L’Abominevole Uomo di Kalergi

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on maggio 20, 2015 by Sendivogius

monkey with a gun by Fraugee

«L’immigrazione di massa è un fenomeno le cui cause sono tutt’oggi abilmente celate dal Sistema e che la propaganda multietnica si sforza falsamente di rappresentare come inevitabile.
Con questo articolo intendiamo dimostrare una volta per tutte che non si tratta di un fenomeno spontaneo. Ciò che si vorrebbe far apparire come un frutto ineluttabile della storia è in realtà un piano studiato a tavolino e preparato da decenni per distruggere completamente il volto del Vecchio continente.
D’altronde l’esproprio delle risorse da parte delle potenti multinazionali occidentali, controllate dall’elite massonico-finanziaria è la prima causa dell’immigrazione.
MANIFESTO PANEUROPEOL’ESSENZA DEL PIANO KALERGI
Nel suo libro «Praktischer Idealismus», Kalergi dichiara che gli abitanti dei futuri “Stati Uniti d’Europa” non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale. Egli afferma senza mezzi termini che è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’élite al potere.
Ecco come Gerd Honsik descrive l’essenza del Piano Kalergi:
Rosemary“Kalergi proclama l’abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente, l’eliminazione delle nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o l’immigrazione allogena di massa. Affinché l’Europa sia dominabile dall’élite, pretende di trasformare i popoli omogenei in una razza mescolata di bianchi, negri e asiatici. A questi meticci egli attribuisce crudeltà, infedeltà e altre caratteristiche che, secondo lui, devono essere create coscientemente perché sono indispensabili per conseguire la superiorità dell‘elite.
look-whats-happened-to-rosemarys-babyEliminando per prima la democrazia, ossia il governo del popolo, e poi il popolo medesimo attraverso la mescolanza razziale, la razza bianca deve essere sostituita da una razza meticcia facilmente dominabile. Abolendo il principio dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge e evitando qualunque critica alle minoranze con leggi straordinarie che le proteggano, si riuscirà a reprimere la massa. I politici del suo tempo diedero ascolto a Kalergi, le potenze occidentali si basarono sul suo piano e le banche, la stampa e i servizi segreti americani finanziarono i suoi progetti. I capi della politica europea sanno bene che è lui l’autore di questa Europa che si dirige a Bruxelles e a Maastricht.”
Goomba (1)[…] La convinzione che i popoli d’Europa debbano essere mescolati con negri e asiatici per distruggerne l’identità e creare un’unica razza meticcia, sta alla base di tutte le politiche comunitarie volte all’integrazione e alla tutela delle minoranze. Non si tratta di principi umanitari, ma di direttive emanate con spietata determinazione per realizzare il più grande genocidio della storia

Coudenhove-KalergiIl diabolico complotto del conte Coudenhove-Kalergi, epigono moderno del dottor Fu Machu, è un vecchio cavallo di battaglia del “movimento identitario” (l’eufemismo preferito dai neo-nazisti in incongnito, per rendersi più presentabili), che gira in rete da almeno un quinquennio o anche più, costituendo un appannaggio quasi esclusivo per “suprematisti bianchi”, “razzialisti”, socialfascisti e antisemiti viscerali, che gravitano nelle galassia dell’estrema destra, prima di diventare motivo di intrattenimento per complottari e dementi vari al guinzaglio.
Assurto a nuova gloria sui siti specializzati per monomaniaci del complotto, gli amanti delle scie chimiche e dintorni l’hanno Perché sei tanto coglionesubito eletto a nuova verità di fede, facendone l’oggetto di una diffusione virale. Ovviamente, ne parlano anche i meet-up a cinque stelle, tanto non par loro vero di aver scoperto una simile “verità” dimenticata, insieme ai soliti siti di controinformazione alternativa.
Il testo è lo stesso in tutti i casi, dalla traduzione di un originale in inglese, e viene ripubblicato sempre uguale con variazioni minime. A leggere tra le righe, per gli appassionati di settore, vi si scorgono richiami opportunamente rimanipolati in chiave apocalittico-terrorizzante, all’occultismo teosofico di Madame Blavatsky, tramite una sorta di antropogenesi ripercorsa all’inverso.
ebreiSostanzialmente il famigerato “Piano Kalergi” costituisce una variante molto più rozza e meno appassionante degli intramontabili “Protocolli dei Savi di Sion”, ma la carica antisemita (per quanto sfumata) è sostanzialmente la stessa.
MadridLa componente spiccatamente razzista, nonché le esagerazioni caricaturali del testo, sono talmente calcate, che l’origine della complot-juif-en-europepubblicazione avrebbe dovuto essere evidente a chiunque… Ma il complottista, nella sua ignoranza abissale, manca completamente di ironia ed è il primo dei creduloni che prende sul serio ogni astrusità gli passi tra le mani. Ma lui si reputerà un incompreso con una missione da svolgere: convincervi, se ancora ce ne fosse bisogno, quant’è coglione.
Non ti sto insultanto. Ti sto descrivendoAltrimenti, nelle sue “citazioni” avrebbe potuto facilmente accertare come Gerd Honsik, a cui si deve la dettagliata descrizione dell’Essenza del Piano Kalergi, sia in realtà un Gerd-Honsik-Austria-Shackled-Cuffsantisemita austriaco e razzista conclamato, famoso per le sue posizioni “negazioniste” e soprattutto noto alle cronache giudiziarie per la sua attività di propaganda del nazionalsocialismo e istigazione all’odio razziale. Della sua attività politica, si ricorda la militanza nel disciolto NDP (ogni riferimento allo NSDAP hitleriano è assolutamente voluto). Poeta e scrittore vanta tra le sue pubblicazioni l’indispensabile testo revisionista Freispruch für Hitler? (Assoluzione per Hitler?), che gli costa una condanna per apologia di reato; nonché l’imperdibile Fiend_Felon_HonsikSchelm und Scheusal (Malvagio e Criminale), pubblicato a Barcellona nel 2000, e tutto imperniato contro Szymon Wizenthal.
Durante la sua latitanza in Spagna, consegna alle stampe un’altra opera fondamentale: Adiòs, Europa – El Plan Kalergi (ed. Editorial Bright-Rainbow, Barcelona, 2005), che mistifica e falsifica i contenuti del Praktischer Idealismus (Idealismo pratico) dell’aborrito conte adios-Europail-piano-kalergigerd-honsik-plankalergiCoudenhove-Kalergi che (figuriamoci!) era una raffinato aristocratico cosmopolita, nato a Tokyo nel 1894, imparentato con la nobiltà di mezza Europa (baltica, scandinava, fiamminga, slava, tedesca, francese, veneziana e bizantina!) per giunta di madre giapponese, giusto a proposito di “subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale”. Per un razzista viscerale come Honsik, il conte Kalergi doveva sembrare una mostruosità contro natura.
Praktischer IdealismusSi aggiunga che il “Praktischer Idealismus”, pubblicato a Vienna nel 1925, è un accorato pamphlet contro l’antisemitismo, intriso di misticismo idealista e vagheggiamenti antroposofici che si richiamano ad una nobiltà dello spirito contrapposta al materialismo. Animato da un pacifismo profondo, Kalergi auspica “il dominio dello spirito al posto del dominio della spada”.

«La nostra era democratica è un interludio patetico tra due grandi epoche aristocratiche: l’aristocrazia feudale della spada e l’aristocrazia sociale dello spirito. L’aristocrazia feudale è in declino; l’aristocrazia dello spirito in divenire. Il tempo intermedio si chiama “democratico”, ma in realtà è dominato dalla pseudo-aristocrazia del denaro

Questo per renderci conto di cosa parliamo quando si cita Kalergi, che va avanti così per almeno un centinaio di pagine inseguendo le sue chimere.
Il testo integrale, che tutti definiscono introvabile, è talmente irreperibile che noi l’abbiamo scovato on line (edito in francese), in meno di cinque minuti.
complottoIn quanto al presunto complotto “massonico-finanziario”, probabilmente Kalergi vomiterebbe nel vedere a cosa è ridotto il suo sogno europeo…

«Oggi la democrazia è una facciata dietro cui si nasconde una nuda plutocrazia; le si lascia il potere nominale, mentre il vero potere risiede nelle mani dei plutocrati. Nelle democrazie repubblicane come in quelle monarchiche, gli uomini di Stato sono solo delle marionette in mano ai capitalisti che tirano le fila, dettano le linee della politica e dominano gli elettori attraverso la manipolazione dell’opinione pubblica…. Ad una struttura sociale di tipo feudale si è sostituita una struttura sociale plutocratica: non è più la nascita che determina la posizione nella società, ma il reddito. Oggi la plutocrazia è più potente dell’aristocrazia di ieri, perché nulla le è al di sopra, mentre lo Stato è ridotto a suo strumento e complice

In riferimento al “meticciato” ed alla creazione di una presunta razza ibridata di subumani da soggiogare e dominare,

Nefertari«L’uomo del lontano futuro sarà un meticcio. Le caste e le razze di oggi scompariranno gradualmente, in seguito al dissolversi dello spazio, del tempo e del pregiudizio. La razza del futuro, negroide-euroasiatica, in apparenza sarà simile a quella dell’antico Egitto e sostituirà la diversità dei popoli con la diversità degli individui

È un’intuizione piuttosto ovvia; persino elementare per un qualsiasi dilettante, che si interessi di antropologia culturale. Per giunta, Kalergi sostiene che la fusione di più diversità genera ricchezza nell’uniformità di provenienze diverse. Con ogni evidenza, guarda a se stesso e prende le sue molteplici radici familiari a modello.
La difesa della razzaOvviamente, invece di citare l’originale, si riportano le distorsioni di un bel figurino come Gerd Honsik, elette a verità rivelate per la fede incondizionata dei troppi dementi, dispersi nelle pieghe del cyberspazio. E tutti giù a declinare in psittacismi di gruppo i deliri razziali di un grumo di neo-nazisti, alla fiera dei citrulli dell’allegro complotto.
Ora, come sia possibile mettere insieme una simile sfilza di minchiate assortite, senza nemmeno provare un briciolo di vergogna, costituisce di per se stesso già un mistero tragico, racchiuso nel cuore di tenebra da cui scaturiscono gli incubi peggiori nel sonno comatoso della ragione. Perché qui siamo oltre i confini della pornografia mediatica, per entrare nel gorgo osceno delle perversioni estreme ai limiti della coprofilia, con golose abbuffate di merda per palati forti, quanto mai ansiosi di abbeverarsi nelle fogne complottarde.
captain-kirk-demotivational-posterPerché il vero dramma del complottista a tempio pieno, oltre al problema (tutto suo) di essere un irrecuperabile imbecille, è la totale assenza di senso critico, nell’incapacità di riconoscere l’abnormità delle puttanate scovate nelle latrine del webbé e che subito corre a “divulgare”, su riflesso pavloviano, abbaiando ai mulini a vento, senza che mai venga sfiorato dall’ombra di un dubbio o si premuri minimamente di verificare provenienza e fonti di tali ‘perle’ disvelate.
willy-wonka-blogPer molti, smuovere qualche neurone disperso nell’abisso di teste vuote deve davvero costituire uno sforzo di natura cosmica.

