Archivio per Europa

(112) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , on 30 giugno 2018 by Sendivogius

Classifica GIUGNO 2018″

Ci voleva una boccata di aria fresca, dopo la lunga stagione di fritto misto, ripassato nella padella dorotea. Finalmente risorge un’Italia maschia e virile, dai mascelloni volitivi, le palle quadre, e la trippa al vento, che sa come imporsi all’estero, rivendicando il proprio ruolo in Europa e nel mondo contro le demoplutocrazie del perfido giudeo Soros.
Cosa ha ottenuto dunque il cazzutissimo esecutivo gialloverde nell’ultimo vertice bruxellese, dove si discuteva di questioni migratorie?!? Per riassumere in breve: un par de palle!
Fortunatamente per noi, gli impegni sottoscritti sono tutti al condizionale, nell’aleatorietà degli stessi, e non presuppongono alcun vincolo concreto nel doverli mettere in pratica. Altrimenti, l’Italia non solo diverrebbe l’hotspot d’Europa con l’obbligo di accogliere e trattenere ogni immigrato in arrivo dall’Africa (o qualsiasi altra parte del globo), ma si dovrebbe riprendere anche i “migranti economici” espulsi dal resto della UE, che verrebbero ricondotti al “paese di primo approdo” (cioè l’Italia). In concreto, da oggi il ricollocamento dei profughi avverrà solo su base volontaria. Se prima era obbligatorio e nessuno se li prendeva, figuriamoci adesso!
Per il momento, come unico risultato, ci sarebbe la stretta sulle attività di trasbordo delle ONG (e sarebbe pure ora, che davvero non se ne può più!), anche se non serviva un’autorizzazione europea per questo. Malta il divieto di attracco e rifornimento lo pratica già; il Governo italiano ha tirato fuori l’Art.83 del Codice di navigazione, per bloccare (ottimisticamente) il transito delle navi e limitare l’arrivo di una marea di gente che nessuno vuole né sa come sistemare. Perché la realtà (spiacevole o scomoda che sia) è comunque questa. Allo stesso modo, l’intolleranza nasce dalla mancanza di soluzione per un problema vissuto come oggettivo, ma che viene negato nella sua evidenza. E bisognerebbe prenderne atto, al netto di pietismi strumentali e stronzate che francamente non convincono più nessuno, ma indispettiscono tanto sono irritanti nella loro assurdità semantica.

“Ci pagano le pensioni!”

Poi c’è l’impegno, tutto generico, a stanziare mezzo miliardo di euro per l’Africa onde creare piani di sviluppo e contenere le migrazioni. Quando il problema inerente le ondate di profughi riguardava la Germania, vennero subito sganciati (sull’unghia!) 6 miliardi di euro da versare in tranche regolari alla Turchia, con le quali il sultano Erdogan ha consolidato il suo potere assoluto, affinché venissero bloccati i flussi. Da notare che i miliardi non sono stati pagati dai tedeschi (che avevano il problema in casa), bensì da tutti gli europei. Sottolineiamo: 6 miliardi per la Turchia (con 80 milioni di abitanti), 500 milioni per l’Africa, con oltre un miliardo di abitanti (1,2 mld) ripartiti per 54 nazioni. Nell’intermezzo, c’è Macron che ordina l’apertura dei porti italiani e spagnoli al flusso dei migranti e la realizzazione massiva di centri di accoglienza (sempre al di là delle Alpi). I confini francesi (così come i porti) invece rimarranno sigillati, nell’indisponibilità ad accogliere alcunché. È la solidarietà fatta col culo degli altri. Per il presidente francese pare sia una questione di principio.
La Spagna dell’abusivo Pedro Sanchez (l’ultimo dei camerieri sopravvissuti al Patto del Tortellino) si è subito dichiarata indisponibile; dopo l’accoglienza della nave Aquarius, ha già dato: 2700 operatori e una copertura mediatica di 700 giornalisti, per lo sbarco assisitito di 630 migranti, nelle stesse ore in cui l’Italia (egoista e vomitevole) ne faceva approdare quasi duemila, e senza tanti clamori, dopo averne accolti 650.000 in meno di cinque anni. Poi si lamentano che dilagano i nazionalpopulisti!
Una manna per Matteo Salvini, che parla di successone (immaginario) e può (questa volta a ragione) mettere a nudo la pletorica inutilità di una UE senza vergogna per le sue indecenze, costruendoci sopra una carriera politica. Perché un tweet al giorno leva ogni responsabilità di torno.
Ordunque, basta coi vecchi piazzisti di fuffa! Esaurito il tempo delle chiacchiere e dei compromessi, resta la propaganda, nella roboante magnificazione di sé. Da oggi, le cazzate assurgono ad una nuova dimensione “sovranista”, nel ritrovato orgoglio nazionalpopolare dell’Italietta restituita ai fasti retorici di regime.
A mal vedere, pare che la condizione prevalente della politica italiana sia incarnata nel disagio psichiatrico, tanto che per capire la personalità dei nostri sedicenti ‘statisti’ basterebbe sfogliare una copia del DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders). Siamo così passati dal disturbo istrionico di personalità (Silvio Berlusconi), al disturbo narcisistico (Matteo Renzi), e infine col disturbo delirante (Matteo Salvini), mentre la loro interazione prevalente è il bullismo.
Perché è in termini clinici che va preso in considerazione il fenomeno. La Reductio ad Hitlerum non funziona. E non perché il Governo Salvini (Conte e Di Maio sono solo due comprimari di contorno) non abbia connotazioni di chiara impronta fascista.
Non funziona per il semplice motivo che una parte consistente dei suoi entusiastici sostenitori, fascisti lo sono già e se ne fanno apertamente vanto. Di conseguenza, non ne uscirebbero che ulteriormente galvanizzati dalle analogie.
Gli altri vivono in una sorta di esaltazione mistica, che segue sempre l’arrivo dell’omino della provvidenza in cui riporre aspettative spropositate per una dote di promesse illimitate.
Per paradosso, sottolineare i richiami al fascismo di una compagine governativa che tanto eccita i fanclub del grilloleghismo, finirebbe proprio per riabilitarne l’idea e legittimarne l’eredità.
E l’Opposizione allora?!? Sui cadaveri non infieriamo. Il “populismo” l’hanno creato e alimentato loro, quando erano al potere, governando da schifo e gestendo persino peggio la grande recessione economica. Quello che non si perdona loro è la sensazione di aver subito un grande tradimento collettivo, mentre gattonavano felici a braghe calate nei consessi europei a prendere ordini. Diversamente, non avremo avuto l’ascesa del cosiddetto “sovranismo”, che in fondo è una reazione di rigetto verso una classe politica semplicemente indegna, sostituita con un’altra di gran lunga peggiore.

Hit Parade del mese:

01. TRIONFI

[29 Giu.] «A Bruxelles abbiamo ottenuto il 70% delle nostre richieste.»
  (Matteo Salvini, il Diplomatico)

02. ASPETTATIVE

[21 Giu.] «Io mi aspetto già da domenica con i ballottaggi un segnale di ripresa del Pd. Primo perché i nostri candidati sono di gran lunga i migliori, i più affidabili. Secondo perché, forse per la prima volta nella nostra storia, c’è stata una attenuazione delle polemiche interne.
A Pietrasanta, Massa, Pisa con Paolo Gentiloni, piazze piene per i candidati sindaci del Pd in Toscana. Ho buone sensazioni per i ballottaggi del 24 giugno.»
  (Andrea Marcucci, il Renzianissimo)

03. PREVENZIONE

[22 Giu.] «Ritengo che 10 vaccini obbligatori siano inutili e in parecchi casi pericolosi, se non dannosi.»
(Matteo Salvini, il Virologo)

04. GENETICAMENTE COMPATIBILI

[02 Giu.] «Alleanze con la Lega? Fantascienza allo stato puro. I nostri programmi sono inconciliabili. Noi non faremo un’alleanza con la Lega. Sono culturalmente e geneticamente diversi, quindi è impossibile.»
(Roberto Fico, l’Ibridato)

05. ESECUZIONI GENTILI

[18 Mag.] «Cosa farei per questo governo? Mi vedrei bene capo della Polizia. Penso a Fouchet, ci vuole severità. Sì, è vero, tagliava le teste, ma adesso non c’è neanche più la ghigliottina. Mancava il garbo di far rotolare le teste su un tappetino pulito. E poi non disinfettavano mai la mannaia. Adesso bisogna far rotolare qualche testa.»
  (Mario Borghezio, il Boia)

06. IL PUPAZZO

[07 Giu.] «Il premier Conte padroneggia gli argomenti che tratta, è abituato a studiare molto. Lo definirei coraggioso, curioso, intelligente, competente.»
  (Alfonso Bonafede, Scopritore di talenti)

07. MORTO CHE PARLA

[11 Giu.] «Il PD deve cambiare da cima a fondo, ma la notizia della sua morte era fortemente esagerata.»
  (Paolo Gentiloni, il Sopravvissuto)

08. ONESTÀ!

[12 Giu.] «Lo stadio a Tor di Valle è sempre più vicino. Stiamo lavorando senza sosta per accorciare i tempi e realizzare questa grande opera che porterà nuovi posti di lavoro e migliorerà la vita nel quadrante sud della città»
  (Virginia Raggi, Disastro Capitale)

09. IL SUICIDIO DELLA SINISTRA

[27 Giu.] «Se in Toscana non ci fossero gli stranieri, che sono il 10%, la Toscana sarebbe un deserto di miseria.»
  (Enrico Rossi, Governatore del deserto)

10. ENORMI DISPONIBILITÀ

[29 Giu.] «Io credo in un campo di centrosinistra largo. In italia c’è una disponibilità enorme. E io mi propongo come una delle persone che può contribuire a questa rete.»
  (Paolo Gentiloni, il Disponibile)

Homepage

Annunci

Sit tibi terra levis

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , on 24 giugno 2018 by Sendivogius

Un cappio al collo sarebbe stato più appropriato, visto che la Grecia rimarrà strozzata al nodo (scorsoio) del debito presumibilmente fino al 2060, per ripagare degli interessi passivi quei creditori (UE, BCE, FMI) che tanto generosamente l’hanno ‘salvata’, mettendogli dentro casa la Troika e declassando il paese al rango di colonia, in un mostruoso esperimento di ingegneria sociale, tra propedeutica neo-liberista e pedagogia del castigo a scopo intimidatorio contro terzi, nell’annichilimento dimostrativo di un’intera nazione attraverso l’umiliazione collettiva di un popolo.
Tuttora, la “cura” speciale riservata alla Grecia costituisce il più clamoroso fallimento della cosiddetta Unione europea (a sua vergogna perenne), la quale più ancora che matrigna si è comportata come un Saturno che divora i propri figli. Una cura al cianuro che è costata alla popolazione ellenica peggio di una guerra perduta, ma che almeno ha salvato le banche francesi e tedesche: le quali peraltro hanno potuto lucrare appetitose plusvalenze. E questo grazie anche al generoso contributo italiano con ritorno zero, salvo doverci pure sorbire le lezioncine di morale da parte di un Macron o una Merkel (!).

