INCIDENTI

Posted in Business is Business with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on febbraio 5, 2016 by Sendivogius

Le Pharaon by Laurent Alter

Esistono sei miliardi di fruscianti ragioni quantificate in dollari, per cui l’omicidio di Giulio Regeni resterà probabilmente impunito; magari dopo aver fornito un colpevole di comodo, onde concedere quel minimo di soddisfazione per non far perdere la faccia (o quel che ancora ne resta) al governo italiano, indubbiamente interessato alle golose commesse Abd al-Fattah al-Sisimilitari che il regime egiziano può garantire con reciproca soddisfazione di entrambe i contraenti. E poco importa se l’autocrazia militare del Cairo sia una delle più spietate dittature della regione nordafricana. Archiviato quanto prima l’increscioso incidente, si potrà tornare in fretta al naturale corso degli ‘affari’, così improvvidamente increspati dalla quanto mai inopportuna eliminazione di un giovane dottorando troppo curioso.
Giulio RegeniIn assenza di un vero referto autoptico, le congetture sulla morte di Giulio Regeni si sprecano, così come le indiscrezioni sulle efferatezze subite prima dell’uccisione…

«Dopo essere stato arrestato, non ha più fatto ritorno a casa. Quando sua moglie ha finalmente ritrovato il corpo nove giorni dopo la scomparsa nell’obitorio di un ospedale, la donna ha potuto scoprire orribili segni di tortura che includevano: taglio delle orecchie e tagli sul naso, fratture alla scatola cranica perforata con un trapano, il collo apparentemente spezzato, gambe e braccia rotte, con segni di bruciature di sigarette su tutto il corpo. Il certificato di morte si limitava ad attribuire le ragioni del decesso ad un “attacco di cuore per insufficienza renale”

L’estratto, che riguarda il sequestro e l’uccisione di Khalil Bakhour, preside di un’istituto scolastico, è stato estrapolato dal cosiddetto “Rapporto Lesch” e risale al 1991, redatto a cura della Human Rights Watch (HRW). La denuncia è inerente alle attività degli squadroni della morte in quell’altra solida democrazia che è il Kuwait. Si tratta di speciali unità paramilitari che agiscono indisturbate per conto di quella “Polizia investigativa per la sicurezza dello Stato”, che ha il suo omonimo nel Mabahith Amn al-Dawla egiziano col quale condivide metodi e torture, in un fondamentale scambio di “intelligenze”.
شعار_مباحث_أمن_الدولة (Mabahith Amn ad-Dawla)Il fatto che lo studente friulano sia scomparso (alcuni sostengono ‘prelevato’) in pieno giorno nei pressi della centralissima Piazza Tahrir presidiata da un imponente schieramento di ‘sicurezza’, non depone a favore della polizia egiziana, che prima ha parlato di “delitto a sfondo sessuale”, in virtù del fatto che il cadavere sia stato fatto ritrovare seminudo in un fosso. Eppoi, dinanzi all’incongruenza dei primi rilievi, non si è escogitato niente di meglio che liquidare tutta la faccenda come un “incidente stradale”.
المخابرات_العامه_المصريه Gihāz al-Mukhābarāt al-Āmma Secondo le cosiddette “autorità investigative” egiziane, il volo Metrojet 9268 fatto esplodere sul Sinai, sarebbe precipitato per cause tecniche. Se fosse per il regime cairota, ancora oggi la caduta del charter russo sarebbe dunque da attribuirsi ad un cedimento strutturale. Figuriamoci l’attendibilità che possono avere le presunte indagini sull’assassinio di Regeni.
Se tanto ci dà tanto, presto o tardi gli ‘investigatori’ italiani scopriranno la pista islamica, concentrando tutte le loro attenzioni sull’ipotesi del terrorismo interno, simulando un qualche attrito coi colleghi egiziani (preoccupate unicamente di negare qualunque matrice terroristica per non spaventare i turisti stranieri), secondo una studiata pantomima ad uso mediatico.
E peccato solo per le possibili incongruenze: per i fondamentalisti dell’estremismo salafita le sigarette sono haram quasi quanto il consumo di alcol e nessuno di questi devoti caproni ne aspirerebbe mai i peccaminosi effluvi, neanche se fosse necessario per torturare un kuffar che per giunta sarebbe assai offensivo (per il pudore di Allah) denudare.
MahroomAnche il frettoloso disfacimento del cadavere è in contrasto col voyeurismo necrofilo, con cui ci hanno oramai abituati gli psicopatici tagliateste dello “stato islamico” col loro spaccio organizzato di snuff movies.
daesh executerIl taglio delle orecchie in Egitto non è una consuetudine, ma una rarità. Ed in genere si applica come punizione blanda per castigare i (presunti) magnaccia. Più usato è invece durante gli interrogatori della polizia segreta, che in genere stacca via la cartilagine superiore dei suoi ‘ospiti’ più riottosi, onde stimolarne la “collaborazione”.
Gihāz al-Mukhābarāt al-ĀmmaA pensar male, si potrebbe piuttosto ipotizzare un arresto arbitrario e concluso malissimo di un sospetto attivista (un tempo si sarebbe detto “Delitto di Stato”). Resosi conto di chi avevano sequestrato, come soluzione i torturatori non avrebbero trovato niente di meglio che sopprimere l’imbarazzante prigioniero. Da lì, la fretta di sbarazzarsi del corpo, ad opera di una delle tante agenzie per la Gihāz al-Mukhābarāt al-Āmma (1)“sicurezza interna” che gravitano attorno al Mukhabaràt egiziano, l’onnipresente servizio segreto dal quale si articolano i diversi apparati della polizia militare: dalla Direzione dei servizi militari e d’indagine, dal quale proviene lo stesso generale Abdel Fattah al-Sisi prima di diventare capo di stato maggiore dell’esercito e poi presidente; al famigerato Mabahith Amn al-Dawla (AMN al-Dawla), il dipartimento per la “Sicurezza Nazionale”, pesantemente implicato con le violenze e le provocazioni durante la presunta “rivoluzione egiziana” e quindi integrato nel nuovo Al-Amn al-Watani (EHS).
Al-Amn al-Watani - Egyptian National HomelandCon la sua elefantiaca struttura di oltre 200.000 ‘collaboratori’, la repressione è una delle maggiori industrie del paese.

Abdel Fattah Al-Sissi«Nel periodo che va dal 03/07/2013 all’estromissione del presidente Mohammed Morsi, le unità di sicurezza egiziane hanno fatto ricorso ad un uso eccessivo della forza in numerose occasioni, determinando la peggiore incidenza di uccisioni di massa illegali nella recente storia dell’Egitto. Le autorità giudiziarie hanno emesso condanne a morte su una scala così larga che non ha precedenti, mentre le forze di sicurezza hanno effettuato arresti di massa e torture che riportano indietro ai giorni più oscuri della precedente dittature del presidente Hosni Mubarak.
An Egyptian riot policeman detains a female student of al-Azhar University during a protest[…] In aggiunta alle violenze ed agli arresti di massa, le autorità hanno imposto ampie restrizioni alla libertà di associazione, di espressione, e di riunione, con una drammatica inversione di tendenza rispetto alle conquiste precedentemente ottenute durante l’insurrezione del 21/01/2011. Inoltre, ci sono state violazioni dei diritti dei rifugiati e discriminazioni contro le donne, con una crescente impunità a tutti i livelli, accompagnate da serie violazioni dei diritti umani

egypt2Il rapporto completo della HRW (che a proposito del ‘disciolto’ AMN al-Dawla parla di “pervasiva cultura dell’impunità” insieme all’uso della tortura come “routine”) lo trovate QUI.
AMN AL-DAWLA - مباحث أمن الدولةVisti i precedenti e la natura dell’interlocutore, alla fine, vedrete che tutta la faccenda verrà liquidata come un tentativo finito male di rapimento a scopo di estorsione, per scivolare presto nel dimenticatoio.

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(83) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on gennaio 31, 2016 by Sendivogius

Classifica GENNAIO 2016”

La Papessa Giovanna‘Qualcuno’ sosteneva, ottimisticamente, che le religioni fossero l’oppio dei popoli. Sbagliava! Le religioni sono qualcosa di molto peggio…
AntimasturbationAlle volte si ha la sgradevole sensazione che la coprofilia, tra tutte le perversioni possibili, sia di gran lunga la preferita da chi ha distorto l’obiezione nel surrogato prediletto della propria assenza di coscienza, costituendo innanzitutto uno stato della mente. È sconcertante assistere alla soddisfazione con la quale milioni di schifosi contemplano estasiati in beato compiacimento i boli fecali del proprio squallore.
Alleanza Cattolica (1)Per questo NON parleremo del Family Day con la sua confluenza di liquami integralisti nella conca del Circo Meglio frocio che fascioMassimo, in una Roma commissariata sotto tutela pontificia per le esigenze giubilari, dietro la furbesca ostentazione caritatevole del Cazzaro Bianco e del suo fallimentare giubileo dalle basiliche vuote e le piazze deserte. Che tutta la vita economica, politica, e finanche sociale della Capitale, sembra oramai non conoscere altra espressione al di fuori di questa insulsa superstizione medievale, già esecrata da Dante al sorgere della sua invenzione, ma spacciata come il massimo dell’innovazione possibile in una città piagata dagli appetiti temporali di un clero insaziabile, come se la città non meritasse e non sapesse produrre di meglio. Per inciso, quando nominiamo il “giubileo” parliamo di un’indulgenza plenaria, che tra le sue forme prevede la vendita della benedizione papale stampata su pergamena. Per l’esattezza, si chiama “Benedizione Apostolica” e può essere altresì personalizzata. E, affinché non pensiate male, è gratuita. Si pagano solo le spese di spedizione: 35 euro! Attenzione però alle ‘contraffazioni’, in sede di assoluzione sono inefficaci e costano appena 5 euro (trattabili)… 

