Archive for the Masters of Universe Category

THE WINTER IS COMING…

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , on 23 settembre 2022 by Sendivogius

“Vedremo come vanno queste elezioni: anche le persone, a cui i governi devono rispondere, giocano un ruolo importante. Se le cose vanno in una situazione difficile abbiamo gli strumenti…”

Ursula Von der Leyen
(23/09/2022)

Forse qualcuno dovrebbe spiegare alla Contessa Von der Kulen, quella con la bandiera dell’Ucraina cucita addosso, già trafficante di armi e spacciatrice di sieri su provvigione in conto vendita, il vero significato della parola “Democrazia”, codesta sconosciuta; giacché a queste Marie Antoniette che amano parlarsi addosso (e farlo a vanvera) sembra sfuggirne totalmente il significato, mentre dispensano brioches al popolino ingrato, il quale proprio non ne vuol sapere di votare nel modo giusto.

Ce lo aveva già ricordato a suo tempo (era il 28/05/2018) il “Commissario europeo al Bilancio”, Gunther Oettinger, con una di quelle frasi diventate memorabili:

“I mercati insegneranno agli italiani a votare nel modo giusto”

Ora ci si è aggiunta anche la NATO ed un rincitrullito nonnetto arteriosclerotico facente veci del presidente USA, ad avvertirci su come e cosa dobbiamo votare (atlanticamente conforme), sottolineando il nostro irriducibile ruolo di colonia a servaggio militare.
Tuttavia, sarà il caso che la “Signora” in giallo ukronazi, ennesimo esemplare avariato di pedagogia tedesca, sublimata dalle divinità ctonie dei mercati unificati dell’Ordnung psycho-liberista su pensiero unico, riponga l’elmetto griffato nel suo boudoir di lusso, invece di lanciare avvertimenti paramafiosi in una delle sue sempre più perniciose esibizioni pubbliche, con le quali ci sventola la propria inutilissima presenza. O stavolta, col piattino avvelenato che la gilda mercantile incistata a Bruxelles ci ha approntato per il prossimo inverno, potrebbe farsi male per davvero. E non solo lei…

Homepage

COLPO DI SOLE (II)

Posted in Masters of Universe, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , on 19 luglio 2022 by Sendivogius

Innamorarsi dei villain dei propri romanzi è una distorsione sentimentale niente affatto rara, tra gli scrittori che fanno del main evil character l’oggetto principale del loro studio, lasciandosi irretire dal suo fascino perverso, a tal punto da sovrapporre e confondere i piani di realtà, e finendo con l’ammirare ciò che prima si biasimava in una trasposizione di ruoli, in una sorta di vero e proprio transfert affettivo su identificazione proiettiva.
 È il caso di Antonio Scurati, scrittore pregevole ed autore di una tetralogia in fieri sulla biografia romanzata di Benito Mussolini (M). Ci sono due modi per intendere il fascismo: o lo si vede in ogni dove anche quando non c’è; oppure si finisce con l’introiettarlo su condizionamento inconscio, tanto da farne canone estetico (seppur involontario) del proprio metro di giudizio.
Che poi siamo umani, uno capisce livori e passioni, almeno finché qualcosa non si rompe a livello di meccanismi cognitivi nella mirabilia della metamorfosi, mentre all’incanto subentra il disincanto. E siccome a noi pare di essere rimasti sempre gli stessi, con ogni evidenza non avevamo capito nulla dell’Autore. Oppure è l’Autore stesso ad essere diventato altro da sé; tanto dal non riconoscerlo più, o non averlo mai conosciuto davvero.
Quanto meno, qualche sospetto ci sovviene nel leggere simili pezzi di lirismo in pieno delirio estatico da adorazione mistica, che perfidamente si potrebbe scambiare per un monumento adulatorio in pieno carme littoriale. O totale perdita di lucidità, dinanzi all’avvento dell’avatar divino che si è fatto carne e verbo, immolandosi per noi…
Domine non sum dignus!

«Qualunque cosa si voglia pensare di lei, non si può negare che la sua sia la storia di un uomo di straordinario successo. Durante tutta la sua vita, lei ha bruciato le tappe di una carriera formidabile. Prima da Governatore della Banca d’Italia e poi da Presidente della Banca centrale europea, lei ha retto le sorti di una nazione e di un continente; le ha tenute in pugno con il piglio del dominatore, sorretto da una potente competenza, baciato dal successo, guadagnando una levatura internazionale, un prestigio globale, un posto di tutto rispetto nei libri di storia. Ha conosciuto il potere, quello vero, ha conosciuto la fama degli uomini illustri, la vertiginosa responsabilità di chi, da vette inarrivabili, decide quasi da solo della vita dei molti.»

 Per chi non l’abbia ancora capito, Antonio Scurati sta parlando di Mario Draghi (il Dominator!) dalle ineffabili pagine del “Corriere della Sera”. Il testo integrale lo trovate QUI, per una di quelle letture più esilaranti e devastanti, dove di “inarrivabile” c’è solo il delirio declamatorio dello Scurati, in pieno orgasmo da estasi mistica dinanzi alla divina apparizione, mentre porge la corona per l’elevazione imperiale.
E la parabola continua!

