Il Generale va veloce

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , on 11 maggio 2021 by Sendivogius

Domandina retorica, giusto a proposito di vaccinazioni…
Ma non dovrebbero essere riconosciuti specialisti in materia, virologi, infettivologi, immunologi… che pure abbondano in tivvù, gli unici delegati a decidere in esclusiva sulla posologia, tempistiche, somministrazione dei farmaci, e massimamente sul corretto utilizzo dei vaccini, previa una rigorosa valutazione clinico-scientifica?!?
Oppure la decisione spetta ad un generale dell’intendenza militare che parla come Chuck Norris in “Rombo di tuono”, ma pare il colonnello Buttiglione alle grandi manovre; senza alcuna competenza specifica in ambito biofarmaceutico, o anche solo medico, e seri problemi con la sintassi italiana, che però decide come, quando, e cosa iniettare, perché lui va veloce e deve rispettare i target che si è imposto a scadenza?
E se il generale deve fare presto, pensando forse di partecipare ad una gara a chi fa più buchi, tanto vale iniettarsi piscio di gatto, pur di rientrare nei tempi che Tapis-Roulant si è dato nella sua personalissima tabella di marcia, mentre annuncia l’arrivo fantastico di miliardi di dosi, sparando numeri a cazzo, e impartisce ordini ad un Comitato tecnico-scientifico, allineato e coperto, che al contrario dovrebbe dare istruzioni al generale e non viceversa. E che magari dovrebbe pure ricordare al generale in eccesso di zelo (e di ego), che il suo compito è occuparsi di logistica e distribuzione delle forniture, non decidere quale vaccino inoculare, tempi del richiamo, e dosaggi da praticare. Questo se non si vuole affidare il bisturi al primo che passa, piuttosto che ad un chirurgo, per essere operati. O se basti la divisa per fare l’esperto.
Perché i vaccini, come le guerre, dovrebbero essere una cosa troppo seria da lasciar gestire ai generali. 

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Di Padre in Figlio

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , on 10 maggio 2021 by Sendivogius

 In uno di quei fondamentali editoriali che certo non faranno la storia del giornalismo, Mattia Feltri, figlio del più famoso Littorio, si è sentito in dovere di annunciare al popolo la sua entusiastica adesione al pacco referendario targato Lega-Radicali; almeno prima che l’ispirato articolo scomparisse dalle prime pagine dell’HuffingtonPost, dove pure faceva bella vista di sé.
Non meravigliatevi invece del connubio radical-leghista: sono due populismi speculari e complementari; anche se su scala ridotta nel caso degli orfanelli pannelliani, sempre buoni per tutte le copule possibili.
Ovviamente noi non entreremo nel merito delle scelte personali, ancorché pubbliche, del figliol prodigo. E poco importa se l’auspicata “riforma” della Giustizia (in funzione anti-magistratura), previo referendum, ricalca in tutto e per tutto il famigerato Piano di Rinascita della loggia eversiva Propaganda 2. Ognuno si accompagna a chi meglio lo rappresenta.
Più che altro, ci diverte molto come il puntuto Mattia Feltri, per motivare il suo sostegno incondizionato alla nobile iniziativa, non trovi niente di meglio che prendere di petto estensivamente la magistratura in blocco, presumibilmente “politicizzata”, naturalmente di sinistra (Feltri non lo dice, ma lo lascia intendere e poco ci manca che non parli di “toghe rosse”), portatrice castale di un’abnorme indipendenza (è un problema!), dove “la politica, specialmente a sinistra, continua a reputarsi un potere minore e si comporta da tale”.
Dalle parti della destra di potere e di sottogoverno prevale infatti il distaccato aplomb istituzionale del civil servant al di sopra di ogni interesse di parte.
Ovviamente, il Feltri figlio non coglie assolutamente la contraddizione di quanto va scrivendo, quando invoca una magistratura finalmente indipendente, come secondo lui avviene “in qualsiasi paese democratico occidentale dove, in forme più o meno attenuate, le procure sottostanno alla vigilanza della politica”.
E lo fa, mentre rivendica il primato della politica, e dunque dei partiti, da cui se ne evince implicitamente che la magistratura debba esserne eterodiretta e controllata. Ma lui la chiama “indipendenza”.
Politica ovviamente depurata da ogni contaminazione di sinistra ispirazione, dove prevarrebbe (secondo l’incontrovertibile opinione del liberalissimo Feltri):

“l’abitudine sovietica di cancellare il dissidente, di escluderlo dal panorama, di togliergli il diritto di cittadinanza (pensate alla meraviglia di Luca Paladini dei Sentinelli, che non ha voluto nei suoi canali social il video in sostegno alla legge Zan di Alessandra Mussolini, perché non si accetta solidarietà dai fascisti; dunque se dici qualcosa contro la legge Zan sei fascista, ma se sei fascista non puoi dire qualcosa a favore della legge Zan, e mi sembra un approccio di perfezione fascista).”

Evidentemente, Feltri (Mattia), perché buon sangue non mente, deve aver scambiato l’annacquata melassa democristiana che si fa chiamare “centrosinistra”, per il Consiglio Supremo dei Soviet, ed il mite Letta per una sorta di reincarnazione di Lenin, vista l’inquietante somiglianza fisica!
Ma il pezzo migliore del suo sgangheratissimo editoriale, Feltri Mattia (o era Littorio?) lo riserva contro Luca Paladini, leader informale dei “Sentinelli” di Milano. E non si capisce cosa c’entri, a parte la gratuità astiosa dell’attacco.
Paladini è infatti reo di non aver ospitato il contributo di Alessandra Mussolini sul suo sito, non conformandosi alla solidarietà pelosa degli stessi fascisti, dai ranghi dei quali provengono quelli che i froci li brucerebbero nei forni.
Spiace ricordare a Mattia Feltri, che sul proprio canale social uno è liberissimo di ospitare i contributi di chi più gli aggrada. Questo perché i giornali non sono cassette delle lettere dove ognuno imbuca quello che gli pare; figuriamoci dunque un blog privato.
Feltri figlio questo dovrebbe saperlo bene, visto che a suo tempo censurò senza mezze misure l’intervento di Laura Boldrini (amatissima da quella destra liberale alla quale Feltri strizza l’occhio), che si era permessa di criticare il disgustoso sessismo del Feltri padre, scambiando la testata editoriale che dirige come una sua proprietà personale da gestire come più gli pare. Ma guai a chiamarla censura!
Feltri Mattia di papà non parla; meno che mai si vuole pronunciare “sulle accuse di sessismo e altre fantasie”. Tanto meno permette di farlo ad altri sul ‘suo’ giornale:

in trentadue anni che faccio questo mestiere ho visto quotidianamente e più volte al giorno direttori buttare via articoli per mille motivi, di opportunità, di linea politica, di convenienza, di gusto, talvolta le scelte sono illustrate, altre liquidate alzando un sopracciglio, ed è la normalità eterna della stampa.”

Evidentemente, gli sfugge [QUI] ciò che normale invece non è… Però Luca Paladini doveva pubblicare l’irrinunciabile contributo della orgogliosamente fascista Alessandra Mussolini, perché in caso contrario il fascista è lui, nella perfezione dell’approccio che lo contraddistingue come tale.
Va da sé che il problema sono i “Sentinelli”, se l’Italia qualche problemino con l’omofobia ce l’ha: la causa non è il fascismo eterno degli italiani, ma degli antifascisti che vi si oppongono. Come per la magistratura, la riforma non si fa perché la sinistra non vuole. E non se ne può discutere. O meglio, non si può contestare il Feltri pensiero, che ha il dono dell’infallibilità e l’allergia alla critica, chiuso ad ogni obiezione, come ogni sincero democratico sa e pratica, mentre si contorce in arzigogolati sofismi, nel tentativo di riciclarsi da destra come direttore-padrone di un finto giornalino progressista, promuovendo temi cari a certo concentrato reazionario di ispirazione più o meno “fascista”. L’approccio perfetto.

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(146) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , on 2 maggio 2021 by Sendivogius

Classifica APRILE 2021”

Nella mischia indecente di ributtanti cialtroni alla ribalta, questo mese un posto di prim’ordine nella collina del disonore, certamente se l’è guadagnato il Beppone nazionale col suo sgangheratissimo monologo, a difesa del figliol prodigo inquisito per stupro di gruppo. Semplicemente ripugnante assistere ai rutti di questo vecchio energumeno dai capelli cotonati, ex comico fallito in piena crisi isterica, mentre si spende in un delirante esercizio di masturbazione on line, nel solco del più bieco familismo amorale e intimidazione paramafiosa, secondo i più classici cliché del sottosviluppo italico: “tengo famiglia” e l’immarcescibile “lei non sa chi sono io”.
È curioso (e schifoso) che il fondatore nonché padre-padrone del movimento più forcaiolo d’Italia, dove tutti sono colpevoli fino a prova contraria nel fine processo mai, e sciacallato su ogni indagine giudiziaria possibile, intervenga in fase di istruttoria con un allucinante video dove muove insinuazioni e assolve per direttissima il rampollo di famiglia, che non sa tenere a freno il pisello nelle mutande e che in fondo si stava solo divertendo con gli amici.
Più imbarazzanti che imbarazzate sono poi le reazioni dei suoi pupazzi animati, parcheggiati in Parlamento: tardive, reticenti, ambigue… Dall’Onestà all’omertà, il passo è stato più breve del previsto.
E dopo la farsa tragica di un uomo ridicolo, continuano invece le declamazioni dell’ormai mitico generale Figliuolo che ormai c’ha preso gusto con le interviste, mentre annuncia l’arrivo di decine di milioni di vaccini a giorni alterni, in un sovrapporsi di cifre, numeri, calcoli, in contraddizione tra loro. E il buon Figliolo generale Tapis-Roulant, mentre corre e s’agita restando sempre fermo, ma facendo tanta ammuina per simulare un incontenibile dinamismo, ricorda quegli imbonitori all’incanto mentre alzano il prezzo dell’asta: 10.000! 100.000! chi offre di più?
Almeno ci rubano un sorriso di tenerezza.

