Archivio per Weimar

NONSENSE ITALIA

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 novembre 2013 by Sendivogius

Nell’Eccezione permanente di un’Italietta ormai dispersa nella sua deriva neo-weimeriana, capita che un Presidente della Repubblica, investito di poteri regali da un parlamento inconsistente, blindi un governo che non dispone più di una maggioranza certificata alle Camere, senza che ciò implichi una verifica parlamentare o un rimpasto di governo. Questo perché due (PdL e Scelta civica) dei tre partiti che compongono l’immonda maggioranza di fatto non esistono più, mentre l’innominabile partito bestemmia è dilaniato al suo interno dalla fronda maggioritaria di coloro che delle Laide Intese non ne possono proprio più.
Dalla grosse koalition alla tedesca, al gran bollito all’italiana con tanto di stallo alla messicana incorporato, l’ammucchiata è servita! Dinanzi ad una cesura con pochi eguali tra Istituzioni e Cittadinanza, che rischia di degenerare in una frattura irriducibile, la soluzione migliore elaborata dall’ottuagenario Presidente che volle farsi Re è puntellare un governo artificiale, senza più alcun radicamento sociale e con un consenso popolare ridotto ai minimi storici (ma compensato dalle cariche di polizia), tramite l’inamovibilità dei suoi ministri più screditati. E per questo ridotto a vegetare in uno stato comatoso, nell’immobilismo più totale, perché al minimo sommovimento al suo interno la fragilissima costruzione imposta dal Nonno sul Colle rischia di franare come un effimero castello di carte, nella prosecuzione ad oltranza di un’esperienza perniciosa ancor prima che fallimentare.
In tale ambito, la fiducia (imposta sotto ricatto) ad un Guardasigilli dai rapporti quantomeno chiacchierati ricorda di molto le formule del compromesso dilatorio, così care a quel Carl Schmitt che della democrazia di Weimar vergò compiaciuto l’epitaffio, e che lasciano completamente irresolute le divergenze di fondo attraverso la dilazione delle risoluzioni nella perseveranza dell’errore.
snail on the thread of a razor blade A simile compagine governativa alla perenne ricerca di un senso che non ha, cristallizzata com’è nella sua immutabilità fondata sull’eterno rinvio, si dovrebbe demandare la riforma della Costituzione, peraltro in deroga alle norme previste dall’Art.138 che tale revisione disciplina, con una serie interminabile di anomalie giuridiche che fanno dell’eccezione alla norma la regola condivisa. Nonché la “riforma della giustizia” affidata ad un ministro screditato, su pressione di un pregiudicato abusivamente insediato al Senato!
Il risultato è un’Esecutivo immobilizzato da una paralisi istituzionale senza precedenti, ridotto a mero esecutore testamentario delle ultime volontà dettate dalle tecnoburocrazie eurocratiche: la soluzione finale per una politica economica dei “compiti a casa” e delle caramelle, in un Paese prostrato dalla recessione, avvitato in un declino senza uscita nella persistenza di una cura fallimentare. La persistenza della “Crisi” è più che altro una scusa per legittimare uno stato di necessità fondato su una serie di deroghe costituzionali nella preservazione del potere.
Alimenta la minaccia del populismo fascistoide ed al contempo se ne serve per prorogare la permanenza di una anomalia giuridica preminente, in una costante materializzazione ectoplasmatica di oscure presenze, un’inquietante galleria di ‘anime morte’ degna dell’Overlook Hotel

LettorranceIl governo ha l’oro in bocca
Alessandra Daniele
(10/11/13)

