Cronache dell’Altromondo (III)

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , on 21 settembre 2017 by Sendivogius

 Nel paese delle impunità, ogni peccatore ha il suo santo protettore… Ne esistono per tutti i gusti e per tutte le appartenenze. Ed i ladri non fanno certo eccezione, essendo la categoria numerosa. Perché il delitto paga (in Italia più che altrove), soprattutto quando lo spudorato ladrone ha pure il privilegio di ‘lavorare’ (si fa per dire) nel pubblico impiego e meglio ancora nelle Poste, nella presunzione di inamovibilità e massimamente nella pretesa di intoccabilità.
P.R. è un ladrone di 58 anni, pizzicato nell’ormai lontano 31 Agosto del 2012 a fregarsi i soldi direttamente nella cassaforte dell’Ufficio postale di Vasto, in Viale Giulio Cesare, trasformato nel suo personale bancomat privato e pronto uso. Come impiegato, aveva direttamente a disposizione le chiavi della cassaforte, per poter attingere liberamente al malloppo. Il ladrone tiene alla roba più ancora che alla ‘famiglia’; la Porsche Cayenne costa e poi ci sono tanti piccoli sfizi da levarsi col peculio altrui. Perché dunque non servirsi delle disponibilità di Posta Impresa (la sua)?!? Il prelievo andava avanti da tempo… e vista la pesca fortunata il nostro ladrone al terzo tentativo si porta via altri 15.000 euro dalla cassa. Finalmente viene beccato e denunciato. Dal momento che anche la feccia è innocente fino a conclusione del procedimento penale, P.R. viene saggiamente trasferito e poi sospeso dal servizio su decisione della direzione Poste, a seguito alle misure cautelari disposte dal magistrato, ed in attesa della sentenza definitiva da parte dell’autorità giudiziaria: l’unica legittimata a sancire la colpevolezza dell’inquisito.
Siccome i ladri hanno anche la faccia come il culo, P.R. che nel frattempo si muove indisturbato con una denuncia a piede libero (e senza che gli sovvenga mai l’idea di restituire il maltolto) fa subito ricorso per essere riammesso in servizio, mobilitando ben due avvocati per la bisogna. Vince l’appello e viene reintegrato. Mal incolse alle Poste, perché il ladrone non pago prevede ancora una volta di ricorrere e questa volta per il “demansionamento”, giacché il tapino è stato quanto meno tenuto lontano dal maneggiare i contanti, ben conoscendo il vizietto di siffatta ‘risorsa’ modello. Nel frattempo (ed è il 22/08/16) il reato viene derubricato da “peculato” ad “appropriazione indebita”, P.R. viene giudicato colpevole e condannato ad un anno e nove mesi, ovviamente con sospensione immediata della pena. A questo punto, l’amministrazione delle Poste può finalmente licenziare senza indugio il ladrone conclamato e condannato (seppur in primo grado). Come dicevamo, anche i ladri hanno il loro santo patrono. E l’angelo custode di P.R. si chiama Ilaria Pozzo, magistrata del lavoro, che ordina l’immediato reintegro a lavoro e nelle precedenti mansioni svolte, col pagamento di tutti gli stipendi arretrati e delle spese legali a carico dell’ente Poste.

Per la scrupolosa magistra, lo scandalo non sono cinque anni per addivenire a sentenza, ma il fatto che le Poste non abbiamo licenziato da subito il ladrone impenitente. Insomma, se P.R. fosse stato licenziato a procedimento giudiziario ancora aperto e senza addivenire a sentenza, il licenziamento preventivo si sarebbe configurato come arbitrario e quindi come abuso. Essendo P.R. stato cacciato via soltanto dopo l’emissione di una sentenza di colpevolezza, che ne certifica le responsabilità penali (senza altri inconvenienti in termini pratici), il licenziamento è comunque illegittimo perché, stando all’interpretazione della illuminata giudice, “la contestazione formale è irrimediabilmente tardiva” (!?). L’avvocato, soddisfatto, parla di “principio di civiltà” rispristinato e tutela del “diritto al lavoro” (o di rubare?). Il ladrone sentitamente ringrazia. E noi ringraziamo la giudice Ilaria Pozzo, per così fulgido esempio di giustizia applicata nella ritrovata “certezza della pena”, sancendo l’imprescindibile diritto del P.R. di poter continuare a rubare impunemente.  È rassicurante sapere che in Italia abbiamo magistrati così, capaci di regalarci una variante kafkiana del teatro dell’assurdo. Sono soddisfazioni, che giovano alla reputazione della categoria.

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IRON MEN

Posted in Kulturkampf, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 settembre 2017 by Sendivogius

È rassicurante sapere che nei prossimi anni la presidenza Trump destinerà almeno 55 miliardi di dollari del bilancio federale in spese militari, per fare di nuovo grande l’America, preparandosi evidentemente a fronteggiare un’invasione aliena dallo spazio profondo. È infatti risaputo da tutti lo stato di profonda prostrazione e di drammatica arretratezza tecnologica in cui versano le forze armate statunitensi, soprattutto in considerazione delle nuove minacce globali, e massimamente se si considera il formidabile apparato bellico a disposizione dei mutandari salafiti del Daesh…
Si capisce bene che, dinanzi ad un branco di allucinati che combattono in sottana, meglio se armati con coltellacci da cucina, la risposta migliore sia la realizzazione di gingilli offensivi sempre più sofisticati e costosi. Com’è noto, il segreto della vittoria risiede nella preparazione…
A meno che l’obiettivo primario non sia inaugurare invece una nuova guerra fredda (di cui davvero si sentiva la mancanza) con la Russia e la Cina, in una corsa a perdere verso il riarmo globale, e spianare la strada ad un’altra mezza dozzina di conflitti.
 Ad ogni modo, a dispetto dei pregiudizi, i militari sono dotati in realtà di una fervida fantasia… amano giocare con la playstation nelle noiose ore trascorse in caserma… ed è lecito credere si esaltino con la serie completa di “Star Wars”, presumibilmente facendo il tifo per l’Impero galattico.
Per questo sono ormai una ventina di anni che fantasticano a colpi di milioni di dollari in progetti per la realizzazione di nuove tute da combattimento, esoscheletri potenziati e bio-armature, per rendere i “soldati del futuro” delle inarrestabili macchine individuali da guerra, nella presunzione tutta illusoria della invulnerabilità. Insomma, una specie di incrocio tra le armored suits già viste nei videogame di “Halo” e “Mass Effect”, sulla falsariga delle stormtroopers di Star Wars.
In pratica, si tratta di una masturbazione continuativa che va avanti almeno dal 1997, dai tempi infausti del vecchio PNAC (il progetto per il nuovo secolo americano); mai archiviato nelle stanzette del Pentagono.

Army of the Future: “Consider just the potential changes that might effect the infantryman. Future soldiers may operate in encapsulated, climate-controlled, powered fighting suits, laced with sensors, and boasting chameleon-like ‘active’ camouflage. ‘Skin-patch’ pharmaceuticals help regulate fears, focus concentration and enhance endurance and strength. A display mounted on a soldier’s helmet permits a comprehensive view of the battlefield – in effect to look around corners and over hills – and allows the soldier to access the entire combat information and intelligence system while filtering incoming data to prevent overload. Individual weapons are more lethal, and a soldier’s ability to call for highly precise and reliable indirect fires – not only from Army systems but those of other services – allows each individual to have great influence over huge spaces. Under the ‘Land Warrior’ program, some Army experts envision a ‘squad’ of seven soldiers able to dominate an area the size of the Gettysburg battlefield – where, in 1863, some 165,000 men fought”.