Benedizione papale patacca

In pratica, la pergamena papale del “pellegrino” altro non è se non l’evoluzione di quegli speciali diplomi pontifici per la remissione (a pagamento) dei peccati, con sconti di pena sugli Alleanza Cattolicaanni da trascorrere in quell’altra fortunata invenzione per far quattrini che è il “purgatorio” e del quale non si ha definizione certa fino alla fine del XIII° secolo, tanto pareva ridicola ai suoi furbi creatori. E cos’altro è il giubileo se non una elevazione all’ennesima potenza di quella vendita delle indulgenze, contro cui tuonava già a suo tempo un certo Lutero? Evidentemente, uno scisma non è bastato a far perdere il vizio ai nuovi mercanti del tempio.
D’altronde, ogni perversione ha i suoi estimatori… Sempre a proposito di insane pratiche scatologiche, non parleremo ovviamente della sceneggiata napoletana a cinque stelle di Quarto Flegreo: telenovela di provincia elevata a caso mediatico di (ir)rilevanza nazionale, tanto lo scoperto merdone deve essere parso succulento agli ipocriti mosconi del partito bestemmia. Che per inciso sono gli ultimi titolati a parlare, non potendosi permettere certo di agitare il ditino inquisitore, con le loro decine di amministrazioni locali, indagate o dimesse per mafia (non ultimo, il Comune di Brescello: quello di Beppone e don Camillo che col tempo si sono seduti alla stessa tavola), in sordina e senza che la cosa susciti troppi clamori in una stampa diversamente attenta.
80vogliaLa battuta migliore resta indubbiamente quella del pingue citrullo, mai eletto alla Presidenza del Consiglio, che a proposito del Comune di Quarto ha grugnito qualcosa sulle “strumentalizzazioni” e sul fatto che un sindaco democraticamente votato dai propri cittadini non dovrebbe essere dimesso dall’alto, tramite un’operazione di partito ed in assenza di responsabilità certe.
Il primo atto del prefetto TroncaSarà per questo che Roma si ritrova amministrata da un impresario funebre di nomina prefettizia, su consenso papale, dopo aver dimissionato il sindaco legittimo, certificata da un notaio in separata sede e senza passare per il consiglio comunale, su pressione di un premier abusivo che gestisce l’amministrazione capitolina per procura, come fosse Cosa sua, con prefetti di nomina governativa ed un comitato padronale di fiducia, dai poteri in deroga là dove è più ricca la greppia. Sarebbe il fantomatico Dream Team di nomina fiorentina ma con innesti milanesi e chiacchierati notabili locali; ovvero una cricca burocratica, affidata alla diarchia Malagò-Montezemolo associata in Caltagirone, col grande rientro del Cicoria, alias Francesco Rutelli scopritore di talenti rubati al cabaret.

Renzi e RutelliMatteo Renzi e Francesco Rutelli
Notare l’inconfondibile espressione beotamente porcina dell’ambizioso insaccato non ancora 30enne.

Ora che la città è letteralmente ricoperta di merda, ben oltre la bruna metafora, le cose vanno ovviamente benissimo.

Lungotevere Roma

Il problema infatti era non avere il sindaco gradito e soprattutto incompatibile con la liquidazione delle troppe cambiali da evadere all’incasso, per i numerosi sponsor occulti che hanno reso possibile la resistibilissima ascesa del Piccolo Principe fiorentino: il ciarliero pupazzo animato che aspira a farsi re.

Hit Parade del mese:

01 - Coglione del mese01. GOMBLODDO!!!!

[13 Gen.] «È tutta una montatura, ci raccontano una cosa finta. Qualcuno ha approfittato della situazione mettendo in mano agli immigrati dei soldi e spingendoli a fare certe cose. L’obiettivo è colpire la Germania, mettere in difficoltà la Germania che ha la responsabilità di avere aperto agli immigrati, estendere il disordine, la paura e la guerra. Esiste un centro politico che vuole questa cosa. Che non è composto solo da quelli che hanno finanziato l’Isis. Sono spezzoni dei servizi segreti americani, israeliani e di altri Paesi. Sicuramente la Turchia e l’Arabia Saudita. Persone che hanno miliardi da spendere, ricchi che vogliono creare il disordine e la paura nell’Europa. Una specie di Spectre, come nei Tre Giorni del Condor di Pollack.»
(Giulietto Chiesa, il Folgorato)

Giuseppe Sala e Letizia Moratti02. SONO COME TU MI VUOI

[03 Gen.] «Sono senz’altro di sinistra. Quando avevo 18 anni si votava o da una parte o dall’altra. Diciamo che ora sono della sinistra progressista.»
(Giuseppe Sala, sinistro progressivo)

Rino Fisichelle e le pergamene giubilari03. LA SANTISSIMA CONTABILITÀ

[29 Gen.] «Secondo i dati che siamo in grado di verificare quotidianamente, a oggi hanno partecipato agli eventi giubilari 1.392.000 persone. Leggendo i dati di certe associazioni, vorrei dire che queste persone non hanno dormito tutte a casa mia, e nemmeno sotto i ponti, non è un’annotazione polemica […] Un bilancio generale del Giubileo, in ogni caso, non si fa dopo neppure due mesi, ma alla sua conclusione. Ogni altra considerazione al momento rimane parziale, provvisoria e non merita particolare attenzione.»
(Rino Fisichella, il Locandiere)

Tampax04. GRANDI BATTAGLIE

[12 Gen.] «Bisogna ridurre l’IVA sugli assorbenti»
(Pippo Civati, Mister Tampax)

Franceschini05. A SUA INSAPUTA

[27 Gen.] «Né io né il presidente del consiglio eravamo informati della scelta di coprire le statue.»
(Dario Franceschini, l’uomo che non c’era)

Meloni06. SANFEDISMO DEMOCRATICO

[30 Gen.] «Questo è un giorno di festa, una manifestazione piena di gente, che scende in piazza non contro qualcuno, ma per qualcuno. Quei bambini che non possono difendersi da soli e che lo Stato ha, per questo motivo, il dovere di difendere prima di tutto il resto.»
 (Giorgia Meloni, Defensor Fidei)

Michele Anzaldi - piddino di provenienza margherita07. L’EDITTO FIORENTINO

[27 Gen.] «La RAI dovrebbe licenziare Giannini. Afferma cose vergognose sulla Boschi a “Ballarò”. Il conduttore Massimo Giannini ha affermato che sul caso Boschi-Banca Etruria c’è un “rapporto incestuoso”. È un’affermazione vergognosa, che avrà risvolti giuridici pesanti. Mi auguro che Boschi lo quereli…. Il servizio pubblico dovrebbe tranquillizzare non fomentare.»
 (Michele Anzaldi, l’ex portavoce di Rutelli)

Rutelli08. GIACHETTI SINDACO!

[20 Gen.] «E’ finita l’epoca fallimentare di candidature personali; di asseriti “salvatori della Patria” i quali, piuttosto che scegliere persone competenti per svolgere i difficili compiti necessari, creano ristretti gruppi di potere, lontani dal concreto rapporto con Roma e i suoi problemi crescenti.»
 (Francesco Rutelli, Er Piacione)

pierluigi-bersani-primarie09. DITTA CHIUSA PER SFRATTO

[23 Gen.] «In Parlamento vedo il senatore Verdini e compagnia, con gli amici di Cosentino e compagnia, che stanno cercando di entrare nel giardino di casa nostra per fare la coalizione della nazione o il partito della nazione. Siccome questo è un delirio trasformista, mi aspetterei che dal Nazareno venisse una parola chiara su questo delirio, perché non vorrei si sottovalutasse l’effetto che queste cose hanno sui nostri militanti»
(Pierluigi Bersani, Morto che parla)

pagliaccio10. VICINI ALLA GGGGENTE

[12 Gen.] «Mi facci finire»
(Alessandro Di Battista, l’Eloquente)

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BELLEZZA IN SCATOLA

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on gennaio 29, 2016 by Sendivogius

Andy Warhol - Campbell's soup

Il vanaglorioso fanfarone dalle pretese regali, quello che occupa abusivamente Palazzo Chigi, con vista su un parlamento scambiato per la sua personale dépendance adibita all’alloggio della servitù, ci tiene molto alla “bellezza”; specialmente se intesa come concetto astratto in funzione del valore d’uso.
imagesQuando non sa cosa farsene, quando non è immediatamente capitalizzabile o da affidare in leasing, quando questa non è fruibile nelle finzioni scenografiche per il consueto teatrino dei pupi, la “bellezza” diventa ingombrante e perde di interesse. Semplicemente, non torna “utile” come sfondo per la farsa retorica, diventando una ‘vergogna’  da coprire.
DidimiPer questo va rimessa alla custodia provvisoria di organismi dalla pleonastica inutilità barocca, come quel fondamentale “Ufficio per il Cerimoniale e le Onorificenze”, che già s’era tanto distinto durante la trasferta saudita sulla faccenda dei rolex spariti e, pare, attualmente rientrati nella disponibilità della Presidenza del Consiglio; o per meglio dire nel polso del presidente del consiglio, meglio conosciuto dagli sceicchi come Rolex d’Arabia.
L'OrologiaioLe “istituzioni”, e massimamente quelle escrescenze burocratiche che pendono all’ombra del potere, abbondano di cretini ossequienti con la tendenza a strafare. Da lì, la scelta di imburqare le statue capitoline, che sia mai qualche chierico possa rimanere turbato dalla sconcia esposizione delle artistiche nudità! Una persona nemmeno troppo intelligente non condurrebbe mai il proprio ospite in un museo, se davvero pensa che questo sia talmente idiota da rimanere ‘offeso’ dalle opere in mostra.

matteo-renzi-e-mohammed-bin-zayed-al-nahyan-a-firenze

Gli zelanti funzionarini della Presidenza del Consiglio e le maestrine di cerimonie invece hanno ritenuto che la soluzione migliore fosse sì, portare gli ospiti al museo, ma nascondendo le statue e velando gli affreschi, per uno straniante effetto cantiere da allestimento Ikea. Evidentemente, deve essersi trattata di una loro particolarissima reinterpretazione del “cubismo” in chiave post-moderna…

Statue coperte ai Musei Capitoli in occasione della visita del presidente iraniano Hassan Rohani, Roma, 25 gennaio 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Cercare la logica di simili colpi di genio non è mica roba da tutti… Ci fanno un esame di stato con una selezione, per occupare simili uffici! Non per niente, le vie dell’imbecillità sono infinite ed ancor più imperscrutabili ogni volta si intersecano con quelle della “sensibilità religiosa”. E poco importa che ci sia stato chi per difendere quella “bellezza”, che qui si copre per opportunismo e altrove si distrugge per fanatismo, si sia fatto ammazzare. Per loro fortuna, i nostri imbelli burocrati di Palazzo non corrono certo di simili rischi.
Distruzione delle statue di PalmyraD’altra parte, la “cultura” sta molto a cuore al tronfio ducetto di Rignano, specialmente se può collegarla a qualche altro concetto che gli preme, in quanto elettoralmente spendibile, come la “sicurezza”, in uno di quegli accostamenti a lui consueti dove è inutile tentare di trovare la correlazione, tra accostamenti improbabili, tanto è ampio lo scollamento tra realtà e finzione.

