(160) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 luglio 2022 by Sendivogius

Classifica GIUGNO 2022”

La bellezza di 160 edizioni di questa rubrica non basterebbero tutte insieme a riassumere la summa di proclami roboanti, fanfaronate assortite e cialtronate varie, dispensate a secchiate in un condensato di rara minchioneria, con le quali ci ha abituato un inarrivabile Giggino Di Maio, nella sua lotta costante contro il principio di non contraddizione e tutti i congiuntivi, durante quelle poche decine di mesi che ne hanno segnato l’apogeo politico di bimbo prodigio. Incompetente di successo, rappresenta forse la più riuscita incarnazione vivente per consustanziazione dell’italico cialtronismo nazional-popolare, tipico di certe ambiziose macchiette alla ribalta, meglio se con ruoli apicali nella pubblica amministrazione e nella vita politica, costituendo un titanico monumento al Nulla elevato a sistema di potere personalizzato su misura (come i suoi completini da cresimando), dove opportunismo estremo e cinismo si elidono dentro un vuoto pneumatico, in cui vale tutto ed il suo contrario nella somma del niente, mentre ogni metamorfosi creatrice è possibile per manipolazione di materia inerte, senza forma né sostanza, da risplasmare a seconda delle convenienze.
 Per rendere la caratura del personaggio nella sua garrula inconsistenza, si dovrebbe scendere giù giù in fondo al peggior trasformismo ottocentesco… tra i rituali di potere delle camarille locali del più infimo notabilato meridionale post-unitario… in un tempo sospeso tra gattopardismo e laurismo, con la prevalenza di un paraculismo immune da ogni scrupolo o coerenza… Ma francamente non ci sono termini di paragone idonei, per rendere la caratura mitologica del fenomeno. Dopo l’epifania esegetica con ascesa e caduta dell’incompreso statista di Rignano, insieme agli altri ectoplasmi su proiezione mediatica che vivono in quel non-luogo immaginario chiamato “centro”, pensavamo di averle viste praticamente tutte. Ma questo sockpuppet in versione animata è OLTRE!

Molto meglio consolarsi con la musica, meglio ancora se classica. Per fortuna che abbiamo un direttore d’orchesta (ci tiene all’indeclinabilità di genere) come Beatrice Venezi, che con piglio volitivo ci ricorda il valore della cultura musicale del paese, così tanto apprezzato a Destra a dispetto di una sinistra materialista ed incolta.

«Credo che sia necessario distinguere tra schierarsi dal punto di vista partitico e schierarsi contro un sistema. L’essere stata presente alla convention di “Fratelli d’Italia” è stato un impegno personale e professionale. Il fatto che venisse finalmente richiesta la musica classica, la grande tradizione del nostro Paese, all’interno di un concerto del Primo Maggio, mi ha dato un senso di liberazione: finalmente qualcuno si rendeva conto, in un contesto politico importante, di quella che è la nostra radice culturale. Perché quello che non si vede in questi anni è proprio questo: considerare la cultura come valore fondante di un Paese. Trovare una parte politica che riconosce ciò è raro. E personalmente è una cosa che apprezzo molto

Che poi, rispetto alle frequentazioni di famiglia tra gli squadristi di Forza Nuova, passare ai Fascisti d’Italia è già un bel salto di qualità. È nota da sempre la sensibilità intellettuale ed umana, nonché il sofisticato senso artistico, che pervade le raffinate espressioni culturali a cui ci hanno abituato i nostalgici del Mascellone. Non ultima, quella Elena Donazzan (italianissima!), assessore all’Istruzione e pari opportunità della Regione Veneto, che ha l’indubbio merito di ricordarci cosa sia il fascismo e quanto sia ben vivo, tra roghi di libri (e di “travestiti”), commemorazioni della X-Mas e altre “goliardate futuriste”… 

Non che manchino gli emuli e la concorrenza tra le fila dei più sinceri difensori della democrazia, dove non si contano più gli appassionati relatori di liste di proscrizione fai-da-te ed indefessi cacciatori di fantasmi (putiniani) con schedatura di massa su “attenzionamento” poliziesco e dossieraggio diffuso dei dissidenti (antico vizietto dei nostri servizi segreti dai bei tempi dell’OVRA), con tanto di foto segnaletiche dei mostri sbattuti in prima pagina sui fogli di regime. Si tratta della nuova passione inquisitoria su afflato maccartista che pervade i nostri liberali da sportello bancario, stretti a coorte attorno all’intoccabile Mariolino premier per investitura divina, in una post-democrazia a gestione commissariale su pensiero unico neoliberista ed oltrazismo atlantista sotto protettorato americano, insieme al grande show necrofilo della guerra in onda a reti unificate.

Mario Draghi - 21 June 2022. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Sarà per questo che ormai l’agenda politica europea la detta, su procura imperiale per conto di Padron Sam, un allucinato kapò norvegese di rappresentanza, inviato ad imporre le servitù militari ai governi fantoccio e serrare i ranghi dei re clienti su vassallaggio tributario, in vista della chiamata generale alle armi, con la creazione di una super-Nato estesa dal Sahel al Corno d’Africa, passando per il Golfo di Oman e con un particolare occhio di riguardo verso la regione dell’Indo-Pacifico. Ovviamente per contenere l’espansionismo russo. E preparare la prossima guerra contro la Cina.

Hit Parade del mese:

01. NON SE NE PUÒ PIÙ!!!

[11 Giu.] «Le forze armate dell’Ucraina difendono la libertà sulla Terra in modo che possa essere stabilita anche su Marte.»
(Oleksij Reznikov, ministro della difesa ucraino)

02. LA SVOLTA

[23 Giu.] «Costruiamo grande Fronte Aperto del Dissenso dal Partito Comunista di Rizzo fino Primato Nazionale passando attraverso il partito della Famiglia, Sara Cunial, Francesca Donato, Altenativa, Vøx, Ancora Italia di Paragone, Viganò e altri. Come Nuovo CLN contro NWO e i demoni di Davos!.»
(Alessandro Meluzzi, il Primate)

03. A PIZZE IN FACCIA!!!

[21 Giu.] «Nessuno può fare profitto con la pizza a 4 euro, grazie a me aumenteranno i loro prezzi. La pizza di Napoli? A me non piace, non la mangio, preferisco quella bassa. A Salerno la fanno meglio. La pizza, del resto è un prodotto mondiale, con Napoli non ha nulla a che fare»
(Flavio Briatore, Profittevole)

04. INSONNIA

[12 Giu.] «Spero di portare nelle case degli italiani lo sconto benzina, luce e gas: non ci dormo il giorno e la notte.»
(Matteo Salvini, Babbo Natale)

05. BON APPETIT!

[07 Giu.] «Usiamo gli insetti nei menù delle mense scolastiche»
(Beppe Grillo, Gourmet)

06. LA QUESTIONE MORALE

[01 Giu.] «Berlinguer è il papà del nulla populista.»
(Fabrizio Cicchitto, ex-berluscones, ex craxiano, piduista)

07. CENTRINI (I)

[14 Giu.] «Il centro di Carlo Calenda e di Matteo Renzi sembra ben vivo e, ove riuscisse a metter da parte i personalismi eccessivi dei leader, potrebbe animare a sorpresa la scena politica. Tanti ora sottovalutano effetto Mattarella e Draghi, ma anche i due presidenti peseranno sul dopo voto»
(Gianni Riotta, il Profeta)

08. CENTRINI (II)

[14 Giu.] «C’è un’area riformista che riporta la gente a votare.»
(Carlo Calenda, il piu votato)

09. IL COITO DELLA POLITICA

[03 Giu.] «In molti mi chiedono che ci facciamo al governo. Starci è un atto d’amore.»
(Matteo Salvini, l’Amante)

10. RIVOLUZIONI INDUSTRIALI

[04 Giu.] «Il salario minimo per legge non va bene perché è contro la nostra storia culturale di relazioni industriali.»
(Renato Brunetta, nano da comizio)

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Letture del tempo presente (XIII)

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , on 27 giugno 2022 by Sendivogius

 E se pure La Stampa, avanguardia delle truppe cammellate scatenate a supporto delle magnifiche sorti progressive della NATO e della “civiltà occidentale”, per l’avanzata atlantista nell’occupazione dello spazio post-sovetico in vista della prossima campagna d’Oriente, inizia a muovere qualche timidissimo dubbio (pur con molte riserve e reticenze), dopo tre mesi di guerra asimmetrica per procura, sui guasti irreversibili della comunicazione emozionale, scoprendo finalmente il grande bluff dello Zela di guerra e propaganda, un nano da palestra travestito da oliva del Martini che recita Churchill a soggetto, allora vuol dire che anche nelle stanzette colorate dei bottoni comuncia ad arrivare l’odore dell’imminente tempesta di merda che monta nell’aria e ci attende in Autunno…
E questo nonostante il desiderio ormai evidente che pervade i grandi quotidiani del conformismo unificato, nel voler tornare ad occuparsi delle rassicuranti miserie di casa nostra.

“Zelensky vince la guerra delle emozioni, ma per l’Occidente è un boomerang.  Così il leader ucraino ha trasformato un conflitto locale in un confronto allargato tra Nato e Russia.”

