Lo Spirito dei Tempi

In questi giorni, ricorre il decimo anniversario dei fatti di Genova: stesso premier, stessi ministri, stessi personaggi, stessa opposizione inconsistente di oggi. Si aggiungano, all’epoca, i contributi di un sopravvalutatissimo Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, più pavido che assente, il quale coi suoi silenzi e con le sue rapidissime firme legislative, accompagnate (si dice) da costante “irritazione” (che, se mai ci fu, rimase sempre privata), rese possibile il consolidamento dell’eccezione berlusconiana.
Gli eventi inauditi, che contraddistinsero il mattatoio genovese del Luglio 2001, costituiscono a tutt’oggi un buco nero della democrazia. A suo tempo, ne avevamo accennato QUI.
Soprattutto, rappresentano un black-out nello Stato di diritto, reso possibile dall’acquiescenza istituzionale e dalla sospensione delle garanzie costituzionali (che infatti si vogliono riscrivere), tramite i consueti meccanismi di una omertà di Stato che, dalla strategia della tensione alle stragi di mafia, sembra caratterizzare la storia politica dell’Italia repubblicana.
Si potrebbe persino ipotizzare che il G-8 del 2001 sia stato, a suo modo, il preludio di una nuova strutturazione del “potere” accentrato su base autoritaria per una conduzione individuale e supra legem del medesimo, che sacrifica il principio di legalità in favore del principio di necessità, più funzionale a nuove legislazioni speciali e all’accorpamento di funzioni straordinarie, slegate da vincoli e controlli…
In tale ottica, l’intervento repressivo di matrice poliziesca si potrebbe persino interpretare come un prova muscolare, per saggiare le eventuali resistenze al nuovo assetto incipiente. Certo è che trovò esecutori fanaticamente zelanti e oppositori remissivi del tutto impreparati; tant’è che le violenze di Genova contribuirono ad intimidire le istanze alternative e sopprimere le contestazioni ai nuovi assetti macroeconomici e geopolitici, imposti dai “Grandi” del pianeta.
C’è tuttavia da obiettare che ciò implicherebbe una intelligenza politica troppo sofisticata ed una pianificazione strategica troppo elevata, con ogni probabilità, fuori dalla portata degli organizzatori e degli esecutori materiali delle brutalità, perpetrate però con gusto e reiterate con sadico divertimento, a dispetto di una catastrofica gestione tattica, dai cosiddetti “tutori dell’ordine” evidentemente entusiasti di poter dare una lezione ai ‘rossi’ e forti delle più alte coperture nella certezza dell’impunità.
 Diciamo che gli accadimenti di Genova sono stati una sorpresa anche per noi: che la fascistizzazione delle forze di polizia fosse una realtà compiuta, era un fatto fin troppo evidente (il filtro funzione bene fin dai tempi di Scelba e Taviani); che però, oltre all’impreparazione, fosse così numerosa la presenza in organico di potenziali psicotici, in effetti ci ha stupito.
A giudicare dalle cronache degli ultimi anni, sembra che le cose non siano cambiate. Anzi!
Lo testimoniano le vicende inerenti la tragica fine di Aldrovandi, Rasman, Bianzino, Sandri, Cucchi.. tanto per citare i casi più gravi dove c’è scappato il morto per “tragica fatalità”. Ma abbondano gli episodi minori.
E se la maggior parte dell’organico in servizio è costituito sicuramente da persone degnissime, di eccezionale umanità e di rara sensibilità democratica, servitori indefessi dello Stato, che rischiano la vita per mille euro al mese etc. è pure vero che qualche piccolo problema nell’ambito della selezione e della formazione del personale operativo deve essersi pur verificata…


Fortunatamente, sull’annosa questione la vigilanza dei vertici è massima, né conosce indugi di sorta o reticenze interessate.

Per questo non ci stanchiamo mai di citare la lettera che l’attuale Capo della Polizia scrisse piccato al quotidiano La Repubblica onde ribadire il suo ruolo di controllore e garante responsabile, nell’evidenza dei fatti:

Caro Direttore,
Leggo che Repubblica si aspettava (anche) dai vertici della Polizia segnali di fedeltà alla Costituzione. Il vertice della Polizia è uno solo. Sono io. Credo perciò di doverle una pacata spiegazione. Metterei intanto da parte il richiamo alla fedeltà alla Costituzione che è assai suggestivo mediaticamente, ma anche questione troppo seria per essere messa in discussione dalla vicenda che trattiamo. Oltre 150 anni di storia, i nostri morti e il lavoro diuturno per il bene dei cittadini di migliaia di persone sottopagate onorano la Costituzione ogni giorno. Non credo perciò che nessuno abbia bisogno di essere rassicurato sulla fedeltà alla Costituzione delle forze di polizia.
Credo invece, e sono d’accordo con Repubblica, che il Paese abbia bisogno di spiegazioni su quel che realmente accadde a Genova. L’Istituzione, attraverso di me, si muove e si muoverà a tal fine senza alcuna riserva, non attraverso proclami via stampa, ma nelle sedi istituzionali e costituzionali.
Si muove, e si muoverà, inoltre, con i fatti. Dall’inizio del mio mandato, ad esempio, mi sto adoperando per approfondire, e anche correggere, tutte le modalità di intervento “in piazza” anche avviando la costituzione della prima scuola di polizia per la tutela dell’ordine pubblico che sarà inaugurata il prossimo 3 dicembre. Abbiamo ai vertici dei reparti, investigativi e operativi in genere, persone pulite. Dal luglio dello scorso anno, io sono il loro garante e mi assumo, come ho già fatto, la responsabilità per gli errori che possano commettere.
Caro direttore, sto scrivendo l’ultimo capitolo della mia storia professionale e non lo macchierò certo per reticenza, per viltà o per convenienza.

 Antonio Manganelli
 (16 novembre 2008)

Si sa poi che le intenzioni non collimano sempre con le azioni…
Sono passati quasi 3 anni dalla lettera e ben 10 dai fatti contestati. A Roma, ci si chiederebbe se il gatto non gli abbia mangiato la lingua.
Nel frattempo i principali protagonisti nella conduzione dell’ordine pubblico, ai tempi del famigerato G8 di Genova, hanno fatto carriera:
Il prefetto Giovanni (Gianni) De Gennaro, che all’epoca del G-8 era Capo della Polizia, il 17/06/2010 si è visto condannare in appello per istigazione alla falsa testimonianza nelle indagini inerenti ai fatti del G8 di Genova e in particolare per il feroce pestaggio alla scuola Diaz.
Attualmente, dirige il DIS (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza) che vigila per conto della Presidenza del Consiglio sulle attività dei servizi segreti militari e civili.
Francesco Gratteri, che durante il G8 era capo dello SCO, è stato condannato in appello a 4 anni di reclusione e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Per il momento, è a capo della Direzione Anticrimine Centrale, dopo aver gestito l´Antiterrorismo ed essere stato questore di Bari.
Giovanni Luperi, ex numero due dell´Ucigos, condannato in appello a 4 anni di reclusione e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, è diventato capo del Dipartimento analisi dell’AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna), l´ex SISDE.
Gilberto Caldarozzi, terzo imputato eccellente per l´assalto alla scuola Diaz (e per questo condannato in appello a 3 anni e otto mesi), era diventato il numero uno dello SCO ed è poi stato promosso dirigente superiore “per meriti straordinari”, legati alla cattura di Provenzano.
Vincenzo Canterini, ex comandante del I°Reparto Mobile della Celere di Roma, unità sospettata di essere autrice delle violenze più gravi, è stato condannato in appello a 5 anni. Nel frattempo, è diventato questore e rappresenta l´Italia come ufficiale di collegamento dell’Interpol a Bucarest.
Spartaco Mortola, nel 2001 capo della Digos genovese, condannato a 3 anni e otto mesi, è diventato vice-questore vicario a Torino.
Altri due dirigenti della Polizia, Il vice-questore Pietro Troiani, all’epoca responsabile della logistica ed il suo assistente Michele Burgio, sono stati condannati a tre anni e nove mesi in appello. Entrambi sono accusati di aver introdotto le famose bottiglie molotov all’interno della scuola Diaz onde poterne poi millantare la scoperta e giustificare l’irruzione.
Anche Michelangelo Fournier, che parlò di “macelleria messicana” ma che fu accusato di essere tra i più determinati protagonisti del blitz, è diventato un alto funzionario della Direzione Centrale Antidroga.
Mai imputato invece il responsabile delle pubbliche relazioni, Roberto Sgalla, che alla Diaz parlò di «ferite pregresse» dei ragazzi massacrati lungo i corridoi della scuola. Il dott. Sgalla, dopo aver ricevuto il premio “Comunicazione pubblica” dal Salone europeo della comunicazione di Bologna, è diventato capo della polizia Stradale.