Luisella Costamagna

«Io credo che la politica debba adottare un nuovo stile. Uno stile che riporti la passione al centro, che sappia emozionare, che riparta dalla bellezza. Perché mi hanno insegnato che la bellezza non può essere inutile.
[…] Vincerà chi saprà raccontare la bellezza utile di un’Italia che si nasconde timida in un mondo che avrebbe ancora molto bisogno di lei. Chiedono bellezza i cittadini globali del XXI secolo. Chiedono emozioni e un progetto nel quale credere. Chiedono di essere coinvolti, non di essere ammaestrati tra slide e battute

renzi-fonzieNo, non sono i tentativi espressivi di qualche cerebro-contuso in riabilitazione neurologica, ma uno dei massimi prodotti culturali del nostro Pittibullo quando gioca a fare l’intellettuale, peraltro con risultati drammatici..!

«Ogni giorno mentre vado al lavoro, mi perdo nella contemplazione della bellezza dei monumenti. Non di rado, però, inciampo in una buca delle sconnesse strade del centro storico. Lo vivo come un immediato richiamo al mio lavoro. Mi piace passare in trenta secondi dalla riflessione culturale sul mondo che cambia al tombino da ripulire.
[…] Rischiando il disprezzo dei turisti abbiamo scelto di invertire e siamo partiti dalle periferie.
[…] Mi viene in mente Steve Jobs, che a Firenze si innamora del colore della pietra serena e impone che tutti i suoi Apple Store siano realizzati con quelle caratteristiche

Matteo Renzi
“Stil novo. La rivoluzione della bellezza tra Dante e Twitter”
Rizzoli (2012)

Potrei vomitareTra formato cartaceo e digitale, ne abbiamo sfogliata di merda nella vita, ma mai si era scivolati così in basso tra simili forme nauseadi degrado estremo; asfissiati dai miasmi di una povertà lessicale che esalano dalle sdruciture di tanta miseria umana e culturale, articolata in banalità imbarazzanti che non superino mai le 100 battute tra un punto e l’altro. Per non parlare del suo ostentato linguaggio minimo, a portata di ogni deficiente che abbia a malapena raggiunto l’alfabetizzazione primaria.
Merda d'artistaAffondare le mani in quella cloaca trasformistico-dorotea che chiamano “renzismo”, cercando invano di tirarne fuori un barlume di senso o qualsivoglia spessore, è un’impresa assolutamente ingrata ed ancor più degradante nella sua inutilità; col rischio concreto di affogare nei gorghi di una minchioneria siderale, che trasuda dall’hybris del suo ridanciano ostensore.
Essere o Non EssereVa da sé che interrogandosi sul pensoso concetto di “bellezza utile”, questo lardoso scarto da Bar-Sport non manchi di porsi domande epocali, all’origine di una così incontenibile peristalsi editoriale:

“Mentre torno a stupirmi di tanta meraviglia, improvviso mi assale un dubbio: ma serva ancora la bellezza oggi?”

To be or not to beSì, serve. E non solo per un mero appagamento visivo. La bellezza serve come valore propedeutico nella sua eterologicità paradossale, perché ci ricorda come dinanzi ad una così schiacciante predominanza di simili cazzoni allo stato brado, nonostante tutto, l’umanità riesca a produrre opere straordinarie grazie al genio isolato di un’infima minoranza.

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Prospettive

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , on gennaio 26, 2016 by Sendivogius

Two Face

Ci sono molti modi per cercare di interpretare quei fenomeni aleatori, che nella loro valenza pratica abbiano una qualche implicazione sociale… Se parliamo di “immigrazione”, le modalità possono essere diverse, ma due sono le variabili che non mancheranno mai, nella certezza di non pervenire ad alcun risultato utile, specialmente se riferite al contesto italiano: l’imbecillità permanente di un Salvini (e di tutto il cucuzzaro fascista a rimorchio), contrapposta al cretinismo pervasivo che una certa tipologia di sinistrato (la definizione è di Edmondo Berselli) non può fare a meno di esibire nella sua minchioneria prevalente (con dinamiche pressoché universali), per una medesima idiozia polarizzata in forme complementari. Semplificate nel loro insieme, le dinamiche destra-sinistra restano però semplicissime e sempre prevedibilissime.
La ‘destra’ è più al passo coi tempi; ha revisionato i suoi miti nostalgici, aggiornando le fonti di ispirazione. E segna le novità più interessanti, nella sua nuova variante “identitaria” e “nazionalista”, in sostituzione eticamente presentabile rispetto ai vecchi sinonimi “razzista” e “nazista”. Pertanto, l’afflusso di immigrati indesiderati diventa un’arma non convenzionale di distruzione etnica e costituisce l’attacco concentrico di un’invasione organizzata su vasta scala da un’entità occulta e onnipotente, non meglio precisata. Un tempo, dietro ad un simile complotto globale ci sarebbero stati sicuramente gli ‘ebrei’ ed i ‘massoni’. I più dotti avrebbero bisbigliato qualcosa a proposito della Sinarchia, facendovi credere di saperla lunga sull’argomento… Oggi il ventaglio delle opzioni possibili si è allargato e potete scegliere a vostro piacimento, secondo i gusti di ciascuno: “Rettiliani” (o in alternativa i “Reticuliani”), Illuminati, New World Order”, il “Gruppo Bilderberg”, la “Trilateral”, l’Anticristo, o qualsiasi altro spauracchio in grado di eccitare l’amigdala di questi fobici compulsivi..! 
La strategia risponderebbe ad un programma di ibridazione e ripopolamento globale su iniezione “allogena”, per la creazione di una nuova razza di sub-umani da poter meglio schiavizzare, secondo le linee guida contenute nel fantomatico Piano Kalergi e poco importa che si tratti di un’impostura scaturita dalle mistificazioni di un neo-nazista austriaco.

Austrian Holocaust denier Gerd Honsik arrives in court on the third day of his trial in Vienna April 27, 2009. REUTERS/Heinz-Peter Bader

Dietro ogni nuovo arrivato si nasconde dunque una minaccia esogena, da neutralizzare prima che sia troppo tardi; un alieno potenzialmente ostile con intenzioni ambigue; insomma, un nemico dal potere terrifico.
Arrivano i mostriLa ‘sinistra’ invece è assai meno fantasiosa. Ha schemi interpretativi più rigidi ed è affezionata ai suoi vecchi miti, che fa fatica a cambiare. Quando si trova davanti ad un problema che non può essere catalogato secondo il vecchio inventario ideologico, che sfugge alle classificazioni di riferimento, che si rivela ben più ingestibile del previsto e quanto mai refrattario dall’essere socialmente integrato, rivelandosi un po’ più complicato di un cucciolo da accudire a tempo perso, allora una fetta consistente di quella ‘sinistra’ rimuoverà il problema, semplicemente dimenticandolo. Oppure, se la cosa non è possibile data l’ingombrante evidenza dello stesso, lo negherà seppellendolo sotto uno spesso strato di vacui eufemismi verbali. Se il caso, si lancerà in una serie di divagazioni da usare come cortina fumogena, che poco c’azzeccano ma molto servono per nascondere la questione iniziale, rivolgendo l’attenzione ad altro da sé con risultati più o meno riusciti.
Di conseguenza, se ad uno sguardo smaliziato la ‘destra’ fa sorridere per la demenza paranoica e la sua monomaniacalità psicotica, per contro capita che la ‘sinistra’ (o quel che ne rimane) faccia cascare le palle!
Durante una di quelle maratone notturne che il Governo Renzi usa per far passare qualsiasi porcata in un parlamento addormentato, Laura Boldrini (santa donna!) è stata capace di sollevare una polemica surreale alle 2,00 del mattino per un problema di declinazione di genere, quale intollerabile atto di sessismo istituzionale, salvo poi parlare di possibili atti di mancanza di rispetto in riferimento alle molestie sessuali di massa durante la notte di Capodanno nelle città di mezza Europa.
Hailù ChebbedèUn noto collettivo ‘antagonista’ dinanzi alle macellazioni dell’ISIS non trova niente di meglio che tirare fuori i crimini di guerra perpetrati più di 80 anni fa dall’Italia fascista in Africa, non come legittima denuncia (fuori tempo massimo) ma come fosse un attualissimo e assai pertinente termine di paragone; perché decapitare il cadavere di un capo-guerrigliero è la stessa cosa che sgozzare e decollare (da vivi) 21 immigrati egiziani in quanto cristiani (rituale ripetuto con profughi etiopi).
Cristiani copti decapitati in LibiaPerché ciò che viene ritenuto un crimine intollerabile se riferito alla realtà ‘occidentale’, in quanto portatrice di un senso di colpa inespiabile, diventa al contrario concetto relativo, e più che mai “interpretabile”, da rapportare a diverse sensibilità etiche se spostato di contesto ‘culturale’.
Beheaded Christians in SyriaIn prospettiva, ogni nuovo arrivato diventa quindi una “risorsa”, a prescindere, che reca con sé una “opportunità”, da gestire secondo le due componenti ricorrenti che un tempo sarebbero state spregiativamente riassunte nel termine “cattocomunista” dai suoi denigratori (i mazzieri della reazione fascio-clericale, per intenderci).
Pertanto, il “migrante”, termine politicamente più corretto, prima ancora di essere un individuo con le sue specificità (e incompatibilità) culturali è innanzitutto un oggetto da compatire, assistere, “civilizzare”, eventualmente recuperare ad uso politico, per esibizioni caritatevoli. È l’approccio Robinson_Crusoe_and_Man_Friday_Offterdingerboyscout. Insomma, viene considerato un incrocio a metà strada tra Venerdì ed un animaletto da compagnia, che ci si aspetta si metta a scodinzolare per tanta grazia ricevuta. In alternativa, è una avanguardia rivoluzionaria, in marcia contro la società capitalistica di un Occidente decadente. È l’approccio leninista.
In entrambe i casi lo scollamento dalla realtà finisce con l’essere evidente nella sua persistenza. Poi non ci si lamenti, se per riempire certi vuoti, in assenza di meglio, ci si affida alle interpretazioni di Checco Zalone.