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BARBARI

Posted in Kulturkampf, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , on maggio 18, 2015 by Sendivogius

Attila Total War

L’immigrazione è una questione estremamente seria e dannatamente complicata, per essere lasciata all’improvvisazione di qualche burocrate contabile. Per questo ci rimettiamo all’incompetenza di austeri naufraghi della democrazia dalla pletorica inconcludenza, o agli allarmismi Matteo Salviniapocalittici di squallidi professionisti della paura, ai quali fa da controaltare il piacionismo solottiero dei buoni sentimenti: l’altra faccia di una medesima idiozia uguale e contraria, per identica cialtroneria da spendere ad uso mediatico.
Perché il problema è noto e antico, ma la soluzione sempre incerta…

Vi vogliamo così!

«Un mondo che si considera prospero e civile, segnato da disuguaglianze e squilibri al suo interno, ma forte di un’amministrazione stabile e di un’economia integrata; all’esterno, popoli costretti a sopravvivere con risorse insufficienti, minacciati dalla fame e dalla guerra, e che sempre più spesso chiedono di entrare; una frontiera militarizzata per filtrare profughi e immigrati; e autorità di governo che debbono decidere volta per volta il comportamento da tenere verso queste emergenze, con una gamma di opzioni che va dall’allontanamento forzato all’accoglienza in massa, dalla fissazione di quote d’ingresso all’offerta di aiuti umanitari e posti di lavoro. Potrebbe sembrare una descrizione del nostro mondo, e invece è la situazione in cui si trovò per secoli l’impero romano di fronte ai barbari, prima che si esaurisse, con conseguenze catastrofiche, la sua capacità di gestire in modo controllato la sfida dell’immigrazione.
LIMITANEI by AMELIANVS […] Parlare di immigrazione significa parlare di frontiere: un argomento su cui ferve da qualche tempo un intenso dibattito storiografico, che impedisce le facili generalizzazioni cui si era abituati in passato. Non è più possibile affermare che lungo tutta la sua estensione l’impero romano fosse protetto da un confine chiaramente tracciato e fortificato, capace di marcare anche fisicamente la frontiera tra la romanità e la barbaria. In certe zone, come l’Africa e l’Arabia, il confine era fluido; là dove non si appoggiava a un fiume, come accadeva sul Reno, sul Danubio e in certa misura sull’Eufrate, ma doveva fare i conti con spazi deserti abitati da popolazioni nomadi, individuarlo con precisione sul terreno o tracciarlo sulla carta geografica risulta oggi difficile e probabilmente lo sarebbe stato anche per i funzionari romani…..
Vallo di Adriano[…] La differenza principale fra l’immigrazione antica e quella odierna consiste dunque in questo, che in epoca romana il fenomeno si attuava normalmente in forma collettiva e assistita anziché attraverso una somma di percorsi individuali, e si concludeva con l’insediamento nelle campagne, piuttosto che nelle città.
Late Roman CavalryPer molto tempo l’impero riuscì a gestire l’afflusso, favorendo l’assimilazione degli immigrati e impiegandoli con successo tanto per rivitalizzare la produzione agricola, quanto per infoltire i ranghi dell’esercito; a un certo punto, invece, qualcosa cominciò ad andare storto, e la presenza di nuovi arrivati manifestò effetti destabilizzanti. La catastrofe di Adrianopoli, nel 378, è solo la conseguenza più vistosa di una nuova incapacità di gestire e controllare i flussi di immigrazione: quella che era cominciata come una brutta storia di profughi prima respinti e poi accettati, di abusi e malversazioni nella gestione dei campi d’accoglienza, finì per costare la vita a un imperatore e per segnare una svolta epocale nella storia di Roma, aprendo la via ai grandi stanziamenti malcontrollati di barbari che fra IV e V secolo liquidano la nozione stessa di un territorio romano opposto al ‘barbaricum’ e prefigurano la dissoluzione dell’impero in Occidente. Lo studio dell’immigrazione si rivela, così, anche un modo per affrontare da un’angolatura nuova, e sul lungo periodo, il problema sempre aperto della trasformazione del mondo romano fra Antichità e Medioevo.
Coorte dei Lanciarii Iuniores alla battaglia di Adrianopoli[…] A partire al più tardi dalla crisi del III secolo, l’immigrazione rappresentò per l’impero romano una risorsa indispensabile. Tanto il ripopolamento delle campagne spopolate dalla guerra e dalle epidemie, quanto il reclutamento di un esercito ossessionato dalla fame di uomini, finirono per dipendere in larga misura dalla capacità del governo di accogliere immigrati, o, in caso di bisogno, di organizzare deportazioni forzate verso l’interno dell’impero. Nonostante l’estrema brutalità con cui queste operazioni venivano normalmente condotte, e la paurosa corruzione degli apparati incaricati di gestirle, esisteva comunque un consenso di fondo sulla necessità di questa manodopera, e sull’opportunità di favorirne l’assimilazione.
[…] Questa linea assimilazionista era, naturalmente, espressione di un’autocrazia che riteneva di avere le mani completamente libere per attuare qualsiasi politica apparisse di giovamento allo Stato. Se nell’epoca del principato si era ancora levata qualche voce di protesta a difendere la purezza della stirpe minacciata da troppe concessioni di cittadinanza, più tardi questo genere di lamentele viene completamente soffocato. Il governo imperiale non ha il minimo interesse a difendere l’omogeneità etnica della popolazione, e del resto è indifferente anche a quella della truppa; semplicemente, preoccupazioni di questo genere non vengono prese in considerazione.
Tardo Antico - Coscrizione (V secolo)[…] Le campagne, le grandi dimenticate di tutta la storia romana, erano per il governo una tabula rasa in cui era possibile compiere qualsiasi esperimento di ingegneria sociale, purché alla fine la terra fosse coltivata e gli uomini iscritti sui registri degli uffici di leva.
Coscrizione (by Aemilianus)[…] A determinare il collasso del sistema fu un accumulo di disfunzioni, che tuttavia non avrebbero avuto un impatto così devastante senza un’improvvisa accelerazione della congiuntura. La corruzione delle amministrazioni che gestivano l’ingresso e lo stanziamento degli immigrati trasformò l’emergenza del 376, già difficile da gestire in condizioni normali, in un incubo senza soluzioni. A sua volta, la gravità della situazione che era venuta a crearsi rese pressoché impraticabili le soluzioni consuete, che pure avevano sempre funzionato in precedenza.
Migrazione dei Goti[…] La situazione precipitò definitivamente quando l’impero si vide costretto a lasciar entrare moltitudini di gente che in realtà non sapeva come sistemare, e proporre loro sistemazioni troppo precarie per essere soddisfacenti; quando, cioè, sotto la spinta delle circostanze non si poté più parlare di una politica dell’immigrazione, come quella che bene o male, in modi brutali e corrotti, aveva comunque permesso di accogliere una moltitudine di profughi e immigrati, e di rinnovare profondamente la composizione etnica degli stessi gruppi dirigenti. A partire da allora, gli stanziamenti delle bande barbariche e dei loro capi sul suolo delle province d’Occidente, e gli obblighi di mantenimento imposti alle popolazioni provinciali, comportarono sempre più spesso una perdita dell’effettivo controllo governativo su quei territori, e la nascita, col tempo, di regni dapprima autonomi e poi a tutti gli effetti indipendenti; ovvero quella che, con il nostro abituale etnocentrismo, siamo soliti definire caduta dell’impero romano, dimenticandoci di aggiungere “d’Occidente”»

barbariAlessandro Barbero
Barbari.
Immigrati, profughi, deportati nell’Impero Romano

Laterza
(2006)

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Il viale del tramonto

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , on maggio 17, 2015 by Sendivogius

Il sogno degli italiani

Il problema dei sogni, ancorché catodici, è che prima o poi ci si sveglia sempre…
Alla fine, non ne resta altro che il ricordo sbiadito, nelle pieghe oniriche di un lungo torpore. Allora ci si accorge che altro non erano se non finzione onomatopeica e ci si ritrova infine a fare i conti con la realtà, in tutta la sua desolante evidenza.
Il caro estintoNon v’è niente di più imbarazzante di quelle vecchie macchiette da operetta che, dopo aver dominato per anni i teatri di rivista, si ostinano a calcare il palcoscenico, pesantemente imbolsiti dagli anni; appesantiti dal trucco di scena con cui continuano ad impiastricciarsi il viso, per eludere i segni dell’età nella gloria trascorsa del tempo che fu.
È la triste sorte del guitto. E massimamente del guitto invecchiato male, che non fa più ridere ma diventa parodia tragicomica di se stesso, nell’incapacità di comprendere che il suo momento è trascorso e che sarebbe assai più dignitoso ritirarsi a giusta pensione, invece di umiliarsi nella surreale esibizione del proprio corpo abborracciato, trascinandosi stancamente in un declino inesorabile.
Lo ScarrafoneRidotto oramai a mascherone funerario da esposizione per pubbliche esequie, dinanzi a platee mezze vuote, il Pornonano, sempre più imbalsamato nel proprio corredo funebre, mentre svela i trucchi di scena che ne rivelano tutta l’altezza, trascende la commedia dell’arte per farsi patetismo malinconico. E in questo si spinge ben oltre i confini del ridicolo nell’oscenità estetica di una farsa deprimente, come uno scarabeo stercorario che riunisce le sue miserie in avviluppate palle di letame.
Scarabeo stercorarioE più che altro ricorda quei libidinosi vecchioni, tampinati dalle amanti-bambine dell’ultima ora e ridotti a pupazzi di carne nelle mani di intraprendenti badanti, turlupinati dalla servitù furba e maggiordomi infedeli, tutti interessati a manipolare il testamento e farsi intestare quanti più beni possibili dal padrone rincoglionito.
La Caduta del PornonanoCome altro definire il nero bacarozzone, che ruzzola via sul suo personale viale del tramonto, agitando le zampette montate sui tacchi fuori ordinanza, mentre esegue cinque secondi di vergogna dietro il bouquet cimiteriale, dove è andato a farsi seppellire sotto un triplo strato di cerone?

