Archivio per Liberthalia

(105) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , on 3 dicembre 2017 by Sendivogius

Classifica NOVEMBRE 2017”

In un paese popolato da una predominante maggioranza di semianalfabeti di ritorno, dove nessuno legge ma tutti scrivono, non si capisce bene perché ogni citrullo matricolato aspiri fortissimamente alle pubblicazione dei propri pensierini elementari, raccolti in forma di libri che nessuno acquisterà mai e che al massimo susciteranno il ludibrio di quei pochissimi che avranno lo stomaco ed il tempo da perdere, per sghignazzare dinanzi allo sfoglio della copiosa spremuta di reni, che tante fatiche ed orgoglio pessimamente riposto devono suscitare nell’improvvisato autore da toilette. Francamente non si capisce la grafomania di questi narcisi dall’ego sopravvalutato, i quali non sanno resistere alla tentazione di rendersi ridicoli al resto del mondo che li ignora bellamente. Tanta è l’ansia di lasciare una traccia dimenticabilissima del loro effimero passaggio nell’assenza di ogni senso del ridicolo, come se servissero altri indizi per riconoscere un ineffabile minchione nella prevalenza del cretino, davvero convinto che uno sia disposto a pagare per leggere le sue incredibili puttanate.
Il vero mistero risiede semmai nel fatto che questi fenomeni matricolati prima o poi un editore disposto a pubblicare le loro corbellerie su carta lo trovano sempre. E questo la dice lunga sulla crisi dell’editoria italiana ed il sempre troppo sottovalutato problema della deforestazione.
L’editoria è un po’ come il mondo dello spettacolo: una comparsata vale più di un ingaggio e poco importa la qualità della prestazione, che tra idioti ci si annusa subito e ci si comprende al volo.
Insomma, noi eravamo ormai assuefatti alle opere letterarie di un Matteo Renzi, che imperterrito si ostina a pubblicare libri invendibili. E credevamo che non potesse esserci niente di più imbarazzante. Almeno finché non abbiamo scoperto le ultime fatiche letterarie di un Alessandro Di Battista, perdigiorno professionista e già autore di altri capolavori perdibili…

Il Dibba è uno che evidentemente è convinto di essere il primo uomo sulla terra ad essere diventato padre. E per questo sente l’impellente desiderio di farlo sapere all’universo intero, come se potesse fregare qualcosa a qualcuno. Quindi, ci regala perle di saggezza difficilmente eguagliabili, confezionate in formato Ikea e componibili a piacere (uno che “una mensola in più ti può cambiare la vita”!), con una lettera al figlio che per sua fortuna non ha ancora l’intelletto per intendere la minchioneria siderale del ciarliero genitore, consegnata in perpetuo ricordo ai posteri…

«Ultimamente mi addormento guardando su YouTube qualche video di chef che propongono ricette. Ho preso subito sonno. Ero davvero stanco. Verso le 6,00 Sahra mi ha svegliato chiedendomi di cambiare Andrea. Il sonno era invincibile ma mi sono fatto forza

Qui si nota subito come il Dibba non abbia mai fatto un cazzo nella vita, altrimenti saprebbe che la stragrande maggioranza delle persone alle 6,00 del mattino è già sveglia da un pezzo, per andarsi a guadagnare la pagnotta.

«Prima di portare Andrea in bagno e lavargli il culetto nel lavandino ho provato cinque o sei volte la presa che avrei dovuto fare, come fanno i tennisti a gioco fermo tra un punto e l’altro.
[…] L’ho pulito con cura; i suoi angelici escrementi erano piuttosto appiccicosi. Ma era roba di mio figlio, sangue del mio sangue e non provavo alcun disgusto….. Gli ho spalmato la pomata sul sedere e sul pisellino poi gli ho rimesso il body con gesti rapidi e risoluti. Il problema è che, complice il sonno e l’eccesso di sicurezza, mi sono dimenticato il pannolino

Il Dibba è uno che la sa lunga, non per niente è tra quelli che cambieranno il mondo…

«Ho sbrinato il freezer. Nel farlo ho pensato che Andrea si meritasse una casa con il congelatore sbrinato»

Ora, nelle intenzioni del narratore, presupponiamo questi siano passaggi comici che dovrebbero far ridere lo sventurato lettore che dovesse imbattersi in simili orrori. Quando Andrea sarà abbastanza grande da comprenderne l’entità, probabilmente sentirà anche lui l’impellenza di scrivere la sua personale lettera al padre, senza fare il verso a Kafka. Immaginiamo quale sarà il titolo di grido: “Mio padre è un coglione”. Lo sapevamo già, grazie!
Tuttavia, se si parla di cazzate, allora è meglio lasciare la parola ad un esperto già dotato al naturale di suo…

«Oggi, purtroppo, se vuoi lavorare nel mondo dello spettacolo a qualcuno la devi dare, prima, dopo o durante. Tutti ci provano. A un regista tante la sbattono in faccia. Mi ha appena chiamato una mia amica pugliese che ha scritto un libro. Mi ha detto: per fare questo libro ho fatto un pompino all’editore, è uno importante, ne avevo bisogno.»

Rocco Siffredi
(14/11/17)

Non sappiamo se anche il Dibba sia dovuto ricorrere ad una fellatio o altro, per farsi pubblicare a spese dell’editore una simile roba improponibile. Né ci è dato sapere cosa ci sia di interessante nell’immaginare il Dibba che, “con gesti rapidi e risoluti”, maneggia sederi e piselli riempendosi di fiero orgoglio paterno, al compiaciuto contatto con angelici escrementi appiccicosi (“sangue del mio sangue”). Ma che simile merda sia stata considerata degna di pubblicazione, costituisce sputtanamento perenne di qualsiasi editore, fosse pure il più svaccato.

