MACERIE

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , on 20 agosto 2018 by Sendivogius

Se la metafora non fosse troppo irriguardosa, ci sarebbe da dire che sotto le macerie del Ponte Morandi c’è finito l’intero centrosinistra italiano monopolizzato dalla nefanda parentesi piddina e dalla sua fallimentare dirigenza di gggiovani invecchiati malissimo: pusillanimi, omertosi, inerti; in fuga permanente dalla realtà, lontani anni luce da quel “popolo” che ormai non aspirano più non solo a rappresentare, ma nemmeno ad interpretare. Ridotti come sono ad ectoplasmi, che parlano solo via facebook e twitter, dove innestano polemiche sterili per galvanizzare gli ultimi feticisti del partito, venendo peraltro sistematicamente massacrati sul posto, non sapendo padroneggiare nemmeno i rudimenti di base della comunicazione ‘social’, a tal punto da finirci loro sul banco degli imputati, dopo una difesa parossistica dell’inalienabile diritto (privato) dei concessionari autostradali, come libertà fondamentale dello Stato di diritto, nel principio di non colpevolezza. Che è come dire che se uno fa una strage, ammazzando (colposamente) 42 persone davanti a centinaia di testimoni, perché magari si è dimenticato di chiudere il gas mentre fumava seduto su una dozzina di bombole aperte, è innocente fino sentenza di condanna definitiva passata in giudicato. E fino ad allora non può essergli ascritta alcuna responsabilità. Quando le grandi battaglia di civiltà del “partito democratico” sono ridotte alla difesa del deposito in conto titoli degli azionisti di Atlantia (perché questa è la percezione che si è avuta), la stessa società che ancora dopo 24h dalla strage si preoccupava di rassicurare gli investitori, senza spendere una parola per le vittime, allora il disprezzo è conseguenza naturale e si capisce pure perché i resti di un partito putribondo siano invisi alla quasi totalità del paese.

“PONTI D’ORO”
di Alessandra Daniele
(19/08/2018)

 «La specie umana ha fatto anche cose buone. Lo dirà probabilmente chi verrà dopo di noi sulla terra, alieni, intelligenze artificiali, batteri evoluti. Non lo diranno delle opere d’arte delle quali siamo più fieri, affreschi, poemi, sinfonie che per loro avrebbero poco significato. Lo diranno delle infrastrutture che potranno essergli utili, ponti, strade, acquedotti.
Saranno però ponti, strade e acquedotti costruiti dall’Impero Romano, perché quelli della nostra era non solo non ci sopravviveranno, ma probabilmente ci uccideranno, crollandoci addosso.
Come il ponte Morandi di Genova, mal costruito fin dall’inizio, sottoposto da decenni a un traffico quattro volte superiore al previsto, e abbandonato a una manutenzione palesemente insufficiente. La prevenzione non è un’attività redditizia. Neanche la progettata variante della Gronda, che sarebbe pronta solo nel 2029, avrebbe evitato il crollo, a meno di fantascientifici effetti retroattivi. Chi oggi lo afferma è un cazzaro, o un renziano, cioè un cazzaro.
Se un ponte autostradale si sbriciola facendo una strage, la revoca delle concessioni alla Società Autostrade, e ai magliari a cui è stata regalata dall’Ulivo, è atto dovuto innanzitutto in base al principio di precauzione, il fatto è così intuitivo da essere stato intuito persino da Toninelli.
Non dalla stampa mainstream però, schierata compatta in difesa dei Benetton e dei loro affari d’oro, e più in lutto per il crollo in borsa del titolo Atlantia, che per quello del ponte.
Il fatto che il cosiddetto centrosinistra, invece di pretendere giustizia per le vittime, difenda a spada tratta su giornali e social i monopolisti miliardari che avevano assicurato che quel ponte sarebbe durato cent’anni, spiega perfettamente perché gli elettori italiani abbiano preferito votare letteralmente ‘chiunque altro’.
Se abbiamo un ministro dell’Interno che si fa i selfie coi fans ai funerali di Stato, è perché abbiamo un PD che, mentre ancora si estraevano cadaveri dalle macerie, chiedeva un’inchiesta alla Consob per tutelare gli interessi degli azionisti di Atlantia.
Il Movimento 5 Stelle ha fatto anche cose buone. Opporsi alle Grandi Opere dei pupi e dei pupari, e alle cementificazioni idrosolubili è una. La nazionalizzazione delle infrastrutture, di cui parla adesso un Di Maio insolitamente condivisibile, potrebbe essere un’altra, se non fosse soltanto l’ennesima promessa irrealizzabile, l’ennesima arma di distrazione di massa. La procedura è partita, vedremo dove arriverà.
E vedremo se anche lo Stato continuerà ad amministrare secondo le stesse logiche capitalistiche omicide dei privati.
Intanto Genova è spezzata a metà da una nuova zona rossa. I monconi del ponte zombie incombono sui palazzi e sui capannoni sottostanti, evacuati d’urgenza. Più di 600 sfollati, mentre le macerie ancora intasano il greto del torrente, minacciando di farlo esondare alle prossime piogge. E in Italia ci sono ancora centinaia di strutture sottoposte allo stesso rischio di crollo. In un paese che cade a pezzi, l’emergenza non è mai finita

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Cicciobello Rock

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , on 16 agosto 2018 by Sendivogius

«Oggi al dolore per quanto accaduto a Genova si è aggiunto un grande sconforto. Perché almeno io ancora mi ostino a credere che di fronte alle tragedie un paese dovrebbe unirsi, che le sentenze le emanano i magistrati, che la propaganda almeno per qualche ora di fronte alla morte dovrebbe fermarsi. Ma evidentemente non è più cosi. Da ieri è iniziato un incredibile susseguirsi di dichiarazioni fatte a casaccio con l’unico obiettivo di indicare colpevoli su cui scaricare odio. Dichiarazioni fatte da chi avrebbe la responsabilità istituzionale di rappresentare il paese tutto, soprattutto in momenti drammatici come questi e invece vuole solo alimentare lo scontro politico. Nello stesso tempo qui sui social è partita la consueta batteria di notizie false, di sistematica e violenta diffamazione.
Foto false, ricostruzioni false, accuse assurde condivise e lette da centinaia di migliaia di persone. Possiamo far finta di credere che si tratti di singoli invasati, ma non è così. È la solita rete di pagine e profili unofficial che sostiene e alimenta la propaganda più becera di alcune forze politiche.
E così anche decidere per 24 ore di rimanere in silenzio per rispetto del dolore di una città e di chi rischiava tutto per salvare vite umane fa pagare un prezzo, perché lascia il campo libero a chi usa questi strumenti indecenti.
Non so, forse la politica sta davvero diventando questo e sono io che sono obsoleto. Forse ormai si può solo puntare sull’odio e sulla rabbia, forse per vincere bisogna inquinare il dibattito pubblico, sporcarlo, avvelenarlo.
O forse no. Forse è ancora possibile ricostruire rifiutando questo schifo; non usando le loro parole, i loro strumenti, la loro meschinità. Non inseguendoli su un terreno che non potrà mai essere il nostro, non accettando di dover diventare come loro.
Proviamoci davvero, farà bene a noi. E un po’ anche alla qualità della nostra democrazia

