Archive for the Ossessioni Securitarie Category

IL VERDE E IL NERO

Posted in Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , on 10 novembre 2015 by Sendivogius

L'amico blu (2)

In ritardo di una settimana dalla ricorrenza di Ognissanti, va in onda a reti unificate in una Bologna militarizzata la giornata dei morti (viventi): arnesi vecchi e nuovi del neo e post fascismo di ritorno, assurti a seconda Giovinezza; incanutiti nazisti in verde della Val Padana, rimasti orfani della secessione annegata nelle ampolle del dio Po; padroni, padroncini ed aspiranti tali, del cialtronismo bottegaro da piccolo-borghese incanaglito; paranoici ossessivi dal cervello rettiliano in eccesso di amigdala e revolver sul comò; esteti del linciaggio in cappuccio bianco… insomma tutto il classico armamentario della reazione fascio-clericale dalla provincia con rancore, con lo straordinario patrocinio di un patetico papi, ridotto a salma ambulante in pubblica esposizione, a sciorinare l’ormai ferale repertorio di scena. Sono gli antichi rigurgiti di fogna sedimentati sul fondo oscuro dell’Italia che risalgono ad ogni vento di crisi.
bologna1Il fatto che poi una città venga blindata affinché la marea possa risalire indisturbata nell’esposizione di se medesima è la misura di quanto la contaminazione sia profonda, con la sua muta di cani guardiani in tenuta blu a proteggerne la fermentazione e segnare la separazione dai cittadini bolognesi che, giustamente, simili rigurgiti proprio non li tollerano…
Fascisti a PredappioCerto poi ognuno ha i suoi idoli, dai quali farsi pienamente rappresentare con ritrovato orgoglio: se milioni di mosche si affidano alle virtù taumaturgiche di fumanti coproliti in sovrappeso, un buon motivo ci sarà pure…
L'amico blu

Meglio ci si riconosce e più volentieri ci si accompagna insieme…

L'amico blu (1)

In una repubblica che ufficialmente ripudia il nazifascismo e formalmente ne proibisce la riorganizzazione in partito politico, la pratica del medesimo è ampiamente praticata e tollerata tanto da meritare un rigoroso cordone di polizia in assetto da combattimento, per permettere la libera espressione di un’apologia di reato, in un paese che a tutt’oggi ha fatto del fascismo l’atto fondante della sua identità reazionaria.
I'm weating 4 UCerto, nella sua ennesima riproposizione, non sono mancati momenti esilaranti, come quando un Salvini parla di “produttori” e “parassiti”, nella vana attesa che qualcuno gli sveli l’insondabile mistero del verbo “lavorare”, mentre grugnisce il suo disprezzo per una giustizia che gli fa schifo, a consumo dei beoti intruppati che gli reggono il moccolo, mentre gira travestito da sbirro. Lui preferisce di gran lunga le esecuzioni sommarie sul posto (se con tortura è meglio) e le pulizie etniche a colpi di ruspa, nelle sue esibizioni di ordinario razzismo appena riverniciato con qualche spennellata (finto) legalitaria in blu di Prussia.
matteo-salvini-divisa-poliziottoE dobbiamo ammettere che anche a noi fa schifo una certa ‘giustizia’ che dimostra un’incredibile difficoltà a comprendere:

La palestra comunale di Civitanova Marche«quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista

Un uomo rimasto ferito a seguito degli scontri tra manifestanti di sinistra e forze dell'ordine durante il comizio elettorale del segratario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, a Massa (Massa Carrara), 16 maggio 2015. ANSA/RICCARDO DALLE LUCHE

La chiamano apologia di reato, nella costante reiterazione dello stesso. Ovvio che nel mondo alla rovescia, la repressione sia esercitata con gusto nel contrasto dell’antifascismo: la vera anomalia nazionale.

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DEIEZIONI PADANE

Posted in Muro del Pianto, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , on 23 ottobre 2015 by Sendivogius

KKK

Oggi parliamo di merda. E lo facciamo senza eufemismi né fronzoli, ritraendo l’informe materia nella cruda essenza che meglio di ogni altra immagine ricorda l’originale… 
Gianluca BuonannoGli esemplari che sguazzano infami e festosi nelle latrine leghiste sono molti e raggrumati in un indistinguibile solido fecale, ma un’eccezione di rilievo vogliamo dedicarla a Gianluca Buonanno, profondo conoscitore della materia in oggetto, a tal punto da rendersi indistinguibile dalla stessa.
Puro Stronzo ariano Si tratta di un altro di quei vitelli tonnati della provincia piemontese, che dal nazifascismo militante sono scivolati per confluenza naturale in quel disgustoso concentrato di liquami tossici, sotto i vessilli verde-ramarro della Lega Nord.
Tra gli allucinati nazisti della padania, Gianluca Buonannno è oramai noto per le sue continue esibizioni scatologiche, che va schizzando in giro con un profluvio diarroico dall’inarrestabile crescendo. Tipico esemplare ariano di razza sub-alpina, dal basso della sua altezza (sarà alto mezzo cazzo e un barattolo), è un immigrato pugliese con la passione per le armi, che con ogni evidenza non sa nemmeno impugnare.
BuonannoSi noti lo sguardo lubrico da borghese piccolo-piccolo, con cui il botolo ringhioso dai tratti anfibi stringe il giocattolo nelle mani cicciose e levigate di nullafacente professionista. Inutile cercare un barlume di intelligenza nell’espressione catatonica di questi profili lombrosiani, che sembrano trovare in un’arma la protuberanza surrogata a complemento di défaillance di ben altra natura.
Girl with gunsE nell’ansia di assomigliare sempre più ai villici che rappresenta, ne solletica compiaciuto gli istinti più fetidi e ripugnanti. Non si tratta di folklore.. boutade.. provocazione goliardica… ma proprio di merda!
Gianluca Buonanno in missione LibiaQuando non è troppo occupato a giocare con le pistole in diretta televisiva, questo idiota matricolato a pubblico mantenimento dedica ogni altra attenzione alle immonde congiure della “lobby omosessuale”, ossessionato com’è dalle orde di ‘froci’ che funestano la sua esistenza tormentata di paranoico compulsivo, visto che non parla d’altro, con continue evocazioni sodomitiche che tanto stuzzicano il suo immaginario perverso. In Buonanno al parlamento europeoalternativa, questo energumeno da esportazione, che nel frattempo è diventato pure europarlamentare, non nasconde il suo amore per le forche che invece eccitano le fantasie malate delle anonime Dogville pedemontane, dove improvvisati pistoleri dai ventri sfatti fantasticano di linciaggi e tornei di caccia ai negri camuffati da leprotti.
Buonanno in mimetica Per spiegare come un simile spurgo di fogna affetto da dissenteria cronica e la passione per il travestitismo (marziale come può esserlo un rospo imbalsamato!), abbia potuto conquistare gli scranni della ribalta nazionale dalle risaie del vercellese, non basta il cielo plumbeo delle Vandee valligiane sperdute nell’anomia psicotica delle “aree tristi” che puntellano la provincia più oscura del profondo nord, coi suoi analfabeti bifolchi di campagna alla destra del Ku Klux Klan e dalle passioni coprofile che ogni volta vengono appagate in ricche abbuffate di merda, ai banchetti elettorali di quella cloaca a cielo aperto che chiamano Lega per la raccolta indifferenziata di escrementi solidi suburbani. Qui siamo ben oltre le parafilie più estreme. E infatti bisognerebbe avventurarsi piuttosto negli abissi delle psicopatologie di massa.
Il coglione Buonanno Un reazionario coi contrifiocchi dagli allegri trascorsi fascisti, Leo Longanesi, parlava dell’unione di diecimila idioti come una “forza storica”. Noi, a forza di abituarci all’immanenza abnorme di un numero spropositato di coglioni a briglia sciolta, rischiamo invece di sottovalutarne la pericolosa carica eversiva di troppi imbecilli allo stato brado.

