Archive for the A volte ritornano Category

La Metastasi

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , on 13 maggio 2019 by Sendivogius

 Tanto esagerò che alla fine il giocattolo gli si ruppe tra le mani. E ora “la Bestia” ha fame.
Per mesi media e politologi ci hanno ammansito la storiella brutta di un Salvini incontrastato, il genio senza avversari della comunicazione digitale… In pratica, un condensato mefitico di provincialismo becero, sanfedismo da cripta dei Beati Paoli, razzismo spicciolo, terrorismo securitario e aperta apologia fascista. Questa è la straordinaria miscela innovativa che alimenta la ruspa della propaganda salviniana, che da mesi imperversava indisturbata coi suoi squadristi del webbé, con migliaia di profili fake e boot autogenerati a pompare artificialmente il fenomeno virtuale, fintato che il web non ha cominciato a generare gli anticorpi per contrastare la resistibilissima ascesa del duce di ghisa, che ora sbava e schiuma mentre la sua inarrestabile corsa si avvicina al capolinea naturale in un simbolico Piazzale Loreto, attraverso la grottesca riproposizione della farsa…

“Il Quarto Stadio”
di Alessandra Daniele
(12/05/2019)

«Come sappiamo, quando un tumore comincia a dare sintomi molto evidenti, di solito è ormai al suo stadio più avanzato.
Chi scopre oggi la deriva fascista, si sveglia troppo tardi.
Le truci baracconate di Salvini e dei suoi fanboys di CasaPound (che adopera come sturmtruppen per l’assalto della Lega al Campidoglio) sono i sintomi plateali d’un male che già da tempo ha preso il sopravvento.
Sgomberare adesso CasaPound, per quanto giusto, sarebbe come asportare un neo dopo che le metastasi del melanoma sono già arrivate al cervello.
Chi sostiene che il fascismo non stia ritornando non ha tutti i torti, perché il fascismo è già ritornato, da un pezzo, ed è diventato mainstream, con un altro nome.
Il fascismo è la dottrina della disuguaglianza. Questa è la sua essenza, sotto tutti i macabri fronzoli. Disuguaglianza, e conseguente discriminazione in base alla nazionalità, all’etnia, alla religione, al genere, all’orientamento politico e/o sessuale.
Il capitalismo, professato da tutti i partiti rimasti in parlamento, è la dottrina della disuguaglianza e conseguente discriminazione in base alla classe sociale.
E ha disintegrato la società, facendone un’arena per Hunger Games.
Fomentando qualsiasi conflitto redditizio, e capace di stornare l’incazzatura popolare dalla lotta di classe alla guerra fra poveri, in base alla nazionalità, all’etnia, alla religione, al genere, all’orientamento politico e/o sessuale.
E riducendo la democrazia ad un farsesco talent show, che serve solo a scegliere il cazzaro incaricato di eseguire ed imporre gli ordini del Mercato fingendo di non farlo, finché non viene scoperto, e rimpiazzato con un altro ancora più grottesco.
La deriva fascista non è un malfunzionamento imprevisto del capitalismo, è nella sua natura.
Il fascismo è il quarto stadio del capitalismo.
Insieme al delirante “Decreto Sicurezza Bis”, la cosa più fascista che Salvini sostiene non è Altaforte, è la Flat Tax. La disuguaglianza fiscale che favorisce i ricchi anche più di quanto non lo siano già.
Solo un fanboy del capitalismo come lui poteva arrivare a proporre il tariffario per i naufraghi. Salvare un bambino dall’annegamento quanto costerà di multa? E per una donna incinta si pagherà il doppio?
L’unica obiezione del socio Di Maio al Delirio Sicurezza Bis è stata: “Non c’è niente sui rimpatri”.
Intanto, secondo il classico gioco delle parti, il Movimento 5 Stelle continua a recitare il ruolo dell’amico del popolo, col suo reddito di cittadinanza, la versione all’ingrosso dei pacchi di pasta che CasaPound distribuisce ai borgatari, purché bianchi.
Per la dottrina della disuguaglianza, anche i diritti elementari diventano concessioni condizionate alla buona condotta, e all’italianità.
O all’europeismo.
Dipende dallo stadio della deriva.
Chiunque dei cazzari in gara vinca il talent show delle Europee, continuerà a credere, obbedire e combattere. Non per il DUX. Per il PIL