Hit Parade del mese:

01. IL RITORNO DELLA MUMMIA

[02 Nov.] «Ho fatto molte cose buone al governo, lo dicono le più importanti università. Abbiamo fatto l’alta velocità, tolto l’imposta di successione, dimezzato gli incidenti stradali ed i cancri ai polmoni, ed è stata proprio la mia opera a far finire la Guerra Fredda.»
(Silvio Berlusconi, la Salma)

02. PUPAZZI ANIMATI

[13 Nov.] «Io quando incontro le ambasciate degli altri paesi, come incontro i miei alter ego di altri paesi.»
(Luigi Di Maio, Alter Ego)

03. LENTAMENTE MUORE

[08 Nov.] «Io dopo la sconfitta del referendum volevo veramente andarmene del tutto, ma 26 mila mi hanno detto di cambiare idea.»
(Matteo Renzi, il Restante)

04. ORRORI FUTURI E VENTURI

[20 Nov.] «Cari amici, cari coetanei… Ho promosso alcuni studi dell’Università e dell’ospedale San Raffaele: l’obiettivo a portata di mano è quello di accrescere nel prossimo futuro la prospettiva di vita fino a 125 anni»
(Silvio Berlusconi, l’Eterno)

05. LA 13^ PIAGA

[29 Nov.] «Berlusconi è un regalo che il Signore ci ha fatto all’Italia. Non dico un Dio, ma quasi.»
(Antonio Razzi, il Profeta)

06. DIAMO I NUMERI

[07 Nov.] «Finora gli italiani mi hanno dato oltre 200 milioni di voti»
(Silvio Berlusconi, il Pallottoliere)

07. GOVERNO DI CAMBIO

[05 Nov.] «Io spero che da domani si può davvero fare il cambio.»
(Ignazio Corrao, Europarlamentare a 5 stelle)

08. PETIZIONI

[25 Nov.] «Chiediamo all’Osce di monitorare non solo le operazioni elettorali, ma anche la libertà di stampa e le modalità di informazione»
(Luigi Di Maio, il Petulante)

09. ALFANO, CASINI, VERDINI, FORMIGONI, LUPI, BIANCONI…

[21 Nov.] «Il nuovo centrosinistra avrà un sacco di bella gente sulla scheda»
(Matteo Renzi, il nuovo in sopravanzo)

10. SCELTE DI VITA

[21 Nov.] «In maniera molto leale e sincera, sono qui per darvi una notizia: ho preso una decisione, una mia scelta umana, ed è quella di non ricandidarmi alle prossime elezioni. Una scelta mia, umana, di cuore. Dall’estate prossima voglio partire, andare in alcuni luoghi del mondo a raccogliere idee, e riportarle qui. La politica per me è l’attività più bella che esiste, e la voglio portare avanti al di fuori del palazzo delle istituzioni. Non vi nego che la nascita di mio figlio è come se avesse dato ancora più benzina a questa scelta che era già presa. Tra i miei sogni c’è la scrittura, e a proposito, tra qualche giorno uscirà il mio nuovo libro.»
(Alessandro Di Battista, il Marchettaro)

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BLACK FRIDAY

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , on 25 novembre 2017 by Sendivogius

Non esiste puttanata, aka amerikanata, che gli italiani si facciano mancare. Sono come i polli da batteria: basta rimpinzarli di mangime all’ingrosso e loro beccheranno qualsiasi cosa, prima di essere spennati e bolliti una volta ingrassati a dovere.
Un tempo si chiamavano “saldi”; ora invece, con una di quelle operazioni di mercato che spacciano per ‘nuovo’ ciò che invece è vecchissimo, si dice black friday (!!).
Il “venerdì nero” rientra nel pastone, per ammansire masse bulimiche di consumatori compulsivi. Ovvero di crearne di nuovi, per emulazione indotta su contagio collettivo, sulla spinta del mega scontone al primo coglione che più compra nell’accumulo di roba.
Il fenomeno è ancora circoscritto e lontano dai fenomeni di isteria collettiva di altre e più desolate lande di citrulli (evidentemente disponiamo di anticorpi ancora solidi). Per questo ce lo ripropongono a tambur battente, da mane a sera, come un mantra (compra! Compra!! Compraaah!!!).
E francamente non se ne può più..!

Chissà cos’altro si inventeranno ancora… Perché la madre degli imbecilli è sempre incinta.  

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Scacco Matto

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , on 15 novembre 2017 by Sendivogius

Sinceramente, abbiamo perso il conto delle disfatte. In tre anni, questo coso buffo ha perso tutto quello che poteva perdere. Anche laddove pareva impossibile, per un numero di disfatte da guinness dei primati, che avrebbero stroncato la carriera politica di qualunque segretario di partito. Ma non certo Lui: il Tavecchio stravecchio del partito bestemmia, inamovibile ed irremovibile, a prova di dimissioni ed in dissociazione permanente da ogni principio di realtà nel suo cialtronismo siderale (che i coprofagi più affezionati chiamano “carisma”), mentre lievita nel suo flaccidoso sex appeal di pachiderma in agonia.

È un fenomeno mitologico (oltreché clinico) dalle dimensioni bibliche. Tanto che per il suo orripilante partito, plasmato ad immagine e somiglianza dello “statista” di Rignano, questi s’è rivelato più catastrofico delle dodici piaghe d’Egitto, in un disaster movie da record, mentre corre verso il nulla della dissoluzione a bordo del suo treno fantasma…

GHOST TRAIN
di Alessandra Daniele
(12/11/17)

 «Matteo Renzi è politicamente morto, almeno dalla disfatta referendaria dell’anno scorso.
La politica italiana però è sempre stata Zombieland, quindi il Cazzaro resiste ancora caparbiamente aggrappato al poco potere che gli è rimasto.
Renzi è la cosa peggiore che sia capitata al PD dalla sua fondazione – e ce ne vuole – eppure il PD non riesce a liberarsene.
Dopo aver schiantato il suo partito contro un muro almeno una decina di volte di seguito, ogni volta Renzi è riuscito a strisciare fuori dalle lamiere contorte per tornare a sparare le sue cazzate in Tv come se niente fosse successo.
Da una settimana i renziani non fanno che inventare scuse per l’ennesima sconfitta: il voto disgiunto, i sondaggi clandestini, gli scissionisti, le cavallette, tutto pur di continuare a negare l’evidenza, di non ammettere che gli elettori del PD non lo votano più perché disgustati dalle politiche reazionarie e criminali, dai candidati incapaci e corrotti, dall’ottusa arroganza del leader.
Meteor Renzi, che doveva essere per il PD l’ultima speranza di salvezza, s’è rivelato un Extinction Level Event.
La parabola del cosiddetto centrosinistra però non è stata soltanto fallimentare, è stata teratogena.
I mostri fasciomafiosi che oggi addita inorridito li ha prodotti, consegnando intere classi sociali, intere generazioni all’abbrutimento del darwinismo sociale mercatista.
Il centrosinistra non può invocare, non merita, e non riceverà nessuna solidarietà nazionale contro una deriva nera di cui è il primo responsabile.
Il treno elettorale renziano è costretto a viaggiare in incognito, senza comunicare l’itinerario e le tappe, nel patetico tentativo di sfuggire alle proteste inferocite che incontra ad ogni fermata.
È un treno fantasma.
Un Disorient Express perso nella notte dei morti viventi.
Perché sospettare brogli, perché meravigliarsi che il PD risulti il più votato dai novantenni in coma?
È il partito che li rappresenta meglio.
D’altronde, perché stupirsi che uno dei candidati sostenitori dell’onesto Musumeci sia stato arrestato per evasione fiscale il giorno dopo essere stato eletto?
Berlusconi, leader e demiurgo dello schieramento che ha eletto Musumeci, è condannato in via definitiva per frode fiscale, con tanto d’interdizione dai pubblici uffici.
Per Berlusconi però il Laboratorio Sicilia ha funzionato come quello di Frankenstein.
Dopotutto “Non è morto ciò che in eterno può attendere, e col passare di strane ere, anche la morte muore”.
E questa è sicuramente una strana era

