Eravamo quattro amici al bar


«Non state a leggere i titoli dei giornali, stamattina hanno parlato di P3 ma sono quattro pensionati sfigati, che si sarebbero messi insieme per cambiare l’Italia. E se non ci riesco io…»
 (S.Berlusconi – 13/07/2010)

In effetti il Caro Leader è fedele al modello originale a cui si attiene con coerenza.
Perché inventarsi una presunta “P3” dal momento che il programma della floridissima Loggia P2 è stato elevato a prassi organica di governo?
Dopo le dimissioni dell’inconsapevol
e Claudio Scajola dallo ‘Sviluppo economico’, in pochi giorni abbiamo avuto quelle del pluripregiudicato Aldo Brancher, elevato a provvisorio Ministro del Nulla, insieme al sospetto camorrista Nicola Cosentino che rinuncia alla sua carica di ‘Sottosegretario all’Economia’.
Per essere la settimana del
ghe pensi mi, come risultato non c’è male.
Questo stillicidio dimissionario in flagranza di reato è la metafora inquietante di una Cleptocrazia che, in piena crisi economica, non ha alcun piano strategico di intervento, al di fuori del ladrocinio applicato.

Tornando ai “quattro pensionati sfigati”, questi sono in realtà amici di vecchia data di Re Silvio da Arcore…
C’è l’intramontabile
Flavio Carboni, con i suoi 78 anni vissuti pericolosamente nella presunzione di impunità; l’onnipresente Marcello Dell’Utri, sedicente bibliofilo con la passione per il duce e la mafia, che frequenta disinvoltamente guappi e picciotti; il dinamico Denis Verdini, coordinatore PdL e banchiere intrallazzone, assurto agli onori delle cronache giudiziarie come la variante casereccia di Winston Wolf nella Pulp Fiction delle Libertà.
Ma tra i giocatori di questo strano ‘scopone scientifico’ ci sono anche due vecchi arnesi in disarmo della politica pentapartita
Arcangelo Martino, ex assessore socialista del Comune di Napoli, sodale craxiano che avrebbe presentato (non si sa a che titolo) il messo comunale Elio Letizia, padre della più famosa Noemi, all’onnipotente “Cesare” al governo.
Pasquale Lombardi, geometra e sedicente giudice tributarista (in virtù della sua partecipazione a varie commissioni tributarie) col pallino degli affari.
Sono gli
“Sviluppatori” del nuovo millennio: parola di fresco conio per un mestiere antico che, nell’Italia che ruba, non conosce declino:

«Lo ‘sviluppatore’ è una figura tutta italiana nell’affare delle energie alternative. Lo sviluppatore è come un incursore: fonda o amministra società a responsabilità limitata da 10 mila euro, si accaparra i terreni, convince i Comuni, spiana la strada ai progetti, ottiene le concessioni e alla fine cede la società o l’attività alle grandi imprese che gestiranno i generatori e venderanno l’elettricità al gestore del servizio elettrico nazionale.»

Vento di mafia
  di Fabrizio Gatti
  L’Espresso (29/05/2010)

Un tempo si chiamavano “faccendieri”

L’OSCURO FACCENDIERE
 Flavio CARBONI (Sassari, 14/01/1932) è uno specialista unico nel suo genere. Invischiato nelle trame più torbide dei misteri italiani, è un procacciatore d’affari che si muove a suo agio nel sottobosco della politica e nelle pieghe oscure delle finanza italiana (e vaticana), frequentando disinvoltamente monsignori e massoni, imprenditori e mafiosi. Per tutti è “il Faccendiere” esperto in mediazioni.
Condensare in una sintesi di poche righe le gesta di Flavio Carboni non è un’impresa ardua, ma cosa semplicemente impossibile. Perciò proveremo a dare una semplice idea d’insieme delle molte attività poste in essere in un trentennio di attività.

Tra le sue molte intermediazioni d’affari poco ortodosse, il “faccendiere” è entrato in relazione con personaggi di primo piano della famigerata Banda della Magliana (Domenico Balducci, il cravattaro della bandaccia), con mai chiarite implicazioni nel sequestro di Emanuela Orlandi (QUI); con i servizi segreti militari (SISMI) tramite Francesco Pazienza; con Licio Gelli e la Loggia P2; con la Mafia siciliana… In particolare, è stato in contatto con Giuseppe ‘Pippo’ Calò conosciuto come il Cassiere dei Corleonesi, per conto dei quali riciclava il denaro sporco e reinvestiva i proventi criminali in ambiziose operazioni finanziarie. Viene implicato nel gigantesco crack del Banco Ambrosiano ed invischiato nell’omicidio di Roberto Calvi, il Banchiere di Dio del quale potete leggere un’agevole biografia QUI dove è riportata in breve tutta la catena.
Tutti saldamente uniti nella fratellanza massonica di osservanza piduista.

