TERREMOTI & IDIOTI

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , on agosto 27, 2016 by Sendivogius

Scuola 'Romolo Capranica' di Amatrice2La scuola “Romolo Capranica” di Amatrice

«Nel 2012 il Comune di Amatrice con il contributo della Regione Lazio da [testuale, senza accento] vita ad una massiccia opera di ristrutturazione dell’intero edificio, consistente soprattutto nell’adeguamento della vulnerabilità sismica con la fasciatura di tutti i pilastri con fibre di carbonio, il rinforzo tradizionale dei pilastri centrali, la messa in sicurezza delle tamponature esterne e delle tramezzature interne…..
Scuola 'Romolo Capranica' di AmatriceLa sontuosa opera realizzata in poco più di tre mesi (3 Giugno – 12 Settembre 2012) dall’Impresa Consorzio Stabile Valori Scarl di Roma [e di proprietà della Famiglia Mollica da Messina], ha avuto un importo di euro 511.297,68 oltre l’IVA.»

Homepage

EMBEDDED

Posted in Kulturkampf, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on agosto 20, 2016 by Sendivogius

Titoli

In Siria i “ribelli moderati” stanno perdendo la guerra. O quantomeno le cose non vanno esattamente secondo le aspettative dei principali sponsor di questi fieri guerrieri della libertà, che giocano al medioevo in una pletora di formazioni monotematiche: da Jaysh al-Islam (“Esercito dell’Islam”) a Jaysh al-Jihad (“Esercito della Jihad”); dalla “Armata dei Mujahedeen” alla “Unione islamica dei combattenti del Levante” (Islami Ajnad al-Sham); da Fatah al Islam a Jabhat Ansar al-Islam; dal “Fronte islamico” a Sham al-Islam… convenuti in Siria (al-Sham appunto) sotto i bandieroni neri della sharia, finalmente ripristinata quale unica legge dello stato (islamico) e tutti generosamente finanziati da indefessi campioni della democrazia votati alla laicità, come le monarchie del Golfo arabico e la sempre prodiga Turchia di Erdogan che negli anni non ha certo lesinato le armi e la fornitura di ordigni chimici (a tutt’oggi gli unici ad essere stati usati). Ovviamente, tra i compagni di merende beneficiati da patenti democratiche, dispensate con estrema prodigalità, non vanno dimenticati i galantuomini di Jabhat Fatah al-Sham (“Fronte per la conquista del Levante”), meglio conosciuto come Fronte (Jabhat) al-Nusra, e già costola siriana di al-Qaeda, nella giostra di formazioni salafite che entrano ed escono dalla porta girevole del sedicente “califfato”, tramite il gioco trasversale delle alleanze di comodo. Evidentemente, il cambio di nome è funzionale alla ritrovata verginità “moderata” [QUI], nella fiducia di poter avere insospettabili protezioni sotto cui agire.

A sinistra, miliziano di Jabhat al-Nusra. Al centro, miliziano Isis. A destra, miliziano del Fronte IslamicoLa nuova Siria democratica:
A sinistra, miliziano di Jabhat al-Nusra.
Al centro, miliziano dell’Isis.
A destra, miliziano del Fronte Islamico.
Trova le differenze…

Trattasi di quella sincera opposizione democratica, mediaticamente impresentabile, e che quindi bisogna rilanciare in qualche modo presso il grande pubblico che giustamente ne diffida con ragioni più che fondate.

La libera opposizione siriana si batte per la democrazia, per i diritti delle donne, per la libertà e una società più laica.

Questo perché fortunatamente tra le opinioni occidentali esiste ancora una sana repulsione verso chi taglia teste, come neanche nella Francia di Robespierre, distrugge i monumenti islamicamente non conformi e devasta con gusto gli antichissimi monasteri cristiani; imburqa le donne nei territori ‘liberati’ e ostenta i cadaveri dei nemici maciullati in compiaciuta esibizione di sé.

ALERT

L’arrivo dell’ISIS nella città curda di Kobane

Pertanto, bisognava assolutamente rilanciare l’appeal di simili La libera la città di Idlibfiguri in seria crisi di immagine, confezionando per loro un qualche pedigree accettabile… operazione già disperata di suo… infine ammansire gli scettici che ne biasimano le gesta e magari giustificare la prossima “ingerenza umanitaria” (a suon di bombe) nel conflitto siriano, per sostituire il regime nazionalsocialista di Assad con uno persino peggiore, purché sia in funzione anti-russa, secondo le linee guida della nuova guerra fredda e che ha in quella Hillary Clinton in corsa alla Casa Bianca il suo alfiere più convinto.
Nell’attesa, c’è già chi parla di “intervento umanitario” come in Bosnia o in Kosovo… E peccato solo per il fatto che i due staterelli artificiali precocemente falliti si siano trasformati in campi di addestramento terroristici a cielo aperto, per la penetrazione salafita in Europa; ampiamente conosciuti e tollerati, nella sostanziale acquiescenza della NATO che pure dovrebbe presidiarne il territorio.
NATOChe l’ISIS non sia mai stato un vero problema dell’Amministrazione USA è reso evidente dalla leggerezza con cui il fenomeno è stato ampiamente sottovalutato e lasciato crescere a dismisura, fintanto che poteva tornare utile nel great game mediorientale e ridisegnare le sfere geopolitiche di influenza. Adesso che il Dipartimento di Stato sta approntando i preparativi per la prossima guerra, bisogna predisporre il terreno emotivo per rendere più digeribile il nuovo conflitto, presso un’opinione pubblica quanto mai perplessa, data la natura dei nuovi “alleati”.
CucùE quindi cosa c’è di meglio dell’uso strumentale dell’ennesimo infante flagellato dagli orrori della guerra?!?
Omran DaqneeshPerché va da sé che i bombardamenti non sono tutti uguali. Per esempio, quelli perpetrati sullo Yemen, meglio se contro scuole e ospedali eletti ad obiettivi privilegiati dell’aviazione saudita, opportunamente rifornita di bombe dalle grandi democrazie occidentali (Italia in primis), non fanno assolutamente notizia. bombe-sardegna-arabiaLo Yemen è lontano; scarseggiano le coperture mediatiche; non produce flussi di profughi a getto continuo (e dove mai potrebbero fuggire, chiusi come sono tra il deserto arabico e l’Oceano Indiano?). La sua popolazione poi è scarsamente fotogenica (forse) e non interessa agli specialisti del pietismo telecomandato.
YEMENL’attacco sistematico delle strutture sanitarie costituisce d’altronde l’ultima grande novità delle guerre asimmetriche del nuovo millennio. A tutt’oggi resta insuperata la distruzione dell’ospedale di Kunduz in Afghanistan, gestito da “Medici senza frontiere”, e spazzato via dalle bombe intelligenti della USAF che, compiuta la missione, ha subito assolto se stessa, salvo preoccuparsi dei raid russi in Siria e non perdendo mai occasione di denunciare i crimini di guerra (degli altri).
Edward LuttwakAl netto delle ipocrisie, l’ineffabile Edward Luttwak, con tutta la consueta simpatia che ne contraddistingue le apparizioni pubbliche, ha sciolto ogni equivoco ribadendo come un ospedale che cura tutti i feriti senza distinzioni di fronte si configura come un legittimo obiettivo militare, con buona pace degli ultimi duecento anni di convenzioni belliche comunemente accettate, che mai avevano messo in discussione il ruolo universale delle strutture sanitarie in zona di guerra.
Anno 1904. Il corpo medico militare della Croce Rossa giapponese soccorre i feriti russi dopo la battaglia di Port ArthurIl dio biblico degli eserciti benedica dunque quest’uomo, che ha la capacità di dire le più ciniche abnormità, senza che nulla sfiori mai la sua spietata imperturbabilità!
LuttwakPertanto, il cannoneggiamento degli ospedali si configura come crimine variabile, a seconda di chi distrugge cosa, della latitudine, e degli schieramenti di appartenenza, nell’ambito assai flessibile dei “danni collaterali”.
Anche l’uso di bombarde improvvisate da parte del “libero esercito siriano”, che sparano a casaccio bomboloni caricati a mitraglia nei quartieri alawiti (e cristiani) delle città siriane, rientra nell’alveo delle operazioni militari moralmente corrette e strategicamente ineccepibili.
syrian-rebels-fire-mortarCi sono inoltre immagini ‘crude’ che possono essere mostrate, sbattute in prima pagina su tutti i quotidiani, ed altre invece no. Altrimenti bisognerebbe gettare nel pastone mediatico anche i neonati seppelliti vivi sotto le macerie di Gaza, i bambini devastati dalle schegge, durante i “bombardamenti chirurgici” dell’esercito israeliano. Ma non sarebbe opportuno…

Palestinian Children killed by Israeli raids (1)

Luglio 2014. Operazione “Margine di protezione”.
Israele bombarda i ‘terroristi’ di Hamas.

ALERT  ALERT

ALERT  ALERT

Se volete vedere una vera galleria degli orrori, disgustarvi sarebbe fin troppo facile…

ALERT   ALERT

Ma è assai sconveniente per i media embedded proporre immagini non compatibili con le loro narrazioni funzionali.
In fondo, la strategia di propaganda aveva già ripagato nel caso del piccolo Aylan: il bimbo curdo adagiato cadavere tra i flutti del bagnasciuga dai solerti gendarmi turchi ad usum fotografi, appositamente fatti convenire sul luogo dello scempio.

