Archivio per Europa

R.I.P.

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 15 ottobre 2017 by Sendivogius

La ‘sinistra’, in tutte sue possibili varianti scaturite dalla scissione dell’atomo, è morta. Il decesso è su scala continentale. E certo pure quando era in vita non è che se la passasse benissimo. Difficile rimpiangerne la dipartita, dopo una lunga agonia imbarazzante per sé e funesta per tutti gli altri. Sostanzialmente era diventata più perniciosa che inutile, oramai ridotta alla stregua di un malato terminale (di quelli che si cagano addosso incapaci di controllare la peristalsi… che ti fanno vergognare mentre sbavano e delirano); consumata per consunzione interna dopo un inarrestabile processo di citolisi, ma non prima di aver rinnegato se stessa, tradendo tutti gli ideali coi quali a chiacchiere ha sempre amato ammantarsi. Non ne sentiremo la mancanza. A meno che non voglia intendersi per ‘sinistra’ quella poltiglia informe e melensa delle microformazioni di stracciaculi, che ancora si agitano attorno ad un Giuliano Pisapia: il nuovo Che Guevara de Noantri che tanto basta a stimolare le facili polluzioni di troppi sinistrati in cerca d’autore. Oppure (peggio ancora!) quella riedizione 2.0 della peggior DC di estrazione fanfaniana ed ispirazione dorotea che si fa chiamare PD, con l’aggiunta di qualche utile idiota a fare da testimonial (è fresca di giornata l’esumazione di un Walter Veltroni!), insieme all’immancabile contorno di ambiziosi balilla in carriera a svecchiare l’insieme, per il make-up della salma.
Ad involuzione compiuta, il partito bestemmia celebra i dieci anni del suo fumoso non essere, in un condensato di buone intenzioni dai risvolti pessimi, per quello che più che altro dovrebbe essere un funerale (della sinistra morta per suicidio) con tanto di resurrezione democristiana per ibridazione su osmosi inversa. Trasformato in un comitato elettorale permanente, personalizzato su misura del bullo di Rignano e della sua cosca fiorentina, nel partito sedicente ‘democratico’ ora si parla di “lotta corpo a corpo” (la definizione esatta sarebbe trippa contro trippa) con il centrodestra; se non fosse che, nell’impossibilità di distinguere le differenze, il PD è molto più a destra nell’intercambiabilità con la stessa e di gran lunga peggiore nella sua ipocrisia.

  TUTTI INSIEME DISASTROSAMENTE

«All’ultimo duello televisivo tra Angela Merkel e Martin Schulz, secondo un amico tedesco, l’unica differenza è che il secondo aveva la barba. Il lungo abbraccio nella Grosse Koalition degli antichi rivali, CDU e SPD, sembra aver stancato entrambe gli elettorati e i democristiani persino più dei socialisti. Ma la perdita di senso, prima che di consenso, della SPD, la secolare quercia del socialismo europeo, la madre ormai pallida di quella straordinaria creatura che fu lo Stato sociale, lascia senza parole. In Germania è accaduto in fondo quanto già visto in tutta Europa, ma soltanto il voto nel cuore dell’impero poteva chiarire il passaggio storico in atto. Non è finita la storia, è morta la sinistra. Non stanno vincendo le destre, scompare la socialdemocrazia. Del resto, spostando lo sguardo oltreoceano, era chiaro che non aveva vinto Donald Trump, ma perso Hillary Clinton. Tutto il resto è secondario, accessorio. La sopravvivenza di governi conservatori comunque in declino, l’avanzata dei populismi, il risorgere dei fanatismi nazionalisti e separatisti, la spettacolare meteora di movimenti “né di destra né di sinistra” come i 5 Stelle o En Marche, che potrebbero svanire con la stessa velocità con la quale si sono affermati. Sono soltanto turbolenze della politica che spaventano, ma non cambiano la rotta, provocate dal gigantesco vuoto d’aria a sinistra. In dieci anni i socialisti si sono dimezzati in Germania, Spagna e Austra, quasi estinti in Francia, Grecia, Ungheria e Polonia. Hanno perso elettori tra i ceti popolari e tra i giovani: una crisi irreversibile. Molti elettori rimasti votano più il ricordo di un passato glorioso che un presente insignificante. Sotto i trent’anni, moltissimi li considerano uguali ai conservatori: saranno tutti qualunquisti? In Germania, la SPD ha governato 17 degli ultimi venti anni, da sola o con la CDU, contribuendo ad un boom economico fondato tuttavia su bassi salari e demolizione dei contratti nazionali. In ultimo, perfino la BCE ha criticato la politica dei salari tedeschi più di quanto abbia fatto la SPD. E infatti Merkel, che vorrebbe togliersi al più presto di torno Draghi, corteggia Schulz per un’altra grande coalizione. La sinistra storica europea non sembra aver perso soltanto l’anima, il sogno o l’utopia, ma finanche una minima funzione critica, ossessionata dal governo per il governo, il potere per il potere, dal vincere ad ogni costo che poi si traduce in realtà nel perdere senza onore, dopo aver sposato le parole d’ordine dell’avversario. Nessuno oggi capisce il rifiuto di Schulz ad una nuova alleanza con la Merkel: perché rimanere all’opposizione se erano d’accordo su tutto?»

Curzio Maltese
(06/10/17)

Ad ogni buon conto, tumulare i cadaveri, prima ancora che un atto di pietà, è innanzitutto una norma di profilassi. Non foss’altro perché con la putrefazione cominciano a puzzare.

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IRON MEN

Posted in Kulturkampf, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 settembre 2017 by Sendivogius

È rassicurante sapere che nei prossimi anni la presidenza Trump destinerà almeno 55 miliardi di dollari del bilancio federale in spese militari, per fare di nuovo grande l’America, preparandosi evidentemente a fronteggiare un’invasione aliena dallo spazio profondo. È infatti risaputo da tutti lo stato di profonda prostrazione e di drammatica arretratezza tecnologica in cui versano le forze armate statunitensi, soprattutto in considerazione delle nuove minacce globali, e massimamente se si considera il formidabile apparato bellico a disposizione dei mutandari salafiti del Daesh…
Si capisce bene che, dinanzi ad un branco di allucinati che combattono in sottana, meglio se armati con coltellacci da cucina, la risposta migliore sia la realizzazione di gingilli offensivi sempre più sofisticati e costosi. Com’è noto, il segreto della vittoria risiede nella preparazione…
A meno che l’obiettivo primario non sia inaugurare invece una nuova guerra fredda (di cui davvero si sentiva la mancanza) con la Russia e la Cina, in una corsa a perdere verso il riarmo globale, e spianare la strada ad un’altra mezza dozzina di conflitti.
 Ad ogni modo, a dispetto dei pregiudizi, i militari sono dotati in realtà di una fervida fantasia… amano giocare con la playstation nelle noiose ore trascorse in caserma… ed è lecito credere si esaltino con la serie completa di “Star Wars”, presumibilmente facendo il tifo per l’Impero galattico.
Per questo sono ormai una ventina di anni che fantasticano a colpi di milioni di dollari in progetti per la realizzazione di nuove tute da combattimento, esoscheletri potenziati e bio-armature, per rendere i “soldati del futuro” delle inarrestabili macchine individuali da guerra, nella presunzione tutta illusoria della invulnerabilità. Insomma, una specie di incrocio tra le armored suits già viste nei videogame di “Halo” e “Mass Effect”, sulla falsariga delle stormtroopers di Star Wars.
In pratica, si tratta di una masturbazione continuativa che va avanti almeno dal 1997, dai tempi infausti del vecchio PNAC (il progetto per il nuovo secolo americano); mai archiviato nelle stanzette del Pentagono.

Army of the Future: “Consider just the potential changes that might effect the infantryman. Future soldiers may operate in encapsulated, climate-controlled, powered fighting suits, laced with sensors, and boasting chameleon-like ‘active’ camouflage. ‘Skin-patch’ pharmaceuticals help regulate fears, focus concentration and enhance endurance and strength. A display mounted on a soldier’s helmet permits a comprehensive view of the battlefield – in effect to look around corners and over hills – and allows the soldier to access the entire combat information and intelligence system while filtering incoming data to prevent overload. Individual weapons are more lethal, and a soldier’s ability to call for highly precise and reliable indirect fires – not only from Army systems but those of other services – allows each individual to have great influence over huge spaces. Under the ‘Land Warrior’ program, some Army experts envision a ‘squad’ of seven soldiers able to dominate an area the size of the Gettysburg battlefield – where, in 1863, some 165,000 men fought”.