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La facevo quasi FRANCO

Posted in Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , , on 2 luglio 2015 by Sendivogius

Wolf Rape

Ma quanto dev’esserci rimasto male Il Felpa, non appena ha scoperto che lo stupratore di ragazzine nella Roma bbene, peraltro identificato e arrestato a tempo di record, è un ‘italianissimo’ marinaio di stanza all’Arsenale militare di La Spezia come “motorista”?
Castrazione chimicaPer il Castratore chimico si tratta di un refrain di successo, declinato per nazionalità, etnia, religione…

C’è l’Equadoregno…

Salvini - Equadoriano

L’Egiziano…

Salvini - Egiziano

Il Senegalese…

Salvini - Senegalese

Il Tunisino…

Salvini - Tunisino

E quanto dovevano essere imbarazzati gli italici giornalisti, che già pregustavano il solito immigrato clandestino, irregolare, rom, musulmano e pure negro, da dare in pasto ad una folla mediatica aizzata a comando, già pronta a sbraitare sui social fino alla ‘tragica’ verità?!?
EnricoMeravigliosa è stata la circonlocuzione usata per sfumare la scomoda rivelazione: un dipendente del ministero della difesa impiegato presso l’arsenale di marina. Il tutto per non dire: “militare di Marina”, un “vice-capo in seconda”; ovvero uno di quei maresciallotti tozzi e ottusi che di solito imperversano con fare autoritario nelle caserme, esibendo il loro piccolo grado e sfoggiando una contrita faccia da cazzo, per darsi il tono tipico della nullità rivestita da una divisa.
Giuseppe Franco - Lo Stupratore del Quartiere PratiAl 31enne “vicecapo” Giuseppe Franco da Cassano Jonico, uno di quelli “fissati con la disciplina” (meglio se imposta agli altri) e la palestra coi troppi anabolizzanti che hanno finito per fottergli il poco di cervello da gallina che aveva, il circuire con l’inganno e minacce un gruppo di ragazzine minorenni, trascinarne via una per poterla stuprare a proprio piacimento, deve essere sembrato il modo più pratico e più economico (infatti, dopo la violenza sessuale, la massima preoccupazione era recuperare la bicicletta), per poter scaricare la tensione prima della partenza in “missione”, che l’avrebbe reso irreperibile per mesi nella certezza di farla franca. E chissà che il giochetto non sia stato messo in pratica con successo in altri casi di stupro rimasti impuniti…
Ma come corrono subito a specificare i suoi camerati: “Beppe è un motorista, un militare per vocazione, non uno che è entrato nella Marina perché non sapeva che fare”. E no, infatti sul fare cosa e a chi, ha le idee chiarissime. Per noi è solo un uomo di merda che, a taratura dell’infamia intrinseca della persona spregevole qual’è, va ora bofonchiando di “rapporto consensuale” come ogni bravo stupratore ripete quando viene colto con le brache calate e l’arnese fuori posto. E certo – va da sé! – lei lo avrà sicuramente ‘provocato’. E chissà che non portava pure la minigonna! Il bravo soldato Franco, per la sua difesa può sempre contare su un nutrito gruppo di degni fiancheggiatori, tra i quali predomina il tipico maschio italico da tastiera, che non potendosi sfogare contro il solito negraccio stupratore, come da miglior tradizione machista se la prende con la vittima nel suo esercizio di ordinario sessismo…
Tgcom 24A questo nutrito campionario di repressi sessualmente frustrati, di solito si affianca come naturale complemento la vergine virtuosa di provincia, la costola domestica, affetta da quella che Martino Ragusa, psichiatra e gastronomo, nella sua casistica delle “regressioni infantili” definisce…

Sindrome della Piccola Fiammiferaia.
Il quadro clinico consiste in una insopportabile pseudo-umiltà e un’irritante finta innocenza, usate per nascondere un divismo sfrenato e un’ambizione smisurata. La Piccola Fiammiferaia “piange e fotte” e si riconosce a vista, perché porta stampata in faccia l’espressione di una che stia dicendo: “Mettetemelo in mano voi perché io, poverina, non ci vedo bene”.

CristinaMa queste sono pure formalità per una questione tutto sommato semplice…
David ColangeliCi si chiede nel frattempo dove sia finito il Castratore chimico, quello che non vuole il reato di tortura perché (bizzarro accostamento!) è dalla parte degli “uomini di divisa”.

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SU COOKIES… BISCOTTINI… E ALTRI BOCCONI AVVELENATI

Posted in Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , , on 5 giugno 2015 by Sendivogius

Come certamente NON saprete, il 3 Giugno 2015 scade il termine ultimo per adeguarsi alla fondamentale normativa sulla protezione dei dati personali, che obbliga i siti internet a richiedere il permesso degli utenti ad utilizzare i cookies relativi ai servizi offerti, ai sensi del Decreto legislativo 69/2012 e 70/2012.
eu-cookie-lawSi tratta di un’altra di quelle stronzate made in Ué, scaturite dalla solerzia delle pletoriche legioni di strapagati fancazzisti implotonati a Bruxelles: gli stessi che trovano normalissimo immettere sul mercato vino senza uva o barrette di cioccolato con cacao al 3%, ma si preoccupano moltissimo dei “biscottini” elettronici [QUI], che ogni utente può disabilitare utilizzando la navigazione in incognito
Navigazione in incognito su CHROMETali disposizioni, condite da multe stellari per i trasgressori, ovviamente non intaccheranno di un solo centesimo il business delle grandi compagnie di merchandising; in compenso, rischiano di complicare di parecchio la vita (e la sopravvivenza) dei piccoli siti amatoriali senza alcun scopo di lucro. E sono un modo come un altro per far quattrini…
strozzateTuttavia, la finalità ufficiale della norma consisterebbe nel limitare la proliferazione dei “cookies di profilazione”, ovverosia:

“Quei piccoli file di testo che i siti visitati inviano al terminale (computer, tablet, smartphone, notebook) dell’utente, dove vengono memorizzati, per poi essere ritrasmessi agli stessi siti alla visita successiva. Sono usati per eseguire autenticazioni informatiche, monitoraggio di sessioni e memorizzazione di informazioni sui siti (senza l’uso dei cookie “tecnici” alcune operazioni risulterebbero molto complesse o impossibili da eseguire). Ma attraverso i cookie si può anche monitorare la navigazione, raccogliere dati su gusti, abitudini, scelte personali che consentono la ricostruzione di dettagliati profili dei consumatori.
E che nel caso dei cookies di profilazione possono essere utilizzati per identificare le preferenze dell’utente, eventualmente a fini di marketing e pubblicità mirata da parte dei gestori dei siti senza aver prima informato gli utenti e aver ottenuto il loro consenso.”

217x163xebook-cover-subscribe-form-piccolo.png.pagespeed.icInsomma, puoi tempestare i comuni cittadini con dozzine di telefonate moleste al giorno per vendere i prodotti più disparati, in quello che si ‘profila’ come un vero e proprio stalking telefonico, ma guai a tracciare i suoi dati di navigazione in rete!

Call center

Ovviamente, per quel che le compete, la gestione di Liberthalia non fa l’uno né l’altro.
Michał SędziwójIl sito è registrato a nome di Mikhail Sendivogius, il quale per incredibile possa sembrare non ricava alcun utile dal suo attivismo virtuale, collezionando in compenso con cadenza settimanale una nutrita raccolta di diffide legali, minacce anonime, e scoppiati vari che reputano un loro precipuo diritto inondare la casella elettronica del sottoscritto (che fortunatamente dispone di un ampio cestino) con i deliri più assurdi.
Nella fattispecie, Liberthalia è un sito senza alcuna finalità commerciale, ospitato gratuitamente dalla piattaforma wordpress.com, fornita da Automattic Inc. L’accesso alle informazioni personali degli utenti e l’utilizzo di cookies sono attività gestite da Automattic Inc, o da eventuali soggetti terzi in base alle loro rispettive privacy policies, che potete leggere QUI (in inglese).
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Gli indirizzi Ip ed e-mail degli utenti che si registrano ai blog o che lasciano commenti, sono le uniche informazioni personali dell’utenza potenzialmente a disposizione degli amministratori dei blogs ospitati da wordpress.com.
E ne consegue che, in quanto “amministratore”, nessuna informazione personale, nessun dato sensibile (siano anch’essi indirizzi IP ed e-mail degli utenti che si registrano ai blog o che lasciano commenti), che riguardi anche lontanamente gli utenti, verrà MAI ed in alcun modo divulgata e meno che mai utilizzata per fini commerciali con l’invio di messaggi pubblicitari mirati.
Foss’anche sotto tortura!
ramsay snowPertanto, nessun file cookie riguardante gli utenti e visitatori del sito è visibile o gestibile dall’amministratore del presente spazio on line.

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Ed ora qualche informazione squisitamente ‘tecnica’ sui COOKIE, che pare sia parte irrinunciabile di tutto il disclaimer obbligatorio:

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Minaccia fantasmaSiete più tranquilli ora?!?
Dite la verità… Non ci dormivate più la notte, dinanzi a così occulta minaccia!?

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BARBARI

Posted in Kulturkampf, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , on 18 maggio 2015 by Sendivogius

Attila Total War

L’immigrazione è una questione estremamente seria e dannatamente complicata, per essere lasciata all’improvvisazione di qualche burocrate contabile. Per questo ci rimettiamo all’incompetenza di austeri naufraghi della democrazia dalla pletorica inconcludenza, o agli allarmismi Matteo Salviniapocalittici di squallidi professionisti della paura, ai quali fa da controaltare il piacionismo solottiero dei buoni sentimenti: l’altra faccia di una medesima idiozia uguale e contraria, per identica cialtroneria da spendere ad uso mediatico.
Perché il problema è noto e antico, ma la soluzione sempre incerta…

Vi vogliamo così!