ALERT

Il corpicino di Aylan sulla spiaggia di Bodrum

L’immagine, una volta introiettata in ‘Occidente’ e oltre, è stata subito trasformata da tragedia in farsa, che gli istrionici coglioni non mancano proprio mai…
coglionidatemi un bulldozer!A Moroccan man adopts the position of the lifeless body of Syrian three-year-old Aylan Kurdi, who drowned while fleeing the Syrian war, during a rally to pay tribute to the tiny boy on September 7, 2015 on a beach in the capital Rabat. Aylan's body was photographed lying face down in the sand with red and blue clothing on a Turkish beach, in a bleak image that rapidly went viral on social media. AFP PHOTO / FADEL SENNA

Datemi un cazzo di bulldozer!!

In compenso, accesi i riflettori sul caso, la cosa ha permesso al sultano di Ankara, tra le altre, di intascare a fondo perduto i miliardi di una UE supina ai ricatti di un infame dittatorello asiatico, che ormai usa la Germania come il suo personale parco giochi, mentre nei distretti orientali dell’Anatolia (gli stessi che un secolo fa videro il genocidio degli Armeni e degli Assiro-Caldei) continua indisturbata la spietata repressione delle popolazioni curde (come il piccolo Aylan e la sua famiglia).
Al contempo, notizie come questa QUI non conquistano la prima pagina dei giornali, sempre per quella questione di opportunità, alleanze, e presentabilità.
È la stampa bellezza. E tu puoi fare molto più di niente…

Homepage

Il governo dei giudici

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , on agosto 13, 2016 by Sendivogius

VESPE

La Morticia surrogata della Famiglia Addams pentastellata Virginia Raggiinizia a scoprire a sue spese che non basta riunire quaranta citrulli perdigiorno in una piazza a scandire o-ne-stà! per amministrare una città, affidandone poi la gestione e gli assessorati ad un pugno di magistrati contabili (superpagati al netto della retorica pauperista) e commercialisti, quasi tutti in trasferta retribuita da Milano. In pratica una prosecuzione 2.0 dell’amministrazione commissariata del prefetto F.P.Tronca, ma sotto l’immancabile supervisione della Casaleggio Associati. E non vanno sottovalutati gli sconcertanti apporti della catastrofica giunta Alemanno, alla quale il “Sistema Raggi” è assai più collaterale di quanto non si voglia ammettere… Meglio se pescati in quello straordinario parco di talenti, transitati per la ricca greppia dell’UNIRE di Franco Panzironi, a partire dallo “spermatozoo che fecondò il movimento” (sic!).
Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso...Che poi, esaurite le boutade e le fanfaronate (ultimo della serie è quell’Alessandro Di Battista che si crede Che Guevara e pensa di interpretare la parodia italica dei Diari della motocicletta), è solo la riprova di come questo Asilo Cretinetti a 5 stelle non sappia dove mettere le mani, ogni volta che viene chiamato a governare qualcosa. Per questo, vuoi per praticità.. vuoi per disperazione, ricorre subito ad una pletora di sedicenti esperti ed intriganti figuri in carriera, anche per le normali mansioni di ordinaria amministrazione. E per la risoluzione di qualunque HebertistsOrderExecutionproblema si affida fideisticamente all’apporto risolutore di un ideale governo dei giudici riuniti in sessione permanente, che a lungo andare non porta fortuna alle democrazie né garantisce maggiore efficienza, ma che nei casi più gravi denota un atteggiamento infantile che rasenta la devozione per una categoria professionale sopravvalutata ai limiti della deificazione. In proposito, uomini ben più smaliziati come Ambrose BierceAmbrose Bierce avevano le idee chiarissime: “Venerazione é l’atteggiamento spirituale di un uomo verso Dio e di un cane verso un uomo”. Che come tale non gode dell’infallibilità.
Questa supplenza aggiuntiva della magistratura (non sempre disinteressata) alle deficienze evidente della ‘politica’, esasperate dalle incompetenze manifeste dei professionisti dell’anti-ka$ta coi suoi onesti (?) imbecilli, che si fa strutturale e alla fine si confonde nella commistione degli incarichi a scapito della rappresentatività, in una versione giudiziaria anziché economica delle tecnocrazie post-democratiche, solitamente finisce col conformarsi al ‘sistema’ che tanto si contesta per divenirne parte organica quale strumento di potere. Figuriamoci che di certe commistioni, spesso strumentali alla lotta tra fazioni, con tutte le Aristofaneconseguenze che ne derivavano, parlava già Aristofane nel V° secolo a.C. ovviamente sotto forma di satira, ne “Le Vespe” dove il commediografo ateniese denunciava come l’apparato giudiziario, se opportunamente cooptato, poteva trasformarsi in un meccanismo di supporto per il potere dei demagoghi, attraverso l’uso pletorico e maniacale degli esposti e dei ricorsi in procura, nonché col coinvolgimento politico dei giudici in un nuovo mondo parallelo dove qualunque sia l’accusa, grande o piccola, tutto è tirannide, tutto è cospirazione.
Quell’attitudine all’ipocrisia che vive della sua indignata esibizione e che generalmente va sotto il nome di “moralismo” solitamente non giova ai moralizzatori. Esaurita la ferocia dei moralisti, spesso rimane infatti solo la loro profonda stupidità.
Altrimenti, non si spiega il masochismo con la quale Virginia Raggi, l’esangue Morticia diventata “sindaca” di Roma, continua a scegliere i suoi improbabilissimi collaboratori di fiducia. L’ultima pescata dal mazzo è la fenomenale Carla Romana Raineri, magistrato in aspettativa (ereditata dal commissario Tronca) che intervistata dal Corriere della Sera, a proposito del suo miserabile stipendio da 200.000 euro, esordisce così:

Carla Romana Raineri «Io sono un magistrato. Guadagnavo 170 mila euro, ora sono 21 mila in più, al netto la metà, ovvero circa mille euro al mese con cui pago anche l’alloggio a Roma.
Io lavoro dalle 7 alle 24 tutti i giorni, non vedo la mia famiglia, faccio una vita complicata: se fossi rimasta a Milano, nella mia casa a cento metri dal palazzo di Giustizia, starei meglio…. Io non raccolgo margherite, a fare il mio lavoro non ci può essere chiunque. Certo possono risparmiare, vanno alla stazione Termini e prendono una persona qualsiasi.
Ma secondo lei a tre anni dalla pensione mi trasferisco a Roma per rimetterci? Così i contributi si abbassano. Se uno vuole prendere un capo di gabinetto che costa meno può prendere mio figlio: guadagna 1.500 euro al mese. Vogliamo parlare delle ferie?. Quest’anno non ho fatto vacanze, mi prenderò il giusto il giorno di Ferragosto. E vorrebbero pure che ci rimettessi? Siamo matti?
La Raggi ha scelto me e Minenna: lavoravamo entrambi con il commissario Tronca. Io ero il suo braccio armato. Se la Raggi ha preso noi invece che due grillini della prima o dell’ultima ora questo dovrebbe essere salutato come un gesto buono e di rottura con il passato

Ecco, a volte dinanzi a certi usati usuratissimi, che vengono rivenduti all’incanto delle illusioni come il nuovo che avanza, si rimane quantomeno perplessi… Specialmente quando sotto la pellicola della superficie si scoprono in realtà vizi antichissimi e una prosopopea (questa sì, molto di casta) che richiama direttamente al feudalesimo, tanto è grottesca l’arroganza (per non dire il cattivo gusto) di chi si ritiene indispensabile; finanche il disprezzo per i “grillini dell’ultima ora” (che pure l’hanno chiamata), nonché la supponenza di certi “servitori dello stato” dalla vita complicata e per questo monetarizzata fino all’ultimo spicciolo. Alla faccia del tanto sbandierato taglio degli stipendi, che evidentemente non vale per tutti.
Francamente, riconosciuta l’indubbia complessità dell’incarico e le responsabilità che esso comporta, di personaggi così possiamo farne volentieri a meno. Non foss’altro per evitare una vita di stenti e sacrifici, all’austera signora che già lavora 18 ore al giorno, guadagna una miseria, deve affrontare tutti i giorni il dramma del pendolarismo, e non sa come pagarsi il soggiorno in albergo! Siamo matti?!?
Keep the calm e magna tranquillaRimanga pure a casa Sua Grazia Eccellentissima. Il suo spirito di servizio non ne risentirà e potrà finalmente godersi le meritatissime ferie, in attesa dell’imminente pensione che confidiamo arrivi presto e possibilmente senza i soliti incarichi aggiuntivi ad integrare il magrissimo reddito.