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Io speriamo che me la cavo

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , on maggio 14, 2015 by Sendivogius

La lavagnetta

Durante una delle sue pausa-merenda nei giardinetti di Villa San Martino, ‘qualcuno’ deve aver spiegato al Bambino Matteo che dietro ogni potenziale elettore (il “cliente”) si nasconde un sempliciotto dall’intelligenza limitata. Poi, come al solito, fatta propria la lezione, l’allievo zelante tende a strafare, mettendoci molto del suo e pur tuttavia sottovalutando un aspetto fondamentale: qualsiasi ‘pubblico’, foss’anche il più citrullo, non ama essere trattato alla stregua di un deficiente. Quando ciò accade, quasi sempre s’inkazza.
shake.idiotiAccantonate dunque le slides e stirata di fresco la camicetta d’ordinanza da piazzista ambulante, il piccolo venditore porta a Er Cecatoporta ha imbastito subito il suo siparietto comico, per vendere l’ennesima “riforma” a domicilio. Lui però lo chiama “dialogo”. Per questo monta un monologo autoreferenziale di 20 minuti e diserta tutti i luoghi delegati al confronto.
Er TrippaI gessetti colorati dell’asilo, la lavagnetta allestita nella biblioteca (rigorosamente sotto chiave) di Palazzo Chigi, circondato da volumi che con ogni probabilità il Maestrino con le maniche arrotolate non ha mai sfogliato neanche per sbaglio, va in onda il “Renzi’s Show” a minchiate unificate.
DajéBisogna dire che nell’insieme l’effetto era abbastanza estraniante: un incrocio tra Il Mondo di Quark (per i risvolti antropologici ed i toni suadenti), affidata al Pierino descamisado, e una televendita sottotono con l’abborracciato imbonitore da salotto, che elucubra cifre in profusione e dispensa le banalità col buono sconto. Tuttavia, l’impressione prevalente è quella di una parodia di Roberto Giacobbo in Matteo Renzi“Voyager”. Il mistero buffo semmai è come questo bambolotto porcelloso, con lo sguardo perso di un tonno bollito mentre gigioneggia nelle sue elucubrazioni sulla buona squola, possa essere diventato presidente del consiglio.
D’altronde la “Scuola” ha davvero bisogno di essere ‘riformata’, se poi sforna simili babbei in carriera. Per questo affidiamo la stesura dei provvedimenti ad uno che gorgheggia qualcosa a proposito della cultura umanista (si tratta dell’omonino partito?!?), non avendo ancora ben chiara la differenza che intercorre tra aggettivo, attributo e sostantivo. Perché ci vorrebbero più ore dedicate all’insegnamento del Latino ed al contempo una maggiore attenzione al mondo del lavoro, così magari si riesce a declinare correttamente la parola “curriculum” ed il relativo plurale (curricula), invece di incartarsi come un ripetente qualunque all’esame di riparazione sulla..sul..curricula.

Clap and Jump per RenziLa #buona-scuola (saluto al duce!): Il testo musicato e assegnato ai piccoli balilla della scuola elementare  “Salvatore Raiti” di Siracusa, per celebrare la visita di S.E. il Presidente Renzi [QUI]

Ma dinanzi a cotanto squallore, che di “umanistico” ha ben poco e molto del caso umano, i media al gran completo già parlano di nuovo “miracolo comunicativo”, tale è il livello culturale di una simile performance ad uso elettorale, nel generale sdilinquimento cortigiano a mezzo stampa.
Io speriamo che me la cavo Le “riforme” nel Principato di Renzilandia sono così: la raffazzonata esecuzione di direttive altrui, affidate ad un’arrogante pletora di dilettanti allo sbaraglio, per svolgimento con bignani di un temino dalle tracce scritte altrove, meglio se in tedesco tradotto in italiano (con google-translate). L’improvvisazione è d’obbligo, perché nelle tecnostrutture brussellesi apprezzano soprattutto la buona volontà e lo zelo nell’eseguire prontamente gli ordini. In fondo il pupazzetto buffo è stato messo lì per questo e rendere maggiormente sopportabile la pillola lassativa, confezionata in combinato disposto. Che poi è svendita sotto costo del patrimonio pubblico; smantellamento dei servizi e delle politiche sociali, affidati in sussidiarità al “mercato” con costi quadruplicati; cancellazione dei diritti, surrogati con una monetarizzazione crescente rivista al ribasso; rinnovo dei contratti di lavoro fermo a dieci anni fa; mancata indicizzazione dei salari e taglio orizzontale delle pensioni, da cui però si possono ricavare 80 euri da dispensare a pioggia su cadenza elettorale; disoccupati abbandonati in mezzo ad una strada e lì dimenticati. La concentrazione monocratica di tutti i poteri istituzionali, con svuotamento degli organi di garanzia, è indispensabile; così si può procedere più in fretta e portare a termine simili “riforme” senza intoppi.
Perché lui ci mette la faccia… e tutti gli altri il culo!

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L’OPINIONE PUBICA

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on maggio 13, 2015 by Sendivogius

public propagandaLa chiamano “storytelling”: l’arte di creare storie, incastonate nella propedeutica pedagogica della finzione narrativa, attraverso la semplificazione del messaggio nella fruizione del medesimo, per presupposizione dialogica su funzione proiettiva. Per essere convincente, lo storytelling deve ‘sembrare’ vero, fornendo un “ritratto realistico” (e quindi convincente) di ciò che si intende illustrare. Tuttavia, la sua plausibilità non risponde necessariamente ad un presupposto oggettivo e confutabile con elementi logici, ma ad una principio di realtà che sposta la realizzazione di effetti e benefici nell’indefinitezza di un tempo presunto.
storytellingQuando viene applicato alle tecniche di “management”, lo storytellig si trasforma in format pubblicitario, secondo i meccanismi promozionali che sono propri della comunicazione integrata e che si fondano sulla condivisione di immagini a valenza simbolica, interiorizzate su base emozionale, nella reiterazione del messaggio meglio se strutturato secondo postulati sillogici.
zombiesA livello molto più prosaico, in “politica”, e ancor più quando questa si riduce a marketing elettorale per pubblicitari di successo, l’intera faccenda ha un nome ben preciso…
Si chiama ‘propaganda’.
PropagandaIl concetto era già chiarissimo agli albori del XX° secolo e si sviluppa di pari passo con l’affermazione della società di massa, dove il massiccio ricorso alle tecniche della propaganda è speculare alla costruzione del consenso, per la strutturazione (e mantenimento) del ‘potere’ dipanato nelle sue varie articolazioni sistemiche, che si traduce nella capacità di controllare (ed indirizzare) l’opinione pubblica su larga scala, tramite il filtraggio e la manipolazione delle informazioni con campagne mediatiche mirate.
E.Bernays Lo sapeva benissimo un creativo come Edward Bernays che intuì subito la correlazione esistente tra pubblicità e comunicazione politica: ogni cittadino è un potenziale consumatore che va indirizzato nelle sue scelte, stabilendo una “connettività emozionale” col prodotto che si intende promuovere. E poiché le masse sono sostanzialmente irrazionali, se ne possono manipolare le opinioni e orientarne i gusti, agendo sull’inconscio collettivo, tramite la stimolazione delle paure e dei desideri. Pertanto la contraffazione dei fatti e delle informazioni, attraverso una distorsione cognitiva della realtà è sempre funzionale al raggiungimento del risultato, che poi si traduce nel vantaggio soggettivo di una ristretta oligarchia. Non per niente, Bernays parla senza eufemismi di “manipolazione delle coscienze”, nell’entusiastica conservazione dello statu quo fondato sulla supremazia del Mercato.
Edward BernaysSu presupposti simili, ma per considerazioni completamente diverse, Walter Lippmann ebbe a sottolineare come ciò che l’individuo fa si fonda non su una conoscenza diretta e certa, Sandmanma su immagini che egli si forma o che gli vengono date. E siccome la maggior parte delle persone vivono in uno “pseudoambiente” dove, in assenza di esperienza diretta, i fatti vengono più ‘pensati’ che ‘vissuti’, la conoscenza di ogni individuo si fonda “su immagini che egli si forma o che gli vengono date”. Pertanto, si tratta di “immagini mentali” in grado di suscitare “sentimenti” contrastanti a seconda delle prospettiva con cui queste vengono inquadrate.
pitture rupestriDi conseguenza, per Lippmann la ‘propaganda’ è lo sforzo di modificare le immagini a cui reagiscono gli individui, di sostituire il modello sociale con un altro.
La scarsità di conoscenze a propria disposizione, unita ai limiti delle proprie esperienze dirette ad alla necessità di semplificazione, conduce alla formazione di “stereotipi” che si configurano come un risparmio di energia mentale e si consolidano nel rassicurante conformismo da cui scaturiscono.

walter lippmann«Nella grande fiorente e ronzante confusione del mondo esterno scegliamo quello che la nostra cultura ha già definito per noi, e tendiamo a percepire quello che abbiamo trascelto nella forma che la nostra cultura ha stereotipato per noi […] Perciò gli stereotipi sono fortemente carichi dei sentimenti che gli sono associati. Costituiscono la forza della nostra tradizione e dietro le loro difese possiamo continuare a sentirci sicuri della posizione che occupiamo»

Walter Lippmann
L’opinione pubblica
Donzelli (Roma, 1995)

In pratica, per Lippmann gli stereotipi sono immagini parziali (e spesso distorte) che gli individui desumono dal “cerchio ristretto” delle proprie conoscenze; ovvero: dalla condivisione puzzlecollettiva dei frammenti si struttura la collettività, che si conforma alla prospettiva di maggioranza secondo un’ottica comune. I contatti con il mondo esterno, fuori dalla portata di un’esperienza empirica e diretta, vengono mantenuti e filtrati in immagini emozionali da una serie di autorità cognitive, dalle quali il ‘cittadino’ riceve gli stimoli cognitivi ed affettivi e su questi costruisce le proprie opinioni. Le “autorità cognitive” (media, personaggi pubblici, organizzazioni) contribuiscono alla formazione di una volontà comune, in cui si distinguono capi e seguaci.
Walter Lippmann - DemocracyVa da sé che la cosiddetta “opinione pubblica” non è mai un soggetto con cui relazionarsi, ma un oggetto da manipolare ai propri fini.