Ovviamente, negli ultimi decenni il progetto è proseguito, conoscendo nuovi sviluppi. E ora questa strana copula meccanica tra Robocop ed Iron Man, si chiama TALOS (Tactical Assault Light Operator Suit): una specie di robottone con dentro l’omino corazzato, che prevede sensori di posizione e sistemi di raffreddamento, con una pompa idraulica che si attorciglia per tre metri all’interno dell’armatura; o cose così… molto utili e soprattutto economiche. Ed i prototipi in circolazione iniziano ad essere parecchi…
L’efficacia in combattimento sui teatri di guerra è tutta da provare, ma insomma la speranza è anche l’ultima a morire.
 C’è da dire che l’idea, ancora a livello sperimentale, ha avuto successo un po’ in tutto il mondo… Anche l’Esercito italiano ne ha varato una sua versione improntata al massimo risparmio, rispetto agli ingenti investimenti americani. Nel nostro caso, il pezzo forte sono gli indispensabili “guanti termici”, che alla modica cifra di 650 euro a paio, costituiscono la dotazione più costosa (ed inutile) dell’intero kit di equipaggiamento. Si tratta dell’elemento che farà certamente la differenza sui nuovi campi di battaglia per il soldato del futuro!
Certo, a ben vedere, la Storia ci fornisce i riuscitissimi esempi del passato… E, visti i risultati, ci sarebbe da ridere se questi non fossero tragici. Insomma, la guerra può essere un’esperienza incredibilmente esaltante, soprattutto per chi non l’ha mai provata, come dicevano gli antichi. Perché dunque non cercare di farla in sicurezza?!? Non per niente, ogni aspirante guerriero ha sempre accarezzato l’idea di rendersi invulnerabile ai nemici, salvo scoprire quanto la realtà possa spesso essere assai diversa dalla fantasia.
Per dire, nel Tardo Antico, i Romani impararono presto a proprie spese, quanto le sofisticate armature dei loro comitatenses fossero inutili dinanzi alla potenza di penetrazione degli archi compositi, utilizzati dai pur infinitamente più arretrati popoli nomadi delle steppe.
Nel IX secolo d.C. gli anglo-sassoni affrontarono quasi con sufficienza i primi invasori vichinghi, nella certezza di ributtare a mare i feroci pagani giunti dalla Scandinavia. Almeno finché non scoprirono che le loro possenti armature venivano facilmente trapassate dalle frecce armate con punte di tipo bodkin, che affusolate e sottili, ma ben temprate, si infilavano negli anelli delle cotte di maglia, o sfondavano giubboni e corazze, pur nella loro letale semplicità.
Messe da parte per quasi tutta l’epoca moderna in seguito all’avvento delle armi da fuoco, le armature riscoprirono un inaspettato ritorno di fiamma in tempi assai più recenti, durante la prima guerra mondiale, che nella sua immane mattanza rappresentò pure una straordinaria occasione di innovazione militare. Certo gli esordi furono assai lenti… Per dire, al Comando francese (che per la sua straordinaria ottusità non aveva eguali) gli ci vollero mesi (e diverse migliaia di morti) per capire che pantaloni e kepì di un rosso sgargiante non erano esattamente del colore più indicato per passare inosservati ai tiratori nemici.
Ma vuoi mettere l’elàn guerriero, e scenografico, che i calzoni vermigli rappresentavano per una truppa lanciata a passo di carica sotto il fuoco nemico?!? E per giunta schierata come le vecchie fanterie di linea napoleoniche, per essere meglio falciata dalla fucileria avversaria?
Fortunatamente, non mancarono innovazioni importanti, tanto che per l’occasione l’Armée francese riscoprì pure l’uso della catapulta..!
Viste le perdite spaventose, e la riottosità crescente delle truppe a farsi macellare per la gloria dei generali nelle retrovie, verso la metà del conflitto, sui vari teatri di guerra cominciarono a fare la loro comparsa una notevole varietà di protezioni ed armature, che certo avrebbero reso invulnerabili i fantaccini alle pallottole.
Niente a che vedere con i khevsur della Georgia che ancora nel 1913 si presentavano in battaglia, bardati così…
Fu allora che l’ineguagliabile tecnologia teutonica mise a disposizione delle proprie fanterie la sua insuperabile corazza da combattimento…
Scenicamente imponente, la protezione si rivelò scomoda, ingombrante, e naturalmente inefficace, rendendo i fanti simili a gasteropodi, per una vaga somiglianza con le aragoste.
Va da sé che le nuove “sappenpanzer” non fecero mai la differenza in battaglia, ma almeno regalavano alla truppa la consolatoria illusione di essere immune ai proiettili.
Peccato che poi alla riprova dei fatti le cose non andassero esattamente per il verso sperato, dal momento che le corazze si rivelarono forabili eccome…
L’effetto palliativo però era assicurato, dal momento che divennero una preda di guerra ambitissima; soprattutto dalle truppe anglo-canadesi che combatterono alla Battaglia della Somme.
Certo, niente di paragonabile all’incredibile catafalco che per un certo periodo venne rifilato alle unità dell’esercito austro-ungarico. Una specie di kit componibile, che poteva fungere da corazza, parapetto, e casamatta portatile. E che con ogni probabilità veniva abbandonata dalla truppa, così camuffata da contrabbasso, alla prima occasione disponibile.

Ovviamente la cosa non passò inosservata agli alti comandi strategici dell’Intesa… E vista l’alta funzionalità di impiego dell’ultimo ritrovato bellico, ognuno si dette a fabbricarne di sue.
Tra i soldati britannici le corazze non ebbero molto successo… E certo gli inglesi preferirono di gran lunga continuare a riutilizzare quelle sottratte ai crucchi, finché non si resero conto che si trattava soltanto di un inutile ingombro da trascinarsi dietro.

Ma nessuno si dette più da fare dello USArmy. E lo straordinario risultato finale di tante fatiche furono le imbarazzanti armature Brewster..!
La Brewster Body Shield fece la sua comparsa nel 1918 sul fronte francese di Verdun. E si può solo immaginare l’incontenibile entusiasmo dei fortunati prescelti, che si trovarono costretti ad indossare un simile scafandro.
Realizzata in acciaio al nickel-cromo dalla Brewster Steel Company, l’armatura pesava oltre 40 kg ed è fin troppo facile intuire che fosse pure di rara scomodità.
Come si potesse correre su un terreno brullo e sconnesso, saltare tra una fossa e l’altra, e scavalcare trincee con una simile roba addosso, resta difficile da immaginare. Però si può ben supporre quale fosse l’esito finale…
Per proteggere le sentinelle, e soprattutto le vedette che costituivano il bersaglio preferito dei cecchini, vennero elaborate delle protezioni di rinforzo per gli elmetti. E le più funzionali furono probabilmente le placche d’acciaio che venivano applicate sugli stahlhelme tedeschi, i quali in alcuni casi vennero ridipinti in un primo esempio di mimetizzazione policroma.
I piastroni d’acciaio in forma trapezzoidale venivano agganciati ai chiodi ai lati dell’elmetto e fornivano così una protezione aggiuntiva, che però non garantiva la salvezza da un colpo frontale e diretto allo stirnpanzer.
Poi come al solito, si volle esagerare e cominciarono a circolare degli inquietanti mascheroni da saldatore di fonderia, a visibilità sempre più ridotta.

Siccome i cecchini più bravi miravano generalmente agli occhi, vennero realizzate fessure sempre più strette col risultato che la sentinella finiva per non vedere più un cazzo.
Gli americani, insuperabili come sempre, fecero un’eclatante invenzione ispirata direttamente al medioevo e mai (ri)messa in circolazione…

Sul fronte italiano, il Regio Esercito si dette da fare anch’esso e nel 1915 fecero la loro comparsa sul campo le mitiche corazze Farina, che avrebbero dovuto fornire un’impagabile protezione ai genieri inviati a tagliare i reticolati attorno alle trincee austriache.

Testate contro armi di medio e piccolo calibro, le corazze dimostravano una buona resistenza, a patto che ci si tenesse almeno a 150 metri (!) dal nemico.

Utilissime contro le schegge di rimbalzo degli shrapnel (e grazie al cazzo!), venivano forate come il burro dai proiettili calibro 8 mm dei fucili Steyr-Mannlicher M1895 in dotazione all’esercito austro-ungarico.
Emilio Lussu, volontario nella Grande Guerra, ridicolizza le corazze ampiamente, avendo avuto modo di verificare sul campo la loro straordinaria efficacia di impiego:

«Le corazze ‘Farina’ erano armature spesse, in due o tre pezzi, che cingevano il collo, gli omeri, e coprivano il corpo quasi sino alle ginocchia. Non dovevano pesare meno di cinquanta chili. Ad ogni corazza corrispondeva un elmo, anch’esso a grande spessore. Il generale era ritto, di fronte alle corazze….. Ora parlava, scientifico: “Queste sono le famose corazze ‘Farina’…. che solo pochi conoscono. Sono specialmente celebri perché consentono, in pieno giorno, azioni di una audacia estrema. Peccato che siano così poche! In tutto il corpo d’armata non ve ne sono che diciotto. E sono nostre! Nostre!” […] “A noi soli” continuava il generale “è stato concesso il privilegio di averle. Il nemico può avere fucili, mitragliatrici, cannoni: con le corazze ‘Farina’ si passa dappertutto”.
“Dappertutto per modo di dire” osservò il colonnello, che quel giorno era in vena di eroismo…. “io ho conosciuto le corazze Farina – spiegò il colonnello – e non ne conservo un buon ricordo, ma forse queste sono migliori”.
“Certo, certo. Queste sono migliori – riprese il generale – con queste si passa dovunque. Gli austriaci…”
Il generale abbassò la voce sospettoso e dette un’occhiata alle trincee nemiche, per accertarsi che non fosse sentito.
“Gli austriaci hanno fatto delle spese enormi per carpirci il segreto, ma non ci sono riusciti. Il capitano del Genio che è stato fucilato a Bologna, pare fosse venduto al nemico per queste corazze. Ma è stato fucilato a tempo. Signor colonnello vuole avere la compiacenza che esca il reparto dei guastatori?”
Il reparto dei guastatori era stato preparato dal giorno prima e attendeva d’essere impiegato. Erano volontari del reparto zappatori, comandati da un sergente, anch’egli volontario. In pochi minuti furono in trincea, ciascuno con un paio di pinze. Essi indossarono le corazze in nostra presenza. Lo stesso generale si avvicinò a loro ed aiutò ad allacciare qualche fibbia. ‘Sembrano guerrieri medioevali’ osservò il generale. I volontari non sorridevano. Essi facevano in fretta e apparivano decisi. Gli altri soldati, dalla trincea, li guardavano con diffidenza. Accanto al cannone praticammo un’altra breccia, nella trincea. Il sergente volontario salutò il generale. Questi rispose solenne, dritto sull’attenti, la mano rigidamente tesa all’elmetto. Il sergente uscì per primo; seguirono gli altri, lenti per il carico d’acciaio, sicuri di sé, ma curvi fino a terra, perché l’elmetto copriva la testa, le tempie e la nuca, ma non la faccia. Il generale rimase sull’attenti finché non uscì l’ultimo volontario, e disse al colonnello, grave: “I romani vinsero per le corazze”.
Una mitragliatrice austriaca, da destra, tirò d’infilata. Immediatamente, un’altra, a sinistra, aprì il fuoco. I volti si deformarono in una contrazione di dolore. Essi capivano di che si trattava. ‘Avanti!’ gridò il sergente ai guastatori. Uno dopo l’altro, i guastatori corazzati caddero tutti. Nessuno arrivò ai reticolati nemici. ‘Avan…’ ripeteva la voce del sergente rimasto ferito di fronte ai reticolati. Il generale taceva. I soldati del battaglione si guardavano terrorizzati