Hit Parade del mese:

01. QUATTRO STUPRATORI PER UN COGLIONE

[18 Apr.] « C’è il video, passaggio per passaggio, si vede che è consenziente, si vede che c’è il gruppo che ride, che sono ragazzi di 19 anni che si stanno divertendo, che sono in mutande, che sono in mutande e saltellano col pisello di fuori così perché sono quattro coglioni, non quattro stupratori!»
(Beppe Grillo, il Capobanda)

02. CORE DE MAMMA

[19 Apr.] «Ciò che prova Beppe a livello umano posso solo immaginarlo, e da mamma gli sono vicina. La Magistratura è al lavoro, perciò auspico che giornali e talk show lascino che questa vicenda si risolva, come giusto che sia, in tribunale. Serve rispetto: no a speculazioni da sciacalli.»
(Paola Taverna, la Mamma)

03. RINASCERÒ

[13 Apr.] «Stiamo lavorando a un’estate da boom economico, da anni ’50, un’estate post bellica. Che sia l’inizio di un Rinascimento non solo economico, ma anche sociale e mentale.»
(Matteo Salvini, post-bellico)

04. AMICI SUOI

[01 Apr.] «Questa, con Viktor (Orban) e Mateusz (Morawiecki), rimarrà una giornata storica. Contiamo di rappresentare un’Europa bella, giovane, solidale, accogliente, laboriosa, felice!»
(Matteo Salvini, L’Amico degli amici)

05. FACIMM AMMUINA (I)

[14 Apr.] «Nei prossimi tre mesi arriveranno quasi sette milioni di dosi di vaccino.»
(Francesco Paolo Figliuolo, tapis-roulant)

06. FACIMM AMMUINA (II)

[21 Apr.] «Nel trimestre che va da aprile a giugno avremo 45 milioni di dosi, vuol dire 15 milioni al mese.»
(Francesco Paolo Figliuolo, il Moltiplicatore)

07. FACIMM AMMUINA (III)

[22 Apr.] «Dal 27 al 29 aprile arriveranno a livello nazionale oltre due milioni e mezzo di dosi e poi dal 30 aprile fino al 4-5 maggio quasi 2,6 milioni di dosi. Per maggio sono molto, molto positivo perché le stime mi danno oltre 15 milioni.»
(Francesco Paolo Figliuolo, il Ragioniere)

08. FACIMM AMMUINA (IV)

[22 Apr.] «Saranno circa 15 milioni le dosi di vaccino anti-Covid che verranno consegnate in Italia nel mese di maggio. Quasi il doppio di aprile, quando le dosi ricevute saranno in totale circa 8 milioni.»
(Francesco Paolo Figliuolo, il Pallottoliere)

09. FACIMM AMMUINA (V)

[26 Apr.] «A maggio arriveranno altri 15-17 milioni di vaccini anti-covid.»
(Francesco Paolo Figliuolo, il Contabile)

10. FACIMM AMMUINA (VI)

[29 Apr.] «Tra il 27 di aprile e il 5 di maggio arriveranno in Italia 5 milioni di dosi di vaccino.»
(Francesco Paolo Figliulo, il Distributore)

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REPETITA IUVANT (aut fortasse…)

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , on 25 aprile 2021 by Sendivogius