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Oriente e Occidente (III)

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on gennaio 25, 2016 by Sendivogius

John Bagnold Burgess -The Meeting of East and West

Per cercare di comprendere l’Altro da ‘noi’, insieme alle diversità di una realtà globalizzata con le sue contraddizioni fluidificate nell’effetto farfalla delle stesse, forse non esiste interprete migliore di colui che, estraneo al contesto occidentale per provenienza, ne assorbe nell’intimo la specificità culturale, rielaborandone i concetti in visione critica e per certi versi maggiormente smaliziata rispetto all’originale. Esenti dal fardello dell’uomo bianco, sono osservatori privilegiati e totalmente immuni dai suoi sensi di colpa. E dal momento che l’esotismo costituisce per loro una categoria dello spirito squisitamente europea, per contro applicabile in senso inverso, non risentono dei retaggi del “buon selvaggio” che riconoscono per l’impostura di ciò che è: una mistificazione consumata nell’ipocrisia del suo razzismo mascherato. Ponti viventi tra culture diverse, ne conducono le antitesi verso una propria sintesi, in una prospettiva spesso più lungimirante e lucida perché non si preoccupa di essere pregiudiziale (e a volte lo è). Così come per loro natura sono Political correctnessrefrattari alle dittature dogmatiche del “politicamente corretto”, ovvero: quella castrazione semantica eletta a simbolo dell’impotenza di un certo ambito intellettuale, che rivisita gli stereotipi più odiosi per trarne una lettura altrettanto ottusa nel suo conformismo linguistico, che non risolve ma nega la sussistenza del problema, nell’anteposizione di un formalismo impotente rispetto alla sostanza.
Vidiadhar Surajprasad Naipaul Dello scrittore anglo-indo-trinidadiano V.H.Naipaul avevamo già parlato [QUI] a proposito della nevrosi primaria del “convertito”, nelle forme psicotiche della sua rottura culturale. Ma in tempi che si vorrebbero di “scontro di civiltà”, la lettura di Naipaul merita di essere riproposta, poiché nel delineare le tracce fondamentali dell’oltranzismo religioso, con la predominanza del “sacro” sul profano, come pochi altri riesce a distinguere la differenza che intercorre tra “stato islamico” e “stato musulmano” (con riferimento nello specifico al Pakistan), nel delineare la nascita di quella neoplasia maligna costituita dal diffondersi (organizzato) del cancro integralista:

Pakistan

«Quell’anno [il 1979 n.d.r], il paese aveva avuto il suo primo assaggio di terrore religioso sotto il generale Zia. Questi aveva fatto impiccare Alì Bhutto, l’uomo Muhammad Zia-ul-Haqdel venerdì festivo; poi era andato alla Mecca per fare il pellegrinaggio minore, non quello completo, ma ciò nonostante era tornato con cento milioni di dollari elargitigli dai sauditi. In Pakistan gli uffici statali avevano l’obbligo di fermarsi per tutte le preghiere prescritte; camioncini di fustigatori islamici venivano mandati in giro a occuparsi dei colpevoli. La gente, intimorita, chinava la testa. Alcuni avevano la sensazione di non essere abbastanza pii; sentivano di doversi impegnare di più, sempre di più; e tutt’intorno a Raiwind, anche dopo le estasi nelle tende dei missionari, si potevano vedere sul ciglio della strada fedeli che continuavano a pregare.
[…]
Fra i pakistani che parlano inglese, i fondamentalisti erano soprannominati “fundos” ed erano ormai una presenza che, ancora dietro le quinte, premeva con forza crescente ed esigeva sempre di più. Il subcontinente indiano era stato sanguinosamente diviso per creare lo Stato del Pakistan. Milioni di persone erano morte, e molte altre erano state sradicate, da un lato e dall’altro delle nuove frontiere. Più di cento milioni di musulmani erano rimasti dalla parte indiana, ma praticamente tutti gli indù e i sikh erano stati cacciati dal Pakistan per dare vita all’entità politica interamente musulmana dell’astratto sogno poetico di Iqbal.

Vultures feeding on corpses lying abandoned in alleyway after bloody rioting between Hindus and Muslims.

Ciò avrebbe dovuto essere sufficiente. Ma i fondamentalisti volevano di più. Non bastava che questa grande fetta dell’antica terra avesse cessato, dopo millenni, di essere India e, come l’Iran, come i paesi arabi, fosse stata infine purgata delle religioni preesistenti. Ora gli abitanti stessi dovevano essere purgati del passato, di tutto ciò che negli abiti, negli atteggiamenti, nella cultura generale potesse collegarli alla loro patria ancestrale. I fondamentalisti volevano che tutti fossero puri e trasparenti, semplici recipienti vuoti in cui travasare la fede. Era impossibile: gli esseri umani non possono mai essere una tabula rasa. Ma i vari gruppi fondamentalisti si proponevano a modello di bontà e purezza. Si presentavano come veri credenti. Affermavano di seguire le regole antiche (soprattutto quelle riguardanti le donne); chiedevano agli altri di essere come loro e, dal momento che non c’era una concordanza assoluta sulle regole, di seguire le norme che loro seguivano.
Jamaat's Hijab DayIl più importante dei gruppi fondamentalisti era la Jama’at-i-Islami, l’Assemblea dell’Islam, fondata da un insegnante e propagandista religioso, Maulana Maudoodi. Prima della divisione del paese, questi si era opposto all’idea del Pakistan per strane ragioni. Quando nel 1930 il poeta Iqbal aveva sostenuto la causa di uno Stato musulmano indiano separato, aveva asserito che tale Stato avrebbe sbarazzato l’Islam indiano da quella «impronta che l’imperialismo arabo aveva dovuto conferirgli». Le aspirazioni di Maudoodi erano esattamente l’opposto. Pensava che uno Stato musulmano indiano sarebbe stato troppo limitato e avrebbe fatto ritenere che l’Islam avesse concluso il suo compito in India, mentre auspicava che l’Islam convertisse e abbracciasse l’India intera e conquistasse il mondo. Iqbal aveva affermato che una ragione importante per la creazione del Pakistan era che, come «forza di aggregazione popolare», l’Islam era stato più efficace in India che in altri paesi. Maudoodi non era d’accordo: a suo avviso, i musulmani del subcontinente e i loro esponenti politici non erano all’altezza di conseguire un obiettivo tanto prezioso quanto uno Stato integralmente islamico. La loro fede non era sufficientemente pura, era troppo contaminata dal passato indiano.
Moulana Maududi a cena coi sauditiMaudoodi morì nel 1979. Ma la Jama’at persisteva nella convinzione che il popolo pakistano e i suoi governanti non fossero all’altezza. Se lo Stato islamico di Iqbal aveva avuto le sue disgrazie, non era colpa dell’Islam, ma di coloro che si definivano musulmani. Secondo il modo di pensare fondamentalista, questo tipo di fallimento si rivelava automaticamente per quello che era: il fallimento di un Islam falso o poco sentito. E la Jama’at poteva sempre sostenere, in un perenne rinnovarsi della causa, che dai tempi antichi l’Islam non era mai stato veramente realizzato e che era giunto il momento di farlo. La Jama’at avrebbe mostrato la via.
Islam[…] Nel 1965 [Guerra indo-pakistana] il mullah che aveva aizzato i membri della sua congregazione mandandoli al fronte armati di bastoni se n’era restato al sicuro nella moschea. Non era compito suo combattere. A lui toccava infiammare gli animi, ricordando ai fedeli con tutta l’eloquenza e la passione di cui era capace il premio che avrebbero ricevuto partecipando alla “jihad” e gli orrori dell’inferno.
zombies islamiciEra come il mullah, di cui avevo sentito parlare da qualcuno, che nel 1977 era stato arruolato, insieme ad altri mullah, per la campagna contro Alì Bhutto. Era basso e grasso, di aspetto per niente attraente, e aveva fama di essere infido, ma non aveva importanza: era un eccellente predicatore, dotato di una voce possente. A quel tempo vigeva il coprifuoco, che però veniva allentato (non poteva essere altrimenti) per le preghiere del venerdì. I fedeli che si recavano nella moschea del mullah non ascoltavano soltanto le preghiere, ma anche le storie edificanti di eroi e martiri dell’Islam, che il predicatore declamava con la sua celebre voce e la splendida arte oratoria. Incitava i presenti a dimostrarsi all’altezza del passato, a intraprendere la “jihad”, a non ignorare le forze del male che li circondavano. «Dite al nemico: ‘Prova le tue frecce su di noi, e noi proveremo il nostro petto contro le tue frecce’». Frasi che sembravano prese da un poema e pertanto suonavano autorevoli, anche se nessuno avrebbe saputo dire da dove erano tratte. In concreto non significavano niente, ma eccitavano gli ascoltatori; e alla fine delle preghiere del venerdì, il coprifuoco del povero Bhutto era di fatto inoperante. I fedeli si disperdevano col cuore gonfio di odio religioso, risoluti a guadagnarsi un altro po’ di merito in cielo spedendo Bhutto all’inferno. Poco contava che il mullah fosse infido e di moralità affatto dubbia. In realtà non si proponeva come guida: il suo compito, in quanto mullah, consisteva nel tenere sulla corda i convertiti e, se c’era bisogno di aizzarli, concentrare la loro attenzione sull’inferno e sul paradiso ricordando che, quando fosse giunta l’ora, solo Allah sarebbe stato il loro giudice. Questo era un aspetto dello Stato religioso (lo Stato creato per i soli convertiti, dove la fede non era una questione di coscienza individuale) che il poeta Iqbal non aveva mai preso in considerazione: questo tipo di Stato era sempre suscettibile di manipolazioni, facile da minare, pieno di pura e semplice disonestà.
Muhammad IqbalMa c’era qualcos’altro di cui Iqbal non aveva tenuto conto: nel nuovo Stato la natura della storia si sarebbe modificata e, indebolendosi il senso storico, la vita intellettuale del paese ne avrebbe inevitabilmente risentito. I mullah avrebbero sempre tenuto banco, limitando il desiderio di conoscenza. Così l’intera storia antica del paese perdeva di importanza. Nei libri scolastici di storia o di «educazione civica», la storia del Pakistan finiva per essere soltanto un capitolo della storia dell’Islam. Gli invasori musulmani, in particolare gli arabi, diventavano gli eroi della storia pakistana, mentre le popolazioni locali figuravano a malapena nel passato della propria terra, o al massimo comparivano come nullità spazzate via dagli agenti della fede. Così si fa scempio della storia. Una simile concezione si spiega solo in quanto rappresenta il punto di vista del convertito. La storia si trasforma in una specie di nevrosi. Troppe cose devono essere ignorate o presentate in maniera tendenziosa e molto è frutto della fantasia. Ma questa fantasia non è presente solo nei libri di scuola: è un fattore che influenza la vita di tutti.
madrassa[…] L’invenzione di un’ascendenza araba divenne ben presto generale. Tutte le famiglie l’adottarono. A sentire la gente, si direbbe che, prima, questa terra grande e meravigliosa non fosse altro che giungla selvaggia, dove non vivevano gli uomini. All’epoca della divisione dall’India tutto ciò è stato amplificato, compresa l’idea di non appartenere alla terra, bensì alla religione.»