Nella fattispecie, le accuse rivolte agli alti funzionari coinvolti contemplano anche falsa testimonianza, verbali contraffatti, lesioni gravissime, arresti illegali…
Se queste sono le imputazioni attribuite ai capi che impartiscono gli ordini, poi non si può di converso biasimare la condotta della “truppa”.
 Comunque, tutto è bene quel che finisce bene, dal momento che le condanne non avranno probabilmente alcun effetto, visto che sono destinate a cadere quanto prima in prescrizione.
Cofidiamo pertanto che S.E. il dott. Manganelli possa essere sicuro “garante” per gli eventuali errori futuri, poiché in merito a quelli recentemente passati, nonostante i buoni propositi espressi a parole, la sbandierata “collaborazione” non è che si sia tanto vista… o quantomeno deve essere sfuggita all’attenzione dei più!
Del resto, il contributo della stessa magistratura è stato assai lodevole, visto i tempi biblici di giudizio, grazie allo smarrimento del tutto casuale di qualche centinaio di fascicoli che molto ha contribuito al proscioglimento di parte degli inquisiti [QUI] ed alla prossima prescrizione degli altri.
Giustizia è fatta!

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12 Risposte to “Lo Spirito dei Tempi”

  1. mi sono sempre posta il problema, riguardo agli eserciti e alle forze dell’ordine in generale, della legittimità degli ordini impartiti. Anche vedere come è finita l’anno scorso quando gli aquilani sono stati presi a manganellate a Roma, solo perché dopo 2 anni non avevano ancora una città e una casa. O più recentemente, le botte e i lacrimogeni in Val di Susa. Infiltrati mandati dall’alto in mezzo ai manifestanti, per giustificare le repressioni violente, e delegittimare le proteste bollando le persone che giustamente vogliono far valere i loro diritti come “violenti da tranquillizzare”. Poi, ops, ci scappa il morto. Vabè, sarà per la prossima. Anzi no, perché passa pure la voglia di scendere in piazza.

    A questo proposito mi chiedo: i poliziotti (o le forze dell’ordine in genere) non possono rifiutarsi di obbedire ad un ordine che evidentemente ed oggettivamente va contro i diritti umani? O devono la più cieca devozione ai superiori? Fin dove inizia la loro responsabilità e quella del governo? Alla fine anche i poliziotti sono cittadini, e un giorno potrebbero ritrovarsi dalla parte dei manganellati perché difendono un diritto che, in fondo, è anche loro.

    (scusa il commento prolisso, mi sono fatta prendere :) )

    • I tuoi commenti non sono mai “prolissi” e certamente non superflui..:)

      Tutti i ‘corpi’ con una formazione di tipo militare, o ad essa riconducibile, tendono a sviluppare al loro interno un certo “spirito di corpo” ed una solidarietà intrinseca, che cementa l’unione di gruppo e solitamente viene chiamata “cameratismo”.
      Il mondo militare è un entità a suo modo “chiusa”, auto-referenziale perché separata nelle dinamiche e nella psicologia del gruppo dal resto della società civile. E questo, sul lungo periodo, rischia di provocare uno scollamento progressivo dal resto degli altri organismi sociali, nella riproposizione costante di “Noi” e “Loro” (ripartiti in ‘civili’ e ‘Nemico’).
      Soprattutto le entità di tipo militare seguono meccanismi lineari, basati sulla ripetizione dei cicli addestrativi e sull’applicazione automatica delle disposizioni su sollecitazione.
      Per questo, la complessità del “mondo esterno” rischia di rimanere loro estranea se non incomprensibile.
      Non è tanto la “cieca devozione ai superiori”, più rara di quanto non si creda, piuttosto è il legame umano e solidale che si crea coi singoli ‘commilitoni’ e col ‘gruppo dei pari’ all’interno della truppa, che attiva i meccanismi di protezione e di aspettative, tramite l’uniformità dei comportamenti.
      Nei casi più estremi, la coesione può diventare complicità.

      In merito invece all’esecuzione di ordini controversi (ma paradossalmente non è stato il caso di Genova, dove a mancare è stato proprio il controllo e la presenza di disposizione certe), molto si è parlato in passato di “obbedienza dovuta”, come forma di alibi psicologico e non solo.