«Poi, però, è sceso in politica. Non che in precedenza le fosse estranea, tutt’altro. Però, quando ha accettato di presiedere il consiglio dei ministri, per lei è, in un certo senso, cominciata la fase discendente della sua parabola. Dall’empireo della più importante istituzione monetaria europea – dove immagino che le lotte di potere siano comunque feroci ma combattute ad altezze olimpiche – ha accettato di battersi nelle fosse della politica politicante dove il combattimento è quasi sempre brutale, rozzo, sleale e meschino. A capo di un Governo di unità nazionale, sostenuto e, al tempo stesso, ostaggio di numerosi partiti e di ancor più numerosi leader e leaderini, lei, all’età di 73 anni, ha acconsentito a scendere in quell’arena dove la politica è “sangue e merda”»

Delineati tratti dell’eroe assurto ad entità metafisica, in comunione mistica con noi sordidi peccatori, dopo essere disceso dalle altezze olimpiche dell’empiero bancario per mescolarsi con l’ignobile volgo, non poteva certo mancare la descrizione disumanizzata e disumanizzante dell’antagonista. Così come ogni Bellerofonte ha bisogno della sua Chimera per la propria mission impossible, allo stesso modo ogni eroe (fosse anche un semidio) ha bisogno di un mostro da sconfiggere… nemico senza onore, rozzo, brutale, sleale e meschino, fatto di “sangue e merda”.
Fino a prova contraria, Scurati sta parlando del Parlamento e dei partiti politici, nell’ordinaria attività di quella che in fondo rientra nella dialettica democratica costituzionalmente prevista nelle assemblee rappresentative del “popolo sovrano”. Nell’Arena del Dominatore non so invece bene come funzioni.
Una cosa è certa: Antonio Scurati deve aver capito molto bene la differenza che intercorre tra Rappresentanza e Autoritarismo, Democrazia e Fascismo, mentre sull’orologio cerca l’ora fatale nel giorno più lungo. A noi non resta che trattenere a fatica le risate, nonostante la (immensa) delusione per lo Scrittore che si fece Cantore di regime.

Homepage

MEDIACRAZIA (II)

Posted in Kulturkampf, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 aprile 2022 by Sendivogius

In parallelo con la guerra in Ucraina, sono bastati meno di due mesi di propaganda ininterrotta (ora si chiama “storytelling”), per cancellare ogni credibilità residua di un sistema mediatico rattrappito in servitù volontaria; talmente abituato a sguazzare nei propri escrementi elevati ad oggetto di meraviglia, da rasentare livelli feudali di piaggeria cortigiana, e sputtanarsi irrimediabilmente agli occhi di un pubblico sempre più sconcertato dinanzi al miserabile teatrino di guerra, imbastito da zelanti reclutatori in livrea.
È un rassemblement violentemente ideologico di incarogniti gaglioffi convertiti alla mistica bellica, esteti del pensiero unico, presenzialisti da salotto, e servi sciocchi in cerca di visibilità. Si tratta di un pastone fetido, in cui sembrano convergere meschineria congenita e mediocrità professionale, dove i livori personali (e padronali) vengono ammantati di “indignazione” ad uso delle telecamere; una fossa biologica, nella quale approssimazione e disonestà intellettuale sono travestite da “fermezza”, mentre incompetenza e presunzione vengono esacerbate da una supponenza parolaia ed arrogante. Ci troviamo a vivere e sorbire una grande mistificazione orwelliana, dove si distingue per furore e fervore La Repubblica dei cavalieri GEDI nella galassia degli Elkann, con contorno di truppe cammellate di rinforzo e sturmtruppen da terza linea, tra i quali spiccano alcuni casi più consoni alla psicopatologia clinica che altro, come quel Massimo Gramellini che ha fatto del prof. Alessandro Orsini la sua ossessione personale, con tanto di esegesi dei testi e delle parole del reprobo. Se uno dovesse sottoporre allo stesso trattamento le opere del Gramella nazionale, si potrebbere scrivere una nuova appendice comica sull’inesauribile lista dei libri merdavigliosi dei quali la nostra editoria abbonda. Sono i pretoriani di regime, specializzati nel vituperio generalizzato di ogni voce critica all’invio ad oltranza di armi; la compagnia di disciplina, schierata contro chiunque osi semplicemente richiamare a maggiore prudenza, rispetto alla foga declamatoria dei troppi guerrafondai su procura. Attualmente, i nostri inquisitori di redazione sono uniti nella character assassination del frastornato Giuseppi, maramaldeggiando sul fu avvocato del popolo, politicamente già morto, colpevole di non essere abbastanza allineato al nuovo corso bellico, ma soprattutto non supinamente sdraiato al cospetto del Draghi che ci conduce, e per questo da fustigare legato alla colonna infame.
Strepitoso è pure un Massimo Giannini, che buttati nel cesso anni di solida reputazione giornalistica, lascia sottintendere chissà quali inconfessabili complicità per intesa col Nemico (e non ovvie responsabilità penali, insinuando alti tradimenti), circa gli innominabili scopi della famigerata missione russa ai tempi del Covid, non capacitandosi come il personale medico militare inviato dall’Impero del Male potesse essere coadiuvato da un generale: un “GE-NE-RA-LE!!” scandisce un Giannini furioso, al culmine del suo vibrante sdegno a misura di telecomando, sconvolto da cotanta abnormità.
Perché, il generale Figliuolo che ha gestito l’epidemia pandemica cosa cazzo era?!?

“Gli Oligarchi della tivvù, sbugiardati dal pubblico”
Domenico De Masi
(19/04/2022)