«Quando è esplosa la crisi della Grecia l’esposizione delle banche italiane verso quel paese ammontava a circa 1,9 miliardi. Oggi l’esposizione dello Stato italiano verso Atene è di 40 miliardi. […] La crisi Greca è stata gestita in modo da trasferire i crediti delle grandi banche soprattutto tedesce e francesi dai loro bilanci a quelli degli Stati, tutti gli altri Stati dell’Eurozona.
I cittadini tedeschi sono convinti che, come contribuenti, sia stato loro accollato il peso del salvataggio dei Greci pigri e corrotti. In realtà sono stati chiamati a salvare le loro banche che avevano incautamente ecceduto con i prestiti. Ma almeno erano le loro banche: che cosa dovrebbero dire i cittadini italiani, che sono stati pesantemente coinvolti nonostante che i prestiti delle nostre banche alla Grecia fossero poca cosa?
Ecco dunque il capolavoro tedesco: distribuire a tutti gli altri europei i problemi delle loro banche (e di quelle francesi) pretendendo poi che il disastro che ne è derivato sia colpa di tutti gli altri tranne che loro. E riuscendo a far passare l’idea che la successiva crisi dei debiti pubblici non sia stata provocata dalla gestione del problema greco – dissennata da un punto di vista generale, ma perfettamente funzionale ai loro interessi – ma dal fatto che gli altri paesi dovevano fare “i compiti a casa”

Carlo Clericetti
(02/10/2015)

In quanto alla “scommessa con l’Europa” (e la salvezza che da questa ne sarebbe derivata), sarà il caso di riportare qualche piccolo dettaglio, giusto per rendere l’idea di quanto sia stata ‘vincente’ la scommessa (o, per meglio dire, la capitolazione su resa incondizionata) della Grecia con la commissione europea, nella sua personale (di)partita con la morte. Perché anche ammesso che la cura sia riuscita, dopo otto anni di supplizio su sperimentazione terapeutica, è ovvio che il paziente sia deceduto (ma i conti adesso sono in ordine!)…
In otto anni di “austerità espansiva”, la Grecia ha perso un terzo del proprio PIL con una contrazione del 27% (crollando dai 214 miliardi del 2010, ai 174 miliardi di euro del 2017). La Sanità pubblica è stata smantellata, insieme ad ogni altro diritto sociale o tutela salariale, a partire dai contratti collettivi di lavoro che sono stati azzerati, con la totale liberalizzazione ed il dimezzamento del salario minimo, insieme alla revisione (ovviamente in senso restrittivo) del diritto di riunione e di sciopero. La francese Christine Lagarde (FMI) l’ha definito un incremento della “competitività”. Cosa che non ha impedito alla Grecia, così ligia ai diktat della Troika, di bruciare circa un milione di posti di lavoro (in un paese che ha poco più di dieci milioni di abitanti). Attualmente, la disoccupazione si aggira attorno al 21,6% ma raggiunge punte del 52% e oltre nella popolazione giovanile al di sotto dei 25 anni.
Sono stati falcidiati stipendi e pensioni, con tagli che vanno dal 37% nel settore pubblico (alleggerito con più di 250.000 licenziamenti che non hanno risparmiato nemmeno le università), e fino al 50% in quello privato. Il potere d’acquisto di una famiglia media è crollato del 28,5%. Mezzo milione di greci, soprattutto i più giovani, ha abbandonato il Paese.
È stato privatizzato tutto quello che poteva essere svenduto a prezzo di saldo: scali navali, ferrovie, autostrade, aeroporti, industrie manifatturiere, aziende elettriche, compagnie del gas e le reti di distribuzione idrica, miniere, impianti termali, ippodromi, persino camping e oasi turistiche (!), insieme a tutti i principali asset pubblici e strategici del Paese. Cosa che però non ha frenato la crescita del debito pubblico, il quale in rapporto al PIL ha raggiunto la soglia del 178%.
Secondo le statistiche dell’OCSE, il 22% dei greci versa in “gravi condizioni di deprivazione materiale”. La maggior parte della popolazione ha difficoltà ad accedere alle cure mediche e garantirsi i servizi primari; più di 400.000 nuclei familiari sono rimasti senza reddito, mentre negli ospedali scarseggiano farmaci oncologici, insulina, e persino gli antibiotici.
Il 13% della popolazione non ha ricevuto cure o trattamenti sanitari.
Il 15,4% della popolazione non ha accesso ad alcun trattamento odontoiatrico o preventivo.
Il 4,3% della popolazione non ha usufruito di servizi di salute mentale.
L’11,2% non è riuscito ad acquistare i medicinali prescritti dai dottori.
Il 40% dei bambini greci vive al di sotto della soglia di povertà (il 10% è a rischio denutrizione). Negli anni peggiori della crisi, la mortalità infantile è salita, di quasi il 50%, principalmente a causa dei decessi di bambini di età inferiore a un anno, tanto che il tasso di mortalità infantile è salito dal 2,65% nel 2008 al 3,75% nel 2014. Al contempo, il declino delle nascite ha comportato un crollo demografico pari a -22,1%.
La percentuale di bambini nati sotto peso (inferiore ai 2,5 kg) è aumentata nel periodo compreso tra il 2008 e il 2010 del 19%.
Sono aumentati i casi di persone affette da disturbi mentali, soprattutto dalla depressione. L’aumento è stato il seguente: si è passati dal 3,3% del 2008 al 6,8% del 2009, all’8,2% nel 2011 e poi al 12,3% nel 2013. Nel 2014, il 4,7% della popolazione sopra i 15 anni ha dichiarato di soffrire di depressione, contro il 2,6% del 2009.
Evidentemente, una simile catastrofe umanitaria non è mai stata considerata abbastanza grave (o mediaticamente spendibile), da suscitare la mobilitazione della moltitudine di ONG tedesche che affollano il Golfo della Sirte coi loro navigli.
Se tutto va bene, ci vorranno un paio di generazioni prima che i greci possano tornare ai livelli pre-crisi. La Germania però è riuscita a guadagnare dal “salvataggio della Grecia” qualcosina come 2,9 miliardi di euro dai tassi di interesse sul debito da rifondere.
Francamente, a fronte di simili risultati, non si capisce cosa mai abbia da giubilare l’ex premier Paolo Gentiloni quando si parla di Grecia e di Europa (lo specchio di una disfatta, rivenduta come successo), dal fondo delle macerie di ciò che resta di Piddinia, specie dopo la rottamazione renziana che ha condotto il centrosinistra sull’orlo dell’estinzione. Giusto a proposito di solidarietà europee e insorgenza dei nuovi nazionalismi.

Homepage

Fear of the Dark

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 maggio 2018 by Sendivogius

Cosa NON fare per contrastare il “populismo sovranista” ed il “neo-nazionalismo” primatista?!?
Be’… per esempio, sintetizzando in maniera volutamente semplicistica ed un pochino brutale (nicchiamo allo spirito dei mala tempora): fregarsene del risultato elettorale e ‘nominare’ l’ennesimo “governo tecnico” pescato dal cilindro presidenziale, eletto da nessuno, meglio se infarcito con banchieri di estrazione fondomonetarista, e sostenuto unicamente da quei partiti (di minoranza) che le elezioni le hanno perse.

«Comunque vadano le elezioni, è già pronto un nuovo Governissimo di salvezza nazionale.
Un altro esecutivo formato da tecnici che nessuno ha votato, sostenuto da partiti che hanno perso le elezioni, e presieduto da una personalità istituzionale che sta sul cazzo anche alla sua famiglia.
Come ha detto Mario Draghi, in Italia c’è ancora il pilota automatico.
Tutto rimane uguale affinché tutto rimanga uguale.
Chiamarli gattopardi però sarebbe un complimento, il gattopardo è un nobile felino, questi sono bacherozzi. Frutto d’un incrocio genetico fra la blatta e il camaleonte. Blattopardi

Alessandra Daniele
(04/02/2018)

Poi, giusto per rasserenare gli animi, conviene alimentare l’impressione di farsi dettare l’agenda politica dalle sempre disinteressate agenzie del rating internazionale e dagli eurotecnocrati di Strasburgo; meglio se facendosi trattare alla stregua di una colonia a libertà vigilata e sovranità limitata, al traino di una UE germanizzata e pronta a scatenare i suoi gauleiter contro i sudditi riottosi al nuovo Ordnung teutonico, nei Reichsgaue ribelli alla periferia dell’Impero.
Altra cosa da NON fare, perché la cosa comporta delle conseguenze, è lasciar intendere (magari per deficit di comunicazione e distorsione del messaggio) che questi possano sovrapporsi e sostituirsi alle Istituzioni democratiche, per un trasferimento della sovranità nazionale dal “popolo” ai “mercati”, assurti a nuovo organo costituzionale non riconosciuto ma esplicitamente vincolante. Peraltro senza che si intraveda, almeno per compensazione, alcuna contropartita tangibile che non sia la pedagogia dell’austerità e della punizione; almeno finché gli italiani non impareranno a votare come si deve. Meglio ancora: insistere sulla retorica dei “compiti a casa” e delle cicale latine, mantenute a sbafo dalla generosa Germania, che pagherebbe le gozzoviglie di un popolo antropologicamente votato al parassitismo per congenita propensione (razziale?). E per questo da rieducare, o tenere comunque sotto sorveglianza.
Nel dubbio, c’è sempre l’immancabile intervento (non richiesto) del solito tecnoburocrate tedesco, fondamentale come un ascesso perianale e tempestivo come una perdita radioattiva, a stroncare ogni corrispondenza residua per una Unione europea, che oramai suscita nella maggioranza degli italiani la simpatia di una raspa nel culo. L’ultimo di una serie diventata troppo lunga per essere ancora tollerata è il contributo del supercommissario ai bilanci (e di passaggio alle “risorse umane”), Günther Oettinger, che certo ha migliorato di molto la percezione diffusa che dell’Europa ormai si ha, insieme al profilo segaligno di questi arcigni maestrini del Rigore (in casa altrui) che conferiscono all’intera confezione un tocco quasi lombrosiano.
Ma prima c’era già stato l’articoletto su Der Spiegel, firmato dal solito Jan Fleischhauer, a stemperare le tensioni e dissipare la folata populista, in un concentrato di stereotipi e luoghi comuni estesi a tutti gli italiani indistintamente, che nemmeno nei cessi dei peggiori autogrill..!
Dalle parti della Deutschland che si crede über Alles, i nostri aspiranti castigatori sono un po’ così… o fanno la faccia cattiva da kapò, o (tagliati gli orripilanti baffoni Anni ’70) hanno il profilo sbarazzino, e pure un po’ da frocetto, del provocatore che si crede anche fighetto. Perché quanno ce vo’, ce vo’!
Se questo è il panorama “internazionale”, altro errore da non fare è cassare la scelta di un potenziale ministro, non in virtù del suo curriculum e dei suoi trascorsi personali, ma in merito alle sue idee in ambito squisitamente economico, in un processo alle intenzioni su base suppositiva. Come se le sue opinioni (accademiche) possano essere oggetto di veto preventivo, prima ancora che oggettivo su riscontro concreto. E’ vero che il Presidente Sergio Mattarella esercita i suoi poteri in osservanza dell’Art. 92 della Costituzione (“Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”). E solo un imbecille come Giggino O’ Sarracino, imbalsamato nel suo eterno sorriso di plastica, poteva immaginare di sollevare una questione di “alto tradimento”, riguardo all’esercizio di una prerogativa assolutamente legittima.