Homepage

Annunci

Libro e Moschetto

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , , , on 7 maggio 2019 by Sendivogius

Inserito a pieno titolo nel pantheon nostalgico-revisionista dei fascisti del terzo millennio, le raccolte apologetiche del Ministro dei Selfie entrano nel corpus del reato per i tipi di Altaforte, l’editrice di riferimento dei camerati-amici di CasaPound (coi quali il gargarozzone in camicia nera condivide le sbevazzate e molto altro ancora), che con orgoglio ne pubblica in esclusiva la collazione di tweet autogenerati, per la prima volta riuniti insieme nel Mein Kampf dei pensierini minimi ad uso nazi-sovanista, con lo stesso titolo delle memorie di Pinochet (!). Quando si dicono le coincidenze…

Opera immancabile da regalare alle cene identitarie, è la pietra nera incastonata nella mecca del neo-fascismo di ritorno, tra biografie squadriste ed altri cimeli necrofili del Ventennio, da ospitare quali irrinunciabili presenze al salone del libro torinese, per una formidabile vetrina di propaganda nazifascista ed apologia di reato. 
Altaforte in realtà è solo una delle primizie riunite nella “Casa degli Editori”: un contenitore di sigle, tra le quali si distingue “La Testa di Ferro” (e di altra natura…). Per farsi un’idea dei contenuti, è sufficiente scorrere il carrello dei titoli (solo al salottino librario di Torino non se ne sono accorti: basta pagare)…

 

Del resto, tra il duce di ghisa e gli intraprendenti balilla di Gabriele Adinolfi esiste un feeling in corso da tempo… Si annussano e si piacciono, nei reciproci ammiccamenti… Si scambiano la biancheria, tanto che il Travestito del Viminale è tutt’oggi il più illustre testimonial della loro linea di abbigliamento, che vanta tra i suoi improvvisati modelli da copertina la più ingrugnata galleria di facce da cazzo mai messa insieme prima, per promuovere un paio di felpe a misura dei neanderthal basculanti attorno agli stadi.
Per la serie: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei… Occhio però! Non chiamatelo “fascista”!! O verrete denunciati per vilipendio delle istituzioni dello Stato dalla sempre zelante gendarmeria pretoriana al seguito. Il ché qualifica tanto le istituzioni, quanto lo stato, con la complicità di chi le vilipende quotidianamente nell’immunità della (dis)funzione.

Homepage

 

L’altro 25

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , , , , , , on 26 aprile 2019 by Sendivogius

A Milano, Irriducibili della Lazio, quelli gemellati coi nazisti dell’Hellas Verona (“siamo una squadra fantastica, fatta a forma di svastica”) inscenano un picchetto d’onore a Benito Mussolini, con tanto di marcetta per le vie del centro e saluti romani à gogo.
La bisboccia è continuata impunita durante la notte, con le vie della città marchiate a svastica. Ma corone di alloro e lapidi commemorative sono andate bruciate o divelte un po’ in tutta Italia: al palazzo comunale di Scarlino (Grosseto), in memoria del partigiano Flavio Agresti, medaglia d’oro al valor militare; sempre a Milano, dove è stata incendiata la corona in omaggio a Carlo Ciocca, in Via Palmieri, nel popolare quartiere della Stadera. A Bologna, dove è stata distrutta e imbrattata la lapide commemorativa nel celebre quartiere della Bolognina.
E fanno seguito al rogo a Settimo Milanese della statua posta in ricordo di Giulia Lombardi, staffetta partigiana brutalmente ammazzata a 22 anni dai nazifascisti nel 1944.
Eppoi, stavolta a Cosenza, l’immancabile omaggio all’ennesimo torturatore psicopatico della Waffen SS; per l’occasione, Michael Seifert, meglio conosciuto come il “Boia di Bolzano”. Ma per gli estimatori è il camerata Misha.
A Roma, i fascisti di Forza Nuova inscenano un’altra “manifestazione non autorizzata” nel centralissimo Piazzale Clodio, a due passi dal Tribunale Ordinario di Roma (“uno dei simboli dell’antifascismo di regime”), definendola una dichiarazione di guerra (sic!).
Anche stavolta, l’ennesima provocazione nazifascista si è svolta col totale beneplacito delle sedicenti forze di pubblica sicurezza, che ovviamente non muovono un dito, pur in presenza di una patente flagranza di reato, trovando la cosa normalissima.

