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Il Mondo Nuovo

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , on 23 dicembre 2015 by Sendivogius

Frate Indovino

Con l’avvento del nuovo anno, per gli affezionati del genere, è tempo degli almanacchi con le previsioni dei prossimi futuri possibili.
Pertanto, non potevano assolutamente mancare le profezie di Gianroberto Casaleggio, l’emulo digitale del vecchio Frate Indovino in versione tecno-fantasy, rimasterizzato ai tempi del webbé, e oramai indistinguibile dalle parodie di Maurizio Crozza col suo Mago Belino.
mago-belino-casaleggioÈ un ulteriore salto di qualità nel buio profondo di quel buco col nulla intorno che si fa chiamare MoVimento. Si passa così dalle quartine di Nostradamus, al quartino di vino (corretto con l’abbondante aggiunta di Otelmaallucinogeni) del Gianroberto settato in modalità veggente: la versione comica di Otelma. A riprova, se ancora ce ne fosse bisogno, che le droghe fanno male. E che l’abuso di psichedelici da solo non basta, per scimmiottare scrittori del calibro di Aldous Huxley o William Gibson.

Dopo le distopie apocalittiche di Gaia, e l’avvento di una merda globale iperconnessa con grovigli di spinotti infilati in ogni orifizio disponibile, che viene spacciata come il paradiso in terra per geek transumanisti, si sentiva davvero la necessità di sapere fin nei minimi dettagli come si Veni Vidi Websarebbe evoluto e trasformato il mondo di domani. A questo provvede (e prevede) il più che dispensabile “Veni Vidi Web”, con le sue 75 paginette introdotte dalle pensose riflessioni di Fedez a segnare tutto lo spessore intellettuale della Setta del Grullo. Il testo apologetico, riservato ai discepoli di stretta osservanza, giunge provvidenziale a colmare la vostra curiosità, fugando definitivamente ogni dubbio. Sì, Gianroberto sta davvero fuori come un balcone!
Nata nelle intenzioni iniziali come uno scherzo…

Il Milan, la società calcistica di Milano, vince campionato e Champions League tutti gli anni. Le poche edicole ancora aperte si sono trasformate in fumetterie e vendono solo albi di Tex.”

…l’ultima spremuta di meningi del mitico Casaleggio finisce inevitabilmente per prendersi sul serio, come sempre avviene quando si ha a che fare coi matti.
Arkham AsylumNon per niente. l’opera futuristica descrive un mondo perfetto con gli occhi di oggi per i Tomorrow People del mondo nuovo. Ivy PoisonOvverosia le solite stronzate eco-estremiste da Ivy Poison senza tette, sulla decrescita felice… il kilometraggio zero… gli orti di guerra… le immancabili biciclettine del cazzo e pure i monopattini… che ti fanno venire voglia di procurarti l’ultimissimo modello di Gepàrd e darsi alla caccia selvaggia degli ultimi rinoceronti bianchi, a bordo di un camion diesel con ciminiera a carbone e sedili in pelle di lince siberiana, mentre ti abbuffi con sushi di balena a merenda, fumando sigari Cohiba.

«Petrolio e carbone sono proibiti insieme alla circolazione di macchine private. I mezzi pubblici sono gratuiti. L’emissione di Co2 è punita con la reclusione fino a 30 anni. Taxi, tabaccai, macellerie e librerie sono scomparsi. La più grande impresa del mondo produce biciclette e monopattini. Le spiagge sono libere. I cacciatori fanno solo safari fotografici e ripongono nei nidi i piccoli caduti al suolo. Chi è sorpreso con un fucile è lasciato libero e nudo nei boschi e cacciato da personale specializzato con pallettoni di sale grezzo dall’alba al tramonto. In Spagna non si fanno più le corride. L’accesso alla banda ultra larga è un diritto universale e il telelavoro è diffuso ovunque

laughteraudienceSoprattutto, è interessante approfondire la conoscenza di questo strano “mondo perfetto” fatto di punizioni corporali, incarcerazioni di massa e pene esemplari, dove la libertà di scelta non rientra nelle opzioni possibili, all’interno di un sostanziale sistema di divieti, castighi e gabbie per i prigionieri…
Isis - Gabbie per i prigiornieriSi parte dai 30 anni di reclusione per accensione di marmitta ed uso (anche minimo) del riscaldamento in inverno; sarà proibito accendere anche un fuocherello nel camino, perché ovviamente tutti producono Co2.
Edoardo Baraldi - tribunale del popoloNaturalmente, in caso di incriminazione, si è colpevoli fino a prova contraria e onde pervenire a più rapida condanna…

«Il numero degli avvocati è stato ridotto a un decimo e la macchina della giustizia ha ripreso finalmente a funzionare

Si farà prevenzione sanitaria con le diete alcaline e si curerà il cancro col bicarbonato di sodio. Per i casi meno gravi, si ricorrerà alle pozioni magiche. È lecito supporre che i vaccini verranno banditi e con esse le case farmaceutiche. A maggior ragione che non ci sarà più bisogno di medicinali. Perché nel magico mondo di Casaleggio…

«Molti ospedali hanno chiuso i battenti da quando sono diminuite le malattie ambientali

E perché nel frattempo la durata della vita media sarà crollata a 38 anni, peggio che nel medioevo, mentre miliardi di idioti esaltati creperanno anzitempo ad ogni raffreddore. E questo invece non potrà che essere un bene.
Presumibilmente, migliorerà anche la dieta; ci si nutrirà di bacche e ortaggi, ruminando tutto il giorno come mucche al pascolo, o raspando patate nei vasi sul terrazzo di casa. Perché nel frattempo, dopo la messa al bando delle macellerie…

«Gli ipermercati sono stati rasi al suolo ovunque. I beni alimentari prodotti e consumati a chilometro zero sono defiscalizzati

È probabile che per non morire di fame si ricorrerà al cannibalismo, ma questo l’opuscolo non lo dice.

«Le imprese di costruzione sono state riconvertite in imprese di decostruzione. Distruggono edifici e infrastrutture inutili. La decostruzione è diventata in pochi anni uno dei principali business del pianeta insieme alle opere di bonifica

Distruzione di PalmyraSarebbe curioso sapere chi decide l’utilità o meno di un edificio… Nel frattempo l’umanità sarà regredita allo stato ferino, tornando a vivere nelle foreste o nelle caverne.
casaleggio Nelle bozze iniziali era prevista anche la chiusura dei parrucchieri, perché uomini e donne devono portare capelli lunghi e disordinati, ad immagine e somiglianza del profeta.
Non mancano altri spunti comici, come la sostituzione delle statue di Giuseppe Garibaldi con quelle di Ghandi… ma nella bozza originaria erano previste statue equestri di Gengis Khan (!). Praticamente la stessa persona.
Dashi Namdakov - Gengis Khan MonumentAssai interessante è inoltre la chiusura delle edicole e soprattutto delle librerie. Infatti non è un caso che simile monnezza circoli prevalentemente in formato e-book
Spazzatura a 5 StelleIn questa distopia primitivista dai contorni totalitari, il dissenso non è ovviamente una opzione contemplata e per i refrattari sono previsti centri di rieducazione forzata:

«Chi si sottrae è rieducato alla comprensione della vita in appositi centri yoga»

Che nelle intenzioni della bozza originaria avrebbero dovuto essere “gestiti da neo-maoisti”. Ne consegue che i meravigliosi Laogai devono rappresentare una sorta di modello ideale.
Non mancano altre minchiatine new-age come il concetto di energia etica” (?!?) da insegnare fin dalle elementari, insieme all’istituzione dei ministeri della Pace, della Vita e della Giovinezza e della Giornata della Solidarietà, considerata la massima espressione dello Stato.
Vi è poi l’esproprio (non esattamente ‘proletario’) e la redistribuzione delle ricchezze, a partire dai patrimoni superiori ai cinque milioni di euro. È legittimo sospettare che sia appena un centesimo sopra la base imponibile dichiarata dal “Casa”.
Se ne deduce che i fondi verranno utilizzati per pagare il mitico “reddito di cittadinanza” per un’economia in perdita, dove nessuno produce più nulla, regredita a forme di sussistenza su base agricola, con milioni di disoccupati impossibili da ricollocare visto che…