«Man mano che passano i giorni della guerra in Ucraina si moltiplicano i sondaggi trasmessi dalle varie reti televisive per rilevare l’opinione pubblica su quanto sta accadendo. Il risultato è che cresce la divaricazione tra ciò che quelle reti cercano di accreditare con le proprie trasmissioni e ciò che “la gente” comincia a pensare con la propria testa. Questi media, pubblici o privati che siano, fanno a gara per dimostrare che Putin è pazzo, ma “la gente” comincia a pensare che sarà pure pazzo, ma di sicuro non è scemo. Questi media gareggiano nell’accreditare un’immagine salvifica degli Stati Uniti, ma “la gente” comincia a pensare che l’America sarà pure esportatrice di democrazia, ma i suoi interessi non coincidono con quelli europei. Questi media gareggiano nell’insinuare che in Russia monta un’ondata di dissenso per rovesciare Putin, ma “la gente” comincia a capire che la stragrande maggioranza dei russi concorda pienamente con le strategie belliche dello zar. Questi media gareggiano nel tranquillizzare i consumatori sulla disponibilità di fonti energetiche anche per il prossimo futuro, ma “la gente” è sempre più convinta che il petrolio e il gas raccattato presso altri dittatori comunque non ci affrancherà dalle forniture russe.
Da cosa dipende la sfasatura tra l’informazione fornita dagli anchor men dei media e l’opinione pubblica dei cittadini? A mio avviso dipende dall’abuso di potere esercitato dai primi, sottovalutando la qualità intellettiva dei secondi. Inoltre, gli anchor men soffrono di autoreferenzialità come ogni circolo chiuso in cui poche diecine di privilegiati fanno da guardiani al pensiero unico, mentre i cittadini comunque esprimono una pluralità di vedute garantita dall’essere milioni di teste disparate, appartenenti a classi diverse.
In 24 mesi, tra la realtà incombente della pandemia e della guerra e l’idea che ce ne siamo fatta, si è interposto il filtro distorcente di una ventina di anchor men, oligarchi nostrani dell’informazione che, armati di talk show, hanno imposto il loro punto di vista basandolo sulla propria cultura generica e sull’interesse dei loro padroni. Il metodo manipolatorio è semplice: ogni trasmissione viene articolata in uno o più panel di cosiddetti “esperti” scelti alla rinfusa in un mazzo consueto di giornalisti e politici. Il numero dei partecipanti a ciascun panel deve essere esuberante rispetto al tempo disponibile, in modo che ognuno degli interpellati abbia pochi secondi per esprimere giudizi su questioni cosmiche. Prima che l’interpellato di turno riesca a completare un pensiero, viene interrotto dal conduttore o viene contraddetto da altri partecipanti che sovrappongono il loro dissenso, spesso in tono forsennato, a ciò che si stava dicendo. Essenziale è che, alla fine della messinscena, tutti abbiano parlato senza nulla dire e resti salva solo la tesi che stava a cuore al conduttore, cioè al suo datore di lavoro.
Il sotterfugio sempre più frequentato sta nell’esibire giornalisti in veste di esperti. Quella del giornalista è una rispettabile professione che consiste nella capacità scientifica di raccogliere, vagliare e trasmettere notizie su una vasta gamma di accadimenti. L’esperto, invece, è colui che ha dedicato una vita intera ad approfondire una sola disciplina con qualche necessaria scorribanda nelle discipline confinanti. Ma ora vige il vezzo di promuovere al rango di storico o di geopolitologo o di virologo o di sociologo qualunque giornalista che sia stato impunemente intervistato un paio di volte su questioni di storia o di geopolitica o di virologia o di sociologia.
Tuttavia, quando gli eventi comunicati sono complessi e gravi come quelli attuali, si mette in moto tra “la gente” un meccanismo di autonoma elaborazione delle informazioni per cui l’ignoranza sapiente dell’opinione pubblica travalica la sapienza ignorante degli anchor men. Un aspetto particolarmente grave dell’attuale patologia informativa consiste nell’occultamento sia delle cause che hanno portato alla situazione presente, sia dei disastri cui stimo andando incontro e dei rimedi sbilenchi che gli stiamo opponendo. La carenza congiunta di grano e di fonti energetiche promette a tutto l’Occidente un prossimo futuro di fame per molti e di impoverimento per quasi tutti. Ciò comporta che masse pauperizzate accumuleranno un rancore esplosivo traducibile in sovversione autoritaria o in incremento democratico a seconda del colore delle forze politiche capaci di egemonizzarle e convogliarle. Dio non voglia che, nel frattempo, Le Pen conquisti la presidenza in Francia e Trump la riconquisti in America. A quel punto, Pandemia e guerra in Ucraina ci appariranno disgrazie minori. Ma di questo non si parlerà o ne parleranno i giornalisti, promossi esperti sul campo

Homepage

Z come Zela

Posted in Kulturkampf, Masters of Universe, Muro del Pianto, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , on 19 aprile 2022 by Sendivogius

Consacrati alla ricerca di un santo patrono a cui votarsi anima e culo, i nostri mestatori d’inchiostro all’ingrosso hanno un disperato bisogno di ‘eroi’ (meglio se a buon mercato), per ravvivare l’intreccio delle loro narrazioni fantastiche e continuare a sguazzare nella palude della propria mediocrità salottiera, ingabbiati nei circoli chiusi delle loro piccionaie autoreferenziali, dove beccarsi a vicenda come capponi all’ingrasso, mentre piluccano nelle greppie sempre più risicate dei “grandi quotidiani nazionali”. La loro misura stilistica è l’agiografia, alternata alla denigrazione sprezzante, bastone e carota, nella mistificazione costante dei fatti, ritagliati e distorti, per essere strettamente subordinati alle opinioni e confezionati in pronto uso per il prossimo talk-show.
Come sapeva bene W.R.Hearst, niente incrementa le vendite e ravviva l’attenzione del pubblico più di un conflitto bellico, costituendo una ricetta di assoluto successo per orientare le opinioni e costruire la strategia del consenso… E fu così che, memori della lezione, i nostri menestrelli di corte si convertirono a cantori di guerra: un assatanato manipolo di invasati che, indossata la tuta da combattimento, si sentono autorizzati a sparare cazzate da mane a sera, senza rischio di esaurire le munizioni, onde ribadire il loro servaggio atlantico al padrone americano, strisciando pancia a terra e canna del gas stretta tra i denti.
Ovvio che i loro peana siano al momento riservati ad un ex guitto televisivo, a metà strada tra Beppe Grillo e Mr Bean, una sagoma di cartone imprigionata in un gigantesco Truman Show, prima della riconversione a set cinematografico di guerra per le recite a copione del presidente-soldato disperso in un universo distopico, dove realtà e finzione di mescolano lasciando la stura ad una propaganda martellante ed ossessiva.
Guardatelo, mentre prova strafatto le battute su canovaccio intercambiabile a seconda della platea osannante di riferimento, travestito da soldatino, ruotando sul seggiolone presidenziale..!