«Il fascismo fu certamente una dittatura, ma non era compiutamente totalitario, non tanto per la sua mitezza, quanto per la debolezza filosofica della sua ideologia. Al contrario di ciò che si pensa comunemente, il fascismo italiano non aveva una sua filosofia. L’articolo sul fascismo firmato da Mussolini per l’Enciclopedia Treccani fu scritto o venne fondamentalmente ispirato da Giovanni Gentile, ma rifletteva una nozione tardo-hegeliana dello “stato etico e assoluto” che Mussolini non realizzò mai completamente. Mussolini non aveva nessuna filosofia: aveva solo una retorica. Cominciò come ateo militante, per poi firmare il concordato con la Chiesa e simpatizzare coi vescovi che benedivano i gagliardetti fascisti. Nei suoi primi anni anticlericali, secondo una plausibile leggenda, chiese una volta a Dio di fulminarlo sul posto, per provare la sua esistenza. Dio era evidentemente distratto. In anni successivi, nei suoi discorsi Mussolini citava sempre il nome di Dio e non disdegnava di farsi chiamare “l’uomo della Provvidenza”. Si può dire che il fascismo italiano sia stata la prima dittatura di destra che abbia dominato un paese europeo, e che tutti i movimenti analoghi abbiano trovato in seguito una sorta di archetipo comune nel regime di Mussolini. Il fascismo italiano fu il primo a creare una liturgia militare, un folklore, e persino un modo di vestire.
[…] Non serve dire che il fascismo conteneva in sé tutti gli elementi dei totalitarismi successivi, per così dire, “in stato quintessenziale”. Al contrario, il fascismo non possedeva alcuna quintessenza, e neppure una singola essenza. Il fascismo era un totalitarismo “fuzzy”. Il fascismo non era una ideologia monolitica, ma piuttosto un collage di diverse idee politiche e filosofiche, un alveare di contraddizioni. Si può forse concepire un movimento totalitario che riesca a mettere insieme monarchia e rivoluzione, esercito regio e milizia personale di Mussolini, i privilegi concessi alla Chiesa e una educazione statale che esaltava la violenza, il controllo assoluto e il libero mercato? Il partito fascista era nato proclamando il suo nuovo ordine rivoluzionario, ma era finanziato dai proprietari terrieri più conservatori che si aspettavano una controrivoluzione. Il fascismo degli inizi era repubblicano e sopravvisse per vent’anni proclamando la sua lealtà alla famiglia reale, permettendo a un “duce” di tirare avanti sottobraccio a un “re” cui offerse anche il titolo di “imperatore”. Ma quando nel 1943 il re licenziò Mussolini, il partito riapparve due mesi dopo, con l’aiuto dei tedeschi, sotto la bandiera di una repubblica “sociale”, riciclando la sua vecchia partitura rivoluzionaria, arricchita di accentuazioni quasi giacobine.
[…] Il termine “fascismo” si adatta a tutto perché è possibile eliminare da un regime fascista uno o più aspetti, e lo si potrà sempre riconoscere per fascista. Togliete al fascismo l’imperialismo e avrete Franco o Salazar; togliete il colonialismo e avrete il fascismo balcanico. Aggiungete al fascismo italiano un anticapitalismo radicale (che non affascinò mai Mussolini) e avrete Ezra Pound. Aggiungete il culto della mitologia celtica e il misticismo del Graal (completamente estraneo al fascismo ufficiale) e avrete uno dei più rispettati guru fascisti, Julius Evola. A dispetto di questa confusione, ritengo sia possibile indicare una lista di caratteristiche tipiche di quello che vorrei chiamare l`Ur-Fascismo, o il “fascismo eterno”. Tali caratteristiche non possono venire irreggimentate in un sistema; molte si contraddicono reciprocamente, e sono tipiche di altre forme di dispotismo o di fanatismo. Ma è sufficiente che una di loro sia presente per far coagulare una nebulosa fascista.
La prima caratteristica di un Ur-Fascismo è il culto della tradizione. […] Il tradizionalismo implica il rifiuto del modernismo. Sia i fascisti che i nazisti adoravano la tecnologia, mentre i pensatori tradizionalisti di solito rifiutano la tecnologia come negazione dei valori spirituali tradizionali. Tuttavia, sebbene il nazismo fosse fiero dei suoi successi industriali, la sua lode della modernità era solo l’aspetto superficiale di una ideologia basata sul “sangue” e la “terra” (Blut und Boden). Il rifiuto del mondo moderno era camuffato come condanna del modo di vita capitalistico, ma riguardava principalmente il rigetto dello spirito del 1789 (o del 1776, ovviamente). L’illuminismo, l’età della Ragione vengono visti come l’inizio della depravazione moderna.
[…] Perciò la cultura è sospetta nella misura in cui viene identificata con atteggiamenti critici…. Gli intellettuali fascisti ufficiali erano principalmente impegnati nell’accusare la cultura moderna e l’intellighenzia liberale di aver abbandonato i valori tradizionali.
[…] L’UrFascismo cresce e cerca il consenso sfruttando ed esacerbando la naturale paura della differenza. Il primo appello di un movimento fascista o prematuramente fascista è contro gli intrusi. L’Ur-Fascismo è dunque razzista per definizione.
L’Ur-Fascismo scaturisce dalla frustrazione individuale o sociale. Il che spiega perché una delle caratteristiche tipiche dei fascismi storici è stato l’appello alle classi medie frustrate, a disagio per qualche crisi economica o umiliazione politica, spaventate dalla pressione dei gruppi sociali subalterni. Nel nostro tempo, in cui i vecchi “proletari” stanno diventando piccola borghesia (e i Lumpen si autoescludono dalla scena politica), il fascismo troverà in questa nuova maggioranza il suo uditorio.
A coloro che sono privi di una qualunque identità sociale, l’Ur-Fascismo dice che il loro unico privilegio è il più comune di tutti, quello di essere nati nello stesso paese. E questa l’origine del `nazionalismo’. Inoltre, gli unici che possono fornire una identità alla nazione sono i nemici. Così, alla radice della psicologia Ur-Fascista vi è l’ossessione del complotto, possibilmente internazionale. I seguaci debbono sentirsi assediati. Il modo più facile per far emergere un complotto è quello di fare appello alla xenofobia. Ma il complotto deve venire anche dall’interno: gli ebrei sono di solito l’obiettivo migliore, in quanto presentano il vantaggio di essere al tempo stesso dentro e fuori.
[…] L’elitismo è un aspetto tipico di ogni ideologia reazionaria, in quanto fondamentalmente aristocratico. Nel corso della storia, tutti gli elitismi aristocratici e militaristici hanno implicato il disprezzo per i deboli. L’Ur-Fascismo non può fare a meno di predicare un “elitismo popolare”. Ogni cittadino appartiene al popolo migliore del mondo, i membri del partito sono i cittadini migliori, ogni cittadino può (o dovrebbe) diventare un membro del partito. Ma non possono esserci patrizi senza plebei. Il leader, che sa bene come il suo potere non sia stato ottenuto per delega, ma conquistato con la forza, sa anche che la sua forza si basa sulla debolezza delle masse, così deboli da aver bisogno e da meritare un “dominatore”. Dal momento che il gruppo è organizzato gerarchicamente (secondo un modello militare), ogni leader subordinato disprezza i suoi subalterni, e ognuno di loro disprezza i suoi sottoposti. Tutto ciò rinforza il senso di un elitismo di massa.
In questa prospettiva, ciascuno è educato per diventare un eroe. In ogni mitologia l’eroe è un essere eccezionale, ma nell’ideologia Ur-Fascista l’eroismo è la norma. Questo culto dell’eroismo è strettamente legato al culto della morte: non a caso il motto dei falangisti era: “Viva la muerte!” Alla gente normale si dice che la morte è spiacevole ma bisogna affrontarla con dignità; ai credenti si dice che è un modo doloroso per raggiungere una felicità soprannaturale. L’eroe Ur-Fascista, invece, aspira alla morte, annunciata come la migliore ricompensa per una vita eroica. L’eroe UrFascista è impaziente di morire. Nella sua impazienza, va detto in nota, gli riesce più di frequente far morire gli altri.
Dal momento che sia la guerra permanente sia l’eroismo sono giochi difficili da giocare, l’UrFascista trasferisce la sua volontà di potenza su questioni sessuali. È questa l’origine del machismo (che implica disdegno per le donne e una condanna intollerante per abitudini sessuali non conformiste, dalla castità all’omosessualità). Dal momento che anche il sesso è un fioco difficile da giocare, l’eroe UrFascista gioca con armi, che sono il suo Ersatz fallico: i suoi giochi di guerra sono dovuti a una invidia penis permanente.
L’Ur-Fascismo si basa su un “populismo qualitativo”: In una democrazia i cittadini godono di diritti individuali, ma l’insieme dei cittadini è dotato di un impatto politico solo dal punto di vista quantitativo (si seguono le decisioni della maggioranza). Per l’UrFascismo gli individui in quanto individui non hanno diritti, e il “popolo” è concepito come una qualità, un’entità monolitica che esprime la “volontà comune”. Dal momento che nessuna quantità di esseri umani può possedere una volontà comune, il leader pretende di essere il loro interprete. Avendo perduto il loro potere di delega, i cittadini non agiscono, sono solo chiamati pars pro toto, a giocare il ruolo del popolo. Il popolo è così solo una finzione teatrale. Per avere un buon esempio di populismo qualitativo, non abbiamo più bisogno di Piazza Venezia o dello stadio di Norimberga. Nel nostro futuro si profila un populismo qualitativo Tv o Internet, in cui la risposta emotiva di un gruppo selezionato di cittadini può venire presentata e accettata come la “voce del popolo”. A ragione del suo populismo qualitativo.
[…] Ogni qual volta un politico getta dubbi sulla legittimità del parlamento perché non rappresenta più la “voce del popolo”, possiamo sentire l’odore di Ur-Fascismo.

[…] L’Ur-Fascismo parla la “neolingua”. La “neolingua” venne inventata da Orwell in 1984, come la lingua ufficiale dell’Ingsoc, il Socialismo Inglese, ma elementi di Ur-Fascismo sono comuni a forme diverse di dittatura. Tutti i testi scolastici nazisti o fascisti si basavano su un lessico povero e su una sintassi elementare, al fine di limitare gli strumenti per il ragionamento complesso e critico. Ma dobbiamo essere pronti a identificare altre forme di neolingua, anche quando prendono la forma innocente di un popolare talkshow.
[…] L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: “Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!” Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme, ogni giorno, in ogni parte del mondo

(Umberto Eco. “Il fascismo eterno”. 1995)

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La Maschera della Morte Rossa

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , on 24 aprile 2021 by Sendivogius

E tanto fu che così com’era comparso il virus scomparve, cancellato con un tratto di penna secondo decreto, per rimozione collettiva su principio di negazione.
Si avvicina il grande giorno delle riaperture generali su “rischio calcolato” (?) del contagio incontrollato, che tanto assomiglia ad un tana libera tutti, per ansia da bisboccia ed orgia di consumi. Ci mancavano.
Finalmente Capitan Sugna potrà tornare ad ingozzarsi in pubblico e selfare le sue sue abbuffate a futura memoria. E ‘sti gran cazzi se le vaccinazioni procedono a rilento, nonostante l’ammuina del Generale Tapis-Roulant, che tanto s’agita a vuoto, mentre rilancia e raddoppia le dosi dei vaccini che non arrivano. Pazienza, se la quasi totalità della popolazione non è immunizzata ed il tasso di mortalità viaggia a doppio zero: tre volte tanto rispetto all’ultima serrata. Bisognava dare il contentino al Re dell’ingurgito a gettone e versare l’obolo elettorale alla casa del fascio, per una decisione tutta politica che nulla ha di scientifico. E tanto basta. Peccato che per gli interessi di pochi, il conto (salatissimo) lo pagheremo noi tutti tra qualche settimana. Ma vuoi mettere?!? Un aperitivo val bene il triage.
A voler essere perfidi, viene in mente un magnifico racconto di Edgar Allan Poe, nel quale un principe e la sua corte nel bel mezzo di una pestilenza (l’epidemia ricorda l’Ebola, ma vabbé ci accontentiamo) si ritirano nel loro splendido palazzo per poter continuare a divertirsi e fare festa perenne nell’eterno carnevale, credendosi immuni al contagio, fino all’arrivo di un ospite inaspettato…
Perché prima o poi i conti si pagano, con o senza scontrino, così come ogni tragedia ha il suo Prospero allegro, anche la farsa tutta italiota non manca dei suoi cialtroni.