In compenso, a Prato, il solerte questore Alessio Cesareo ha denunciato i manifestanti dell’ANPI che il 25 Aprile si sono permessi di intonare “canti tipici della lotta partigiana, non consoni alla solennità delle celebrazioni(!) e di criticare il prefetto, che (insieme al questore) non ha trovato proprio nulla da eccepire nell’autorizzare i festeggiamenti degli squadristi di Forza Nuova, per il centesimo anniversario dalla fondazione dei Fasci di combattimento (dei quali evidentemente si reputano eredi diretti). Il 2019 come il 1919: stesse squadracce e stesse guardie.
Sempre a Roma, in Via Taranto nel quartiere di S.Giovanni, davanti ad uno dei loro covi legalizzati, i fascisti di Forza Nuova hanno potuto deliziare i passanti con un’altra delle loro iniziative squisitamente democratiche, srotolando il loro prossimo striscione elettorale: “Europee 2019: ogni volta che voti Forza Nuova muore un partigiano”. Il ché la dice lunga sui propositi, peraltro mai nascosti, che agitano la bandaccia nera. Ma striscioni del genere sono apparsi ripetutamente anche lungo le principali arterie di collegamento della città, a bella vista, prima che venissero pigramente rimossi da un’amministrazione assente. Questa volta, l’iniziativa è stata rivendicata dai fascio-crociati di “Azione Frontale” (un tempo tali esibizioni erano appannaggio di “Militia”): frangia dissidente di Forza Nuova, perché considerata troppo ‘moderata’, ed in ottimi rapporti con la Lega che infatti ne difende le iniziative.
Nel quartiere di Centocelle, col solito raid notturno come si conviene a questi neri ratti di chiavica, viene dato alle fiamme una storica caffetteria-libreria notoriamente anti-fascista. Perché niente più di un libro terrorizza questi spurghi fognari del mussolinismo di ritorno, ogni qualvolta sentono la parola “cultura”…
Svastiche e celtiche sono cicciate ad libitum pure nei luoghi della memoria a Marsala, in Via Andrea D’Anna, a circa 150 metri di distanza da Largo San Girolamo, dove una lapide ricorda i partigiani marsalesi morti, in combattimento o fucilati, tra il 1943 ed il 1945.
E infine sarà il caso di riportare pure il terrificante episodio di violenza urbana, occorso a Modena, dove una vetrina è stata imbrattata di vernice.
Vista la gravità delle provocazioni che si susseguono in un sottinteso clima di compiacente impunità, a scanso di equivoci, il Ministro dell’Interno, che il 25 Aprile era a Corleone per sconfiggere la mafia, twitta:

“Gli anarchici devastano Modena!”

Ecco appunto.

Homepage

MAN IN BLACK

Posted in A volte ritornano, Stupor Mundi with tags , , , , , , , on 11 marzo 2019 by Sendivogius