«Dove sta la genialità dell’omaggiatissimo Zelensky? Che cosa ci ha stregato tanto da affidargli una delega in bianco: decida lui quale deve essere la pace che lo accontenta? È forse un condottiero impavido? Un politico implacabile? Un democratico senza macchia e senza paura? Niente affatto. Il suo colpo di genio è nell’aver compreso che nel ventunesimo secolo i popoli, e i loro leader a rimorchio, seguono più le passioni che gli interessi.
Insomma: se contassero davvero gli interessi l’Occidente, e soprattutto l’Europa, dovrebbe a tutti i costi cercare, anche in questo caso come ha fatto per venti anni, di avere eccellenti rapporti con Putin. Perché ne derivano evidenti e immediati vantaggi, ad esempio sul piano dei vitali rifornimenti energetici, e soprattutto dell’evitare una nuova guerra fredda senza assicurazioni sufficienti contro irrimediabili sviluppi atomici. Ma ci sono le passioni, fattore non preventivamente valutabile negli schemi e su cui si può agire più efficacemente e facilmente che con i dati economici, militari o delle alleanze. Attenzione a non confondere: le passioni nulla hanno a che fare con l’etica, tanto è vero che vengono eccitate, create, indirizzate. E questo riesce benissimo soprattutto ad arruffapopoli e dittatori.
Passioni: la parola è usurata tanto che resta aperto il problema se il disordine attuale del mondo, di cui la guerra in Ucraina è un capitolo, sia la conseguenza di questo scatenamento emotivo o sia proprio il caos ad aver incendiato le emozioni collettive. Insomma: qual è la gerarchia e l’equilibrio tra lo sfondo politico e la crescita furente delle passioni?
Zelensky ha intelligentemente riflettuto che durante le crisi sembra che il tempo cambi aspetto, la durata non è più percepita come nel normale stato delle cose.
Invece di misurare la permanenza essa misura le variazioni. Operano nuove “cause” che turbano l’equilibrio che esisteva prima. Qualcosa che assomiglia molto alla magia del meccanismo teatrale. E lui, in fondo, non è un attore?
Ha colto il fatto che soprattutto nei Paesi democratici è proprio la debolezza delle ideologie e delle istituzioni a ridar forza alle passioni. Bisogna dunque approfittare, soprattutto nei rapporti con alcuni Paesi da cui dipende la sopravvivenza dell’Ucraina sottoposta all’urto dell’invasore russo, della usura delle dottrine occidentali. Il moltiplicarsi confuso degli obiettivi talora porta all’immobilismo che sarebbe letale per Kiev. Ma talvolta, se ben indirizzato, determina le fughe in avanti. E proprio questo lo ha reso in questi quattro mesi di guerra padrone della situazione.
È accaduto che una guerricciola locale per una ammuffita provincia dell’Ucraina è diventata addirittura un confronto per procura di enorme pericolosità tra la Nato e la Russia. Di più: una guerra mondiale in cui (per ora) ci si batte con furore sui terreni della economia, dell’energia e del cibo coinvolgendo ormai milioni e milioni di uomini.
Come è successo? Si badi contro la volontà stessa di molti di coloro, come gli europei, che non avrebbero mai accettato alcuni mesi fa di compiere un percorso così duro e pericoloso se avessero seguito le orme della prudenza e dell’interesse. Che spingevano semmai sulla via del ridurre lo scontro alla dimensione locale, gettando acqua sulla sanguinaria provocazione putiniana.
La colpa, o il merito, è di Zelensky che imponendo la sua immagine e il suo talento di comunicatore ossessivo, martellante, onnipresente ha creato una guerra, non soltanto di cannoni e mosse diplomatiche, ma di emozioni. Il suo grimaldello è stata la colpevolizzazione sistematica e seduttiva dell’Occidente.
L’unico modo per evitare che le potenze democratiche, badando ai loro interessi immediati, si limitassero all’elemosina, come nel 2014, di qualche minuscola, innocua sanzione contro la Russia, era di brandire la disgrazia ucraina per vedersi attribuire il titolo di vittima numero uno. Costringendoci a un atto pratico di costrizione ovvero fare la guerra con lui e se necessario per lui.
Fino in fondo. Ci ha intimato fin dal primo giorno, indifferente al mutare della situazione militare, alle ritirate e avanzate, alle stragi e ai modesti tentativi diplomatici: se la Ucraina verrà spazzata via e non uscirà vittoriosa da questa guerra la colpa sarà degli europei e degli Stati Uniti, troppo fragili, vigliacchi e ottusi da non capire che il vero boccone che Putin vuole inghiottire non è Kiev ma il vecchio continente e forse il mondo. Che, dopo aver calpestato sotto i piedi mezza Ucraina, si prepara a calpestarne l’altra metà dell’Europa. Una idea che non ha connessioni con la realtà. Non perché Putin possa aver rimorsi o titubanze di fronte all’abuso della forza. Ma perché, sapendo benissimo di essere una personalità dispotica e crudele, è anche un realista. Quindi conosce i limiti pratici alla sua aspirazione di giustiziere, di esecutore delle sentenze della Storia. Eppure nessuno, in questo parossismo delle emozioni innescato dall’abile mefistofele ucraino, osa dirlo. Temendo di esser travolto dalla riprovazione universale.
Zelensky ha distribuito le parti di un remake. Scegliendo di riproporre un copione che l’Europa purtroppo conosce bene e di cui ha un ricordo orribile, la Seconda guerra mondiale. L’Ucraina aggredita, martoriata, sbriciolata è dunque Londra indomita sotto le bombe tedesche nel 1940.
Zelensky ostinato, deciso a non arrendersi mai alla brutalità totalitaria, si è preso la parte di Churchill. A Putin naturalmente tocca la maschera del nuovo Hitler. A Biden ha riservato il costume di Roosevelt che pazientemente, giorno dopo giorno, convince i distratti americani che per loro è vitale distruggere il tiranno. E intanto arma gli ucraini con una replica della celebre legge affitti e prestiti con cui venne tenuta in piedi la Gran Bretagna. E dal 1941 l’Unione sovietica di Stalin.
Operazione perfetta. La volontà di evitare l’ennesima infamia dell’Occidente capitolardo è diventata una verità unica e giusta, immutabile nel divenire della crisi e della guerra quanto la legge della caduta dei gravi. Intellettuali e politici, militanti della guerra giusta ed economisti dalla sanzione facile e indolore, si sono messi al servizio di Zelensky.
Il meccanismo delle passioni innescato dall’attore-presidente è in se stesso infernale.
Più aumenta il livello del nostro aiuto più crescono le sue ambizioni, più la guerra si prolunga più si allargano i contorni di una vittoria per lui accettabile.
L’applauso come accade agli attori lo spinge all’assolutismo del mattatore. Intanto l’Occidente, lavando preventivamente le sue colpe, non si accorge che la guerra diventa mondiale ed è via via più isolato. Quattro miliardi di persone e metà della produzione globale hanno infatti rifiutato di schierarsi con noi.
Gli zelanti alleati di Zelensky fino a ieri hanno coabitato allegramente con l’indifferenza e il silenzio per malvagità abominevoli subite da popolazioni dei Paesi cosiddetti sottosviluppati. La disgrazia di quegli infelici è che non hanno saputo far cuocere insieme gli ingredienti delle nostre emozioni. E infatti con soddisfazione un po’ proterva Zelensky ha festeggiato il sì della Unione alla candidatura ucraina ricordando: noi non siamo un Paese del terzo mondo

Domenico Quirico
(25/06/2022)

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LA FURBIZIA DEI PUFFI

Posted in Kulturkampf, Risiko! with tags , , , , , , , , , on 21 giugno 2022 by Sendivogius

Tra i grandi acquisti che la NATO ha fatto alla fiera del Nord, ci sono le tre repubblichette baltiche (Lituania, Estonia, Lettonia)… Militarmente irrilevanti (hanno forze armate irrisorie e meno che simboliche), strategicamente indifendibili, costituiscono un saliente naturale per una linea del fronte avanzata, facilmente isolabile (la cosiddetta “Breccia di Suwałki”, lungo l’omonimo corridoio che conduce all’enclave russa di Kaliningrad) e pronta per essere trasformata in una sacca di annientamento in caso di resistenza. A tutti gli effetti, sono il vero ventre molle della NATO ed un incubo difensivo per l’Alleanza. Non presentano alcun vantaggio reale, se non per il fatto di essere delle satrapie americane incuneate contro la Russia, tanto per mantenere costante il livello di pressione (e provocazione) su Mosca. E ne costituiscono idealmente la testa di ponte, con l’illusione di poter dominare (anche) lo spazio baltico, nella politica di accerchiamento che gli USA perseguono scentemente da oltre 20 anni, su rivificazione velleitaria del Rimland che domina da sempre la geopolitca anglosassone, insieme alla pretesa di egemonia talassocratica su primato unipolare, ritenendo che ciò non comporti conseguenze. O più semplicemente facendone pagare ad altri il prezzo.
In compenso, le repubblichette baltiche sono utilissime per rompere i coglioni all’orso russo, creare il casus belli perfetto per la terza guerra mondiale e trascinarvi dentro gli alleati più refrattari, loro malgrado.
È il vecchio vizio (secondo elegante metafora) di fare il frocio col culo degli altri: pratica particolarmente in voga ad Est dell’Alleanza. Altrimenti non si spiega l’atteggiamento iper-aggressivo e ottusamente provocatorio di una pulce politica e militare come la Lituania (esempio a caso) che, giusto per allegerire l’escalation in corso, si mette a bloccare i flussi commerciali con la base navale di Kaliningrad, dicendo di applicare le sanzioni UE ma in realtà violandone i trattati bilaterali. E credere che la cosa non abbia ritorsioni (gravi) a livello continentale. O (peggio!) farlo apposta. Ci sarebbe pure molto da dire, sull’ideona di far entrare queste colonie atlantiste su protettorato USA nell’Unione europea col ruolo di guastatori informali.
Qui più che altro, si tratta di essere non solo degli imbecilli integrali… diciamo che molte guerre sono scoppiate per infinitamente meno… ma anche degli aspiranti suicidi per sindrome autolesionista, visto che la Lituania ed il resto del villaggio baltico dei puffi cesserebbero di esistere nell’arco di un nanosecondo sotto una nube atomica. Nella fattispecie, l’esercito lituano ammonta alla strabiliante forza armata di ben 3.500 soldati in organico regolare, suddivise in due “brigate” motorizzate e soltanto una meccanizzata, in realtà ciascuna con la consistenza di un reggimento in qualunque altro paese munito di un esercito degno di questo nome. A queste si aggiunga una forza navale di ben 600 marinai, oltre a circa 5.000 gendarmi tra poliziotti e guardie di frontiere ed un numero imprecisato di riservisti a riposo (ex coscritti di leva).

Esercito lituano nel 1938

Comprenderete quale formidabile potenziale deterrente possieda una simile armata, a sostegno degli atti di forza posti in essere dal propio governo (ennesimo esecutivo turboliberista di banchieri), nel gusto perverso di cercare guai e peggio ancora crearne di enormi, mentre bulleggiano dietro le spalle degli ‘amici’.
Domandina semplice-semplice: appurata in tutta la sua evidenza l’inconsistenza armata dei baldanzosi nani baltici, indovinate un po’ chi dovrebbe fare la guerra al posto loro, secondo i furbetti dell’alleanza?!?