«Da tempo la Morte rossa devastava il paese. Mai epidemia era stata più fatale, o più spaventosa. Il sangue era la sua manifestazione e il suo suggello, il rosso e l’orrore del sangue. Essa appariva con dolori acuti, uno stordimento improvviso, poi un sanguinare diffuso dai pori, infine sopravveniva la dissoluzione. Le macchie scarlatte sul corpo e soprattutto sul volto delle vittime rappresentavano il marchio della pestilenza che precludeva ai colpiti ogni aiuto e ogni comprensione da parte dei propri simili. E l’attacco, il progredire e la conclusione del male si risolvevano nello spazio di mezz’ora.
Ma il principe Prospero era una creatura felice, indomabile e preveggente. Quando le sue terre furono a metà spopolate, egli radunò al proprio cospetto un migliaio di amici sani e spensierati scelti tra i cavalieri e le dame della sua corte, e con costoro si ritirò nell’inviolato isolamento di una delle tante sue abbazie merlate. Era una costruzione enorme, splendida, creata dal gusto eccentrico e sfarzoso del principe in persona. Un muro forte e altissimo la circondava. Questo muro era munito di cancelli di ferro. Appena furono entrati, i cortigiani presero incudini e martelli massicci e saldarono le serrature. Erano decisi a non lasciare alcuna possibilità d’entrata o di uscita agli improvvisi scatti di disperazione o di demenza che potevano nascere all’interno. L’abbazia era ampiamente fornita di viveri, e con tante precauzioni i cortigiani potevano permettersi di sfidare il contagio. Che il mondo esterno pensasse a se stesso: nel frattempo era follia addolorarsi o pensare. Il principe si era preoccupato di provvedere a tutti i mezzi di divertimento: vi erano buffoni, “improvvisatori”, ballerini, musicanti, vi era la Bellezza, vi era il vino. Tutte queste cose e la sicurezza regnavano là dentro: fuori infuriava la “morte rossa”.
Fu verso il finire del quinto o del sesto mese del proprio isolamento, e mentre la pestilenza fuori era al colmo della sua virulenza, che il principe Prospero decise di offrire ai suoi mille amici un ballo mascherato d’insolito splendore. Fu uno spettacolo d’inaudita raffinatezza, questa mascherata; ma desidero descrivere le stanze in cui essa si svolse. Ve n’erano sette, che formavano un unico maestoso appartamento. In molti palazzi però simili fughe di stanze formano una veduta lunga e diritta, mentre le porte a due battenti scorrono sin quasi entro le pareti su ciascun lato, in modo da permettere di abbracciare tutta l’estensione dell’appartamento con una sola occhiata. Qui però la cosa era molto diversa, com’era facile aspettarsi dall’amore del duca per il bizzarro. Le camere erano disposte in modo talmente irregolare che lo sguardo stentava a comprenderne poco più di una alla volta. Ad ogni venti o trenta metri vi era una svolta brusca e ad ogni svolta l’effetto era diverso. A destra e a manca, nel mezzo di ciascuna parete, un’alta e slanciata finestra gotica dava su un corridoio chiuso che assecondava le tortuosità dell’appartamento. Queste finestre erano di vetro colorato e il loro colore variava secondo la tinta predominante delle decorazioni della stanza entro la quale ciascuna finestra si apriva. La stanza sull’estremo lato orientale era drappeggiata, per esempio, di turchino; e di un turchino intenso erano le finestre. La seconda stanza aveva gli ornamenti e le tappezzerie purpuree, e purpuree pure erano le invetriate. La terza stanza era tutta verde, e altrettanto le finestre. La quarta era arredata e illuminata in colore arancione, la quinta di bianco, la sesta di violetto. La settima stanza era pesantemente avvolta in panneggi di velluto nero che pendevano ovunque dal soffitto e dalle pareti, ricadendo in pesanti pieghe su un tappeto della stessa stoffa e colore. In quest’unica stanza però la tinta delle finestre non corrispondeva alle decorazioni. Le invetriate erano di colore scarlatto, di un sanguigno cupo. Ora in nessuna di quelle sette stanze vi era una sola lampada o candelabro, pur tra la profusione d’ornamenti dorati sparsi qua e là o pendenti dai soffitti. Nessuna luce di nessun genere vi era che emanasse da lampada o candela entro la fuga di stanze, ma nei corridoi che ne accompagnavano i serpeggiamenti era appoggiato, di contro a ciascuna finestra, un pesante tripode, reggente un braciere acceso, il cui fuoco proiettava i suoi raggi attraverso il vetro istoriato da cui la stanza era in tal modo vividamente illuminata. Questo produceva un’infinità di immagini variopinte e fantastiche. Ma nella stanza nera, l’occidentale, l’effetto della luce e del fuoco che si diffondeva sui neri panneggi attraverso le invetriate tinte di sanguigno era spettrale all’estremo, e produceva sulle fisionomie di coloro che vi entravano un’apparenza talmente irreale, che pochi tra gli ospiti dell’abbazia avevano l’ardire di porre piede in quel locale.
In questa stanza vi era pure, poggiato contro la parete occidentale, un gigantesco orologio d’ebano. Il suo pendolo oscillava innanzi e indietro con un brusio sordo, cupo, monotono; e allorché la lancetta dei minuti compiva il giro del quadrante e l’ora batteva, proveniva dai polmoni di bronzo dell’orologio un suono chiaro e forte e profondo e straordinariamente musicale, ma così stranamente accentuato che, allo scoccare d’ogni ora i musicanti dell’orchestra erano costretti ad arrestarsi per un attimo durante l’esecuzione dei loro pezzi, e ad ascoltare quel suono; cosi anche le coppie danzanti cessavano forzatamente le loro evoluzioni, e in tutta la gaia compagnia subentrava come un breve smarrimento, e mentre ancora echeggiavano i rintocchi dell’orologio, si poteva notare che i più storditi impallidivano e i più vecchi e tranquilli si passavano una mano sulla fronte in un gesto di confusa fantasticheria e meditazione. Ma non appena quei rintocchi tacevano, subito tutti erano pervasi da un lieve riso; i musicanti si guardavano tra loro e sorridevano quasi a beffarsi del proprio nervosismo e della propria esitazione, e sussurrando si ripromettevano gli uni agli altri che il prossimo scoccare della pendola non li avrebbe più sorpresi e scossi a quel modo; ma quando, al termine di sessanta minuti (un periodo che comprende tremilaeseicento secondi del Tempo che fugge) di nuovo si udivano i rintocchi dell’orologio, ecco che quello stesso smarrimento e incertezza e concentrazione s’impadronivano degli astanti.
Nonostante ciò, tuttavia, la festa era gaia e splendida. I gusti del duca erano specialissimi. Egli possedeva una conoscenza sagace dei colori e degli effetti. Disprezzava i “decora” dettati semplicemente dalla moda. I suoi progetti erano audaci e bizzarri, e le sue ideazioni splendevano di sfarzo barbarico. Forse qualcuno avrebbe potuto giudicarlo pazzo, ma così non lo ritenevano i suoi seguaci: bisognava ascoltarlo e udirlo e vivergli dappresso per essere certi che non lo fosse.
Era stato lui a dirigere personalmente gran parte degli abbellimenti temporanei delle sette stanze, in occasione di quella grande festa, ed era stato il suo gusto personale a conferire carattere alle maschere. Erano certamente maschere grottesche. Sfavillanti e luccicanti, erano, piccanti e fantastiche; assomigliavano a molto di quel che poi si è veduto nell’Ernani. Alcune di queste maschere erano figure d’arabesco, con membra e ornamenti strampalati.
Altre parevano le fantasie deliranti di un pazzo. Molte altre ancora erano bellissime, molte capricciose, molte bizzarre, alcune terribili, e non poche avrebbero potuto suscitare disgusto. In realtà nelle sette stanze si avvicendavano senza posa miriadi di sogni. E questi, i sogni, si torcevano qua e là, assumendo colore nelle stanze e provocando la sensazione che la musica ossessionante dell’orchestra non fosse che l’eco dei loro passi. Ed ecco che ancora la pendola d’ebano, nella sala del velluto, batte le ore. Ed ecco che ancora per un attimo tutto è immobilità e silenzio, tranne la voce dell’orologio. I sogni s’irrigidiscono e si raggelano nel punto in cui stavano volteggiando, ma gli echi della suoneria muoiono lontani, non sono durati che un istante, e un riso sommesso, leggero, fluttua e l’insegue mentre essi si dileguano. Ed ecco che la musica si rinturgidisce, e i sogni rivivono, e nuovamente si attorcono ancora più gai che per l’innanzi, colorandosi ai riflessi delle finestre variopinte attraverso cui si rifrange in mille raggi il bagliore dei tripodi. Ma verso la camera più occidentale delle sette nessuna maschera osa ora avventurarsi; poiché la notte sta ormai trascolorando, e dalle invetriate sanguigne si irradia una luce più rossiccia, e la cupezza degli scuri drappeggi sgomenta, e a colui il cui piede si posa sul nero tappeto giunge dal vicino orologio d’ebano un rintocco smorzato, più solenne, più veemente, di quanto possa giungere agli orecchi di coloro che si abbandonano al piacere e alla gaiezza nelle stanze più lontane.
Ma queste altre stanze erano fittamente affollate, e in esse il cuore della vita pulsava febbrilmente. E la festa proseguì turbinosa, sinché all’orologio incominciarono i primi rintocchi della mezzanotte. E la musica cessò, come ho detto, e le evoluzioni dei ballerini s’interruppero, e come prima vi fu un inquieto arresto d’ogni cosa. Questa volta però alla pendola stavano scoccando dodici colpi, e così fu forse che più pensiero, con più tempo, poté insinuarsi nelle menti dei più riflessivi fra la turba dei baldorianti.
E questo fu forse anche il motivo per il quale prima che gli ultimi echi dell’ultimo rintocco si perdettero e si smorzassero nel silenzio, più d’uno tra la folla ebbe modo di avvertire la presenza di una figura mascherata che sino a quel momento non aveva attratta l’attenzione di alcuno. Ed essendosi rapidamente diffusa all’intorno in un sussurro la voce di questa nuova presenza, si levò alfine da tutta la compagnia un fremito, un mormorio, dapprima di disapprovazione e di sorpresa… e infine di spavento, di orrore, di disgusto.
In un’accolta di fantasmi quale io ho descritta è facile immaginare che un’apparizione normale non avrebbe certamente suscitato tanto scompiglio. In realtà la licenza sfrenata di quella notte non aveva quasi limiti, ma la figura in questione avrebbe superato in crudeltà fantastica lo stesso Erode, e aveva persino oltrepassato i confini pure immensi della stravaganza del principe. Anche i cuori degli esseri più sfrenati hanno corde che non possono essere toccate senza che vibrino di emozione. Anche per gli esseri più perduti, per i quali la vita e la morte sono ugualmente motivo di beffa, esistono cose di cui non è possibile beffarsi. Tutti gli astanti insomma sentivano ormai acutamente che nel costume e nel portamento dello straniero non vi erano né spirito né decenza. La figura era alta e scarna, e avvolta da capo a piedi nei vestimenti della tomba. La maschera che ne nascondeva il viso era talmente simile all’aspetto di un cadavere irrigidito che anche l’occhio più attento avrebbe stentato a scoprire l’inganno. Eppure tutto ciò avrebbe potuto essere sopportato, se non approvato, dai gaudenti forsennati che si aggiravano per quelle sale: ma il travestimento aveva spinto tant’oltre la sfrontatezza da assumere le sembianze della “morte rossa”. Le sue vesti erano intrise di sangue, e la sua vasta fronte e tutti i lineamenti della sua faccia erano spruzzati dell’orrore scarlatto.
Allorché gli occhi del principe Prospero caddero su questa spettrale immagine (che con movimenti tardi e solenni, come per meglio sostenere il proprio ruolo, si aggirava tra i danzatori) lo si vide contorcersi, a un primo momento, in un lungo brivido forse di terrore, forse di disgusto; ma subito dopo la sua fronte si invermigliò di collera.
– Chi osa? – domandò con voce rauca ai cortigiani che lo attorniavano, – chi osa insultarci con questa irrisione sacrilega? Prendetelo e smascheratelo, affinché possiamo sapere chi impiccheremo all’alba ai merli del nostro castello!
Quando proferì queste parole il principe Prospero si trovava nella stanza turchina, ovvero la stanza orientale. Esse rimbombarono alte e chiare per tutte le sette stanze, poiché il principe era un uomo vigoroso e forte, e a un cenno della sua mano la musica si era taciuta.
Nella stanza turchina stava il principe, attorniato da un gruppo di cortigiani pallidi. A tutta prima, non appena egli ebbe parlato, questo gruppo ebbe un lieve moto irrompente in direzione dell’intruso, il quale in quell’attimo si trovava pure vicino e ora con passo solenne e deciso si approssimava ancor più al principe. Ma per un misterioso innominato terrore che l’aspetto pauroso della maschera aveva ispirato a tutti i presenti, nessuno osò stendere una mano per afferrarla, cosicché lo sconosciuto poté passare a un metro di distanza dalla persona del principe senza che alcuno lo trattenesse, e mentre la folla, come colta da un unico subitaneo impulso, si ritraeva dal centro delle stanze verso le pareti, egli proseguì indisturbato nel proprio cammino, ma sempre con quel passo maestoso e misurato che lo aveva distinto sin dal primo momento, attraverso la stanza turchina a quella purpurea, dalla stanza purpurea alla verde, dalla stanza verde alla stanza arancione, e poi alla bianca, e da questa si spinse persino nella stanza violetta, prima che venisse fatto un movimento risoluto per fermarlo.
Fu allora però che il principe Prospero, accecato di collera e vergognoso per la propria momentanea codardia, si buttò precipitosamente attraverso le sei stanze, non seguito da alcuno, causa il terrore mortale che aveva raggelato tutti quanti i presenti. Impugnava alta sul capo una spada sguainata, e si era avvicinato, rapido, impetuoso, a pochissimi passi dalla figura, retrocedente, quando questa, giunta all’estremità della stanza di velluto, si volse bruscamente e affrontò il proprio inseguitore.

