Il Masi del compare

«Tocchiamo qui un aspetto importante della società e della mentalità dell’Alto Impero: la dignità conseguita da un uomo varia in funzione dell’ambiente sociale da cui proviene, e più elevata è la carica di partenza raggiunta grazie a questa provenienza, più va lontano; il merito di un individuo viene in secondo piano, ma può favorire di molto il progresso di un figlio. A quel tempo si lavorava per la posterità.»

 Yann Le Bohec
 “L’Esercito Romano”
 Carocci editore, Roma 2008

Sono trascorsi 2000 anni e non molto è cambiato da allora… del resto non siamo i diretti eredi della “civiltà” romana?!?
In aggiunta, gli ‘antichi’ sapevano bene come una nutrita clientela potesse contribuire al consolidamento del proprio potere personale e quanto fosse importante il ruolo intraprendente di certi liberti: schiavi affrancati e legati dal vincolo di riconoscenza nei confronti del dominus, all’ombra della cui munificenza costruivano le proprie fortune.
I vassalli sono inclini al tradimento, le alleanze possono variare, ma i servi restano come componente organica dell’asse ereditario. Ed è nota la difficoltà, insita nei salotti padronali, nel reperire personale referenziato per i servizi domestici.
Uno zelante segretario particolare con incarichi strategici è utile, facilmente sostituibile… e porta i baffi.

È il caso di Mauro Masi, il proconsole in armi dell’Imperium berlusconiano che guida le truppe d’occupazione in RAI: l’ex EIAR convertita in caserma punitiva ad uso governativo per la blindatura del consenso.
Nominato dittatore generale alla normalizzazione, il Masi da Civitavecchia è il kamikaze dell’Imperatore; l’oniwabanshu di Palazzo, pronto ad immolarsi in missioni suicide per la salvezza del padrone.
Esemplare minore di quella “razza padrona” nell’Italia immobile, dove il censo ed i natali fanno la differenza, Mauro Masi appartiene alla casta patrizia dei dirigenti ad vitam per diritto di nascita, con incarico intercambiabile ma sempre garantito, secondo le disponibilità del momento. Sono i top-manager abituati a planare sopra le miserie del duro mondo del lavoro dall’alto di una poltrona e lontano da inutili gavette per comuni mortali.

UNA CARRIERA SFOLGORANTE
 Burocrate valido per tutte le stagioni ed ogni colore, il Masi nazionale nasce ‘giurisperito’ e si reinventa ‘economista’. Laureato in Giurisprudenza (a 24 anni) nel 1977 e col massimo dei voti, si specializza in economia collezionando una lunga serie di diplomi ed abilitazioni a pagamento:

 Nel 1977 ottiene un diploma di merito come “tecnico della programmazione economica” presso la scuola di Sviluppo Economico dell’Unione Camere di commercio, Industria e Artigianato di Roma.
 Nel 1978 si diploma alla Scuola di direzione aziendale della Università Bocconi di Milano in “Gestione e controllo dell’attività bancaria”.
 Nello stesso periodo, il giovane Masi sbarca negli USA per conseguire un master in “Tecnica e analisi economica” presso l’IMF Institute di Washington. L’International Monetary Fund è l’organizzazione intergovernativa che, in stretta collaborazione con la Banca Mondiale, supervisiona il sistema finanziario a livello globale e le politiche macroeconomiche dei governi associati. Speculare ai suoi omologhi come il FMI e la BM, ne condivide le politiche ultraliberiste di marca monetarista, che nella prassi si sono spesso tradotti in una spiccata predilezione per i regimi dittatoriali sudamericani ed un occhio di riguardo per gli interessi delle grandi Corporations.

 Studente prodigio, in poco più di un anno, Mauro Masi prepara e discute la propria tesi laurea, ottiene un paio di diplomi ed un master all’estero. Già che c’è, sempre nel 1978, vince pure il concorso per entrare alla Banca d’Italia e viene avviato alla carriera direttiva nell’Ufficio di Vigilanza bancaria a Milano.
Qui siamo di fronte ad un portento della natura e della scienza, un genio incompreso col dono dell’ubiquità!
Dal 1982 al 1988 passa prima all’Ufficio Stampa e successivamente è nominato Dirigente nell’Ufficio di Collegamenti Internazionali della Segreteria Particolare del Direttorio della Banca d’Italia stessa.
Sarà in questi anni che il futuro direttore della RAI si appassiona forse a quel non-sense fiscale conosciuto come “Curva di Laffer”, tema ricorrente delle sue pubblicazione, che si propone di dimostrare i presunti benefici della detassazione dei ricchi a scapito dei ceti meno abbienti: “una teoria scarabocchiata su un foglio di carta”, secondo le considerazioni di Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia. 
Col tempo, il cursus honorum di super-Masi si autoalimenta con una serie inarrestabile di procuratele, sempre ai vertici di segreterie generali, direzioni dipartimentali, commissariati speciali, alti uffici stampa… Una sfilza di titoli le cui funzioni effettive restano comunque oscure per noi poveri profani, ignoranti di tanta arte.