Matteo Orfini
(15/06/2018)

Tutto molto bello e condivisibile, al netto dei troppi bla-bla-bla. Poi però in meno di dodici ore ci ripensa, e giusto per non “inquinare il dibattito politico” in ossequio allo spirito unitario che segue la tragedia, eccolo che si lancia subito in una polemica gratuita (che tanto va di moda), contro il solito Matteo Salvini, vicepremier e Ministro dell’Interno, colpevole di non cospargersi il capo di cenere e farsi immortalare contrito nel lutto, dopo aver interrotto l’ennesima comparsata elettorale. Perché l’altro Matteo, Orfini, è diverso… Lui è superiore a certe miserie; è “obsoleto” (come un rottame) e a questo “schifo” proprio non vuole essere associato. Mica usa gli stessi strumenti (persino più beceri) e la stessa “meschinità”…

«“I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore” recita la Costituzione. Le immagini di Salvini che festeggia in ore drammatiche per Genova sono uno schiaffo al dolore del nostro paese e la negazione di quel principio
Matteo Orfini
(16/08/2018)

E manco fosse stato un rituale orgiastico!

Al contrario, immaginiamo che un Matteo Orfini, non appena appresa la notizia del disastro, abbia subito intrapreso un percorso di digiuno e meditazione, per solidarietà con le vittime, chiudendosi in lutto strettissimo, mentre sulla sua pagine facebook ci propone la diretta no-stop della festa della defunta “L’Unità”, nell’atto ludico di necrofilia condivisa. Orfini infatti non fa “propaganda becera”, ed anzi si preoccupa di contrastare l’odio montante sui social, alimentata da “foto false, ricostruzioni false, accuse assurde” (lo sa lui di che va frignando)… se non fosse che i “colpevoli su cui scaricare odio” (?) sarebbero “Autostrade per l’Italia” del Gruppo Atlantia: la famiglia Benetton, per intenderci, quella dei colori uniti, che si è assicurata una concessione praticamente perpetua, a condizioni spesso vantaggiosissime, con una serie di clausole segrete ed emendamenti confezionati ad hoc per garantire la rendita di posizione del cartello dei concessionari, in regime di sostanziale monopolio. Ora, dinanzi a 40 morti, ricercare le responsabilità non è scaricare odio. Se poi uno è pure un po’ incazzato con chi avrebbe dovuto garantire la sicurezza, e con ogni evidenza non l’ha fatto (o il ponte starebbe ancora in piedi), crediamo sia una reazione legittima. Delle ripercussioni in Borsa e del crollo dei dividendi azionari di Atlantia e della Famiglia Benotton, che coi morti ancora da seppellire si preoccupano degli azionisti, mica delle vittime, in tutta franchezza NON ce ne frega una cazzo! Strano invece la cosa sembri interessare al partito bestemmia, sempre così sensibile ai problemi del padronato… Perciò tranquilli, che il regalino i vari Gavio, Toto, Benetton se lo sono fatti da soli [QUI].

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La Favoletta

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , on 15 agosto 2018 by Sendivogius

“In relazione alle notizie diffuse dalla stampa sulle attività di prevenzione messe in atto sul viadotto Polcevera, Autostrade per l’Italia precisa che l’infrastruttura era monitorata dalle strutture tecniche della Direzione di Tronco di Genova con cadenza trimestrale secondo le prescrizioni di legge e con verifiche aggiuntive realizzate mediante apparecchiature altamente specialistiche. Inoltre le strutture tecniche preposte si sono avvalse, per valutare lo stato di manutenzione del viadotto e l’efficacia dei sistemi di controllo adottati, di società ed istituti leader al mondo in testing ed ispezioni sulla base delle migliori best practices internazionali.
[…] Negli ultimi cinque anni (2012-2017) gli investimenti della società in sicurezza, manutenzione e potenziamento della rete sono stati superiori a 1 miliardo di euro l’anno. Ciò ha contribuito in maniera sostanziale all’innalzamento sulla rete del livello di sicurezza, misurabile attraverso l’abbattimento dei tassi di mortalità e di incidentalità, che è stato portato a livello di eccellenza in Europa.”
   (Nota di “Autostrade per l’Italia”. 15/08/18)

E per fortuna! Infatti i risultati si vedono tutti…

…Sicurissimo (e solidissimo) direi.

 «Voglio essere chiaro. Questa giunta non può pensare che la realizzazione dell’opera non sia un problema suo. Perché guardi, quanto tra dieci anni il Ponte Morandi crollerà, e tutti dovremo stare in coda nel traffico per delle ore, ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto “no”.»

Giovanni Calvini
(04/12/2012)

 «Io allora colgo l’occasione per manifestare il mio sentimento di rabbia rispetto a questa affermazione e devo dire anche un po’ di stupore e poi, per facilitare la cosa, indicando il mio nome e cognome: Paolo Putti, consigliere del Movimento 5 Stelle, uomo libero che non ha voglia di fare carriera politica, non è questa la mia ambizione, che non ha interessi personali o di bottega, ma il solo interesse di fare il bene della comunità in cui vive e tra le persone che vivono nella mia comunità ci sono anche quegli imprenditori che io, credo, fra 10 anni, andranno a chiedere come mai si sono sperperati 5 miliardi di euro che si potevano utilizzare per fare delle cose importanti per l’industria. Aggiungo. Magari questa persona dovrebbe, prima di utilizzare questo tono, un po’ minaccioso (diciamo così) perché testualmente dice “Ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto no!”, informarsi perché dice che il Ponte Morandi crollerà fra 10 anni. A noi Autostrade, in quest’aula, ha detto che per altri 100 anni può stare in piedi. Per fortuna gli ha risposto, sullo stesso quotidiano, l’Amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, che ha detto il perché ci sono queste situazioni di dubbi etc.: “perché è connaturato alle democrazie immature dove la prevalenza dei diritti forti di pochi, rispetto agli interessi collettivi, prevale agli interessi collettivi di molti.”»

Paolo Putti, ex candidato sindaco M5S
(04/12/2012)

«Ci viene raccontata, a turno, la favoletta dell’imminente crollo del Ponte Morandi, come ha fatto per ultimo anche l’ex Presidente della Provincia, il quale dimostra chiaramente di non avere letto la Relazione Conclusiva del Dibattito Pubblico, presentata da Autostrade nel 2009. In tale relazione si legge infatti che il Ponte “…potrebbe star su altri cento anni” a fronte di “…una manutenzione ordinaria con costi standard” (queste considerazioni sono inoltre apparse anche più volte sul Bollettino degli Ingegneri di Genova)

Movimento5Stelle.it
(09/04/2013)

 “Alle società che gestiscono le nostre autostrade sborsiamo i pedaggi più cari d’Europa mentre loro pagano concessioni a prezzi vergognosi. Incassano miliardi, versando in tasse pochi milioni e non fanno neanche la manutenzione che sarebbe necessaria a ponti e assi viari.”
Danilo Toninelli
(15/08/2018)

Ma come?!? Il Ponte non avrebbe dovuto restare in piedi per altri 100 anni almeno? Non bastava una semplice manutenzione standard a costi contenuti? Non erano forse incontrovertibili le rassicurazioni offerte dagli allora vertici di Autostrade per l’Italia, dei quali ora si chiedono le dimissioni e la testa, e fino a ieri giudicati affidabilissimi, senza bisogno di verificare alcunché? Non si trattava forse dello stesso concessionario unico dai prezzi vergognosi?
Com’era quella storiella della “decrescita felice”?!?

