E Fuck-sia!

Martirio di Santa Caterina di Saragozza

Nei processi politici, e massimamente in quelli di matrice staliniana, quando si vuole eliminare un dissidente interno è sempre buona regola affibbiargli tutta una serie di capi di imputazione (meglio se infamanti) che poco o nulla c’entrano con le cause reali della sua epurazione, ma molto servono per non entrare mai nel merito delle vere ragioni politiche all’origine dell’espulsione. Perché il passaggio immediatamente successivo consiste nelle classiche tecniche di diffamazione organizzata, alla base della damnatio memoriae del condannato. Altrimenti, bisognerebbe istituire un collegio difensivo, vagliare le ‘accuse’, concedere all’imputato la possibilità di potersi difendere e (non sia mai!), dargli l’opportunità di esporre le proprie ragioni in un pubblico confronto… Insomma, si metterebbero in moto tutti quei meccanismi di equilibrio e ponderazione, alla base della più elementare dialettica democratica, ma che per gli invasati followers della Setta del Grullo fanno tanto Ka$ta!!
Serenella Fucksia Questa volta tocca a Serenella Fucksa, la senatrice sospettata di intelligenza col nemico ma ufficialmente accusata di mancata rendicontazione, in ossequio a quella perversione feticista tutta particolare per gli scontrini, che sembra affliggere gli inquietanti figuri a cinque stelle nel loro voyeurismo contabile. Sono gli stessi guardoni incredibilmente indulgenti invece quando si tratta di chiedere lumi sui guadagni del “Capo politico”. Ovvero un milionario che vive di rendita e che per inciso considera un suo proficuo dovere morale fare la cresta sugli stipendi dei suoi “dipendenti” in Parlamento, facendosi accreditare il pizzo estorto con la scusa dei rimborsi direttamente sul proprio conto personale.

Comunicato M5SPer fortuna nel MoVimento avviene esattamente il contrario: un Capo nomina peones che schiacciano pulsanti su richiesta.

Figurarsi che la Serenella è pure laureata in Medicina. E questo in una setta di sciatori chimici e analfabeti dissociati che pretendono di curare i tumori col bicarbonato e altre stronzate “alternative”, nonché combattere i vaccini al posto della malattia, non è solo una anomalia ma di per sé costituisce già un reato gravissimo.

Crimi e il complotto dei piedi sporchiIl senatore Vito Crimi ed il mistero di Piedone lo Zozzone

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E dunque cosa c’è di meglio di un sacrificio umano, per ribadire il potere trascendente del Padre (nonché Padrone) e ripristinare la coesione della tribù con i classici rituali di immolazione e flagellazione, che tanto piacciono ai 26.000 sociopatici penta-certificati ai quali non par vero di poter sniffare l’ebbrezza della ghigliottina nel blog clicca-banner del Vate® a cinque patacche?!? Evidentemente le abbuffate natalizie non hanno saziato la loro sete virtuale di sangue, ad ennesima riprova della debolezza di una setta allo sbando nell’improponibilità catastrofica della sua offerta.
Auguri Duce!Non che a noi mancherà la senatrice Fucksia, la quale nella sua Piedinifrivola inconsistenza non ci richiama alla mente nient’altro che un colore molto gay (e tanto è bastato a spaventare Padron Grullo!)… Quando si gioca alla riVoluzione, bisognerebbe sapere che questa per sua natura “divora i suoi figli” e far tesoro della lezione di Vergniaud.

sacrifici-umani-maya«La simbologia rituale sacrificale…. basata principalmente sul sacrificio umano fu forse principalmente concepita dai primitivi per salvaguardare condizioni di sufficiente coesione al gruppo, quindi per rappresentare, tramite il rito sacrificale stesso, una precisa ammonizione ai suoi appartenenti; infatti solo un gruppo sufficientemente coeso e non dilaniato da forti conflitti interni poteva evitare, insieme ad una forte penuria alimentare, a pratiche cannibaliche generalizzate. Tali pratiche avrebbero, almeno sul momento, alleviato la penuria alimentare stessa, come avevano già fatto in passato.
sacrifici-cannibalismo[…] Perciò si rivelò probabilmente conveniente il cannibalismo generalizzato a tabù e mantenerlo solo in forma circoscritta e rituale, col fine di “scaricare”, tramite dei riti che lo contemplavano, le pulsioni cannibaliche che ancora persistevano nel gruppo e di indirizzarle all’esterno, verso altri gruppi o verso elementi avvertiti come “estranei”…. Di più si rivelò assai conveniente usare il cannibalismo rituale come ammonimento a non trasgredire il tabù che ne vietava la generalizzazione, pena il passare immediatamente al ruolo di vittima sacrificale. Ed insieme, fu conveniente rappresentare il cannibalismo rituale come rito cruento che “dimostrava” al gruppo una propria persistente efficacia, di carattere magico.
Goya - Urano[…] Queste esigenze prioritarie, peraltro, erano del tutto ovvie nelle condizioni durissime di un mondo davvero primitivo, che in quanto tale era completamente condizionato dalla necessità di mantenere coeso il gruppo, e di farlo ad ogni costo: in un tale gruppo dunque la predazione proveniente dall’interno del gruppo stesso era decisamente disfunzionale. Quindi il rito, come si è detto, doveva essere soprattutto in grado di ammonire, di terrorizzare, di indurre all’obbedienza il predatore, al fine di garantire la sopravvivenza del collettivo

Volfango LusettiVolfango Lusetti
“Miti in controluce. La mitologia vista da uno psicopatologo”
Armando Editore
Roma, 2009

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