Decreti e Grimori

 

letavoledellaleggeLa Tavola della Legge

 

Se fosse possibile dare una forma al Geist, lo spirito vitale che anima le decisioni e le scelte del Berlusconi IV, questa troverebbe la sua incarnazione ideale nel Decreto-Legge 112.

Madre e fucina delle politiche governative, il DL n° 112 del 25/06/08 è una sorta di breviario d’indirizzo che nei suoi 85 articoli traccia le linee programmatiche in tema di “sviluppo economico, semplificazione, competitività, stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria”, stabilendo le finalità ed i relativi ambiti di intervento “unitamente agli altri provvedimenti indicati nel Documento di programmazione economica e finanziaria per il 2009 [Art. 1].

La contestata Legge 133 ne è un diretto surrogato, mentre molte delle iniziative legislative che caratterizzano l’attuale maggioranza costituiscono la diretta attuazione di quanto contenuto nel Decreto 112. Tra le tante, le disposizioni riguardano l’installazione di reti e impianti in fibra ottica per la banda larga, il sostegno all’internazionalizzazione delle imprese, liberalizzazioni e privatizzazioni, programmazione economica e contenimento della spesa pubblica, strategie energetiche e ritorno al nucleare… Ma ci si occupa pure degli Enti Locali e della Pubblica Amministrazione (praticamente una sorta di Taglia-Tutto), passando per le modifiche alla disciplina dei contratti di lavoro, fino alla riforma dell’Istruzione e della Ricerca (Capo V del DL) che ispira la filosofia e la sostanza della cosiddetta riforma Gelmini, in una esposizione di intenti per progetti presenti e futuri.

Data la sua natura onnicomprensiva, il D.L. 112 meriterebbe un’analisi molto più attenta ed approfondita di quanto sia possibile fare nei limiti di questa sede. Sarà tuttavia il caso di esaminare un paio di articoli presi a campione, in quanto evocativi dell’ideologia e delle ipocrisie che ne permeano la sostanza.

 

PETROLIO. Dall’Iraq all’Adriatico…

veneziaChe la tutela dell’ambiente e la preservazione del territorio siano spariti dalle agende politiche dei partiti, è un fatto oramai assodato da tempo. In materia l’Italia vanta un pessimo primato. Non meraviglia quindi la stesura di una Legge obiettivo per lo sfruttamento di giacimenti di idrocarburi, auspicata nell’art. 8 del DL 112, direttamente nel cuore della Laguna di Venezia, riconvertita a fabbrica per l’imbottigliamento di spremuta di dinosauro.

A dire il vero, ci sarebbero dei “divieti di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi nelle acque del golfo di Venezia”. Da notare l’uso del termine ‘coltivazione’; il petrolio non si estrae, si coltiva. E si semina lungo le coste, aspettando la nera germinazione. Ora, il decreto prevede che il Ministro dell’Ambiente, nelle vesti della tenera Giovannina Prestigiacomo, accertata “la non sussistenza di rischi apprezzabili di subsidenza sulle coste” potrà dare il nulla osta per l’allegra coltivazione in serre d’alto mare. A scanso di equivoci, gli accertamenti saranno effettuati dai “titolari dei permessi di ricerca e delle concessioni di coltivazione”, ossia dalle stesse società private interessate alla trivellazione e all’estrazione del greggio.

 

FANNULLONI. Il Bastone e la Carota…

belli-capelli1La personale crociata di Renato Brunetta contro i “fannulloni” della P.A. è un capolavoro surrealista al servizio della propaganda populistica. Una pantomima governativa dove l’esagitato ministro strepita e scalpita agitando il bastone punitivo, minaccia provvedimenti draconiani, e intanto nicchia indicando le ceste piene di carote, perché certe clientele tornano sempre utili a scadenze elettorali…

Ad esempio, nell’art. 47 si gridano controlli a tappetto contro il cumulo di incarichi e loro incompatibilità per gli impiegati della P.A. Un Licurgo redivivo promette una bella strigliata ai malaticci, imboscati e parassiti della funzione pubblica: esclusione di trattamenti economici aggiuntivi per infermità dipendente da causa di servizio (Art. 70) e un più stretto controllo sulle assenze per malattia (Art. 71). E mentre il ministro lotta per l’aumento dell’età pensionabile e l’estensione degli oneri lavorativi alle donne, ecco il formidabile regalo: la prebenda ghiotta e privilegiata per i soliti ignoti… Con una circolare a firma Brunetta nel mese di Ottobre, è in arrivo l’azzurro regalo di Natale per il fortunato paraculato.