«Un mondo che si considera prospero e civile, segnato da disuguaglianze e squilibri al suo interno, ma forte di un’amministrazione stabile e di un’economia integrata; all’esterno, popoli costretti a sopravvivere con risorse insufficienti, minacciati dalla fame e dalla guerra, e che sempre più spesso chiedono di entrare; una frontiera militarizzata per filtrare profughi e immigrati; e autorità di governo che debbono decidere volta per volta il comportamento da tenere verso queste emergenze, con una gamma di opzioni che va dall’allontanamento forzato all’accoglienza in massa, dalla fissazione di quote d’ingresso all’offerta di aiuti umanitari e posti di lavoro. Potrebbe sembrare una descrizione del nostro mondo, e invece è la situazione in cui si trovò per secoli l’impero romano di fronte ai barbari, prima che si esaurisse, con conseguenze catastrofiche, la sua capacità di gestire in modo controllato la sfida dell’immigrazione.
LIMITANEI by AMELIANVS […] Parlare di immigrazione significa parlare di frontiere: un argomento su cui ferve da qualche tempo un intenso dibattito storiografico, che impedisce le facili generalizzazioni cui si era abituati in passato. Non è più possibile affermare che lungo tutta la sua estensione l’impero romano fosse protetto da un confine chiaramente tracciato e fortificato, capace di marcare anche fisicamente la frontiera tra la romanità e la barbaria. In certe zone, come l’Africa e l’Arabia, il confine era fluido; là dove non si appoggiava a un fiume, come accadeva sul Reno, sul Danubio e in certa misura sull’Eufrate, ma doveva fare i conti con spazi deserti abitati da popolazioni nomadi, individuarlo con precisione sul terreno o tracciarlo sulla carta geografica risulta oggi difficile e probabilmente lo sarebbe stato anche per i funzionari romani…..
Vallo di Adriano[…] La differenza principale fra l’immigrazione antica e quella odierna consiste dunque in questo, che in epoca romana il fenomeno si attuava normalmente in forma collettiva e assistita anziché attraverso una somma di percorsi individuali, e si concludeva con l’insediamento nelle campagne, piuttosto che nelle città.
Late Roman CavalryPer molto tempo l’impero riuscì a gestire l’afflusso, favorendo l’assimilazione degli immigrati e impiegandoli con successo tanto per rivitalizzare la produzione agricola, quanto per infoltire i ranghi dell’esercito; a un certo punto, invece, qualcosa cominciò ad andare storto, e la presenza di nuovi arrivati manifestò effetti destabilizzanti. La catastrofe di Adrianopoli, nel 378, è solo la conseguenza più vistosa di una nuova incapacità di gestire e controllare i flussi di immigrazione: quella che era cominciata come una brutta storia di profughi prima respinti e poi accettati, di abusi e malversazioni nella gestione dei campi d’accoglienza, finì per costare la vita a un imperatore e per segnare una svolta epocale nella storia di Roma, aprendo la via ai grandi stanziamenti malcontrollati di barbari che fra IV e V secolo liquidano la nozione stessa di un territorio romano opposto al ‘barbaricum’ e prefigurano la dissoluzione dell’impero in Occidente. Lo studio dell’immigrazione si rivela, così, anche un modo per affrontare da un’angolatura nuova, e sul lungo periodo, il problema sempre aperto della trasformazione del mondo romano fra Antichità e Medioevo.
Coorte dei Lanciarii Iuniores alla battaglia di Adrianopoli[…] A partire al più tardi dalla crisi del III secolo, l’immigrazione rappresentò per l’impero romano una risorsa indispensabile. Tanto il ripopolamento delle campagne spopolate dalla guerra e dalle epidemie, quanto il reclutamento di un esercito ossessionato dalla fame di uomini, finirono per dipendere in larga misura dalla capacità del governo di accogliere immigrati, o, in caso di bisogno, di organizzare deportazioni forzate verso l’interno dell’impero. Nonostante l’estrema brutalità con cui queste operazioni venivano normalmente condotte, e la paurosa corruzione degli apparati incaricati di gestirle, esisteva comunque un consenso di fondo sulla necessità di questa manodopera, e sull’opportunità di favorirne l’assimilazione.
[…] Questa linea assimilazionista era, naturalmente, espressione di un’autocrazia che riteneva di avere le mani completamente libere per attuare qualsiasi politica apparisse di giovamento allo Stato. Se nell’epoca del principato si era ancora levata qualche voce di protesta a difendere la purezza della stirpe minacciata da troppe concessioni di cittadinanza, più tardi questo genere di lamentele viene completamente soffocato. Il governo imperiale non ha il minimo interesse a difendere l’omogeneità etnica della popolazione, e del resto è indifferente anche a quella della truppa; semplicemente, preoccupazioni di questo genere non vengono prese in considerazione.
Tardo Antico - Coscrizione (V secolo)[…] Le campagne, le grandi dimenticate di tutta la storia romana, erano per il governo una tabula rasa in cui era possibile compiere qualsiasi esperimento di ingegneria sociale, purché alla fine la terra fosse coltivata e gli uomini iscritti sui registri degli uffici di leva.
Coscrizione (by Aemilianus)[…] A determinare il collasso del sistema fu un accumulo di disfunzioni, che tuttavia non avrebbero avuto un impatto così devastante senza un’improvvisa accelerazione della congiuntura. La corruzione delle amministrazioni che gestivano l’ingresso e lo stanziamento degli immigrati trasformò l’emergenza del 376, già difficile da gestire in condizioni normali, in un incubo senza soluzioni. A sua volta, la gravità della situazione che era venuta a crearsi rese pressoché impraticabili le soluzioni consuete, che pure avevano sempre funzionato in precedenza.
Migrazione dei Goti[…] La situazione precipitò definitivamente quando l’impero si vide costretto a lasciar entrare moltitudini di gente che in realtà non sapeva come sistemare, e proporre loro sistemazioni troppo precarie per essere soddisfacenti; quando, cioè, sotto la spinta delle circostanze non si poté più parlare di una politica dell’immigrazione, come quella che bene o male, in modi brutali e corrotti, aveva comunque permesso di accogliere una moltitudine di profughi e immigrati, e di rinnovare profondamente la composizione etnica degli stessi gruppi dirigenti. A partire da allora, gli stanziamenti delle bande barbariche e dei loro capi sul suolo delle province d’Occidente, e gli obblighi di mantenimento imposti alle popolazioni provinciali, comportarono sempre più spesso una perdita dell’effettivo controllo governativo su quei territori, e la nascita, col tempo, di regni dapprima autonomi e poi a tutti gli effetti indipendenti; ovvero quella che, con il nostro abituale etnocentrismo, siamo soliti definire caduta dell’impero romano, dimenticandoci di aggiungere “d’Occidente”»

barbariAlessandro Barbero
Barbari.
Immigrati, profughi, deportati nell’Impero Romano

Laterza
(2006)

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De Aequitate Tormentorum

Posted in Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 aprile 2015 by Sendivogius