«Calvi trasferisce somme stratosferiche su conti segreti intestati a Licio Gelli, Pippo Calò, Francesco Pazienza, Flavio Carboni, Umberto Ortolani, e opera scalate azionarie fino al tentativo di acquistare il “Corriere della Sera” nel 1976. gli è vicino un piccolo imprenditore sardo, che è in grado di fungere da ponte tra Roberto Calvi ed il mondo politico italiano.
[…]
Il 19/10/89 a Roma viene arrestato Flavio Carboni con l’accusa di truffa e ricettazione della borsa che Roberto Calvi aveva con sé quando espatriò clandestinamente a Londra, dove è morto. E nell’impeachment è implicato il vescovo cecoslovacco Pavel Hnilica che avrebbe ricevuto da Carboni documenti relativi allo IOR in cambio di alcuni assegni in bianco.»

 La Santa Casta della Chiesa
  Claudio Rendina
  Newton Compton; 2009.

E pur tuttavia, Carboni riesce ad uscire sempre indenne dalle inchieste che lo coinvolgono, ritornando immediatamente in gioco per sempre nuovi affari.
Questo “sfigato pensionato” è altresì una vecchia conoscenza di Silvio Berlusconi col quale ha condiviso più di una operazione di speculazione immobiliare in Sardegna, nell’ambito del cosiddetto progetto
Olbia 2 – Costa Turchese.
In proposito, alcune informazioni interessanti le trovate
QUI.
  P.S. Ripensando ad Olbia 2… questa storia delle città fotocopia (new towns), numerate in progressione, devono essere una vera fissazione del Cavaliere.

Il SODALICIUM
 Il 30/06/2010 il GIP del Tribunale ordinario di Roma, Giovanni De Donato, emette una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre dei comprimari già citati in apertura. Sono per l’appunto Flavio Carboni, Pasquale Lombardi, e Arcangelo Martino.

«Perché in concorso con terze persone costituivano, organizzavano, e dirigevano un’associazione per delinquere, diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti, ivi compresi quelli di corruzione, abuso d’ufficio, diffamazione e violenza privata, caratterizzata dalla segretezza degli scopi, delle attività e della composizione del sodalizio, volta altresì a condizionare il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale, nonché di apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali»
 
 (Ordinanza di Custodia Cautelare)

Secondo gli inquirenti, la triade si ripartisce le competenze in base alle proprie specialità di intervento: A.Martino e F.Carboni gestiscono i rapporti col mondo dei politici e dell’imprenditoria; P.Lombardi cura i rapporti con gli ambienti di una certa magistratura oltremodo politicizzata, che non suscita alcuno scandalo a destra e piace più che mai agli intraprendenti cortigiani dell’Imperatore.
 I rapporti con la magistratura sono fondamentali, poiché grazie all’interessamento di giudici compiacenti non solo è possibile disinnescare la minaccia di eventuali controlli, stornando l’azione giudiziaria altrove, ma anche indirizzare gli interventi verso esiti pilotati a vantaggio esclusivo di determinati personaggi e gruppi politici.
Per la bisogna, il ‘Sodalizio’ sviluppa “una fitta rete di conoscenze nei settori della magistratura e della politica da sfruttare per i propri i fini segreti […] coinvolgendo con funzioni diverse anche personalità estranee al sodalizio”, ma utili al perseguimento degli obiettivi in cambio di un congruo corrispettivo in termini di vantaggi, di carriera, e di redditizie consulenze private.
Fra gli strumenti utilizzati per stabilire i contatti e le cooptazioni, vi è un’associazione denominata
Centro studi giuridici per l’integrazione europea “Diritti e Libertà”. Si tratta di un’invenzione di Lombardi (segretario) e Martino (responsabile).

«Tale struttura svolge in apparenza attività culturali nel settore giuridico, tramite l’organizzazione di convegni, spesso in località di prestigio, di elevato livello per temi trattati e qualità dei relatori e dei partecipanti. Tale attività risulta però strumentale rispetto alle finalità di costruire e consolidare rapporti confidenziali con personalità politiche»

Anche perché, stando a quanto ipotizzato dagli investigatori, il centro studi sarebbe cogestito in maniera occulta dallo stesso Carboni.

«Nel corso dei mesi di settembre e ottobre 2009, CARBONI, MARTINO e LOMBARDI hanno concordato e tentato l’avvicinamento di giudici della Corte Costituzionale, allo scopo di influire sull’esito giudiziario relativo alla Legge n.124/2008 (c.d. lodo Alfano), che aveva introdotto la sospensione del processo penale per le alte cariche dello Stato. L’operazione, per quanto emerso, è stata compiuta essenzialmente da Lombardi, previo accordo e contatto costante con gli altri due, e si intreccia con il tentativo dei tre di ottenere la candidatura dell’on. Nicola COSENTINO alla carica di presidente della Regione Campania.
[…] Dopo l’adozione di un’ordinanza cautelare nei confronti di quest’ultimo, hanno cercato di favorire un rapido accogliemento del ricorso proposto contro tale misura, grazie al rapporto esistente tra Lombardi ed il presidente della Corte di Cassazione, nel tentativo di recuperare la candidatura di Cosentino. Dopo il rigetto del ricorso e dove che i vertici del partito avevano individuato come proprio candidato Stefano CALDORO, il gruppo ha iniziato una intensa attività diretta a screditare il nuovo candidato e così ad escluderlo dalla competizione elettorale, tentando di diffondere, all’interno del partito e a mezzo internet, notizie diffamatorie sul suo conto.»