      La maggior parte dei cosiddetti “interventi di piazza” sono in realtà più ‘morbidi’ di quanto non appaia dalle immagini.. in gergo si chiamano “cariche di alleggerimento” e servono a contenere i manifestanti, alleggerendo la pressione dei medesimi sulle posizioni di presidio. Le cariche indiscriminate, assai rischiose, in genere sono rare e di solito rispondono ad una precisa volontà politica.
      Ma a Genova (dopo anni!) si sono visti addirittura i famigerati “caroselli”, con cellulari e camionette lanciate a tutta velocità in mezzo alla folla per disperdere i manifestanti.
      Poi è chiaro che nella concitazione del momento possano aumentare le tensioni emotive, i sentimenti di rabbia, anche la paura, e con l’adrenalina qualcuno può farsi prendere la mano pesantemente.
      Per questo la presenza e la competenza dei superiori è fondamentale. Ma se, come avvenuto a Genova, per settimane questi addestrano i propri uomini quasi dovessero andare alla guerra; li fomentano; esaltano le loro pulsioni più estreme, conferendo valenza ideologica ad una sorta di redde rationem contro quelli che vengono indicati come nemici da punire a prescindere… Be’ allora un equilibrio già delicatissimo tra due realtà distinte, che per loro natura si guardano in cagnesco, rischia di spezzarsi come avvenuto nel 2001 e con gli esiti ormai noti.
      Dietro ad un cattivo soldato, c’è sempre un pessimo ufficiale.

      Poi, ripeto, nei corpi di polizia esiste una forma mentis condivisa e consolidata, che credo si alimenti di suggestioni e mitologie assai tollerate e sicuramente incentivate da una parte (sospetto numerosa) dei superiori, aggravate da tutte quelle forme di machismo, sessismo, elitismo marziale, che chiunque abbia mai soggiornato in una caserma (o in una prigione) ben conosce…
      Un piccolo saggio puoi leggerlo QUI, soprattutto nel commento (illuminante) di certo Thor64.

  2. Come sempre in Italia “gli uomini giusti nei posti giusti”.
    In sicilia si dice “u pisci feti da testa” (il pesce comincia a puzzare dalla testa).
    Il tuo post è una tragica conferma di questo detto popolare.
    Genova è destinata a restare una macchia indelebile (l’ennesima) nella nostra storia.

    • …c’è il rischio concreto che, quando l’abito è lercio, non si faccia più caso alle singole macchie, ma si percepiscano come anomalia gli spazi ancora puliti, perché stridenti nel complesso.

  3. Anonimo Says:

    Una lettura dei fatti di Genova che non condivido, sostanzialmente, in nessuno dei suoi passaggi.
    In primo luogo contesto l’attibuzione al governo di una volontà di prendere il potere in modo fascista o di instaurare un regime di carattere autoritario.
    Se volgiamo dire che il governo (ma ricordiamo un governo legittimamente eletto, se eludiamo questo punto non costruiamo nessuma analisi, ma solo comizi) non ha saputo gestire la situazione o peggio che ha inteso dare una dimostrazione (a mio avviso assolutamente fuori luogo) di forza e di efficienza, magari lasciando alle forze dell’ordine spazi per comportamenti punitivi … può essere. Ma che il governo desiderasse pestare gli intervenuti… è un teorama troppo facile e, soprattutto, troppo comodo.

    L’articolo non tiene in nessun conto del clima di quei giorni. Sostanzialmente abbiamo visto formazioni paramilitari in campo per effettuare distruzioni (reali distruzioni di automobili, banche, negozi …), contei con scudi, persone bendate … le abbiamo viste, non le abbiamo immaginate. Non sono solo i blackblock.
    Anche la vittima Giuliani (la parola vittima è in ogni caso corretta) è rimasta uccisa mentre stava compiendo un atto oggettivamente sbagliato (andare verso una camionetta delle forze dell’ordine con un estintore). Non voglio dire nulla contro una persona che ha pagato un prezzo personale carissimo, per carità, ma le azioni hanno purtroppo conseguenze.
    E non voglo nemmeno lontanamente giustificare le forze dell’ordine. Ma dire che loro abbiano voluto instaurare un clima di scontro è un falso storico.
    Non dimentichiamo tare ore sotto il sole con caschi e scudi a prendere sputi, insulti e cariche non è un lavoro da invidiare.
    Ma vi ricordate i proclami di chi si dava come obiettivo violare la zona rossa.

    Quindi giro la domanda: bene si sono accertate le responsabilità di chi ha esagerato nell’uso della forza (di per se, a mio avviso, legittimissimo) per l’ordine pubblico. Meglio ancora si è punito chi ha fatto atti di repressione.
    Ma le responsabilità di chi ideologicamente ha voluto esasperare il conflitto, ha mandato a manifestare insieme famiglie con bambini e attivisti organizzati alla guerriglia, di chi ha detto a molti giovani che lottare contro il “potere organizzato” a Genova, intruppandosi nella guerriglia era un modo di essere più liberi …
    Ho sentito vivisezioni sull’operato della polizia (legittime senza dubbio), ma nessun mea culpa di chi ha cavalcato politicamente la protesta. Mi sarebbe piaciuto trovare un politico di sinistra che avesse l’onestà intellettuale di dire: “a Genova abbiamo sbagliato. Magari avevamo ragione sui contenuti, ma non è possibile che un ragazzo di vent’anni muoia perchè ha creduto generosamente alle parole di noi che abbiamo guardato lo scempio comodamente sui nostri divani di vera pelle …”.