«I capi spesso fingono di aver semplicemente scoperto un programma che esisteva già nelle teste del loro pubblico. Quando lo credono, di solito si ingannano. I programmi non nascono contemporaneamente in una moltitudine di cervelli. E questo non perché una moltitudine di cervelli siano necessariamente inferiori a quelli dei capi, ma perché il pensiero è la funzione di un organismo, e una massa non è un organismo.
Questa realtà non appare chiaramente perché la massa è costantemente esposta a suggestioni. Non legge le notizie, bensì le notizie avvolte in un’aurea di suggestione, indicante la linea di azione da prendere. Ascolta resoconti non oggettivi come sono i fatti, ma già stereotipati secondo un certo modello di comportamento. Così il capo apparente scopre che il capo reale è un potente proprietario di giornali.
[…] Nella prima fase, il capo dà voce alle opinioni prevalenti della massa. Si identifica con gli atteggiamenti comuni del suo pubblico, talvolta sbandierando il suo patriottismo, spesso toccando una rivendicazione. Stabilito che ci si può fidare di lui, la moltitudine che stava vagando qua e là può incanalarsi verso di lui. Ci si aspetterà allora che esponga un piano d’azione, ma egli non troverà questo piano negli slogan che esprimono i sentimenti della massa. Questi slogan spesso non lo indicheranno nemmeno. Dove la politica incide molto alla lontana, quello che è essenziale è che il programma all’inizio si riallacci verbalmente ed emotivamente a quello a cui la moltitudine ha già dato voce. Gli uomini che riscuotono fiducia possono, sottoscrivendo simboli accettati, fare molta strada per conto loro senza spiegare la sostanza del loro programma

Walter Lippmann
L’opinione pubblica
Donzelli (Roma, 1995)

Lippmann scriveva nel 1922, ma le sue parole potrebbero valere benissimo anche per l’oggi.
La comunicazione di massa, opportunamente veicolata ed eterodiretta, si fa portatrice di quel carico di suggestioni, fungendo da cassa di risonanza, riducendo la partecipazione a fruizione passiva di un messaggio appositamente confezionato per il consumo allargato. In proposito, il sociologo Robert K. Merton parlava di “disfunzione narcotizzante” dei mass-media.
GOEBBELSSi parva licet componere magnis, la piccola narrazione renziana, rapportata al contorno di tribuni e capetti politici variamente assortiti, non fa eccezioni. Ne persegue le medesime matrice lungo le direttive di una retorica propagandistica, tutta imperniata sul mantra salvifico delle “riforme” che, per l’appunto, hanno ormai sostituito l’inconsistenza sostanziale del “programma”, stimolando l’immaginario di un’opinione destrutturata a dimensione pubica.

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MINUS QUAM MERDAM

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , on maggio 8, 2015 by Sendivogius

Grillo Nein - by Giornalettismo

In quel di Londra, c’è un parco dove ogni svitato picchiatello e perdigiorno con velleità da oratore può improvvisare il suo comizietto surrealista, per il ludibrio dei frequentatori di Hyde Park. Perché dietro ogni tribuncello esibizionista si nasconde sempre un buffone allo sbaraglio, ansioso di mostrare al suo prossimo quant’è minchione.
Beppe Grillo (foto A.G.F.)Considerata l’inflazione della categoria in questione, quasi ci dimenticavamo del citrullo cotonato con generatore incorporato di stronzate automatiche, alimentato a click per fatturazione in conto banner. Di conseguenza, nella calura di una Roma precocemente estiva, non poteva mancare la calata del “Capo politico” in astinenza da attenzioni mediatiche. Stavolta, a raccogliere gli scrosci del Vate® a cinque stelloni è la piazza vuota di Montecitorio, davanti ad un Parlamento già deserto per il week-end anticipato, ma riconvertito a coreografia di lusso per le improvvisazioni sceniche di questa Capitan Findussottospecie di parodia in pensione di Capitan Findus, che in preda a delirium tremens si agita in mezzo ad un nugolo di reggitori di microfono, pronti a captare ogni minzione del truce vecchione avvinazzato, mentre si lamenta dei costi del parrucchiere e rutta qualcosa a proposito di “onestà”.
Capitan GrillusNella “democrazia diretta” a marchio registrato e rigorosamente on line sui server della Casaleggio Associati, il parlamento è pericoloso e va ‘ripensato’. A propria immagine e somiglianza…
La guerra dei cloniCi si appella agli Italiani!, in attesa che questa scimmia barbuta si arrampichi su qualche balcone per arringare folle di Logo Grillodementi autoconvocati per intonare l’Adoremus dell’e_guro telematico, con tanto di faccione ringiovanito e loghizzato.
Nel frattempo, ci si accontenta di rilanciare il format digitale, perché nella “non-politica virale” la rete è tutto e altro non serve: il M5S è un brand ed ogni iniziativa è ricalcata su un trend, come si premura di chiarire l’aspirante ministro degli esteri a cinque stelle e piacionissimo del noto movimento. Ovviamente parliamo di quell’Alessandro Di Battista da Civita Castellana…

“Passo la settimana parlamentare
ad aumentare i miei follower!”

dibbaE per questo lo paghiamo 20.000 euro al mese a lui ed ai suoi compari, quando non scambiano le aule parlamentari per la curva dello stadio.
Il Dibbà è un altro di quei pupazzetti a molla, caricati a minchiate e specializzati in indignazione a retrocarica, sempre pronti a scattare in convulse contorsioni su attivazione a pulsante, non appena viene inserito il gettone presenza. Convertito in animaletto buffo da intrattenimento salottiero, specializzato in siparietti televisivi, è ormai un prodotto digitale per il rilancio del AttiVista“brand” principale. Agli AttiVisti piace così… per inciso sono quelli che non contano un cazzo – la definizione sarebbe di Nicola Morraconta quello che decidono su a Milano, giacché comanda Gianroberto Casaleggio (Raffaele Fico) anche se Beppone è ancora convinto che decide tutto lui, mentre tra i “cittadini portavoce” volano gli stracci e gli scontrini delle mancate rendicontazioni, in un florilegio di registrazioni rubate, faide interne e vendette personali. Adesso è pure giunto il Grillo-leaks.com per le ripicche anonime, con tanto di pubblicazione dei numeri di cellulare per eventuali molestie telefoniche… A questo si riduce la democrazia a cinque stelle, tra purghe staliniane e mezzucci squallidi da Čeka.
Dalle telecamerine nascoste alle delazioni. È la famosa #trasparenza a cinque stelle in attesa di sapere che fine hanno fatto i rimborsi elettorali, rigirati sul C/C di Beppe che, al contrario dei suoi replicanti in parlamento, incassa il bottino e non si ritiene vincolato a certificare proprio nulla.
Il meglio fanE se questo energumeno da bar con la sua congrega di citrulli digitali rappresenta la principale forza di opposizione, si capisce bene perché poi dobbiamo tenerci fin troppo stretto il principino fiorentino e la sua corte, che non potevano sperare in niente di meglio.

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La bona sòla

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on maggio 6, 2015 by Sendivogius

Unistall by Alessandra Daniele

Era il 01/04/15, quando il piccolo principe di Rignano in gita a Londra, durante uno dei suoi soliti tour promozionali, incontrò il suo omologo britannico: quel David Cameron con cui condivide ciccia e fuffa, a dimostrazione di quanto determinati didimi vadano sempre a coppia. Come un Pesce d’Aprile andato a male, il lezzo dell’abboccamento ha avuto un ritorno lungo a tanfo crescente…
Britain's Prime Minister David Cameron  greets his Italian counterpart Matteo Renzi as he arrives at Number 10 Downing Street in LondonSostanzialmente, il bulletto rignanese, tra una fanfaronata e l’altra, aveva bisogno di rimpinguare la cartelletta di governo Carlo Verdone alias Enzo in 'Un sacco bello' (1980)con qualche altra “riforma epocale” per gonfiare, con abbondanza di ovatta nei pantaloni, il pacco delle “misure impressionanti” da esibire al cospetto dei suoi tutori brussellesi, nelle consuete ispezioni ginecologiche per conto Ué.
In assenza di idee proprie, il bimbetto pesca prodotti preconfezionati altrove e ovunque gli sia possibile, da ripassare poi in salsa italica. Perché uno vale l’altro; l’importante è riempire la ciotola da dare in pasto ai salivanti corifei di regime. Al massimo, il ducetto fiorentino ci mette sopra il faccione e tutta la propria arroganza, con la stronzaggine intrinseca di un Masterchef alle prese con le sue cucine da incubo. Pertanto, a condimento del pastone indigesto, che costituisce il piatto forte dell’annuncite di governo, non poteva certo mancare l’imprescindibile “riforma dell’istruzione”: quella #buona-scuola, che altro non è se non una sbavata scopiazzatura in peggio del sistema scolastico anglosassone, rivisto in senso iper-classista e condensato in un accentramento autoritario di tutti i poteri decisionali, come impone la variante nazionale della “meritocrazia” declinata in tempi di post-democrazia.
Democracy no signalAlla scuola come impresa, amministrata da un preside manager, abbiamo dunque la figura del “preside allenatore” che decide l’indirizzo didattico, seleziona professori e personale scolastico (i bidelli), vagliando curricula e decidendo le assunzioni. Ne decide altresì gli eventuali premi e le promozioni ad personam (o meglio, ad clientes), ovviando così al mancato rinnovo contrattuale. Ma il preside, convertito in amministratore delegato, agisce con soldi pubblici ed a suo insindacabile giudizio, in quello che in determinate realtà locali rischia di diventare il più grande sistema clientelare su base familistica che mai si sia visto prima a memoria di Istruzione.
Soprattutto, si svuotano di competenze i Provveditorati, che diverrebbero così “enti inutili” da tagliare in ossequio alle alchimie contabili della spending review (un altro scalpo da agitare in Europa), e si grava il “dirigente scolastico” (che Allenatore nel pallonespesso ‘presiede’ cinque e più istituti, senza avere il dono dell’ubiquità) di un numero abnorme di funzioni, col rischio concreto di mandare l’allenatore nel pallone, il quale si ritroverebbe a rispondere direttamente al ministero, ovvero al Governo che avrebbe il controllo diretto della scelta formativa, con l’istituzione di veri e propri ghetti per gli insegnanti (ed i presidi) indesiderati.
Si tagliano i fondi alla scuola pubblica, ma si stornano contributi statali per milioni di euro a quella privata, che per non incorrere in spiacevoli vizi di costituzionalità (tipo l’Art.33 e l’Art.34), viene denominata “paritaria”. In compenso, si apre il finanziamento (lo school bonus) ai soggetti privati, che per il ‘disturbo’ verranno ampiamente risarciti con sgravi fiscali del 65% sul credito d’imposta. I “privati” finanzieranno i laboratori scolastici, l’acquisto di forniture didattiche, e presumibilmente la manutenzione degli immobili. Ed è fin troppo facile immaginare come tali “erogazioni liberali” saranno vincolate da impliciti condizionamenti, onde ottenere il finanziamento influenzando la conduzione scolastica. Così come già si può intuire come le contribuzioni saranno assolutamente selettive, a discapito degli The Principal - una classe violentaistituti scolastici più periferici, quelli meno ‘blasonati’; oppure inseriti all’interno di difficili realtà locali, che diverranno poco appetibili per il “mercato” e quindi trasformati in discariche sociali per studenti ‘difficili’ o famiglie disagiate, con redditi insufficienti per integrare l’iscrizione obbligatoria con un proprio “contributo volontario”, in aggiunta alla tassa di iscrizione che ogni istituto già applica a propria discrezione.
Ovviamente, al contrario del modello inglese, tutto il materiale concernente l’attività didattica, dai libri, ai quaderni, ai tablet (il cui acquisto è imposto a molti studenti dalla ‘direzione’, per sembrare più “moderni”), resterà a totale carico delle famiglie degli studenti.
Per rendere più digeribile l’immondo pastone, in puro stile democristiano, è prevista un’infornata di massa (sbandierata più a parole che nei fatti) di nuovi assunti, meglio se in concomitanza elettorale (ci sono le elezioni regionali e molti docenti precari sono campani), senza tenere in alcun conto graduatorie di anzianità, corsi di specializzazioni (le SSIS), e abilitati per concorso… sempre per quella storia della “meritocrazia”. Dopo il bastone, c’è sempre la carota Agnese Renzicaramellata, che fa della compravendita dei diritti un surrogato clientelare del consenso, nell’infame convinzione padronale che tutti abbiano un prezzo e che anche la dignità sia in vendita,
speculando sul bisogno sospeso delle persone e sulla loro disperazione. In compenso, si garantisce un posto fisso alla sora Agnese.