Il Capitano ha fatto il bucato. E al contempo ha ritrovato pure chi gli stira di nuovo le camicie.
Esaurito il guardaroba di divise riassemblate in un patchwork di mostrine, stellette, alamari, distintivi, gradi finti e patacche varie, tutte spillate assieme dall’Arlecchino padano che cambia uniformi con più frequenza delle mutande, dopo le orripilanti felpe con segnaletica stradale aggiunta, il ministro più travestito d’Italia, messo da parte il cop-fetish, declina verso il sobrio e sceglie finalmente la tenuta originale che più gli si addice, per la sua sfilata all’eterno carnevale. Poteva mancare dunque la mitica camicia nera, a suggellare la sua personalissima parodia mussoliniana, onde eccitare i nostalgici in polluzione necrofila per quell’altro attore consumato che era il Benito in orbace?!?
È che gli riesce proprio naturale, anche se deve ancora esercitarsi sulla mimica facciale e protendere meglio il mascellone volitivo,
affilando la faccia da deficiente spiritato, meglio se in pose fantozziane per cartoline ricordo con annessi “Bacioni!” e sditazzate di ‘Nduja. Di questo passo, ce lo ritroveremo presto a torso nudo sopra una trebbiatrice, o in canotta e pantaloni ascellari in groppa ad un cavallo bianco; meglio ancora se con uno scolapasta in testa, mentre inarca il grugno in avanti e fa la faccia cattiva, scattando selfie di profilo per le masturbazioni di gruppo al fan-club ‘sovranista’ dei suoi squadristi da tastiera.

Libidine pazzesca, per il nuovo sex symbol a mano armata, che tanto agita le fantasie erotiche delle leggendarie casalinghe di Voghera.
Non avrà lo stesso fascino della divisa, ma al ppoppolo piace! Eppoi è risaputo che il nero sfina gli obesi.

Homepage

Sotto il vestito niente

Posted in A volte ritornano, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , on 20 gennaio 2019 by Sendivogius

E finalmente da buon ultimo arrivò anche Alfonso Bonafede, il ghignante guardasigilli a cinque patacche, che ora può sfoggiare il suo sgargiante costumino di carnevale ed entrare a pieno titolo nel club feticista dei travestiti al governo, tra i quali ovviamente a dettare la moda è sempre LVI, il questurino d’Italia, e già guardiano padano in tenuta verde pisello, che da quando è ministro della polizia ha completamento rinnovato il proprio guardaroba, attingendo agli accantonamenti di servizio.
LVI è convinto che faccia tanto “popolo” (o così devono avergli suggerito i suoi spin-doctor), così come al contempo esprima vicinanza al “corpo” che vorrebbe rappresentare e che stando alle evidenze considera cosa sua…
Sempre che il “corpo” in questione (a quanto pare ben felice di essere considerato una sorta di milizia personale di partito) si identifichi entusiasticamente con quello che, a ben vedere, assomiglia più che altro ad un imboscato in fureria, o al massimo ricorda i marmittoni alla grandi manovre…

Come quell’altro demente lì alla Difesa, mentre tenta di capire (invano) come si imbraccia un arx 160, e intanto punta la canna contro la persona a lui più vicina…
Evidentemente, se la mania per le uniformi è il tratto distintivo di ogni fascismo per rivestire il vuoto di uomini senza vergogna, ogni fascista si sceglie il duce surrogato che meglio lo rappresenta.

Homepage

Il Governo del Popolo

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , on 8 gennaio 2019 by Sendivogius

«Per quanto riguarda i primi mesi del nazismo ho raccolto qui, così com’erano, tutte le annotazioni del mio diario che avevano attinenza con la nuova situazione e la nuova lingua. A quel tempo le cose per me andavano incomparabilmente meglio che in seguito; in fondo ero ancora in servizio e in casa mia, potevo ancora osservare gli avvenimenti quasi indisturbato. D’altra parte non ero ancora diventato almeno in parte insensibile, ero ancora tanto abituato a vivere in uno stato di diritto che giudicavo un profondissimo inferno quello che in seguito avrei definito al massimo un limbo. Comunque, per quanto potesse poi peggiorare la situazione, tutto l’insieme di idee, azioni e linguaggio che ritrovai in seguito nel nazismo era già delineato, in embrione, in questi primi mesi

20 Aprile 1933. Ancora un’occasione celebrativa, un nuovo giorno festivo per il popolo: il compleanno di Hitler. Attualmente la parola “popolo” si usa tanto spesso, parlando e scrivendo, quanto il sale nelle pietanze, su tutto si aggiunge un pizzico di popolo: festa del popolo, compagno del popolo, comunità di popolo, vicino al popolo, estraneo al popolo, venuto dal popolo.

