Archivio per Vladimir Putin

Vlad The Immortal

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , on 21 luglio 2019 by Sendivogius

Idolatrato dai sovranisti di tutto il mondo, uniti nelle fantasticherie nazistoidi di un mondo intruppato dietro ad una ritrovata tradizione neo-völkisch e sanificato dalla presenza di allogeni contaminanti, il compagno Vladimir Vladimirovič Putin, in arte “zar”, è assurto ormai ad icona pop della metafisica nazionalpopulista consacrata al Führerprinzip, massimamente venerato nel pantheon profano del nazileghismo.
Di fatto, è un personaggio dai tratti mitologici, sapientemente costruiti tramite un imbarazzante culto della personalità (come si conviene ad ogni dittatore travestito da antico romano), che trascende la realtà per farsi mitopoiesi, e con risultati peraltro grotteschi…
E che per giunta si presta ad ogni presa per il culo possibile, da parte di chi è immune a cotanto fascino marziale.
La verità è che lo zar Putin è soprattutto un brand commerciale, con un discreto ritorno politico tra gli affezionati cultori del genere nazi-fetish a prevalenza omoerotica, nel diafano machismo asessuato di una figura dai contorni quasi impersonali, nella glabra glacialità dello stesso, da alieno infiltrato con sembianze umanoidi…
O tanto da rasentare inquietanti somiglianze con l’immaginario vampirico di celebri serie come The Strain (vedasi Mr. Quinlan), o con perfidi villain come Eli Damaskinos in Blade II”.
A questo punto ci si chiede se non si tratti davvero di una sorta di ibrido surgelato in soluzione criogenica, custodito nei sotterranei del KGB e clonato a ripetizione su matrice genetica.
Sai?!? ‘Na roba ‘virale’ tipo the agent Smith
Ovvero un cyborg corazzato in grado di viaggiare a ritroso nel tempo… il soviet terminator delle glorie perdute.
Che sia vampiro, alieno, o androide, il compagno Vlad è in realtà un immortale.
Come il Conte di Saint-GermainNicolas FlamelAasvero l’ebreo errante… l’ombra di Vladimir Vladimirovič aleggia su di noi, aggirandosi nel nostro mondo da almeno mezzo millennio, anche se le tracce si perdono invero nella notte dei tempi.
Narra la leggenda che lo stesso Leonardo da Vinci si sia ispirato ad uno dei suoi molti avatar, il Giocondo, onde cercare di catturarne l’enigmatico sorriso nell’imperscrutabilità dei lineamenti…
Ma tracce della sua presenza si trovano un po’ in tutte le epoche per ogni dove in Europa, fino a tempi più recenti…
Dal generale Athanasios (Thanassoulas) Valtinos, eroe della guerra di indipendenza greca…
Fino al più tenebroso agente bolscevico Mordechai Blinchikov
Vlad l’Immortale è eterno e cammina in mezzo a noi.
E, come ogni “Maestro” che si rispetti, ha anch’esso i suoi fedeli Renfield

Basta stare loro alla larga.

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FALSE FLAG

Posted in Kulturkampf, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 settembre 2014 by Sendivogius