redskull

A.D. 2015. Discutere del “reato di tortura” nel Paese di Cesare Beccaria e Pietro Verri è un po’ come parlare del “fascismo”… Superati da tempo nel resto del mondo propriamente democratico, come scorie residuali di uno scomodo passato relegato ad infamia perenne, e per questo emarginati in ogni consesso civile degno di tal nome, al contrario in Italia restano sempre attualissimi ed apprezzati. Vivono di motu proprio, alimentati da un revisionismo nostalgico ampiamente diffuso, nell’indulgenza dell’apologia di reato elevata a pratica politica ordinaria, per sommuovere i reflussi di un corpo elettorale da convogliare in pugni di voti. Perché, per certi cultori della materia, la ‘politica’ è più merda che sangue.
Fatto QuotidianoTutt’al più, nel pudore ipocrita di un’Italietta furbastra e della sua pubblicistica a contratto, i due termini (tortura e fascismo) vivono di perifrasi, nascosti nei paludamenti formali di vesti semantiche, che in fondo costituiscono una forma di camouflage agli orrori di una classe con presunzioni dirigenziali, massimamente degna dei propri rappresentati. Per questo si parla con leggerezza e ammiccante compiacimento di “partito della nazione”, più volte evocato sulla falsariga della cinquantennale egemonia democristiana, nella rievocazione latente del suo modello originale: il fascismo, che dell’identità tra partito-stato e nazione fece l’elemento fondante del proprio potere.
Razzismo-fascistaNe consegue che, in pieno 2015, non è la reiterazione della tortura come strumento di coercizione, di punizione e umiliazione, a costituire l’essenza vergognosa del problema, bensì il riconoscimento della stessa come reato. E dunque la sua sanzione.
SANTANCHE' DOLLY  L’ipotesi di disciplinare la materia attraverso una legge organica suscita le ondate di sdegno delle nutrite fascisterie, defecate in parlamento dalla disciolta costipazione del corpo elettorale che saliva ansimante ad ogni agitar di forca…
L’idea stessa di istituire il reato fa arricciare il naso ai replicanti di padron Grullo, che reputano la normativa attualmente in discussione insufficiente. E dunque meglio niente.
meravigliosi pupazziInfatti è molto più efficace gingillarsi con una nuova commissione parlamentare d’inchiesta sul G-8 di Genova 2001, insieme ai protettori politici ed ai mandanti morali dei pestaggi e delle sevizie di allora. “Commissione” che ovviamente, per la natura stessa della sua composizione, non perverrà a nulla, ma offrirà l’ennesima occasione di cazzeggio a vuoto, nella massima visibilità mediatica, per i giochini elastici dell’opposizione dei bimbi spastici.
SognamiSalviniLe orde fascio-leghiste, capitanate dall’Uomo con la felpa, imbarazzante figuro di parassitismo sociale a mantenimento politico, introdurrebbero il linciaggio su processo sommario, di cui la tortura costituisce un diversivo imprescindibile prima dell’intrattenimento principale…
LegaliLe “forze dell’ordine” vivono l’istituzione di una simile La nuova uniforme della polizia di Taiwanfattispecie di reato, come un’onta ed una intollerabile minaccia alle proprie prerogative. Evidentemente, considerano l’abuso sistematico ed il pestaggio dei fermati, come un loro precipuo dovere ed un diritto inalienabile, nella pretesa di impunità intesa come parte integrante dei privilegi connessi al distintivo…
Il vecchio porcoI papiminkia alla destra di Barabba pensano che sia un valido strumento di controllo ed intimidazione sociale. Dunque perché privarsene?
Matteo Orfini by Edo Baraldi Tra i “riformisti” del partito bestemmia, scandalo enorme ha suscitato la richiesta farlocca, in ritardo e fuori tempo massimo, di dimissioni del prefetto De Gennaro, Gianni per gli ‘amici’ e dunque per noi Giovanni, già capo della polizia ai tempi del famigerato G-8 genovese, planato con tonfa e bagagli ad integrare la ricca pensione, in virtù di non meglio specificate competenze, alla presidenza di Finmeccanica: il buen ritiro preferito da ogni superburocrate con le stellette.
jobs-act-tuteleMatteo Renzi si è subito preoccupato di tutelare gli azionisti della società, che con ogni evidenza vengono prima dei diritti della cittadinanza e del rispetto delle norme fondamentali della Costituzione.
Massimo Mucchetti Massimo Mucchetti, senatore, economista e giornalista (secondo la concentrazioni classiche di ruoli che inficiano autonomia e giudizio), in un arzigogolato editoriale ci fa sapere che una eventuale “responsabilità oggettiva” del prefetto Giovanni De Gennaro nella carneficina della Scuola Diaz, e delle torture nella caserma di Bolzaneto, esclude un suo coinvolgimento soggettivo e dunque non implica alcuna condanna morale. Perciò, “benissimo” ha fatto il premier a riconfermare tutta la sua fiducia al nostro eroe gallonato, per il rispetto dovuto agli azionisti di una società quotata (sic!) giacché certe inchieste minano la stabilità e la concentrazione sul business. E non sia mai!
Raffaele CantoneNello stesso ambito, ma sul fronte giudiziario, Raffaele Cantone, la foglia di fico buona per tutti gli appalti, si è premurato di informarci come De Gennaro sia stato assolto in Cassazione. E peccato soltanto il reato è stato in realtà prescritto e che i collaboratori del prefetto siano stati condannati per falsa testimonianza a favore del prefetto De Gennaro, naturalmente a sua insaputa.
Giovanni De GennaroSfugge al super-magistrato diventato ormai organico alla politica (o meglio dire al “renzismo”), quali siano le responsabilità che la direzione generale del Dipartimento di PS implica, in virtù del ruolo. “Responsabilità” che, oltre a non essere ottemperate, sono state sistematicamente eluse in fase di L.A. Confidantialistruttoria processuale, con una serie di reticenze, coperture e manipolazioni, degne più di una cosca mafiosa che di una istituzione preposta all’applicazione delle legge, con funzionari di polizia che agiscono come gli sbirri incanagliti di un romanzo di Ellroy, sotto una cupola di omertà.
Abu GhraibIn proposito, solo gli Stati Uniti sono riusciti a far di meglio, istituzionalizzando la tortura a pratica scientifica (la chiamano scienza della carcerazione), magari codificata in appositi manuali d’uso (Human Resource Exploitation), e convogliando le pulsioni fasciste in un substrato ideologico dominante, che raggiunge vette inarrivabili in quello che è lo sport più praticato a livello nazionale, specialmente se si indossa una divisa: “kill the nigga!” (ammazza il negraccio).
Kill the niggerDavvero l’elezione di un presidente ‘negro’ deve aver sconvolto Solo un negrol’America bianca e bigotta, tanto lo spauracchio nero ha agitato i fantasmi oscuri della più profonda provincia americana, persa nelle sue mistiche ossessioni a mano armata.
Sniper-Jesus-50-Caliber-Barrett-RifleLa tortura funziona esattamente come il fascismo e ne ripercorre le stesse modalità d’uso: esiste, è diffusa e praticata con costanza più o meno intensa, ma non si dice e soprattutto non viene mai chiamata col suo nome.
Abu Ghraib (1)La tortura è sempre stata ampiamente tollerata e gode di estimatori (in)sospettabili ad ogni livello ‘istituzionale’, soprattutto tra i servi dello stato, che sul ricorso alla modalità de tormentis hanno costruito intere carriere poliziesche.
La differenzaAl massimo la si può biasimare blandamente a posteriori, nelle ricorrenze ufficiali, per mero conformismo che poi gli altri convitati internazionali ci guardano storto, ma senza mai troppa convinzione. A molti italiani, la tortura come idea oblivionastratta, come fantasia malata da condividere nei crocicchi da bar, in fondo piace. Perché stimola le perversioni sadiche dai richiami erotici di ogni citrullo di provincia, che sogna punizioni esemplari e vendette epiche nel fondo malato della sua anima nerissima. Perché ogni imbecille con un fucile si sente un giustiziere. E basta accarezzare una pistola, per fare di uno psicopatico fallito il vendicatore solitario di cause perse in tribunale.

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L’ORA FATALE

Posted in A volte ritornano, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 dicembre 2013 by Sendivogius

Nel villaggio di Borgocitrullo, quando le cose vanno male, uno dei modi più sicuri per tirar su quattrini è travestirsi da santone o da tribuno (meglio se tutti e due insieme!) e proclamare il carnevale permanente per poter giocare al piccolo rivoluzionario, abbuffandosi della parola “popolo” con cui ci si riempie la bocca sputazzandone in giro gli avanzi.
La farsa di solito continua finché, a forza di evocarle le rivoluzioni, va a finire che qualcuno ci crede davvero e pensa di inscenare la propria fracassona sceneggiata, nel grande pascolo delle intelligenze bovine dove gli imbecilli abbondano, copiosi come la vacca perennemente gravida che li genera.
Capita così che in un eccesso di riflussi per sovraccarico fecale, saltino via tutti i tombini che comprimevano la glassa marronata di un paese allo sbando, che proprio non riesce ad elevarsi oltre il livello della propria cintola. Da sempre, nei momenti di crisi, l’Italia dà scioltamente corpo alla sua parte peggiore, in tutte le sfumature possibili del marrone…
Evidentemente, nel paese più destrorso d’Europa, che vanta il più alto numero di formazioni istituzionalizzate e partitini, con richiami più o meno espliciti all’eredità mussoliniana, e che occupano la quasi totalità dell’arco parlamentare, non bastava la destra “nazional-popolare” dei nostalgici Tilgher e Storace, del fascismo vasciaiolo delle pasionarie nere; la destra manesca ma tanto ‘virile’ dei Fratelli d’Italia; la destra etnica e razzista della Lega; la destra plebiscitaria e peronista dei papiminkia, insieme a quella post-berlusconiana e governativa di Alfano coi suoi cacicchi in disgrazia; la destra dorotea su innesto moroteo di Enrico Letta e della vecchia nomenklatura DS-DL, confluita nel PD; la destra furbastra e vetero-democristiana di Casini; la destra tecnocratica e padronale di Monti; la destra messianica e fanatizzata di Grillo…
Evidentemente, quello che offriva l’attuale panorama politico per alcuni non era ancora abbastanza populista, anti-europeista, “identitario”, reazionario, squadrista e soprattutto fascista, in una grande maratona del neo-nazismo di ritorno. È il Nazithon tutto italiano!
NazithonCi mancavano davvero gli eredi dei “guerrieri senza sonno”, i nipoti dei “Figli del Sole”: i catto-integralisti del misticismo evoliano, scampoli di “Terza Posizione” confluiti tra i raminghi di “Casa Pound” e “Forza Nuova”. Ma ancora più a destra abbiamo pure i neo-nazisti dell’Unione per il socialismo nazionale, le larve ordinoviste del Circolo Clemente Graziani, e perfino i redivivi rexisti del “Cristo Re”. A questi vanno aggiunti il movimentismo neo-völkisch della “Lega della Terra” (in pratica, la rinascita della Lega degli Artamani ad opera di Forza Nuova) ed i Comitati Agricoli Riuniti (con la sua costola “Dignità sociale”) degli agricoltori dell’Agro Pontino sotto il comando di Danilo Calvani, che pone tra le sue rivendicazioni l’instaurazione di una giunta ken-le-survivantmilitare, previo scioglimento del Parlamento e rimozione del Presidente della Repubblica, ovviamente sostituito da un generale con poteri assoluti. Non per niente, per l’inizio della protesta è stato scelto l’8 Dicembre in ricordo del Golpe dell’Immacolata, ad opera di Junio Valerio Borghese, il principe nero, nel 1970.
Ci mancava soprattutto l’ennesimo rigurgito del ribellismo siciliano e secessionismo isolano del sedicente Movimento dei Forconi: appendice neo-fascista del sottopotere mafioso e protestarismo qualunquista. Ma ci sono anche i neo-borbonici nostalgici dell’illuminato e sviluppato Regno delle Due Sicilie, ispirati dalla mitologia e dal meridionalismo Medioevopiagnone di Pino Aprile e dei suoi “Terroni”. Né manca la santa alleanza col clericalismo sanfedista dei vari gruppuscoli dell’integralismo cattolico, oltre ai vari comitati no-euro, i complottisti ed i mattoidi fissati col signoraggio bancario. Insomma, tutta la fauna che solitamente affolla le stalle dei vari Formigli-Santoro-Paragone.
Ci mancavano come non mai gli spurghi poujadisti dei truffatori del fisco: i padroncini del triveneto ed i furbetti delle quote latte. In una scarica diarroica che pare inarrestabile, ritornano a galla vecchi coproliti come Lucio Chiavegato della LIFE veneta (Liberi imprenditori federalisti europei), il fozanovista ex craxiano Martino Morsello ed il suo camerata Mariano Ferro (Forconi Siciliani), tutti uniti in nome del secessionismo e dell’evasione fiscale.