09 Luglio. Qualche settimana fa Hugenberg si è dimesso e il suo partito nazionaltedesco si è “sciolto autonomamente”. Da allora noto che al posto della «insurrezione nazionale» è subentrata la “rivoluzione nazionalsocialista”, che Hitler viene chiamato più frequentemente “cancelliere del popolo” e che si parla dello “stato totale”.

28 Luglio. Ma si sentono davvero sicuri? C’è anche molto isterismo nelle azioni e nelle parole del governo. Una volta o l’altra si dovrebbe studiare particolarmente l’isterismo del linguaggio.
[…] E questo cos’è se non timore angoscioso, più o meno esplicito? Voglio dire che questo trucco per creare tensione, imitato dai film e dai romanzi a sensazione di stampo americano, da un lato è un mezzo propagandistico escogitato per creare un’immediata sensazione di timore, ma d’altra parte è un mezzo cui si ricorre solo per necessità, se si ha a nostra volta timore.

Victor Klemperer
“Lingua Tertii Imperii – La lingua del Terzo Reich”
LaGiuntina, 1999

Homepage

La Città Pulita

Posted in A volte ritornano, Stupor Mundi with tags , , , , , on 6 gennaio 2019 by Sendivogius

Della Trieste supinamente redenta, e amministrata con cipiglio volitivo dal podestà Carlo Dipiazza, avevamo già avuto modo di parlare [QUI]. È l’altra opposizione, quella diversamente fascista, che a livello locale governa in pianta organica coi nazi-leghisti del duce di ghisa ed in parlamento ne sostiene le iniziative legislative dai banchi della ‘minoranza’ collaterale all’esecutivo.
Ed in tutta franchezza pensavamo che potesse bastare, non meritando la giunta triestina altro spreco del nostro tempo. Che di esemplari così la provincia italiana è piena: tutti più che mai ringalluzziti nel gran revival völkisch dei nostalgici del Ventennio.
Poi però ti imbatti nelle cacatine on line del leghista Paolo Polidori, che a Trieste fa il vicesindaco, e ti sovviene il sospetto (infondato per carità!) che se la madre degli imbecilli è sempre incinta, lo stronzismo diffuso e compiaciuto ne costituisce la misura della febbre sovranista…
Ecco, ad uno come Polidori, faccia da Richie Cunningham in “Happy Days” (ma molto più meschino), uno che prima di buttarsi in politica caricava i distributori automatici, dopo aver registrato la sua società di vending (ora si chiama così) in Croazia per non pagare le tasse in Italia, bisognerebbe spiegare (perché lui poverino a 54 anni proprio non ci arriva a capirlo da solo), che gettare via i miseri stracci che un senza tetto usa per cercare di scaldarsi dal gelo artico delle notti friulane, non è un atto di decoro ma un gesto infame, un maramaldeggiare (con soddisfazione!) sulla miseria altrui. Perché i “cittadini normali” queste cose non le fanno, nel malcelato auspicio che così il pezzente ignudo crepi assiderato, togliendo per sempre il disturbo, mentre magari si preoccupano moltissimo che nelle scuole sia presente il presepe tradizionale. Farsene pubblico vanto poi è cosa da perfetti stronzi. E siccome Polidori è un altro che se ne frega, provoca i “benpensanti” dimenticando per una volta di prendersela coi soliti “buonisti”. Poi però dinanzi alla giusta indignazione che le persone normali (e perbene) provano per l’appunto per un personaggio di tal fatta e col quale non vogliono essere identificati, l’ennesimo prepuzietto alla ribalta del KuKluxKlan nazileghista, come tutti i vigliacchi, ci ripensa… analizza l’eventuale dividendo elettorale, nella convinzione che per certa politica fare sempre lo stronzo ripaghi comunque… Si stupisce delle reazioni. E viste le quotazioni in ribasso improvvisamente la cosa gli frega eccome, ritirando subito il post demente da bullo vanaglorioso, almeno fino al prossimo delirio. Perché l’unica cosa di indecente a Trieste sono proprio i fascioleghisti, che grufolano con gusto e razzolano tra gli stracci, in cerca di voti dalle cloache più nere.