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DOCTA IGNORANTIA

Posted in Kulturkampf, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , on 12 agosto 2018 by Sendivogius

«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli!»
  Umberto Eco
  (10/06/2015)

Quando nella Spagna del lontano 1930 il filosofo José Ortega y Gasset coniò per la prima volta il termine “iperdemocrazia”, parlando della ribellione delle masse, e di quanto minchiona potesse essere la ‘massa’ in questione, con la vanitosa presunzione della sua ignoranza, le “legioni di imbecilli” erano per lo più intruppate dietro ai gagliardetti littori, prima di convertirsi alla “democrazia diretta” dei cittadini informati (dalla Casaleggio Associati) e dismettere la camicia nera, o bruna, con quella verde, per un nuovo squadrismo in formato 2.0 che fosse più ‘social’ ma non per questo più accettabile.
Quello che, nonostante ne sia un tratto distintivo, continua a stupire è la tronfia sicumera del Cretino, che scambia l’imperturbabilità sfinterica con cui rilascia le sue stronzate per pensosa riflessione critica, e proprio non gli riesce di tacere, impermeabile com’è al senso del ridicolo nella spudorata esibizione di sé. Nei casi più gravi, ciancia a vanvera di Democrazia e ne bestemmia il nome. Perché il Cretino, quando per accidente ‘democratico’ acquisisce una qualche posizione pubblica, possiede anche lo sventurato potere di farti dubitare del fatto che la democrazia sia veramente il migliore dei sistemi possibili. E allora uno comincia chiedersi se dopotutto una qualche ragione non ce l’avessero pure quei fieri conservatori, che diffidavano della democrazia poiché non tenuti a tollerare gli imbecilli…

La democrazia arriverà all’assurdo, rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell’uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze.”

Henri Fréderic Amiel
(12/06/1871)

 Fruttero & Lucentini nella loro edotta disamina del cretino sostenevano che sconfiggere i cretini contemporanei è qualcosa di sostanzialmente impossibile: innanzitutto per il numero sconfinato degli stessi e poi per inclinazione naturale all’auto-assoluzione che questi hanno, nella totale incapacità di riconoscersi tali.
Oggi si può dire a pieno titolo che la guerra è persa, avendo avuto a disposizione una formidabile arma di distruzione di massa: la digitalizzazione del cretino è stata come l’atomica su Hiroshima (ogni difesa è vana). Oggi il cretino sdoganato e vincente (si potrebbe dire che si ‘evolve’… come i virus!) è assurto ad un nuovo livello: l’imbecille ispirato, variante dell’antico fanatico medioevale che da Borgo Citrullo è transumato sugli scranni dei Palazzi della Signoria, più per caso che non per merito, ed ora rifulge nella stolida eccitazione spiritata di chi ha visto la luce e crede di essere in missione per conto di Dio.
Che un cretino non fosse affatto innocuo lo sapevamo già. Ma la polemica surreale contro i vaccini, innescata da questi (pericolosi) dementi, supera di gran lunga le vette già raggiunte finora dalla pur prolifica categoria. In effetti la democrazia è superata. L’Idiocrazia è sicuramente più confacente allo spirito dei tempi, nella nuova weltanschauung nazi-populista. Allo stesso modo, ogni epoca ha i suoi predicatori dall’indignazione soppressata.
 In prospettiva, non è per niente salutare soffermarsi sul lezzo delle scorreggine a 5 stelle, ma a proposito del meneghino Davide Barillari, milanese de Roma, cittadino-consigliere alla Regione Lazio e già candidato alla medesima, sarebbe stato un peccato lasciar evaporare nella più totale indifferenza tanto flatulenta indignazione, a proposito della nefasta pratica di vaccinare i bambini contro le malattie esantematiche e non, onde prevenire l’infezione, insieme al ritrovato “primato della politica” che in mano a certi individui diventa distorsione cognitiva e psicosi paranoide…

«Scienziati intelligenti contro politici ignoranti?
Quando si è deciso che la scienza fosse più importante della politica? Chi l’ha deciso e perché?
A questo siamo arrivati!»

Già chi l’avrà mai deciso?!? Uno scandalo!! Tu guarda se un politico analfabeta debba essere meno importante di uno scienziato! È la scienza che si deve sottomettere alla politica. Se domani un Barillari, o chi per lui, si sveglia e decide che l’AIDS non esiste e che è tutta un’invenzione delle case farmaceutiche per vendere medicine inutili, è ovvio che la “scienza” deve piegarsi dinanzi a così pregnante rivelazione. Ma Barillari può scendere ancora più in fondo… fino al medioevo se gli riesce, preferibilmente ai tempi delle crociate o ai roghi di libri.

«Perché gli scienziati dello stampo di Burioni, cioè legati a doppio filo sia alle multinazionali del farmaco che ai partiti del passato bocciati alle urne dagli italiani, sono davvero convinti di detenere l”unica verità possibile, eterna ed inconfutabile….e sono davvero convinti che la politica si debba inchinare supinamente a loro

Il dottor Roberto Burioni è un virologo di fama internazionale, esperto nello studio delle immunoglobine monoclonali (i no-vax non sanno neanche di che cazzo parliamo!). E per questa sua attività è stato insultato e minacciato da gruppi organizzati di invasate furiose, alla stregua di un untore manzoniano. Nella crociata si distingue tal Alessandra Piastra Calise, variante furente delle inquietanti mamme pancine, che dirige il coro degli insulti delle Erinni scatenate.  A certa gente la maternità fa male, fottendo anche l’ultimo neurone ancora attivo, se mai ne hanno avuti, per esaurimento da stress post-traumatico.

Ovviamente, anche il dottor Burioni vota. Ed il sospetto che le simpatie politiche dell’immunologo propendano per l’esecrato PD (l’ossessione paranoica di ogni nazista a cinque stelle) bastano per fare di Burioni un nemico del popolo per crimini politici. E questo la dice lunga sulla concezione che della Costituzione hanno gli ostensori della “democrazia diretta”.
Ovviamente, Roberto Burioni, nel mondo distorto e paranoico dei grulloidi, non poteva che essere un ricco profittatore prezzolato dalle bieche multinazionali farmaceutiche, le quali nell’ottica complottara del grulloide tipo sono praticamente una diretta derivazione dell’Umbrella Corporation che agita i loro incubi da segaioli della Playstation cresciuti sparacchiando agli zombies di Resident Evil.