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Art. 72 – Personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo

1. Per gli anni 2009, 2010 e 2011 il personale in servizio presso le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le Agenzie fiscali, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, gli Enti pubblici non economici, le Università, le Istituzioni ed Enti di ricerca (…) può chiedere di essere esonerato dal servizio nel corso del quinquennio antecedente la data di maturazione della anzianità massima contributiva di 40 anni. La richiesta di esonero dal servizio deve essere presentata dai soggetti interessati, improrogabilmente, entro il 1° marzo di ciascun anno a condizione che entro l’anno solare raggiungano il requisito minimo di anzianità contributivo richiesto e non e’ revocabile. La disposizione non si applica al personale della Scuola.

 

Ovvero, ad eccezione del personale scolastico (sembra infatti che i cattivoni siano orientati prevalentemente a ‘sinistra’), coloro che abbiano maturato almeno 35 anni di contributi nella P.A. potranno rimanere a casa, o dove più gli aggrada, e continuare a percepire lo stipendio.

 

2. E’ data facoltà all’amministrazione, in base alle proprie esigenze funzionali, di accogliere la richiesta dando priorità al personale interessato da processi di riorganizzazione della rete centrale e periferica o di razionalizzazione o appartenente a qualifiche di personale per le quali è prevista una riduzione di organico.

 

Il provvedimento è per molti ma non per tutti. Solo se sei nelle grazie del capo e fai riferimento alla corrente ‘giusta’ potrai godere dello statale appannaggio da vero fannullone assistito a domicilio.

 

3. Durante il periodo di esonero dal servizio al dipendente spetta un trattamento temporaneo pari al cinquanta per cento di quello complessivamente goduto, per competenze fisse ed accessorie, al momento del collocamento nella nuova posizione. Ove durante tale periodo il dipendente svolga in modo continuativo ed esclusivo attività di volontariato, opportunamente documentata e certificata, presso organizzazioni non lucrative di utilità sociale, associazioni di promozione sociale, organizzazioni non governative che operano nel campo della cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, ed altri soggetti da individuare con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze da emanarsi entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, la misura del predetto trattamento economico temporaneo è elevata dal cinquanta al settanta per cento. Fino al collocamento a riposo del personale in posizione di esonero gli importi del trattamento economico posti a carico dei fondi unici di amministrazione non possono essere utilizzati per nuove finalità.

 

A dire il vero, lo stipendio sarà dimezzato. Ma niente paura! Se ti dedichi a qualche ora settimanale di volontariato (anche il circolo per il gioco dello scopone può andar bene) il tuo stipendio schizza improvvisamente al 70%.

 

4. All’atto del collocamento a riposo per raggiunti limiti di età il dipendente ha diritto al trattamento di quiescenza e previdenza che sarebbe spettato se fosse rimasto in servizio.

 

Cioè: per cinque anni lo ‘Stato’ ti paga per non fare un cazzo (o meglio, per fare quello che più ti piace dove ti pare), dopo di che te ne vai in pensione col massimo dei contributi ed il massimo di stipendio. E questo vale pure se hai cominciato a lavorare (che so? Alla Presidenza del Consiglio curando la rassegna stampa) a 20 anni. A 55 a riposo pagato; a 60 in pensione col massimo. E tu co.co.co(glione) aspetta il prossimo rinnovo, sperando di cumulare 40 anni di contributi.

 

5. Il trattamento economico temporaneo spettante durante il periodo di esonero dal servizio è cumulabile con altri redditi derivanti da prestazioni lavorative rese dal dipendente come lavoratore autonomo o per collaborazioni e consulenze con soggetti diversi dalle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 o società e consorzi dalle stesse partecipati. In ogni caso non è consentito l’esercizio di prestazioni lavorative da cui possa derivare un pregiudizio all’amministrazione di appartenenza.

 

Finalmente, il bravo pubblico impiegato si potrà dedicare al secondo o terzo lavoro, in piena libertà e senza più paura di essere beccato.

 

Non c’è che dire… Un’iniziativa davvero rivoluzionaria. Questo sì che vuol dire essere flessibili!

 

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