Ovviamente, negli ultimi decenni il progetto è proseguito, conoscendo nuovi sviluppi. E ora questa strana copula meccanica tra Robocop ed Iron Man, si chiama TALOS (Tactical Assault Light Operator Suit): una specie di robottone con dentro l’omino corazzato, che prevede sensori di posizione e sistemi di raffreddamento, con una pompa idraulica che si attorciglia per tre metri all’interno dell’armatura; o cose così… molto utili e soprattutto economiche. Ed i prototipi in circolazione iniziano ad essere parecchi…
L’efficacia in combattimento sui teatri di guerra è tutta da provare, ma insomma la speranza è anche l’ultima a morire.
 C’è da dire che l’idea, ancora a livello sperimentale, ha avuto successo un po’ in tutto il mondo… Anche l’Esercito italiano ne ha varato una sua versione improntata al massimo risparmio, rispetto agli ingenti investimenti americani. Nel nostro caso, il pezzo forte sono gli indispensabili “guanti termici”, che alla modica cifra di 650 euro a paio, costituiscono la dotazione più costosa (ed inutile) dell’intero kit di equipaggiamento. Si tratta dell’elemento che farà certamente la differenza sui nuovi campi di battaglia per il soldato del futuro!
Certo, a ben vedere, la Storia ci fornisce i riuscitissimi esempi del passato… E, visti i risultati, ci sarebbe da ridere se questi non fossero tragici. Insomma, la guerra può essere un’esperienza incredibilmente esaltante, soprattutto per chi non l’ha mai provata, come dicevano gli antichi. Perché dunque non cercare di farla in sicurezza?!? Non per niente, ogni aspirante guerriero ha sempre accarezzato l’idea di rendersi invulnerabile ai nemici, salvo scoprire quanto la realtà possa spesso essere assai diversa dalla fantasia.
Per dire, nel Tardo Antico, i Romani impararono presto a proprie spese, quanto le sofisticate armature dei loro comitatenses fossero inutili dinanzi alla potenza di penetrazione degli archi compositi, utilizzati dai pur infinitamente più arretrati popoli nomadi delle steppe.
Nel IX secolo d.C. gli anglo-sassoni affrontarono quasi con sufficienza i primi invasori vichinghi, nella certezza di ributtare a mare i feroci pagani giunti dalla Scandinavia. Almeno finché non scoprirono che le loro possenti armature venivano facilmente trapassate dalle frecce armate con punte di tipo bodkin, che affusolate e sottili, ma ben temprate, si infilavano negli anelli delle cotte di maglia, o sfondavano giubboni e corazze, pur nella loro letale semplicità.
Messe da parte per quasi tutta l’epoca moderna in seguito all’avvento delle armi da fuoco, le armature riscoprirono un inaspettato ritorno di fiamma in tempi assai più recenti, durante la prima guerra mondiale, che nella sua immane mattanza rappresentò pure una straordinaria occasione di innovazione militare. Certo gli esordi furono assai lenti… Per dire, al Comando francese (che per la sua straordinaria ottusità non aveva eguali) gli ci vollero mesi (e diverse migliaia di morti) per capire che pantaloni e kepì di un rosso sgargiante non erano esattamente del colore più indicato per passare inosservati ai tiratori nemici.
Ma vuoi mettere l’elàn guerriero, e scenografico, che i calzoni vermigli rappresentavano per una truppa lanciata a passo di carica sotto il fuoco nemico?!? E per giunta schierata come le vecchie fanterie di linea napoleoniche, per essere meglio falciata dalla fucileria avversaria?
Fortunatamente, non mancarono innovazioni importanti, tanto che per l’occasione l’Armée francese riscoprì pure l’uso della catapulta..!
Viste le perdite spaventose, e la riottosità crescente delle truppe a farsi macellare per la gloria dei generali nelle retrovie, verso la metà del conflitto, sui vari teatri di guerra cominciarono a fare la loro comparsa una notevole varietà di protezioni ed armature, che certo avrebbero reso invulnerabili i fantaccini alle pallottole.
Niente a che vedere con i khevsur della Georgia che ancora nel 1913 si presentavano in battaglia, bardati così…
Fu allora che l’ineguagliabile tecnologia teutonica mise a disposizione delle proprie fanterie la sua insuperabile corazza da combattimento…
Scenicamente imponente, la protezione si rivelò scomoda, ingombrante, e naturalmente inefficace, rendendo i fanti simili a gasteropodi, per una vaga somiglianza con le aragoste.
Va da sé che le nuove “sappenpanzer” non fecero mai la differenza in battaglia, ma almeno regalavano alla truppa la consolatoria illusione di essere immune ai proiettili.
Peccato che poi alla riprova dei fatti le cose non andassero esattamente per il verso sperato, dal momento che le corazze si rivelarono forabili eccome…
L’effetto palliativo però era assicurato, dal momento che divennero una preda di guerra ambitissima; soprattutto dalle truppe anglo-canadesi che combatterono alla Battaglia della Somme.
Certo, niente di paragonabile all’incredibile catafalco che per un certo periodo venne rifilato alle unità dell’esercito austro-ungarico. Una specie di kit componibile, che poteva fungere da corazza, parapetto, e casamatta portatile. E che con ogni probabilità veniva abbandonata dalla truppa, così camuffata da contrabbasso, alla prima occasione disponibile.

Ovviamente la cosa non passò inosservata agli alti comandi strategici dell’Intesa… E vista l’alta funzionalità di impiego dell’ultimo ritrovato bellico, ognuno si dette a fabbricarne di sue.
Tra i soldati britannici le corazze non ebbero molto successo… E certo gli inglesi preferirono di gran lunga continuare a riutilizzare quelle sottratte ai crucchi, finché non si resero conto che si trattava soltanto di un inutile ingombro da trascinarsi dietro.

Ma nessuno si dette più da fare dello USArmy. E lo straordinario risultato finale di tante fatiche furono le imbarazzanti armature Brewster..!
La Brewster Body Shield fece la sua comparsa nel 1918 sul fronte francese di Verdun. E si può solo immaginare l’incontenibile entusiasmo dei fortunati prescelti, che si trovarono costretti ad indossare un simile scafandro.
Realizzata in acciaio al nickel-cromo dalla Brewster Steel Company, l’armatura pesava oltre 40 kg ed è fin troppo facile intuire che fosse pure di rara scomodità.
Come si potesse correre su un terreno brullo e sconnesso, saltare tra una fossa e l’altra, e scavalcare trincee con una simile roba addosso, resta difficile da immaginare. Però si può ben supporre quale fosse l’esito finale…
Per proteggere le sentinelle, e soprattutto le vedette che costituivano il bersaglio preferito dei cecchini, vennero elaborate delle protezioni di rinforzo per gli elmetti. E le più funzionali furono probabilmente le placche d’acciaio che venivano applicate sugli stahlhelme tedeschi, i quali in alcuni casi vennero ridipinti in un primo esempio di mimetizzazione policroma.
I piastroni d’acciaio in forma trapezzoidale venivano agganciati ai chiodi ai lati dell’elmetto e fornivano così una protezione aggiuntiva, che però non garantiva la salvezza da un colpo frontale e diretto allo stirnpanzer.
Poi come al solito, si volle esagerare e cominciarono a circolare degli inquietanti mascheroni da saldatore di fonderia, a visibilità sempre più ridotta.