La rete è così capillare che Giancarlo Capaldo, procuratore aggiunto di Roma, contesta loro il reato associativo con la costituzione di una nuova P2.
Ma andiamo per ordine…

GIOCO DI SQUADRA
 Il ‘Sodalizio dei Pensionati’ gioca principalmente su tre direttive:
1) “Attività di inferenza” nei confronti della magistratura, con lo scopo di coinvolgere componenti del TAR, della Corte di Cassazione, della Corte Costituzionale, fino al Consiglio Superiore della Magistratura, nelle attività del gruppo.
2) La mancata candidatura di Nicola Cosentino alla presidenza della Regione Campania e la campagna di diffamazione aggravata ai danni di Stefano Caldoro, rivale interno allo stesso PdL.
3) L’accaparramento di appalti in esclusiva, per lo sviluppo di impianti eolici in Sardegna.

In una informativa del 18/06/2010, i Carabinieri del ROS di Roma, che si occupano della conduzione pratica delle indagini, annotano:

«Il modus operandi e le attività degli indagati rivela una vera propria struttura riservata, costituita e partecipata, da Flavio Carboni, da Arcangelo Martino e da Pasquale Lombardi.
L’organizzazione svolgeva in maniera sistematica e pianificata un’intensa, riservata ed indebita attività di interferenza sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionale di amministrazioni pubbliche, allo scopo di ottenere vantaggi economici o di altro tipo. Un gruppo che si giova dell’appoggio di due referenti politici, i parlamentari Dell’Utri e Denis Verdini. Altri personaggi vicini al gruppo che prendono parte alle riunioni, nel corso delle quali vengono impostate le principali operazioni e che paiono fornire il proprio contributo alle attività d’interferenza, sono individuati nei giudici Arcibaldo Miller, Antonio Martone ed il sottosegretario alla giustizia, Giacomo Caliendo (…) per pianificare l’avvicinamento di alcuni Giudici Costituzionali»

Alcune riunioni avvengono a Palazzo Pecci Blunt, in Piazza dell’Ara Coeli, dove si trova l’appartamento romano di Denis Verdini, il coordinatore nazionale del PdL già indagato per i suoi rapporti con la cricca Anemone-Balducci e gli appalti gestiti dalla Protezione Civile di Bertolaso-Letta.
In particolare, la sera del 23 settembre 2009 in casa Verdini si incontrano, oltre alla triade Carboni-Martino-Lombardi, il senatore
Marcello Dell’Utri, il sottosegretario alla Giustizia (e magistrato) Giacomo Caliendo, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller, per discutere l’approvazione del Lodo Alfano e cercare di pianificare una strategia di intervento per orientare, in qualche modo, i giudici costituzionali verso il nullaosta della legge ad personam.

1) Magistratura Amica
  Antonio Martone, fino alle recenti dimissioni, è stato avvocato generale in Cassazione ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati.
  Arcibaldo Miller è invece il capo degli ispettori ministeriali, che così tante volte hanno fatto visita alla Procura di Milano, per supervisionare gli atti riservati inerenti le inchieste su corruzione e politica (ad esempio, le carte del processo a Cesare Previti).
In particolar modo, Martone è preoccupato su cosa farà da vecchio e chiede a Carboni nuovi incarichi per il dopo-pensione.

La Corte Costituzionale
L’approvazione del Lodo Alfano, col suo giudizio di costituzionalità, sta particolarmente a cuore al sodalizio che si attiva per cercare di avvicinare i giudici, influenzarne il giudizio ed acquisire benemerenze politiche.
Il più attivo di tutti è Pasquale Lombardi che non lesina telefonate, nonostante le raccomandazioni alla prudenza dei suoi sodali:

«Digli di non telefonare ehhh… Lasciasse perdere tutto; si deve fermare, non chiamare, fermare! O sinnò gli togliamo i telefoni. Lui deve andare, non telefonare. Andare è diverso che telefonare»

 A.Martino che parla con un collaboratore, riferendosi a Lombardi.
 (Intercettazione del 25/09/2009)

P.Lombardi però non desiste e contatta (26/09/09) lo stupito Renzo Lusetti, parlamentare PD, per sapere se ha “qualche amico nella Corte Costituzionale”.
Il 30 settembre è la volta dell’imbarazzatissimo Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, che non riesce a sgrullarselo di dosso.
L’insistenza di Lombardi è infatti motivata da una certezza:

«Dobbiamo essere duri, loro ci devono rispettare sotto ogni aspetto perché come ci muoviamo noi forse manco loro si possono muove dato il nostro potere… non nostro, il potere dei nostri amici che è quello che è»
 (01/10/2009)

Salvo constatare l’amara verità soltanto pochi giorni dopo, nonostante le promesse millantate agli “amici”:

«Eh che figura di merda… noi non cumandamm’ manc’ o cazz..! Non cumandamm niente cò ‘sti qua… co ‘sti quindici rincoglioniti [i giudici costituzionali n.d.r.]»
 (07/10/2009)

In altri ambiti, le cose sembrano però andare meglio…

Consiglio Superiore della Magistratura
Anche in questo caso, a muoversi è soprattutto Pasquale Lombardi:

«A partire dal mese di ottobre 2009 sono state monitorate ripetute attività, poste in essere da Lombardi, dirette a pilotare, tramite pressioni esercitate su componenti del CSM, la nomina ad alcune cariche direttive di magistrati graditi al sodalizio, fra i quali Alfonso MARRA, aspirante alla carica di Presidente della Corte di Appello di Milano. Tali iniziative, delle quali Lombardi tiene informato Martino, sono dirette al fine di far acquisire all’associazione rapporti privilegiati con alcuni dirigenti di Uffici giudiziari e al tempo stesso acquisire meriti presso questi ultimi, in virtù dell’intervento operato»

 (Dall’Ordinanza di Custodia cautelare)

E sempre Lombardi dimostra una grande confidenza con certi ambienti giudiziari, prendendo contatti con Celestina Tinelli, componente del CSM, con la quale discute la nomina dei responsabili per le procure di Isernia, di Avellino, e di Nocera Inferiore, e soprattutto della Corte di Appello di Milano.
Dalle intercettazioni, Lombardi sembra essere in grande intimità col magistrato che si rivolge a lui, chiamandolo “Pasqualino” (cliccare sull’immagine per ingrandire il testo):

Per inciso, il ‘Carbone’ (cerchiato in rosso) di cui si parla è Vincenzo Carbone, primo presidente della Corte di Cassazione.
La questione del contendere è la nomina di un altro protetto del sodalizio, il campano Alfonso Marra (Fofò per gli amici), alla presidenza della Corte di Appello milanese, in contrapposizione al concorrente Renato Rodorf. Quest’ultimo è appoggiato da Giuseppe Berruti (fratello del più noto Massimo Maria) e l’avellinese Nicola Mancino, che però cambierà idea…
In questa specie di faida borbonica, consumata alla periferia del PdL, viene contattato pure l’ex magistrato Giacomo Caliendo, attuale sottosegretario alla Giustizia, “Giacomino” per il sodalizio.
Soprattutto è una squallida lotta tra le correnti interne alla magistratura, con scambio reciproco di favori e promozioni.
Naturalmente, Alfonso Marra diventa presidente della Corte di Appello a Milano.

TAR e Corte di Appello di Milano
Fresco di nomina, A.Marra si attiva subito in favore dei suoi patroni.
Il 01/03/2010 Martino e Lombardi contattano il magistrato per informarlo del rischio di esclusione della Lista Formigoni dalle prossime elezioni regionali, sollecitandone l’intervento.
Al contempo, il 05/03/2010, Arcangelo Martino contatta il magistrato
Arcibaldo Miller, capo dell’ispettorato presso il Ministero della Giustizia, con il quale concorda un incontro e…

«Chiede informazioni circa la possibilità ed il modo di provocare un’ispezione nei confronti dei magistrati componenti la Commissione elettorale»

Tuttavia, nonostante le insistenze e le pressioni, l’ispezione non verrà mai disposta.

 Ad essere sinceri, parlando da profani della materia, nel leggere le carte è difficile ravvisare fattispecie di reato, di gravità tale da reggere a tre gradi di giudizio, ad eccezione delle inevitabili dimissioni dei magistrati coinvolti. A parte le ingerenze indebite e la pressante azione lobbistica ai margini estremi della legalità, non fanno seguito azioni concrete, né è sempre evidente nelle conseguenze pratiche quel potere di condizionamento e di determinazione vincolante. D’altra parte, lo stesso Carboni è stato prosciolto da accuse ben più gravi in inchieste molto più delicate…
In poche parole, ‘sta roba probabilmente in un tribunale non regge. Questa almeno è l’impressione personale che se ne ricava e che, naturalmente, lascia il tempo che trova.
Più interessanti sono invece gli altri due filoni d’indagine…

2) La candidatura alla presidenza della Regione Campania
 Altro tema di discussione durante le riunioni romane con Denis Verdini, è la scelta del candidato governatore per la Regione Campania. La vittoria PdL è data per certa nell’ex satrapia di Antonio Bassolino (PD) dopo la sua dissennata gestione, quindi si tratta di una candidatura piuttosto ambita.
Il candidato ideale è
Nicola Cosentino, sottosegretario all’Economia ed alle Finanze (dimissionario), nonché coordinatore PdL in Campania.
Cosentino è fortemente indiziato (insieme a Mario Landolfi) di essere organico al clan camorristico dei Casalesi, dai quali avrebbe ricevuto voti e finanziamenti elettorali nell’ambito dello smaltimento illegale di rifiuti tossici. Tant’è che nel Novembre 2009 la Giunta per le autorizzazioni a procedere per la Camera dei deputati respinge l’ordine di arresto emesso dal Tribunale di Napoli, facendo leva sull’immunità parlamentate dell’onorevole Cosentino, che dopo molte pressioni interne al partito si vede costretto a rinunciare alla sua candidatura campana.

