Archivio per Violenza istituzionale

LICENZA DI UCCIDERE

Posted in Masters of Universe, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 luglio 2009 by Sendivogius

 Il ‘cretino’ con la pistola

  “Sono un cretino, non un Rambo. Sono solo una persona che ha creduto di fare il suo dovere. Non ho mai preso la mira, lo ripeterò sempre. Non sono un pazzo che rischia di colpire un’auto di passaggio: c’era un’autostrada di mezzo. I giornali mi avevano già condannato: in questo paese non c’è giustizia. Sono i prepotenti, i forti, quelli che sanno parlare bene, sanno raccontarti e rigirarti, ad avere la meglio. Non gli ignoranti morti di fame come me. Le persone oneste che hanno rispettato le leggi non valgono niente. Antipatica la mia voce, il mio accento meridionale e anche il mio cognome, Spaccarotella. Tutti hanno visto in me l’uomo forte che ‘spacca’, che uccide. Invece io sono un padre, un marito e un figlio”
  (Luigi Spaccarotella)

Nella sua nota auto-assolutoria, l’agente Spaccarotella ha dimenticato di aggiungere l’unica cosa che conti davvero… una condanna per omicidio (colposo) “aggravato dalla previsione dell’evento”.
Tecnicamente, Luigi Spaccarotella è un ‘assassino’. Ma lui, al massimo, si reputa un “cretino”: un tipo un po’ imbranato che ha combinato una marachella. Nella fattispecie, ha solo sparato in testa ad un ragazzo di venticinque anni (un pericoloso Ultras! Un terrorista!).
Per la ‘Giustizia’ italiana, la vita umana ha un valore variabile… molto dipende dall’abito che indossi. Meglio se si tratta di una divisa. Per esempio, la vita di Gabriele Sandri (ammazzato l’11 Novembre 2007) vale 6 anni, certamente non di carcere giacché le uniche sbarre, che l’eroico Spaccaretella vedrà, sono quelle della porta girevole dietro la quale si fa ritrarre nella foto.
Luigi Spaccarotella

Una porta girevole come quella dei tribunali, da dove entri ed esci come se nulla fosse, collezionando pene senza certezza, con la stessa efficacia delle “grida” manzoniane.
Quello che più irrita, nella sua stucchevole indisponenza, non è il fatto che il sig. Spaccarotella, agente della Polstrada, abbia impugnato l’arma d’ordinanza con entrambe le mani per prendere meglio la mira, come dichiarato da ben 5 testimoni oculari sotto giuramento.
Non è il fatto che gli altri tre colleghi dell’agente imputato, presenti sul posto, non abbiano invece visto o sentito nulla.
A sconcertare, non è il fatto che i bossoli esplosi siano immediatamente scomparsi dalla ‘scena del crimine’, eliminando un prezioso elemento probatorio a riprova che Spaccarotella ha sparato due volte. Dunque, l’agente non ha esploso un solo colpo di avvertimento in aria, come invece sosteneva prima della deposizione dei testimoni. Questo proiettile, per misteriose e imperscrutabili Leggi della Fisica (conosciute solo dai legali del poliziotto) avrebbe dovuto compiere un tortuoso giro parabolico, avvitandosi in una spirale, fino a colpire l’auto sulla quale viaggiava lo sfortunato Sandri, a causa di strane deviazioni aeree.
A irritare, non sono la miriade di versioni contraddittorie depositate dalla difesa: Spaccarotella è inciampato ed ha sparato accidentalmente (sembra che tra il personale in servizio armato ci siano seri problemi di deambulazione!). Successivamente deve averci ripensato, sostenendo in aula di:

aver alzato istintivamente il braccio ed è partito un colpo

All’inizio, ad alzarsi è stato un braccio solo, finché (“forse”) si è aggiunto anche l’altro. E il colpo è esploso involontariamente, mentre correva, perché lui neanche lo sapeva di impugnare la pistola:

Non mi sono reso conto di avere la pistola in mano mentre correvo. Ho fatto un gesto come per indicare, come per dire ‘sti stronzi… e ho sentito il botto

Anzi no! Luigi Spaccarotella ha sparato da fermo, ma senza prendere la mira:

Ho visto che erano saliti in macchina e mi sono fermato. Poi ho fatto un gesto come per indicarli. Mi sono reso conto di aver sparato quando ho sentito il colpo

Evidentemente, l’agente Spaccarotella deve essere affetto da una insolita forma di sonnambulismo diurno: estrae la sua Beretta dalla fondina; libera la levetta della ‘sicura’; arma il ‘carrello’, facendo scivolare il colpo in canna; alza il ‘cane’ della pistola e invece di tenere il dito indice disteso con prudenza lungo il ‘ponticello’ dell’arma (come da regolamento), lo lascia poggiato sul grilletto finché, incidentalmente, preme e spara.
Però lui di tutto questo non si è mai accorto: sono azioni avvenute a sua insaputa.
Aggiunge poi che lui non è che abbia una grande mira, perché al poligono ci va poco e non si è tenuto al passo coi “tiri di mantenimento”. Per questo estrae la pistola con tanta facilità.
Tuttavia, nei momenti di lucidità, qualcuno deve avergli fatto notare che chi spara da un lato all’altro di una carreggiata autostradale, lungo quattro corsie a scorrimento di traffico veloce, poteva ammazzare chiunque. Immaginate se avesse colpito l’autista di un autoarticolato, col TIR che continuava la sua corsa senza guidatore…
Allora, il nostro prode agente di Polstrada cambia di nuovo versione e, con la coerenza che lo distingue, dichiara:

Non ho mai preso la mira, lo ripeterò sempre. Non sono un pazzo che rischia di colpire un’auto di passaggio: c’era un’autostrada di mezzo

E che caspita! Aggiungiamo noi.
No, quello che più indispone sono le esternazioni pubbliche di Luigi Spaccarotella, di uno che per tutta la durata del processo si è avvalso della “facoltà di non rispondere”!
È l’insulso vittimismo all’insegna di un meridionalismo d’accatto che disgusta di più: la falsa retorica del “morto di fame”, l’immancabile manfrina del solito ‘sbirro’ sottopagato, il piagnisteo del povero ‘terruncello‘ perseguitato dal ‘sistema’ (del quale Spaccarotella è parte integrante)…

In questo paese non c’è giustizia

Vero! Infatti, non appena la Corte d’Assise di Arezzo ha letto la sentenza, il martire Spaccarotella sbotta:

Ho pianto di gioia

Perché evidentemente era molto deluso dalla sentenza. Tant’è che subito dopo precisa:

Ho fatto bene a credere nella giustizia

E con generosità dedica anche un nobile pensierino per la vittima (e per sé stesso):

Io e Sandri siamo due poveracci coinvolti in una cosa più grande di noi. Lui è morto e ha avuto la peggio e io sono qui ad assumermi le mie responsabilità

Anche se, attualmente, il sig. Spaccarotella, dopo la sospensione dal servizio, è afflitto da ben altre preoccupazioni:

Ora il mio stipendio è dimezzato e non arrivo a mille euro. Ho dovuto vendere la casa perché non riuscivo a pagare il mutuo. Ne cercheremo un’altra, magari in affitto

 

 INCIDENTI DI PERCORSO

Per fortuna, il nostro eroe tornerà presto a indossare la divisa, ed impugnare la pistola, al servizio di noi tutti. Alla fine, tutto è bene ciò che finisce bene. In fondo, si è trattato di un piccolo inconveniente del mestiere. Cose che capitano… 
aldrovandi01G Come a Ferrara, il 25 Luglio 2005, quando quattro agenti di polizia bastonano a morte un 18enne, Federico Aldrovrandi (un drogato! Un teppista impasticcato!), con tale violenza da riuscire a spezzare perfino un paio di manganelli contro il corpo inerme del ragazzo moribondo e… ammanettato! 
Osservate il giovane Federico, prima e dopo il trattamento: una reazione assolutamente giustificata dall’imponenza fisica e dalla notoria pericolosità sociale del ragazzo incensurato. Per una questione di rispetto, la fotografia la trovate confinata in una apposita sezione del sito [qui].