Homepage

L V I

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , , on 29 novembre 2018 by Sendivogius

«L’effetto è a valanga, il fascismo si diffonde con la progressione di un contagio. È gente nuova, gente ignota, gente che con Lui fino a un anno prima non avrebbe preso nemmeno un caffé, una folla di impiegati e bottegai che assisteva indifferente alla politica, né di destra né di sinistra, e nemmeno di centro, né rossi né neri, gente che si muove sempre e per sempre nella zona grigia.
[…] Che cosa meravigliosa il panico, questa levatrice della Storia! Proprio questo potrà essere il loro meraviglioso baratto: odio in cambio di paura. I nuovi fascisti sono tutta gente che fino a ieri tremava per la paura della rivoluzione socialista, gente che viveva di paura, mangiava paura, beveva paura. Uomini che frignavano nel sonno come bambini…. Adesso alla borsa valori dei pezzenti stanno scambiando il metallo pesante dell’angoscia con la valuta pregiata dell’odio mortale.
Dei piccolo-borghesi odiatori: di questa gente sarà formato il loro esercito. I ceti medi declassati a causa della speculazione del grande capitale, gli ufficialetti che non si rassegnano a perdere un comando per tornare alla mediocrità della vita quotidiana, i travet che più di ogni altra cosa si sentono insultati dalle scarpe nuove della figlia del contadino, i mezzadri che hanno comprato un pezzetto di terra e adesso sono pronti a uccidere pur di mantenerla; tutte brave persone prese dal panico, cadute in ansietà. Tutta gente scossa nella propria fibra più intima da un desiderio incontenibile di sottomissione a un uomo forte e, al tempo stesso, di dominio sugli inermi. Sono pronti a baciare le scarpe di qualsiasi nuovo padrone, purché venga dato anche a loro qualcuno da calpestare.
[…] Ma chi è davvero questa gente? Dov’erano rintanati fino a ieri? Non è possibile che sia stato lui a far nascere questa folla di pantofolai che all’improvviso impugnano il bastone. E nemmeno la guerra…. Il virus deve essere stato incubato in tempo di pace. Non può essere altrimenti. Nella guerra non sono rinati, la guerra li ha soltanto restituiti a se stessi, li ha fatti diventare ciò che già erano. Il fascismo, forse, non è l’ospite di questo virus che si propaga, ma l’ospitato

Antonio Scurati
“M il figlio del secolo”
Bompiani, 2018

APPLAUDITE!

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , on 25 ottobre 2017 by Sendivogius

Può un intero parlamento essere piegato (e piagato) alle ambizioni di un uomo solo che vorrebbe il comando (meglio se assoluto), e che persegue il potere per il potere nel bulimico gusto dell’esercizio dello stesso? 
Può il senato della Repubblica essere trasformato nel docile giocattolo tra le mani dell’ennesimo guitto bonapartista, che questo sventurato paese non cessa di defecare nell’anomalia prevalente della sua dissenteria post-democratica?
Può un intero complesso istituzionale e democratico essere svuotato dal suo interno, nella sua costante deprivazione di senso, verso qualcosa che è altro da sé e da quello che vorrebbe sembrare, attraverso la costante forzature delle regole comuni fino al loro totale stravolgimento?
Può l’abuso diventare la regola di una maggioranza supina ai voleri del ‘capo’, nell’eccezione che si costituisce in stato, nel nome di un distorto principio di necessità che non conosce legge ma si fa esso stesso legge?
Evidentemente sì. E l’unica cosa divertente è che non sarà questo grottesco coso qui, l’obesa personificazione vivente del disturbo narcistico di personalità, a raccoglierne i risultati; a dispetto dell’incontenbile hybris che divora il suo ego smisurato e patologico…

E questo nonostante lo zelo dei suoi ubbidienti balilla, pronti a prostituire la democrazia per una ricandidatura in lista, nell’ossequiosa disperazione che precede l’ormai prossima disfatta.

Così muore la libertà, sotto gli scroscianti applausi di un parlamento addomesticato e morente, l’assenza di un presidente della repubblica fantasma, e la pusillanimità compiacente di un capo del governo fantoccio: il soporifero Quisling del renzismo d’accatto che si crede d’assalto. E che evidentemente trova la sua più compiuta realizzazione, nell’appagare lo spirito di rivalsa e soddisfare le capricciose pretese di un tronfio cialtrone obeso, frustrato nel suo orgoglio da trombato di lusso, in una repubblichetta marchettara delle mancette.