Al contempo, si attiva anche il “sodalizio” che si muove alle spalle del sottosegretario e pone subito le basi per un serie di iniziative, potendo contare sul sostegno di Marcello Dell’Utri e Denis Verdini.

«Con lo scopo di contrastare le scelte a loro sgradite, operate dai responsabili politici, tenterà di sostenere nuovamente la candidatura di Cosentino, auspicando interventi presso la Corte di Cassazione la rapida fissazione e l’accoglimento del ricorso contro la misura cautelare, cercando d’altro lato di screditare la figura del candidato prescelto, Stefano Caldoro, con una mirata campagna diffamatoria»

Il principale referente in Cassazione è naturalmente il presidente Vincenzo Carbone, che si prodiga in ogni modo. Al contempo, si lavora ai fianchi il rivale Caldoro, con la costruzione di dossier falsi con l’aiuto di Ernesto Sica, che travolto dall’evidenza dei fatti sarà poi costretto a dimettersi da assessore della giunta Caldoro.

MARTINO: Abbiamo messo in piedi una cosa strepitosa, mi segui?
SICA: Tu pensi che una valanga mediatica sia opportuna? Ci vorrebbe un regista bravissimo…

Ai primi di Febbraio, gli aiuto-regista addetti al confezionamento del ‘pacco’ mediatico  comunicano a Cosentino che il rapporto su Caldoro è pronto:

«Dici a Nicola che dovrebbe uscire il rapporto su Caldoro con i trans, forse del problema ha parlato anche un pentito, che fine abbiamo fatto. Siamo finiti in un mondo di froci»

Caldoro diventa ufficialmente “l’innamorato dei ricchioncelli”. Tanto per completare il cappotto, vengono messe in giro on line voci su un presunto coinvolgimento di Caldoro con la camorra, al fine di costringere il partito a ritirare la sua candidatura onde evitare il pubblico scandalo.
Naturalmente, Nicola Cosentino segue tutte le mosse e commenta soddisfatto:

«Il fatto dei frocetti rimarrà nella storia»

Ma noi siamo certi che la Storia riserverà un posto anche per l’onorevole Cosentino… forse anche due: schedario criminale o gogna degli infami?

3) Impianti eolici in Sardegna
 Sicuramente, questo costituisce l’aspetto più ghiotto e più gravido di implicazioni penali nell’intera vicenda.
Il business delle energie alternative con l’installazione di pale eoliche sembra infatti costituire l’ultima frontiera della penetrazione mafiosa nel mondo dell’economia (apparentemente) legale, col reinvestimento dei capitali illeciti, che coinvolge la Sardegna ma anche buona parte delle regioni meridionali.

«“L’approssimazione e la mancanza delle più elementari regole di pianificazione stanno caratterizzando la proliferazione degli impianti di produzione energetica da fonte eolica”, è scritto nel dossier 2007 sull’Italia: “Assistiamo alla progressiva perdita di grandi valori territoriali legati al paesaggio, nonché alla decadenza delle regole democratiche nelle piccole comunità sotto la spinta di interessi economici”. Un allarme che oggi può essere trasferito in Sardegna. Dove le imprese pronte a dare l’assalto al vento raramente sono sarde. Come la Vento Macchiareddu tirata in ballo nell’inchiesta sul faccendiere Flavio Carboni: sede a Napoli e interessi nei progetti eolici del Consorzio per l’area di sviluppo industriale nella zona Macchiareddu a Cagliari. Le quote societarie fanno riferimento a Francesco Azzarito, Cristina La Marca, Angela Leone, imprenditori napoletani che tra le loro attività vantano anche il noleggio di barche e pedalò. E che dopo essersi occupati delle discariche campane, danno la caccia al vento e ai finanziamenti. Dalla Puglia alla Sicilia.»

“Vento di mafia”
  di Fabrizio Gatti
  L’Espresso (29/05/2010)

Non volendo aggiungere troppa carne al fuoco, dedicheremo all’argomento una trattazione a parte, in un prossimo intervento ancora tutto da scrivere. O almeno è questa l’intenzione, in linea di massima, tempi e sintesi permettendo…
Per non concludere, possiamo dire che nell’ambito del “sodalizio” l’interesse per il settore rientra nelle competenze di Flavio Carboni, come specificato nell’ordinanza di custodia cautelare:

«A partire dal mese di luglio 2009, Carboni ha posto in essere iniziative volte a realizzare in Sardegna impianti di produzione di energia eolica. A tale scopo dapprima ha ottenuto, grazie all’interessamento di esponenti politici ed istituzionali, la nomina di persona a lui gradita (tale FABRIS Ignazio) alla carica di direttore generale dell’ARPAS (l’organismo regionale competente nel settore della tutela ambiente e territorio). In seguito ha intrattenuto rapporti con Farris e con altri rappresentati istituzionali, allo scopo di ottenere l’approvazione di un regolamento regionale favorevole ai propri progetti»