V.S. Naipaul
“Fedeli ad oltranza.
Un viaggio tra i popoli
convertiti all’Islam”

Adelphi (Milano, 2001)

“Fedeli a oltranza” è un’opera fondamentale per capire il presente attraverso la conoscenza del passato (recente). Se volessimo ossere ‘retorici’, potremmo consigliarlo come testo scolastico. Più semplicemente ve ne raccomandiamo, se volete, l’acquisto (non potreste spendere meglio il vostro denaro per un costo abbordabilissimo) e ovviamente la lettura resa ancor più piacevole da una pregevolissima traduzione in italiano.

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REALITY

Posted in Kulturkampf, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , on gennaio 19, 2016 by Sendivogius

Redneck Nation®Ogni qualvolta si ha la (s)ventura di assistere distrattamente a quella farsa allargata da esportazione, che va sotto il nome di “primarie” e che di norma precede le elezioni presidenziali in USA, col suo carosello di personaggi plastificati dalle improbabili acconciature cotonate, che si agitano in una pulp fiction per miliardari da reality plebeo, ci si chiede se davvero la democrazia non sia il “governo dei peggiori”, come senza ombra di dubbio amavano sostenere gli ‘antichi’…
House of Cards Poi ci si rende conto che in realtà ci troviamo dinanzi ad una oligarchia timocratica su base censitaria, dove pochi clan dinastici si disputano all’asta il trono imperiale, messo in vendita al migliore offerente come nelle peggiori cronache da Basso Impero. E allora la prospettiva cambia, nella consapevolezza che si tratta di una costosa buffonata dalle gag imbarazzanti. Ovvero, la classica americanata. Di conseguenza, come in ogni sceneggiata, non possono mancare le macchiette grottesche che traggono compiacimento dall’esibizione della loro volgarità esasperata nei suoi tratti demenziali. Insomma, è l’immancabile villain dai risvolti caricaturali, che sembra uscito da una sceneggiatura atropinica di un Austin Powers riverniciato in bars and stars.
Austin PowersTuttavia, per quanto abituati al peggio nelle sue esasperazioni più estreme, dovrebbe esserci un limite anche allo squallore, per un trash comunque sostenibile. E invece no! Anche perché sarebbe come tentare di separare un coprofilo dall’oggetto della sua passione. E ciò sarebbe impossibile, per la manifesta collateralità del soggetto interessato con l’elemento primario della sua perversione a rilascio naturale.
Per questo ci tocca bearci delle perfomance di Donald Trump, l’impresentabile Grizzly populista che furoreggia e spopola tra i Redneck Weddingsredneck: gli zotici villici analfabeti delle contee del Sud, sparpagliati in borghi di campagna dai nomi impronunciabili (Yoknapatawpha!!) e feticisticamente aggrappati come koala ai propri fucili; ovverosia i nostalgici dei fasti trapassati della Confederazione, quelli che Generale Robert Edward Leeinfilano un Lee in ogni nome e si beano delle gesta gloriose del generale Nathan B. Forrest al posto delle favole della buona notte.
redneck1 big gunIl fatto che questa variante supercafona di Flavio Briatore, con trumpuna donnola morta plasticamente spalmata sul capoccione spellacchiato sia tra i più gettonati papabili alla presidenza degli Stati Uniti d’America, la dice lunga sulla natura democratica della Dreamland (oppure era Zombieland?!?).

Il pupazzo TrumpTrump il Pupazzo. Può ripetere ben 17 frasi!

Per Aristotele, la demagogia non era altro che un sinonimo per indicare una cattiva democrazia. Tuttavia, sentire concionare questa parodia imbolsita di Biff Tannen a proposito di immigrazione, tradizione, e redneck_wifevalori amerikani, per un distopico ritorno al futuro carpenteriano, fa francamente ridere se non fosse drammatica nella sconcia esibizione di una coglioneria siderale. È chiaro che le letture di Trump non vadano oltre Mickey Mouse ed i fumetti di Superman. Quindi, a proposito di “cultura americana”, è ovvio che non abbia mai letto Furore di John Steinbeck; scrittore statunitense (e gigante mondiale della letteratura) del quale è lecito supporre ignori anche l’esistenza.
Praticamente, “Furore” è la storia di bifolchi arricchiti che a loro volta disprezzano altri bifolchi poveri, in una terra dove tutti (indistintamente) sono emigrati da qualche altro posto, McLaughlincostruendo un sistema fondato sulla discriminazione (razziale, sociale, economica, politica) e sullo sfruttamento selvaggio. Peccato, perché un cafone abbrutito dal soldo facile come Trump avrebbe potuto trarre spunti interessanti per la sua campagna elettorale, insieme agli altri temi di punta che segnano il livello rasoterra dell’energumeno ripulito, tutti incentrati contro i chicanos. Manco fosse il senatore McLaughlin in Machete!
Senator McLaughlinIn fondo, il nostro Donaldo dai capelli belli rappresenta solo Donald Trumpl’intermezzo comico, ovvero (se preferite) lo squallido interludio, prima della tempesta che sta per arrivare…