Ma è anche vero che il Presidente della Repubblica dovrebbe tenere a sua volta presente l’assunto fondamentale contenuto nell’Art.1 (“la sovranità appartiene al popolo”), limitando l’esercizio del diritto di veto nel caso vengano meno i presupposti contenuti nell’Art.54 della Costituzione, nel rispetto della volontà dell’elettorato, espressa in libere elezioni:

Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.”

Ed evitare così di cadere, per una scelta opinabile, nel trappolone abilmente orchestrato da un Matteo Salvini, per meri interessi di bottega elettorale… Non per niente, se il Presidente voleva tutelare gli interessi dei risparmiatori italiani, stando all’andamento dello spread, sembra aver finora ottenuto l’effetto contrario…

«In questa partita Di Maio si stava giocando tutto, Salvini no. Il leader leghista era in posizione win-win: vincente se partiva il governo con il ministro da lui voluto, vincente se si fosse arrivati alla rottura, perché pronto a fare bingo andando al voto. E infatti stasera, a Spoleto, in maniche di camicia e molto più rilassato del suo socio, Salvini era capace perfino di fare ironia, “potevano dircelo prima che non potevamo governare almeno non stavamo a far notte sul programma”.
E così si arrivati al crac, alla rottura. Non è servito il rassicurante comunicato domenicale dello stesso Savona, non è servito il bassissimo profilo tenuto dal premier incaricato Giuseppe Conte finito per sbaglio o vanità in un gioco molto più grande di lui.
Nella sua ricostruzione alla Sala della Vetrata, Mattarella è partito quasi con una excusatio non petita, sostenendo di avere fatto di tutto per lasciare che Lega e M5S arrivassero al loro governo, di avere aspettato i loro tempi, il loro “contratto”, le loro votazioni on line e ai gazebo, di avere anche superato “le perplessità per un premier non eletto” (frecciata pesante verso chi di questo slogan aveva fatto una bandiera), infine di avere accettato tutti i ministri proposti da Conte – cioè dai suoi azionisti. Tutti tranne uno.
Eccolo qui, l’ostacolo insormontabile, un signore ottuagenario dal curriculum senza fine e senza zone oscure, che però pensandosi fuori dai giochi da qualche anno aveva deciso di togliersi i sassolini dalle scarpe sull’euro, sulla sua architettura sbilenca, sul dominio tedesco, sulla necessità di rinegoziare molte cose comprese alcune di quelle che l’ortodossia di Bruxelles e Berlino considera non negoziabili, non oggetto di mediazioni.
E viene a mente un altro caso, un caso di tre anni fa probabilmente molto presente nell’animo di di Mattarella, da giorni. Il caso di Yanis Varoufakis, certo uomo di altra estrazione politica rispetto al governo gialloverde, eppure di idee così simili a Savona per quanto riguarda il giudizio su quest’Europa e sulla sua moneta, e quindi (come Savona) inaccettabile per Bruxelles e Berlino, che l’osteggiarono fino a chiudere i rubinetti dei bancomat a un intero Paese – e a ottenerne la testa.
No, Mattarella non è uomo della Troika, dei mercati, dei poteri forti europei, di Berlino e delle banche. Ma è cosciente che quei poteri esistono e soprattutto che sono capaci di mettere in ginocchio un Paese. Perché questa è la realtà, al momento. Una realtà atroce – e già in Grecia si era visto quanto violenta era stata l’imposizione su un governo eletto dal popolo, su un referendum in cui aveva votato il popolo. Ma una realtà fatta di condizioni oggettive.
Così l’Italia sta vivendo la questione fondamentale del presente, l’esternalizzazione del potere dalle democrazie nazionali ai vincoli economici internazionali.
Una questione in cui Di Maio e Salvini (piacciano o facciano orrore) hanno le loro fondate ragioni: abbiamo votato, si faccia come vogliono i cittadini; eppure le ragioni le ha anche Mattarella, non solo nell’esercizio delle indiscutibili prerogative che la Costituzione gli assegna ma anche nel merito, nel contenuto: no, oggi non si può fare come vogliono i partiti scelti dai cittadini perché se lo si fa andiamo tutti incontro a un massacro, com’è avvenuto in Grecia, e io come presidente ho appunto le prerogative costituzionali per provare a evitarlo.
Quello che oggi in Italia è uno scontro istituzionale – purtroppo – rivela quindi la contraddizione più bruciante del nostro tempo, cioè la convivenza che si fa talvolta impossibile tra democrazie e libero mercato, dopo un secolo in cui si era pensato che solo nel libero mercato fiorissero le democrazie. E invece non è più così, non c’è più coincidenza tra i due sistemi, se mai c’è stata. Oggi le democrazie sono rinchiuse all’interno di Stati che non hanno più autonomia di scelta, che per garantire i risparmi dei cittadini devono rinunciare a se stessi.
A questa trappola epocale la reazione diffusa non può che essere il sovranismo, il neonazionalismo. E lo sarà o finché il capitalismo per paura inizierà a trattare o finché la democrazia non diventerà sovranazionale

Alessandro Giglioli
“La trappola della democrazia nel mercato”
(27/05/2018)

Il bel risultato è la più grave crisi politica di tutta la storia repubblicana, per uno scontro istituzionale senza precedenti, che prefigura scenari da Repubblica di Weimar.
Sempre che votare serva ancora a qualcosa…

Homepage

Ma facitece ‘o piacere!

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , on 24 maggio 2018 by Sendivogius

Ma davvero un placido vecchietto come l’ottuagenario Paolo Savona, economista liberale di lungo corso e comprovata esperienza, peraltro totalmente organico a quell’establishment finanziario e manageriale di cui ha fatto parte per una vita, e che ora si vorrebbe dipingere come sovversivo no-euro, sarebbe la minaccia in grado di destabilizzare la tenuta valutaria e la stabilità dei fantomatici “mercati”, ai quali tutto è supino prima ancora che subordinato?!?

«Parte importante dei problemi che ha incontrato e incontra l’Italia riguarda i modi in cui l’Unione europea è stata costruita e opera, ossia le strutture istituzionali e la politica economica decise nel 1992 con il Trattato di Maastricht e le successive scelte.
[…] Il mancato perseguimento degli obiettivi conduce a uno stato permanente di tensione all’interno dell’Europa per le ingiustizie che implica: i cittadini non sono tutti uguali nei diritti, ma solo nei doveri. L’esprit d’Europe si attenua e vengono meno le componenti sociali della pace, la vera forza che ha trainato all’inizio l’idea di Europa. I motivi di questa situazione sono due: l’unione non era ancora maturata nella coscienza dei popoli europei finendo con il peggiorarla per le cattive performance registrate nei momenti di crisi e perché le istituzioni create confliggevano con gli obiettivi. La scelta fu decisa da un’élite che procedette illudendo il popolo con le promesse contenute nell’articolo 3 riportato. Per l’euro, invece, la volontà delle élite divergeva e fu necessario un compromesso che assegnò compiti limitati all’eurosistema e condusse a una sua nascita prematura rispetto all’indispensabile unione politica. Le preoccupazioni erano dovute al fatto che l’assegnazione di poteri più ampi alla Banca centrale europea non avrebbe garantito un’inflazione contenuta e poteva condurre a una mutualizzazione dei debiti pubblici, entrambi aspetti che la Germania non intendeva accettare. Fu un atto di debolezza dovuto alla fretta.
[…] L’Italia era impreparata nel 1992 ed è ancor più impreparata oggi, per le difficoltà che si sono accumulate e perché ha capito con quali compagni di strada si è messa. Non accuso la sola dirigenza italiana della scelta errata, ma anche quella europea, che era ben conscia, anche spingendosi oltre la realtà fattuale, che l’Italia non fosse preparata per stare nella moneta unica così come era stata concepita. Nella riunione del 24 marzo 1997, tenutasi a Francoforte, l’Italia era fuori dall’euro, nonostante Ciampi, ministro del Tesoro del governo Prodi, avesse varato il 30 dicembre precedente una manovra fiscale di 4.300 miliardi di lire, imponendo quella che è ricordata come “eurotassa” per rientrare nei parametri fiscali concordati. L’Italia aveva chiesto inutilmente di prorogare l’avvio dell’euro, ma la Germania si oppose. Un anno dopo, il 28 marzo, l’Italia venne accettata nel gruppo di testa dei Paesi aderenti all’euro. Non si conosce che cosa sia esattamente successo nel corso di quell’anno; forse ha contato l’impegno della diplomazia monetaria, dove la Banca d’Italia svolgeva un ruolo importante, o forse il fatto che, fatti bene i calcoli, i Paesi-membri hanno compreso che, tenendoci fuori, avrebbero patito la nostra concorrenza sul cambio e, accettandoci, avrebbero bardato il nostro sviluppo. Ora la nuova sovranità da espugnare è quella fiscale con le stesse modalità che hanno ispirato la cessione della sovranità monetaria, ossia secondo una visione di parte, pregiudiziale, del suo funzionamento, accompagnata dalla solita dichiarazione che servirebbe a migliorare il benessere generale. Essa non sarebbe un passo verso un’unione dove i cittadini godono degli stessi diritti ma per consentire una buona performance dell’euro e del mercato unico che causa una divisione tra essi. L’uomo al servizio delle istituzioni e non viceversa, una concezione sovietica dietro il paravento della liberaldemocrazia. Semmai si decidesse di farlo – e i gruppi dirigenti italiani, la stessa cultura accademica prevalente sono pronti ad accettarlo – si rafforzerebbero ancor più le forme di coordinamento obbligatorio, di tipo burocratico, diminuendo quello spontaneo garantito dal mercato unico creato con gli Accordi di Roma del 1957. Il problema dell’Ue non è l’autonomia delle sovranità fiscali nazionali, peraltro già vincolate dai parametri di Maastricht e rafforzate con il fiscal compact, ma l’assenza di un’unione politica in una delle forme conosciute di Stato. Spiace doverlo evidenziare, ma, cavalcando l’ideale elevato di porre fine alle guerre tra Paesi europei, non potendo procedere per via politica, i gruppi dirigenti hanno deciso di seguire una soluzione dove i principi democratici non hanno accoglienza. La conseguenza di questa scelta ha i contenuti di un fascismo senza dittatura e, in economia, di un nazismo senza militarismo.
[…] I gruppi dirigenti apprezzano l’inversione dei rapporti di forza favorevole che l’Ue stabilisce tra loro e il popolo, in particolare i lavoratori, con i media che esaltano quasi quotidianamente “le magnifiche e progressive sorti” dell’Unione europea per il Paese, anche se esse non emergono dalla realtà. L’enigma (peraltro di facile soluzione) è a quale parte del Paese si riferiscono? Purtroppo la risposta è quella parte che già sta bene e sa difendersi, essendo in larga maggioranza. Siamo tornati indietro di secoli nelle conquiste raggiunte nella convivenza civile democratica. Poiché una politica monetaria comune non si adatta a tutte le esigenze o condizioni di fatto dei Paesi che aderiscono alla moneta unica, l’aggiustamento dovrebbe essere attuato con adeguate politiche fiscali, le quali, come si è ricordato, sono restate nelle mani dei singoli Paesi, ma sono vincolate da limiti ben precisi posti ai deficit del bilancio pubblico e al livello del debito sovrano sul Pil. Soprattutto per i Paesi, come l’Italia, che fin dall’inizio avevano una posizione squilibrata rispetto a questi due parametri fiscali (oltre il 7% nel deficit di bilancio e oltre il 100% nel rapporto debito pubblico/Pil), gli spazi per queste politiche sono di fatto attribuiti in modo asimmetrico, positivi per chi rientra nei parametri concordati, negativi per gli altri. L’ingiustizia è innata negli accordi.
[…] Non c’è verso di convincere i leader dell’Unione europea di seguire il principio di Franklin Delano Roosevelt che se qualcosa non funziona, si cambia. Ma il cambiamento richiede preparazione scientifica, fantasia creatrice e coraggio per intraprenderlo. Nell’Ue le forze della conservazione prevalgono. La storia economica brevemente percorsa suggerisce che è necessario mutare le politiche riguardanti gli investimenti, soprattutto pubblici, e la tutela del risparmio operando sui tassi dell’interesse e sul rischio, nonché il funzionamento del sistema monetario internazionale ed europeo, affrontando con adeguate politiche i divari di produttività tra aree geografiche, settori produttivi e dimensioni di impresa. Se non lo fa, la società prima o dopo si vendicherà, seguendo i movimenti di protesta non perché siano preparati ad affrontare il problema, ma solo perché insoddisfatti delle politiche seguite dai partiti tradizionali.
[…] Non ho mai chiesto di uscire dall’euro, ma di essere preparati a farlo se, per una qualsiasi ragione, fossimo costretti volenti o nolenti (il piano B da me invocato). Ritengo che uscire dall’euro comporti difficoltà altrettanto gravi di quelle che abbiamo sperimentato e sperimenteremo per restare. Il problema consiste nel fatto che non abbiamo né piano A, né B. Il piano A dell’Italia è quello della Ue con le conseguenze indicate. Ho il timore che il piano B sia quello di consegnare la sovranità fiscale alla “triade” (Fmi-Bce-Commissione) se le cose peggiorano, infilandoci nella soluzione greca. Il Paese è in un vicolo cieco. Le autorità hanno il dovere di approntare e attuare due diversi piani, quello necessario per restare nell’Ue e nell’euro, e quello per uscire se gli accordi non cambiano e i danni crescono. Invece si insiste nella loro inutilità essendo l’euro irreversibile e si è disposti a pagare qualsiasi costo pur di stare nell’eurosistema. La prima dichiarazione viene fatta a voce alta, la seconda raramente, ma viene comunque pensata dagli ideologi dell’Ue e dell’euro, ben sapendo che questo costo non verrebbe pagato da loro, ma da una minoranza, sia pure di dimensione significativa