«Cospargendosi il capo di cenere per ammettere la loro incompetenza di fronte a siffatta intelligenza suprema. Senza più valutare, senza più fare scelte per definire quale sia la direzione giusta, senza pianificare. BISOGNA CREDERE. Nei dogmi dell’ oms, dell’iss, della fimmg, della fimp….ma soprattutto nei “consigli” di quelli che producono, (testano?), e vendono i farmaci “per il nostro bene”. E intanto si mettono un sacco di soldi in tasca

No, infatti è molto meglio credere nella fantomatica “Cura Di Bella”, della quale un certo Beppe Grillo fu il massimo sponsor, sottacendo i morti che fece. Oppure al gratuito ed economico “Metodo Stamina” promosso a suon di parcelle dal filantropo Davide Vannoni, scienziato della comunicazione (e truffatore). In un mondo al contrario, dove i ciarlatani hanno credito, perché “social”, ed i ricercatori scientifici no. E se invece parliamo di soldi, il consigliere onorevole cittadino Barillari nella sua assoluta inutilità ne intasca circa 8000 di euro al mese, per la sua attività di POLITICO a tempo pieno e per sparare di simili cazzate! Ovviamente pagato da noi tutti. Anche da chi non l’ha votato, visto che per i grulloidi il libero esercizio di scelta elettorale è innanzitutto una discriminante politica e non un diritto democratico. Sempre per quella storia della democrazia diretta.

«A tutti loro noi “comuni cittadini” dobbiamo credere ciecamente. Senza mai porre domande. Senza mai dubitare della loro scienza perfetta e sicura. Altrimenti, come ci ha simpaticamente definito l’assessore alla sanità del Lazio, siamo “antiscientifici e di stampo oscurantista”. Parole forti.»

E pensiero debole, debolissimo, di un ‘politico’ straparlante!
Segue pippone delirante sulla presunta a-scientificità della scienza che in realtà segue “SCELTE POLITICHE” non rimesse al vaglio del popolo, visto che tutti noi politici siamo inesperti, ignoranti, e non possiamo permetterci di parlare di sanità, per l’appunto e per fortuna!

«Allora ve lo dico chiaramente: La politica viene prima della scienza. I politici devono ascoltare la scienza, collaborare, non farsi ordinare dalla scienza cosa è giusto e cosa è sbagliato, accettando le parole della scienza mainstream come dogmi religiosi. Perché la scienza DEVE ESSERE DEMOCRATICA, e quindi deve ascoltare tutti… compresi ricercatori e scienziati, che con dati alla mano, contestano il dogma ufficiale

Davide Barillari non ha ancora scoperto l’esistenza del Siero Bonifacio, perché altrimenti ci proporrebbe pure quello in alternativa all’odiata scienza mainstream” (ma vi rendete conto di come parla questo?!?). Per Barillari evidentemente hanno valore scientifico anche le pozioni magiche e gli amuleti, purché prescritti da scienziati e ricercatori “indipendenti” (come il suddetto Vannoni). Se poi vengono radiati ed esposti al pubblico ludibrio (perché le persone sane di mente sono ancora la maggioranza), si tratta sicuramente di un complotto rettiliano della Ka$ta e della lobby farmaceutica, il braccio chimico del Nuovo Ordine Mondiale.

Per fortuna la scienza NON è democratica: deve produrre dati e ricerche, che devono essere ripetibili e confutabili, con risultati certi (non come le balle di un politicante). E soprattutto la “scienza” non deve rispondere alle credenze mitologiche di qualche coglione analfabeta, solo perché eletto da altri coglioni più ignoranti di lui, che concionano di tutto senza sapere nulla di niente. Perché come ebbe a dire a suo tempo Galileo Galilei:

“In questioni di scienza, l’autorità di un migliaio di persone non vale tanto quanto la scintilla di ragione di un singolo individuo.”

La scienza è meritocratica e selettiva. Per questo, in caso di cure cliniche, ci si rivolge allo specialista più bravo e competente (che ovviamente si fa pagare) e non al primo che capita. E tanto meno ad un ex sistemista di rete, come l’onorevole cittadino Barillari che pretende di spiegare ad un medico come fare il suo lavoro.
E’ anche sussiegoso lo “scienziato”. Se lo può permettere, non foss’altro perché ha dedicato decenni della propria vita a studiare e specializzarsi su materie difficilissime. E capirete se poi non ha tanta voglia di confrontarsi con un presuntuoso imbecille, che si informa sul webbé, leggendo opuscoletti di scienza alternativa pescati su twitter e scritti da gente che non ha nemmeno il diploma.

Ma forse Barillari è uno di quelli convinti che chiunque possa effettuare un intervento di necrosectomia, seguendo le istruzioni su you-tube. Perché uno vale l’altro.
E si meraviglia pure se lo prendono per il culo!!

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(113) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , on 5 agosto 2018 by Sendivogius

Classifica LUGLIO 2018”

Benvenuti nel fascismo 2.0! Ce n’è per tutti i gusti e tutti i formati, dal momento che non ci facciamo mancare proprio nulla. Ma con un tocco in più, ravvisabile nell’ossessione complottara e soprattutto in un’ondata anti-scientifica, alimentata da un neo-primitivismo antimoderno, che si aggiunge al fascistissimo disprezzo anti-intelletuale e si alimenta di un’ignoranza belluina elevata ad orgoglio di massa, riflettendosi per  osmosi populista nell’irrazionalità dei ceti dirigenti che ne sono diretta emanazione. Non è più questione di qualche rigurgito più o meno abbondante, per il reflusso esofageo di umori gastrici fermentati nel ventre sfatto di un’Italietta nostalgica e vintage, in pieno orgasmo sovranista…
Alimentato da una marea nera montante, qui sono proprio conati verdi a spruzzo giallo, che manco Linda Blair dopo aver ingoiato un idrante impazzito..!
E non basterebbe una confraternita di esorcisti per mettergli un tappo. Forse ci vorrebbe la Suicide Squad precettata al gran completo ed il risultato sarebbe comunque incerto…
In tutto questo, ci si chiede se dalle parti del partito bestemmia, dopo la devastazione renziana, ci si renda ben conto dell’entità della catastrofe che in soli sei anni si è abbattuta sul partitucolo democratico (e fin qui poco male) e sull’intera Repubblica, soprattutto grazie alla Cura Renzi (ma le responsabilità sono ampiamente condivise), in una vera e propria mutazione antropologica che avrà conseguenze profonde sul tessuto sociale del Paese, spazzando via ogni traccia di ‘sinistra’ e sputtanandone anche il nome per i prossimi eoni a venire.
A sentire i ruttini di un’opposizione totalmente rintronata, che sembra appena uscita da uno stupro anale di gruppo (e ancora non s’è capito bene se le è piaciuto!)… che non ha niente di meglio da riproporre se non il solito campionario di fallimenti reiterati e pensierini buoni, sembrerebbe proprio di no.
Perciò, buona estate sovranista a tutti!