Siccome i cecchini più bravi miravano generalmente agli occhi, vennero realizzate fessure sempre più strette col risultato che la sentinella finiva per non vedere più un cazzo.
Gli americani, insuperabili come sempre, fecero un’eclatante invenzione ispirata direttamente al medioevo e mai (ri)messa in circolazione…

Sul fronte italiano, il Regio Esercito si dette da fare anch’esso e nel 1915 fecero la loro comparsa sul campo le mitiche corazze Farina, che avrebbero dovuto fornire un’impagabile protezione ai genieri inviati a tagliare i reticolati attorno alle trincee austriache.

Testate contro armi di medio e piccolo calibro, le corazze dimostravano una buona resistenza, a patto che ci si tenesse almeno a 150 metri (!) dal nemico.

Utilissime contro le schegge di rimbalzo degli shrapnel (e grazie al cazzo!), venivano forate come il burro dai proiettili calibro 8 mm dei fucili Steyr-Mannlicher M1895 in dotazione all’esercito austro-ungarico.
Emilio Lussu, volontario nella Grande Guerra, ridicolizza le corazze ampiamente, avendo avuto modo di verificare sul campo la loro straordinaria efficacia di impiego:

«Le corazze ‘Farina’ erano armature spesse, in due o tre pezzi, che cingevano il collo, gli omeri, e coprivano il corpo quasi sino alle ginocchia. Non dovevano pesare meno di cinquanta chili. Ad ogni corazza corrispondeva un elmo, anch’esso a grande spessore. Il generale era ritto, di fronte alle corazze….. Ora parlava, scientifico: “Queste sono le famose corazze ‘Farina’…. che solo pochi conoscono. Sono specialmente celebri perché consentono, in pieno giorno, azioni di una audacia estrema. Peccato che siano così poche! In tutto il corpo d’armata non ve ne sono che diciotto. E sono nostre! Nostre!” […] “A noi soli” continuava il generale “è stato concesso il privilegio di averle. Il nemico può avere fucili, mitragliatrici, cannoni: con le corazze ‘Farina’ si passa dappertutto”.
“Dappertutto per modo di dire” osservò il colonnello, che quel giorno era in vena di eroismo…. “io ho conosciuto le corazze Farina – spiegò il colonnello – e non ne conservo un buon ricordo, ma forse queste sono migliori”.
“Certo, certo. Queste sono migliori – riprese il generale – con queste si passa dovunque. Gli austriaci…”
Il generale abbassò la voce sospettoso e dette un’occhiata alle trincee nemiche, per accertarsi che non fosse sentito.
“Gli austriaci hanno fatto delle spese enormi per carpirci il segreto, ma non ci sono riusciti. Il capitano del Genio che è stato fucilato a Bologna, pare fosse venduto al nemico per queste corazze. Ma è stato fucilato a tempo. Signor colonnello vuole avere la compiacenza che esca il reparto dei guastatori?”
Il reparto dei guastatori era stato preparato dal giorno prima e attendeva d’essere impiegato. Erano volontari del reparto zappatori, comandati da un sergente, anch’egli volontario. In pochi minuti furono in trincea, ciascuno con un paio di pinze. Essi indossarono le corazze in nostra presenza. Lo stesso generale si avvicinò a loro ed aiutò ad allacciare qualche fibbia. ‘Sembrano guerrieri medioevali’ osservò il generale. I volontari non sorridevano. Essi facevano in fretta e apparivano decisi. Gli altri soldati, dalla trincea, li guardavano con diffidenza. Accanto al cannone praticammo un’altra breccia, nella trincea. Il sergente volontario salutò il generale. Questi rispose solenne, dritto sull’attenti, la mano rigidamente tesa all’elmetto. Il sergente uscì per primo; seguirono gli altri, lenti per il carico d’acciaio, sicuri di sé, ma curvi fino a terra, perché l’elmetto copriva la testa, le tempie e la nuca, ma non la faccia. Il generale rimase sull’attenti finché non uscì l’ultimo volontario, e disse al colonnello, grave: “I romani vinsero per le corazze”.
Una mitragliatrice austriaca, da destra, tirò d’infilata. Immediatamente, un’altra, a sinistra, aprì il fuoco. I volti si deformarono in una contrazione di dolore. Essi capivano di che si trattava. ‘Avanti!’ gridò il sergente ai guastatori. Uno dopo l’altro, i guastatori corazzati caddero tutti. Nessuno arrivò ai reticolati nemici. ‘Avan…’ ripeteva la voce del sergente rimasto ferito di fronte ai reticolati. Il generale taceva. I soldati del battaglione si guardavano terrorizzati

Emilio Lussu
“Un anno sull’altipiano”
(1938)

Essendo disponibile in numero limitato, un così straordinario artefatto venne distribuito soprattutto tra gli Arditi volontari delle cosiddette “compagnie della morte”: nome quanto mai azzeccato per gli aspiranti suicidi, che venivano inviati armati di cesoie e guantoni a tagliare i reticolati nemici.
Le protezioni Farina non si rivelarono più utili dei loro omologhi impiegati sugli altri fronti di guerra, ma la propaganda bellica dei comandi italiani vi aggiunse quel tocco di minchioneria in più, che fa sempre la differenza…
Immaginate voi la praticità (e soprattutto l’utilità) di correre e saltare e strisciare nella terra di nessuno, stringendo una baionetta tra i denti, con mezzo quintale di ferraglia tintinnante addosso, mentre scoprite con sorpresa che le vostre cesoie non riescono a tagliare un filo spinato rinforzato con più di 5 cm di spessore. Senza considerare l’estensione dei campi da bonificare…
I carriarmati si sarebbero rivelati assolutamente più funzionali, ma vabbé! All’epoca venne considerata inizialmente come un’invenzione poco utile e di scarso impiego.

Eppoi vuoi mettere il fascino di una specie di cavaliere medievale schierato in trincea?!?
Assolutamente inutili come protezione, le armature avevano l’indiscutibile svantaggio di rendere subito individuabili i guastatori nel buio, giacché bastava aguzzare l’udito al rumore del ferro che cozzava sulle pietraie insieme al ticchettio delle cesoie. Una volta scoperti, l’esito era in genere assai scontato…
Né migliorò l’utilizzo di scudi protettivi, che a parte l’evidente ingombro non garantivano granché…
Pertanto, vista la loro collaudata efficacia, di corazze pettorali ed armature ne circolarono ancora parecchie fino al 1945.
Dalla Polonia…
Alla Russia sovietica, con le sue Stalnoi Nagrudnik, che forse tra tutti i modelli messi in circolazione si rivelarono tra i più resistenti e forse non tra i più comodi, visto che i due piastroni imbottiti, una volta legati tra loro comprimevano la cassa toracica rendendo difficile la respirazione in caso di affanno.
Stalnoi NagrudnikAnche l’esercito imperiale nipponico realizzò una propria versione, riservata ai signori ufficiali, ed utilizzata durante l’invasione della Cina.
Sull’efficacia del soldato corazzato del futuro non è dato ancora di sapere. Certo per i profitti delle aziende impegnate nella ricerca sarà un successo di sicuro.