false-flag

Appurato il delitto, non cercate il colpevole. Trovate piuttosto un cattivo ideale, uno di quei villain da guerra fredda che sarebbe piaciuto a Ian Fleming per una storia dell’Agente 007, e attribuitegli ogni crimine possibile. Non importa se vero o presunto, plausibile o meno, giacché questo è un aspetto completamente secondario ai fini della trama, che ricerca personaggi tutto stereotipi e propaganda.
19 - The Legend of Koizumi - VLADIMIR PUTIN (1)Ciò che conta sono gli effetti speciali, coi quali impressionare il pubblico, guidandolo per mano ed aiutarlo a dimenticare in fretta i fatti nell’assenza di riscontri. Cucinato a puntino il pastone, al momento giusto lo si può servire opportunamente riscaldato a masse inappetenti.
Fu così che a meno di due mesi dall’abbattimento del Boeing 777 della Malaysia Airlines, sui cieli della regione separatista del Donbass in Ucraina, il ‘Consiglio di Sicurezza olandese’ (Dutch Safety Board) pubblicò nell’indifferenza generale il suo Rapporto Preliminare sulle sorti dello sfortunatissimo volo Mh17.
Si tratta di 34 paginette scarse, redatte con la collaborazione degli ‘esperti’ di ben dieci paesi diversi ed una mezza dozzina di agenzie specializzate. Pagine nelle quali praticamente non è contenuto nulla che non vada oltre l’evidenza; persino più approssimativa di quanto non sia rilevabile ad occhio nudo. In compenso, l’indagine investigativa si contraddistingue per non investigare alcunché, insieme alla carica di reticenza e di vaghezza analitica, al cui confronto le indagini successive all’abbattimento del DC9 Itavia ad Ustica nel 1980 sembrano un modello di efficienza.
Dc9 ItaviaTanto che il rapportino manca praticamente di tutto: contenuto delle scatole nere, analisi balistica, dettaglio dei tracciati radar, testimonianze degli operatori di volo, evidenze satellitari, analisi dettagliata dei reparti recuperati, referti autoptici…
L’unica certezza che sembra emergere dai ‘preliminari’ è l’avvenuta esplosione in volo dell’aereo. E nell’ansia di non dire ed all’occorrenza offuscare, nonostante le precauzioni, il Rapporto si lascia pure scappare una considerazione non perfettamente allineata con la vulgata ufficiale, che vuole il boeing abbattuto da un missile terra-aria Buk M1/SA-11.

Batteria missilistica antiarea BUK M1

E che soprattutto omette di spiegare di preciso come il velivolo possa essere stato perforato nella parte superiore della carlinga da numerosi oggetti ad alta velocità, provenienti dall’esterno (anche se è facilmente ipotizzabile un effetto Shrapnel da deflagrazione).

Fori sulla carlinga dell'aereo (1)«Damage observed on the forward fuselage and cockpit section of the aircraft appears to indicate that there were impacts from a large number of high-energy objects from outside the aircraft.»

Possibilmente per mezzo di Batterie ‘Buk’, che però nessuno ha mai visto davvero all’opera. Cosa quanto mai curiosa, in una regione costantemente monitorata dai satelliti militari di mezzo mondo e massimamente dell’Amico americano, che della responsabilità russa nella strage possiede la certezza metafisica e dunque non necessita di alcuna dimostrazione empirica. Ma del resto il governo dell’Ucraina è uno specialista nel denunciare con cadenza giornaliera attacchi di massa, da parte di colonne fantasma di blindati  russi, che a migliaia oltrepasserebbero il confine, invisibili a radar e satelliti-spia, combattendo fantomatiche battaglie col glorioso esercito di Kiev che ovviamente ne esce sempre vincitore.
Perciò è meglio non approfondire certe “evidenze”, altrimenti bisognerebbe spiegare come il foro di entrata del missile, all’altezza della cabina di pilotaggio, non sembri compatibile con l’ogiva di una testata SA-11
Comparazione armamenti balisticiE bisognerebbe altresì dipanare ogni dubbio circa le tracce lasciate dall’impatto esterno di un gran numero di oggetti ad alta energia, che al di là dell’ambigua scelta semantica, ricordano più che altro i fori in entrata di proiettili da 30mm.
Fori sulla carlinga dell'aereo (2)È un po’ difficile, a meno che non si vogliano sovvertire le leggi dell’aerodinamica, che una mitragliatrice pesante possa colpire da terra una bersaglio in movimento a circa 33.000 piedi di altezza (oltre 10 km)…
fori da 30 mm Molto più semplice invece se questa viene montata su un aereo dell’aviazione da guerra, come nel caso dei MiG-25 e MiG29, che tra le loro dotazioni in armamenti standard annoverano la GSh-301: mitragliatrice a nastro per uso aeronautico, per l’appunto armata con munizioni a frammentazione calibro 30.
fori sulla carlinga del volo MH17Figuriamoci se si potrebbe mai prendere in considerazione, tra le opzioni investigative, l’impossibile ipotesi che il volo malese Mh17 possa essere stato abbattuto da un missile aria-aria sparato da un caccia-intercettore e crivellato di colpi dal cannoncino di bordo, all’altezza della cabina di pilotaggio.