Homepage

ENLARGE IT AGAIN

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , on 13 agosto 2017 by Sendivogius

A ben vedere, la Storia, fintanto che la ‘tragedia’ rimane rilegata sullo sfondo, predilige la ‘farsa’ nelle cialtronesche declinazioni della stessa…
Quella di Donald J. Trump non è certo la prima amministrazione collaterale all’estrema destra che gli USA abbiano mai avuto, ma con ogni evidenza è la prima che si richiami così apertamente al fascismo in sinergia con lo zeitgeist prevalente. Con l’elezione di Trump sono saltati tutti i tombini, che almeno in precedenza avevano la decenza di comprimere i liquami del neo-nazismo di ritorno nelle cloache dei riflussi storici.

Raramente un presidente americano ha mai goduto dell’appoggio tanto esplicito di qualunque formazione apertamente razzista e dichiaratamente nazista nell’orgogliosa esibizione di sé, tra una selva di braccia tese a salutare l’ennesimo omuncolo della provvidenza…

Giusto per non farsi mancare proprio nulla, sono ricicciati fuori perfino gli incappucciati del Ku Klux Klan ed i leggendari nazisti dell’Illinois, tanto doveva essere irresistibile l’odore per le mosche nere dell’Alt-Right americana..! E non è semplice folklore “identitario”…
Mai un presidente aveva fatto meno di nulla per marcare le differenze (e le distanze) da una simile compagnia di giro, producendosi invece in una serie di compiaciute pose ducesche, insieme alla discutibile accortezza di sostituire lo scolapasta rovesciato di mussoliniana memoria, con la cotica ossigenata di una pantegana morta al posto dell’elmetto.

Cosa che di per sé non basta ad esaurire la pericolosità congenita di un tragico pagliaccio alla ribalta, che evidentemente non ha alcuna vergogna, o scrupolo che pure i suoi predecessori avevano, né avverte l’inopportunità, di accompagnarsi a simili personaggi.
Trump vuole fare l’America di nuovo grande, mentre rischia di renderla più piccola di quanto non sia mai stata. E a giudicare dalla scelta dei camerati di strada che si è scelto, di grande c’è solo l’immane fogna scoperchiata di un’America profonda come la sua costipazione intestinale. Cosa potrà venirne fuori, è facilmente intuibile.
Cosa intenda poi questo buzzurro ripulito per “grande”, francamente è difficile da comprendere del tutto. Nella sua visione da bullo, la grandezza si misura nel più alto numero di persone alle quali riuscire a rompere i coglioni nel più breve tempo possibile: “molti nemici, molto onore”. Se misurato in termini di entità statali, in poco meno di un anno Trump è riuscito ad inanellare la più lunga serie di minacce e provocazioni contro: Russia, Cina, Siria, Nord Corea, Venezuela, Cuba, Iran… Non si capisce bene se per machismo politico, per incompetenza, o perché alla spasmodica ricerca di un casus belli, col bel risultato di provocare per reazione la più grande corsa agli armamenti nucleari dalla fine della guerra fredda.
Ovviamente lo fa in nome della pace e della stabilità mondiale. D’altronde la grande esportatrice di democrazia ha sempre trovato nella guerra l’espressione più coerente della propria identità, nella continua ridefinizione di quella lista sconfinata che Gore Vidal chiamava “il nemico del mese”. Trump è però il primo presidente ad aver aperto un vero fronte interno contro quelli che evidentemente considera le principali minacce al suo potere. In proposito, è ‘illuminante’ notare come i nazisti del KKK utilizzino gli stessi metodi terroristici degli islamo-fascisti dell’ISIS…

E per inciso è anche l’unico presidente USA che abbia mai avuto il pessimo gusto di minacciare il ricorso all’atomica lo stesso giorno in cui cade la ricorrenza della nuclearizzazione di Nagasaki. Peccato che al momento sia troppo impegnato a spicciare le faccende di casa.

Homepage