«Le multinazionali, dopo la Seconda Rivoluzione Americana [???], sono state dichiarate illegali in tutto il mondo e quindi sciolte: dalla Monsanto alla Nestlè alla McDonald. I lavori pesanti sono fatti dai robot e non nobilitano più l’uomo

Robot che si presuppone verranno assemblati artigianalmente nel garage di casa, visto che le multinazionali e le grandi imprese sono illegali. La produzione sarà probabilmente semiclandestina, considerando il rischio di sprigionare reazioni inquinanti tra una saldatura e l’altra, incorrendo in una condanna alla reclusione trentennale.
Astroboy e ZogFortunatamente, esiste il “telelavoro” e una connessione ci salverà.
La ComunitàPer quanto riguarda l’assistenza dei bambini e l’educazione delle giovani generazioni, ci pensa la “Comunità” che nelle sue forme ricorda molto l’Agoghé degli Spartani: I bambini sono figli adottivi per legge della comunità dove nascono. Tutte le organizzazioni, le forme di intermediazione, le associazioni sono abolite, mentre per i recidivi si configura il reato di alto tradimento contro lo Stato

«Ognuno è responsabile verso sé stesso e la collettività senza deleghe o intermediazioni. Le decisioni pubbliche sono prese attraverso referendum e leggi di iniziativa popolare sia a livello locale che nazionale

Nel mondo di domani la parola leader è diventata un insulto. Gianroberto CasaleggioAvremo infatti il non-leader con il non-partito (unico), regolato dal non-statuto, secondo la neo-lingua, che deciderà per tutti in una società che si prospetta come fintamente ‘anarchica’, ma dove “lo Stato” permane elevato ad entità onnipotente e pervasiva dal controllo assoluto. E siccome uno vale l’altro, in una struttura totalizzante dove le decisioni sono prese altrove e altre possibilità di scelta non sono previste:

«Nelle cariche politiche e istituzionali si alternano per un tempo limitato e per solo spirito civile, cittadini estratti a sorte

Che tanto non contano un cazzo!
Proprio come accade per i meet-up.
Il Grande BurattinaioInsomma, la “Rete” come un’immensa gabbia dove vivere intrappolati all’ombra di un manipolatore occulto, che ne tesse le maglie e tira i fili. Bello! Non si potrebbe cercar di meglio, in quello che assomiglia al peggiore dei mondi possibili.

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Gli Arrabbiati

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 gennaio 2014 by Sendivogius

Ghigliottina

William Hazlitt«Non vi è animale più spregevole,
stupido, vile, meschino, egoista,
malevolo, invidioso del Pubblico.
Esso è il più grande dei codardi,
perché ha paura di se stesso

William Hazlitt
“On Living to One’s Self”
(1821)

Si innalzino le forche, si ungano le corde, si affilino le lame, si appresti la ghigliottina, che scorra sangue in abbondanza e sotto a chi tocca!
Ogni giorno c’è qualche stronzo che si sveglia rigonfio di bile, come nemmeno dopo un’indigestione notturna di peperonata acida, pronto a vomitare contro tutto e tutti, in crescente guerra col mondo. Poiché la sua vita fa schifo, la colpa è sicuramente di qualcun altro: il “Sistema”, i “Politici”, la “Ka$ta”, il Bilderberg e la Trialateral, i “Rettiliani”, i “vecchi”; ma anche i “massoni”, i “comunisti”, i “froci” e gli “ebrei” (che poi sono tutti la stessa cosa). E ovviamente gli “immigrati”, i “negri”, i “terroni”… e chiunque altro sia a tiro di sputo, che qualcuno da sbertucciare, maledire, ingiuriare si trova sempre.
Bacetto e pace fatta!  FrightNight2 (L'ammazzavampiri 2)Sia mai lo sfiori l’idea che il problema potrebbe essere in lui…
Che se il super club dei belli e vincenti, lo schifa dai tempi delle elementari è perché la sua aurea da sfigato cronico funziona come un repellente amplificato.
Che se non lo invitano mai agli ‘eventi’ è perché ha la simpatia di un sorcio morto.
Che se la strafica del gruppo non se lo fila di striscio è perché è brutto quanto la morte con gli ormoni fuori controllo di un mandrillo ingrifato.
Che se in 20 anni di lavoro la sua mansione è sempre ferma alla spugnetta per francobolli, mica gli sovviene il sospetto sia un incompetente ritardato e che non lo licenziano solo perché la sua raccomandazione (quella elemosinata dall’invidiato parente “in politica” per un pugno di voti) ancora tiene.
Sia mai che se non ha combinato un beneamato ca… (ci siamo capiti!) nella propria insignificante esistenza, destinata a consumarsi nell’oblio più totale, è perché magari è solo un povero fallito, come ce ne sono del resto a milioni. Oppure, più semplicemente, che proprio non ha niente di “speciale”, come gli hanno fatto invece credere fin dai tempi dell’asilo.
GorilloniUn tempo li si incontrava nelle osterie a scaricare vagonate di recriminazioni qualunquiste, mentre l’oste teneva il conto dei cicchetti da pagare. Era l’ubriaco da bar; il grafomane compulsivo, che inondava le redazioni di giornali con lettere di protesta; lo psicotico che parla da solo, seduto nell’ultima fila dell’autobus; il pazzoide che ti lancia gli anatemi in strada; lo stalker notturno delle telefonate anonime…
Oggi la fogna prediletta, e di accesso agevolato per lo sfogo immediato di costipazioni da livore acuto, è indubbiamente la grande latrina di Facebook: che è stato un po’ come mettere una Ferrari, a disposizione di un branco di scimmie eccitate in preda alla dissenteria.
Il pianeta delle scimmieDa questo punto di vista, per una generazione bulimica di disadattati in perenne lotta con i grassi in eccesso, che vive nel terrore di sembrare povera, e passa la maggior parte del tempo sdraiata a postare puttanate on line, Facebook è l’arma finale per la distrazione di massa. È perfetto per raccogliere nel silenzio digitale le urla mute di una massa di invisibili ossessionati dall’apparire, che identificano l’avere con l’essere. E nell’intermezzo insultano. Fabbricano nemici ed augurano la morte, compiacendosi della propria miseria morale e squallore personale.
Ieri Caterina Simonsen, oggi Pierluigi Bersani, domani chissà… Ma un bersaglio vale l’altro: più indifeso è, meglio sarà. Per gli sciacalli virtuali è più divertente.
Grand GuignolÈ il linciaggio organizzato del branco che si fa forte dell’anonimato collettivo; metaforicamente, è stupro di gruppo nella presunzione dell’impunità, mentre il resto del pubblico osserva, chi compiaciuto chi meno, ma senza intervenire. The show must go on! E che si alzi il sipario sul Grand Guignol!
Per dire, Beppe Grillo ha impiegato 24h per fare ciò che gli altri hanno fatto in meno di 24 minuti: augurare la guarigione ad un innocuo Bersani, colpito da aneurisma cerebrale. Nel frattempo, le mute di cani rabbiosi in libera uscita al seguito del Vate® si sono sentite in dovere di scatenarsi, vomitando tutto il peggio che gli avvelena l’anima ed il cervello. Poi ci sono silenzi che valgono più di mille insulti: Massimo D’Alema, uomo di inestinguibili rancori e smisurate ambizioni, che nella miseria della sua superbia ferita non ha speso nemmeno una parola di circostanza.
Grand Guignol (2)Infierire sui più deboli, sui malati, sugli sconfitti (e compiacersene pure!), è una pratica vile e meschina. Ma in Italia è diffusissima… Abbiamo persino un termine, caso unico al mondo, per riassumere il concetto in un verbo: “maramaldeggiare”; col paradosso che si ricorda l’infame Maramaldo, ma non il capitano Ferrucci.
Grand Guignol (1) Loro malgrado, i social-network sono diventati la vetrina digitale per le frustrazioni represse di piccoli borghesi risentiti e pieni d’odio, esasperati dalla crisi economica e da un vuoto esistenziale, che nessuna “ripresa” potrebbe comunque colmare tanto è profondo l’abisso. E questo dovrebbe sollevare interrogativi non sul mezzo, ma sul Pubblico. Perché per l’appunto di “Pubblico” si tratta: la plebaglia esultante nelle arene gladiatorie; il “popolo” agghindato a festa, che si litiga i posti migliori per assistere alle esecuzioni capitali (le “giustizie” come si chiamavano nella Roma dei papi). E che si eccita alla vista del sangue, correndo a scagliare la prima e mille e più pietre, pur di partecipare alla lapidazione, e dissacrare i corpi quando non c’è altro da seviziare.
ULFEDHNARPerché sono “arrabbiati”; perché sono “indignati”, perché ci sono migliaia di ottime ragioni per essere “inkazzati”, ma nessuna che giustifichi il furore demenziale di una massa di sociopatici, privi di inibizioni e decenza.
Perché la rabbia è come la lava: esplode ad eruzioni cicliche, infiamma gli animi, distrugge ciò che tocca, ma non lascia niente più che deserto. Ed è inutile se poi non si costruisce nulla, perché non si vuole o non si è in grado di farlo; perché è manifestazione di impotenza nella giustificazione del proprio immobilismo, restando sfogo e nulla più. Per giunta in forme disumane.