Come specificato nella mission della stessa agenzia, l’Arpas è (o dovrebbe essere):

“un’agenzia regionale che opera per la promozione dello sviluppo sostenibile e per la tutela e miglioramento della qualità degli ecosistemi naturali e antropizzati. L’Agenzia è l’organo tecnico che supporta le autorità competenti in materia di programmazione, autorizzazione e sanzioni in campo ambientale, a tutti i livelli di governo del territorio: la competenza tecnico-scientifica è la sua componente distintiva e qualificante.
L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Sardegna esercita in particolare funzioni di:
– controllo delle fonti di pressioni ambientali determinate dalle attività umane che, prelevando risorse ed interagendo con l’ambiente circostante, producono degli impatti sull’ambiente (scarichi, emissioni, rifiuti, sfruttamento del suolo, radiazioni, ecc.);
– monitoraggio dello stato dell’ambiente determinato dal livello di qualità delle diverse matrici (acqua, aria, suolo, ecc.);
– supporto tecnico alla pubblica amministrazione nel definire le risposte messe in atto per fronteggiare le pressioni e migliorare così lo stato dell’ambiente”

Immaginate cosa potrebbe accadere se le competenze di tali enti venissero stravolte e piegate agli interessi particolari di speculatori senza scrupoli; se fossero occupate e trasformate in cavalli di Troia per il profitto illimitato e per l’avidità di gruppi privati, contigui alla grande criminalità organizzata…
Ne riparleremo presto..!

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12 Risposte to “Eravamo quattro amici al bar”

  1. ottimo, davvero. Molto informato e dettagliato. Volevo scrivere una “biografia non autorizzata” di Carboni ma mi hai preceduto. Ti faccio un pingback magari.

  2. […] Sendivogius, che ha analizzato meglio di me i vari “oscuri faccendieri” del libero Stato […]

  3. Sandra Says:

    Mi associo! Nonostante la quantità di informazioni la lettura procede spedita e non è x niente pesante. Si legge tutto d’un fiato!!!!

  4. Midhriel Says:

    Ammiro sempre la fitta trama di connessioni che i tuoi post sanno offrire.
    “Loro” parlano spesso di magistratura politicizzata: ormai sembra chiaro che si riferiscano agli amici degli amici, quelli che aggiustano le cose quando serve. Dal mio punto di vista continuo a pensare che sarebbe più esatto parlare di criminalizzazione delle istituzioni (che era poi il piano della P2, e coincide con le modalità operative delle mafie).

  5. Grazie per i tuoi interventi che mi offrono sempre interessanti spunti di riflessione. A tal proposito, vorrei aggiungere qualcosa…
    Secondo quello che è invece il mio punto di vista (e che certi benpensanti definirebbero “radicale”) le Istituzioni sono per loro natura contingue al “Potere” e suppur nominalmente indipendenti in pratica sono ad esso strumentali.
    “Potere” è insieme di relazioni e di connessioni interpersonali tra coloro che di fatto lo esercitano su base gerarchica.. nei modi prescritti dalla Legge (e più spesso nelle maglie e nei vuoti che essa consente). E’ un connubio tra imperium e auctoritas, con i suoi rituali e pochissimi ‘sacerdoti’ addetti all’amministrazione personalizzata del Culto.
    Dove c’è Gerarchia c’è Restrizione. Ed ogni forma di restrizione implica sempre una Coercizione, che in quanto tale è negazione di Libertà.
    Sempre secondo me, le “Istituzioni” non limitano e non garantiscono aprioristicamente dagli abusi, ma rappresentano e tutelano un Ordine (particolare e non certo universale), prestabilito da determinati assetti di potere, che a loro volta riflettono equilibri sociali di riferimento, specifiche ideologie dominanti, ed una certa idea di economia.
    Per questo diffido sempre di certa sacralizzazione delle “Istituzioni”, che sono un’espressione provvisoria dei tempi e soprattutto sono composte da uomini (e da donne), non alieni da passioni e da vizi e da ambizioni.
    Coloro che alle Istituzioni appartengono, che esse rappresentano, e di fatto incarnano, riflettono nei modi e nei comportamenti e nei desideri la società che le produce. Soprattutto rappresentano una porzione precisa della società, che fa riferimento alle elite dominanti.
    Il Berlusconismo è il portatore puro (il paziente zero) del germe di una nuova forma di gestione del potere e di progetto sociale, che è antichissimo nella sostanza ma parzialmente originale nelle forme di realizzazione. Le Oligarchie sono sempre esistite, ma non hanno mai coabitato prima all’interno di una Democrazia (invenzione politica antica, ma di applicazione piuttosto recente).
    Gli svantaggi di una formazione umanistica mi portano inevitabilmente a guardare ai modelli della cultura classica: un’oligarchia quasi mai coincide col governo dei “migliori” (aristocrazia), ma spessissimo si identifica con quello dei più ricchi (timocrazia). Soprattutto è l’Oligarchia inconciliabile con la Democrazia. Ma una democrazia trasformata in Oclocrazia, è assolutamente funzionale alle minoranza dei ricchissimi e dei potenti che ne controllano le leve e manipolano le masse, orientandone gli umori (demagogia) e comprandone i favori. Lo sbocco naturale della Oclocrazia è (per Polibio) la Monarchia, intesa come esercizio del potere da parte di un solo uomo al comando dal quale discende ogni autorità. Mi sembra che ci stiamo arrivando… l’istituzione del Principato augusteo è forse il caso più eclatante e congeniale al novello “Cesare”..!
    Da questo punto di vista, il berlusconismo agisce come un virus mutogeno: intacca un’organismo a lui estraneo (la democrazia costituzionale) ne altera le forme e la struttura genetica, mimetizzandosi in essa e neutralizzando progressivamente gli anticorpi. L’incubazione è stata lunga ma ora il morbo è esploso e sta travolgendo le difese immunitarie, agendo dall’interno sulla composizione cellulare.
    Questi non stanno criminalizzando le istituzioni, le stanno semplicemente plasmando a loro immagine e somiglianza, trovando un terreno particolarmente fertile in questa sorta di processo rivoluzionario, o (se si preferisce) di infezione.