Il filmato è talmente surreale che pensavamo davvero si trattasse di una parodia grottesca dell’originale a fini denigratori, prima che ce ne venisse confermata l’autenticità tra l’imbarazzo dei pochi quotidiani che non hanno censurato la notizia. Perché l’ordine di scuderia che vige tra i Cinegiornali Luce embedded (praticamente tutti) è sopire, troncare.
QUI trovate un contributo esaustivo sul personaggio, al netto delle vulgate agiografiche, costruite attorno ad un personaggio da immaginario catodico.

«Prima dello scorso 24 febbraio, la maggior parte degli italiani probabilmente non aveva mai sentito parlare del presidente ucraino Volodymir Zelensky. Molti hanno imparato a conoscerlo con la sua t-shirt militare grazie ai passaggi dei suoi discorsi in Tv, mentre in rete girano le immagini della sua vita precedente, quando era un comico molto apprezzato dal pubblico per la sua satira del Potere, che gli è valso quel pizzico di notorietà utile a vincere le elezioni nel 2019 e a diventare capo dello Stato. Nella copertura mediatica (per la verità un po’ agiografica) che le tv italiane hanno riservato a Zelensky in questi giorni di guerra, è mancato però ogni riferimento ai suoi due anni e mezzo alla guida dell’Ucraina. Periodo invece che contiene aspetti molto interessanti, e anche utili a interpretare gli eventi di oggi.

Il programma
Zelensky si candida alla guida dell’Ucraina con un programma che ha tre punti fermi: rilancio dell’economia, lotta alla corruzione rappresentata dagli oligarchi (come i suoi avversari: il presidente uscente Petro Poroshenko e l’ex premier Yulia Timoshenko) e soprattutto pace nel Donbass e stabilizzazione dei rapporti con la Russia. Al primo turno delle Presidenziali, a sorpresa, è il più votato: raggiunge il 30,6%, una percentuale superiore ai voti di Poroshenko e della Timoshenko messi insieme.
Un risultato che, anche alla luce del fatto che la maggior parte dei consensi gli arrivano dalle Regioni sud-orientali russofone, contiene un messaggio eloquente: gli ucraini vogliono voltare pagina rispetto al decennio tumultuoso che va dalla Rivoluzione arancione del 2004, guidata dalla discussa Timoshenko, a Euromaidan del 2014, che portò poi Poroshenko alla presidenza. Si tratta di un no secco agli oligarchi e al loro potere occulto, ma soprattutto sa di netta bocciatura all’idea di una Ucraina mono–culturale e mono–linguistica auspicata prima dalla Timoshenko e poi da Poroshenko, che ammiccando quest’ultimo fin dal 2014 alle forze ultranazionaliste, si presentava come unico paladino dell’“identità ucraina” minacciata dai russi (non solo quelli di Mosca, anche gli ucraini lingua russa).

Dialogo e pace
Zelensky infatti in campagna elettorale è su posizioni opposte, parla di “popoli fratelli” e si dice contrario a questa sorta di discriminazione che i suoi avversari portano avanti da anni, consapevole di quanto la lingua e la cultura russa siano presenti in una grossa parte di elettorato, che pure si sente ucraina e non necessariamente guarda a Putin. Anzi, sa di andare incontro anche all’ala più liberale e moderata della società ucraina, la stessa che nel febbraio 2014 nelle Regioni occidentali (quindi non russofone) aveva protestato duramente, dopo che i neonazisti di Svoboda, arrivati al potere dopo Euromaidan, avevano immediatamente fatto abrogare la legge sul bilinguismo approvata due anni prima da Viktor Yanukovic. E questa posizione di pacificatore lo premia: al secondo turno trionfa con il 73% dei consensi.

Formula Steinmeier
Con l’obiettivo di raggiungere la pace nel Donbass, Zelensky nell’ottobre 2019 accetta a sorpresa la Formula Steinmeier, ovvero il progetto di pacificazione proposto nel 2015 dall’allora ministro degli Esteri tedesco, che prevedeva libere elezioni nelle zone separatiste sotto la supervisione dell’Osce, con la partecipazione di candidati di tutti i partiti, preludio al formale riconoscimento dello status speciale dei territori del Donbass, sotto la sovranità ucraina. La comunicazione presidenziale è però fallace, e così Zelensky si ritrova subito contro l’ultradestra e gli ambienti militari che lo accusano di aver ceduto dinanzi alle imposizioni di Mosca: «Nessuna capitolazione!» è il grido di protesta che ben presto si allarga anche ad ambienti liberali.
Zelensky però va avanti, e nel dicembre dello stesso anno incontra Vladimir Putin a Parigi, nell’ambito di rinnovati colloqui del Normandy Format, frutto dello spirito di cooperazione avviato dal suo consigliere Andryi Yermak e quello di Putin Dmitri Kozak. A Kiev l’opposizione nazionalista lo attacca ferocemente chiamandolo “marionetta del Cremlino” e lo accusa esplicitamente di arretrare davanti ai russi, quando nel luglio 2020 concorda con i separatisti il cessate-il-fuoco, in attesa di tenere finalmente le elezioni previste dagli accordi internazionali.