Umberto Eco«L’ira è un vizio molto curioso. Non poteva non essere classificata tra i peccati capitali, perché adirarsi è male, il volto si stravolge, si perde il controllo razionale, viene la bava alla bocca, e si è propensi a commettere ingiustizia.
[…] Ai giorni nostri l’ira è detta “rabbia” e “rabbia” è una parola che ricorre ormai con troppa frequenza sulla stampa italiana dall’ultimo decennio…. Come mai, di questi tempi, tutti sudano e trasudano rabbia e cioè ira?
È che l’ira è una passione dei momenti di crisi ed è una passione sbagliata, sia nel bene che nel male. I grandi criminali, quelli che ammiriamo almeno per la perfezione del loro crimine, non sono mai degli iracondi. Covano invidia e odio a lungo e con fredda razionalità, colpiscono nell’ombra, ma non si adirano. E non si adirano i grandi moralisti: correggono, criticano, rimproverano, mostrano pudicamente il loro sdegno, talora si danno al sarcasmo. Non sono iracondi i grandi condottieri, gli astuti politici, da Ulisse a Napoleone. Iracondo è Achille e si vede cosa combina.
[…] I grandi rivoluzionari non erano degli iracondi, ma dei freddi analisti che calcolavano gli opposti, il bene e il male, l’odio e l’amore, la speranza e il timore…. Iracondi sono invece i luddisti, i rivoluzionari da strapazzo che spaccano tutto per impreciso amore di giustizia, commettono ingiustizia e diventano vittima delle ingiustizie altrui, e muoiono dopo aver fatto morire.
L’ira e la rabbia sono le più impolitiche delle virtù. Dobbiamo rammaricarci di vivere in un’epoca oscura, quando tutti esprimono rabbia…. passione nevrotica quante altre mai, che non può che portare alla sconfitta, degli amici e dei nemici.
Eppure oggi la stampa celebra la rabbia. E fa male, è un atteggiamento rabbioso. […] Rabbiosi erano i rivoluzionari francesi nell’epoca del Terrore, quando stavano consegnando la rivoluzione nella mani invidiose e pazienti della restaurazione in agguato.
Una società che apprezza l’ira o la rabbia come virtù politica è una società che non ha più fiducia nella ragione e nel calcolo…. E tra tutti i rabbiosi e gli iracondi i più pericolosi non sono né quelli che hanno torto, né quelli che credono (a torto) di aver ragione. Ma sono quelli che hanno veramente ragione. Dio ci salvi dalla loro rabbia, perché è dannosissima, innanzitutto per loro, ed è segno della loro soggezione.»

  Umberto Eco
“Sette anni di rabbia”
(06/09/1981)

Pubblicato giusto trenta e passa anni fa!

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(58) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 dicembre 2013 by Sendivogius

Classifica DICEMBRE 2013”

herlock Sottratto alla dimensione intimistica della propria sfera privata, e ridotto invece al suo aspetto meramente ‘pubblico’, cosa resterà dell’anno che se ne va?
Speriamo NULLA!
All’ombra delle Laide Intese, tra recessione economica e crisi sociale, regressione culturale e atrofia emotiva, populismi mediatici e fascismi di ritorno… il 2013 è stata una pessima annata, destinata ad essere ricordata come una delle peggiori della storia recente.
Ad occhio, il decantato “Paese reale” (che poi è panza senza sostanza) non è stato capace di superare una sola delle sfide cui pure era chiamato ad affrontare, nella miseria d’animo di una società sempre più marginale come quella italiana, che di “civile” conserva davvero ben poco, ripiegata com’è nei cupi rancori di un tribalismo estremo; incapace di inseguire null’altro che non siano i fragori intestinali del suo ventre più profondo.
A prevalere è un appiattimento “senza più legge né desiderio”, come già nel 2010 ebbe a definirlo il consueto rapporto CENSIS sulla situazione sociale del Paese:

«una società pericolosamente segnata dal vuoto, visto che ad un ciclo storico pieno di interessi e di conflitti sociali, si va sostituendo un ciclo segnato dall’annullamento degli interessi e dei conflitti

Nell’ultimo triennio le cose non sono affatto migliorate, tutt’altro! E ciò avviene tramite una costante rincorsa al ribasso di masse amorfe e risucchiate nell’anomia di una folla indistinta e querimoniosa; frazionata in bande, alterna apatia e furore nella logica del branco coi suoi istinti elementari. Soprattutto, non sa andare oltre l’estetica dell’offesa, sempre più becera e volgare, nella “diffusa e inquietante sregolazione pulsionale” che ne contraddistingue l’agire così come l’alienazione.
A volte si ha quasi l’impressione di avere a che fare con una comitiva di bulli virtuali, forte del gruppo e dell’anonimato collettivo, pronta ad attivarsi per input pavloviano, in risposta alle introiezioni dell’arruffapopolo di turno di cui fa propri i deliri per psittacismo.
Ovvio che l’insulto, meglio se in “rete” (che poi è sputo virtuale) e preferibilmente esternato su quel fumante letamaio che è diventato facebook, costituisce il momento cogente di tanto ardire.
Dell’insulto, Marziale fece la sua fortuna epigrammatica; Schopenhauer trasformò la pratica in un’arte, avendone ben chiari i limiti…

«Quando ci si accorge che l’avversario è superiore e si finirà per avere torto, si diventi offensivi, oltraggiosi, grossolani, cioè si passi dall’oggetto della contesa (dato che lì si ha partita persa) al contendente e si attacchi in qualche modo la sua persona. […] Con quest’ultimo stratagemma si abbandona del tutto l’oggetto e si dirige il proprio attacco contro la persona dell’avversario. Si diventa dunque insolenti, perfidi, oltraggiosi, grossolani. Si tratta di un appello alle forze dello spirito, a quelle del corpo o dell’animalità. Questa regola è molto popolare poiché chiunque è in grado di metterla in pratica, e quindi viene impiegata spesso.»

 Arthur Schopenhauer
 “L’arte di ottenere ragione
 (Adelphi, 1991)

La novità consiste semmai nell’ammiccamento compiaciuto, nella reiterazione crescente dell’offesa che, nella vaghezza di contenuti e di rivendicazioni, si fa indistinta contro tutto e tutti, ma si alimenta di bersagli simbolici, di capri espiatori da linciare in effige per lo sfogo perverso di qualche pericoloso demente. Ed è grave quando l’esercizio si fa eterodiretto, con tanto di organizzazione ‘scientifica’ di una attitudine già di per sé piuttosto degradante per chi la ostenta.
Attualmente, il giochino in Italia è molto in voga ed è un ottimo aggregatore per chi, con ogni evidenza, non ha nient’altro da proporre in termini di idee e contenuti… La pratica orwelliana dei due minuti d’odio costituisce la specialità indiscussa della premiata ditta Grillo-Travaglio: il primo, con rubriche dedicate e gogne mediatiche appositamente organizzate in liste di proscrizione; il secondo, specializzato nel segnalare con editoriali all’olio di ricino il prossimo bersaglio da far bastonare alla banda del Grullo, che subito provvede a dare in pasto alle mute rabbiose dei suoi squadristi da tastiera con attacchi personali. Meglio se di natura sessista.
Laura Boldrini - pagina degli insultiIl passaggio successivo (e quasi naturale in un clima di impunità nella recidiva) di questa vecchia pratica fascistoide, evoluta in intimidazione paramafiosa, è la minaccia di morte; o più spesso osservazioni sull’inutilità della vita (altrui), alla quale implicitamente si invita a porre fine.