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S-CATENATEVI!

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , on 11 novembre 2017 by Sendivogius

Sulla cosiddetta “questione meridionale” sono stati versati fiumi di inchiostro. Non c’è autore, nella tradizione intellettuale più nobile del pensiero italiano… fosse essa di estrazione socialista, liberale, cattolica, anarchica, riformista… che non vi si sia soffermato sopra almeno una volta, con toni ora vibratamente appassionati, ora asetticamente clinici, più spesso critici e sdegnati. Lontanissmi da certo piagnonismo neo-borbonico, che nel suo revisionimo nostalgico e populisteggiante millanta di paradisi perduti, sotto l’illuminata amministrazione di Re Bomba.
Antonio Gramsci e Gaetano Salvemini, insieme alle concause storiche ed economiche, individuano i mali in apparenza atavici del Mezzogiorno d’Italia, nell’assenza di una vera classe intellettuale, dietro una piccola borghesia parassitaria ed impiegatizia, totalmente priva di qualsiasi senso civico (se non di etica) e reale spessore culturale, per un ceto ‘dirigente’, o aspirante tale. Una compagine sociale che Salvemini (da meridionale) non esita a definire “delinquente e putrefatto“, che vivacchia all’ombra del notabilato locale e prospera al servizio degli interessi dei grandi latifondisti e dell’aristocrazia agraria. Soprattutto, critica con ferocia quello che oggi verrebbe chiamato “cetomediume”. Dileggia la tendenza all’autocommiserazione assolutoria della piccola borghesia parassita ed oziosa che scrive sui giornali e piange sulle miserie proprie, credendole in buona fede miserie di tutta l’Italia meridionale. E ne demolisce impietosamente le velleità “intellettuali”, che altro non sono se non superficie per l’acquisizione di status sociale, volto al conseguimento di potere e prebende pubbliche…

«Le sue caratteristiche psicologiche fondamentali sono la vuotaggine, la vigliaccheria, il nessun senso di dignità.
[…] Avvezzi, fino dai primi anni, a sentir magnificare la “raccomandazione” come il solo mezzo per andare avanti nella scuola, nel tribunale, nella banca, nel municipio, a Roma, essi non vedono nella vita se non un gioco di protezioni, uno scontrarsi di influenze più o meno efficaci, un prevalere di simpatie o di antipatie capricciose. Per essi non esiste nessuna scala di valori morali obiettivi. Il merito consiste nell’avere un protettore potente.
[…] Andate un pomeriggio d’estate in uno di quei circoli di civili, in cui si raccoglie il fior fiore della poltroneria paesana; ascoltate per qualche ora conversare quella gente corpulenta, dagli occhi spenti, dalla voce fessa, mezzo sbracata, grossolana e volgare nelle parole e negli atti, badate alle scempiaggini, ai non sensi, alle irrealtà di cui sono infarciti i discorsi. E abbiate il coraggio di dire che i meridionali sono intelligenti!»

Gaetano Salvemini
“La piccola borghesia intellettuale nel Mezzogiorno d’Italia”
La Voce (16/03/1911)

 E nel criticarne i vizi lo fa con un giudizio durissimo che, a guardare certe escrescenze dell’oggi, vale benissimo per il presente, nell’intreccio di interessi che ne implica la propagazione persistente nel tempo. Mutabile nella forma, ma sostanzialmente uguale nella sostanza.

«La cosa peggiore è che la piccola borghesia fornisce alla nostra vita politica e amministrativa del Mezzogiorno e del paese, ma anche dei partiti, buona parte del personale politico che fa le leggi e che ci governa.
[…] Gli impiegati non devono badare a servire il pubblico, quanto a trottar di qua e di là per conto della clientela che li ha nominati; favorir questo, taglieggiar quello, fare ostruzionismo a quell’altro, finché non abbia messo giudizio e garantire che voterà ammodo. L’appaltatore può dispensarsi dal fare i lavori appaltati, purché sia sempre pronto a dividere gli utili col sindaco, contribuisca alle spese elettorali, e tenga d’occhio i suoi dipendenti nel gran giorno elettorale. Le rendite della congregazione di carità spariscono in sussidi ai galoppini elettorali, mentre i poveri veri restano a denti asciutti. Le Casse di Risparmio e le banche popolari sono svaligiati, i monti frumentari si volatilizzano

Gaetano Salvemini
“La piccola borghesia intellettuale nel Mezzogiorno d’Italia”
La Voce (16/03/1911)

E intanto sono trascorsi cento anni dall’invettiva di Salvemini, che su certi “rappresentanti” aveva le idee chiarissime…

«I deputati meridionali facevano consistere il loro ufficio nel fare raccomandazioni e procurar favori agli elettori, e per essi una croce di cavaliere aveva più importanza che un trattato di commercio o un progetto di legge per le pensioni.
[…] La vita pubblica si riduce ad una serie continua di strisciamenti vicendevoli, di mercimoni, di servilismi di tutti verso tutti. L’origine dei deputati meridionali sta tutta in questa condizione di cose, la quale è intollerabile per tutti

Gaetano Salvemini
Riepilogo, in “Movimento socialista e questione meridionale”
Feltrinelli (Milano, 1968)

Lungi dall’essere risolto, il bubbone è andato sempre più ingrossandosi nel corso dei decenni, senza ben sapere come incidere l’enorme cisti purulenta. Oggi ci si sofferma massimamente sul fenomeno mafioso, inteso soprattutto nella sua dimensione criminale, ma si preferisce spesso sorvolare sul substrato sociale, e finanche culturale, che ne alimenta la resilienza ad ogni effettiva operazione di contrasto, ridotta a mero contenimento, nella reiterazione di un fenomeno dalla ramificazioni trasversali. Poi certo c’è pure chi in tempi recenti ha sostenuto come con la mafia sia necessario convivere… Oppure, quell’altro tizio barbuto che tempo addietro è andato sbraitando per un pugno di voti, assurdità come questa: “la mafia non ha mai strangolato nessuno”..!

