Archivio per Valeria Valente

THE INCIUCIAN CANDIDATE

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , on 22 Maggio 2016 by Sendivogius

Renzi - cesarismo

“Io adoro la politica, ma in Italia ci sono troppi politici. Volete continuare come è adesso o portare l’Italia nel futuro?”
Matteo Renzi
(21/05/2016)

Già, perché mai prendersi il disturbo di farsi legittimare in ordinarie elezioni democratiche?!? E magari incorrere pure nel seccante inconveniente di non essere votati, dopo tutta la fatica che si è fatta per accreditarsi a colpi di marchette presso un elettorato sempre più insofferente a questi venditori di fuffa riciclata? Perché rischiare, quando ci si può far comodamente nominare senza dover passare per l’incognita elettorale, tramite un (a)normale avvicendamento dei poteri nei concili ristretti di palazzo, su indicazione della loggia di riferimento e la messa a fatto compiuto del Parlamento?!?
Ce lo chiede il Mercato, l’Europa… e soprattutto JP Morgan!
Edoardo Baraldi E peccato solo per il fatto che il “futuro”, su cui si specula e si abusa, assomigli tanto al trapassato remoto di un’epoca di ritorno, dove la ‘politica’ era prerogativa esclusiva dell’uomo solo al comando, che ovviamente nella sua splendida solitudine decideva in fretta, senza tutti quegli intoppi e quelle inutili pastoie parlamentari che rendono così obsoleta la democrazia come oggi la conosciamo. Infatti è molto meglio questa sua degenerazione verticistico-aziendalista su impianto cesaristico, che supera l’obsoleta separazione dei poteri di ottocentesca memoria e restringe le opzioni di scelta alle virtù taumaturgiche dei conducător da operetta, che con sempre maggior frequenza calcano ormai la scena dei teatrini nazionali, attorniati da una corte plaudente di nominati su cooptazione. Perché dunque avere così tanti ‘politici’, quando ne basta uno solo che decide per tutti, mentre gli altri eseguono?

Se le riforme non passano sarà il paradiso terrestre degli inciuci. Il Paese va nell’ingovernabilità. Ci sarà un sistema per cui nessuno avrà la maggioranza, per cui il potere passa nelle mani degli inciucisti. Io ne sono la dimostrazione. Io sono diventato presidente del Consiglio sulla base di un accordo parlamentare. Se non c’è una maggioranza, ci vuole per forza l’accordo in Parlamento.”
  Matteo Renzi
  (21/05/2016)

Sorvoliamo per carità di patria sul trascurabile particolare, che l’accordo sul quale si regge l’attuale maggioranza di governo non è mai passato per le pubbliche aule del Parlamento, ma è stato sancito nelle segrete stanze del Nazareno (da lì l’omonimo “patto”) da due privati cittadini all’ombra di Confindustria, tramite un intrigo di palazzo, col beneplacito e dietro le pressioni di un novantenne Re Giorgio: l’arzillo Hindenburg de noantri che aveva velocemente scaricato il ferale Robo-Monti e l’altrettanto fallimentare Letta-nipote, dopo aver promosso la nefasta (e fugace) ascesa di entrambi.
letta-napolitano-royal-baby - Mauro BianiParliamo
di quel Presidente della Repubblica, quantomeno chiacchierato e prossimo alle dimissioni anticipate, che con un atto senza precedenti nella storia democratica del Paese si è pervicacemente rifiutato di conferire il naturale mandato esplorativo presso le Camere a chi le elezioni le aveva comunque vinte (anche se di poco). Sapete com’è?!? I ‘mercati’ non avrebbero capito…
Renzi Silvio e Napo - Edoardo BaraldiSul perché invece il sedicente ‘cambiamento’ dovrebbe essere rappresentato da questa obesa incarnazione vivente dell’inciucio istituzionalizzato, resta invece una di quelle contraddizioni alle quali il renzismo pure ci ha abituato nella sua bulimica occupazione del potere, su incistazione lobbistica di quei comitati d’affari che hanno tenuto a battesimo l’immondo governo delle Laide Intese, a prova di qualunque legittimazione che non siano gli interessi dei suoi finanziatori. È il nuovo che avanza, nella più spregiudicata operazione di riciclaggio politico mai azzardata prima, essendo stata smarrita nel frattempo ogni forma minima di decenza istituzionale, a corto di legittima rappresentanza.
Nella miserevole “narrazione” imbastita dagli spin-doctor del pingue bulletto di Pontassieve alla disperata ricerca di un “nemico” credibile (a meno che non si voglia davvero definire tale la patetica concentrazione di soprammobili di pezza che ammuffisce inerte sugli scaffali della “ditta”), contro cui concentrare le sue contrapposizioni in assenza di argomenti credibili, gli ideali (non avendone nessuno al di là della conquista del potere per il potere) lasciano spazio al minimalismo estremo dei format propagandistici quali esclusiva forma di comunicazione mediatica.
Valeria Valente aspirante sindaco di NapoliBasta gettare uno sguardo smaliziato alla pirotecnica scelta dei candidati del riformato partito bestemmia, per capirne la mutazione scenica ancor prima che genetica…