Primi insuccessi
Intanto però l’economia nazionale non decolla, complice anche la pandemia che si è abbattuta sull’Ucraina, alla quale il suo Governo non è stato capace di reagire. Anche la battaglia contro corruzione e oligarchi, sua bandiera in campagna elettorale, segna il passo: quando rinnova i propositi di un ingresso di Kiev nell’Ue, Bruxelles gli fa sapere che l’Ucraina non rispetta ancora gli standard di trasparenza previsti per avviare un processo di adesione, perché il Paese non si è ancora dotato di una legislazione tale da poter contrastare i corrotti.
Complice anche la solita errata comunicazione politica, Zelensky a luglio 2020 si ritrova con meno della metà dell’elettorato (43%) che crede in lui: la maggioranza degli ucraini (51%) dice di non fidarsi del proprio presidente. E il calo nei sondaggi lo accompagnerà anche nei mesi seguenti.

Lo sguardo a Washington
Ad inizio 2021 Zelensky è in evidenti difficoltà: nessuno dei grandi risultati promessi due anni addietro è prossimo al conseguimento. Anche l’indecisione nel proseguire sulla contestata Formula Steinmeier nel Donbass (che nel frattempo è tornato ad infiammarsi) allontana ulteriormente una pacificazione con i separatisti russofoni. Mosca ora lo guarda con diffidenza, lo considera poco affidabile, la stessa percezione che hanno Berlino e Parigi. L’unica via d’uscita per trovare appoggi internazionali viene dagli Usa, dove Donald Trump ha lasciato il posto a Joe Biden. La nomina di un clintoniano doc come Anthony Blinken a segretario di Stato lascia prevedere anche un cambio di strategia nella politica estera di Washington da isolazionista a interventista. Viene messo in agenda un vertice a due da tenere in autunno alla Casa Bianca, dal quale il presidente ucraino spera di tornare a Kiev con il sostegno statunitense.
Cercando di recuperare consensi al di fuori del suo elettorato, Zelensky comincia ad adottare un linguaggio più duro e meno conciliante con la Russia, e torna a parlare con insistenza di adesione dell’Ucraina alla Nato, trovando subito una sponda Oltreatlantico. Intanto, entra in rotta di collisione con il suo fidato spin doctor e speaker della Verchovna Rada (il Parlamento) Dmytro Razumkov. Dopo che questi ha espresso forti critiche sulla costituzionalità della governance presidenziale del Consiglio di Sicurezza ucraino, Zelensky lo fa rimuovere dalla sua carica, facendo votare i suoi deputati assieme ai nazionalisti della Timoshenko e gli altri gruppi legati a Poroshenko e agli oligarchi.

Il crollo nei sondaggi
Ma il macigno che pare assestare il colpo di grazia alla sua credibilità arriva in ottobre. Esplode lo scandalo dei Pandora Papers, ovvero viene resa nota in tutto il Mondo una serie di documenti riguardanti beni e proprietà offshore di alcune delle figure più ricche e potenti del Pianeta. Sono coinvolti 35 leader mondiali, e tra i nomi c’è anche quello di Zelensky. Gli ucraini scoprono che il presidente e gli uomini a lui più vicini hanno proprietà nascoste in paradisi fiscali come Belize e Isole Vergini.
I media governativi cercano di arrampicarsi sugli specchi, dicendo che le società di comodo legate al presidente ucraino erano note fin da prima della sua elezione. Il Governo fa trasparire l’idea che, in fondo, «così fan tutti». Un autogol clamoroso, l’ennesimo. Il messaggio che arriva agli ucraini, in buona sostanza è che Zelensky è un politico interessato al denaro come tutti gli altri. Gli stessi che voleva combattere.
A metà del suo mandato presidenziale, il disastro pare compiuto: in autunno il suo gradimento crolla al 24,7 per cento, i suoi elettori gli voltano le spalle. Siamo ormai a fine ottobre, quattro mesi prima dell’attacco russo.

Errate valutazioni?
È dinanzi all’oltranzismo assunto sul Donbass da Zelensky, che intanto è volato a Washington dove ha chiesto agli Usa di sostenere l’ingresso dell’Ucraina nella Nato e che in patria sembra sempre più ostaggio dei nazionalisti anti-russi, che Putin probabilmente comincia a pensare ad un regime change. Il presidente russo arriva forse a supporre che la forte contrarietà della popolazione ucraina verso il governo di Kiev e verso la classe politica locale possa rivelarsi un alleato cruciale in un’operazione militare su larga scala. Può essere stata la cialtroneria di Zelensky ad aver fatto credere agli strateghi del Cremlino di poter prendere l’intera Ucraina tra gli applausi della gente?
Non si può escludere che in un primo momento Putin avesse pianificato un’occupazione del solo Donbass, come avvenuto nel 2014 in Crimea. Poi però la sfiducia dei cittadini ucraini verso i loro amministratori può aver contribuito a cambiare i piani del Cremlino, erroneamente convinto di trovare ampio consenso nella popolazione. Anche il linguaggio usato dal leader russo nell’immediata viglia dell’invasione e nelle prime ore successive (ricordate l’ambiguo appello all’Esercito a sollevarsi e a deporre il Governo?) lascerebbe pensare a questo. L’”operazione speciale” scattata il 24 febbraio scorso avrebbe così una logica: ma come spesso accaduto nei conflitti del passato, potrebbe essere frutto di un grave errore di valutazione. Forse è proprio in uno di questi incroci che la Storia prende un percorso preciso

Alessandro Ronga
(09/03/2022)

E per questo tizio buffo, a cui ‘qualcuno’ ha fatto credere che sarebbe stato inondato di miliardi a sbafo con l’entrata nella UE e che tutto l’Occidente avrebbe marciato compatto alla riconquista del Donbass per spezzare le reni alla Russia con l’ingresso nella NATO (scatenando l’apocalisse nucleare), salvo trasformare il proprio paese in un immenso campo di battaglia, con un conflitto per procura tra Russia e USA (dove gli ucraini forniscono la carne da macello), noi rischiamo la terza guerra mondiale o, nella migliore delle ipotesi, il ritorno al medioevo, tra razionamento viveri e carenza energetica, iperinflazione e recessione economica, in regime di guerra permanente e ridotti a colonia atlantica in stato di dipendenza servile per garantire la primazia americana, in attesa dello scontro finale con la Cina (la guerra che gli USA stanno preparando da 20 anni).