A ben vedere, si tratta di argomentazioni di assoluto buonsenso (ed in gran parte condivisibili), nonché piuttosto ovvie per chiunque non sia accecato dai fumi tossici dell’ideologia ordoliberista che domina l’intera struttura dell’illusione europea, sotto il costante diktat di un allucinante Psycho-Reich a dominazione tedesca.

Quelle di Savona sono osservazioni che non contengono proprio niente di “estremistico” o “delirante”. E che tanto bastano però a terrorizzare l’elite degli euroburocrati, con la nutrita pletora dei volenterosi carnefici che gattonano ubbidienti a braghe calate nelle celle di rigore di quella distopia mercantilista che chiamano UE.

Gli stessi che tutti insieme ci hanno cacciato nelle peggiore recessione economica dai tempi della Grande Depressione del 1929, senza soluzione di uscita. Se così fosse, allora sarebbe davvero un’ottima notizia, nonché l’uomo giusto al Ministero dell’Economia.

Homepage

R.I.P.

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 15 ottobre 2017 by Sendivogius

La ‘sinistra’, in tutte sue possibili varianti scaturite dalla scissione dell’atomo, è morta. Il decesso è su scala continentale. E certo pure quando era in vita non è che se la passasse benissimo. Difficile rimpiangerne la dipartita, dopo una lunga agonia imbarazzante per sé e funesta per tutti gli altri. Sostanzialmente era diventata più perniciosa che inutile, oramai ridotta alla stregua di un malato terminale (di quelli che si cagano addosso incapaci di controllare la peristalsi… che ti fanno vergognare mentre sbavano e delirano); consumata per consunzione interna dopo un inarrestabile processo di citolisi, ma non prima di aver rinnegato se stessa, tradendo tutti gli ideali coi quali a chiacchiere ha sempre amato ammantarsi. Non ne sentiremo la mancanza. A meno che non voglia intendersi per ‘sinistra’ quella poltiglia informe e melensa delle microformazioni di stracciaculi, che ancora si agitano attorno ad un Giuliano Pisapia: il nuovo Che Guevara de Noantri che tanto basta a stimolare le facili polluzioni di troppi sinistrati in cerca d’autore. Oppure (peggio ancora!) quella riedizione 2.0 della peggior DC di estrazione fanfaniana ed ispirazione dorotea che si fa chiamare PD, con l’aggiunta di qualche utile idiota a fare da testimonial (è fresca di giornata l’esumazione di un Walter Veltroni!), insieme all’immancabile contorno di ambiziosi balilla in carriera a svecchiare l’insieme, per il make-up della salma.
Ad involuzione compiuta, il partito bestemmia celebra i dieci anni del suo fumoso non essere, in un condensato di buone intenzioni dai risvolti pessimi, per quello che più che altro dovrebbe essere un funerale (della sinistra morta per suicidio) con tanto di resurrezione democristiana per ibridazione su osmosi inversa. Trasformato in un comitato elettorale permanente, personalizzato su misura del bullo di Rignano e della sua cosca fiorentina, nel partito sedicente ‘democratico’ ora si parla di “lotta corpo a corpo” (la definizione esatta sarebbe trippa contro trippa) con il centrodestra; se non fosse che, nell’impossibilità di distinguere le differenze, il PD è molto più a destra nell’intercambiabilità con la stessa e di gran lunga peggiore nella sua ipocrisia.

  TUTTI INSIEME DISASTROSAMENTE

«All’ultimo duello televisivo tra Angela Merkel e Martin Schulz, secondo un amico tedesco, l’unica differenza è che il secondo aveva la barba. Il lungo abbraccio nella Grosse Koalition degli antichi rivali, CDU e SPD, sembra aver stancato entrambe gli elettorati e i democristiani persino più dei socialisti. Ma la perdita di senso, prima che di consenso, della SPD, la secolare quercia del socialismo europeo, la madre ormai pallida di quella straordinaria creatura che fu lo Stato sociale, lascia senza parole. In Germania è accaduto in fondo quanto già visto in tutta Europa, ma soltanto il voto nel cuore dell’impero poteva chiarire il passaggio storico in atto. Non è finita la storia, è morta la sinistra. Non stanno vincendo le destre, scompare la socialdemocrazia. Del resto, spostando lo sguardo oltreoceano, era chiaro che non aveva vinto Donald Trump, ma perso Hillary Clinton. Tutto il resto è secondario, accessorio. La sopravvivenza di governi conservatori comunque in declino, l’avanzata dei populismi, il risorgere dei fanatismi nazionalisti e separatisti, la spettacolare meteora di movimenti “né di destra né di sinistra” come i 5 Stelle o En Marche, che potrebbero svanire con la stessa velocità con la quale si sono affermati. Sono soltanto turbolenze della politica che spaventano, ma non cambiano la rotta, provocate dal gigantesco vuoto d’aria a sinistra. In dieci anni i socialisti si sono dimezzati in Germania, Spagna e Austra, quasi estinti in Francia, Grecia, Ungheria e Polonia. Hanno perso elettori tra i ceti popolari e tra i giovani: una crisi irreversibile. Molti elettori rimasti votano più il ricordo di un passato glorioso che un presente insignificante. Sotto i trent’anni, moltissimi li considerano uguali ai conservatori: saranno tutti qualunquisti? In Germania, la SPD ha governato 17 degli ultimi venti anni, da sola o con la CDU, contribuendo ad un boom economico fondato tuttavia su bassi salari e demolizione dei contratti nazionali. In ultimo, perfino la BCE ha criticato la politica dei salari tedeschi più di quanto abbia fatto la SPD. E infatti Merkel, che vorrebbe togliersi al più presto di torno Draghi, corteggia Schulz per un’altra grande coalizione. La sinistra storica europea non sembra aver perso soltanto l’anima, il sogno o l’utopia, ma finanche una minima funzione critica, ossessionata dal governo per il governo, il potere per il potere, dal vincere ad ogni costo che poi si traduce in realtà nel perdere senza onore, dopo aver sposato le parole d’ordine dell’avversario. Nessuno oggi capisce il rifiuto di Schulz ad una nuova alleanza con la Merkel: perché rimanere all’opposizione se erano d’accordo su tutto?»

Curzio Maltese
(06/10/17)

Ad ogni buon conto, tumulare i cadaveri, prima ancora che un atto di pietà, è innanzitutto una norma di profilassi. Non foss’altro perché con la putrefazione cominciano a puzzare.