  6. Midhriel Says:

    Hai espresso perfettamente quello che è anche il mio pensiero, relativamente alle istituzioni e al processo infettivo che è in corso.
    Il tuo intervento mi induce ad ulteriori riflessioni, forse un po’ più astratte, sulle forme di governo: non ricordo dove ho letto, un mucchio di tempo fa, che la democrazia, per sua natura intrinseca, porta ad emergere non coloro che sono effettivamente più competenti (“i migliori”), ma coloro che sanno mettersi in mostra e conquistare consensi, anche sgomitando, prevaricando e sopraffacendo gli altri potenziali concorrenti. Questo mi ha portato a chiedermi come si possa evitare questa degenerazione, e quali alternative possano essere possibili, ma confesso che non ho ancora trovato una risposta soddisfacente :)
    Perchè insisto a parlare di criminalizzazione? Intanto perchè il Parlamento è diventato oasi felice di condannati e pregiudicati, ma poi anche perchè i consensi possono essere ottenuti con voto di scambio e coloro che ne beneficiano diventano poi longa manus delle cosche.

  7. Probabilmente mi sbaglio, ma l’Autore al quale fai riferimento potrebbe essere Gaetano Mosca, con la sua “Teorica dei governi e del governo parlamentare” (1884):

    «Chiunque abbia assistito ad un’elezione sa benissimo che non sono gli elettori che eleggono il deputato: se questa dizione non piacesse, potremmo surrogarla con l’altra che sono i suoi amici che lo fanno eleggere. Ad ogni modo, una candidatura è sempre l’opera di un gruppo di persone riunite per un intento comune, di una minoranza organizzata che, come sempre, fatalmente e necessariamente si impone alle maggioranze disorganizzate»

    [Avevo già utilizzato la citazione in tempi recenti per un precedente intervento, perciò ero ‘preparato’ in materia..]

    Il pensiero di Mosca è un po’ patrimonio comune di tutte le teorie elitiste di primo ‘900 che, guarda caso, hanno padri italiani di nascita (Mosca e Pareto) o d’adozione (Robert Michels).
    Michels, altro ‘socialista’ folgorato a destra, tuttavia offre una prospettiva interessante e quanto mai attuale, che si può leggere ne “La Democrazia e la legge ferrea dell’Oligarchia” (1909):

    «I duci stessi, se rimproverati di contegno antidemocratico, se ne appellano alla volontà delle masse che li tollerano, e quindi alla loro qualità di rappresentanti ed eletti. Fintanto che le masse – essi dicono – ci eleggono e ci rieleggono, noi siamo la legittima manifestazione della volontà delle masse e coincidiamo con essa. La nostra azione è dunque, eo ipso, azione della massa. In teoria, questa difesa è piana e chiara e non ammette contraddizioni di sorta. Ma in pratica, le elezioni dei capi da parte delle masse si compiono con tali metodi, e sotto così forti suggestioni e altre costrizioni morali delle masse stesse, che la loro libertà di decisione appare in sommo grado limitata. E se ciò non appare sempre dalle elezioni, è però un fatto costante nelle rielezioni.
    Il sistema democratico nel partito si riduce, in fondo, senza alcun dubbio, al diritto delle masse di scegliersi da sé, in determinati momenti, quei padroni, ai quali esse nel frattempo debbono assoluta obbedienza; al sistema, cioè, che nella storia degli Stati abbiamo imparato a conoscere sotto il nome del sistema plebiscitario o bonapartistico.
    L’onnipotenza della burocrazia, liberata del tutto, nella pratica, dall’obbligo di una resa di conti, finisce per innalzarsi a dittatura, poiché essa nella sua qualità di amministratrice del patrimonio del partito, dispone anche di mezzi di natura economica e politica (come la stampa, le casse, la facoltà di pubblicare e diffondere, o meno, gli scritti degli aderenti al partito, di assumere oratori stipendiali, ecc.); mezzi ch’essa può sempre precludere, e difatti preclude a concorrenti male accetti e agli elementi irrequieti della massa.
    (…) I capi tendono a rinchiudersi tra di loro, formando una specie di lega o se vogliamo, un trust, circondandosi così d’una alta muraglia, oltre la quale essi non lascian passare che gli elementi loro accetti e loro soggetti. Invece di lasciare questo compito alle elezioni delle masse, essi talvolta cercano di scegliere i loro successori da sé, e di completarsi, in via diretta o indiretta, per mezzo di un opzione autocratica»