LA SPONDA POLITICA
 Un simile talento non poteva certo restare inosservato e nel 1988 l’ottimo Masi sbarca finalmente sui lidi della politica nazionale, diventando “consigliere per la comunicazione economica” presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, fino a diventare (nel 1994) Capo della segreteria particolare del Ministro del Tesoro e Vice Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel Luglio 2001.
Dal 1995 al 1996 è direttore dell’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio e portavoce dell’allora Presidente Lamberto Dini, anche lui funzionario della Banca d’Italia prestato in pianta stabile alla politica.

Nel 1996 è nominato Capo del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nell’ambito di tale incarico è membro del comitato per la politica dell’informatica e delle telecomunicazioni della Presidenza del Consiglio, vice presidente del comitato per un codice di autoregolamentazione su TV e minori. E’ estensore della legge che modifica e integra la legge sul diritto d’autore (248/2000); della nuova legge sull’editoria (62/2001), di cui è membro del comitato sulla riforma; della legge sui nuovi punti vendita dei prodotti editoriali (108/1999 da cui il decreto legislativo 170/2001).
Cura le direttive di applicazione della legge 150/2000 sulla comunicazione istituzionale e gli uffici stampa.

 (Nota biografica ufficiale)

Come contorno, nel gennaio 1998, Masi viene insignito del premio per il “Miglior Comunicatore professionale dell’anno 1997” da parte del Gruppo Pubblicità Italia.
Ma è anche il vicepresidente della Commissione che ha realizzato la “Campagna di informazione nazionale straordinaria sull’introduzione dell’euro”, e che certamente tutti ricorderanno.

Scavando in una montagna crescente di fuffa, sarà bene specificare che il prof. Masi fornisce i suoi fondamentali suggerimenti per la stesura della:

 Legge n.108 del 13/04/1999, inerente le “Nuove norme in materia di punti vendita per la stampa quotidiana e periodica”. In pratica, è la rivoluzionaria normativa che estende la vendita dei quotidiani ai bar e ad altri esercizi commerciali diversi dalla vecchia edicola.

 Legge n.248 del 18/08/2000, inerente le “nuove norme di tutela del diritto d’autore”. È questa la legge che inasprisce la normativa sul copyright ed irrigidisce le sanzioni a tutto favore della SIAE, in nome di quella specie di pizzo di Stato legalizzato sulle riproduzioni musicali, con l’introduzione (tra le varie) di misure draconiane contro il file-sharing ed il peer to peer: odiosissimi reati di inaudita gravità sociale.
Si tratta di crimini da punire senza indugio e con la massima severità:

Art. 4
«La violazione delle disposizioni di cui al terzo ed al quarto comma dell’articolo 68 comporta la sospensione della attività di fotocopia, xerocopia o analogo sistema di riproduzione da sei mesi ad un anno nonché la sanzione amministrativa pecuniaria da due a dieci milioni di lire»

 Legge n.62 del 07/03/2001, inerente le “nuove norme sull’editoria e sui prodotti editoriali”.
Nella fattispecie, è la normativa che disciplina la definizione di “prodotto editoriale” e contro la quale blogger e siti indipendenti di informazione si illudono di tutelarsi, apponendo la famosa dicitura:

“Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato con cadenza periodica né è da considerarsi un mezzo di informazione o un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62/2001″

Soluzione peggiore del problema, visto che si rischia di incorrere nei rigori della Legge n.47 del 1948, che sanziona il reato di “stampa clandestina” (questo perché l’Italia è una grande democrazia).

Coerentemente con tanto zelo, dal maggio del 1999 a giugno 2003, Mauro Masi è nominato Commissario straordinario della SIAE. Sono famose in questo periodo le multe comminate alle feste parrocchiali dove vengono illegalmente riprodotti brani musicali in pubblico senza pagare il viatico alla SIAE, che pare abbia accampato diritti pure sull’esecuzione dell’inno di Mameli.
 Guerriero irriducibile nella giungla della pirateria informatica, secondo la leggenda, l’ultralegalitario Masi pare si segnali tra i cybernauti per la sua ossessiva opera di trollaggio in siti e forum di discussione, minacciando di punizioni e interventi della Polizia postale gli incauti ragazzini che si fanno beccare in cerca di download. In Italia puoi evadere milioni di euro, truffare a man bassa i risparmiatori, ma non azzardarti mai a scaricare clandestinamente un brano di Lady Gaga, alla quale (siamo sicuri) la SIAE corrisponde regolarmente gli introiti delle riscossioni.

