche sull’argomento, segnalo invece un sito molto ben fatto:
          “Corsari del Mediterraneo”, dove trovare biografie, documenti, e schede analitiche.

          Sono tutte letture interessanti, per un periodo storico e area geografica circoscritti, a riprova di come entrambe le parti non è che poi andassero tanto per il sottile…

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