    Michels subordina tutto al principio di organizzazione gerarchica e alla conseguente professionalizzazione dell’attività politica, che considera come l’elemento strutturale dei partiti socialdemocratici: “l’organizzazione è l’arma naturale concessa ai deboli nella lotte contro i forti”, la cui nefasta contropartita consiste nella “tendenza burocratica ed oligarchica assunta dall’organizzazione dei partiti democratici è da considerarsi senza dubbio quale frutto fatale d’una necessità tecnica e pratica. Essa è il prodotto inevitabile del principio stesso dell’organizzazione”.
    Sicuramente con più lungimiranza e competenza di me, Michels ritiene invece che l’Oligarchia sia organica alla Democrazia.

    «La formazione di regimi oligarchici nel seno dei regimi democratici moderni é Organica (…) L’organizzazione di ogni partito rappresenta una potente oligarchia su piede democratico. Dovunque, in essa, si rintracciano elettori ed eletti, ma, pure dovunque, dominio quasi illimitato dei capi eletti sulle masse elettrici. Sulla base democratica s’innalza, nascondendola, la struttura oligarchica dell’edificio.
    (…) L’esame attento e spassionato dei partiti democratici ci dimostra che le grandi divergenze d’opinione e le lotte d’idee si svolgono sempre meno a base di principi e colle pure armi della teoria, ma che esse generalmente tendono, al contrario, a degenerare presto in litigi personali»

    Per Michels la soluzione al male risiede nel… corporativismo fascista (!)
    E ciò dimostra quanto il livore dei sinistrati franati a destra contro gli ex compagni possa ottenebrare la ragione.

    Tornando al quesito originale, su come si possa evitare la degenerazione in atto e sulle possibili alternative, io non ho certo una risposta, pur possedendo una rigida scala di valori alla quale mi attengo e di ideali ai quali resto coerente.
    Personalmente, reputo però che esista già una piattaforma interessantissima e assai feconda dalla quale bisognerebbe ripartire, ben presente nelle idee di Charles Wright Mills: secondo me, un grande del pensiero contemporaneo.

  8. conversazione interessante.
    «I duci stessi, se rimproverati di contegno antidemocratico, se ne appellano alla volontà delle masse che li tollerano, e quindi alla loro qualità di rappresentanti ed eletti. Fintanto che le masse – essi dicono – ci eleggono e ci rieleggono, noi siamo la legittima manifestazione della volontà delle masse e coincidiamo con essa. >>

    scusa usata molto spesso da un certo caimano di mia conoscenza.

  9. Midhriel Says:

    Esatto, LadyLindy, anche a me è venuta in mente la stessa cosa!
    Sendivogius, il testo non era quello di Mosca: molto più probabilmente si trattava di un qualche compendio che avrò letto o studiato molto tempo fa, e di cui mi è rimasto impresso quel concetto.
    Del resto, il potere dei burocrati è riassunto in una frase che mi è capitato di sentire spesso: “i ministri passano, i funzionari restano”, anche se con lo spoil system qualcosa è cambiato in tal senso. Nel pensiero di Michels, da te elegantemente riassunto, intravedo comunque un aspetto molto attuale: “L’esame attento e spassionato dei partiti democratici ci dimostra che le grandi divergenze d’opinione e le lotte d’idee si svolgono sempre meno a base di principi e colle pure armi della teoria, ma che esse generalmente tendono, al contrario, a degenerare presto in litigi personali”. Mi sembra che stiamo assistendo in diretta da quindici anni a questa degenerazione, e del Cesarismo che comporta.
    Chiaramente anch’io ho una scala di valori e principi che guida le mie scelte e i miei comportamenti: il quesito era più che altro “accademico”, per valutare in astratto se esista una soluzione praticabile, così da profana della materia quale io sono.

  10. :) In effetti, la selezione dei brani di Michels era volutamente indirizzata a sottolineare le analogie con l’attualità del presente. E se certe similitudini stupiscono, ancor più preoccupanti dovrebbero essere le conseguenze.
    Anch’io tendo a pormi spesso l’identico quesito di Midhriel, in piena comunanza di vedute. Elementi utili per l’elaborazione e l’applicazione di prospettive di intervento, con la ricerca di soluzioni alternative, secondo me, come già detto, sono presenti nel pensiero di C.W.Mills ed andrebbero tradotti in prassi attiva… Probabilmente non è la soluzione, di certo non è “il migliore dei mondi possibili”, ma sarebbe già un inizio… Fermo restando che ogni suggerimento in più è sempre un fondamentale elemento di arricchimento.

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