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Letture del tempo presente (XII)

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , on 12 giugno 2022 by Sendivogius

«Mi auguro solo che gli attuali problemi di John gli siano di monito per i tempi a venire, che la smetta di preoccuparsi tanto per le questioni degli altri, che desista dallo sterile tentativo di sostenere il bene del vicinato, oltre alla pace ed alla felicità del mondo intero, ricorrendo al bastone. Che se ne resti tranquillamente a casa, dedicandosi alla ristrutturazione della propria dimora; che coltivi la sua ricca tenuta come più gli aggrada; che amministri con parsimonia le entrate, se lo ritiene opportuno, e riconduca all’ordine i propri figli se ci riesce. Che riporti l’antica prosperità a nuovo splendore ed infine si goda a lungo, sulle terre di famiglia, un’onorevole e spensierata vecchiaia

Washington Irving
“John Bull” – The Sketch Book (1819)

L’allusione è all’Inghilterra, personificata dal vecchio John Bull, ma la metafora potrebbe valere benissimo per l’oggi, applicata per nemesi al suo ancor più arrogante alter ego: lo Zio Sam. I diretti interessati potrebbero imparare molto dalla lettura dei classici della loro letteratura nazionale, se solo li sfogliassero ogni tanto, invece di rimuoverli dalle biblioteche e cancellarli dai programmi di studio, in quanto non abbastanza “inclusivi”. Perfino il fresco Joe potrebbe trarne qualche suggerimento più che utile…

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(159) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , on 2 giugno 2022 by Sendivogius

Classifica MAGGIO 2022″

Anche se pietà l’è morta da un pezzo, uno si chiede se sia il caso di infierire dinanzi a tanto squallore impunemente reiterato nel tempo; oppure se sia meglio ostentare una virgiliana superiorità trascendente, limitandosi a passare e guardare la fiera degli orrori senza curarsene troppo.
A proposito di Ucraina, dove – per inciso – Putin sta vincendo la guerra, al netto delle previsioni trionfali dei nostri bombardieri da tank-show, noterete come l’argomento stia progressivamente scivolando nella seconda scelta dell’offerta al pubblico, a parte le “maratone” infinite di Enrico Mentana, con la sua straordinaria capacità di riuscire a parlare per ore di nulla; se non fosse che oramai il fenomeno inizia a trascendere il ridicolo, per entrare nella sfera del patologico. Presto avremo anche modo di scoprire (di persona) per chi suona la campana delle sanzioni, lanciate a boomerang per fiaccare l’economia russa e sfiancare quella europea, dopo mesi di infodemia a senso unico, in un delirante susseguirsi di sbornie belliche, genuflessioni di fedeltà atlantista, ed inquisizione degli eretici per conformismo cortigiano su zelo maccartista, come raramente si era mai assistito prima. Tra invasori ed invasi, noi abbiamo potuto schierare un formidabile squadrone di invasati, trincerati ad oltranza nei salotti televisivi, per resistere fino all’ultimo ucraino e regalare la terza guerra mondiale al resto del mondo. Che a forza di leccar culi, uno poi si fa prendere la lingua, tanta è l’abitudine per eccesso di zelo…
Pertanto, dopo le intemerate internazionali a lingue srotolate nei vestiboli dell’Impero, alla corte del clan Biden, sarà molto più rassicurante per i nostri pennivendoli organici di regime tornare a scodinzolare come di consueto nei cortili di casa, secondo gli interessi dei loro grandi Editori.

Da bravi cagnolini ubbidienti a guinzaglio, potranno così spiegarci cosa sia la Libertà, dopo aver esaltato bavagli e censure per spirito di democrazia, presentare libri inutili tra marchette e buffet, in compagnia di scarti confindustriali altamente tossici e contesse Mazzanti Serbelloni Vien dal Mare. A puntate alterne, continueranno ad abbaiare alla luna ed a cantare le lodi del padrone di turno, magnificandone le sorti, tra la fuffa del Recovery Fund e resilienze potenziate in conto svendita, stendendo fiumi di bava al passaggio del Draghi che ci conduce. Tutto come da tradizione.

Hit Parade del mese:

01. LA GUERRA DEI CRETINI

[27 Mag.] «Il pacifismo sulla guerra ucraina è una posizione estremista alla pari del negazionismo sull’Olocausto o del complottismo dei No Vax.»
 (Yoram Gutgeld, piddino di riserva)

02. NON LA VEDI MA NE PARLI

[07 MAG.] «Oggi sono a Vicenza per una presentazione che inizia fra poco. Faccio due passi. Dietro a me camminano due ragazze che ridono felici. Hanno un forte accento veneto. Mi sorpassano. Una è bianca, l’altra nera. Qualcuno vedrà una differenza. Io no.»
 (Carlo Cottarelli, lo StupiTo)

03. PIACE VINCERE FACILE

[15 Mag.] «L’Ucraina vince l’Eurovision trionfando al televoto. Un segnale chiaro, netto, esplicito, di quello che vogliono davvero i cittadini!.»
 (Paola Taverna, chiara-netta-esplicita)

04. FORZA MAFIA

[28 Mag.] «Forza Italia è stato un partito che il contrasto alla criminalità organizzata lo ha portato avanti con i fatti. Se c’era un uomo che meritava l’Oscar alla legalità e all’antimafia, quell’uomo doveva essere Silvio Berlusconi»
 (Renato Schifani, Garante)

05. BATTAGLIA CIVILE

[16 Mag.] «I referendum sui giudici sono ancora più importanti di quelli sull’aborto e sul divorzio»
 (Anna Maria Bernardini De Pace, radicale libera)

06. RIAPRIRE I MANICOMI

[19 Mag.] «La Spagna è ora il nono Paese ad aver portato in tribunale il suo ministro della Salute e ha vinto contro il Covid-19. L’Alta Corte spagnola ha stabilito che il Covid-19 non era un virus, ma un’arma biologica con brevetto.»
 (Alessandro Meluzzi, talento naturale)

07. VANEGGIA PURE TRANQUILLO

[19 Mag.] «Vi avviso… NON SEGUITEMI. Sono NO VAX… sono NO MASCHERINA… sono NO GREEN PASS… sono NO UE… sono per uscire dalla NATO… sono NO EURO… e sono NO PD… E PURE NO DDL ZAN… Quindi NON SEGUITEMI!»
 (Davide Barillari, ex candidato M5S alla presidenza della Regione Lazio)

08. SULLE ORME DI PIEDONE L’AFRICANO

[18 Mag.] «Seguirò il diritto, come fece mio padre Bettino.»
 (Stefania Craxi, segugio)

09. ALLINEATI E COPERTI

[11 Mag.] «Nei talk show televisivi, seguendo il fortunato schema collaudato nella pandemia, si invitano voci dissonanti, divergenti, fuori dal coro.»
 (Massimo Recalcati, il Solipsista)

10. VE LO LASCIAMO GRATIS!

[12 Mag.] «Non possiamo regalare Draghi alla sinistra.»
 (Pietro Senaldi, Talent Scout)

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Slava Ukraïni!

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , on 28 Maggio 2022 by Sendivogius

«Tutto il nostro nazionalismo è nulla, un castello sulla sabbia, se non è fondato sull’appartenenza di sangue, il fondamento della Razza. Il nazionalismo tradizionale tende a dichiarare che la Nazione è un fenomeno linguistico, culturale o territoriale-economico. Certamente non rifiutiamo l’importanza dei fattori spirituali, culturali e linguistici, così come il patriottismo territoriale. Ma, nella nostra profonda convinzione, tutto questo deriva solo dalla nostra Razza, dalla nostra natura Razziale. Se la spiritualità, la cultura e la lingua ucraine sono uniche, è solo perché la nostra natura razziale è unica. Se l’Ucraina è un paradiso terrestre, è solo perché la nostra Razza lo ha trasformato in esso.
Di conseguenza, l’azione del nostro Corpo Nazionale deve iniziare con la Pulizia Razziale della Nazione. E poi un sano Spirito Nazionale sarà rianimato in un sano corpo razziale, e con esso cultura, lingua e tutto il resto. Oltre alla questione della purezza, dovremmo anche prestare attenzione alla questione della consapevolezza della razza. Gli ucraini fanno parte (e uno dei più grandi e di altissima qualità) della razza bianca europea.  La missione storica della nostra Nazione in questo secolo cruciale è quella di guidare i Popoli Bianchi del mondo nell’ultima crociata per la loro esistenza. Campagna contro il subumanesimo semitico guidata dai semiti.
Sostituiamo lo slogan “Ucraina indipendente” con lo slogan “Grande Ucraina”. Gli ucraini sono una nazione con una lunga storia imperiale. Durante la sua esistenza, gli ucraini avevano almeno due superpotenze: la Grande Scizia e la Rus’ di Kiev. Il compito dell’attuale generazione è quello di creare un Terzo Impero – la Grande Ucraina. E questa domanda, stranamente, non è tanto politica quanto biologica.
[…] Così, il nazionalismo sociale solleva sullo scudo tutti gli antichi valori ariani ed ucraini dimenticati nella società moderna. Solo la loro rinascita e attuazione da parte di un gruppo di combattenti fanatici può portare alla vittoria finale della civiltà europea nella lotta mondiale.
Noi ci basiamo su questo, e non possiamo farlo in nessun altro modo! Gloria all’Ucraina!»

Andrij Biletskij
“Il Nazionalismo Sociale ucraino”
(16/10/2011)

Non è esattamente un’esegesi della “Critica della Ragion Pura” di Kant, ma forse con un po’ di limature…
In attesa che una qualche ‘prestigiosa’ casa editrice decida di immortalarne le riflessioni politiche ad imperitura memoria e tramandarle ai posteri, il comandante Biletsky, nazionalista sociale, resta uno di quei prodi che fanno palpitare il cuore dei nostri pennivendoli d’assalto in conto atlantico. E che infatti lo hanno subito eletto ad eroe della resistenza (quella con la R maiuscola) ucraina, iscritto d’ufficio nel pantheon dei “nuovi partigiani”, rilanciandone deferentemente le “testimonianze” (le informative sull’uso di armi chimiche sono le sue) dalla città di Mariupol, trasformata in proprio feudo personale con poteri quasi assoluti, tra culti pagani e cerimonie naziste.
Soprattutto è uno di quei personaggi da torture-porn, che rischiano di provocare le polluzioni incontrollate di un Massimo Gramellini (non nuovo a certi inturgidimenti), in aggiunta ai fiumi di bava fumante coi quali la nostra stampa liberale e indipendente è solita lubrificare i propri idoli, in ossequio al padrone di turno ed in piena estasi da mistica fascista, dinanzi alle gesta autopromozionali degli ukronazi che tanto piacciono a certo “Occidente” libero e democratico.
In qualsiasi altro paese mediamente civilizzato, Andriy Biletsky sarebbe stato solo uno dei tanti neo-nazisti, più o meno anonimi, che affollano le peggiori cloache del “suprematismo bianco”, mentre condividono in rete i deliri razzisti, che di solito ispirano il nazi-killer psicopatico di turno, in un miscuglio di paccottiglia nazistoide: dalle epifanie mitopoietiche della terra e del sangue, alle apocalissi razziali della Grande Sostituzione, fino ai misticismi esoterici dell’occultismo nazista legato ai miti del Sole Nero… la Runa del Lupo… i Werwolf… le divisioni delle Waffen SS… e tutta quella merda nostalgica lì.
Almeno finché non diventano fonte di ispirazione, per più ambiziosi progetti…

«Una popolazione genetica chiusa ha il diritto di sbarazzarsi di altre mescolanze sul suo territorio, deportando i suoi portatori nel territorio storico della loro residenza. L’Associazione ha il diritto di migliorare la propria salute attraverso l’introduzione di leggi razziali, eugenetiche e ambientali

Organizzazione dei Patrioti dell’Ucraina
(17/09/2006)

Va da sé, come sia del tutto superfluo chiedersi in quale altro luogo un simile figuro sarebbe potuto diventare ‘maggiore’ della milizia territoriale ed essere integrato col suo esercito privato nella “Guardia Nazionale”, entrando nei ranghi dell’esercito regolare; essere armato, rifornito, e stipendiato direttamente dal Ministero della Difesa; venire promosso quindi a tenente colonnello della Polizia di Stato (nonostante sia un ex detenuto pluripregiudicato); quindi elevato ad “Eroe della Nazione”, blandito dai governi e coccolato da certi media…

 «Il nazionalismo sociale ucraino considera la comunità nazionale ucraina come comunità di sangue e di razza. Studi antropologici sul campo del professor Dyachenko hanno dimostrato che gli ucraini conservano tutte le caratteristiche principali della popolazione Cro-Magnon dell’Ucraina, cioè esistono come un tipo razziale immutabile per almeno 40 mila anni. La razza è tutto per la costruzione della nazione

Andrij Biletskij
“Lingua e Razza”
(15/12/2011)

Siamo tutti ucraini!? Anche no, grazie!