E allora capisci perché il problema sembri inestirpabile, nelle distorsioni che contraddistinguono certi tipi di approccio ‘dialettico’.
Oramai dovremmo esserci abituati. Però che diamine! Per quanto uno possa essere cinicamente smaliziato, è difficile contenere il ribrezzo verso l’immancabile pletora di personaggi improponibili, e francamente ributtanti, che le recenti elezioni siciliane hanno portato alla ribalta nazionale come da immonda consuetudine. Perché (forse) non saranno mafiosi, ma in presenza di anticorpi sani una qualche crisi di rigetto una società civile con un minimo di valori ideali (o di semplice senso della decenza) dovrebbe produrla… Perché questi “signori delle tessere”, con le loro cosche elettorali a carattere ereditario, le loro rendite fondate sul voto di scambio, i loro codazzi di clientes e la claque petulante, che ad ogni elezioni fanno incetta di consensi, facendo del saccheggio della “cosa pubblica” uno strumento di potere personale e feudale, qualcuno (troppi) li votano, salvo lamentarsene un istante dopo e poi liquidare lo scempio in boutade macchiettistica di una presunta peculiarità isolana, secondo una vulgata fin troppo indulgente.
Insomma, dinanzi ad una roba simile, è difficile rimanere inerti. Perché una persona sana all’occorrenza si indigna. Non porta in trionfo simili cialtroni all’uscita dal tribunale, che di Masaniello improvvisati questo Paese ne ha avuti fin troppi.

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(104) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , on 31 ottobre 2017 by Sendivogius

Classifica OTTOBRE 2017”

A mal vedere, il “renzismo” è riuscito nella missione impossibile di far dimenticare in brevissimo tempo persino le nefandezze (e lo squallore) della pornocrazia berlusconiana, fino all’impensabile resurrezione dell’osceno papi della patria e della sua corte dei miracoli, con l’immancabile corollario di barzellette zozze e aneddoti puttaneschi, tanta è la ripugnanza che riesce a suscitare il partito bestemmia e le sue miserabili prestazioni al governo. Tale è lo schifo che riesce a suscitare, da poter dire che il renzismo sia quasi una versione puritana del berlusconismo; nel senso che se va a mignotte non lo sbandiera ai quattro venti. Ma l’orgia di potere è sostanzialmente la stessa, con la differenza che la mummia incartapecorita di Arcore riesce a sembrare persino più ‘giovane’ e più ‘nuova’ del bolso cialtrone di Pontassieve, precocemente decotto nel brodo rancido della ribollita democristiana nella quale questo fanfarone da bar sport galleggia felice. Fortuna che durerà ancora per poco… Lasciatelo dunque giocare coi trenini a grandezza naturale, attorniato dai suoi compiacenti lacché e la claque riunita a comando, nell’avvicendamento della servitù di due regimi complementari e sostanzialmente sovrapponibili.
Tuttavia, il condensato mefitico di cinismo, reso ancora più rancido e insopportabile da massicce iniezioni di opportunismo piacione ed ipocrisia buonista che un tempo si sarebbe chiamato “gesuitismo”, di arroganza, incompetenza ed ignoranza abissale, piaggeria cortigiana e le massicce dosi di propaganda a misura di tweet, insieme ad una inestinguibile sete di potere, rende la miscela letale pure per quella che alla riprova dei fatti sembra essere la peggior compagine politica di tutta la storia repubblicana e forse unitaria. È come se nella generale discesa al ribasso questi avessero una specie di marcia in più… Non so voi, ma a leggerne le dichiarazioni io li trovo inquietanti (quasi peggio delle pur sempre insuperabili merde a cinque stelle)..!

Hit Parade del mese:

01. SUPERCINISMO

[18 Ott.] «Gli Italiani muoiono troppo tardi e ciò incide negativamente sui conti dell’Inps.»
 (Pier Carlo Padoan, il Becchino)

02. SUFFICIENZE

[09 Ott.] «Quanto ci tengo da 1 a 10 a fare il premier? 6!»
 (Matteo Renzi, il Cazzaro)

03. RESPONSABILTÀ

[05 Ott.] «Noi siamo responsabili e coerenti, non potevamo certo far mancare il nostro appoggio in un momento così delicato. Questa è una fase in cui ci vuole responsabilità, non si scherza su queste cose. È in gioco il destino del Paese. Noi rimaniamo i guardiani delle riforme, e non lo facciamo per ottenere poltrone.»
 (Denis Verdini, il Responsabile)

04. GANG-BANG

[23 Ott.] «Il referendum sull’autonomia non è carta straccia: condizionerà i processi decisionali. Per anni si è guardato al muro di Berlino e molti strateghi si interrogavano su quando potesse cadere. Un giorno dei ragazzi si sono arrampicati e il muro è venuto giù. Così anche questo Referendum: è il big bang delle riforme.»
 (Luca Zaia, il Gauleiter veneto)

05. SALOTTINI

[22 Ott.] «Io e il Pd non possiamo difendere l’attuale assetto di potere, non possiamo stare dalla parte dei presunti salotti buoni della finanza. Noi stiamo con i risparmiatori.»
 (Matteo Renzi, il Supercazzaro)

06. POTERI FORTI

[27 Ott.] « È indubbio che l’assalto concentrico dei poteri forti, del sistema mediatico e di buona parte del mondo politico, che si sta manifestando con particolare virulenza abbia come nemico assoluto Matteo Renzi. Solo gli sciocchi possono ritenere che questo sia davvero dovuto alla personalità e al carattere del segretario del Partito Democratico, che peraltro sta tenendo condotte persino inusuali quanto a mitezza e disponibilità. In realtà colpire e abbattere Matteo Renzi è il passaggio obbligato per sconfiggere non solo una piattaforma riformista che ha operato con rara efficienza ed efficacia negli ultimi tre anni, ma anche il tentativo di resurrezione e rilegittimazione della politica che ha caratterizzato il governo dei millegiorni e caratterizza oggi l’azione di Paolo Gentiloni.»
 (Ivan Scalfarotto, la Finocchiella)