DE GUSTIBUS

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , on agosto 6, 2016 by Sendivogius

Jesus_supper_zombie

Cosa c’è di più insopportabile (e quasi più insulso) del “politicamente corretto”?
Sicuramente, lo stronzamente scorretto!
Più che una mistificazione lessicale, una deformazione culturale, una perturbazione ideale della mente, al contrario della sua controparte caramellata, lo stronzamente scorretto è uno stato fisiologico che risponde a funzioni corporee di natura prettamente intestinale. E in quanto tale è assolutamente incapace di distinguere la differenza che intercorre tra gli orifizi, correttamente al loro uso, come i deretani mutanti che popolavano gli incubi tossici di W.S.Burroughs.
pasto nudoVa da sé che lo stronzamente scorretto finisce inevitabilmente con l’affidare le proprie esternazioni al buco sbagliato, incapace com’é di controllare gli stimoli della propria peristalsi, tanta è la costipazione che affligge l’espurgazione dell’abnorme accumulo fecale, e che se sempre si esplica nel rilascio continuo di stronzate.
salvinataLo stronzamente scorretto è il bambino che gioca compiaciuto con le proprie feci e le ostenta con soddisfazione. Corre a mostrarle in giro, tanto è l’orgoglio per aver prodotto siffatta meraviglia tutto da solo e che nella sua evidenza deve costituire ai suoi occhi il massimo dell’espressione creativa. Perché ovviamente un simile patrimonio naturale non va disperso, ma gustato in gruppo tra i cultori della materia (che non mancano mai), per ricche abbuffate di merda. Comunemente ricompresa nell’ambito delle perversioni, la coprofilia sembra invece essere pratica ampiamente diffusa e apprezzata in “politica”, dove in genere costituisce il piatto del giorno e non manca mai di richiamare i golosi estimatori del particolare genere culinario, in cui il genio dello stronzamente scorretto eccelle.
Da par suo, lo stronzamente scorretto non si preoccupa mai dei tempi, i modi, i luoghi, del rilascio finale. E di conseguenza non perde mai occasione di palesare l’essenza della sua natura più intima e vera. Agisce d’istinto, tanto irrefrenabile è lo stimolo. Per lui la latrina costituisce lo spazio ideale d’elezione. Le cloache dello spirito sono il suo status naturale, convinto com’è di essere uno che “parla chiaro”, scambiando i suoi prolassi diarroici per “schiettezza”.
SalviniOgni Paese ha la sua tradizione. E se noi (per dire) dobbiamo accontentarci delle cacatine di un Matteo Salvini (un esempio a caso!) e di tutto il buiolo fascioleghista al seguito, nessuno chef può eguagliare i ricchissimi soutè de merde ai quali ci ha ormai abituato l’elefantiaco Donald J. Trump, che a modo suo ha perfettamente interpretato il concetto di “Great America”.
elefanteNon per niente gli americani fanno tutto in grande!
Di questo ricco citrullo ossigenato che furoreggia tra gli zotici della provincia statunitense (ma non solo..) avevamo già parlato
Donald TrumpSono deiezioni cicliche che di tanto in tanto spurgano fuori dagli intestini della storia, per dare una nota di colore (tendente al marrone) a panorami pressoché asfittici nel loro immobilismo. E fanno parte di un irrinunciabile folklore politico nel circo del populismo.
GunnyE sorvoliamo su un Clint Eastwood, costretto ormai a parodiare i suoi personaggi di fantasia all’ombra del grande artista che fu, ridotto prima a monologare con una sedia vuota nell’imbarazzante (per lui) spettacolino imbastito contro O’Banana, mentre adesso è stato direttamente promosso sul campo ad accessorio da toilette, nel patetico tentativo di coprire l’odore delle trumpate, intanto che regge il rotolo di carta igienica usata.
Naturalmente, Trump ha i suoi convinti estimatori anche dalle nostre parti. E potevano forse mancare?!? Non per niente, agli italiani la merda piace. Sarà per questo che la ricercano e la consumano con gusto estremo. Né poteva essere diversamente per una destra americanizzata, tra le più reazionarie, nostalgiche, e schiettamente fasciste di tutta l’Europa occidentale.
collezionismo storicoNessun pagliaccio, per quanto possa essere caricaturale, risulterà mai abbastanza grottesco per loro. Figuriamoci! Il modello ideale resta la repubblichetta collaborazionista di Salò, coi suoi grassi cialtroni insaccati in orbace e pose volitive ad imitazione del modello originale.
gruppo di gerarchi fascistiOvvio che in gran parte la destra italiana si riconosca ora in un pittato cialtrone miliardario con una pelliccia di pantegana appiccicata col bostik sulla pelata spellacchiata. In fondo sono gli stessi che per un ventennio hanno eletto a loro duce un puttaniere nano, con la catramata spalmata sulla testa e una gettata di cerone a coprire il resto.
Il problema di Trump è che, per quanto possano essere numerosi, non ci saranno mai abbastanza negri e chicanos da insultare, o ‘minoranze’ da offendere a titolo assolutamente gratuito perché non abbastanza amerikane. Evidentemente, esiste uno strato profondo del Paese in cui personaggi grotteschi come Donald Trump aderiscono meglio di un pannolone ergonomico, tanto riesce a intercettare perdite e umori. Ma sentirlo mentre blatera a vanvera di usare la bomba atomica alla vigilia della nuclearizzazione di Hiroshima, francamente non ha prezzo.

by Snoron.com

Perché per lo stronzamente scorretto nessuna gaffe, nessuna infamità, nessuna volgarità sarà mai ripugnante a sufficienza per essere fuori dalla sua portata. La loro missione è quella di stupire. Sempre. Anche quando non hanno un cazzo da dire, perché l’importante è sorprendere il pubblico con qualche sparata ad effetto. Come se il mondo non fosse già abbondantemente inflazionato di istrionici coglioni dei quali doversi dare pena.

Homepage

(89) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , on luglio 30, 2016 by Sendivogius

Classifica LUGLIO 2016”

RenziRe Doveva essere l’ordalia, il giudizio divino che avrebbe inaugurato la marcia trionfale del Bullo di Rignano verso l’incoronazione assoluta, ed elevarlo finalmente ad un livello superiore rispetto alle smargiassate da bar che ne contraddistinguono le fanfaronate a mezzo tweet.
Il referendum costituzionale sarebbe stato il suo plebiscito personale, il 18 Brumaio di questa parodia berlusconiana che si crede Napoleone (Luigi),
Cambiata in fretta e furia la Costituzione con l’apporto fondamentale dei padrini costituenti della cosca massonico-mafiosa dei Verdini-Cosentino, si era pure costruito una legge elettorale ritagliata su misura, sull’onda (rivelatasi cortissima) del successo delle elezioni europee, vinte con consensi drogati dalla famosa marchetta degli 80 euro: a tutt’oggi, il numero magico del renzismo, nella compravendita di voto di scambio più costosa della storia elettorale moderna.
80 euriPoi i sondaggi sono cambiati, il vento del consenso è mutato, e allora la stessa legge elettorale, imposta a colpi di fiducia e tempi contingentati ad un parlamento umiliato, costretto ad interminabili maratone notturne per l’approvazione coatta della “riforma”, è diventata improvvisamente inadeguata, costituzionalmente dubbia, e moralmente sbagliata. C’è infatti il rischio che le prossime elezioni possano produrre una maggioranza diversa da quella auspicata. E dunque la legge va cambiata, al più presto ed in fretta, anche se il Governo ufficialmente mantiene il punto difendendo l’impianto della ‘sua’ riforma. Tanto un inutile idiota della minoranza piddì si trova sempre, col doppio vantaggio di modificare una normativa non più utile ed incassare nel cambio il loro appoggio al prossimo referendum di modifica della Costituzione. Perché in Italia le leggi elettorali si fanno, per mantenere il potere nell’interesse di una oligarchia, a discapito dei potenziali vincitori.
renzi-napolitano - Isituto LupejpgAnche la sbandierata riforma della costituzione, può aspettare… adesso non c’è più tanta fretta. Sempre che “costituzione” si possa definire questo osceno Maria Elena Boschipateracchio, malamente messo insieme dai consulenti bocconiani della fanfaniana Madonna dei Boschi: l’avvocaticchia aretina esperta in banche (più che altro è una questione di famiglia) e pandette. Coerentemente, la caduta di stile diventa subito evidente, nell’aggrovigliarsi di articoli incomprensibili che sembrano concepiti apposta per confondere, in una carta (igenica) scritta per pochi, dove anche le prescrizioni più semplici e fondamentali riescono ad essere asfissiate nella follia semantica di azzeccagarbugli impazziti. Se volete scoprire davvero quant’è profonda la tana del bianco coniglio e toccare con mano lo schifo in tutta la sua evidenza, QUI potrete rendervi conto della differenza tra la ‘vecchia’ Costituzione e quella “riformata”, confrontando l’Art.70 prima e dopo lo stupro. E comprendere appieno i motivi di un NO ad un simile scempio.
Riforma Costituzionale Renzi - by Edo BaraldiCon la svolta renziana (in fondo è il “governo del cambiamento”) la Costituzione riscopre le sue origini naturali, affidate all’antico diritto romano e canonico, per ritornare finalmente ad essere ciò che giuridicamente è sempre stata… Ridiventa Constitutio, nella piena accezione latina del termine: atto formale e vincolante di emanazione imperiale, per autorità superiore nella definizione dei rapporti di potere, finalmente ripulita da tutte quelle incrostazioni che specialmente nei sistemi politici della periferia meridionale dell’Europa, sorti in seguito alla caduta del fascismo, non hanno le caratteristiche adatte al processo di integrazione economica. Da qui le indicazioni fondamentali di JP Morgan e del sedicente “centro studi” di Confindustria, in una serie di surreali implicazioni (qualora la “riforma” non venisse approvata) dove risulta impossibile trovare la relazione: dalla lotta al terrorismo, alla crisi economica, passando per le tante e troppo (ri)prese per il culo alle quali gli instancabili cantori del nuovo regime ci hanno ormai abituato e, purtroppo per loro, non convinto.
Le Profezie di ConfindustriaE qualora il testo non dovesse superare la benedizione delle urne, è ovvio che il premier abusivo, dall’adipe sempre più strabordante che tenta invano di strizzare nei suoi completini da prima comunione, non si dimetterà mai. O davvero potrebbe essere costretto per prima volta in tutta la sua parassitaria assistenza da portaborse a cercarsi un lavoro vero e scoprire così sulla sua pelle le gioie di quel Jobs Act, che va incensando ai raduni padronali delle platee confindustriali, come l’assassino che ritorna sul luogo del delitto.