«Contro la Razza Bianca c’è una guerra ben pianificata a livello fisico, spirituale, culturale, di civiltà. L‘Ucraina è stata l’avanguardia della civiltà bianca nel corso della sua storia. Ora è il momento di adempiere al suo scopo principale: diventare non uno scudo, ma la spada dell’Europa Bianca, salvare l’Uomo Bianco dall’estinzione, creare nuovi Ideali, diventare un nuovo Sole che illuminerà le Nazioni Europee.
L’armonia del mondo può essere creata solo da una civiltà superiore. La nazione ucraina è in grado di ripristinare lo sviluppo della civiltà bianca. Quest’ultimo sarà possibile solo a condizione dello sviluppo globale e massimo dell’Uomo ucraino.
[…] Il nazionalismo sociale ucraino non è solo l’ultima speranza della razza bianca e della nazione ucraina per l’esistenza, ma anche l’unica speranza per la salvezza dell'”uomo” come portatore dello Spirito Divino.
Il dominio della nazione ucraina è proposto non come l’idea di tirannia sugli altri popoli, ma come l’idea di una nazione bianca leader, che stabilirà il ritmo di sviluppo della cultura e dell’economia per tutte le altre nazioni. La Grande Ucraina non si vede come un tiranno del mondo, ma come un arbitro internazionale, leader, leader della Razza Bianca

Andrij Biletskij
“Il Nazionalismo Sociale ucraino”
(16/10/2011)

Al netto delle grandi ambizioni di restaurazione razziale, come invece una formazione paramilitare di nostalgici neo-nazisti capeggiati dal Brenton Tarrant delle terre nere sia entrata a far parte dei miti del più infimo churnalism d’asporto, e massimamente dei nostri assaltatori in livrea che combattono accampati nei salottini girevoli dei tank-show, è cosa fin troppo facile da intuire…

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MEDIACRAZIA (IV)

Posted in Kulturkampf, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 Maggio 2022 by Sendivogius

“Come il giullare di corte della società moderna, tutti gli intellettuali hanno il dovere di dubitare di ciò che appare ovvio agli altri, di rendere relativa ogni autorità, di avanzare tutte quelle domande che nessun altro oserebbe rivolgere.”

Ralf Dahrendorf
“L’Intellettuale e la Società”
(20/03/1963)

Della “Russia di Putin” Sappiamo praticamente tutto. I nostri pennivendoli col cervello sottovuoto negli stahlhelm d’ordinanza ci hanno infatti spiegato ogni cosa, attraverso una rilettura fantastica dell’universo tolkeniano, per una versione moderna del Regno di Mordor, anche se modello narrativo insuperato restano i Cinegiornali Luce, integrati dalla lettura unificata delle veline di regime, e che in sintesi può essere riassunta così:
Geopolitica da fumetto (serie “SuperEroica”) sintetizzata in pillole su twitter.
Strategia militare improvvisata direttamente col lancio dei dadi sul tabellone del Risiko.
 Ennesima esibizione di servilismo cortigiano, convertito a propaganda di guerra per aderenza acritica su verità di fede, che nel frattempo si è evoluta in caccia al miscredente dopo la censura del divergente, nell’ansia di conformismo che contraddistingue i nostri tirapiedi di palazzo sempre alla ricerca di un protettore al quale raccomandarsi.
Per settimane, improvvisati esperti da salotto ci hanno spiegato come…
Il complesso militare ed industriale delle Federazione russa fosse assolutamente disfuzionale ed arretrato, prossimo al tracollo, e come l’esercito russo sarebbe collassato entro la prima metà di Aprile (siamo alla fine di Maggio e pare godano entrambi di ottima salute).
Con dovizia di particolare ci informavano come il rublo sarebbe diventato carta straccia, travolto dalla svalutazione e dall’iperinflazione. Al momento, il rublo risulta essere la valuta più performante del 2022, mentre l’Europa affonda sotto le sanzioni che avrebbero dovuto affossare la moneta russa.
A reti e giornali unificati, battaglioni mobili di ipereccitati mitomani ci hanno ripetuto come, in concomitanza dell8 Maggio (Giornata della Vittoria sovietica contro la Germania nazista), sarebbe stata annunciata la mobilitazione generale con la promulgazione dello stato di guerra, viste le enormi difficoltà e le “gigantesche perdite in termini di uomini e materiale” subite finora nella “disfatta in Ucraina”. Sull’entità delle stesse in realtà non esistono dati ufficiali, ma figuriamoci che importa! I più truculenti davano già per certo il lancio di bombe nucleari tattiche (prima avrebbero dovuto essere usate le armi chimiche) su mezza Ucraina, per compensare lo svantaggio sul campo, e sfilate di prigionieri ucraini in catene sulla Piazza Rossa, come nei “trionfi” degli antichi imperatori romani.
Altri ancora cianciavano su piani di invasione globale, con avanzate programmate fino a Lisbona, annessione di Romania e Moldavia e di tutti i Paesi baltici, attacco alla Germania, invasione della Polonia (mancava solo la Cavalcata delle Valchirie in sottofondo)… Praticamente un live-action di “Call of Duty 4 Modern Warfare” e nessun senso (seppur tragico) del ridicolo!
Poi ci sono quelli che pretendono di fare diagnosi cliniche sullo stato di salute del “dittatore russo”, in base alla foto osservandone il gonfiore: ha il cancro alla tiroide; no, ha un tumore del sangue; è stato operato; ha il diabete; è in dialisi; è malato terminale; è morto; si cura con estratti di corna di cervo; ha il Parkinson; è affetto da demenza senile; è schizofrenico… In proposito esiste un’altrettanto nutritissima collezione di perizie psichiatriche a distanza, con lo stesso valore di quelle ‘mediche’. Chissà?! Se scorreggiava in pubblico, magari lo invitavano a Buckingham Palace per il tè con la Regina.
I nostri preferiti tuttavia restano gli aspiranti strateghi da salotto, quelli con lo scolapasta in testa e la mano infilata nel panciotto che giocano a fare il Napoleone sulle mappe del Touring Club, tracciando linee immaginarie ed inventando direttive d’attacco. A proposito, togliete i soldatini a Gianluca De Feo, il Von Moltke delle fantabattaglie!
In tre mesi ininterrotti di dirette (in differita), ci hanno spiegato come i tank russi fossero rimasti coi cingoli impantanati nella mota delle campagne ucraine e impossibilitati a muoversi, vista la conformità del terreno e le incredibili asperità della geografia ucraina: praticamente un’unica immensa pianura. Il fatto che i cingolati vengano movimentati su trasporti ruotati verso le zone di operazione, sfugge totalmente ai nostri grandi strateghi della domenica, che evidentemente hanno ancora in mente le divisioni corazzate del generale Guderian ed il Blitzkrieg del 1940 nella Campagna di Francia, che per inciso non era stata addestrata ed armata per 8 anni con gli arsenali NATO, ricevendo “aiuti militari” per 40 miliardi di dollari.

Questi sono davvero convinti che gli ucraini (leggi: NATO/USA) stravinceranno una guerra (in incubazione da anni e accuratamente provocata), spezzando le reni alla Russia (e ancor di più all’Europa ricondotta al suo ruolo gregario di colonia atlantica).
Sono quelli che credono davvero che un conflitto su vasta scala si esaurisca in un paio di settimane, che una guerra lampo sia roba da manciata di giorni, altrimenti è disfatta, E che ovviamente sanno tutto dei piani di espansione di Putin/Hitler (secondo reductio) e dei suoi obiettivi di guerra, per intima conoscenza metafisica degli stessi. Sarebbe bastato studiare un po’ di Storia (vera), invece di inventarsela, per capire che se si vuole cercare una qualche analogia con lo scontro attuale (non per obiettivi, ma per tenuta, durata, ed esiti) è alla Guerra d’Inverno contro la Finlandia che si deve guardare: un conflitto brutale: durato poco più di tre mesi, durante i quali le truppe finlandesi mantennero costantemente l’iniziativa infliggendo perdite devastanti all’Armata rossa, che alla fine però vinse la guerra mutilando la Finlandia, nonostante la riprovazione e l’isolamento internazionale.
Non serve inoltre essere un Clausewitz per comprendere che una campagna di guerra si muove per obiettivi strategici (e noi dei piani russi, al netto delle chiacchiere, non sappiamo nulla); che è fatta di avanzate e ritirate sul terreno, volte ad acquisire vantaggi tattici ed evitare la dispersione di forze su ottimizzazione logistica, in un alternarsi di offensive e controffensive… Va da sé che non si stabiliscono migliaia di presidi statici (ed isolati), occupando tutti i villaggi del paese, a meno di non avere miliardi di soldati sul campo e linee di rifornimento praticamente infinite. Ai nostri intellettuali organici di regime bastava trascorrere meno tempo nei tank-show e leggere qualche libro in più… Isaac Babel per esempio che l’Ucraina la conosceva bene, visto che ci era nato. Avrebbero così scoperto l’esistenza di un altro conflitto della regione (Guerra polacco-sovietica), con la nascita del primo governo ucraino riconosciuto (prima di allora non era mai esistito), e apprendere come i medesimi villaggi ucraini venivano perduti e riconquistati anche fino a 18 volte, con tutto lo stuolo di devastazioni che ne seguiva.
No, i nostri imbonitori da salotto televisivo hanno preferito raccontarci storie fantastiche di mostri ed eroi conto orchi, arrivando a portare in parata le “mogli del Battaglione Azov”, per perorare la nobile causa degli ukronazi nascosti coi loro scudi umani nei sotterranei delle acciaierie di Mariupol.
Sono gli stessi cantaballe che ritenevano i soldati delle forze di invasione stessero morendo di fame, perché col confine a 30 km non arrivano rifornimenti, né approvvigionamenti di sorta (l’Intendenza militare, questa sconosciuta!).
I più svegli hanno capito che per la bisogna i russi utilizzano autostrade e ferrovie per muovere le truppe, e prendevano per buona la panzana che questi si smarrissero dopo la rimozione della cartellonistica stradale.
Sono quelli che ci hanno raccontato per settimane come fantomatiche squadre omicide di ceceni e mercenari della Wagner si aggirassero per le strade di Kiev col compito di assassinare il presidente Zelensky, quando sarebbe bastato disintegrare il Palazzo presidenziale con un attacco missilistico, se questo era il fine.
Succede, quando ci si abbevera acriticamente alle veline delle propaganda elette a fonti primarie di informazione, che nella fattispecie sono due: i video preconfezionati di Zelensky ed il profilo twitter di #DefenseU (dove la “U” sta per Ucraina), che poi è il profilo ufficiale delle Forze Armate Ucraine, che in questi mesi hanno condiviso con noi edificanti storie, come la massaia che abbatte i droni russi, centrandoli in pieno al lancio di barattoli di sottaceti fatti in casa; racconti truculenti (che sembrano usciti dalle fiabe dei Fratelli Grimm) con vecchie streghe che fanno strage di fantaccini di leva affamati, regalando loro torte avvelenate; l’immolazione di massa degli eroici difensori dell’Isola dei Serpenti (vivi e vegeti); video farlocchi di aerei abbattuti e di piloti russi catturati (peccato per il dettaglio della tuta sbagliata). Per contro, abbiamo figure mitologiche come il fantasma di Kiev, ovvero l’Hans Rudel delle vittorie immaginarie, nell’ucronia fantastica delle balle volanti. Non sono mancati nemmeno i frames ripresi dai videogiochi e rimontanti in grafica digitale; né i fotomontaggi con la stessa immagine riprodotta su sfondi diversi, ad ampliare l’estensione delle vittorie della “resistenza”…