Homepage

IRON MEN

Posted in Kulturkampf, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 settembre 2017 by Sendivogius

È rassicurante sapere che nei prossimi anni la presidenza Trump destinerà almeno 55 miliardi di dollari del bilancio federale in spese militari, per fare di nuovo grande l’America, preparandosi evidentemente a fronteggiare un’invasione aliena dallo spazio profondo. È infatti risaputo da tutti lo stato di profonda prostrazione e di drammatica arretratezza tecnologica in cui versano le forze armate statunitensi, soprattutto in considerazione delle nuove minacce globali, e massimamente se si considera il formidabile apparato bellico a disposizione dei mutandari salafiti del Daesh…
Si capisce bene che, dinanzi ad un branco di allucinati che combattono in sottana, meglio se armati con coltellacci da cucina, la risposta migliore sia la realizzazione di gingilli offensivi sempre più sofisticati e costosi. Com’è noto, il segreto della vittoria risiede nella preparazione…
A meno che l’obiettivo primario non sia inaugurare invece una nuova guerra fredda (di cui davvero si sentiva la mancanza) con la Russia e la Cina, in una corsa a perdere verso il riarmo globale, e spianare la strada ad un’altra mezza dozzina di conflitti.
 Ad ogni modo, a dispetto dei pregiudizi, i militari sono dotati in realtà di una fervida fantasia… amano giocare con la playstation nelle noiose ore trascorse in caserma… ed è lecito credere si esaltino con la serie completa di “Star Wars”, presumibilmente facendo il tifo per l’Impero galattico.
Per questo sono ormai una ventina di anni che fantasticano a colpi di milioni di dollari in progetti per la realizzazione di nuove tute da combattimento, esoscheletri potenziati e bio-armature, per rendere i “soldati del futuro” delle inarrestabili macchine individuali da guerra, nella presunzione tutta illusoria della invulnerabilità. Insomma, una specie di incrocio tra le armored suits già viste nei videogame di “Halo” e “Mass Effect”, sulla falsariga delle stormtroopers di Star Wars.
In pratica, si tratta di una masturbazione continuativa che va avanti almeno dal 1997, dai tempi infausti del vecchio PNAC (il progetto per il nuovo secolo americano); mai archiviato nelle stanzette del Pentagono.

Army of the Future: “Consider just the potential changes that might effect the infantryman. Future soldiers may operate in encapsulated, climate-controlled, powered fighting suits, laced with sensors, and boasting chameleon-like ‘active’ camouflage. ‘Skin-patch’ pharmaceuticals help regulate fears, focus concentration and enhance endurance and strength. A display mounted on a soldier’s helmet permits a comprehensive view of the battlefield – in effect to look around corners and over hills – and allows the soldier to access the entire combat information and intelligence system while filtering incoming data to prevent overload. Individual weapons are more lethal, and a soldier’s ability to call for highly precise and reliable indirect fires – not only from Army systems but those of other services – allows each individual to have great influence over huge spaces. Under the ‘Land Warrior’ program, some Army experts envision a ‘squad’ of seven soldiers able to dominate an area the size of the Gettysburg battlefield – where, in 1863, some 165,000 men fought”.

Ovviamente, negli ultimi decenni il progetto è proseguito, conoscendo nuovi sviluppi. E ora questa strana copula meccanica tra Robocop ed Iron Man, si chiama TALOS (Tactical Assault Light Operator Suit): una specie di robottone con dentro l’omino corazzato, che prevede sensori di posizione e sistemi di raffreddamento, con una pompa idraulica che si attorciglia per tre metri all’interno dell’armatura; o cose così… molto utili e soprattutto economiche. Ed i prototipi in circolazione iniziano ad essere parecchi…
L’efficacia in combattimento sui teatri di guerra è tutta da provare, ma insomma la speranza è anche l’ultima a morire.
 C’è da dire che l’idea, ancora a livello sperimentale, ha avuto successo un po’ in tutto il mondo… Anche l’Esercito italiano ne ha varato una sua versione improntata al massimo risparmio, rispetto agli ingenti investimenti americani. Nel nostro caso, il pezzo forte sono gli indispensabili “guanti termici”, che alla modica cifra di 650 euro a paio, costituiscono la dotazione più costosa (ed inutile) dell’intero kit di equipaggiamento. Si tratta dell’elemento che farà certamente la differenza sui nuovi campi di battaglia per il soldato del futuro!
Certo, a ben vedere, la Storia ci fornisce i riuscitissimi esempi del passato… E, visti i risultati, ci sarebbe da ridere se questi non fossero tragici. Insomma, la guerra può essere un’esperienza incredibilmente esaltante, soprattutto per chi non l’ha mai provata, come dicevano gli antichi. Perché dunque non cercare di farla in sicurezza?!? Non per niente, ogni aspirante guerriero ha sempre accarezzato l’idea di rendersi invulnerabile ai nemici, salvo scoprire quanto la realtà possa spesso essere assai diversa dalla fantasia.
Per dire, nel Tardo Antico, i Romani impararono presto a proprie spese, quanto le sofisticate armature dei loro comitatenses fossero inutili dinanzi alla potenza di penetrazione degli archi compositi, utilizzati dai pur infinitamente più arretrati popoli nomadi delle steppe.
Nel IX secolo d.C. gli anglo-sassoni affrontarono quasi con sufficienza i primi invasori vichinghi, nella certezza di ributtare a mare i feroci pagani giunti dalla Scandinavia. Almeno finché non scoprirono che le loro possenti armature venivano facilmente trapassate dalle frecce armate con punte di tipo bodkin, che affusolate e sottili, ma ben temprate, si infilavano negli anelli delle cotte di maglia, o sfondavano giubboni e corazze, pur nella loro letale semplicità.
Messe da parte per quasi tutta l’epoca moderna in seguito all’avvento delle armi da fuoco, le armature riscoprirono un inaspettato ritorno di fiamma in tempi assai più recenti, durante la prima guerra mondiale, che nella sua immane mattanza rappresentò pure una straordinaria occasione di innovazione militare. Certo gli esordi furono assai lenti… Per dire, al Comando francese (che per la sua straordinaria ottusità non aveva eguali) gli ci vollero mesi (e diverse migliaia di morti) per capire che pantaloni e kepì di un rosso sgargiante non erano esattamente del colore più indicato per passare inosservati ai tiratori nemici.
Ma vuoi mettere l’elàn guerriero, e scenografico, che i calzoni vermigli rappresentavano per una truppa lanciata a passo di carica sotto il fuoco nemico?!? E per giunta schierata come le vecchie fanterie di linea napoleoniche, per essere meglio falciata dalla fucileria avversaria?
Fortunatamente, non mancarono innovazioni importanti, tanto che per l’occasione l’Armée francese riscoprì pure l’uso della catapulta..!
Viste le perdite spaventose, e la riottosità crescente delle truppe a farsi macellare per la gloria dei generali nelle retrovie, verso la metà del conflitto, sui vari teatri di guerra cominciarono a fare la loro comparsa una notevole varietà di protezioni ed armature, che certo avrebbero reso invulnerabili i fantaccini alle pallottole.
Niente a che vedere con i khevsur della Georgia che ancora nel 1913 si presentavano in battaglia, bardati così…
Fu allora che l’ineguagliabile tecnologia teutonica mise a disposizione delle proprie fanterie la sua insuperabile corazza da combattimento…
Scenicamente imponente, la protezione si rivelò scomoda, ingombrante, e naturalmente inefficace, rendendo i fanti simili a gasteropodi, per una vaga somiglianza con le aragoste.
Va da sé che le nuove “sappenpanzer” non fecero mai la differenza in battaglia, ma almeno regalavano alla truppa la consolatoria illusione di essere immune ai proiettili.
Peccato che poi alla riprova dei fatti le cose non andassero esattamente per il verso sperato, dal momento che le corazze si rivelarono forabili eccome…
L’effetto palliativo però era assicurato, dal momento che divennero una preda di guerra ambitissima; soprattutto dalle truppe anglo-canadesi che combatterono alla Battaglia della Somme.
Certo, niente di paragonabile all’incredibile catafalco che per un certo periodo venne rifilato alle unità dell’esercito austro-ungarico. Una specie di kit componibile, che poteva fungere da corazza, parapetto, e casamatta portatile. E che con ogni probabilità veniva abbandonata dalla truppa, così camuffata da contrabbasso, alla prima occasione disponibile.

Ovviamente la cosa non passò inosservata agli alti comandi strategici dell’Intesa… E vista l’alta funzionalità di impiego dell’ultimo ritrovato bellico, ognuno si dette a fabbricarne di sue.
Tra i soldati britannici le corazze non ebbero molto successo… E certo gli inglesi preferirono di gran lunga continuare a riutilizzare quelle sottratte ai crucchi, finché non si resero conto che si trattava soltanto di un inutile ingombro da trascinarsi dietro.

Ma nessuno si dette più da fare dello USArmy. E lo straordinario risultato finale di tante fatiche furono le imbarazzanti armature Brewster..!
La Brewster Body Shield fece la sua comparsa nel 1918 sul fronte francese di Verdun. E si può solo immaginare l’incontenibile entusiasmo dei fortunati prescelti, che si trovarono costretti ad indossare un simile scafandro.
Realizzata in acciaio al nickel-cromo dalla Brewster Steel Company, l’armatura pesava oltre 40 kg ed è fin troppo facile intuire che fosse pure di rara scomodità.
Come si potesse correre su un terreno brullo e sconnesso, saltare tra una fossa e l’altra, e scavalcare trincee con una simile roba addosso, resta difficile da immaginare. Però si può ben supporre quale fosse l’esito finale…
Per proteggere le sentinelle, e soprattutto le vedette che costituivano il bersaglio preferito dei cecchini, vennero elaborate delle protezioni di rinforzo per gli elmetti. E le più funzionali furono probabilmente le placche d’acciaio che venivano applicate sugli stahlhelme tedeschi, i quali in alcuni casi vennero ridipinti in un primo esempio di mimetizzazione policroma.
I piastroni d’acciaio in forma trapezzoidale venivano agganciati ai chiodi ai lati dell’elmetto e fornivano così una protezione aggiuntiva, che però non garantiva la salvezza da un colpo frontale e diretto allo stirnpanzer.
Poi come al solito, si volle esagerare e cominciarono a circolare degli inquietanti mascheroni da saldatore di fonderia, a visibilità sempre più ridotta.

Siccome i cecchini più bravi miravano generalmente agli occhi, vennero realizzate fessure sempre più strette col risultato che la sentinella finiva per non vedere più un cazzo.
Gli americani, insuperabili come sempre, fecero un’eclatante invenzione ispirata direttamente al medioevo e mai (ri)messa in circolazione…

Sul fronte italiano, il Regio Esercito si dette da fare anch’esso e nel 1915 fecero la loro comparsa sul campo le mitiche corazze Farina, che avrebbero dovuto fornire un’impagabile protezione ai genieri inviati a tagliare i reticolati attorno alle trincee austriache.

Testate contro armi di medio e piccolo calibro, le corazze dimostravano una buona resistenza, a patto che ci si tenesse almeno a 150 metri (!) dal nemico.