    Tristemente Pepito

  4. Caro Pepito,
    Le tue osservazioni sono assolutamente lecite ed hanno il pregio di avvalersi di una esposizione corretta e chiarissima nei contenuti. Inutile dire che apprezzo il contributo.
    Perdonami dunque certe ‘forzature’ nel replicare al tuo commento: so benissimo che certe situazioni storiche sono irripetibili (ma non impossibili).

    1) In merito ai governi “legittimamente eletti” che, in quanto tali sono impermeabili ad ogni venatura “fascista”, mi permetto di ricordare che i due grandi ‘fascismi storici’ nella loro ascesa furono pienamente legittimati dal c.d. voto popolare: tanto Hitler quanto Mussolini, furono eletti con elezioni (più o meno) regolari; i loro governi, dal punto di vista formale, erano dunque pienamente “legittimi”. A livello sostanziale, non attuarono mai un colpo di stato violento, ma plasmarono e trasformarono le istituzioni dall’interno, utilizzando ampiamente la decretazione d’urgenza e gli altri strumenti legislativi che le costituzioni dell’epoca mettevano loro a disposizione. Legalizzarono l’abuso; svuotarono gli organismi di controllo; occuparono tutti i vertici istituzionali; riscrissero le regole della civile convivenza; e sostituirono la stato di diritto con quello totalitario.
    Non per niente, non ho citato indirettamente Karl Schmitt a caso; certo non per puro vezzo personale.

    2) Nessun governo, nemmeno il più dispotico, parlerebbe mai apertamente di “comportamenti dalla volontà punitiva” né potrebbe sostenere in maniera esplicita la brutalizzazione degli “intervenuti”.
    Le giunte golpiste dei generali argentini, in merito ai desaparecidos (sequestro, tortura, omicidio e occultamento dei cadaveri) parlavano eufemisticamente di “piano di riorganizzazione nazionale”.
    Senza scomodare esempi così drammatici, tanto per restare in Italia, come ben saprai, a suo tempo fece scalpore il presunto progetto golpista programmato dal gen. De Lorenzo, comandante dei CC, e meglio conosciuto come “Piano Solo”.
    Il Piano Solo (1964) lungi dall’essere un progetto isolato e individuale, rientrava in realtà in una più vasta “pianificazione territoriale” per l’Ordine Pubblico: esistevano piani inerenti l’intervento dei Carabinieri come delle forze di PS. I vertici democristiani (e istituzionali) dell’epoca ne erano perfettamente al corrente, dal Presidente della Repubblica (Antonio Segni) a quello del Senato (Cesare Merzagora), passando per Mariano Rumor (corrente dorotea) e lo stesso Presidente del Consiglio (Aldo Moro).
    I “piani” speciali di ordine pubblico prevedevano schedature di massa, l’arresto dei potenziali ‘sovversivi’ (deputati dell’opposizione inclusa), occupazione delle sedi dei partiti d’opposizione (PCI; PSI; PSIUP) e di quelle sindacali (CGIL); deportazione in basi militari segrete degli arrestati.
    Tuttavia, nel testo si parla di “censimento” e mai di “schedatura”; di “enucleandi” e mai di arresti/sequestri arbitrari… naturalmente “ai fini del mantenimento dell’ordine costituito nel territorio dello Stato”.
    A tal proposito, il repubblicano Randolfo Pacciardi così esplicitava il concetto ad un perplesso Merzagora: “Bisogna restare nell’ambito costituzionale, ma non con le procedure ordinarie” (Lettera del 27 Giugno 1964).
    Dal canto suo, il Comando Generale dei Carabinieri raccomandava alle singole divisioni territoriali di “galvanizzare gli uomini, caricandoli di mordente”, giacché il successo dell’azione sarebbe stato condizionato da “un atteggiamento improntato alla massima decisione ed energia, scevro da qualsiasi dubbio o tentennamento”. Nella pratica, CC e PS, opportunamente galvanizzati, sparavano addosso ai manifestanti durante gli scioperi.
    E, per carità! NON si parla mai di golpe, bensì di “governo d’emergenza”.
    E’ dunque così improbabile ipotizzare l’intenzione di conferire una impronta fortemente “autoritaria” all’azione politica di un “governo legittimamente eletto”?? Teorema assurdo, vero?!?
    Infatti la strage alla Banca dell’Agricoltura (Milano, 1969), come tutti, sanno è opera degli anarchici, mentre l’ultima di una lunga serie impunita, il massacro alla Stazione di Bologna (1980), fu notoriamente causato dallo scoppio di una caldaia (ad Agosto!).
    E Cristo è morto di freddo!