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QUOTE NAZI

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , on 13 settembre 2017 by Sendivogius

In una delle sue consuete manifestazioni di razzismo applicato, a cui ci ha ormai abituato da tempo quella sottospecie di succursale padana del KKK che va sotto il nome di Lega, la giunta nazista in quell’anomico buco di culo pedemontano che si fa chiamare “Pontida”, per null’altro famoso se non per un giuramento di 850 anni fa e le pagliacciate neo-völkisch che tanto piacciono ai camerati padani in camicia verde, è riuscita a trasformare la normativa per l’istituzione di un normalissimo parcheggio riservato alle donne incinte, in un surreale manifesto anti-gender. Tanta deve essere l’ossessione di questi puttanieri professionisti, autopromossi a difensori della famiglia “naturale” (come se ne esistessero di innaturali), per una specifica della quale proprio si sentiva il bisogno e con la quale le potenziali aventi diritto vengono discriminate in base all’orientamento sessuale e la provenienza ‘etnica’.

1. Ai fini del presente regolamento per ‘nucleo familiare naturale’ si intende una famiglia composta dall’unione di un uomo ed una donna a fini procreativi.
2. Ai fini del presente regolamento per ‘donna’ si intende un individuo umano con sesso femminile risultante dai registri anagrafici della Città di Pontida.
3. Ai fini del presente regolamento per ‘fase di gestazione’ si intende il periodo temporale in cui una donna presenta uno stato di gravidanza clinicamente accertato.
4. Ai fini del presente regolamento per ‘fase di puerperio’ si intende il periodo temporale di durata annuale decorrente dalla data di nascita anagrafica della prole di un nucleo familiare naturale.

Con pignoleria certosina, il legislatore pontidese ha sentito altresì l’imprescindibile dovere di specificare cosa si intenda per “donna” ed in che modo vada riconosciuto lo stato di gravidanza, onde evitare eventuali errori nell’attribuzione dello stesso. Evidentemente, dalle parti di Pontida (che coi suoi 3.000 abitanti scarsi si autodefinisce “città”, nel medioevo forse) e dei troppi villaggi di Borgo Citrullo, votati al nazismo leghista, dopo secoli di copule endogamighe tra consanguinei, devono avere serie difficoltà a distinguere un “individuo umano con sesso femminile”, in aggiunta all’evidente convinzione che un uomo possa rimanere incinto. Così come, pare siano altrettanto convinti che la “fase di puerperio” sia impossibile al di fuori di un contesto che prescinda, per i più svariati motivi, dal “nucleo familiare naturale”.
Ora, immaginate di istituire parcheggi per disabili (perché il principio è lo stesso) con la sosta interdetta a tutti quei portatori di handicap, in base alle appartenenze di genere e di razza, con tanto di ‘polizia politica’ chiamata a verificare non l’effettiva disabilità, ma le eventuali pratiche sessuali, meglio se previa schedatura preventiva per riconoscere lesbiche e busoni, per giunta non residenti, che dovessero usurpare l’esclusivo diritto di parcheggio alla nazi-car dell’oriundo padano…
Da una serie di norme e di divieti si possono desumere gustosi bozzetti di vita quotidiana e lo spirito che uniforma una comunità, ancorché affetta da seri disturbi mentali. Soprattutto se ne ricava che un leghista, ancorché nazista, resta sempre un inguaribile coglione.

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Quis custodiet custodes?

Posted in Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , on 9 settembre 2017 by Sendivogius

Certi silenzi sono più assordanti di mille chiacchiere…
Come un marciapiede infestato di deiezioni canine, non c’è giorno in cui un Salvini di turno non si senta in dovere di rilasciare la sua stronzata quotidiana, da spalmare mediaticamente per attirare le mosche nere che ronzano attorno alle cloache del fascioleghismo. Il loro tema preferito ovviamente sono gli stupri: reato odiosissimo, più che altro funzionale alla promozione di punizioni medioevali (e irreali), che tanto eccitano la fantasia malata del proprio elettorato di riferimento, rimestandone gli umori più fetidi. E va benissimo: uno stupratore non ha diritti. Basta con certo lassismo buonista!!
Per parafrasare il vecchio Marv in Sin City:

“Mi piacciono gli stupratori.
Non importa quello che gli fai, tanto non ti senti in colpa. Al contrario, peggio li conci, meglio è.”

Personalmente, sarei per la mazzolata con squarto, come ai tempi allegri delle “giustizie” del Papa-Re…

Peraltro, esistono  specifici profili etnici e culturali che inchiodano alla responsabilità dei fatti intere categorie di allogeni, che rendono il colpevole sempre certo e mai presunto, ancor prima dell’arresto o della stessa identificazione, per estensione delle colpa su base ‘razziale’, nell’assioma collaudato di immigrato-negro-stupratore. Si tratta di una equazione semplice ma efficace, che ha sempre dato ottimi risultati in termini di ritorno elettorale, nella gara tutta al ribasso di chi la spara più grossa.
Ma che succede quando lo stupratore è “autoctono” (endogeno? o come cazzo si chiama!) e malauguratamente dovesse indossare anche una divisa?!! Ora, il caso non voglia, capita che in quel di Firenze due benemeriti Carabinieri siano indagati per il presunto stupro di due studentesse statunitensi di 20 anni e che la violenza sessuale si sia consumata mentre i due tutori dell’ordine erano in servizio. Qualora le accuse (tutte da confutare) venissero comprovate, sarà pure stato il testosterone a mille e qualche bicchiere di troppo, ma sempre di stupro si tratta. Perché si chiama così, quando il rapporto non è consensuale o la vittima non è capace di intendere e di volere. E la cosa è delle più gravi, non foss’altro per la ricchissima figura di merda che l’Arma ci fa.
Il fattaccio, di per sé inaudito, sarebbe relegato nella cronaca nera di fine estate e quindi dimenticato una volta appurate le dinamiche, se non fosse che un Matteo Salvini con queste notizie ci sguazza, passando in rassegna ogni singolo ritaglio di giornale, onde poter sparare i suoi tweet fotocopia e aizzare la canea nazistoide attratta dai suoi escrementi riciclati.
Ma in questo caso, quello che davvero colpisce è l’improvviso mutismo che sembra aver colpito il nostro Castratore seriale, con tutta la fascisteria di contorno e gli sciacalli da tastiera al seguito. Si attendono altresì le maratone televisive di Paolo Del Debbio, con le interviste alla gggente che non ne può più, insieme agli ispirati interventi di un Maurizio Belpietro e del nosferatu Sallusti. Niente marce dei camerati di Forza Nuova?!? Nessun sussulto di vibrante indignazione da parte di Giorgia Meloni, la pancetta nera dei Fascisti d’Italia?!?
Del resto, Salvini è uno che non manca mai di ripetere, quando non è troppo impegnato a stringere mani di nostalgici delle brigate nere di Salò ed incontrare nazisti in ogni anfratto d’Italia, che lui è “sempre con le forze dell’ordine, senza se e senza ma”. Anche quando dovessero stuprare (che a menare ci pensano già).
Com’è?!? Questa volta per gli “schifosi” niente “CASTRAZIONE CHIMICA e via!” ?!?