07. LA VELINA

[05 Ott.] «Anche oggi #Istat e #Ocse: crescita c’è, si rafforza, produce lavoro stabile grazie a riforme strutturali governi PD. Passo e chiudo.»
(Lorenzo Guerini, l’Apologeta)

08. INCUBI

[13 Ott.] «Ognuno ha i suoi sogni: il mio è quello di avere Renzi premier e Gianni Letta sottosegretario alla presidenza del Consiglio.»
(Denis Verdini, l’Innovatore)

09. FORZE COSMICHE

[26 Ott.] «Matteo Renzi è sempre il candidato premier del Pd, può essere il nostro barone di Münchhausen, che tirandosi su per i capelli riuscì a scavallare la palude. Matteo ha questa forza e può tirare su il paeseMatteo Renzi è sempre il candidato premier del Pd, può essere il nostro barone di Münchhausen, che tirandosi su per i capelli riuscì a scavallare la palude. Matteo ha questa forza e può tirare su il paese.»
 (Pietro Fassino, il Maggiordomo)

10. EDEN AFRICANO

[28 Ott.] «Lagos, la capitale della Nigeria, 5 milioni di abitanti, nel centro dell’Africa, è considerata una delle Capitali dove si vive meglio al mondo. Se guardate le fotografie è pazzesca, sembra Las Vegas, verde, spiagge, palme»
 (Beppe Grillo, l’immancabile coglione)

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APPLAUDITE!

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , on 25 ottobre 2017 by Sendivogius

Può un intero parlamento essere piegato (e piagato) alle ambizioni di un uomo solo che vorrebbe il comando (meglio se assoluto), e che persegue il potere per il potere nel bulimico gusto dell’esercizio dello stesso? 
Può il senato della Repubblica essere trasformato nel docile giocattolo tra le mani dell’ennesimo guitto bonapartista, che questo sventurato paese non cessa di defecare nell’anomalia prevalente della sua dissenteria post-democratica?
Può un intero complesso istituzionale e democratico essere svuotato dal suo interno, nella sua costante deprivazione di senso, verso qualcosa che è altro da sé e da quello che vorrebbe sembrare, attraverso la costante forzature delle regole comuni fino al loro totale stravolgimento?
Può l’abuso diventare la regola di una maggioranza supina ai voleri del ‘capo’, nell’eccezione che si costituisce in stato, nel nome di un distorto principio di necessità che non conosce legge ma si fa esso stesso legge?
Evidentemente sì. E l’unica cosa divertente è che non sarà questo grottesco coso qui, l’obesa personificazione vivente del disturbo narcistico di personalità, a raccoglierne i risultati; a dispetto dell’incontenbile hybris che divora il suo ego smisurato e patologico…

E questo nonostante lo zelo dei suoi ubbidienti balilla, pronti a prostituire la democrazia per una ricandidatura in lista, nell’ossequiosa disperazione che precede l’ormai prossima disfatta.

Così muore la libertà, sotto gli scroscianti applausi di un parlamento addomesticato e morente, l’assenza di un presidente della repubblica fantasma, e la pusillanimità compiacente di un capo del governo fantoccio: il soporifero Quisling del renzismo d’accatto che si crede d’assalto. E che evidentemente trova la sua più compiuta realizzazione, nell’appagare lo spirito di rivalsa e soddisfare le capricciose pretese di un tronfio cialtrone obeso, frustrato nel suo orgoglio da trombato di lusso, in una repubblichetta marchettara delle mancette.

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R.I.P.

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 15 ottobre 2017 by Sendivogius

La ‘sinistra’, in tutte sue possibili varianti scaturite dalla scissione dell’atomo, è morta. Il decesso è su scala continentale. E certo pure quando era in vita non è che se la passasse benissimo. Difficile rimpiangerne la dipartita, dopo una lunga agonia imbarazzante per sé e funesta per tutti gli altri. Sostanzialmente era diventata più perniciosa che inutile, oramai ridotta alla stregua di un malato terminale (di quelli che si cagano addosso incapaci di controllare la peristalsi… che ti fanno vergognare mentre sbavano e delirano); consumata per consunzione interna dopo un inarrestabile processo di citolisi, ma non prima di aver rinnegato se stessa, tradendo tutti gli ideali coi quali a chiacchiere ha sempre amato ammantarsi. Non ne sentiremo la mancanza. A meno che non voglia intendersi per ‘sinistra’ quella poltiglia informe e melensa delle microformazioni di stracciaculi, che ancora si agitano attorno ad un Giuliano Pisapia: il nuovo Che Guevara de Noantri che tanto basta a stimolare le facili polluzioni di troppi sinistrati in cerca d’autore. Oppure (peggio ancora!) quella riedizione 2.0 della peggior DC di estrazione fanfaniana ed ispirazione dorotea che si fa chiamare PD, con l’aggiunta di qualche utile idiota a fare da testimonial (è fresca di giornata l’esumazione di un Walter Veltroni!), insieme all’immancabile contorno di ambiziosi balilla in carriera a svecchiare l’insieme, per il make-up della salma.
Ad involuzione compiuta, il partito bestemmia celebra i dieci anni del suo fumoso non essere, in un condensato di buone intenzioni dai risvolti pessimi, per quello che più che altro dovrebbe essere un funerale (della sinistra morta per suicidio) con tanto di resurrezione democristiana per ibridazione su osmosi inversa. Trasformato in un comitato elettorale permanente, personalizzato su misura del bullo di Rignano e della sua cosca fiorentina, nel partito sedicente ‘democratico’ ora si parla di “lotta corpo a corpo” (la definizione esatta sarebbe trippa contro trippa) con il centrodestra; se non fosse che, nell’impossibilità di distinguere le differenze, il PD è molto più a destra nell’intercambiabilità con la stessa e di gran lunga peggiore nella sua ipocrisia.