La scuola come impresa (in feroce concorrenza tra istituti), il preside come manager, la famiglia come cliente, e lo studente come lavoratore, giacché per gli utenti finali sono previsti “tirocini formativi” con un’impressionante monte ore lavorativo, da spendere (rigorosamente a gratis) nelle aziende (da cui dipenderanno i finanziamenti privati) ed in catena di montaggio. Con la scusa dell’avviamento al lavoro in età scolare, si reintroduce (obbligatoriamente) il lavoro minorile su un modello di sfruttamento paraservile che si pensava finalmente debellato.
ragazzine in fabbricaPerché la nuova scuola, più pessima che buona, si configura in realtà come un perverso esperimento di darwinismo sociale, volto alla formazione degli schiavi di domani, docilmente addestrati alla sottomissione (ed alla produzione industriale), dove la formazione culturale e l’educazione ad una cittadinanza piena e consapevole vengono considerati “anacronistici”, inutili, e soprattutto non complementari al “lavoro” (che per giunta non c’è). Non male per un paese che vanta impressionanti tassi di analfabetismo di ritorno. I genitori licenziati ed i figli in fabbrica.
LandscapeOvviamente il progetto passerà, meglio se con voto di fiducia, e nonostante la solita pantomima delle 50 sfumature di sì diluite nel grigiore inconcludente della minoranza piddì. “Perché ce lo chiede l’Europa” (sic naturaliter) e perché così vuole la deriva autoritaria di matrice neo-mercantilista, secondo l’irresistibile volontà dei suoi esecutori: i volenterosi carnefici del credo liberista.
ECCO-A-VOI-IL-NEOLIBERISMOUn cittadino che pensa è un cittadino che reagisce. Soprattutto, un cittadino consapevole, in possesso di tutti gli strumenti cognitivi per formarsi una libera opinione, è una minaccia costante al nuovo ordine che avanza. Per questo sono previste contromisure come la #buonascuola da condensare in un tweet.

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Il Venditore favoloso

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , on maggio 4, 2015 by Sendivogius

venditore di pentole

La regola aurea del perfetto venditore consiste nell’identificazione totale col prodotto che si intende piazzare sul mercato; perché l’entusiasmo, se ben convogliato, può essere contagioso e indurre il cliente all’acquisto. A quel punto, ciò che compri non è la merce in quanto tale (un lavorato di plastica e metallo), ma il feticcio di un immaginario desiderante, che si espande tramite la declamazione virtuale di quella che in fondo è una suggestione in vendita, nell’appagamento di un bisogno indotto.
Nel marketing applicato alla politica, a compensazione di un’abissale assenza di contenuti, la figura del ‘venditore’ e del ‘leader’ coincidono in una sostanziale adesione di ruoli, Paccottofunzionale alla vendita di un prodotto elettorale in cui ciò che conta non è quasi mai il contenuto, ma l’involucro che avviluppa la confezione, con le sue promesse e la sua carica di aspettative, prima del disvelamento del “pacco”.
In fondo, si tratta di una recita strutturata, dove i meccanismi della televendita diventano gli strumenti universali di una politica spettacolo, per la veicolazione di messaggi resi indistinguibili da una promozione commerciale.
RENZI-WANNA-MARCHILa passione è solo una rappresentazione scenica della stessa, secondo le necessità di copione che regolano gli atti dell’esibizione. Non vi è alcuna tensione ideale. La caparbia determinazione, con cui vengono declamate in un mirabolante turbine di annunci le incredibili potenzialità del prodotto, è la stessa di un piazzista di pentole che ogni volta rilancia l’offerta, arricchendo il set in promozione con gadget di contorno da abbinare alla vendita.
Leopolda13-RenziL’importante è l’esposizione della marchetta, procrastinata avanti nell’indeterminatezza di un tempo sospeso sul vuoto delle attese, ma surrogato da un crescendo di aspettative per incentivare l’acquisto dell’intero stock per corrispondenza. A scatola chiusa e con recesso limitato al prossimo giro elettorale.
Nella concentrazione personalistica del potere, incentrata nella promozione costante del leader, l’ingrediente predominante è il suo narcisismo: l’unico elemento di cui non difetta mai e che dispensa in abbondanza nel compiacimento di se medesimo.
Attraverso una sostanziale identificazione di ruoli perfettamente sovrapponibili l’uno con l’altro, tanto da diventare indistinguibili tra loro, il piazzista convive con l’istrione ed entrambi fanno il paio al cialtrone, che nella preponderanza dell’idiota in politica nell’ansia di distinguersi dalla nutrita concorrenza ama assumere le vesti del “leader”, l’uomo solo al comando, che poi in Italia costituisce l’ennesima variante di una vecchia gloria nazionale: il Cazzaro di successo.
Italian Style (by Bortocal)L’alternanza è anagrafica, ma il prodotto è sempre quello; possibilmente riadattato alla moda del momento. Cambia solo la data di scadenza, mediante contraffazione dell’etichetta di un L'Omino di burroprodotto già avariato di suo. Come per l’Omino di burro che guida i ciuchini nel Paese dei Balocchi, quando ci si accorge dell’inganno è sempre troppo tardi.
Al grande incanto delle promesse elettorali e degli spauracchi a buon mercato abbondano Salvinigli imprenditori della paura, che battono i borghi di provincia agitando cappi e pistole, insieme agli specialisti dell’indignazione prezzolata un tanto al chilo in conto ka$ta. Tuttavia, la figura più amata resta indubbiamente quella del venditore di favole, il piazzista dei sogni a buon mercato, fatti della stessa sostanza delle illusioni e racchiusi dentro un gessato troppo attillato, dietro una paresi facciale contratta in sorriso permanente a 36 denti. Perché il vero cazzaro professionista è come un giocatore di poker: rilancia di mano in mano, raddoppiando la posta, finché qualcuno non decide di vedere il bluff.
renzi_bluffFisicamente simili come due uova di pasqua fuori stagione, entrambi strizzati in abiti troppo stretti sui chili in eccesso, il faccione lievitato a dismisura nell’indifferenziata espressione beota dai tratti porcini, sono i gemelli diversi della politica italiana, il Vecchio ed il Giovane in Wonderland.

Renzi e Berlusconi

Ma se il Papi della Patria era un imbonitore di sogni, il suo emulo fiorentino è sostanzialmente un venditore di se stesso.
Tweedledee e TweedledumNella sua insuperata carriera ventennale, il Pornonano ha dominato la scena promettendo milioni di posti di lavoro, declamando risultati ‘epocali’, le new towns, e disegnando “grandi opere” coi pennarelli colorati sui tabelloni allestiti nel salottino di Vespa, dei quali rimangono solo le coreografie di cartapesta, i piloni arrugginiti ed una voragine di miliardi spariti nelle tasche dei soliti noti.
Invece, nella grande narrazione renziana, non vi sono evocazioni riconducibili ad immagini certe e definite. Abbondano piuttosto i continui riferimenti a termini vacui nella loro ambiguità onnicomprensiva: le mitiche “riforme”, la “speranza”, il “futuro”, il “cambiamento”… un carosello di termini vuoti, nell’indefinitezza che ne contraddistingue i contenuti. Tutto si riduce ad una concentrazione spasmodica dei poteri istituzionali, che vengono ridisegnati in funzione monocratica, nel costante svuotamento degli organismi di controllo intesi come intoppo decisionale. Il Bambino Matteo Matteo Renzi pupazzovive sostanzialmente di grandi annunci, ma l’unico prodotto che promuova davvero è sé medesimo, nel perseguimento del potere in quanto tale: strabordante come la sua obesità crescente, in una bulimia che si fa palpabile a tal punto da assurgere a dimensione fisica del personaggio, misura e fine di tutte le cose. È la metafora di un ego incontenibile, che ha fatto di merce e venditore un unico articolo di fede.

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(74) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , on aprile 28, 2015 by Sendivogius

Classifica APRILE 2015”

wonderland

Un paio di secoli addietro, il Principe di Metternich era solito definire l’Italia un’espressione geografica in forma di penisola, non riuscendo a scorgervi altro.
Ovviamente si sbagliava, a maggior ragione che le considerazioni del cancelliere austriaco erano più che interessate, e tutte pro domo sua.
Per contro, l’Italia unita ha fatto della prevalenza dei cretini in politica una propria costante, divenendo il palcoscenico per le esibizioni istrioniche dei suoi figli minori ancorché maggioritari… Dal Re Sciaboletta di una monarchia da operetta, dai feroci pagliacci in orbace del fascismo, alle voraci oligarchie della prima repubblica, fino allo strabordare dei poteri concentrati a misura personale, “Italia” ormai è un’accezione di riferimento, un termine di contenimento che racchiude realtà trasversali nell’immanenza dell’idealtipo dominante di un’intera nazione: il cialtrone decisionista.
Siamo così passati in fretta dal Sultanato di Berlusconistan, col suo codazzo di ruffiani e bagasce al seguito per l’utilizzo finale, al mondo fatato di Renzilandia dove i sogni diventano tweet, nella pseudologia fantastica ad usum principis tra i bivacchi dei suoi indisciplinati manipoli parlamentari. Perché l’importante non è mai la realtà, ma la proiezione immaginifica della stessa, nell’uso strumentale delle cifre ad cazzum canis, di cui la “ripresa” costituisce parte fondamentale della propaganda di governo ed è funzionale alla promozione del medesimo. In tale prospettiva, basta leggere i dati sulla sedicente ripresa occupazionale, sbandierati a ciclo regolare dalla salamella emiliana lasciata stagionare al “ministero del lavoro”, trasformato in una specie di versione aggiornata del Min.Cul.pop. ai tempi di facebook. Solo in tale prospettiva, ci si può permettere di sparare 92.000 nuove assunzioni nel solo mese di Marzo, con l’indefesso candore di un Giuliano Poletti, ministro cooperativo prestato al “welfare”. E peccato che le rilevazioni INPS sui nuovi “rapporti lavorativi” richiedano un’elaborazione statitistica, con dettaglio su base trimestrale, rapportata al medesimo periodo dell’anno precedente. Se la matematica non è ancora un’opinione, secondo i primi rilievi, nel Marzo 2015 sono stati firmati 641.572 contratti di lavoro (attivazioni) a fronte di 549.273 dismissioni (cessazioni). Saldo attivo: 92.299 unità.
Nello stesso periodo, Marzo 2014 (quando l’Italia era nella sua fase più acuta di recessione), le “attivazioni” sono state 620.032 contro 558.366 “cessazioni”. Saldo attivo: 61.666 unità.
Pertanto, la differenza tra il 2014 ed il 2015 ammonta a 30.633 nuove attivazioni di contratto.
Le cifre in questione le abbiamo prese dal Sole 24 Ore, house organ di Confindustria. Liberissimi di verificare da voi.
I rapporti del ministero però non tengono conto del numero dei messi in cassaintegrazione e tanto meno si preoccupano di specificare se si tratta di nuove assunzioni, rinnovi contrattuali, o conversioni di contratti già in essere per incassare le laute agevolazioni fiscali messe in conto a tutti i lavoratori e non. Da qui il magico numero di 92.000 nuovi assunti, che fa il paio coi 13 del bimestre precedente, secondo la contabilità creativa in voga al parco fuffa di Renzilandia.
Attualmente, lo strafottente bimbetto rignanese è troppo impegnato a farsi incoronare re con una legge elettorale costruita su misura, ed annientare le ultime (mosce) riserve, per preoccuparsi troppo di certi riscontri pratici, con i media al gran completo a reggergli il moccolo. C’è però da dire che pure noi seguiamo con gusto perverso l’obeso bulletto, sempre più simile al macellaio puzzone di un mercato rionale, che gigioneggia e giganteggia sugli esuberi in mobilità della vecchia “Ditta”, in liquidazione fallimentare per il più plastico partito della nazione. Le patetiche recriminazioni della minoranza interna per ordine sparso sono più inutili, e non meno imbarazzanti, di quanto possano esserlo gli scrosci dello sciacquone di un cesso rotto. Smuovono i liquami senza sbarazzarsi mai del corposo contenuto a fondo tazza, nell’impossibilità di distinguere le differenze nella coprolitica identità del partito bestemmia.