MH17 - Fori di entrata nella carlinga ad altezza piloti

Così, giusto per il gusto di escludere con dovizia di prove e fuori da ogni dubbio, un’opzione tanto scandalosa di cui si parla di rado (per esempio QUI).
Probabile traiettoria del missileAnche perché il tal caso si porrebbe un elementare quesito: cui prodest?
Di certo non ai combattenti “filorussi” del Donbass. E certamente non a Mosca.
Possibile traiettoria aerea dell'abbattimentoSicuramente avrebbe fatto comodo al governo di Kiev, che in tal modo avrebbe distolto l’attenzione dai crimini di guerra, la sistematica violazione delle tregue d’armi, ed i bombardamenti aerei indiscriminati ed i cannoneggiamenti a casaccio con artiglieria campale contro le popolazioni civili di Donetsk e Sloviansk, o il massacro di Odessa, ottenendo quella simpatia internazionale e quel sostegno militare che finora non ha avuto.
Ala scheggiata da traiettoria missileAvrebbe giovato all’amministrazione statunitense di O’Banana, desiderosa quanto mai di rintuzzare e contenere la ritrovata intraprendenza russa e la riconquista del suo antico ruolo ‘imperiale’ nello scacchiere internazionale, secondo una visione geopolitica della quale avevamo di recente accennato QUI.
prism7Evidentemente, gli strateghi di Washington credevano davvero che un ubriacone obnubilato dall’alcol come Boris Eltsin e la sua corte famelica di ladri, in un paese ridotto alla fame e trasformato nel primo esempio realizzato di stato gestito direttamente dalle organizzazioni mafiose, potesse essere un esempio di “democrazia” compiuta in una situazione destinata a perdurare nel tempo.
Come invece l’Europa si sia lasciata trascinare in una nuova guerra fredda contro uno dei suoi principali partner commerciali, col quale vanta esportazioni ed interessi economici per svariate decine di miliardi di euro e dal quale è totalmente dipendente per le sue forniture di gas, è un altro ‘mistero’ che i burocrati della UE dovrebbero spiegare ai propri cittadini.
Soldati dell'esercito ucrainoAltresì dovrebbero spiegarci come un governo golpista di oligarchi, nato da un colpo di stato, pesantemente infiltrato da gruppi di estrema destra, che scalpita per entrare nella NATO e trascinare il resto del continente in una guerra catastrofica contro la Russia, sia diventata una solida democrazia con tutti i requisiti (nessuno!) per entrare nell’Unione europea. E sarebbe interessante sapere come tali principi democratici si concilino, con l’accoglienza accordata dal governo di Kiev ai neo-nazisti di mezza Europa accorsi ad arruolarsi tra i paramilitari del Battaglione Azov.
Nazisti ucrainiOvviamente, perché la Russia è un’autocrazia ultra-nazionalista, dominata da un pugno di oligarchi provenienti dalla nomenklatura post-sovietica. Per fortuna l’Ucraina è esattamente il contrario: una banda di oligarchi (ex sovietici), al comando di uno stato autoritario che si alimenta del suo sciovinismo.

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La leggenda dei leader straordinari

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 ottobre 2011 by Sendivogius

E se i pricipali leaders del pianeta fossero in realtà dei super-eroi, pronti a sfidarsi senza esclusione di colpi al tavolo del Mahjong?
La balzana idea è frutto della fantasia ‘perversa’ (sono giapponesi!) del mangaka Owada Hideki che, con una trovata a dir poco originale, reinterpreta ruoli e personaggi della politica nipponica e internazionale con esiti grotteschi in una sorta di crossover fantapolitico, per una storia con buoni spunti ma alla lunga ripetitiva, dall’impronta demenzial-nazionalistica con l’ex premier giapponese, Junichiro Koizumi, elevato a protagonista assoluto di una saga a dir poco demenziale.
Stiamo parlando di The Legend of Koizumi.
In ‘Occidente’, il cotonato figurino è ricordato soprattutto per il suo assurdo taglio di capelli: l’unico premier con la permanente. Meglio non parlare invece di certi nostrani pornonani dalla pelata catramata!  

Koizumi, che pur con tutta la fantasia proprio non ha un aspetto tra i più marziali, per le improbabili alchimie del disegno, viene ritratto così..! Con l’espressione volitiva e cazzuta dei culturisti anabolizzati, che popolano le lande desertificate di “Hokuto no Ken”: la saga cult di Ken il Guerriero.