Emilio Lussu
“Un anno sull’altipiano”
(1938)

Essendo disponibile in numero limitato, un così straordinario artefatto venne distribuito soprattutto tra gli Arditi volontari delle cosiddette “compagnie della morte”: nome quanto mai azzeccato per gli aspiranti suicidi, che venivano inviati armati di cesoie e guantoni a tagliare i reticolati nemici.
Le protezioni Farina non si rivelarono più utili dei loro omologhi impiegati sugli altri fronti di guerra, ma la propaganda bellica dei comandi italiani vi aggiunse quel tocco di minchioneria in più, che fa sempre la differenza…
Immaginate voi la praticità (e soprattutto l’utilità) di correre e saltare e strisciare nella terra di nessuno, stringendo una baionetta tra i denti, con mezzo quintale di ferraglia tintinnante addosso, mentre scoprite con sorpresa che le vostre cesoie non riescono a tagliare un filo spinato rinforzato con più di 5 cm di spessore. Senza considerare l’estensione dei campi da bonificare…
I carriarmati si sarebbero rivelati assolutamente più funzionali, ma vabbé! All’epoca venne considerata inizialmente come un’invenzione poco utile e di scarso impiego.

Eppoi vuoi mettere il fascino di una specie di cavaliere medievale schierato in trincea?!?
Assolutamente inutili come protezione, le armature avevano l’indiscutibile svantaggio di rendere subito individuabili i guastatori nel buio, giacché bastava aguzzare l’udito al rumore del ferro che cozzava sulle pietraie insieme al ticchettio delle cesoie. Una volta scoperti, l’esito era in genere assai scontato…
Né migliorò l’utilizzo di scudi protettivi, che a parte l’evidente ingombro non garantivano granché…
Pertanto, vista la loro collaudata efficacia, di corazze pettorali ed armature ne circolarono ancora parecchie fino al 1945.
Dalla Polonia…
Alla Russia sovietica, con le sue Stalnoi Nagrudnik, che forse tra tutti i modelli messi in circolazione si rivelarono tra i più resistenti e forse non tra i più comodi, visto che i due piastroni imbottiti, una volta legati tra loro comprimevano la cassa toracica rendendo difficile la respirazione in caso di affanno.
Stalnoi NagrudnikAnche l’esercito imperiale nipponico realizzò una propria versione, riservata ai signori ufficiali, ed utilizzata durante l’invasione della Cina.
Sull’efficacia del soldato corazzato del futuro non è dato ancora di sapere. Certo per i profitti delle aziende impegnate nella ricerca sarà un successo di sicuro.

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METAFENOMENI

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , on 7 luglio 2017 by Sendivogius

A Roma (ma non solo) esiste una categoria che, unitamente a quella del “cazzaro”, definisce al dettaglio il vanesio narcisismo dell’infingardo, senza altre qualità se non l’evanescente apparire del suo non-essere; declinata a misura di cialtrone, nell’universalità dell’elemento dominante, trova la sua forma più compiuta nel bullismo istituzionale. Trattasi dello “sborone”: millantatore professionista di prestazioni inesistenti, che nella sua putulante inconsistenza, nell’incontinenza del proprio spirito irrequieto, non ha altro modo di dar prova della sua presenza infestante, quando invece sarebbe assai più d’uopo un pudico silenzio, se solo avesse una qualche vergogna di sé (cosa che lo “sborone” assolutamente non conosce). In tutto e per tutto speculare al cazzaro, lo sborone lo completa nella sua funzionalità declamatoria. Entrambi sono quasi sempre inseparabili, come due chiappe dello stesso culo. Pertanto, la “stronzata”, meglio se prodotta su scala industriale, ne costituisce la misura prevalente.

Per i culturi dell’antropologia sub-culturale, ne abbiamo (e ne abbiamo avuti e sempre ne avremo) fulgidi esemplari di fuffa e di governo, come il glabro pagliaccio flippato al Ministero degli Interni, al posto di quell’altra calamità innaturale di un Angelino Alfano (collezionista compulsivo di poltrone e figure di merda associate), nel frattempo transumato agli Esteri, ed illuminante esempio di “meritocrazia” applicata ai tempi infausti della Rottamazione su riciclo. Marco Minniti è quello che preso atto dell’esistenza di una “emergenza migranti”, sperticatamente negata fino al giorno prima, molla tutto e rientra precipitosamente in Italia dagli USA (dove è andato a fare non si sa bene cosa) per sbattere i pugnetti rachitici in “Europa”, dopo che le ineffabili ONG (di Olanda e Germania e Francia, che tengono ben serrati i loro porti e cordoni della borsa) gli hanno appena traghettato in un sol giorno (ma dopo le elezioni amministrative) qualche decina di migliaia di preziose “risorse”, da mantenere ad libitum finché non potranno pagarci la pensione, e mettendo l’assente ministro a fatto compiuto. “Chiudiamo i porti! Inchiodiamo i partners europei alle loro responsabilità (?), chiediamo un incontro urgente e pretendiamo più risorse!” Blatera roboante il tapino a mezzo stampa.
E alla fine dell’ennesimo vertice inconcludente, dove ha incassato uno schiaffone micidiale, subito rimbalzato sulla faccia di tolla, si capisce che gli unici porti a rimanere spalancati saranno quelli italiani. Che alla fine della sceneggiata, le ONG continueranno a fare quel che pare loro, senza dover rendere conto a nessuno e meno che mai alle “autorità” italiane. Che i soldi stanziati sono la miseria di 280 milioni di euro (però quando l’emergenza riguardava la generosa Germania i miliardi furono cinque), opportunamente da dividere con Tunisia e Libia. Che gli accordi internazionali vanno fatti col fantomatico governo libico (che non controlla nemmeno la capitale) e all’atto pratico con le oltre 250 formazioni armate che di fatto si spartiscono il territorio di uno stato fallito, gestendo il traffico umano. Ma Minniti parla di “grande successo” della diplomazia italiana. Poteva andare peggio?!? NO. 

 Il Bomba, quello che prima firma l’accordo (le cui clausole peraltro restano segrete) in cui si accolla tutti gli oneri della “accoglienza”, in cambio di qualche deroga sulla tenuta dei conti di bilancio, per poter meglio distribuire le sue mancette elettorali su liquidità indotta, adesso va fanfaroneggiando che non pagherà le quote di iscrizione annuale all’esclusivo club UE, dove peraltro l’Italia è trattata peggio di una sguattera del Guatemala… Oppure, se preferite, come la prostituta d’Europa, pronta a vendersi per un pugno di marchette. Ma la missione non era stata rivenduta come un successo?!?
D’altronde, quel concentrato di adipe e boria che chiamano “il Bomba”, ed a cui dobbiamo questo ed altri trionfi, è quello in conflitto permanente con la realtà, dalla quale si dissocia ogni volta non è funzionale alla sua narrazione dalle magnifiche sorti progressive, come le “riforme” con le quali ci ammorba da mane a sera nei cinegiornali di regime. Insomma, è uno che convoca la direzione del suo partito personalizzato, che si definisce “democratico” ma poi nega il diritto di intervento alle ‘minoranze’ interne. È lo stesso che dopo quattro batoste elettorali di fila, ancora si balocca col risultato delle Europee del 2014 (quando la metà degli elettori non andò a votare). E ovviamente sta sempre lì, che non schioda.

“Non sono interessato né alla mia né alla vostra carriera, ma a portare il PD in altro. Lo dico senza polemica e con tutto il rispetto: non mi interessa cosa farete voi nella prossima legislatura.”

In pratica, dopo aver dimezzato i voti e annichilito la sinistra interna, adesso pretende di spazzare via anche i cacicchi democristiani che pure ne hanno sostenuto e favorito l’ascesa, per sostituirli coi suoi ubbidienti balilla reclutati direttamente all’asilo, e poter meglio copulare col Pornonano resuscitato. “Senza polemica e con tutto il rispetto”. S’intende! E per tutti l’augurio di utilizzare il PD “come una finestra”. All’ultimo piano sarebbe meglio… Buttati, che è morbido!

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FACCE DA CULO

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , on 8 aprile 2017 by Sendivogius

E insieme ad ogni tragedia, immancabile arriva la farsa!
 Dopo che The Donald, ovvero il pupazzo presidenziale facente feci in carica, ha ordinato il suo bel raid missilistico sulla Siria, perché la notte prima ha dormito col culo scoperto e s’è svegliato con la luna storta, davvero non ha prezzo vedere le facce da SA del neo-nazismo nazionalpopulista, intruppati dietro il supercafone cotonato alla Casa Bianca, mentre pigolano tutto il loro sconcerto e la ‘delusione’, misurando ora le distanze da questa grottesca parodia di Flavio Briatore, che tanto ne aveva eccitato le polluzioni fascistoidi e che adesso guardano frignanti al ‘compagno’ Putin, una volta vomitata la sbornia trumpista.
In una di quelle turgide esibizioni imperiali con cui l’Amerikani celebrano se stessi, The Donald mostra i muscoli; facendo peraltro una figura miserrima sul piano militare, visto che solo 1/3 dei 60 razzi sparati ad cazzum è andato effettivamente a segno sul bersaglio, in una di quelle smargiassate tipiche del personaggio che galvanizza i tagliagole salafiti e di fatto allontana la conclusione della guerra in Siria, fornendo una sponda inaspettata (ma non imprevedibile) a quelle forze che alimentano il terrorismo islamico internazionale. Complimentoni!
Soprattutto, l’attacco a sorpresa ha ricompattato mezza Europa nel consueto ruolo di sudditanza che gli stati clienti di solito tengono nei confronti del loro vero padrone. A livello nostrano, il sempre più imbarazzante Governo Gentiloni è andato pigolando qualcosa su una reazione nell’ordine: “proporzionata” e “motivata” che “favorisce il processo di pace” (!). Sono gli stessi cacadubbi che, in eccesso di prudenza, nel caso della strage di Stoccolma con l’ennesimo camion lanciato sulla folla inerme, parlano di “presunto atto terroristico” non necessariamente riconducibile ad una “matrice islamica”. No, infatti si stratta di un incidente stradale con un camion impropriamente adibito al trasporto esplosivi. E l’autista poverino era in cura per problemi psichici.
Per fortuna, nel caso siriano, Trump ha messo d’accordo tutti, ricompattando persino l’opposizione ‘democratica’ con gli orgasmi da bombardamento di Kerry e di quella Hilary Clinton, aspirante presidente in quanto donna (e nulla più), che s’agitava da mesi per un intervento armato contro chi i terroristi li combatte per davvero.