Nilo Pacenza

Bisogna dire che in passato non è mai mancato chi, opportunamente incitato, è passato dalla teoria alla pratica…
Ma se il grillismo resta il campione insuperato dello squadrismo a mezzo internet, col suo duce esaltato che, dopo l’appello alle Forze Armate, adesso pretende di parlare alla nazione la sera di Capodanno al posto del Presidente alla Repubblica, che siccome non gli piace va processato per alto tradimento, una menzione speciale meritano pure le sottovalutate squadracce di nazi-animalisti che in queste ore (complice il clima natalizio) hanno riversato tutto il loro amore addosso a Caterina Simonsen, colpevole innanzitutto di essere viva e peggio ancora di essersi curata, invece che comprare pozioni magiche da qualche stregone alternativo.
Le vite degli altriTra le infinite forme nelle quali si manifesta il disagio psichico in una società di alienati, nell’ambito del primitivismo ecologista, avevamo ingenuamente considerato le tribù animaliste di Vegani, Fruttariani, Vegetalisti, Crudisti, fino a quelli che camperebbero di sola aria (Breathariani), come uno dei tanti padiglioni per disturbati mentali che popolano la Libera Repubblica di Cazzonia.
Spesso e volentieri, animalisti dell’estremismo anti-specista sono destinati ad incontrarsi con gli sciatori chimici e complottisti fissati con il Signor Aggio, in quanto espressione di diverse patologie mentali per un’unica follia di sconsolanti cazzoni più o meno innocui.
Va da sé poi che certe intelligenze sono un prodotto dello spirito dei tempi che, a quanto pare, non ha niente di meglio da offrire…
Carlo SibiliaTuttavia, con ogni evidenza, non avevamo preso in debita considerazione il furore integralista degli animalardi, nei quali la cronica carenza di proteine si traduce in ben altre e più gravi deficienze.
La spedizione punitiva contro la povera Caterina ne è la dimostrazione più vile e feroce di questi ruminanti ingurgitatori di farro, che con i bovini condividono la dieta e la medesima intelligenza, se non fosse che le mucche sono molto più utili. 
Ammazzare i bambiniDi solito, nei casi più estremi, chi troppo ama gli animali odia per contro l’umanità, o buona parte di essa. Non per niente, SS-Totenkopfverbände ed i boia itineranti degli Einsatzgruppen adoravano i loro cani (come Hitler del resto, notoriamente vegetariano), mentre macellavano milioni di civili inermi.
cagnaccio Figuriamoci cosa accadrà quando questi picchiatori digitali si concentreranno sul fatto che Simonsen è un cognome “ebraico”!
D’altronde, qui abbiamo a che fare con disadattati gravemente disturbati che suddividono l’umanità in “onnivori”, “animalisti” e “specisti”. Assolutamente inadatti al consesso umano, il loro posto ideale sono le fogne dove troveranno in abbondanza quei ratti che tanto adorano.

Sono il tuo topolino - Dammi un bacetto!

Buon Anno Nuovo a tutti voi. E speriamo in meglio..!

Hit Parade del mese:

Coglione del Mese
01. BIPOLARISMO

[12 Dic.] «Io sono bipolare»
(Maurizio Gasparri, il Disturbato)

02 - Faccia da schiaffi02. CITRULLI A 5 STELLE: Che cos’è la democrazia?

[14 Dic.] «La dittatura è più onesta. Almeno lo sai, invece la democrazia italiana è subdola»
  (Carlo Sibilia, Balilla a 5 stelle)

02b - Sibilia02.bis FAMOLO STRANO

[10 Dic.] «Discutere una legge che dia la possibilità agli omosessuali di contrarre matrimonio (o unioni civili), a sposarsi in più di due persone e la possibilità di contrarre matrimonio (o unioni civili) anche tra specie diverse purché consenzienti»
(Carlo Sibilia, Gangbanger)

02c - Grillo02.ter C’È OCSE E OCSA

[01 Dic.] «Nei 24 paesi dell’OCSA siamo in fondo alle statistiche»
  (Beppe Grillo, Merdone globale)

02d Grillo02.quater IL GIUDICE KAMIKAZE

[08 Dic.] «Mi chiedo sempre più spesso chi glielo ha fatto fare a Borsellino di farsi saltare in aria in Via D’Amelio»
(Beppe Grillo, Merdonissimo)

02e faccia sveglia02.quinter PRANA-PIRLA

[03 Dic.] «Non credo nella reincarnazione, ma penso che ci siano dei cicli energetici. Piuttosto credo nel karma. Chissà cosa o chi ero prima di questa vita… Io ho pensato di farmi un’ipnosi regressiva per scoprirlo. Magari vieni a sapere che eri un supereroe dei fumetti»
  (Federico Pizzarotti, il Sindaco)

Matteo Salvini03. USATO SICURO

[15 Dic.] «Siamo pronti a disubbidire, la Padania è pronta a disubbidire, abbiamo centinaia di sezioni pronte a essere centri di lotta e di controinformazione. Non ci fermiamo fino all’indipendenza. Chi arresta un nostro sindaco senza motivo deve cominciare ad avere paura. Chi attacca la Lega, chi attacca il Nord, deve cominciare ad avere paura. Possiamo fare la rivoluzione. E se facciamo il boom sarà l’inizio della fine dell’impero. Se stiamo insieme possiamo farcela contro il boia di Bruxelles e di Roma… Giornalisti, siete dei parassiti, andate affanculo!, ci avete ufficialmente rotto i coglioni!»
  (Matteo Salvini, Avanzo di nuovo)

Santanchè04. PERSECUZIONI

[05 Dic.] «Nelson Mandela ha fatto 27 anni di galera. Silvio Berlusconi ha fatto 20 anni di persecuzione. Tutti e due hanno combattuto grandi battaglie di libertà, opponendosi al Regime»
(Daniela Santanchè, l’Indecente)

Dudù05. GAYDOG

[07 Dic.] «Dudù è gay. Lo conosco molto bene, è molto effeminato. È un cane affamato di ribalta (…) È gay, sicuro. Poi lecca i piedi a Berlusconi, che è una cosa molto fetish»
(Alfonso Signorini, l’Intellettuale)

Masocco06. FORCONI D’ITALIA: le banane del ministro

[10 Dic.] «L’ho detto io, certo, che la ministra Kyenge dev’essere contenta per il lancio delle banane: le noci di cocco fanno male. Una banana non fa male, anzi può servire a molti usi. Le banane hanno il potassio, hanno un sacco di cose che ti danno energia. E possono essere usate in vari modi. Cicciolina ne sa qualcosa»
(Giorgio Masocco, il Forco-leghista)

Calvani06.bis FORCONI D’ITALIA: Autostop

[12 Dic.] «Io non ho una Jaguar, non ho proprio l’auto, quella Jaguar non era mia, non ho intestato nulla. E non era il mio autista, solo un amico che mi ha dato un passaggio. Era un camionista»
(Danilo Calvani, Er Jaguaro)

Andrea Zunino06.ter FORCONI D’ITALIA: Carboni ardenti

[05 Agosto] «Amo il reiki e cammino sui carboni ardenti. Sono il portavoce mistico del movimento dei Forconi»
(Andrea Zunino, il Portavoce)

Giovanardi07. I BUCHI NEL CERVELLO

[15 Dic.] «La cannabis, è scientificamente provato, fa i buchi nel cervello… Ricordate, il proibizionismo ha salvato il mondo!»
(Carlo Giovanardi, Salvator Mundi)

Angelino08. ELEVAZIONE AL CUBO

[06 Dic.] «Per il nostro simbolo abbiamo scelto una forma geometrica, il quadrato. Lati e angoli sono uguali. Richiama idea di uguaglianza, di merito… Da oggi il nostro colore è il blu, un colore che dà forza: è la forza del mare, è la bellezza del cielo, è il colore dei sogni di Mirò. È il colore della serenità e il colore di chi ha una grande speranza»
(Angelino Alfano, Vicepremier)