In Giappone, La Leggenda di Koizumi” è conosciuta col titolo di Mudazumo Naki Kaikaku, che può essere tradotto grossomodo come “Riforma senza tiri sprecati”, in allusione al lancio dei dadi nel gioco del mahjong.
Soprattutto, è una parodia per allitterazione del nome dato al progetto di riforma ultra-liberista (e fallimentare), portato avanti durante il Governo Koizumi (2001-2006). Parliamo del Seiiki Naki Kaikaku, un pacchetto di privatizzazioni estreme, che tante speranze aveva suscitato nei giovani liberali della destra nipponica.
È difficile comprendere la carica di entusiasmo e di aspettative che un personaggio come Junichiro Koizumi è stato capace di suscitare, soprattutto presso la gioventù giapponese, tanto da venirgli dedicati interi manga: i celebri e diffusissimi albetti del fumetto nipponico.
Infatti, Koizumi aveva già fatto la sua comparsa in AKUMETSU (di cui avevamo accennato QUI), nei panni di un premier idealista quanto imbelle, schiacciato dalle correnti di partito…

Intendiamoci! Paragonato al manga di Owada, Akumetsu in confronto è un trattato di satira politica, dalla raffinata critica sociale… ed è tutto dire!
Maliziosamente, ci sarebbe da pensare che si tratti di atti di piaggeria nei confronti di Taro Aso: esponente ultraconservatore del Partito Liberaldemocratico, già ministro degli esteri nel Governo Fukuda (2007-2008), e premier lui stesso (2008-2009) in uno dei governi più catastrofici della storia giapponese recente, ma con una grandissima passione per i manga…
Pare che, tra le sue letture preferite, ci siano le gesta della bionda Sailor Moon e delle sue amichette in costume: le paladine vestite alla marinaretta. Ignoriamo se prediliga la versione hentai.
A proposito di Taro Aso, resta comunque insuperabile il suo invito rivolto ai giovani giapponesi per incrementare la produzione di manga e di anime, al fine di combattere la disoccupazione e rilanciare l’economia giapponese superando la crisi.
Inutile dire che The Legend of Koizumi (o Mudazumo Naki Kaikaku, che dir si voglia) è stato un seccesso. Se si accetta il presupposto fondamentale che la supremazia mondiale si conquista su un tavolo da gioco, con astuzie per nulla sportive, mosse segrete ed abilità speciali che hanno conseguenze fisiche sui personaggi (tutta roba già vista da Yu-gi-oh! a Yū Yū Hakusho), allora potete accettare pure che, invece delle solite creature demoniache, a sfidare i super-presidenti ci siano niente meno che i nazisti del Quarto Reich, trasmigati in massa sulla Luna alla fine della II° Guerra Mondiale a bordo dei leggendari Haunebu.

Trasformato il satellite in una colonia nazista, i nuovi nazi-seleniti lanciano la loro sfida alla Terra, organizzando uno speciale torneo di mahjong in cui si sfideranno i ‘campioni’ dei due schieramenti.
Sotto il segno della svastica, si alternano personaggi storicamente vissuti e nomi meno noti della macchina da guerra nazista, insieme al solito corollario di shōjo ninfette, in uniforme da SS.

Tuttavia, in questa distopia del nazi-moe è assolutamente inutile cercare le incongruenze e le discronie, altrimenti sarebbe assai difficile spiegare come possano comparire, tra i tanti, personaggi del calibro di Otto Skorzeny (l’uomo che fece il blitz sul Gran Sasso per liberare il duce); generali come Erwin Rommel ed Hans Speidel (che peraltro avevano simpatie anti-naziste e appoggiarono il complotto per uccidere Hitler nel ’44); Hans Ulrich-Rudel, l’asso della Luftwaffe; insieme a personaggi spregevoli come Hermann Göring, Heinrich Himmler, il dott. Josef Mengele e Reinhard Heydrich meglio conosciuto come il “boia di Praga”. Tutti in perfetta forma e addirittura ringiovaniti. Non mancano Rudolf Hess e lo stesso Adolf Hitler, insieme ad una impossibile discendenza di Joseph Goebbels.
L’élite dei nazi-seleniti ha una peculiarità: possono trasformarsi in Super-Aryan (!) schimmiottando in una parodia estrema i Super-Saiyan, già visti nella serie “Dragon Ball”.
L’aspetto più gustoso della storia è però la sfilata caricaturale dei cosiddetti ‘grandi’ del pianeta e comprimari minori. La squadra per l’Alleanza per la Terra ha un cast d’eccezione, quanto pessimamente assortito…
Naturalmente, c’è Junichiro Koizumi, titanico e indistruttibile oltre i limiti del grottesco.