  Hit Parade del mese:

01 - Coglione del mese01. DONNA, TU PARTORIRAI CON DOLORE

[09 Apr.] «Prego i ricercatori che usufruiranno dei prossimi finanziamenti renziani di rispondere a questa domanda: un nome adespoto come Samantha, la cui fortuna è in buona parte dovuta alla serie televisiva americana “Bewitched” (“Vita da strega”), socialmente parlando produce gli stessi effetti di un nome presente in calendario, con santo patrono e tradizione onomastica famigliare capace di collegare le diverse generazioni? Seconda domanda: portare ad esempio un’astronauta, ossia una donna che per lungo tempo vive lontana anzi lontanissima dal proprio uomo, è utile nel momento in cui sappiamo che la causa principale del presente declino economico è il declino demografico?»
(Camillo Langone, Editorialista coglione)

coniglio02. L’INUTILITÀ DELLA SPECIE

[01 Apr.] «Mettiamo in carcere chi mangia coniglio!»
(Michela Vittoria Brambilla, la Coniglietta)

Mimmo Moranco03. RAZZISMO È CIVILTÀ

[20 Apr.] «In un Paese civile e democratico tutti devono avere la possibilità di essere razzisti.»
(Mimmo Moranco, Fratello d’Italia)

Matteo il Secco04. RENZI HORROR SHOW (I): Playstation

[17 Apr.] «Questa mattina ho corso 12 chilometri in un’ora»
(Matteo Renzi, Podista da salotto)

104.bis RENZI HORROR SHOW (II): Elezioni regionali

[10 Apr.] «Abbiamo un tesoretto di 1,6 miliardi da ridistribuire.»
(Matteo Renzi, Dispensatore di mance elettorali)

504.ter RENZI HORROR SHOW (III): Attraversamenti pedonali

[10 Apr.] «Questo governo ha messo sul piatto 11 miliardi di euro, per risolvere il problema dell’attraversamento della città la mattina»
(Matteo Renzi, il Traghettatore)

204.quater RENZI HORROR SHOW (IV): Più IVA per tutti!

[08 Apr.] «Nel 2015 le tasse vanno giù con gli 80 euro per 10 milioni italiani e incentivi su lavoro»
(Matteo Renzi, Incentivatore)

bocca (2)04.quinquies RENZI HORROR SHOW (V): Vertice Ué su immigrazione

[28 Apr.] «Un grande successo per l’Europa prima ancora che per l’Italia.»
(Matteo Renzi, Miracle Man)

bocca (1)04.sexties RENZI HORROR SHOW (VI): Vista cantiere

[27 Apr.] «Expo. Siamo a quota dieci milioni di biglietti venduti. I padiglioni sono molto belli. Che forte l’Italia che non si rassegna #lavoltabuona.»
(Matteo Renzi, il Bagarino)

Berlusconi (1)05. RIABILITAZIONI POSTUME

[23 Apr.] «Sono certo che sarò reintegrato nella piena innocenza dalla sentenza della Corte Europea di Strasburgo»
(Silvio Berlusconi, il Reintegrato)

Il Cieco di Arcore - by GianBoy06. AMORE CIECO

[20 Apr.] «Si nomini Silvio Berlusconi a commissario straordinario per l’immigrazione. Sono certa che con una tale decisione che farebbe grande e sorprendentemente unita l’Italia innanzi al mondo – il dramma innanzitutto umanitario che tutta la politica dovrebbe portare nella coscienza, troverebbe in pochi mesi – come in passato, soluzione. L’unico capo di governo che è riuscito in un recente passato a debellare la piaga umana, sociale, politica delle ondate immigratorie – specie dalla Libia, è stato Berlusconi grazie all’esperienza, alle capacità di mediazione, alla conoscenza dei dossier e alla facilità di relazioni internazionali basate sulla credibilità personale. Questo patrimonio di know how italiano non può essere sprecato tanto più in un momento di emergenza nazionale come quello che stiamo tristemente vivendo.»
(Micaela Biancofiore, Monomaniaca)

lasciami entrare07. FAMMI ENTRARE

[28 Apr.] «Io non ho mai cacciato nessuno»
(Beppe Grillo, l’Epuratore)

sandro gozi08. GENOCIDIO ARMENO MA ANCHE NO

[13 Apr.] « Per evitare le divisioni (…) è meglio, ma noi facciamo politica, non ci occupiamo di politica, è meglio guardare i problemi di oggi della Turchia (…) un governo non ha il dovere di prendere posizione. E io credo che non sia mai opportuno che prenda posizione.»
(Sandro Gozi, il facente politica)

Stefania Giannini09. INSEGNANTI ABULICI, INERTI (e SQUADRISTI)

[26 Apr.] «Ho certezza che tra i docenti ci sia un’inerzia diffusa e avverto il rischio che non vogliano partecipare al cambiamento. Li comprendo: sono stati traditi tante volte e pensano “non lo farete mai”. Ma ora i soldi sono lì, sette miliardi tra edilizia e riforma, i 500 euro da spendere in libri e teatro sono nero su bianco. E ci sono 100 milioni per i laboratori. (…) Andiamo avanti, ma da una parte abbiamo una maggioranza di docenti abulica e dall’altra una minoranza aggressiva che strilla.»
(Stefania Giannini, la Venditrice)

PD10. LA DIGNITÀ DEL LETAME

[27 Apr.] «Sull’Italicum è in ballo la dignità del PD»
(Matteo Renzi, il Dignitario)

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70 Anni di Desistenza

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on aprile 23, 2015 by Sendivogius

resistance

Nel 70esimo anno del suo anniversario ha ancora senso celebrare la “Liberazione”?
Ci si chiede infatti, a malincuore, che cosa sia rimasto da festeggiare; per giunta nello svuotamento delle feste laiche della Repubblica, trasformate in un giorno lavorativo come altri, secondo gli imperativi del credo mercantilista. E cosa permane ancora degli ideali e dei valori che animarono la Resistenza, sbiadita nella memoria e tradita nella sua eredità, svuotata di senso dai miserabili teatrini imbastiti nei quadrivi di una politica ubriaca dei suoi reflussi, a tal punto da essere ormai circoscritta ad una sorta di ricorrenza funebre, in attesa di tumularne anche il ricordo insieme alla scomparsa dei suoi ultimi protagonisti. Tanto è forte la sensazione (sgradevolissima) che l’intera faccenda sia ridotta al pacchettino sempre più risicato di un precotto take-away, da consumare in fretta quasi a scusarsi per il disturbo. Anche la “Festa di Liberazione” invecchia; porta male i suoi anni. E rischia di morire per trascorsi limiti di età…
Diversamente, in pieno 2015, nell’Italia liberata a misura ‘democratica’, bisognerebbe capire la relazione con Il vespasiano di Affilel’intitolazione di strade, piazze e mausolei ai gerarchi fascisti: una costante dell’amena provincia italiana e dei suoi nuovi podestà fascistissimi, a cui si accompagna la coniazione seriale di medaglie ed onorificenze per “incontestabili meriti” a criminali di guerra e nazifascisti, con tanto di celebrazioni officiate pubblicamente dalla Presidenza del Consiglio.
movimento dei porconiBisognerebbe ancor di più spiegare l’indulgente pervasività, con cui viene celebrato ed esibito un fascismo diluito, blandito, nella minimizzazione dei crimini dietro al mito assolutorio degli “italiani brava gente” e la sopravvalutazione dei ‘meriti’, attraverso la persistente apologia di reato da sempre elusa, bonariamente accolta, e mai contrastata.
La sobria curva della AS RomaAl massimo, certe esibizioni vengono liquidate come espressioni “goliardiche”, dalle curve degli stadi ai pellegrinaggi organizzati verso la betlemme nera di Predappio, passando per la memorialistica Liberopataccara dei Diari di Mussolini e le dispense agiografiche, allegate dai giornaletti a carico pubblico della destra più nostalgica dei papiminkia organici al berlusconismo.
Bisognerebbe spiegare la discrepanza tra un partito che si fece Stato ed un altro che ambisce ad essere “partito della nazione”; se non fosse che uno si chiamava ‘fascista’, mentre il nuovo si definisce “democratico” per auto-attribuzione del termine. Il tutto nel nome della “governabilità” (ieri era la “sicurezza nazionale”), con la differenza che negli Anni ‘20 vi era un solo duce, oggi invece si può scegliere tra una mezza dozzina di aspiranti tali, per altrettante organizzazioni politiche che vi si ispirano più o meno apertamente, nell’inflazione di candidati al ruolo.
Salvini ti aspettavoBisognerebbe spiegare la volontà irresistibile di concentrare tutti i poteri nelle mani di un “capo del governo”, investito di prerogative assolute, in un Parlamento esautorato di funzioni e competenze, ma chiamato unicamente a ratificare i decreti blindati su presentazione governativa.
Bisognerebbe altresì spiegare la cancellazione del Senato, trasformato in un ufficio delegato della Presidenza del Consiglio, composto da nominati rigorosamente non eletti (un requisito imprescindibile!) e deprivato di ogni funzione di controllo e indirizzo.
Matteo RenziBisognerebbe distinguere la pioggia di decreti-leggi, dei voti di fiducia, della forzatura delle procedure parlamentari, che imbavagliano le Camere e le trasformano in votifici di complemento, prostrati ai desiderata di un premier che non s’è preso nemmeno il disturbo di farsi eleggere in libere elezioni.
Bisognerebbe inoltre tracciare le differenze che intercorrono tra la Legge Acerbo e l’imposizione della nuova legge elettorale ad un parlamento refrattario ed imbavagliato, con la rimozione dei membri di commissione sgraditi al premier ed il sostanziale aggiramento delle procedure parlamentari, secondo un sistema elettivo volto a racimolare il massimo dei seggi, con il minimo dell’affluenza, nello svuotamento di ogni rappresentanza. Il tutto in un Parlamento dove non si ‘parla’ più, ma si ubbidisce a comando.
Bisognerebbe infine spiegare la persistenza della tortura, che continua ad essere praticata ma che non è reato.
diaz-locandinaSe c’è un impegno che questa Repubblica, nata per puro caso dalle ceneri del fascismo nella prosecuzione ideale del medesimo, ma revisionato in salsa democratica, ha perseguito con costanza immutata nel corso dei suoi 70 anni di desistenza, è stato quello di depotenziare il ricordo della Liberazione. E lo ha fatto attraverso la delegittimazione costante della lotta di Resistenza, che già il giorno dopo la caduta del regime lasciava il posto agli ipocriti, agli opportunisti ed ai riciclati della peggior risma, che correvano a seppellire le stragi nazifasciste dietro gli armadi della vergogna e riabilitare i colpevoli nell’estensione della più ampia impunità.
Dead-Snow zombiesDietro un antifascismo puramente di facciata, la transazione di regime è spesso avvenuta all’insegna della rimozione delle responsabilità nella negazione delle stesse, tanto radicata è stata fin da subito l’ansia di “normalizzazione” nella continuità, fino agli sdoganamenti ed alle riabilitazioni più recenti (e resistenza cancellataindecenti). Perché fin da subito è stato chiaro che nella nuova Italietta pusillanime e revisionata, la vera anomalia da rimuovere era costituita dalla Resistenza: movimento considerato di minoranza nel ventre molle di una nazione, che però aveva l’insostenibile torto di mettere in luce tutta l’accondiscenza, l’ignavia, e l’accomodante conformismo di certe maggioranze più complici che silenziose, che raggiunse il suo culmine nella persecuzione degli ebrei italiani. Una deportazione capillare, che non fu blanda né contenuta, come invece ama far credere certa vulgata minimalista…

