Archivio per TV

Il Tempo dei Maroni

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , on 23 novembre 2010 by Sendivogius


Durante la trasmissione “Vieni via con me”, tra un elenco e l’altro, ci mancava proprio la lista promozionale del leghista Roberto Maroni, in arte ministro, che da una settimana e passa imperversa in ogni possibile angolo dell’etere, lamentando la mancanza di pluralismo.
In previsione di possibili elezioni, si è trattato di un ottimo spot elettorale confezionato su misura, a consumo personale, e naturalmente a costo zero per l’interessato: cinque minuti di auto-promozione, in prime-time, durante un programma televisivo di massimo ascolto. Niente male.
In fin dei conti, le marchette (specialmente quelle politiche) sono una costante delle trasmissioni RAI…
 Di conseguenza, perché mai si dovrebbe negare al superministro padăo il suo momento di gloria mentre illustra i successi, naturalmente “epocali”, contro Mafia e Camorra, da parte di una compagine governativa dove (tra le varie dozzine di inquisiti) siedono pure Dell’Utri e Cosentino?!?
È rassicurante ascoltarlo mentre rivendica la tracciabilità dei pagamenti: istituita da Prodi; abolita (e poi reintrodotta) da Tremonti.
Gagliardo mentre sostiene la confisca dei patrimoni mafiosi, salvo omettere il mancato utilizzo degli stessi e, nei casi più estremi, le assegnazioni date in gestione ai familiari dei boss medesimi… Per non parlare poi dell’ipotesi di vendita all’asta dei beni, avanzata dal suo collega Roberto Centauro, già presidente della Commissione parlamentare Antimafia e attualmente vicepresidente della Commissione Giustizia.
Tuttavia, il Maroni da Varese il pezzo migliore ce l’ha riservato per la lettura conclusiva delle celebrazioni padane:

 «È stato affermato che la ‘ndrangheta al Nord interloquisce con la Lega. Affermazione ingiusta e offensiva per i tanti che come me contrastano da sempre ogni forma di illegalità. Ed è soprattutto  smentita dalle recenti operazioni fatte in Lombardia contro la ‘ndrangheta, che hanno portato al coinvolgimento e persino all’arresto di esponenti politici di altri partiti, ma non della Lega. Mi chiedo allora perché indicare proprio e solo la Lega?
Infine, le mafie si combattono eliminando gli storici e strutturali squilibri tra Nord e Sud. Dopo tanti inutili interventi statali che hanno sperperato interi patrimoni, bisogna cambiare le regole che governano la spesa pubblica e gli investimenti sui territori. I meccanismi ci sono: sono quelli propri dei moderni sistemi federali. Lo aveva già intuito, con sorprendente lucidità, un grande meridionalista, Gaetano Salvemini: “il federalismo è l’unica via per la soluzione della questione meridionale”. Disse Salvemini in un saggio, e concluse: “Date all’Italia meridionale una costituzione federale”.»

Quando si cita un autore, correttezza vuole che si riporti anche il nome dell’opera da cui la citazione proviene. Specialmente se parliamo di un personaggio del calibro di Salvemini.
Tuttavia, è probabile che l’estroso ministro abbia letto più che altro le dispense formato Bignami, appositamente preparategli da Gaetano Quagliarello: ennesimo prete spretato del radicalismo italiano, transitato alla corte di Re Silvio.
Perciò l’aiutiamo noi…

E certo se Maroni avesse letto davvero gli scritti di Gaetano Salvemini sul federalismo, se ne guarderebbe bene dal riproporli a sostegno della devolution secessionista in salsa leghista.
Poiché, in tal caso, il nostro ministro della polizia saprebbe che la proposta federalista di Salvemini ha una fortissima impronta marxista e trae i suoi valori fondanti nel movimento socialista, contro i regionalismi e gli egoismi locali:

«Salvemini individua tre classi sociali portanti e cioè latifondisti, piccola borghesia e proletariato rurale. L’analisi di Salvemini collega il conflitto di classe all’interno del Meridione alla dinamica di classe relativa all’intero territorio italiano: infatti l’alleanza  tra borghesia industriale del Nord e latifondisti agrari del Sud si riverbera nell’alleanza all’interno della società meridionale tra latifondisti (che si assicurano posti di potere nelle istituzioni nazionali) e piccola borghesia impiegatizia che combatte per occupare i posti nelle istituzioni locali al quasi esclusivo fine di arricchirsi. Lo Stato, in questo sistema di alleanze, non può svolgere una funzione riformatrice (come sognano i meridionalisti liberali accecati dall’interclassismo) ma garantisce alle classi dominanti una redistribuzione fiscale a loro esclusivo vantaggio ed ai latifondisti meridionali la repressione di ogni istanza di ribellione delle classi subalterne.
Salvemini a tale proposito individua la possibilità di un’alleanza tra proletariato industriale del Settentrione e proletariato rurale meridionale, alleanza necessaria in quanto il destino dell’uno era comunque legato a quello dell’altro, giacché il parassitismo meridionale comprometteva la possibilità delle riforme in tutto il paese.»