Né poteva mancare, come riuscitissima spalla, il ministro Taro Aso: tiratore infallibile (è atleta olimpionico), rappresentato come una specie di Bugsy Siegel in stile yakuza.

C’è poi la famiglia Bush al gran completo: Papà Bush e suo figlio Junior, quest’ultimo rappresentato nella finzione come nella realtà nei panni di un idiota, che tenta disperatamente di emulare il padre, ma con ispirati tratti di eroismo (e questi esistono solo nella finzione!).
Papà Bush, al disegnatore della storia piace quasi quanto Koizumi, e si vede..!
Raffigurato come un gigante muscoloso in stile Hokuto, il vecchio Bush senior sembra quasi un ibrido tra ‘Raoul’ (il fratello incazzoso di Kenshiro) e ‘Vegeta’ (Dragon Ball).

È ovvio che, come in ogni storia che si rispetti, deve esserci una eroina femminile per il cui ruolo viene scelta una improbabile Yulia Timoshenko, la zarina ucraina con la treccia posta a mo’ di corona.

Affarista senza scrupoli, letale, spietata. Per la temibile Yulia ogni occasione costituisce una potenziale opportunità di profitto.

È una vera dark lady capitalista; immortalata su carta in tutte le espressioni possibili e nelle infinite varianti, che il disegno può offrire…

E sempre pronta a trasformarsi nella teppistella della scuola, qualora se ne presenti la possibilità…


 C’è anche (né poteva essere diversamente) il glaciale Vladimir Putin, zar di tutte le Russie… Inquietante e sinistro, come si conviene ad un ex comandante del KGB. E con un aurea demoniaca che non guasta mai per un ex funzionario della polizia politica, travestito da “democratico” e notorio amico del nostro papi nazionale.
A fargli da comprimario c’è un povero Dmitrij Medvedev, eccessivamente imbolsito.
Il granitico Putin è al contrario troppo magro (più alto) e ringiovanito di almeno vent’anni nel suo aspetto robotico da man in black
Tuttavia, la sorpresa assoluta, e sicuramente più gradita, è la partecipazione straordinaria di un incredibile papa Ratzinger…!!

Unico e insuperabile, con quella sua deliziosa espressione di perfidia dai tratti quasi luciferini… Proprio come si addice ad un (finto) cattivone doc, ma in realtà col cuore d’oro!
Semplicemente maestoso mentre fluttua nell’etere o avanza col cipiglio sicuro di un terminator in abiti pontificali.

Meravigliosa la sintesi, in un’unica tavola della sua elezione a pontefice, dopo il trionfo sugli altri cardinali al conclave.


 Attraverso piccoli cammei, nella storia compare pure Nursultan Abishuly Nazarbayev: padrone assoluto, autocrate asiatico e khan del Kazakistan, giustamente ridicolizzato come un insignificante satrapo di provincia. Ma c’è spazio anche per l’ex segretario statunitense alla difesa: Colin Powell.
E la vecchia Margaret Thatcher: l’arruginita “Lady di ferro” britannica.

Con simili e demenziali presupposti, la pubblicazione di The Legend of Koizumi in Giappone è stata… un successo..! Tant’è che ne è stata realizzata anche una mini serie OAV in tre episodi. E c’è da dire che non è nemmeno troppo male.
Ispirata ai primi albi della serie, l’animazione è interamente dedicata ai “vicini di casa” del Giappone…

C’è un ottimo Kim Jong-il (“General Kim”), il caro leader nordcoreano, ispirato vagamente ai malvagi Mister X di James Bond…
Nella serie animata, il Caro Leader (altro noto pervertito) compare insieme al figlio deficiente, designato alla successione: Kim Jong-… difficile dire se Jong-chul o il fratello minore Jong-un..! Si accettano scommesse.