I carnefici italiani «Gli italiani che dichiararono “stranieri” e “nemici” gli ebrei, li identificarono su base razziale come gruppo da isolare e perseguitare, li stanarono casa per casa, li arrestarono, li tennero prigionieri, ne depredarono beni e averi, li trasferirono e detennero in campi di concentramento e di transito, e infine li consegnarono ai tedeschi, furono responsabili di un genocidio. Un genocidio è il tentativo violento di cancellare un gruppo su basi etniche o razziali e non vi è dubbio che – sebbene l’atto finale dello sterminio non avvenne su suolo italiano e per mano italiana – anche gli italiani presero l’iniziativa, al centro e alla periferia del rinato Stato fascista, partecipando così al progetto e al processo di annientamento degli ebrei, con decisioni, accordi, atti che li resero attori e complici dell’Olocausto. Diversi furono evidentemente i gradi e le modalità di coinvolgimento, perché diversi furono i ruoli, i contributi pratici e le forme di partecipazione. Non si trattò solo di coloro che compirono materialmene gli arresti (polizia, carabinieri, guardia di finanza, militi e volontari fascisti), ma di coloro che compilarono le liste delle vittime: dagli impiegati comunali e statali dell’anagrafe razzista ai funzionari di polizia che trasformarono i nomi degli elenchi in altrettanti mandati di arresto; dal prefetto e dal questore che firmarono gli ordini di cattura, giù giù lungo la scala gerarchica, alle dattilografe che ne compilarono i documenti. Partecipe e complice fu anche chi sequestrò e confiscò beni ebraici, spendendo ore, talora intere giornate, a descrivere nei più minuti dettagli i beni sequestrati, mettendoli sotto chiave oppure trasportandoli e consegnandoli ad altro ufficio o autorità, o – caso non insolito – accaparrandoseli 50 kgper uso proprio, oppure per lucro attraverso la vendita. Vi furono inoltre le responsabilità dei delatori: di chi segnalò, denunciò, consegnò, tradì i propri concittadini ebrei. E così via nella catena delle persecuzioni e responsabilità, nelle loro molteplici, talora apparentemente innocue, fasi e procedure: chi guidò il camion o la corriera o il vaporetto che trasferì i prigionieri; chi sorvegliò le celle o i campi di transito; chi costruì quei campi o li rifornì di vettovaglie. Infine, coloro che stettero a guardare, rivolsero lo sguardo altrove, ignorarono volutamente quanto stava avvenendo»

Simon Levis Sullam
“I carnefici italiani”
Feltrinelli (2015)

Pertanto, il problema non era l’eredità del fascismo, ma chi a questo s’era più opposto e per giunta in tempi non sospetti, nell’indifferenza dei più, passando per la grande farsa delle “epurazioni” prima dell’amnistia generale voluta da Palmiro Togliatti, con conseguenze grottesche…

Giorgio Bocca «I fascisti che hanno militato nell’esercito di Salò passano nell’Aprile del ’45 per una prima discriminazione generale. […] Gli ufficiali ed i militi delle formazioni di partito vengono internati in una ventina di campi di prigionia, assieme ai civili più compromessi del regime mussoliniano. Il primo campo sorge presso la Certosa di Padula: i prigionieri comuni stanno in grandi stanzoni, ma ci sono ospiti di riguardo come Achille Lauro, l’armatore, il principe Vittorio Massimo, il generale Ezio Gariboldi, l’ex comandante del corpo di spedizione italiano in Russia, e il principe Francesco Ruspoli per il quale si preparano alloggi accoglienti.
[…] Il campo di Terni, affidato ad un colonnello inglese filofascista, è qualcosa che sta a metà tra il mercato nero e un bordello di lusso: la principessa Maria Pignatelli ha il permesso di organizzarvi cerimonie celebrative, le evasioni in massa sono pagate in valuta pregiata. Diciamo che qui si forma il primo nucleo di neofascismo aristocratico e alto borghese, il neofascismo dei principi romani e dei grandi costruttori edili, dell’alta burocrazia militare e ministeriale. Il campo più noto però è quello di Coltano, il più duro, dove vengono per mesi rinchiusi i fascisti meno colpevoli, quelli che hanno militato nelle formazioni regolari della Repubblica Sociale.
Il neofascismo militaristi ha i suoi capi naturali negli alti ufficiali prigionieri a Procida: Rodolfo Graziani, ministro della guerra nella repubblica di Salò, e il principe Junio Valerio Borghese, comandante della Decima Mas, la più agguerrita delle compagnie di ventura della repubblica mussoliniana.
Graziani con le chiappe al vento[…] Occorre recuperare i capi carismatici con dei processi solenni. Quello al maresciallo Graziani inizia l’11/10/1943 a Roma. La sua autodifesa nel peggior stile fascista è tutta un elogio al suo senso dell’onore, della fedeltà, della lealtà, con cui opportunamente nasconde gli aspri conflitti avuti durante la guerra con Mussolini che è stato sul punto, dopo la catastrofe libica, di deferirlo al tribunale militare. La farsa giudiziaria continua fino al 26/02/1949 quando la Corte d’Assise si accorge, improvvisamente, di non essere competente…… Il Tribunale militare lo condanna a 19 anni, gliene condona 14, e siccome ne ha già scontati quasi quattro lo manda anticipatamente libero. Per finire, gli si riconosce di “aver agito per motivi di particolare valore morale e sociale”.
Junio Valerio Borghese Il processo di Junio Valerio Borghese è una burletta: presiede la Corte d’Assise il dottor Caccavale, amico della famiglia Borghese e vecchio gerarca, mentre nel collegio giudicante ci sono ex fascisti notori. La sentenza del 17/02/1947 supera ogni livello di impudenza: vengono concesse a Borghese le attenuanti al valor militare, per il salvataggio delle industrie del nord, perché si è battuto per salvare la Venezia Giulia, per l’assistenza ai deportati dai tedeschi. Insomma, sarebbe meritevole di aver assistito i partigiani e gli antifascisti che ha catturato e mandato nei lager nazisti. Con tutte le attenuanti e gli indulti, a Borghese restano ancora nove anni. Su suggerimento dei difensori si studiano ancora altri indulti, finché al principe resta un solo anno. E su questa condanna ad un anno di reclusione il processo farsa sta per concludersi, quando un avvocato difensore ricorda al presidente che per la legge del 1946 il condono deve essere superiore ad un anno e allora il dottor Caccavale torna in fretta in camera di consiglio, toglie l’ultimo anno come dal conto del salumaio, e Borghese esce libero, portato in trionfo.
OVRA[…] Si aggiunga che l’organico di polizia resta in mano a funzionari di formazione fascista: due soli prefetti non sono stati funzionari del ministero degli interni fascista. I viceprefetti, 241, tutti, senza neppure un’eccezione, hanno fatto parte della burocrazia fascista. […] Dei 135 questori, 120 provengono dalla polizia fascista: se si contano i commissari, i commissari capi aggiunti si arriva a 1642 dirigenti, solo 34 dei quali hanno partecipato in qualche modo alla guerra di liberazione

Giorgio Bocca
“Storia della Repubblica italiana”
Rizzoli, 1982

Anarchici contro il fascismoIn compenso nelle prigioni rimangono gli antifascisti, e massimamente gli anarchici che, subito dopo le caduta di Mussolini da capo del governo, vengono rinchiusi nel Campo di Renicci ad Anghiari (campo di internamento badogliano n.97), nella provincia aretina, prima del tana libera tutti in seguito all’armistizio dell’8 Settembre 1943.
La StampaMa il vero paradosso viene raggiunto dopo la formazione della Repubblica italiana, quando i fascisti vengono liberati in massa e riammessi in senso all’amministrazione del nuovo Stato, che si vuole democratico e antifascista, mentre partigiani ed ex resistenti vengono perseguitati un po’ ovunque; arrestati e rinchiusi in prigione o, peggio ancora, nei manicomi criminali col beneplacito dei governi democristiani che si susseguiranno al potere. La Resistenza come malattia dello spirito.