  TUTTI INSIEME DISASTROSAMENTE

«All’ultimo duello televisivo tra Angela Merkel e Martin Schulz, secondo un amico tedesco, l’unica differenza è che il secondo aveva la barba. Il lungo abbraccio nella Grosse Koalition degli antichi rivali, CDU e SPD, sembra aver stancato entrambe gli elettorati e i democristiani persino più dei socialisti. Ma la perdita di senso, prima che di consenso, della SPD, la secolare quercia del socialismo europeo, la madre ormai pallida di quella straordinaria creatura che fu lo Stato sociale, lascia senza parole. In Germania è accaduto in fondo quanto già visto in tutta Europa, ma soltanto il voto nel cuore dell’impero poteva chiarire il passaggio storico in atto. Non è finita la storia, è morta la sinistra. Non stanno vincendo le destre, scompare la socialdemocrazia. Del resto, spostando lo sguardo oltreoceano, era chiaro che non aveva vinto Donald Trump, ma perso Hillary Clinton. Tutto il resto è secondario, accessorio. La sopravvivenza di governi conservatori comunque in declino, l’avanzata dei populismi, il risorgere dei fanatismi nazionalisti e separatisti, la spettacolare meteora di movimenti “né di destra né di sinistra” come i 5 Stelle o En Marche, che potrebbero svanire con la stessa velocità con la quale si sono affermati. Sono soltanto turbolenze della politica che spaventano, ma non cambiano la rotta, provocate dal gigantesco vuoto d’aria a sinistra. In dieci anni i socialisti si sono dimezzati in Germania, Spagna e Austra, quasi estinti in Francia, Grecia, Ungheria e Polonia. Hanno perso elettori tra i ceti popolari e tra i giovani: una crisi irreversibile. Molti elettori rimasti votano più il ricordo di un passato glorioso che un presente insignificante. Sotto i trent’anni, moltissimi li considerano uguali ai conservatori: saranno tutti qualunquisti? In Germania, la SPD ha governato 17 degli ultimi venti anni, da sola o con la CDU, contribuendo ad un boom economico fondato tuttavia su bassi salari e demolizione dei contratti nazionali. In ultimo, perfino la BCE ha criticato la politica dei salari tedeschi più di quanto abbia fatto la SPD. E infatti Merkel, che vorrebbe togliersi al più presto di torno Draghi, corteggia Schulz per un’altra grande coalizione. La sinistra storica europea non sembra aver perso soltanto l’anima, il sogno o l’utopia, ma finanche una minima funzione critica, ossessionata dal governo per il governo, il potere per il potere, dal vincere ad ogni costo che poi si traduce in realtà nel perdere senza onore, dopo aver sposato le parole d’ordine dell’avversario. Nessuno oggi capisce il rifiuto di Schulz ad una nuova alleanza con la Merkel: perché rimanere all’opposizione se erano d’accordo su tutto?»

Curzio Maltese
(06/10/17)

Ad ogni buon conto, tumulare i cadaveri, prima ancora che un atto di pietà, è innanzitutto una norma di profilassi. Non foss’altro perché con la putrefazione cominciano a puzzare.

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(103) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , on 1 ottobre 2017 by Sendivogius

Classifica SETTEMBRE 2017”

Ascoltare un Luigi Di Maio, il pupazzo animato della Casaleggio Associati, che dal fondo della sua inconsistenza discetta di lavoro, è come seguire le elucubrazioni di un Renzi che si sforza di parlare in inglese di “meritocrazia” e “competenza”; oppure (peggio ancora!) una Virginia Raggi che ciarla di efficienza e buona amministrazione, o un Carlo Sibilia che si occupa di “Cultura”, contro ogni sprezzo del ridicolo nella tragedia che sovrasta la farsa.
Prototipo realizzato del fancazzista professionista, inopportunamente miracolato proprio da quella ‘politica’ per professione tanto disprezzata a parole, Giggino ‘O Sarracino incarna fin troppo bene il modello prevalente dell’idiota in politica, che nei casi più riusciti può evolvere nel cretino di successo, quale ennesima variante di una imbecillitas ricorrente. Incoronato “capo politico” per successione dinastica, cliccato con un’elezione farsa tra comparse sconosciute a fare da contorno, nell’ambito delle buffonarie a cinque stelle, questo prodotto da laboratorio, ripulito e rivestito a festa con l’abitino della cresima, nelle infinite varianti del fascismo e dei suoi derivati, esprime fin troppo bene il pensiero della Setta del Grullo e soprattutto quello dei suoi programmatori. Ma non lasciatevi ingannare… sostanzialmente si tratta di una applicazione per smartphone. Di originale non c’è nulla, esattamente come dentro il vestito di sartoria, cucito addosso per il casting di gruppo. Sostanzialmente è un megafono, che ripete a caso le frasi registrate del Casaleggio Gianroberto pensiero, incistato sulla sub-cultura (parola grossa!) del grillismo militante: versione zeta del fascismo digitalizzato 2.0, futurismo e retorica giovanilista da corporativismo sansepolcrista, con una spruzzata di culto maoista della personalità e centralismo sovietico di stampo stalinista, che viene scambiato per “democrazia diretta”. Succede, quando non si ha la più pallida idea di cosa sia esattamente il significato della parola ‘democratico’ e si ignora totalmente la suddivisione dei poteri, insieme al valore fondamentale dei corpi sociali intermedi, in una visione sostanzialmente totalitaria. Il contorno di banalità compulsive, in una patchwork di idiozie assemblate a casaccio, completano il profilo di un personaggetto da youtube. Tra i vaghi cenni sull’universo ai quali Di Maio ci ha ormai abituato, spiccano nell’insieme sublimi stronzate come la “Smart Nation”, accompagnate da numeri e statistiche sparate alla cazzo (tanto poi chi va a verificare?!)…

«Internet è la più grande fabbrica di posti di lavoro. Se avessimo aumentato del 35% gli investimenti su Internet avremmo il 5% di disoccupazione giovanile in meno. Se avessimo la diffusione Internet dell’Olanda ora avremmo 270mila nuovi posti di lavoro

Vai così, Giggino! Sei troppo forte!! Una connessione ci salverà!
Perché la vera forza delle minchiate, che l’inesauribile pupazzo a gettoni produce a ripetizione, risiede innanzitutto nell’imperturbabile faccia di tolla frollata, con la quale queste vengono proferite.