Dilagano i crimini di guerra a gogò (veri o presunti non importa, l’importante è l’annuncio), come se si fossero spalancate le porte dell’Inferno. Ovviamente tutti a senso unico, senza che mai sia necessario produrre uno straccio di prova qualunque. A meno che non si vogliano considerare tali le presunte conversazioni telefoniche catturate dallo SBU: i non meno famigerati servizi segreti ucraini, che in questi anni si sono specializzati in delitti su commissione, sequestro degli oppositori politici, pubblicazione di nomi ed indirizzi dei parenti e figli di persone sgradite, stilando liste lunghe come elenchi telefonici di persone da colpire per rappresaglia o intimidazione, in quella florida democrazia e modello di libertà che chiamano Ucraina, dove già da prima della guerra le violazioni dello stato di diritto venivano occultate o bellamente ignorate, nell’accumulo di dossier di denuncia (circostanziate)… Ma per i “crimini russi” basta la parola e si va sulla fiducia, perché un amico della cognata di mio cugino che vuole restare anonimo mi ha raccontato che
E ci si rende allora conto che NON c’è alcun intenzione di accertare l’esatta dinamica dei fatti, onde attribuire responsabilità oggettive ed individuare colpevoli certi. Uno magari si aspetta un’accurata delimitazione della “scena del crimine”, attenta conservazione delle prove, esami autoptici approfonditi… analisi balistiche dettagliate sulle traiettorie e tipologie dei mezzi usati… Ecco, allegare agli atti un peluche insanguinato nelle fattispecie concrete di reato non vale come elemento probatorio, ma stimola molto la fame di sensazionalismo macabro di certo churnalism. E soprattutto veicola la narrazione, volta alla creazione di uno stato emotivo preimpostato.
È quasi istruttivo notare, a parti inverse, come dalle pagine dei nostri principali giornali un tempo affiorassero dubbi e preoccupazioni, prima della conversione a 360° con piegamento a 90. Evidentemente, certi allarmismi sono rientrati. Negli archivi dei nostri quotidiani nazionali, prima che venisse effettuata una capillare opera di pulitura e censura, affinché nulla possa disturbare la splendida narrazione collettiva, capita ancora di imbattersi in articoli come questo evidentemente sfuggiti alla rimozione:

«Qualcuno sta uccidendo sistematicamente tutti gli oppositori al governo ucraino nato dalla “Rivoluzione” di un anno fa. Stamattina è toccato a un personaggio molto noto a Kiev, Oles Buzina, giornalista e scrittore, grande protagonista dei talk show televisivi, e schierato su posizioni apertamente filo russe. Lo hanno atteso sotto casa e lo hanno giustiziato secondo il preciso copione di un delitto studiato ed eseguito da professionisti. Vladimir Putin, che lo ha comunicato in diretta mentre stava partecipando alla consueta maratona televisiva di primavera e rispondendo alle domande del pubblico, ha definito l’omicidio “uno dei tanti crimini della Nuova Ucraina”.
In realtà, nel silenzio di molti media occidentali, nella Kiev democratica e in corsa per entrare in Europa, sta avvenendo una spietata operazione di repulisti di ogni forma di opposizione. Ancora ieri sera, sempre nella capitale ucraina, un commando ha ucciso Sergej Sukhobok, titolare di un sito internet e di un piccolo giornale che contrasta la politica del governo e sostiene le ragioni della gente del Donbass ribelle. Poco prima, nel pomeriggio, altri killer avevano compiuto un’identica missione sotto casa di Oleg Kalashnikov, ex deputato del Partito filorusso delle Regioni e considerato un grande oppositore dei movimenti che hanno protestato l’anno scorso sulla Majdan di Kiev e che adesso guidano il Paese.
Tre omicidi politici in meno di 24 ore che, inevitabilmente sollevano lo sdegno interessato di Putin e della stampa russa. Ma è comunque inquietante il clima di odio e di desiderio di vendetta che si respira in queste ore in Ucraina. Dopo la notizia dell’uccisione dell’ex deputato molti oligarchi, politici e personaggi popolari in Ucraina hanno rilasciato raccapriccianti dichiarazioni infarcite di “finalmente”, “se l’è meritato”, “eliminato un nemico”.
Anche poco fa, subito dopo l’assassinio dello scrittore Buzina, il ministero dell’Interno ucraino ha diffuso la notizia definendolo “il famigerato giornalista”.
Probabile che gli omicidi, almeno per quanto riguarda l’esecuzione, siano collegati alla frangia più estrema dei “rivoluzionari” ucraini, il movimento neonazista Pravj Sektor che ha gestito la fase più violenta del ribaltamento al potere e che adesso partecipa con le sue unità paramilitari alla repressione della rivolta filorussa nell’Ucraina dell’Est. Sin dall’inizio della grande svolta di Kiev, Pravj Sektor condiziona pesantemente le scelte del governo e del presidente Poroshenko, boicottando ogni tentativo di cercare una soluzione pacifica e allestendo spedizioni punitive contro chiunque dissenta dalla nuova linea ipernazionalista e patriottica.
Il risultato è quello di inasprire ancora di più i rapporti con la Russia e complicare ogni possibile mediazione. Ieri, parlando di Ucraina, Putin ha continuato ad accusare l’Occidente di “appoggiare un governo di estrema destra” e ha negato ancora una volta che sul territorio ucraino ci siano dispiegate truppe russe come sostengono Kiev e molti media americani. “State tranquilli, non credo che si arriverà mai a una guerra aperta tra Russia e Ucraina”, ha detto ai cittadini russi preoccupati. Ma l’inizio di una nuova ondata di terrore incontrollabile in Ucraina non promette niente di buono.»

Nicola Lombardozzi
La Repubblica (16/04/2015)

Intendiamoci, dalle parti di Kiev (grossi) problemi con la stampa li hanno sempre avuti, con la conseguenza che all’interno della categoria i tassi di mortalità sono sempre stati piuttosto elevati, soprattutto durante il regime di Leonid Kučma.
Peccato che, al netto della resa dei conti, il cambio non ci abbia esattamente guadagnato in termini di democrazia e di incolumità personale…

“Ucraina, esponente opposizione trovato senza vita: è l’ottavo alleato di Yanukovych morto negli ultimi 3 mesi”

«Un ex deputato vicino al deposto presidente ucraino Viktor Yanukovych è stato trovato morto a tarda notte a Kiev. L’uomo, il 52enne Oleg Kalashnikov, era stato raggiunto da colpi di arma da fuoco, ma non è chiaro se si tratti di omicidio o suicidio.
Kalashnikov era un esponente del partito delle Regioni dell’ ex presidente Yanukovych, deposto nel febbraio 2014 dopo l’ondata di proteste del movimento di piazza Maidan. Secondo le autorità, riferisce radio Free Europe Liberty, Kalashnikov potrebbe essere legato al movimento anti Maidan che si opponeva alle proteste.
«Senza dubbio la vittima sapeva molte cose su chi ha finanziato il movimento anti Maidan», ha dichiarato Anton Herashchenko, un alto funzionario del ministero degli Interni di Kiev. Almeno otto alleati di Yanukovych sono morti negli ultimi tre mesi, secondo quanto ricorda la Bbc. Per la maggior parte si tratta di apparenti suicidi, ma non tutte le circostanze sono state chiarite.
Oleg Kalashnikov, l’ex deputato di opposizione ucciso ieri sera Kiev, aveva ricevuto messaggi intimidatori via mail per il suo invito a festeggiare il 70/mo anniversario della vittoria sovietica sulla Germania nazista, verso il quale Kiev sta prendendo le distanze nel suo tentativo di de-sovietizzarsi. Lo riferiscono i suoi famigliari e i suoi amici. «Ricevo continue minacce di morte per il mio appello aperto a festeggiare il 70/mo anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica. Queste minacce e questi sporchi insulti sono diventati una norma nell’Ucraina di oggi occupata dai nazisti», aveva scritto ad un amico, secondo quanto reso noto dal sito ‘Notizie ucrainè. Kalashnikov aveva sostenuto, pare anche finanziariamente, le proteste anti Maidan a sostegno di Ianukovich.
Sempre a Kiev, stamattina, è stato ucciso anche il noto giornalista ucraino Oles Buzina, nella sua abitazione, verso mezzogiorno. Lo riportano le agenzie russe e ucraine. Buzina si era da poco dimesso da direttore del quotidiano Segodnia, di cui è proprietario l’oligarca Rinat Akhmetov.
Il sottosegretario all’Interno Herashchenko ha precisato che sia Buzyna che Kalashnikov erano testimoni chiave in un processo nei confronti di attivisti filorussi che avevano attaccato i manifestanti della Maidan. Buzyna, che era stato per un breve periodo direttore del giornale filorusso Segodnya ed ora scriveva su un blog, è stato ucciso davanti casa. Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha ordinato un’inchiesta sugli omicidi definiti degli atti «deliberati» compiuti per fare il gioco «dei nostri nemici». Sono almeno otto gli esponenti collegati all’ex governo Yanukovych che sono morti in circostanze da chiarire negli ultimi tre mesi. I primi erano stati dichiarati suicidi dalle autorità ucraine che ora però ammettono che possa essersi trattato di omicidi o di suicidi forzati.
Le uccisioni del giornalista filorusso Oles Buzina e dell’ex deputato del partito delle Regioni del deposto presidente Viktor Ianukovich, Oleg Kalashnikov, sono “una provocazione cosciente” per “destabilizzare la situazione in Ucraina”. Lo ha detto il presidente ucraino Petro Poroshenko, chiedendo indagini rapide e trasparenti sui due omicidi. Il deputato e consigliere del ministro dell’Interno, Anton Gherashenko, ha detto di non escludere che i due delitti siano stati ordinati da Mosca