    3) “Meglio ancora si è punito chi ha fatto atti di repressione.”
    Pepito, scusami, ma nell’articolo che hai letto (e commentato) si parlava forse della migrazione delle rondini? O si lamentava appunto l’assoluta impunità (e premiazione) dei responsabili delle violenze)?

    4) “dire che loro abbiano voluto instaurare un clima di scontro è un falso storico”… Infatti, le centinaia di body-bags per racchiudere i cadaveri a Genova li ho portati io. E la velina del SISMI (o era il SISDE?) che metteva in guardia gli agenti impegnati dal lancio di sacche di sangue infetto da HIV, opportunamente fornito da infermieri terroristi ai manifestanti “komunisti” l’ho in realtà scritta sempre io.

    5) La polemica sui “cattivi maestri”, francamente, è vecchia. E, in tutta sincerità, da te Pepito non me l’aspettavo! Perché un interlocutore brillante e intelligente come te, dovrebbe sapere che chi ha una testa sulle spalle, solitamente, pensa per suo conto; non sempre si tratta di pupazzi eterodiretti e teleguidati da radical-chic in pantofole e rivoluzionari da salotto.

    6) Tu.. io… possiamo (forse) permetterci scatti d’ira con gesti inconsulti. A me non è mai capitato e sono certo lo stesso possa dirsi nel tuo caso. Il privato cittadino può sbagliare, commettere reati (ed essere punito a norma di legge). Un pubblico funzionario NO. Un operatore di PS, anche se provocato, insultato, stressato, non può “vendicarsi” (come mi è capitato di sentire)… non può seviziare i fermati… Soprattutto, non deve MAI perdere il controllo.
    E’ un lusso che non si può permettere. Per chi ci crede, in quei momenti rappresenta lo Stato; è il filtro tra arbitrio indiscriminato e Diritto. O almeno così dovrebbe essere.
    E se “non è un lavoro da invidiare”… se non è all’altezza del compito, allora che si faccia da parte! Gli aspiranti non mancano di certo.

    7) Un ultimo assunto, anche se il TG1 di Minzolini è impegnato a mostrare le gare di corsa coi tacchi a spillo, penso tu sia informato della catastrofe che sta travolgendo la Grecia e degli enormi casini di ordine pubblico che scuotono le città elleniche.
    Lì gli scontri di piazza sono all’ordine del giorno. Lì i sedicenti black block non lanciano insulti e qualche bottiglia di plastica ma molotov e biglie d’acciaio. Cosa dovrebbero fare i poliziotti?
    Sparargli addosso con le mitragliatrici da 12 mm?!? Chiedere la copertura aerea con bombardamenti al napalm?!? Intervenire coi cingolati da combattimento? Chiamare i marines?!?
    Attualmente, nonostante le pressioni incredibili, non mi risulta che intere unità abbiano perso la testa… Non mi pare che i fermati vengano seviziati in caserma…
    Perché invece a Genova ciò è avvenuto?!?
    I poliziotti ellenici sono forse più tolleranti e professionali?
    O da noi c’è piuttosto un problema oggettivo di uomini, comandanti, e “mandanti” politici?
    In Grecia, nessun Filippo Ascierto si è alzato annunciando rastrellamenti: “Non dormano sonni tranquilli; li verremo a prendere a casa, uno per uno!“.
    E’ il modello Garage Olimpo?!?

    Per (non) concludere, sui fatti di Genova, mi permetto di segnalarti il documentario di Franco Fracassi: “G-Gate – Genova 2001, il massacro del G8”; oppure l’ottimo reportage realizzato a suo tempo dal bravo Carlo Lucarelli… Sono prospettive, e immagini, e piani sequenza, e studi, che la vulgata ufficiale si è sempre guardata bene dal mostrare..!
    Ti rivelo un piccolo segreto, anch’io a suo tempo m’ero bevuto la balla dei black-bloc tanto cattivi e dei no-global citrulli, trovando certi comportamenti delle “forze dell’ordine” quasi giustificabili… poi ho sentito le testimonianze dirette che amici (fotografi e giornalisti) al G-8 ci sono stati di persona (inseguiti e pestati fin sul bagnasciuga prima di essere portati via dai pescatori in barca!). Soprattutto ho ascoltato i racconti sconcertanti dei miei amici genovesi, che pure hanno posizioni politiche molto più “moderate” delle mie… E persino quelle di alcuni celerini che a Genova facevano ordine pubblico!
    Ho conoscenze molto poliedriche..:)
    Sono rimasto esterrefatto!! E ho maturato le opinioni che hai potuto leggere e che stai leggendo.