 [Italo Nobile]

Nella visione politica di Salvemini, il federalismo sarebbe diventato l’elemento di rottura col quale le masse rurali del proletariato meridionale avrebbero potuto travolgere la struttura del conservatorismo borghese, spezzando l’alleanza tra le camarille comorristiche del Sud ed il blocco militare-industriale del Nord, rafforzando invece la rappresentatività democratica e la partecipazione diretta in tutto il Paese.

«I moderati del Nord hanno bisogno dei camorristi del Sud per opprimere i partiti democratici del Nord, i camorristi del Sud hanno bisogno dei moderati del Nord per opprimere le plebi del Sud.»

 Gaetano Salvemini 
 Opere IV, Il Mezzogiorno e la democrazia italiana (vol. II)
 Movimento socialista e questione meridionale 
 a cura di G. Arfè
 Feltrinelli; Milano 1978, pp. 86-91

 L’idea federalista di Salvemini è anche, e soprattutto, un rifiuto netto contro ogni forma di legislazione speciale ed una critica esplicita all’istituzione di Commissari straordinari con poteri attuativi, per la risoluzione delle emergenze. Una prassi che sembra invece costituire la costante politica dell’attuale governo di cui la LEGA detiene le quotazioni di maggioranza.
Soprattutto, il federalismo propugnato dal socialista Salvemini non presuppone certamente la declinazione di ogni responsabilità. E, se non indulge affatto in vittimismi e populismi meridionalisti, d’altra parte denuncia con forza un certo ‘settentrionalismo’.
L’attualità di certe riflessioni lascia supporre che la supponenza razzistoide di certa “Padania”, depurata dalla matrice colonialista post-unitaria, non sia un frutto dei tempi ma la costante di una psicologia e di un pregiudizio di massa, presente fin dai primi anni dell’unificazione d’Italia:

«Perché è un fatto innegabile che, se i meridionali detestano i settentrionali, questi ripagano di eguale ed anche miglior moneta gli altri. È opinione diffusa del Nord che il Sud paga molte meno tasse del Nord e gode dei favori del governo: è un parassita che dà poco e prende molto. Lo sfruttamento economico è accompagnato dalla corruzione politica, della quale il Sud è inesauribile sentina.
…anche i meridionali onesti e sinceri, i quali pur riconoscendo l’inferiorità del loro paese, di fronte al disprezzo umiliante e irritante che traspira da ogni riga scritta dal Nord, finiscono spesso col perdere la pazienza e si sentono fervere il sangue nelle vene e provano una gran voglia di dar ragione ai rettili della stampa latifondista a camorrista. Fra i giornalisti e gli uomini politici settentrionali, poi, non credo che arrivino a due quelli che conoscono bene le condizioni del Mezzogiorno e le giudichino serenamente senza pregiudizi
…E mentre i partiti democratici non sanno affrontare risolutamente il problema e sviscerarlo, quali che debbano essere le conseguenze, i partiti reazionari hanno cominciato nel Meridione una lenta ed abilissima propaganda contro il Nord, dalla quale hanno molto da temere i partiti democratici del Settentrione.» 

 G.Salvemini
 La Questione meridionale e il Federalismo
 Pubblicata sulla “Critica Sociale”
 Milano, 1900

Il federalismo propugnato da Salvemini nasce per unire e per emancipare l’Italia intesa come un’unica comunità democratica e solidale.
Non si capisce cosa c’entri con Maroni e con i suoi etno-nazisti verdecamiciati.

Homepage

I Nuovi Mostri

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 luglio 2009 by Sendivogius

1 - Shaun of the Dead

Mi posso permettere? Tu devi fare sesso da sola… Devi toccarti con una certa frequenza.
  (Silvio Berlusconi. Unto sì, Santo no)