«Ora che bombarda ed uccide come tutti gli altri presidenti USA, Trump torna per bene per UE e NATO.
Trump ha fatto il suo esordio da bombardiere, adeguandosi così alla tradizione dei presidenti USA nessuno dei quali si è mai sottratto alla necessità imperiale di lanciare ordigni ed uccidere.
Che sparare missili per vendetta sul gas sia un atto non solo criminale, ma stupido, non passa neppure per l’anticamera del cervello del regime occidentale che da decenni si è arrogato il diritto ed il potere di giustiziere mondiale. Anzi grazie a questo atto il “diverso” Trump torna a pieno titolo nel rispetto e nella considerazione della élite europea e nordamericana. Clinton, Bush, Obama non avrebbero saputo fare di meglio.
I governi UE e NATO tirano un sospiro di sollievo, alla fine Trump non è la Brexit, è solo uno dei tanti modi di mascherarsi che ha il palazzo economico finanziario e militare. Peggio per gli sprovveduti che ci hanno creduto. Trump è solo culturalmente un po’ più fascista e razzista dei predecessori, ma alla fine quando si tratta di difendere gli interessi dell’impero si normalizza. Bentornato tra noi, dicono governi occidentali e stampa, finanza e industria militare, in fondo non avevamo dubbi. Come può un miliardario evasore fiscale non difendere il suo ed il potere delle élites di cui solo ambisce di far parte?
Oggi si apre un nuovo capitolo della guerra mondiale a pezzi, pezzi che diventano sempre più attaccati fra loro. Un capitolo che stupisce per la velocità con cui una notizia priva di alcuna dimostrazione, l’esercito di Assad avrebbe usato i gas, è diventata la fonte di legittimazione del lancio dei missili. Tranquillizzo gli ipocriti, sono contro Assad, come lo ero verso Gheddafi, Saddam, Milosevic. Ma sono atterrito dalle guerre scatenate dal potere occidentale sulla base delle proprie fake news. Ho ancora in mente l’immagine del segretario di stato degli USA Colin Powell, che all’ONU nel 2003 mentiva sapendo di mentire mentre mostrava la fiala con la falsa prova degli inesistenti gas di Saddam. Grazie a quella falsa prova Bush, la UE e la NATO scatenarono la seconda guerra in Iraq e grazie ad essa ora abbiamo l’ISIS

Giorgio Cremaschi
(07/04/17)

 Mr President ha deciso insindacabilmente che i cattivoni dell’esercito regolare siriano abbiano fatto uso di armi chimiche, ed in assenza di qualunque riscontro o verifica sul campo ha deciso di bombardare i responsabili fino a prova contraria. Sai com’è?!? C’è l’assoluta certezza del governo israeliano, che mira alla dissoluzione della Siria con la sua polverizzazione in microentità, divise in uno stato di anarchia militare permanente (divide et impera), più facili da contrastare e più pratiche da controllare, se si pensa di creare una zona cuscinetto sotto occupazione a ridosso della frontiera israeliana, con la creazione di una “fascia di sicurezza”. Non sarebbe certo una novità, visto che si tratta della stessa strategia che Tel Aviv utilizza da almeno 30 anni in Libano. In quanto ai bombardamenti mirati con armi proibite, magari al fosforo bianco, dalle parti di Tsahal sono indubbiamente degli esperti…

E l’attacco alla Siria lo chiedeva da tempo anche l’Arabia Saudita, quel fulgido baluardo di laicità e libertà civili, che Daesh (o come diavolo lo si vuole chiamare) l’ha creato e finanziato (e protetto). E ovviamente la Turchia neo-ottomana del sultano Erdogan, che un giorno sì e l’altro pure minaccia l’Europa, usando l’immigrazione di massa come arma non convenzionale. Ovviamente non è il caso di ricordare come l’unico attacco chimico finora certificato in Siria, riconduca a pesanti responsabilità turche [QUI], che vista l’impunità (quella sì, reale) non hanno fatto altro che riproporre il medesimo giochetto con immutato cinismo, cercando una leva più favorevole con la nuova amministrazione USA. E non per niente Idlib è provincia siriana a ridosso del territorio turco. Dove credete sennò che affluiscano armi, rifornimenti (e combattenti) in una città completamente assediata, se non dall’unico lato di un confine non presidiato?!?
Ci sono poi la Gran Bretagna e la Francia, quest’ultima davvero convinta di ricostruirsi un’influenza coloniale nei suoi ex protettorati in Medio Oriente, dopo l’immane casino creato in Libia per un paio di concessioni petrolifere.

E soprattutto c’è la sedicente ONG dei fantomatici “Caschi Bianchi”, che spergiurano sulle responsabilità dell’attacco. Presunto fino a prova contraria, perché al di fuori della loro parola non ci sono altre evidenze…

I "caschi bianchi" di Idlib festegiano coi qaedisti di Al-Nusra

«Per mesi i media occidentali hanno riempito gli schermi con le loro immagini, mentre salvavano vittime della guerra, diffondendo le loro dichiarazioni come la Verità Assoluta e facendone degli eroi senza macchia.

Statistiche: stessa bambina ad usum fotografi, tre “soccorritori”, salvata tre volte in tre giorni diversi.

Peccato che nessuno dica che i Caschi Bianchi, o meglio White Helmets, sia un’organizzazione con sede in Turchia fondata da James Le Mesurier, un ex ufficiale inglese tutt’ora in stretti rapporti con l’Intelligence britannico. Né dica che i Caschi Bianchi siano sovvenzionati (largamente) dal Governo inglese (12,5 ml di sterline nel 2016, ma erano 32 nel 2013, e questi sono solo fondi “ufficiali”), da società dell’onnipresente Soros (13 ml di dollari) e dagli Stati Uniti tramite l’Agenzia per lo sviluppo internazionale (23 ml di dollari), oltre che da diversi Paesi occidentali grazie alle pressioni di Usa ed Inghilterra. Come pure, nessuno ha mai trovato singolare che i Caschi Bianchi operino esclusivamente nei territori controllati da Al-Nusra (ovvero Al-Qaeda) e perfino dell’Isis. D’altronde, uno dei suoi capi, Mosab Obeidat, è noto per aver svolto il ruolo di mediatore per rifornire i “ribelli” di armi e munizioni (i rapporti parlano di un “affare” da 2,2 ml di dollari).
Con simili premesse, è singolare che i Caschi Bianchi siano considerati una delle fonti più attendibili per ogni tipo di accusa lanciata contro il Governo siriano e i suoi alleati. E di accuse ne hanno lanciate un’infinità, sempre a senso unico, sempre più “drammatiche”, scagliate nella speranza che la reazione delle opinioni pubbliche occidentali, perché per esse erano confezionate, fermassero l’offensiva di Damasco che stava sgretolando i terroristi.
Eppure, le denunce che i Caschi Bianchi non siano un organismo indipendente ma fornisca servizi medici e supporto ai terroristi, oltre a mettere in atto una sistematica campagna di disinformazione contro il Governo siriano, sono tante.
[…] In realtà, la saga dei Caschi Bianchi non deve stupire e non è affatto l’unica; insieme c’è il sedicente “Osservatorio siriano per i diritti umani”, da sempre voce dei “ribelli”, con sede a Londra e diretto da Rami Abdel Rahman che vive a Coventry, vicino agli ambienti (ed ai finanziamenti) dei Servizi britannici. E ancora, c’è l’infinita serie di appelli che hanno inondato i social da Aleppo; profili farlocchi che raccontavano d’essere comuni cittadini che invocavano l’intervento dell’Occidente, salvo scoprirsi dopo uomini legati ai “ribelli”.
Per tutte vale la storia di Bilal Abdel Kareem, un giornalista accreditato fra i terroristi di Aleppo Est, conosciuto per aver intervistato i capi di Al-Nusra; una personalità assai in vista fra i “ribelli” che si spacciava per espressione della “società civile”

Siria, Caschi Bianchi e menzogne
(24/12/2016)

Con ogni evidenza, l’instabilità della Siria e la recrudescenza terroristica conviene a molti…

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NON-EVENTI

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , on 25 marzo 2017 by Sendivogius

La casa dalle finestre che ridonoSessant’anni e portarli malissimo! Come una casa pessimamente costruita e precocemente fatiscente, che mostra tutto il logorio del tempo tra crepe e cedimenti più o meno strutturali, quella specie di camera di commercio a compensazione perdite bancarie che chiamano UE, celebra oggi se stessa in uno di quei vuoti rituali formali per l’organismo più inutile, pletorico, e costoso, che la storia europea ricordi nella più grande pantomina collettiva mai condivisa su scala continentale. E va così in onda il revival stanco di 27 pagliacci allo sbaraglio, che ormai non fanno ridere più nessuno. Nemmeno il pubblico più affezionato.
sleeping-in-theater_optPoi certo, siccome ad ogni farsa si accompagna sempre la sua variante demenziale, non potevano certo mancare i followers invasati della Setta del Grullo delirante, che nella totale irrilevanza a cui sono condannati oggi vanno sbavando in giro contro la presunta censura del discorsetto pubblico della sindaca desaparecida Raggi, che sarebbe stato censurato dalla diretta Rai, colpevole di lesa maestà nei riguardi della pupazza animata della Casaleggio Associati.
EinsteinCome se a qualcuno possa davvero fregare qualcosa delle evanescenti comparsate di nostra Virginia delle fughe, finalmente tornata dalla settimana bianca previo esaurimento nervoso strategico, tra uno svenimento ed un mancamento con cui è solita eludere ogni circostanza richieda una presenza in Campidoglio che non siano le puzzette che va rilasciando in streaming a mezzo facebook. E, caso unico nella storia della città di Roma, primo sindaco a non presiedere l’omaggio ai martiri delle Fosse Ardeatine (non era mai successo neanche ai tempi del ‘fascista’ Alemanno), troppo era impegnata…

vacanze sulla neve

“I cittadini devono essere messi al centro del potere decisionale. Le politiche non devono essere imposte dall’alto ma rappresentare la volontà popolare, introducendo strumenti di democrazia diretta e partecipata. L’Europa o è dei cittadini o non è Europa.”