They're coming soon

Ed è con questi bei tomi che le sedicenti “Forze dell’Ordine” si sono sentite in dovere di solidarizzare.
IRON SKY (Locandina)Dopo aver a lungo evocato l’insurrezione, usando il giocattolo ‘movimentista’, per non essere scavalcato nonostante la sua deriva a destra, Beppe Grillo (ormai in ottima compagnia col suo nuovo amico di Arcore) si è messo ad inseguire la protesta di forconi & affini, cercando di apporre il suo logo su una simile schiuma montante. E nel farlo non trova niente di meglio che lanciare pubblici appelli ai comandanti delle forze armate:

“Combattenti di terra, di mare e dell’aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del regno d’Albania! Ascoltate!
Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili…. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano.
Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell’edificio, l’ignobile assedio societario di cinquantadue stati.
[…] L’Italia, proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai. La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all’Oceano Indiano: vincere! E vinceremo, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all’Italia, all’Europa, al mondo.”

MussoliniAh no! Scusate. Abbiamo confuso i discorsi. Questa era la dichiarazione di guerra del duce, il 10/06/1940.

Lettera aperta a Leonardo Gallitelli, Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Alessandro Pansa, capo della Polizia di Stato e Claudio Graziano, Capo di stato maggiore dell’Esercito italiano.

“Mi rivolgo a voi che avete la responsabilità della sicurezza del Paese. Questo è un appello per l’Italia. Il momento storico che stiamo vivendo è molto pericoloso. Le istituzioni sono delegittimate. La legge elettorale è stata considerata incostituzionale. Parlamento, Governo e Presidente della Repubblica stanno svolgendo arbitrariamente le loro funzioni. E’ indifferente che qualche costituzionalista, qualche giornalista, qualche politico affermi il contrario, questi sono i fatti, questo è il comune sentire della nazione.”

Beppe Grillo saluta le sue camicie nere - La solita vecchia merdaE siccome questo sarebbe il “comune sentire della nazione”, tutto il resto (Costituzione, Diritto, Leggi) non conta.
Anatole France, in circostanze del genere, anche se in questo caso gli idioti difficilmente superano i centomila, ebbe a dire…
Anatole FranceI proclami del Grullo a cinque stelle non sono nuovi agli appelli eversivi. Certo, invocare il Colpo di Stato supera di gran lunga la cialtronaggine già fuori competizione di questo avanzo acido di cabaret. Stupisce il continuo richiamarsi ai militari ed alle “forze di polizia”, che fanno molto atmosfera da caudillo sudamericano, che ricordano di molto i pronuciamientos delle giunte militari argentine…
Argentina - Junta militar de VidelaO meglio ancora l’appello alle “forze sane della nazione”, con la richiesta rivolta ai generali cileni di prendere il potere. Golpe de Estato peraltro propiziato dalle caceroladas, dallo sciopero degli autotrasportatori, ed il blocco delle derrate. Si sa poi come è andata a finire…

Il Cile di Pinochet

Qui abbiamo solo un lestofante dimissionato che insegue l’impunità e soprattutto un pericoloso ciarlatano che gioca al massimo sfascio e si diverte ad appiccare o alimentare incendi un po’ dovunque, tanto per vedere l’effetto che fa, senza curarsi troppo delle conseguenze, e godersi lo spettacolo dal balcone delle sue ville sulla riviera ligure.

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La Fine delle Libertà

Posted in Masters of Universe, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 ottobre 2013 by Sendivogius

YES WE SCAN

L’illusione unipolare, che ad un certo punto della storia recente cominciò a solleticare le menti di quello che già il presidente e generale Dwight Eisenhower chiamava complesso militare-industriale, ha costituito l’archetipo ideologico di ciò che nelle pretese dei suoi visionari ostensori avrebbe dovuto essere il Secolo Americano.
Per lungo tempo, è stata l’ossessione dei neocon statunitensi destinata a infrangersi nella fallimentare esperienza delle guerre bushiane con tutte le loro nefaste ripercussioni.
La ‘scoperta’ di un gigantesco network di intercettazioni illegali, trafugamento informazioni, e spionaggio politico-industriale, messo in piedi dalla NSA ai danni dei maggiori partner e “alleati” con la scusa della lotta globale al terrorismo, il cosiddetto scandalo Datagate, è soltanto l’ennesimo strascico velenoso di una visione imperiale che, nonostante gli strepiti dei governi europei, rimarrà ovviamente senza conseguenze, al di là delle manfrine concilianti di O’Banana.
Prova ne è l’imbarazzato silenzio e la pusillanime ipocrisia con la quale fu velocemente liquidata la denuncia di Edward Snowden, l’ex analista della CIA braccato come un animale in fuga e costretto all’esilio (come Julian Assange prima di lui) dopo aver svelato con largo anticipo il vergognoso segreto di Pulcinella, per troppo amore della Libertà.
edward-snowden-interviewIl caso del soldato Bradley Manning, seppellito vivo in una prigione militare dopo un processo farsa, per aver rivelato al mondo i crimini di guerra perpetrati dallo USArmy, è deterrente alquanto evocativo su come la “patria della democrazia” affronti il dissenso interno e la tutela dei diritti umani.
Bradley Manning prima e dopo la detenzioneOltre un decennio prima, il provocatorio Gore Vidal, con la carica caustica che contraddistingueva la sua penna al curaro, fu tra i primi a parlare di fine delle libertà, criticando lo stravolgimento progressivo dei fondamenti costituzionali, sempre più disattesi in nome del moloch cannibale della “sicurezza nazionale”. Vidal punta il dito contro la scusa di comodo, dietro la quale si cela l’involuzione della democrazia USA verso forme sempre più autoritarie e paranoiche, individuando l’origine giuridica della piaga:

La fine della liberà «Lo spaventoso danno fisico che Osama bin Laden e compagnia ci hanno provocato, durante il Martedì del Terrore, non è nulla rispetto al doppio colpo da KO inflitto alle nostre libertà in via d’estinzione: l’Anti-Terrorism Act del 1991 e la recente richiesta al Congresso di poteri speciali supplementari. Per esempio, quello di eseguire intercettazioni telefoniche senza mandato giudiziario, oppure quello di deportare residenti legittimi e permanenti…. senza rispettare le procedure di legge e così via.
[…] In conclusione, il danno fisico che Osama ed i suoi amici possono infliggerci – per terribile che sia stato fino ad oggi – è niente in confronto a ciò che stanno facendo alle nostre libertà. Una volta alienato, un “diritto inalienabile” può essere perso per sempre, nel qual caso non saremmo più, neanche lontanamente, l’ultima e migliore speranza della terra ma solo uno squallido stato imperiale in cui i cittadini vengono tenuti a bada dalle squadre SWAT e il cui stile di morte, non di vita, viene imitato da tutti.
Dal V-J del 1945 (la Victory on Japan e fine della seconda guerra mondiale) siamo stati impegnati in quella che Charles A. Beard ha definito una “guerra perpetua per la pace perpetua”. Occasionalmente, ho fatto riferimento al nostro club “Il Nemico del mese”: ogni mese c’è un nuovo orribile nemico da attaccare prima che ci distrugga. […] In queste svariate centinaia di guerre contro il comunismo, il terrorismo, il narcotraffico, e a volte contro niente di speciale, siamo sempre stati noi a sferrare il primo colpo

 Gore Vidal
 La fine della libertà.
 Verso un nuovo totalitarismo?
 Fazi Editore (Roma, 2001)

Esaurita la finta indignazione di circostanza, sul “Datagate” calerà un provvidenziale oblio. Non ci saranno ripercussioni sulla prossima stipula del Trattato di libero scambio tra USA ed UE, ovvero la versione aggiornata su variante europea del famigerato NAFTA:

«Il NAFTA stabilisce l’immediata eliminazione dei dazi doganali su metà dei prodotti statunitensi diretti verso Messico e Canada, più la graduale eliminazione di altri diritti doganali durante un successivo periodo di quindici anni.
Il NAFTA prevede inoltre l’abolizione delle restrizioni su molte categorie di prodotti, inclusi motoveicoli, componenti auto, computer e componentistica hi-tech, forniture tessili, agricoltura. Pur proteggendo (per brevissimo tempo) brevetti, diritti di autore e marchi di fabbrica, il NAFTA cancella anche qualsiasi restrizione ai flussi di investimenti tra i tre paesi del continente nord-americano. Il NAFTA diventa quindi un’ulteriore spinta verso una DEREGULATION SELVAGGIA.
[…] Il trend cominciato con il NAFTA è destinato ad allargarsi, espandersi, dilatarsi ben oltre il NAFTA. È destinato a diventare un mega-trend, ciò che oggi chiamiamo GLOBALIZZAZIONE.
Cardine della globalizzazione resta lo outsourcing, appalto esterno, realizzato in prima istanza (produzione) nelle maquiladoras, in istanze successive (logistica) anche per i servizi. A che scopo stipendiare e assicurare un operaio di catena di montaggio a Joliet, Illinois, USA, oppure una centralinista telefonica a Porto di Potenza Picena, Marche, itaGLia, quando – per un decimo, un ventesimo di quei costi – si possono ottenere gli stessi servizi da un ragazzino di quattordici anni di Guadalajara, Mexico, o da una ragazzetta di diciassette anni di Shanghai, Cina?
The Golan Maquiladoras e outsourcing sono lo tsunami dei marchi Made-in-China, Made-in-Malaysia, Made-in-Vietnam, Made-in-Pakistan, Made-in-Wherever. E sono al tempo stesso la pietra tombale di quel marchio di cui tutti andavano tanto orgogliosi: Made-in-the-USA.
Con Schengen e il NAFTA prima, con la globalizzazione poi, l’antico sogno imperial-coloniale di Adam Smith torna così a realizzarsi appieno: materie prime e manodopera a costo quasi zero, niente assicurazioni, niente pensioni, possibilità di licenziare in qualsiasi momento, nessun ostacolo a chiudere bottega dal giorno alla notte, meno di nessun ostacolo per ricominciare daccapo in qualsiasi altra fetida, disperata cloaca del sud del mondo. Alla peggio, bisognerà mettere sul libro paga qualche dittatore-tagliagola in più e riempire di carcasse di morti di fame qualche fossa comune in più

 Alan D. Altieri
AmeriKa dämmerung?
(01/05/08)

Roman_Legion_Carpe_DiemC’è un procedente storico a questa inclinazione sempre più neo-imperiale della politica USA: la Respublica romana e l’istituzione degli stati clientes.
In questo, la piaggeria compiacente del Governo Letta e le minimizzazioni oltre i limiti della sudditanza di Emma Bonino, ministro degli esteri, che a scandalo ancora in corso esclude ogni intercettazione e abuso ai danni delle Istituzioni italiane, rivela l’irrilevanza di un intero Paese. L’esecutivo si prepara ad archiviare frettolosamente l’intera faccenda, non perdendo l’occasione per prodigarsi in atti formali di sottomissione, come si conviene al governo fantoccio di una provincia marginale di un impero in disfacimento.

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Colpirne 1.000 per educarne uno

Posted in Ossessioni Securitarie, Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , on 17 novembre 2012 by Sendivogius

 Roma, 14/11/2012. Finalmente, il nuovo questore di Roma, il dott. Fulvio Della Rocca, subentrato al ben più mite e fin troppo pragmatico prefetto Francesco Tagliente, ci ha dato un mirabile saggio su come vadano rieducati i ‘sovversivi’ alla disciplina del bastone, in nome dell’eterna Legge del Padrone, col plauso unanime degli organi istituzionali.
In merito alla tonnara organizzata per il manganellamento collettivo tra il Lungotevere dei Vallati e Ponte Sisto, dinanzi a qualche rimostranza isolata, Anna Maria Cancellieri, la ministra tecnica di polizia, ha tenuto a precisare che “le foto vanno viste tutte”…

«Una foto è spesso l´effetto finale di qualcosa che magari si è svolto prima»

Salvo poi rettificare che alcuni “eccessi” vanno comunque sanzionati. Evidentemente, col senno di poi, deve aver notato che la correlazione di certi ‘effetti’ non è sempre proporzionata alle ‘cause’…
Quantomeno, lo sfoglio delle sequenze deve aver sollevato qualche dubbio nell’imperturbabile ministro, sull’irreprensibilità di certi comportamenti non esattamente professionali. 
Per qualcuno, “gestione dell’ordine pubblico” infatti vuol dire: immobilizzare dei ragazzini, menare manganellate ad libitum in pieno viso, tenendo ferme le braccia per meglio lasciare il ‘segno’ ed essere così sicuri che il malcapitato di turno non possa proteggersi la faccia; utilizzare le finestre del Ministero della Giustizia come una postazione di tiro contro la folla in fuga; cogliere l’occasione per bastonare perfino gli innocui ambulanti cingalesi sul Lungotevere, tanto non gli pareva vero di poter menare i “negri”. Soprattutto, fendere colpi alle spalle, mirando sistematicamente alla nuca ed al collo….
Naturalmente, la quasi totalità delle responsabilità è dei manifestanti e dei soliti gruppi di ‘facinorosi’, ovviamente ‘infiltrati’, che destabilizzerebbero la pacifica transumanza autorizzata, tra i cordoni blindati di contenimento di una protesta addomesticata, e opportunamente sterilizzata nei recinti di una democrazia sempre più formale, a vantaggio di una finzione condivisa. E chissà perché in un paese avvitato in una spirale recessiva senza precedenti, dove la disoccupazione giovanile è endemica, il malessere sociale non ha più alcun diritto di cittadinanza né di rappresentanza, in cui un direttorio tecnocratico di non-eletti governa unicamente per decreto-legge, con un parlamento di nominati plurinquisiti nel quale non esiste alcuna forma di opposizione, dove ogni provvedimento è rimesso alle regole ferree del fiscal compact e l’agenda di governo si detta a Berlino, le proteste (in assenza di qualsivoglia interlocutore) assumano forme sempre più ‘violente’ in reazione all’unica risposta certa che “Istituzioni” e “Governo” sanno dare: più botte per tutti.
 Immaginando che non tutti abbiano metabolizzato il massacro genovese del 2011, la ministra ha anche invitato a storicizzare le repressioni selvagge di 11 anni fa.
Premesso che la rabbia costante che sta sfilacciando il tessuto sociale e infiammando le “giovani generazioni”, che si vorrebbero lobotomizzate nella docile attesa della crescita che verrà (Aspettando Godot), ha origini molto più recenti, in massima parte riconducibili alle attuali politiche monetariste del Governo Monti ed agli scempi di una politica sempre più sclerotizzata nell’auto-conservazione, nei cui confronti il sentimento prevalente è lo SCHIFO, ci sarebbe da dire che la percezione dei tutori del (dis)ordine sarebbe diversa se qualcosa nell’ultimo decennio fosse davvero cambiata…
Rispetto al G-8 del 2011, in sintesi, dopo la grande macelleria messicana, si può notare che gli abusi e le violenze poliziesche sono aumentate, nella reiterata impunità e nella sostanziale indifferenza degli organi di vigilanza democratica, quasi per assuefazione al peggio. O per mero opportunismo elettorale (bisogna conquistare il voto ‘moderato’).
Nonostante le condanne, nessuno dei funzionari coinvolti (e condannati) per le violenze genovesi è stato rimosso.
E peccato che tra i celerini degli interventi odierni, ci siano tutt’ora in servizio gli stessi responsabili degli ‘abusi’ di 11 anni fa. Non per niente tra le unità più zelanti nel massacro alla scuola Diaz c’era il reparto mobile della Questura romana, che infatti non ha perso occasione per smentirsi un paio di giorni fa, contro gli studenti romani.
 Si aspettano con pazienza i famosi chiarimenti del Capo della Polizia, Antonio Manganelli (nomen omen), nonostante la sua promessa solenne [QUI]. Noi abbiamo buona memoria.
Rispetto al 2011, comunque qualche cambiamento indubbiamente c’è stato…
Sono spariti dalla circolazione i famigerati “tonfa”, branditi come martelli.
Gli operatori di PS nei loro forum di discussione pubblica si sono fatti più prudenti, evitando di rivendicare dinanzi a lettori indiscreti l’appartenenza a fratellanze in armi, lezioni ai rossi, ed il solito campionario di amenità machiste da guerriero metropolitano, come avveniva sino a qualche tempo fa.
La qualità della ‘moderazione’ è notevolmente migliorata, così come quella degli interventi. Forse è persino aumentata la “sensibilità democratica” degli operanti. Ad ogni modo, sembrerebbe che la pressione degli ultimi mesi abbia ingenerato una tensione psicologica altrettanto forte.
Come avviene in tutte le istituzioni totali, c’è uno scollamento persistente tra la realtà percepita e quella effettiva, nell’ingigantimento costante delle minacce vere o presunte, con una certa tendenza a drammatizzare gli eventi dei quali ci si reputa vittima ed a minimizzare tutto il resto, in una logica di appartenenza sostanzialmente autoassolutoria, ma funzionale al rafforzamento della coesione interna del gruppo ed allo spirito di corpo.
Negli interventi leggibili on line, prevale la diffidenza endemica, ma completamente de-ideologizzata, nei confronti del ‘manifestante’, che il “celerino” fatica a capire e le cui ragioni gli restano in massima parte oscure, nella reciproca incomprensione. Manifestare è un diritto (lo recitano come una poesia imparata a forza), ma chi protesta lo fa a suo rischio e pericolo. Se si rimanesse a casa, sarebbe molto meglio. E comunque non ci si presenta alle manifestazioni con il casco ed il volto protetto, confidando nell’anonimato durante gli scontri. Proprio come fanno questi signori in tenuta blu, che ci tengono molto alla loro irriconoscibilità…

