Quando c’era Lui…

Why so serious - by Angela-T

Quando governava Lui
Silvio Berlusconi Fa piacere riscoprire (e proporvi), ad oltre tre anni dalla sua prima pubblicazione, l’editoriale dell’ottimo Giampaolo Carbonetto, sulla governabilità ed i suoi miti, tra i molti ed accorati appelli contro l’anomalia berlusconiana e le involuzioni di un sistema democratico minacciato da siffatta eccezione, che tanto copiosi si susseguirono ai tempi del Pornocrate regnante…

IL FALSO MITO DELLA GOVERNABILITÀ
di Gianpaolo Carbonetto
(08/12/09)

Giampaolo Carbonetto «Dieci minuti, seicento secondi, sono bastati per bocciare 150 emendamenti dell’opposizione durante l’esame della Finanziaria in commissione alla Camera: una media di 4 secondi a emendamento per respingere qualsiasi proposta di modifica evidentemente senza avere avuto neppure il tempo di leggerla. E adesso la storia si ripeterà in aula quando – hanno già annunciato – la maggioranza chiederà l’ennesima fiducia al Parlamento.
Davanti a un simile spettacolo non dobbiamo soltanto guardare inorriditi per quello che stanno facendo la maggioranza berlusconiana, ma anche recitare un profondo “mea culpa” per la miopia con la quale non ci siamo opposti alle leggi elettorali che sono passate nel nome della governabilità e che ci hanno portato al punto in cui siamo adesso.
Perché è proprio il mito della cosiddetta “governabilità” uno dei veleni più potenti ed efficaci nei confronti delle democrazie non particolarmente robuste, o che stanno attraversando un momento di spossatezza. Quello della governabilità può anche essere scelto come parametro fondamentale di progresso, ma si deve essere ben consci che, facendo così, si decide di mettere in un cassetto il concetto di democrazia, perché è evidente che il massimo di governabilità è costituito da una forte dittatura monocratica.
La forza dirompente e l’essenza della democrazia è costituita, invece, dalla sua perfettibilità. Se non si basa più su questo lento e discontinuo incedere comune verso il meglio, cessa di essere democrazia. E cessa di esserlo anche se non si rende conto di essere un mezzo e non un fine, se perde la coscienza del fatto che maggioranza non significa verità.
Ormai il danno è fatto e – anche per l’interesse interno di tutti i partiti – sarà molto difficile tornare indietro, ma questa esperienza deve servire a tutti a trovare la forza di opporsi e di resistere se e quando Berlusconi vorrà tentar di inserire la sua governabilità nella Costituzione. Perché non è questione di Berlusconi che, comunque, prima o dopo non ci sarà più, ma di Costituzione che dovrà servire a noi e ai nostri eredi per tantissimo altro tempo

Per fortuna, oggi al governo c’è il nipote di Gianni Letta (insieme a Brunetta, Alfano, Quagliarello, Lupi, Gasparri… e compagnia brutta!) sostenuto con la massima convinzione dal maggior partito d’opposizione dell’epoca (in nome del cambiamento) e saldamente tenuto per le palle dall’Innominato sul sagrato di Arcore, che lo tira un po’ dove gli pare a seconda di quanto gli conviene.
Per fortuna, oggi non c’è nemmeno bisogno di bocciarli gli emendamenti, dopo aver fatto finta di leggerli. Si legifera unicamente per decreto legge, con conversione blindata tramite voto di fiducia.
Per fortuna, sono stati brillantemente superati i rischi congeniti di una governabilità fondata su una forte dittatura monocratica. Infatti, è stato sostituito con successo da un centralismo unipolare a cooptazione oligarchica, sotto stretta supervisione di un presidente investito motu proprio di poteri monarchici, cassando anzitempo ogni iniziativa parlamentare per supervisione preventiva. Non per niente, il rispetto della volontà popolare ed i normali processi elettorali, vengono percepiti più come una minaccia che un’opportunità nell’ambito di una doverosa alternanza democratica.
Sarà per questo che l’attuale legge elettorale sembrerebbe profilarsi come la migliore delle leggi possibili, costituendo l’ultimo dei problemi di una maggioranza unipolare.
pillowsNon è un caso che Re Giorgio II consideri il frequente e facile ricorso a elezioni politiche anticipate come una delle più dannose patologie italiane, piuttosto che lo strumento fondamentale per la legittimazione di maggioranza certificate, basate sul costante confronto di proposte dialettiche.

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