Hit Parade del mese:

01 - Coglione del mese01. IDIOZIE SENZA SESSO

[02 Lug.] «Si chiede che sia sospesa l’assegnazione arbitraria del sesso alla nascita da parte di famiglia e medici, rimandandola al momento in cui la singola possa decidere autonomamente e in piena consapevolezza.»
(La comunità LGBTQI)

boschi02. ARMAGEDDON

[19 Lug.] «Sicuramente abbiamo bisogno di un’Europa che sia più forte e di un’Europa che sia in grado sopratutto di rispondere insieme unita anche, diciamo, al terrorismo internazionale,all’instabilità che può venire da tanti fattori. Purtroppo l’abbiamo visto anche nei fatti tragici degli ultimi giorni a Nizza. Le sfide della crescita economica, le sfide della integrazione, e della gestione dei flussi migratori in arrivo nel nostro continente. Per poter far questo però abbiamo bisogno anche di un’Italia più forte dentro l’Europa, di un’Italia credibile, affidabile, come lo è stata in questi ultimi due anni grazie al lavoro del nostro governo; e per avere un’Italia più forte abbiamo bisogno però anche di una nuova costituzione che ci consenta maggiore stabilità, maggiore semplicità e uno stato che funziona meglio. In questo senso dire Sì al Referendum dire Sì alle riforme dà anche al nostro paese la possibilità di essere più moderno e forte.»
(Maria Elena Boschi, la Madonna riformista)

bersani03. MUCCHE, TACCHINI, E ALTRE BRUTTE BESTIE

[04 Lug.] «Non vedere le potenzialità della destra significa non vedere la mucca nel corridoio.»
(Pierluigi Bersani, l’Ermetico)

Vincenzo D'Anna04. CARE DEPUTATE DI OPPOSIZIONE…

[21 Lug.] «Siete vergini dai candidi manti, rotte di dietro, ma sane davanti»
(Vincenzo D’Anna, poeta e pilone del Governo del Cambiamento)

Rondolino il leccaculo05. E DA L’UNITÀ S’ALZA UN GRIDO…

[04 Lug.] «Ma quant’è fico, potente, autentico @matteorenzi quando s’incazza. #direzionePd.»
(Fabrizio Rondolino, il Leccaculo dell’anno)

di maio06. LA LOBBY DEI MALATI DI CANCRO

[21 Lug.] «Esiste la lobby dei petrolieri e quella degli ambientalisti, quella dei malati di cancro e quella degli inceneritori.»
(Luigi Di Maio, il Lobbysta)

adinolfi07. FANATISMO INTEGRALISTA

[23 Lug.] «Avrei voluto essere il ribelle di una società bigotta, ma in una società di troie e rottinculo l’unica ribellione possibile è essere bigotti»
(Mario Adinolfi, il Sanfedista)

Paola Muraro08. ROMA 5 STELLE (I)

[14 Lug.] «I pedoni non devono passare con il rosso. Eppure passano tranquillamente con il rosso. E bisogna far capire ai romani che bisogna fermarsi quando si vedono dei pedoni che attraversano sulle strisce. Invece qui i pedoni passano tranquillamente in mezzo al traffico, e così si crea l’ingorgo»
(Paola Muraro, assessore Ambiente)

Adriano Meloni09. ROMA 5 STELLE (II)

[14 Lug.] «Il decoro è quello che è, quindi i camion bar non sono una bella cosa da vedere, ma se svolgono un ruolo è anche importante che la gente possa dissetarsi, per esempio quando fa così caldo»
(Adriano Meloni, assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro)

sgarbi10. RITORNI

[01 Lug.] «È deciso. Porto la Monna Lisa in Italia. Ho parlato con i francesi e ho preso accordi perché ritorni da noi. Le cose bisogna saperle chiedere, ed io so farlo.»
(Vittorio Sgarbi, il Creativo)

Homepage

SQUILIBRI

Posted in Kulturkampf, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , on luglio 27, 2016 by Sendivogius

funamboloSe un tempo c’era l’intellettuale organico, adesso abbiamo il giornalista pedagogico… 
Ieri come oggi, il loro compito non è informare, ma ‘formare’; non è divulgare, ma ‘educare’. Il risultato risiede in una brodaglia insulsa di patetismi riscaldati, caramellosi luoghi comuni, pensierini buoni e rifritti in padella, per una informazione equilibrata dove le cose non vengono mai chiamate con il loro vero nome.
Fu così che il terrorismo “islamico” cessò di essere tale, per diventare islamista (come se le due definizioni fossero distinte e separate); mentre la propaganda salafita che viene apertamente salmodiata in molte moschee dell’islam moderato, nelle quali costituisce la predicazione ordinaria, diventa jihadismo. E si continua via di questo passo, fino a raggiungere il capolavoro finale… gli assassini di massa, che al fondamentalismo islamico attingono a piene mani, diventano “squilibrati” finché la prova dei fatti non inchioda all’evidenza delle sue radici ‘culturali’ il fenomeno stragista.
Agi.itÈ successo a Nizza, quando in un primo momento s’era cercato di far passare il massacratore della Promenade per un folle dalle tendenze suicide, con disturbi mentali aggravati da problemi familiari, salvo poi fare la scoperta dell’acqua calda… E, anche dopo la strage, i media erano tutti preoccupati di spiegarci quanto il soggetto fosse ‘laico’ e promiscuo; senza capire che se davvero bastasse una settimana per “radicalizzarsi”, allora il problema sarebbe molto più grave di quanto già non sembri.

epa04331994 A protestor talks with riot police to try to calm the situation during clashes following a protest in support of Palestinians in Gaza, at Place de la Republique in Paris, France, 26 July 2014. The rally was banned by the government and police were deployed in order to prevent any trouble. EPA/ETIENNE LAURENT