Mora09. CHIARIMENTI

[02 Dic.] «Io non sono fascista. Sono mussoliniano.»
  (Lele Mora, Fascista)

10 - Vannoni10. GARANZIE

[28 Dic.] «Non sono un ciarlatano»
(Davide Vannoni, il Filantropo)

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Il Popolo nella Rete

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , on 2 luglio 2013 by Sendivogius

White Rabbit by Ri-Tyan

Evocato quasi sempre a sproposito, creato come semplificazione semantica da certo giornalismo minimalista, il sedicente “popolo della rete” sarebbe l’ultima frontiera della democrazia partecipata, nell’illusione che le riVoluzioni si facciano a colpi di like-it su facebook, brandendo il mouse come un randello nel rassicurante anonimato della propria cameretta.
Come questa massa informe di giustizieri digitalizzati, dall’invettiva a buon mercato e la cultura approssimativa, sia assurta ad avanguardia critica e consapevole di una nuova informazione che si vorrebbe “liquida”, ma in realtà giace ingessata in una palude di luoghi comuni, è un mistero chiaro solo ai cantori di una non-categoria, estrapolata dai contenitori poliformi di quel magma virtuale impropriamente chiamato “web”, tra umori mal digeriti e rancori fermentati a diverso grado di ebollizione. Accade così che qualche dozzina o poco più di commenti raffazzonati, pescati a strascico sui social network a portata di click, o inseguendo il cinguettio di twitter, da parte di qualche giornalista frettoloso e ansioso di chiudere il pezzo, assurgano a “opinione dominante” sugli argomenti più disparati (e disperati) per un’indignazione confusa nei vapori del qualunquismo, che si vorrebbe universalmente rappresentativa e che invece, settarizzata com’è, tale non è.
E se la “rete si infiamma”, lo fa quasi sempre per qualche polemica estemporanea, più o meno pompata, che dura il tempo di un eritema, coi più invasati sempre pronti a farsi agitare per l’uso da qualche furbesco mestatore di torbidi, inseguendo ingenuamente il Bianco Coniglio negli abissi della sua tana.

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SINDROME CINESE

Posted in Business is Business, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 luglio 2011 by Sendivogius

UNA PICCOLA PREMESSA…
 Ogni ‘Regime’ che si rispetti, se vuole essere degno di questo nome, deve saper manipolare la realtà piegandola alle esigenze della propaganda.
Se vuole durare, deve creare una propria base di consenso, tramite il filtraggio organizzato delle notizie ed il controllo delle opinioni con la rimozione di quelle giudicate scomode.
In tempi non troppo lontani, si devastavano le redazioni dei quotidiani non asserviti; si bruciavano le pubblicazioni non gradite; si distruggevano le tipografie, colpevoli di stampare ciò che non doveva essere divulgato…

Oggi basta detenere il monopolio dei maggiori mezzi di comunicazione, occupare le posizioni di vertice e scegliersi i propri controllori; inibire l’accesso alle tecnologie alternative e livellare le voci, imponendo l’antico bavaglio della censura.
In un ordine apparentemente perfetto, l’esistenza della rete internet costituisce una pericolosa anomalia del sistema.
Sostanzialmente impermeabile ai vecchi meccanismi della sorveglianza gerarchica, la diffusione di internet rappresenta infatti una rivoluzione culturale, su base orizzontale, dagli effetti dirompenti quanto imprevedibili. Nata come strumento essenzialmente libero, lontanissima da ogni forma di controllo, la ‘Rete’ è un macrocosmo in costante espansione, all’insegna della fruizione caotica e del flusso illimitato di informazioni. Soprattutto, la sua natura prevalentemente anarchica è la dimostrazione pratica di come un sistema complesso possa funzionare benissimo, anche in assenza di divieti e di norme coercitive, restando accessibile a chiunque con costi irrisori.
Oggettivamente troppo per ogni organismo di potere costituito. Una provocazione intollerabile per chi fonda la propria autorità sul controllo e la repressione.


Pertanto, le potenzialità eversive della Rete non potevano rimanere estranee alle cariatidi governative e agli analfabeti digitali che, trincerati nei loro castelli di privilegi feudali, iniziano a temere come non mai i popoli che dovrebbero rappresentare e che indegnamente ingannano.
La loro non è intelligenza è istinto animale; è puro spirito di sopravvivenza. Della rete non capiscono assolutamente le dinamiche, ma ne paventano gli effetti sulla libera circolazione delle idee, nella costruzione di un dissenso condiviso e soprattutto liquido. Lungi dal rappresentare una opportunità, Internet costituisce un problema.
Per questo la Rete va “regolamentata”, depotenziata, e soprattutto imbrigliata.
Disturba l’Ordine e gli Affari. Un reato capitale per i governi globali, protesi nell’estrema conservazione dello statu quo di un mondo perfetto che si vorrebbe immutabile nei suoi assetti di predominio geriatrico.
SORVEGLIARE E PUNIRE
 Il controllo della ‘rete’ è una vecchia ossessione della Pornocrazia berlusconiana. Da quando i pasdaran delle libertà littorie hanno scoperto che da internet possono persino scaturire delle rivoluzioni, normalizzare il web è diventata una priorità di governo. Da Maurizio Gasparri a Gabriella Carlucci (alcune delle intelligenze più eccelse del PdL), tutti hanno cercato di dare il loro contributo in nome della “regolamentazione”.
Ossessionati dal fatto di non poter colpire i cybernauti con querele per risarcimenti milionari, da usare a scopo intimidatorio (o il silenzio o la rovina economica), si è dapprima pensato di introdurre una schedatura di massa per attività svolte a titolo amatoriale e assolutamente gratuito.
Il tentativo più significativo in tal senso è la presentazione di una proposta di legge (datata 11/02/09) da parte dell’on. Carlucci:

Art. 2.

1. È vietato immettere in maniera anonima nella rete internet contenuti, ivi comprese le banche di dati, in forma testuale, sonora, audiovisiva o informatica, o in qualsiasi altra forma, ovvero agevolare l’immissione dei medesimi.
2. Coloro che, anche in concorso con altri soggetti operanti fuori del territorio nazionale, ovvero con ignoti, rendano possibili i comportamenti vietati ai sensi del comma 1 sono considerati responsabili, sul piano civile, penale e amministrativo, unitamente a coloro che hanno effettuato l’immissione in forma anonima.
3. Per quanto riguarda i reati di diffamazione, si applicano gli articoli 595, 596 e 596-bis del codice penale nonché le disposizioni della legge 8 febbraio 1948, n. 47.
4. Per la tutela del diritto d’autore, dei diritti connessi e dei sistemi ad accesso condizionato si applicano le disposizioni previste dalla legge 22 aprile 1941, n. 633, e le relative sanzioni.
5. Il Comitato per la tutela della legalità nella rete internet, di cui all’articolo 3, adotta, con proprie deliberazioni, le disposizioni e le regole tecniche necessarie, in relazione alle caratteristiche della rete internet, per l’applicazione delle norme richiamate nei commi 3 e 4 del presente articolo, in particolare per quanto attiene alla pubblicazione di risposte.

Che gli scopi del legislatore siano ispirati da una filosofia meramente repressiva è evidente fin da subito ed investono in senso estensivo tutte le attività di accesso alla rete internet effettuate da apparati informatici e infrastrutture fisicamente presenti nel territorio nazionale e per il tramite di essi.
 Tuttavia, i provvedimenti davvero significativi iniziano a prendere corpo e sostanza soprattutto dopo la nomina di Paolo Romani a Ministro delle Comunicazioni, con la scusa di tutelare di “diritto d’autore” (e le grandi major della distribuzione multimediale). Il compito di eseguire materialmente la sentenza di morte per la libertà di internet viene affidata all’AGCOM, agenzia governativa della cui indipendenza e imparzialità di giudizio avevamo già parlato [QUI].