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(102) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , on 2 settembre 2017 by Sendivogius

Classifica AGOSTO 2017”

 Uno sbadiglio li seppellirà..! MDP, Art.1, Campo progressista… Non c’è niente di più tedioso, che seguire la telenovela infinita della sinistra di estrazione piddina, uguale e contraria alla matrice originaria, massimamente esemplificata dagli svolazzamenti di un Giuliano Pisapia, in attesa di sapere cosa farà da grande. Ora, se volessimo conferire un qualche spessore ‘intellettuale’ all’intera faccenda, potremmo parlare di “dramma dell’indecisione”… scomodare Carl Schmitt e alludere alla “amletizzazione dell’eroe”, se non fosse che nulla di eroico si ravvisa in questa parodia trasformista di Godot pendolante e compagni in cerca di autore. Al massimo vengono in mente i pupazzetti animati di Carosello, con tutta l’insipienza e la noia che contraddistingue il narcisismo di queste prime donne in cerca di ricollocamento…

«Come ho anche ribadito ieri in un incontro pubblico: per me, e non solo per me, sarebbe un incubo ed è folle solo pensarlo. Non so se Renzi pensi davvero a questo ma non lo penso io. Voglio un governo che faccia cose di sinistra in prospettiva guardando al paese e al futuro»
(Giuliano Pisapia, 27/01/17)

«Sia Martina che Orfini e anche Orlando hanno detto chiaramente che il PD guarda a sinistra, ma la decisione dovrà essere presa ufficialmente alla fine delle primarie quando ci sarà un segretario. È importante sapere se il PD, alle prossime elezioni, vorrà fare un’alleanza con il centrosinistra e poi governare o se pensa ancora di continuare un’alleanza con NCD o addirittura con forze ancora più a destra.
[…] Il nuovo centrosinistra deve nascere con una netta e forte discontinuità con questi ultimi anni. […] Al PD chiedo con rispetto: il giorno delle primarie dobbiamo sapere se loro vogliono costruire il centrosinistra o appoggiarsi ancora sul Nuovo Centrodestra, Alfano e Verdini. È un appello che viene dal cuore. NCD non è compatibile con il nuovo centrosinistra, o sinistra centro.
[…] Renzi dovrebbe scegliere se guardare a un’alleanza a sinistra, formando un centrosinistra, o un’alleanza con il Nuovo Centro Destra che trasformerebbe il PD in un partito geneticamente modificato.
[…] Serve un’alleanza aperta, diamole un nome: Campo Progressista, che riunisca le forze di sinistra in grado di assumersi una responsabilità di governo. Non per motivi di potere ma per fare le cose di sinistra
(Giuliano Pisapia, 11/03/17)

Poi alla riprova dei fatti, con tutta la coerenza che ne contraddistingue il non essere, te lo ritrovi in Sicilia nella più grande ed indecente ammucchiata elettorale di sempre, con Alfano e Verdini e Casini e tutto il peggio della nomenklatura cuffariana-lombardiana prontamente riciclata, senza che un ombra di scandalo e vergogna ne sfiori la bronzea imperturbabilità. Perché una poltrona val bene una messa.

Hit Parade del mese:

 

01. MEDIAZIONI CULTURALI

[28 Ago.] «Lo stupro è un atto peggio ma solo all’inizio, una volta si entra il pisello poi la donna diventa calma e si gode come un rapporto sessuale normale.»
(Abid Jee, l’Integrato)

02. GRANDI RITORNI

[25 Ago.] «A me Comunione e Liberazione ricorda la storia migliore, quella delle feste dell’Unità, dell’organizzazione comunitaria e degli scioperi »
(Fausto Bertinotti, il Compagno)

03. È MALATO!

[04 Ago.] «Avete visto quanto è forte l’aspetto umano che c’è nel mio libro?»
(Matteo Renzi, Marchettaro compulsivo)

04. IL NOBEL HOLLANDE

[02 Ago.] «L’intervento in Libia è stato avallato da tutti quanti voi, vi siete piegati ai diktat di Napolitano, Sarkozy e del premio Nobel Hollande»
(Alessandro Di Battista, l’aspirante ministro degli Esteri)

05. PIÙ INVECCHIA E PIÙ DIVENTA SCEMO

[02 Ago.] «Leadership, storytelling, community, membership. Ognuno di questi elementi è imprescindibile e inevitabile per la buona Politica.»
(Francesco Nicodemo, il Comunicatore)

06. DISTOPIE

[27 Ago.] «I nostri governi di centrodestra sono stati vittima, come nel 1994 e nel 2011, di congiure di palazzo o colpi di Stato.»
(Renato Brunetta, l’Allucinato)

07. E ‘STI CAZZI, NO!?!

[25 Ago.] «Non so voi, ma io adoro i nani da giardino!»
(Matteo Salvini, il Gigante)

08. METAFORE

[20 Ago.] «Non si possono sciogliere nell’acido i mattoni se non hai ancora la casa»
(Pierluigi Bersani, l’Ermetico)

 09. MA ANCHE

[13 Ago.] «Se un giudice dice che un immobile va abbattuto, si fa. Ma non possiamo voltare le spalle a chi ha una casa abusiva perché la politica non ha fatto il suo dovere»
(Luigi Di Maio, il Pulcinella)

10. SALVATAGGI

[23 Ago.] «Io ho salvato la Sicilia!»
(Rosario Crocetta, il Salvatore)

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E adesso sono KATZ!!!

Posted in Business is Business, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , on 25 agosto 2017 by Sendivogius

Ad ogni cacatina improvvidamente rilasciata nelle pieghe profonde del web dallo psicopatico barbuto di turno, ecco che puntuale giunge il fondamentale supporto mediatico della signora Katz, la quale con il suo “SITE” assicura ogni volta la massima rilevanza possibile anche al più insignificante rigurgito della propaganda “jihadista”, offrendo canali di diffusioni altrimenti impensabili persino ai messaggi più scalcagnati del salafismo militante. Specializzata nella ricerca delle entità terroristiche internazionali (da cui l’acronimo del suo “Istituto”), la signora Katz non agisce certo per disinteressato spirito di servizio, visto che si fa profumatamente retribuire per il disturbo. Come una pseudo agenzia di intelligence privata possa poi offrire performance e standard operativi migliori di un qualsiasi ente governativo preposto ai servizi di sicurezza, e farlo meglio della CIA o della NSA per dire, è cosa tutta da dimostrare. Né si capisce perché dati sensibili per l’attività anti-terroristica debbano essere monitorati da una società privata a scopo di lucro, che certo tra le sue finalità ha tutto l’interesse (perché remunerato sulla quantità) a ‘pompare’ la rilevanza mediatica della minaccia presunta ed ingigantirne l’eventuale portata. Ed in tal modo finisce col diventare la migliore cassa di risonanza, per la propaganda e la veicolazione dei messaggi proprio di quei gruppi che dice di voler combattere…