«Abbiamo bisogno di una manovra shock, dobbiamo dare possibilità alle imprese e studi professionali di assumere per far riprendere l’economia e ridare gettito allo stato: così si può pagare il debito e si possono fare ulteriori investimenti sull’abbassamento del costo di lavoro.
Investiamo nell’abbassamento del costo del lavoro, investiamo nei settori ad alto moltiplicatore è così rimetteremo in moto l’economia

Innanzitutto smantellando i sindacati ed i diritti dei lavoratori, vero problema del rilancio produttivo del Paese, insieme ai salari troppo alti. E del resto di questo è sempre stato convinto anche l’avatar di Rignano, col quale Giggino si contende il podio del miglior cialtrone imboccato a comando da Confindustria.
Poi certo Di Maio preso dalla foga ci mette un tocco in più di suo:

«È in arrivo la Smart Nation, un nuovo modello di Paese in cui i lavori si trasformano e in cui non dobbiamo aver più paura di perdere il posto

Giggino di queste preoccupazioni sicuramente non ne ha. Innanzitutto perché non ha mai dovuto preoccuparsi di trovarselo un lavoro vero. Eppoi perché per comprenderne il significato, bisognerebbe innanzitutto cominciare a “lavorare”. Qualcosa di completamente sconosciuto all’aspirante premier, e non solo a lui, oramai cliccato politico a tempo pieno. Per tutti gli altri c’è sempre il fantomatico “reddito di cittadinanza”, che tanto una stronzata tira l’altra.

Hit Parade del mese:

01. FASCISTI ALLA RISCOSSA

[16 Sett.] «Io sarò il prossimo Presidente del Consiglio, e quando andremo al Governo daremo mano libera alle forze dell’ordine!»
(Matteo Salvini, l’aspirante duce)

02. LIBERA STAMPA

[24 Sett.] «Adesso scrivete quello che dico io: il Movimento 5 Stelle è il più grande movimento d’Europa. Scrivete così!»
(Beppe Grillo, il duce pentastellato)

03. CLICCARIE A 5 STELLE (I)
CITRULLI & AFFINI

[21 Sett.] «Nell’anguria c’è la citrullina, fa bene al cuore ed è un ottimo viagra naturale. Ho scoperto che le mie buone performance erotiche derivavano da questo: il cocomero fa bene al pisello.»
(Giammarco Novi, il Citrullone)

04. CLICCARIE A 5 STELLE (II)
LOTTA ALL’ULTIMO VOTO

[20 Sett.] «Spero di avere due voti, così non dite che mi sono votato da solo. Mia moglie? No, lei me ne ha dette tante.»
(Vincenzo Cecchetti, l’Avversario X)

05. CLICCARIE A 5 STELLE (III)
L’IMPORTANTE È PARTECIPARE

[20 Sett.] «Non mi interessa vincere, preferisco Luigi, è bravo e sa stare in tv.»
(Andrea Fralliciardi, l’Avversario Y)

06. CLICCARIE A 5 STELLE (IV)
DILEMMI

[20 Sett.] «Che farò da capo politico? Ci penserò da settimana prossima.»
(Marco Zordan, l’Avversario Z)

07. CLICCARIE A 5 STELLE (V)
FACCIAMO CONTORNO

[25 Sett.] «L’ultimo posto mi fa sorridere. Gli estremi della classifica si guardano sempre: di sicuro, non sono passato inosservato. Temevo peggio. La mia candidatura è servita a dimostrare che nel Movimento non c’è solo Di Maio. Se mia moglie ha votato per me? Me l’ha garantito. Io stesso mi sono votato perché non volevo fare la brutta figura di quello che non prendeva nemmeno un voto.»
(Domenico Ispirato, l’Avversario K)

08. RITORNO AL MEDIOEVO

[12 Sett.] «Mi piace pensare che sia una donna a guidare l’Agricoltura perché la terra dà i frutti, la donna fa i figli. Mi sembrava un segnale importante.»
(Gianluca Cancellieri, l’Innovatore)

09. CIONDOLI

[16 Sett.] «Questo è il ciondolo del Signore degli Anelli: da quando sto a Roma lo porto sempre con me, mi ricorda che il potere corrompe e non bisogna farsi corrompere dal potere. È la teoria del M5S. È il mio segreto.»
(Gianni Lemmetti, il Bilancista)

10. MONDO CANE

[17 Sett.] «Io sono stata la prima a portare un cane in Parlamento, ma la vera rivoluzione sarebbe candidare un animale nella nostra lista»
(Michela Vittoria Brambilla, la Canara)

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QUOTE NAZI (II)

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , on 30 settembre 2017 by Sendivogius

Qualità esponenziale dell’imbecille è la persistenza con la quale ripropone se stesso, nella bulimica contemplazione di sé. Innanzitutto perché l’imbecille ha una presunzione smisurata; non conosce vergogna, né il valore della prudenza. Straparla, quando sarebbe più utile un salutare silenzio; tanta è l’ansia di imprimere nel mondo il passaggio della sua flatulenta esistenza. E questo proprio perché l’imbecille ha una considerazione spropositata di se stesso, nell’intima convinzione di essere predestinato a grandi cose. Solitamente non ne realizza nessuna, ma riesce a far parlare di sé. Scambia la reiterazione della sua minchioneria per un valore aggiunto. Si agita in continuazione. E nei casi di maggior rilievo passa per essere un coglione. Il problema è che se ne compiace, soddisfatto com’è dal successo di un siffatto riconoscimento pubblico, che confonde con la notorietà. Ha pochissime idee… Ed è ciò che lo contraddistingue dal deficiente, il quale invece non ne ha nessuna e guarda estasiato all’imbecille, che lo sovrasta di una mezza spanna. Ovviamente, vivendo di sole certezze, non ha alcun bisogno di confutarle, anche perché il dubbio lo terrorizza. E niente destabilizza di più l’imbecille se non l’apparire inoperoso agli occhi dei deficienti, che ne costituiscono la platea privilegiata di riferimento, per riprecipitare nell’anonimato da cui si è faticosamente elevato. Quindi si impunta. E’ irremovibile nelle sue convinzioni, che trovano nell’ossessività il loro tratto distintivo. La sua dimensione ideale è la crociata e la figura di merda ripetuta nel tempo il risultato più rilevante che riesce a raggiungere.
Camicia verde d’ordinanza, espressione sprezzante allo tombola di paese e sguardo allucinato alla Verzeni, postura volitiva del celodurista da viagra, ritorna alla carica il Podestà di Pontida, nella sua lotta ad oltranza contro negher e buson, che tanto fanno vibrare l’amigdala rettiliana di certi esemplari, nella tutela del “nucleo familiare naturale”.
Ai Castiga-froci della pedemontana, tanto devono esserne terrorizzati, mettendo in dubbio la loro certezza di ‘genere’, non bastavano i parcheggi riservati per le neo-mamme di pura razza alpina (e rigorosamente residenti), con la specifica di essere individui umani con sesso femminile e in fase di puerperio. Avete mai visto voi, individui disumani di sesso maschile incinta?!? A parte ovviamente il podestà verde-camiciato, dopo una seduta comunale nell’avito di Borgo Citrullo e tre o quattro damigiane di moscato corretto al metanolo ad ispirarne le delibere e sformarne il ventre.
 Ultima disposizione fresca di giunta è la cancellazione della Ta.Ri (la tassa sui rifiuti), alle coppie regolarmente sposate secondo “matrimonio concordatario” e con “figli legittimi”. La disposizione è quella del 1929, ai bei tempi del duce. Tutte le altre integrazioni legislative sul diritto di famiglia, occorse negli ultimi 90 anni, sono escluse. Sorvoliamo sul fatto che la normativa del sindaco castigafroci violi una mezza dozzina di leggi nazionali, un paio di articoli della Costituzione repubblicana; reintroduca la distinzione medioevale tra figli “legittimi” ed “illegittimi”, discriminando questi ultimi, ed andando a penalizzare decine di famiglie (innaturali?) con prole a carico, non necessariamente omossessuali. L’inquietante quesito che ci si pone è invece quanti froci ci siano a Pontida coi suoi 3300 villici, nell’orrenda invasione transgender che sembra minacciare questo infimo buco di culo pedemontano, che ha defecato alla ribalta nazionale i nazisti della padania!?!