Il Messaggero (16/04/2015)

In fondo, si tratta dello stesso baluardo democratico schierato contro la barbarie asiatica, dove i criminali comuni e militanti nazisti diventano ufficiali dell’esercito e della polizia, i partiti di opposizione vengono sciolti per decreto ed i loro esponenti arrestati, l’intera opposizione di ‘sinistra’ viene dichiarata fuorilegge (coi partiti di ispirazione neo-nazista il Servant of the People invece si intende benissimo), tutti i media sono unificati in un’unica “piattaforma di coordinamento ed indirizzo”, mentre quelli non allineati vengono chiusi ed i giornalisti indipendenti fatti sparire dalle “forze di sicurezza”. Mica come in Russia, dove ci sono gli “oligarchi”, i dissidenti scompaiono ed i giornalisti vengono assassinati, in un regime di sopraffazione dell’uno sull’altro. Per fortuna, in Ucraina avviene esattamente il contrario (è l’altro che sopraffà l’uno). Insomma, un’autocrazia dove gli oligarchi si costituiscono i loro eserciti privati e che per non farsi mancare proprio nulla si è munita anche della sua Gestapo, ovvero il famigerato Myrotvorets che lascia bene intendere cosa a quelle latitudini si intenda per “pacificazione”, in nome della sicurezza dell’umanità, la legge, e l’ordine internazionale. C’è da stare allegri!
Ora, prendete questa roba; immaginatela stabilmente incistata nella UE; immaginate un intero sistema mediatico allineato per farvela digerire e le direttive che provengono da Oltreoceano, con una scala delle priorità stabilite nei consessi di guerra ed alleanze militari, dove uno solo decide e tutti gli altri eseguono (un po’ come nel nostro parlamento). Benvenuti nel futuro!

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GOLIARDATE

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , on 18 Maggio 2022 by Sendivogius

Assalti in branco di maschi arrapati e ubriaconi da strada, in un tripudio di molestie verbali e fisiche, volgarità gratuite e battute oscene, apprezzamenti pesantemente sessisti; palpeggiamenti di massa, inseguimenti e accerchiamenti in mezzo alla folla di ragazzine minorenni, tampinamenti di donne braccate fin dentro ai luoghi di lavoro, per un’epifania di mani lascive che si insinuano ovunque, tastano, palpano, stringono, afferrano, in un lubrico baccanale esteso secondo le modalità della taharrush in versione ‘soft’.
Più di 150 denunce contro ‘anonimi’ ed oltre 500 segnalazioni per molestie sessuali.
Fosse stato un gruppo di immigrati, meglio se “clandestini”, meglio ancora se “islamici”, ne sarebbe nato un caso nazionale con tanto di interrogazioni parlamentari, ed indignate invettive contro l’invasione barbarica su scontro di civiltà ed ipotetiche culture dello stupro.
Ma trattandosi di italianissimi energumeni in calore, calati su Rimini con le tasche gonfie di quattrini da spendere in bisboccia all’eterno carnevale, meglio se nascosti sotto il cervone calabrese degli Alpini calcato a coprire le turgide teste di cazzo, si tratta di “una vera festa per il territorio”, per la gioia dei bottegari locali che infatti esprimono il loro “vivo ringraziamento per l’atmosfera che l’evento ha regalato al territorio”.
E peccato per quel migliaio di lesbiche, frigide e femministe isteriche (per riportare le definizioni più eleganti), che proprio non hanno apprezzato quell’atmosfera di festa, mentre le mani dei clienti frugavano nelle scollature o si insinuavano alla ricerca degli slip, assolutamente non invitate, con apprezzamenti non richiesti e considerazioni sulla ‘mercanzia’ ancor meno gradite. Ovviamente, si tratta di “gesti bonari”… se uno sconosciuto afferra la chiappa di tua moglie mentre cammina per la strada, o strizza la tetta di tua figlia all’uscita da scuola, chiedendole se gradisce la minchia, che male c’è?!? Vorremmo mica farne un dramma?! Non per niente, sono solo “goliardate” (come sempre!), nella pura espressione di cretinismo post-adolescenziale di rituali anacronistici, a misura di sessualità frustrate.
Suvvià signore, siamo maschi! È implicito che saltare addosso alla femmina di turno da predare (bonariamente, s’intende!), sia una simpatica espressione di genere. Se poi Lei non si diverte, il problema è tutto suo (‘sta stronza!), che non è proprio il caso di estremizzare strumentalmente, confondendo la tipica goliardia che inevitabilmente accompagna questi eventi a gravi molestie.
 Poiché nulla deve disturbare i carnasciali, gli affari, e la virile ostentazione di un’imbarazzante imbecillità primitiva alla Festa di Cuccagna dove tutto è lecito. Anche perché “Noi siamo gli Alpini!”, come se ciò comporti un particolare titolo di merito o un riconoscimento in più, rispetto chi ha fatto il militare a Cuneo, come Totò, diventando per questo uomo di mondo, o si sia congedato dai Bersaglieri.
Qui siamo fermi ancora alla Ricciolina del Monte Grappa (gangbang?). Manco fossero dei reduci di Vittorio Veneto!!
Non per niente, come Giornata Nazionale degli Alpini, il nostro (in)degno parlamento, a compiuto riferimento nostalgico ed ideologico, ha scelto il 26 Gennaio, giorno della Battaglia di Nikolajewka (26/01/43) che permise la ritirata delle forze nazifasciste, con l’annientamento della Divisione Tridentina, durante la nefasta Campagna di Russia.

 Da oggi (06/4/2022), grazie ai nostri parlamentari – gli stessi parlamentari che da settimane condannano a gran voce e con l’elmetto in testa l’invasione dell’Ucraina – ogni 26 gennaio si celebrerà l’eroismo delle forze d’invasione nazifasciste che ottant’anni fa misero l’Ucraina – e con essa un bel pezzo di Urss – a ferro e fuoco.
L’indomani, 27 gennaio, si spremerà la lacrimuccia sulla Shoah. Perfetto.
A colpi di “sdoganamenti” e celebrazioni nazionaliste e militariste si è ormai sfondata ogni barriera.
In questa mossa, tuttavia, c’è un surplus di ipocrisia che lascia attoniti persino noi che ormai ci aspettiamo qualunque cosa.
Sì, perché al mantra di tutto il mainstream «un popolo invaso ha diritto di difendersi» è stata aggiunta senza il minimo pudore la precisazione finora rimasta implicita: «salvo il caso in cui a invadere siamo noi».
E il caso vuole che sia lo stesso popolo.
Se a invadere l’Ucraina è Putin, gli eroi sono gli invasi e si difendono da eroi.
Se a invadere l’Ucraina è l’Italia – per giunta al fianco di Hitler e con l’intento di esportare il nazismo (proprio il nazismo, quello DOP) – gli eroi siamo noi invasori e gli altri osano pure difendersi, ‘sti stronzi.

“Invadere l’Ucraina è brutto?
Dipende: se l’invadiamo noi è eroico.”

Perciò beviamoci sopra, palpiamo qualche tetta e non pensiamoci più, marciando e marcendo nella piazzetta d’armi addobbata a festa di una Italietta smutandata, in piena regressione antropologica prima ancora che culturale.

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MEDIACRAZIA (III)

Posted in Kulturkampf, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 Maggio 2022 by Sendivogius

“La rappresentazione drammaturgica è rituale.
Essa crea un senso di realtà condivisa.”

Senza per questo voler necessariamente scomodare Erving Goffman (si parva licet componere magnis), a livello mediatico, la “realtà” è innanzitutto una costruzione codificata tramite il ricorso ad una serie di schemi proiettivi, volti alla riproposizione del medesimo messaggio veicolato secondo la contingenza del momento. In tale prospettiva, si tratta di una proiezione cognitiva di gruppo, consolidata sui bias di conferma.
Nato per contrastare la pandemia e assicurare un uso oculato dei fondi del “recovery plan”, garantendone il trasferimento nelle lungimiranti disponibilità confindustriali, il Governo Draghi, per tacere dell’imbarazzante compagnia di nani da giardino che ne costituisce il contorno ministeriale, sembra aver fallito entrambi gli obiettivi.
Del Covid non si parla più. Cancellata dai palinsesti e cassata per decreto, la pandemia è scomparsa nel generale tana libera tutti. Tutt’al più, l’apocalisse è rimandata al prossimo autunno, quando ritornerà utile per il rinnovo del prossimo stato d’emergenza con relative sospensioni di diritto, visto che morti e contagi corrono invariati, nonostante i green pass rafforzati 2.0 in gold edition e la schizofrenica sequela di divieti draghiani in contraddizione tra loro.
Per quanto riguarda la crescita… attualmente si parla di “economia di guerra”, come se fosse la cosa più naturale del mondo (ma del resto si considera con nochalance pure la prospettiva di un attacco atomico), con ipotesi di contingentamento energetico, razionamento dei beni al consumo, e collasso verticale dell’economia nazionale, per manovre finanziarie da 40 miliardi all’anno e l’entrata a pieno titolo nei paesi emergenti del terzo mondo. Non crediamo sia necessario aggiungere altro.
Esaurita la sua missione con un bilancio a dir poco catastrofico, invece di sparire, Micro-Mario sembra aver trovato la sua nuova ragion d’essere come il Quisling italiota di uno stato fantoccio su vocazione kamikaze, supinamente asservito agli interessi di Padron Sam, per una poltroncina alla NATO in sostituzione del segaligno pupazzo in scadenza, attualmente facente feci. Potrà così mettere un’altra tacca al suo cursus honorum e chiudere in bellezza un curriculum consacrato alla distruzione del proprio paese, anche se è capace di intrattenerlo con frasi epiche…
Ormai si tratta di un prodotto scaduto, che i suoi sponsor cercano disperatamente di rilanciare sul mercato, nonostante il disgusto crescente dei consumatori, cercando di accreditarlo come “grande statista” agli occhi di un pubblico sempre più smaliziato e creando tutte le volte un climax da catastrofe imminente, per rendere più digeribile il merdone.