Ora, siccome per una serie di fortunate circostanze, l’Italia è stata risparmiata dalla follia del terrorismo di matrice islamista (guarda le coincidenze!?), dal magico cilindro della signora Katz ecco che spunta fuori la minaccia fresca di giornata, contro l’Italia ed il Vaticano (giusto per non farsi mancare nulla). A pensar male, si direbbe che il suo “SITE”, in piena campagna promozionale, sia alla ricerca di nuovi clienti ai quali proporre il prodotto delle proprie ‘ricerche’, pescate a strascico sulla rete e riconfenzionate per la vendita. E questo può costituire per paradosso un ulteriore problema, perché poi le informazioni di SITE finiscono col condizionare l’agenda politica dei governi e (peggio ancora) l’attività dei veri servizi di intelligence, senza che nessuno scorga l’anomalia insita in un meccanismo, che in fin dei conti mira al profitto e non alla reale prevenzione…

Ad accorgersi dell’anomalia, iniziano ad essere in parecchi. Per la bisogna riportiamo la più anonima e forse tra le più azzeccate delle critiche:

«Durante gli anni di piombo, in Italia, i comunicati delle BR venivano giustamente censurati dalle autorità di polizia, che ne proibivano la pubblicazione.  Lo scopo era evidente: evitare che le minacce del gruppo terroristico creassero inutilmente allarme nell’opinione pubblica: uno degli scopi principali della pratica terroristica è esattamente quello di creare allarme; che tramite i mass media i comunicati servissero a trasmettere indicazioni organizzative tra le cellule sparse sul territorio; che i comunicati stimolassero comportamenti emulativi e arruolamenti.  Con l’ISIS questa banale e doverosa pratica di polizia non viene attuata: i comunicati dell’organizzazione che incitano ad atti di terrorismo vengono scrupolosamente tradotti in varie lingue e diffusi integralmente su tutti i mass media mondiali; i filmati con le atrocità dimostrative e le minacce, peraltro realizzati con una competenza professionale inusitata per una organizzazione di quel genere, arrivano direttamente sui canali video dei TG di tutto il mondo a inorridire l’opinione pubblica; alle indicazioni programmatiche del centro di comando dell’ISIS viene fatto fare il giro del mondo.

Il “merito” di tutto questo va attribuito al SITE di Rita Katz, società notoriamente collaterale al Mossad, che costantemente monitora i canali comunicativi dell’ISIS, ne carica i contenuti, li prepara e li trasmette debitamente tradotti alle redazioni dei mezzi di informazione affinché siano diffusi.  Tornando agli anni di piombo: se una organizzazione avesse svolto questa funzione di servizio per le BR sarebbe stata sicuramente oggetto delle “attenzioni” di polizia e servizi di intelligence: i suoi membri sarebbero stati indagati, e certamente denunciati per complicità con le Brigare Rosse; i comunicati sarebbero stati censurati e i mezzi di comunicazione sarebbero stati invitati a non diffonderli.  Niente di tutto questo avviene nei confronti del SITE, che di fatto agisce come efficace megafono dell’ISIS. Al contrario: al SITE viene espressa la stima e l’apprezzamento delle autorità e dei mass media per l’opera di diffusione di messaggi e contenuti che da una parte creano raccapriccio, paura, ansia, nell’opinione pubblica e dall’altra vanno ad infiammare gli integralismi in tutto il mondo islamico e a fornire indicazioni organizzative e programmatiche alle cellule jihadiste nei cinque continenti.  Il “mistero” è che nessuna autorità statale e nessuno dei mass media mondiali rileva la necessità di contenere l’attività del SITE (e del Mossad dietro di esso) e di approfondire le finalità di questa agenzia. Il mistero si infittisce ulteriormente se si pensa che il SITE preleva i contenuti che diffonde da canali accessibili anche alla più scalcinata delle agenzie di intelligence, a qualunque privato cittadino minimamente preparato, a qualsiasi redazione di giornale o TG.  Ora l’agenzia di Rita Katz sta diffondendo ai jihadisti di tutto il mondo, e specificamente a quelli che si presume risiedono nel nostro Paese, l’invito a colpire l’Italia. E poiché anche gli integralisti seguono i TG e leggono i giornali, c’è da aspettarsi che l’invito giunga forte e chiaro a tutti e a ciascuno di essi. E se qualcuno di essi dovesse ritenere suo dovere aderirvi: ad esempio accoltellando in strada passanti a caso; scagliandosi con l’automobile contro le persone a passeggio; preparando qualche bomba artigianale da far esplodere in un centro commerciale affollato, sappiamo chi dovremo ringraziare: il SITE di Rita Katz; l’ignavia delle nostre autorità di polizia e di intelligence; la supina e acritica complicità dei mass media; la subordinazione della nostra diplomazia, incapace di esercitare pressioni sugli sponsor del SITE

“Persio Flacco”

Diceva qualcuno che a pensar male si commetteva peccato… Però spesso si aveva ragione nel farlo…

 

 

Il Soffio del Male

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , on 18 agosto 2017 by Sendivogius

Come un tumore maligno, la neoplasia salafita si sta espandendo per l’Europa con una virulenza mai vista. E l’abbiamo lasciata diffondere noi, fino alla sua maturazione cancerogena, nella sapida incoscienza della nostra cecità, rifiutandoci di vedere lo spettro che si aggirava industurbato in mezzo a noi, ignorando e denigrando i segnali di allarme che pure erano evidenti nella crescita della minaccia, per un problema troppo a lungo ignorato, ipocritamente negato, e colpevolmente nascosto. E se non volete chiamarla “guerra”, scegliete pure il termine che vi è più congeniale… tanto la sostanza non cambia. I morti sono reali.

«È evidente, dopo le notizie della notte da Combrils, che quello in Catalogna è stato un attacco militarmente pianificato, che doveva colpire in almeno tre diversi punti. La rivendicazione dell’Isis è arrivata molto presto, ad azione ancora aperta. Ma quel che conta di più è che quella della cintura di Barcellona è considerata la zona calda del jihadismo nella penisola iberica, con le forti presenze di salafiti, quasi tutti nati in Spagna, figli di immigrati o convertiti. Anche questa volta ci troviamo di fronte a bestie che hanno voluto colpire nel mucchio, tra gente inerme, uccidendo anche bambini, nel luogo della festa e dell’incontro, nei giorni della vacanza. Odiano i nostri modelli di vita, e sono pronti a morire per ucciderci. Sono il nostro opposto, nemici dell’umanità. Sarà una guerra lunga: non l’abbiamo dichiarata noi ma la dobbiamo combattere senza incertezze.»