Si intese un grido lacerante, e la spada si abbatté in uno sfavillio sul nero del tappeto, sopra il quale, un attimo dopo, cadde prostrato nella morte il principe Prospero. Allora, raccogliendo in sé il folle coraggio della disperazione, un gruppo di baldorianti si precipitò nella stanza nera e afferrò il travestito, la cui alta figura stava eretta e immobile entro l’ombra della pendola d’ebano, ma un gemito di indicibile orrore uscì dai loro petti quando essi si accorsero che le vesti funerarie e la maschera cadaverica che avevano strette con tanta violenta rudezza non contenevano alcuna forma tangibile.
E allora tutti compresero e riconobbero la presenza della “morte rossa” giunta come un ladro nella notte, e a uno a uno i gaudenti giacquero nelle sale irrorate di sangue delle loro gozzoviglie, e ciascuno morì nell’atteggiamento disperato in cui era caduto. E la vita della pendola d’ebano si estinse con quella dell’ultimo dei baldorianti. E le fiamme dei tripodi si spensero. E l’Oscurità, la Decomposizione e la Morte rossa regnarono indisturbate su tutto

E.A.Poe“La Maschera della Morte Rossa”
Traduzione di G. Baldini e L. Pozzi, 2008.

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Duo di Picche

Posted in Kulturkampf, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , on 17 aprile 2021 by Sendivogius

L’Odio è il più efficace moltiplicatore di consensi a buon mercato, che esista sulla piazza elettorale. Qualsiasi cialtrone senza morale, o cinico demagogo privo di scrupoli, lo sa.
Figuriamoci dunque se un Capitan Sugna, o la slavata nana fascista da giardino, potrebbero mai lasciarsi sfuggire una simile opportunità, mentre si contendono il posto nella mangiatoia di un presepe nerissimo, inseguendo gli spiriti bovini nelle praterie dell’Ur-Fascismo.
Nonostante si tratti sempre della medesima merda riscaldata, nella riproposizione dello stesso copione recitato a soggetto, funziona ogni volta.  Stimolando (in)opportunamente l’amigdala rettiliana nella sua corteccia più primitiva, insieme alla Paura, l’odio è infatti l’unico elemento capace di trasformare le masse amorfe di citrulli sparsi, in compatte legioni di imbecilli intruppati nelle nuove squadracce digitali.

«Avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell’affrontarlo, il valore nostro. Pertanto, quando il nemico non ci sia, occorre costruirlo.
[…] Pare che del nemico non si possa fare a meno. La figura del nemico non può essere abolita dai processi di civilizzazione. Il bisogno è connaturato anche all’uomo mite e amico della pace. Semplicemente si sposta allora l’immagine del nemico da un oggetto umano a una forza naturale o sociale che in qualche modo ci minaccia e che deve essere vinta

  (Umberto Eco. 15/08/2008)

C’è da dire che la Cip & Ciop del neofascismo di ritorno, riciclato in salsa sovrana con altri percolanti liquami, non arrivano a tanto, dovendo accontentarsi di nemici assai meno titanici (piace vincere facile), che siano alla portata del vuoto cosmico dove aleggiano i loro culti littori, con contorno di torte nostalgiche, trippe al sugo, ed altre cene identitarie, tra svettanti braccini tesi con turgida voluttà.
Specialista in materia è indubbiamente lo sozzo Re dell’Abbuffata compulsiva, l’Hannibal The Cannibal in crisi d’astinenza da sughi e paciughi coi quali era solito ingozzarsi a comando, per la gioia degli amici immaginari su facebook. In questi anni, il bulimico parassita dalla manducazione instancabile non ci ha fatto mancare nulla, soprattutto considerando il suo straordinario contributo nel trasformare ogni social media disponibile in una cloaca tossica: tra linciaggi in effigie, stupri virtuali, reiterati ammiccamenti nazistoidi, razzismo compiaciuto e sessismo estremo, Capitan Sugna ha superato ogni confine dell’indecenza (senza fondo come il suo stomaco), cambiando le uniformi dei suoi travestimenti da sbirro, così come cambia le sagome dei suoi nemici su bersagli intercambiabili.

Bersagli che di volta in volta addita ai suoi squadristi da tastiera, salvo ritirare la zampa che brandisce il manganello ogni volta il gioco gli sfugge di mano, in un ribollire di peti.
L’accanimento col quale il gargarozzone da sagra ama infierire con particolare compiacimento perverso ogni qualvolta il bersaglio di turno sia una donna ha un qualcosa di patologico, nella curiosità clinica che la cosa può suscitare in un bravo psicanalista che si occupi di sessualità deviata. Nel tritatutto della gogna sovranista, meglio conosciuta come “la Bestia”, un posto tutto particolare con relativo trattamento speciale lo hanno sicuramente avuto Elsa ForneroLaura Boldrini (vera ossessione dei nazisti da diporto)… e naturalmente Lucia Azzolina, che più di ogni altra deve aver smosso le polluzioni notturne della banda in calore dei frustrati sessuali in camicia nera.
Che poi costituiscono la base della comunicazione mediatica di questo fenomeno da bar-sport, con l’immancabile codazzo dei giornaletti amici: quella raccolta di talenti incompresi, cresciuti alla scuola di Indro Montanelli (raro scopritore di talenti!), e che attualmente si passano il testimone tra “Libero”, “il Giornale”, e “la Verità”, convertendo le loro peristalsi in ispirati ‘editoriali’.

