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L’è tutto un gomblotto!

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , on 3 aprile 2014 by Sendivogius

The Forbidden Kingdom

Un condannato in via definitiva ha chiesto e ottenuto di essere ricevuto dal Presidente della Repubblica. Che messaggio viene dato al Paese? E questo sarebbe possibile in Gran Bretagna, Germania o Francia, o anche in Italia con Pertini o Ciampi? La risposta è ovviamente no
(Beppe Grillo – 03/04/14)

Sieg Heil! 10/07/2013. Il Presidente della Repubblica riceve al Quirinale il ragionier Giuseppe Grillo: pluripregiudicato, attualmente indagato per istigazione a delinquere, condannato con sentenza definitiva per diffamazione aggravata (con reiterazione del reato), e soprattutto per omicidio colposo plurimo. In pratica, ha solo ammazzato tre persone mentre faceva lo sborone col SUV (che non sapeva guidare), in alta montagna su una strada ghiacciata chiusa al traffico.
Evidentemente, c’è pregiudicato e pregiudicato…
Lui in base al non-statuto non si può candidare, ma ovviamente può fare il “capo politico”, decidere le regole, dettare la linea al “movimento” con marchio registrato a proprio nome, entrare e uscire da Parlamento e Quirinale a proprio piacimento, e all’occorrenza telefonare a “Re Giorgio” quando più gli aggrada, visto che ne possiede il numero privato.
Beppe Grillo e NapolitanoPotrebbe mai essere possibile una cosa del genere in un Paese mediamente civilizzato dello scacchiere occidentale?!? Naturalmente, no. L’energumeno verrebbe fermato all’ingresso da più solerti gendarmi dei nostri e, in caso di insistenza, accompagnato al più vicino centro di igiene mentale per un trattamento obbligatorio.
Per fortuna noi siamo in Italia, dove la farsa è la regola e c’è sempre un posto d’onore riservato al cialtrone di turno. Di solito, vengono nominati presidente del consiglio.

Silvio-Berlusconi

Nello stesso istante in cui un “condannato in via definitiva” contesta all’altro l’ingresso al Quirinale, rivendicando il diritto esclusivo di visita, complice il silenzio dei media venduti della ka$ta, si consuma un altro terribile dramma ai danni del Vate® a 5 stelle. Qualcuno (i Rettiliani? Gli Illuminati? Gli hackers del PD? Il Bilderberg?) sta boicottando i comizi a pagamento del Grullo! Al Capo comico (è risaputo) il soldo, ancor più se facile, piace. Sproloquiare a gratis davanti ai suoi seguaci invece gli gusta un po’ meno; perciò molto meglio se paganti. E visto il flop clamoroso della prevendita biglietti, dovrà pur trovare un modo per annullare la sua tournée circense. Perché matto sì, ma stupido no.
Casaleggio Nel magico mondo brizzolato dei bella chioma, non potevano poi mancare le esternazioni di Giangi belli capelli, che con la consueta allegria di un corteo funebre preannuncia serafico: “in questo periodo, giustappunto prima delle elezioni, stanno preparando dossier su di me, sulla mia famiglia e sulla mia società”. Come se ci fosse molto da sapere…
Da semplice perito informatico, nel marzo dell’anno 2000, Belli Capelli diventa amministratore delegato della Webegg S.p.A (ex Logicasiel): società del Gruppo Olivetti (poi passata a Telecom Italia nel 2002) è specializzata in web-marketing, digitalizzazione informatica, e ottimizzazione dei sistemi di rete, con un fatturato di quasi 92 milioni di euro (anno 2001). In meno di un paio d’anni, la lungimirante amministrazione di Giangi riesce a schiantare i bilanci dell’azienda conducendola al tracollo con una voragine di quasi 16 milioni di euro e riducendo i dipendenti da 719 a circa 200 unità, quando nell’aprile del 2003 viene “consensualmente” (dice Lui) accompagnato all’uscita principale.
A quel punto fonda la propria società personale con altri manager fuoriusciti (cacciati?) da Webegg e si dedica alla cura di immagine e del blog di Antonio Di Pietro, espurgando all’esuberante Tonino la modica cifra di oltre un milione di euro l’anno per i servizi internet aggregati. Questo prima di tracimare tutta la baracca ed i burattini della sepolta IdV nel nuovo “movimento” proprietario del Grullo digitale, col quale è tuttora in affari. Fine della storia.
Ma è sempre meglio gridare al “complotto”. Il prodotto vende bene.

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