Enrico Mentana (18/08/17)

 Tempo addietro [QUI], sull’onda di un legittimo sdegno in concomitanza con l’abominevole massacro parigino del Bataclan, avevamo provocatoriamente stracciato il velo ipocrita, troppo a lungo disteso con cieca indulgenza sopra i frutti malati di una “integrazione” fallita. E lo avevamo fatto, da ‘sinistra’, facendo nostro il pensiero di Karl Popper e Michel Onfray. Siamo stati irrisi e coperti di insulti dalle vestali a presidio permanente dei sepolcri imbiancati del politicamente corretto. Avevamo osato dire come non si trattasse affatto di casi isolati o di “lupi solitari”, come invece continuava ad insistere certa rassicurante retorica assolutoria. Come dietro ci fosse in realtà una rete logistica transnazionale, profondamente radicata sul territorio europeo con complicità e ramificazioni diffuse; così come il pericolo fosse incombente e radicato, con un preciso disegno totalitario e sterminazionista ad ispirarne la mano, nell’esistenza di una zona grigia e assai porosa alle infiltrazioni della propaganda salafita, lungo una linea d’ombra all’interno della quale poter contare su legami clanici e solidarietà inconfessabili, salvo venire aggrediti dal circo delle animelle belle alla fiera delle ipocrisie. Poi ci sono state le stragi di Nizza, Berlino, Stoccolma, gli attentati di Londra, ed ora Barcellona e Turku. Stessa matrice religiosa, stesse modalità di esecuzione, per la medesima ed univoca ideologia di morte. Ben triste ed inutilissima ‘consolazione’ sapere che come Cassandra avevamo ragione. Ma ciò che in questo frangente colpisce di più, è il silenzio assordante della comitiva dei bimbi buoni, solitamente così loquaci nella referenzialità settaria dei loro circoletti chiusi, ai quali sembra essersi seccata la lingua e rattrappite le dita sulla tastiera (e all’occorrenza i gessetti nella tasca). Quelli dall’indignazione facile; sempre pronti a solidarizzare con le cause più disparate e remote (dall’ultimo degli inuit, ai diritti di pascolo del pastore siberiano), flagellandosi per le colpe dell’Occidente (come se al di fuori del vecchio continente ci fosse stato l’Eden), irretiti dal mito iperrazzista del bon savage di Roussau. E muti ogni volta che l’orrore gli esplode dentro casa, sbattendo tutta la sua brutalità sul loro musetto smarrito, dinanzi all’evidenza di una realtà che cozza coi loro universi fantastici, nella negazione sperticata di una minaccia che c’è, esiste, e dovrà essere affrontata senza reticenze. Piaccia o non piaccia farlo.

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ENLARGE IT AGAIN

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , on 13 agosto 2017 by Sendivogius

A ben vedere, la Storia, fintanto che la ‘tragedia’ rimane rilegata sullo sfondo, predilige la ‘farsa’ nelle cialtronesche declinazioni della stessa…
Quella di Donald J. Trump non è certo la prima amministrazione collaterale all’estrema destra che gli USA abbiano mai avuto, ma con ogni evidenza è la prima che si richiami così apertamente al fascismo in sinergia con lo zeitgeist prevalente. Con l’elezione di Trump sono saltati tutti i tombini, che almeno in precedenza avevano la decenza di comprimere i liquami del neo-nazismo di ritorno nelle cloache dei riflussi storici.

Raramente un presidente americano ha mai goduto dell’appoggio tanto esplicito di qualunque formazione apertamente razzista e dichiaratamente nazista nell’orgogliosa esibizione di sé, tra una selva di braccia tese a salutare l’ennesimo omuncolo della provvidenza…

Giusto per non farsi mancare proprio nulla, sono ricicciati fuori perfino gli incappucciati del Ku Klux Klan ed i leggendari nazisti dell’Illinois, tanto doveva essere irresistibile l’odore per le mosche nere dell’Alt-Right americana..! E non è semplice folklore “identitario”…
Mai un presidente aveva fatto meno di nulla per marcare le differenze (e le distanze) da una simile compagnia di giro, producendosi invece in una serie di compiaciute pose ducesche, insieme alla discutibile accortezza di sostituire lo scolapasta rovesciato di mussoliniana memoria, con la cotica ossigenata di una pantegana morta al posto dell’elmetto.

Cosa che di per sé non basta ad esaurire la pericolosità congenita di un tragico pagliaccio alla ribalta, che evidentemente non ha alcuna vergogna, o scrupolo che pure i suoi predecessori avevano, né avverte l’inopportunità, di accompagnarsi a simili personaggi.
Trump vuole fare l’America di nuovo grande, mentre rischia di renderla più piccola di quanto non sia mai stata. E a giudicare dalla scelta dei camerati di strada che si è scelto, di grande c’è solo l’immane fogna scoperchiata di un’America profonda come la sua costipazione intestinale. Cosa potrà venirne fuori, è facilmente intuibile.
Cosa intenda poi questo buzzurro ripulito per “grande”, francamente è difficile da comprendere del tutto. Nella sua visione da bullo, la grandezza si misura nel più alto numero di persone alle quali riuscire a rompere i coglioni nel più breve tempo possibile: “molti nemici, molto onore”. Se misurato in termini di entità statali, in poco meno di un anno Trump è riuscito ad inanellare la più lunga serie di minacce e provocazioni contro: Russia, Cina, Siria, Nord Corea, Venezuela, Cuba, Iran… Non si capisce bene se per machismo politico, per incompetenza, o perché alla spasmodica ricerca di un casus belli, col bel risultato di provocare per reazione la più grande corsa agli armamenti nucleari dalla fine della guerra fredda.
Ovviamente lo fa in nome della pace e della stabilità mondiale. D’altronde la grande esportatrice di democrazia ha sempre trovato nella guerra l’espressione più coerente della propria identità, nella continua ridefinizione di quella lista sconfinata che Gore Vidal chiamava “il nemico del mese”. Trump è però il primo presidente ad aver aperto un vero fronte interno contro quelli che evidentemente considera le principali minacce al suo potere. In proposito, è ‘illuminante’ notare come i nazisti del KKK utilizzino gli stessi metodi terroristici degli islamo-fascisti dell’ISIS…

E per inciso è anche l’unico presidente USA che abbia mai avuto il pessimo gusto di minacciare il ricorso all’atomica lo stesso giorno in cui cade la ricorrenza della nuclearizzazione di Nagasaki. Peccato che al momento sia troppo impegnato a spicciare le faccende di casa.

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Cronache dell’Altromondo (II)

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , on 5 agosto 2017 by Sendivogius

Grande preoccupazione negli operatori del settore, dopo lo scoperchiamento del vaso di pandora delle cosiddette “organizzazioni non governative”, dinanzi al verminaio per lungo tempo nascosto ipocritamente sotto al tappeto dalla pusillanimità di governi succubi ad ogni ingerenza esterna.
 Valerio Neri, direttore generale per l’Italia di Save the Children, si è subito affrettato a rimarcare le distanze da qualsiasi ‘collusione’ (perché tale sembra essere considerata) con le istituzioni italiane, assicurando l’assoluta estraneità dell’organizzazione a qualunque indagine di polizia, nel certificare violazioni di normative che si considerano a sé estranee…

«Sono preoccupato soprattutto dal fatto che si possa pensare oggi ad una esagerata vicinanza, a una non vera indipendenza di Save the Children dal governo italiano, dopo la firma da parte nostra a differenza di altri del Codice di Condotta delle Ong. Temo che si possa pensare che abbiamo fatto la spia sul conto della nave Iuventa, e non è vero. Save the Children non c’entra niente. E’ stato il personale tecnico della nave, cioè gli addetti alla security, al salvataggio, a fare le segnalazioni […] Nessuno può escludere che anche sulle nostre navi possa esserci polizia sotto copertura. È importante fare attenzione nel reclutamento del personale, noi stiamo molto attenti

Alludendo alle “spie”, ci mancava solo che parlasse di “infami”, e di codici di “affiliazione”, e la metafora implicita sarebbe stata perfetta..!