Hit Parade del mese:

01. IL SORPASSO

[27 Lug.] «Dobbiamo capire che la democrazia è superata. Che cos’è la democrazia quando meno del 50% va a votare. Se prendi il 30% del 50%, hai preso il 15%. Oggi sono le minoranze che gestiscono i Paesi. Probabilmente la democrazia deve essere sostituita con qualcos’altro, magari con un’estrazione casuale. Io penso che potremmo scegliere una delle due camere del Parlamento così. Casualmente.»
  (Beppe Grillo, l’e_guru)

02. CONNESSIONI DEMOCRATICHE

[23 Lug.] «Oggi grazie alla rete ed alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è inevitabile […] Tra qualche lustro faremo a meno pure del Parlamento»
  (Davide Casaleggio, il Burattinaio)

03. NOI UOMINI FORTI

[19 Lug.] «Il premier sono io e l’indirizzo politico al governo devo darlo io!»
  (Giuseppe Conte, il Pupazzo)

04. LACCIUOLI

[12 Lug.] «Abolire il reato di tortura che impedisce agli agenti di fare il proprio lavoro.»
  (Giorgia Meloni, Panzetta nera)

05. POLTRONISSIMA

[23 Mag.] «Qualcuno per sentirsi un po’ di sinistra, perché non lo è più, deve attaccare Matteo Salvini considerandolo di estrema destra.»
  (Luigi Di Maio, il Vice-pupazzo)

06. FINCHÉ LA BARCA VA…

[23 Lug.] «L’attività politica non si svolge solo in Parlamento. Si può svolgere anche su una barca. Io l’ho detto fin dall’inizio, anche in campagna elettorale, che il mio ruolo, più che quello di parlamentare, sarebbe stato quello di testimonial a difesa degli oceani. Capisco l’incredulità, ma io l’ho detto fin dall’inizio al Movimento che non volevo fare il parlamentare ma il testimonial per salvare gli oceani dalla plastica.»
  (Andrea Mura, l’onorevole velista)

07. AVANTI C’È POSTO!

[12 Lug.] «Gli italiani mi vogliono re, occhio che torno in politica.»
  (Emanuele Filiberto di Savoia, il Delfino)

08. LIBERA STAMPA

[31 Lug.] «L’indignazione di un uovo in faccia, c’è quanto basta per restare paralizzati mediaticamente, l’unica cosa sensazionale è stata la mira del razzista di merda oppure il caso. Quello che fanno i media è portare la nazione verso il baratro: non avevo mai visto con i miei occhi un così forte condizionamento prima d’ora.»
  (Beppe Grillo, il Democratico diretto)

09. PAZIENTE ZERO

[07 Lug.] «Il PD è stato l’argine al populismo in Italia.»
  (Matteo Renzi, l’Untore)

10. EXCUSATIO NON PETITA

[25 Lug.] «Alexandre Benalla non è il mio amante.»
  (Emmanuel Macron, l’Amante)

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Mala Tempora

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , on 29 luglio 2018 by Sendivogius

Forlì… Vicenza… Napoli… Caserta… Latina… Roma… Firenze… Rosarno…
La stagione venatoria è aperta. Pare infatti che la caccia al negro stia rapidamente diventando lo sport preferito degli sbianchettatori etnici e difensori della razza, che per il momento devono ancora accontentarsi delle pistole ad aria compressa, in attesa di potersi comprare (e possibilmente usare) senza troppe difficoltà un’arma vera.

Forse perché dopo mesi di propaganda terroristica e rancori ampiamente rimestati, il veleno inoculato dagli apprendisti stregoni comincia a fare il suo effetto, nel corpo debilitato di una nazione infettata dal virus del “populismo sovranista”. Un tempo lo si sarebbe chiamato “fascismo”, ma oggi si usa definirlo così, sovranismo, pensando che la merda abbia un odore diverso se la si chiama con altro nome.

Magari perché ‘qualcuno’… per meri interessi di bottega elettorale… ha dato implicitamente ad intendere che ci si potesse togliere certi “sfizi”, per una maggiore comprensione del fenomeno, in considerazione del nuovo corso inaugurato dall’ennesimo “governo del cambiamento”…

E per questo si impegna ad armare con facilità ogni psicotico mentalmente disturbato che ne faccia richiesta e che evidentemente ha inteso il principio della “difesa (preventiva e illimitata) sempre legittima“, col concetto del ti posso sparare quando voglio

Comunque sia, nell’Italietta autarchica e dei crocifissi branditi come martelli, il numero crescente dei negri sparati non fa nemmeno notizia. Certamente non increspa il faccione sorridente del Fouché prestato al Viminale, il quale ancora non ha capito la differenza che intercorre tra un Ministro degli Interni ed un ministro di polizia. E infatti non ha trovato nulla da ridire; non una parola, nella pioggia di commenti, sfottò, provocazioni, e menù del giorno (Gnam! Gnam!), coi quali ingolfa quotidianamente l’etere dal suo profilo twitter. Ma qui parliamo di uno che, totalmente ignaro del proprio ruolo istituzionale, passa il grosso del suo tempo ad insultare e dileggiare i 4/5 degli italiani che non l’hanno votato, come un qualsiasi capo-squadrista miracolato al governo dopo la Marcia su Roma.

D’altronde, Lui è uno che “parla da papà”, rispolverando un certo paternalismo d’antan, che gli spin-doctor ritengono possa fare breccia su un elettorato prevalente di nonni ed anziani, credendo  siano tutti dei vecchi rincoglioniti nostalgici di Benito buonanima.
Fortuna che a mitigarne gli eccessi, fermo nel suo centro di irrilevanza permanente, c’è il cugino trasparente dell’Uomo invisibile: tal Giuseppe Conte, provvisoriamente dimenticato come soprammobile alla Presidenza del Consiglio, che invece si definisce il “pater-familias dello Stato” (sic!). Abbiamo perso per strada il papi della patria, ma ci guadagniamo un “papà” ed un “pater” (due al prezzo di uno!).
 Dall’altra metà dello stesso cielo, abbiamo invece un vecchio riccone 70enne che campa di rendita da una vita, mentre parla di frugalità e si atteggia a S.Francesco, blaterando di “democrazia diretta”: ovvero 20.000 “utenti certificati” che sparano cazzate in un’indistinta cacofonia on line, discettando di leggi, incarichi e nomine, eppoi si limitano ad approvare le decisioni di un fantomatico “Staff” della Casaleggio Associati, in plebisciti bulgari a colpi di clic, su una piattaforma informatica gestita direttamente da una società privata. Per questo è alleato organico di governo con un partito di estrema destra, esplicitamente pervaso da venature neo-naziste che non si preoccupa nemmeno più di nascondere. E se il suo socio in affari, Casaleggio jr, sostiene che il parlamento è inutile (la Camera dei Fasci e delle Corporazioni potrebbe essere un’ottima alternativa), l’e_guru afferma che le elezioni vanno eliminate, o al massimo sostituite dall’estrazione a sorte del primo idiota utile, che non risponde al popolo ma alla “Piattaforma Rousseau” (peggio di Orwell!). Perché la “democrazia è superata”. La dittatura invece è tornata di moda!