Ma nel carniere di questo bullo seriale è passato un po’ di tutto… E questo è solo un piccolo elenco (incompleto) delle persone bullizzate dallo psicotico energumeno in orbace, quando rivestiva la carica di ministro della Repubblica e vicepremier del Governo Conte (!), nel frattempo passato anche lui nella sempre più numerosa categoria dei nemici:
Invero, Panzetta Nera non è da meno; salvo riscoprire la sua inviolabilità “in quanto donna e madre”, quando le sue invettive le ricadono addosso e il bersaglio diventa lei stessa per naturale legge del contrappasso, atteggiandosi ipocritamente a vergine violata con grugno dolente e sguardo acquoso.
Esaurita (almeno per il momento) la character assassination al femminile, il duo comico-sovrano (humor rigorosamente in nero) in comizio perenne si è concentrato ora sul ministro Roberto Speranza, colpevole di non riaprire tutto senza controllo alcuno, nell’Italietta sempre in festa, orfana dell’eterno carnevale.
La Germania è in lockdown totale da prima di Natale, la Francia si prepara ad estendere la zona rossa su tutto il territorio nazionale, ma in Italia col la sua media di 500 morti al giorno e vaccinazioni ferme al 7% si riapre tutto. E lo si fa per non scontentare l’elettorato dei due didimi sovranisti, ultimamente in competizione tra loro per il voto presunto di certi bottegai e ristoratori che a quanto pare dei contagi se ne fregano (come da tradizione), dove non è secondaria una certa Italia del nero (lavoretti in primis), delle cartelle esattoriali evase, redditi dichiarati da 5.000 euro all’anno e lo yacht ormeggiato in Croazia. Giusto quello che ci vuole per il Paese. Evidentemente, le riaperture estive e natalizie, alle quali solo per pura coincidenza sono seguite la cosiddetta seconda e terza ondata con recrudescenza dei contagi (varianti incluse) e balzo della mortalità, non hanno insegnato nulla. La mappa delle riaperture la decide Briatore & Friends.
Va da sé che tutte le colpe e responsabilità siano del mite Roberto Speranza, non attrezzato per il linciaggio in atto e del tutto privo del phisique du role, per contrastare l’assalto squadrista concentrico. A sindacabilissimo giudizio di Puffetta nera e Capitan Sugna, ispirati probabilmente al modello dell’amico Bolsonaro che tante meraviglie ha fatto e sta facendo in Brasile, il ministro Speranza sarebbe “incapace e incompetente”. La catastrofica gestione della pandemia, da parte del loro beccamorto di fiducia infeudato in Lombardia invece va benissimo, essendo una questione che non sfiora minimamente i due fenomeni da fiera per nostalgici.

Il problema infatti, secondo la coppia di dissociati, sembrerebbe essere la gestione delle vaccinazioni nella Regione Lazio… troppo grande è la figura di merda che ci fanno al confronto.

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TEMPO PREZIOSO

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , on 14 aprile 2021 by Sendivogius

«Ho contato i miei anni e ho scoperto che ho meno tempo da vivere da qui in avanti di quanto non ne abbia già vissuto.
Mi sento come quel bambino che ha vinto una confezione di caramelle e le prime le ha mangiate velocemente, ma quando si è accorto che ne rimanevano poche ha iniziato ad assaporarle con calma.
Ormai non ho tempo per riunioni interminabili, dove si discute di statuti, norme, procedure e regole interne, sapendo che non si combinerà niente…
Ormai non ho tempo per sopportare persone assurde che nonostante la loro età anagrafica, non sono cresciute.
Ormai non ho tempo per trattare con la mediocrità.
Amo l’essenziale perché ora la mia anima ha fretta…
Senza troppe caramelle nella confezione…
Voglio vivere accanto a persone umane, molto umane.
Persone che sappiano sorridere dei propri errori, che non si gonfino di vittorie.
Che non si considerino elette, prima ancora di esserlo.
Che non sfuggano alle proprie responsabilità.
Che difendano la dignità umana.
E che desiderino soltanto essere dalla parte della verità e l’onestà.
L’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena di essere vissuta.
Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle persone…
Gente alla quale i duri colpi della vita hanno insegnato a crescere con sottili tocchi nell’anima.
Sì… ho fretta…
di vivere con l’intensità che solo la maturità mi può dare.
Pretendo non sprecare nemmeno una caramella di quelle che mi rimangono…
Sono sicuro che saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.
Il mio obiettivo è arrivare alla fine soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza

Mário Raul de Morais Andrade

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MANDRAGHI

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , on 8 aprile 2021 by Sendivogius

Smettetela di vaccinare chi ha meno di 60 anni. Smettetela di vaccinare i giovani, i ragazzi, psicologi di 35 anni perché sono operatori sanitari anche loro! Ma con che coscienza un giovane che non è compreso salta la lista e si fa vaccinare?!
 (Mario Draghi, 08/04/2021)

 Da una boccuccia così compita e perbene, può uscire qualunque cosa. Perché tanto, qualsiasi cosa dirà, troverà sempre una stampa prostrata e prostituita di apologeti in salivazione estatica, più intenta a lustrare le sacre terga dell’ennesimo omino della provvidenza, piuttosto che svolgere con un qualche straccio di dignità il proprio lavoro. Da watchdog a cagnetti da compagnia per salotti padronali.
Sorvolando sull’inopportunità per cui un “giovane”, mentre si trova nel fiore degli anni (e nel suo massimo sforzo contributivo a livello fiscale, col quale il ‘Sistema’ finanzia se stesso), dovrebbe tenere meno alla propria vita di un 90enne non deambulante, sarà il caso di far gentilmente notare che, fino a prova contraria, è stato proprio un certo Draghi Mario ad introdurre l’obbligo vaccinale per tutti gli operatori sanitari, e specificatamente proprio per gli psicologi, nel suo ultimo decreto legge promulgato giusto una settimana fa: il DL n.44 del 1 Aprile 2021.
Decreto prontamente recepito dall’Ordine professionale degli Psicologi, che così informava i propri iscritti:

Gentile ******

Ti scriviamo per informarti di alcune importanti novità normative sulle misure di contenimento dell’epidemia da COVID-19 e in materia di vaccinazioni.
Il Decreto-legge n. 44 del 1 aprile 2021 ha introdotto infatti l’obbligo per tutti i professionisti sanitari, tra cui anche gli Psicologi, di sottoporsi a vaccinazione ai fini dell’esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative. Ai fini dell’insorgenza dell’obbligo, non rileva la modalità di esercizio della professione (rapporto di lavoro dipendente e/o libera professione).
La vaccinazione non è obbligatoria e può essere omessa o differita nei soli casi di accertati pericoli per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale.
Il Decreto-legge n. 44/2021 stabilisce anche una procedura uniforme a livello nazionale per vigilare sull’obbligo vaccinale, che coinvolge Ordini professionali, Regioni e ASL di competenza.
Nelle prossime ore, dando attuazione alle disposizioni normative contenute nel decreto, l’Ordine trasmetterà alle diverse Regioni italiane i dati anagrafici di tutti i suoi iscritti, a prescindere da una eventuale precedente adesione al piano vaccinale. Insieme alle informazioni anagrafiche, per facilitare le operazioni di contatto l’Ordine trasmetterà, ove disponibile, anche il domicilio digitale (Posta Elettronica Certificata) di ciascun professionista.
La trasmissione dei dati anagrafici rappresenta un passaggio propedeutico alla successiva verifica della condizione vaccinale del professionista da parte della Regione competente, che – accertata la mancata vaccinazione – si attiverà per consentire la rapida presa in carico.
La norma prevede che in caso di inosservanza dell’obbligo vaccinale da parte del professionista, la ASL determina la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da SARS-CoV-2 e ne dà immediata comunicazione scritta all’interessato, al datore di lavoro e all’Ordine di appartenenza.
L’Ordine quindi comunica immediatamente ai non-vaccinati la sospensione “dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio”, che mantiene efficacia fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o, in mancanza, fino al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021. 

È importante tuttavia precisare che non vi è alcun rischio imminente di sospensione per i non-vaccinati. Infatti, prima che la ASL adotti l’”atto di accertamento” che determina la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni che implicano contatti interpersonali, la stessa ASL deve invitare lo stesso professionista a sottoporsi a vaccinazione e chiaramente deve garantirgli la possibilità di accesso alla vaccinazione.
Ricordiamo inoltre come la campagna di vaccinazione avviata nelle scorse settimane stia proseguendo e pertanto, a prescindere dall’eventuale precedente adesione al piano vaccinale su base volontaria, i professionisti non ancora sottoposti a vaccinazione verranno comunque contattati dalle competenti autorità sanitarie.