    • Anonimo Says:

      Secondo me eludi un tema. Ci giri intorno, deridi la questione dei cattivi maestri, costruisci scenari politici …
      ma non dai un giudizio sui manifestanti.
      c’era o non c’era a Genova la guerriglia? C’era o non c’era l’idea delle c.d. forze antagoniste di un’azione memorabile, di dare uno smacco alle forze di polizia, di penetrare nella zona rossa … ecc…
      Perchè se c’era allora deve essere giudicata anche quella posizione. Ripeto la domanda, se vuoi ancora più provocatoriamente: su chi deve ricadere la responsabilità morale della morte di Giuliani.
      Mi piacerebbe che i portatori del pensiero antagonista fossero seri su questo punto.
      Bollare la polizia di fascismo è una scorciatoia (questa si veramente risibile): loro sono i cattivi e quindi vale tutto. Una ricostruzione a posteriori antistorica.
      Ma tu ti riconosci nel movimento antagosta? Davvero pensi che certi modi di esprimere le proprie convinzioni (ci sono davvero) possano costruire qualcosa?

      Chiudo con una citazione di Pasolini. Preciso che non la voglio applicare in nessun modo a questo caso che è diverso e non consente la trasposizione. Teniamola però come invito a non chiudere le questioni con il pregiudizio.

      A Valle Giulia, ieri
      si è così avuto un frammento
      d i lotta di classe: e voi amici
      (benché dalla parte della ragione)
      eravate i ricchi.
      Mentre i poliziotti (che erano dalla parte
      del torto) erano i poveri.
      Bella vittoria, dunque,
      la vostra! In questi casi
      ai poliziotti si danno i fiori, amici.

      Pepito

  5. ..c’era o non c’era a Genova la guerriglia? C’era o non c’era l’idea delle c.d. forze antagoniste di un’azione memorabile, di dare uno smacco alle forze di polizia, di penetrare nella zona rossa?

    Sì, certo che c’era. (Poi non dire che non ti concedo soddisfazioni null )
    E con questo? Ci sono stati o no i pestaggi e gli abusi a Bolzaneto e il massacro alla Diaz e le cariche indiscriminate? Le suore prese a manganellate, Pepito! Ma dove cazzo s’era mai visto prima?!?

    null

    Dopo di ché, e lo ripeto, un pubblico funzionario in democrazia non si “vendica”; applica la legge. Il mio pensiero in merito l’ho già esplicitato: punti 6) e 7) del precedente commento. Confermo e ribadisco.

    null
    E aggiungo: il commissario Alessandro Perugini (vice-capo della DIGOS genovese) che prende la rincorsa e calcia la faccia di un ragazzino seduto a terra come fosse un pallone è una cosa normale, nevvero Pepito?

    null

    E’ questo uno di quegli interventi mirati, finalizzati a contenere le violenze.
    Perugini è il funzionario in borghese con la maglietta gialla.. uno di quelli che dovrebbe vigilare sulla corretta applicazione delle procedure e contenere eventuali eccessi dei sottoposti…
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    Bollare la polizia di fascismo è una scorciatoia (questa si veramente risibile)
    1-2-3 Viva Pinochet! 4-5-6 il negretto non fa pietà.
    Sono le canzoncine che i celerini cantavano a Bolzaneto. E io non ci trovo niente di “risibile”.
    Faccetta nera dell’Abissiniaaaa! Aspetta e spera che già l’ora s’avvicinaaa… Quando saremo vicino a teee, noi ti daremo un altro duce un altro re.
    La suoneria telefonica più gettonata sempre dal personale di PS di stanza a Bolzaneto. Tanto per citare qualche fatto.
    Ma immagino, Pepito, che tu bollerai la cosa come goliardate cameratesche nello spirito da caserma.