Guardato a vista nella sua stanzetta blindata dalla quale oramai discetta di tutto dispensandoci le sue verità rivelate, l’immancabile Roberto Saviano, sempre più prigioniero del suo ruolo ed autopromosso esperto mondiale di mafie, si è subito sentito in dovere di farci sapere la sua opinione a contratto, nell’ennesimo e (ir)rinuncianbile editoriale, producendosi nella difesa d’ufficio ad oltranza di quello che, alla riprova dei fatti, si configura sempre di più come un “potere alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato”. E peccato che assomigli sempre di più ad un potere parallelo che spesso sembra agire in deroga a regole, che evidentemente non reputa vincolanti e che soffre come una forzatura indotta, misconoscendo le autorità pubbliche quasi queste fossero subordinate alle sue necessità private. Una entità separata, che rivendica la sua totale autonomia, salvo poi accollare gli oneri economici e sociali di una “accoglienza” coatta, che ovviamente non considera di sua competenza, ad una intera comunità messa a fatto compiuto ed esautorata da ogni voce in merito. Ennesima variante ideologica del benaltrismo nella sublimazione di ogni principio di realtà, che nella negazione di ogni pragmatismo lascia per reazione lo spazio agli istinti di pancia più beceri col demagogo di turno, il concetto è presto riassumibile in una espressione dalla volgarità congenita, ma pur sempre di rara efficacia nella sua valenza pratica:

«Fare i froci col culo degli altri è una pratica antichissima. Si annovera tra la moltitudine di espressioni falsamente omofobe, perché poggia sul presupposto che ricevere del sesso anale sia necessariamente doloroso. Il che è naturalmente falso.
Fare il frocio col culo degli altri significa, in parole spicce, fare quelli che sono pronti ad un atto giusto, eroico, ma doloroso, perché sai noi abbiamo l’animo nobile. Solo che poi quell’atto lo si fa fare a qualcun altro, che si becca tutto il bruciore di culo, mentre noi ci teniamo il merito delle chiacchiere e dei buoni propositi, senza aver fatto una beata bega.
Di froci col culo degli altri ce n’è in ogni angolo. A volte sono talmente bravi che pare lo stiano facendo col culo proprio, ma poi ti metti a guardare meglio e ti dici: “Oh! Aspetta un secondo, ma quello mica è il culo suo!”. Infatti non lo è. La maggior parte delle volte il culo è il nostro

Nell’articolo in questione [QUI], che prendiamo in prestito da Linkiesta, si parlava di tutt’altra cosa. Ma a ben vedere il concetto ha una sua estensibilità universale, nelle sue molte varianti d’uso…

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(101) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , on 31 luglio 2017 by Sendivogius

Classifica LUGLIO 2017”

Ah se non ci fosse twitter a ricordarci ogni volta tutta l’insulsaggine dei nostri aspiranti ‘statisti’, col non trascurabile vantaggio di poter condensare il nulla della propria inconcludenza nella sintesi striminzita di 140 battute, così non devono spremersi troppo le meningi alla ricerca del neurone solitario che rimbomba tra le pareti di teste vuote, come la particella di sodio della nota acqua minerale… Toc?! Toc!? C’è nessuno in casa?!? A tutto il resto ci pensano i “portavoce” a contratto, personaggi improbabili col prestigio di uno zerbino per cani, spesso con risultati persino più demenziali dell’originale così improvvidamente interpretato. Figurarsi che il Bomba si affida ad un Matteo Richetti per farsi portare la parola..!

Hit Parade del mese:

 

01. REALI IMBECILLI

[27 Lug.] «La coppia ha già due figli, anche la Royal Family deve essere sostenibile per l’ambiente e l’economia della Gran Bretagna. Per ragioni ambientali come il cambiamento climatico, l’uguaglianza economica e la giusta distribuzione delle risorse, è giusto considerare l’opportunità di astenersi dal mettere al mondo un ulteriore figlio, in favore di una famiglia più ‘agile’ e sostenibile»
  (Comunicato della Royal Family)

02. CAZZARI ALLO SBARAGLIO

[13 Lug.] «Sono stato tutta la sera al telefono con le ambasciate degli altri Stati europei per chiedere l’invio dei loro Canadair, perché quelli a disposizione purtroppo non sono abbastanza. Sono in arrivo dalla Francia 3 aerei di cui 2 Canadair. Grazie!»
(Luigi Di Maio, il Contaballe)

03. UN ANNO DI LAVORO, 25 MILIONI DI BUONUSCITA+BENEFITS

[24 Lug.] «Non ci vedo nulla di scandaloso.»
(Flavio Cattaneo, l’Italia che fotte)

 

04. L’UMILTÀ AL POTERE

[19 Lug.] «È un onore per me servire il Paese. Certe mie proposte non sono andate a segno, ma dalle sconfitte ho imparato soprattutto l’umiltà.»
(Maria Elena Boschi, Civil Servant)

05. PROPAGANDA CONTINUA (I)

[18 Lug.] «Lotta alle frodi, infrazioni, aiuti di stato: con i governi Renzi e Gentiloni risparmiati circa 2 miliardi € per cittadini, imprese e Stato.»
(Sandro Gozi, il Visionario)

06. PROPAGANDA CONTINUA (II)

[31 Lug.] «Buone notizie sul lavoro. Meno disoccupati, anche tra giovani. Aumenta lavoro donne. Fiducia in risultati Jobs Act e ritorno crescita.»
(Paolo Gentiloni, l’Omino invisibile)

07. PROPAGANDA CONTINUA (III)

[31 Lug.] «Più di 2 miliardi di € risparmiati, procedure infrazione quasi dimezzate: dai #MilleGiorni a oggi l’Italia si fa sentire in #Europa. #avanti.»
(Maria Elena Boschi, la Miracolata)

08. FACITE ‘A FACCIA CATTIVA

[27 Lug.] «In assenza di una cooperazione attiva della Europa, l’Italia non accetterà più migranti raccolti da Ong o da altri mercantili che non battano bandiera italiana o delle istituzioni europee.»
(Maurizio Massari, Ambasciatore italiano alla UE)

09. UN’OFFERTA CHE NON SI PUÒ RIFIUTARE

[24 Lug.] «All’epoca il governo mi chiese se fossi disponibile, io dissi di sì, ma poi non se ne fece più nulla perché si sollevò un polverone di polemiche. Ma io non do la colpa a Matteo Renzi….. La mia squadra oggi è in grado di hackerare un pacemaker. L’attacco si fa tramite malware injection ovvero l’introduzione di un codice malevolo all’interno di un pacemaker o di un cellulare. Una procedura che si può effettuare attraverso il dispositivo che usa lo staff medico durante l’operazione, ad esempio noi abbiamo hackerato il programmatore del pacemaker tramite attacco fisico oppure tramite attacco remoto. Oppure nei pacemaker moderni che sono connessi a Internet è sufficiente iniettare un malware, si intercettano così i pacchetti di rete scambiati tra ospedali e sensori.»
(Marco Carrai, l’Amico degli Amici)

10. SENNÒ BATTI I PIEDINI PER TERRA?!?

[11 Lug.] «Per rimettere in moto tutto servirebbero nell’Agenda Roma 1,8 miliardi di euro extra che la città non può produrre. Ce li date perché siamo la Capitale o no?»
(Virginia Raggi, bimba a 5 stelle)

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