«Una volta la California apparteneva al Messico, e le terre ai Messicani; ma orde di straccioni americani irruppero nel paese. E così imperiosa era la loro fame di terra, che si impossessarono della terra di Sutter, della terra di Guerrero, la spezzettarono, si azzuffarono a vicenda per disputarsene le briciole, e munirono di cannoni i poderi così conquistati. Fabbricarono stalle e casolari, ararono i campi e procedettero alle semine. Così, stalle e casolari, campi e raccolti, costituirono titolo di possesso; e il possesso diventò proprietà. I Messicani, deboli e sazi, non avevano potuto opporsi all’invasione perché non v’era nulla al mondo che essi desiderassero con quella frenesia con cui gli invasori americani desideravano la terra. Poi, col tempo, i predoni non più considerati tali si dichiararono padroni, e i loro figlioli crebbero nel paese e procrearono altri figlioli. E non sentirono più la fame selvaggia, la fame mordente e lacerante della terra, dell’acqua e del buon cielo sovrastante, dell’erba che sboccia, delle radici che si gonfiano. Possedevano tutte queste cose così completamente, che non le desideravano più.
[…] Queste cose andarono perdute, e i raccolti cominciarono a venire valutati in termini di dollari, e la terra in termini di capitale più interessi. E i prodotti cominciarono a venir comprati e venduti prima delle semine. E allora le annate cattive, la siccità, l’inondazione, non furono più considerate come catastrofi, ma semplicemente come diminuzioni di profitto. E l’amore di quegli esseri umani risultò come intisichito dalla febbre del denaro, e la fierezza della stirpe si sgretolò in interessi; così che tutta quella popolazione risultò di individui che non erano più coloni, ma piccoli commercianti, o piccoli industriali, obbligati a vendere prima di produrre. E quelli fra essi che non si rivelarono bravi commercianti perdettero i loro poderi, che vennero assorbiti da chi invece si rivelò bravo commerciante. Per quanto bravo coltivatore, per quanto affezionato al suo campo, chi non era bravo commerciante non poteva mantenere le proprie posizioni. Così, con l’andar del tempo, i poderi passarono tutti in mano a uomini d’affari e andarono sempre aumentando di proporzioni, ma diminuendo di numero. Allora l’agricoltura stessa si trasformò in industria. E i proprietari imitarono, senza volerlo, Roma antica: importarono schiavi, pur senza chiamarli così: cinesi, giapponesi, messicani, filippini. Vivono di riso e fagioli, dicevano; hanno pochi bisogni. Di paghe alte, non saprebbero che farsene. Vedi come vivono, vedi cosa mangiano. E se si agitano, si fa presto a deportarli. E incessantemente i poderi aumentavano di proporzioni e diminuivano di numero; e per conseguenza diminuivano di numero anche i padroni. E i padroni picchiavano, terrorizzavano, affamavano i servi importati; sicché molti di questi tornarono donde erano venuti, e altri si ribellarono e furono uccisi o scacciati. I raccolti stessi subirono una metamorfosi. Il grano si vide soppiantare dagli alberi da frutta, le biade da ortaggi destinati ad alimentare l’universo intero: lattuga, cavolfiore, carciofo, patata; tutti prodotti che costringono l’essere umano a curvare la schiena. Per maneggiare la falce, l’aratro, il forcone, l’uomo sta in piedi; ma tra i filari dell’insalata o del cotone deve prostrarsi, o strisciare come un insetto, o camminare sui ginocchi come un penitente. E accadde che i proprietari non lavorarono più le loro terre. Coltivavano sulla carta; e dimenticarono l’odore della terra, il gusto tattile della zolla sbriciolata tra le mani; ricordarono solo che la possedevano, tennero presente solo la cifra dei guadagni che ne traevano o delle perdite che a causa di essa dovevano subire. E i latifondi presero proporzioni tali che il padrone non poteva nemmeno concepirne le dimensioni; erano così vasti che occorrevano battaglioni di contabili per rintracciare perdite e profitti, reggimenti di chimici per fecondare il terreno, brigate di intendenti per sorvegliare i servi proni tra i filari. E allora davvero l’agricoltore si mutò in bottegaio, fino al punto da tenere effettivamente bottega: pagava i suoi servi, e per rimborsarsi vendeva loro il cibo. E di lì a poco smise persino di pagarli, per risparmiare la spesa della contabilità. Il podere dava, a chi lo lavorava, il vitto a credito; e poteva accadere che un servo, il quale lavorava solo per sostentarsi, alla fine del lavoro scoprisse di essere in debito verso chi gli dava lavoro. E il padrone non solo non lavorava più la sua terra, ma molti di essi non avevano mai nemmeno vista la terra che possedevano. Ed ecco che, d’un tratto, nel Kansas e nell’Oklahoma, nel Texas e nel Nuovo Messico, nel Nevada e nell’Arkansas, le trattrici e la polvere si alleano per spodestare i coloni e cacciarli nel West. Ed ecco formarsi a apparire le carovane dei nomadi: Children for saleventimila, centomila, duecentomila. Varcando le montagne si riversano nelle ricche vallate: tutti affamati, inquieti come formiche in cerca di cibo, avidi di lavoro, di qualunque lavoro: sollevar pesi, spingere o tirare carichi, raccogliere, tagliare; qualunque cosa, per sostentarsi. I bambini hanno fame. Non abbiamo Depressiondove vivere. No, non siamo forestieri, no! Da sette generazioni siamo americani; e prima si era irlandesi, scozzesi, inglesi, tedeschi, italiani. Uno dei nostri antenati ha combattuto nella rivoluzione, e tanti nella guerra civile. Americani, siamo, americani al cento per cento! Affamati; e risoluti. Avevano carezzato la speranza di trovare una casa, in California, ed ecco che trovano, dappertutto, solo odio. Okies: i padroni li odiano perché sanno di essere deboli al confronto degli Okies, d’essere ben nutriti al confronto degli Okies; e han tutti sentito dire dal nonno quanto sia facile, a chi è affamato e risoluto e armato, sottrarre la terra a chi è debole e sazio. E nelle città i negozianti odiano gli Okies perché gli Okies non hanno denaro da spendere; i banchieri odiano gli Okies perché sanno che non possono estorcerne nulla; e gli operai odiano gli Okies perché, affamati come sono, offrono i loro servizi per niente, e automaticamente il salario scende per tutti. E gli spodestati, nomadi, confluiscono e continuano a confluire in California: duecentocinquantamila, trecentomila. Dietro alle prime ondate, altre si formano e si accavallano, perché le trattrici non cessano di dilagare nei campi. Altre ondate di spodestati senza tetto: gente indurita, accanita, pericolosa. E se da una parte i Californiani ambiscono molte cose, come accumular sostanze, ascendere la scala sociale, concedersi svaghi e oggetti di lusso, dall’altra i nuovi barbari chiedono due cose sole: terra e nutrimento, che per loro sono una cosa sola.
Alabama family[…] Se non li teniamo a bada, questi straccioni, s’impadroniscono di tutto il paese. Tutto il paese. Porci di forestieri. Va bene, parlano la nostra lingua, ma non sono come noi. Basta vedere come vivono, chi di noi si adatterebbe a vivere così? E a Hooverville, la sera, gli straccioni accoccolati.
redneck-pool[…] Trattarli senza pietà, dico io; o Dio sa cosa ci combinano. Gente più pericolosa dei negri del Sud. Se si metton d’accordo, nessuno li tiene più. Hai ben sentito quel ch’è successo a Lawrenceville. A Lawrenceville un poliziotto è dovuto ricorrere alla forza per scacciare un abusivo, e il ragazzo undicenne di questo straccione ha sparato, col fucile del babbo, e ha ucciso il poliziotto. Peggio dei serpenti, ti dico. Non bisogna lasciarli parlare, e se insistono, sparare senz’altro, sparare noi per primi. Se un marmocchio è capace di uccidere, cosa faranno gli adulti? L’unica è di mostrarsi più forti di loro. Trattarli da cani. Spaventarli. E se non si lasciano impressionare? Se si ribellano in tanti, e si mettono a sparare anche loro? Son tutti avvezzi a usare il fucile fin da bambini. Se non si lasciano impressionare? Se si organizzano in bande, chi li ferma più? Son tutti disperati, capisci; disperati che hanno provato la paura della fame, che è superiore a ogni altra. E di quando in quando, qua e là in tutta la California, le razzie: le irruzioni di agenti armati negli attendamenti degli abusivi. Via di qui! Ordine del Dipartimento dell’Igiene. Questo accampamento rappresenta un pericolo per la sanità pubblica.
Illinois[…] E i latifondisti, che si sanno destinati a perdere la terra in caso di rivolta organizzata, i grossi latifondisti che conoscono la storia, che hanno occhi per leggere la storia e intelligenza per capirla, sanno, conoscono benissimo il fatto fondamentale che quando la proprietà terriera si accumula nelle mani di pochi, va inesorabilmente perduta. E sanno anche quest’altro fatto, concomitante, che quando una maggioranza ha fame e freddo, essa finisce sempre col prendersi con la violenza ciò che le occorre. E sanno infine questo terzo fatto, meno evidente forse, ma sempre presente nel corso della storia: che cioè le repressioni servono solo a rinvigorire e a riunire tra loro i perseguitati. Ma i latifondisti preferiscono ignorare questi tre ammaestramenti della storia. La terra s’accumula sempre più nelle mani di pochi, il numero degli sfrattati continua ad aumentare, e tutti gli sforzi dei latifondisti continuano a orientarsi verso la repressione. Il denaro pubblico va speso in armamenti e in gas lacrimogeni per salvare la pelle dei latifondisti, e in spie, spie che hanno l’incarico di captare ogni minimo rumore di rivolta per poterla soffocare in tempo. I latifondisti preferiscono ignorare l’evoluzione dell’economia, e le premesse di tale evoluzione; considerano solo i mezzi atti a reprimere le rivolte, senza curarsi di sopprimere le cause determinanti. Le trattrici che gettano i coloni sul lastrico, le mastodontiche imprese di trasporto, le macchine che producono, tutto questo merita l’incondizionato appoggio dei latifondisti; e non importa se aumenta in modo spaventoso il numero delle famiglie sul lastrico, avide di qualche briciola degli sconfinati latifondi. I latifondisti formano associazioni per proteggersi, si riuniscono a discutere sui mezzi più efficaci per intimidire, soffocare, Dynamiteuccidere. E si persuadono di non dover temere il pericolo principale, costituito dall’eventualità che i trecentomila trovino, fra di essi, un capo che sappia guidarli. Se ai trecentomila miserabili consentite la possibilità di contarsi, è inevitabile che essi conquisteranno la terra; e non v’è gas o mitragliatrice che possa fermarli. Così i latifondisti, che a causa del possesso dei latifondi divengono sempre più superuomini e al contempo sempre più disumani, corrono verso la propria distruzione, e senza avvedersene usano di ogni mezzo che a lungo andare finirà inesorabilmente col sopprimerli. Ogni espediente, ogni atto di violenza, ogni scorribanda in una Hooverville qualsiasi, ogni singolo sceriffo spaccone in un accampamento di straccioni, non fanno che procrastinare di qualche giorno l’alba fatale, rendendola inevitabile

John Steinbeck
“Furore”
Bompiani, 2013

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GRULLISMO

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , on gennaio 9, 2016 by Sendivogius