 L’assassinio di Aldrovandi, per lo Stato, vale una condanna a 3 anni e 6 mesi “per eccesso colposo in omicidio colposo” (alla quale dovranno essere applicati  i benefici dell’indulto), a carico degli agenti di PS: Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani, Luca Pollastri, i quali dal servizio attivo non sono mai stati sospesi. E infatti pare fossero al G-8 de L’Aquila per mansioni di ‘ordine pubblico’. Perciò, mi raccomando! Se li incontrate per strada, non chiamateli ASSASSINI. Potreste essere puniti ai sensi dell’ Art. 341-bis del Codice Penale, per “offesa a pubblico ufficiale” (reato appena ripristinato):

“Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone, offende l’onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni è punito con la reclusione fino a tre anni.
    La pena è aumentata se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato. Se la verità del fatto è provata o se per esso l’ufficiale a cui il fatto è attribuito è condannato dopo l’attribuzione del fatto medesimo, l’autore dell’offesa non è punibile.
    Ove l’imputato, prima del giudizio, abbia riparato interamente il danno, mediante risarcimento di esso sia nei confronti della persona offesa sia nei confronti dell’ente di appartenenza della medesima, il reato è estinto”

Riccardo Rasman  Come a Trieste, il 27 Ottobre 2006, quando il 34enne Riccardo Rasman (Un matto! Uno schizzato!) viene aggredito e massacrato nel suo monolocale, da altri quattro agenti di PS in ‘visita di cortesia’ a domicilio. Su Rasman, ci si è accaniti con tutta la violenza con la quale i vigliacchi, solitamente, si accaniscono contro  i più deboli. (A proposito di Riccardo, potete leggere qui, anche qui e perfino qui). Coloro, che invece delle parole preferiscono la realtà  cruda e  brutale delle  immagini, possono  cliccare questo link.
Il processo per l’omicidio Rasman (una battaglia solitaria portata avanti dagli anziani genitori) si è concluso con una condanna definita “storica” dei tre poliziotti imputati: 6 mesi con la condizionale, la non menzione della pena, nessun provvedimento disciplinare.
Appunto, una “condanna storica”. Giustizia è fatta

Aldo BianzinoCome nelle campagne perugine, il 12 Ottobre 2007, quando il 44enne Aldo Bianzino (un fricchettone! Un fattone!) viene arrestato per possesso di marijuana. Tradotto nel carcere di Capanne (PG), ne uscirà cadavere il giorno dopo.
Se volete saperne di più, potente intanto leggere qui e ancora qui.
Per la morte di Bianzino non pagherà nessuno, giacché in vita è rimasto solo il figliolo di 16 anni che certo non può permettersi le spese legali di un processo. E visti poi i risultati…

 REPETITA IUVANT

“Dall’inizio del mio mandato, mi sto adoperando per approfondire, e anche correggere, tutte le modalità di intervento ‘in piazza’ anche avviando la costituzione della prima scuola di polizia per la tutela dell’ordine pubblico che sarà inaugurata il prossimo 3 dicembre [2008]. Abbiamo ai vertici dei reparti, investigativi e operativi in genere, persone pulite. Dal luglio dello scorso anno [2007], io sono il loro garante e mi assumo, come ho già fatto, la responsabilità per gli errori che possano commettere. Sto scrivendo l’ultimo capitolo della mia storia professionale e non lo macchierò certo per reticenza, per viltà o per convenienza.”

Antonio Manganelli.
Capo della Polizia
16 Novembre 2008

Ma che belle parole!