Utilissime contro le schegge di rimbalzo degli shrapnel (e grazie al cazzo!), venivano forate come il burro dai proiettili calibro 8 mm dei fucili Steyr-Mannlicher M1895 in dotazione all’esercito austro-ungarico.
Emilio Lussu, volontario nella Grande Guerra, ridicolizza le corazze ampiamente, avendo avuto modo di verificare sul campo la loro straordinaria efficacia di impiego:

«Le corazze ‘Farina’ erano armature spesse, in due o tre pezzi, che cingevano il collo, gli omeri, e coprivano il corpo quasi sino alle ginocchia. Non dovevano pesare meno di cinquanta chili. Ad ogni corazza corrispondeva un elmo, anch’esso a grande spessore. Il generale era ritto, di fronte alle corazze….. Ora parlava, scientifico: “Queste sono le famose corazze ‘Farina’…. che solo pochi conoscono. Sono specialmente celebri perché consentono, in pieno giorno, azioni di una audacia estrema. Peccato che siano così poche! In tutto il corpo d’armata non ve ne sono che diciotto. E sono nostre! Nostre!” […] “A noi soli” continuava il generale “è stato concesso il privilegio di averle. Il nemico può avere fucili, mitragliatrici, cannoni: con le corazze ‘Farina’ si passa dappertutto”.
“Dappertutto per modo di dire” osservò il colonnello, che quel giorno era in vena di eroismo…. “io ho conosciuto le corazze Farina – spiegò il colonnello – e non ne conservo un buon ricordo, ma forse queste sono migliori”.
“Certo, certo. Queste sono migliori – riprese il generale – con queste si passa dovunque. Gli austriaci…”
Il generale abbassò la voce sospettoso e dette un’occhiata alle trincee nemiche, per accertarsi che non fosse sentito.
“Gli austriaci hanno fatto delle spese enormi per carpirci il segreto, ma non ci sono riusciti. Il capitano del Genio che è stato fucilato a Bologna, pare fosse venduto al nemico per queste corazze. Ma è stato fucilato a tempo. Signor colonnello vuole avere la compiacenza che esca il reparto dei guastatori?”
Il reparto dei guastatori era stato preparato dal giorno prima e attendeva d’essere impiegato. Erano volontari del reparto zappatori, comandati da un sergente, anch’egli volontario. In pochi minuti furono in trincea, ciascuno con un paio di pinze. Essi indossarono le corazze in nostra presenza. Lo stesso generale si avvicinò a loro ed aiutò ad allacciare qualche fibbia. ‘Sembrano guerrieri medioevali’ osservò il generale. I volontari non sorridevano. Essi facevano in fretta e apparivano decisi. Gli altri soldati, dalla trincea, li guardavano con diffidenza. Accanto al cannone praticammo un’altra breccia, nella trincea. Il sergente volontario salutò il generale. Questi rispose solenne, dritto sull’attenti, la mano rigidamente tesa all’elmetto. Il sergente uscì per primo; seguirono gli altri, lenti per il carico d’acciaio, sicuri di sé, ma curvi fino a terra, perché l’elmetto copriva la testa, le tempie e la nuca, ma non la faccia. Il generale rimase sull’attenti finché non uscì l’ultimo volontario, e disse al colonnello, grave: “I romani vinsero per le corazze”.
Una mitragliatrice austriaca, da destra, tirò d’infilata. Immediatamente, un’altra, a sinistra, aprì il fuoco. I volti si deformarono in una contrazione di dolore. Essi capivano di che si trattava. ‘Avanti!’ gridò il sergente ai guastatori. Uno dopo l’altro, i guastatori corazzati caddero tutti. Nessuno arrivò ai reticolati nemici. ‘Avan…’ ripeteva la voce del sergente rimasto ferito di fronte ai reticolati. Il generale taceva. I soldati del battaglione si guardavano terrorizzati

Emilio Lussu
“Un anno sull’altipiano”
(1938)

Essendo disponibile in numero limitato, un così straordinario artefatto venne distribuito soprattutto tra gli Arditi volontari delle cosiddette “compagnie della morte”: nome quanto mai azzeccato per gli aspiranti suicidi, che venivano inviati armati di cesoie e guantoni a tagliare i reticolati nemici.
Le protezioni Farina non si rivelarono più utili dei loro omologhi impiegati sugli altri fronti di guerra, ma la propaganda bellica dei comandi italiani vi aggiunse quel tocco di minchioneria in più, che fa sempre la differenza…
Immaginate voi la praticità (e soprattutto l’utilità) di correre e saltare e strisciare nella terra di nessuno, stringendo una baionetta tra i denti, con mezzo quintale di ferraglia tintinnante addosso, mentre scoprite con sorpresa che le vostre cesoie non riescono a tagliare un filo spinato rinforzato con più di 5 cm di spessore. Senza considerare l’estensione dei campi da bonificare…
I carriarmati si sarebbero rivelati assolutamente più funzionali, ma vabbé! All’epoca venne considerata inizialmente come un’invenzione poco utile e di scarso impiego.

Eppoi vuoi mettere il fascino di una specie di cavaliere medievale schierato in trincea?!?
Assolutamente inutili come protezione, le armature avevano l’indiscutibile svantaggio di rendere subito individuabili i guastatori nel buio, giacché bastava aguzzare l’udito al rumore del ferro che cozzava sulle pietraie insieme al ticchettio delle cesoie. Una volta scoperti, l’esito era in genere assai scontato…
Né migliorò l’utilizzo di scudi protettivi, che a parte l’evidente ingombro non garantivano granché…
Pertanto, vista la loro collaudata efficacia, di corazze pettorali ed armature ne circolarono ancora parecchie fino al 1945.
Dalla Polonia…
Alla Russia sovietica, con le sue Stalnoi Nagrudnik, che forse tra tutti i modelli messi in circolazione si rivelarono tra i più resistenti e forse non tra i più comodi, visto che i due piastroni imbottiti, una volta legati tra loro comprimevano la cassa toracica rendendo difficile la respirazione in caso di affanno.
Stalnoi NagrudnikAnche l’esercito imperiale nipponico realizzò una propria versione, riservata ai signori ufficiali, ed utilizzata durante l’invasione della Cina.
Sull’efficacia del soldato corazzato del futuro non è dato ancora di sapere. Certo per i profitti delle aziende impegnate nella ricerca sarà un successo di sicuro.

Homepage

METAFENOMENI

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , on 7 luglio 2017 by Sendivogius

A Roma (ma non solo) esiste una categoria che, unitamente a quella del “cazzaro”, definisce al dettaglio il vanesio narcisismo dell’infingardo, senza altre qualità se non l’evanescente apparire del suo non-essere; declinata a misura di cialtrone, nell’universalità dell’elemento dominante, trova la sua forma più compiuta nel bullismo istituzionale. Trattasi dello “sborone”: millantatore professionista di prestazioni inesistenti, che nella sua putulante inconsistenza, nell’incontinenza del proprio spirito irrequieto, non ha altro modo di dar prova della sua presenza infestante, quando invece sarebbe assai più d’uopo un pudico silenzio, se solo avesse una qualche vergogna di sé (cosa che lo “sborone” assolutamente non conosce). In tutto e per tutto speculare al cazzaro, lo sborone lo completa nella sua funzionalità declamatoria. Entrambi sono quasi sempre inseparabili, come due chiappe dello stesso culo. Pertanto, la “stronzata”, meglio se prodotta su scala industriale, ne costituisce la misura prevalente.

Per i culturi dell’antropologia sub-culturale, ne abbiamo (e ne abbiamo avuti e sempre ne avremo) fulgidi esemplari di fuffa e di governo, come il glabro pagliaccio flippato al Ministero degli Interni, al posto di quell’altra calamità innaturale di un Angelino Alfano (collezionista compulsivo di poltrone e figure di merda associate), nel frattempo transumato agli Esteri, ed illuminante esempio di “meritocrazia” applicata ai tempi infausti della Rottamazione su riciclo. Marco Minniti è quello che preso atto dell’esistenza di una “emergenza migranti”, sperticatamente negata fino al giorno prima, molla tutto e rientra precipitosamente in Italia dagli USA (dove è andato a fare non si sa bene cosa) per sbattere i pugnetti rachitici in “Europa”, dopo che le ineffabili ONG (di Olanda e Germania e Francia, che tengono ben serrati i loro porti e cordoni della borsa) gli hanno appena traghettato in un sol giorno (ma dopo le elezioni amministrative) qualche decina di migliaia di preziose “risorse”, da mantenere ad libitum finché non potranno pagarci la pensione, e mettendo l’assente ministro a fatto compiuto. “Chiudiamo i porti! Inchiodiamo i partners europei alle loro responsabilità (?), chiediamo un incontro urgente e pretendiamo più risorse!” Blatera roboante il tapino a mezzo stampa.
E alla fine dell’ennesimo vertice inconcludente, dove ha incassato uno schiaffone micidiale, subito rimbalzato sulla faccia di tolla, si capisce che gli unici porti a rimanere spalancati saranno quelli italiani. Che alla fine della sceneggiata, le ONG continueranno a fare quel che pare loro, senza dover rendere conto a nessuno e meno che mai alle “autorità” italiane. Che i soldi stanziati sono la miseria di 280 milioni di euro (però quando l’emergenza riguardava la generosa Germania i miliardi furono cinque), opportunamente da dividere con Tunisia e Libia. Che gli accordi internazionali vanno fatti col fantomatico governo libico (che non controlla nemmeno la capitale) e all’atto pratico con le oltre 250 formazioni armate che di fatto si spartiscono il territorio di uno stato fallito, gestendo il traffico umano. Ma Minniti parla di “grande successo” della diplomazia italiana. Poteva andare peggio?!? NO. 

 Il Bomba, quello che prima firma l’accordo (le cui clausole peraltro restano segrete) in cui si accolla tutti gli oneri della “accoglienza”, in cambio di qualche deroga sulla tenuta dei conti di bilancio, per poter meglio distribuire le sue mancette elettorali su liquidità indotta, adesso va fanfaroneggiando che non pagherà le quote di iscrizione annuale all’esclusivo club UE, dove peraltro l’Italia è trattata peggio di una sguattera del Guatemala… Oppure, se preferite, come la prostituta d’Europa, pronta a vendersi per un pugno di marchette. Ma la missione non era stata rivenduta come un successo?!?
D’altronde, quel concentrato di adipe e boria che chiamano “il Bomba”, ed a cui dobbiamo questo ed altri trionfi, è quello in conflitto permanente con la realtà, dalla quale si dissocia ogni volta non è funzionale alla sua narrazione dalle magnifiche sorti progressive, come le “riforme” con le quali ci ammorba da mane a sera nei cinegiornali di regime. Insomma, è uno che convoca la direzione del suo partito personalizzato, che si definisce “democratico” ma poi nega il diritto di intervento alle ‘minoranze’ interne. È lo stesso che dopo quattro batoste elettorali di fila, ancora si balocca col risultato delle Europee del 2014 (quando la metà degli elettori non andò a votare). E ovviamente sta sempre lì, che non schioda.

“Non sono interessato né alla mia né alla vostra carriera, ma a portare il PD in altro. Lo dico senza polemica e con tutto il rispetto: non mi interessa cosa farete voi nella prossima legislatura.”

In pratica, dopo aver dimezzato i voti e annichilito la sinistra interna, adesso pretende di spazzare via anche i cacicchi democristiani che pure ne hanno sostenuto e favorito l’ascesa, per sostituirli coi suoi ubbidienti balilla reclutati direttamente all’asilo, e poter meglio copulare col Pornonano resuscitato. “Senza polemica e con tutto il rispetto”. S’intende! E per tutti l’augurio di utilizzare il PD “come una finestra”. All’ultimo piano sarebbe meglio… Buttati, che è morbido!