345px-SorelleSilenzio

Esattamente come avviene nel mondo fatato a cinque stelle della democrazia nordcoreana del Grullo parlante, il mitomane che detta la linea del partito totalitario, sedicente moVimento, su un blog che porta il suo nome ma non è il suo. Quello che predica la democrazia a partecipazione diretta, valida fintanto che il voto coincide con i desiderata del “capo politico”, altrimenti sei fuori e ti fondi un partito tuo. Che uno vale uno e Beppone decide per tutti; dove il “garante” è capo, fondatore, e padrone, ma irresponsabile delle sue azioni. E tutto è rimesso ad una questione di fede, in assenza di qualunque confronto o qualsivoglia spiegazione delle sue imperscrutabili decisioni. Volere del Signore (feudale).

La sentite anche voi quella puzza pervadente e inconfondibile di fascismo?!?

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SQUILIBRI

Posted in Kulturkampf, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , on 27 luglio 2016 by Sendivogius

funamboloSe un tempo c’era l’intellettuale organico, adesso abbiamo il giornalista pedagogico… 
Ieri come oggi, il loro compito non è informare, ma ‘formare’; non è divulgare, ma ‘educare’. Il risultato risiede in una brodaglia insulsa di patetismi riscaldati, caramellosi luoghi comuni, pensierini buoni e rifritti in padella, per una informazione equilibrata dove le cose non vengono mai chiamate con il loro vero nome.
Fu così che il terrorismo “islamico” cessò di essere tale, per diventare islamista (come se le due definizioni fossero distinte e separate); mentre la propaganda salafita che viene apertamente salmodiata in molte moschee dell’islam moderato, nelle quali costituisce la predicazione ordinaria, diventa jihadismo. E si continua via di questo passo, fino a raggiungere il capolavoro finale… gli assassini di massa, che al fondamentalismo islamico attingono a piene mani, diventano “squilibrati” finché la prova dei fatti non inchioda all’evidenza delle sue radici ‘culturali’ il fenomeno stragista.
Agi.itÈ successo a Nizza, quando in un primo momento s’era cercato di far passare il massacratore della Promenade per un folle dalle tendenze suicide, con disturbi mentali aggravati da problemi familiari, salvo poi fare la scoperta dell’acqua calda… E, anche dopo la strage, i media erano tutti preoccupati di spiegarci quanto il soggetto fosse ‘laico’ e promiscuo; senza capire che se davvero bastasse una settimana per “radicalizzarsi”, allora il problema sarebbe molto più grave di quanto già non sembri.

epa04331994 A protestor talks with riot police to try to calm the situation during clashes following a protest in support of Palestinians in Gaza, at Place de la Republique in Paris, France, 26 July 2014. The rally was banned by the government and police were deployed in order to prevent any trouble. EPA/ETIENNE LAURENT

Il copione si è ripetuto ad Ansbach, in Baviera, dove l’attentatore suicida era stato dapprima presentato come un povero depresso. E nessuno si è preoccupato di chiedersi come sia possibile introdurre taniche di benzina e tutto l’occorrente per confezionarsi in proprio un ordigno esplosivo, dentro un ostello per richiedenti asilo, senza che peraltro nessuno degli altri ospiti si sia dato la minima premura di denunciare la cosa al personale di servizio. Quando il buongiorno si vede dal mattino…
Moderate MuslimE si è provato a riproporlo anche nel caso di Saint-Etienne du Rouvray, dove le due capre mannare di turno, piombate in una chiesetta di provincia durante la consueta celebrazione liturgica, per sgozzare l’anziano curato quasi 90enne in quanto “cattolico” e quindi colpire gli “infedeli” nei loro luoghi più sacri, sono subito state accreditate dai media come “folli”. In realtà si trattava di promettenti baby terroristi in erba… 
Adel KermicheLa palma d’oro spetta sicuramente a RaiNews24 che per tutta la mattinata ha parlato di “due squilibrati”. Il fatto che questi agissero in coppia, con zucchetto islamico calcato sulla testa, e parlassero in arabo, non ha fatto sorgere nei solerti cronisti il benché minimo sospetto. Sopire, troncare… troncare, sopire.
Ovvio che si tratti di psicopatici, ma mai che si denunci senza reticenze l’ideologia di morte che ne sottende e ne ispira le azioni. E che ha connotati religiosi ben precisi, per quanto l’ammissione possa essere spiacevole. Alla lunga, questa reticenza diventa irritante. E l’eccesso di prudenza rischia di trasformarsi in pusillanimità.
ErdoganNiente infatti deve disturbare la splendida narrazione in corso che costruisce i suoi miti sulla favoletta bella di una sopravvalutata convivenza con un fantomatico islam aperto e tollerante, tanto sbandierata a sproposito nei salottini parolai dell’intrattenimento mediatico, che nella migliore delle ipotesi si traduce nell’applicazione dei principi del Tabligh e nell’auto-segregazione delle pie comunità, le quali certo non vogliono essere contaminate oltre lo stretto necessario dall’impuro contatto coi miscredenti. Ogni riferimento al fenomeno integralista, che non deve essere necessariamente violento o stragista, ma che c’è, esiste, ed è diffuso più di quanto non si voglia ammettere, va possibilmente diluito in una serie di circonlocuzioni dalle funamboliche pruderie semantiche, onde negare ogni possibile correlazione tra jihad, radicalismo fondamentalista, e islam. E lo si fa nella rimozione costante del problema che va edulcorato, depotenziato, nella sua dirompente e pervasiva pericolosità, ampiamente sottovalutata, per non urtare la suscettibilità degli Isl’Amici che altrimenti potrebbero offendersi. E per carità sia mai che qualcuno li sturbi!
Capre MannarePertanto, i fatti vengono sminuzzati, ritagliati, confezionati, onde disinnescare preventivamente l’effetto dirompente di sgradevolissime evidenze, troppo lontane da certe narrazioni glassate e così politicamente scorrette. Poi si possono fare tutti sociologismi che si vuole, ma il dato di fondo rimane, senza che ciò infici la realtà dei fatti.
Sono sempre gli stessi media che ci tengono a precisare come gli assassini di Saint-Etienne du Rouvray siano “francesi originari di Rouen”, come se bastasse il possesso di un passaporto a fare un “francese”, non più di quanto noi si possa essere scambiati per giapponesi. E parliamo di quegli stessi francesi che per inciso i maghrebini di Francia chiamano spregiativamente céfran onde ribadire la propria ostentata alterità, sempre per quella divertente storiellina dell’integrazione riuscita e adesione ai valori democratici della Republique.
Sharia per la FranciaParliamo dei medesimi media che sono capaci di rendicontare la violenza omicida contro le donne, sotto il termine osceno di “femminicidio” e promuovere l’obbrobrioso neologismo di loro invenzione in stucchevoli filippiche di accorata ipocrisia. Salvo relegare la notizia in un trafiletto di cronaca nera quando il maschio assassino e violento non è di pura razza italica: QUI o anche QUI giusto per limitarci agli ultimi tre giorni. E per non farci mancare proprio nulla, ora (così sembrerebbe..) abbiamo pure il primo serial killer di importazione.
hebdo-diversitySi tratta di quegli stessi media capaci di ingigantire ogni episodio di insofferenza più o meno xenofoba ad abnorme atto di razzismo (manco fossimo nel Mississipi degli Anni ’60!) e menarcela per settimane fino allo sfinimento, salvo poi liquidare in fretta le notizie non conformi alla linea.
Fu così che una ragazza incinta di 22 anni (se fossimo razzisti, specificheremmo “bianca”) viene trucidata a colpi di mannaia da un siriano infoiato, e la cosa viene derubricata a “lite sul lavoro… delitto passionale”, con la vittima genericamente definita “donna”; altrimenti potrebbe risentirne la percezione pubblica che dei “profughi” si ha.
Perché appunto c’è femminicidio e femminicidio.
E ancora sono sempre i medesimi media che hanno prontamente rimosso la notizia di una donna accoltellata insieme alle sue tre figlie in un villaggio vacanze delle Hautes Alpes, da un marocchino che i conoscenti descrivono come molto religioso, indignato per l’abbigliamento ritenuto assai sconveniente di bambine e signora. Se è vero che la malizia risiede nell’occhio di chi guarda, c’è da chiedersi cosa questo schifoso avrà mai trovato di così sconcio e provocatorio in una bambina di nove anni!
Burqa-womenSe una religione diventa il concentrato di psicosi violente, calamitando a sé disadattati cronici, monomaniaci ossessivi e sociopatici con pulsioni omicide, e al contempo sembra alimentare le nevrosi di gente in cortocircuito culturale su abbacinamento mistico, allora quella religione ha qualcosa che non va…

Enrico Mentana

Se poi quella religione rivendica una precisa dimensione temporale, assurgendo ad ideologia totalitaria, rivendicando una propria irriducibile estraneità ad un sistema di valori civili che non riconosce ed ai quali intende sovrapporsi e sostituirsi, allora ci troviamo di fronte ad un problema oggettivo. Prima se ne prende atto e meglio sarà per tutti.
GodBlessHitlerSe si vuole combattere l’integralismo, il fanatismo, il salafismo, l’islamismo… allora bisognerebbe cominciare intanto a chiamare le minacce col nome giusto e contrastarle come tali.

