La LIBERAZIONE in pillole

Due paroline semplici, semplici, sul 25 Aprile… Di quelle intelligibili a chiunque, in tempi di semplificazione estrema e pensierini minimalisti…
Il 25 Aprile si festeggia (poi ognuno sceglie modalità e luoghi) la Liberazione dal nazi-fascismo, con la fine della seconda guerra mondiale. Fine.
Sai quella roba tipo campi di concentramento, dittatura, soppressione delle libertà civili, sterminio degli ebrei e di ogni minoranza possibile, esaltazione della violenza, odio razziale e massacri di massa?!?
Poi ci sarà sempre ‘qualcuno’ che ti dirà che sono tutte calunnie messe in giro ad arte dai vincitori, perché il fascismo (e pure il nazismo) ha fatto tante cose buone… E non ne dubitiamo! Anche Jack lo squartatore avrà aiutato qualche vecchietta ad attraversare la strada; una carezza ad un bambino l’avrà pure data almeno una volta in vita sua.
E pazienza se poi la sua sana misoginia, in linea con lo spirito dei tempi, contro il degrado morale e spirituale della nazione, sia incorsa in qualche “eccesso”… L’ideologia di fondo che ne ispirava le azioni non era poi così cattiva.
Ora, dicevamo: il 25 Aprile si celebra la Liberazione dal nazi-fascismo. Lo fanno in tutta Europa, e generalmente nel mondo più o meno libero, senza troppi clamori né polemiche. Ma solo da noi in Italia, che pure il fascismo lo abbiamo inventato (e qualche prudente pudore dovremmo averlo), sistematicamente e strumentalmente, ogni anno la Festa di Liberazione diventa oggetto di polemiche più o meno “revisionistiche” (e quasi sempre nostalgiche del regime che fu).
E allora ripetiamo insieme: il 25 Aprile si celebra la Liberazione dal nazi-fascismo. Non è la festa della “sinistra”, o degli odiati “comunisti”… Questi sono solo alibi di comodo, tanto servono a rassicurare il cosiddetto “centrodestra” nostrano che il 25 Aprile non lo ama di certo e non l’ha festeggiato mai. E quindi spende il suo tempo a denigrare ed irridere chi invece lo fa, berciando con quei nazifascisti verso i quali da sempre è compiacente, se non collaterale. “No, perché i partigiani…” invece le truppe della Wehrmacht e delle Waffen SS, con le brigate nere al seguito, dispensavano coccole e bacini.

La Destra propriamente detta, ‘fascista’ lo è stata sempre e senza reticenze. A quel mondo non strizza l’occhio, ci si riconosce proprio. Ma adesso non divaghiamo..!
Detto in breve, se non ti piace la festa della Liberazione dal nazi-fascismo, evidentemente è perché ti piacciono i nazifascisti.
Che sarà pure una definizione semplicistica e riduttiva, ma la sostanza è quella. Sic et simpliciter!
Perché a forza di citare Voltaire a cazzo e soprattutto negare la persistenza sotterranea del fascismo, quindi ripetere quanto fosse obsoleto l’antifascismo, sdoganando il primo e condannando il secondo, i nazifascisti coi loro fiancheggiatori ce li ritroviamo dritti al governo, in salute come non mai, senza che nessuno se ne faccia scandalo. In fondo, al netto della fuffa giustificazionista che pure va di gran moda, il processo era già in maturazione da tempo, con le sue manifestazioni liquidate ad espressioni goliardiche. Oggi si usa dire così, forse perché gli aspiranti ducetti (che non mancano) amano travestirsi da pagliacci.
Perché dunque al sedicente “centrodestra” italiano la Festa della Liberazione non piace?
Semplice: perché la maggior parte dei suoi esponenti appartiene o proviene da quella stessa galassia fascista, che poi è da sempre il bacino elettorale preferito di riferimento. E soprattutto perché la Resistenza, e di conseguenza la Lotta di Liberazione dal nazifascismo, ricorda ad una larga zona grigia del paese “l’ignavia, la vigliaccheria, e la complicità dei molti che col regime scesero a patti, ottennero favori, e nel momento del maggior bisogno rimasero alla finestra in attesa di accordarsi col vincitore” (e ci si perdoni l’autocitazionismo: repetita iuvant), contro il coraggio di quei pochi che decisero di non restare a guardare, imboscati nel loro pavido attendismo di comodo.
Ci sono molti modi di essere “anti-fascista” (e in una democrazia l’antifascismo dovrebbe essere introiettato come elemento naturale del suo esistere). Ma tra fascismo e antifascismo, al netto delle retoriche, o si sceglie l’uno o l’altro. Tertium non datur.
Semplice, no?!

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