Finanza Creativa (I)

 

CANIS EDIT CANEM

 

 C’è qualcosa di profondamente malsano in questa finanza cannibale che fagocita capitali senza produrre alcun valore aggiunto, immettendo nel mercato scorie tossiche che avvelenano l’economia e destabilizzano la tenuta di bilancio di interi Stati con gravi ripercussioni sul tessuto sociale.

C’è qualcosa di criminale in questo capitalismo finanziario, che per anni ha drogato gli investitori attraverso gli artifici della finanza creativa col massiccio spaccio di strumenti finanziari “fuori standard”, fino alla devastante overdose da derivati.

Economisti e banchieri cresciuti all’ombra dei Chicago Boys, avevano annunciato con magnum gaudium la fine dell’odioso intervento statalista, la progressiva scomparsa dello stato sociale, in nome dell’espansione globale dei mercati finanziari nelle praterie ultraliberiste della deregulation. I famosi lacci e lacciuoli da recidere, per liberare gli spiriti animali del libero mercato. A correggere le eventuali storture avrebbe provveduto la provvidenziale “mano invisibile”, presente solo nelle fantasie mercantilistiche del vecchio Adam Smith. Il naturale traguardo del “turbocapitalismo” di marca anglossassone, forgiato nei rigori della scuola monetarista (e inaugurato negli anni ‘80 dall’accoppiata Reagan-Thatcher), è stata la più grave crisi mondiale dal crollo di Wall Street nel 1929. Della mano invisibile, come al solito, non c’è alcuna traccia, a parte i moncherini di chi ha lasciato gli artigli sotto la mannaia delle Borse. Ben più presente è invece la mano del vituperato intervento statale, così odioso quando si tratta di redistribuire i profitti e contenere disuguaglianze sempre più grandi. Come da tradizione oramai collaudata con successo, profitti privati e perdite pubbliche.

 

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Una Risposta to “Finanza Creativa (I)”

  1. Anonimo Says:

    C’ è ragione da vendere in ogni singolo rigo. Purtroppo

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