Ora, a meno che non si tratti di un pesce di Aprile, di un caso di omonimia (Mario Draghi vs Draghi Mario), o di amnesia senile per dissociazione mentale, verrebbe da chiedersi se il Messia-Salvatore legga i decreti che lui stesso va emanando e firmando.
Fortuna che ci sono categorie ben più a rischio che vengono tempestivamente vaccinate con coscienza: tipo i “guardiaparco” che percorrono i boschi dell’Abruzzo, qualora si imbattano in qualche campeggiatore abusivo, infrattato tra orsi e fagiani. Ma anche la vaccinazione dell’intero corpo magistrati, prontamente estesa a tutti gli “operatori del comparto giustizia” (cancellieri, personale amministrativo, avvocati), visto l’alto rischio di contagio determinato dallo svolgimento di udienze in aule spesso anguste e prive di areazione, in edifici spesso vetusti e non adeguati ad assicurare il distanziamento minimo fra le persone idoneo a prevenire il contagio. Praticamente, il 90% dei luoghi di lavoro in Italia (e dei mezzi pubblici!).
Ovviamente, il problema sono le vaccinazioni degli operatori sanitari (con che coscienza, signora mia!) e dei famigerati psicologi 35enni. Per non parlare dei soliti giovani!
Se per l’appunto, non fossimo dinanzi al sacro cospetto del Messia-Salvatore, il Mosè venuto a trarre in salvo il popolo negletto nella terra incerta del vaccino promesso, verrebbe quasi da pensare di trovarsi davanti ad un coglione.

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(145) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , on 1 aprile 2021 by Sendivogius

Classifica MARZO 2021”

Se c’è una cosa che la pandemia ha pienamente confermato nella sua diffusione globale, è l’assoluta immunità di gregge del cialtronismo ad ogni epidemia, essendo esso stesso contagio virale per infezione diffusa ed incurabile. Tanto da poter dire che virus e coglioni viaggiano di pari passo, senza badare a targhe alterne. Perché il cialtronismo è vivo e ‘sovrano’. E lotta contro di noi.
Elevato a misura del tempo corrente nella sua pervasività onnipresente, pompato dalle instancabili legioni di imbecilli che hanno fatto di Facebook la loro discarica permanente, il Cialtronismo imperversa ovunque…
C’è la banda dei giovani funzionarini siciliani che taroccano i dati della regione, per abbassare con un tratto di penna la curva dei contagi e sembrare covid-free, nascondendo i morti e spalmando le statistiche. Fulgido esempio di come la matematica può essere un’opinione su induzione creativa.
Per (non) tacere del cazzeggio infinito in Regione Lombardia, lassù nel profondo Nord, dalle parti della libera repubblica di padania..!
C’è il “governo dei migliori” (la più sordida ammucchiata trasformista di rari incapaci allo sbaraglio mai vista prima!), guidata dal Messia-Salvatore (al secolo “Mario Draghi”) sul quale si ricorderanno soprattutto i panegirici ispirati di certa stampa sdraiata, come non se ne leggevano dai tempi del Basso Impero quando si incensava il magnifico governo del dominus di turno, mentre tutto andava a puttane.
Intanto che si celebrano le magnifiche sorti progressive dell’ennesimo esecutivo di salvezza padronale, la campagna di vaccinazione è ferma, le fiale non arrivano, ed emerge ormai la natura ‘ribassista’ dei contratti-capestro stipulati dalla sempre più imbarazzante ed imbarazzata Commissione europea (col suo inestinguibile appeal di una merda di cane) che proprio non riesce ad elevarsi oltre i saldi contabili, con forniture distillate col contagocce, dopo l’acquisto del prodotto più scrauso in circolazione perché costava qualche spicciolo in meno. Crescono decessi e contagi, tutti gli indicatori sono in netto peggioramento, l’Italia è in piena terza ondata, mentre già se ne prepara una quarta e si spera nell’estate… Ma ehi?!? C’è Super-Mario!!
Attualmente, tra gli eccezionali provvedimenti che cambieranno il corso della Storia, c’è il fondamentale condono fiscale e la possibilità di andare in vacanza pasquale all’estero (la famosa gente che non ce la fa più ed il covid ci ha impoverito). Quest’ultimo è un provvedimento persino offensivo, ancor più che demenziale: nell’eventualità, non si può andare a prendere un caffé al bar sotto casa, pranzare in famiglia, spostarsi liberamente all’interno della stessa città, perché incentiva il rischio contagio. Però il ricco e stronzone può volare dall’altra parte del pianeta, fare un po’ il cazzo che gli pare lontano da qualunque controllo, e poi rientrare in Italia e al contempo scoprire che (non si sa come) insieme a lui è arrivata una nuova e sconosciuta variante del virus.
Geniale proprio! Come certe figure apicali, subentrate nel Comitato tecnico-scientifico di controllo…

Poi, scendendo a livelli ancor più infimi, c’è l’insegnante di musica, promossa alla Commissione Bilancio e Tesoro della Camera, che promuove interrogazioni parlamentari su gatti scomparsi.
Non manca l’ennesimo fenomeno capitolino che per rilanciare la catastrofica Giunta Raggi, tarocca le foto con Paint per illustrare gli straordinari lavori di manutenzione mai fatti, per un rilancio urbano che “non si vedeva dalla costruzione della Cappella Sistina”.
Quell’altro che fa una scenata al centro vaccinale, come neanche nei peggiori film di Alberto Sordi, perché deve far vaccinare i suoceri…
Tutti casualmente in quota pentastellata, provenienti dal magico mondo parallelo a cinque stelle.
Niente al confronto del tizio con le stellette che si svende segreti strategico-militari di sicurezza nazionale ai russi dell’Amico Putin, per la miserabile cifre di 5.000 euro, perché c’ha il mutuo da pagare e quattro cani da sfamare!
Curioso il silenzio assordante dei sedicenti “patrioti” solitamente così ciarlieri su tutto.

Hit Parade del mese:

01. FETI ABORTITI VIVI

[23 Mar.] «Gli ingredienti dei vaccini non solo anti-covid sono tirati fuori da parti organiche di feti abortiti vivi. Esistono delle aziende statali o private, e non cosche mafiose, che pagano donne povere per lasciarsi ingravidare; al 4 o 5 mese viene loro asportato il feto che deve essere vivo, per togliere fegato cuore e polmoni, che vengono ceduti ad aziende che creano vaccini tra i quali quello che conosciamo, l’Astrazebecam e non lo tengono nemmeno nascosto.»
(Paolo Pasolini, prete no-vax)

02. POENITENTIAM AGITE

[22 Mar.] «Se proprio volete fare il vaccino e state male, dovete denunciare il medico o il farmacista che ve l’ha fatto.»
(Davide Barillari, Immunodeficiente)

03. VAX RELIGIO

[25 Mar.] «Con l’apertura della vaccinazione nelle parrocchie, si compie il percorso di sdoganamento della religione vaccinista.»
(Francesca Donato, talento leghista in Europa)

04. TIRAR DI CONTO

[04 Mar.] «L’Europa sui vaccini ha investito duemila e 372 miliardi di euro.»
(Pina Picierno, talento piddino)

Salvini e Gattini05. QUERELLE DU VAX

[03 Mar.] «Sto cercando i vaccini.»
(Matteo Salvini, cazzaro allo sbaraglio)

06. UN’ALTRA VITA E UN ALTRO MESTIERE

[07 Mar.] «Con sorpresa ho letto il mio nome sui giornali come possibile nuovo segretario del PD. Quel che penso è che l’Assemblea tutta debba chiedere a Zingaretti, al quale va la mia stima e amicizia, di riprendere la leadership. Peraltro io faccio un’altra vita e un altro mestiere.»
(Enrico Letta, il Sorpreso)

07. IRREVERSIBLE

[07 Mar.] «Il PD è irreversibile, proprio come l’euro.»
(Graziano Del Rio, fiducioso)

08. RISO AMARO

[14 Marzo.] «Abbiamo fatto più noi in poche settimane che Conte in un anno.»
(Matteo Salvini, il Risolutore)

09. LA NERA MINACCIA

[23 Mar.] «Nuova fuga dal centro di accoglienza di Messina. Si tratta di un immigrato clandestino risultato positivo alla variante nigeriana. Mentre gli italiani sono costretti a subire continue misure restrittive, i clandestini sembrano eludere con facilità ogni forma di controllo.»
(Giorgia Meloni, nana da tombino)

10. ARRIVANO I NOSTRI

[31 Mar.] «Ad aprile in arrivo 8 milioni di dosi di vaccino.»
(Francesco Paolo Figliulo, il Distributore)

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Adventum Domini

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , on 20 marzo 2021 by Sendivogius

«Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per attaccarlo a un vestito vecchio; altrimenti egli strappa il nuovo, e la toppa presa dal nuovo non si adatta al vecchio. E nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spacca gli otri, si versa fuori e gli otri vanno perduti. Il vino nuovo bisogna metterlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: il vecchio è buono!»