Molti si credono non tutori, ma incarnazione stessa della “Legge”.
L’uso proporzionato della forza è praticamente sconosciuto: chiunque mi si pari contro è un nemico da neutralizzare, il placcaggio diventa pestaggio, la durezza degli interventi è giustificata dalla concitazione degli scontri e dall’impossibilità di poter prevedere l’entità della minaccia. Non manca un certo spirito di rivalsa: se mi sfidi io ti distruggo. E ci si chiede chissà perché mai molti ragazzi alle manifestazioni indossino ormai il casco del motorino…
Ogni operazione di OP (ordine pubblico) viene concepita come una battaglia campale, come una sfida per la sopravvivenza. E pone seri interrogativi sulla formazione professionale, la capacità di controllo e la disciplina di interi reparti che evidentemente sono convinti di essere in guerra.
La terribile testuggine di gomma (foto Sole24h)La distorsione della minaccia presunta è tale ed esasperata a tal punto, che un gruppo di sedicenni viene percepito come un’orda di guerrieri barbarici assetati di sangue, pronti a sterminare gli eroici legionari a difesa del vallo. Lo scoppio di un petardo viene descritto come la salva di un mortaio da 88 mm. Una barriera improvvisata di scudi di polistirolo e cartone pressato diventa una intollerabile provocazione, una testuggine da guerra contro la quale ordinare l’assalto, onde sventare la terribile minaccia.
Nugoli di ragazzini, con l’imponenza fisica e la massa muscolare che può avere un 15enne, diventano nemici da braccare e abbattere in gruppo, ovviamente per preservare la propria incolumità personale. Le ragazze non fanno eccezione; in quanto partecipanti sono “colpevoli” o, nella migliore delle ipotesi, costituiscono incidenti di percorso:

Diluita l’adrenalina, nella maggior parte delle dichiarazioni prevale “la Sindrome di Calimero”: ce l’hanno tutti con noi, nessuno ci capisce, siamo sottorappresentati…
E se qualche errore di valutazione c’è stato, be’… a forzare la metafora, è un po’ come la vecchia storiella di quella che lo stupro se l’è cercato perché girava si sera con la minigonna… 

“Nessuno di voi ha mai preso uno schiaffo dai propri genitori senza averne colpa? Sono probabilità: se vai a 200 forse intruppi, perdi il controllo della vettura. Se vai a manifestare forse ti prendi una manganellata”

“Se uno non vuole trovarsi in situazioni del genere fa in modo di evitarlo”

..Sono le sofisticate valutazioni tecniche, che alcuni operanti di PS si sono sentiti in dovere di esternare sui forum dedicati, quando a volte basterebbe sussurrare semplicemente la parola proibita: “SCUSA”.

In fondo, a ben vedere, è tutta una questione di Rispetto.
E il rispetto non è un atto dovuto verso la ‘divisa’ o il ‘grado’. Il rispetto è qualcosa che si deve alla persona, per quello che fa e per ciò che è. E come tale va conquistato.
È sempre più difficile averne per chi bastona studenti e ragazzi, che rivendicano il loro diritto ad avere un futuro, ed ai quali viene finanche negata la speranza. E lo fa indiscriminatamente, senza troppe eccezioni, perché quando non si ha nulla anche l’indignazione è un lusso. Ed ha bisogno di un permesso di polizia, giacché la rassegnazione si insegna attraverso la sottomissione; in questo, il manganello è un ottimo maestro. 
È difficile portare rispetto per chi carica i disoccupati che protestano contro chi li ha licenziati, fuggendo via con la cassa dell’azienda messa in liquidazione.
È difficile rispettare chi manganella i minatori del Sulcis, senza più lavoro né reddito… i cassintegrati dell’Alcoai facchini dell’Ikea a Piacenza, che scioperano contro salari da 300 euro al mese!
Oggi, soprattutto oggi, agenti di polizia e carabinieri dovrebbero chiedersi chi, e soprattutto cosa, stanno difendendo e contro chi. Accettare di fare il cane da guardia dei padroni della finanza, del rating organizzato, del Fondo Monetario, dei tecnocrati europei e (fino a ieri) di un Nano puttaniere… per poco più di mille euro al mese, non è un’attenuante ma un’aggravante. Ciò detto, se dopo 10 anni dall’entrata in Polizia si fa ancora “OP”, vuol dire che a qualcuno “menare la gente” piace.. ci prova gusto… E questo preoccupa.

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Sorvegliare e Punire

Posted in Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 ottobre 2011 by Sendivogius