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John Bull è uscito dal gruppo

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 giugno 2016 by Sendivogius

John Bull

UK è uscita dalla UE.  Fine dei giochi!
Di conseguenza, in questi giorni il principale esercizio giornalistico per le contrite schiere in livrea di opinionisti da salotto, dove dispensare lacrime di inchiostro pagato a litri, consiste nel rilascio di abbondanti spremute di reni in pensoso raccoglimento, tale è l’incapacità di controllare la propria peristalsi in pubblico. Sempre fedeli alla linea, nell’ansia di compiacere l’azionista di riferimento che detiene la proprietà delle singole testate editoriali di provenienza, assomigliano ad avvoltoi impagliati sui trespoli televisivi. E artigliati al proprio ramoscello di rendita sono intenti a beccarsi tra loro in intervista permanente, specializzati nelle deiezione compulsiva di opinioni non richieste da nessuno, sbrodolanti nel loro splendido isolamento dall’alto delle cataste di libri invenduti.
pensatore-al-cessoPerciò non è davvero il caso di sprecare il proprio tempo (e salute) nella lettura di questi pennivendoli professionisti pagati a battuta, e dei loro correttori di bozze in vendita per un tesserino da pubblicista, tanta è l’isteria collettiva che la Brexit sembra aver scatenato negli allevamenti mediatici di questi polli da batteria, terrorizzati che si possa rompere il giocattolo dei ricchi e togliere così ai loro padroni il balocco preferito. Per esemplificare il concetto già di per sé chiarissimo, e sopravvivere allo straripamento di pensierini scatologici che esondano dalle cloache del pensiero unico, basterà citare alcune delle profonde riflessioni che un (misconosciuto ai più) Alessandro Orsini, professore di “sociologia del terrorismo” (!?) alla LUISS (manco a dirlo!), fa sulle pagine de “Il Messaggero”. Si tratta dello stesso quotidiano che i romani soprannominano evocativamente “Il Menzognero”; ovvero l’house organ della Famiglia Caltagirone, la dinastia dei palazzinari siculo-romani che controlla la Capitale…

«La città liberale è un ampio recinto politico che consente di elaborare strategie anti-democratiche, nel rispetto delle regole democratiche. Il caso Brexit, e l’omicidio della parlamentare Jo Cox, dimostrano che, in tempi eccezionali di crisi, tali strategie sono necessarie. Ma, per comprendere l’importanza delle strategie anti-democratiche nei periodi di crisi acuta, è necessario avere ben chiare due caratteristiche immutabili della vita politica nelle società complesse.
[…] Nell’aprire la porta al referendum, Cameron ha aperto il vaso di Pandora, da cui è uscito l’assassino di Joe Cox. Quel vaso, in tempi di crisi, colmi di rabbia e di paure irrazionali, deve rimanere chiuso attraverso l’uso di opportune strategie anti-democratiche che, nel rispetto rigoroso delle regole democratiche, sollevino gli elettori dalla responsabilità di determinare il corso della politica internazionale

Alessandro Orsini
La consultazione è stata un errore
(24/06/2016)

Al prof. Orsini non sfugge che la “città liberale” è ormai assediata dalle masse di esclusi storditi dagli effetti delle crisi, che non credono più nelle capacità di rinnovamento di un sistema percepito come intrinsecamente corrotto e irrecuperabile, da abbattere e non da cambiare. Masse non più amorfe, ma tangibilmente incazzate e mosse dal rancore per un benessere inteso come perduto per sempre, immolato ai privilegi  non più tollerabili di pochi, mentre le elite ed i loro servi zelanti restano trincerati nelle cittadelle sempre più isolate, separate perfino fisicamente dal resto della popolazione, nella preservazione di un potere oligarchico.
Land-of-the-DeadDinanzi al problema, la strategia del ‘sociologo’ Orsini, con un ossimoro in termini, è preservare le “regole democratiche” (la Democrazia invece è interpretabile a soggetto) attraverso l’uso di opportune strategie anti-democratiche. Come?!? Be’ innanzitutto impedendo ai cittadini (o meglio, alla ‘gente’) di potersi esprimere in libere consultazioni, qualora il risultato possa essere non conforme alle aspettative dell’elite al potere.
Mark TwainLa valutazione di Alessandro Orsini è peraltro in perfetta sintonia col pensiero di Mario Monti (il referendum è un abuso di democrazia… da logica del dopolavoro provinciale… perché lui sì che è un internazionalista!) e Carlo Cottarelli, il fu revisore della spesa pubblica (in sede di consiglio europeo i governi dovrebbero impegnarsi a non tenere più tali consultazioni.. perché bisogna dare ottimismo ai mercati… e in culo ai cittadini!). 

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E se questa è la ‘destra’ seria e ponderata del pensiero liberale, poi ci sono i riformisti responsabili della ‘sinistra’ cuvée e tutta bollicine, affogata nei rituali dementi del politicamente corretto più estremo a cui si accompagna un curioso disprezzo aristocratico per la plebe. Filtrato il rosso e ripulito il beverone imbevibile da ogni solfito scarlatto dopo la decantazione al centro, adesso i “riformisti” pasteggiano tartine nei rinfreschi di Confindustria a Cernobbio, mentre se la prendono con gli “ignoranti”, gli zoticoni delle campagne, gli “analfabeti”, i “vecchi rincoglioniti contro giovani cosmopoliti”, per i quali sarebbe opportuno introdurre un esame di cittadinanza prima di concedere (a discrezione) il diritto di voto, molto meglio se su base censitaria (come nell’800!). 

INTERNAZIONALE.IT

Per inciso, sono gli stessi “vecchi” e “ignoranti” e “ottusi” che nel 2014 decretarono il trionfo renziano alle elezioni europee, alla modica cifra di 80 euro a voto, e non risulta che all’interno della nomenklatura del partito-bestemmia qualcuno ebbe a schifarsi dell’operazione di compravendita. Sono sempre gli stessi elettori che ad Ottobre 2016 verranno chiamati ad approvare la nuova costituzione. E per la bisogna sono stati tutti promossi d’ufficio a professori emeriti di diritto, ma se dovessero bocciare il nuovo testo costituzionale allora… A maggior ragione, se il ‘mercato’ lo chiede, il nuovo “centrosinistra” riformato si scaglia pure contro quei buzzurri di operai che ha rinunciato già da tempo a rappresentare, astiosamente ricambiato peraltro nelle intenzioni di voto. Poi ci si lamenta dell’avanzata dei movimenti populisti!
franklin-roosevelt-quotes-we-must-lay-hold-of-the-fact-that-economic-laws-are-not-made-by-nature-they-are-made-by-human-beingsCampione in materia è il giovanissimo Beppe Severgnini. Il peter pan di 60 anni con la chioma moonlight non si smentisce e ci regala un pezzo magistrale sul tema…

Beppe Severgnini«La Decrepita Alleanza ha vinto. Ha preferito il passato al futuro, i ricordi ai sogni, l’illusione al buon senso. Ne fanno parte i “little Englanders” di provincia e di campagna; i cittadini meno istruiti, su cui le informazioni scivolano come l’acqua sulle piume dei pellicani di St James’s Park; i nostalgici di ogni età, incapaci di rassegnarsi a un’evidenza.
[…] I nonni hanno deciso il futuro dei nipoti. Cosa gli accadrà? Cosa accadrà ai loro coetanei sul Continente, ormai di casa a Londra? I ragazzi inglesi — per capire le proprie possibilità di studio, lavoro e movimento — dovranno capire quali condizioni verranno imposte al Regno (dis)Unito dall’Unione Europea. Se il danno non è ancora quantificabile, l’incertezza e l’ansia sono già certe. I giovani, in questo Paese, sono abituati a viaggiare, vivere e lavorare dovunque: grazie all’inglese, ai percorsi accademici, a una lodevole predisposizione all’esplorazione. Per loro tutto diventerà più difficile, se non impossibile (pensate al programma Erasmus)

Beppe Severgnini
(24/06/2016)