(Vangelo di Luca 5,36-39)

In quei giorni, dopo la grande tribolazione, venne dalla BCE un Profeta per mostrarsi alle genti; quindi se ne andò sopra al colle del Quirinale a meditare. E seguendo il suo astro giunsero i magi, i due Mattei, l’Enrico II, l’Unto e bisunto dal cerone, insieme agli scribi ed ai farisei tutti, per adorarlo ed annunciare l’avvento del Messia venuto a mondare i peccati dei porci, laggiù raccolti attorno alla greppia del fondo perduto.
E allora le genti videro il Figlio dell’euro venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria e radunare tutti gli eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro del parlamento, che come nei giorni del diluvio mangiavano, bevevano, e si battevano il petto alla venuta di Mario, signore e salvatore. E ad ognuno di loro distribuiva monete d’oro, moltiplicando i bonus e i pegni.
C’è chi l’abbia visto camminare sulle acque, guarire gli ammalati e resuscitare i morti… sicuramente quelli tumulati nel cimitero di Montecitorio, rianimati alla loro garrula esistenza.
È Mario la toppa venuta a coprire le magagne di Giuseppi il peccatore, senza che ad un mese dall’annunciazione del messia salvatore, se ne noti minimamente la differenza, se non nel fatto che nel frattempo il buco s’è persino allargato, mentre già spuntano pendule le vergogne del nuovo corso…
Ma ovviamente questo non si può dire, giacché ben altri dubbi assillano gli agiografi convenuti in massa a stilare la vita illustrata del messia monetario, già in odore di santità per futuri autodafé.
È l’uomo che da “istituzione”, s’è fatto “culto” e “sacerdote” del culto medesimo. Di lui interessano soprattutto le cravatte, mentre si susseguono gli interrogativi (indosserà oppure no, la maglia della salute per resistere tanto bene al freddo), nell’ansia condivisa di conoscere la Verità sull’annosa questione…

“Draghi, il cui solo nome vale cento punti di spread. Perché c’ è sempre il guaio del debito pubblico, ma adesso anche il disastro Covid e il Recovery da pianificare. Draghi, che dove va, ogni occasione diventa più importante; Draghi ubiquo e multifunzionale, una quantità di lauree honoris causa, accademico pontificio, sintesi vivente di creatività italiana, rigore tedesco, understatement britannico; Draghi che Trump prima lo prese di petto, poi dovette fare marcia indietro, «ah, ci servirebbe un Draghi alla Federal Reserve!».
Draghi, che chi parla con lui prende a emanare una luce speciale. Vissuto come mito, a 360 gradi: viaggia in economy e in seconda ferroviaria, si nutre di barrette energetiche, non sente né caldo né freddo (il futuro suocero, temendo non potesse permetterselo, gli voleva comprare un cappotto), si organizza pure il sonno. Amen.”

 (La Repubblica, 31/01/21)

«Non sente freddo ed è puntuale, Draghi è l’opposto di Conte. Chi ha mai visto Mario Draghi indossare un cappotto? Il freddo non impaurisce il nuovo presidente del consiglio, come da antica tradizione: alla Banca d’Italia c’era chi lo aveva soprannominato “l’atermico”, per la sua capacità di resistere alle basse temperature senza indossare altro che una classica giacca, e privandosi pure di un maglione sopra la camicia. Molto meglio di “glaciale”.
È da sottolineare che l’arrivo di Draghi ha reso felice il Quirinale anche per l’attitudine svizzera dell’ex numero uno della Bce di arrivare puntualissimo, anzi in anticipo, agli appuntamenti.
Non si contavano più, sul colle presidenziale, le proteste per i continui ritardi di Giuseppe Conte, tanto che all’avvocato del popolo era stato appioppato un soprannome certo non elogiativo: “levantino”. Tra l’altro, si risparmierà molto grazie alla puntualità di Draghi e alla sua idiosincrasia per le riunioni notturne: niente più straordinari da pagare.»

 (Gianfranco Ferroni, su “Il Tempo” del 15/02/21)

Intanto vidima decreti in serie, con quella firma e quella “M” così inconfondibile ed accentuata, che è “segno di forza interiore ed intelligenza” (!), mentre i fiumi di saliva colano copiosi ad ungere le sacre terga del povero Messia del tutto involontario, vittima dello zelo di legioni di lacchè, quanto mai ansiosi di indossare la livrea…

«Nulla sembra eccedere sia negli atteggiamenti sia nella manifestazione delle personali doti politiche che lo hanno reso uomo della “polis” più che della casta. La praticità e la competenza acquisite sul campo, hanno formato una coscienza e una cultura che, congiunte all’essenzialità di un pensiero fatto di poche parole, ma di molti fatti, si colgono chiaramente sia nella scrittura che nella firma. Ciò è favorito anche da un carattere riservato ma non chiuso, per cui sa controllare e verificare tutto attorno a sé senza peccare di complessi di superiorità né d’inferiorità; risulta che egli, molto probabilmente, in età adolescenziale può aver sofferto di timidezza e d’insicurezze esistenziali. Ciò non gli ha però impedito una scalata prestigiosa e sempre in un ambito di correttezza.
Per Erich Fromm gli uomini politici sono tutti presi da forme narcisistiche più o meno forti. Ebbene in Draghi, proprio per l’essenzialità del carattere, espresso da una scrittura parca e priva di ogni sproporzione, ciò non sembra emergere, a vantaggio quindi di una progressiva crescita sociale e professionale che, pur gratificandolo, non lo ha spinto ad alcun eccesso. Il bagaglio energetico appare robusto e ben costruito per cui egli riesce a tollerare bene la fatica, anche in condizioni di stress, e ciò gli permette di sopportare una certa dose di frustrazioni. In definitiva, possiamo dire che, essendo la scrittura un mezzo di comunicazione, in Draghi mette in evidenza una personalità dotata di discrezione, di abilità mentali e di concretezza che gli evitano voli di Icaro e falsa umiltà.
[…] Ma sono soprattutto il discernimento, la riflessione e l’armonia interiore che fanno di lui un personaggio dotato di equilibrio anche a livello morale (vedi scrittura scorrevole e sobria).»

 (Evi Crotti, su “Il Giornale” del 06/02/21)

A cotanto è ridotta la stampa italiana nella sua inestirpabile vocazione adulatoria e cortigiana, anche se travisata da articoli salottieri pernsati per l’intrattenimento estatico.
In attesa del miracolo dell’Avvento prossimo venturo per grazia ricevuta, a 45 giorni dall’insediamento del ‘gabinetto’ (nel senso di WC proprio) di salvezza nazionale, è scomparso ogni riferimento al famigerato MES, che pure era stata causa indefettibile della caduta di Giuseppi. Se prima era indispensabile, ora non è più essenziale (Carlo Cottarelli),  giacché adesso è “Mario Draghi il nostro MES” (Davide Faraone), nella proteiforme strumentalizzazione di un premier che assume tutte le forme i suoi ” custodi” vogliano.
Dopo aver puntato tutto sul vaccino sbagliato, che manco viene fornito dopo essere stato pagato in anticipo, la campagna di immunizzazione continua a non decollare, direttamente ferma al palo per la sospensione delle somministrazioni e delle forniture di siero. Senza che alcuno se ne adonti più.
Continuano le serrate degli esercizi commerciali e della ristorazione, in attesa dei “ristori” e altre mancette, ma Capitan Sugna ha preso a grufolare altrove (delivery food?), rinunciando a pompare la protesta. Ora c’è Super-Mario, mica Giuseppi! E LVI è di nuovo al governo con tutti gli annessi e connessi.
Le scuole di ogni ordine e grado ovviamente restano chiuse fino a data da destinarsi. E quello non frega a nessuno.
Continua la distribuzione di massa di soldi e bonus ad libitum, molto meglio se dispensati alla cazzo di cane, senza uno straccio di progetto (o controllo), nella totale assenza di coperture a debito illimitato.
Ovviamente, è stata rinnovato la farsa tutta italiana dei Mississipi Navigators, senza colpo ferire.
Continua a non esserci un vero piano per il Recovery fund, inteso più che altro come un’immensa estensione della “legge mancia” in tempi di vacche magre, dove attingere denari a man bassa per i propri collegi elettorali ad uso clientele. Fondamentale è il nuovo stadio della Fiorentina Calcio.
Si aggiunge in compenso l’introduzione dell’immancabile condono fiscale per i soliti furbetti, con la cancellazione delle cartelle esattoriali inevase tra il 2000 ed il 2015: anni durante i quali la pandemia notoriamente infuriava in tutta la sua virulenza; nonché regalino simbolico, per coccolare i ladri tanto amati dall’ineffabile destra italiana, che sembra fare del malaffare la propria vocazione politica, quando non è troppo presa a rievocare i fasti littori.
In attesa di vedere cos’altro cuoce nel calderone del gran bollito con fritto misto, sarà meglio continuare un salutare digiuno, onde non incorrere in probabili intossicazioni.
Perché con simili ingredienti a disposizione, un cuoco non può far miracoli. Anche se si chiama Mario Draghi.

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