Se questa è la Testa del ‘Paese’, figuriamoci lo Stomaco che la sostiene e che tutto digerisce.
Ma per sapere che cosa sia il Papi nazionale, intimamente, non serve andar a sbirciare tra le sue lenzuola… La mente creatrice dell’Unto è uno schermo trasparente nel quale scorrono le immagini di un palinsesto, studiato a immagine e somiglianza del Re, nudo nel suo lettone. Lascivo nel suo turgore. La massima espressione di sé, la rappresentazione dell’Ego, va in onda tutti i giorni a reti unificate. Perché l’identità sepolta sotto i gessati istituzionali resta sempre la stessa… Così, col ‘Presidente’ di governo convivono felicemente le contraddizioni interessate dell’Uomo votato al potere: Pornomane in privato, Moralista in pubblico. È infatti il nuovo ‘Uomo della Provvidenza’: il Bigamo che il Vaticano ama; il Pluridivorziato ammesso alla Comunione; il Fedigrafo che al family day pontifica sull’indissolubilità della “Famiglia fondata sul matrimonio”.
Coerentemente, è il super-puttaniere che sanziona la prostituzione povera, colpendo ‘peripatetiche’ e “utilizzatori finali” da strada; il porno-impresario che elimina la concorrenza con l’introduzione della porno-tax.
 Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più ipocrita del reame?
È Silvio il Grande Illusionista, il Venditore di sogni a buon mercato in confezioni formato famiglia. È Lui lo Spacciatore di una TV per guardoni-dipendenti che, come vampiri, si nutrono delle esistenze altrui, attingendo nuova linfa per non-vite spese all’ombra del piccolo schermo. 2 - cristina del bassoE ciò che l’Imperatore consuma ‘dal vivo’ nelle sue alcove istituzionali, al popolino dispensa in versione soft, per sogni hot, celebrando il trionfo del meretricio virtuale, fatto di ammiccamenti erotici in prime time, di allusioni sessuali, di esibizionismo da peep show.
3 - L'insaziabile - The Ravenous Stelline, veline, letterine, meteorine, tutte così carine, si avvitano in contorsioni feline, senza calore, con una sensualità frigida da adescamento postribolare; pronte a immolarsi nel talamo di una gloria effimera, durevole quanto un orgasmo nelle masturbazioni degli italiani. È l’elogio della ‘sveltina’ da consumare in fretta, a colpi di zapping, senza mai alzarsi dalla poltrona.
È la libbra di carne, geneticamente modificata, gettata ad alimentare la bulimia cannibale dello spettatore passivo, vittima della sua dipendenza. Razione quotidiana di spazzatura catodica, per un pubblico-elettore in transumanza da un reality all’altro.

Tempo d’estate. Tempo di selezioni per i live show della prossima stagione televisiva. Una folla eterogenea, sudata, numerata, si accalca speranzosa, cercando di accaparrarsi un posto all’ombra, fuori da un centro commerciale di provincia o davanti improvvisati studi di casting: i moderni recinti del desiderio collettivo di massa. 4 - Casting GFSono le selezioni per “Il Grande Fratello”, prodotto di punta di quell’inesauribile letamaio globale targato Endemol. E loro sono i nuovi, chiassosi, Eroi del Nulla: un’intera generazione allevata come polli in batteria. 05 - Essi Vivono - J.CarpenterCarne da voto elettorale. Ali tarpate che non spiccheranno mai il volo. Soltanto anonimo pollame in cerca di un istante di notorietà. Da scartare, afferrare, divorare. Sempre con più voracità. E disperazione.
Non è richiesta alcuna qualità. Nessun requisito è necessario. Il processo evolutivo della razza umana si ferma nell’anonima piazzola di un centro commerciale.  E lì muore, nel grande crogiolo dei piccoli desideri a portata di scaffale, dove l’individuo si annulla per diventare consumatore. Da persona a immagine. Da possessore a posseduto.
In fila alla cassa. Avanti il prossimo!

“Gli autori ti scelgono e ti buttano nell’arena. Dove devi essere più o meno te stesso e commentare, discutere, parlare. Parlare anche se il congiuntivo non hai mai imparato ad usarlo. Tanto il pubblico non ci fa caso (…) L’importante è diventare un ‘personaggio’, il che vuol dire sopraffare gli altri nell’arena delle personalità vere o fittizie messe in scena, riuscire più simpatico o attirare di più l’attenzione del pubblico. Dopo, se vinci, devi giocarti bene la partita decisiva. Perché diventare un vip vuol dire accedere ad una miriade di serate, comparsate, ospitate. Se proprio ti va male, riesci almeno a saltare la fila davanti alle discoteche e ad entrare gratis. Ti diverti un po’ e a un certo punto decidi di tornare a casa. Magari ci prendi gusto. Inizi a sognare che tutta la vita sia una festa ben remunerata. E allora provi il salto di qualità, a entrare nel giro che conta, nella scuderia vincente. Qualcuno ce la fa, gli altri resistono per qualche anno incarnando la patetica maschera del personaggio che furono, altri ancora scompaiono subito, dimenticati perché non sono più personaggi.”