lunga_marcia_5s

La differenza che separa le bande di ragazzotti in eccesso testosteronico, che approfittando dei festeggiamenti di capodanno hanno pensato bene di movimentare le città del Nord Europa con un frottage di gruppo, dalla quiete tempestosa delle piazze italiane, consiste nel fatto che da noi la stragrande maggioranza degli energumeni, di pura razza oriunda, è ridotta ad impotente protuberanza fallica dei propri apparati digitali. Pertanto, dalle nostre parti, l’exploit delle molestie sessuali non è circoscritto ad una sola notte dell’anno, ma è esibizione ricorrente di una pratica sessista, che non conosce riposo e che viene consumata con gusto reiterato nell’anomia massificata dello stupro virtuale, invocato ed esibito con morbosa acquiescenza, possibilmente espanso a donnina incazzatadimensione ‘social’. È interessante notare, ai fini della ricerca clinica, come tra le donne sia quasi sempre possibile trovare i soggetti più invasati, ogni volta che si tratta di infliggere umiliazioni sessuali ed allusioni pesanti alle proprie consimili, con una propensione sadica che predilige la sfera di un erotismo distorto e malato.
Claudia GarelliSe lo stato di sovreccitazione permanente di un’orda pesantemente disturbata di repressi sessuali pare essere diventata una costante dei trending topic della “comunicazione orizzontale”, nel senso di sdraiata rasoterra all’infimo livello della sua qualità, l’isteria di massa ai limiti del disturbo psicotico sembra raggiungere il suo apice quando viene incanalata dalle capacità manipolatrici del leader psicopatico. In prospettiva, il modello più esplicativo del genere, specialmente quando questo si nutre pure di velleità politiche, lo si ritrova pienamente espresso nella dimensione settaria del ‘Sacro Blog’ del Vate® a cinque patacche, degenerato a collettore organizzato di frustrazioni individuali e psicopatologie aggravate, per le quali funge da amplificatore collettivo col suo branco esaltato di cani rabbiosi.
beppe-grillo-laura-boldrini-macchinaA ben vedere, l’esplicazione delle modalità di azione rispondono ad un canone concordato, e volto al massimo ribasso; seguono un processo per inferenza, secondo ondate crescenti che aumentano di intensità ogni volta diventa patente l’inconsistenza della proposta e più stringenti le difficoltà del “gruppo-pensiero” al culmine dei suoi stati allucinatori.
ossessoNell’incapacità ormai evidente di amministrare alcunché, messo alle strette sulla “questione morale”, che nei bassifondi del M5S costituisce l’eufemismo con cui coprire i furori forcaioli che fanno del linciaggio condiviso l’unico vero collante Non solo direttorioideologico di una non-identità, le sbracature del “Capo politico” (o meglio del “capobranco”) non possono che ripiegare nei cinque minuti d’odio quotidiano, col suo consueto carosello di vittime sacrificali da offrire in pasto agli adepti della setta. In questo segue una rotazione a cadenza ciclica di bersagli fissi.
Dinanzi all’ultima figuraccia rimediata in quel di Quarto, dove Di Maio - Ruocco - Sibilia - Ficopure si era speso l’intero stato maggiore del Clan dei Bella Napoli riunito in “direttorio”, scaricato persino dal quotidiano amico nonché organo non ufficiale del MoVimento [QUI], l’incontinente Beppone, dopo aver latrato che i voti della mafia gli “fanno schifo” (quelli della camorra vanno invece benissimo), aggrappato alla poltrona del “suo” sindaco come il peggior cacicco democristiano, ritorna alla carica con la maria-elena-boschi-foto-unità-rovesciatasolita Maria Elena Boschi che davvero sembra costituire l’ossessione preferita delle sue polluzioni notturne.
E ovviamente lo fa col solito linciaggio a mezzo blog, per una grande masturbazione collettiva con gli altri onanisti convolati nelle latrine della setta. Non capendo assolutamente nulla di sistemi finanziari e organismi bancari, ovviamente sbava una serie di corbellerie incredibili invece di studiare (che la cosa costa tempo e fatica) e articolare critiche legittime con argomentazioni serie (che ce ne sarebbero a iosa). E infatti l’impresa andrebbe ben oltre la portata delle sue dementi battutine da trivio. Ne consegue che lo “Stato”, o chi per esso, dovrebbe risarcire in solido tutti gli investitori della Banca Etruria (la sua ultima fissazione), con soldi evidentemente fotocopiati nottetempo con una stampante tridimensionale, e prendersi in carico pubblico i miliardi di perdite di un istituto di credito privato da ripartire a carico dell’intera comunità. Cinicamente parlando, non si capisce bene perché il resto dei correntisti e degli investitori più accorti, che ancora si prendono il disturbo di leggere ciò che vanno sottoscrivendo, dovrebbero vedersi decurtare i propri risparmi, per rimborsare la dabbenaggine di vecchi citrulli con la grana appizzata sotto il mattone, che in tutta leggerezza vanno firmando con incoscienza contratti dei quali non capiscono nulla, credendo ancora alla favola dell’albero dagli zecchini d’oro, irretiti dai mirabolanti guadagni dello schema di Ponzi, che vanno prospettandogli i ripuliti Gatto e la Volpe in grisaglia.
PATTUME - Il cerchio magico di GrilloMa questo non chiedetelo a Beppone, e tantomeno ai suoi sbavanti squadristi da tastiera in piena crisi isterica. Non saprebbero cosa rispondere, né al (som)movimento di stomaco potrebbe fregargliene di meno. L’importante è vincere la guerra dei numeri nei sondaggi contro il piddì-meno-elle. Solo una squallida lotta di potere tra guelfi e ghibellini all’incanto elettorale.

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Marocchinate

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , on gennaio 6, 2016 by Sendivogius

GOUMIERS

Incappando in un vecchio cliché di sicuro successo a cui i Simplicissimustedeschi (e non solo loro..) sono parecchio sensibili, con conseguenze quasi sempre nefaste (che poi certe cose si sa come vanno a finire..), c’è da scommettere che l’assalto sessuale di massa contro donne preferibilmente sole, braccate in gruppo da mute arrapate di maschi in calore, non si esaurirà nelle notti brave di capodanno, tra le piazze di una Germania trasformata in serraglio esotico delle bianche per la caccia selvaggia alle “femmine” da montare, come sfacciato gesto di sfida e di dominio, ma anche di disprezzo e sottomissione sessista, nell’esercizio di un improbabile diritto di preda per chi sembra marcare il territorio come un animale.
DOG IN HEATColonia… Amburgo… Stoccarda… il rituale si è ripetuto con modalità più o meno identiche, attraverso una violenza generalizzata nella molestia indiscriminata a sfondo sessuale, che certo non sarà organizzata, ma sembra comunque conformata ad un agire comune contraddistinto da una certa consuetudine nella pratica. Dinanzi alla viralità dello swarming di fine anno, le sbalordite autorità di polizia hanno farfugliato qualcosa a proposito di “reati di una dimensione completamente nuova”. In realtà si tratta di una tattica mutuata direttamente dalle tecniche della guerra asimmetrica; o quanto meno la ricorda parecchio… Invece, noterete la reticente ipocrisia, il peloso imbarazzo, con cui media e funzionarini pubblici hanno dovuto ammettere che nella quasi totalità si trattava di giovani uomini “dall’aspetto originari di regioni arabe o nordafricane”, che evidentemente hanno inteso il pacchetto accoglienza come all-inclusive. Ovviamente, il dato è tutto da vagliare, estrapolare, ponderare, sminuzzare, ridimensionare. Perché naturalmente certe evidenze generano correlazioni pericolose, e magari sollevano qualche interrogativo di troppo, mettendo in discussione questa variante melensa e auto-colpevolizzante, costruita attorno al “mito del buon selvaggio” che poi è quanto di più ipocritamente razzista (questo sì!) ha prodotto l’illuminismo settecentesco.
Circle of hell_Mob sexual assaultsChe gli “arabi e nordafricani” queste cose non le fanno, tanto costituiscono appannaggio esclusivo del corrotto degrado dell’edonismo occidentale. E razzista sarebbe soltanto formulare il dubbio. In fondo, durante le strombazzate “primavere arabe” trasformatesi presto nell’inverno profondo Lara Logandella civiltà, certe cose non avvenivano mica. Piazza Tahrir, coi suoi stupri di massa, rimane un modello tuttora insuperato di emancipazione femminile da diventare un caso internazionale.
Nel nostro piccolo, in Italia, avevamo già avuto un piccolo assaggino durante il Capodanno del 2008 nella centralissima Piazza Castello a Milano. Il fattaccio fu archiviato in fretta, senza troppi clamori e rimosso dagli archivi dei quotidiani on line, tanto che oggi la notizia (per chi non ha buona memoria) si riesce a reperire a fatica.. per esempio QUI. Perché non bisogna generare facili “allarmismi”. E chi si allarma?!?
PunisherIn Svezia, pare che la cosa rientri quasi nella normalità… ma non si può dire, altrimenti si passa per “xenofobi” e dozzine di siti specializzati in bufale vi spiegheranno con dovizia di sofismi al posto delle statistiche che il fatto non sussiste, finendo però col convincervi del contrario e che la cosa, nonostante tutto, qualche fondamento ce l’abbia [QUI].
C’è da chiedersi se non dovremo abituarci a questa riedizione soft delle marocchinate; o almeno un tempo le chiamavano così…
Two WomanOggi magari verranno definite “goliardate”, più o meno simpatiche.

rape joke

E per fortuna troverete sicuramente qualche buonpensante che correrà a spiegarvi come l’atto non sia di per se stesso Goumiers - Delcampe.netesecrabile, relativizzerà la gravità dello stupro in quanto tale, perché certi fenomeni sono giustamente inammissibili, se riferiti al singolo molestatore e/o stupratore ‘autoctono’, quale espressione di intollerabile sopraffazione di genere. Ma qualora riguardi una di queste irrinunciabili “risorse umane” di importazione venute a pagarci le pensioni e fare i lavori che “noi non vogliamo fare più”, La Ciociaraallora le violenze vanno estrapolate dal contesto per essere inserite in una più ampia cornice ‘interpretativa’ che tenga in debita considerazione le diverse “sensibilità culturali”, espresse (come dire?!) in una dimensione collettiva. E non mancherà tra i “giustificazionisti” chi paragonerà la sordida “mano morta” del maniaco solitario nei bus affollati, alla stessa stregua di una gangbang in pieno centro città e che certamente è da considerarsi meno grave. Vuoi mettere la differenza?!?
BuonismoA proposito, per gli esemplari menzionati della categoria di cui sopra, moralisti della parrocchietta bella… troll in missione suicida il primo stronzo che mi dà del “para-salviniano”… flamer riscaldati ed altri tarzanelli rimasti attaccati in coda, sono pregati di astenersi dai commenti: semplicemente verranno ignorati, o rimossi, o smerdati a piacere. E non ci guadagnate nulla.
Anno nuovo, policy nuova.