Il copione si è ripetuto ad Ansbach, in Baviera, dove l’attentatore suicida era stato dapprima presentato come un povero depresso. E nessuno si è preoccupato di chiedersi come sia possibile introdurre taniche di benzina e tutto l’occorrente per confezionarsi in proprio un ordigno esplosivo, dentro un ostello per richiedenti asilo, senza che peraltro nessuno degli altri ospiti si sia dato la minima premura di denunciare la cosa al personale di servizio. Quando il buongiorno si vede dal mattino…
Moderate MuslimE si è provato a riproporlo anche nel caso di Saint-Etienne du Rouvray, dove le due capre mannare di turno, piombate in una chiesetta di provincia durante la consueta celebrazione liturgica, per sgozzare l’anziano curato quasi 90enne in quanto “cattolico” e quindi colpire gli “infedeli” nei loro luoghi più sacri, sono subito state accreditate dai media come “folli”. In realtà si trattava di promettenti baby terroristi in erba… 
Adel KermicheLa palma d’oro spetta sicuramente a RaiNews24 che per tutta la mattinata ha parlato di “due squilibrati”. Il fatto che questi agissero in coppia, con zucchetto islamico calcato sulla testa, e parlassero in arabo, non ha fatto sorgere nei solerti cronisti il benché minimo sospetto. Sopire, troncare… troncare, sopire.
Ovvio che si tratti di psicopatici, ma mai che si denunci senza reticenze l’ideologia di morte che ne sottende e ne ispira le azioni. E che ha connotati religiosi ben precisi, per quanto l’ammissione possa essere spiacevole. Alla lunga, questa reticenza diventa irritante. E l’eccesso di prudenza rischia di trasformarsi in pusillanimità.
ErdoganNiente infatti deve disturbare la splendida narrazione in corso che costruisce i suoi miti sulla favoletta bella di una sopravvalutata convivenza con un fantomatico islam aperto e tollerante, tanto sbandierata a sproposito nei salottini parolai dell’intrattenimento mediatico, che nella migliore delle ipotesi si traduce nell’applicazione dei principi del Tabligh e nell’auto-segregazione delle pie comunità, le quali certo non vogliono essere contaminate oltre lo stretto necessario dall’impuro contatto coi miscredenti. Ogni riferimento al fenomeno integralista, che non deve essere necessariamente violento o stragista, ma che c’è, esiste, ed è diffuso più di quanto non si voglia ammettere, va possibilmente diluito in una serie di circonlocuzioni dalle funamboliche pruderie semantiche, onde negare ogni possibile correlazione tra jihad, radicalismo fondamentalista, e islam. E lo si fa nella rimozione costante del problema che va edulcorato, depotenziato, nella sua dirompente e pervasiva pericolosità, ampiamente sottovalutata, per non urtare la suscettibilità degli Isl’Amici che altrimenti potrebbero offendersi. E per carità sia mai che qualcuno li sturbi!
Capre MannarePertanto, i fatti vengono sminuzzati, ritagliati, confezionati, onde disinnescare preventivamente l’effetto dirompente di sgradevolissime evidenze, troppo lontane da certe narrazioni glassate e così politicamente scorrette. Poi si possono fare tutti sociologismi che si vuole, ma il dato di fondo rimane, senza che ciò infici la realtà dei fatti.
Sono sempre gli stessi media che ci tengono a precisare come gli assassini di Saint-Etienne du Rouvray siano “francesi originari di Rouen”, come se bastasse il possesso di un passaporto a fare un “francese”, non più di quanto noi si possa essere scambiati per giapponesi. E parliamo di quegli stessi francesi che per inciso i maghrebini di Francia chiamano spregiativamente céfran onde ribadire la propria ostentata alterità, sempre per quella divertente storiellina dell’integrazione riuscita e adesione ai valori democratici della Republique.
Sharia per la FranciaParliamo dei medesimi media che sono capaci di rendicontare la violenza omicida contro le donne, sotto il termine osceno di “femminicidio” e promuovere l’obbrobrioso neologismo di loro invenzione in stucchevoli filippiche di accorata ipocrisia. Salvo relegare la notizia in un trafiletto di cronaca nera quando il maschio assassino e violento non è di pura razza italica: QUI o anche QUI giusto per limitarci agli ultimi tre giorni. E per non farci mancare proprio nulla, ora (così sembrerebbe..) abbiamo pure il primo serial killer di importazione.
hebdo-diversitySi tratta di quegli stessi media capaci di ingigantire ogni episodio di insofferenza più o meno xenofoba ad abnorme atto di razzismo (manco fossimo nel Mississipi degli Anni ’60!) e menarcela per settimane fino allo sfinimento, salvo poi liquidare in fretta le notizie non conformi alla linea.
Fu così che una ragazza incinta di 22 anni (se fossimo razzisti, specificheremmo “bianca”) viene trucidata a colpi di mannaia da un siriano infoiato, e la cosa viene derubricata a “lite sul lavoro… delitto passionale”, con la vittima genericamente definita “donna”; altrimenti potrebbe risentirne la percezione pubblica che dei “profughi” si ha.
Perché appunto c’è femminicidio e femminicidio.
E ancora sono sempre i medesimi media che hanno prontamente rimosso la notizia di una donna accoltellata insieme alle sue tre figlie in un villaggio vacanze delle Hautes Alpes, da un marocchino che i conoscenti descrivono come molto religioso, indignato per l’abbigliamento ritenuto assai sconveniente di bambine e signora. Se è vero che la malizia risiede nell’occhio di chi guarda, c’è da chiedersi cosa questo schifoso avrà mai trovato di così sconcio e provocatorio in una bambina di nove anni!
Burqa-womenSe una religione diventa il concentrato di psicosi violente, calamitando a sé disadattati cronici, monomaniaci ossessivi e sociopatici con pulsioni omicide, e al contempo sembra alimentare le nevrosi di gente in cortocircuito culturale su abbacinamento mistico, allora quella religione ha qualcosa che non va…

Enrico Mentana

Se poi quella religione rivendica una precisa dimensione temporale, assurgendo ad ideologia totalitaria, rivendicando una propria irriducibile estraneità ad un sistema di valori civili che non riconosce ed ai quali intende sovrapporsi e sostituirsi, allora ci troviamo di fronte ad un problema oggettivo. Prima se ne prende atto e meglio sarà per tutti.
GodBlessHitlerSe si vuole combattere l’integralismo, il fanatismo, il salafismo, l’islamismo… allora bisognerebbe cominciare intanto a chiamare le minacce col nome giusto e contrastarle come tali.

Homepage

TERTIUM NON DATUR

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , on luglio 25, 2016 by Sendivogius

Trumpismo

L’incommensurabile fortuna di non votare alle elezioni presidenziali negli USA comporta il privilegio di non dover scegliere tra un clownesco miliardario cotonato, col suo contorno di Barbie importate dall’Europa orientale, ed una vecchia gallina bollita che pilucca da venti anni nei cortili della White House, intossicata da una sete per il potere inteso come appannaggio dinastico.
bettingoddsCinici, ambiziosi, bugiardi e soprattutto falsi come le loro chiome riverniciate di fresco con tinture all’ingrosso, sono i protagonisti plastificati, i gemelli diversi che si agitano tra i festoni kitsch di una democrazia al silicone, nella grande recita elettorale al teatro degli inganni per l’alchimia del potere.
Non lasciatevi ingannare dalle reciproche provocazioni e dai toni apparentemente esagitati… Tutti e due gli attori fanno parte di una grande famiglia allargata…
Donald Trump ed i coniugi ClintonLa storia americana è piena di esilaranti cialtroni ed imbarazzanti coglioni, pericolosi sociopatici e stralunati minchioni, spesso e volentieri eletti alle massime cariche Wallace for presidentdell’Unione. Né sono mai mancati gli aspiranti tali, nell’abbondanza di materia prima della quale la Terra delle Opportunità eccelle da sempre. Non lasciatevi perciò impressionare dagli exploit fascistoidi di un Trump, che senza le sue sparate cesserebbe di esistere come personaggio mediatico. Se davvero vi preoccupate di questo energumeno con una donnola morta incollata sulla testa, allora non avete mai sentito parlare di George Wallace.
George WallaceAl netto delle sue sbruffonate da duro del Roadhouse che ne marcano la differenza dai suoi omologhi, il miliardario newyorkese non è poi così al di fuori dai canoni classici del pensiero politico americano, che resta lontano anni luce dagli schemi analitici (ed ideologici) degli Europei i quali infatti continuano a guardare al fenomeno con lenti deformate.
Donald Trump In prospettiva, a modo suo, Donald Trump riprende in parte diversi aspetti della visione “jeffersoniana” della democrazia americana, specialmente in quella che è la sua componente più populista, mutuandone la carica isolazionista e la polemica contro i poteri della finanza, se non fosse che le libertà civili non rientrano esattamente tra le preoccupazioni fondamentali di Trump.

Thomas Jefferson«Il jeffersonismo è una tendenza molto particolare della politica americana, non ben compresa all’estero. I suoi seguaci vorrebbero che il resto del mondo diventasse più democratico, ma non si aspettano questo, e soprattutto non pensano che sia compito degli Stati Uniti imbarcarsi in un’impresa così impegnativa per favorire tale processo. Il nucleo di questa dottrina consiste nella celebrazione dei caratteri unici e impareggiabili della società americana, valori che vanno difesi principalmente all’interno, non all’estero.
Essa è in contrasto con la tendenza hamiltoniana e con quella wilsoniana, da sempre predominanti fra i massimi esponenti della politica estera americana; e travalica le frontiere ideologiche e politiche, annoverando fra i suoi sostenitori, ad esempio, sia Ralph Nader che Pat Buchanan. Non è dunque circoscritta alla sinistra, tant’è vero che a livello istituzionale potrebbe trovare il suo più convinto portavoce nel Cato Institute. I jeffersoniani hanno a cuore le libertà civili tenute tradizionalmente in alta considerazione negli Stati Uniti e sono favorevoli a una limitazione dell’intervento pubblico nella vita dei cittadini allo scopo di salvaguardare questi diritti. Né vedono di buon occhio uno stretto rapporto fra grandi imprese e governo sia in politica interna che in quella estera.
[…] I jeffersoniani  sono gli stalinisti della situazione, che puntano sulla «democrazia in un solo paese», poiché ritengono già difficile salvaguardarla in patria, e sono molto scettici sulla possibilità di esportarla con successo all’estero. I jeffersoniani cercano di difendere le prerogative del Congresso in politica estera, poiché guardano con profondo sospetto gli instancabili tentativi dell’esecutivo di espandere i poteri del governo federale. Ma oltre ad essere restii ad assecondare questa tendenza, sono ancor più avversi a cedere la sovranità ad istituzioni internazionali inaffidabili quali l’ONU e la NATO. E sono quasi sempre recalcitranti a firmare trattati che limitino la libertà d’azione dell’America in campo internazionale. Per loro la guerra è un flagello, poiché quasi invariabilmente porta a un’estensione dei poteri del governo federale, spesso per cause di dubbio valore. Onde evitarla, bisogna dunque circoscrivere il più possibile la sfera degli interessi americani, così da limitare al massimo i possibili contenziosi con altri Stati

Limes“Quello che gli europei non capiscono di noi”
di David M. DICKEY e John C. Hulsman
Limes (20/06/2004)

Ma se Donald Trump è pessimo, Hillary Clinton è persino peggiore. O, se preferite, è la versione fotogenica della stessa merda.
I Trump ed i ClintonNella candidata ‘democratica’ si ritrovano tutte le tradizionali tendenze della democrazia wilsoniana, che poi con le sue presunzioni missionarie è una forma di interventismo estremo dalle venature neo-coloniali e solitamente velato da eleganti eufemismi tipo “il diritto all’ingerenza umanitaria”, che nell’Era dei Bush si trasforma più apertamente in “esportazione della democrazia” in ottemperanza a quelle influenze “hamiltoniane” che sono maggioritarie nel neo-conservatorismo repubblicano e che pure ritornano nella politica estera propugnata dai coniugi Clinton.