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SIT TIBI TERRA GRAVIS

Posted in Business is Business, Masters of Universe with tags , , on 25 luglio 2018 by Sendivogius

Alla giovane età di 66 anni è venuto a mancare Sergio Marchionne. Ci mancherà la sua incontenibile simpatia e l’insuperabile modestia; la straordinaria carica empatica e l’incandescente calore umano; l’attenzione sempre prestata ai rapporti con le maestranze nell’assoluto rispetto della loro libertà di rappresentanza, nella tutela dei diritti a partire da quelli sanciti dalla Costituzione. L’uomo che salvò un’azienda fallita, comprando un’altra azienda fallita con miliardi non suoi presi in prestito dal governo americano, scappando via dall’Italia (che la FIAT l’aveva pompata di miliardi pubblici fino al giorno prima) e portando il malloppo all’estero dove venisse tassato meno, tanto che oggi non produce quasi più nulla al di fuori della Jeep e dei dividendi per i rampolli degli Agnelli. Ovviamente sarà santificato, tra due ali di ruffiani. E presto raccoglieremo la messe dorata della sua straordinaria visione industriale. I lavoratori, i cassintegrati, gli esternalizzati, i licenziati, ringraziano tutti e si uniscono commossi al cordoglio di così incommensurabile perdita…

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SBADIGLI

Posted in Kulturkampf, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , on 22 luglio 2018 by Sendivogius

A 30 giorni dall’insediamento dell’esecutivo Conte, in concomitanza con l’anniversario, volevamo celebrare degnamente il primo mese di vita del Governo del Nulla
Ma poi ci siamo resi conto che non c’era molto da dire di interessante, al di là degli strilletti isterici di un’opposizione inconsistente, tra La Repubblica (ridotta in buona parte militante ad organo ufficioso di stampa del partito bestemmia) che conta le pulci fuorché in casa propria, cercando scandali che non arrivano e all’occorrenza creandoli in pompate campagne giornalistiche…

Il PD (perché la merda non muore mai) che deposita emendamenti, contro l’aumento dei sussidi per i licenziamenti senza giusta causa…

Le pretese surreali di una Ong spagnola che denuncia la Guardia Costiera italiana, per non presidiare le acque territoriali libiche, e per ripicca se ne va a Palma di Maiorca (un’altra mezza dozzina di sbarchi con consegna a domicilio e possiamo solo immaginare l’entusiasmo degli spagnoli!), pensando di farci chissà quale dispetto…

La stucchevole polemica a distanza tra Saviano e Salvini (che francamente hanno rotto i coglioni tutte e due!), con l’aggravante di far sembrare quasi simpatico l’odioso bullo di Pontida…

La crociata idiota per ottenere le dimissioni di un Tito Boeri dall’INPS, inopportunamente trasformato a martire di regime: una cosa di pessimo gusto (che proprio non si fa per bon-ton istituzionale), come sparare cifre alla cazzo dall’alto del suo seggiolone previdenziale, scodellando dossier tutt’altro che inoppugnabili, su calcolo probabilistico che si vorrebbero scientifici per inferenza statistica, nell’alveo delle ipotesi possibili. E per questo incontestabile per principio di infallibilità del bocconiano organico alla politica, in una sorta di disfida a tre…

La caccia famelica ad ogni poltrona disponibile, dove piazzare scherani e famigli (e questo fa molto democristiano più ancora che regime)…

Infine, ci siamo imbattuti ancora una volta nella lettura dell’ottimo, come sempre, Carlo Clericetti. E per questo confinato praticamente ai titoli di coda. Così abbiamo deciso di proporvelo senza altri filtri, perché le sue analisi non hanno bisogno di altre considerazioni:

Polemica surreale su 8.000 posti ipotetici

Il “Decreto dignità” ridurrà l’occupazione, dice il presidente dell’Inps Tito Boeri, contestarlo è “nagazionismo economico”. Ma quel numero deriva da stime arbitrarie e oltretutto, anche se fosse vero, è una variazione insignificante rispetto al numero di chi lavora. Le modifiche del decreto sono minime, la sua importanza è solo quella di interrompere l’aumento della flessibilizzazione che dura da 21 anni.

«Uno scontro politico in cui qualcuno dei protagonisti – in particolare il presidente dell’Inps Tito Boeri – sbandiera la “scientificità” di previsioni che hanno il valore di tutte le previsioni, ossia sono ipotesi che, come si è visto infinite volte, spesso non si verificano. Ma ciò che rende surreale la polemica è il motivo – apparente – su cui si polemizza, ossia il fatto che il “Decreto dignità” provocherebbe una riduzione di 8.000 occupati. Ottomila? Sui circa 23 milioni e mezzo di occupati significa lo 0,03%, una cosa – anche ammettendo che si realizzi – del tutto insignificante. L’ultimo comunicato Istat relativo al maggio scorso ci dice per esempio che, in quel solo mese, c’è stata una variazione di 114.000 occupati, più di 14 volte tanto. E’ come se un marito accusasse la moglie di mandare in rovina la famiglia perché ha dato una mancia di 10 centesimi a un lavavetri.
Ma cominciamo dallo strumento usato, il decreto. Che non è corretto, perché manca il requisito di “urgenza” che ne sarebbe il presupposto. In questo modo Luigi Di Maio prosegue nella pessima consuetudine dei governi precedenti, che anch’essi hanno ampiamente abusato di questo strumento, che espropria in parte il Parlamento della sua funzione legislativa.
In secondo luogo, il merito del provvedimento. Che di “rivoluzionario” ha una cosa soltanto: è il primo, da 21 anni a questa parte (cioè dal famoso “pacchetto Treu” del 1997), che non si proponga di flessibilizzare ulteriormente l’impiego del lavoro, ma di reintrodurre invece qualche piccolo – piccolissimo – elemento contro la precarietà. Più degli effetti concreti – che saranno, in una direzione o nell’altra, inevitabilmente modesti – conta la “direzione” del provvedimento, che è un primo segnale, tutto da verificare, di inversione di tendenza.
E proprio questo è il vero oggetto della polemica che si è scatenata, che per il caso specifico sarebbe del tutto sproporzionata. Questi non vorranno mica tornare indietro? Smontare le belle “riforme strutturali” varate dai governi da Monti a Renzi? Altolà! Disastro, disastro! Già con questo decreto si perderanno ben ottomila posti! E la competitività? E i mercati? E lo spread?
La Confindustria naturalmente strepita che di posti di lavoro se ne perderanno molti di più. E Di Maio ha gioco facile a ricordare le catastrofiche previsioni in caso di vittoria del “no” al referendum sulle riforme istituzionali che il suo ufficio studi aveva diffuso poco prima della consultazione. Il “no” ha vinto e l’economia è andata addirittura meglio di prima, a riprova che certe “previsioni” sono solo un modo di fare (pessima) politica con altri mezzi.
Boeri, che è uno dei portabandiera delle teorie abbracciate dalla finta sinistra della“terza via”, non si è lasciato sfuggire l’occasione di affermare che questa strada porta a una diminuzione dell’occupazione. Ma per arrivare a quel numero si devono fare stime e ipotesi, ed entrambe hanno un ampio margine di arbitrarietà. Altre stime e ipotesi sarebbero legittime, e darebbero risultati diversi. Parlare, come ha fatto lui, di “negazionismo economico”, come se ci si rifiutasse di prendere atto di una verità assodata, è solo un segno di confusione epistemologica.
Stendiamo poi un velo pietoso su chi prende sul serio, o persino avvalora come ipotesi, una perdita di posti di 8.000 l’anno per dieci anni. E’ vero che nella relazione tecnica c’è una tabellina con questi numeri, ma presuppone condizioni invariate. In altre parole, il mondo dovrebbe fermarsi come accade in qualche favola, non dovrebbe cambiare nulla non solo nella nostra politica economica, ma anche nell’economia globale. Si tratta di un esercizio formale, non di una previsione.
In questa commedia degli errori c’è un altro aspetto di una certa rilevanza. E’ ben possibile che nelle strutture tecniche dello Stato ci sia chi “rema contro”. E’ accaduto in passato, accadrà anche in futuro. Ma chi ha responsabilità politiche, a maggior ragione se di governo, non può gettare discredito su queste strutture – dalla Ragioneria generale all’Inps, in un recente passato la Banca d’Italia – perché in questo modo mina la credibilità del paese. Se sorgono problemi si affrontano con la massima riservatezza, non con dichiarazioni avventate o con frasi ad effetto su qualche social network, che magari si è costretti a rimangiarsi qualche ora dopo a danno anche della propria credibilità. Sarebbe bene cominciare a capire alla svelta che differenza c’è fra la trasparenza e l’incoscienza