Homepage

GRIND PASS

Posted in Masters of Universe, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 15 ottobre 2021 by Sendivogius

Mi rivolgo a Voi, donne e uomini liberi, che vi opponete alle ibridazioni del piano Kalergi, ed alle manipolazioni genetiche dell’Umbrella Corporation; è infatti tempo che conosciate la terribile verità…
I poteri forti… gli Illuminati di Baviera… gli Annunaki… i VisitorsVoldemortYog-Sothoth… il misterioso Dr. Fu-Manchu… i malefici Mi-go di Yuggoth… che segretamente controllano gli stati e l’economia, gli elementi celesti e la terra piatta, aspirando a dominare il mondo dalle loro basi nascoste sul lato oscuro della Luna e tra i ghiacci dell’Antartide, sanno TUTTO di voi.
Ci avete mai pensato?!? Già a partire dalla vostra azienda, sanno dove abitate (gli avrete pure dato un maledetto documento di identità al momento dell’assunzione!). Conoscono il vostro codice fiscale ed il numero di conto corrente (vi fregano con l’accredito dello stipendio!!). E sanno pure quanti figli avete, grazie alla scusa degli assegni familiari.
Certo lavorare in nero vi salverebbe, ma poi vi fottono all’INPS quando andate a chiedere il reddito di cittadinanza! E attraverso la vostra Tessera Sanitaria possono conoscere anche il vostro quadro clinico e vi infettano coi quantum dots. Ci avete mai pensato che possono essere innestati, anche attraverso lo sciroppo per la tosse o le supposte?! Che poi i dottori sono tutti al soldo delle cause farmaceutiche! Per questo è molto meglio curarsi con le pozioni magiche e gli amuleti, grazie alle ricette segrete che trovate su internet nel sito anonimo di qualche generoso scienziato alternativo, che ha scoperto la cura contro il cancro ed ha deciso di condividerla con voi, insieme al link della pomata taiwanese per ingrandire il vostro pene. Perché questo la “scienza” ufficiale non ve lo dice!!
Sanno esattamente dove vi trovate, quali sono le vostre reti di contatto! E se la smetteste di gingillarvi in continuazione col vostro smartphone, abbeverandovi ad ogni puttanata cospirativa che riuscite a scovare su internet, mentre postate minchiate sul facebook dell’ebreo Zuckerbeg, forse gli agenti del Deep State smetterebbero di tracciare i vostri movimenti ed intercettare le vostre conversazioni!
Ma per le bande di mentecatti, laureati on line all’Università di YouTube, il problema è il “green pass”: quel subdolo strumento di controllo, architettato dalle entità occulte della “dittatura sanitaria”, per l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale.
È ovvio che il certificato verde sia invece una false flag! Spegnete tutto! Bruciate tutto! Distruggete i vostri computer, i vostri cellulari, i vostri documenti di riconoscimento, i vostri bancomat. Licenziatevi dal lavoro e rinunciate ad ogni sussidio. Rendetevi irrintracciabili. Ritiratevi in qualche caverna sulle montagne, come gli uomini di Neanderthal che vivevano fino a 150 anni senza acciacchi, mangiando bacche di goji. Volgete gli occhi al cielo, aprite la bocca e aspettate che piovano fiocchi di manna, o che passi uno stormo di piccioni incontinenti, non appena si diraderanno le scie chimiche.
Io vi capisco… Avete ragione. È tutto un complotto! Il Covid è solo un’invenzione… e purtroppo v’ha mancato! Per ora, spero.

Homepage

LA SINTESI PERFETTA

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , on 1 luglio 2021 by Sendivogius

Ci sono titoli che meglio di ogni altra cosa riassumono alla perfezione il senso di un governo e la sua ragion d’essere, rivelando sponsor e mandanti per niente occulti alle origini del suo insediamento, con gli obbiettivi strategici che questi si ponevano fin dall’inizio dell’intera operazione, nel malcelato compiacimento che trasuda dai giornalini di riferimento:

Condono fiscale tombale.
Licenziamenti di massa.
Stornare tutti i fondi pubblici disponibili, verso le casse confindustriali a rimpinguar le tasche.

E lo fa, secondo il comprovato assioma padronale che è molto meglio levare ai poveri per dare ai ricchissimi, con la grancassa mediatica accordata in un’unica orchestra nel levare gli osanna all’ennesimo salvatore della patria, insediato a tutelare i privilegi di pochi nel disinteresse di molti.
È la sintesi del Governo Draghi. Tutto il resto sono dettagli.

Homepage

THE MANGLER

Posted in Business is Business, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , on 27 Maggio 2021 by Sendivogius

I Signori di Confindustria se li chiami “padroni” si offendono.
A lor signorie piace infatti immaginarsi come benefattori, per l’incommensurabile privilegio di poter lavorare per loro con stipendi al massimo ribasso e garanzie inesistenti, sfruttando lo stato di necessità dietro la minaccia della miseria, prima di essere buttati via una volta spremuti a dovere.
Loro ovviamente la chiamano “opportunità di mercato”, su contenimento dei costi.

«Il blocco dei licenziamenti va rivisto, perché non va bene lasciare in cig ad oltranza persone che potrebbero essere ricollocate, ora che la manifattura sta ripartendo. […] Non ha senso bloccare queste persone in aziende che non hanno futuro: è meglio che vengano ricollocate sul mercato


 È la signora Laura Dalla Vecchia che vi parla. La presidente degli industriali di Vicenza, in attesa dell’Autunno che verrà, ci regala l’ennesimo saggio di darwinismo sociale estremo e di cinismo padronale, con l’algida naturalezza di chi reputa la cosa normalissima, quando si è di casa nei buffet dove le brioches non mancano mai, mentre ci sorridono incorniciate nel tailleur d’ordinanza.