Alexander Hamilton (1)      «Diversamente da quella jeffersoniana o jacksoniana, la tradizione hamiltoniana è uno dei capisaldi delle teste d’uovo della politica estera americana. Come nel caso delle altre due tendenze repubblicane, i suoi seguaci condividono un punto di vista basato sull’interesse nazionale, nella ferma convinzione che anche gli Stati Uniti devono agire tenendo conto delle loro risorse. E, contrariamente alle due scuole di pensiero sopra menzionate, hanno molto a cuore il benessere del paese, in quanto ritengono che la potenza economica sia almeno altrettanto importante di quella politica e militare. E che gli scambi commerciali e l’interdipendenza creino le condizioni per la pace nel mondo. Al pari dei fondatori dell’Unione, riconoscono che l’umanità è avida e litigiosa e ritengono che un equilibrio di forze, sia pur moralmente difficile da accettare, sia il miglior mezzo per difendere gli interessi americani.
Alekander HamiltonLa loro preoccupazione principale è l’ascesa di una potenza rivale egemone, per cui considerano che i benefici derivanti dagli scambi commerciali internazionali siano un mezzo efficace per far accettare agli altri paesi il predominio americano, condividendo la prosperità economica. Come i wilsoniani, anch’essi sono favorevoli all’uso delle istituzioni internazionali, ma solo perché convinti che ciò consenta all’America di stabilire le regole cui la comunità internazionale dovrà attenersi. Non per caso, furono favorevoli agli accordi che diedero vita alle istituzioni finanziarie di Bretton Woods (come la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale), proprio perché furono soprattutto gli americani a formularne gli statuti costitutivi. Per analoghe ragioni, gli hamiltoniani sono fortemente favorevoli alla partecipazione dell’America alla Nato, in quanto essa rimane la forza predominante nel mondo multilaterale, dotata di un costante sostegno da parte degli alleati. Il loro motto è dunque: chi fissa le regole del gioco vince. Anche se rimangono internazionalisti fin tanto che questa posizione torna a vantaggio degli interessi degli Stati Uniti

“Quello che gli europei non capiscono di noi”
di David M. DICKEY e John C. Hulsman
Limes (20/06/2004)

Il supercafone col riporto che pare appena uscito da una spaghettata con Tony Soprano è il Facciatosta assolutamente speculare a questa versione femminile del Dottor Sottile, perché entrambi sembrano usciti da una commedia di Ben Jonson, dove la farsa può declinare rapidamente in tragedia.
trump clintonCome in ogni rappresentazione che si rispetti, serve un villain che non deve essere convincente bensì connivente, coi suoi tratti caricaturali assolutamente esasperati… Insomma una kabukispecie di mascherone kabuki che si agita davanti ai fondali di cartapesta, per impressionare il pubblico ed attirare i “pavoncelli da mettere allo spiedo“. Ma alla fine è il Dottor Sottile che fa la differenza e rende possibile l’inganno…

Homepage

COSE TURCHE

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , , , on luglio 17, 2016 by Sendivogius

The Turk of Kempelen

Nella sua guida pratica al colpo di stato, un giovanissimo Edward Luttwak illustrava (era il lontano 1968) con dovizia di analisi tutte le variabili possibili per la riuscita del golpe perfetto, individuando nella rapidità di esecuzione e nella neutralizzazione degli obiettivi primari gli elementi fondamentali per il suo successo.

Tecnica del colpo di stato«Fino a quando l’attuazione del colpo di stato è rapida e noi rimaniamo avvolti nell’anonimo, nessuna particolare fazione politica avrà un motivo o un’occasione per opporsi. In fin dei conti potremmo essere i suoi potenziali alleati. In ogni caso, un indugio ci farà perdere il vantaggio principale di cui disponiamo: la neutralità volontaria di quegli elementi i quali si attengono al principio “aspetta e stà a guardare” e la neutralità involontaria di quelle forze che richiedono tempo per essere concentrate e spiegate prima dell’azione. La necessità di un massima rapidità significa che le tante operazione del colpo di Stato devono essere attuate quasi simultaneamente; ciò a sua volta richiede un gran numero di persone

LuttwakEdward N. Luttwak
“Tecnica del Colpo di Stato”
Longanesi, 1969

E quindi richiede l’impiego di unità che siano ben organizzate, motivate, e più che determinate a realizzare l’impresa.
Ovviamente, Luttwak non manca di elencare la scala delle priorità, da realizzare immediatamente nelle prime fasi del golpe. Tra questi:

a) Assicurarsi l’appoggio delle unità di polizia militare della Gendarmeria; neutralizzare i servizi di intelligence e controspionaggio (e fin qui ci siamo).
turchib) Ridurre al silenzio le principali autorità politiche e di governo ostili al putsch, che devono essere catturate (o eliminate) ben prima della mobilitazione generale. E bisogna farlo in fretta, tramite blitz coordinati e condotti possibilmente da squadre d’elite, in modo da bloccare l’intera catena di comando “lealista” e ritardare così la possibile controffensiva nella confusione delle direttive, paralizzando la capacità di reazione.
Jandarma Müzesic) Occupare le stazioni radiotelevisive, assicurarsi il pieno controllo delle trasmissioni, ed interdire tutte le comunicazioni, facendo filtrare solo notizie e proclami favorevoli alla nuova giunta.
Jandarma Müzesi (1)d) Controllare le principali arterie stradali ed i nodi strategici; assicurarsi quindi la conquista simbolica dei luoghi del potere, attraverso l’occupazione dei principali edifici di governo (ministeri e sedi istituzionali). Garantirsi il necessario spazio di manovra (e di movimento truppe) con l’imposizione del coprifuoco (che va fatto rispettare) e la proclamazione della legge marziale.
turco volantee) Disporre di un numero sufficiente di truppe e delle fondamentali coperture, tipo l’appoggio dell’aviazione militare col controllo dei cieli e degli aeroporti. Soprattutto, ricercare il consenso o quantomeno la neutralità delle forze sociali del regime che si intende deporre.

«L’efficienza dei soldati moderni, con i loro rapidi mezzi di trasporto, le comunicazioni sicure e le armi potenti, significa che anche una singola formazione fedele al regime potrebbe intervenire e sconfiggere il colpo di Stato, se com’è possibile le sue forze sono scarse e la massa della popolazione ed il resto delle forze statali rimangono neutrali.
[…] È naturalmente possibile servirsi di un cacciabombardiere per “eliminare” un palazzo presidenziale, invece di inviare una squadra ad arrestarne l’occupante…. ma si tratta di un modo alquanto estremo di giocare la partita…. Il bombardamento tattico della propria futura capitale, e della propria possibile residenza dopo il colpo di Stato, non può certo ispirare fiducia nel nuovo governo

Edward N. Luttwak
“Tecnica del Colpo di Stato”
Longanesi, 1969

Sarà per questo che gli improvvisati golpisti turchi si sono messi a mitragliare un palazzo presidenziale praticamente vuoto, occupare sedi di un partito abbandonato per tempo, mettersi a cannoneggiare il Parlamento (per essere sicuri di aver contro tutti i deputati indistintamente), non preoccupandosi minimamente di catturare la leadership politica del Paese, a cui è stato concesso tutto il tempo necessario per fuggire e rifugiarsi chissà dove, dando al presidente-sultano la fondamentale possibilità di chiamare a raccolta i suoi accoliti e lanciare i propri appelli dalla televisione pubblica, opportunamente lasciata trasmettere in tutta tranquillità durante le fasi iniziali e più delicate del colpo di Stato.
Il coprifuoco a IstanbulNaturalmente, per la perfetta riuscita del coprifuoco si è scelto come orario il dopocena di un venerdì sera, con le strade di Istanbul e della capitale Ankara intasate dal traffico, i locali pieni, e l’intera popolazione in giro, ben sveglia, e connessa ai social network (peraltro lasciati liberi di trasmettere senza troppi problemi).
cnn turkLuttwak nel suo manualetto di istruzioni non poteva certo immaginare le potenzialità di internet, ma certamente sapeva che:

«Le forze politiche possono intervenire contro il colpo di Stato in due modi:
a) Possono chiamare a raccolta e dispiegare le masse, o una parte di esse contro il nuovo governo.
b) Possono manipolare mezzi tecnici da esse controllati, allo scopo di opporsi al consolidamento del nostro potere.
L’azione dei capi politici, religiosi, etnici o intellettuali, che potrebbero avvalersi contro di noi della struttura del loro partito o della loro comunità, costituisce un esempio del primo intervento