«Non è una novità che la giustizia italiana sia schifosamente classista, né che lo siano i suoi presunti giustizieri: Giancarlo Caselli non sarebbe certo stato altrettanto assolutorio verso la Cancellieri, se la ministra avesse fatto scarcerare un’attivista No-TAV, anziché una palazzinara.
Ma cosa c’è rimasto in Italia ad essere una novità? Tutto continua a ripetersi ossessivamente sempre uguale.
Questo secondo governo di Grossolana Coalizione, spacciato per quello che avrebbe finalmente restituito al paese rispettabilità e credibilità internazionale, mantiene alla Giustizia una ministra che s’è dichiarata e dimostrata “a disposizione” della famiglia di palazzinari bancarottieri che rivendica d’averla piazzata al ministero.
Annamariaaah!E tutta la Grossolana Coalizione la difende: la testa della Cancellieri non si tocca, perché per il governo sarebbe esplosiva come quella della robottona di Total Recall alla quale la ministra somiglia. Dentro quella robottona si nascondeva Schwarzenegger, dentro la Cancellieri c’è Ligresti.
TOTAL LIGRESTINiente è davvero cambiato. Mani Pulite è stata rivoluzionaria quanto Second Life.
Siamo ancora ai tempi della DC dei Gava e dei Lima. Siamo ancora nel regno dei Borboni, con una sottile riverniciatura Savoiarda che cambia tutto per non cambiare niente.
Jack TorranceL’Italia rimane bloccata nell’interminabile ultimo valzer del Gattopardo, cristallizzata in un immutabile inferno vintage di sorrisi fasulli e autentico orrore, come Jack Torrance nell’ultimo fotogramma di Shining.
Un inferno in bottiglia, nel quale i partiti al governo, come virus, cercano di scindersi per moltiplicarsi e occupare anche lo spazio dell’opposizione: Renzi piccona il PD per scalarlo meglio, Casini abbandona Monti sull’autostrada, Berlusconi scarica la colpa delle tasse sui governisti integralisti di Alfaida. E progetta di riesumare Forza Italia con lo stesso identico slogan truffaldino di vent’anni fa: meno tasse per tutti.
Un inferno in rovina come l’economia, che le razzie dei saccomanni riescono solo a devastare ulteriormente. Dopo la TRISE è in arrivo la TARFU, acronimo militare USA per Totally And Royally Fucked Up.
L’ISTAT si sbaglia, l’economia italiana non è tornata agli anni 70.
È in coma

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L’Onda Anomala

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 febbraio 2009 by Sendivogius

 

IL REUCCIO FURIOSO

 

darth-water È un fiume in piena il Silvio Furioso, allergico ai limiti, che tracima gli argini, stralcia ogni regola, e nella sua ira funesta tutto travolge, in una marea montante di fango e di merda dalla quale nulla si salva. Non la magistratura, nemico irriducibile da colpire ed umiliare. Non il Parlamento, ridotto ad anticamera di lusso per cortigiani; muto boudoir riservato alle esibizioni liturgiche del sovrano. Non il Presidente della Repubblica, tornato ad essere uno dell’altra parte, il ‘comunista’: la categoria indeterminata ed onnicomprensiva che isola nel ghetto dell’assoluto disprezzo e della non-cittadinanza chiunque, non allineandosi alle scelte del Re, non sottoscrivendo il suo conformismo manicheo, osa ancora esternare il proprio dissenso. Né si salva la Costituzione, in quanto superata, filo-sovietica, soprattutto indisponibile alle ambizioni autocratiche del reuccio, e per questo vissuta come impaccio.

Nella sua corsa verso un potere assoluto e illimitato, il Silvio ferito vive il richiamo al rispetto degli equilibri istituzionali come un’offesa personale, un’intollerabile provocazione alla sua autorità non discutibile né condizionabile.

Abbiamo già parlato dell’abuso nell’utilizzo della decretazione d’urgenza e delle involuzioni democratiche che sono alla base de Lo Stato di Polizia. In riferimento alla crisi che travolse la Repubblica di Weimar, riportiamo a complemento un brano che ben rende sui rischi legati all’eccesso di decreti:

I decreti erano destinati solo a situazioni straordinarie, ma Ebert, che fu il primo presidente della Repubblica, ricorse molto spesso a questo strumento, utilizzandolo in non meno di 136 occasioni diverse. (…) Non esisteva, in pratica, alcuna tutela contro l’abuso dell’articolo 48 [che, nella nuova Costituzione, disciplinava il ricorso alla decretazione d’urgenza], in quanto il presidente poteva sempre valersi del potere di sciogliere il Reichstag  [il Parlamento tedesco], se esso avesse respinto un suo decreto. Inoltre i decreti potevano essere utilizzati in qualsiasi momento per creare un fatto compiuto o una situazione in cui l’unica opzione possibile per il Reichstag era l’approvazione (i decreti potevano essere usati per intimidire e imbavagliare le voci contrarie al governo in carica). È indubbio che alcune occasioni non concessero spazio ad alternative diverse dal metodo dei decreti. L’art. 48 tuttavia non conteneva alcuna disposizione che consentisse poi al Parlamento di riappropriarsi del potere legislativo.

(…) L’uso eccessivo, e talvolta l’abuso, della decretazione finì per ampliarne l’applicazione fino a trasformarla in una potenziale minaccia per le istituzioni democratiche”.

Richard J Evans, “La Nascita del Terzo Reich”.

A. Mondadori; Milano 2005.

 

È la “Notte dei Cristalli” della nostra democrazia, la più buia, la più difficile: la violazione sistematica di ogni regola civile; la devastazione indiscriminata del diritto, stralciato per il privilegio di pochi e per la gloria di un unico padrone.

Con l’attacco brutale alla Costituzione repubblicana ed al suo garante, le ultime parvenze legalitarie cadono insieme alla maschera della finzione democratica, mostrando la vera natura eversiva del bolso ducetto, passato dai consigli aziendali al consiglio dei ministri. Ne rivela il disegno egemonico, il progetto autoritario a lungo coltivato già sotto i cappucci della Loggia P2, che ritorna nell’attuazione dei famigerati piani di “Rinascita”. Di recente, il venerabile maestro Licio Gelli ha profetizzato: “La democrazia è una sigaretta che sta finendo”.  

Una Democrazia progressivamente svuotata delle sue più elementari peculiarità, sempre più sospinta verso un pozzo nero, inghiottita in una oscura voragine senza fondo.

La Repubblica degradata in possedimento personale a gestione padronale; un magico reame chiamato Impunità, con la sua ubbidiente ‘Corte dei Miracoli’, dove re Silvio l’Intoccabile possa baloccarsi, a piacimento, tra tette e veline, culi e tronisti, in un nuovo mondo plasmato a propria immagine e somiglianza.

Venditore di suggestioni nell’immaginario mitopoietico delle plebi raccolte in adorazione, il Cavaliere Nero irrompe con “inaudita violenza” nel dramma individuale della famiglia Englaro. Con dichiarazioni oscene, che quasi evocano gli innominabili appetiti del satiro brianzolo, ne trasfigura l’essenza: Mi dicono che ha un bell’aspetto, funzioni attive, il ciclo mestruale… Potrebbe anche generare un figlio”. Ne espropria il dolore denigrando i sentimenti di un padre, per appropriarsi del corpo della povera Eluana ridotto a reliquia di una crociata pagana, per la conquista del potere come fenomeno non reversibile e metamorfosi sistemica. Speculare è il connubio interessato con l’assolutismo clericale, nello scardinamento delle ultime resistenze e nella delegittimazione del pensiero critico, per il controllo delle coscienze, per il monopolio della Morale circoscritta negli angusti recinti del dogma.

Silvio il Santo diventa alfiere delle croce e servo del Papa Re, a rinsaldare l’antica alleanza tra il Fascio e l’Altare, a proprio sostegno. Offre la sponda alle incredibili ingerenze vaticane per spingere ben oltre le sue possibilità l’affondo contro la Presidenza della Repubblica, per denigrare le Istituzioni democratiche tramite un attacco congiunto. Bigamo e corruttore, Silvio il Devoto per la sua incoronazione, benedetta in XVI°, porta in dote l’Italia. L’Italia che torna ad essere una propaggine vaticana, il protettorato ecumenico di una ierocrazia assistita nel suo mantenimento parassitario.