LAVORI SOCIALMENTE INUTILI
 Nel Paese della crisi, c’è una categoria sulla quale splende sempre il sole e non conosce disoccupazione. Se il lavoro non c’è; se l’incarico prestigioso da manager non esiste, lo si inventa. Tanto a pagare è sempre qualcun altro…

“Dal maggio 2003 è componente del gruppo di lavoro interno quale esperto per la comunicazione e l’informazione della Commissione Intergovernativa per la nuova linea ferroviaria Torino-Lione presieduta dall’ing. Sergio Pininfarina.
Nel giugno 2003 è nominato coordinatore dell’Unità operativa di coordinamento per le attività che rilevano per la Presidenza del Consiglio dei Ministri in relazione al Semestre italiano di Presidenza dell’UE.
Nel novembre 2003 è nominato componente del Consiglio generale, del Consiglio di amministrazione e del Comitato amministratore della Gestione separata dell’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani.
Dal maggio 2004 è membro, in qualità di “alternate” del Ministro dell’Innovazione Lucio Stanca della TASK Force dell’ONU per l’implementazione di Internet sui Paesi in via di sviluppo.”  

 La carriera di Masi è irresistibile:
Nel marzo del 2005 è nominato ‘Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri’ da Silvio Berlusconi, mentre nel novembre del 2005 diventa membro del ‘Consiglio superiore delle Comunicazioni’.
Sarà la solidarietà che nasce dal baffo, ma le fortune del nostro eroe conoscono una nuova alba per intercessione del sempiterno Massimo D’Alema che nel 2006 lo ricicla come ‘Capo di Gabinetto del Vice Presidente del Consiglio dei Ministri’ e poi come ‘Delegato italiano all’ONU per la proprietà intellettuale’, per tornare infine ‘Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri’ sotto il Governo Berlusconi nel Maggio 2008.

IL MACHO
 E pur tuttavia, Mauro Masi non è solo una testa.. d’uovo. In lui batte il cuore dell’uomo d’azione. Hard-boiled hollywoodiano rotto a tutti gli sport, si muove col cipiglio sicuro del condottiero: camicia nera (le tradizioni sono importanti), petto villoso e pelazzo al vento, come si conviene ad un vero macho da riporto balneare, mentre esibisce il suo phisique di vitellone stagionato da balera sul mare.
Appassionato di paracadutismo, sembra che Masi si auto-definisca un decente boxeur di Muay Thai… E certo da quando Berlusconi lo ha posto alla direzione generale della RAI (02/04/2009) il nostro eroe di calci ne ha sferrati parecchio con uno zelo censorio ed epuratore senza precedenti in un azienda che pure non brilla per spirito indipendente. Più che un direttore, Masi sembra uno smantellatore, in nome e per conto  della normalizzazione berlusconiana, ed in sostanza sembra lavorare come commissario liquidatore della principale azienda concorrente di Mediaset. Sordo ad ogni richiamo verso la minima decenza, è devoto unicamente alle istanze del ‘compare’ di Arcore, muovendosi come un rullo compressore. Se è nota la polemica con Santoro (una guerra ad personam) meno conosciuta e la rimozione di professionisti di indiscusso valore come Carlo Freccero, reo di aver fatto decollare negli ascolti RAI-4 a scapito della programmazione di Iris, fino all’ultimo tentativo di boicottaggio organizzato ai danni della trasmissione di Roberto Saviano
Il problema di Masi è che, come agente infiltrato di Mediaset, agisce in maniera troppo scoperta e, come tutti i servi eccessivamente zelanti, tende ad essere prevedibile e dunque poco efficace.
I “cretini obbedienti” (QUI) di solito non durano… Per questo crediamo che uno come Masi finirà presto trasferito a fare danni altrove… Magari alle Ferrovie dello Stato! Tanto una poltrona vale l’altra.

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Una Risposta to “Il Masi del compare”

  1. un servo ,la testa di legno del potente di turno .un soggetto usabile per distruggere il servizio pubblico a vantaggio del Silvio di turno .come lo si può capire dal suo vergognoso comportamento..

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