E insomma, a chi tocca non s’ingrugna!

«C’è un sacco di brava gente che avrebbe voglia di rimettersi in pista, ma se hai un curriculum inadeguato è difficile. Avevamo già chiesto al precedente governo di potenziare l’alternanza scuola-lavoro: serve a far capire ai giovani che tipo di offerta c’è nel territorio. I lavori legati alla manifattura ti danno soddisfazione, garanzia di salario, permettono di vivere con dignità

Luana D’Orazio, morta a 22 anni, risucchiata in un orditoio tessile, mentre lavorava per 980 euro mensili (lordi!).

“I lavori legati alla manifattura ti danno soddisfazione, garanzia di salario, permettono di vivere con dignità.”

E segnatevele ‘ste parole!

Homepage

TRANSIZIONI

Posted in Masters of Universe, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , on 22 Maggio 2021 by Sendivogius

Fortissimamente voluto dalla Setta del Grillo come conditio sine qua non, per il varo del Governo Draghi e soprattutto per fornire una ragion d’essere ai gonzi che ancora ci credono, onde giustificare la partecipazione al governo più anti-grillino dalla creazione del sedicente MoVimento, nell’ingenuità fanciullesca del grulloide medio, il nuovo ministero della Transizione Ecologica” avrebbe dovuto essere una sorta di super-dicastero dell’Ambiente elevato all’ennesima potenza, per dare una qualche polpa ai fumosi cinque punti del non-programma (appunto, mai nome fu più azzeccato).
A scanso di equivoci è stato subito affidato ad un uomo di Finmeccanica (nonché gradito ospite delle convention renziane), un misconosciuto fisico col pallino del “digitale sostenibile”, qualunque cosa voglia dire. E tanto è bastato per scatenare i facili entusiasmi dei bimbiminkia pentastellati, tale è la dabbenaggine dei babbei a cinque stelle; salvo scoprire che affidare la salvaguardia dell’Ambiente a Roberto Cingolani è stato come rimettere ad Attila la difesa dei diritti umani.

Fedele al suo nuovo mandato, il neo-ministro Roberto Cingolani ha subito interpretato la tutela del territorio e del mare in chiave mostruosamente ecologista…
Sì al passaggio delle “grandi navi”, attraverso il Canale della Giudecca, a Venezia…

Sì alle trivellazioni nel Mar Adriatico, con l’apertura sottomarina di ben 11 pozzi per l’estrazione di idrocarburi, tanto per cominciare, e l’esplorazione di un’altra ventina di giacimenti da perforare…
Ovviamente, il prof. Cingolani auspica il ritorno quanto mai prossimo al nucleare…. Infatti, sua è pure l’ideona dell’introduzione di mini reattori a fissione nucleare, perché il professore verde (petrolio) è molto preoccupato per lo smaltimento della plastica, ma assai meno delle scorie radioattive.
Né dubitiamo si applicherà in tal senso, vista la propensione a decidere in splendida solitudine, dal momento che i suoi principali referenti sembrano essere soprattutto Leonardo, ENI e Saipem. E solo a quelli si sente di dover dare conto.
Evidentemente, vista la natura delle sue decisioni, il ministro dell’ambiente non ravvisa l’impatto ambientale.
Al contrario, al professore-ministro non piacciano le auto elettriche; molto meglio i veicoli ad idrogeno, purché sia “verde” è ovvio!

“Fra dieci anni avremo l’idrogeno verde e le automobili che andranno a celle a combustibile. Le batterie le avremo superate, perché hanno un problema di dismissione, e staremo investendo sulla fusione nucleare, che ora sta muovendo i primi passi nei laboratori.”

E chi lo dovrebbe produrre l’idrogeno verde, che ovviamente in natura non esiste?
Ma naturalmente ENI, che infatti ha subito fiutato (o imboccato) l’affarone, che sulla carta vale più di 3 miliardi di sussidi pubblici a fondo perduto, visto che:

“utilizzare combustibile fossile per trasformarlo in idrogeno, e sotterrare la CO2 prodotta, richiede una enorme quantità di energia. Il vantaggio per l’industria però è un altro. Per spremere dai giacimenti fino all’ultima goccia di petrolio, oggi si iniettano liquidi e vari gas (per aumentare la pressione); domani si potrebbe spingere dentro solo la CO2 prodotta facendo idrogeno. Problema: l’anidride carbonica una volta sotterrata diventa liquida, e poiché parliamo di volumi potenzialmente enormi, secondo il CNR occorre valutare attentamente il rischio sismico, che in Italia è quello che è.”
(fonte)

Peraltro, niente esclude che il gas serra imbottigliato nei giacimenti sotterranei esausti, con l’immissione di sostanze altamente inquinanti, pompate direttamente nell’ambiente terrestre e marino, non finisca per essere di nuovo disperso in natura a causa di eventuali sconvolgimenti sismici e geologici.
Ma vuoi mettere la straordinaria opportunità di liberarsi delle emissioni di biossido di carbonio dei propri stabilimenti industriali, interrandole nei pozzi petroliferi oramai spremuti ed inutili, ed essere pure pagati per farlo?!?
Insomma, credevate davvero che la mitica UE sganciava sull’unghia quasi 24 miliardi di euro perché davvero interessata alle “energie rinnovabili”… la “mobilità sostenibile”… ed altre stronzatine buone per intortare qualche citrullo in transizione ecologica?!?
Timeo Danaos et dona ferentes!

Homepage

Brodetto di Capitone

Posted in Masters of Universe, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , on 27 gennaio 2020 by Sendivogius

Cazzo se è stata una lunga apnea, mentre tutt’attorno volava merda a palate!
Allora… com’è che recitava il mantra, salmodiato fino allo sfinimento, per frantumazione molecolare degli zebedei?!?