E appunto per questo,

«La nostra neutralizzazione generale delle forze politiche verrà condotta nei termini di questa infrastruttura. Ci impadroniremo, mantenendole, di quelle infrastrutture che saranno necessarie ai nostri scopi, mettendo temporaneamente fuori uso le altre. Se i sistemi di comunicazione e il sistema di trasporti sono sotto il nostro controllo, o per lo meno non funzionano, la minaccia potenziale posta dalle “forze politiche” sarà in vasta misura neutralizzata; i capi del governo ante-golpe saranno arrestati, in quanto fanno parte dell’infrastruttura e sarebbero probabilmente le maggiori fonti di ispirazione di ogni opposizione al colpo di Stato.
Neutralizzeremo in particolare alcune forze politiche, identificando e isolando la loro leadership e smembrandone l’organizzazione; ciò si renderà necessario soltanto con quelle forze che siano sufficientemente elastiche e militanti, per intervenire contro di noi anche se l’infrastruttura sarà neutralizzata. Entrambe le forme di neutralizzazione implicheranno la scelta di determinati obiettivi che saranno catturati o posti fuori uso da squadre formate con quelle forze dello Stato che avremo completamente sovvertito o, secondo la nostra terminologia, incorporato.
[…] Per quanto il nostro colpo di Stato possa essere attuato senza spargimento di sangue, per quanto progressisti e liberali possano essere i nostri scopi, dovremo ugualmente isolare alcuni singoli individui, durante e immediatamente dopo la sua attuazione. Di essi il gruppo più importante sarà quello formato dalle figure più eminenti del regime ante-colpo di Stato o, in altri termini, dai leader del governo e dai loro stretti collaboratori, sia che essi siano ufficialmente uomini politici o no.
[…] Oltre ad essere scomodamente numeroso, questo gruppo sarà inoltre particolarmente deciso e pericoloso. La reputazione personale e l’autorità dei suoi componenti potrebbero essere tali da consentire loro di chiamare a raccolta le forze disorganizzate dello Stato o le masse organizzate; potrebbero inoltre imporre la loro volontà alle squadre inviate a catturarli, tramutandole in alleati.
[…] In fine dei conti, se un giovane soldato che agisce al di fuori delle mansioni familiari si trova di fronte ad una personalità politica tutto il comportamento della quale è calcolato in modo tale da indurre la gente ad ubbidirla, è difficile essere certi che eseguirà gli ordini e non i contrordini che potrebbero essergli impartiti

Va da sé che nessuna di queste ‘accortezze’ è stata messa in pratica dai golpisti turchi; i quali, per essere sicuri del pieno fallimento di un’iniziativa peraltro anacronistica, hanno affidato le operazioni a pochi raffazzonati reparti di fanteria meccanizzata, massimamente composti da soldati di leva (che in parte credevano di partecipare ad una simulazione), privi di motivazioni ideologiche e che certamente non avrebbero aperto il fuoco in maniera indiscriminata contro una folla di civili disarmati. Insomma, un pugno di gendarmi della polizia militare, qualche plotone di fucilieri, con l’appoggio di una dozzina di carri armati tra cui facevano bella vista di sé gli obsoleti M-60 ed i vecchi cingolati M-113, accanto a qualche sporadico Leopard 2 subito abbandonato ed un paio di elicotteri d’attacco Cobra, per uno schieramento complessivo di forze assolutamente incapace di contrastare il probabile attacco di una qualunque brigata corazzata.
colpo di stato in turchiaPeraltro, a disarmare gli insorti è bastata una folla confluita in massa contro i posti di blocco presidiati da sparuti gruppetti di fantaccini allo sbaraglio. E questo la dice lunga sulla convinzione e le motivazioni di un tentativo di colpo di Stato quantomeno surreale, sicuramente fuori dal tempo e dalla storia.
colpo-di-stato-turchiaAd essere molto maliziosi, si potrebbe quasi pensare che una manina assai interessata abbia spinto un risicato gruppo di ufficiali intermedi, soffiando sui malumori che già da tempo circolano nei circoli militari dell’esercito turco, portandoli a sopravvalutare di molto le loro possibilità e conducendoli ad un’azione tanto azzardata quanto fallimentare. Soprattutto, si è trattato di “una benedizione voluta da dio”, giunta provvidenziale a rinsaldare il potere declinante del sultano Erdogan e sancirne l’apoteosi imperiale, in pieno revival neo-ottomano; oppure, se preferite, carnevale…

carnevale ottomano (1)

Per fortuna in Turchia ha vinto la democrazia, coi muezzin delle moschee che nella notte del golpe incitano i fedeli alla jihad contro i militari, che nel loro fumosissimo programma di governo avrebbero avuto in progetto di porre un freno alla deriva islamista del Paese.
erdoganinsultingpresidentSarà per questo che il presidente Erdogan come prima cosa ha provveduto ad arrestare o rimuovere oltre tremila magistrati, sostituendo i giudici della Corte costituzionale e della Corte di Cassazione con fedelissimi dotti islamici di sua esclusiva fiducia, mentre pensa di indire un referendum per attribuirsi i pieni poteri e magari sciogliere i partiti dell’opposizione curda. Non si capisce bene la relazione con il colpo di Stato, ma si intuiscono benissimo le finalità dei provvedimenti…

cumhurbaskani-erdogandan-misafirlerine-mehterli-yemekIl sobrio ingresso alla residenza presidenziale di Erdogan il Sultano

E nell’intermezzo si parla di reintrodurre la pena di morte, mentre arrivano le prime immagini di decapitazioni anche ad Istanbul sopra il ponte sul Bosforo, al liberatorio grido di Allahu Akbar. Sono alcuni dei doni portati in dote dallo sposo turco nel peggior matrimonio di interessi, mai consumato peggio dai tempi di Barbablù.
GettyImagesAnche questo è il ‘ritorno’ della democrazia in Turchia. Ovvero: il consolidamento di una dittatura a discapito di un’altra. Difficile stabilire quale sia peggio. In compenso, sono scene che toccano il cuore di ogni sincero democratico, che crede alle libertà civili ed allo stato di diritto. Indubbiamente, l’autocrazia asiatica ha adesso tutti i requisiti per entrare a pieno titolo nell’Unione europea, che davvero se ne sentiva la mancanza di simili contributi.

Homepage

CARMAGEDDON

Posted in A volte ritornano, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , on luglio 15, 2016 by Sendivogius

carmageddonC’è un nuovo giochino di gran moda in città: spiaccica i kuffar.
Puoi provare con l’auto, ma con un tir è meglio. In alternativa, anche un camion-frigo andrà benissimo; specialmente se si tratta di investire persone ignare, ingombre di bambini e passeggini, assiepate su un lungo viale in una sera di festa, schiantate via come bambole spezzate, schiacciate, stritolate, maciullate e ridotte a fagotti di carne informe, da un camion infernale che sembra uscito da una sceneggiatura di Stephen King.
Maximum OverdriveÈ il death race di Nizza, con l’orripilante scia di sangue lasciata dalle 84 vittime dell’ennesima carneficina di miscredenti ed apostati, ad opera di un terrorismo fai-da-te appaltato in franchising al sociopatico di turno, più che mai ansioso di entrate nel paradiso barbuto delle capre mannare per gli esteti delle stragi di massa.
21 URIÈ molto rassicurante sapere, insieme alla riprova dell’incompetenza ormai proverbiale della Sécurité francese, come il pluriomicida non fosse un soggetto ritenuto “radicalizzato” e per questo completamente escluso dal monitoraggio dei servizi anti-terrorismo. Di conseguenza, molti proprio non riescono a capacitarsi come il Mohammad fallito di turno, che sembrava così ‘laico’ e ‘inserito’, si sia fanatizzato a tal punto da trasformarsi in un psicopatico sterminatore di famiglie alla fabbrica dei serial killers per corrispondenza di Raqqa; forse dimenticando i precedenti di Amedy Coulibaly ed Hayat Boumeddiene.

