W.C. = White Christmas

 Benvenuti a Coccaglio (BS), la terra devota al crocifisso ed alle tradizioni, dove tutte le vacche sono grasse e gli stronzi bianchi. A Natale più che mai…

«Per me il Natale non è la festa dell’accoglienza, ma della tradizione cristiana, della nostra identità»

  Claudio Abiendi; assessore alla Sicurezza

In questo sfintere dimenticato del razzismo pedemontano, in questa inutile propaggine intestinale dell’etno-nazionalismo leghista, il degno sindaco Franco Claretti ha deciso di garantire agli ariano-padani di pura razza alpina  un natale cristiano e rigorosamente  “bianco”, ripulendo il ributtante paesello longobardo dalla presenza di negri e di altre razze inferiori. Che però vanno benissimo quando vengono sfruttate come manodopera schiava,  per l’arricchimento degli ‘autoctoni’. 
È solo una questione di estetica, assicura il leghista Claretti: Vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia… etnica?!?
Accade a Coccaglio, che per secoli ha esportato i suoi figli morti di fame in Francia e Svizzera, come manovali e raccoglitori stagionali, ed attualmente ridotto a flatulenza del völkisch padano. Evidentemente è quanto di meglio l’imbarazzante villaggio riesce a produrre.

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3 Risposte to “W.C. = White Christmas”

  1. Paolo Sizzi Says:

    Se i Lombardi emigrarono fu colpa del dannato stato centralista itaglione, difatti con la Serenissima e il Ducato di Milano mica si emigrava.
    In secondo luogo mettere sullo stesso piano Europoidi esportatori di Civiltà e lavoro con allogeni importatori di mafie e delinquenza (Ausonici inclusi) è semplicemente demenziale.

    Lombardia Libera

  2. Caro Paolo,
    Che tu ci creda o no, mi ero già imbattutto nel tuo incredibile blog, che per me costituisce un eloquente esempio ‘culturale’ di quell’etnonazionalismo padano con le sue mitologie neo-völkisch, che tanto mi ricordano germanici precedenti degli anni ’20.
    Naturalmente, mi sono sempre astenuto dal lasciare ogni commento, perché certe stronzate sono impareggiabili ed è meglio lasciarle galleggiare in solitudine.
    Allo stesso modo, mi astengo da ogni replica su “Europoidi esportatori di Civiltà” e “Allogeni importatori”….
    Ma che cazzo mangiate in Lombardia? C’è qualche problema nelle falde acquifere? Oppure è qualcosa che respirate nell’aria? Vi organizzano dei corsi regionali per diventare così?

    Per tua conoscenza, in sintesi perché non mi va di perdere tempo in citazioni, cercando volumi nella mia biblioteca domestica:
    Sull’economia della Serenissima Repubblica di Venezia (e non Veneta) credo tu abbia ragione, ma sul Ducato di Milano no. L’emigrazione dei Lombardi in Francia è ampiamente attestata già dal XIII secolo (spesso artigiani specializzati e banchieri, così ti senti rassicurato nella tua superiorità etnica). Ma la presenza di stagionali “longobardi” risulta nelle campagne del Midi francese anche nel XVIII sec. come raccoglitori e braccianti. E credo che all’epoca non fossero ancora arrivati gli “allogeni dello stato centalista Itaglione”. Il bello è che per non crepare di fame, mi sembra che i Lombardi emigrassero anche nelle terre della vicina Serenissima… Se non sbaglio, ne parla pure il milanese Manzoni, con Renzo Tramaglino che si vuole arruolare nei “Cappelletti” veneti… Ti avranno costretto a leggere i “Promessi Sposi” nelle pubbliche scuole dell’occupante oppressore, no?!?
    Per il resto, i prosperi lombardi in vacanza nel mantovano e nel vicentino potevano lavorare nei campi o nel tessile. Per coloro che si spingevano fino a Venezia e nei suoi arsenali marittimi, un posto come “bonavoglia” (i rematori a contratto delle galere) non glielo toglieva nessuno…
    Ma tu continua pure a leggere “Beowulf” e giocare al colonnello Quantrill della pedemontana…
    Saluta Re Rotari, da parte mia.

  3. Non ridevo più così tanto, da un sacco di tempo!

    Grazie a Paolo per il suo commento superlativo e grazie anche a te Sendivogius, per la strabiliante risposta.

    E pensare che c’è gente che per ridere guarda coloradocafè…

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