In questa propaggine reazionaria del post-fascismo di ritorno chiamata Italia, dove tutti si considerano “ceto medio”, in cui la forma è sostanza nel terrore di sembrare poveri, e il ‘centro’ è la stella polare di un timone politico sempre più spostato a destra, c’è una sola cosa che spaventa più del conflitto sociale… è l’ammissione stessa che questo possa esistere.
Pertanto, l’imperativo d’ordine è la sua negazione, nell’obnubilamento del medesimo in nome della perpetuazione dello statu quo, perché nulla deve turbare i rituali del familismo allargato nello stagno consociativista. Il dissenso dunque va sempre rimosso in ogni sua forma e ricondotto nell’alveo rassicurante di un conformismo omologante, dove il numero è tirannia e la volontà delle maggioranze relative si fa dittatura.
Soprattutto, il dissenso va ostracizzato, negandogli rappresentanza politica (grazie ad una legge elettorale infame) e riconoscimento sociale nella cancellazione di spazi e legittimazione. Va azzittito, attraverso la stesura di ‘leggi-bavaglio’, che oscurano i canali della comunicazione informale, dopo aver normalizzato i media ufficiali.
In Italia, il dissenso di fatto non ha una vera cittadinanza: viene tollerato fintanto che è impotente e resta muto; diventa un problema quando non è controllabile, né gestibile per conto terzi a fini elettorali.
Ma se il dissenso assume l’aspetto e le frustrazioni di un’intera generazione, relegata ai margini estremi di una società gerontocratica e immobile, allora viene inteso unicamente come un problema di ordine pubblico, da demonizzare preventivamente e da punire a posteriori.
Con simili presupposti, fondati su una esclusione ad oltranza, la “violenza” lungi dall’essere una opzione nefasta, rischia di diventare una scelta ed una pratica diffusa, quasi fosse l’unica alternativa possibile… E un comodo alibi a disposizione di un potere consolidato, che può così esercitare meccanismi collaudati, a protezione di un sistema che si reputa perfetto e si vuole sostanzialmente immutabile. Scolpito nella legge. Meglio se per decreto, o con voto di fiducia, tra gli orpelli di un formalismo democratico sempre più svuotato di sostanza e fondato sull’abuso legalizzato delle nuove aristocrazie timocratiche.
Si parva licet componere magnis, parliamo di una società che, nel suo piccolo (piccolissimo), è arrivata a negare la concessione di licenze commerciali ai locali etnici per motivi di ‘pubblica sicurezza’ e bolla gli avventori come ‘elementi di degrado’ (accade in quel laboratorio neo-nazista chiamato padania), per comune accordo di entrambe gli schieramenti politici ufficializzati.
Se questo è lo zeitgeist dominante, è ovvio che l’esistenza stessa di realtà complesse e non conformi, strutturate in dissenso organizzato (e soprattutto pubblico) siano intollerabili.
 A tal proposito, è emblematica la caccia all’untore che si è scatenata dopo i moti di Roma. La sommossa che ha sconquassato parte del centro della Capitale, è stata relegata per comune accordo a mero problema di ordine pubblico, priva di qualsivoglia dimensione sociale. Non ci sono cause pregresse, la sua natura è circoscritta ad una esclusiva questione di ‘sicurezza’ e priva di qualsivoglia ragione. Per l’occasione, analisti e commentatori dei media nazionali, hanno messo da parte le divergenze ed ogni distinguo politico, rinunciando ad ogni analisi complessa del fenomeno. In compenso fioccano gli stereotipi più ritriti nella stigmatizzazione unanime che non ammette eterodossie: i “violenti”? Poche centinaia, probabilmente provenienti da Marte, sicuramente infiltrati; ultras e figli di papà annoiati, secondo la più becera e classica delle rappresentazioni, che esorcizza ogni implicazione sociale nella rimozione delle cause. E intanto sui quotidiani fioccano interviste farlocche a sedicenti black-bloc che, per antonomasia, non parlano con i giornalisti ai quali però raccontano con dovizia di particolari vita, morte, e miracoli, di un ‘movimento’, evidentemente composto da falangi di Gino Canterino in preda a confessioni compulsive.
Mancando ogni volontà di analisi e gli elementi culturali per farlo, in assenza di qualsivoglia mediazione, è chiaro che l’unica risposta possibile non può essere che rimessa alle soluzioni antiche di chi non conosce altra risposta: REPRESSIONE.
Sorvegliare e punire; secondo i meccanismi consolidati della sorveglianza gerarchica.
La stato confusionale di una politica professionalizzata nel suo autismo referenziale, che incentra la sua azione nel livellamento delle differenze e nella tutela del privilegio esteso alle enclave protette del clientelismo elettorale, è misurabile proporzionalmente all’isteria collettiva che pervade le aule parlamentari e di una società chiusa nell’ineluttabilità dell’immutabile.
Incapaci di affrontare il problema, perché incapaci di risposte che non siano declinate in prospettiva unicamente repressiva, fioccano le proposte demenziali per accordo trasversale con relativi distinguo, molti se e qualche ma…
 Antonio Di Pietro, in una delle sue tipiche esplosioni di demagogia tribunizia, non ha trovato niente di meglio che andare a ripescare dalla fogna dei reazionari lo Stronzo Reale e la sua omonima legge (che consente di sparare in assenza di minacce), salvo poi negare l’evidenza. Il PD in teoria è contrario, ma è aperto a qualsiasi miglioramento
Grande è stato invece il giubilo di tutta la fascisteria di contorno che fa a gara a chi la molla più grossa, tale è l’effetto dell’orgasmo repressivo nella geriatria di casta e di governo.
 Roberto Maroni, il peto del meteorismo leghista flatulato agli Interni nella grande costipazione berlusconiana, si è detto massimamente d’accordo. Già comandante della Guardia Nazionale Padana, la milizia (dis)armata della Lega di secessione e di poltrone, il solerte Maroni è stato rimandato a giudizio per “attentato alla Costituzione e integrità agli organi dello Stato”. Evidentemente, la cosa non gli ha impedito di diventare Ministro degli Interni (italiano mica  padano). Roberto Maroni è lo stesso che all’indomani degli scontri ha parlato di “terrorismo urbano”, promettendo sanzioni eccezionali ed un pacchetto di leggi speciali per punire i ventenni che hanno osato opporre resistenza alle manganellate dei poliziotti ed ai caroselli di cellulari e veicoli, impegnati a fendere la folla dei manifestanti con gimcane potenzialmente omicide.
Considerati dunque alla stregua di “terroristi”, i sospettati potranno essere sottoposti a fermo preventivo di 96 ore. In pratica, senza alcuna fattispecie di reato, in concomitanza di qualsiasi manifestazione, l’interessato viene messo sotto custodia, per la bellezza di quattro giorni, a discrezione delle autorità di polizia. Ma si parla anche dell’introduzione del processo per direttissima con aggravio di pena. Paradossalmente, in termini di condanna, sarà più conveniente rapinarla una banca piuttosto che romperne le vetrate: la pena è di gran lunga più mite. L’estensione della flagranza di reato (che prevede l’arresto in carcere) a 48h; cosa che peraltro è già prevista dal Codice Penale (art.336) in caso di resistenza o minaccia a pubblico ufficiale. Interessante sapere che la medesima disposizione si applica anche per la “corruzione di minorenni” (art.530), anche se nipoti di Mubarak, ma su questo si può transigere…
Il provvedimento sicuramente più gustoso è pero l’ipotesi di introdurre una tassa sui cortei, con la stipula di una fideiussione bancaria a carico degli organizzatori per la copertura di eventuali danni. Non sappiamo bene come funzionino le cose nelle fumerie d’oppio in padania; tuttavia bisognerebbe ricordare all’allucinato Maroni che la responsabilità è sempre individuale e non si può configurare come attribuzione collettiva delle azioni dei singoli. Notevole poi la concezione democratica del ministro, convinto si debba pagare per poter manifestare: interessante esempio di democrazia censitaria su base timocratica.
Immaginiamo che la tassa sarà applicata anche per i raduni secessionisti di Pontida e Venezia, annualmente organizzati dai gauleiter leghisti.
Tra gli altri provvedimenti in esame, c’è l’uso di pallottole di gomma che se esplose a distanza ravvicinata uccidono come quelle ordinarie. E l’utilizzo di idranti con sostanze coloranti per
identificare i manifestani (che verrano arrestati in virtù della flagranza di reato e sottoposti a fermo preventivo). Da notare che i “cannoni ad acqua” sono stati abbondantemente usati a Piazza San Giovanni a Roma. E, così come le manganellate, i getti d’acqua venivano dispensati un po’ dove capitava. Inutile dire che tra i bersagli prediletti c’erano i manifestanti pacifici, assiepati contro le mura del palazzo del Vicariato, che ne sono usciti fradici come pulcini. In virtù della disposizione maroniana, avrebbero dunque dovuto essere arrestati in massa e puniti con “pene esemplari”.

Ordunque, se la resistenza alla forza pubblica si configura per l’ineffabile ministro come un “atto di terrorismo”, ci sarebbe da aggiungere che il terrorista Maroni nel 1998 è stato condannato a 8 mesi “per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale”, prima che la Cassazione gli commutasse la pena in sanzione pecuniaria nel 2004. Non risulta che il pregiudicato Maroni abbia mai fatto un solo giorno di galera, ma si premura che altri scontino la pena al posto suo, opportunamente quadruplicata.
In fin dei conti sono quisquiglie rispetto al ministro Umberto Bossi che predica la secessione armata da almeno 20 anni, minacciando insurrezioni armate, promettendo pallottole, e informandosi su come reperire mitragliatori in Sardegna… Sarebbe “apologia di reato” e presuppone la “costituzione di banda armata per atti eversivi”, ma se lo dice il cerebroleso di Pontida diventa boutade goliardica. E merita un seggio da senatore con una poltrona nel Governo italiano, contro il quale minaccia la guerra civile.
Come si vede, la condanna della “violenza” è variabile e diventa lecita a seconda di chi la compie o la minaccia.
E del resto è assolutamente coerente con lo spirito di governo, dove un premier puttaniere si intrattiene amabilmente con spacciatori, papponi e pluripregiudicati, invocando sommosse di piazza, assalti ai tribunali ed alle sedi del maggior quotidiano nazionale.
Si tratta della cosa più naturale del mondo. Infatti non ha meritato troppi clamori, né ci risultano editoriali in merito dei pur zelanti Augusto Minzolini e Giuliano Ferrara: fulgidi esempi di meritocrazia applicata e di imparzialità giornalistica.
Un’altro grande sostenitore della tolleranza zero e delle pene draconiane è poi l’imbarazzante Ignazio Benito La Russa: l’ennesima deiezione fascista al governo nell’incredibile ruolo di Ministro della Difesa. La Russa, quello che esprime solidarietà incondizionata alle Forze dell’Ordine, è infatti deciso a stroncare i violenti, denunciando le “contiguità ideologiche” con chi osa “criticare il governo”. Il sulfureo La Russa con la violenza più che contiguo è stato organico. Infatti, nel 1973 è oggetto di una ordinanza di arresto per “adunata sediziosa e resistenza alla forza pubblica”: in pratica Benito La Russa ha organizzato una manifestazione non autorizzata di fascisti, che si sono messi a tirare bombe a mano (non sassi) contro i cordoni di Polizia. L’agente Antonio Marino, di 22 anni, muore dilaniato dall’esplosione con il petto squarciato. La Russa, diventato nel frattempo uomo d’ordine e gran difensore di poliziotti, venne indicato tra i “responsabili morali” dell’omicidio Marino. Ma la sua è una violenza (assassina) che paga e che premia. Infatti oggi è Ministro della Difesa.

 P.S. A proposito di dittature e fascismi, il caro amico Gheddafi è stato drammaticamente trascinato via dalle miserie del mondo, rovesciato da una violentissima rivolta popolare e dopo mesi di conflitti sanguinosi. Ma in questo caso la “violenza” è stata considerata più che legittima e massimamente sostenuta con massicci bombardamenti. In fondo, Muhammar Gheddafi era un feroce dittatore. Per questo, un anno fa veniva accolto a Roma con tutti i riguardi, con tanto di baciamano e genuflessioni da parte del nostro Pornocrate. Quegli stessi Carabinieri che rincorrevano e venivano rincorsi dai manifestanti intorno al Laterano, all’epoca presentavano le armi col picchetto d’onore al dittatore libico. Se indossassimo una divisa dell’Arma, non si potrebbe immaginare umiliazione più grande. Questa sì che è violenza. 

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