Quella per l’Erasmus è una vecchia fissazione di Severgnini, che continua così per altre dozzine di righe nello sprezzo di ogni ridicolo, concionando in allegria una miriade di corbellerie spumeggianti che inanella senza eguali, come se in Gran Bretagna fosse calata una cortina di ferro con i vopos alle frontiere sigillate ed Alan Moore a scrivere la sceneggiatura di un fumetto distopico.
Adam Susan - V for VendettaFortunatamente, moltissimi dei ragazzi (e delle ragazze) che scelgono di partecipare al Programma Erasmus hanno le idee infinitamente più chiare di un Severgnini e degli altri elecubratori professionisti di melassa riscaldata.
Se questo è il tenore generale della stampa italiana, la principale notizia che da 48h a questa parte campeggia a tambur battente su quasi tutti i media mainstream sarebbe la presunta raccolta di tre crescenti milioni di firme, da parte dei cittadini britannici in pentimento tardivo per contrizione. Il fine sarebbe quello di indire quanto prima un nuovo referendum e ribaltare il risultato sulla Brexit, onde non dover rinunciare a mirabili opportunità come i parametri di Maastricht (una roba che scalda il cuore!). Insomma, si tratta di un successone strepitoso, capace di scatenare gli orgasmi in diretta dei nostri premi pulitzer da cortile.
Malcom XPeccato solo che i nostri Cinegiornali Luce abbiano omesso di specificare un piccolo particolare fondamentale, ovvero che la petizione in questione è on line: può firmare chiunque e per più volte! Basta un semplice clic per partecipare.
Ula Badula L’abbiamo fatto anche noi! E per l’adesione abbiamo scelto l’eloquente nome di Ula Badula (e no, il riferimento non è alla pianta delle Primulaceae); nato e residente a Tuvalu, ma rigorosamente suddito di Sua Maestà britannica. Non servono certificazioni; basta la parola! Ma potete benissimo registrarvi come Winston Churchill.. la Regina Vittoria… o anche Jack The Ripper se preferite. Tutto quello che ci è stato richiesto per rendere valida la nostra signature è stato un indirizzo e_mail totalmente anonimo. Non serviva altro. E questo è il nostro clic.. Ops! Volevamo dire la “firma”, per richiedere il nuovo referendum…
PETITION UEQuesta invece è la verifica del Petition Team of UK and Parliament (ma andate a cagare!), che opera su tanto di sito istituzionale del Parlamento britannico…
Petition confirmAl confronto il fantomatico Staff di Beppe Grillo, con le minchionarie on line della Casaleggio Associati, pare un capolavoro di serietà!
Se ancora serviva una riprova dello stato catastrofico dell’informazione italiana, questa è la dimostrazione ultima, la pietra tombale di un giornalismo da regime del conformismo.

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GAME OVER!

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , on 25 giugno 2016 by Sendivogius

brexit-1E adesso cosa faranno i servi sciocchi delle tecnoburocrazie di Bruxelles, i sepolcri imbiancati dell’euromonetarismo psicopatico, i feticisti dello spread e gli spacciatori di titoli tossici, i professorini della pedagogia del castigo e le maestrine dei compiti a casa, quando scopriranno che l’apocalisse non comincia con la Brexit?!?
londonCosa si inventeranno gli ossequienti gauleiter del neo-imperialismo tedesco coi suoi volenterosi carnefici incistati in parlamenti esautorati da ogni potere, i sacerdoti del Rigore consacrati all’Ordnung teutonico, gli incursori del turbo-capitalismo d’assalto, improvvisamente convertiti alle ragioni dell’esecrato “stato sociale” ed ora preoccupatissimi per la tenuta di quel welfare che aspiravano a demolire senza riserve, in ossequio agli spiriti animali del liberismo più estremo, dopo mesi di terrorismo mediatico e ciniche strumentalizzazioni che molto avevano eccitato i mercati azionari?!?
Brexit Cosa succederà quando i popoli europei cominceranno a sospettare che c’è vita oltre la UE (l’Europa è un’altra cosa), nell’evidente differenza che separa drasticamente chi rimane (la Grecia) e chi invece se ne va (la Gran Bretagna), non ritenendo più sostenibili le condizioni imposte da un’Unione dei Mercanti asservita alle oligarchie finanziarie?!?
Perché stavolta gli spauracchi agitati ad arte non hanno dissuaso milioni di cittadini britannici da quell’abuso di democrazia, che tanto irrita le oligarchie delle elite finanziarie coagulate nei consigli d’amministrazione delle megacorporation e nei board bancari dagli emolumenti stratosferici. Non sono bastati gli allarmismi, né il concentrato di minacce e ricatti che meglio di ogni altra indecenza rendono bene quale sia l’intima natura di questa “unione” forzosa, fondata sull’intimidazione costante dei contraenti, a dimostrazione che certi processi imposti sono tutt’altro che “irreversibili”.
english_flagE figuriamoci che tra i principali sostenitori del “remain” vi era la City londinese al gran completo e una vecchia merda intrigante come George Soros (che le agiografie vi descriveranno come “filantropo”): uno di quegli “speculatori senza volto” dei quali gli inglesi ricordano fin troppo bene il nome e cognome, nonché i preziosi contributi, non avendo la memoria cortissima degli italiani, a proposito di come è potuto esplodere il nostro debito pubblico… Un riassuntino esplicativo QUI.

MILANO 09/05/2007 FORUM INTERNAZIONALE ECONOMIA SOCIETA' APERTA, INCONTRO "I DIALOGHI DELLA SOCIETA' APERTA" INCONTRO CON I GIOVANI NELLA FOTO: CARLO AZELIO CIAMPI PRESIDENTE EMERITO DELLA REPUBBLICA FOTO: MANZO DIAZ/INFOPHOTO

Non ha convinto l’uso strumentale di catastrofismi annunciati, né i cretinismi retorici cuciti attorno all’immaginaria “Generazione Erasmus” di privilegiati figli di papà, ai quali vanno aggiunti gli infantilismi delle legioni di aspiranti lavapiatti attratti dal fumo di Londra.
londraInvece non saranno mai sbertucciati abbastanza, coi loro sondaggi farlocchi e le sue manipolazioni, i media di una informazione mainstream convertita a portavoce organica di un mondo parallelo asservito agli interessi economici di pochi gruppi privati; totalmente slegata da una realtà che ormai è geneticamente incapace di interpretare.
Battle of WorcesterL’ultimo spauracchio di una lunga serie è ora l’annunciata “fine del Regno Unito” dilaniato dalle pulsioni secessioniste al suo interno e destinato allo smembramento, tale è l’irresistibile appeal che gli arcigni commissari della commissione di Strasburgo e le pletoriche burocrazie della UE esercitano su quanti si sentono travolti dall’insana passione per le alchimie rigoriste delle banche centrali. È noto infatti il dramma di miseria e recessione cronica che affligge ogni giorno la popolazione elvetica di una Svizzera rimasta finora esclusa dall’incredibile Bengodi della UE.

Living artist; (c) Historic Scotland, Edinburgh; Supplied by The Public Catalogue Foundation

Capirete la dirompente novità di uno Sinn Féin che chiede l’unificazione delle contee dell’Ulster con la repubblica irlandese o l’attivismo dei separatisti scozzesi che reclamano l’indipendenza della Scozia da almeno 300 anni a partire dalla prima rivolta giacobita. Solo un cretino potrebbe collegare il fenomeno alla “Brexit”, ma sfortunatamente il sistema mediatico abbonda di deficienti da competizione, raggiungendo livelli mitologici nella Germania di frau Merkel che in pochi anni è riuscita a realizzare ciò che era ritenuto unanimemente impossibile, innescando una crisi dalle proporzioni mai viste. In ambito europeo perdiamo un partner strategico e fondamentale; perché non possiamo fare a meno di solidi colossi economici come la Slovacchia, ma ci possiamo tranquillamente privare della Gran Bretagna. In compenso acquistiamo l’auspicata adesione della Turchia di Erdogan col suo islamofascismo asiatico, o i simpatici nazisti dell’Ucraina: le ‘risorse’ di cui davvero si sentiva la mancanza e che tanto contribuiranno a rafforzare l’identità democratica della UE con l’entusiasmo di quanti vi restano ancora intrappolati.
psycho_showerLa differenza di cambio è evidente e si capisce perché l’uscita della Gran Bretagna rischia di innescare un effetto domino incontrollato.

domino

P.S. Si ringrazia per la riuscita del referendum il fondamentale schauble gollumcontributo dell’ineffabile Wolfgang Schäuble, che dando prova di un’ottusità fuori dal comune, ben oltre persino i peggiori stereotipi sui tedeschi, ancor prima delle consultazioni ha avuto l’eccezionale idea di minacciare gli inglesi con l’imposizione di sanzioni economiche in caso di vittoria della Brexit, riuscendo a far incazzare non poco i diretti interessati che certo non si fanno dare ordini da un “kraut”.

Renzi-BeanP.S.2. È lecito sospettare che peggior fortuna abbia avuto anche Mr Beanla lettera aperta al “Guardian” del nostro Renzi nazionale: gli inglesi hanno scoperto che esistono leader politici persino peggiori dei loro e tanto valeva tenersi il proprio usato sicuro, invece di allargare la partecipazione a questa brutta copia italica di Mr Bean e che sembra il sosia scemo di Pinotto.

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Lacrime di coccodrillo

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , on 17 giugno 2016 by Sendivogius

lacrime-coccodrillo

Non sono trascorse neanche 24h dal brutale omicidio della deputata laburista Jo Cox, che dell’omicida fino a ieri totalmente sconosciuto si sa praticamente tutto, come se organi di stampa ed agenzie di monitoraggio non si siano mai occupati d’altro.
E alla fine anche l’Inghilterra ha scoperto di avere il suo Casseri in versione sottoproletaria…
Thomas MairTrattasi dell’ennesimo psicopatico paranoico, che nell’anomia della sua esistenza da disadattato monomaniacale alimentava le proprie fobie ossessive nelle fogne del “suprematismo identitario e razzialista”. Oggi le frange più oltranziste del razzismo di impronta neo-nazista amano farsi chiamare così.
National Alliance HandbookCome un anonimo coglione, mentalmente disturbato, sia assurto a simbolo demoniaco della cosiddetta “Brexit”, vista l’inefficacia degli altri spauracchi agitati finora, lo sanno solamente i vocianti soloni dell’intrattenimento televisivo, incidentalmente sempre in perfetta sintonia coi ‘poteri deboli’ che condizionano l’agenda globale, e prontamente seguiti da tutto il cucuzzaro dei media mainstream al gran completo, in una di quelle acrobatiche operazioni di manipolazione con le quali gli eventi vengono distorti e reinterpretati secondo convenienza. La strumentalizzazione del cordoglio è fin troppo esplicita, nell’assai interessato tentativo di costruire un qualche collegamento con l’esecrato referendum britannico (un abuso di democrazia per chi con ogni evidenza non è uso al suo esercizio), mentre i mercati festeggiano al gran completo quello che nelle sue implicazioni deve essersi rivelato un felicissimo evento (l’omicidio), per altrettante fortunate circostanze. Il volto buono dell’Europa ‘unita’.
Dell’assassino si conosce ogni aspetto della sua vita sostanzialmente virtuale, tra i siti di nicchia del “suprematismo bianco”. Spuntano frequentazioni on line, acquisti, donazioni, preferenze…

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E la cosa interessante è che a fornire le informazioni con gran dovizia di particolari dispensati ai media non sono i soliti “servizi di intelligence”, l’FBI o l’Mi6 britannico, ma l’intraprendente Southern Poverty Law Center specializzato nella produzione compulsiva delle liste dei brutti, nazi e cattivi, nonché straordinaria macchina macina-soldi dietro il nobilissimo principio dei diritti civili…
legal-case-costsDomandina semplice, per piccole curiosità inappagate: come fa un’americanissima associazione privata senza fini di lucro (che però gestisce la bellezza 300 milioni di dollari e passa, in investimenti e fondi immobiliari) ad essere in possesso di vecchi scontrini d’acquisto risalenti addirittura al Marzo del 1999 (e finora gelosamente conservati nonché ottimamente archiviati), con sopra impresso il dettaglio delle spese on line di quello che avrebbe dovuto essere un anonimo acquirente britannico di insignificante paccottaglia nazistoide, peraltro in libera vendita?!?