E nel farlo, ci ripropongono sempre lo stesso copione di scena fino alla nausea, secondo una recita condivisa nella quale non credono più neanche gli attori protagonisti (ed intercambiabili), mentre le nostre elite cercano di piazzare la stessa merce avariata. E, innamorati del podestà forestiero, scelto a propria immagine e somiglianza, ci impongono il sociopatico di turno preso in prestito dalle tecnoburocrazie finanziarie, ogni qualvolta si tratta di sostituire un governo che non piace loro e ribaltare così un risultato sgradito alle urne.
Pertanto, non contate sull’Informazione (che ‘libera’ non è mai stata) dei grandi media; mai come oggi pienamente asserviti a quel complesso militare, industriale e politico, assurto ad entità sovranazionale ed immanente, al quale sono indissolubilmente connessi, funzionando da cassa di risonanza delle elite, nella mistificazione dei fatti su manipolazione delle opinioni. Fedeli al principio secondo cui il culo del padrone è il posto più morbido dove mettere la lingua, i nostri sedicenti “giornalisti” rispondono ad un sistema di prostituzione mediatica del quale sono parte organica. Per trovare qualcosa di lontanamente simile ai livelli di servile adulazione dei nostri repellenti pennivendoli di regime, bisogna scendere fino ai panegirici del Basso Impero romano, anche se i livelli attuali trascendono ogni velleità letteraria, per scadere nel porno amatoriale da salottino di maison de plaisir. Qui più che altro si dedicano agli esercizi di fellatio applicata a nuovi virtuosismi semantici, in mulinelli erotici di turbinanti lingue in calore, con risultati peraltro grotteschi su eccesso di zelo e col rischio di annegare in una fossa di saliva bollente:

«Mario Draghi riparte come un orologio svizzero e il gesto con cui apre il primo Consiglio dei ministri dopo una settimana di morte e resurrezione della politica è pensato per spazzare via le scorie, allontanare le ombre e strappare qualche cauto sorriso. Il premier entra nella grande sala, dà le spalle agli arazzi fiamminghi con le gesta di Alessandro Magno e compie in senso antiorario un intero giro dell’immenso tavolo, porgendo la mano a ogni singolo ministro.
[…] Compiendo un intero giro della “tavola rotonda” di Palazzo Chigi, il premier, che un ministro sottovoce paragonerà a “Re Artù che stringe un nuovo patto con i suoi cavalieri”, suggella un nuovo inizio e mostra plasticamente che i 759 voti per Sergio Mattarella hanno rilegittimato il governo di unità nazionale. Il lungo applauso chiamato da Draghi aprendo la riunione con la squadra all’apparenza ricompattata, dice la gratitudine del premier e di alcuni ministri per lo scampato pericolo e la condivisione per le priorità da affrontare: lotta alla pandemia e ripresa economica e sociale del Paese.
La maggioranza ha rischiato di andare in frantumi e il premier ha vissuto giorni di imbarazzo e sconcerto, ma ora, grazie alla conferma del presidente in scadenza, Draghi assicura di sentirsi più solido di prima. Vista l’importanza delle scadenze in agenda il presidente non sembra più disposto a tollerare rivendicazioni e veti, bandierine di parte, strappi, o ammutinamenti in Consiglio dei ministri. E sprona tutti a consegnare “entro 48 ore” il cronoprogramma di ogni ministero per i progetti del PNRR, così che chi è indietro raddoppi gli sforzi per tornare nei tempi

Monica Guerzoni
“Corriere della Sera”
(01/02/22)

Con un pezzo magistrale che supera le antiche veline del Minculpop per diventare leggenda, dalle pagine del Corriere della Sera, una straordinaria Monica Guerzoni in estasi mistica prova a comunicarci l’imperturbabile aplomb di Mariolino, aspirante presidente della Repubblica, che dopo la sonora trombata siede in riunione col suo consiglio dei ministri, per un’occasione di ordinaria routine elevata ad evento epico. Ed ha un bel da fare l’iper-governativo Corrierone, per dipingere il cipiglio volitivo del decisionista, sul volto cadaverico di un premier azzoppato che si lecca ancora le ferite, rintronato nella sua armatura di latta ammaccata.
Sulle gesta del novello Re Artù, la fanfara di corte si è sdilinquita ancora, versando fiumi di saliva sui drappi purpurei, per strisciare sui tappeti rossi in concomitanza dello “storico” discorso tenuto nel parlamento UE di Strasburgo (03/02/22), in un’aula praticamente vuota, e di cui ovviamente nessuno si è accorto né conserva memoria alcuna.

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, all’apertura della sessione plenaria del Parlamento Europeo, Strasburgo, Francia, 03 maggio 2022. ANSA / Filippo Attili / Ufficio stampa Palazzo Chigi +++ ANSA

Laggiù, nel vuoto pneumatico di un cosmico disinteresse, lo statista che tutto il mondo ci invidia (e che fuori dall’Italia nessuno si caga), declinava al nulla ivi convenuto la sua “visione rivoluzionaria”: vaghi cenni sull’universo, conditi dalle solite elucubrazioni di rito e retorica posticcia, per pensierini sfranti in una pozzanghera di ovvietà riscaldate. Che però agli occhi dei media nostrani diventano dichiarazioni epocali, provocando le polluzioni incontrollate dei soliti pennivendoli, in orgasmo su masturbazione coatta.
Ne scippiamo una sintesi, giusto per praticità riassuntiva:

«L’altro ieri Draghi, detto SuperMario da quando ci garantirono che la Merkel gli aveva passato il testimone di Guida dell’Europa, ha tenuto il suo attesissimo discorso a Strasburgo. Attesissimo dalle sedie del Parlamento europeo: un po’ meno dagli eurodeputati, che son rimasti a casa, a parte alcuni italiani reclutati per la bisogna, che si son fatti il selfie con lui. Era già accaduto nel 2006 col discorso di B. al Congresso Usa: anche lì c’erano quattro gatti, ma il capoclaque si premurò almeno di rimpiazzare i vuoti con figuranti, stagisti, segretarie e portaborse. Per Draghi non ci ha pensato nessuno, a parte “Calenda accompagnato dai figli” (LaStampa). Però quello che passerà alla storia come il “Discorso alle Sedie” ha infiammato di ardore patriottico i giornaloni, che si sono ben guardati dal pubblicare la foto dell’aula deserta: in compenso han dato fondo all’immaginazione per tenere in vita artificialmente il de cuius.
Il Corriere della Sera lo descrive “commosso per le parole di stima” (delle sedie parlanti) e “colpito e sorpreso dall’accoglienza dei parlamentari” (assenti), mentre “lascia un messaggio alla riflessione dell’Assemblea” (o almeno della tappezzeria) e dà “la spinta per la tregua” (spingitore senza nessuno da spingere). Il Foglio pubblica il discorso integrale (per lasciarlo in clandestinità).
Il Messaggero titola “A Strasburgo il manifesto di Mario” (tipo quello di Ventotene). “Draghi, scossa all’Europa”, si eccita LaRepubblica: “alla vigilia aveva promesso un discorso storico”, purtroppo nessuno se n’è accorto. Men che meno dell’“intesa Roma-Parigi-Berlino” per il “nuovo Patto di Stabilità” (le sedie vuote tendono a basculare). Intanto Macron parlava per due ore con Putin, mentre SuperMario non riesce nemmeno ad andare a Kiev (a proposito: presi i biglietti?). Però parla “come sanno fare i veri statisti”.
La Stampa vede una “Dottrina Draghi per l’Europa”, a mezzadria fra la Dottrina Monroe e il catechismo (nelle parrocchie vuote). Ed esalta “la portata del progetto che Draghi offre per l’Europa”, un “federalismo pragmatico” (qualunque cosa significhi) che “piace a Bruxelles” (peccato che lui fosse a Strasburgo).
Il Dubbio: “La visione di Mario” (ma è Strasburgo o Medjugorje?). E il Riformista: “Draghi scuote l’UE” (all’insaputa della stessa). Come faccia a scuotere e a spingere nel vuoto pneumatico, non è dato sapere. Ma uno che riesce a “lavorare per la tregua e la pace” a suon di armi è capace di tutto

Marco Travaglio
“Vuoto a perdere”
(05/05/2022)

Al momento c’è grande trepidazione sull’imminente viaggio di Re Artù alla volta degli USA, dove potrà gattonare a braghe calate, per porgere i suoi omaggi di suddito fedele all’Impero. Lì potrà raccomandarsi per un posticino alla NATO, offendo in cambio il culo di noi tutti, e prendere le ordinazioni direttamente dal Commander in chief, sempre che non sia troppo impegnato a parlare col suo amico immaginario…
Giusto a proposito di nullità, per quanto non invisibile, il pubblico non noterà la differenza. Nelle italiche redazioni invece già si idratano le favelle. E ci si chiede emozionati cosa mai dirà il nostro Sciaboletta, tarato come un orologio svizzero che si prepari ad entrare nella Storia allo scoccare dell’ora fatale… Cosa mai farà Super Mario, alias Re Artù, per stupire ancora il mondo intero, mentre dalle parti di Mosca fremono di terrore dinanzi all’imminente entrata in guerra dell’Italia a sua insaputa?! 
E noi una mezza idea ce l’avremmo pure…

Pronto a concedere qualsiasi cosa Padron Sam pretenderà, eseguirà senza battere ciglio. Non c’è limite alla Provvidenza ed ai suoi omini ubbidienti. E già si sente il rombare dei fantastici mezzi a disposizione dell’Italietta alle grandi manovre, schierata in prima linea per la terza guerra mondiale.

Praticamente ci manca solo che invii un corpo di spedizione di Alpini in Russia, per farsi bello coi suoi padroni.