E naturalmente non poteva mancare il poderoso vicino cinese, nell’accoppiata abbastanza riuscita di Hu Jin Tao e Wen Ja Bao

 Anche se il vero protagonista è un resuscitato Mao Zedong in versione Frankenstein.
Non manca un breve siparietto con i leaders europei del G-8 i quali, esattamente come avviene nella realtà, non contano nulla e scompaiono quasi subito dal corso della storia.


Una premonizione?

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BACIAMO LE MANI

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 settembre 2010 by Sendivogius

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei…”

 È curioso notare come il viscerale, esibito, anti-comunismo del Joker di Arcore, brandito con irriducibile intransigenza manichea in patria, degradi dolcemente fino a svaporare del tutto, ben oltre i fumi della real-politik, ogniqualvolta il piazzista brianzolo si trovi a declamare le sue mercanzie al cospetto di coloro che, organici al cosiddetto “socialismo reale”, hanno sfruttato la posizione di rendita nei rispettivi regimi in crisi, consolidando la successiva presa del potere con il mantenimento delle antiche strutture repressive.
Uomo riciclabile per tutte le stagioni, come si conviene ad un ruffiano professionista, nelle grandi democrazie occidentali, Berlusconi è tuttavia considerato poco più di una macchietta da intrattenimento, famoso per le gaffe che dispensa a profusione durante i vertici internazionali.
Non è un caso quindi che tra i migliori ‘amici’ stranieri dell’italico reuccio ci siano alcuni dei personaggi più contestati ed inquietanti della politica estera. Sono i paria ostracizzati dalle vere democrazie e, a quanto pare, gli unici coi quali Re Silvio sembri trovare una sincera comunanza di vedute ed una certa affinità elettiva: presidenti-padroni di nazioni ridotte a dominio personale, dove la pretesa di impunità e di arbitrio assoluto trova un concreto spazio di applicazione pratica.

Per il berlusconismo imperante sembrano essere un gran vanto le relazioni privilegiate con:
  L’islamofascimo in brodo socialisteggiante del colonnello golpista Muhammar Gheddafi; con discrete competenze in ambito terroristico, il rais libico rimane l’insuperabile precursore del ricercatissimo Bin Laden.
  Il maoista
Isaias Afewerki, generale e presidente dell’Eritrea, che ha trasformato il proprio Paese in un immenso campo di concentramento a cielo aperto, dove recludere e schiavizzare il suo stesso popolo. Il dittatore-amico Afewerki è il principale fabbricante di profughi in viaggio verso l’Italia che, respinti sulle coste libiche, vengono poi reclusi in lager nel deserto del Sahara, col beneplacito del governo italiano e grande compiacimento del ministro Maroni. Cattivissimi con gli ‘effetti’, ma ultra-tolleranti e assai  benevoli con le ‘cause’.
E sorvoliamo sulle disgustose ipocrisie di quella vergogna transnazionale chiamata UE..!

  Infine, c’è soprattutto l’amico Vladimir Putin, un dono del Signore, nonché Zar di tutte le Russie e già colonnello del famigerato KGB.
 È singolare questo grande amore per la Russia post-sovietica, dove gli oligarchi sono intoccabili, la magistratura esegue sempre le direttive del presidente, l’opposizione tace, la stampa è amica, e le poche voci critiche vengono azzittite (per sempre). Ma Santa Madre Russia è famosa anche per l’avvenenza delle sue figlie e pertanto costituisce il luogo ideale per i pendolarismi dell’Utilizzatore finale, in confortevoli dacie massimamente lontane da occhi indiscreti…  Naturalmente, nell’elenco andrebbe aggiunto anche il presidente bielorusso  Aleksandr Lukashenko, ininterrottamente al potere dal 1994 tramite elezioni sempre contestate dagli osservatori dell’OSCE per le palesi irregolarità.  Lukaschenko è considerato nel consesso delle nazioni democratiche un cupo residuato dello stalinismo e ultimo dittatore in Europa; per Berlusconi, è il presidente amato dal popolo e, proprio in riferimento ai brogli elettorali, tanto amore “è dimostrato dai risultati delle elezioni che sono sotto gli occhi di tutti” (QUI).