L’inconfigurabilità di un potere sanzionatorio
È questa l’espressione che viene utilizzata per definire le linee guida dell’AGCOM in relazione all’approccio con le “reti di comunicazione elettronica”.
Nel Marzo del 2010, con apposito decreto (D.lgs n.4 del 15/03/10), il ministro Romani commissiona all’agenzia il compito di stilare unaIndagine conoscitiva sulle reti di comunicazione elettronica” con la definizione di una specifica “fase repressiva, associata ad “un corrispondente potere sanzionatorio”.
In riferimento alle precedenti normative l’AGCOM osserva:

«Sembra che il legislatore, pur riconoscendo all’Autorità un così ampio potere di vigilanza in tema di violazione del diritto d’autore sulle reti di comunicazione, abbia al contempo deciso di circoscriverlo ad una fase anteriore di prevenzione, al più di accertamento, senza estenderlo quindi ad una fase di repressione successiva.
La sensazione è che il legislatore […] in ragione alle potenziali insidie del potere tecnologico abbia pensato all’Autorità di settore come ad una sorta di nucleo specializzato di “polizia giudiziaria”, abilitato a svolgere attività di intelligence necessarie a prevenire ed appurare eventuali violazioni nel settore, salvo poi rimettere i risultati di tale attività all’Autorità giudiziaria affinché proceda nei modi stabiliti dalla legge.»

Cioè, l’Agcom, di nomina governativa, interpreta un limite oggettivo imposto all’esercizio dei suoi poteri come una “sensazione” ed un invito implicito ad operare come una specie di polizia politica.
E si lamenta di non avere un “potere sanzionatorio di tipo repressivo”, arrogandosi di un potere che non gli compete e che trascende i limiti costituzionali:

«Ammettendo la possibilità dell’adozione di misure preventive, il punto focale si sposta sul raggio d’azione di tale potere implicito, sul punto limite cioè fino al quale l’Autorità potrebbe spingersi…
Si pensi, ad esempio, alla misura che imponga ai gestori dei servizi di comunicazione elettronica il disvelamento dei dati utili ad individuare il responsabile del sito internet che ospita illecitamente contenuti protetti dal diritto d’autore; o anche misure dirette a restringere l’accesso a tali siti, ad oscurarli o a rimuovere i contenuti ospitati. La tecnologia moderna offre diverse soluzioni idonee allo scopo, alcune delle quali finalizzate proprio ad impedire l’accesso ad alcuni siti inseriti in una apposita black list.»

Preso atto dei limiti giuridici che circoscrivono il suo raggio d’azione, e sottolineato come determinate prerogative siano esclusive della magistratura, l’AGCOM studia dunque una deliberazione ad hoc per scavalcare Diritto e Costituzione con il placet governativo, insieme alla sostanziale acquiescenza dell’Opposizione e della Stampa tutta.
Pertanto, il 17 Dicembre 2010, con la Delibera n.668, l’Autorità delle Comunicazioni traccia i “lineamenti di provvedimento concernente l’esercizio delle competenze dell’autorità nell’attività di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”, sotto stretta dettatura della SIAE e della FIMI.

La DELIBERA 668/10
 Nell’Allegato B della delibera i consiglieri dell’Agcom si esibiscono con un panegirico sulle “nuove prospettive culturali per i consumatori e nuove opportunità di business per l’industria”, rappresentate dal “mercato unico digitale”.

L’Autorità nelle recenti relazioni annuali ha ripetutamente espresso l’opinione che sottovalutare le potenzialità del mercato digitale significa perdere una irripetibile occasione di sviluppo economico e sociale.”

Quindi ne stronca ogni funzione che non sia meramente “commerciale”, “remunerativa”, e finalizzata a far quattrini, da parte dei “consumatori/utenti”.
Notate la filosofia grettamente mercantilistica che trasuda dal testo della delibera, attraverso la scelta stessa dei termini.
A suo insindacabile giudizio (una sorta di auto-investitura), seguendo un “criterio ermeneutico”:

«L’Autorità ritiene che rientrino nella sua attività di vigilanza le violazioni del diritto d’autore perpetrate attraverso l’attività di diffusione radiotelevisiva, nonché attraverso le reti degli operatori di telecomunicazione, e che ad essa perciò competano le azioni di tutela del diritto d’autore sui contenuti immessi nelle reti di comunicazione elettronica (tv, reti di tlc e internet)»

Salvo fare appello, consapevole dell’abnormità di un simile potere discrezionale, stante la delicatezza e il rilievo delle situazioni giuridiche potenzialmente coinvolte:

al Governo e al Parlamento l’opportunità di una revisione complessiva delle norme sul diritto d’autore che risultano inadeguate allo sviluppo tecnologico e giuridico del settore.

Ad ogni modo, nel dubbio e nell’attesa che il “legislatore” si faccia sentire:

«L’Autorità, in quanto autorità amministrativa “dotata di poteri di vigilanza”, ritiene di essere legittimata, impregiudicato l’intervento dell’autorità giudiziaria, ad intervenire, in un tempo ragionevole, nei riguardi dei gestori dei siti internet sui quali dovessero essere ospitati contenuti digitali coperti da copyright, senza l’autorizzazione del titolare.»

In linea teorica, e in sintonia col cosiddetto “decreto Romani”, la delibera si propone di tutelare il diritto degli autori a ricevere una giusta remunerazione per le opere del proprio ingegno, con particolare attenzione ai prodotti audiovisivi, file musicali e opere coperte da copyright.
È chiaro che lungi dal voler tutelare gli “artisti”, il provvedimento blinda le pretese di sfruttamento commerciale dei diritti detenuti dalle major, con la difesa ad oltranza delle loro licenze di sfruttamento esclusivo.
È altrettanto chiaro che l’obiettivo primario del provvedimento sono i siti e le piattaforme che permettono download gratuiti (torrent o megaupload per fare un esempio).
Tuttavia i margini di intervento del provvedimento sono talmente estensivi, da comportare potenziali effetti devastanti sulla libera fruizione della rete. L’AGCOM infatti va ben oltre la sfera sanzionatoria contemplata dall’originale decreto Romani, che pure escludeva:

i siti internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da privati ai fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità d’interesse

Nella sua interpretazione restrittiva, l’AGCOM, su pressione della SIAE e dei confindustriali della FIMI (Federazione dell’Industria Musicale Italiana), invece estende la possibilità di oscuramento o cancellazione a qualsiasi tipologia di pagina web, a prescindere dagli scopi, dalla ragione sociale, o dai contenuti generali, senza tenere in alcun conto le finalità d’uso.
Va da sé che, secondo un’ottica estensiva di tale impostazione, l’AGCOM potrebbe disporre l’oscuramento di YouTube (costretto a versare il “pizzo” legalizzato imposto dalla SIAE) e denunciare tutti quei blog e quei siti che all’interno delle loro pagine abbiano ospitato uno o più filmati da esso provenienti.


LA MANNAIA DEL DIRITTO D’AUTORE
 Quando si parla della (giusta) tutela del diritto d’autore, bisogna sapere che l’intera materia è disciplinata da una vecchia legge di era fascista (Legge 633/1941) ed ha una amplissima ala di copertura, ulteriormente aggiornata nel 1978 con la Legge n.399.
Tanto per fare un esempio, sono ricomprese in una ‘protezione’ pressoché totale, al riparo da ogni divulgazione non ‘autorizzata’ dai titolari di quella esclusiva di sfruttamento commerciale, che impropriamente chiamano “diritto d’autore”:

le opere letterarie, drammatiche, scientifiche, didattiche, religiose, tanto se in forma scritta quanto se orale; composizioni musicali, con o senza parole, le opere drammatico-musicali e le variazioni musicali costituenti di per sé opera originale; i disegni e le opere dell’architettura; le opere fotografiche e quelle espresse con procedimento analogo a quello della fotografia; i contenuti giornalistici…”

Come si vede, lungi dall’essere circoscritto ai file sharing, alle trasmissioni in streaming, ed ai download musicali o video, l’intervento sanzionatorio accampato dall’AGCOM è potenzialmente illimitato.
Infatti, la delibera non esclude assolutamente l’applicazione delle sanzioni a quei siti che ospitino foto, gallerie di immagini, citazioni, testi letterari, poesie, coperti da eventuale “diritto d’autore” (che spesso è bello e sepolto, o che nella realtà non ha mai visto un solo centesimo per le sue creazioni), a prescindere dal carattere assolutamente gratuito e senza alcuna finalità di lucro delle pagine web. Potenzialmente, ci può rientrare di tutto: dalle web community ai forum di discussione, passando per i blog o per i siti amatoriali di intrattenimento.
In pieno delirio di onnipotenza, i garanti dell’AGCOM si attribuiscono un potere quasi assoluto, con una amplissima sfera di intervento, sovrapponendosi ad ogni altra autorità vigente (Polizia postale) e affiancandosi alla stessa magistratura, che pure dovrebbe indagare sulle singole fattispecie di reato potenziale:

«Si ritiene che l’Autorità possa esercitare – nel perimetro del diritto d’autore – i poteri ad essa assegnati nei confronti dei fornitori di servizi di media audiovisivi, dei gestori dei siti web , degli operatori di rete, dei fornitori di connettività (gli ISP), dei fornitori di servizi di caching/hosting, e più in generale nei confronti di tutti gli operatori di comunicazione elettronica.»