2010 - Vacanze a Creta2010 - Vacanze a Creta (1)Hayat Boumedienne veloHayat Boumedienne velo (1)Amedy Coulibaly ed Hayat Boumeddiene, prima e dopo la conversione

Capirete lo sconcerto di quanti già pensavano ai figli malriusciti dell’integrazione, cresciuti all’ombra della religione della pace e ispirati dal verbo illuminato dei predicatori itineranti dell’integralismo hanbalita (quello che impropriamente chiamiamo “wahabita” ed estensivamente “salafita”); plagiati nelle madrasse europee (meglio se travestite da sedicenti “centri culturali”) generosamente finanziate dai petrodollari sauditi e qatarioti con la gaia incoscienza di chi foraggia il mostro sfuggito al controllo. Giusto per rispondere alla domanda retorica su chi alimenta il fondamentalismo islamico. Per la serie: “i grandi segreti di Pulcinella”.
E allora per l’occasione si scopre (come l’acqua calda) che in Francia (ma non solo..) esiste un sistema carcerario pesantemente infiltrato dall’indottrinamento integralista, dove balordi di strada e tossici convertiti alla “vera fede” possono affinare la loro radicalizzazione durante il soggiorno coatto ed essere avviati sulla sacra via della jihad. Evidentemente, a questi razzisti col corano sotto il braccio (e possibilmente interpretato ad minchiam) deve risultare davvero orripilante l’idea che possa esistere una convivenza multietnica tra confessioni diverse nel reciproco rispetto, sotto i valori fondanti e le libertà civili di una democrazia laica, invece di ‘abbandonarsi’ alle pazze gioie della sharia, all’occorrenza imposta a colpi di taglione per i refrattari che si ostinano a rifiutare l’invito alla conversione. Tale è il desiderio di condividere il loro medioevo barbarico con le società d’accoglienza, e tanta è la nostalgia per il merdume avito.
london-rallyPerciò adesso, correte tutti a riprendere pennarelli e gessetti, seppellite i cadaveri in fretta, ripulite tutto per bene, evitate (per carità!) ogni riferimento polemico all’islam. Dosate con cura la scelta delle parole, prestando la massima attenzione agli attributi da utilizzare in conformità col vocabolario del politicamente corretto, che il terrorismo può essere “jihadista”.. “islamista”.. ma mai islamico, che sennò gli Isl’Amici potrebbero offendersi e mettere su il broncino, tanto il fenomeno è minoritario, nella sua estraneità ad un corpo dottrinario straordinariamente moderno.

Homepage

Machina ad excludendum

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , on luglio 10, 2016 by Sendivogius

hypocrisymeterDel controverso Pierre-André Taguieff, tra i più importanti (e contestati) studiosi del razzismo contemporaneo, avevamo già parlato in relazione a tutt’altro contesto
Siccome ogni narrazione, grande o piccola che sia, si nutre di archetipi, meglio se sfruttando il sensazionalismo di momenti topici, e siccome l’omicidio (preterintenzionale) del nigeriano ucciso a Fermo è stato subito piegato ai pietismi costruiti dell’ennesima strumentalizzazione mediatica, il ricorso a Taguieff è funzionale all’analisi. Questo perché l’argomento è di quelli delicati, da maneggiare con cura per non alimentare equivoci e provocare la pronta reazione delle vestali dell’ortodossia. Non che la cosa sia un problema…
casse toiPerciò, nel
 giorno dei cordogli telecomandati a reti unificate, della melassa riscaldata e dell’esibizione stucchevole dei buoni Pierre-André Taguieffsentimenti all’ingrosso, attingere al pensiero del sociologo francese diventa quasi una necessità; onde pompare un po’ di ossigeno al cervello tra gli asfissianti sciami di mosche bianche, preti esuberanti, e ministre prontamente planate in quel di Fermo, sul luogo del fattaccio per esprimere le proprie solidarietà pelose, sgocciolate ad indignazioni alterne. Si segnalano per la recita governativa, la presenza di Nostra Madonna dei Boschi, in drammatico crollo azionario di consensi, e l’immancabile Santa Laura patrona del Migrante, dopo l’assordante silenzio e la plateale Simona Montiassenza alle esequie dei nove italiani (tra cui una ragazza incinta di 5 mesi!), massacrati a colpi di panga nell’accogliente capitale bengalese in quanto “stranieri”, e celebrate nel totale disinteresse di media e governo più che mai ansiosi di dimenticare in fretta lo sconveniente ‘incidente’. Lì, ai funerali privati, le dame dell’istituzional cordoglio proprio non si son viste (l’auto blu era in revisione?).
PangaL’analisi di Taguieff non basterà di certo a ristabilire un minimo di equilibrio, riconducendo alla sua dimensione ordinaria un banale fattaccio di cronaca locale trasformato in caso nazionale, pompato ad arte nell’obnubilamento collettivo delle coscienze, su ottundimento retorico per colpevolizzazione indotta e distorsione deduttiva…
Resto del Carlino..E che tanto ha ispirato gli esercizi di stile che ungono la punta dello stilo dei salivanti scribacchini di regime, specializzati nella produzione seriale di pensierini melensi, che grondano appiccicosi dalle fucine dell’ipocrisia politicamente corretta e certificata a marchio dop, col quale menarcela ancora a lungo fino alla naturale scadenza della notizia.
Al contrario, Taguieff ha il pregio di fornire una prospettiva in più, quando parla dell’uso strumentale dell’antirazzismo come una macchina criminalizzante per fabbricare esclusione, tramite l’abuso linguistico e intellettuale del termine “razzista”, nel gioco degli specchi distorti alla fiera dei conformismi piagnucolosi.

Il Razzismo«Ciò che di solito viene definito “razzismo” non ha cessato, nonostante la banalizzazione del termine e la sua perdita di senso, legato al suo utilizzo politico e crescente uso mediatico, di porre problemi nella sua definizione. Per questo termine il significato sfuma di continuo, in mancanza di meglio, per essere impiegato in lavori di studio dove il suo status di termine polemico non cessa di contraddire il valore scientifico degli autori. Al contempo, la parola “razzista” è diventata un insulto nel linguaggio ordinario…. e dotato di una forza di delegittimazione ancora più forte dell’insulto politico.
[…] Trattare un individuo da razzista significa marchiarlo nel modo più definitivo possibile e rigettarlo come figura intollerabile sulla base di una condanna morale assoluta, che lo escluda da ogni dibattito pubblico. Proferire la parola “razzista”, applicare l’aggettivo ad un individuo, significa etichettarlo di una valenza negativa, riducendolo a mero esempio di quanto ci sia di peggio. Ma questo uso polemico, nel nome del Bene, ha svuotato il termine “razzista” di ogni contenuto concettuale. La routinizzazione del suo utilizzo polemico ha finito col rendere il termine inadatto a funzionare come categoria descrittiva.
[…Dalla difficoltà di definire il concetto] Il razzismo perde la sua dimensione specifica, finendo con l’essere considerato come un trattamento ingiusto, diluito in categorie onnicomprensive nell’ambito degli atti di imagesviolenza di uomini contro altri uomini……. Alcune organizzazioni antirazziste confinano sul ridicolo puntando le loro indagini sul “razzismo” e l’analisi di discriminazione razziale sulla selezione all’ingresso di discoteche. Ed esporre tali selezioni come se avessero qualcosa a che fare con le selezioni di ebrei deportati l’arrivo dei convogli per Auschwitz! Amalgama odiosa che riflette il triste stato in cui versa la “lotta contro il razzismo”. Ma perché parlare ancora di “razzismo”? Il riferimento alla “razza” che presuppone l’uso della parola “razzismo” è diventata metaforica. Il colore della pelle non è più significativo di quanto non lo siano la lingua, la religione, costumi, ecc E le reazioni chiamate “razziste” non presuppongono in alcun modo informazioni genetiche su soggetti “razziali”. L’assenza di ogni riferimento biologico nel concetto di “razzismo” è pressoché totale. La confusione si nutre di una applicazione indefinita della parola “razzismo”, a partire da analogie o accostamenti vaghi. Ad esempio: razza, sesso, età, classe sociale, provenienza della vittima….. Perché impiegare in modo surrettizio e generico una parola il cui significato è diventato indefinito?
[…] Tornando alla realtà sociale, non tutte le discriminazioni possono essere considerate “razziste”. E intendo una discriminazione un trattamento differente e diseguale delle persone o gruppi in ragione delle loro origini, appartenenze e apparenze (fisiche e sociali), delle loro credenze e delle loro opinioni, reali o supposte, e di un trattamento percepito di conseguenza come ingiusto che si traduce in pratiche e giudizi intollerabili attraverso i quali degli individui o gruppi di individui vengono privati dell’accesso a determinati beni.
taguieffLa discriminazione contro i giovani.. i vecchi.. gli handicappati.. non costituiscono forme di razzismo. Non più di quanto lo siano i criteri di razzializzazione, allorché si considera una categoria di immigrati come un fattore di contaminazione della popolazione maggioritaria.
Il criterio è semplice: in questi casi si verifica una essenzializzazione di gruppo da parte delle categorie coinvolte. Ma si ritrova anche l’elogio indifferenziato dell’immigrazione come un bene, un bene in sé ed un valore intrinseco. Un’immigrazione angelicata che a sua volta demonizza le politiche anti-immigratorie: tanto che certi difensori degli “immigrati” (considerati nella loro totalità) li celebrano come l’incarnazione del sale della terra (postulando la superiorità degli immigrati eretti a pseudo-razza), a tal punto che si può parlare ironicamente di un razzismo pro-immigrati, né più né meno giustificato di quanto possa essere il razzismo anti-immigrati.
[…] Tutto questo uso improprio dell’antirazzismo avvelena l’opinione pubblica e corrompe il dibattito politico, al contempo contribuisce a porre su un piano razziale i conflitti ed i rapporti sociali. Gli effetti perversi esistono, come si possono chiaramente vedere senza le lenti ideologiche le conseguenze indesiderate di un antirazzismo diventato una macchina per fabbricare esclusione, per sporcare e condannare a morte civile

Pierre-André Taguieff
(15/07/2011)

L’articolo completo, pubblicato giusto cinque anni fa sulla rivista “Atlantico”, lo trovate QUI (in francese). Se volete dilettarvi in una traduzione sicuramente migliore…

Homepage

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 236 follower