    “..su chi deve ricadere la responsabilità morale della morte di Giuliani?
    La responsabilità è sempre individuale. Carlo Giuliani è morto perché il carabiniere Mario Placanica gli ha sparato in faccia e perché subito dopo il suo collega alla guida del Defender (che si voleva bloccato e impossibilitato a sganciarsi dall’assalto dei manifestanti) ha ingranato la retromarcia e gli è passato sopra un paio di volte, togliendosi dall’impaccio senza altri problemi. Da notare che al presunto “linciaggio” del povero carabiniere assisteva impassibile un intero plotone di commilitoni schierato in ordine chiuso a meno di 10 metri.
    E perché Giuliani e compagni si accanivano sul defender? Perché faceva “carosello” tra la folla per disperdere la gente.
    Sai Pepito, che questo tipo di “tecnica” non si usava più da almeno 20 anni?
    E sai il perché, Pepito? Perché è pericolosissima. Tant’è vero che il ricorso ai “caroselli” fu implicitamente abbandonato dopo la morte di Giannino Zibecchi (1975), morto con la testa maciullata sotto le ruote di un camion dei carabinieri che giocavano allo slalom.
    null A Genova poi i “caroselli” non si vedevano dai tempi del governo Tambroni.
    Carlo Giuliani ha fatto una sua scelta, liberamente; ha pagato con la vita. E’ un concetto tanto difficile da capire, Pepito?
    No, perché mi pare di comprendere che c’è sempre un grande vecchio, un mandante morale, un cattivo maestro.. che manipola le menti semplici dei giovani (evidentemente reputati dei deficienti privi di identità e di idee), li indottrina e poi li spedisce in prima linea a fare la “rivoluzione”, come in una variante del progetto MK-Ultra.

    Pier Paolo Pasolini….
    Mai poesia di Pasolini fu più abusata e sfruttata a proprio comodo… lo avrebbero bruciato vivo (in compenso lo massacreranno all’Idroscalo di Ostia), ma la poesia sui fatti di Valle Giulia te la citano sempre come fosse un oracolo.
    Sarà il caso di ricordare che la situazione è un po’ cambiata rispetto ai tempi di Pasolini: negli anni ’70 nessuno voleva entrare in polizia, mentre oggi fanno la fila sgomitando e sfiorando l’orgasmo al tatto della divisa. Ciò detto, io continuerò a simpatizzare sempre con chi ha un “Ideale” e non con chi manganella la gente a contratto, ‘obbedendo agli ordini’.
    null
    Pasolini è stato un grandissimo intellettuale italiano. Se ne possono apprezzare le opere, ma mica condividere tutto ciò che scriveva a prescindere. Di cantonate ne prendeva anche lui… a volte enormi. Per esempio, le sue prese di posizione contro il divorzio inteso come espressione egotica del “consumismo borghese”.
    Per i tuoi tipi, Pepito, ti consiglio invece la lettura di:
    “L’ignoranza vaticana come paradigma dell’ignoranza della borghesia italiana” (pubblicata su ‘Epoca’ del 25/01/1975)
    La Chiesa, i peni e le vagine
    (che puoi trovare QUI)
    :) Scommettiamo che Pasolini non me lo scomodi più, Pepito?

  6. Anonimo Says:

    No, non va bene.
    intanto perchè continuui a riscrivere il mio nick? E’ una forma di provocazione? Siamo ai modi dei bulli? Ho abbastanza esperienza per capire queste techiche per innervosire l’interlocutore.

    Ma il tema sostanziale è un altro.
    “Carlo Giuliani ha fatto una sua scelta, liberamente; ha pagato con la vita. E’ un concetto tanto difficile da capire, Pepito?”
    Si è un concetto difficile da capire.
    Ti invito a riflettere sul cinismo della tua frase.

    Per me la discussione su questo tema termina qui.

    Pepito

    • “Bullo”… “cinico”… vedo che la lista dei complimenti si arricchisce sempre di più… Ne farò tesoro..:)

      perchè continuui a riscrivere il mio nick? E’ una forma di provocazione? Siamo ai modi dei bulli? Ho abbastanza esperienza per capire queste techiche per innervosire l’interlocutore.”

      Veramente, per me è una forma di interlocuzione confidenziale. Presuppone empatia nei confronti della controparte.
      Evidentemente, abbiamo “esperienze” e interrelazioni diverse.
      Certo non immaginavo che la cosa fosse per te così irritante, anche perché non rientrava nelle mie intenzioni. Buono a sapersi… Eviterò.

    • Mixmax Says:

      E invece la discussione termina oggi con le condanne definitive dei tuoi paladini della violenza, caro Pepito. Spero che nel frattempo tu ti sia fatto anche una modesta cultura andando a vedere il film di Vicari, basato sulle testimionianze rese durante i processi.
      Io sono convinto che sia proprio grazie alla connivenza tacita o escplicita di persone come te che nel mondo si instaurano le peggiori dittature di destra e di sinistra. Tu sei il gregge che si muove dove vuole l’opinione del più forte.
      In questi giorni, con la sentenza della cassazione abbiamo avuto un barlume di giustizia, che è sempre e comunque troppo poco. Saluti, Pepito.

  7. Carmela Piano Says:

    Sendivogius perdi troppo tempo col coriaceo e irrecuperabile Pepito. Carmela Piano

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