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Cronache dell’Altromondo (III)

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , on 21 settembre 2017 by Sendivogius

 Nel paese delle impunità, ogni peccatore ha il suo santo protettore… Ne esistono per tutti i gusti e per tutte le appartenenze. Ed i ladri non fanno certo eccezione, essendo la categoria numerosa. Perché il delitto paga (in Italia più che altrove), soprattutto quando lo spudorato ladrone ha pure il privilegio di ‘lavorare’ (si fa per dire) nel pubblico impiego e meglio ancora nelle Poste, nella presunzione di inamovibilità e massimamente nella pretesa di intoccabilità.
P.R. è un ladrone di 58 anni, pizzicato nell’ormai lontano 31 Agosto del 2012 a fregarsi i soldi direttamente nella cassaforte dell’Ufficio postale di Vasto, in Viale Giulio Cesare, trasformato nel suo personale bancomat privato e pronto uso. Come impiegato, aveva direttamente a disposizione le chiavi della cassaforte, per poter attingere liberamente al malloppo. Il ladrone tiene alla roba più ancora che alla ‘famiglia’; la Porsche Cayenne costa e poi ci sono tanti piccoli sfizi da levarsi col peculio altrui. Perché dunque non servirsi delle disponibilità di Posta Impresa (la sua)?!? Il prelievo andava avanti da tempo… e vista la pesca fortunata il nostro ladrone al terzo tentativo si porta via altri 15.000 euro dalla cassa. Finalmente viene beccato e denunciato. Dal momento che anche la feccia è innocente fino a conclusione del procedimento penale, P.R. viene saggiamente trasferito e poi sospeso dal servizio su decisione della direzione Poste, a seguito alle misure cautelari disposte dal magistrato, ed in attesa della sentenza definitiva da parte dell’autorità giudiziaria: l’unica legittimata a sancire la colpevolezza dell’inquisito.
Siccome i ladri hanno anche la faccia come il culo, P.R. che nel frattempo si muove indisturbato con una denuncia a piede libero (e senza che gli sovvenga mai l’idea di restituire il maltolto) fa subito ricorso per essere riammesso in servizio, mobilitando ben due avvocati per la bisogna. Vince l’appello e viene reintegrato. Mal incolse alle Poste, perché il ladrone non pago prevede ancora una volta di ricorrere e questa volta per il “demansionamento”, giacché il tapino è stato quanto meno tenuto lontano dal maneggiare i contanti, ben conoscendo il vizietto di siffatta ‘risorsa’ modello. Nel frattempo (ed è il 22/08/16) il reato viene derubricato da “peculato” ad “appropriazione indebita”, P.R. viene giudicato colpevole e condannato ad un anno e nove mesi, ovviamente con sospensione immediata della pena. A questo punto, l’amministrazione delle Poste può finalmente licenziare senza indugio il ladrone conclamato e condannato (seppur in primo grado). Come dicevamo, anche i ladri hanno il loro santo patrono. E l’angelo custode di P.R. si chiama Ilaria Pozzo, magistrata del lavoro, che ordina l’immediato reintegro a lavoro e nelle precedenti mansioni svolte, col pagamento di tutti gli stipendi arretrati e delle spese legali a carico dell’ente Poste.

Per la scrupolosa magistra, lo scandalo non sono cinque anni per addivenire a sentenza, ma il fatto che le Poste non abbiamo licenziato da subito il ladrone impenitente. Insomma, se P.R. fosse stato licenziato a procedimento giudiziario ancora aperto e senza addivenire a sentenza, il licenziamento preventivo si sarebbe configurato come arbitrario e quindi come abuso. Essendo P.R. stato cacciato via soltanto dopo l’emissione di una sentenza di colpevolezza, che ne certifica le responsabilità penali (senza altri inconvenienti in termini pratici), il licenziamento è comunque illegittimo perché, stando all’interpretazione della illuminata giudice, “la contestazione formale è irrimediabilmente tardiva” (!?). L’avvocato, soddisfatto, parla di “principio di civiltà” rispristinato e tutela del “diritto al lavoro” (o di rubare?). Il ladrone sentitamente ringrazia. E noi ringraziamo la giudice Ilaria Pozzo, per così fulgido esempio di giustizia applicata nella ritrovata “certezza della pena”, sancendo l’imprescindibile diritto del P.R. di poter continuare a rubare impunemente.  È rassicurante sapere che in Italia abbiamo magistrati così, capaci di regalarci una variante kafkiana del teatro dell’assurdo. Sono soddisfazioni, che giovano alla reputazione della categoria.

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