  (Serenella Mattera; A.Caporale. “MEDIOCRI”. BCD Editore, Milano 2008)

Ad immortalare il loro vacuo debutto televisivo esiste una nutrita raccolta di video amatoriali… Sono tutti reperibili su YouTube, assemblati insieme in una sorta di Blob annichilente. Naturalmente, il materiale ha i suoi estimatori anche se noi prediligiamo certi giudizi tranchant di alcuni feroci commentatori:

“Non capisco il motivo di ‘sociologizzare’ questa porcata immonda. Questo tentativo di intellettualizzare questa zozzeria per menti derelitte è sì segno di brutti tempi. Chi si presenta a questi provini è un poveraccio, ignorante, esibizionista, che fa una vita deprimente. E chi guarda ‘ste cose con attenzione andrebbe curato alla pari. Il GF è la prova che Dio non esiste, altrimenti come potrebbe creare queste persone che non hanno nessun talento e nessuno scopo?”

Perciò eviteremo con cura ogni analisi sociologica.
Soprattutto perché la visione delle interviste non ha prezzo: un’immersione nelle profondità dell’umana insipienza, dove l’ignoranza non è una giustificazione ma un’aggravante.
Qualche perla strappata ai porci?!? Eccovela!

[Intervistatore] “Perché dovremmo scegliere proprio te per il G.F?”
[Candidato]      “Perché sono un personaggio”
[Intervistatore] “Che vuol dire essere un personaggio?”
[Candidato]      “Ehm.. adesso mi fai una domanda troppo complicata”

Non mancano le persone giuste nel posto giusto:

“Lavoro come attricetta. L’ultimo film è uscito pochi giorni fa. Come ruolo facevo la malata di mente”

Ma ci sono anche quelli che hanno le idee chiarissime e le vogliono condividere col resto del mondo. C’è il 50enne fermamente intenzionato a:

“Rappresentare una categoria di persone, il ceto medio

Come se non fosse già abbondantemente sovrarappresentato.
C’è poi quello che è uscito dal C.I.M. sperando di trovare il biglietto per un viaggio nel passato, ai tempi del Papa-Re:

“Salve, sono monarchico. Anzi mi definirei ‘teocratico’. Quando vado alla Scala indosso abiti dell’Ottocento”

Ci sono i “Tipi ACCOLLATIVI” che fanno della propria professione una virtù di vita:

“Sarei molto utile perché sono portato a metter pace, a unire le persone. Non a caso di mestiere faccio il saldatore

Ma pure gli autodidatti…

“Ciao, sono Lillo. Leggo pochissimo. Nel caso, solo storie di Lager”

…e gli spiriti liberi:

“Mi sono fermato alla licenza media perché sono un tipo indipendente”

Quelli che strada facendo si sono persi qualcosa…

“Facevo il catechista. Ma ho abbandonato la Fede perché la mia famiglia ha traslocato”

Esistono inoltre gli ‘originaloni’ dalla chioma fluente e la mente imperscrutabile. Notate la linearità di pensiero con i suoi accostamenti logici:

“Mi reputo ‘stra-perbene’. Famiglia e amici dicono che sono un personaggio incredibile. Da piccolo ero un prodigio: non facevo nulla di talentuoso, ma si intuiva la grande personalità. Col tempo divenni trasgressivo. Rubavo l’auto a mio padre per andare a Jesolo. Con lui non vado d’accordo. È un campione di scacchi, mentre io sono mancino. Mi muovo sempre in orizzontale, capite? [NO] Dai miei capelli e da come mi muovo si dovrebbe intuire che non mi sono fatto mancare niente, quanto ad esperienze. Se non altro, vorrei che la TV rispettasse le mie dimensioni”.

A dimostrazione che le anfetamine fanno male.
C’è anche chi alla fatidica domanda “Perché dovremmo scegliere proprio te?” risponde con sincerità, come la quarantenne romana che, onestamente, confessa:

“Perché nun so’ capace a fa gnente”

Un viaggio allucinante nella giungla della provincia italiana, esplorando le profondità del suo cuore di tenebra.

“Ho udito le sue ultime parole…”
“Le ripeta”, mormorò con voce spaventata. “Voglio, voglio qualcosa. Qualcosa con cui vivere”.
Stavo per gridarle: “Ma non le sente?” L’oscurità attorno a noi le stava ripetendo in un sussurro ostinato, in un sussurro che sembrava gonfiarsi minaccioso, come il primo mormorio del vento che si alza: “Che Orrore! Che Orrore!”

  (Joseph Conrad. “Cuore di Tenebra” Garzanti, 1999)