“Se qualcuno quando eravamo sulle montagne a condurre la guerra partigiana fosse venuto a dirci che un bel giorno, a guerra finita, avremmo potuto esser chiamati davanti ai tribunali, per rispondere in via civile di atti che allora erano il nostro pane quotidiano, gli avremmo riso francamente in faccia”

Dante Livio Bianco
(11/12/1947)

Perché nell’immediato dopoguerra, l’offensiva giudiziaria con la promulgazione di ‘sentenze esemplari’ sembra interamente indirizzata in funzione anti-partigiana, mentre i vecchi fascisti opportunamente amnistiati e riabilitati possono riallacciare il imagesfilo delle loro carriere provvisoriamente interrotte. Le epurazioni semmai funzionano al contrario e vengono portate avanti con estrema solerzia. In parallelo, per l’opera di repressione ci si affida a funzionari di comprovata fede mussoliniana: i personaggi che offrono maggior affidabilità e garanzie alla giovane ‘democrazia’ italiana ed ai nuovi padroni del Paese da ‘stabilizzare’.

Milizia fascista«Il tracollo della democratizzazione della polizia è personificato dall’ex capo dell’Ovra, Guido Leto, Il fantasma dell'OVRAdestituito e riabilitato dopo un fugace soggiorno a Regina Coeli, infine promosso a direttore tecnico della scuola di polizia. In compenso, i partigiani immessi negli organici all’indomani della Liberazione ne sono presto allontanati. Si perde così l’occasione di riformare l’apparato fondamentale di controllo e garanzia dell’ordine pubblico.
Nel 1946 ad essere epurati sono i prefetti nominati dal Comitato di liberazione nazionale, rimpiazzati dai “fidati” funzionari di carriera, già zelanti esecutori delle direttive mussoliniane.
files06gws3[…] La discontinuità tra dittatura e democrazia è insomma attutita dalla riemersione di personaggi che si pensava dovessero uscire di scena con la sconfitta fascista.
Nella transizione dal regime mussoliniano a quello democratico – osserva Vladimiro Zagrebelsky – l’ordinamento giudiziario e l’orientamento culturale dei suoi componenti sono caratterizzati dal predominio della Corte suprema di Cassazione, decisiva anche per la selezione dei giudici. Cassazione e Corte d’appello si confermano strumenti di gestione autocratico-conservatrice della magistratura: la direzione della macchina processuale spetta a personaggi forgiatisi culturalmente e professionalmente nel regime, da essi convintamente servito e nel quale si immedesimarono, ricavandone privilegi e potere.
Il Palazzaccio[…] Il sistema giudiziario rimane quello forgiato nel ventennio; le carriere dei giudici fotografano l’inamovibilità dei vertici della magistratura.
Vincenzo Eula, il pubblico ministero del Tribunale di Savona che nel 1927 ha fatto condannare Ferruccio Parri, Sandro Pertini e Carlo Rosselli per l’espatrio di Filippo Turati, scansata l’epurazione (invocata dal ministro della giustizia Togliatti, negata dal presidente del consiglio De Gasperi) diviene procuratore generale della Cassazione.
Alcide De GasperiLuigi Oggione, già procuratore generale della Repubblica sociale italiana (RSI), nel dopoguerra sarà presidente della Corte di cassazione e poi giudice della Corte costituzionale.
L’artefice della legislazione antiebraica della RSI, Carlo Alliney, capogabinetto all’Ispettorato della Razza, è promosso consigliere della Corte d’Appello a Milano, procuratore della repubblica a Palermo, e infine giudice di Cassazione. Va ancora meglio all’ex presidente del Tribunale della Razza, Gaetano Azzariti, destinato addirittura alla presidenza della Corte costituzionale.
Negozio giudeoIl fallimento dell’epurazione si accompagna alla disapplicazione dell’amnistia del Novembre 1945 per i partigiani. “Le leggi contro il fascismo – osserva il giurista Achille Battaglia – furono interpretate secondo la volontà del legislatore soltanto quando la forza politica dell’antifascismo toccò il vertice; e furono interpretate alla rovescia, e applicate col massimo dell’indulgenza man mano quella andò declinando”. Guido Neppi Modona ritiene che “la repressione antipartigiana si realizzò mediante un uso molto vasto e spregiudicato della carcerazione preventiva; gli ordini di cattura venivano sovente emessi sulla base dei soli rapporti redatti anni prima dalla RSI, dove i partigiani erano appunto qualificati come banditi, autori di reati comuni”.
Il 22/06/1946 le esigenze di pacificazione nazionale si concretizzano nell’amnistia Togliatti. La sua applicazione estensiva e selettiva da parte di molti giudici (sensibili alle direttive della Cassazione) giova anzitutto ai fascisti, che ne beneficiano generosamente. Le “sevizie particolarmente efferate”, previste quale circostanza ostativa, sono aggirate con interpretazioni pirotecniche e sottili disquisizioni dottrinarie sull’essenza della tortura. Nemmeno l’omicidio e la strage rappresentano una barriera invalicabile…. La spietata giustizia sommaria dei giorni della Liberazione è rimpiazzata dal perdono sommario, metodico e generalizzato.
In riferimento all’eccidio delle Fosse Ardeatine del 24 Marzo del 1944, nel giro di un biennio vengono amnistiati sia il commissario di PS Raffaele Aniello, che ha fornito ai tedeschi la lista dei cinquanta detenuti politici da fucilare, sia i delatori di decine di antifascisti venduti ai tedeschi e trucidati nelle cave della periferia di Roma.
I funerali del boia[…] Liberazioni scandalose si coniugano con il mancato accertamento giudiziario di reati gravi, determinando oltre alla denegazione della giustizia enormi vuoti conoscitivi, che deformeranno la percezione per i lutti del 1943-45. Vuoti che la storiografia non ha colmato e sui quali si è costruita la vulgata del “sangue dei vinti”.
pansa vauroIl 30/06/1946, a otto giorni dall’emanazione, l’amnistia Togliatti è stata applicata a 7106 fascisti e 153 partigiani. La giustizia della neonata Repubblica italiana con una mano rialza i collaborazionisti, con l’altra percuote i partigiani

Un'odissea partigianaMimmo Franzinelli
Nicola Graziano

“Un’odissea partigiana.
Dalla Resistenza al manicomio”

Feltrinelli, 2015

In pochi anni la Corte di Cassazione così costituita annulla il 90% delle condanne contro collaborazionisti e criminali di guerra. Vengono mandati assolti pure i comandanti della XXXVI Brigata nera “Mussolini”, in precedenza condannati all’ergastolo per le stragi della Garfagnana.
XXXVI Brigata nera “Mussolini”Per i fatti di sangue ed i reati troppo gravi da poter beneficiare dell’amnistia che riguardano ufficiali dell’esercito, nei tribunali militari vengono predisposte “archiviazioni provvisorie”, ancorché illegali vista l’obbligatorietà dell’azione penale, finché i fascicoli non vengono ‘dimenticati’ o fatti sparire.
archiviazione_provvisoriaNella provincia di Modena, a venire processati (e condannati) sono i partigiani: 3.500 su 18.411.
Antonio Pallante Il 14 Luglio del 1958 è il giorno dell’attentato a Togliatti, segretario del PCI, l’attentatore è un fascista siciliano con simpatie neo-naziste, Antonio Pallante, che nel 1949 viene condannato a tredici anni e otto mesi, poi ridotti a dieci anni e otto mesi nel 1953, e infine portati a cinque per essere subito dopo assunto nel Corpo forestale dello Stato. I militanti comunisti che protestano contro l’attentato (e le coperture politiche che vi furono) vengono invece puniti con estrema severità: dalle lunghe carcerazioni preventive prima del prosciogliemento, o condanne fino a dieci anni di reclusione.
Nella primavera del 1955, decennale della vittoria sul fascismo, gli ex partigiani posti in stato di fermo di polizia sono 2474, dei quali 2189 vengono processati e 1007 condannati.
Arresti effettuati da CCPer l’erogazione delle pene e dei provvedimenti ci si basa sul Codice penale del 1930, emanato da Alfredo Rocco, il ministro fascista della giustizia sotto il governo Mussolini, e rimasto in vigore fino al 1988.
Vengono imbastiti veri e propri teoremi accusatori, con montature grossolane, mentre atti di guerra e azioni militari vengono rubricati a delitti comuni e quindi sottoposti a procedimento penale con processi ad hoc, appositamente strombazzati sulla stampa reazionaria. Delle indagini e della produzione delle ‘prove’ d’accusa si occupano con particolare zelo i Carabinieri. Gli accusati vengono indotti ad una “piena confessione” con minacce, pestaggi a sangue, ed il il marescialloricorso alla tortura. Nel modenese è particolarmente attivo il maresciallo Silvestro Cau che comanda la stazione di Castelfranco Emilia. Il sottufficiale è solito calcare sulla faccia degli arrestati delle maschere antigas, col filtro imbevuto di acqua salata che provoca il soffocamento. Il tenente Nilo Rizzo che denuncia gli abusi del suo subordinato, descrivendolo come un sadico criminale, viene sottoposto a provvedimento disciplinare da parte dei comandi dell’Arma e trasferito a scopo punitivo.
1949 Celere di RomaSeguendo un strategia difensiva demenziale, su consiglio degli avvocati messi a disposizione dal PCI e dal PSI, molti degli inquisiti si fanno dichiarare parzialmente infermi di mente, per poter beneficiare delle attenuanti di pena. La pratica si rivelerà un espediente suicida, perché ciò comporta l’internamento nei manicomi criminali con trattamento sanitario obbligatorio che all’epoca, oltre a prevedere l’eventuale interdizione delle visite esterne, consisteva in camicie di forza, letti con cinghie di contenimento, bagni ghiacciati e sedute di elettrochoc, mentre i tempi di pena sono indefiniti e prolungabili dal personale medico delle strutture fino ad avvenuta ‘guarigione’.
Manicomio di AversaTra i fondamentali motivi del mancato rilascio rientra anche “l’avversità alla religione”. Insomma, anche l’ateismo è una malattia. Da punire prima ancora che ‘curare’.
Ne consegue che molti dei reclusi ne escono devastati, dopo lunghi anni di internamento negli ospedali psichiatrici giudiziari.
Si consideri che nel 1953 a vagliare le richieste di dismissione Antonio Azaradalla detenzione manicomiale, con l’accettazione di eventuali misure di “clemenza”, vi è Antonio Azara, guardasigilli della Repubblica nel Governo Pella (un monocolore democristiano che può vantare l’appoggio di fascisti e monarchici), già presidente di Cassazione e membro eminente sotto il regime fascista (di cui è un estimatore convinto) del “comitato scientifico” per prestigiose riviste come “La nobiltà della stirpe” ed il “Diritto razzista”.
Difesa della razzaMa in fondo parliamo di eventi e situazioni oramai superate dalla storia e dai fatti: tortura, razzismo, autoritarismo, fascismo, abuso detentivo, repressione poliziesca, trattamento psichiatrico della malattia mentale e riforma degli OPG… tutte cose assolutamente sconosciute nell’Italia del 2015.

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