Carlo Clericetti
(19/07/2018)

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La Crisi

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , on 12 luglio 2018 by Sendivogius

«Trentacinque euro per ogni migrante – quello che si spende in Italia – fanno 12.775 euro l’anno, 1.065 al mese. Magari non tutti sanno che di quei 35 euro al migrante ne vanno solo 2,5, mentre il resto serve per vitto, alloggio e spese generali. Ma in Italia ci sono 3 milioni di disoccupati ufficiali e più che altrettanti che non rientrano nella definizione: quanto spende lo Stato per loro? Zero. E quanti sono quelli che, pur lavorando, a quei mille euro al mese non ci arrivano, o sono in pensione e prendono una cifra più bassa? Di milioni dobbiamo aggiungerne parecchi. Ed ecco apparecchiata l’arma di distrazione di massa, l’antichissimo espediente che basta cercare un nemico “al di fuori”. Lo slogan è azzeccatissimo: “Prima gli italiani”. Gli ultimi diventano penultimi, e vengono schierati in guerra contro i nuovi ultimi. Che sottraggono risorse, che rubano il lavoro o con la loro concorrenza fanno abbassare ancora proprio i salari più miseri. E’ colpa loro se i penultimi stanno male.

Che cosa ci ricorda? Ma sì, per esempio la contrapposizione tra lavoratori “supergarantiti” e precari. Non è equo, non è giusto! E allora che si fa? Si rendono precari tutti. Adesso sì che c’è l’equità! O l’altra bella trovata degli “anziani contro giovani”: stiamo indebitando i nostri figli, tagliare, tagliare! Una volta – ma era il secolo scorso: roba vecchia, sorpassata – c’era chi diceva che il conflitto era un altro, ricchi contro poveri (l’odine dei due sostantivi non è casuale). Chi diceva una cosa del genere veniva comunemente definito “di sinistra”. Poi quelli che stavano nei partiti di sinistra hanno cominciato a non dirlo più, e qualche tempo dopo si è diffusa la tesi che “destra e sinistra sono concetti sorpassati”. Tesi inesatta: la destra non è affatto sorpassata, ha vinto su tutta la linea; la sinistra non è affatto sorpassata, è stata abbandonata.

 Ed ecco quindi che quelli che cercano un lavoro e non lo trovano, quelli che hanno persino rinunciato a cercarlo, quelli che qualche straccio di lavoro ce l’hanno ma sono poveri lo stesso, tutti quelli che invece di sperare in un futuro migliore lo guardano con spavento, a chi si rivolgono? A chi gli dice che se lo meritano avranno successo, aggiungendo così alle difficoltà pratiche l’idea che se non te la cavi bene è colpa tua? Difficile, e infatti non è accaduto. Si rivolgono a chi gli indica un responsabile della loro situazione: “Toglierò a loro – cosa? quanto? – per dare a voi”.

E così i penultimi, invece di arrabbiarsi con chi fa politiche che presuppongono un certo numero di disoccupati, non provvede a chi è in difficoltà, privatizza i servizi essenziali perché così si possa guadagnare anche su quello di cui nessuno può fare a meno, vota chi se la prende con gli ultimi, ma non ha nessuna intenzione di cambiare quelle politiche. E infatti già annuncia condoni fiscali (quello delle cartelle fino a 100.000 euro è solo il primo passo) che serviranno a finanziare la flat tax, cioè un tipo di tassazione che ai poveracci non dà nessun vantaggio, ai benestanti dà qualcosa e ai ricchi da molto a moltissimo. Non c’è più la destra? Non fateci ridere (molto amaramente).

E d’altronde, che scelta ha avuto? Poteva votare quelli che “i ristoranti sono pieni” o quelli che “abbiamo portato l’Italia fuori dalla crisi”? No grazie, li abbiamo già provati. L’unica alternativa era votare chi prometteva almeno qualcosa di concreto, un reddito a chi non ce l’ha. E così è andata. Chi ha votato per la guerra agli ultimi è stato imbrogliato, ma sembra che ancora non se ne accorga. Chi ha votato per avere un minimo di reddito ancora non si sa: ma anche se glielo daranno, e il come e il quanto è tutto da vedere, bisognerà valutare che cosa toglieranno, a loro e anche agli altri, per trovare le risorse necessarie. Solo dopo si capirà se ci hanno guadagnato davvero. Però una previsione si può fare. Visto che la coalizione di governo è con quelli dei condoni e della flat tax, il bilancio finale non potrà che essere negativo. Forse riceveranno il loro reddito, ma avranno meno sanità, meno scuola e università, servizi più cari, non solo per loro, ma anche per tutti gli altri. I quattro soldi ai penultimi andranno a carico soprattutto dei terzultimi, quella classe media che in questo modo viene spinta sempre più in basso, più lontana da quella tranquillità economica che riguarda un numero sempre più piccolo di persone.

Queste ultime sono quelle che hanno votato per i partiti “di sistema”, Pd e Forza Italia, ormai indistinguibili dal punto di vista del modello sociale che propongono, più o meno esplicitamente. Un copione che si è ripetuto in tutta Europa, dove i partiti ex socialdemocratici, che all’inizio del secolo erano al governo quasi dappertutto, sono stati ridotti ai minimi storici, quando non addirittura spazzati via.