Homepage

FACCE DA CULO

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , on 8 aprile 2017 by Sendivogius

E insieme ad ogni tragedia, immancabile arriva la farsa!
 Dopo che The Donald, ovvero il pupazzo presidenziale facente feci in carica, ha ordinato il suo bel raid missilistico sulla Siria, perché la notte prima ha dormito col culo scoperto e s’è svegliato con la luna storta, davvero non ha prezzo vedere le facce da SA del neo-nazismo nazionalpopulista, intruppati dietro il supercafone cotonato alla Casa Bianca, mentre pigolano tutto il loro sconcerto e la ‘delusione’, misurando ora le distanze da questa grottesca parodia di Flavio Briatore, che tanto ne aveva eccitato le polluzioni fascistoidi e che adesso guardano frignanti al ‘compagno’ Putin, una volta vomitata la sbornia trumpista.
In una di quelle turgide esibizioni imperiali con cui l’Amerikani celebrano se stessi, The Donald mostra i muscoli; facendo peraltro una figura miserrima sul piano militare, visto che solo 1/3 dei 60 razzi sparati ad cazzum è andato effettivamente a segno sul bersaglio, in una di quelle smargiassate tipiche del personaggio che galvanizza i tagliagole salafiti e di fatto allontana la conclusione della guerra in Siria, fornendo una sponda inaspettata (ma non imprevedibile) a quelle forze che alimentano il terrorismo islamico internazionale. Complimentoni!
Soprattutto, l’attacco a sorpresa ha ricompattato mezza Europa nel consueto ruolo di sudditanza che gli stati clienti di solito tengono nei confronti del loro vero padrone. A livello nostrano, il sempre più imbarazzante Governo Gentiloni è andato pigolando qualcosa su una reazione nell’ordine: “proporzionata” e “motivata” che “favorisce il processo di pace” (!). Sono gli stessi cacadubbi che, in eccesso di prudenza, nel caso della strage di Stoccolma con l’ennesimo camion lanciato sulla folla inerme, parlano di “presunto atto terroristico” non necessariamente riconducibile ad una “matrice islamica”. No, infatti si stratta di un incidente stradale con un camion impropriamente adibito al trasporto esplosivi. E l’autista poverino era in cura per problemi psichici.
Per fortuna, nel caso siriano, Trump ha messo d’accordo tutti, ricompattando persino l’opposizione ‘democratica’ con gli orgasmi da bombardamento di Kerry e di quella Hilary Clinton, aspirante presidente in quanto donna (e nulla più), che s’agitava da mesi per un intervento armato contro chi i terroristi li combatte per davvero.

«Ora che bombarda ed uccide come tutti gli altri presidenti USA, Trump torna per bene per UE e NATO.
Trump ha fatto il suo esordio da bombardiere, adeguandosi così alla tradizione dei presidenti USA nessuno dei quali si è mai sottratto alla necessità imperiale di lanciare ordigni ed uccidere.
Che sparare missili per vendetta sul gas sia un atto non solo criminale, ma stupido, non passa neppure per l’anticamera del cervello del regime occidentale che da decenni si è arrogato il diritto ed il potere di giustiziere mondiale. Anzi grazie a questo atto il “diverso” Trump torna a pieno titolo nel rispetto e nella considerazione della élite europea e nordamericana. Clinton, Bush, Obama non avrebbero saputo fare di meglio.
I governi UE e NATO tirano un sospiro di sollievo, alla fine Trump non è la Brexit, è solo uno dei tanti modi di mascherarsi che ha il palazzo economico finanziario e militare. Peggio per gli sprovveduti che ci hanno creduto. Trump è solo culturalmente un po’ più fascista e razzista dei predecessori, ma alla fine quando si tratta di difendere gli interessi dell’impero si normalizza. Bentornato tra noi, dicono governi occidentali e stampa, finanza e industria militare, in fondo non avevamo dubbi. Come può un miliardario evasore fiscale non difendere il suo ed il potere delle élites di cui solo ambisce di far parte?
Oggi si apre un nuovo capitolo della guerra mondiale a pezzi, pezzi che diventano sempre più attaccati fra loro. Un capitolo che stupisce per la velocità con cui una notizia priva di alcuna dimostrazione, l’esercito di Assad avrebbe usato i gas, è diventata la fonte di legittimazione del lancio dei missili. Tranquillizzo gli ipocriti, sono contro Assad, come lo ero verso Gheddafi, Saddam, Milosevic. Ma sono atterrito dalle guerre scatenate dal potere occidentale sulla base delle proprie fake news. Ho ancora in mente l’immagine del segretario di stato degli USA Colin Powell, che all’ONU nel 2003 mentiva sapendo di mentire mentre mostrava la fiala con la falsa prova degli inesistenti gas di Saddam. Grazie a quella falsa prova Bush, la UE e la NATO scatenarono la seconda guerra in Iraq e grazie ad essa ora abbiamo l’ISIS

Giorgio Cremaschi
(07/04/17)

 Mr President ha deciso insindacabilmente che i cattivoni dell’esercito regolare siriano abbiano fatto uso di armi chimiche, ed in assenza di qualunque riscontro o verifica sul campo ha deciso di bombardare i responsabili fino a prova contraria. Sai com’è?!? C’è l’assoluta certezza del governo israeliano, che mira alla dissoluzione della Siria con la sua polverizzazione in microentità, divise in uno stato di anarchia militare permanente (divide et impera), più facili da contrastare e più pratiche da controllare, se si pensa di creare una zona cuscinetto sotto occupazione a ridosso della frontiera israeliana, con la creazione di una “fascia di sicurezza”. Non sarebbe certo una novità, visto che si tratta della stessa strategia che Tel Aviv utilizza da almeno 30 anni in Libano. In quanto ai bombardamenti mirati con armi proibite, magari al fosforo bianco, dalle parti di Tsahal sono indubbiamente degli esperti…

E l’attacco alla Siria lo chiedeva da tempo anche l’Arabia Saudita, quel fulgido baluardo di laicità e libertà civili, che Daesh (o come diavolo lo si vuole chiamare) l’ha creato e finanziato (e protetto). E ovviamente la Turchia neo-ottomana del sultano Erdogan, che un giorno sì e l’altro pure minaccia l’Europa, usando l’immigrazione di massa come arma non convenzionale. Ovviamente non è il caso di ricordare come l’unico attacco chimico finora certificato in Siria, riconduca a pesanti responsabilità turche [QUI], che vista l’impunità (quella sì, reale) non hanno fatto altro che riproporre il medesimo giochetto con immutato cinismo, cercando una leva più favorevole con la nuova amministrazione USA. E non per niente Idlib è provincia siriana a ridosso del territorio turco. Dove credete sennò che affluiscano armi, rifornimenti (e combattenti) in una città completamente assediata, se non dall’unico lato di un confine non presidiato?!?
Ci sono poi la Gran Bretagna e la Francia, quest’ultima davvero convinta di ricostruirsi un’influenza coloniale nei suoi ex protettorati in Medio Oriente, dopo l’immane casino creato in Libia per un paio di concessioni petrolifere.

E soprattutto c’è la sedicente ONG dei fantomatici “Caschi Bianchi”, che spergiurano sulle responsabilità dell’attacco. Presunto fino a prova contraria, perché al di fuori della loro parola non ci sono altre evidenze…

I "caschi bianchi" di Idlib festegiano coi qaedisti di Al-Nusra

«Per mesi i media occidentali hanno riempito gli schermi con le loro immagini, mentre salvavano vittime della guerra, diffondendo le loro dichiarazioni come la Verità Assoluta e facendone degli eroi senza macchia.

Statistiche: stessa bambina ad usum fotografi, tre “soccorritori”, salvata tre volte in tre giorni diversi.

Peccato che nessuno dica che i Caschi Bianchi, o meglio White Helmets, sia un’organizzazione con sede in Turchia fondata da James Le Mesurier, un ex ufficiale inglese tutt’ora in stretti rapporti con l’Intelligence britannico. Né dica che i Caschi Bianchi siano sovvenzionati (largamente) dal Governo inglese (12,5 ml di sterline nel 2016, ma erano 32 nel 2013, e questi sono solo fondi “ufficiali”), da società dell’onnipresente Soros (13 ml di dollari) e dagli Stati Uniti tramite l’Agenzia per lo sviluppo internazionale (23 ml di dollari), oltre che da diversi Paesi occidentali grazie alle pressioni di Usa ed Inghilterra. Come pure, nessuno ha mai trovato singolare che i Caschi Bianchi operino esclusivamente nei territori controllati da Al-Nusra (ovvero Al-Qaeda) e perfino dell’Isis. D’altronde, uno dei suoi capi, Mosab Obeidat, è noto per aver svolto il ruolo di mediatore per rifornire i “ribelli” di armi e munizioni (i rapporti parlano di un “affare” da 2,2 ml di dollari).
Con simili premesse, è singolare che i Caschi Bianchi siano considerati una delle fonti più attendibili per ogni tipo di accusa lanciata contro il Governo siriano e i suoi alleati. E di accuse ne hanno lanciate un’infinità, sempre a senso unico, sempre più “drammatiche”, scagliate nella speranza che la reazione delle opinioni pubbliche occidentali, perché per esse erano confezionate, fermassero l’offensiva di Damasco che stava sgretolando i terroristi.
Eppure, le denunce che i Caschi Bianchi non siano un organismo indipendente ma fornisca servizi medici e supporto ai terroristi, oltre a mettere in atto una sistematica campagna di disinformazione contro il Governo siriano, sono tante.
[…] In realtà, la saga dei Caschi Bianchi non deve stupire e non è affatto l’unica; insieme c’è il sedicente “Osservatorio siriano per i diritti umani”, da sempre voce dei “ribelli”, con sede a Londra e diretto da Rami Abdel Rahman che vive a Coventry, vicino agli ambienti (ed ai finanziamenti) dei Servizi britannici. E ancora, c’è l’infinita serie di appelli che hanno inondato i social da Aleppo; profili farlocchi che raccontavano d’essere comuni cittadini che invocavano l’intervento dell’Occidente, salvo scoprirsi dopo uomini legati ai “ribelli”.
Per tutte vale la storia di Bilal Abdel Kareem, un giornalista accreditato fra i terroristi di Aleppo Est, conosciuto per aver intervistato i capi di Al-Nusra; una personalità assai in vista fra i “ribelli” che si spacciava per espressione della “società civile”

Siria, Caschi Bianchi e menzogne
(24/12/2016)

Con ogni evidenza, l’instabilità della Siria e la recrudescenza terroristica conviene a molti…

Homepage

NON-EVENTI

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , on 25 marzo 2017 by Sendivogius