Il 26 Gennaio li mandiamo tutti a casa… inviamo l’avviso di sfratto al governo… Ovvero, l’Esecutivo di disperazione che l’Uomo dei Selfie dovrebbe invece tenersi ben stretto, visto che fa talmente schifo da essere uno straordinario moltiplicatore di consensi e dunque suo principale traino elettorale…
E visto che la pantomima sguaiata premia: dimissioni! …ci giochiamo tutto…
Ecco appunto! Esattamente, l’Uomo che magna cos’è che si giocava? Perché in ogni partita c’è chi vince e c’è chi perde. E non è ben chiaro cosa avrebbe perso LVI in caso di sconfitta, ora che l’Emilia Romagna non ha voluto essere ‘liberata’ ed anzi l’ha mandato sonoramente a fare in culo con tutta la tribù di zotici al pascolo, assieme al resto dei suoi manipoli in camicia nera. Tanto che gli è toccato riarrotolare la candidata sockpuppet nel cassetto dei resi e tirare dritto fino alla prossimo buffet; nonostante fosse andato a raccomandarsi alla madonna (una delle tante in circolazione), dopo la visita a parenti e amici sotto sale…

E ovviamente con l’immancabile imitazione della ducia gemella, per plagio elettorale su clonazione digitale…

Entrambi dovranno rimettere in frigo le bottiglie di spumante e magari rivalersi alle prossime elezioni in Toscana, dove potrebbero essere più fortunati… Tuttavia tra porci, prosciutti, madonne, e groupie dagli ardori sovrani, non dubitiamo che il Mussolini di ghisa saprà consolarsi e sollazzarsi a dovere, votandosi ai suoi idoli profani preferiti, in quel di Bibbiano…
Cuius regio, eius religio. E ovviamente continuerà ad ammansire in pubblico il suo enorme faccione da culo, come se nulla fosse. Evidentemente la parabola dell’altro Matteo, con le elezioni trasformate in ordalia su sé stesso, non gli hanno insegnato nulla.

Homepage

Rogue Nation

Posted in Masters of Universe, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , on 6 gennaio 2020 by Sendivogius

Qual’è il colmo di uno “stato canaglia”, che ama immaginare se stesso come la patria della democrazia?
Armare formazioni terroristiche, organizzare squadroni della morte e altri gruppi paramilitari clandestini, sovvertire ed appoggiare golpe militari contro i governi non graditi, per instaurare regimi dittatoriali sì, ma assai malleabili e disponibili verso gli interessi della superpotenza egemone, che con ogni evidenza trova nelle dittature militari il miglior strumento di controllo funzionale ai propri obiettivi di ‘democrazia’ esclusiva ed escludente. A tutt’oggi, la sedicente Land of Freedom resta il miglior interprete del pensiero di Carl Schmitt, mentre se ne fotte bellamente di ogni parvenza di diritto internazionale.
Destabilizzare l’intera regione mediorientale, organizzando guerre per procura (Siria), invadendo e trasformando stati sovrani in protettorati coloniali (Iraq), onde potersi impadronire delle risorse petrolifere. E pretendere di farsi rifondere i costi di 15 anni di occupazione militare, a meno di non incorrere in “enormi sanzioni” punitive, qualora il paese beneficiato osi chiedere timidamente di togliere il disturbo dopo aver tanto contribuito alla sua liberazione (4 milioni di sfollati; mezzo milione di morti; un paese lacerato e danni per miliardi di dollari).
Il ché rende chiarissime due cose:
1) Che il “Liberatore” non intende assolutamente levare le tende; se non di sua sponte, per decisione unilaterale e certo non concordata col Liberato.
2) Che il discorso si estende alle centinaia di basi militari sparse per tutto il pianeta da oltre mezzo secolo, nella galassia di ubbidienti “stati clienti” che ipocritamente chiama “alleati” e che impudicamente usa come potenziale prima linea del fronte, esponendoli ad ogni possibile rappresaglia e devastazione nell’esportazione della guerra. Gli stessi che all’occorrenza vengono omaggiati da dazi e sanzioni doganali, per dirimere questioni commerciali. Tra amici e partner alla pari si usa così. Un tempo la si chiamava diplomazia delle cannoniere, o anche politica del grosso bastone, da sempre una specialità tipicamente americana. Oggi i tempi sono indubbiamente cambiati…
Da noi, ad applaudire l’unilateralismo trumpiano, con le sue rodomontate machiste via twitter, resta solo quell’edizione italiana del Völkischer Beobachter che si fa chiamare “Libero”, per la raccolta liquami dell’italico ur-fascismo. Il prodotto vende sempre bene…

E ovviamente non poteva mancare l’ineffabile Matteo Salvini, il Capitan Mitraglia del fucile e rosario per tutti. Con ogni evidenza, tra nazisti ci si intende.
Poi, siccome i tempi richiedono un salto di qualità, ci sarebbe anche la propensione sempre più sfacciata nel programmare (al riparo da noiose pastoie legali) rapimenti a scopo di tortura (extraordinary rendition) dei potenziali oppositori politici; nonché organizzare, forte della più assoluta impunità, l’assassinio seriale di leader stranieri sgraditi (in questo, la dottrina israeliana ha fatto scuola), nella sfacciata arroganza del compiacimento omicida e nella libidine dello stesso.
Giusto per non farci mancare nulla, segue il minacciare “rappresaglie spropositate” in caso di (naturale) reazione; ovvero colpire (volutamente) obiettivi civili e siti culturali in spregio ad una mezza dozzina di convenzioni internazionali, quella di Ginevra in primis, circa la definizione di “crimini di guerra”.
Naturalmente, i “terroristi” sono tutti quanti gli altri, con buona pace dello stato di diritto ed almeno 200 anni di civiltà giuridica.

Homepage