Questi partiti hanno aggiunto, ai danni delle loro politiche, un danno forse persino più grave, un danno culturale: hanno screditato il concetto di “sinistra”, tanto che ora la maggior parte degli elettori non ne vuol più sentir parlare. Così, per ribellarsi alle politiche di destra che li hanno portati a questo punto, votano chiunque riesca a sembrare alternativo. Altro che populismo, è disperazione. Ci vorrà ancora un po’ perché la prova dei fatti – quella che ha bocciato i “partiti di sistema” – chiarisca che la Lega e i suoi alleati non sono un’alternativa, ma l’esasperazione di quelle politiche. E che i 5Stelle, privi di qualsiasi ancoraggio culturale che proponga un qualche modello coerente di società, mostrino l’inadeguatezza delle loro confuse proposte. Ad oggi è davvero difficile immaginare dove ci porterà questa situazione

Carlo Clericetti
“La guerra agli ultimi
che imbroglia i penultimi”
(23/06/2018)

INDIGNITAS

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , on 3 luglio 2018 by Sendivogius

Interpellato sulle politiche del lavoro e di contrasto al precariato non più crescente, ma dilagante, così parlò il Conte Paolo Gentiloni Silveri, nobile di Filottrano, Cingoli e Macerata, alias il Churchill del “centrosinistra italiano” (notare l’ossimoro) nelle faide del post-renzismo:

“Il Decreto Dignità?! Lasciamo perdere…”

Ecco, bravo ciccino, lascia perdere che è meglio. Ritorna pure a sgranocchiare le tartine al tartufo nei buffet di Cernobbio, prima che si irrancidiscano, insieme agli amichetti di Confindustria: veri ghost-writers di quel capolavoro di tutele e diritti (crescenti nell’azzeramento dei presistenti), chiamato “jobs-act”.

Il cosiddetto “Decreto Dignità” ha, almeno nelle intenzioni, il pregio di reintrodurre un minimo di equità, dopo la liberalizzazione selvaggia del mercato del lavoro e la cancellazione di ogni garanzia occupazionale.
Il minidecreto non è nemmeno originalissimo, perché in realtà recepisce parte dell’allora “pacchetto lavoro” presentato a suo tempo da Cesare Damiano per limitare, almeno in parte, le storture del “job act” e subito bocciato dalla sua stessa maggioranza, secondo il rotato giochino del “poliziotto buono vs poliziotto cattivo” a cui ci ha abituato la minoranza piddì ai tempi allegri della rottamazione, gettando fumo negli occhi del suo stesso elettorato, tramite una recita condivisa.
Un tempo i provvedimenti contenuti nel decreto pomposamente (e con troppo ottimismo) chiamato “dignità”, si sarebbero definiti di natura socialista, e neppure dei più rivoluzionari. O forse, più semplicemente, di buonsenso. Adesso l’iniziativa è stata invece bollata come “demagogica”, “boomerang per i precari” (?) “incostituzionale” (??), “peronista”, e (figuriamoci se poteva mancare) “cannonata populista”, provocando una crisi di nervi tra quell’avanguardia proletaria di professorini bocconiani e sacerdoti del turbocapitalismo, improvvisamente preoccupatissimi per le sorti dei lavoratori, dopo aver contribuito a cancellare un secolo di conquiste sociali in nome della TINA, in parallelo con la riduzione dei costi attraverso la contrazione dei salari e dei diritti. Per loro, il modello ideale per la crescita competitiva probabilmente sarebbe stata la reintroduzione dello schiavismo, ma per il momento si sono dovuti accontentare…
In concreto, il decreto pone una stretta sul ricorso dei contratti a termine, introducendo una serie di clausole di salvaguardia, che pongano un limite al lavoro precario e soprattutto rendano più stabile e sicuro quello a tempo determinato, spostando di un minimo la bilancia a favore dei lavoratori ingiustamente licenziati.

I contratti a termine non possono durare più di 24 mesi e dopo i primi 12 devono essere giustificati dalle causali temporanee e oggettive o per esigenze sostitutive, connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria per picchi e attività stagionali.. Il limite massimo si riduce quindi da 36 a 24 mesi, non sarà più possibile effettuare 5 proroghe, ma si scende a 4 ed ad ogni rinnovo il costo dei contributi da versare da parte dei datori di lavoro sale dello 0,5%.
L’indennizzo per il licenziamento senza giusta causa passa da un minimo di 6 mensilità a un massimo di 36 mensilità. In caso di licenziamento illegittimo, l’indennizzo per il lavoratore viene aumentato del 50%.

“Fatti salvi i vincoli derivanti dai trattati internazionali, le imprese italiane ed estere operanti nel territorio nazionale che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato che prevede l’effettuazione di investimenti produttivi ai fini dell’attribuzione del beneficio decadono dal beneficio medesimo qualora l’attività economica interessata dallo stesso ovvero un’attività analoga o una loro parte venga delocalizzata in Stati non appartenenti all’Unione Europea entro cinque anni dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata. In caso di decadenza si applica anche una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma in misura da due a quattro volte l’importo dell’aiuto fruito.
Le imprese italiane ed estere operanti nel territorio nazionale che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato che prevede l’effettuazione di investimenti produttivi specificamente localizzati ai fini dell’attribuzione di un beneficio, decadono dal beneficio medesimo qualora l’attività economica interessata dallo stesso ovvero un’attività analoga o una loro parte venga delocalizzata dal sito incentivato in favore di unità produttive situate al di fuori dell’ambito territoriale del predetto sito, in ambito sia nazionale sia europeo, entro cinque anni dalla data di conclusione dell’iniziativa o del completamento dell’investimento agevolato.
L’importo del beneficio da restituire per effetto della decadenza è, comunque, maggiorato di un tasso di interesse pari al tasso ufficiale di riferimento vigente alla data di erogazione o fruizione dell’aiuto, maggiorato di cinque punti percentuali.”

“Le imprese italiane ed estere che beneficiano di misure di aiuto di Stato operanti nel territorio nazionale che prevedono la valutazione dell’impatto occupazionale qualora, al di fuori dei casi riconducibili a giustificato motivo oggettivo, riducano i livelli occupazionali degli addetti all’unità produttiva o all’attività interessata dal beneficio nei cinque anni successivi alla data di completamento dell’investimento decadono dal beneficio in presenza di una riduzione superiore al 10%; la decadenza dal beneficio è disposta in misura proporzionale alla riduzione del livello occupazionale ed è comunque totale in caso di riduzione superiore al 50%.”

Non cambierà nulla?
Probabile. Però intanto ci si prova. E comunque è sempre meglio di niente.
Si poteva fare di piu?
Certo!
Si poteva fare di meglio?
Sicuro! Ma si poteva (come è stato fatto) realizzare anche di molto peggio. E infatti lo si è visto.
I latrati della casta padronale sono forse la miglior riprova che, tutto sommato, si tratta di un buon provvedimento, se non verrà stravolto (come avverrà) in fase di conversione. Alla lagna si è subito unito ciò che resta del partito bestemmia (ci sarebbe da dire in ottima compagnia, con la destra berlusconiana ed i Fascisti d’Italia della sora Giorgia), dimostrando di essere a tutt’oggi il principale partito degli interessi del padronato.
Eppoi uno si chiede perché la “sinistra” (sì, insomma, quella roba che si fa chiamare così, ammesso il PD ne abbia mai fatto parte) è scomparsa dai radar della politica italiana, rischiando di restarci fuori per un bel pezzo se questa è l’opposizione al grilloleghismo.

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