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No More Tears

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 marzo 2016 by Sendivogius

tintin

Niente lacrime, per favore. Soltanto le esibizioni melense dei bimbi buoni del politicamente corrotto, meglio se insufflato nello zucchero filato del sentimentalismo all’ingrosso, nella loro indigesta ipocrisia, riescono a risultare più insopportabili degli sciacallaggi mediatici di un Matteo Salvini.
Matteo SalviniPer contro, onde non turbare le animelle belle del buonismo militante ed i loro pendants testicolari, che tanto s’erano risentiti per l’assenza di peli nel trattare la precedente tournée parigina degli Isl’Amici in trasferta europea, non pronunceremo mai la parola “guerra”… Che altrimenti finirebbe col turbare una certa “Generazione Erasmus”, come ebbe a chiamarla una volta il più improbabile dei Telemaco improvvisati.

Scusa al cazzo!SCUSA AL CAZZO!

Ed eviteremo ogni riferimento esplicito ai boia in nero; come in un cluedo dove tutti sanno benissimo le modalità di azione, così come si conoscono altrettanto bene identità e substrato ideologico (e complicità) dei principali ‘indiziati’.

Intervallo - paesaggio con capreIntervallo: Paesaggio belga con capre

Molto meglio le faccine colorate ed impersonali da usare per il Paris-Bruxellesprossimo hashtag in condivisione ‘virale’, oppure un Tintin piagnucoloso (siamo in Belgio!) da utilizzare per i cordogli di facciata, inutili quanto e più dei precedenti.

Je suis BruxellesJe suis Bruxelles

E peccato solo per il fatto che i personaggi di Hergé avessero un approccio molto più concreto con i diretti interessati…

Le Avventure di TinTin

A proposito di retorica applicata alle domande, bisognerebbe chiedersi piuttosto come interi quartieri di una (bellissima) capitale europea siano potute diventare enclaves al di fuori della legge nazionale (legibus solutae), E ci si chiede altresì come simili enclaves abbiano potuto trasformarsi in qasbah Fouad Belkacemsottratte ad ogni controllo, diventando il recinto per l’allevamento di repellenti caproni che hanno fatto del parassitismo sociale a carico della comunità ospitante per pubblico scrocco una vocazione professionale, magari sostituendosi alle autorità legittime. Per spirito d’integrazione, s’intende!

La Shariah Police a Wuppertal in GermaniaLa Shariah Police a Wuppertal in Germania

«Bruxelles è la capitale islamica d’Europa. E’ da decenni la sede logistica per la rete degli attentatori e per lo smistamento degli imam salafiti nel resto del continente. E’ il centro di reclutamento e di finanziamento delle “cellule dormienti” e dei “lupi solitari”.

Sono anni che i dati statistici documentano che nell’area francofona della capitale, enclave della regione fiamminga, il 30% circa della popolazione su un milione e 200 mila abitanti è arabo-islamica: tra i 250 mila e i 350 mila, in maggioranza di origine Sharia 4 Belgiummarocchina (70%) e turca (20%). Quasi tutti hanno utilizzato le leggi che favoriscono la riunificazione familiare, facendo arrivare mogli e figli. Per quanto riguarda i celibi, oltre il 60% dei giovani marocchini e turchi si sposano esclusivamente con persone della loro stessa origine. Un’ottantina tra moschee e minareti, Bruxelles è anche la capitale europea per la presenza massiccia di donne velate, frequenti in burqa o in niqab. E’ qui che si svolgono le manifestazioni più numerose e anche violente a favore dei palestinesi, quando Israele attacca per ritorsione i territori occupati dagli integralisti di Hamas. Una nota di “colore” è il record raggiunto dal 2008 dei nomi dei neonati di qualsiasi religione: il più diffuso è Mohammed. Secondo alcune fonti, opererebbero 200 organizzazioni di assistenza e indottrinamento, per lo più rifacentesi al fondamentalismo salafita, oggi ritenuto il più violento e predominante tra gli adepti dell’ISIS.

Fouad Belkacem a spasso coi suoi amichetti per le vie di BruxellesFouad Belkacem, creatore di “Sharia 4 Belgium”, a spasso coi suoi amichetti per le vie di Bruxelles.

La generosa politica di accoglienza e l’inclusività del welfare ha incrementato l’arrivo degli islamici arabi a Bruxelles. Arrivano prima i maschi celibi o da poco ammogliati, che si rifugiano nei quartieri a preponderanza islamica e vengono subito edotti sul sistema di assistenza belga, permettendo così di usufruire per molti anni dello “chomage”, il sussidio di disoccupazione, sui 600/800 euro nette al mese, compresa la sanità quasi gratuita. Molti si danno al lavoro nero (anche se vietato per chi si trova in “chomage”) per incrementare lo “stipendio sociale”. A Bruxelles, che ultimamente i media hanno ribattezzato Charlie Hebdola capitale del Belgistan, sono quasi del tutto intrivabili le normali macellerie, mentre pullulano quelle “Halal” secondo la macellazione tradizionale araba. Le pescherie sono in mano a marocchini e algerini, i negozi di alimentari-frutta e verdura al dettaglio sono quasi tutti gestiti da arabi. Sono scomparse le boulangeries e il pane è di fattezze turche (per quello tradizionale belga ci si deve rivolgere ai supermercati). Solo i mercati rionali settimanali custodiscono ancora cibi e bevande di tradizione belga, francese e fiamminga.
New kids on the block[…] Su un nostro blog del 20 gennaio scorso mettevamo in guardia dall’affrontare il problema con gli occhi e i comportamenti dettati dal “politically correct”, in quanto così si alimentava lo “scontro di civiltà”, anziché diminuirne l’estensione e scaraventarci inesorabilmente verso una “guerra spezzettata” su più fronti: quello interno, in Europa, e quello al di là del Mediterraneo, tra Siria, Turchia curda, Iraq e Maghreb, Libia compresa. Non sono in discussione concetti come accoglienza, inclusione, generosità, scambio culturale. In discussione è l’arrendevolezza nella difesa dei nostri valori, dei nostri stili di vita in nome di un “melting pot”, di un concetto di globalizzazione acriticamente solo positiva e innovativa.
Sharia controlled zone[…] Durante e dopo l’arresto della “primula nera” Salah Abdeslam, le forze dell’ordine belghe sono state fatte oggetto di rimostranze e contestazioni plateali da parte degli abitanti arabi di Moellebeck, sintomo dell’odio antieuropeo e della frustrazione sociale e religiosa che lì vi albergano. Ma è stato anche un fenomeno di lotta “resistenziale” contro le “forze di occupazione”, come se si fosse in un territorio occupato palestinese.
Isl'Amiche[…] Occorre un’opera di dissuasione presso la popolazione islamica e anche di persuasione affinché escano allo scoperto, si ribellino allo stato di soggezione e di falsa identità comune da “nazione panaraba”, per tutelare le origini, i costumi e la fede in Maometto. Non basta più che alcuni rappresentanti religiosi e civili delle loro comunità partecipino alle rituali manifestazioni di solidarietà e alle onoranze funebri. L’Occidente, gli stati europei, devono affrontare questa emergenza con tutti i mezzi di intelligence e di polizia, senza sconfinare nella repressione selvaggia. E difendendo i nostri valori secolari, senza paura di sentirsi definire “neocolonialisti” o “razzisti”. Ma le comunità islamiche devono, da parte loro, anche “liberarsi da sole”: scendendo in piazza, magari togliendosi i veli; manifestando contro i loro stessi “cattivi maestri” e gli imam ultraortodossi; facendo “terra bruciata” ai terroristi nei loro stessi quartieri; non respingendo un’integrazione che in alcuni settori della borghesia e dell’intellighenzia arabe già si va facendo strada. Ne va della nostra esistenza pacifica di Europei (cristiani, ebrei e islamici). Altrimenti, ci si avviterà nel tunnel dello scontro militare fine a se stesso, foriero di fantasmi del passato razzista, antisemita, reazionario, dittatoriale e oscurantista: la fine stessa del grande sogno di un continente libero e inclusivo come l’Unione Europea

Gianni Rossi
(22/03/2016)

Marsiglia - Un tempo FranciaSempre che nel frattempo le “risorse” non decidano di castigare un po’ di kuffars, i quali per giunta hanno il gravissimo torto di non volersi proprio sottomettere ai rigori della “religione della pace”, nonostante le invitanti rassicurazioni…
kenya_islam_is_coming_to_denmarkMa noi avanti tutta come Lemmings, su per la collina dei conigli..!

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