E nella fretta di operare non teme il rischio di approssimazione ed i margini di errore, pur nell’irreversibilità dell’intervento e delle sue conseguenze, senza la supervisione di un magistrato ed il vaglio di una formale denuncia:

«Affinché la funzione di garanzia dell’Autorità sia realmente efficace è necessario che essa si snodi attraverso una procedura estremamente semplice nei modi e celere e certa nei tempi. Solo in tal modo si riuscirebbe a garantire ai titolari dei diritti una forma di protezione alternativa (e non sostitutiva) rispetto a quella già offerta dall’Autorità giudiziaria.»

Nella sua applicazione, Il procedimento di tutela del diritto di autore e del copyright viene esplicitato al punto 3.5.2. della deliberazione (che ha valore di decreto legislativo) e si articola in 5 passaggi:

 1. Segnalazione del titolare del diritto al gestore del sito o al fornitore del servizio di media audiovisivo – I titolari dei diritti e tutti gli altri soggetti autorizzati a disporne (in particolare, i titolari di licenze di sfruttamento, in proprio o attraverso le loro associazioni per la tutela di interessi collettivi), scaricano on line dal sito dell’AGCOM un modulo preimpostato per denunciare la presunta violazione all’Autorità per le comunicazioni. Contemporaneamente, intimano al “gestore del sito” o, in alternative, all’ISP (Internet Server Provider) che fornisce il servizio, di rimuovere tutti i contenuti sospetti (da sottolineare “sospetti”) di violazione.
Il gestore del sito, o i curatori della pagine web, hanno a disposizione appena 48 ore (un ultimatum!) per contestare e confutare la richiesta di rimozione, verificandone la fondatezza.
!!! N.B. I “soggetti autorizzati” sono in realtà la SIAE (che in teoria può pretendere il pagamento delle royalties anche per cantare l’inno nazionale) e gli industriali riuniti sotto la sigla del FIMI. Ma all’atto pratico nessuno controlla la reale identità del soggetto denunciante, né verifica l’effettiva titolarità del preteso copyright, magari sulle illustrazioni pubblicate e incriminate (non sono mica tutte Alinari!). Potenzialmente, il denunciante potrebbe essere chiunque, nella più grande operazione di ‘trollaggio’ su vasta scala che la rete ricordi!

 2. Segnalazione all’Autorità – Decorse le 48 ore dalla richiesta inoltrata senza che il contenuto sia stato rimosso, il titolare del diritto può rivolgersi all’Autorità”.
In pratica, il presunto titolare (perché nessuno si è dato pena di verificare la legittimità), non ottenuta la rimozione dei contenuti contestati dal gestore del sito, si rivolge direttamente all’Agcom: compila un format on line e chiede l’oscuramento della pagina.

 3. Verifica dell’Autorità in contraddittorio – L’Autorità, ricevuta la richiesta circostanziata di cui sopra, effettua una breve verifica in contraddittorio con le parti (titolare del diritto, gestore del sito, soggetto che ha effettuato la contro notifica) da concludere entro cinque giorni, comunicando l’avvio del procedimento al gestore del sito (o, nel caso non fosse possibile individuarlo, al fornitore del relativo servizio di hosting), all’operatore di telecomunicazione o a quello televisivo, alla cui sfera risulti oggettivamente ascrivibile la violazione della normativa rilevante.
Ciò in teoria potrebbe mettere al riparo i gestori delle pagine on line da eventuali abusi e mitomani; all’atto pratico però è tecnicamente impossibile (in soli 5 giorni!) accogliere la ricezione delle domande di rimozione, verificare la titolarità dei soggetti, vagliarne le richieste, valutare le obiezioni delle parti interessate insieme alle controdeduzioni, gestendo le notifiche in tempo reale.
!!! N.B. A meno di non disporre di qualche decina di migliaia di dipendenti, impegnati h24 nella verifica dei controlli, è chiaro che l’AGCOM attiverà una procedura standard che scatterà in automatico per la stragrande maggioranza dei casi, attivando la rimozione (e l’oscuramento) d’imperio.

 4. Adozione del provvedimento di ordine alla rimozione – Se l’Autorità, all’esito delle verifiche in contraddittorio, ritiene violata la normativa in tema di diritto d’autore, ordina senza ritardo al gestore del sito o al fornitore del servizio di media audiovisivo, anche per via telematica, l’immediata rimozione del materiale trasmesso in violazione.
!!! N.B. In 5 giorni l’Agcom pretende di gestire segnalazioni, verifiche, impugnazioni e contraddittorio, con sentenza definitiva e in appellabile che esclude ogni eventuale revisione futura. È chiaro che ci troviamo di fronte ad un monstrum giuridico dove le parti più deboli, senza alcuna tutela (a partire da quella legale) né forza contrattuale, sono destinate a soccombere sempre e comunque, piegandosi eventualmente a subire il male minore.

 5. Monitoraggio successivo del rispetto dell’ordine e applicazione di sanzioni in caso di reiterata inottemperanza – L’Autorità monitora il rispetto dell’ordine impartito e, in caso di inottemperanza reitera l’ordine avvertendo che il suo mancato rispetto comporterà l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge (articolo 1, comma 31 della legge 249/97).
In pratica, inoltra una denuncia penale con segnalazione all’autorità giudiziaria. E paradossalmente è la parte migliore, perché nel caso il titolare del sito abbia ragione può contestare il provvedimento e denunciare gli eventuali abusi dell’Agcom.

Ad ogni modo, nell’immediato il provvedimento si applica ai siti italiani e stranieri. Contempla inoltre:

a) La predisposizione di una lista di siti illegali da mettere a disposizione degli internet service provider;
b) La possibilità, in casi estremi e previo contraddittorio, dell’inibizione del nome del sito web, ovvero dell’indirizzo IP, analogamente a quanto già avviene per i casi di offerta, attraverso la rete telematica, di giochi, lotterie, scommesse o concorsi in assenza di autorizzazione, ovvero per i casi di pedopornografia.

Attuando con questo una inaccettabile equazione tra informazioni e pedopornografia.
Potenzialmente, la normativa sul copyright è applicabile all’universo mondo. Di conseguenza, le restrizioni della delibera, volendo, possono scattare anche nel caso di slide e gif animate, perché il provvedimento non lo esclude. Da notare che tutto ciò che è di libera fruizione e non connotato come “creative commons” può essere sempre sottratto e registrato da terzi, che apporrebbero così il loro ‘diritto’ di copyright, sancendo lo sfruttamento esclusivo dell’opera scippata e ridotta a prodotto di vendita al consumo.
Le restrizioni della delibera (oscuramento dei siti e cancellazione della pagine web) si applicano anche al di fuori dei confini nazionali, investendo operatori e gestori di rete e fornitori di servizi di connettività e siti web di ogni parte del mondo. Per cui valgono le stesse regole di cui sopra (48h per la rimozione e 5 giorni per il “contraddittorio”). In caso di mancato ottemperamento ai diktat di Agcom e SIAE, i siti incriminati (anche per la presenza di un solo file sospetto) potranno essere inibiti dai provider su ordine dell’Autorità, a livello di IP o di dominio e persino nell’uso del nome, senza che sia contemplata un’indagine preliminare approfondita né il ricorso ad un giudice.
A partire da qualche giorno (06/07/2011), potrebbe capitare di visualizzare sui motori di ricerca interi elenchi di “siti non raggiungibili”, cliccare sui link più svariati e vedersi comparire una selva di pagine web “impossibili da visualizzare”; andare sulla sezione “immagini” di Google e trovarla vuota.
Da oggi, l’Italia è un po’ più cinese, ma il modello ideale rimane la Birmania (anzi, Myanmar!). E ancora la chiamano “democrazia”.
Evviva il mercato!