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(82) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , on dicembre 30, 2015 by Sendivogius

Classifica DICEMBRE 2015”

Owl by GaudiBuendiaAnno Nuovo, vecchia merda. Il 2015 si conclude così come era cominciato: tanta fuffa, troppi idioti, e nessuna aspettativa per un anno sostanzialmente da dimenticare, nel suo ridondante involucro di proclami, vanterie, annunciazioni e rinascite, confezionate nel sottovuoto di un NULLA imperante, ma elucubrato con girandole di slides colorate e sgocciolamenti spiccioli di mancette per gli accattoni del voto di scambio. Se c’è una cosa che nel corso dell’ultimo anno ha davvero conosciuto una crescita record, è il livello oramai incontenibile delle fanfaronate lievitate a dismisura, che trovano la loro  incarnazione fisica nelle dimensioni over-size di un premier dalla pinguedine in piena espansione lipidica e che raggiungono la loro massima espressione nella guizzante prossemica facciale, quale rappresentazione più compiuta della nuova mimica del potere-pop di un leader che si sbrodola addosso a colpi di spot racchiusi nell’inconsistenza di un tweet.
Prossemica renzianaÈ il ‘Nuovo’ che avanza pimpante come un usato revisionato, sull’onda lunga di vizi antichissimi in una girandola pirotecnica, tra gli effetti speciali della piccola bottega degli orrori nostrani, possibilmente assemblati negli arcani del Il Criceto“Partito della Nazione”. Perché il cambiamento corre veloce… meglio se sopra un tapis roulant, magari coi fondali in scorrimento sui lati a simulare il movimento. Peccato solo che all’osservatore più smaliziato vengono in mente soprattutto quelle giostrine, montate per far sgranchire i criceti nelle loro gabbiette dorate.

criceto

«Nessun sistema politico nuovo può mettere radici in quadro di contrazione dei diritti sociali, di declino dei servizi collettivi, di riduzione della propensione al consumo….
I partiti carismatici o liquidi non vantano alcuna capacità di mediazione sociale. Le riforme non sono mancate, ma il ciclo ventennale di molteplici riforme varate (che tutto hanno coinvolto, dalla flessibilità in entrata prevista nel nuovo regime giuridico del mercato del lavoro alla pubblica amministrazione, dall’ondata delle privatizzazioni alla riforma del diritto societario, dal decentramento e semplificazione al mercato finanziario e bancario, dal governo degli investimenti alla liberalizzazione dei servizi di pubblica utilità) non ha potuto resistere alla caduta delle esportazioni, alla riduzione di due punti del tasso di produttività, alla restrizione della domanda interna, alla scarsa propensione all’innovazione imprenditoriale in un contesto a dominanza di piccole imprese private. La decrescita produce l’antipolitica e la politica ridotta a favola ostacola ogni governo dell’innovazione, favorendo l’insorgenza populista

Michele ProsperoMichele Prospero
“Il Nuovismo realizzato”
Edizioni Bordeaux
Roma, 2015

Sulle analisi del prof. Prospero dovremo prima o poi ritornare…

Hit Parade del mese:

01 - Coglione del mese01. Lui per fortuna ne ha ammazzati solo tre.

[27 Dic.] «Premier e ministri passeggiano sui cadaveri di 68.000 italiani che non hanno saputo proteggere.»
(Beppe Grillo, Ineffabile Merdone)

Matteo Renzi02. HIC MANEBIMUS OPTIME

[29 Dic.] «Se perdo il referendum costituzionale considero fallita la mia esperienza in politica»
 (Matteo Renzi, l’Inamovibile)

sellerona03. JUKEBOX PROPAGANDA

[30 Dic.] «Nel 2015 la Borsa di Milano è il miglior listino d’Europa, il mercato immobiliare conferma la ripresa, aumentano i mutui, l’Italia riparte.»
(Debora Serracchiani, Regina di Fuffa)

castagnetti04. L’ARIA CHE TIRA

[05 Dic.] «Nonostante il rapporto Censis, c’è un clima diverso nel Paese, lo noto dai tanti inviti alle feste o ai brindisi per gli auguri di Natale»
(Pierluigi Castagnetti, Piddino margherito)

Alfio Marchini05. RISORSE UMANE

[02 Dic.] «Voglio fare Enrico Vanzina senatore a vita per Roma»
 (Alfio Marchini, il Bello della politica)

Renzi Cerbiatto06. OBBLIGHI ISTITUZIONALI

[01 Dic.] «Partecipare alla presentazione del libro di Bruno Vespa è un obbligo istituzionale»
 (Matteo Renzi, lo Statista)

Buffoni a 5 stelle07. VIVA IL DUCE CHE CI CONDUCE

[13 Dic.] «Il Front National non ha mai governato ma è dentro al sistema dei partiti. In Francia non c’è qualcosa come il Movimento 5 Stelle. Avrebbero dovuto avere un altro Beppe Grillo»
 (Carla Ruocco, la Direttoriata)

negretti denutriti08. EMERGENZA UMANITARIA

[08 Dic.] «A breve attueremo misure per fasce deboli di risparmiatori. Non è un rimborso, ma un’operazione di natura umanitaria»
(Pier Carlo Padoan, l’Umanitario)

gufi09. GUFI FOREVER

[30 Dic.] «Più vi lamentate dei gufetti, più mi convinco che funzionano»
(Francesco Nicodemo, più cresce e più diventa scemo)

Il Silvio Morto - (Liberthalia Art)10. ENTROPIE

[11 Dic.] «Dopo 21 anni di politica vorrei pensare ad altro. Ma mi sento obbligato a restare ancora in campo, contro i miei interessi, per il senso del dovere che provo verso il mio Paese»
 (Silvio Berlusconi, il cane morto)

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E Fuck-sia!

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on dicembre 29, 2015 by Sendivogius

Martirio di Santa Caterina di Saragozza

Nei processi politici, e massimamente in quelli di matrice staliniana, quando si vuole eliminare un dissidente interno è sempre buona regola affibbiargli tutta una serie di capi di imputazione (meglio se infamanti) che poco o nulla c’entrano con le cause reali della sua epurazione, ma molto servono per non entrare mai nel merito delle vere ragioni politiche all’origine dell’espulsione. Perché il passaggio immediatamente successivo consiste nelle classiche tecniche di diffamazione organizzata, alla base della damnatio memoriae del condannato. Altrimenti, bisognerebbe istituire un collegio difensivo, vagliare le ‘accuse’, concedere all’imputato la possibilità di potersi difendere e (non sia mai!), dargli l’opportunità di esporre le proprie ragioni in un pubblico confronto… Insomma, si metterebbero in moto tutti quei meccanismi di equilibrio e ponderazione, alla base della più elementare dialettica democratica, ma che per gli invasati followers della Setta del Grullo fanno tanto Ka$ta!!
Serenella Fucksia Questa volta tocca a Serenella Fucksa, la senatrice sospettata di intelligenza col nemico ma ufficialmente accusata di mancata rendicontazione, in ossequio a quella perversione feticista tutta particolare per gli scontrini, che sembra affliggere gli inquietanti figuri a cinque stelle nel loro voyeurismo contabile. Sono gli stessi guardoni incredibilmente indulgenti invece quando si tratta di chiedere lumi sui guadagni del “Capo politico”. Ovvero un milionario che vive di rendita e che per inciso considera un suo proficuo dovere morale fare la cresta sugli stipendi dei suoi “dipendenti” in Parlamento, facendosi accreditare il pizzo estorto con la scusa dei rimborsi direttamente sul proprio conto personale.

Comunicato M5SPer fortuna nel MoVimento avviene esattamente il contrario: un Capo nomina peones che schiacciano pulsanti su richiesta.

Figurarsi che la Serenella è pure laureata in Medicina. E questo in una setta di sciatori chimici e analfabeti dissociati che pretendono di curare i tumori col bicarbonato e altre stronzate “alternative”, nonché combattere i vaccini al posto della malattia, non è solo una anomalia ma di per sé costituisce già un reato gravissimo.

Crimi e il complotto dei piedi sporchiIl senatore Vito Crimi ed il mistero di Piedone lo Zozzone

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E dunque cosa c’è di meglio di un sacrificio umano, per ribadire il potere trascendente del Padre (nonché Padrone) e ripristinare la coesione della tribù con i classici rituali di immolazione e flagellazione, che tanto piacciono ai 26.000 sociopatici penta-certificati ai quali non par vero di poter sniffare l’ebbrezza della ghigliottina nel blog clicca-banner del Vate® a cinque patacche?!? Evidentemente le abbuffate natalizie non hanno saziato la loro sete virtuale di sangue, ad ennesima riprova della debolezza di una setta allo sbando nell’improponibilità catastrofica della sua offerta.
Auguri Duce!Non che a noi mancherà la senatrice Fucksia, la quale nella sua Piedinifrivola inconsistenza non ci richiama alla mente nient’altro che un colore molto gay (e tanto è bastato a spaventare Padron Grullo!)… Quando si gioca alla riVoluzione, bisognerebbe sapere che questa per sua natura “divora i suoi figli” e far tesoro della lezione di Vergniaud.

sacrifici-umani-maya«La simbologia rituale sacrificale…. basata principalmente sul sacrificio umano fu forse principalmente concepita dai primitivi per salvaguardare condizioni di sufficiente coesione al gruppo, quindi per rappresentare, tramite il rito sacrificale stesso, una precisa ammonizione ai suoi appartenenti; infatti solo un gruppo sufficientemente coeso e non dilaniato da forti conflitti interni poteva evitare, insieme ad una forte penuria alimentare, a pratiche cannibaliche generalizzate. Tali pratiche avrebbero, almeno sul momento, alleviato la penuria alimentare stessa, come avevano già fatto in passato.
sacrifici-cannibalismo[…] Perciò si rivelò probabilmente conveniente il cannibalismo generalizzato a tabù e mantenerlo solo in forma circoscritta e rituale, col fine di “scaricare”, tramite dei riti che lo contemplavano, le pulsioni cannibaliche che ancora persistevano nel gruppo e di indirizzarle all’esterno, verso altri gruppi o verso elementi avvertiti come “estranei”…. Di più si rivelò assai conveniente usare il cannibalismo rituale come ammonimento a non trasgredire il tabù che ne vietava la generalizzazione, pena il passare immediatamente al ruolo di vittima sacrificale. Ed insieme, fu conveniente rappresentare il cannibalismo rituale come rito cruento che “dimostrava” al gruppo una propria persistente efficacia, di carattere magico.
Goya - Urano[…] Queste esigenze prioritarie, peraltro, erano del tutto ovvie nelle condizioni durissime di un mondo davvero primitivo, che in quanto tale era completamente condizionato dalla necessità di mantenere coeso il gruppo, e di farlo ad ogni costo: in un tale gruppo dunque la predazione proveniente dall’interno del gruppo stesso era decisamente disfunzionale. Quindi il rito, come si è detto, doveva essere soprattutto in grado di ammonire, di terrorizzare, di indurre all’obbedienza il predatore, al fine di garantire la sopravvivenza del collettivo

Volfango LusettiVolfango Lusetti
“Miti in controluce. La mitologia vista da uno psicopatologo”
Armando Editore
Roma, 2009

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