FUOCO AMICO
 Probabilmente, l’amichetto più ingombrante di questa diplomazia tutta domestica, fatta di pacche sulle spalle e lazzi da caserma, è il dittatore libico ormai famoso per le sue pastorali islamiche d’oltremare, dinanzi a ginecei di fanciulle a pagamento ed altre variopinte pagliacciate esotiche, che tanta invidia devono suscitare al giullare Silvio che pure nella materia è assai dotato. Per questo forse, si profonde in continue genuflessioni e ostentati baciamano, alla stregua di un mignon di palazzo: un imbarazzante paggetto di corte che non sa distinguere tra sacro e profano, e tutti bacia indistintamente prestando le terga…
Come si conviene ad un bravo imbonitore da fiera pedemontana, il piccolo Cesare di Brianza sa che in presenza di un prodotto scadente il cliente ha sempre ragione. Fino al parossismo…
Capita dunque che, in nome della tanto sbandierata amicizia italo-libica, un peschereccio italiano venga mitragliato in acque internazionali da una motovedetta libica, improvvidamente donata al Rais della Sirte a corto di un’unità specializzate, con tanto di equipaggio italiano come dotazione ausiliaria. Alla faccia del cristianissimo La Russa, ministro della guerra, è divertente vedere gli impettiti soldatini della Finanza che invece di occuparsi di evasione fiscale in patria vengono arruolati come truppe cammellate dal regime di Tripoli in operazioni di pirateria marittima, per sparare contro i propri stessi connazionali.
In compenso, dal profondo del suo sarcofago nelle stanze del dicastero agli esteri, ha levato la sua voce Franco Frattini, la mummia attualmente depositata al ministero:

«Certamente vi era un militare della Guardia di Finanza e del personale tecnico delle Fiamme Gialle come è stabilito dall’accordo originario italo-libico firmato nel 2007 dal governo Prodi e integrato da Maroni nel 2009. Ma il comando è degli ufficiali libici, i nostri uomini non hanno ovviamente preso parte all’operazione. Il comandante libico ha ordinato di sparare in aria, poi invece è stata colpita l’imbarcazione. Oggi a seguito dell’azione della nostra ambasciata il comandante generale della guardia costiera libica ha espresso le sue scuse alle autorità italiane per l’accaduto»

 Ovviamente, la presenza a bordo di ben “6 consulenti tecnici” costituisce molto più di una presenza puramente simbolica senza compiti operativi. Questo perché i nuovissimi guardacoste della classe Bigliani prevedono un equipaggio di 12 uomini e, se la matematica non è un’opinione, vuol dire che i militari italiani costituiscono nello specifico il 50% dei marittimi imbarcati e dunque ogni azione sarebbe impossibile senza la loro fattiva collaborazione, che non è mai mancata nemmeno dinanzi ad un ordine criminale di un ufficiale straniero che nulla ha a che fare con la nostra Marina e con la NATO.
 Certamente, si è sparato ad altezza d’uomo con la volontà di colpire il peschereccio ed il rischio concreto di uccidere: basterebbe vedere le immagini della cabina crivellata di colpi…
Ad ogni modo, non c’è motivo di sturbare l’ingombrante alleato al quale tutto sembra permesso, in cambio di un vergognoso mercimonio di appalti e commesse militari.

 «La Libia si è scusata. Immagino che abbiano scambiato il peschereccio per una nave che trasportava clandestini

Ammiriamo il candore del Ministro di polizia, il secessionista padano Roberto Maroni, che placidamente ci rivela come vengano svolte le operazioni di pattugliamento marittimo e come venga contrastato il traffico umano di clandestini: le navi dei profughi vengono mitragliate, possibilmente affondate, tanto il mare nasconde ogni cosa. La fortezza europa, bianca e cristiana, è salva.  Sieg Heil!!

Un fantasma si aggira per l’Europa… È alto mezzo cazzo ed ha le scarpe col rialzo; sguardo lubrico e occhietti striminziti da sorcio in calore; cerata catramata a coprire la pelata; rughe stirate, grappettate, sul bolso faccione piallato a botte di Botox;… Finto fino al midollo, è la parodia estrema del mito dell’eterna giovinezza, che affonda nelle pieghe degli adipi cadenti della senescenza crescente in un cascame di lipidi.
Barzelletta vivente in un paese da operetta, è il giullare da esportazione nei vertici internazionali e lacché part-time, esperto in genuflessioni, alla corte dei despoti che invidia e ammira.
Tra umiliazione e vergogna, l’ilarità si impasta col sangue.

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