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NONSENSE DELLA VITA

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , on 3 febbraio 2011 by Sendivogius


Concedeteci, almeno per una volta, un piccolo momento autocelebrativo…
In quasi due anni e mezzo di vita, dalla sua nascita in poi, Liberthalia è riuscita a porre solide radici nella foresta del web, garantendosi un suo angolino più che dignitoso, grazie a tutti voi che apportate linfa alla piantina con le vostre visite e con i vostri interventi.
Nel tempo, Liberthalia è cresciuta costantemente negli accessi, fino all’exploit del Gennaio 2011 che compensa e surclassa oltre ogni aspettativa la naturale flessione natalizia…

Sono risultati dei quali andiamo particolarmente orgogliosi a riconoscimento della cura, la dedizione, il tempo, impiegati per la stesura e l’elaborazione dei singoli articoli pubblicati, insieme alle migliorie apportate alla veste grafica d’insieme. A maggior ragione che Liberthalia non ha mai ricercato alcuna forma di pubblicizzazione, (nemmeno tra amici, conoscenti e parenti, che infatti nulla sanno del sito); si è sempre tenuta rigorosamente alla larga da Facebook (che cordialmente detesta) e dalle cosiddette forum-community delle quali vivissimamente diffida (non foss’altro per le cacofoniche sequele di nonsense che dominano le discussioni).
Ogni singolo accesso è stato  conquistato sui contenuti e attraverso ricerche specifiche in rete. In proposito, proprio i termini inoltrati sui motori di ricerca non mancano di riservare interessanti sorprese circa i gusti di certo pubblico occasionale…

 Bene! Chiusa la parentesi celebrativa, siccome il mondo è bello perché avariato, diamo piuttosto un’occhiata da vicino alle ricerche più incredibili, intraprese dai Visitors della rete profonda.

Se è vero che le parole sono importanti, si può allora ricavare un piccolo campionario, tanto da poterne stilare una sorta di catalogo di riferimento sulle curiosità, che affliggono cospicue fasce di navigatori virtuali, rendendo conto delle loro ricerche sul web, dalle più prevedibili fino alle più impensate….

È forte il sospetto (se non la certezza) che gli italiani siano un popolo di repressi sessuali. Coerentemente, votano in massa per un maniaco sessuale sul quale, con ogni evidenza, proiettano la realizzazione dei propri sogni erotici per interposta persona, a compensazione delle loro insanabili frustrazioni erotiche.
 Di conseguenza, immancabile e grande protagonista indiscussa è sempre ‘LEI’ in tutte le sue declinazioni, dalla dizione settentrionale (con la g) a quella centro-meridionale (con la c), onnipresente nelle sue potenziali varianti politiche e nazionali.
Abbiamo pertanto la “figa fascista” per nostalgici in camicia nera, ma anche la nazionalista “figa italiana”, con le personalizzate bolognesi.. milanesi.. romane.. e anche sarde, fino al marziale “esercito della fica”..!
Per i più cosmopoliti c’è invece quella “orientale”, passando per la montanara “figa alpina” e pure per la misteriosa “figa di Natale”. Per coloro che dovessero avere difficoltà a trovarne, esiste l’imprescindibile “cartello cercasi figa”. 

Superata la fase di interesse strettamente ginecologico, abbiamo quella più propriamente pornografica, con i suoi richiami animali: dalla vacca arrapata, al porco abominevole, fino al completo maiale sadomaso. Non mancano le curiosità erotiche e qualche classico:
gli irrinunciabili “fotoromanzi porno del 1980” e “Biancaneve sotto i nani” per la nostra biblioteca d’autore, insieme alle  fondamentali “Confessioni proibite di una monaca adolescente”; le “misure del seno di Cristina D’Avena”. Più ordinari sono: “il bordello galleggiante”; l’immancabile “maniaco con l’impermeabile”; il competitivo “pene più lungo del mondo” e le curiose “foto bandiere del mondo con tette” (?!?).
Non mancano poi le “femmine arrapate”. Tanto per andare sul sicuro, tra i nostri visitatori particolarmente gettonate sono state le donne cinesi arrapate.
C’è chi invece, per restare in famiglia, cerca piuttosto lo “zio arrapato”. Oppure, per non deprimersi, dei simpatici “cazzi spiritosi”.
Non manca chi, tra tanta abbondanza, ricerca il “significato di dignità femminile”.
Qualcun altro, pensando forse al Papi della Nazione, ha cercato invece l’onirico “Venditore di sogni porno”, l’imprescindibile “Pagliaccio Culo”, e pure un pornonano slavo.
 Del resto non mancano curiosità rivolte ai membri di governo e affini. Tra le più devastanti c’è il boccaccesco Silvio erotico, il disarmante “attentato a quel frocione del papa”, l’amatissimo ministro Brunetta (“Brunetta nano di merda” e “altezza di Renato Brunetta”), l’immancabile “complotto ebraico contro Berlusconi” e, per concludere, l’inquietante “Clistere di Capezzone”.

Qui entriamo nell’ambito del feticismo più estremo dai risvolti perversi, che pure conta una diffusa casistica della quale tenere conto: umiliare per solditettone sfruttatetorture su donneimmagini di cruda brutalitàbambolotti mozzatiporno stupri..!
Tanto per rimanere in tema, ai margini della psicopatia, abbiamo chi ha sperato di trovare notizie sugli orridi “pompini con ascesso in bocca”, raccapriccianti “ispezioni anali per alunni”, fino all’esito naturale di “culi assatanati”.
In ambito prettamente escatologico sono da segnalare gli esclusivi “cessi prestigiosi” e gli irrinunciabili “amici cessi”. Sugli altri è meglio sorvolare per motivi di auto-censura.

Una trattazione a parte merita l’argomento “ciccioni”, oggetto di uno oscuro desiderio dall’ampia casistica….

In versione sportiva:
 ginnastica per ciccione
 ciccione che fa ginnastica
 nuoto per ciccione
 tiro con l’arco per ciccione
 ciccione che salta
 ciccione in tuta.

In versione situazionale:
 ciccione in ufficio
 ciccioni al mare
 ciccione in barca
 ciccione in poltrona
 ciccione in ufficio
 ciccione al sole
 ciccione coi baffi
 pagliaccio ciccione
 marinaio ciccione
 batterista ciccione

In versione femminile:
 ciccione femmine
 donne ciccione
 donna cicciona con l’ombrello
 belle ciccione
 donne grasse in livrea
 attrici porno grasse
 uomo nudo ciccione con donna

E relative varianti:
 super ciccione
 natale ciccione
 ciccione che ride
 ciccione tatuato
 ciccione che scappa
 ciccione nudo
 ciccione sulla croce

E per (non) chiudere in bellezza abbiamo i grandi enigmi irrisolti dell’umana idiozia…

C’è il tizio che cerca “fotografie dell’huomo erectus”

Si è estinto solo qualche millennio prima che Niépce inventasse la fotografia.

C’è quello che gentilmente ti chiede:vorrei sapere se il moschetto del 1981 si può tenere in casa

Il moschetto 1981 non esiste. Al massimo esiste il Carcano mod. 91 (1891).
E no, non lo puoi tenere in casa!

C’è poi il tipo che cerca incessantemente “l’autopsia umana”, ignorando forse che non esistono autopsie animali.
Quello che vuole sapere se “ti depilano anche il pube per un’operazione ai legamenti”
Il significato del “Kus Klus Klan” in evidente confusione col Cous-Cous…
E altre curiosità: il legionario negro; dove si trova Via dei morti di fame; come si tagliano i capelli ai frati; fino ai “watussi che corrono dietro a un bianco”.
Poi ci sono i ‘refusi’ come: “a manina sul mare”; il “tatuaggio leggionario”; il “vado di pandora”; e le romanesche “urcere allo stomaco”.

È questo solo un piccolo riepilogo dei casi più estremi e paradossali, tra tutti i termini con i quali il blog è stato raggiunto attraverso i motori di ricerca… Sono soddisfazioni!

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