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Devono essere ‘giovani’, ‘donne’, preferibilmente (ma non necessariamente) ‘graziose’: di quella bellezza scialba e anonima, quanto basta a non orripilare l’elettorato maschile e al contempo non suscitare le gelosie di quello femminile. Non è “sessismo”, ma una constatazione di fatto. Altrimenti non si spiegherebbero i pirotecnici balli delle pupazze alla sagra renziana della rottamazione (s’è visto poi quali erano le sue vere finalità), che non provano vergogna alcuna ad accompagnarsi giulive a simili figuri, in un tripudio trasformista che ha fatto dell’indecenza il suo sigillo di riconoscimento…
Valente e VerdiniIn quanto alle strombazzate “riforme”, nel concreto ci si riferisce a quell’osceno stupro costituzionale concepito dall’accoppiata Boschi-Verdini, tra i lisi grembiulini delle logge toscane di riferimento, per vestire con un abito cucito su misura l’aspirante Re Nudo di Pontassieve, nello strabordante appagamento dei suoi appetiti di potere.
Opportunamente gratificato con la partecipazione all’esecutivo, nel puntellamento di una maggioranza ballerina che si regge sullo scambio clientelare di voti in compartecipazione, l’amicone Denis Verdini con la sua banda di cosentiniani all’arrembaggio è così diventato il pilone portante del cosiddetto “governo del cambiamento”, al quale l’appoggio è più consistente proprio là dove più golosa è la greppia (tipo i fondi per la bonifica di Bagnoli). E per questo gli si lascia riscrivere la nuova Costituzione, scaturita da accordi inconfessabili di cordata. Definito una schifezza all’unanimità, anche dai suoi stessi promotori, il pacco costituzionale, frettolosamente confezionato negli studi legali di Nostra Madonna dei Boschi, con l’imprescindibile contributo di noti pregiudicati dalla rappresentatività numerica di un prefisso telefonico presso il corpo elettorale del paese, è stato fatto passare d’imperio dai disciplinatissimi manipoli di governo, in un’aula semivuota e ancor meglio riunita in notturna con l’assenza delle opposizioni che ne hanno disertato l’approvazione. Perché la riforma non sarà perfetta (dicono i suoi ostensori), ma piuttosto che niente… meglio lo schifo!
Siamo così passati dai padri ai papi costituenti con madrine al seguito, da Piero Calamandrei a Denis Verdini, dalla Carta Costituzionale al Rotolone della Reginetta giuliva di Banca Etruria…
La Costituzione Boschi-VerdiniGiudicate voi la durata e la consistenza e soprattutto l’uso che se ne potrà fare di un simile foglio, che la White Now Girl va promuovendo nei suoi tour propagandistici sulle reti unificate della nuova RAI opportunamente epurata dalle presenze sgradite e finalmente allineata al nuovo corso di resistibili ascessi…
La cavallaSarà per questo che agli spazi aperti delle vecchie “piazze” (l’antica agorà del confronto democratico) i nuovi alfieri della democrazia renziana preferiscono le sale anguste dei teatri (quando si dice teatrino della politica..!), tra le platee ossequienti di claque osannanti; al sicuro nei luoghi chiusi di un’esibizione concordata a prova di domande indiscrete, tra il pubblico appositamente selezionato. E anche questo è lo specchio dei tempi.

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