La casa dalle finestre che ridonoSessant’anni e portarli malissimo! Come una casa pessimamente costruita e precocemente fatiscente, che mostra tutto il logorio del tempo tra crepe e cedimenti più o meno strutturali, quella specie di camera di commercio a compensazione perdite bancarie che chiamano UE, celebra oggi se stessa in uno di quei vuoti rituali formali per l’organismo più inutile, pletorico, e costoso, che la storia europea ricordi nella più grande pantomina collettiva mai condivisa su scala continentale. E va così in onda il revival stanco di 27 pagliacci allo sbaraglio, che ormai non fanno ridere più nessuno. Nemmeno il pubblico più affezionato.
sleeping-in-theater_optPoi certo, siccome ad ogni farsa si accompagna sempre la sua variante demenziale, non potevano certo mancare i followers invasati della Setta del Grullo delirante, che nella totale irrilevanza a cui sono condannati oggi vanno sbavando in giro contro la presunta censura del discorsetto pubblico della sindaca desaparecida Raggi, che sarebbe stato censurato dalla diretta Rai, colpevole di lesa maestà nei riguardi della pupazza animata della Casaleggio Associati.
EinsteinCome se a qualcuno possa davvero fregare qualcosa delle evanescenti comparsate di nostra Virginia delle fughe, finalmente tornata dalla settimana bianca previo esaurimento nervoso strategico, tra uno svenimento ed un mancamento con cui è solita eludere ogni circostanza richieda una presenza in Campidoglio che non siano le puzzette che va rilasciando in streaming a mezzo facebook. E, caso unico nella storia della città di Roma, primo sindaco a non presiedere l’omaggio ai martiri delle Fosse Ardeatine (non era mai successo neanche ai tempi del ‘fascista’ Alemanno), troppo era impegnata…

vacanze sulla neve

“I cittadini devono essere messi al centro del potere decisionale. Le politiche non devono essere imposte dall’alto ma rappresentare la volontà popolare, introducendo strumenti di democrazia diretta e partecipata. L’Europa o è dei cittadini o non è Europa.”

345px-SorelleSilenzio

Esattamente come avviene nel mondo fatato a cinque stelle della democrazia nordcoreana del Grullo parlante, il mitomane che detta la linea del partito totalitario, sedicente moVimento, su un blog che porta il suo nome ma non è il suo. Quello che predica la democrazia a partecipazione diretta, valida fintanto che il voto coincide con i desiderata del “capo politico”, altrimenti sei fuori e ti fondi un partito tuo. Che uno vale uno e Beppone decide per tutti; dove il “garante” è capo, fondatore, e padrone, ma irresponsabile delle sue azioni. E tutto è rimesso ad una questione di fede, in assenza di qualunque confronto o qualsivoglia spiegazione delle sue imperscrutabili decisioni. Volere del Signore (feudale).

La sentite anche voi quella puzza pervadente e inconfondibile di fascismo?!?

Homepage

SQUILIBRI

Posted in Kulturkampf, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , on 27 luglio 2016 by Sendivogius

funamboloSe un tempo c’era l’intellettuale organico, adesso abbiamo il giornalista pedagogico… 
Ieri come oggi, il loro compito non è informare, ma ‘formare’; non è divulgare, ma ‘educare’. Il risultato risiede in una brodaglia insulsa di patetismi riscaldati, caramellosi luoghi comuni, pensierini buoni e rifritti in padella, per una informazione equilibrata dove le cose non vengono mai chiamate con il loro vero nome.
Fu così che il terrorismo “islamico” cessò di essere tale, per diventare islamista (come se le due definizioni fossero distinte e separate); mentre la propaganda salafita che viene apertamente salmodiata in molte moschee dell’islam moderato, nelle quali costituisce la predicazione ordinaria, diventa jihadismo. E si continua via di questo passo, fino a raggiungere il capolavoro finale… gli assassini di massa, che al fondamentalismo islamico attingono a piene mani, diventano “squilibrati” finché la prova dei fatti non inchioda all’evidenza delle sue radici ‘culturali’ il fenomeno stragista.
Agi.itÈ successo a Nizza, quando in un primo momento s’era cercato di far passare il massacratore della Promenade per un folle dalle tendenze suicide, con disturbi mentali aggravati da problemi familiari, salvo poi fare la scoperta dell’acqua calda… E, anche dopo la strage, i media erano tutti preoccupati di spiegarci quanto il soggetto fosse ‘laico’ e promiscuo; senza capire che se davvero bastasse una settimana per “radicalizzarsi”, allora il problema sarebbe molto più grave di quanto già non sembri.

epa04331994 A protestor talks with riot police to try to calm the situation during clashes following a protest in support of Palestinians in Gaza, at Place de la Republique in Paris, France, 26 July 2014. The rally was banned by the government and police were deployed in order to prevent any trouble. EPA/ETIENNE LAURENT

Il copione si è ripetuto ad Ansbach, in Baviera, dove l’attentatore suicida era stato dapprima presentato come un povero depresso. E nessuno si è preoccupato di chiedersi come sia possibile introdurre taniche di benzina e tutto l’occorrente per confezionarsi in proprio un ordigno esplosivo, dentro un ostello per richiedenti asilo, senza che peraltro nessuno degli altri ospiti si sia dato la minima premura di denunciare la cosa al personale di servizio. Quando il buongiorno si vede dal mattino…
Moderate MuslimE si è provato a riproporlo anche nel caso di Saint-Etienne du Rouvray, dove le due capre mannare di turno, piombate in una chiesetta di provincia durante la consueta celebrazione liturgica, per sgozzare l’anziano curato quasi 90enne in quanto “cattolico” e quindi colpire gli “infedeli” nei loro luoghi più sacri, sono subito state accreditate dai media come “folli”. In realtà si trattava di promettenti baby terroristi in erba… 
Adel KermicheLa palma d’oro spetta sicuramente a RaiNews24 che per tutta la mattinata ha parlato di “due squilibrati”. Il fatto che questi agissero in coppia, con zucchetto islamico calcato sulla testa, e parlassero in arabo, non ha fatto sorgere nei solerti cronisti il benché minimo sospetto. Sopire, troncare… troncare, sopire.
Ovvio che si tratti di psicopatici, ma mai che si denunci senza reticenze l’ideologia di morte che ne sottende e ne ispira le azioni. E che ha connotati religiosi ben precisi, per quanto l’ammissione possa essere spiacevole. Alla lunga, questa reticenza diventa irritante. E l’eccesso di prudenza rischia di trasformarsi in pusillanimità.
ErdoganNiente infatti deve disturbare la splendida narrazione in corso che costruisce i suoi miti sulla favoletta bella di una sopravvalutata convivenza con un fantomatico islam aperto e tollerante, tanto sbandierata a sproposito nei salottini parolai dell’intrattenimento mediatico, che nella migliore delle ipotesi si traduce nell’applicazione dei principi del Tabligh e nell’auto-segregazione delle pie comunità, le quali certo non vogliono essere contaminate oltre lo stretto necessario dall’impuro contatto coi miscredenti. Ogni riferimento al fenomeno integralista, che non deve essere necessariamente violento o stragista, ma che c’è, esiste, ed è diffuso più di quanto non si voglia ammettere, va possibilmente diluito in una serie di circonlocuzioni dalle funamboliche pruderie semantiche, onde negare ogni possibile correlazione tra jihad, radicalismo fondamentalista, e islam. E lo si fa nella rimozione costante del problema che va edulcorato, depotenziato, nella sua dirompente e pervasiva pericolosità, ampiamente sottovalutata, per non urtare la suscettibilità degli Isl’Amici che altrimenti potrebbero offendersi. E per carità sia mai che qualcuno li sturbi!
Capre MannarePertanto, i fatti vengono sminuzzati, ritagliati, confezionati, onde disinnescare preventivamente l’effetto dirompente di sgradevolissime evidenze, troppo lontane da certe narrazioni glassate e così politicamente scorrette. Poi si possono fare tutti sociologismi che si vuole, ma il dato di fondo rimane, senza che ciò infici la realtà dei fatti.
Sono sempre gli stessi media che ci tengono a precisare come gli assassini di Saint-Etienne du Rouvray siano “francesi originari di Rouen”, come se bastasse il possesso di un passaporto a fare un “francese”, non più di quanto noi si possa essere scambiati per giapponesi. E parliamo di quegli stessi francesi che per inciso i maghrebini di Francia chiamano spregiativamente céfran onde ribadire la propria ostentata alterità, sempre per quella divertente storiellina dell’integrazione riuscita e adesione ai valori democratici della Republique.
Sharia per la FranciaParliamo dei medesimi media che sono capaci di rendicontare la violenza omicida contro le donne, sotto il termine osceno di “femminicidio” e promuovere l’obbrobrioso neologismo di loro invenzione in stucchevoli filippiche di accorata ipocrisia. Salvo relegare la notizia in un trafiletto di cronaca nera quando il maschio assassino e violento non è di pura razza italica: QUI o anche QUI giusto per limitarci agli ultimi tre giorni. E per non farci mancare proprio nulla, ora (così sembrerebbe..) abbiamo pure il primo serial killer di importazione.
hebdo-diversitySi tratta di quegli stessi media capaci di ingigantire ogni episodio di insofferenza più o meno xenofoba ad abnorme atto di razzismo (manco fossimo nel Mississipi degli Anni ’60!) e menarcela per settimane fino allo sfinimento, salvo poi liquidare in fretta le notizie non conformi alla linea.
Fu così che una ragazza incinta di 22 anni (se fossimo razzisti, specificheremmo “bianca”) viene trucidata a colpi di mannaia da un siriano infoiato, e la cosa viene derubricata a “lite sul lavoro… delitto passionale”, con la vittima genericamente definita “donna”; altrimenti potrebbe risentirne la percezione pubblica che dei “profughi” si ha.
Perché appunto c’è femminicidio e femminicidio.
E ancora sono sempre i medesimi media che hanno prontamente rimosso la notizia di una donna accoltellata insieme alle sue tre figlie in un villaggio vacanze delle Hautes Alpes, da un marocchino che i conoscenti descrivono come molto religioso, indignato per l’abbigliamento ritenuto assai sconveniente di bambine e signora. Se è vero che la malizia risiede nell’occhio di chi guarda, c’è da chiedersi cosa questo schifoso avrà mai trovato di così sconcio e provocatorio in una bambina di nove anni!
Burqa-womenSe una religione diventa il concentrato di psicosi violente, calamitando a sé disadattati cronici, monomaniaci ossessivi e sociopatici con pulsioni omicide, e al contempo sembra alimentare le nevrosi di gente in cortocircuito culturale su abbacinamento mistico, allora quella religione ha qualcosa che non va…

Enrico Mentana

Se poi quella religione rivendica una precisa dimensione temporale, assurgendo ad ideologia totalitaria, rivendicando una propria irriducibile estraneità ad un sistema di valori civili che non riconosce ed ai quali intende sovrapporsi e sostituirsi, allora ci troviamo di fronte ad un problema oggettivo. Prima se ne prende atto e meglio sarà per tutti.
GodBlessHitlerSe si vuole combattere l’integralismo, il fanatismo, il salafismo, l’islamismo… allora bisognerebbe cominciare intanto a chiamare le minacce col nome giusto e contrastarle come tali.

Homepage