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(158) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 Maggio 2022 by Sendivogius

Classifica APRILE 2022″

Al netto dei troppi minchioni in circolazione su eccesso di zelo, avevamo un sacco di cosette più o meno divertenti con le quali intrattenervi; semmai c’era solo l’imbarazzo della scelta, dinanzi a tanta abbondanza…
A proposito di media e regime abbiamo già dato… Per quanto, nonostante la caccia alle streghe scatenata da lacchè in cerca di livrea, sinceramente l’indagine sulle spie russe infiltrate nei talk-show della RAI è qualcosa che trascende i livelli già infimi del dis-servizio pubblico, per farsi altro: una discesa nella selva oscura delle allucinazioni complottiste di cervelli in gelatina portati all’ammasso, lungo la scia bavosa del più cupo maccartismo paranoide. Evidentemente, un biennio e passa di stato emergenziale da pandemia ha fatto scuola… Perché se il sonno della ragione genera mostri, i sogni lucidi (e bagnati) di un PD mobilitato per la chiamata generale alle armi generano zelanti coglioni fuori scala, a riprova che peggio di un fascista c’è solo un socialdemocratico, peggio ancora se in stato di esaltazione da mistica guerriera. Eliminata la possibilità stessa di qualunque idea non conforme, balzana o meno che sia, si entra nell’ambito della propaganda, quando si pretende di vidimare l’Informazione a proprio uso e consumo. Rapportata in tali termini, va da sé che l’unica propaganda consentita sia quella ‘gradita’ ai custodi autopromossi tali. E Libertà consiste nel censurare tutto ciò che al PD non piace, nella presunzione decisamente totalitaria di possedere la Verità assoluta ed esserne gli unici titolari. È la pretesa (molto ‘democratica’) di passare al setaccio i palinsesti, decidendo cosa mandare in onda e cosa invece no. Imparata fin troppo bene la lezione dell’Editto bulgaro, adesso è tempo degli editti ucraini.
Quindi, tra cotanta merda, avevamo pensato di dedicarci al Governo degli Aristocazzi: praticamente una copula pornografica tra feudalesimo e Cinegiornali Luce, per la più compiuta ed infame espressione classista di arroganza castale su incompetenza totale… quella che toglie il “bonus” dei 100 euro mensili (che entrano a far parte dell’imponibile fiscale, per essere restituiti a conguaglio), per un totale di 1500 euro in meno all’anno a chi ha redditi da lavoro inferiori ai 20,000 (lordi), al fine di abbassare le tasse ai ricchi; eppoi annunciare trionfante: “buste paga più gonfie!”, dinanzi agli stipendi più bassi di tutto l’Occidente (dopo l’Albania). Siccome pareva poco, regala oltre un miliardo di euro in “ristori” alla famiglia Benetton in stato di bisogno, onde compensare i mancati introiti dei pedaggi autostradali a causa del Covid, mentre il potere d’acquisto dei salari crolla a livelli da Repubblica di Weimar.
A gente così, cosa vuoi dire?!? Sarebbe fin troppo facile pensare alla solita ammucchiata indecente di ruffiani allo sbaraglio, raccolti intorno alla stagnatura del feretro di un premier fallito, che ora cerca di riciclarsi in qualità di scendiletto imperiale per uno strapuntino alla NATO. Ma la cosa presupporrebbe una consistenza che un simile esecutivo (forse il peggiore di tutta la storia repubblicana) assolutamente non ha. Queste sono larve ectoplasmatiche che hanno bisogno di essere evocate in seduta spiritica, per avere un qualche segno tangibile della loro evanescente ed inutilissima esistenza, ancor più che perniciosa. Portare al collasso economico un intero paese, per un disastro sociale più ancora che politico, trascinandolo in una guerra non dichiarata, ed avere in cambio un ingaggio da pupazzo parlante alla segreteria dell’Alleanza, val bene il sacrificio (altrui)…
Poi però, come se non fosse abbastanza, ci siamo imbattuti pure in questo; a risposta per quelle anime candide che in tutta la loro ingenuità, ancora si appellano all’Art.11 della Costituzione, mentre regna lo stato d’eccezione permanente, in deroga alla stessa tramite il progressivo svuotamento di ogni parvenza democratica in Italia:

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

In merito, a giustificare la flagrante violazione della Carta (quella che un tempo era la “più bella del mondo”), non poteva mica mancare l’intervento del solerte piddino di turno. Stavolta il compito è stato affidato al “costituzionalista” Stefano Ceccanti, transitato dall’Azione Cattolica al turbo-renzismo, restando in pianta stabile all’interno del partito bestemmia:

«Un nuovo passaggio parlamentare sulle armi all’Ucraina sulla concessione di armi per la legittima difesa dell’Ucraina non è previsto. La ragione risiede nel come è costruita la norma che dà fondamento al tutto, ossia il decreto n. 16/2022, che è stato poi assorbito dal decreto 14/2022, come convertito dalla legge 28/2022. La scelta fatta è quella di un intervento del Parlamento a monte del processo, per legittimarlo con chiarezza dall’inizio, e non in seguito a rincorsa degli eventi. A sua volta questa scelta si basa sulla scelta multilaterale dell’articolo 11 della Costituzione, la cui limitazione della sovranità apre al ruolo dell’Onu e delle organizzazioni regionali (tra cui Ue e Nato) in relazione del diritto naturale di legittima difesa degli aggrediti (articoli 51 e 52 della carta Onu) – spiega -. L’articolo 2-bis del decreto 14 (che corrisponde all’originario art. 1 del decreto 16) consente l’emanazione di uno o più decreti interministeriali sulla materia fino al 31 dicembre 2022 previo atto di indirizzo dele Camere. Tale atto è consistito nelle Risoluzioni votate da Camera e Senato l’1 marzo scorso che hanno previsto esplicitamente “la cessione di apparati e strumenti militari che consentano all’Ucraina di esercitare il diritto alla legittima difesa e di proteggere la sua popolazione”. Le risoluzioni prevedono di tenere “costantemente informato il parlamento”, ma ciò si riferisce alle comunicazioni trimestrali introdotte con emendamento al decreto 14, sempre all’articolo 2.bis. Il Ministro della Difesa e il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, con cadenza almeno trimestrale, riferiscono alle Camere sull’evoluzione della situazione in atto.»
(22/04/2022)

Cioè, traducendo in un linguaggio intellegibile ai profani ed alla cittadinanza tutta, che questi signori avrebbero il dovere di interpellare ed informare con chiarezza, il molto onorevole Ceccanti ci spiega che il governo italiano può esportare armi in un paese in guerra, mettendo seriamente a rischio la nostra stessa sicurezza, e farlo in aperto contrasto con il nostro dettato costituzionale.
Di più, l’invio viene stabilito tramite un decreto interministeriale senza alcun obbligo di informare il Parlamento, né tanto meno l’opinione pubblica, con una lista secretata circa l’entità delle fornitura ed il tipo di “aiuti” forniti, che possono variare a totale discrezione della Presidenza del Consiglio senza che gli organi rappresentativi vengano consultati né aggiornati in merito. In pratica, da qui al prossimo capodanno, il Governo (nei panni del ministro della Difesa e di quello degli Esteri), in una situazione che si evolve (in peggio!) giorno per giorno, se proprio devono, possono essere interpellati per riferire al Parlamento non più di due volte nei prossimi 7 mesi e con con comodi intervalli di tre mesi tra una relazione e l’altra! Soprattutto, apprendiamo che tra quegli ordinamenti che assicurino la pace e la giustizia fra le Nazioni, entra a pieno titolo la NATO (l’organizzazione regionale); cioè un’alleanza militare collegiale ma non paritaria, il cui scopo precipuo è preparare (e fare) la guerra.
È per questo che il nostro Mariolino, il maggiordomo per cui tutto il mondo ci ride dietro, dopo aver rifilato all’Ucraina vecchi residuati bellici della seconda guerra mondiale… dalle mitragliatrici Browning M2, alle MG-42 (per gli amici, “MariaGrazia”, coi suoi 80 anni di onorato servizio), fino agli intramontabili Panzerfaust e vecchi cingolati M113 (ovvero i VCC2 “Camillino”)…  regalandoci un posto in prima fila come “paese ostile” ed implicitamente “belligerante”, adesso ha deciso di svuotare gli arsenali della Difesa, disfacendosi dei gioielli di famiglia e lasciando il paese del tutto indifeso, dopo aver portato l’Italia sulla soglia della terza guerra mondiale, a sua insaputa. Zelenski e Biden ordinano; Micro-Mario prontamente ubbidisce ed esegue, prono a raccogliere le ordinazioni. Magari gli riservano un posto in prima fila come zerbino, fuori dal bunker della Casa Bianca mentre tutt’attorno fioccano funghetti atomici. Evidentemente credono si tratti di un simulatore di gioco…

Hit Parade del mese:

01. LA SCELTA DI MARIO

[07 Apr.] «Volete la pace o il condizionatore acceso?»
 (Mario Draghi, il Domestico)

02. PARLA COME CAGHI

[08 Apr.] «Caracciolo diventa per Travaglio e il Fatto-Tass portabandiera dei Putinversteher con il perenne bla bla su peccato originale Occidente. Peccato davvero, ma la deriva era visibile da anni ormai.»
 (Gianni Riotta, il Censore)

03. SUDORE E SALIVA

[20 Apr.] « Ogni goccia di sudore in più versata questa estate sarà una goccia di sangue in meno risparmiata al popolo ucraino.»
 (Giorgio Mulè, sottovaso alla Difesa)

04. HIC MANEBIMUS OPTIME

[14 Apr.] «La prossima volta andremo al governo se avremo vinto le elezioni. Non siamo il partito del potere e delle poltrone.»
 (Enrico Letta, l’occupante di governo)

05. OSTI! PIÙ NE INCONTRO E PEGGIO NE TROVO

[15 Apr.] «Sarò impopolare, ma non ho alcun problema nel dire che lavorare per imparare non significa essere per forza pagati.»
 (Alessandro Borghese, Impopolare)

06. ALGERIA PROVINCIA DI ARGENTINA

[15 Apr.] «Voglio ringraziare il governo algerino per la calorosa accoglienza. I rapporti tra Italia e Argentina hanno radici profonde.»
(Mario Draghi, lo statista che tutto il mondo ci invidia)

07. IL PAPI DELLA PATRIA

[09 APR.] «L’ho sempre pensato: dopo Moro, Berlinguer e Craxi, l’unico uomo politico di grande livello che l’Italia abbia avuto è Silvio Berlusconi.»
(Piero Sansonetti, Bollinatore)

08. FESTA DELLA LIBERAZIONE

[25 Apr.] «Buona festa di San Marco.»
 (Massimo Bitonci, ovviamente leghista)

09. LA RINASCENTE

[29 Apr.] «Vi garantisco che trasformeremo questa epoca infame in un nuovo risorgimento italiano.»
 (Giorgia Meloni, Risorta)

10. NUMERI MAGICI

[22 Apr.] «Tutti dicono Macron, io guardo ai numeri e dico che domenica vince Marine Le Pen.»
 (Mario Adinolfi, Profetico)

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